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arcireport

settimanale a cura dell’Arci | anno XI | n. 27 | 9 luglio 2013 | www.arci.it | report @arci.it

Non basta una primavera per costruire la democrazia di Raffaella Bolini

La rivoluzione non è un pranzo di gala. E neppure la democrazia. Soprattutto quando si tratta di conquistarla. Ha poco senso condannare ciò che sta accadendo in Egitto a priori, per il ruolo assunto dai militari. Nella storia, i militari hanno deposto Allende, ma era un esercito anche quello che fece la rivoluzione dei garofani in Portogallo. Sia la prima rivoluzione egiziana che quella in Tunisia non avrebbero spodestato i dittatori senza l’appoggio dell’esercito. É troppo semplice considerare illegale, in nome della legalità democratica, la deposizione di un presidente eletto. Il potere di Morsi viene da un risultato elettorale, è vero. Ma è legale un paese dove la Costituzione che riconosce la sharia come fonte principale di diritto è stata approvata a colpi di mano della maggioranza, dopo che tutti i non islamici avevano abbandonato i lavori dell’Assemblea Costituente, con la Suprema Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la scelta dei suoi componenti? continua a pagina 3

Diritti in Europa Dal 10 al 14 luglio il MIA a Cecina di Gianluca Mengozzi presidente Arci Toscana

La crisi dell’Europa è sotto i nostri occhi, così come la scarsa adeguatezza delle istituzioni europee a fronteggiarla. E siamo convinti che le politiche finanziarie e di bilancio adottate, sotto il segno dell’austerità, abbiano impoverito gran parte della popolazione, limitato la democrazia, alimentato uno spirito antieuropeo. In questo contesto è emblematica la condizione della popolazione migrante, che pensiamo sia stata l’obiettivo nell’ultimo ventennio di una serie di politiche che, nate con lo scopo di regolare lo spazio di libera circolazione, hanno generato in molti casi chiusure ingiustificate. La condizione dei migranti è caratterizzata da uno status di cittadinanza diseguale e il quadro legislativo dei Paesi europei, fortemente disomogeneo sull’immigrazione, è sostanzialmente basato su un approccio proibizionista di difesa fisica e identitaria di frontiere nazionali. Questa condizione si riversa anche sulle seconde generazioni. Ciò è anche il frutto di una strumentalizzazione politica del tema immigrazione da parte di alcuni partiti e movimenti

politici in diversi Paesi europei, che continuano a utilizzare la xenofobia, soprattutto in questa fase di crisi, per raccogliere consensi fra la popolazione più confusa e disagiata. In Europa ci sono 32 milioni di immigrati, a cui vanno aggiunte circa 5 milioni di persone senza documenti: quasi un decimo dell’intera popolazione dell’Unione. Tali numeri non rappresentano un fenomeno nuovo o di passaggio. Parlano di una componente storica dei popoli, strutturale e tendente ad alimentarsi con i flussi dei prossimi decenni di mobilità fisiologica delle genti dai Paesi in espansione demografica ai Paesi in declino demografico. Si tratta di un fenomeno che contribuisce a rendere l’Europa un grande spazio plurale ed interculturale, ne evolve la fisionomia. È dunque assai miope concentrarsi sul mero contrasto, invece di guardare al principio che l’Europa non sarebbe tale senza di loro e che quindi anche loro sono l’Europa. In questo contesto, a un anno dalla continua a pagina 2


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arcireport n. 27 | 9 luglio 2013

DA NON PERDERE 10 luglio

DARIO VERGASSOLA Il co-

mico presenta lo spettacolo Sparla con me, show in cui si interroga sull’inesauribile sconcerto del doversi misurare con le ragazze Calendario, con i vip, con i calciatori e i tronisti. www.dariovergassola.it

11 luglio

I GATTI MEZZI A due anni di distanza da Berve tra le berve, dopo centinaia di concerti e oltre 10mila copie vendute, i Gatti Mezzi scorrazzano con i brani del loro ultimo lavoro, Vestiti leggeri tour. www.igattimezzi.it

12 luglio

NADA Oltre quarant’anni di car-

riera, una vera e propria leggenda della musica italiana, un’artista come sempre innamorata di sperimentazione e nuove sonorità, Nada Malanima continua a suonare in giro con il suo Lunatico Cosmico tour. www.nadamalanima.it

13 luglio

CAMILLOCROMO Un’orche-

stra di sei musicisti in smoking, che trascinerà in atmosfere musicali retrò con suggestioni circensi e colori felliniani, presentando un concerto-spettacolo dal titolo Musica per ciarlatani, ballerini e tabarin, pieno di sorprese e colpi di scena. camillocromo.altervista.org

14 luglio

TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI Insieme dal 1994, più di

mille concerti, sei dischi ufficiali, i Tre allegri ragazzi morti si esibiscono mascherati, la loro immagine è frutto della matita di Davide Toffolo, uno dei musicisti e allo stesso tempo stimato autore e disegnatore. www.treallegriragazzimorti.it

Tutti gli spettacoli e i concerti si terranno in largo cairoli, palco centrale, a cecina mare inizio ore 22 ingresso gratuito

mia segue dalla prima pagina

scadenza delle prossime elezioni europee, e dopo la mobilitazione per la campagna sui diritti di cittadinanza L’Italia sono anch’io, l’Arci organizza con la Regione Toscana, dal 10 al 14 luglio a Cecina Mare (LI), la XIX edizione del Meeting internazionale antirazzista. Come titolo abbiamo scelto Diritti in Europa. Il Mia sarà una delle tappe del viaggio di una nuova coalizione di organizzazioni, sindacati, associazioni e reti sociali europee, riunita attorno a L’Europa sono anch’io, campagna rivolta da una parte ai giovani e alla società, dall’altra ai partiti e alle istituzioni europee per riformare il quadro legislativo su tre obiettivi principali: ratifica da parte dei Paesi dell’Unione della Convenzione Onu del 1990 ‘Sui diritti dei lavoratori

migranti e delle loro famiglie’, ancora non ratificata da nessun Paese europeo; omogeneizzazione di norme che riconoscano il diritto di voto agli immigrati regolarmente residenti alle elezioni amministrative e per il Parlamento europeo; estensione del diritto di cittadinanza europea agli immigrati stabilmente residenti ed ai loro figli nati in Europa o trasferitivisi in tenera età e frequentanti la scuola. Ne discuteremo a Cecina Mare con tante persone, tra loro la ministra Cécile Kyenge, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, parlamentari, amministratori locali, esponenti del sindacato e dell’associazionismo. L’Europa e il suo progetto sono fondati sui diritti, per questo l’Europa o è antirazzista o non è. mengozzi@arci.it

Il 12 luglio l’Assemblea nazionale sui diritti e la cittadinanza Tra gli appuntamenti più importanti del Meeting Internazionale Antirazzista 2013, ci sarà l’Assemblea nazionale sui diritti e la cittadinanza, promossa dalla campagna L’Italia sono anch’io. Alla tavola rotonda, che si terrà il 12 luglio presso Villa Ginori a partire dalle 17, interverranno la Ministra per l’Integrazione Cècile Kyenge e il presidente della Regione Toscana Enri-

co Rossi, insieme ad alcuni parlamentari del centrosinistra e ai rappresentanti dei comitati locali della campagna L’Italia sono anch’io. Seguirà sabato 13 luglio alle 18, sempre a Villa Ginori, il confronto nel quale, alla presenza della vicepresidente della Camera Marina Sereni, verrà lanciata la nuova campagna di dimensione europea L’Europa sono anch’io.

Il seminario sulle politiche migratorie europee e su FrontEXIT In occasione della XIX edizione del MIA di Cecina, l’Arci promuove un seminario sulle politiche migratorie europee con un accento sul ruolo dell’Agenzia europea Frontex e sulla campagna FrontEXIT. FrontEXIT è una campagna internazionale per la difesa dei diritti umani dei migranti promossa da 21 associazioni, tra cui l’Arci, ricercatori e attivisti del Nord e del Sud del Mediterraneo. La campagna, lanciata nel marzo scorso, persegue il duplice obiettivo di informare sull’impatto sui diritti umani dei migranti delle operazioni Frontex e denunciarne le violazioni nelle sedi politiche appropriate. Tramite la raccolta di testimonianze e informazioni, la campagna mira ad ottenere una maggiore trasparenza riguardo al mandato, alle responsabilità e alle azioni di Frontex, la sospensione delle attività

che si dimostrino lesive dei diritti umani e infine la cancellazione dell’Agenzia una volta accertata l’incompatibilità del suo mandato con il rispetto dei diritti umani. Il seminario intende fare luce sulle possibili violazioni dei diritti da parte di Frontex e sulle sue responsabilità, accrescendo la consapevolezza, attraverso lo studio di casi pratici, del modus operandi dell’Agenzia. Il seminario vuole inoltre alimentare il dibattito rispetto alle possibilità di applicare la campagna a livello locale, mobilitando il maggior numero di persone possibile nella raccolta di informazioni e testimonianze, aspetto essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di FrontEXIT, in attività di informazione, sensibilizzazione e formazione ed interpellazione dei responsabili politici.


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egitto

arcireport n. 27 | 9 luglio 2013

segue dalla prima pagina

Non basta una primavera per costruire la democrazia

É a rischio la convivenza pacifica nel paese. E certo questo è un pericolo immenso. Ma i missili tirati su Israele dal Sinai risalgono ad aprile scorso, e non è quella la sola regione egiziana dove ormai da tempo, sotto il governo Morsi, scorrazzavano impuniti gruppi armati islamici radicali, imponendo alla popolazione la propria interpretazione della legge, facendo violenza o costringendo alla fuga le minoranze, i laici e le donne. Ci sono stati arresti in questi ultimi giorni. Vero. Ma dei tremila arrestati ‘politici’ incarcerati in soli quattro mesi sotto Morsi, di quelli non parla nessuno? Così come in pochi si sono accorti della legge con cui l’Egitto di Morsi ha praticamente vietato il diritto di sciopero e di manifestazione, o del riconoscimento negato ai sindacati indipendenti, o degli enormi limiti posti al lavoro delle organizzazioni democratiche di società civile. In un bell’articolo su Limes, Marco Hamam riferisce come il vocabolario Treccani definisce «rivoluzione» e «colpo di Stato». Rivoluzione: «il processo rapido, e per lo più violento, attraverso il quale ceti, classi o gruppi sociali, ovvero intere popolazioni, sentendosi non sufficientemente rappresentate dalle vigenti istituzioni, limitate nei diritti o nella distribuzione della ricchezza che hanno concorso a produrre, sovvertono tali istituzioni al fine di modificarle profondamente e di

stabilire un nuovo ordinamento». Colpo di stato: «atto con cui un gruppo ristretto di persone, anche se già investite di poteri costituzionali, mutano in modo violento, o quanto meno extralegale, l’ordine costituzionale vigente». Continua Hamam: «Di primo acchito, nessuna delle due definizioni di Treccani sembra perfettamente calzare con la situazione egiziana: ‘rivoluzione’ non è, perché è pacifica; ‘colpo di Stato’ neanche, perché non stiamo parlando di un gruppo ristretto di persone. Tuttavia, il dizionario specifica, nel caso del golpe: ‘Per tale caratteristica il colpo di Stato si distingue dalla rivoluzione, in quanto questa è operata dal popolo o da organi non costituzionali’. Il popolo è la chiave di volta, è il discrimine tra golpe e rivoluzione. Se, etimologicamente e, spesso costituzionalmente, nelle democrazie il potere appartiene al popolo (démos = popolo, cràtos = potere), il popolo ha il diritto di esercitarla, a maggior ragione se pacificamente, anche se al di fuori del consueto percorso istituzionale. Quindi: in Egitto l’esercito ha deposto, con un atto di forza straordinario, un governante, democraticamente eletto, contro il quale il popolo ha manifestato in massa. Se usiamo il termine golpe stiamo definitivamente cancellando la parola rivoluzione dal dizionario politico». Questo non è un esercizio semantico,

qui c’è il nodo di una questione politica profonda. Ventidue milioni di persone hanno firmato per le dimissioni di Morsi, che è stato eletto con tredici milioni di voti. Firme raccolte ovunque, non solo in città, non solo fra i liberal. Si considera che in piazza contro Morsi in questi giorni siano scese trenta milioni di persone. Sono numeri sufficienti a dire che si tratta di popolo che ha fatto una rivoluzione pacifica, con la quale l’esercito si è schierato? Anche se non sappiamo dove andrà a finire, possiamo riconoscerglielo? Il Fronte di Salvezza Nazionale, l’alleanza che finalmente unisce le opposizioni, dichiara che si batterà per l’inclusione degli islamici nel disegnare il futuro del paese. L’esercito dichiara di stare dalla parte di tutto il popolo, e si è impegnato a garantire la ripresa della transizione democratica, e di non mirare alla presa del potere. Il movimento Tamarrod chiama il popolo a difendere i risultati della ‘ribellione’. Può succedere di tutto nel prossimo futuro in Egitto. Può anche succedere una catastrofe. Ma oggi, anche a fronte di una situazione drammatica, non si può non rendere omaggio a un popolo che ha provato a invertire la rotta comunque disastrosa e anti-democratica che nel silenzio generale l’Egitto aveva già imboccato, protetto da una facciata di legalità molto incerta. Al loro coraggio, ai rischi che corrono, alle speranze per le quali si battono, va la nostra solidarietà, mentre confidiamo che si riesca a trovare una soluzione positiva alla crisi. Hanno bisogno di appoggio, gli egiziani democratici. Hanno bisogno di alleati, qualunque cosa succeda, e tanto più quando le cose si complicano. Hanno bisogno di relazioni stabili e durature perché non ci vorrà un giorno. Il post di una giovane egiziana in questi giorni convulsi poneva una bella domanda: «Agli Stati Uniti ci sono voluti tredici anni difficili, dopo il rifiuto della dominazione britannica, per arrivare a una stabile e costituzionale forma di governo. Perché da noi aspettate che vi regaliamo la democrazia perfetta in una primavera?». Sarà lunga e sarà difficile. Ma dove staranno loro, molto semplicemente, staremo anche noi. bolini@arci.it


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egitto

arcireport n. 27 | 9 luglio 2013

In Egitto la rivoluzione continua Salah Ibrahim Associazione El Mastaba, Arci Firenze

Il 25 gennaio 2011, il popolo egiziano ha detto la sua, ha messo fine a una delle più forti e antiche dittature nel medio oriente, con parole d’ordine chiare e dirimenti: pane, libertà, dignità umana, giustizia sociale. È caduto il dittatore ma non la dittatura, che è continuata ma solo con altre modalità nel periodo transitorio con i militari al potere. I Fratelli Musulmani hanno esitato ad unirsi al popolo egiziano che manifestava, hanno incontrato il vicepresidente generale Soliman per trattare con lui, offrendosi di svuotare le strade e le piazze dei manifestanti, ma era già troppo tardi, le manifestazioni crescevano e con opportunismo hanno deciso di unirsi ai manifestanti solo tre giorni dopo l’inizio della rivolta, il 28 gennaio. Dopo circa un anno e il cambiamento di alcuni articoli costituzionali in senso peggiorativo, si è celebrato il primo anno senza Mubarak. I Fratelli Musulmani sono arrivati al governo in un momento particolare. Dopo l’imbroglio elettorale e con l’intervento dell’amministrazione americana si è avanzato il nome di Morsi, che tanti hanno accettato come il ‘meno peggio’. Questo un anno fa, un anno in cui la situazione del paese è peggiorata da tutti i punti di vista, nessuna delle richieste dei manifestanti ha trovato risposta, anzi, sono stati colpiti diritti già acquisiti, in campo artistico e culturale e rispetto all’emancipazione delle donne, ci sono stati attacchi feroci contro i

copti, le loro case e le loro chiese, è stata devastata la vita quotidiana dei cittadini: mancanza d’acqua dove c’è il Nilo, mancanza di corrente elettrica dove c’è la diga di Aswan, mancanza di pane dove c’e il delta del Nilo con ottima terra da coltivare, mancanza di carburante dove il petrolio è ancora venduto in base a vecchi accordi come ‘Camp David’, mancanza di cure mediche, l’intenzione manifestata di vendere il Canale di Suez, la concessione della zona delle piramidi ad una compagnia turistica internazionale, la demolizione delle statue faraoniche, l’aumento dei bambini di strada e il traffico di organi umani, la presenza di gruppi armati accampati nel Sinai (Hamas, jahaditi, Al qa’eda), l’accordo con gli USA per la concessione del 40 % del territorio egiziano in Sinai al popolo palestinese e la cacciata definitiva dei palestinesi dai Territori per favorire Israele (è oggetto di un’interrogazione al Congresso il pagamento di 8 miliardi che Obama avrebbe pagato a Morsi per quest’operazione), la costituzione a misura, la ikhoanizzazione (occupazione da parte dei Fratelli Musulmani) di tutti i ministeri, del governo della maggior parte delle regioni, della magistratura e della nomina del procuratore generale della repubblica… tutto ciò solo come esempi. Se il contratto tra il legittimo presidente eletto e il popolo - presidente che ha potere di governo in base alla costituzione - prevede l’impegno a lavorare per

l’interesse pubblico, rispettare i principi costituzionali e fare ogni sforzo per mantenere la sicurezza nazionale e l’indipendenza, il Presidente Morsi ha violato quasi tutti questi impegni. Il 30 giugno più di 30 milioni di egiziani (solo al Cairo 14 milioni) sono scesi in piazza in tutto l’Egitto, forti di un referendum popolare mai sperimentato prima nella nostra storia, per salvare l’Egitto e gli egiziani, per denunciare la fiducia tradita da Morsi e i suoi. Sono scesi in piazza senza partiti nè leader al grido di «va’ via», sollecitando le forze armate e le forse dell’ordine a proteggerli dai terroristi islamisti dei vari gruppi armati, pagati e sostenuti dalla potenza imperialista americana e dai governi reazionari come quelli di Qatar, Arabia saudita, Turchia, e per far fallire il progetto di smantellamento e divisione dei paesi del medio oriente. Dopo Iraq, Siria, Sudan adesso tocca al’Egitto e il suo esercito. Oggi l’esercito egiziano ha seguito il popolo nella sua rivoluzione. Il popolo egiziano non ha firmato nessuna cambiale in bianco all’esercito, ma insieme hanno fermato un grande pericolo che minacciava non solo l’Egitto ma tanti altri paesi, dove l’islam politico vuole stabilire un suo sistema di società, un modello arcaico in nome della religione per realizzare il grande sogno del ‘califfato’ della Umma Islamica come ombrello sotto il quale stanno tutti i paese islamici. Tale sogno paradossalmente è in contrasto con quello americano di divedere tutti i paesi islamici per controllarli e sottometterli ai suoi interessi e egli interessi dei sui amici. La posizione del governo degli Stati Uniti su quanto successo è confusa e contraddittoria. Non può perdere il servitore che bada ai suoi interessi particolari e garantisce la sicurezza di Israele, parla di golpe, per giustificare un suo eventuale intervento militare con il club della Nato (vediamo il Kosovo, l’Iraq, la Siria, la Libia …) in Egitto «per salvare la democrazia calpestata dall’esercito egiziano», ristabilendo la situazione precedente e attribuendo ai Fratelli Musulmani il compito del cane da guardia. Ma il popolo egiziano ha deciso di non tornare indietro e la sua rivoluzione continua.


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arcireport n. 27 | 9 luglio 2013

migranti

La forza delle parole del Papa e il dolore dei migranti

Papa Francesco, la sua prima visita fuori dalle mura vaticane, ha deciso di farla per andare in mezzo a chi viene da più lontano di lui. Non dal punto di vista geografico, ma sociale. Ed è ciò che conta, perché in questa globalizzazione si sono ridotte le distanze chilometriche ma si sono approfondite a dismisura le diseguaglianze sociali. È stata una visita ‘privata’, per quanto lo può essere quella di un uomo perennemente sotto i riflettori, comunque sobria ed essenziale. Nessuno dei suoi predecessori lo aveva mai fatto. A nessuno era venuto in mente che Lampedusa è il punto di congiunzione o di cesura tra due mondi. Quale delle due cose sia o possa diventare non sta scritto nelle carte geografiche e neppure nei trattati di diritto internazionale. Dipende da chi la abita e dai comportamenti di tutti quale delle due Lampedusa può diventare, se bastione della fortezza Europa o prima stazione lungo il cammino della solidarietà e dell’inclusione. La politica a questo non ha pensato. Anche in questo campo ha dimostrato di essere più indietro di un’organizzazione millenaria quale la Chiesa. Il papa non ha portato né promesso doni. Ha lanciato in mare una corona di fiori, perché raggiungessero quelle povere ossa spolpate dai sussurri delle onde delle profondità marine. Soprattutto ha parlato e le sue parole resteranno nella memoria. E costituiranno un monito anche per la Chiesa a non tradirle. Ha parlato di «globalizzazione della indifferenza». Una quasi rimembranza gramsciana, non possiamo sapere quanto intenzionale. Chi non ricorda l’odio per gli indifferenti proclamato dal grande intellettuale comunista italiano! Ha parlato di chi

preferisce le «bolle di sapone» alla vita. Un riferimento ancora più chiaro alla ingordigia della speculazione, alla crudeltà delle bolle finanziarie, alla spietatezza delle conseguenze quando esplodono, che ricadono sempre e soltanto su chi ha meno. Ha elevato un monito contro le elites oligarchiche e tecnocratiche che governano l’Europa e il mondo, insensibili alla ragione della speranza in una vita migliore e persino in una sopravvivenza più tranquilla, che spinge centinaia di migliaia di persone a sottoporsi a viaggi massacranti

e spesso letali, chinando il capo di fronte ai mercanti di carne umana, non trovando o non avendo alternativa alcuna. Ha citato l’antico e il nuovo Testamento in questa breve visita, papa Francesco, ma lo ha fatto scegliendo quei passi nei quali il Dio dei cristiani duramente li interroga sulle sorti dei loro fratelli più sfortunati, umiliati, sfruttati, dispersi o uccisi. «Adamo dove sei?», «Caino, dov’è tuo fratello?», domande antiche, forse eterne, che davanti a quel cimitero liquido e ondoso assumono un significato straordinariamente attuale e drammatico. Domande finora senza risposta. Con la stessa semplicità con cui è venuto se ne è andato, non prima di avere ringraziato i lampedusani per la loro azione di carità a fronte dell’insensibilità e dell’assenza dello Stato. Vedendo le immagini della sua risalita sull’imbarcazione venivano in mente i celebri versi di un grande poeta ebreo, Paul Celan, che, pur traslandone il significato, ben si adattano in quel punto del nostro Mediterraneo in bilico fra civiltà e barbarie: «Il mondo non c’è più, io devo portarti».

Gesto di straordinaria sensibilità e importanza Arci, Legambiente, Unione italiana Vela Solidale sulla visita del Papa a Lampedusa La visita di Papa Francesco a Lampedusa è stato un gesto di straordinaria sensibilità e importanza, anche per i non credenti. Arci, Legambiente e Unione italiana Vela Solidale - tra gli organizzatori per l’Italia della campagna Boats4 people che lo scorso luglio ha attraversato il Mediterraneo dall’Italia alla Tunisia, per riportare l’attenzione sul dramma dei migranti morti a migliaia nel canale di Sicilia - esprimono viva soddisfazione per questa visita e per i significati di cui si carica. Bergoglio con il suo viaggio ha dato un messaggio di speranza e dignità ai profughi e ricordato anche alla politica l’importanza di operare sul terreno della quotidianità e dei bisogni delle persone. Leggiamo in quest’ottica la decisione di avere in prima fila alla messa papale migranti, bambini, e disabili, donne e uomini, e di ammettere in veste ufficiale solo il vescovo, il parroco e Giusi Nicolini, sindaco dell’isola, che ha ridato visibilità all’umanità e alla capacità di accoglienza degli isolani, mai avversi alla presenza dei migranti, se non in situazioni precostruite e di esasperazione. Esprimiamo viva soddisfazione per questa scelta e per i significati di cui si carica, e ci auguriamo che questo gesto serva a ridare umanità alle persone che arrivano nel nostro paese anche agli occhi di chi ha responsabilità di governo; che si faccia presto la scelta di modificare la legislazione in materia rimettendo al centro i principi di uguaglianza, diritti e dignità delle persone; che si produca una riflessione sul diritto d’asilo e sulla necessaria riforma del sistema di accoglienza.


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arcireport n. 27 | 9 luglio 2013

migranti

Tra inesauribili speranze e orizzonti rinnovabili di Rahel Sereke Associazione Prendiamolaparola

Sabato 6 luglio si è tenuta a Firenze l’assemblea indetta da Prendiamolaparola, neonata associazione d’immigrati e di persone di origine immigrata

impegnata niente popò di meno che nell’avanzamento della società italiana attraverso la tutela e la rivendicazione dei diritti dei migranti. E d’altro canto, come non osare oggi, quando l’ambizione massima di un cittadino nostrano è vincere al superenalotto per espatriare in un isola deserta all’ombra del proprio ombelico? L’assemblea ha chiamato a raccolta tutti quei soggetti che da anni promuovono una società ispirata all’antirazzismo e in molti sono accorsi. Tutti con la dichiarata necessità di cercare e trovare possibili convergenze, tutti animati dal bisogno di reagire con forza, gioia e protagonismo al ripetersi cupo di episodi d’intolleranza sempre più violenti. Le eco dei cori razzisti agli stadi non sono un ricordo, ma attualità, insieme ai pestaggi e agli insulti sui giornali e nelle parole di noti esponenti politici a istituzioni capaci di rinnovarsi, quantomeno nella capacità di rappresentare cambiamenti in atto da decenni, il riferimento è a Cécile Kyenge per i duri d’orecchie. Eh si, perché l’Italia cambia, nonostante tutto, e anche in meglio. In questi ultimi anni i territori ed i loro abitanti, più e meglio della politica, hanno espresso in modo diffuso la volontà della società civile di superare le difficoltà di una convivenza non sempre facile, anche in una fase di crisi economica, attraverso la cultura della solidarietà, una cultura a cui la

frammentazione ha tolto voce. Come fare allora? Le organizzazioni che hanno aderito all’appello di Prendiamolaparola

I prossimi appuntamenti Dal 13 al 20 settembre si invita a realizzare ovunque assemblee cittadine in cui presentare l’appello promosso il 6 luglio; il 21 settembre si terrà a Firenze un’assemblea per definire tempi e modalità della manifestazione nazionale da realizzare a novembre. Sono state incluse nel percorso verso la manifestazione nazionale l’iniziative del 28 settembre a Brescia contro la sanatoria truffa e per i diritti dei Migranti e quella del 19 ottobre per il diritto alla casa e al reddito. L’appello sarà inoltre presentato durante alcuni eventi già programmati: nell’assemblea che si terrà il 12 luglio al MIA di Cecina su Diritti e Cittadinanza e nell’incontro con i movimenti antirazzisti e per i diritti dei migranti del Sud Italia organizzato a Matera il 19 luglio all’interno del Festival della Libera Circolazione.

(l’elenco sul sito) hanno avviato un confronto per costruire insieme un percorso verso una manifestazione nazionale, un percorso aperto al contri-

buto futuro anche di altri soggetti, più e meno organizzati, per far emergere e valorizzare il protagonismo della progettualità locale e poter affermare obiettivi condivisi che rappresentino un’altra società possibile, inclusiva ed egualitaria. A breve verrà pubblicato un appello scritto a più mani a partire da un primo quadro di riferimento condiviso durante l’assemblea. Antirazzismo, diritti, lavoro, asilo, libertà di circolazione, luoghi di reclusione, memoria e identità, queste le coordinate che orienteranno i prossimi passi in occasione degli appuntamenti estivi. Temi condivisibili, ma non scontati. Come qualcuno osservava, il senso comune che ha sdoganato il razzismo come nostalgico retaggio di una lettura darwinista delle differenze culturali, può sdoganare l’antirazzismo come rivendicazione naif di fricchettoni incapaci di leggere le differenze culturali di cui sopra. Lo sforzo comune sarà dunque quello di interrogare le realtà locali per declinare quei temi nel rispetto della pluralità dei soggetti invitati a prendere parte al percorso verso la manifestazione nazionale, perché quell’appuntamento sia l’opportunità per consolidare la rete delle relazioni tra le diverse organizzazioni e soprattutto non esaurisca la spinta propositiva di cui è indispensabile farsi portavoce con le istituzioni e nella società italiana. www.prendiamolaparola.org


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arcireport n. 27 | 9 luglio 2013

solidarietàinternazionale

Palestina, una nazione senza stato, un popolo senza diritti La campagna ‘I say Palestina’ Il popolo palestinese sale alla cronaca nei momenti più terribili della sua storia. Delle condizioni infelici di vita in cui milioni di uomini, donne e bambini sono costretti a vivere ogni giorno non se ne parla. Eppure la causa della costante violazione dei diritti a cui questo popolo è sottoposto è di fronte a tutti: si chiama occupazione. In molti vogliono farci credere che uno stato palestinese esiste già, che ha un governo nel pieno dei propri poteri, una rappresentanza univoca, ampie e paritarie possibilità di riprendere e portare avanti gli accordi di pace. Non è così. I territori palestinesi sono da molti decenni occupati militarmente dall’esercito israeliano che ne determina le regole in base a leggi speciali, promulgate per la sicurezza di Israele, ed ordinanze militari, in base alle quali anche un bambino può essere arrestato per motivi politici e giudicato dalle corti marziali. L’autorità nazionale palestinese ha il controllo delle sole città, isole che rappresentano il 17% del territorio della Cisgiordania. E l’occupazione ha molte facce che cambiano a seconda dei luoghi: trasferimento forzato di popolazione, demolizione di case e di infrastrutture palestinesi, impedimento dell’accesso all’acqua, limitazione della mobilità, frenata da ostacoli/barriere permanenti, aumento della costruzione di insediamenti illegali per i coloni. Nel solo 2011 sono state distrutte più di 600 abitazioni. Ad oggi esistono 149 colonie e 102 avamposti israeliani nei territori occupati con più di 500mila israeliani che vi abitano in maniera stanziale. Questo significa anche la costruzione di nuove infrastrutture, principalmente strade, ad uso esclusivo dei coloni illegali e l’aumento delle violenze e delle provocazioni nei confronti dei civili palestinesi. Un muro, illegale secondo il diritto internazionale, alto 9 metri e lungo 700 chilometri circonda la Cisgiordania violando i confini del 1967, isola Gerusalemme est, ingloba le colonie israeliane, blocca l’accesso a strade che conducono a terre e villaggi palestinesi. In Palestina, la frammentazione del territorio e la limitazione totale al movimento e alla libertà, la violazione costante dei diritti delle persone non permettono alla popolazione di vivere con dignità. L’instabilità e le divisioni politiche interne aggravano ulteriormente la situazione. Il perdurare, l’estendersi e il consolidarsi

sul terreno dell’occupazione con la sua catena di violenza e illegalità minaccia di rendere impossibile la soluzione dei due stati. L’asimmetria delle forze messe in campo richiede assunzione piena di responsabilità e intervento diretto della comunità internazionale perché non prevalga la forza sul diritto. La stagnazione delle trattative e della ricerca di accordi di pace, iniziate da più di vent’anni, non possono costituire un alibi alla continua violazione dei diritti umani, al peggioramento delle condizioni di vita dei palestinesi, al perdurare e al consolidamento dell’occupazione israeliana. Oggi e ancora di più per il futuro, la stessa sicurezza degli israeliani, per la quale da sempre siamo impegnati, ha bisogno di avere come fondamenta il riconoscimento dei diritti di tutti a vivere con dignità e giustizia in quelle terre. Noi, società civile, forze sociali e politiche, istituzioni, che da sempre leggono il mondo con la lente dei diritti, che da sempre stanno dalla parte dei diritti di tutti, diciamo basta e compiamo solennemente un gesto unilaterale e simbolico, di giustizia, di pace e di monito alla comunità internazionale: Noi riconosciamo lo stato di Palestina, chiediamo alle Nazioni Unite di riconoscerlo a pieno titolo non solo come membro osservatore, proclamiamo a gran voce I say Palestina. Al Governo italiano chiediamo di farsi portavoce delle importanti conclusioni adottate dal Consiglio d’Europa nel maggio 2012, e dall’Unione Europea nel luglio 2012. In modo particolare chiediamo nell’immediato di impegnarsi per il rispetto degli accordi internazionali su alcune questioni urgenti: 1. condannare la politica di estensione sui territori palestinesi occupati delle colonie israeliane, illegali per il diritto internazionale, e la distruzione sistematica delle abitazioni e infrastrutture palestinesi; 2. fermare gli arresti indiscriminati e garantire i diritti dei prigionieri, eliminando la pratica della detenzione preventiva o amministrativa; 3. garantire l’apertura dei valichi da e per la striscia di Gaza per permettere il flusso di aiuti umanitari, merci e persone; 4. garantire lo status di Gerusalemme Est come capitale dello stato di Palestina, di promuovere la riapertura delle istituzioni

palestinesi nell’area, di condannare e impedire l’estensione degli insediamenti, la repressione delle pacifiche attività dei palestinesi. Un’Europa civile, un paese mediterraneo come l’Italia, devono avere come priorità della loro politica estera di garantire e promuovere i diritti di chi abita il mare nostro ed utilizzare tutti i mezzi a disposizione perché, dopo più di 45 anni, si ponga fine alla vergogna che l’occupazione dei territori palestinesi rappresenta per tutta la comunità internazionale. A Viterbo, in occasione del Forum nazionale dell’Arci, è stata presentata una campagna a sostegno dei diritti della popolazione palestinese. Lo stallo e l’insuccesso dei negoziati, a venti anni dagli accordi di Oslo, non possono costituire un alibi alla negazione di diritti a un intero popolo che vive da 45 anni sotto occupazione militare. Per questo abbiamo chiamato la campagna Palestina, una nazione senza stato, un popolo senza diritti, per richiamare, al di là del percorso dei negoziati, l’attenzione sulle condizioni di vita quotidiana dei palestinesi, sui diritti inalienabili di bambine e bambini, di giovani, di donne e uomini. Per questo abbiamo chiamato la campagna I say Palestina, per riconoscere come società civile, dal basso, l’identità nazionale palestinese, lo stato di Palestina, il diritti del suo popolo. La campagna è organizzata in modo da poter essere agita dai circoli e dai soci, sottoscrivendone il documento e dichiarando «noi, circolo....riconosciamo lo stato di Palestina, chiediamo all’Onu di riconoscerlo a pieno titolo, non solo come membro osservatore, proclamiamo a gran voce: I say Palestina»; proponendo che venga sottoscritto da altre associazioni, da consigli comunali ecc; inviando al sito www.isaypalestina.it la foto di soci o dirigenti del circolo con la scritta ‘I say Palestina’; esponendo la serie di 3 locandine sulla condizione dei palestinesi; organizzando iniziative sulla Palestina. Sul sito www.isaypalestina.it si trovano i materiali scaricabili, oltre a notizie, informazioni sulla campagna, elenco e foto di chi ha sottoscritto.


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economialavoro

La democrazia e la Costituzione rientrano in fabbrica di Michele De Palma segreteria nazionale Fiom-Cgil

Ho ascoltato gli avvocati della Fiat in molte udienze nei vari procedimenti legali tesi a far cessare le discriminazioni, a impedire licenziamenti di nostri iscritti e delegati e a far riconoscere alla direzione aziendale la libertà delle lavoratrici e dei lavoratori. Potrei scrivere della rabbia che ti sale dentro mentre ascolti ricostruzioni false e tesi arroganti, ma ascoltare dinnanzi alla Corte Costituzionale i legali rappresentanti della Fiat dire: «quali diritti negati, i lavoratori hanno diritto di parola» e ancora «i diritti sindacali hanno un carattere premiale dell’impresa» mi ha chiarito ulteriormente a quale livello e quali prospettive apre o chiude lo scontro che il maggiore gruppo privato ha intrapreso coi lavoratori e con le istituzioni democratiche. C’è ancora chi sostiene che Fiat sia una eccezione, una anomalia, e quindi prova a ridimensionare la portata degli accadimenti. C’è chi lo riduce a uno scontro personalistico tra due uomini con la testa dura, chi a uno scontro tra passato e

futuro, vecchio e nuovo, nonostante puntualmente i fatti abbiano la testa dura e ci dicano che si sta scrivendo la storia attuale e futura anche se non lo si vuol riconoscere, si vuol mettere la testa sotto la sabbia. Chi ne ha consapevolezza sono i metalmeccanici, in particolare i delegati e gli iscritti della Fiom. Senza la resistenza dei delegati non saremmo mai arrivati alla sentenza della suprema corte che segna uno spartiacque: non si possono cancellare i diritti se non si è concordi, complici dell’impresa. Le azioni legali erano e sono propedeutiche all’azione sindacale. Oggi il tema è la discussione sul futuro occupazionale e produttivo di ogni singolo stabilimento a partire da Termini Imerese e l’Irisbus, ma anche Mirafiori e Cassino, di fatto senza una missione. Tornare alla negoziazione e alla contrattazione è il punto. Sicurezza e salute, orario e salario non possono essere una concessione dell’impresa. La direzione aziendale deve applicare le

sentenze a partire da quella sul reintegro al lavoro dei tre iscritti Fiom a Melfi, fino a quella contro le discriminazioni a Pomigliano. Lo scontro con la proprietà della Fiat è la metafora di una condizione del Paese che interroga tutti ed in primis la politica. È interesse generale non cedere ai ricatti e impedire la cancellazione della democrazia, è interesse generale investire nella mobilità pubblica e privata compatibile con l’ambiente. Per questa ragione la Fiom Cgil il 28 giugno ha scioperato e manifestato a Roma, ha promosso la ‘notte bianca’ a Pomigliano, presidiato la Sevel. La Fiat ha provato in tutti i modi a negare l’esistenza della Fiom, ma la sentenza della Corte Costituzionale e la forza degli iscritti e dei delegati impone alla direzione aziendale di abbandonare l’unilateralismo e alle organizzazioni sindacali firmatarie di fare un passo indietro per riconsegnare alle lavoratrici e ai lavoratori di tutto il gruppo Fiat il diritto a poter decidere.

Giovani, diritti e lotte per il lavoro

Una bella giornata a Corleone col segretario generale della Fiom di Anna Bucca presidente Arci Sicilia

Lo scorso 4 luglio Maurizio Landini ha incontrato a Corleone i partecipanti ai campi di lavoro sui terreni confiscati e i soci della cooperativa Lavoro e non solo: Landini, accompagnato dal segretario regionale Fiom Sicilia ha anche visitato i terreni di Pietralunga e Malvello, dove contadini e apprendisti tali lavorano, imparano, sperimentano come lottare contro le mafie significhi togliere loro ogni giorno un pezzo di terreno di condivisione culturale, di potere economico. Ha chiesto molte cose, ha osservato e ascoltato tantissimo, ha cercato di capire. Lo ha fatto con l’approccio di chi pensa che il mondo lo si cambia facendo le cose insieme, condividendo, assumendosi responsabilità in maniera diffusa e solidale, non delegando ma partecipando. Ha detto alle ragazze e ai ragazzi presenti all’incontro che non sono condannati a un lavoro precario e frammentato, senza

grandi prospettive, anche se si trovano a vivere un contesto davvero difficile; ha detto loro che ognuno di noi ha il diritto di sognare un futuro diverso, ma è un diritto che ci impegna a costruire questo futuro giorno dopo giorno; che è possibile guardare a un orizzonte che rifiuti la mercificazione di tutto e di tutti, che rimetta la politica davanti alla finanziarizzazione, che restituisca dignità e speranza alle persone, che ricostruisca relazione e comunità. Un orizzonte che metta da parte i leader e riscopra il senso del collettivo, dell’agire collettivo, dell’intelligenza collettiva. Ha ricordato a tutti noi che non esistono diritti acquisiti per sempre, ma che bisogna ogni giorno tutelarli, difenderli, estenderli a chi non ce li ha. Ha parlato con grande schiettezza, con passione e lucida consapevolezza delle cose. Ha emozionato e forse per questo, quando ha concluso il suo intervento

nella sala del consiglio comunale di Corleone, spontaneamente tutti si sono alzati per applaudirlo. È stato anche un modo per festeggiare insieme la bella notizia arrivata il giorno prima, cioè la dichiarazione da parte della Corte Costituzionale di illegittimità dell’esclusione dalla rappresentanza in azienda di un sindacato che non abbia firmato il contratto in vigore. «Non è una vittoria della Fiom - ha detto Landini - ma è una vittoria della democrazia e della Costituzione». È stata davvero una straordinaria giornata condivisa con la cooperativa Lavoro e non solo, l’Arci, la Cgil, lo Spi, le volontarie e i volontari di Liberarci dalle Spine. Ed è stato un primo passo per costruire altro e un rapporto più stabile tra la cooperativa e la Fiom, a partire dall’ipotesi di un campo di lavoro comune per la prossima primavera. bucca@arci.it


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welfare

Investire nel welfare crea occupazione

Le proposte della Rete Cresce il Welfare cresce l’Italia di Maurizio Mumolo

Qualche giorno fa la rete Cresce il Welfare, cresce l’Italia, promossa dall’Arci e da 40 tra le più rappresentative organizzazioni sociali e sindacali del paese, ha presentato i primi dati di una ricerca su investimenti nel welfare e rilancio dell’occupazione. La Rete, nata l’anno scorso, ha lo scopo di sensibilizzare gli attori che operano nel sociale, le Istituzioni nazionali e locali, la pubblica opinione sull’esigenza di sviluppare in Italia le politiche di welfare. Nel corso degli ultimi anni, a fronte di una crisi che si andava aggravando, le politiche sociali sono state considerate una mera voce di spesa condizionata e subordinata ai vincoli di bilancio. Non riconoscendo, quindi, il peso economico, occupazionale, relazionale, inclusivo, delle politiche sociali e nonostante le importanti quote di reddito prodotto dall’economia sociale, i dati positivi di occupazione nel settore, il valore dell’impegno di milioni di volontari, il supporto professionale e solidale a tante persone e famiglie che vivono situazioni transitorie o permanenti di grave difficoltà. Se il Paese avesse potuto contare su una rete di servizi adeguatamente finanziata e qualificata, gli effetti dovuti alle difficoltà economiche e occupazionali che oggi le famiglie stanno sopportando sarebbero stati meno pesanti e, di conseguenza, il tessuto

sociale esprimerebbe oggi più coesione, più fiducia e una conflittualità meno accesa e confusa. In questo contesto la Rete ha commissionato ad un gruppo di ricercatori, coordinati da Andrea Ciarini dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, una ricerca sulle ricadute in termini occupazionali di maggiori investimenti pubblici nel welfare. I dati emersi sono di grande attualità, viste anche le recenti decisioni della Commissione UE che consentiranno deviazioni temporanee dal raggiungimento dell’obiettivo di medio termine del rapporto PIL/spesa pubblica. Un’occasione epocale di investire in modo intelligente nel welfare. In Europa, tra il 2008 e il 2012 (nel pieno della crisi), a fronte di una perdita di occupazione nei comparti manifatturieri di 3 milioni e 123mila unità l’incremento nei servizi di welfare, cura e assistenza è stato pari a 1 milione e 623mila unità (+7,8%). Ma solo alcuni Paesi europei si sono resi conto che il welfare può essere un volano per la ripresa economica. Fra questi l’Italia non c’è: al contrario essa comprime la spesa sociale, delega massicciamente l’assistenza alle famiglie, mantiene limitati e risibili gli sgravi per l’occupazione domestica e di assistenza, favorendo il lavoro sommerso e senza tutele. Destinare risorse pubbliche al welfare

rappresenta, contrariamente a molti luoghi comuni, un investimento. Alcuni studi recenti confermano che l’uso della spesa pubblica per creare lavoro ha effetti sull’occupazione molto più alti e in tempi più rapidi rispetto ad altri tipi di misure: fino a 10 volte superiori rispetto al taglio delle tasse, da 2 a 4 rispetto all’aumento di spesa negli ammortizzatori sociali o alla riduzione dei contributi sul lavoro per le imprese. Purtroppo gli interventi per favorire l’occupazione non sembrano andare in questa direzione. Si preferiscono misure che continuano a puntare sostanzialmente sull’adattabilità dei lavoratori: flessibilità e precarizzazione del lavoro. Al contrario nulla è rimesso alla creazione diretta di occupazione attraverso un innalzamento degli investimenti finanziari nelle politiche sociali, come leva strategica per la creazione di nuovo lavoro. La Rete Cresce il Welfare, cresce l’Italia avanza invece una proposta diversa, e complementare per il rilancio dell’occupazione, dell’economia e per il sostegno alle famiglie italiane, proponendo al Governo l’adozione di alcune misure strategiche: finanziare adeguatamente i Fondi per il sociale (azzerati per il 2014) anche al fine di estendere e qualificare la rete dei servizi sui territori; dotarsi finalmente di un piano nazionale per la non autosufficienza e di un piano di contrasto alla povertà; aumentare la capacità di spesa delle famiglie italiane per l’assunzione di assistenti familiari, ma in un quadro di maggiori e migliori servizi pubblici di assistenza alle persone; favorire l’emersione del lavoro nero aumentando significativamente gli incentivi fiscali e contributivi; investire per il raggiungimento degli obiettivi europei di presa in carico della prima infanzia, in particolare quelli relativi agli asili nido.


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cultura

Intellettuali: la sfida alla Napoli ‘grumosa’ di Antonella Di Nocera già Assessore alla Cultura del Comune di Napoli

È incoraggiante sapere che da qualche parte c’è qualcuno che si pone il problema di identificare, qui ed ora, una nuova classe intellettuale meridionale e partenopea. Lo stimolante volumetto di Pierpaolo Antonello, da cui Marco De Marco ha preso spunto per avviare l’indagine, parte dall’idea che una intellettualità diffusa, tesa a costruire percorsi autonomi e reticolari di dialogo e di interlocuzioni, è una caratteristica propria del nostro tempo. Lo consentono i meccanismi della produzione indipendente, la diffusione dei canali comunicativi dei nuovi media e dei social; lo consente la disponibilità degli stessi intellettuali a non proporre il proprio pensiero come messaggio messianico, ma come traccia di riflessione ed interpretazione della realtà. Alla base di ciò la coscienza di una complessità nella lettura del reale e dello spirito del tempo che si dissemina in segmenti, rivoli del narrare, agire, dare forme al pensiero. Comune denominatore dei ‘lavoratori dell’immateriale’ (come si usa dire da qualche tempo con espressione discussa, ma obiettivamente suggestiva) citati da Antonello e De Marco - Saviano, Sorrentino, Pascale, Servillo - è senza dubbio la libertà di pensiero che esprimono. Non sono certa che gli autori citati aspirino ad essere considerati dei leader, ma sono convinta che essi rappresentano una connessione tra realtà e pensiero, una visione che la politica, intesa come vitamina della comunità, non riesce a fornire in questo nostro tempo nel quale è sempre di più la verità ad essere davvero rivoluzionaria. E qui si intravede il secondo elemento comune a questi nuovi intellettuali: la ricerca di un’etica del fare. Un’etica che è fondamentalmente civica, prescindendo da dottrine di religione o di partito. E un’etica individuale, sempre a rischio di errore, delle persone o dei personaggi, fuori e dentro i romanzi, i film o le quinte: dunque umana e necessaria, proprio come negli scritti, autonomi e poco omologabili, di un osservatore postmoderno come Antonio Pascale. Indipendenza, etica, e poi identità. Napoli, se si vuole, dove identità coincide con complessità. Di questa Napoli, oggi ancora incessantemente fucina di scrittori, filmaker, artisti, reporter lontani dai luoghi e rituali del potere, ma presenti, visibili fuori e dentro la città. In un documento elaborato durante la mia recente breve esperienza di assessore (Giornate per la cultura) si

faceva riferimento - in singolare sintonia con alcune osservazioni di De Marco alla forte accumulazione identitaria e all’influenza profonda dei movimenti culturali a Napoli nel quindicennio che ha preceduto il cosiddetto ‘rinascimento’. E ci si poneva l’interrogativo se fosse una coincidenza che - come quella degli anni post ’77 e post terremoto – anche la nuova fioritura intellettuale dei nostri anni ’10 sia maturata in un contesto di marcata distanza dal potere, anche se non di indifferenza alla politica. E non è un caso che tra i nomi evocati ve n’è uno - Toni Servillo - che, in totale coerenza per idee e stile, si è ritrovato protagonista di entrambe le stagioni. Chi ha potuto ascoltare la sua lezione al cinema Astra

Premio Farben, prorogata la scadenza al 13 settembre C’è tempo fino al 13 settembre per partecipare al Premio Farben, il bando internazionale per giovani artisti dedicato al tema della cittadinanza, promosso da Arci Bologna. L’obiettivo è valorizzare i giovani talenti emergenti in ambito artistico che spesso faticano a trovare spazi, opportunità e risorse per far conoscere il proprio lavoro. Dopo una prima fase di selezione, le migliori 15 opere saranno esposte in alcuni circoli Arci di Bologna e provincia, spazi d’incontro, luoghi di socialità animati quotidianamente da gente di origini, culture ed età differenti. I visitatori della mostra itinerante potranno votare la propria opera preferita e, insieme a un comitato composto da esponenti di Arci Bologna, determineranno l’assegnazione del Premio ARCIFarben. Il vincitore avrà la possibilità di partecipare a un progetto culturale ed esporre le proprie opere in uno dei circoli Arci della città. La mostra itinerante avverrà tra settembre e dicembre 2013. La premiazione si svolgerà, invece, nel mese di dicembre 2013 nella Sala Manica Lunga di Palazzo d’Accursio, dove saranno esposte le opere finaliste. farben@arcibologna.it

o all’Università di Caserta di recente ha ritrovato l’intellettuale libero che incarna arte, vita e sapere. Al contrario di quanto è avvenuto allora, oggi si avverte piuttosto l’assenza di un tentativo serio di lettura critica e di contestualizzazione globale della fase attraversata dalla città come quello prodotto da Maurizio Zanardi, osservatore consapevole del ruolo originale dei movimenti sociali nella vicenda politico-culturale napoletana. Resta da capire come tale patrimonio diventi humus fertile, ricchezza per la città; come esso si tramuti in bene condiviso: resta questo - a mio avviso, oggi come ieri - il vero punto di caduta. Un’originale chiave di lettura e, insieme, una modalità avanzata di intervento sul territorio e di potenziale culturale politica pubblica è quella di mettere in connessione luoghi e contesti urbani, realtà sociale, esperienza storica e culturale. Napoli, grazie a questa nuova generazione di intellettuali e artisti, aspira a essere sempre di più metropoli-laboratorio: uno dei fenomeni più interessanti sono alcune vere e proprie ‘residenze’ createsi in alcuni quartieri, come Braucci a Scampia, Saponaro a San Giovanni o il lavoro che Luca Rossomando e la redazione di Napoli Monitor svolge ai Quartieri Spagnoli. Una direzione che sta in quella visione dei microsistemi culturali, già autonomi ed al lavoro in città, (ad Est come ad Ovest, alla Sanità, a Montesanto, a Porta Capuana, al Borgo Orefici e al Mercato) che, se rafforzati, rappresentano fulcri di sviluppo e connessione culturale autentica. Può essere questa la strada per rendere quella napoletana - per dirla con Aldo Masullo - una società meno ‘grumosa’? Recentemente ho avuto la fortuna di riuscire a coinvolgere alcune di queste persone nella rassegna Il futuro negli occhi. Maurizio Braucci, Diego De Silva, Leonardo Di Costanzo, Gabriele Frasca, Guido Lombardi, Francesco Saponaro, Domenico Starnone, Maurizio De Giovanni hanno trascorso insieme a me, nelle scuole superiori di Scampia, i sabato mattina tra febbraio a maggio, incontrando oltre duemila giovani. I ragazzi hanno ascoltato e hanno parlato: le loro facce in bilico tra passione e scetticismo, la loro intermittente curiosità ci parlano di una funzione ancora decisiva dell’intellettuale soprattutto se pensiamo - come io penso - a una prospettiva emancipativa dell’azione culturale.


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festivalestivi

I Festival estivi targati Arci a piazzale te l’arcifesta Dall’11 luglio al 5 agosto, presso l’area estiva dell’Arci Bocciofila di Piazzale Te a Mantova, si rinnova l’appuntamento con ArciFesta, giunto alla sua quarta edizione, dove giovani e famiglie potranno mangiare bene, conoscere le attività dell’Arci, ascoltare musica e ballare insieme. Musica, innanzitutto, di grande qualità, e di portata nazionale, aggregante, divertente, pensata per tutti e tutte: trovano spazio cantautori, musica folk e tradizionale, indie rock, bandspettacolo e intermezzi jazz e blues. Anche quest’anno il cartellone di Arci Festa è stato costruito con un occhio attento ad artisti nazionali del panorama emergente (Ministri, The Cyborgs, Aucan) ma anche a grandi nomi noti e che il pubblico mantovano ha già avuto modo di conoscere, come Nada, Piotta, Paolo Benvegnù, Officina Zoè senza dimenticare i talenti locali

come Mauro Negri e i Sine Frontera. Sarà la musica d’autore firmata Paolo Benvegnù, con chitarra e band ad aprire la rassegna l’11 luglio. Inoltre, un ricco stand gastronomico proporrà i piatti della migliore tradizione mantovana; durante tutta la serata sarà a disposizione anche il bar di Arcifesta, con i vini antimafia della cooperativa Arci Lavoro e Non Solo, prodotti nei terreni siciliani confiscati alla mafia. Oltre alla raccolta differenziata, durante le serate piatti, posate e bicchieri saranno biodegrabili e compostabili, in PLA e Mater-Bi® . Tutto questo è possibile grazie ai volontari e ai circoli Arci, oltre cento, impegnati nell’ArciFesta, giovani e meno giovani, quattro generazioni insieme per la città. I concerti iniziano alle 22 e sono tutti ad ingresso gratuito. www.live-arcimantova.it

le notti del barbagianni e il nowara one love Le notti del Barbagianni - Rubik Summer Festival, organizzato dal circolo Arci Rubik, giunge alla terza edizione e per l’occasione si sposta sul prato del Sudestudio a Guagnano - Cellino San Marco. Il festival, che si terrà la notte del 12 luglio 2013, quest’anno ospiterà Dumbo Gets Mad, Echopark, Indian Wells, Life & Limb e Groom & Bride V-Dj Set. Oltre che della collaborazione del Sudestudio, Arci Rubik si avvarrà del prezioso aiuto dei ‘cugini maggiori’ del Contronatura Festival, che si terrà sempre al Sudestudio il 12 agosto, di MAD (Meeting architecture and design), di URKA! e conterà sul patrocinio del Comune di Guagnano e dell’Unione dei Comuni del Nord Salento. www.arcirubik.it

NoWara One Love è il festival di musica e cultura reggae dell’Arci Big Lebowski di Novara, che, fin dalla sua apertura, propone, insieme alla musica dal vivo di gruppi locali e non provenienti da tutta Italia e dall’estero e alla musica elettronica, una programmazione reggae conosciuta e apprezzata in tutta la provincia e fuori. NoWara One Love intende quest’anno proseguire in quest’intento inserendosi nella rete dei festival della provincia, proponendosi come un’offerta unica nel panorama provinciale. Tra gli artisti che si esibiranno ci sono i Kayamama, che calcheranno il piccolo palco esterno del Big Lebowski sabato 20 luglio. Oltre che per la musica, ci sarà spazio anche per la giocoleria, per le performance teatrali , banchetti delle associazioni locali e artigianato autoprodotto. Appuntamento dal 18 al 21 luglio, ingresso gratuito con tessera Arci. fb Nowara One Love Festival

montagnola music club Il parco della Montagnola è uno dei polmoni verdi della città, il più antico parco situato all’interno del centro storico di Bologna. La programmazione proposta con Montagnola Music Club, in programma dal 12 giugno al 3 agosto, ha lo scopo di rafforzare questa peculiarità, aumentandone la visibilità e la fruibilità attraverso una serie di iniziative culturali che nel corso della stagione estiva si rivolgeranno all’intera cittadinanza. La rassegna è improntata per la maggior parte sulla cultura musicale jazzistica nelle sue varie direzioni stilistiche, che in qualche caso si intreccerà con alcuni aspetti della musica classica e contemporanea: un appuntamento con il Soul del Porretta Soul Festival, un concerto di musica classica cameristica, in memoria delle vittime della strage del 2 agosto 1980, due serate di video intrattenimento ed happening d’arte con Apparati Effimeri. Serate originali e diverse fra loro per arricchire il panorama della proposta bolognese.

Dal 5 al 12 luglio, appuntamento con La Montagnola che incanta: grandi concerti accompagnati dalle proiezioni magiche di Apparati Effimeri. La proiezione in tre dimensioni, applicata agli imponenti platani secolari presenti nei pressi della rotonda sul viale Massimiliano Bruno in Montagnola, tramuterà il parco in un ‘libro popup’ che incanterà i visitatori. Una magica scintilla animerà gli alberi e dalla vegetazione emergeranno personaggi chimerici e strane entità volanti. Incanto mutevole è un progetto di Apparati Effimeri in collaborazione con il Gruppo Montagnola, con LaWunder per la consulenza artistica e i Kousagi Project per il sound design. Per la realizzazione dei contenuti, Apparati Effimeri ha coinvolto i noti illustratori iraniani Nazli Tahvili e Amin Hassanzadeh Sharif. L’installazione visiva durerà circa 10 minuti e sarà visibile a ciclo continuo. Tutti gli spettacoli sono ad ingresso gratuito. www.montagnolabologna.it


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ambiente

Chi inquina non pagherà più Il Governo Letta condanna per Decreto la tutela delle falde acquifere La posizione del Forum italiano dei Movimenti per l’acqua Altro che il principio “chi inquina paga”, con il cosiddetto ‘Decreto del Fare’ festeggiano gli inquinatori, viene messa a rischio la salute dei cittadini e la qualità dell’acqua delle falde, un patrimonio comune di straordinaria importanza per la vita del paese. Da circa un anno si erano moltiplicati i tentativi per inserire di straforo nei vari decreti urgenti, senza alcun confronto pubblico preliminare con i cittadini, una contro-riforma sulle bonifiche. Ora il Governo Letta e le lobby industriali hanno introdotto nel cosiddetto ‘Decreto del Fare’ una norma di modifica del testo Unico sull’Ambiente D.lgs. 152/2006 che fa ritornare all’anno zero il settore delle bonifiche. Si legge nel decreto «Nei casi in cui le acque di falda determinano una situazione di rischio sanitario, oltre all’eliminazione della fonte di contaminazione ove possibile ed economicamente sostenibile, devono essere adottate misure di attenuazione della diffusione della contaminazione». La qualità dell’acqua è subordinata alle logiche economiche, da oggi se chi inquina è d’accordo, si attenuerà l’inquinamento senza eliminare le sue

fonti. In Italia circa il 3% del territorio è gravemente inquinato e classificato nei Siti di Interesse Nazionale per le Bonifiche in cui gli interventi sono gestiti direttamente dal Ministero dell’Ambiente. In realtà oltre a queste situazioni estreme (da Priolo a Bussi, passando per Taranto, Brindisi, Brescia ecc.), si aggiungono una miriade di siti inquinati o potenzialmente inquinati sparsi su tutto il territorio nazionale la cui procedura di bonifica, nella stragrande dei casi, viene seguita dai comuni (si stimano in diverse migliaia, da discariche incontrollate a pozzi inquinati). Recentemente lo Studio Sentieri dell’Istituto Superiore di Sanità ha dimostrato l’enorme impatto sanitario dell’inquinamento, con migliaia di morti in più rispetto all’atteso nei 37 siti monitorati. In questo contesto, che richiederebbe la messa in cantiere della vera grande opera, la bonifica del territorio italiano, il Governo Letta ha introdotto una norma sull’inquinamento delle falde acquifere che azzera ogni possibilità di bonifica definitiva delle aree inquinate, subordinando gli interventi di bonifica agli interessi economici di chi inquina,

anche in caso di concreto rischio sanitario. Secondo Enzo Di Salvatore, professore di Diritto Costituzionale all’Università di Teramo «Nel subordinare l’eliminazione della fonte di inquinamento oltreché a possibilità tecniche anche al presupposto che ciò sia economicamente sostenibile per il privato che inquina, si sostanzia una prevalenza degli interessi economici del privato sul diritto alla salute e all’ambiente salubre. Ciò viola anche il diritto dell’Unione europea e segnatamente il principio che chi inquina paga». Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua lancia un appello ai parlamentari di tutti i gruppi per stralciare le norme dal provvedimento nell’iter di conversione in legge e al Governo affinché riveda profondamente una posizione del tutto inaccettabile su un bene comune come l’acqua. Il Forum metterà in campo una serie di iniziative per contrastare quest’attacco all’accesso all’acqua potabile che l’ONU ha sancito essere un diritto umano, essenziale al pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani. www.acquabenecomune.org

Un appello dal direttore del mensile Altreconomia Cari amici, se vi scrivo è perché in questi anni siamo entrati in qualche modo in contatto e noi crediamo in quello che abbiamo sempre chiamato il ‘capitale delle relazioni’, l’unico capitale in grado di costruire un’economia più giusta, sostenibile, piacevole. Vi scrivo perché Altreconomia, il mensile che da 6 anni dirigo, ha bisogno di voi. La nostra rivista racconta l’economia, mettendo al centro le persone e non i numeri. È dai contenuti che vi chiedo di partire: l’informazione di qualità è un costo, perché ha bisogno di verifiche, di spostamenti (bisogna andare nei posti, per raccontarli), di interviste; è l’intuizione a muovere un’inchiesta, ma a volte ci vogliono mesi per svilupparla. Altreconomia, mensile d’informazione indipendente, ha fatto una scelta: che questi costi non li avrebbe coperti con i finanziamenti pubblici, né con la pubblicità. Se l’informazione è un ‘bene comune’, allora è compito del lettore sostenerla; se ci teniamo alla biodiver-

sità nei campi, dobbiamo avere a cuore anche la pluralità dell’informazione, per non leggere notizie tutte uguali. Con questa lettera vi inviamo un invito pressante: abbonatevi ad Altraeconomia. Se siete già abbonati, rinnovate subito l’abbonamento anche se non è scaduto. Oppure, regalate un abbonamento. Se volete continuare a fruire del nostro lavoro (anche quello gratuito di un sito aggiornato costantemente), se volete che qualcuno lavori fino a rendere nazionale il caso degli F35, o ricostruisca la struttura societaria di multinazionali come Ikea o Coca-Cola, disegni la mappa d’Italia ‘piena’ di 32 nuove autostrade e si chieda perché, faccia i conti di quanti soldi ha risparmiato il sistema Paese grazie all’azione dei comitati, anticipi la ‘bolla immobiliare’ che sta per scoppiare. Nel romanzo di José Saramago L’anno della morte di Ricardo Reis, il protagonista - Ricardo Reis - si dedica spesso alla lettura dei giornali. Nella prima parte del romanzo si trova questo passo: «Sono così

i giornali, sanno parlare solo di ciò che è successo, quasi sempre quando è troppo tardi per riparare agli errori, ai pericoli e alle mancanze, sarebbe un buon giornale quello che il primo gennaio del millenovecentoquattordici avesse annunciato lo scoppio della guerra per il ventiquattro luglio, allora avremmo potuto disporre di quasi sette mesi per scongiurare la minaccia, chissà, forse avremmo fatto in tempo». L’impegno che ci prendiamo con voi è di continuare a non parlare di ciò che è successo, ma di anticipare ciò che verrà. Ma è una scommessa che dobbiamo vincere insieme. Potete abbonarvi ad Altreconomia attraverso il sito www.altreconomia.it/ abbonati, oppure facendo un versamento di 38 euro (per un abbonamento annuale) o 75 euro (biennale) sul conto corrente postale 14008247 o sul conto corrente bancario IT18 Y050 1801 60000000 0100 814. Entrambi sono intestati ad Altra Economia Soc.Coop. Dopo aver effettuato il versamento, scansionate la ricevuta ed inviatela a segreteria@altreconomia.it


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daiterritori

Un bene è per sempre

Presentati a Bari i risultati del progetto gestito dall’Arci territoriale sui beni confiscati alla criminalità organizzata di Giuliana Campanelli responsabile legalità di Arci Bari

Dopo due anni intensi, complessi, ma anche ricchissimi di soddisfazioni e sorprese, lo scorso 4 luglio è giunto a conclusione il progetto Un bene è per sempre, realizzato dall’Arci di Bari con il sostegno di Fondazione con il Sud e in collaborazione con altre associazioni del territorio e di respiro nazionale. Il progetto Un bene è per sempre ha fatto rivivere due beni confiscati alla criminalità di Bari vecchia (due appartamenti un tempo appartenuti ad affiliati al clan barese dei Capriati) restituendoli alla collettività ed utilizzandoli per scopi sociali trasformandoli in fabbrica di legalità. Un appartamento in piazza San Pietro 22, vicino al porto, ha ospitato Urban street, un piccolo centro sociale per i ragazzi del quartiere, con corsi di sostegno per l’apprendimento, laboratori di cittadinanza attiva e di legalità in collaborazione con Libera, la web-radio di quartiere dell’associazione Kreattiva, un info-point sulle dipendenze gestito dal Cama Lila, tirocini formativi con il CNR e laboratori creativi. Nel più riparato vico del Carmine, al civico 13, è nato invece Sguardi di donne, uno sportello sociale di ascolto, consulenza e sostegno alla genitorialità, dedicato alle giovani madri, e di assistenza e aiuto alla persona, oltre a un corso di formazione tessile in collaborazione con l’associazione La Rotonda e la cooperativa Made in Carcere. I volti e le voci di queste donne sono finiti in un cortometraggio originale prodotto da Arci Bari che girerà in tutta Italia. Il seminario ha avuto, accanto ai momenti dedicati allo studio, anche passaggi particolarmente toccanti,

quando hanno preso la parola le donne e i ragazzi che hanno partecipato alle attività realizzate nei due centri. Dopo la diffidenza e la solitudine dei primi giorni siamo riusciti ad aprire un dialogo vero con il quartiere. Oggi siamo un pezzo del quotidiano di quei vicoli e la diffidenza si è sciolta nei rivoli di tanti rapporti umani nuovi e saldi. Lavorare in una realtà come quella del borgo antico, operare in luoghi dal così forte valore simbolico, non è facile, ma quegli sguardi, quelle speranze, quelle attese, il sostegno degli abitanti del quartiere davanti alle intimidazioni sono la riposta. Dopo due anni passati sottocosta, ora il progetto inizia la sua navigazione in mare aperto: sia Carlo Borgomeo, presidente di Fondazione con il Sud, sia l’Assessore alla legalità della Regione Puglia, Guglielmo Minervini, che Stefano Fumarulo, intervenuto in rappresentanza del Comune di Bari, commentando tutti con parole molto generose il lavoro di Arci Bari nei due beni confiscati, si sono detti disponibili a cercare formule per sostenere la prosecuzione del progetto in un’ottica di rete locale. Da domani inizia la parte più difficile. Con le donne che hanno partecipato al laboratorio tessile c’è la volontà di costituirsi in associazione per la produzione e la vendita di manufatti: una boutique della legalità tutta Arci. Di sicuro ripartiamo da una solida base umana, da quello che siamo riusciti a costruire sul territorio in questi mesi e dall’orgoglio per quello che, pure in condizioni difficilissime, siamo riusciti a fare. bari@arci.it

A Roncitelli 100 anni di storia È stata la prima Casa del popolo nata nella provincia di Ancona e probabilmente nelle Marche: il 6 luglio la Casa del popolo di Roncitelli di Senigallia (AN) ha compiuto 100 anni dalla sua nascita. A celebrare l’evento, i soci del circolo ‘Alessandro Jacoppini’ che vi ha sede e che ha preso il nome proprio dal promotore della fondazione della Casa. «Tutto quello che è umano non ci è estraneo» è il motto che da sempre contraddistingue la Casa del popolo, in cui si svolgono iniziative associative di ogni tipo, culturali, di confronto e

ricreative. Ricca di eventi anche la giornata del 6 luglio: dopo l’esposizione di foto storiche e documenti, ci sono stati l’annullo filatelico speciale, la sfilata dei Tamburini storici di Roncitelli, l’esibizione del coro ‘Associazione nazionale Carabinieri’ di Senigallia e per concludere lo spettacolo teatrale Farse all’italiana, saggio di fine corso del centro teatrale senigalliese. Un secolo di storia fatta di solidarietà, uniti da uno spirito di fratellanza per il miglioramento sociale, morale e intellettuale della comunità.

in più Il CONGRESSO TORINO Domenica 14 luglio, dalle 9

alle 18 presso La Fabbrica delle ‘e’ in corso Trapani 95, si svolgerà il V Congresso Arci Torino. In questa occasione saranno eletti il presidente territoriale, il segretario e gli organismi dirigenti e di garanzia. www.arcipiemonte.it/torino

Archivio per giovani artisti L’AQUILA È on line il sito dell’Ar-

chivio dei giovani artisti della provincia dell’Aquila: un progetto, promosso dal comitato Arci territoriale e realizzato grazie al contributo di Coop Adriatica, finalizzato alla promozione dei giovani artisti locali, che raccoglie in uno spazio virtuale le loro produzioni artistiche e favorisce la creatività giovanile in qualsiasi sua forma espressiva. www.giovaniartistiaq.it

SUMMERSOUP REGGIO EMILIA Dall’11 giugno al

19 luglio il centro internazionale ‘Loris Malaguzzi’ e Villa Arci ‘cucinano’ una zuppa estiva di parole, suoni, visioni per nutrire menteecorpo.ÈlarassegnaSummersoup, ideata da Arci Reggio Emilia e Reggio Children, con una serie di appuntamenti rivolti a grandi e piccoli. Sabato 13 luglio alle 21.30 I cinici, letture dai filosofi Cinici dello scrittore modenese Ugo Cornia, musicate dal maestro Mirco Ghirardini. Ingresso libero. www.arcire.it

la lunga estate cult2 TALAMONA (SO) Quattro mer-

coledì di grande cinema alla Stazione di Talamona, presso il circolo Arci Demos con la rassegna La Lunga Estate Cult2. Dopo la proiezione de I Tanenbaum, appuntamento il 10 luglio con Fight Club, il 17 luglio con Slevin-Patto Criminale e, a cura del Gruppo Gay Sondrio, Come non detto mercoledì 24 luglio. Una rassegna di film cult che iniziano tutti alle ore 21. www.arcilecco.it

HISTORY CAMP MODENA Dal 12 al 14 luglio c’è Hi-

story Camp, tre giorni di formazione per giovani dirigenti Arci che si svolgerà nel Parco della Resistenza di Monte Santa Giulia a Monchio di Palagano (Modena) in occasione del 69° anniversario della repubblica partigiana di Montefiorino. www.arcimodena.org


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culturascontata

i tanti vantaggi della tessera Arci w w w. a r c i / a s s o c i a r s i . i t a cura di Enzo Di Rienzo

le latitudini dell’arte finlandia e italia genova - Palazzo Ducale, sala

del munizioniere, fino al 28 luglio. La mostra nasce con l’obiettivo di favorire lo scambio artistico-culturale tra l’Italia e gli altri Paesi. In un periodo storico come questo, segnato dalla crisi dei rapporti culturali tra i popoli, l’arte contemporanea, per la sua capacità di condividere linguaggi comuni, diventa fondamentale veicolo di scambio e di integrazione tra culture diverse. www.palazzoducale.genova.it

vittorio messina percorsi d’occidente roma - Museo delle Mura, fino

all’8 settembre . Vittorio Messina

presenta tre grandi installazioni che annullano la valenza storica della Porta per trasformarla in uno spazio altro, aperto sui tetti della città di Roma. Un percorso espositivo che collega le due torri laterali attraverso una ridefinizione della percezione visiva e fisica dello spettatore, che vive una situazione di ambiguità di notevole suggestione, stravolgendo l’identità dell’edificio. www.museodellemuraroma.it

il gran teatro dei cartelami. scenografie tra mistero e meraviglie genova - Palazzo Ducale (Appar-

tamento del Doge), fino al 25 agosto.

I cartelami sono scenografie in cartone, tela e legno, legate ai riti del mondo cristiano. Una paziente serie di restauri ha potuto mettere in salvo tanti apparati che erano stati da tempo allontanati dagli spazi ‘ufficiali’ della devozione e del rito. Dieci anni di ricerche, per recuperarli e studiarli; e ora, finalmente, una grande mostra per farli conoscere. www.palazzoducale.genova.it

geishe e samurai esotismo e fotografia nel giappone dell’800 genova - Palazzo Ducale, Loggia

degli Abati, fino al 25 agosto. L’esposi-

zione presenterà 112 stampe fotografiche originali realizzate dai grandi interpreti giapponesi ed europei di quest’arte, agli albori della storia della fotografia, fra il 1860 e i primissimi anni del Novecento, in grado di esplorare l’idea dell’uomo e della donna, sia nell’immaginario occidentale dell’Ottocento, che nelle reali condizioni socio-culturali del tempo. www.palazzoducale.genova.it

società

Manifestazione a Roma per il diritto alla casa Solidarietà a Stefania, ma vogliamo parlare anche del poliziotto che minaccia di morte un manifestante? di Alfredo Simone

Voglio iniziare con un ringraziamento tutt’altro che formale ad Arcireport per almeno due ottime ragioni: perché una trentennale esperienza giornalistica e politica mi fa pensare che non sarebbero molte le testate disposte ad ospitarlo ma soprattutto perché mi consente di far arrivare queste mie riflessioni ad un ‘popolo’, che è anche il mio: quello dei dirigenti, soci e simpatizzanti Arci, che ritengo abbia avuto e possa/debba continuare ad avere una funzione importante per la difesa dei diritti e della legalità, a mio avviso sempre più a rischio. Lunedì 1 luglio, nell’ambito di una manifestazione a Roma per il diritto alla casa una ragazza, Stefania, è stata gravemente ferita da un agente e portata in ospedale. I mass media non hanno mancato di dare spazio alla notizia. In particolare il sito del Corriere della sera pubblicava un video di oltre 6 minuti (http://video. corriere.it/corteo-il-diritto-casa-feritaragazza/533ca060-e271-11e2-b962140e725dd45c) dal titolo Roma, corteo per il diritto alla casa: ferita una ragazza. Nel filmato, prima che le immagini inquadrino Stefania sanguinante c’è una sequenza, ‘sfuggita’ (?) al redattore che ha curato il servizio, e passata sotto silenzio. Come ho scritto nell’esposto che ho mandato al Questore e alla Procura della Repubblica di Roma, «al minuto -5.35 si può sentire con chiarezza un agente minacciare di morte ripetutamente un manifestante. A sottolineare la consapevolezza e serietà della minaccia faccio notare che - per essere sicuro di essere sentito e riconosciuto - l’agente ha anche alzato lo schermo di protezione del casco ribadendo ripetutamente la minaccia. Con questo gesto dando anche, a mio avviso, prova di convinzione della propria impunità». Nei giorni successivi il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ha aperto un procedimento, immagino sulla base del rapporto della questura romana: due le ipotesi di reato, ‘l’immancabile’ resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Delle minacce di morte dell’agente non v’è traccia. Da qui la mia decisione di presentare un esposto. Personalmente, pronto ovviamente a ricredermi, non nutro molta fiducia riguardo all’esito della mia iniziativa: troppi i morti di ‘malapolizia’ che non hanno avuto giustizia- da Portella delle Ginestre a Stefano Cucchi - per pensare che delle ‘semplici’ minacce possano

essere punite. Credo invece nella possibilità di stimolare un dibattito all’interno della nostra associazione, e in questo senso voglio ringraziare l’amico e compagno Marco Solimano, da me informato a titolo strettamente personale, che mi ha assicurato il suo impegno in tal senso. Dibattito che dovrebbe, a mio avviso, allargarsi al crescente rafforzamento di strumenti di controllo e repressione in previsione di una crisi sempre più acuta che non mancherà di produrre ulteriori suicidi da disperazione ma anche rivendicazioni di diritti sempre più determinate e forti a cui si risponderà necessariamente con la repressione, non coincidendo l’interesse del paese con quello di cementieri, guerrafondai, finanzieripescecane e politici fascio-mafiosi: la Val Susa, il Ponte di Messina, il Muos e la vicenda degli F35 - per citare solo alcuni casi - parlano chiaro. Se questo è l’ordine che si sta costruendo i comportamenti delle forze chiamate a difenderlo sono impeccabili e si capisce che non vengano puniti. E ognuno sceglierà da che parte stare. alfredosimone1950@gmail.com

arcireport n. 27 | 9 luglio 2013 In redazione Andreina Albano Maria Ortensia Ferrara Carlo Testini Direttore responsabile Emanuele Patti Direttore editoriale Paolo Beni Progetto grafico Avenida Impaginazione e grafica Claudia Ranzani Impaginazione newsletter online Martina Castagnini Editore Associazione Arci Redazione | Roma, via dei Monti di Pietralata n.16 Registrazione | Tribunale di Roma n. 13/2005 del 24 gennaio 2005 Chiuso in redazione il 9 luglio alle 18 Arcireport è rilasciato nei termini della licenza Creative Commons Attribuzione | Non commerciale | Condividi allo stesso modo 2.5 Italia

http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/


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