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arcireport s e t t i m a n a l e

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anno X - n. 1 10 gennaio 2012

www.arci.it report@arci.it

L’anno che verrà + Non è iniziato sotto i migliori auspici il nuovo anno: ancora tensioni sui mercati finanziari, la prospettiva sempre più concreta di una terribile recessione, il caro prezzi e la disoccupazione che impoveriscono il paese. L'ottimismo berlusconiano è ormai un lontano ricordo e lascia il passo alla paura del futuro. C'è un brutto clima, aumentano i suicidi di chi perde il lavoro, il disagio di tanti alimenta preoccupanti tensioni sociali. Urgono risposte immediate. Anzitutto misure per la crescita e l'occupazione. Ma se questo è l'obbiettivo dell'annunciata fase 2, che senso ha il dibattito di questi giorni sul mercato del lavoro? Non è coi licenziamenti facili che si farà la ripresa, abbiamo già decine di tipologie contrattuali e tutta questa flessibilità non ha certo garantito più occupazione. Dietro le aziende che chiudono e i posti di lavoro che spariscono c'è la realtà di una profonda crisi industriale nata dall'assenza di strategie economiche e dall'incapacità dei governi. Riconvertire le attività produttive e creare nuovo lavoro si può. Ma bisogna investire, perché una politica di sola austerità rischia di compromettere la ripresa. I soldi si possono trovare nella lotta all'evasione, tassando rendite e transazioni finanziarie, tagliando la spesa militare. È immorale che mentre si chiedono sacrifici a lavoratori e pensionati si spendano 15 miliardi per i cacciabombardieri. Tanto più se i soldi sono pochi, vanno scelte bene le priorità a cui destinarli: favorire con gli incentivi chi investe nell'innovazione tecnologica, nella produzione di beni collettivi, nella cura dell'ambiente e dei beni culturali, nei servizi di welfare che non sono una spesa ma un investimento nel nostro capitale umano e sociale. Una legge sul reddito minimo garantito esiste in quasi tutta l'Europa e non è più rinviabile nella situazione italiana. Il tema delle liberalizzazioni meriterebbe più cautela: una cosa è togliere potere alle corporazioni eliminando posizioni di monopolio, altro è privatizzare beni e servizi pubblici di interesse generale che devono mantenere un carattere universalistico. Per affrontare queste sfide serve un nuovo patto sociale. Fa bene il sindacato a non voler limitare il confronto al solo mercato del lavoro, perché se il progetto deve essere complessivo le parti sociali vanno coinvolte su tutto l'insieme delle politiche. Tutte le parti sociali, perché anche il terzo settore ha molto da dire su cosa fare per uscire da questa crisi.

Due anni dopo: Festa dei popoli a Rosarno dove poco è cambiato

Volontari dell’Arci regalano panettoni ai migranti in segno di solidarietà e amicizia Articolo a pagina 2

Ancora una volta a fianco del popolo ungherese l fascismo non è nuovo in Ungheria. Negli anni antecedenti la seconda guerra mondiale il paese fu lungamente infestato dai movimenti delle crociferrate e dal partito Ungarista, fino alla totale sottomissione al nazismo hitleriano. Ma quanto sta succedendo in questi ultimi mesi in quel paese ha aspetti nuovi e inquietanti. La soppressione delle più elementari libertà, come quella di stampa, la persecuzione dei dirigenti sindacali, la repressione di ogni forma di opposizione da parte del governo diretto da Victor Orban, avviene in nome di un populismo di destra che si ammanta di indipendenza rispetto alle pressioni del Fondo monetario internazionale e della Banca centrale europea. Il debito ungherese non è dei più alti - l’81% del Pil, meno di quello italiano - ma la

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ARCI REAL I PAGINA 4 Articoli di Lorenzo Siviero sulla programmazione 2012 della rete dei circoli Arci ReAL

situazione economica è pessima. Le agenzie di rating hanno degradato i titoli di stato ungheresi a titoli spazzatura. Orban ha scelto la strada della contrapposizione in nome di un nazionalismo liberticida. La connessione tra la crisi e la sospensione della democrazia, già vista nel caso greco, assume qui contorni ancora più evidenti e brutali. Gli attuali organi dirigenti della Ue hanno pesanti responsabilità al riguardo. Proprio per questo è indispensabile sviluppare subito in Europa un movimento di solidarietà verso il popolo ungherese. Non è certo il nazionalismo, di qualunque risma esso sia, che lo può salvare. Difendere la libertà degli ungheresi - come avveniva nel ’56 dopo l’invasione sovietica - significa ancora una volta difendere quella di tutti gli europei.

LEGALITÀ DEMOCRATICA I PAGINA 9 Un articolo di Gennaro Di Cello sugli attentati della ‘ndranghreta in Calabria contro strutture sociali


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migranti

La tassa sul permesso di soggiorno va cancellata di Pietro Soldini, responsabile nazionale area immigrazione Cgil ire che la tassa sul permesso di soggiorno è odiosa è un eufemismo. Questa tassa è un furto e non può avere i crismi della legittimità per le seguenti ragioni: la prima riguarda il costo per il funzionamento del servizio, al quale è finalizzata la metà degli introiti di questa tassa. Il servizio è caratterizzato dal mal funzionamento e dall'inefficacia come scelta voluta di deterrenza. Infatti la gran parte delle domande presentate dagli immigrati per il rilascio del permesso di soggiorno non va a buon fine (ultimo esempio il decreto flussi 2010: 430mila domande e 12mila permessi di soggiorno rilasciati) e non crediate che tutte le altre siano state respinte per assenza dei requisiti, perché con tale motivazione ne sono state rigettate soltanto 5.500. Questo significa che oltre il 90% delle domande finiscono su un binario morto e allora come si può pensare che si debba pagare il biglietto per un treno che non partirà mai? La seconda ragione riguarda la finalizzazione dell'altro 50% delle entra-

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te dovute al pagamento del balzello che dovrebbero andare ad alimentare il fondo rimpatri. La Convenzione n. 143 dell'Oil e la Direttiva Europea n. 115/2009 sui rimpatri proibiscono espressamente che le spese per il rimpatrio possano essere addebitate agli immigrati, tanto più a quelli che soggiornano regolarmente. Almeno due ragioni, dunque, che dovrebbero convincere il governo semplicemente a cancellarlo. Ometto tutte le altre motivazioni di ordine sociale ed economico che rendono vessatoria e discriminatoria questa tassa, nel contesto di una crisi economica e di una recessione che colpisce crudelmente tutti i ceti popolari più deboli, innanzitutto i lavoratori e i pensionati, e gli immigrati tra questi. Se il governo Monti non rivedrà questo provvedimento, ci saranno sicuramente forti tensioni sociali nella comunità degli immigrati che vive e lavora con grandi sacrifici nel nostro Paese. È possibile persino che si determini un fenomeno di rinuncia di massa alla richiesta di permes-

so di soggiorno (già ci sono state 600mila richieste in meno nell’ultimo anno secondo la Caritas) e quindi a uno status di illegalità da parte degli immigrati. Ben vengano dunque gli impegni dei ministri Cancellieri e Riccardi a riconsiderare questa misura odiosa, tenendo presente che non serve qualche aggiustamento e che l'unica soluzione equa è soltanto la sua abolizione. In questo senso vanno anche le dichiarazioni degli esponenti dell'ex opposizione parlamentare, che ricordano come i migranti, al pari dei cittadini italiani, paghino già bolli e tasse per il disbrigo delle pratiche burocratiche, oltre a contribuire in modo sostanzioso a riempire le casse dell'Inps, pur percependo quasi sempre, a parità di mansioni, salari più bassi degli italiani e usufruendo di meno servizi. È arrivato il momento per il governo di aprire con urgenza un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali e le altre associazioni che lavorano con i migranti per affrontare nella sua interezza una questione come quella dell'immigrazione su cui finora ha prevalso la stolta demagogia della Lega.

L’Italia sono anch’io A due anni dalla rivolta degli immigrati a Genova l’Arci a Rosarno alla Festa dei Popoli «Non è facile per un migrante dire ‘L'Italia sono anch'io’ in un paese che ha sempre affrontato l'immigrazione come un problema invece che come una risorsa. Il vento però sta cambiando e la risposta dei cittadini 30mila firme già raccolte - è adeguata all'importanza della campagna che abbiamo lanciato per le due leggi d'iniziativa popolare per la cittadinanza dei bimbi nati in Italia e per il diritto di voto alle amministrative» spiega Rachid Khay, referente della campagna per Genova e provincia. Rachid è consapevole del ruolo trainante che ci si aspetta dal capoluogo ligure: «In poco più di un mese abbiamo raccolto 1000 firme, prevalentemente a Genova - è possibile firmare all'Urp della Provincia (salita Santa Caterina, 52 r) tutte le mattine e nei pomeriggi di lunedì, mercoledì e giovedì - e La Spezia, ma anche a Savona e Imperia, dove il comitato si è costituito nei giorni scorsi, stanno organizzando iniziative. Tra le altre, la presentazione a Vallecrosia il 24 gennaio del dossier sull’immigrazione della Caritas alla presenza di don Sciortino e il 25 gennaio a Sanremo un incontro con don Ciotti, presidente di Libera. Info: alfredo.simone@arciliguria.it

A due anni dalla rivolta degli immigrati a Rosarno, il circolo Arci Casa del Popolo Giuseppe Valarioti e l'Arci di Reggio Calabria, col sostegno di Arci Calabria e Arci nazionale, ha partecipato alle iniziative che si sono svolte nel paese e a San Ferdinando a sostegno dei migranti. La giornata antirazzista è iniziata con un giro nei luoghi di ritrovo e alloggi provvisori dei migranti tra cui il Centro ex-Pomara. I volontari dell'Arci hanno distribuito panettoni, per un giorno simbolico dolce di solidarietà e accoglienza. I nostri volontari hanno poi fatto tappa nella zona industriale di San Ferdinando, che dovrebbe ospitare un impianto di rigassificazione, aderendo all'appello di Africalabria e alla Festassemblea in difesa del lavoro e del territorio, che va salvaguardato dalla costruzione di megaimpianti e restituito agli agricoltori e alle popolazioni locali. L'iniziativa dell'Arci si è conclusa in serata con la partecipazione alla Festa dei Popoli, organizzata dall'Amministrazione comunale. Alla serata hanno partecipato associazioni culturali e di volontariato per testimoniare l'impegno antirazzista. La festa si è

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conclusa con un concerto, mentre in Piazza Duomo si raccoglievano le firme per la campagna L'Italia sono anch'io. A Rosarno e in Calabria, nonostante il ruolo positivo esercitato dal terzo settore, dalle comunità d'accoglienza e dalla rete Sprar, la presenza dei migranti continua ad essere gestita come emergenza. La politica regionale e nazionale stenta ad individuare le contromisure necessarie ad affrontare la gravissima situazione in cui versa il territorio e in particolare la piana di Gioia Tauro. Oggi a Rosarno non solo nulla è cambiato, ma in alcuni casi la realtà e più critica e complessa di quanto non fosse prima. Il comparto agricolo è letteralmente al collasso; le clementine e le arance rimangono incolte; i lavoratori immigrati sono costretti a vivere in strutture fatiscenti per assenza di lavoro e di un intervento strategico da parte dello Stato. La comunità locale e la nuova amministrazione da sola non può farcela, nonostante i progetti e le risorse messe a disposizione dalla giunta. Per questo siamo impegnati accanto al Sindaco, ai rosarnesi e ai migranti per evitare emergenze e tragedie annunciate.


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internazionali

Diritti dell’infanzia: una discussione globale per uno dei temi al centro di Circomondo a Siena a manifestazione di Circomondo organizzata da Arci Siena e dall'associazione Carretera Central è stata molto più di un evento culturale e di scambio internazionale importante, ha promosso un percorso di relazioni associative e di cooperazione internazionale assolutamente innovativo e al tempo stesso di rilevante valore sociale, per le realtà e le operatrici e operatori che vi hanno preso parte e anche per chi è stato invitato dall'esterno. Peccato che le date abbiano coinciso con la fine delle ferie invernali, altrimenti vi sarebbe sicuramente stata una presenza anche istituzionale di rilievo. La stessa Direzione generale della cooperazione allo sviluppo e la segreteria del Ministro Ric-

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ROMA Mercoledì 11 gennaio, alle 17, sit-in promosso dalla Fnsi davanti all’Ambasciata di Ungheria in via dei Villini 12, per protestare contro la stretta alla libertà d’informazione

cardi hanno espresso 'vivo interesse' e chiesto materiali e informazioni, oltre ad aver patrocinato queste giornate internazionali del Circo Sociale. Il 5 gennaio, la mattina, è stato realizzato un panel/confronto sulle tematiche della cooperazione e solidarietà legata all'infanzia, con la presenza di rappresentanze in Italia delle Nazioni Unite (programma Art di UNDP), dell'Unicef Italia, di Arcs e dei referenti della campagna Un cuore si scioglie, promossa in Toscana dal mondo Unicoop e da ong e associazioni, tra cui il comitato regionale Arci. Gli ospiti intervenuti hanno sottolineato la lontananza politica e reale dal raggiungimento entro il 2015 degli Obiettivi del Miillennio, in questo caso affrontando quelli legati all'educazione, alla salute, alla promozione della parità di genere, peraltro evidenziando le difficoltà delle politiche italiane a dare un contributo con coerenza tra gli interventi e i settori e in maniera efficace. Nel 2010 parlare di diritti per l'infanzia e l'adolescenza significa porsi davvero in una dimensione globale, che va dalla rilettura delle politiche di welfare, alla tutela della scuola pubblica, al sostegno e raffor-

zamento delle attività no profit per l'educazione informale, alla garanzia per bambine e bambini delle famiglie immigrate del riconoscimento dei diritti di cittadinanza e di pari dignità. Il nostro Paese continua ad essere lontano dalla piena adesione alla Convenzione dei Diritti del Fanciullo che pure decenni fa, ormai, ha accolto e sottoscritto: anche per quanto riguarda l'applicazione effettiva delle Linee Guida sui Diritti dell'Infanzia che nella sua politica di cooperazione internazionale negli anni '90 ha redatto e a cui nelle priorità di intervento pluriennali si richiama. Gli interventi del pubblico internazionale ai confronti sul tema infanzia/circo sociale del 5 gennaio sono stati espliciti e 'accorati' nel sottolineare che la sfida della cooperazione e della 'crescita' condivisa passa da uno scambio e un lavoro globale, dalla costruzione di reti associative che tengano alto l'interesse comune sulle tematiche della partecipazione attiva di cittadine e cittadini del mondo alla lotta a ogni fenomeno di emarginazione sociale, le cui prime vittime sono le giovani generazioni. Info: stilli@arci.it

In Ungheria è a rischio la democrazia Una lettera aperta di Jean Marc Roirant, presidente del Forum Civico Europeo, alle cento organizzazioni aderenti in tutta Europa ari amici, i cittadini ungheresi sono scesi in piazza in gran numero il 2 gennaio per protestare contro l'entrata in vigore della molto controversa nuova Costituzione, che i rappresentanti dell'opposizione politica e della società civile vedono come uno scivolamento verso l'autoritarismo, mettendo in pericolo il pluralismo dei media, l'indipendenza della giustizia, la libertà di religione e la possibilità di alternanza nel potere politico. È compromessa persino l'autonomia della Banca Centrale ungherese. Tra i nuovi dettami della Costituzione, i media internazionali e i manifestanti in Ungheria attirano la nostra attenzione su una legge elettorale che favorisce i partiti più grandi, la sostituzione del nome 'Repubblica di Ungheria' con quello trascendentale di 'Ungheria', la lunghezza del mandato presidenziale e la creazione di una posizione chiave istituzionale nominata direttamente dal Primo Ministro senza rispetto del controllo e dell'equilibrio democratico, la costituzionaliz-

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zazione della proibizione dei matrimoni gay e dell'aborto. In più, la moneta locale come unica divisa legale nel paese (e che ne sarà dell'euro?) Cosa succede sul versante delle istituzioni europee? In quanto custode dei trattati, sta alla Commissione Europea di intervenire se questi nuovi testi di legge non sono in accordo con i valori democratici affermati nei trattati e che sono alla base stessa della costruzione europea. Per ora, il Presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso e la Commissaria per la Giustizia, i diritti fondamentali e di cittadinanza Viviane Reding, non hanno preso posizione sulle questioni sollevate in Ungheria. Per tutti i cittadini europei impegnati per i valori dei diritti umani affermati dai trattati europei, la loro messa in discussione da autorità politiche degli stati membri non è accettabile. Una inadeguata risposta delle istituzioni europee sarebbe un colpo alla legittimità stessa del progetto

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europeo. Come molti altri attori della società civile, sono preoccupato di questa situazione perché è alta la posta in gioco, per il futuro della democrazia e dei valori europei che condividiamo e che portiamo avanti come attivisti di società civile sui tanti terreni che fondano il rispetto dei diritti umani. La domanda che sorge è quale sia la modalità migliore per mobilitarci, per dare voce al nostro impegno per i diritti fondamentali e per fare appello alle istituzioni europee affinché facciano quello che il loro compito impone per difendere lo spirito dei trattati in questa regione. Per questo vi scrivo, in modo da discutere e coordinare le possibili iniziative comuni. Una cosa è certa: il Forum Civico Europeo si impegnerà insieme a tutti coloro che credono sia importante mobilitare nel modo più ampio possibile le organizzazioni di società civile e i loro aderenti su questioni che mettono in gioco la democrazia, che oggi sono il frutto delle scelte delle autorità ungheresi, ma che sono iscritte in un contesto più largo e fortemente preoccupante. Info: www.civic-forum.eu


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Nuovi talenti: con ReAL parte la prima edizione del contest ‘La musica non gira intorno’ coli che sono interessati a proporre band per il contest devono inviare in allegato alla mail lamusicanongiraintorno@arcireal.com entro il 29 febbraio 2012 la scheda che troveranno sul sito www.arcireal.com. È necessario che i brani delle band che verranno proposte possano essere ascoltati on-line (myspace, youtube, facebook...). Con La musica non gira intorno l'Arci vuole dare un impulso, anche in tempi di crisi, alla creatività giovanile in ambito musicale, mettendo a frutto il lavoro quotidiano dei circoli, le relazioni costruite nel tempo con media, promoters, produttori e artisti con l'ambizioso obiettivo di lavorare per dare un futuro alla musica in Italia. Info: siviero@arci.it

ltro che talent show..qui è tutta musica vera. Finalmente prende il via la costruzione del roster emergenti 2012/2013! È ormai il secondo anno che il progetto ReAL ha deciso di puntare sulla valorizzazione dei musicisti emergenti che nascono all'interno della nostra rete. Nel 2011 sono stati molti i circoli della Rete che ci hanno inviato proposte di ottimo livello qualitativo sollecitando la loro diffusione. Anche per questa ragione ReAL si appresta a lanciare un contest che darà vita al nuovo roster emergenti. Andiamo con ordine, anzitutto i partners e i testimonial. Sono molte e differenti le realtà che ReAL intende coinvolgere in questa nuova 'avventura', a partire da media partners vecchi e nuovi: Music Club, Rumore, le Arci ReAL Radio, passando dal coinvolgimento di musicisti affermati (a partire da quelli presenti nel roster 'big' 2012), alle etichette e al mondo del booking (il MEI su tutti...), ma soprattutto i direttori artistici dei circoli della Rete! La musica non gira intorno è il nome della prima edizione del contest 'totale' che ReAL si appresta a mettere in campo per raggiungere almeno due obiettivi: valoriz-

zare la Rete dei circoli che fanno musica dal vivo (e che quotidianamente ascoltano e scelgono giovani musicisti e band) rendendoli protagonisti delle scelte della proposta musicale dell'associazione per l'intera stagione; allo stesso tempo vuole affermarsi come lo strumento dell'associazione per lavorare 'in proprio' sui nuovi talenti della musica emergente. 5 saranno le band selezionate che entreranno nel roster ma non solo: ReAL lavorerà sulla visibilità, sulla distribuzione (è in arrivo l'accordo con www.zimbalam.it) e le traghetterà all'interno del roster ReAL, che significa garantire ai circoli della Rete di 'aprire' i concerti con l'esibizione di band più affermate. Ricapitolando: un contest rivolto alle giovani band emergenti (età media under 30), che dovranno essere proposte dai circoli di ReAL; le band verranno ascoltate da un comitato artistico composto da direttori artistici dei circoli, musicisti e band affermate, agenzie di booking ed etichette discografiche e giornalisti. Fra tutti i partecipanti verranno scelte 5 band alle quali ReAL dedicherà il proprio lavoro per un'intera stagione. Alcune informazioni da appuntarsi: tutti i cir-

Il workshop a Collegno

Con Zimbalam si apre per Arci ReAL un progetto di partnership digitale

Domenica 18 dicembre a Collegno, presso il circolo Asylum, si è tenuto il primo 'atto' della nascente collaborazione fra Arci ReAL e zimbalam.it, la più interessante piattaforma di distribuzione digitale della musica esistente in Italia. Si è trattato di un workshop in forma di trasmissione radiofonica live, promosso ed organizzato da Arci Valle Susa, associazione Il laboratorio e radiotrip.net con il sostegno della Città di Collegno, inserito nel programma delle 'Giornate di Occupazione Culturale'. L'evento, che ha visto in campo gli speakers di radiotrip.net (una delle Arci Real Radio), ha attraversato diversi ambiti: dalle web radio alla musica indipendente, dalla formazione al confronto fra musicisti più o meno affermati, all'immancabile musica live. Il workshop ha alternato, nell'arco di ben 4 ore, nozioni di comunicazione, teoria e pratica del 'fare radio', ma anche interviste e performance live (rigorosamente in acustico) di oltre dieci band locali e la presenza di due ospiti d'eccezione: Fabrizio Galassi (zimbalam.it) e Pierluigi Ferrantini dei Velvet (proprio quelli di Boyband). Info: www.arcireal.com

Sono ormai alcuni anni, quasi dall'inizio della storia di ReAL, che la rete si interroga sull'opportunità dare vita ad un lavoro 'dedicato', scegliendo ed attuando nei confronti di un numero limitato di band/musicisti un lavoro simile a quello che farebbe un'etichetta...il ragionamento si è spesso spinto sino all'ipotesi di dare vita ad una vera e propria etichetta web. L'occasione di tornare sull'argomento ci viene fornita da una interessante proposta di partnership da parte di zimbalam.it. Zimbalam è un aggregatore digitale nato con lo scopo di distribuire a livello mondiale la musica di artisti indipendenti o senza contratto discografico. Basato sul concetto di trasparenza, semplicità ed efficienza, Zimbalam permette all'artista di mantenere tutti i diritti sulle sue opere. Zimbalam, come ReAL, ha fra i suoi obiettivi lo 'scouting', la promozione della musica indipendente mediante partnership con media, festival, online stores e tutti gli operatori del settore che possano contribuire alla visibilità ed alla diffusione delle band. Oltre ai servizi di distribuzione, Zimbalam mette a disposizione nuovi strumenti per

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Il Coordinamento dei senegalesi in Toscana promuove il 13 gennaio a partire dalle 12 la manifestazione In piazza Dalmazia a un mese dalla strage razzista, perchè non cali il silenzio su razzismo e xenofobia

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promuovere e valorizzare l'attività di diffusione e vendita on line delle band che si auto-producono. Il tutto avviene attraverso una piattaforma innovativa per la gestione delle mailing list e una nuova applicazione per IPhone. Dalla produzione alla firma con un'etichetta discografica e con un'agenzia di booking per i migliori, Zimbalam segue gli artisti in tutte le fasi della loro carriera diventando uno strumento fondamentale, anche in ambito di self management o social music. Sempre più spesso gli artisti decidono di utilizzare gli strumenti che la rete mette a loro disposizione, per migliorare la velocità, la capillarità, tagliando intermediari e costi oramai obsoleti. Per questa ragione Arci ReAL sta lavorando ad un accordo con Zimbalam che le consenta di ampliare il suo lavoro di promozione della musica emergente e la propria rete di relazioni con un occhio sempre attento a nuovi e più adatti strumenti e modalità. La rete distributiva di Zimbalam, che copre la maggior parte del mercato digitale mobile e internet mondiale, è dunque un'opportunità che ReAL è pronta a cogliere.


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spesemilitari

Ventitré miliardi per essere pronti alla guerra di Giulio Marcon, portavoce della Campagna Sbilanciamoci! inalmente in questi giorni se ne sono resi conto in molti: forze politiche, media, sindacati e anche i militari. Si spende troppo per le Forze Armate in Italia: troppi sprechi, troppe spese inutili, troppi soldi per le armi, troppi privilegi per una casta che in questi anni ha saputo ben difendere i propri interessi corporativi e rinviare quella necessaria riforma della Difesa che manca da troppo tempo. Doveva essere la crisi economica a scoperchiare la pentola. 180mila uomini e donne in armi - quando ne basterebbero la metà - 15 miliardi per 131 cacciabombardieri F35 - l'equivalente di mezza manovra Monti - e più di 510 generali (in proporzione più di quelli dell'esercito americano) sono alcuni dei numeri tra i tanti

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VERONA Dal 20 al 22 gennaio al Teatro Camploy si celebrano i 50 anni del movimento nonviolento fondato da Aldo Capitini, con reading, spettacoli, concerti, convegni

che testimoniano una situazione paradossale: vengono richieste ‘lacrime e sangue’ a pensionati, lavoratori e giovani, mentre le spese militari non vengono nemmeno sfiorate dalla Legge di Stabilità e dalla manovra Monti. Da anni la campagna Sbilanciamoci! chiede la riduzione del 20% delle spese militari, la riduzione di 60mila unità delle Forze Armate, la cancellazione del programma dei 131 cacciabombardieri F35. Eppure pochi in questi anni hanno sostenuto queste proposte. E pochi si rendono conto - e quasi nessuno ne parla - che mentre vengono salvaguardati gli interessi e i privilegi della casta militare, i fondi per il servizio civile sono passati in pochi anni da 300 a 68 milioni: decine di migliaia di ragazzi - pur avendo optato per questa possibilità ed essendo magari stati scelti - non potranno svolgere un servizio utile alla comunità e che tra l'altro ci fa risparmiare un sacco di soldi per tutti quei servizi sociali che vengono erogati grazie alla loro presenza. Che ormai i privilegi e gli sprechi dei militari siano insostenibili se ne è reso conto anche il ministro Di Paola, non prima però di aver

incassato la salvaguardia dei fondi per il 2012, ottenuta con la Legge di Stabilità e la manovra Monti. Un anno per prendere tempo, mentre il disegno che si profila è chiaro: tagliare il personale (con prepensionamenti, trasferimenti alla Protezione Civile, all'Interno o alla Giustizia) per investire i soldi risparmiati nelle armi. Finché la protesta monta, qualche spiraglio viene concesso (ad esempio la ventilata riduzione del numero di F35 da produrre: invece di 131, magari 50 o 60), salvo poi - ad acque più calme far marcia indietro. E comunque continuando ad investire in altri sistemi d'arma, facendo così contenta con varie subforniture Finmeccanica (zeppa di ex generali ed ufficiali delle Forze Armate) e soddisfacendo l'obiettivo delle gerarchie militari: fare delle Forze Armate uno strumento ‘operativo ed efficiente’ nei teatri di guerra - come in Afghanistan - ed essere integrata pienamente nella nuova filosofia ‘interventista’ della Nato. Una prospettiva da contrastare con un'idea radicalmente diversa della Difesa del nostro paese: quella della nostra Costituzione («l'Italia ripudia la guerra») e della carta delle Nazioni Unite.

Spese militari: l'Italia si conferma al decimo posto nel mondo onostante la crisi e la recessione globale, le spese militari nel mondo continuano a crescere: nel 2010, secondo quanto registrato dal Sipri, l'Istituto Internazionale di Ricerche per la Pace di Stoccolma, la spesa militare ha raggiunto i 1.630 miliardi di dollari, con un incremento dell'1,3% rispetto all'anno precedente. Sempre secondo il Sipri, l'Italia si conferma al decimo posto con 37 miliardi di dollari, un dato 'stimato', vista l'impossibilità di avere informazioni precise. Per il 2012 il bilancio della Difesa è pari a 19.962 milioni di euro, ma si arriva facilmente a una spesa complessiva di oltre 23 miliardi di euro se a tutto ciò si sommano i costi per le missioni all'estero e gli stanziamenti del ministero dello Sviluppo Economico per i sistemi d'arma. La campagna Sbilanciamoci! ha scorporato nelle singole voci questa cifra totale, rendendo più chiari gli sprechi di un modello insostenibile. L'organico delle Forze armate è previsto in poco più di 180mila unità. È completamente fallito l'obiettivo della riforma della leva del 2001 visto che il numero dei comandanti (graduati) è superiore a quello dei comandati, con un numero spropositato di 511 generali e ammiragli e un numero di

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marescialli più che doppio rispetto al necessario. Ne risulta un organico di età molto avanzata e quindi poco incline all'operatività. Il paradosso emerge dalle missioni all'estero, attività ormai principale delle nostre Forze armate, che impegnano 7.435 uomini e donne, con evidente difficoltà a rispondere positivamente all'ipotesi di altre missioni. Per il 2012 sono stati stanziati 1.512,4 milioni di euro, con un incremento di 68,1 milioni, per provvedere alla formazione e all'addestramento, alla manutenzione e all'efficienza dei mezzi e alla sicurezza del personale; i tagli lineari fatti negli anni passati sono andati a finire sempre qui. Per il settore della ricerca, sviluppo, ammodernamento e rinnovamento dei nuovi sistemi d'arma è prevista una spesa di 3.941 milioni di euro, con un incremento rispetto al 2011 pari a 471,4 milioni di euro: più del 10% in spesa per armi. Dunque, quasi 20 miliardi del bilancio della Difesa, ma si arriva velocemente a 23. Nello stato di previsione del Ministero dell'Economia è infatti presente il fondo per le missioni internazionali di pace, incrementato con 700 milioni di euro dalla Legge di stabilità, raddoppiati poi dalla manovra Monti. Lo stato di previsione del ministero

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dello Sviluppo Economico comprende poi 1.538,6 milioni di euro per interventi agevolativi per il settore aeronautico e 135 milioni di euro per lo sviluppo e l'acquisizione delle unità navali della classe Fremm. La Legge di Stabilità proroga al 31 dicembre 2012 l'utilizzo di personale delle Forze armate per le operazioni di controllo del territorio per una spesa complessiva di 72,8 milioni di euro. Intanto gli sprechi proseguono: a cosa servono 180mila militari, con i vertici che crescono e la truppa che viene tagliata? A cosa servono 2 portaerei, decine di fregate, 131 cacciabombardieri d'attacco, 121 aerei di difesa, centinaia di elicotteri, centinaia di blindati? Perché comprare mezzi spesso sottoutilizzati e a volte addirittura non utilizzati (fortunatamente!)? Per non parlare delle 19 maserati blindate o dei costi degli alloggi dei vertici. Ci sono poi i 20 milioni di euro voluti da La Russa per la mini naja e i 7 milioni l'anno per 'strade sicure', operazioni di pura facciata. Occorre invece utilizzare la crisi come occasione per rivedere l'intero modello di difesa, adeguarlo alle reali esigenze e liberare così risorse da destinare a settori dove gli investimenti garantiscano posti di lavoro e benessere per il Paese.


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carcere

Le carceri scoppiano. Le associazioni incontrano il Ministro Severino garantiscano condizioni umane a chi è detenuto. Negli scorsi mesi un cartello di organizzazioni composto da A buon diritto, Acli, Antigone, Arci, Associazione nazionale Giuristi Democratici, Beati i Costruttori di Pace, Cgil, Cgil-Fp, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia (CNVG), Coordinamento Garanti Territoriali Detenuti, Forum droghe, Forum per il diritto alla salute in carcere, Jesuit Social Network Onlus, Ristretti Orizzonti, Unione Camere Penali Italiane, Vic-Volontari in carcere ha richiesto al Ministro un incontro, che si terrà giovedì prossimo: sarà l'occasione per la società civile impegnata negli istituti di pena di consegnare al Ministro delle proposte concrete. Info: uda@arci.it

qualche mese dal suo insediamento il Ministro della Giustizia Paola Severino si trova alle prese con una delle eredità più bollenti che il Governo Berlusconi ha lasciato a quello Monti: la drammatica situazione carceraria. Nelle prime settimane il nuovo Ministro ha lanciato un segnale che poteva apparire piccolo: l'idea del Guardasigilli di confezionare una Carta dei diritti e dei doveri per chi ‘abita’ nelle carceri italiane, non importa con quale ruolo, poteva essere un evento dalle potenzialità dirompenti. Una rivoluzione silenziosa annunciata dal Ministro durante le audizioni alla Camera e al Senato, che si sarebbe iscritta in una visione riformatrice di tutto il sistema con un connotato fortemente garantista. È probabile che l'ispirazione sia venuta a Paola Severino, una lunga e scintillante carriera di penalista, dalla conoscenza diretta di una realtà complessa e cangiante, sempre dolorosa. Poi il ritorno alla vecchia idea del braccialetto elettronico, accarezzata anche dal suo predecessore, insieme con una dose non trascurabile di attenzione all'edilizia penitenziaria, motore salvifico e sempreverde di una certa ripresa.

Nel mentre, fuori dai palazzi della politica, tutto il mondo che da sempre invoca una maggiore attenzione per le misure alternative che sanino nel tempo la condizione di sovrappopolamento, grida in coro che, nella situazione data, il provvedimento che maggiormente influirebbe sulla qualità della vita dei detenuti sarebbe quello dell'amnistia. A pochi giorni dall'entrata in vigore del decreto legge voluto dal Ministro Paola Severino per fronteggiare il sovraffollamento galoppante, l'unico dato certo che abbiamo sulle scarcerazioni riguarda gli effetti della legge Alfano dell'anno precedente che prevedeva la possibilità di concedere la detenzione domiciliare a chi avesse ancora un anno di pena da scontare, purché non si fosse macchiato di crimini ritenuti di particolare gravità. Al 31 dicembre del 2011 ne hanno usufruito 4.304 detenuti, le previsioni erano ben più ottimistiche e parlavano di oltre 8mila persone quali possibili beneficiari. Serve una decisione urgente e immediata: le carceri stanno scoppiando, dal Presidente della Repubblica al Papa è un susseguirsi interminabile di appelli perchè si

Torna il braccialetto elettronico

Morti in carcere e madri detenute: rompere il silenzio

Tra le misure che sarebbero rilanciate dal cosiddetto 'Piano Severino', c'è anche il braccialetto elettronico, congegno che verrebbe utilizzato per tenere sotto controllo i detenuti ai domiciliari. Quella del braccialetto è una vecchia storia, introdotta dal governo Berlusconi che nel 2003 aveva concluso un accordo con Telecom costato allo stato italiano ben 11 milioni di euro. Il contratto è scaduto («avremmo speso meno da Bulgari», il commento del vice capo della polizia), con risultati nulli. Tutti coloro che hanno avuto a che fare con questo sistema di controllo elettronico - poliziotti, detenuti, magistrati - hanno finito per diffidarne e boicottarlo, e a ragion veduta vista l'inefficacia e il malfunzionamento. Oggi ne restano otto in circolazione, ma sono privi del Gps e dunque inutilizzabili nonostante costino quanto un bracciale di brillanti. Adesso il nuovo ministro Paola Severino ha deciso di reintrodurli come uno degli strumenti che può aiutare a svuotare un po' le carceri. C'è solo da sperare che nell'epoca del 'grande fratello', in cui tutti possono spiare tutti, si adotti un sistema efficace per sapere se una persona resta nello spazio assegnato.

Nel 2011 sono stati 186 i morti tra i detenuti nelle carceri italiane. La loro età media non arrivava a 40 anni. Gli ultimi due nella notte di San Silvestro. Il 2012 ha già segnato un nuovo caso nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, dove un internato è morto a 56 anni. Il suo è stato il terzo decesso in quella struttura in pochi mesi. Le organizzazioni che si occupano del sistema carcerario chiedono di fermare la strage e puntano il dito contro il sovraffollamento: in tutti gli istituti nei quali si è registrato più di un suicidio il sovraffollamento era superiore alla media nazionale. Caso limite, quello di Castrovillari (Cosenza) con due suicidi sui 285 detenuti presenti e una media di sovraffollamento del 217%. A livello nazionale il tasso medio è del 150% (68mila detenuti per 45mila posti). C'è un altro dato che ci interessa mettere in luce e di cui solo raramente si parla. Attualmente le donne rinchiuse in carcere sono circa 2600, il 4% dei detenuti. Di queste, poco più di 60 sono internate insieme ai loro figli, 70 bambini di età infe-

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Il 14 gennaio alle 10 presso il Museo storico della Liberazione si terrà l’iniziativa Prima le donne e i bambini. Maternità e infanzie negate dietro le sbarre, con testimonianze, immagini e interventi per riflettere insieme

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riore ai tre anni. Le detenute in stato di gravidanza sono una trentina. Sei sono le carceri italiane interamente femminili e sedici gli asili nido ospitati all'interno. Quel che manca quasi totalmente è una riflessione seria su quanto la vita carceraria influisca sulla maternità, sia che i figli siano all'interno del carcere, sia che vivano fuori. C'è una scarsa attenzione sui motivi, spesso legati alla specificità femminile, che portano le donne in carcere. Questi figli, dietro e fuori le sbarre, restano invisibili per la società e le istituzioni, come le loro madri. Oggi è ancora difficile parlare di maternità in detenzione. Le donne detenute vengono considerate cattive madri, incapaci di portare avanti il proprio ruolo materno e così sulle loro maternità cala il silenzio. È ora di romperlo questo silenzio, come quello che per troppo tempo ha coperto le morti di carcere. È ora di conoscere le loro storie, riflettere sulle loro paure, su quello che si può fare perché nessuna madre e nessun bambino debbano vivere più dietro le sbarre.


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equosolidale

Commercio equo per tutti. Forse di Alberto Zoratti, responsabile Fair - Economie solidali nostri volumi ed il nostro impatto in tutto il mondo per ogni categoria di prodotti». Far diventare il Commercio equo 'mainstream', lavorando sulle quantità grazie all'ingresso di nuovi attori soprattutto privati e in una situazione di forte crescita, visto che la vendita dei prodotti certificati negli Usa è esplosa del 63% nella metà del 2011. La risposta, forte e dal basso, arriva dalle pagine del Guatemala Times, dove la rete di contadini del Mexican Coordinator of small fair trade producers critica duramente la scelta statunitense come una progressiva 'neoliberalizzazione' del movimento, ricordando come «il sistema neoliberista sia in piena crisi e come (il movimento) abbia la responsabilità di costruire un altro modello: democratico ed equo per tutti, compreso il nostro pianeta». Sembra un problema legato all'immaginario statunitense più che un vero problema di sostanza. Ma la sostanza esiste e si chiama nuovo marchio di certificazione, che Fair Trade Usa ha scelto di proporre come alternativo a quello convenzionale. E dall'altra parte si chiama rischio di contagio, perchè letture poco ortodosse ci sono anche in Europa, come ci ricorda la portavoce della Faitrade Foundation inglese in una recente intervista: «Per espandere i benefici del commercio equo noi dobbiamo diventare Mainstream. È una sfida, ma siamo determinati nel farlo con integrità». Nessuno discute che maggiori risorse ai produttori siano un beneficio per quelle comunità, ma il punto di vista può essere anche diverso. La certificazione di prodotto permette a un licenziatario di avere una linea equosolidale in mezzo a una grande quantità di proUn giro d'affari di 6 miliardi di dollari, un tasso di credotti non certificati, dall'altra parte lo scita del 27% annuo. Più di 1 milione e 150mila contasfruttamento sul lavoro e i bassi salari dini dei paesi più poveri del mondo strappati alla misesono la conseguenza, e non la causa, ria. Sono i dati della 'terza rivoluzione industriale', la di un dato di realtà: il market power rivoluzione del fair trade, del commercio equo e solidadelle grandi imprese. Che per come le. Ma tra gli inventori di questa rivoluzionaria forma di sono strutturate le filiere possono agire commercio sono cominciati a emergere punti di vista in modo predominante, imponendo diversi. C'è chi spinge per una maggiore apertura al costi e prezzi ai produttori e ai consumercato e alle grandi multinazionazionali, e chi - come matori. La liberalizzazione dei mercati, il missionario olandese Frans van der Hoff, uno dei fonnei settori dov'è stata fatta, ha portato datori, - è convinto che così facendo si tradirebbero ad una progressiva semplificazione principi e obbiettivi del movimento. dello scenario, selezionando in modo Intanto, dal 1 gennaio Fair Trade Usa è uscita da Fair darwinistico i più adatti e cancellando Trade International, adottando un proprio marchio. Con la maggior parte degli altri attori. Davanti a questa situazione, pensare un giro d'affari di 1.8 miliardi di dollari, gli americani di ampliare i benefici (non i fatturati) del coprono più di un terzo dell'intero mercato mondiale. commercio equo con il mero ampliaPer l'organizzazione che rappresenta 25 paesi, tra cui mento alle grandi corporation senza l'Italia, e garantisce il lavoro e la confezione equo e solimetterne in discussione il potere di dale di circa un centinaio di prodotti, è un colpo che mercato è pura utopia. Se non vera potrebbe risultare fatale.

econdo i dati della Banca Mondiale, più di 2 miliardi di persone vivono con meno di due dollari al giorno. L'attuale modello di commercio equo e solidale raggiunge solamente una piccola percentuale di questi. Il Commercio equo può e deve fare di più». Fin qui, nulla di nuovo. L'appello di richiesta di sostegno da parte di Fair Trade Usa alla nuova campagna Fair Trade for All si basa su un'analisi più che ovvia, dimenticando forse di aggiungere che con la crisi economica, determinata dalla deregolamentazione dei mercati, nel 2009 il numero di persone condannate alla fame aveva superato la soglia del miliardo. Questa constatazione è l'incipit di un documento che vorrebbe giustificare lo sganciamento di Fair Trade Usa, il principale certificatore equosolidale statunitense, dal resto del movimento mondiale in questo caso rappresentato da FLO. Il problema sta tutto in una questione oramai annosa: aprire o non aprire al mercato 'mainstream', cioè alle grandi corporation con i loro volumi stellari e le loro reputazioni da ripensare? E se sì, quanto e come, per evitare un annacquamento dei criteri e della credibilità di un movimento oramai sulla soglia dei sessant'anni? Le ragioni le spiega Paul Rice, CEO di Fair Trade Usa, dichiarando che il loro obiettivo è «raddoppiare i

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I diversi punti di vista sull’apertura al mercato

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Un commercio più equo’ di Monica Di Sisto Storia, presente e futuro del commercio equo e solidale nelle parole dei protagonisti. Con la forza delle persone, dei fatti e dei numeri. Le banane eque - ormai è chiaro a tutti - non crescono sugli scaffali. I prodotti del Commercio equo e solidale arrivano infatti da lontano, nel tempo e nello spazio. E tuttavia ci sono diventati familiari e - dal caffè all'artigianato - hanno tutti un volto e una storia. Sono l'avanguardia dell'economia solidale: hanno cambiato la lista della spesa di un italiano su cinque e la maniera di valutare il prezzo di un prodotto o leggere la sua etichetta. Un commercio più equo racconta questo straordinario percorso, attraverso le voci autorevoli di chi il fair trade lo ha sognato, immaginato, progettato e realizzato - in Italia e nel mondo -, ha aperto le prime Botteghe, ha fatto i conti con la crescita e le sue contraddizioni. In parte il Commercio Equo resta infatti un ossimoro: pratiche commerciali e spirito solidale, produttori nel Sud e consumatori del Nord, piccole dimensioni e grande distribuzione. Ma la tensione a superare questa contrapposizione sprigiona un'energia capace di ribaltare il mondo. L'autrice è Monica Di Sisto, una giornalista sociale specializzata nel commercio internazionale, esperta di economia solidale e cooperazione. Scrive per Altreconomia e l'agenzia Asca, insegna Modelli di sviluppo economico alla Pontificia Università Gregoriana. Ha curato la comunicazione di realtà come il Contratto Mondiale dell'Acqua ed eventi come il Forum Sociale Mondiale. Fondatrice di Fair coop, è autrice - tra gli altri- di Il voto nel portafoglio (ed. Il Margine). Il libro, edito da Altraeconomia, costa 12 euro.

manipolazione. Il rischio è anzi il contrario, e cioè rafforzare la reputazione di imprese che non potranno fare altro che imporre le proprie politiche commerciali, che saranno tanto più sostenibili quanto più convenienti economicamente. E accettare politiche di liberalizzazione dei mercati, invece di una loro progressiva ri-regolamentazione, che andranno a sostenere i più forti sacrificando le comunità più piccole e la stabilità del pianeta. In Messico chiedono un forte ripensamento non solo al movimento statunitense, ma anche a quello mondiale. Forse sarebbe opportuno ricominciare a parlarne.


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Un'alternativa all'abrogazione dell'articolo 18 è possibile Un articolo di Alfonso Gianni, direttore della Fondazione Cercare ancora urostat e Istat ci hanno comunicato gli ultimi dati sulla disoccupazione in Europa e in Italia, che sono, al novembre 2011, pari a 10,3% e 8,6%. Quindi l'Italia sta meglio della media degli altri paesi europei? Solo apparentemente. Infatti se noi sommassimo all'elenco dei disoccupati quei lavoratori che ancora non lo sono perché percepiscono il trattamento di cassa integrazione (che nel 2011 è stato erogato per l'equivalente di 953 milioni di ore) il dato della disoccupazione italiana balzerebbe immediatamente sopra l'11%. Questo e non altro sarebbe l'effetto immediato della cancellazione dell'articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavora-

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PIACENZA Il 13 gennaio alle 21.30 secondo appuntamento con la rassegna di musica e parole Musica al lavoro organizzata da Cgil e Arci Piacenza. Esibizione di Ettore Giuradei group. Ingresso gratuito

tori, poiché renderebbe possibile il licenziamento per motivi economici. Ci sarebbe qualche vantaggio per i precari o per quel numero sempre crescente (oltre 2,2 milioni) di giovani che non sono nello studio, né nel lavoro, né in corsi formativi (i neet secondo l'acronimo inglese)? Nessuno, poiché le occasioni di lavoro non derivano dalla possibilità di sostituire i licenziati dal momento che la cessazione del loro rapporto di lavoro dipenderebbe da motivi economici che riguardano il cattivo stato dell' impresa di provenienza, né la minore rigidità del lavoro in uscita è di per sé un incentivo a nuove assunzioni in una situazione di crisi recessiva. Il cosiddetto tasso di rigidità in uscita non è affatto esagerato in Italia. Ad esempio è di gran lunga inferiore alla Germania. Eppure questo è l'unico paese che ha visto aumentare i propri occupati nella crisi, al punto da riaprire le immigrazioni di manodopera da Est, malgrado che anche lì la produzione abbia ultimamente rallentato. Sembra che il decremento del Pil non abbia alcun effetto sull'occupazione tedesca. Infatti dal 2007 al

Ocse: l’Italia tra i più flessibili al mondo In Italia licenziare non è per nulla difficile. I dati Ocse dimostrano che liberarsi di un dipendente è molto più facile per un imprenditore italiano di quanto non lo sia per un ungherese, un ceco o un polacco. Con un indice di flessibilità di 1,77 (per i lavoratori a tempo indeterminato) l´Italia è al di sotto della media mondiale (2,11). In cima alla classifica dei paesi in cui licenziare è più difficile ci sono la Germania e i paesi del Nord Europa. Dunque, secondo questi indici aggiornati al 2008, non ci sarebbe alcuna ragione per modificare l´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori in nome di una presunta rigidità delle leggi italiane. La questione cruciale è l'obbligo del reintegro se il tribunale riconosce che il licenziamento è avvenuto senza giusta causa. Ma quell´obbligo è presente in gran parte dei paesi industrializzati, con l´unica eccezione degli Stati Uniti, in cima alla classifica della libertà di licenziamento. Ma gli Usa rappresentano anche una vistosa eccezione a livello mondiale che non si riscontra in nessuno dei paesi emergenti dove il Pil avanza ancora a due cifre nonostante la crisi.

La classifica dell´Ocse mette al primo posto l´Italia solo quando si vuole procedere a licenziamenti collettivi. In quel caso il nostro è il paese al mondo dove è più difficile licenziare grandi quantità di lavoratori tutti insieme. Ma più che un difetto a noi pare una questione di civiltà. Negli ultimi tempi anche negli Stati Uniti, dove tradizionalmente è valsa la regola del 'libero' licenziamento, si stanno ponendo dei limiti sia a livello federale che dei singoli stati. Ma anche in caso di licenziamento ritenuto illegittimo perché basato su motivi discriminatori, il lavoratore viene risarcito in denaro e non con il reintegro. Persino in Cina i dipendenti possono essere licenziati solo per giustificato motivo. Questo vale anche durante il periodo di prova che varia da un mese a sei mesi. È vietato il licenziamento in caso di malattie dovute all´attività professionale o quando il lavoratore sia dipendente da almeno quindici anni e gli manchino meno di 5 anni alla pensione. A dimostrazione che la 'flessibilità in uscita' tanto invocata dagli imprenditori nostrani con la crescita non c'entra proprio nulla.

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2009, mentre il Pil è diminuito di oltre il 4%, l'occupazione tedesca è addirittura cresciuta di quasi un punto percentuale. Non si tratta di un miracolo. La ragione sta nel fatto che gli industriali e i sindacati tedeschi hanno puntato sulla riduzione dell'orario di lavoro, che è diminuito del 2% per addetto nello stesso periodo. In questo modo non solo è stata salvaguardata l'occupazione esistente ma si è fatto posto anche a nuove assunzioni. Perché dunque non riprendere il tema della riduzione dell'orario di lavoro anche in Italia? Se c'è una flessibilità di cui c'è bisogno è proprio questa. Questo sarebbe un patto sociale virtuoso, adatto al nostro paese. In questo modo si eviterebbe la deresponsabilizzazione delle imprese e la perdita delle professionalità e del saper fare acquisiti da parte dei lavoratori. Si eviterebbe di scaricare costi sulla collettività, lasciando quindi la possibilità di impiegare risorse statali per una riforma in senso universalistico degli ammortizzatori sociali, indispensabile in un paese di piccolissime imprese quale il nostro e soprattutto per introdurre anche in Italia forme di reddito minimo garantito per i giovani inoccupati e per i disoccupati di lunga durata.

La crisi uccide Secondo gli agghiaccianti risultati di un'indagine dell' Eures, ogni giorno almeno un disoccupato italiano si toglie la vita a causa degli effetti devastanti della crisi economica sul tessuto sociale del Paese. L'indagine ha preso in esame il 2009, l'anno del crac finanziario della Lehman Brothers che ha provocato il fallimento di centinaia di aziende in tutto il mondo. I suicidi dei disoccupati sono infatti aumentati di ben il 37,4% rispetto al 2008, un aumento che non può assolutamente essere casuale. A uccidersi quasi sempre uomini adulti, espulsi dal mercato del lavoro o che non sono mai riusciti a entrarvi. Particolarmente colpito da questo dramma sociale il nord del paese, dove si è registrato il 53,6% dei casi totali. Ma il Mezzogiorno non sta meglio, con un aumento dell'11% nei suicidi proprio nel 2009, segno che la crisi ha colpito, e duramente, in tutta Italia. Visto il cattivo andamento dell'economia mondiale ed europea il fenomeno potrebbe purtroppo far registrare un ulteriore incremento, e ultimamente sono saliti alla ribalta della cronaca anche i suicidi degli imprenditori, di fronte all'impossibilità di continuare la propria attività.


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Il Terzo settore calabrese sotto tiro della ‘ndrangheta? ra fine novembre e i primi di gennaio una serie di attentati lanciano un’offensiva senza precedenti nei confronti di strutture sociali che operano nel Terzo Settore in Calabria. Quando mi è stato rivolto l’invito a scrivere un pezzo, sono stato tentato dall’idea di sostenere la tesi presente su molte testate giornalistiche, comune anche ai primissimi attestati di solidarietà interni al Terzo Settore calabrese, ovvero che dietro agli attentati vi fosse una regia. L’inchiesta de Il Manifesto, L’altra Calabria nel mirino dei clan di sabato 7 gennaio, è fin troppo esplicita nell’incipit dell’articolo: «tre attentati nel giro di una settimana contro chi si occupa, direttamente o indirettamente, di migranti sono davvero troppi. Se a questo si aggiunge che oggi ricorre l’anniversario della rivolta di Rosarno, il quadro si fa ancor più fosco. Specie in Calabria dove tre indizi generalmente fanno una prova e nulla osta a pensare che ci sia un unico disegno criminoso». Di primo acchito mi sono lasciato suggestionare dalla semplificazione e da una facile lettura di fenomeni invero molto più articola-

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ti. Per cercare di restituire la complessità del reale ho chiesto aiuto ad alcuni amici. Il loro contributo di riflessione non esaurisce il ragionamento ma ne illumina le possibili evoluzioni interpretative. Domenico Nasone, referente di Libera Reggio Calabria, sottolinea che «le battaglie quotidiane per i diritti sono contrarie allo status quo che la ‘ndrangheta vuole conservare. Di comune negli eventi calabresi c’è la lotta per i diritti e il fastidio contro un Terzo Settore che sta crescendo». Quel Terzo Settore che in virtù del suo «crescente attivismo - come afferma la scrittrice e giornalista Francesca Chirico - ha sottratto con gli anni pezzi di Calabria alle leggi e al controllo della ‘ndrangheta. Lo ha fatto occupando fisicamente gli spazi strappati alle cosche, aprendo le case dei boss a migranti e disabili, mietendo campi di grano e coltivando uliveti confiscati». Tutto questo, secondo Giacomo Panizza della Comunità Progetto Sud, comporta il fatto che «noi siamo più facilmente di altri ‘bersaglio’ in quanto è maggiore l’esplicitazione del rapporto legalità-solidarietà-lavoro. Le cosche cominciano a percepire che noi sappiamo

tante cose dei loro mondi. Siamo bravi a mettere in atto processi di legalità sul crinale di situazioni difficili, offrendo servizi a quelle persone che a volte vivono loro malgrado all’interno di situazioni di illegalità (tossicodipendenti, soggetti svantaggiati, migranti). In tal modo si rompono determinati equilibri». Infatti, secondo l’editore Florindo Rubbettino «la ‘ndrangheta è nemica della società aperta, dei corpi intermedi che creano relazioni positive, ha bisogno di regole feudali, dove la forza si può imporre se si controlla il territorio e soprattutto se i più deboli sono lasciati soli». Ma la lucida analisi di Claudio La Camera del Museo della ‘ndrangheta che individua «nei recenti attacchi al sociale una testimonianza del fatto che in Calabria esistono realtà che sono riuscite ad innescare processi di cambiamento», sottolineando tuttavia che «il punto debole dell'intera questione appare ancora una forte disgregazione e contraddizione all'interno delle organizzazioni della società civile» deve indurre noi tutti ad una riflessione più profonda. Info: gennaro.dicello@gmail.com

‘Per non morire di mafia’, un progetto-spettacolo contro il silenzio n evento da non perdere Per non morire di mafia, l'iniziativa culturale sulla legalità che l'associazione Sicilia Teatro, in collaborazione con il Teatro Eliseo che la ospita, realizzerà a Roma il 16 gennaio articolata in due distinti momenti: un incontro pubblico pomeridiano con il Procuratore nazionale Pietro Grasso e lo spettacolo serale dal titolo Per non morire di mafia, tratto dal libro omonimo di Pietro Grasso. L'iniziativa ha ricevuto l'alto patronato del Presidente della Repubblica, il patrocinio di Comune e Provincia di Roma e della Regione Lazio e l'adesione di Arci, Fondazione Antonino Caponnetto e Libera, tra le più importanti associazioni nazionali impegnate nella lotta alle mafie. Il progetto è ideato e curato da Antonella Moretti dell'associazione culturale Fac. Totum Art. Il senso del progetto si realizza per intero offrendo l'opportunità di conciliare spettacolo ed approfondimento delle tematiche sulla legalità: nel pomeriggio a partire dalle 17 Pietro Grasso, intervistato da Attilio Bolzoni, incontra la città di Roma e i giovani delle associazioni antimafia impegnati nei progetti di recupero dei beni confiscati alle mafie, che avranno l'opportunità di testimoniare le loro esperienze e

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porre domande direttamente al Procuratore nazionale. A seguire il monologo teatrale con Sebastiano Lo Monaco per la regia di Alessio Pizzech: il monologo di un uomo 'contro', che mette la sua vita in prima linea per salvare la speranza di un futuro possibile. Lo spettacolo prende spunto dalla testimonianza umana e professionale, dalle riflessioni e gli interrogativi che il Procuratore Grasso si pone nel suo libro Per non morire di mafia: se Falcone e Borsellino teorizzarono che per combattere la mafia è necessario conoscerla, il loro 'erede', a sua volta impegnato da trent'anni contro la criminalità organizzata, aggiunge che oggi per contrastare la mafia è indispensabile avere la percezione esatta della sua pericolosità, soprattutto nel tentativo di parlarne alle coscienze dei più giovani. È partendo da questi presupposti che l'uomo di teatro e il magistrato hanno condiviso la stessa necessità: restituire un'esperienza rendendola simbolica, elaborando un evento che si colloca nel rito collettivo dell'incontro tra il teatro e la società civile, dando vita ad un vero e proprio progetto-spettacolo contro il silenzio, per far parlare, discutere, reagire. «Non un semplice spettacolo ma un ritratto, un'indagine emotiva, una discesa nel cuore

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vibrante del lucido pensiero di un uomo che ha dedicato e sta dedicando la sua vita alla lotta contro il crimine per il trionfo della legalità - spiega il regista Alessio Pizzech - la grande storia si intreccia alla storia del singolo fatta di paure, di scelte familiari, di piccoli atti di coraggio e determinando l'emergere, nel fluire della coscienza del personaggio di parole chiave che in modo inequivocabile dimostrano l'attualità della parola di Grasso. Uno spettacolo che trae il suo interesse dalla capacità di sollecitare domande, analisi e una maggiore consapevolezza negli occhi degli spettatori. Il grido del personaggio è rivolto alle coscienze: su di esse vuole suscitare una presa di posizione e l'assunzione di una speranza possibile che possa dare corpo ad un'utopia per le nuove generazioni. Un monologo quindi che riconduce il teatro alla sua funzione civile ed evocativa, capace di disegnare gli uomini e di delineare esperienze di vita che possano divenire modelli». L'ingresso per lo spettacolo serale è ridotto per i soci delle associazioni coinvolte (costo 12 euro). Per informazioni e prenotazioni è possibile consultare il sito del Teatro Eliseo. Info: www.teatroeliseo.it


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A Siena grande successo per Circomondo, il Festival internazionale del circo sociale rande successo, a Siena, per Circomondo, Festival internazionale del circo sociale che ha acceso i riflettori, per quattro giorni, dal 5 all'8 gennaio, sulla violazione dei diritti dell'infanzia nel mondo e sul recupero dei 'bambini di strada' attraverso l'arte circense. Il Festival - promosso dall'associazione di cooperazione internazionale e volontariato Carretera Central e dall'Arci di Siena - ha visto un ricco programma di iniziative e ha coinvolto centinaia di persone, che hanno partecipato agli incontri, alle proiezioni di film-documentari seguiti da dibattiti e, in particolare, all'evento centrale, lo spettacolo …un viaggio nel mondo attraverso il circo…un viaggio nel circo del mondo….

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IMPERIA Il 13 gennaio alle 21 al circolo Guernica cena sociale e a seguire 65 anni e non li dimostra! Il valore della Costituzione oggi in Italia, con la partecipazione di Lara Trucco

La performance è stata creata in soli 5 giorni riunendo 13 giovani artisti, di età compresa fra 11 e 23 anni, presenti a Siena in rappresentanza dei 5 circhi sociali ospiti di Circomondo: la Scuola di Circo Corsaro, di Napoli, Il tappeto di Iqbal di San Giorgio a Cremano (Napoli), il Circo social del sur di Buenos Aires, Crescer e viver di Rio de Janeiro e la Scuola di circo palestinese dalla Palestina. «Un successo oltre le aspettative - commenta Adriano Scarpelli, presidente di Carretera Central - che ha portato all'attenzione dell'opinione pubblica, senese e non solo, il tema del circo sociale e l'impegno di tante persone che ogni giorno lavorano in realtà difficili, in Italia e nel mondo, per togliere bambini e adolescenti dalla strada e dare loro la possibilità di costruirsi un futuro migliore. Circomondo - continua Scarpelli - ha offerto la possibilità di mettere a confronto esperienze che possono apparire diverse per le realtà in cui operano, dalle periferie di Napoli e Roma alle favelas di Rio de Janeiro, da Buenos Aires ai territori palestinesi occupati da insediamenti israeliani. In realtà, però, esse sono

accomunate dalla volontà di aiutare i bambini e gli adolescenti a ritrovare fiducia in se stessi e nelle loro capacità, con la prospettiva di un futuro migliore. Lo strumento del riscatto sociale è l'arte circense e la prova più evidente di tutto ciò - dice ancora Scarpelli - è stato lo spettacolo che i giovani ospiti di Circomondo hanno preparato per Siena, nei pochissimi giorni in cui si sono conosciuti e hanno potuto lavorare insieme, sotto la regia di Martina Favilla, aiutata da Daria Palotti e Samuele Mariotti». «Questo grande risultato aggiunge Serenella Pallecchi, presidente dell'Arci provinciale di Siena - ci spinge a continuare a lavorare per parlare ancora di questi temi di alto valore sociale, anche a Siena, per non dimenticare mai i milioni di bambini che ogni giorno, in alcune parti d'Italia e nel mondo, vedono violato il loro diritto ad avere un'infanzia serena. Con Circomondo non abbiamo certamente cambiato il mondo, ma abbiamo sicuramente raccontato e fatto conoscere un po' di più il lavoro di chi, ogni giorno, si batte per i diritti delle persone, a partire dai bambini». Info: www.circomondofestival.it

Notizie Brevi Natale ha Napoli NAPOLI - In occasione della rassegna natalizia partenopea Natale ha Napoli, il gruppo teatrale Experimenta Teatro promuove il progetto Cechov Contemporanea Mente presso l’Arci Teatro Cavalleggeri d’Aosta. Il 13, 14 e 15 gennaio appuntamento con Balene, balenottere, scampi, greci, zingari, armeni e napoletani, ovvero Le nozze, testo ampiamente dilatato e trasformato in un atto unico napoletano. Info: arcidaosta@libero.it

Incontri di filosofia LECCE - Il 12 gennaio alle 21 presso il circolo Arci Zei un nuovo incontro di Filosofia in 3/4. Esiste ancora qualcosa che, inesorabilmente, sfugge alla ‘possibilità di essere detto’? Esiste la possibilità che comprendere, a volte, passi proprio dall’astensione dal dire, dallo spiegare, dal definire e dall’individuare? A queste e ad altre domande cercherà di fornire una risposta Bernardo Piccioli Fioroni, dottore di ricerca presso l’Università di Perugia, in occasione del seminario Filosofia della parola e dell’ascolto nell’opera

di F. Jullien. L’iniziativa rientra nel ciclo di seminari organizzato da un gruppo di studenti, dottorandi e dottori di ricerca dell’Università del Salento. Info: www.myspace.com/zeilecce

Il concorso fotografico UDINE - Al Mis(s)Kappa l’11 gennaio alle 17 Arcigay Nuovi passi e Arcilesbica Udine presentano Le famiglie, concorso fotografico a tema sulle numerose realtà familiari, famiglie allargate, famiglie omogenitoriali, coppie di fatto. Si può concorrere consegnando entro il 26 marzo da 1 a 5 foto a colori o bianco/nero. La premiazione avrà luogo il 15 aprile presso il Mis(s)Kappa, dove saranno esposte tutte le foto. Info: udine@arcilesbica.it

Omaggio a De Andrè CUSANO MILANINO (MI) - Al circolo Agorà il 14 gennaio alle 21 Omaggio a Fabrizio De Andrè, a cura di Elisa Colombo e Laura Bossi. Alle 21 presentazione della mostra fotografica La vita dagli occhi, che riprende alcune delle canzoni più famose di De

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Andrè, trasformando la musica e la parole in immagini; alle 22 Musica dal palchetto in memoria di Faber, un tributo all'artista genovese a cura di diversi muscisti tra cui Il Rumore della tregua, Disco Noir, Roberto Gelli e un reading a cura di Lorenzo Balducci e Cristina Berti; alle 23 il concerto In direzione ostinata e contraria. Info: www.arcimilano.it

Corso di lingua araba RIETI - Sono aperte le iscrizioni al corso di lingua araba presso l’Arci Rieti; le lezioni, tenute da un’insegnante di madrelingua, si svolgeranno ogni martedì e giovedì dalle 18 alle 20 a partire dal 17 gennaio e fino al 22 marzo. Il corso avrà una durata complessiva di 40 ore, per un costo totale di 80 euro (più 10 euro tessera Arci 2012), e partirà al raggiungimento del numero minimo di 10 iscritti. Iscrizioni presso la sede entro il 16 gennaio. Info: rieti@arci.it

Circo Brianza VIMERCATE (MI) - I Mercanti di sto-

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rie presentano Circo Brianza, con musica dal vivo, one man band, sponsor surreali, controinformazione, funamboli del pensiero, almanacchi, rubriche, monologhi, canzoni, ospiti illustri, strambi personaggi e molto altro ancora che popoleranno il palco del primo circo clandestino della Brianza. Un happening diverso dove la vera attrazione è il pubblico in sala: appuntamento all’Arci Acropolis il 15 gennaio a partire dalle 22, ingresso gratuito con tessera Arci. Info: www.arciacropolis.it

Solidarietà all’Afesopsit VITERBO - L’Arci territoriale esprime in un comunicato solidarietà all’Afesopsit, associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia: «È inaccettabile - si legge nella nota - che la politica della giunta Polverini stia portando inesorabilmente all’interruzione del pubblico servizio del settore della cura dei sofferenti psichici. Non è concepibile che in periodi come questo si continui a tagliare e a falcidiare le politiche di assistenza e di prevenzione al disagio». Info: arciviterbo.blogspot.com


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Corsi di formazione, attività sportive e una Banca del Tempo tra le iniziative di Arci Solidarietà Terni

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negli appartamenti che ospitano i migranti. Ma Arci Solidarietà ha anche nuovi obiettivi ambiziosi in un contesto di grave crisi economica nel quale il mondo del volontariato diventa essenziale per garantire il sostegno ai più deboli. «Siamo al lavoro per far nascere la Banca del Tempo - spiega Francesco Camuffo - dove i volontari mettono a disposizione ore e competenze nei settori più disparati. Pensiamo alla disponibilità per aiutare gli anziani soli, ai giovani che non possono più contare sul servizio civile falcidiato dai tagli del Governo, alle mamme che possono darsi una mano per seguire i figli. Un luogo insomma per scambiarsi favori, tempo e reciprocità. La componente volontaria nel mondo Arci è molto ampia. La nascita dell'Arci Solidarietà per noi è l'occasione per mettere a sistema quel mondo implementando la dimensione del volontariato». Oltre alla Banca del Tempo, sono diverse le iniziative in programma che saranno realizzate a breve. Innanzitutto, un servizio di raccolta di abiti usati e di recupero di beni alimentari di prima necessità, una sorta di primo nucleo

del Banco alimentare con cui dare conforto alle persone indigenti. Saranno promosse delle attività sportive, con l'obiettivo di realizzare una squadra di calcio. Inoltre, stanno per partire due corsi di formazione, in collaborazione con figure professionali Arci, rivolti ai migranti, uno per assistente pizzaiolo e l'altro per operaio generico, con l'ipotesi di realizzare poi un circolo pizzeria in cui far lavorare alcuni di loro. «Fornire gli strumenti per una professionalità specifica è un modo per creare competenze che un domani potranno tornare utili - spiega Camuffo - magari dando la possibilità ai migranti che fanno ritorno nel proprio paese d'origine di gestire in proprio un'attività commerciale».

GENOVA All’Arci Belleville l’11 gennaio alle 19 proiezione del documentario Autunno Viola, scritto e realizzato da Maria Cecilia Reyes e Sandro Bozzolo, con musiche di Marco Lo Baido, prodotto dall'associazione Geronimo Carbonò

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asce con l'obiettivo di attivare in modo sistematico il mondo del volontariato che ruota intorno all'Arci l'associazione Arci Solidarietà Terni, presieduta da Francesco Camuffo. Costituitasi nel 2011, l'associazione impegna attualmente circa cinquanta volontari (venti dei quali in maniera continuativa), che si sono messi a disposizione anche per garantire l'accoglienza e l'integrazione dei migranti nord africani che alcuni mesi fa hanno raggiunto le coste italiane e che ancora oggi sono ospitati nelle strutture sparse nel territorio provinciale. L'emergenza profughi è stata infatti l'occasione per mettere subito alla prova Arci Solidarietà Terni, con l'organizzazione di una rete che potesse, in maniera immediata e competente, gestire le attività a favore degli ospiti nelle strutture e più in generale dei cittadini in difficoltà. I volontari hanno allestito un centro di raccolta di indumenti, coperte e generi di prima necessità, e sono presenti dove serve, per cucinare nei circoli della città che hanno messo a disposizione i propri locali per l'emergenza profughi e

A Parma doposcuola Dopo l’esplosione al circolo Arci Itaca a Milano si riparte con nuove iniziative in quattro circoli Quattro circoli e quattro insegnanti coinvolti in un progetto pilota che parte a Parma a gennaio per dare una risposta ai tagli sull’istruzione. Si tratta del doposcuola che si svolgerà presso i circoli Aquila Longhi, Toscanini, Marchesi e la sede in via Testi, due volte alla settimana in ogni circolo, rivolto a bambini delle scuole elementari e medie che verranno assistiti sia nello studio e nello svolgimento dei compiti che in laboratori creativi e in spazi ludico-culturali. «Questo progetto - spiegano dall’Arci di Parma - vuole essere una piccola risposta ai crescenti tagli della spesa pubblica, che andranno probabilmente a incidere anche sulle attività scolastiche pomeridiane, e vuole andare incontro alle esigenze di molti bambini e ragazzi che si trovano ad affrontare da soli gli studi. Il compito del doposcuola è quello di motivare questi ragazzi, offrendo loro la possibilità di studiare, socializzare e magari anche divertirsi, in un ambiente sano e protetto, che possa anche assecondare le esigenze di quei genitori impegnati tutto il giorno e che non riescono a seguire i figli nello svolgimento dei compiti». Info: info@doposcuola-arciparma.net

Nella serata di sabato 24 dicembre, vigilia di Natale, il circolo Arci Itaca e il circolo del Partito Democratico Camboni, che ospita i ragazzi di Quarto Posto, a Milano, sono stati oggetto di un grave attentato, che, pur provocando danni materiali, ha lasciato incolumi i numerosi soci presenti nel locale. Nessuno è stato investito direttamente al momento della deflagrazione, ma se qualcuno dei presenti fosse stato più vicino alle porte d’ingresso del circolo si sarebbe registrato un altro bilancio. Grazie ai ragazzi di Quarto Posto il 6 gennaio è stata organizzata una serata che ha riscosso un grande successo e il cui ricavato servi-

rà per riparare i danni provocati dall’esplosione. «Questo gesto sconsiderato non ci intimorisce ma ci sprona a continuare la nostra presenza ultraventennale nel quartiere, presenza che vuole continuare ad alimentare un clima di convivenza pacifica e di servizio alle realtà presenti nel territorio - ha dichiarato il presidente del circolo Itaca Massimo Maggiaschi - sarà compito delle autorità investigative individuare i colpevoli per evitare che fatti di bullismo della peggior sorta si possano ripetere. Da parte nostra, rimane intatta la volontà di continuare a lavorare per la crescita umana e culturale nel nostro quartiere».

Inaugurato a Massa il circolo La Casamatta Il 5 gennaio è stato inaugurato a Massa il nuovo circolo Arci La Casamatta, spazio tematico sulla legalità nato per dare voce alla cultura nelle sue molteplici forme. Saranno realizzate attività sociali, culturali, ricreative ed educative di vario genere, in particolare con la presentazione di mostre fotografiche, laboratori e corsi artistici, stage e performance teatrali per adulti e bambini, esibizione di cantanti e gruppi, con

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la realizzazione di cineforum, letture a tema, incontri a sfondo storico e politico, con attività di doposcuola, con degustazioni e cene con prodotti locali o provenienti dal commercio equo e solidale e da terreni confiscati alla mafia. Tra gli obiettivi, dare la possibilità a giovani e adulti di esprimersi e sperimentarsi in più settori, stimolare una riflessione politica e storica, collaborare alla presa di coscienza individuale e collettiva.


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società

‘Sguardo in camera, oltre i confini’. A Iglesias la VII edizione delle Giornate del Cinema del Mediterraneo nche quest'anno il Centro iniziative culturali Arci Iglesias organizza le Giornate del Cinema del Mediterraneo, iniziativa giunta alla settima edizione, che si terrà a Iglesias dal 25 gennaio al 15 febbraio. Conoscere le realtà di altri Paesi, conoscere le storie e le vicende di altri popoli come quelli che abitano il Mediterraneo è un modo di arricchire se stessi, è come percorrere strade e luoghi apparentemente lontani ma realmente vicini e che avvenimenti come quelli vissuti nel corso del 2011 in vari stati, dalla Tunisia all'Egitto, dalla Libia alla Siria, ma per altri versi e altre finalità anche in Paesi a noi più vicini culturalmente come la Spagna, hanno contribuito e 'obbligato' a conoscere, per capire la voglia di democrazia e costruire un percorso partecipativo. Il cinema, la tv, internet, attraverso le immagini hanno raccontato e racconteranno quelle rivoluzioni, quella necessità di libertà. Sono già tanti i documentari realizzati che presto saranno disponibili e che, anche attraverso la nostra manifestazione, verranno fatti conoscere. Operiamo nel settore della cultura cinema-

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tografica e in tanti anni abbiamo promosso ed ospitato una infinità di opere cinematografiche e decine di personalità del cinema nazionale, da maestri del cinema come Nanny Loy, Giuseppe Ferrara, Citto Maselli, Ugo Gregoretti e tanti altri a esponenti di rilievo della cinematografia dei vari paesi del Mediterraneo, dando l'opportunità di dialogare con uomini di cultura, o meglio uomini di culture varie e importanti, una bella e positiva contaminazione. È una rete di conoscenze e di rapporti straordinaria che coinvolge oltre 17 paesi che gravitano nel bacino del Mare Nostrum e che già nel 1999 ha consentito agli esponenti delle cineteche nazionali la sottoscrizione della 'Carta di Cagliari' che indica nell'audiovisivo un momento di unità, di scambio e di coinvolgimento tra le diverse esperienze cinematografiche. Attualmente è in corso un interessante confronto per un gemellaggio culturale con il Festival cinematografico di Famek (Francia). Tra le tante proposte del programma meritevoli di attenzione, evidenziamo l'omaggio a Jafar Panahi, grande regista Iraniano, con la presentazione del suo film Offside,

La magnifica ossessione Omaggio a Vittorio De Seta

e gli appuntamenti consultare il sito www.aamod.it

Direttore responsabile Emanuele Patti

Ciak, si lotta! A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento anche le lotte operaie, come quelle studentesche, ebbero una dimensione internazionale: Ciak, si lotta! raccoglie saggi e testimonianze sul cinema militante che in Italia, in Europa e in America Latina le ha raccontate nella forma della finzione e soprattutto del documentario. Il contenuto ricchissimo di saggi, le interviste ai registi, le testimonianze dei sindacalisti, i progetti di film sottolineano quanto il cinema sia strumento di acquisizione di sapere e di consapevolezza e veicolo di socialità e partecipazione. Il cinema di quella stagione di battaglie, di lotte e di conquiste, passata alla storia come ‘l’Autunno caldo del ‘69’, scopre la stretta connessione tra vita e lavoro e le storie che racconta sono storie anche di lavoro: il lavoro fa parte delle nostre vite e non può non essere rappresentato anche nei film. Il volume, realizzato con il contributo del Ministero per i beni e le attività culturali - direzione generale per il cinema, è a cura di Carlo Felice Casula, Antonio Medici, Claudio Olivieri e Paola Scarnati, edizioni Liberetà.

Hanno collaborato a questo numero Veronica Becchi, Gennaro Di Cello, Alfonso Gianni, Massimo Maggiaschi, Giulio Marcon, Paola Scarnati, Alfredo Simone, Lorenzo Siviero, Pietro Soldini, Silvia Stilli, Roberta Tocco, Franco Uda, Alberto Zoratti In redazione Andreina Albano, Maria Ortensia Ferrara, Carlo Testini

Direttore editoriale Paolo Beni Impaginazione e grafica Claudia Ranzani Progetto grafico Sectio - Roma Cristina Addonizio

www.ucca.it / ucca@arci.it

La Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento operaio e democratico, Arci Roma e Ucca sono tra i promotori dell’iniziativa dal titolo Diari di un maestro di cinema dedicata a Vittorio De Seta, che si svolgerà a Roma dal 14 gennaio al 1 febbraio. L’improvvisa notizia della scomparsa del regista e la sua stessa diffusione - un tam tam immediato tra amici, colleghi, appassionati di cinema - ha condotto in maniera quasi del tutto ‘naturale’ a un coordinamento e una collaborazione tra realtà culturali della città di Roma anche diverse tra loro, ma che si sono riconosciute e incontrate su un progetto comune: l’omaggio al lavoro di Vittorio De Seta, protagonista indiscusso del nostro cinema,autore assolutamente indipendente nelle sue scelte artistiche e nelle modalità produttive per realizzarle, da cinquant’anni sempre caparbiamente attento e capace di leggere e rappresentare le contraddizioni del nostro paese. Le proiezioni della retrospettiva-omaggio coinvolgeranno biblioteche, sale cinematografiche, sale d’essai, aule universitarie e scolastiche, archivi; ogni appuntamento sarà accompagnato dalla presenza di cineasti, storici, critici. Per informazioni sul programma

premiato nel 2006 a Berlino con l'Orso d'Argento. Panahi è stato arrestato il 2 marzo 2010 per la partecipazione ai movimenti di protesta contro il regime iraniano. Così come importante è la scelta di dedicare questa edizione ad un uomo di Pace, Vik Vittorio Arrigoni, assassinato a Gaza lo scorso aprile, che abbiamo avuto l'onore di conoscere, di averlo amico e di ospitarlo nella edizione delle Giornate del cinema del Mediterraneo tenutasi nel novembre 2009. È un lavoro complesso e non facile organizzare un evento cinematografico in una realtà di 'confine' come la nostra, ma la risposta del pubblico e della nostra comunità ha sempre ricompensato la fatica di questo lavoro organizzativo. Info: www.arciiglesias.it

Editore Associazione Arci Redazione Roma, via dei Monti di Pietralata n.16 Registrazione Tribunale di Roma n. 13/2005 del 24 gennaio 2005

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