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d e l l ’ A r c i anno X - n. 13 3 aprile 2012

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Senza equità fiscale non c’è democrazia H In Italia le dieci persone più ricche dispongono di tante risorse quante sono quelle su cui possono contare i tre milioni più poveri fra i loro concittadini. Il dato, emerso da una recente ricerca su ricchezza e diseguaglianza in Italia, fotografa in modo impietoso lo squilibrio del nostro paese. Negli ultimi decenni i benefici della crescita si sono concentrati nella minoranza più ricca allargando la forbice del divario sociale fino quasi a far scomparire la classe media. Cambia anche la composizione della ricchezza del paese, rappresentata sempre più dal patrimonio accumulato negli anni e sempre meno dal reddito corrente. Ne consegue che gli anziani sono in media più ricchi dei giovani, e che questi anche quando lavorano non riescono ad accumulare ricchezza. Come dire che siamo una società poco dinamica, in cui chi può campa di rendita e molti tirano avanti solo grazie ai risparmi di genitori e nonni. Il divario sociale cresce ancora di più per effetto della crisi, per la frammentazione del mercato del lavoro, l’elevato numero di famiglie monoreddito e il basso livello di occupazione soprattutto fra i giovani e le donne. E non bastano ad attenuarlo gli strumenti di protezione offerti da un sistema di welfare ormai pesantemente indebolito dai tagli alla spesa pubblica, né i meccanismi redistributivi che dovrebbero essere garantiti dal sistema fiscale. Pochi giorni fa il Ministero delle Finanze ha diffuso i dati sulle dichiarazioni del 2011. Non stupisce la conferma che a pagare le tasse siano principalmente dipendenti e pensionati, e che gli imprenditori dichiarino meno dei subordinati. Certo, sono dati generali che andrebbero affinati, ma bastano a evidenziare quanto enorme sia il problema dell’evasione fiscale. In Italia abbiamo un livello fra i più alti d’Europa, circa 130 miliardi di mancato gettito ogni anno. Si stima che l’economia sommersa valga il 16% del Pil, e che un ulteriore 10% sia il peso dell’economia prodotta dalle mafie. Questi sono i dati che pesano in modo decisivo sulla competitività del paese, non certo il costo del lavoro o l’articolo 18. Ma si continua a considerare irrisolvibile il problema dell’evasione fiscale, e si aumentano le tasse a tutti perché non si è in grado di farle pagare ad alcuni. Bisognerebbe cominciare da qui, da una vera lotta all’evasione, agli sprechi e alla corruzione, per cambiare il clima culturale del paese e coniugare sviluppo ed equità. Senza democrazia fiscale non c’è vera democrazia.

A tre anni dal terremoto una città sospesa tra dramma e speranza

Una via del centro storico de LÊAquila

Di nuovo a Comiso, con Pio La Torre, per un Mediterraneo di pace omani a Comiso, su iniziativa di 55 organizzazioni tra cui l’Arci, ci ritroveremo in migliaia a discutere di pace, di smilitarizzazione, di futuro. Le tre assemblee d’istituto organizzate con gli studenti di Comiso all’inizio della scorsa settimana e l’iniziativa promossa insieme all’Auser, alla CGIL e alla Rete degli studenti medi, ci hanno fatto toccare con mano quanto, 30 anni dopo e nel ricordo di Pio La torre, nei giovani di oggi viva l’entusiasmo di allora. Chi ha vissuto le manifestazioni nel 1982 e ha partecipato con noi agli incontri dello scorso 28 e 29 marzo, ha rivisto nell’interesse mostrato dalle ragazze e dai ragazzi degli Istituti superiori la forza, la stessa genuinità e disponibilità all'impegno che nei primi anni ottanta caratterizzava ancora i movimenti giovanili.

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Nella figura di Pio La Torre, queste ragazze e questi ragazzi hanno trovato molti punti di contatto e di interesse, ai quali aggrapparsi con forza, entusiasmo e curiosità. Le idee di Pio sono sembrate loro, cosi come erano 30 anni fa, straordinarie e al contempo utopiche ma estremanente concrete, perché disegnano una Sicilia diversa, non solo libera dalla mafia, ma anche libera dai missili e dalle installazioni militari, dunque dal quadrilatero ‘mafia-guerra-affaripolitica’. Ma piacciono anche perché fanno sognare un’Europa diversa e un diverso Mediterraneo, finalmente spazi di promozione dei diritti di cittadinanza e non luoghi di privazione della dignità umana e di trionfo delle logiche di mercato. Per questo siamo certi che, domani 4 aprile 2012, Pio La Torre sarà ancora una volta insieme a noi: a Comiso, 30 anni dopo.

A CAUSA DELLE FESTIVITÀ PASQUALI, ARCIREPORT TORNERÀ IL 17 APRILE BUONA PASQUA A TUTTE E TUTTI


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Tra silenzi colpevoli e liti burocratiche-partitiche L’Aquila lentamente muore di Ciro Cannavacciuolo, Presidente del circolo Arci Querencia dell’Aquila ono passati ottocentoquarantanove giorni dal terremoto, quando Valentino Mastella e Monique D'Alessandro iniziano a L'Aquila le riprese dell'omonimo documentario presentato in anteprima domenica sera nella Casa del Teatro. La Casa del Teatro è un'altra struttura Arci, oltre il nostro circolo, nate in Piazza d'Arti. La realizzazione di questo spazio è stata sicuramente l'impresa più grande che abbiamo compiuto grazie a tutti voi e alla determinazione di altre 17 associazioni che sono rinate da qui. Oggi in questo luogo, certo precario ma vivo e sicuro, sono ripartite le nostre vecchie e

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IL DOCUMENTARIO Ottocentoquarantanove è il documentario di Valentino Mastella e Monique D’Alessandro, nato con l’obiettivo di esplorare la situazione de L’Aquila e dei paesi colpiti dal sisma a due anni e mezzo dall’evento

nuove sfide. Oltre al Querencia, anche la Bibliocasa che ci affianca, il Teatro, il Museo di Arte Sperimentale, ogni giorno di più, propongono, a tutta la città, ma specialmente ai giovani, momenti di confronto e di riflessione. Ma la sfida più grande, come Arci, è stata quella dello Sprar, perché, oltre alla volontà di dare supporto ai rifugiati e richiedenti asilo, indica i nuovi valori su cui desideriamo si costruisca il futuro di questa città. Ma diciamo chiaramente che questi, purtroppo, sono solo piccoli, impercettibili segni di vita di fronte all'irritante immobilismo della politica. Si ha la sensazione di vivere intorno ad uno stagno, dove ogni giorno l'odore si fa più insopportabile. Bisogna denunciare ancora una volta e con la morte nel cuore che, oggi dopo tre anni, tra silenzi colpevoli e liti burocratiche-partitiche, la nostra città lentamente muore, sola e abbandonata con le sue ferite che, in questo tempo, si sono solo moltiplicate ed incancrenite. Ma i dati drammatici riguardano tutta l'economia della città. Le imprese sono in crescente difficoltà

e rischiano di seguire il destino di quelle che non hanno mai più ripreso, il ricorso alla cassa integrazione è enorme e la disoccupazione a livelli impensabili. Gli studenti che sono stati la vera spina dorsale per l'economia e la cultura della città, oggi sono diventati pendolari e forse accettano questa dura realtà solo perché non si pagano le tasse. Gli anniversari, se servono ad accendere luci e facili pietismi per un giorno, non ci piacciono ma siamo consapevoli di non potere, una volta di più, negarci e negare la possibilità di rompere questo omertoso, pilotato silenzio ed allora rieccoci, in questi giorni, di nuovo di fronte a microfoni, computer, facce vecchie e nuove a riflettere ed infervorarci delle paure di quella notte e di... bertolasoberlusconitendecasezonarossamapmuspgrandirischirisatedinottetassemutuisoldimortiimusilenziscuolepassatofuturolaquila. Per chi di voi avesse, ancora oggi, voglia di sapere di noi e della nostra città, vi segnaliamo tutte le possibilità di contattare gli autori di Ottocentoquarantanove (la locandina è in ultima pagina).

Piazza d’Arti, uno spazio dove ritrovarsi e orientarsi, in un contesto in cui è facile perdersi ono passati oramai tre anni da quel momento in cui tutto è cambiato ed abbiamo dovuto iniziare da capo. Sembra ieri! Sembra di sentire ancora il calore di quegli abbracci che ci scambiavamo man mano che ci ritrovavamo, all’interno del campo di accoglienza. Prima Mario, poi Nicoletta, poi Ciro, Lucia, quindi gli amici del teatro, Cecilia, Sara, Giulio, Eugenio, Simone, Cristiana e Roberto. Tutti amici, tutti con la voglia, l’obiettivo, il bisogno di fare cultura, di fare socialità. Come? In qualsiasi modo, attraverso i libri, con il teatro, con incontri, con la musica… Sembra ieri ma di strada ne abbiamo fatta tanta. Il sogno che ci ha unito sin dall’inizio verso un unico obiettivo, è stato quello, ovvio, quasi banale, di ritrovare un tetto, una casa, un container, una struttura all’interno della quale ricominciare con la nostra quotidianità, con le nostre attività, in un momento in cui ancora più importante di prima era creare dei momenti di aggregazione e di confronto.

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È nata così la nostra piazza, Piazza d’Arti. Lo spazio che ospita il Circolo Querencia, la Casa del Teatro e la Bibliocasa, ma anche la sede di Arci Servizio Civile e quella di altre 14 associazioni (centri diurni, centri di aggregazione, commercio equo e solidale, sportelli per migranti, per adolescenti…). Una realtà unica e bellissima nel suo genere, che esteticamente lascia ancora a desiderare, mancano illuminazione e pavimentazione…ma vuoi mettere quanto è bello incontrarsi in uno spazio nel quale sentirsi protetti? È qui che nascono e si realizzano una gran parte delle iniziative che stiamo portando avanti per cercare di offrire dei servizi alla cittadinanza ed in particolar modo degli stimoli ai giovani dell’Aquila. Iniziative sulla ricostruzione, sulla legalità, letture e presentazioni ma al centro dell’attenzione ci sono quasi sempre loro, i giovani. Sono loro ad avere bisogno di luoghi di aggregazione in cui esprimersi e sperimentarsi, luoghi in cui ritrovarsi ed orien-

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tarsi in un contesto in cui è facile perdersi e che dovranno essere loro a ricostruire. È per questo che le nostre associazioni stanno lavorando molto in questo senso attraverso laboratori, attraverso spettacoli o semplici momenti di festa. Oltre alle fasce giovanili grande è l’attenzione che necessitano i migranti presenti a L’Aquila in seguito al cambiamento della composizione della popolazione aquilana dopo il terremoto. La leggenda del cantiere più grande d’Europa è raccontata sempre più spesso e tanti sono i ragazzi che arrivano alla ricerca di un lavoro. È questo uno dei motivi per cui abbiamo reputato importante e necessario avviare un progetto di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati anche a L’Aquila. Un progetto complesso da gestire, soprattutto nel nostro contesto, ma con un valenza importante nel momento in cui ricostruiamo la nostra città con uomini e donne che nel frattempo ricostruiscono le loro vite, insieme a noi. Info: andreasalomone@hotmail.it


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Da quel 6 aprile 2009, la Prociv-Arci è ancora a L’Aquila di Fabio Mangani, presidente nazionale Prociv-Arci

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dove i gruppi Prociv-Arci a L'aquila sono 6, e altri ancora in altri comuni. Sembra che il nostro passaggio abbia scaturito una sorta di reazione a catena, per cui adesso in Abruzzo la Prociv-Arci ha un proprio coordinamento regionale, e l'incremento è ancora attivo. Siamo ancora a L'Aquila perché sta per partire il progetto ‘Noi, con voi, per sempre’: un percorso fitness da realizzare nella pineta di Roio con 14 stazioni per l'attività fisica all'aperto e con la costruzione di uno spazio pic-nic. I fondi necessari sono stati recuperati attraverso donazioni di circoli Arci e di attività di solidarietà effettuate in più parti d'Italia. Il progetto, dopo qualche problema burocratico, è in partenza, nei prossimi giorni inizieranno i lavori, la realizzazione servirà anche per dare una prospettiva di sviluppo turistico a quella zona e soprattutto per dare un segnale concreto di ricostruzione. Fortunatamente per la Protezione Civile nazionale L'Aquila non rappresenta un modello da seguire dal punto di vista della ricostruzione, anche se dal punto di vista operativo e della solidarietà credo che rappresenti lo sforzo più grande degli ultimi 30 anni. La ricostruzione è purtroppo una nota dolente che preoccupa tutti. Un nostro

DONNE ALL’AQUILA A partire dal 6 aprile Mettiamoci una pezza, azione di urban knitting promossa dalle donne aquilane nel centro storico della città: 100 metri quadrati di superficie da ricoprire con pezze lavorate a maglia provenienti da tutta Italia. Una maniera per mantenere viva la memoria e cercare una normalità, ricucendo i rapporti tra le persone

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embra impossibile, ma da quel 6 aprile 2009 la Prociv-Arci (la Protezione Civile dell'Arci) non ha più lasciato L'Aquila. In quella notte di terrore di tre anni fa la Prociv-Arci si mobilitava in tutta Italia, e nelle ore seguenti allestiva uno dei campi de L'Aquila in località Pianola, praticamente poco sotto Colle Roio, dove si trova la sede dell'Università di Ingegneria. Con grande rapidità i volontari, giunti da tutta Italia, lavorando anche di notte, allestirono il campo di Pianola che nei primi momenti ha ospitato fino a 920 sfollati. Quel campo, gestito dalla sola Prociv, sembrava preso a modello, lo visitò anche il Presidente del Consiglio, ed è rimasto aperto fino al 26 novembre 2009. Solo in quel momento la Prociv-Arci lasciava il campo, ma era già nato il seme necessario per porre le basi della nostra permanenza, ancora oggi, a L’Aquila. Il seme della solidarietà e del valore del volontariato è nato in quel periodo, con la costituzione di un gruppo di volontari di protezione civile Prociv-Arci creato direttamente da terremotati sfollati con gravi danni alle proprie case. Nasceva pochi mesi dopo un altro gruppo, e poi un altro, e un altro ancora, fino ad arrivare ad oggi,

volontario, che ha avuto la casa completamente distrutta, ci racconta che per la ricostruzione di 131 mq. di casa avrà un rimborso di € 131mila euro, non abbastanza per completare i lavori. Purtroppo il lavoro scarseggia e accollarsi un mutuo in questo momento sarebbe come giocare alla roulette. Quando pensiamo che l'Aquila era una città poco conosciuta alla maggior parte degli italiani prima del terremoto, ci emozioniamo. Viviamo la stessa emozione tutte le volte che entriamo in quel centro storico completamente vuoto, pieno di storie, pieno di ricordi di una città ferita e che da sola non riuscirà a rialzarsi. Ecco perché noi non lasciamo l'Aquila…

Le iniziative Arci Modena per l’anniversario del sisma ono passati tre anni dal terremoto che ha distrutto la città dell’Aquila e Arci Modena vuole ricordare l’anniversario con tre iniziative che celebrano il gemellaggio tra i comitati delle due città. Si inizia il 15 aprile con un pranzo al circolo Giliberti di Carpi a cui parteciperà una delegazione aquilana composta da rappresentanti dei circoli Arci e compagnia teatrale Teatrabile che si esibirà in alcuni spettacoli per i più piccoli. Il 16 aprile alle 21, sempre al circolo Giliberti di Carpi, ci sarà la serata A tutto liscio, con diversi artisti della scena musicale tradizionale emiliano-romagnola. Entrambi gli appuntamenti sono pensati per raccogliere fondi da devolvere ai circoli aquilani. Il 26 e il 27 maggio è in programma per i soci modenesi una visita all’Aquila per vedere la ‘new town’ delle aree residenziali e il centro storico. Negli ultimi anni Arci Modena e i suo soci

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si sono adoperati per raccogliere i fondi e aiutare gli aquilani. Oltre ad aver partecipato attivamente con i volontari ai primi momenti di aiuto alla popolazione duramente colpita dal terremoto, ben 18 tra circoli e polivalenti hanno deciso di mettere in programma serate e pranzi di raccolta fondi per la ricostruzione. Il risultato è stato un contributo di 20mila euro inviato nei primi mesi del 2010 a Marcella Leombruni, presidente di Arci L’Aquila. Quei soldi si sono concretizzati in un nuovo spazio per la socialità e la cultura nelle vicinanze dell’ospedale San Salvatore nella prima periferia. La sede del comitato Arci L’Aquila si trova all’interno di piazza d’Arti, una vera e propria cittadella del volontariato e della promozione sociale che raggruppa 17 associazioni che si impegnano per la ricostruzione culturale del territorio con progetti come la biblioteca itinerante, gli spazi

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gioco e la piazza-teatro. Con questa raccolta fondi si è dato inizio a un gemellaggio tra i circoli modenesi e i circoli aquilani. L’8 luglio del 2011 una delegazione modenese si è recata all’inaugurazione delle nuove sedi del comitato provinciale e di tre circoli che erano andate distrutte durante il terremoto. “Ricostruire un territorio significa anche dare spazio ai progetti di promozione sociale e culturale e, attraverso la creazione di spazi per la socialità, ridargli un’anima - commenta Greta Barbolini, presidente Arci Modena - per noi è stato un piacere poter rafforzare il rapporto con l’Arci dell’Aquila e dare il nostro contributo. L’emozione che abbiamo provato visitando le nuove sedi ci ha ripagati ampiamente degli sforzi e speriamo che anche queste nuove iniziative ci diano la possibilità di contribuire alla ricostruzione”. Info: www.arcimodena.org


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L’Italia responsabile per 63 morti in mare. Sull’immigrazione il governo apra una pagina nuova l termine di un’inchiesta durata nove mesi, il rapporto del Consiglio d’Europa attribuisce all’Italia le maggiori responsabilità per la morte di 63 persone, tra cui 20 donne e due bambini, avvenuta nel marzo del 2011. Queste persone si trovavano su un barcone partito dalla Libia per fuggire alle violenze della guerra civile in corso. Quasi subito si registrò un’avaria, ma nessuno intervenne, lasciando i naufraghi per due settimane alla deriva finchè la barca non approdò alle coste da cui era partita. L’Italia fu la prima a ricevere la richiesta di soccorso. Di qui l’attribuzione delle maggiori responsabilità, non mitigate dal fatto che responsabili vengano considerati anche la Nato - i cui mezzi in quel periodo pattugliavano numerosi il Medi-

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ROMA Sgomberiamoli! Giornalismo e immigrazione: come evitare stereotipi, pregiudizi, discriminazioni è il tema del seminario promosso da Redattore sociale che si terrà il 18 aprile alla Sala conferenze Porta futuro

terraneo -, Malta e la Libia, accusata di aver indotto, anche con la forza, molti migranti a prendere la via del mare. Alcuni giorni fa la rete europea Migreurop, insieme ad altre organizzazioni internazionali, aveva inviato una richiesta di chiarimenti proprio su quest’episodio alla Nato e ai ministri della difesa dei Paesi interessati, paventando quelle responsabilità che poi sono state confermate dal rapporto. La stessa indagine andrebbe fatta per gli altri 1500 morti, ugualmente provenienti dalla Libia, scomparsi in mare lo scorso anno, mentre la Nato inviava i suoi cacciabombardieri ad ‘aiutare’ la popolazione civile di quel Paese. In realtà quei morti, come gli altri a migliaia inghiottiti dal Mediterraneo negli ultimi anni, sono il frutto di un imbarbarimento della politica e dell’etica pubblica, che ha raggiunto uno dei suoi momenti peggiori con i respingimenti in mare voluti dal precedente ministro Maroni, una prassi disumana e illegale, condannata nei giorni scorsi dalla Corte Europea. Nel rapporto la relatrice afferma che le morti in mare dimostrano l’esistenza di un inaccettabile «doppio standard nel valutare le vite umane», e che «non ha titolo per parlare di rispetto dei diritti umani chi lascia morire le persone per-

ché non identificabili o perché provenienti dall’Africa». Sono parole che sottoscriviamo in pieno. Vogliamo però lanciare un allarme, perché l’attenzione su questo problema non deve abbassarsi. Nei primi mesi del 2012 sono già morte più di 70 persone nel tentativo di raggiungere le nostre coste. Chiediamo al governo di ribadire in modo chiaro, nelle sedi adeguate e a tutti i soggetti interessati, pubblici e privati, che l’obbligo di salvataggio in mare, previsto dal diritto internazionale, dev’essere sempre e comunque rispettato. Non sono più tollerabili i palleggiamenti di responsabilità tra uno Stato e l’altro o le intimidazioni più o meno esplicite usate in passato verso i pescherecci perché non intervenissero. Così come va ribadito che l’accesso al diritto d’asilo dev’essere garantito a tutti, senza discriminazioni o preconcetti. L’accoglienza, il rispetto della dignità delle persone, oltre che della loro vita, deve diventare la pratica concreta di un Paese che deve chiudere subito una pagina vergognosa della sua storia recente. Le frontiere non debbono più essere lo spazio in cui si esercita la prepotenza del forte contro il debole, in barba alle leggi e alle responsabilità internazionali.

Crescono le domande d’asilo nei paesi industrializzati. L’Italia si allinea alla media europea l rapporto sulle domande d’asilo presentate nel 2011 in 44 paesi industrializzati, reso noto nei giorni scorsi dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, offre una prospettiva allargata all’Europa e ai maggiori Paesi industrializzati, una lettura ampia che permette di svolgere delle considerazioni tenendo presente anche quanto accade fuori dai confini nazionali. Nel 2011, rispetto all’anno precedente, c’è stato nei paesi industrializzati un aumento del 20% delle domande d’asilo a causa di nuovi conflitti, compresi i grandi sommovimenti determinati dalla primavera araba, e del continuo flusso di persone in fuga dalle zone di vecchie crisi mai risolte. L’aumento più consistente si nota nell’Europa meridionale, Italia inclusa, con circa 36mila domande d’asilo di persone per la maggior parte provenienti dal Corno d’Africa e dall’Africa Sub Sahariana, giunte via mare dalla Libia dove si trovavano allo scoppio della guerra civile. Questa cifra pone l’Italia al terzo posto all’interno dell’Unione Europea, dopo la Francia con 52mila domande d’asilo e la

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Germania con quasi 46mila. Dunque l’Italia non è l’unico paese dell’Unione a farsi carico di questo problema, ma si è semplicemente allineata alla media di altri Paesi. Se infatti prendiamo in considerazione l’anno precedente, la Francia aveva registrato 48mila domande di asilo, la Germania 41mila, mentre l’Italia ne aveva soltanto 10mila. Questo dato così contenuto va attribuito alle politiche restrittive attuate nel canale di Sicilia da Italia e Libia. Politiche che nella seconda metà del 2009 avevano portato alla scelta dei respingimenti in mare di migranti e richiedenti asilo. Per questa prassi l’Italia è stata recentemente condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo. Non è neanche la prima volta che in Italia vengono presentate oltre 30mila domande di asilo. Già nel 2008 erano state presentate altrettante domande, così come va ricordato che nel 1999, a seguito della guerra del Kosovo, arrivarono sulle coste italiane oltre 33mila richiedenti asilo. Volendo poi allargare lo sguardo al resto

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del pianeta, non può passare inosservato un dato estremamente significativo e cioè che circa l’85% dei rifugiati vive nel sud del mondo. Lo scorso anno nel solo stato del Sud Africa sono state presentate circa 110mila domande di asilo. Una cifra nettamente superiore a quella registrata negli Stati Uniti d’America, il paese con il più alto numero di domande tra quelli industrializzati. E allora non si possono che condividere le parole dell’Alto Commissario Antonio Guterres quando afferma che «è importante guardare queste cifre in prospettiva. Il numero delle domande di asilo presentate in tutti i paesi industrializzati è ancora inferiore alla popolazione di Dadaab, un campo di rifugiati che si trova nel nord-est del Kenya». Ma non possiamo nemmeno tacere che oggi in Italia la maggioranza dei richiedenti asilo viene ospitata in strutture del tutto inadeguate. È necessario che il governo intervenga con urgenza sul sistema d’accoglienza generale, potenziandolo, unificandolo e superando l’attuale frammentazione. Info: www.unhcr.org


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Il Giorno della Terra, in Palestina e nel resto del mondo l 29 marzo 1976 il governo israeliano annunciava il suo piano di confiscare migliaia di dunum (un dunum equivale a 1000 mq) di terra palestinese nella regione di Galilea per la sicurezza dei coloni che vi si erano stanziati, oltre ad imporre un coprifuoco sui villaggi palestinesi in Israele. L’iniziativa ebbe una risonanza enorme e come conseguenza i palestinesi cittadini di Israele proclamarono lo sciopero generale il 30 marzo. Le proteste si diffusero velocemente nelle altre aree: a Gaza, in Cisgiordania e nei campi profughi in Libano. La dura repressione da parte di Israele non si fece attendere: sei palestinesi furono uccisi e migliaia feriti o arrestati. Da allora il 30 marzo si celebra il Giorno della Terra, in Palestina e nel resto del mondo. Dopo 36 anni, anche la manifestazione di quest’anno ha visto i palestinesi impegnati in una grande mobilitazione. Questa volta gli organizzatori, oltre ad utilizzare lo slogan «end the occupation», hanno voluto dare alla celebrazione una simbologia particolare istruendo la Global March to Jerusalem (www.gm2j.com). Da tutti i Territori Occupati, dai paesi limitrofi e da altre parti del mondo, i manifestanti

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hanno cercato di raggiungere la città, fisicamente o idealmente. Si è voluto così riportare l’attenzione alla questione di Gerusalemme come nodo cruciale per istruire un qualsiasi percorso di pace credibile e contemporaneamente denunciare la discriminazione e la creazione di un sistema di apartheid nella città. Si è voluto anche sottolineare l’importanza di agire in maniera pacifica, ritenendo che il punto di forza dei movimenti nazionali palestinesi in questa fase sia proprio quello di riuscire a dare voce alla gente in modo univoco e attraverso metodi non violenti . Gli obiettivi della marcia sono stati raggiunti, sostengono gli organizzatori, ma ancora una volta ad un prezzo troppo alto. Di nuovo morti e feriti, attacchi da parte dell’esercito israeliano, manifestazioni represse con la violenza. Dopo 36 anni, dobbiamo ancora parlare di negazione dei diritti, di detenzioni amministrative, di segregazione, annessione delle terre, colonizzazione, violenza e morte. Sembra che la storia si sia fermata per il popolo palestinese, sebbene, come hanno fatto in questa occasione, ci dimostrino come riescano a trovare comunque la forza e la determinazione per continuare la loro lotta. Lo hanno fatto i migliaia di

dimostranti nella Giornata della terra, i molti che manifestano pacificamente ogni settimana nei villaggi di Bi’lin, Ni’lin, a Silwan e Sheih Jarrah e in altre località dei Territori Occupati. Lo fanno gli abitanti di Gaza, reinventandosi quotidianamente la loro reclusione per riuscire a sopravvivere e lo sta facendo in questi giorni la prigioniera politica Hana Shalabi. Hana è diventata un simbolo per la forza che ha dimostrato nel non accettare passivamente una detenzione ingiusta e non motivata, una detenzione amministrativa che non rispetta i canoni del diritto internazionale e che viene motivata da Israele in base ad ordinanze militari e a leggi in vigore durante il mandato britannico. Hana ha rischiato la propria vita stando in sciopero della fame per 44 giorni, prima di lei Khader Adnan, per poter denunciare le violenze e le umiliazioni subite durante l’imprigionamento. Ancora oggi sono molti i prigionieri palestinesi, detenuti in carceri israeliane, in sciopero della fame. Molti giovani che hanno deciso di non subire passivamente un’altra ingiustizia, sebbene al costo della propria vita. Info: internazionali.toscana@arci.it

Essere donne in Afganistan Un articolo della giornalista Giuliana Sgrena opo undici anni di guerra la condizione femminile in Afghanistan continua a peggiorare. Visito uno ‘shelter’, che ospita donne afghane che hanno subìto violenza. È gestito da Hawca, una ong impegnata nel sostegno a donne e bambini. La casa ha 30 posti letto, ma a volte ci sono anche 40 donne, spesso con bambini. Le donne vi rimangono da qualche settimana a due o tre anni, dipende dai casi. Seguono corsi di alfabetizzazione e di formazione per poter trovare un lavoro in futuro, in modo da diventare indipendenti economicamente. C'è chi ora fa la sarta e due sono diventate poliziotte. Alcune delle ragazze sono molto giovani, tutte sono scappate di casa per sfuggire alla violenza. Ma scappare di casa in Afghanistan, sebbene non sia un reato secondo la legge, è un ‘crimine morale’che ti condanna direttamente al carcere. Anche le donne che denunciano uno stupro invece di veder punito lo stupratore finiscono in carcere con pesanti condanne per ‘adulterio’. La situazione delle donne resta terribile. Lo ha confermato il rapporto presentato nei giorni scorsi a Kabul da Human rights watch (Hrw). Lo studio è basato su 58 interviste a donne

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detenute in tre prigioni e tre centri giovanili accusate di ‘crimini morali’. Quasi tutte le ragazze sono detenute per questo ‘reato’, così come la metà delle donne adulte. I ‘crimini’ consistono in fughe da casa per sottrarsi a matrimoni forzati o alla violenza domestica. Alcune donne sono state accusate di adulterio dopo essere state stuprate o costrette alla prostituzione. L’ong è preoccupata per un possibile ulteriore peggioramento della situazione quando verrà meno l'impegno internazionale, che tuttavia non ha certamente migliorato sostanzialmente la situazione: l'alfabetizzazione è aumentata ma le femmine sono ancora fortemente discriminate (rappresentano solo il 30 % degli studenti). Altri problemi riguardano la sanità: 50 donne al giorno muoiono di parto. Il fatto che le donne vengano imprigionate non in base alla legge ma alla ‘morale’ è molto preoccupante perché avviene in aperta violazione delle leggi e sotto l'occhio ‘vigile’ della comunità internazionale. Ci sono diversi modi per sfuggire alla violenza, anche immolandosi e andando incontro a una morte terribile. L'ospedale Istiqlal ha un reparto riservato alle ustioni, la maggior parte dei pazienti

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sono donne che difficilmente riescono a sopravvivere, anche perché vengono portate in ospedale solo quando sono ormai in fin di vita. I delitti d'onore sono diffusi ma i dati vengono tenuti nascosti: quando una donna viene uccisa per lavare l'onore scompare semplicemente. La condizione delle donne è peggiore nei villaggi, dove non arrivano le associazioni e non ci sono case dove rifugiarsi. In questa situazione, il governo Karzai voleva chiudere gli ‘shelter’ delle ong, sostenendo che dovevano essere tutti controllati dal governo. Dopo molte proteste è stato raggiunto un compromesso: gli shelter chiusi sono rimasti alle ong, quelli aperti - le donne possono uscire per andare al lavoro o per andare a scuola - sono sotto il controllo del governo. Peccato che finora il governo non ne abbia costruito nemmeno uno. Rimangono così quelli delle ong: tre a Kabul e quattordici in tutto l'Afghanistan, insufficienti rispetto al dilagare della violenza, ma evidentemente il governo preferisce incarcerare le donne colpevoli di ‘crimini morali’ piuttosto che dare loro una speranza, l'arresto costituisce un monito per chi vuole ribellarsi all'ordine morale degli Ulema.


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Votate in parlamento le mozioni sugli F-35: qualche spiraglio per un ripensamento del programma a Camera ha votato nei giorni scorsi le numerose mozioni sull’acquisto dei cacciabombardieri F35, oggetto della campagna promossa da Rete Disarmo, Tavola della Pace e Sbilanciamoci! Il risultato è la decisione di riportare questo tema all’interno del dibattito parlamentare, accogliendo la motivazione che «prima si discute e si decide il modello di Difesa che l’Italia vuole adottare e poi si decidono gli acquisti di cui c’è bisogno. Logica vuole che non si faccia il contrario». È quanto aveva richiesto la campagna ‘Taglia le ali alle armi’ con una lettera inviata a tutti i deputati prima della discussione e del voto sulle molte mozioni che, in queste settimane, sono state presentate da tutti i gruppi politici sul

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ROMA Il 4 aprile alle 17 nell’Auditorium dell’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi sarà presentato il film documentario Mille giorni a Sarajevo di Giancarlo Bocchi. A seguire l’evento Sarajevo vent’anni dopo

tema degli F-35. «Finalmente una discussione c’è stata: per chi come noi lavora da anni per chiedere l’uscita dell’Italia dal programma - ha commentato Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo - è già un primo successo vedere finalmente ritornare nell’ambito del Parlamento la discussione su un tema delicato come quello degli acquisti di costosissimi sistemi d’armamento». Va ricordato infatti che, nonostante il parere rilasciato dalle competenti Commissioni nel 2009 richiedesse un aggiornamento annuale soprattutto su costi e sui ritorni industriali, per tre anni il Governo non ha mai relazionato sull’andamento della partecipazione italiana all’F35, alzando sempre una cortina fumogena (si pensi ad esempio alle ‘penali’ inesistenti) verso qualsiasi richiesta di trasparenza, in particolar modo della campagna ‘Taglia le ali alle armi’. Rispetto al merito delle votazioni avvenute, la Rete Disarmo esprime una valutazione positiva sullo spiraglio aperto da alcuni voti favorevoli. In particolare riguardo alle mozioni che si esprimono almeno nell’ottica di una riconsiderazione del programma subordinata soprattut-

to alle scelte di ristrutturazione della Difesa. Era proprio il punto a cui faceva riferimento la richiesta inviata ai Deputati dalla campagna, anche se con rammarico si deve prendere atto dell’indisponibilità del Governo a fermare il programma. «La nostra Rete continua comunque ad essere contraria e molto critica sul progetto dei caccia F-35, sia per i problemi tecnici (recentemente un velivolo ha preso fuoco in volo e i test sono compiuti solo al 20%) che, soprattutto, per gli enormi costi di acquisto e mantenimento - sottolinea Massimo Paolicelli, presidente dell’Associazione Obiettori Nonviolenti e analista della Rete - In un momento così drammatico per le famiglie italiane e per i conti pubblici che senso ha spendere miliardi (il costo di un singolo aereo è di oltre 130 milioni di euro) per dei caccia d’attacco?». Secondo i calcoli diffusi da tempo dalla campagna ‘Taglia le ali alle armi’ le risorse ipotizzate per l’acquisto dei caccia potrebbero essere molto più utilmente impiegate per interventi sociali, di welfare, sanitari e di ricostruzione di zone colpite da calamità naturali. Info: www.disarmo.org

Per le armi non c’è recessione industria di armamenti non conosce crisi. È l’amara constatazione che emerge dall’ultimo rapporto del Sipri (Stockholm international peace research institute). I trasferimenti mondiali di armi sono cresciuti del 24% nel periodo 2007-2011 rispetto al quinquennio 20022006. La regione Asia-Oceania rappresenta ormai il 44% delle importazioni mondiali di armamenti, mentre i primi esportatori sono gli Stati Uniti (30%). Il maggior cliente dei ‘mercanti di morte’ si conferma l’India, che vale da sola il 10% delle importazioni mondiali. E le spese investite in armamenti cresceranno ancora, raggiungendo nell’anno in corso quota 40 miliardi di dollari, il doppio circa di quanto investa l’Italia. Delhi sta inoltre diversificando le fonti di approvvigionamento e sviluppando un’industria nazionale. Mosca è sua fonte privilegiata, con forniture di aerei ed elicotteri, di carri pesanti, di sommergibili e altri materiali. I due Paesi cooperano anche nello sviluppo dell’aereo furtivo T-50 Pak-Fa e sul futuro aereo da trasporto multiruolo Mta.

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Ma da qualche anno l’India si sta rivolgendo sempre più spesso ai Paesi occidentali: ha acquistato dalla Francia caccia Mirage e Rafale, missili Mica e sottomarini Scorpène, ma non sono mancati materiali militari provenienti dalla Gran Bretagna e Italia. Fortissima è la collaborazione con Israele nel campo dei droni, dei sistemi antimissilistici e dei radar. Ancora più a ovest, sono gli Stati Uniti la nuova frontiera del procurement indiano. Due ragioni spiegano i dati indiani: innanzitutto l’evoluzione del bilancio della difesa cinese, in crescita dell’11,2% nel 2012. I due Paesi spartiscono una frontiera comune di 2mila chilometri e hanno diversi contenziosi territoriali, uno dei quali legato al fiume Brahmaputra. L’altro motivo è legato all’ostilità ricorrente fra India e Pakistan, con la disputa sul Kashmir che data ormai dal 1947. Lo stato maggiore indiano ha elaborato una strategia del ‘duplice fronte’, che prevede di disporre delle capacità necessarie a condurre offensive multiple nel nord dell’Himalaya sia contro il Pakistan, sia contro la Cina. Gli acquisti d’armi vanno in questa direzione, come lo sviluppo del deterrente nucleare, dei missili bali-

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stici e di una flotta sottomarina strategica. Per l’Istituto internazionale di studi strategici, le spese militari asiatiche supereranno quest’anno quelle dei Paesi europei: parliamo di oltre 180 miliardi di euro e non è un caso che tutti i maggiori importatori mondiali di armi siano asiatici. Dopo l’India, spiccano la Corea del Sud, il Pakistan, la Cina e Singapore, la cittàStato che dedica alla difesa il 5% della sua ricchezza nazionale, uno dei tassi principali al mondo. Nei 16 Paesi membri della Nato si sono invece registrati cali superiori al 10% a causa della crisi, mentre crescono spese in armamenti anche in Paesi delle Americhe come il Venezuela o del Nordafrica, dove primeggia il Marocco. Ma se i Paesi asiatici primeggiano per spese militari, sono le industrie dell’armamento europee e soprattutto statunitensi a beneficiarne, queste ultime con un giro d’affari di 246,6 miliardi di dollari. Imprese non toccate dalla crisi economica: l’ultimo decennio è stato prodigo in guerre e i guadagni sono esplosi. I dieci leader, (tra cui in Europa Finmeccanica) impiegano 1.138.310 persone.


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Cultura e qualità della democrazia Pubblichiamo stralci dell’articolo del presidente nazionale dell’Arci Paolo Beni che interviene nel dibattito aperto dal Manifesto per la cultura lanciato da Il Sole 24 Ore l successo riscontrato dalla proposta di un Manifesto per la cultura lanciata dal Sole 24 Ore conferma la vivacità culturale del nostro Paese e la qualità dell’apporto che economisti, sociologi e imprenditori possono portare al dibattito sulle politiche pubbliche per la cultura. Non è certo un tema nuovo quello dell’importanza di investire in cultura e conoscenza per il futuro del Paese, ma stavolta il dibattito si sta facendo più ricco e articolato. Finalmente comincia ad essere chiaro il nesso tra politiche culturali, coesione sociale, innovazione e sviluppo economico. Continua invece ad essere sottovalutato un altro aspetto decisivo della questione: il nesso fra cultura e qualità della democrazia. La conoscenza e la circolazione delle idee sono la chiave dell’autonomia e della capacità critica delle persone, gli strumenti per leggere il contesto in cui viviamo e costruirci le competenze di cittadinanza necessarie ad esercitare la democrazia. Purtroppo oggi l’Italia sconta un grave deficit educativo, molti soggetti vivono in una condizione culturale incerta e rischiano di essere spinti ai margini dei processi di cambiamento. Si sta ridimensionando il ruolo di formazione civica della scuola pubblica, cresce l’abbandono scolastico e crollano le iscrizioni universitarie. Per questo, affrontare l’emergenza educativa e

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investire nella crescita culturale diffusa dei cittadini è la prima condizione per superare l’attuale crisi sociale e morale. Obbiettivo dell’Arci è proprio quello di promuovere spazi e opportunità affinché le persone possano rafforzare le proprie capacità culturali. Lo facciamo nei territori, in relazione col tessuto locale fatto di cinema, teatri, spazi espositivi, biblioteche: una straordinaria rete di esperienze diffuse che offre a migliaia di persone la possibilità di avvicinarsi alla cultura. Ma lo stato di salute di questo gigantesco patrimonio di competenze ed energie culturali è pessimo. Centinaia sono i teatri abbandonati, decine le sale cinematografiche chiuse o trasformate in sale giochi. Non va meglio per tante esperienze associative che non reggono più ai costi di affitto e gestione. Servirebbero risorse pubbliche, ma gli Enti Locali ne hanno sempre meno e anche gli investimenti privati diminuiscono a causa della crisi. E allora che fare? Proviamo a delineare alcune proposte. La prima: istruzione e cultura vanno inserite fra i servizi essenziali che Regioni e Comuni devono garantire ai cittadini, sulla base di standard da definirsi tenendo conto degli obiettivi di sviluppo territoriali e delle reti culturali. Senza questo passaggio la cultura resterà la cenerentola dell’intervento pubblico e non - come dovrebbe

- parte di un moderno sistema di welfare. La seconda riguarda il Ministero dei Beni e delle attività Culturali che può diventare, insieme ad altri dicasteri, motore di politiche culturali territoriali stipulando con le Regioni veri e propri accordi di programma per rafforzare il tessuto culturale diffuso. La terza riguarda l’utilizzo dei fondi strutturali comunitari da parte di Governo e Regioni: se è vero che l’obiettivo è migliorare quantità e qualità dei servizi ai cittadini, bisogna che tra gli ambiti di intervento oltre all’istruzione ci sia la cultura, e che l’Ue operi in tal senso. Una quarta proposta è legata infine alla riqualificazione delle aree urbane. È necessario un accordo con gli Enti Locali per definire linee quadro per individuare progetti di recupero di grandi edifici e complessi industriali dismessi che possono divenire ‘beni comuni culturali’, spazi da recuperare e gestire col concorso dei soggetti, profit e non profit, che fanno cultura nel territorio. Ma la questione di fondo resta quella di capire se questo Paese intende fare delle politiche per la cultura e la conoscenza una priorità strategica oppure no. Nel primo caso non sarà più rinviabile uno spostamento rilevante della spesa pubblica verso il settore. Anche su questo si misura la capacità della nostra classe dirigente di operare scelte coerenti per un serio progetto di sviluppo.

Teatro interculturale per il dialogo e la comprensione reciproca ction jeunesse, il gruppo di giovani dell’associazione Forum des Alternatives Maroc (FMAS) ha realizzato un progetto di Teatro interculturale, per il Dialogo e la Comprensione reciproca, co-finanziato dall’Unione Europea, in associazione con l’Istituto Superiore d’Arte Drammatica e d’Animazione Culturale (ISADAC), in collaborazione con Arci Cultura e Sviluppo (Arcs Italia), Echanges et Partenariats (E&P Francia), e l’associazione Nous Jouons pour les Arts (NJ - Marocco), con il supporto del teatro Nazionale Mohamed 5. Questo progetto aspira a contribuire al rafforzamento del ruolo del teatro in quanto strumento di sensibilizzazione dei cittadini, di promozione della cultura e del dialogo interculturale tra i giovani delle due sponde del mediterraneo. 16 giovani marocchini e marocchine di provenienza diversa sono stati selezionati/e per partecipare a questo ambizioso progetto. Il lancio è avvenuto con la fase di formazione che si è svolta dal 4 giugno all’8 luglio del 2011, tenuta da sette giovani professionisti

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del Teatro, laureati dell’Istituto Superiore d’Arte Drammatica e d’Animazione Culturale (ISADAC), sulle tecniche della scrittura drammatica, del gioco teatrale, della messa in scena e della scenografia. Il progetto si è svolto durante un periodo di 14 mesi nei quali i/le giovani partecipanti hanno avuto l’opportunità di presentare le tre opere teatrali prodotte: A’alach trifouliti, Lhih e Lazreek. Una prima fase è culminata con la presentazione delle tre opere in anteprima all’ISADAC, il 9 luglio 2011, ed è proseguita con la fase di trasmissione attraverso due rappresentazioni realizzate in due città marocchine (Rabat e Khénifra) tra ottobre e dicembre 2011. Per chiudere le attività del progetto, due giovani attori e partecipanti marocchini al progetto, Adam Lahlou e Amine Ettalidi, accompagnati di Yassine Aabar, membro del comitato esecutivo del FMAS, hanno partecipato alla trasmissione e promozione del progetto a Milano dal 23 al 25 febbraio 2012. Distinguendosi per il loro dinamismo, il loro impegno in tutte le fasi del

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progetto (formazione, scrittura, messa in scena, realizzazione, diffusione al Marocco, etc.), le loro competenze tecniche, artistiche e comunicazionali, questi giovani sono stati delegati dalle loro compagnie per testimoniare la loro esperienza e presentare le opere teatrali che ne sono derivate. Questo evento è stato un grande successo, che ha coinvolto operatori culturali della città di Milano, operatori del partner Arci di diverse regioni d’Italia, consentendo proficui dibattiti tra questi e i giovani attori marocchini e italiani sulle tematiche dell’immigrazione e del dialogo interculturale. I giovani partecipanti marocchini hanno anche avuto l’opportunità di partecipare al Carnevale dei popoli, grande evento della città di Milano organizzato dall’Arci locale. Una tournée avrebbe dovuto svolgersi simultaneamente a Parigi, presso il partner Echanges et Partenariats, ma è stata purtroppo annullata a causa del rifiuto di concedere visti dalle autorità francesi ai due giovani beneficiari e al rappresentante del FMAS che accompagnava il gruppo.


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Riparte la Carovana internazionale antimafie: di nuovo in viaggio per ‘fare società’ distanza di 18 anni, 15 edizioni e un’infinità di chilometri dopo, riparte la Carovana internazionale antimafie. L’edizione del 2012 attraverserà 3 paesi: Francia, Tunisia e Italia, dal 12 aprile al 10 ottobre con una sosta nel periodo estivo. L’anteprima e la presentazione sarà a Roma l’11 aprile. 19 le regioni italiane interessate al viaggio di una Carovana che di anno in anno si apre a nuovi compagni di viaggio, nazionali e non solo. Arci, Libera, Avviso pubblico, Cgil e Uil hanno infatti oramai allargato il tavolo di lavoro a decine di partner locali in tutto il territorio italiano. Fra le novità va sottolineata la partecipazione di Banca Etica,

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IMPERIA Il 7 aprile il comitato ‘Un altro porto è possibile...se la città cambia’ promuove Il porto alla città, corteo dal parco urbano a calata Anselmi per ridare dignità e liberare la città dal malaffare. Partecipa l’Arci locale

Ucca (Unione dei circoli cinematografici Arci) e della League de l’enseignament, associazione fortemente radicata sul territorio francese. Mostre, proiezioni, incontri nelle scuole e nei luoghi della partecipazione, visite dei beni confiscati, viaggi alla scoperta delle comunità alternative alle mafie saranno gli oramai consueti strumenti di Carovana, con i furgoni a ‘stringere’ i territori e i nodi della rete. Un’edizione sicuramente di transizione per un progetto, come quello di Carovana, destinato a trasformarsi seppur mantenendo un forte radicamento alle origini. Trasformazione necessaria per tutta l’antimafia sociale se ci si vuole adeguare alla mutazione delle stesse mafie, meno propense ad azioni eclatanti, più silenziose forse, ma non per questo meno pericolose e potenti. C’è la necessità, per batterle, di leggere la ‘zona grigia’, compresa quella che si muove nell’economia legale; le infiltrazioni e le collusioni non sono solo nella (e con) la politica ma nella stessa società. La tradizionale chiusura in Sicilia sarà l’occasione per rilanciare il monito dell’avanzata

delle mafie verso nord, quella linea della palma (per dirla, abusando, con Sciascia) che oggi non può essere un semplice fenomeno d’esportazione. Il filo conduttore dell’edizione oramai in partenza tiene insieme il tema della transizione politica vissuta dall'Italia e, comunque vadano le presidenziali, dalla Francia, con le grandi trasformazioni dell’altra riva del Mediterraneo. La Carovana come viaggio attraverso paesi al tempo del loro cambiamento, divisi fra la necessità di voltare pagina e l’inquietudine per le grandi questioni sociali internazionali. La criminalità organizzata e la corruzione sono i maggiori freni allo sviluppo e gli agenti di degrado che indeboliscono le economie di interi Paesi. La Carovana unisce i territori, ne raccoglie le ansie, trasporta una domanda di cambiamento che solo un ‘guizzo creativo’ può trasformare in un grande processo di rinnovamento culturale. Mettendo al centro l’educazione popolare e la partecipazione. ‘Fare società’ quindi, come trait d'union dell'intero percorso. Info: cobianchi@arci.it

‘La linea della Palma si è alzata’ eonardo Sciascia fu molto criticato per alcune frasi che ebbe a pronunciare e scrivere. Tra queste, le famose: «Diffidate dai professionisti dell’Antimafia» e «La linea della Palma si alza». In Toscana nel 2004, all’interno della tappa aretina della Carovana Antimafie, furono pensati i primi campi antimafia a Corleone. Furono due e oggi sono programmati ben 32 eventi tra campi e laboratori in tutta Italia. I quattro laboratori in Toscana risentono di una profonda ‘evoluzione di pensiero’, frutto di tanto ascolto, riflessione e anche della caparbietà di non rinunciare a prendere atto che le attività della criminalità organizzata sono attive e floride anche in Toscana. Sono datati tutti quei testi di saggistica storica dove si scrive che «nelle comunità locali tradizionali vi è…». Non è più così. La linea della palma si è alzata davvero e tutti ne devono essere consapevoli, non solo i cosiddetti ‘professionisti’. Servono azioni forti di contrasto all’indifferenza e all’omertà. Azioni che riescano a conoscere i percorsi storici dell’infiltrazione mafiosa, dall’arrivo dei mafiosi in soggiorno obbligato alla conoscenza dei 61 beni confiscati in Toscana. Di chi erano? A quali anni risalgono i loro sequestri? A seguito di quali indagini? Come vengono riutilizzati oggi? Di

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questo parleremo a Serravalle Pistoiese, all’interno del Festival Incontri della Cgil. Delle dinamiche educative di cittadinanza attiva parleremo nel laboratorio di Carrara. Gli interlocutori e i luoghi di queste buone pratiche non saranno solo quelli scolastici, ma anche quelle sociali e del tempo libero. Affronteremo al Meeting Antirazzista di Cecina una delle attività di infiltrazione mafiosa toscana, una filiera fiorente e maledetta, molto diffusa ma anche offuscata da tanta ignoranza e omertà: gare a massimo ribasso, appalti, sub-appalti, caporalato, cemento depotenziato, schiavitù delle braccia e infiltrazione mafiosa. Non è sempre così, ma spesso accade che sia così in Toscana. Parleremo anche del contatto che c’è tra contraffazione di prodotti griffati e lavoro minorile, tra illegalità per sopravvivenza e illegalità per speculazioni. Infine, promuoveremo una lunga camminata da Sant’Anna di Stazzema fino a Marzabotto lungo le vie delle brigate partigiane per ripercorrere i luoghi della Resistenza e della Liberazione dell’Italia dal Fascismo. C’è un filo rosso tra partigiani di ieri e i volontari antimafie di oggi? Noi crediamo di sì. Combattono per sconfiggere una tirranide che detiene il controllo del territorio in modo autoritario e attuando la pri-

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vazione di libertà d’espressione, di opinione e lavoro onesto. Allora si chiamava Fascismo, adesso si chiama Mafia. Chi la combatte ha la stessa età: giovani erano i partigiani di ieri e giovani sono i volontari di oggi. Tutti alla ricerca di nuovi riferimenti ideali e con tanta voglia di fare una politica radicale, sana e utile. Con queste attività l’Arci Toscana sarà attiva nell’estate 2012 portando un contributo attivo ad una riflessione nazionale, che spesso stenta a decollare oltre il comunicato o la conferenza stampa. Spesso anche in Toscana prevale la dinamica del «non vedo, non sento e non parlo». Noi ci attiveremo per affermare un altro motto della scimmietta: «conosco, denuncio e partecipo». Odiare gli indifferenti fa parte infatti delle nostre radici culturali e politiche. Oggi, in modo moderno e meno ideologico, ma senza dubbio ideale, dobbiamo trovare la forza di rilanciare questa sete di Giustizia Sociale senza creare ‘vuoti’ nella politica ma, al contrario, riempiendo decorosamente quella tanta sfiducia nei partiti politici in voglia di fare, di impegnarsi e di servire le comunità locali per i tanti giovani non più disponibili a rassegnarsi ed a ‘lasciarsi vivere’. Info: pascucci@arci.it


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Diritti a rischio all'Onu Lettera aperta al Segretario Generale della Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, al Segretario Generale e agli Stati Membri dell’Onu oi - organizzazioni della società civile e movimenti che hanno risposto alla chiamata dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a partecipare al processo di Rio +20 - richiamiamo l'attenzione delle autorità competenti e dei cittadini del mondo su una situazione che minaccia gravemente i diritti di tutte le persone e mina la credibilità delle Nazioni Unite. Sorprendentemente, stiamo assistendo al tentativo da parte di alcuni paesi di indebolire, o addirittura eliminare, quasi tutti i riferimenti ai diritti umani e ai principi di equità nel testo "Il futuro che vogliamo", che verrà presentato a Rio+20. Le richieste di abolizione includono il diritto al cibo e a una corretta alimentazione, il diritto all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, il diritto allo sviluppo, ecc. Il diritto a un ambiente pulito e sano, essenziale per il pieno godimento dei diritti umani fondamentali, risulta molto indebolito nel testo. Molti Stati membri si stanno opponendo, impegnando i loro governi a sostenere i diritti umani, rivendicando la responsabilità delle Nazioni Unite nel difendere tali diritti, nel sostenere lo sviluppo, la tecnologia e altri

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strumenti per aiutare i paesi in via di sviluppo. La forte spinta verso gli investimenti in questi paesi, senza un controllo sul rispetto dei diritti, rischia di privatizzare beni di consumo e beni comuni primari - come l'acqua - che a loro volta mettono in pericolo l'accessibilità ai diritti fondamentali. Anche se il sostegno allo sviluppo economico è essenziale, la logica economica non può prevalere sul soddisfacimento dei bisogni umani primari e sul rispetto dei confini planetari. Pertanto, un forte quadro istituzionale e una forte regolamentazione sono assolutamente necessari. I mercati devono lavorare per le persone e le persone non dovrebbero essere una funzione dei mercati. Dalle ceneri della seconda guerra mondiale, l'umanità si è impegnata a dotarsi di istituzioni volte alla costruzione e al mantenimento della pace. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e l'ONU sono gli strumenti perché ciò si realizzi. Oggi questa istituzione viene utilizzata in modo allarmante, in balia dei governi, lasciando le persone senza difesa e mettendo il ruolo stesso delle Nazioni Unite in gioco. Esortiamo la UNCSD, il Segretario generale e gli Stati membri a rinegoziare Rio +20, sostenendo la realizza-

zione dei diritti per tutti, la democrazia e la sostenibilità, così come il rispetto per la trasparenza. Chiediamo al Segretario Generale delle Nazioni Unite di difenderne il ruolo, facendo in modo che il Rio+20 si basi su uno sforzo multigenerazionale, volto a rafforzare i diritti come fondamento di pace e prosperità. Invitiamo i nostri concittadini di tutto il mondo a difendere il futuro che vogliamo e far sentire la loro voce. Per migliorare Rio+20 chiediamo che i grandi gruppi abbiano l'opportunità di presentare suggerimenti e proposte relative al testo ufficiale. Infatti, a differenza delle riunioni del Comitato e delle riunioni preparatorie di intersessione, a nessuno dei soggetti interessati è stato consentito di presentare revisioni o fare dichiarazioni. Pensiamo perciò che non sarà probabilmente consentito di presentare osservazioni o partecipare agli incontri del gruppo di lavoro. Ci appelliamo al Segretario Generale perché intervenga per far sì che grandi gruppi di interesse sostengano la negoziazione con proposte e suggerimenti, partecipando attivamente al tavolo delle trattative. Per firmare: http://www.ipetitions.com/petition/rightsatrisk/

Rio+20: il rischio di uno zero draft. Le distanze tra i Paesi restano enormi di Alberto Zoratti responsabile Fair - Economie solidali e zero erano le ambizioni della prima bozza di 20 pagine di documento negoziale verso il summit di Rio+20, il cosiddetto zero draft, fatta circolare nel gennaio scorso, anche i suoi ultimi sviluppi non entusiasmano. Il fatto che dopo la prima tornata di riunioni formali/informali dell'Onu, svoltasi alla fine di marzo, il documento abbia moltiplicato la sua lunghezza per 10 non significa che si sia arricchito di chissà quali contenuti. Almeno a giudicare dai primi testi in circolazione. Al contrario dimostra la grande difficoltà nel riuscire a fare passi avanti di fronte alla diplomazia che pretende di limare persino le virgole. Il documento che è stato fatto circolare dalle reti internazionali sarà disponibile a breve, ma la bozza mostra le posizioni dei vari Governi, gli aggettivi e i concetti che alcuni ritengono necessario inserire. Aldilà di questo spaccato di diplomazia, il percorso verso Rio+20 è ancora a metà del guado. I rischi di progressi insufficienti ci sono tutti e le attese guardano ai prossimi mesi, e al Paese ospite, il Brasile, che vent'anni dopo ritorna ad essere al centro dei riflettori del multilateralismo. Assieme ai progressi insuffi-

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cienti, c’è anche l'ombra di un imbroglio. Lo dice chiaramente la vicepresidente dell'organizzazione peruviana Yachay Wasi, speaker il 20 marzo scorso del movimento dei Popoli indigeni all'apertura dell'Intersessional Meeting: «Green economy è già diventato un termine utilizzato dalle imprese e dalle pubblicità senza alcun riferimento ai valori di sostenibilità dei prodotti. Ha perso la sua integrità e non può essere associata a Rio+20. La parola dovrebbe essere sostituita». E la soluzione viene dalla sostenibilità praticata quotidianamente: «appoggiamo gli emendamenti dell'Indigenous Peoples Major Group che il termine da utilizzare dovrebbe essere Green economies». Quanto il privato avrà un ruolo nella rivoluzione verde del nuovo millennio saranno i Governi a doverlo stabilire sia a livello nazionale che multilaterale, perchè ogni passo indietro del pubblico rispetto all'invadenza dell'economia è sempre una scelta politica, visto che i mercati non crescono spontaneamente come gli alberi. Questo, tra gli altri, è il grande tema che starà dietro le quinte e sopra i tavoli negoziali di Rio+20. Perchè uno sviluppo sostenibile presuppone

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la revisione alle radici del mercato per come lo conosciamo oggi, come ha ricordato Joji Cariño, dell'organizzazione indigena Tebtebba in un meeting il 21 marzo scorso, quando ha sottolineato l'importanza delle economie locali e della regolamentazione del mercato per evitare lamd grabbing e investimenti predatori. Quanto queste voci siano state ascoltate è presto per dirlo, ma certo è che l'alzata di scudi della società civile mondiale sul rischio che persino il tema dei ‘diritti umani’ potesse essere escluso dal testo negoziale, tra cui il ‘diritto all'acqua’, è un pessimo precedente (c'è una petizione indirizzata al Segretario Generale delle Nazioni Unite) e dà la percezione di cosa ci sia in gioco tra le miriadi di parentesi quadre che arricchiscono quelle 200 pagine discusse a New York. Un solo, auspicato, passo avanti: il riferimento ai ‘limiti del pianeta’, cavallo di battaglia dei movimenti ecologisti ed ambientalisti di tutto il mondo dai tempi del Club di Roma. Un passaggio, sebbene breve, su un concetto così impegnativo metterebbe in crisi la logica della crescita indefinita. Sempre che alle parole scritte, ed alle parentesi quadre, possano seguire politiche coerenti.


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Con l’Arci Iglesias le Serate del Cinema d’autore l Centro Iniziative Culturali Arci - Iglesias, dopo la recente esperienza della settima edizione delle Giornate del Cinema del Mediterraneo, propone una interessante rassegna cinematografica in collaborazione con il Cineworld di Iglesias. La rassegna, denominata Serate del Cinema d’Autore, è un’iniziativa promossa e richiesta dai soci e dal pubblico Arci che riprende le esperienze delle rassegne d’essai che per molti anni hanno educato e formato ad Iglesias e dintorni un pubblico sempre più esigente e preparato nel conoscere e confrontare

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ROMA Al Piccolo Apollo il 5 aprile sarà proiettato il film documentario di Sergio Basso Giallo a Milano. Alle 20.45 ci sarà un aperitivo cinese a cura di Lin Aizheng; alle 20.45 la proiezione e a seguire il regista incontrerà il pubblico insieme a Marco Wong di Associna e alla blogger Mary Pan

opere cinematografiche d’autore. Ed è rivolto appunto al cinema d’autore il nostro interesse, proprio perché raramente coincide con un successo ‘commerciale’ ed è un cinema che, spesso, non trova nella distribuzione cinematografica la sua giusta collocazione. Questo è anche uno dei ruoli delle associazioni di cultura cinematografica come l’Ucca e dei suoi circoli associati che, con tenacia e nonostante le difficoltà oggettive, continuano ad organizzare e proporre un cinema di alta qualità culturale, un cinema diverso e vario, spesso controcorrente rispetto alle tendenze commerciali. Si inizia con un primo gruppo di cinque film: Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana; Hugo Cabret di Martin Scorsese; To Rome with love di Woody Allen; Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani (Vincitore dell’Orso d’oro a Berlino 2012); Diaz di Daniele Vicari (premio del pubblico all’ultimo Berlino Film Festival). Ogni film sarà presentato da un socio dell’Arci - Iglesias e, come nella tradizione del cinema d’essai, alla fine della proiezione ci sarà un riflessione-dibattito sui temi

proposti dal film. Le proiezioni si terranno ogni mercoledì e giovedì alle 20.30 a partire dall’11 aprile. A questi film seguiranno poi altre proposte con opere indicate dallo stesso pubblico come: 17 ragazze di Delphine e Muriel Coulin, Cosa piove dal cielo di Sebastian Borensztein, The lady di Luc Besson, oltre ad uno sguardo attento sulla cinematografia italiana e a quella, per noi importantissima, delle produzioni nell’ambito dei Paesi del Mediterraneo. Quest’anno il Centro Iniziative Culturali compie 25 anni di attività cinematografica, 25 anni di impegno e di presenza in un settore importante della cultura italiana. Abbiamo iniziato il percorso nel 1987 e, da allora, sono centinaia le iniziative realizzate: proiezioni, dibattiti, incontri con autori, rassegne tematiche, festival, seminari di cinematografia, corsi di educazione all’immagine, mostre e tanto altro. Vogliamo continuare a crescere, a migliorare le nostre proposte, ad elaborare nuovi progetti insieme al nostro prezioso pubblico, insieme a tutti i soci Arci. Info: robertatocco@hotmail.it

Notizie Brevi Liberarci 2012 CREMONA - Primo evento di Liberarci 2012. Giovani memorie resistenti il 5 aprile alle 21 al Luogo comune di via Speciano con la presentazione del volume Pietre della memoria. I caduti cremonesi nella Resistenza (1943-1945) a cura di G. Azzoni, G. Carnevali, A. Locatelli ed E. Serventi. A seguire, si esibisce il coro I giorni cantati di Calvatone, che proporrà un repertorio di canti popolari e partigiani. La rassegna prosegue fino al 25 aprile. Ingresso gratuito con tessera Arci. Info: circolo.arcipelago@gmail.com

South park per Laic sine ma REGGIO EMILIA - Autoironia e irriverenza sono gli ingredienti del penultimo appuntamento della rassegna di cinema laico Laic sine ma promossa dallÊArci Gardenia. Appuntamento alle 19.45 con la cena 'Colorado Viola', durante la quale avrà luogo uno spettacolo d'eccezione con Luca Speroni e la sua performance di ÂmentalismoÊ. A seguire saranno proiettati due episodi di South Park: Viaggio nel futuro, in cui i protagonisti vengono trasportati in un

curioso mondo senza Dio e Intrappolato nello stanzino, dedicato a Scientology. Visione gratuita, cena su prenotazione. Info: reggioemilia@uaar.it

Laboratori sulla Rivolta

21.45 presso la sala congressi dell'Hotel Serena. Il 13 aprile ci sarà la proiezione di La Kryptonite nella borsa. Questi i titoli decisi dal circolo finora, gli altri si decideranno insieme per una rassegna ancora più partecipata. Info: rieti@arci.it

UDINE - Iniziano il 4 aprile il laboratorio teatrale e il seminario di scrittura teatrale al circolo MissKappa condotti da Carlo Tolazzi e Serena Di Blasio. Tema principale dei lavori è la ÂrivoltaÊ, come atto personale o collettivo, come esperienza vissuta, desiderata o solo osservata, come esperienza emotiva o come immaginario. La rivolta degli altri, nella storia, oggi, le mille declinazioni intime o condivise di questo concetto. I laboratori, che si terranno ogni mercoledì fino al 6 giugno, sono gratuiti per i soci Arci. Info: misskappa@livecom.it

MANTOVA - Il 4 aprile alle 21 allÊArci Tom i personaggi di Ascanio Celestini prendono vita sul palcoscenico nellÊanteprima italiana del suo nuovo spettacolo Racconti Âil piccolo paeseÊ. La serata è organizzata e sostenuta dalla Cgil di Mantova, insieme ad Arci Mantova e Officina Tom nell'ambito della Campagna nazionale L'Italia sono anch'io. Lo spettacolo, con inizio alle ore 21, prevede posto unico a 17 euro con tessera Arci. Info: federico.ferrari@arci.it

Venerdì cinema

Comiso trenta anni dopo

RIETI - Anche quest'anno il circolo Underground organizza la consueta rassegna cinematografica Venerdì Cinema. Prima data in programma il 6 aprile con la proiezione del film Le donne del 6° piano, con inizio alle

COMISO (RG) - UnÊintera giornata di iniziative per la manifestazione A Comiso, 30 anni dopo, in programma il 4 aprile, a cui partecipa lÊArci. Si alternano, nel corso della giornata, unÊassemblea con gli studenti in cui inter-

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vengono Luciana Castellina e Angelo Capitummino, la premiazione del concorso per scuole primarie, lÊinaugurazione della mostra Memoria Comiso...trenta anni dopo, lÊincontro pubblico Comiso 30 anni dopo⁄ memoria e prospettive. Per un Mediterraneo mare di Pace⁄e ancora testimonianze, fotografie, video e musica. Info: comiso4aprile.blogspot.com

Proiezione allo Xanadù COMO - Il 5 aprile alle 21 al circolo Xanadù proiezione di Il mondo alla rovescia. Appunti sul cabaret milanese di Tonino Curagi e Anna Gorio. Originario di Francia e Germania, il teatro di cabaret in Italia significa Derby Club, fondato a Milano nel 1962 in via Monterosa da Giovanni e Angela Bongiovanni, fucina e laboratorio per vent'anni di talenti comici. Il documentario alterna testimonianze dei protagonisti con filmati di repertorio. A seguire, alle 23, concerto di Flavio Pirini, cantautore non tradizionale, che mescola elementi poetici e ironici. Ingresso riservato ai soci Arci. Info: info@arcixanadu.it


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Giovinazzo Rock Festival 2012: torna il contest per la selezione delle band emergenti

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blicato al massimo un album con un’etichetta indipendente. La manifestazione è aperta ad ogni genere musicale e non sono previste limitazioni per quanto riguarda la lingua usata nel cantato o l'utilizzo di brani strumentali. Non sono ammesse cover e tribute band. La partecipazione al concorso è gratuita. Non è previsto compenso per le band selezionate per la fase finale di selezione, è invece previsto un rimborso spese forfettario per le band vincitrici del contest per la loro partecipazione al GRF 2012. Per partecipare alla selezione occorre inviare una e-mail all’indirizzo: grf2012contest@gmail.com, contenente i seguenti dati: link al proprio account myspace / soundcloud / bandcamp o simili dove poter ascoltare almeno 3 brani originali della band / artista partecipante; nome band / artista, città di provenienza, genere, nome e recapito telefonico di almeno un referente; formazione; scheda tecnica; curriculum (facoltativo), link a un indirizzo su cui sia possibile visualizzare una perfomance live della band / artista (facoltativo). Una giuria di preselezione nominata

dall’Arci Tressett sceglierà insindacabilmente gli artisti del contest che si esibiranno dal vivo nelle serate di finale previste presso la sede dell’Arci Tressett il 19 e 26 maggio e il 1 giugno. Fra tutti i concorrenti saranno selezionate 5 band/artisti. Durante le tre serate di finale si esibiranno le 5 band selezionate più 4 band vincitrici dei contest indetti dai media partner dell’evento. Al termine della terza serata sarà resa pubblica la classifica. I primi 3 classificati avranno diritto ad esibirsi durante il Giovinazzo Rock Festival 2012. Info: facebook.com/giovinazzorock

MASSA (MS) Venerdì 6 aprile doppio appuntamento al circolo La CasaMatta: alle 18 inaugurazione della mostra fotografica I love AQ, alle 20 Uniti c’è più senso! I cibi raccontano...il Senegal, viaggio tra profumi, gusti, musica, storia e cultura. Info: lacasamatta@live.it

Calcio, danza e cene Auguri a Carlo Lizzani per i suoi 90 anni tipiche all’Arci Terni Settimana ricca di eventi per l’Arci di Terni: si inizia martedì 10 aprile con un quadrangolare di calcio a 7 dove scenderà in campo anche Arci Internazionale, la squadra composta dai richiedenti asilo ospitati da Arci Solidarietà Terni nella provincia. Giovedì 12 si terrà un convegno presso il Caos (Centro Arti Opificio Terni) per fare il punto sulla situazione dei profughi ospitati, ad un anno dall’inizio dell’emergenza. Parteciperanno, tra gli altri, il Prefetto Mario Morcone, Capo di Gabinetto del Ministro Riccardi, Carla Casciari, VicePresidente della Regione Umbria, i Sindaci di Terni e Perugia e Filippo Miraglia, responsabile Immigrazione di Arci nazionale. Al termine dell’incontro, seguirà la premiazione del quadrangolare di calcio e la consegna dei diplomi ai profughi che hanno partecipato ai corsi per aiuto pizzaiolo e per operaio manutentore del patrimonio edilizio. Sabato 14 tornerà il Circuito dei Club, presso il Fat Bar del Caos, con un seminario sulla danza detta 'spallata molisana'. Seguirà poi una cena a base di prodotti tipici e concerto degli Alberi Sonori. Domenica 15 aprile nuovo appuntamento con il Salento, con i seminari di pizzica e di tamburello. Info: terni@arci.it

A nome di tutti i circoli cinematografici dell’Arci, gli auguri più sinceri a Carlo Lizzani per i suoi 90 anni. Regista, sceneggiatore, critico cinematografico, saggista, storico e amico di tutti coloro che contribuiscono a diffondere sapere e conoscenza, innumerevoli i film, i documentari, i film per la televisione che Lizzani ha realizzato nella sua lunghissima carriera e tantissimi anche i libri da lui scritti soprattutto su Il cinema italiano, che è anche il titolo della sua prima opera, editata ripetutamente, diffusa e tradotta in molti paesi. Molti ricorderanno in questi giorni tutto quello che Lizzani ha

fatto, noi vogliamo semplicemente ringraziarlo per la sua passione di intellettuale impegnato in prima fila in tutte le battaglie per la democrazia nel nostro paese e per la difesa del cinema italiano. Importante anche il suo sistematico lavoro di recupero della memoria del cinema italiano, non solo con le immagini delle sue videomonografie dedicate al neorealismo, a Visconti, a Rossellini, ma anche con l’organizzazione del primo convegno in Italia nel 1981 – quando era direttore della Mostra di Venezia – sulla memoria e il ruolo degli archivi audiovisivi. Info: scarnati@arci.it

A Siena corso sul volontariato internazionale Sono aperte le iscrizioni al corso di formazione Il volontariato internazionale come motore di trasformazione sociale, organizzato dall’associazione Carretera Central in collaborazione con l’Arci di Siena e finanziato dal Cesvot Toscana, che avrà luogo dal 26 aprile all’8 giugno presso il circolo Arci Centro in via di Città 101 a Siena. Il corso, gratuito e aperto a un massimo di 20 iscritti, è destinato ai volontari che desi-

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derino sviluppare e approfondire le conoscenze nell’ambito della cooperazione internazionale. Coloro che sono interessati a partecipare al corso devono comunicarlo alla segreteria organizzativa entro mercoledì 18 aprile. Sul sito dell’associazione è possibile scaricare il volantino con il programma, la scheda di iscrizione e ulteriori informazioni sul corso. Info: www.arcicarreteracentral.org

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orna il contest per la selezione delle band emergenti che parteciperanno al Giovinazzo Rock Festival 2012, che si tiene anche quest’anno a Giovinazzo (BA), all’interno dell’area mercatale della città. Il Giovinazzo Rock Festival nasce alla fine degli anni ‘90 da un’idea dei ragazzi del circolo Arci Tressett di Giovinazzo. In dodici edizioni ha ospitato più di 150 band: Giuliano Palma & The Bluebeaters, dEUS, Marlene Kuntz, Il teatro degli orrori, Tre allegri ragazzi morti, Africa Unite, Bandabardò, Fujiya & Miyagi, Amari, Disco Drive, …a toys orchestra, Bud Spencer blues expolsion, Brunori sas, Di Martino, Casinò Royale, Après la classe, Blonde Redhead, Nada & The Zen Circus, Linea 77, Il pan del diavolo, Punkreas e tantissimi altri artisti emergenti provenienti da tutta l’Italia. Le iscrizioni al contest saranno aperte fino al 30 aprile 2012: in palio 3 posti per la 13esima edizione del Festival. Il contest è aperto ad artisti o gruppi provenienti da tutta l’Italia che non abbiano pubblicazioni all'attivo o che abbiano pub-


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La Lega si scopre vulnerabile e contaminata dal malaffare a Lega Nord per l'Indipendenza della Padania, oggi il partito più longevo nato dalle ceneri dei vecchi e consunti partiti della Prima Repubblica e affermatosi sempre più negli anni del disincanto verso la politica, si scopre vulnerabile e contaminato dal malaffare. Cresciuto dando forza a poche e spesso grevi espressioni quali ‘etnofederalismo’ e ‘Roma ladrona’, questo movimento ha via via sostituito la prossimità al territorio dei compagni delle case del popolo e dei democristiani delle parrocchie. È riuscito a farlo cercando, con l'utilizzo dei pochi pensatori alla Miglio e alla Oneto, di piegare i fatti della storia al proprio credo, di inventare un luogo fisico-politico-culturale mai esistito (per buona pace del deputato Gianluca Buontempone secondo cui «la Padania esiste, se no perché c'è il Grana Padano?»), di avvicinarsi alla religione dei lefebvriani «usando il crocifisso - per dirla con Enzo Bianchi - come una clava minacciosa per difendere un'identità culturale e marcare il territorio riducendo questo simbolo cristiano a una sorta di idolo tribale e localistico». Negli ultimi venti anni, gli avversari politici hanno spesso sbagliato analisi anticipandone una dipartita politica mai avvenuta: hanno sottovalutato la capacità dei leghisti di essere allo stesso tempo partito di Governo e di lotta, hanno sorvolato sul linguaggio violento e folkloristico e si sono

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lasciati confondere dal ‘bis-pensiero’ di Bossi, che dice una cosa e poi il suo contrario. È il partito della pancia e non della testa o, meglio, è il partito che si incarica non di elevare culturalmente il proprio elettorato come hanno, nel bene e nel male, cercato di fare gli storici partiti, ma di porsi al livello del suo ‘popolo’ e di spingersi più giù. La Lega Nord si è trovata spesso ad avere una disponibilità di posti, di ‘careghe’, probabilmente a volte superiore al numero di leghisti formati in grado di occuparle. Con la conquista di voti a discapito soprattutto degli alleati di centrodestra, fortunatamente contrastata dalle amministrazioni di centro-sinistra che governano buona parte dei Comuni del Nord, la Lega considera ormai consuetudine agire con disinvoltura all'interno delle Istituzioni. Lo ha fatto in verità dal principio, quando nel tentare un approccio funanbolesco al pensiero del federalista Carlo Cattaneo, si è di fatto discostata dall'intellettuale ottocentesco approcciando più prosaicamente i benefit parlamentari. Così, risucchiati nel vortice del successo elettorale e delle pratiche in voga nella Casa delle Libertà, i leghisti hanno navigato con destrezza nel mondo dei favoritismi familiari (la saga dei Bossi) e degli allegri rapporti con la pubblica amministrazione. Un esponente, assunto in un'azienda municipalizzata, ha lodato la pratica dello ‘spoil

La magnifica ossessione Immagini dal sud del mondo

Hanno collaborato a questo numero Anna Bucca, Ciro Cannavacciuolo, Alessandro Cobianchi, Carla Cocilova, Alina De Gennaro, Michela Faccioli, Michela Iorio, Fabio Mangani, Maurizio Pascucci, Tommaso Sabatini, Andrea Salomone, Paola Scarnati, Roberta Tocco

un paese, il nostro, diviso e contraddittorio, ma prossimo – speriamo – al cambiamento. La rassegna continuerà ogni giovedì per tutto il mese di maggio presso il cinema Trento.

In redazione Andreina Albano, Maria Ortensia Ferrara, Carlo Testini

Proiezioni per L’Italia che non si vede Continuano in tutta Italia le proiezioni della rassegna itinerante di cinema del reale LÊItalia che non si vede promossa dallÊUcca. LÊArci di Orvieto ha programmato le proiezioni di Black blok di Carlo Bachshmidt, che a dieci anni di distanza racconta le drammatiche giornate di Genova nel 2001, e di Ferrohotel di Mariangela Barbanente, sulle condizioni di vita di giovani somali arrivati in Italia con la speranza di una vita migliore. Anche a Como lÊArci proietterà Black bloc e MM Milano Mafia di Gianni Barbacetto e Bruno Oliviero, sulla presenza della mafia a Milano e sulla cecità di una città che non vuole vedere i segnali della pervasione delle mafie nel proprio territorio. Infine, lÊArci di Modena ha organizzato, il 10 aprile, una serata speciale con la proiezione di Sic Fiat Italia di Daniele Segre, a cui seguirà una discussione sui temi del lavoro. Partecipa il segretario generale della Fiom Maurizio Landini.

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Direttore responsabile Emanuele Patti Direttore editoriale Paolo Beni Impaginazione e grafica Claudia Ranzani

www.ucca.it / ucca@arci.it

Immagini dal sud del mondo è il titolo della XVII edizione della rassegna cinematografica inaugurata giovedì 29 marzo con la proiezione, in prima visione a Viterbo, del bellissimo film Una separazione del regista iraniano Asghar Farhadi, vincitore dellÊOscar come miglior film straniero e pluripremiato al Festival del Cinema di Berlino. La rassegna è stata organizzata grazie alla collaborazione tra Arci solidarietà Viterbo e Arci comitato provinciale con i progetti di accoglienza per i rifugiati Sprar, con lÊUcca e con il patrocinio dellÊUniversità degli studi della Tuscia. La proiezione si è svolta presso il cinema Trieste, storica sala di quartiere che purtroppo, come tante piccole sale, è stata costretta alla chiusura. LÊappuntamento è stato quindi anche unÊoccasione per ringraziare il cinema e i suoi gestori, che in tutti questi anni hanno promosso film di qualità, ospitato le edizioni della rassegna e condiviso i valori del cinema come una ricchezza culturale e di integrazione sociale accessibile a tutti. Prossimo appuntamento il 19 aprile con la proiezione del film documentario di Luca Ragazzi e Gustav Hofer Italy: love it or leave it, racconto di viaggio in

system’ e con naturalezza (un tempo si sarebbe detto «si è lasciato sfuggire») ha affermato che «è giusto che chi governa abbia dei referenti nei posti che contano». Questo esponente è di Verona, come lo sono tanti altri invischiati in vicende giudiziare - talvolta conclusesi con condanne, altre in corso di accertamento da parte della Magistratura o immersi in acque torbide come nel caso del Segretario della Lega Nord provinciale che è stato nominato alla guida di un ente e che intrattiene, attraverso l'azienda di famiglia, rapporti economici con un altro ente veronese senza che questi rapporti siano subordinati a gare di appalto. Bossi e Tosi: fino a qualche giorno fa parevano dividersi su temi squisitamente politici e nazionali, nella realtà si confrontavano l'un contro l'altro armati per definire il nuovo assetto interno al partito. Oggi, hanno ritrovato la pace in vista delle imminenti amministrative e affinità per analoghi vizi giudiziari e poitici (la moglie del Sindaco ha ricevuto una promozione con tanto di rassicurante stipendio). Il Veneto come la Lombardia? Forse no, sperando che la percentuale di voti, ultimamente favorevole ai veneti, non sia direttamente proporzionale ai casi di corruzione. Info: verona@arci.it

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