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arcireport

settimanale a cura dell’Arci | anno XII | n. 14 | 17 aprile 2014 | www.arci.it | report @arci.it

All’Arena di Verona un 25 aprile per la pace e il disarmo di Michela Faccioli presidente Arci Verona

Ad un giorno di distanza dal rinvio a maggio della seduta finale dei lavori di indagine conoscitiva da parte della Commissione Difesa della Camera sugli F-35, si è appreso dell’esistenza di una lettera inviata dal Ministro Padoan alla Commissione UE per chiedere di derogare dal pareggio di bilancio sino al 2016. Ci si trova dunque nella situazione paradossale, dopo aver assistito nelle ultime settimane al susseguirsi di dichiarazioni sugli imminenti sgravi fiscali, di non aver le coperture sufficienti per adottare certi importanti provvedimenti, di elemosinare la compassione dell’austera Europa, senza tuttavia pensare di intaccare quella formidabile fonte di sprechi rappresentata dalle spese militari. In Italia, nel 2012, queste ultime sono state pari a 35,7 miliardi di dollari (ogni cittadino quindi ha speso più di 400,00 euro). Se la Pinotti a marzo rilasciava interviste circa la razionalizzazione delle spese complessive, la visita di Obama ha segnato uno spartiacque tale da indurre la Ministra a più caute uscite rivolte ai vertici militari: «State sereni». Più caute, forse, ma forse poco rassicuranti, se sì considera che quella stessa espressione,

pronunciata un tempo da Renzi, non fu beneaugurante per l’allora Primo Ministro Letta. C’è da confidare che sortisca gli stessi effetti e che l’appuntamento a Verona il 25 aprile per Arena di Pace e Disarmo divenga l’occasione per dare una ulteriore spallata ai fabbricatori delle politiche belligeranti. Levi in Cristo si è fermato a Eboli fa dire: «Se quelli di Roma hanno denaro da spendere per la guerra, perché non aggiustano prima il ponte sull’Agri (…). Potrebbero anche arginare il fiume». In effetti, a guardare i costi degli F-35, assurti a emblema degli sprechi, appare intollerabile constatare che per acquistarne 90 i contribuenti italiani debbano sborsare 14 miliardi di euro, arrivando a 52 miliardi fino al 2050, comprensivi dei costi di gestione e di mantenimento. Rinunciare ad un solo cacciabombardiere significherebbe, ad esempio, disporre di risorse per costruire 387 asili nido, aiutare 14.742 famiglie con disabili e anziani non autosufficienti oppure impiegare in servizio civile per un anno 14.428 ragazzi e ragazze. Se si tagliasse una sola ala a quell’F-35, si potrebbero fare molte cose. Il 25 aprile in Arena, attraverso anche la

testimonianza di Lidia Menapace, legherà simbolicamente il tema della pace alla Festa della Liberazione e al centenario della Prima Guerra mondiale. Lo sviluppo della tecnologia militare è servita in fondo ad aumentare le distanze e le disparità: quanto possono apparire lontane quelle persone bersaglio di un missile lanciato da un cacciabombardiere. La guerra tocca le vette della disumanizzazione, ma quando due soldati si incontrano, può accadere quello che Dino Coltro ne I leori (le lepri) del socialismo, raccontò di un familiare, un bracciante reclutato in guerra: «Una volta mi succede che par cavare la mia (baionetta) da un todesco lo devo tegnére fermo con un piede sulla panza e tirare, lo avevo passato fora per fora, sono momenti brutti quelli lì, o ti o mi, non c’è santi che tenga (…) il tedesco mi guardava e, orcodione, me dispiase, ma cosa posso fare (...) se non ero più svelto mi addio morosa bella, il brutto della cosa è proprio questo che ti mettono in condizione de avere la coscienza a posto salvandoti la vita, la patria, la fameia, non dicono che anche lì sei comandato, non puoi dire di no, mi non ci sto a fare l’ammazzacristi». www.arenapacedisarmo.org


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pace&disarmo

Verso l’Arena di Pace e Disarmo: Giornata globale di azione contro le spese militari Nella Giornata globale di azione contro le spese militari, le organizzazioni che si battono per il disarmo e che promuovono l’evento del 25 aprile all’Arena di Verona, sottolineano come gli armamenti siano distruttivi quando vengono utilizzati ma anche quando sono prodotti, venduti, comprati e accumulati, perché sottraggono enormi risorse al futuro dell’umanità, alla realizzazione dei diritti sociali e civili, garanzia di vera sicurezza per tutti. Per questo oggi la liberazione ha anche e soprattutto il volto del disarmo. Sono stati intanto diffusi i nuovi dati SIPRI sul totale della spesa militare mondiale che, secondo i ricercatori dell’istituto svedese di ricerca sulla Pace si attesta per il 2013 su 1747 miliardi di dollari. Siamo quindi di fronte a una diminuzione minima, sia in termini assoluti che di trend, ma questo non deve fare pensare che la spesa militare sia in effettivo calo, perché stiamo comunque parlando di un livello che rimane ben superiore alle quote di spesa del periodo finale della Guerra Fredda. In realtà la spesa militare mondiale si sta solamente redistribuendo, con il nuovo protagonismo della Cina e di altri Paesi asiatici. In tal senso va notato come l’Arabia Saudita abbia aumentato la spesa di 10 miliardi di dollari e la Corea del Sud abbia superato proprio l’Italia in classifica entrando nella Top 10 mondiale. Nonostante il sensibile taglio in corso negli investimenti militari USA (circa 40 miliardi di dollari in meno secondo la stima SIPRI) il totale complessivo non si è modificato di molto, e ciò significa che nuovi attori stanno davvero ‘prendendo il volo’ in questo comparto. Secondo i dati, i primi quindici Stati sono da soli responsabili di oltre l’80% della spesa militare complessiva, con gli Stati Uniti e la Cina ai primi due posti in grado di sfiorare da soli la metà della somma complessiva. Il dato italiano sembra attestare un lieve calo (stima in discesa da 34 a 32,7 miliardi di dollari), ma va ricordato che per diversi anni l’istituto svedese non è stato in grado di conteggiare con chiarezza il bilancio militare del nostro Paese. Da notare infine come il dato di incidenza della spesa militare sul PIL ricavato dal SIPRI (che riporta la cifra di 1,6% basata su dati del Fondo Mo-

netario Internazionale) risulta essere sensibilmente più alto di quanto affermato da tutti i Governi recenti, e di qualche punto superiore alle stesse stime NATO (anch’esse maggiori di quelle governative). Non va poi dimenticato anche quanto fa l’Europa, perché se è vero che altre

regioni del mondo si stanno prendendo un ruolo da protagonisti, attualmente è il nostro continente a porsi nel complesso alle spalle degli USA per spese militari: 410 miliardi di dollari in totale, di cui oltre 310 spesi dalle nazioni dell’Europa centrale ed occidentale.

Anche quest’anno il 25 aprile è RESIST file grafici dei materiali in distribuzione (manifesto, locandina, adesivo) e il logo RESIST da utilizzare su materiali e social media. Inviate a Sabrina Milani (milani@arci.it) richiesta di materiali indicando le quantità per ogni tipologia. Di seguito le prime iniziative segnalate.

Anche quest’anno vi proponiamo di aderire al progetto Resist, contenitore di iniziative previste per la Festa della Liberazione. Il tentativo è quello di collocare le attività dell’associazione previste per valorizzare i contenuti e le istanze della lotta popolare per la liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo in un progetto di educazione popolare che utilizzi soprattutto nuovi linguaggi artistici e produzioni culturali ad hoc. Resist 2014 è dedicato al nostro presidente onorario Arrigo Diodati che ci ha lasciato pochi mesi fa. Chi è interessato, può fare richiesta del dvd Filo Rosso, documentario sulla bella storia di Arrigo, partigiano e fondatore dell’Arci (è possibile vedere il film anche dal canale youtube di Arci nazionale www.youtube. com/arcinazionale). Inviate notizie sulle iniziative organizzate da circoli e comitati per il 25 aprile a Valentina Roversi (roversi@arci.it). Saranno pubblicate su Arcireport e sul sito dedicato www.arciresist.org. Sul sito www.arci.it, sono presenti i

JESI Martedì 15 aprile alle 21.15 si tiene presso il circolo Arci Fratelli Cervi di Jesi un incontro in occasione del 70° anniversario dell’eccidio dei ‘martiri di Via Cannuccia’: Cesare Carbonari, Manlio Carbonari, Nazzareno Carbonari, Umberto Carletti, Domenico Nicoletti e Luigi Nicoletti. ALASSIO (SV) Festa popolare di Resistenza con il circolo Brixton. A partire dalle 15 in piazza dei Partigiani musica e lo spettacolo teatrale L’albero delle fragole, monologo a due voci di e con Renato Donati e Daniel Delministro PISA Alle 10 del 25 aprile ritrovo presso la Casa del popolo di Campo e inizio del corteo. Deposizione della corona ai caduti delle due guerre mondiali e benedizione presso la scuola Nazario Sauro. Ricordo di tutte le vittime della mafia in piazza ‘Vittime delle mafie’. Alle 11 commemorazione ufficiale della Resistenza in via Simonelli, con la partecipazione dell’amministrazione comunale di San Giuliano Terme e del parroco di Campo don Luca. Alle 13 pranzo tradizionale presso la Casa del popolo di Campo.


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carovanaantimafie

I nuovi schiavi: lo sfruttamento del lavoro domestico Dopo l’appello a Fare società (2012) e l’invito a capire e a fare: Se sai contare, inizia a camminare (2013), la Carovana Internazionale Antimafie quest’anno ha come filo rosso quello della lotta alla tratta degli esseri umani. Complice un progetto europeo (CARTT) che correrà parallelamente alla Carovana italiana: quest’anno nelle oltre 70 tappe si parlerà dei ‘nuovi schiavi’. In Italia il tema sarà lo sfruttamento del lavoro domestico, di cui sono vittime soprattutto le badanti straniere, in mano di organizzazioni che operano nell’Europa dell’Est. Di seguito un approfondimento sul tema. Il numero delle sole badanti stimate in Italia al 2013 (rapporto Censis) è di 830 mila. La stima comprende sia coloro che lavorano in posizione regolare che irregolare, il 90% delle quali di origine straniera pari a 747.000 lavoratrici. Sempre secondo le stesse stime circa il 40% delle assistenti familiari presenti in Italia lavorerebbe con un regolare contratto di lavoro, mentre il 36% pur essendo regolarmente presente nel nostro paese lavora in nero e il 26% lavora e risiede irregolarmente nel nostro paese. Sommando alle badanti anche collabo-

ratrici e collaboratori domestici, si ha un incremento del 53% negli ultimi 12 anni. In Italia si è passati da poco più di 1 milione di persone impiegate nel settore nel 2001 a 1 milione e 655 mila nel 2012 In merito alle ore di assistenza giornaliera prestata, circa la metà delle assistenti familiari forniscono cure per più di 13 ore al giorno, mentre la restante metà si divide in modo equo in orari compresi tra le 5 e le 8 ore al giorno e le 9 e le 12 ore. Rispetto alla retribuzione percepita, un terzo delle assistenti intervistate durante l’indagine si colloca nella fascia di stipendio mensile tra i 750 e gli 800 euro. Un breve giro tra i centri di volontariato che offrono assistenza agli immigrati (sportelli Caritas e di altre associazioni) rivela un boom dello sfruttamento del lavoro domestico. Ci sono famiglie che offrono 200, 300 euro al mese per un lavoro 24 ore su 24, giocando sul fatto che tanti stranieri vivono in condizioni disagiate, dormendo spesso per strada o per brevi periodi a casa di amici. Così si arriva a proporre un lavoro di assistenza continuata in cambio dei soli vitto e alloggio, senza stipendio (fonte: lettera43). Molte donne dell’Est europeo, provenienti da

Ucraina, Bielorussia, Romania, oppure da Stati ex sovietici come il Kirghizistan, arrivano in Italia con un titolo di operatrice socio sanitaria, ottenuto in una scuola professionale o persino all’università. Ma il nostro Paese, pur nell’enorme bisogno di infermieri specializzati, non riconosce questi titoli e non offre nemmeno la possibilità di equipararlo al nostro attraverso un esame specifico. Nonostante questo, i posti di lavoro - regolari o in nero - nell’assistenza familiare sono in forte crescita. Uomini e donne impiegati come badanti o domestici dichiarano (fonte Censis) per il 70% di considerare il proprio lavoro «stabile»; mentre solo il 16% degli immigrati (e il 25% degli italiani) va in cerca di un impiego al di fuori del campo del lavoro domestico. Le badanti sono inserite in un sistema in cui ci sono 12.370.822 anziani con più di 65 anni, pari al 20,8% della popolazione italiana, mentre gli anziani con più di 80 anni sono 3.656.285, e rappresentano il 6,2% (Istat, 2012). Il 27% degli anziani con più di 65 anni vive da solo, in totale 3 milioni e 300 mila persone. Cifre aumentate nel corso degli ultimi anni, e destinate ad aumentare secondo le stime dell’Istat.

I diari dei carovanieri 10 aprile, Casacalenda (CB) In Molise il rap di una generazione che reclama il proprio futuro Giovedì 10 aprile, quarto giorno di viaggio. Di prima mattina lasciamo Vasto, l’Abruzzo e la costa Adriatica per dirigerci nell’entroterra molisano, in provincia di Campobasso. Precisamente la nostra meta è Casacalenda. Nessuno di noi c’è mai stato, le indicazioni degli anziani dei paesi vicini sono molto più utili del confuso navigatore. Ed è così che nasce la sorpresa: l’accoglienza calorosa delle studentesse e degli studenti dell’Istituto Omnicomprensivo, l’impegno di Franco, la passione del dirigente scolastico, la partecipazione massiccia di Libera, Cgil, Cisl e Uil molisani ci spiazzano e ci regalano una giornata bellissima. Tanti i temi trattati nell’incontro con gli studenti. Uno dei primi è il ricordo di Gheorge Radu, bracciante agricolo morto il 29 luglio del 2008 nei campi di Nuova Cliternia, a Campomarino, dopo avere accusato un malore e senza aver ricevuto soccorsi da nessuno. È lui una delle tante vittime dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, è lui uno dei pochi di cui si conosce il nome e la storia. Il tema si estende all’economia, a come l’austerity e la crisi economica creino sempre più povertà e allarghino il bacino da cui le mafie possono attingere per la propria manodopera o per trovare i ‘nuovi schiavi’. Si parla anche del ruolo delle

donne, vittime della prostituzione, della violenza dell’uomo, ma anche il cuore pulsante di un paese come Casacalenda e del Molise. Questo fermento si legge nei volti delle tante donne e professoresse intervenute, nel timido sguardo della giovane Oriola, determinata a fondare un presidio di Libera nel paese affinché si possano accendere le luci sull’eolico selvaggio e sui tentativi di inquinare i terreni molisani. Durante tutta la mattinata ci accompagna la musica del Brooklyn Clan. Il rap di Antonio e Michelangelo aka Ndonye e Big Roma è fatto di rabbia, speranza e impegno di una generazione che reclama spazi e futuro. Rappano il messaggio che un’intera regione vuole far arrivare all’Italia e all’Europa: il Molise c’è e da oggi viaggia insieme a noi.

15 aprile, Lamezia Terme La Carovana arriva in Calabria, Lamezia la prima tappa. L’incontro è con degli studenti, il tema è l’imprenditoria pulita ed etica. Intervengono imprenditori, don Giacomo Panizza che racconta la sua esperienza sulla comunità e Rocco Mangiardi che racconta la sua denuncia contro gli estorsori con il successivo arresto del boss, sottolineando come la denuncia convenga anche a livello economico. Ai ragazzi viene chiesto di rimanere ed investire in una regione ricca di risorse ma da sempre vittima della sua stessa gente. Nel frattempo tutti possono fare qualcosa scegliendo i prodotti di queste e tante imprese pulite!


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migranti

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Accolti 50 profughi alla Ghisiola di Castiglione delle Stiviere Dallo scorso giovedì 10 aprile una tendopoli allestita dalla Croce Rossa a Castiglione delle Stiviere ha accolto 50 profughi (42 pachistani e 8 ghanesi) giunti nel mantovano. A collaborare con la Croce Rossa, Caritas e Arci, che con il circolo Dallò di Castiglione delle Stiviere ha offerto un aiuto immediato nel coordinamento e gestione dell’emergenza. Quindici i volontari che da subito si sono alternati a dare una mano nella preparazione e distribuzione dei pasti nella cucina da campo, mentre biancheria e prodotti per l’igiene personale venivano forniti dalla Caritas. «C’è stata una grande partecipazione e collaborazione da parte di tutti i volontari - spiega Marco Monici del Dallò - molti di loro alla prima esperienza nell’accoglienza di profughi. Come Arci Mantova, ci eravamo già occupati dei profughi ospitati all’Arci Tom a fine febbraio. Anche il comune di Castiglione si è subito messo a disposizione fornendo il materiale necessario, e insieme a quello di Mantova è stato l’unico comune della zona. Noi

volontari interveniamo, ma devono essere le istituzioni a fare il passo più grande». «L’assurdità - commenta Mattia Palazzi, presidente di Arci Mantova - è che qui arrivino 50 profughi e lo stesso numero in città ben più grandi come Brescia e Bergamo. I nostri parlamentari dovrebbero far presente al ministero dell’Interno che Mantova non ha la stessa capacità di accoglienza». Non è ancora ben chiaro quanto a lungo i profughi resteranno nella tendopoli prima di essere poi smistati in strutture ricettive della provincia candidate all’accoglienza. Dopo i due tavoli di confronto in Prefettura, si stanno infatti vagliando le proposte di accoglienza in strutture private, giunte dai comuni di Ostiglia, Sermide, Castiglione, Pomponesco, Asola e Suzzara; come soluzione temporanea, si è preferito optare sul parco accanto alla sede della Croce Rossa di Castiglione dove le condizioni sono ottimali per gestire questi primi giorni. Si tratta del parco Ghisiola: già presente una cucina da campo oltre a servizi e docce, qui la Croce Rossa ha

allestito le tende riscaldate. «Per quanto riguarda il nostro territorio noi e Caritas - aggiunge Palazzi - da tempo chiediamo l’apertura di tavoli permanenti su modelli e sistemi di accoglienza che eviterebbero di farci giocare sempre sul terreno dell’emergenza. Insomma bastava leggere i giornali per sapere che dopo i primi 40 ne sarebbero arrivati ancora». Sulla stessa linea Giordano Cavallari, direttore della Caritas: «Ormai si tratta di emergenze ripetute e dovrebbe esserci un’organizzazione permanente per gestirle». Ora il Prefetto Carla Cincarilli ha incaricato Arci, Caritas e Sol.co. di presentare nel giro di pochi giorni un progetto per un modello di accoglienza destinato ai profughi. Il progetto dovrà affrontare la questione a 360 gradi coprendo tutti gli aspetti. Quindi non solo i cosiddetti servizi obbligatori previsti dal ministero dell’Interno, ma anche la creazione di una rete di relazioni con la comunità e il territorio nonchè la ricerca di soluzioni abitative per piccoli nuclei.

Basta emergenza! Ci vuole un piano nazionale di accoglienza Luci e ombre nelle ‘buone intenzioni’ del Ministro Alfano Accogliamo con favore le dichiarazioni del Ministro dell’Interno Alfano rilasciate in occasione dell’informativa alla Camera in merito al flusso di migranti e alle misure che si intende adottare per farvi fronte. Il Ministro, intervenendo a fatica tra le strumentali contestazioni dei deputati della Lega, ha infatti messo al centro del suo intervento il valore della vita umana, che non può essere sacrificato alle esigenze della campagna elettorale. Come Arci riconosciamo il lavoro svolto con l’operazione Mare Nostrum ma, allo stesso tempo, chiediamo che tutte le operazioni di salvataggio siano monitorate da un soggetto terzo e indipendente in grado di verificare il rispetto delle norme e dei diritti dei migranti. Non crediamo invece che una risposta alla cattiva gestione degli arrivi via mare - che non costituiscono un’emergenza da anni ma, anzi,rappresentano una piccola percentuale del fenomeno migratorio che interessa il nostro paese - possa essere il

potenziamento dell’Agenzia Frontex, una soluzione verso cui abbiamo espresso più volte la nostra contrarietà. Se, da un lato, ci sembra un passo avanti l’intenzione espressa dal Ministro Alfano di potenziare il numero delle commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale così come la previsione di trasferire i richiedenti dai centri prefettizi ai progetti Sprar, ci sembra contraddittorio che contemporaneamente si proceda ad allargare la rete parallela

delle prefetture con ripercussioni negative per gli standard di accoglienza, per l’impatto sul territorio, per la totale assenza di percorsi di integrazione e, di conseguenza, per l’enorme spreco di risorse. Apprezziamo la volontà di chiudere i CARA e per le stesse ragioni esprimiamo molti dubbi sull’opportunità di aprire altre strutture collettive, i cosiddetti hub, che ripresenterebbero le stesse criticità. Sarebbe invece più efficace e opportuno utilizzare una quota dei progetti Sprar destinandoli alla prima accoglienza. In questo modo si otterrebbe un protagonismo del territorio (enti locali, enti di tutela) che rappresenterebbe una garanzia per una corretta gestione dell’accoglienza. Ci sembra che davanti a tante ‘buone intenzioni’ sia arrivato per il Governo il momento di aprire un confronto con le organizzazioni indipendenti di settore e di elaborare con urgenza un piano nazionale per l’accoglienza per uscire finalmente dall’emergenza.


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esteri

Barghouthi cittadino onorario di Palermo di Luisa Morgantini Assopace Palestina

La Campagna Free Marwan Barghouthi and all palestinian prisioners è stata lanciata dalla cella di Robben Island in Sud Africa, la stessa dove trascorse tanti anni della propria vita Mandela, condannato da un governo razzista per le sue lotte. Le stesse lotte di Marwan Barghouthi che ha passato ormai 19 anni in carcere. In Italia con questa campagna vogliamo dare voce alla causa palestinese e in modo particolare alla condizione di detenzione delle migliaia di prigionieri palestinesi. Sono 5224 i detenuti nelle carceri israeliane, 210 minorenni, 21 donne, 187 in detenzione amministrativa. Restano in carcere senza processo e senza accuse, secretate per ragioni «di sicurezza». Dal 1967 sono 800mila i palestinesi che sono stati nelle carceri israeliane, il 20% della popolazione e 73 sono morti sotto tortura. Il volto di questa campagna è quello di Marwan Barghouthi, definito da molti il «Mandela palestinese». Marwan è stato il primo parlamentare ad essere arrestato dalle forze israeliane. Nel giugno del 2004 è stato condannato a cinque ergastoli. Ha sostenuto che il popolo palestinese può, secondo il diritto internazionale, difendersi rispondendo anche con azioni militari all’occupazione

israeliana, al furto delle terre, delle risorse e delle vita, ma non ha mai difeso attacchi suicidi contro i civili. Questa campagna si ispira a quella che ha coinvolto il mondo intero per la liberazione di Mandela. Hanno già aderito cinque premi Nobel per la Pace, intellettuali e politici. In Italia alla campagna promossa da Assopace Palestina e Fondazione internazionale Basso hanno già aderito, tra gli altri, Cgil, Fiom, Libera, Arci, Rete della Pace. Tra le attività, una settimana di iniziative con la presenza di Fadwa Barghouthi, avvocato e moglie di Marwan. Martedì scorso a Palermo, dal sindaco Leoluca Orlando, a Marwan è stata conferita la cittadinanza onoraria. Un gesto importante, ma non deve essere il solo; obiettivo della campagna è di avere molti comuni che voteranno risoluzioni per la libertà dei detenuti e per dare la cittadinanza onoraria a Marwan, come hanno fatto 40 comuni in Francia. In occasione del lancio della Campagna in Sudafrica, Marwan ha scritto una lettera dal carcere, in cui traspare amarezza, ma soprattutto determinazione e speranza. «Quando vi verrà chiesto da che parte state - conclude Marwan - scegliete sempre la parte della libertà e della dignità

contro l’oppressione, dei diritti umani contro la negazione dei diritti, della pace e della convivenza contro l’occupazione e l’apartheid. Solo così si può servire la causa della pace e agire per il progresso dell’umanità». Cittadini e associazioni possono fare pressione sulle istituzioni affinché prendano una chiara posizione riguardo alla liberazione dei prigionieri e sulle violazioni dei diritti umani che subiscono costantemente. Occorre esortare il nostro governo ad adottare misure più attente alla tutela dei diritti umani del popolo palestinese, recedendo da accordi commerciali che sostengono di fatto l’occupazione. Il primo passo per attivarsi è contattare il comitato nazionale attraverso l’indirizzo mail freemarwan.italia@gmail.com A Roma il 16 aprile nel parco dell’Ambasciata palestinese, Fadwa Barghouthi è con noi per dire con Mandela «solo gli uomini liberi possono negoziare». Cultura e musiche del mediterraneo faranno compagnia alla nostra speranza e il 17 - Giornata internazionale dei prigionieri - siamo a Campo dei Fiori per dire «Libertà per Marwan, libertà per tutti I palestinesi. Siate con noi per la libertà!»

Turchia, la Corte boccia la riforma della giustizia La Corte Costituzionale turca ha parzialmente annullato la controversa legge di riforma del Consiglio superiore della magistratura promulgata dal governo del premier Erdogan. Gli articoli abrogati sono quelli che conferivano al ministro della Giustizia un potere decisionale molto ampio sul funzionamento e la composizione degli organismi del consiglio. La riforma aveva suscitato un’ondata di proteste sia tra i partiti all’opposizione sia tra gli avvocati e i magistrati, perché ritenuta un passo verso la fine della separazione dei poteri esecutivo e giudiziario. Dopo la pubblicazione della legge, il ministro della Giustizia aveva interrotto l’incarico dei 600 funzionari dell’organismo, nominandone dei nuovi, fatta eccezione solo per i componenti del consiglio generale. Nel processo di ‘rinnovamento’ era compreso anche il personale dell’Accademia nazionale di giurisprudenza, l’istituzione che provvede alla formazione dei futuri giudici e magistrati. Non è la prima volta che la corte costitu-

zionale si contrappone alle leggi lampo approvate dal governo turco negli ultimi mesi, ritenute una conseguenza diretta della tangentopoli che ha coinvolto lo stesso esecutivo. Per Ankara, che nega ogni tipo di accusa, parte della magistratura è coinvolta nel ‘complotto’ ordito da uno ‘Stato parallelo’. A guidare il piano sarebbe l’imam Gülen, ex alleato del premier, in esilio volontario negli Stati Uniti. È noto infatti che il movimento Hizmet del potente Gülen gode di una grande influenza all’interno della magistratura turca. La corte ha già recentemente decretato l’annullamento del blocco di Twitter, rimasto inaccessibile per quasi due settimane. Il premier Erdogan ha reagito duramente alla decisione del tribunale, definendola «contraria agli interessi della nazione» e affermando di non rispettarla. Nel frattempo la corte ha firmato una nuova sentenza che annulla un’altra legge, quella che attribuiva all’ente statale di tecnologia informatica la facoltà di definire le norme secondo le quali

dovrebbero essere elaborati e protetti i dati personali che circolano nel campo della comunicazione elettronica. Un’altra ‘precauzione’ del governo per tenere il flusso di dati informatici sotto stretto controllo. Ma i provvedimenti assunti dal governo negli scorsi mesi (tra cui anche la legge sulla limitazione di internet e il blocco di Youtube) sono motivo di preoccupazione anche per l’Unione Europea e hanno creato dei dubbi sul processo di adesione della Turchia all’UE. Il governo Erdogan può approvare anche le leggi più controverse perché forte di una maggioranza parlamentare assoluta e la vittoria alle elezioni amministrative dello scorso 30 marzo ha dimostrato che questo vantaggio non verrà perso facilmente. La corte costituzionale è oggi l’unica istituzione in grado di mettere in discussione le sue decisioni. Lo ha fatto di nuovo ieri, inaugurando un account Twitter a proprio nome. Un atto simbolico che ha suggellato la sentenza emessa nella stessa giornata.


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riformeistituzionali

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Il manifesto dell’Anpi sulle riforme istituzionali L’indirizzo che sta assumendo il governo in tema di riforme e di politica istituzionale non appare corrispondente a quella che dovrebbe essere la normalità democratica. Si sta privilegiando il tema della governabilità rispetto a quello della rappresentanza (che è di fondamentale importanza); si continua nel cammino anomalo, già intrapreso da tempo, per cui è il Governo che assume l’iniziativa in tema di riforme costituzionali e pretende di dettare indirizzi e tempi al Parlamento. Un rinnovamento della politica e delle istituzioni è essenziale, sono certamente necessari aggiustamenti anche del sistema parlamentare, nel rispetto non solo della linea fondamentale perseguita dal legislatore costituente, ma anche delle esigenze di centralità del Parlamento, della rappresentanza dei cittadini, del controllo sull’attività dell’Esecutivo, delle aziende e degli enti pubblici, in ogni loro forma. In questo contesto, è giusto superare innanzitutto il cosiddetto bicameralismo ‘perfetto’, fondato su un identico lavoro delle due Camere, ma occorre farlo mantenendo appieno la sovranità popolare, così come espressa fin dall’art. 1 della Costituzione e garantendo una rappresentanza effettiva dei cittadini, nelle forme più dirette. Il Senato, dunque, non va ‘abolito’, così come non va eliminata l’elezione da parte dei cittadini della parte maggiore dei suoi componenti; possono essere individuate anche forme di rappresentanza di altri interessi, come quelli delle autonomie locali, della cultura, dei saperi, della scienza; ma in forme tali da non alterare il delicato equilibrio delle funzioni e della rappresentanza. La maggior parte dell’attività legislativa può essere assegnata alla Camera, così come il voto di fiducia al Governo; ma individuando forme di partecipazione e tipi di intervento da parte del Senato, così come previsto in molti dei modelli già esistenti in altri Paesi. Il Senato non può essere escluso da alcune leggi di carattere istituzionale, nonché dalla partecipazione alla formazione del bilancio, che è lo strumento fondamentale dell’azione istituzionale e dei suoi indirizzi anche con riferimento alle attività di Autonomie e Regioni; tutto questo può essere realizzato anche con una consistente riduzione di spese, non solo unificando la gran parte dei servizi delle due Camere, ma anche riducendo il numero dei parlamentari, sia della Camera che del Senato.

Inoltre, concentrare tutti i poteri su una sola Camera, per di più composta anche col premio di maggioranza, lasciando altri compiti minori ad un organismo non elettivo, con una composizione spuria e fortemente discutibile ed obiettivi e funzioni altrettanto oscure, non appare rispondente affatto al disegno costituzionale, dotato di una sua intima coerenza proprio perché fatto di poteri e contropoteri e di equilibri estremamente delicati; un disegno che in qualche aspetto può essere aggiornato, ma non fino al punto di stravolgere quello originario. Queste sembrano, all’ANPI, le linee fondamentali di un cambiamento democratico delle istituzioni, che esalti il ruolo del Parlamento, rafforzi la rappresentanza dei cittadini in tutte le sue espressioni, assegni ad ognuna di esse il ruolo che le compete secondo gli orientamenti generali della Carta Costituzionale e le esigenze della democrazia, da perseguire con economicità di spesa ed efficienza dei risultati. Deve poi essere riformato anche il titolo V della Costituzione, procedendo ad una più razionale ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni, che elimini ragioni di conflitto e consenta agli organi centrali dello Stato di esprimere una legislazione di pieno indirizzo su materie fondamentali per tutto il territorio; definisca compiutamente il ruolo delle Regioni, a loro volta bisognose di riforme sulla base dell’esperienza realizzata dal 1970 ad oggi, che spesso le ha viste diventare altri organismi di centralizzazione dei poteri e le riconduca a funzioni di indirizzo e controllo e non di gestione; nonché precisi in modo conclusivo tutta la materia delle Province e degli enti intermedi, finora risolta con provvedimenti parziali che non sembrano corrispondere ad esigenze di effettiva razionalità e di contenimento delle spese. Tutto questo richiede tempi adeguati, esclude la fretta, rispondente, piuttosto che ad esigenze razionali, ad altro tipo di logiche; ma dovrà essere affrontato senza tergiversazioni e senza inopinati stravolgimenti dei metodi e dei contenuti.

Se è giusto porre rimedio ad alcune incongruenze strutturali rivelate dall’esperienza, l’obiettivo deve essere quello di farlo con saggezza e ponderazione, e anche con le competenze necessarie, sempre preferibili alla improvvisazione ed all’incoerenza della fretta. Ci sono, sul tappeto, diverse proposte; altre sono fornite dall’esperienza giuridica e politica di altri Paesi; le si esamini senza pregiudizi e insofferenze ed ascoltando pareri e proposte che possono contribuire al miglior esito delle riforme. E si approfitti dell’occasione per un ripensamento della legge elettorale, che così come approvata dalla Camera, non risponde alle esigenze di una vera rappresentanza e di democrazia e soprattutto contraddice, oltre alle attese di gran parte dei cittadini, le stesse indicazioni della Corte Costituzionale. Infine, l’occasione non appare idonea per raccogliere l’antica esigenza, manifestata da altri Governi e sempre respinta, di un rafforzamento dell’esecutivo e del suo Presidente, che vada a scapito della funzione e del ruolo del Parlamento, al quale il Governo può indicare priorità, come è suo diritto, ma non imporre scadenze e calendari privilegiati rispetto a qualunque autonoma iniziativa del Parlamento. Su tutti questi temi, l’ANPI è pronta a confrontarsi, ma prima di ogni altra cosa intende informare i cittadini, perché sappiano qual è la reale posta in gioco e capiscano che questa Associazione, che si rifà a valori fondamentali e in essi trova la sua forza e la sua autorevolezza, intende esercitare non solo la sua funzione critica, ma anche la sua capacità propositiva, nel rispetto assoluto del suo ruolo e della sua autonomia. Quando si tratta di difendere valori che si richiamano alla Costituzione e alla democrazia, oltreché ai diritti di fondo in cui si esprime la sovranità popolare, l’ANPI non può che essere in campo, non per conservare, ma per innovare, restando però sempre ancorata ai valori e ai princìpi della Costituzione. Questa non è l’ora della obbedienza ai diktat, ma è quella della mobilitazione, per fare ciò che occorre con la dovuta ponderazione e col rispetto e la salvaguardia degli interessi fondamentali dei cittadini, che certo aspirano a un rinnovamento, ma in un contesto equilibrato e democratico, corrispondente alle linee chiaramente definite dalla Costituzione repubblicana.


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giovani

arcireport n. 14 | 17 aprile 2014

Laureati, disoccupati e scoraggiati Dal 2008 al 2012 il tasso di disoccupazione dei laureati di primo livello è cresciuto di 11 punti di Carlo Buttaroni presidente Tecné

Nella prima metà degli anni ’60 l’Italia registra una forte crescita economica e sociale. Sono gli anni del boom economico, in cui il processo d’industrializzazione prima e di terziarizzazione poi hanno segnato una rapida crescita della classe operaia urbana e della classe media impiegatizia, insieme all’affermarsi di una borghesia legata alla piccola industria e al commercio, registrando tassi elevati di mobilità sociale ascendente. Una mobilità che ha consentito non solo a milioni d’italiani di raggiungere condizioni di benessere individuale, ma a tutto il Paese di crescere, dando corpo a un ceto medio sempre più diffuso e dinamico. Questo imponente processo di mobilità sociale ha avuto il suo apice negli anni Sessanta per rallentare progressivamente nei decenni successivi. E mentre diminuivano le possibilità di ascesa sociale, crescevano contestualmente i vantaggi determinati dalla posizione di partenza ereditata della famiglia. Questo fenomeno si accentua ancora di più nel decennio successivo fino a quando, a cavallo tra il nuovo secolo e i giorni nostri, le traiettorie sociali invertono la direzione. Gli ascensori sociali si

bloccano in salita, mentre aumentano le discese e l’Italia sperimenta, complice anche la crisi economica, una radicale discontinuità storica rispetto agli ultimi cinquant’anni. Gli individui tra i 25 e i 40 anni rappresentano la prima generazione del dopoguerra impossibilitata a migliorare la propria posizione rispetto a quella dei genitori. E questa condizione non riguarda soltanto i figli delle classi più svantaggiate, ma anche l’accesso dei figli delle classi medie e alte alle posizioni occupate dai genitori. Non solo si accentua, cioè, la posizione di vantaggio derivante dalla provenienza familiare ma i posti disponibili nelle posizioni apicali si sono notevolmente ridotti, col risultato che molti giovani, pur provenienti da classi elevate, devono accontentarsi di posizioni economicamente e socialmente meno prestigiose. Paradossalmente, ad aggravare gli effetti del blocco della mobilità sociale ascendente è la crescita dei livelli d’istruzione dei giovani. A parità di titolo di studio, infatti, i figli si collocano in posizioni professionali meno qualificate rispetto a quelle dei loro genitori, rendendo inevitabilmente meno produttivo il loro capitale umano. La fotografia di questo fenomeno è

nell’indagine che ogni anno il consorzio Almalaurea realizza sulla condizione occupazionale dei laureati. A un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di disoccupazione dei laureati di primo livello è cresciuto di oltre 11 punti in soli 4 anni, passando al 26,5% del 2012. Per gli occupati si sono anche ridotti i guadagni, inferiori di un quinto rispetto a chi si è laureato nel 2008. Un fenomeno che inevitabilmente induce a ritenere la laurea meno efficace rispetto al passato. Difficile, quindi, pensare che sia un caso il fatto che l’Italia si colloca in fondo alla classifica europea per numero di giovani tra i 30 e i 34 anni che ha conseguito un titolo di studio universitario. La straordinaria crescita delle economie occidentali, che ha preso avvio nel dopoguerra, ha corrisposto a un ampliamento delle possibilità degli individui di elevarsi dalla condizione di partenza. Per questo il tema della mobilità sociale è centrale nello sforzo di uscire dalla lunga fase recessiva di questi anni. Un tema che non riguarda soltanto il ‘quando’ si tornerà ai livelli pre-crisi ma anche il ‘come’, visto che gli indici di mobilità sociale sono tornati indietro di sessant’anni.

Diminuisce il numero dei laureati, aumenta quello dei disoccupati o precari L’Italia è ultima in classifica in Europa per numero di laureati. Ormai è così da tre anni. Gli italiani fra i 30 e i 34 anni che hanno completato il ciclo di studi universitari sono il 22,4% della popolazione, il livello più basso fra i 28 Paesi dell’Unione europea. Secondo i dati diffusi ieri da Eurostat, e relativi al 2013, l’Italia si classifica dietro Romania, Croazia e Malta, mentre la media Ue si attesta al 37%. Dal 2002 al 2013, si sottolinea nel rapporto, c’è stato un aumento costante della percentuale di persone laureate in tutti i paesi dell’Unione europea, salvo il nostro. Inoltre l’Italia, nella classifica dell’abbandono del secondo ciclo di studi, si piazza quintultima. E anche sul fronte della battaglia contro gli abbandoni scolastici, si piazza in fondo alla classifica per numero di ragazzi tra i 18 e 24 anni che hanno abbandonato

studi e formazione dopo la scuola media. Questo quadro è stato confermato sia da Almalaurea che dall’Anvur in occasione della presentazione del primo rapporto sullo stato dell’università 2013. Ad approfondire però gli effetti della deliberata strategia intrapresa dalle classi dirigenti italiane con il taglio di 10 miliardi di euro dal 2008 all’istruzione e alla ricerca è giunto ieri il rapporto Ricercarsi, uno studio sul precariato nelle università condotto su un campione di 1.700 questionari presentato nel corso del congresso della Flc-Cgil. Solo il 30% dei ricercatori impiegati nelle università italiane ha un rapporto a tempo indeterminato. Negli ultimi 10 anni il precariato nelle università è quasi raddoppiato: 10mila posizioni in più, a dimostrazione che al blocco del turnover le università hanno risposto moltiplicando il numero dei

contratti precari, senza contare il lavoro gratuito e le corvée. Nel decennio della grande dismissione deciso dal governo Berlusconi e mai più corretto dai suoi successori, solo il 7% dei 35mila contratti stipulati si è trasformato in assunzioni. Il 35% dei fuoriusciti è oggi disoccupato. Lo Stato italiano si conferma il più grande sfruttatore al mondo di lavoro precario, in particolare di quello qualificato. Non bisogna infatti dimenticare che, solo restando al mondo dell’istruzione, tiene da tantissimi anni sulla corda almeno 141 mila docenti precari, senza considerare le multiformi precarietà del resto del personale scolastico. Questi dati rivelano tuttavia qualcosa in più. Come tagliatore di teste, lo Stato italiano è molto più spietato di qualsiasi manager in un’azienda privata.


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società

arcireport n. 14 | 17 aprile 2014

Circolare del Dap ai direttori delle carceri: basta dati ad Antigone di Andrea Oleandri Antigone

Il 25 marzo il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria manda una circolare ai direttori delle carceri perché non forniscano più dati e informazioni sugli istituti penitenziari all’associazione Antigone, «onde evitare - scrive il Dap - incoerenze pregiudizievoli all’immagine esterna dell’Amministrazione». «Si ritiene opportuno – prosegue la circolare - che le richieste di dati ed informazioni sugli Istituti penitenziari italiani presentate dall’associazione Antigone siano indirizzate direttamente a questo Dipartimento, il quale provvederà a valutarle secondo le linee di massima trasparenza alle quali si ispira». Una chiusura che dà l’impressione che ci sia qualcosa da nascondere, oltre che testimoniare un’assenza di fiducia rispetto alle direzioni periferiche. Dal 1998 Antigone è autorizzata a svolgere attività di osservazione e, salvo una brevissima parentesi ai tempi del ministero guidato da Roberto Castelli, si sono sempre potute svolgere serenamente le nostre visite e la raccolta di informazioni dai direttori. Questa nota, in tal senso,

ci pare un pericoloso passo indietro. Che il motivo di questa presa di posizione sia nelle denunce di Antigone rispetto ai dati del sovraffollamento penitenziario è possibile. Da tempo denunciamo la situazione drammatica delle carceri italiane che, a seguito del caso Torreggiani, potrebbe portare nel mese di maggio ad una condanna definitiva dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Proprio in queste denunce abbiamo anche corretto i dati ufficiali forniti dal Dipartimento, con la stessa ex ministro della Giustizia Cancellieri che, nel mese di ottobre, dichiarò di avere un debito verso Antigone riconoscendo come il numero dei posti letto regolamentari nei 206 istituti di pena italiani fossero conformi alle cifre che la nostra Associazione forniva. Certo è che se il motivo fosse realmente questo ci sarebbe davvero da preoccuparsi per una chiusura che, proprio in vista della ricognizione europea sul nostro paese, segnerebbe una grave mancanza di trasparenza in un periodo, oltretutto, in cui erano invece arrivate

apprezzabili aperture informative. Quello che ad Antigone interessa sono i dati di sistema e doversi rivolgere non più ai direttori ma all’amministrazione centrale ritarda l’assunzione di informazioni di rilevanza pubblica riducendo l’opportunità di informare correttamente l’opinione pubblica intorno alle condizioni di vita nelle carceri. In un recente incontro convocato dal Dap con le realtà che si occupano di carceri in Italia a cui era presente anche Antigone, si è affrontato anche questo punto, con Mauro Palma che, per conto del ministro della Giustizia Orlando, ha chiesto al capo del Dipartimento Giovanni Tamburino di annullare ufficialmente questa circolare. In attesa che ciò avvenga si stanno muovendo anche i parlamentari. È infatti stata presentata sulla vicenda una interrogazione a risposta scritta dal gruppo di Sinistra Ecologia Libertà, sottoscritta anche dalla Coccia (PD) e Zaccagnini (Misto), e una mozione è stata presentata anche da Paolo Beni del Partito Democratico. www.associazioneantigone.it

Una nuova campagna di ‘Riparte il futuro’ in vista delle elezioni Il prossimo 25 maggio l’Italia eleggerà i nuovi parlamentari europei, i sindaci di oltre 4000 Comuni e i presidenti di due Regioni (Abruzzo e Piemonte). È a tutti loro che si rivolge la nuova campagna di Riparte il Futuro, promossa da Libera e Gruppo Abele in collaborazione con Avviso Pubblico, Mafia Nein Danke, Libera France e Anticor, che è stata presentata nei giorni scorsi a Roma. «Chiediamo ai candidati sindaci dei Comuni, entro i primi 100 giorni della consiliatura, di adottare la delibera ‘trasparenza a costo zero’ – spiega Francesca Rispoli di Libera - che ha cinque precisi obiettivi: pubblicazione e diffusione dell’anagrafe di tutti gli eletti; totale rispetto della normativa sulla trasparenza economica; adozione di un Codice etico comunale stringente, la Carta di Pisa; organizzazione di una Tavola pubblica per la trasparenza, a cui partecipano istituzioni e cittadinanza e diffusione, per i Comuni che ne sono destinatari, di informazioni e dati aperti sull’assegnazione e la gestione dei beni confiscati».

«Gli Enti locali sono la prima barriera contro la corruzione e le organizzazioni criminali, ma sono anche a livello politico quel luogo dove per prime le organizzazioni mafiose cercano di inserirsi - ha dichiarato Pierpaolo Romani, Coordinatore Nazionale di Avviso Pubblico - per questo chiediamo ai partiti di candidare persone non solo oneste, ma anche competenti e trasparenti nel loro agire e ai cittadini di votare e di sostenere queste persone durante il loro mandato, di non lasciarle sole. Questa Campagna costituisce per tutti gli amministratori che praticano la buona politica una grande opportunità, perché contribuisce concretamente a combattere quel terribile stereotipo del ‘son tutti uguali’. Noi come Avviso Pubblico abbiamo redatto la Carta di Pisa, un codice etico-comportamentale che impegna gli amministratori a rispettare alcuni principi, finalizzati a rafforzare la trasparenza e la legalità all’interno delle istituzioni pubbliche. Essere credibili è fondamentale, pertanto chiediamo a tutti coloro che si presentano alle prossime

elezioni amministrative di impegnarsi a sottoscriverla per dimostrare da che parte vogliono stare». «Dobbiamo portare la battaglia contro la corruzione nell’arena europea - ha sottolineato Franco La Torre, Libera Internazionale - perché la corruzione è uno dei principali reati spia del radicamento delle mafie, è attraverso quella che esercitano uno strumento di pressione per entrare nei grandi giochi di affari politici, istituzionali ed anche economici. Per questo chiediamo ai candidati al Parlamento Europeo, tramite la proposta Restarting the future, di impegnarsi nei primi 150 giorni della nuova legislatura a costruire un Intergruppo contro la corruzione e la criminalità organizzata, con tre obiettivi specifici: la ricostituzione della Commissione speciale sul crimine organizzato, la corruzione e il riciclaggio di denaro; la promozione di una direttiva per la tutela di chi denuncia episodi d’illegalità a cui assiste e l’istituzione del 21 marzo come Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie».


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La rossa primavera Al circolo Arci Pontenovo di San Polo d’Enza proiezioni di film e documentari che raccontano la Resistenza Il circolo Arci Pontenovo, insieme ad Anpi e Spi-Cgil di San Polo d’Enza, presentano la seconda edizione di La rossa primavera, rassegna di proiezioni, che si terranno tra il 18 aprile e il 15 maggio raccontando vicende note e meno note, storie locali ed eventi celebri della Resistenza, fondamento della nostra Repubblica. Quest’anno tema portante della rassegna sarà il ruolo delle donne nella Resistenza. Tre dei quattro documentari, infatti, si concentrano sul ruolo che le donne hanno avuto nella guerra di Liberazione, tratteggiando figure di comandanti partigiane, staffette, combattenti che hanno contribuito a modernizzare l’Italia anche per quanto riguarda il ruolo della componente femminile nella società. Grande attenzione da parte degli organizzatori è stata rivolta alle produzioni ‘dal basso’: ampio spazio, infatti, è stato dato a piccole produzioni indipendenti, che combattono una difficile battaglia per la sopravvivenza, spesso realizzate con il sostegno diretto del pubblico con progetti di crowdfunding. Si inizia giovedì 17 Aprile alle ore 21 presso il circolo Arci Pontenovo a San Polo d’Enza (RE) con Bimba col pugno chiuso, un documentario animato di Luca Mandrile, Claudio Di Mambro, Umberto Migliaccio e Maurizio Ribichini. I disegni animati, insieme ad immagini ed interviste, tratteggiano un poetico omaggio alla partigiana Giovanna Marturano, una delle figure più importanti della Resistenza Italiana e

del femminismo del dopoguerra, scomparsa di recente a oltre 100 anni. Secondo appuntamento giovedì 24 aprile con Storia di Mirka, di Primo Giroldini. Il regista parmigiano racconta le vicende di Mirka Polizzi, comandante di brigata, una delle donne più attive nella resistenza emiliana. Terzo film della rassegna, giovedì 8 maggio, Ma l’amor mio non muore di Luca Mandrile, Claudio Di Mambro, Umberto Migliaccio, che raccontano storie e ricordi di lotta partigiana sulle montagne del cuneese. Chiusura giovedì 15 maggio, con Bandite, una produzione di Alessia Proietti e Giuditta Pellegrini, riflessione corale di storiche e protagoniste sul ruolo delle donne nella Resistenza e l’importanza che la presenza femminile ha avuto nel determinare la modernizzazione della società italiana. La rassegna è ideata e organizzata dal circolo Arci Pontenovo e dalla sezione Anpi di San Polo d’Enza, con la collaborazione di Spi-Cgil e di Todomodo film e con il patrocinio del Comune di San Polo d’Enza. Tutte le proiezioni si tengono alle ore 21 presso il Circolo Arci Pontenovo e sono ad ingresso gratuito. fb Circolo Pontenovo

il workshop sull’illustrazione CORATO (BA) Il circolo Arci La

locomotiva ospita un interessante workshop sull’illustrazione condotto da Massimiliano di Lauro. Il workshop si snoda in due incontri, che si terranno il 19 aprile e il 3 maggio presso la sede del circolo. Per anni si è guardato all’albo illustrato come ad un ‘oggetto’ rivolto esclusivamente ai bambini, avendo molto spesso come modelli di riferimento prodotti di scarsa qualità sia nei contenuti che nello stile. Oggi molti studiosi stanno contribuendo a fare chiarezza su questo tema e a restituire il giusto pregio al mondo dell’illustrazione. Il laboratorio qui presentato si propone di fare chiarezza sugli aspetti fondamentali dell’albo illustrato. Dopo aver visto in breve la storia e l’evoluzione dell’illustrazione e dopo averne esaminato gli aspetti base, ovvero la componente iconica e lo stile, si passerà allo studio del processo creativo delle immagini. fb Arci La Locomotiva Corato

lo spettacolo ‘ospiti’ S. BARTOLOMEO IN GALDO (BN) Il 20 aprile al Teatro Comunale

la compagnia Pomodoro presenta Ospiti, spettacolo di Angelo Longoni promosso dal circolo Arci Sbig. Lui, lei, l’altro: una miscela esplosiva per una commedia briosa e frizzante, che assicurerà risate e instillerà qualche dubbio sulla nostra capacità di gestire le relazioni amorose. Due gli spettacoli in programma, alle 18 e alle 21. www.arcisbig.com

BONSAI AID AIDS GUAGNANO (LE) Il circolo Arci

A Certaldo ‘La liberazione va in collina’ Il 18 e 19 aprile si svolgerà, presso la Fattoria Bacio a Certaldo (FI), la seconda festa dell’Arci Ponti di memoria. Per due giorni con La città dei narratori. La liberazione va in collina ci saranno teatro, musica, reading, narrazioni, presentazione di libri, dibattiti con i principali interpreti dell’impegno civile. Così spiega la decisione di tenere la festa in Toscana Daniele Biacchessi, fondatore e presidente di Arci Ponti di Memoria: «La seconda festa della nostra associazione si tiene in uno dei momenti più delicati

in più

della storia italiana, nei giorni in cui si mette mano alla nostra Costituzione nata dalla Resistenza. La nostra scelta è stata quella di andare in Toscana, in una delle regioni che ha pagato a caro prezzo il suo antifascismo durante la guerra di Liberazione. A Certaldo progetteremo il futuro della memoria, cioè quella memoria viva, del presente, che parla alle nuove generazioni». Ingresso libero con sottoscrizione per l’associazione Arci Ponti di memoria, con tessera Arci. www.pontidimemoria.it

Rubik collabora con Bonsai Aid Aids, la più grande operazione di sensibilizzazione su scala nazionale in tema di infezione da Hiv, nata nel 1993 e organizzata ogni anno dall’Associazione nazionale per la Lotta contro l’Aids – Anlaids onlus. Dal 18 al 20 aprile saranno allestiti nelle piazze di tutta Italia dei banchetti dove i volontari offriranno a chi vorrà sostenere le iniziative dell’associazione un autentico bonsai, la pianta diventata ormai simbolo della lotta all’Aids, e distribuiranno materiale informativo. È possibile acquistare il proprio bonsai anche presso la sede del circolo Arci Rubik. fb Arci Rubik


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daiterritori

con l’arci matidia

Quinta edizione per il concorso del cortometraggio ‘Periferia dell’Impero film festival’ Il concorso internazionale del cortometraggio Periferia dell’ Impero film festival è giunto alla quinta edizione. Si tratta di una manifestazione culturale senza scopo di lucro organizzata dall’Arci Matidia di Sessa Aurunca (CE) con il patrocinio del Comune di Sessa Aurunca e in collaborazione con il Film Commission Regione Campania, il cui fine è quello di valorizzare l’opera cinematografica breve realizzata da autori indipendenti, amatoriali e professionisti. Possono partecipare al concorso opere di finzione di qualsiasi genere, realizzate da autori di qualsiasi nazionalità, preferibilmente in lingua italiana o in caso contrario sottotitolate in italiano. La partecipazione al concorso è gratuita. Non saranno ammesse al concorso opere che hanno partecipato alle precedenti edizioni.

Al concorso potranno partecipare i corti con durata massima di 20 minuti esclusi i titoli di testa e di coda, di qualsiasi genere (sono esclusi videoclip musicali e documentari) a tema libero. Una giuria di esperti, che saranno resi noti sul sito www.periferiadellimpero.webnode.it, visionerà le opere pervenute e selezionerà quelle ammesse alle serate finali. La giuria sarà presieduta da Valerio Caprara, critico cinematografico de Il Mattino e docente universitario di Storia e critica del cinema all’ Università L’Orientale di Napoli. Durante la manifestazione finale le opere selezionate saranno proiettate al pubblico entro la prima decade di agosto nella splendida cornice del chiostro del Castello Ducale di Sessa Aurunca e una nuova giuria di esperti assegnerà il premio alla miglior opera e al miglior corto di autore straniero. Il pubblico presente a tutte le serate sarà fornito di un modello cartaceo con l’elenco di tutti i corti finalisti e potrà votare l’opera ritenuta migliore; il corto che avrà ottenuto il maggior numero di voti si vedrà assegnato il premio del pubblico come miglior corto. I premi in palio sono: Premio della giuria ‘Miglior corto edizione 2014 Periferia dell’impero’; Premio della giuria ‘Miglior corto straniero edizione 2014’; Premio del pubblico Edizione 2014. Le opere dovranno essere inviate tramite il servizio postale, entro e non oltre il 30 giugno 2014; non farà fede il timbro postale. Regolamento completo, domanda d’scrizione e informazioni su www.periferiadellimpero.webnode.it Per informazioni scrivere a arci.matidia@libero.it

Libri Resistenti, ultimo appuntamento Venerdì 18 aprile alle 19, presso il circolo Arci San Niccolò a Firenze, avrà luogo il quinto ed ultimo appuntamento con Libri Resistenti, rassegna letteraria promossa da Anpi Firenze e circolo Arci San Niccolò. Coltivare la memoria non è un esercizio fine a se stesso, ma rappresenta il modo attraverso cui una società si racconta e dunque, attraverso la storia, ritrova il senso del proprio presente verso la costruzione del futuro. Libri Resistenti, ciclo di presentazioni ideato e curato dai giornalisti Domenico Guarino e Chiara Brilli, si propone di valorizzare autori e libri che sappiano raccontare la Resistenza di ieri e le Resistenze di oggi. In questo incontro verrà presentato Le eredità di Vittoria Giunti di Gaetano Alessi, il libro-intervista che racconta la figura di Vittoria Giunti, primo sindaco donna della Sicilia, fiorentina d’origine e partigiana. Elena Guideri accompagnerà l’autore nella presentazione del testo.

I 25 anni dell’Arcipelago L’Arcipelago di Valenzano (BA) festeggia i 25 anni dalla sua nascita, il 26 aprile 1989, e per l’occasione ospita l’ukulele di Carlo De Toma in The Uke’s place, fra musica, racconti e aneddoti. Per l’occasione Carlo sarà coadiuvato da Beatrice Birardi (percussioni), Mimmo Ferri (fisarmonica) e Francesco Nitti (basso acustico). Appuntamento al circolo il 26 aprile alle 21. fb L’Arcipelago - Circolo Arci Valenzano

Un motivo per resistere Il circolo Arci Festival Resistente promuove il bando di concorso letterario Un motivo per resistere, percorso di valorizzazione della memoria della Resistenza antifascista che si propone di coniugare la rievocazione degli eventi che scandirono la stagione della Lotta di liberazione con la ricerca e l’elaborazione di strumenti capaci di esprimere la profonda attualità di quella esperienza. Il bando prevede che la narrazione debba prendere spunto da un’ immagine ‘storica’ della Resistenza in cui venga raccontato un episodio realmente accaduto o di fantasia, per poi avere un proprio sviluppo e una sua evoluzione e concludersi con un’immagine ‘contemporanea’. Sono ammesse solo opere inedite. La partecipazione è gratuita e la scadenza per la consegna è fissata al 18 aprile. La premiazione avverrà nell’ambito della manifestazione Festival Resistente 2014. www.festivalresistente.it


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azionisolidali le notizie di arcs

a cura di Francesco Verdolino

Festival Giovani Europei

ARCS è coinvolta in un progetto dell’Associazione partner francese, Secours Populaire, per l’organizzazione di un festival di e sui giovani europei, il FranceEurope-Mediterranean Young People’s Festival, che si terrà a Nimes il 24-25-26 Ottobre 2014. La tematica principale è la solidarietà internazionale, intesa come veicolo principale con cui diffondere nei giovani un sentimento di cittadinanza attiva e responsabile. In particolare, durante il festival (che sarà anche in collaborazione con l’Università di Nimes), verranno organizzati incontri, seminari, workshop e dibattiti aperti sulle tematiche esposte. Al progetto parteciperanno diverse organizzazioni provenienti da Belgio, Francia, Spagna, Regno Unito, Germania, Libano. Ogni organizzazione sta lavorando alla preparazione del festival. ARCS ha lanciato un sondaggio che ci aiuterà a dare ai nostri partner un visione d’insieme dei giovani italiani e della solidarietà. L’idea è lasciare che i giovani esprimano le loro opinioni rispondendo ad una serie di domande mirate a raccogliere i loro pensieri sulla cooperazione internazionale e sulla solidarietà.

ARCS a Cuba

Il 16 aprile si è celebrata la chiusura del progetto ‘Salvaguarda de los valores patrimoniales y culturales que atesora el Centro Histórico de Ciudad de La Habana’ attraverso la realizzazione di un seminario dove sono stati presentati i risultati raggiunti e le possibili azioni future. Il progetto, finanziato dalla Delegazione dell’Unione Europea in loco, era diretto a migliorare la capacità dei partner locali di provvedere alla salvaguardia del patrimonio storico e culturale di Cuba e in particolar modo dell’Havana Vecchia, Patrimonio UNESCO dell’Umanità, attraverso il trasferimento di innovazioni tecnologiche nel settore delle applicazioni laser. L’intervento è stato sicuramente efficace e le tecnologie introdotte stanno già fornendo il loro contributo ben oltre i risultati del progetto stesso: basta osservare il gigantesco lavoro di restauro del Capitolio dell’Havana e nella Piazza de Jesù, realizzato attraverso l’impiego delle apparecchiature altamente innovative appositamente acquistate. www.arciculturaesviluppo.it

società

L’altra Italia da costruire insieme La relazione annuale del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza di Camillo Cantelli presidente nazionale Arciragazzi

Lo scorso 10 aprile, nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, alla presenza della Presidente della Camera Laura Boldrini, di rappresentanti del Parlamento e delle istituzioni, di studenti, di esponenti delle associazioni e del mondo della cultura, ha presentato la Terza Relazione Annuale sull’Infanzia e l’Adolescenza in Italia, così come richiesto dalla legge che ha istituito l’Authority, con un titolo molto esplicito: ‘Crisi, diritti, responsabilità. C’è un’altra Italia da costruire insieme’. La Relazione è stata preceduta dai saluti della Presidente Boldrini, che nel suo intervento ha individuato alcuni degli aspetti fondamentali delle problematicità che persistono: • le condizioni sociali che hanno determinato la mancata compiutezza di ogni fase della vita: a fronte di una infanzia compressa, caratterizzata da tempi ridotti e richiesta di una veloce crescita (sintetizzata nella ‘negazione del gioco’ come diritto), si riscontra un’adolescenza protratta (mancanza di lavoro e negazione degli obiettivi) che procrastina il passaggio all’età adulta; • l’incapacità di articolare dei percorsi e di costruire dei contesti di ascolto delle esigenze dei bambini e degli adolescenti, quindi l’auspicio che si riesca a costruire una società che tenga invece conto delle loro opinioni. Un intervento, quindi, dal carattere fortemente propositivo. La Relazione del Garante Nazionale, Vincenzo Spadafora, ha messo in rilievo quanto oggi sia problematica la condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia. Senza soffermarsi su numeri e statistiche (scaricabili dal sito www.garanteinfanzia.org), il Garante ha richiamato il Parlamento e il Governo (che non era presente) ad assumersi una serie di precise responsabilità e a rispondere con fatti e su fatti. La sua prima riflessione è forse la più cogente: a fronte di una crisi, che è diventata l’alibi del delitto perfetto, ci si deve chiedere se il ‘tagliare’ non ‘costi’ più di quanto poi si paghi in ‘costi sociali ed economici’ per riparare. Un evidente ribaltamento del ‘punto di vista’

che sembra guidare l’azione del governo. Quindi, un forte richiamo (usando il termine ‘scandaloso’) alla mancata convocazione dell’Osservatorio Nazionale sull’Infanzia e quindi alla mancata scrittura del Piano Nazionale Infanzia (un ritardo di 500 giorni al 10 aprile). Ha sottolineato inoltre la totale assenza sulla determinazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (come prevede la Costituzione Italiana). E ancora, sulle leggi da approvare, quella sulla Cittadinanza (in attesa, coordinare le azioni e attività sugli MSNA) e quella sulla Giustizia Minorile. In conclusione, una richiesta forte di assunzione di responsabilità al Governo e un fermo invito a porre una reale attenzione al mondo di bambini e adolescenti, nell’auspicio che si riparta da qui per un’altra Italia da costruire insieme.

arcireport n. 14 | 17 aprile 2014 In redazione Andreina Albano Maria Ortensia Ferrara Carlo Testini Direttore responsabile Emanuele Patti Direttore editoriale Paolo Beni Progetto grafico Avenida Impaginazione e grafica Claudia Ranzani Impaginazione newsletter online Martina Castagnini Editore Associazione Arci Redazione | Roma, via dei Monti di Pietralata n.16 Registrazione | Tribunale di Roma n. 13/2005 del 24 gennaio 2005 Chiuso in redazione alle 17 Arcireport è rilasciato nei termini della licenza Creative Commons Attribuzione | Non commerciale | Condividi allo stesso modo 2.5 Italia

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