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arcireport s e t t i m a n a l e

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anno X - n. 10 13 marzo 2012

www.arci.it report@arci.it

È ora che torni in campo la politica + L'approssimarsi delle elezioni amministrative sta risvegliando il dibattito e la competizione fra i partiti. Anche per questo il rapporto fra il governo e le componenti dell'anomala maggioranza che lo sostiene mostra qualche segno di sofferenza, ma non solo per questo. Nel paese comincia a incrinarsi la fiducia incondizionata nel ruolo taumaturgico dei tecnici. Se nei primi cento giorni il governo ha conseguito indubbi risultati nel risanamento dei conti, molti sono i problemi irrisolti, mentre la recessione accentua il malessere sociale. In questo contesto oggettivamente complesso rischia di farsi largo, anche fra alcuni autorevoli osservatori, la teoria per cui il governo dei tecnici - chiamato a salvare il paese dal disastro prodotto dai partiti - sarebbe depositario di verità assolute e la politica solo un intralcio alla sua azione. Un'analisi sconcertante, in cui non c'è più spazio per la dialettica fra progetti alternativi ma solo l'idea della grande coalizione a sostegno di un'azione neutra di governo, dell'inutilità della battaglia politica e degli stessi partiti. A che serve tutto ciò se non ad alimentare l'antipolitica e imporre come dogmi non negoziabili ricette economiche che sono frutto delle scelte fallimentari compiute dai governi di destra in Europa? Noi pensiamo invece che ci sia ancora bisogno del confronto fra diverse idee di società, perché di questo si alimenta la democrazia e perché ogni possibile strategia di sviluppo presuppone che si facciano scelte di fondo, dal mercato del lavoro alle politiche sociali, all'ambiente. La tecnica non può sostituire la politica. Il governo Monti è un passaggio utile e necessario, ma non sarà sufficiente senza un vero cambio del quadro politico e parlamentare. Perché il dopo Berlusconi produca il rinnovamento di cui l'Italia ha bisogno non serve un'oligarchia tecnocratica ma un nuovo patto sociale fra le componenti del paese, che si può costruire solo con la dialettica fra i partiti e le rappresentanze dei diversi interessi sociali. D'altra parte, come non vedere la crisi di credibilità dei partiti, evidenziata anche dalle recenti primarie del centrosinistra? C'è una domanda di cambiamento che non trova risposta e che solo col rinnovamento della politica potrà avere uno sbocco positivo. A patto che i partiti capiscano che non hanno bisogno di scorciatoie leaderistiche o alchimie tattiche, ma di ricostruire il rapporto con la società. C'è ancora tempo per farlo, ma il tempo è ora.

Una serata contro il razzismo dedicata a Samb Modou e Diop Mor, uccisi a Firenze il 13 dicembre

La forza di non lasciarli soli ncora una volta, nel silenzio quasi totale dei media e nell'incapacità delle diplomazie internazionali di intervenire, la popolazione della Striscia di Gaza si ritrova ad essere sotto attacco. Bombe che vengono dal cielo e che ad oggi hanno già ucciso più di venti persone, tra cui diversi bambini. Gaza: una prigione a cielo aperto per le persone che ci vivono, un'area difficilmente raggiungibile per gli internazionali che vogliono portare la loro solidarietà. Israele come sempre ha delle motivazioni, ma stavolta sembrano ancora meno chiare del solito. Non ci sono pronunciamenti sulla durata degli attacchi e lo schermo dei terroristi che devono essere uccisi per la sicurezza di Israele diventa di nuovo la scusa per mietere vittime civili, ma soprattutto per indebolire quel processo di

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LEGALITÀ DEMOCRATICA I PAGINA 6 Un articolo di Walter Massa sulla Giornata della Memoria e dell’Impegno che si celebrerà a Genova il 17 marzo

riconciliazione interna che tanto faticosamente era stato istruito. Solo pochi mesi fa, Richard Falk, il relatore speciale dell'ONU per i Territori Palestinesi Occupati, sosteneva che il blocco israeliano della Striscia di Gaza costituisce «una politica deliberata di punizione collettiva che è indifendibile legalmente e biasimevole moralmente». Dichiarazioni che non sono servite a migliorare minimamente le tragiche condizioni di vita dei palestinesi né a fare passi avanti nei percorsi di riconoscimento dello Stato di Palestina. Per tutte le vittime innocenti di questi ultimi attacchi, per chi sta pagando da troppo tempo l'ingiustizia umana con una vita di sofferenza e di diritti negati, dobbiamo avere la forza di non lasciarli soli, di non cadere nell'indifferenza, ulteriore barriera di isolamento per la Striscia di Gaza.

AMBIENTE I PAGINA 8 A un anno dallo tsunami in Giappone, uno studio sulle conseguenze del disastro alla centrale nucleare di Fukushima


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migranti

Appello al Governo per i migranti giunti in Italia dalla Libia

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origine, non in quello di transito o in cui risiede per motivi di lavoro. Appare pertanto necessario trovare soluzioni eque e ragionevoli che tutelino in modo adeguato i bisogni di assistenza di coloro che sono fuggiti dal conflitto in Libia ma che tuttavia non posseggono i requisiti per ottenere la protezione internazionale, evitando di generare situazioni di irregolarità senza soluzione a breve termine. In questo contesto, il Tavolo Asilo e le altre organizzazioni aderenti all'appello propongono al governo e alle autorità competenti di valutare l'opportunità di una più ampia attuazione delle norme vigenti in materia di protezione umanitaria che permetterebbe di rilasciare un permesso di soggiorno alla maggior parte delle persone arrivate dalla Libia e la concessione di un permesso di soggiorno a titolo temporaneo a quanti non hanno ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale, né la protezione umanitaria. In tal modo si concederebbe a queste persone un ulteriore periodo di regolare soggiorno in Italia, al fine di poter predisporre adeguati programmi di ritorno volontario assistito con un adeguato incen-

tivo economico, sia verso i Paesi di origine, sia verso la Libia, quando la situazione sarà sufficientemente stabile e sicura da poter garantire il rispetto dei diritti umani. Inoltre, tali misure consentirebbero, ove ricorrano le condizioni previste dalla legge, di convertire il permesso di soggiorno temporaneo in un permesso ad altro titolo. Il Tavolo Asilo e gli altri soggetti che hanno sottoscritto l'appello esortano quindi le autorità ad adottare quanto prima le misure più appropriate per coloro che rischiano di diventare irregolari. Le sollecitano inoltre a facilitare il processo di integrazione di coloro ai quali è stata riconosciuta la protezione internazionale.

FORUM SOCIALE MONDIALE Si terrà a Tunisi nella primavera 2013 il Forum sociale mondiale. Lo annuncia il Comitato del Forum MaghrebMashrek, che conferma la realizzazione di un evento internazionale preparatorio, sempre a Tunisi, dal 13 al 16 luglio 2012

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l Tavolo Asilo, un forum informale delle maggiori organizzazioni sociali tra cui l’Arci attive nel campo dell'asilo e della protezione dei richiedenti asilo e rifugiati, coordinato dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), ha presentato oggi, insieme a molte altre associazioni, enti locali ed enti di tutela operanti in questo settore, un appello al governo affinché si trovino al più presto soluzioni adeguate e rispettose dei diritti umani per i migranti, richiedenti asilo e rifugiati di vari paesi giunti in Italia nel 2011 a causa del conflitto in Libia. Lo scorso anno oltre 1,3 milioni di persone di varie nazionalità hanno lasciato la Libia per sfuggire alla violenza. Di queste, circa 28mila hanno attraversato il Mediterraneo in cerca di sicurezza in Italia. Tra loro vi erano rifugiati in fuga da altri paesi che si trovavano in Libia e anche migranti che da anni lavoravano in quel paese. Al loro arrivo in Italia sono stati tutti incanalati nella procedura d'asilo. Va notato che l'ottenimento della protezione internazionale, ovvero dell'asilo, si basa sulla condizione del singolo nel paese di

Partito il permesso a Una petizione per Andrea e Senad, nati e punti per gli stranieri cresciuti in Italia, rinchiusi nel Cie di Modena Dal 10 marzo è in vigore il ‘permesso a punti’ per gli immigrati, ultimo atto del governo Berlusconi, che riguarda tutti i cittadini stranieri con più di 16 anni che fanno ingresso per la prima volta nel territorio italiano e presentano domanda per il rilascio di un permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno. Alla firma dell’ ‘accordo di integrazione tra lo straniero e lo Stato italiano’ verranno assegnati automaticamente allo straniero 16 punti, che potranno aumentare o diminuire: se dopo due anni i punti saranno più di 30, l’accordo si considera rispettato, da 1 a 29 si viene ‘rimandati’ con l’impegno a raggiungere quota 30 entro un anno, ma se si arriva a zero scatta l’espulsione. Nella circolare dello scorso 2 marzo, contenente le linee d’indirizzo per l’applicazione del regolamento, si indicano alcune categorie protette dal diritto dell’Unione Europea che vengono salvate dalla revoca per mancanza di punti (come i titolari di permesso di soggiorno per asilo, per protezione sussidiaria, per motivi umanitari). Nella stessa circolare viene presentato il ‘pacchetto formativo multimediale di educazione civica’, 5 moduli di apprendimento (tradotti in 19 lingue) da seguire entro tre mesi dalla sottoscrizione dell’accordo.

Nati e cresciuti a Sassuolo, in provincia di Modena, dove hanno studiato e costruito il loro mondo. Italiani a tutti gli effetti, ma privi di un documento che li legittimi come tali, e per questo, costretti da circa un mese a vivere nel Cie di Modena: è l’incredibile vicenda accaduta ad Andrea e Senad, due fratelli poco più che ventenni, fra quegli italiani costretti nel limbo di uno ius soli che non è permesso in Italia. Andrea e Senad sono rinchiusi da febbraio nel Cie perché i genitori, dopo una vita di fatiche come ambulanti, hanno perso il lavoro e in seguito a questo il permesso di soggiorno e non avevano mai segnalato i figli all’ambasciata bosniaca nè li avevano naturalizzati entro i 18 anni. Così i due fratelli si sono scoperti clandestini dalla sera alla mattina, clandestini ma inespellibili perchè privi di nazionalità. E da circa un mese ‘ospiti’ in una struttura peggiore del carcere. «Non siamo nè ospiti nè intrusi: siamo italiani. L'assurdità della nostra vicenda - si legge nella lettera che hanno inoltrato alla Corte europea dei diritti dell'uomo e al Presidente Napolitano - è che non possia-

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mo essere espulsi perché il paese dei nostri genitori non ci ha mai censiti né sa chi siamo. Così rimaniamo al Cie, a spese del contribuente italiano in attesa di un provvedimento di espulsione che non potrà mai essere eseguito…in Francia si diventa subito cittadini, in Italia non speriamo nella cittadinanza ma almeno speriamo di non restare reclusi in questo carcere». «Questo è l'ennesimo caso di razzismo istituzionale - ha denunciato Cécile Kyenge, portavoce nazionale del Primo marzo il governo deve dare risposte concrete sui diritti di cittadinanza delle seconde generazioni perché questo è solo l'inizio di un problema che si ripeterà negli anni: è quindi importante dare soluzioni definitive oggi». Per questo, insieme ad alcune associazioni tra cui l’Arci, Dawa, Donne nel mondo, Giù le frontiere, il comitato ha promosso, in occasione della prima udienza, un presidio davanti al giudice di pace e una petizione a favore dell'immediato rilascio di Andrea e Senad e del riconoscimento, per loro, della cittadinanza italiana. È possibile firmare la petizione su www.petizionepubblica.it/?pi=P2012N21826


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internazionali

‘Jugoschegge-Storie e scatti di guerra e di pace’ Intervista al fotografo Mario Boccia, autore della prefazione al libro distanza di 20 anni, quale è l'eredità del conflitto in ex Jugoslavia? La vera domanda è perché in Bosnia Erzegovina non si riesce ad uscire da un dopoguerra infinito. Gli accordi di Dayton furono costruiti per garantire a tutte le componenti 'etniche' una propria rappresentanza nel governo. Ma per unificare davvero il paese si sarebbe dovuto trasferire il dibattito politico dal confronto 'etnico' a quello tra normali programmi politici. Invece è rimasto in piedi un sistema complesso che divide un paese piccolo in due entità separate e governate da elites praticamente monoetniche, nonostante la popolazione sia ancora largamente 'mista'. Faccio un esempio: il sistema scolastico, invece di essere unificato, prevede classi, testi e programmi separati per gli alunni di 'etnie' diverse. Può tornare unito un paese che divide i suoi ragazzi già dalle elementari? L'unica unificazione realizzata è quella delle targhe delle auto, il che peraltro rende impossibile capire qual è la città di immatricolazione del veicolo. Mi viene in mente un aneddoto: un amico ebreo di Mostar alla fine della guerra aveva tre targhe (allora c'erano anche le targhe croato-bosniache) e le cambiava a seconda di dove doveva andare. Si vuole veramente unificare la Bosnia e pro-

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vare a entrare in Europa, almeno come paese candidato? Oppure l'opzione di dividere il paese tra Serbia e Croazia, magari lasciando una mini entità 'turistico-musulmana' attorno a Sarajevo è ancora un sogno nel cassetto per qualcuno? A seguire i giornali e i discorsi dei politici (con toni che diventano sempre più accesi se devono coprire la crisi economica), la guerra potrebbe scoppiare da un momento all'altro, magari innestata da un ennesimo 'referendum'. Se invece si attraversa il paese reale, che resiste e lavora, allora si ha un'impressione diversa. La vita in comune e gli scambi sono la norma e il risentimento interetnico verso la politica cresce, aggravato dalla palese corruzione. Quanto reggerà alzare i toni proponendo separazioni, invece di rispondere alle manifestazioni dei contadini che chiedono gasolio per i trattori a prezzi politici? L'eredità della guerra è la difficoltà a unificare il paese, che rende impossibile entrare in Europa. Un disastro per molti, ma una fortuna per pochi, perché consente potere e arricchimento a chi, dopo aver fatto la guerra, sta facendo anche il dopoguerra.

Cosa ha rappresentato per te quella guerra? L'intera ex-Jugoslavia è stata il luogo a cui ho dedicato più tempo ed energia, come professionista e come uomo, dopo l'Italia. A giugno del 1991 ero in Slovenia e l'11 settembre del 2011 ho visto le torri gemelle cadere dal video del centro stampa di Skopje, in Macedonia. Poi ci sono tornato tutti gli anni, a seguire l'attività di ong e cooperazione italiana e a I soldati Nato sono in stato d'allerta. I talebani minaccoltivare le nuove amicizie, un po' dapciano vendetta. La strage di sabato notte segna una pertutto. È stata la speranza fallita di rottura forse irreversibile nei rapporti tra truppe stranievedere la guerra fermarsi, e ora è la re e afgani. testardaggine di testimoniare la rinasciIl parlamento chiede che l'autore del massacro venga ta. Mi restano le fotografie, le cose giudicato da un tribunale afgano, perché è proprio l'imscritte, l'amicizia e il ricordo di persone munità di cui godono i militari della Nato una delle straordinarie. cause del deterioramento dei rapporti con i locali. Intanto crescono le 'vittime collaterali', mentre si moltiCome le immagini influenzano la perplicano bombardamenti e raid notturni. Oggi gli afgani cezione della realtà? hanno paura delle truppe straniere che dovrebbero Le immagini hanno un'enorme forza, proteggerli. La battaglia per conquistarne 'i cuori e le nel pregiudizio che siano più vicine alla menti' è perduta. Se ne rende conto il presidente ame'verità' di un testo scritto. Per questo ricano che punta ad accelerare il calendario del ritiro, tutti sanno che sono un veicolo deterforte anche dei sondaggi che danno la maggioranza minante per influenzare l'opinione pubdei suoi concittadini convinti che non valga più la pena blica. La manipolazione non è un pordi restare laggiù. Bin Laden è morto, in Afghanistan la tato delle nuove tecnologie. Costruire democrazia, com'era ovvio, non è stata 'esportata' un'immagine può innescare una rivolta dopo 11 anni di una 'guerra umanitaria' che ha provoo giustificare un bombardamento. Vale per una notizia falsa, una foto ritoccata, cato centinaia di migliaia di vittime. Intanto la crisi incaluna campagna di twit, il blog di un perza e il prezzo del petrolio è alle stelle. No, non ne vale sonaggio inventato. Purché tutto sia proprio la pena, deve pensare anche Obama.

Via dall’Afghanistan

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La solidarietà dell’Arci al popolo siriano L’Arci esprime solidarietà al popolo siriano. Da Homs giungono immagini terrificanti: altre vittime civili, donne e bambini coi corpi straziati confermano che in Siria l'orrore si aggiunge all'orrore. Il presidente dell'Assemblea generale dell'Onu ha dichiarato che sono ormai più di 8.000 le persone uccise in Siria da quando, circa un anno fa, è esplosa la rivolta contro il regime di Bashar al Assad. Tra le vittime ci sono molte donne e bambini. È sempre più urgente la necessità di fermare la repressione, l'uso sconsiderato della forza da parte del regime di Assad, e anche di scongiurare la pericolosa spirale di violenza che alimenta la guerra civile, per impedire che alle vittime civili si aggiungano altre vittime, ai morti altri morti. Non c'è alternativa al far tacere le armi, tutte le armi. Il modello Libia non è una risposta, come non lo è armare l'opposizione. Il popolo siriano non può rimanere ostaggio dei giochi di potere sui futuri equilibri mediorientali. La comunità internazionale deve uscire dall'inerzia. L'Onu deve intervenire per fermare Assad e imporre una tregua, inviare immediatamente una commissione di monitoraggio e garanzia per permettere l'arrivo degli aiuti umanitari, garantire l'apertura di un processo democratico che consenta al popolo siriano di decidere del proprio futuro. L'Italia e l'Unione Europea (che fa parte del quartetto per il Medioriente) facciano sentire alta la voce dell'Europa pacifica, solidale e dei diritti umani. Il popolo siriano non va lasciato solo. L’Arci invita a partecipare alle iniziative di solidarietà che si terranno il 15 marzo in tante città italiane per la fine della repressione e delle violenze, nel segno del rispetto dei diritti umani e del rifiuto delle armi.

'verosimile'. Se l'informazione è anche un mercato la notizia più 'vera' è quella che vende di più. Poi ci sarà tempo per le smentite, in sede storica però, ad affari conclusi. Aggiungo che l'informazione è fatta da uomini e donne. Non esistono 'i giornalisti', 'i cooperanti' o gli 'avvocati'. L'identità di una persona non è definita dal suo lavoro, ma dalle sue scelte. L'obiettività è un mito. Si deve scegliere sempre da che parte stare, l'importante è non nasconderlo mai.


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disarmo

Non per decreto! Sulle modifiche alla legge 185/90 serve un dibattito aperto e trasparente l Consiglio dei Ministri del 9 marzo ha esaminato due decreti che modificheranno la legge 185 del 1990, semplificando le modalità dei trasferimenti di armi all'interno dell'Ue. La legge 185 (pur con le modifiche del 2003) è considerata una delle leggi migliori a livello europeo ed internazionale in relazione ai controlli e ai divieti di export militare nel caso in cui vi sia il rischio che le armi possano essere esportate in zone di conflitto. Senza dimenticare l'alto grado di trasparenza previsto, grazie innanzitutto all'obbligo di presentare ogni anno una relazione del Governo al Parlamento con tutti i dati sull'export. La Rete Italiana Disarmo chiede che, partendo dal buon impianto della legge esistente, siano aumentati gli standard di controllo dei trasferimenti di armamenti, adeguandoli alle normative internazionali. Questo significa sottoporre anche tutte le armi leggere ad uso civile alla legge 185 e accogliere finalmente la posizione comune UE sui broker (i trafficanti) di armi. Chiede inoltre che l'introduzione di modifiche non avvenga senza una discussione politica trasparente ed il coinvolgimento delle organizzazioni e degli istituti di ricerca da anni impegnati sul tema. L'approvazione di un decreto legislativo senza un vero confronto è un rischio per la democrazia e la sicurezza. Il

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Governo Monti dia un chiaro segnale di discontinuità garantendo un reale confronto. La Rete Italiana Disarmo è pronta a dare un contributo, a partire dalle 10 proposte elaborate con la Tavola della Pace e a suo tempo già presentate. 1) Mantenere inalterati i principi che regolano l'esportazione di armamenti. Tutte le operazioni devono essere regolamentate dallo Stato in base al dettato costituzionale che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. 2) Mantenere i controlli dello Stato sul regime di autorizzazioni affinché sia certa la effettiva destinazione finale degli armamenti. 3) Promuovere la conversione a fini civili delle industrie militari con misure idonee ad assecondare la graduale differenziazione produttiva e la conversione a fini civili delle industrie nel settore attraverso la necessaria riorganizzazione delle industrie militari italiane. 4) Migliorare i divieti all'esportazione di armamenti verso paesi in stato di conflitto armato non avallato da una specifica risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tale divieto va applicato anche agli Stati che abbiano violato gli embarghi di vendita di armamenti stabiliti dalle Nazioni Unite, dall'Unione europea e dall'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

Siano meglio accertati i paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, tenendo conto delle osservazioni delle principali associazioni internazionali. 5) Estendere i divieti ai Paesi che presentano alti livelli di spesa militare a fronte di carenze nel rispetto dei dirittti umani. 6) Estendere i divieti ai paesi fuori dall'Ue che non rendono pubbliche le proprie esportazioni e importazioni di armamenti. 7) Estendere il regime di autorizzazioni e controlli anche alle armi 'non a specifico uso militare', le cosiddette 'armi leggere e di piccolo calibro' che nei recenti conflitti si sono dimostrate reali 'armi di distruzione di massa'. Si chiede perciò che tutte le armi leggere e di piccolo calibro e il loro munizionamento (per uso militare e non, civile e sportivo) vengano inclusi nel campo di applicazione della nuova normativa. 8) Controllare gli intermediari di armamenti, anche di armi leggere. 9) Non estendere le licenze globali e generali a paesi al di fuori dell'Ue. 10) Migliorare la Relazione al Parlamento e la trasparenza. A tal fine si chiede che tutte le autorizzazioni alle esportazioni (licenza globale, generale e specifica) vengano puntualmente riportate nella Relazione annuale. Info: www.disarmo.org

La campagna ‘Taglia le ali alle armi’ contesta i dati del Ministero e chiede un'indagine conoscitiva sul programma JSF n'indagine conoscitiva delle competenti Commissioni parlamentari per stabilire i reali costi (e i problemi tecnici del velivolo) della partecipazione italiana al progetto JSF per il caccia d'attacco F-35. È quanto hanno chiesto nell'audizione alla Commissione Difesa della Camera i portavoce di Sbilanciamoci! e della Rete Italiana Disarmo. «Dopo le recenti comunicazioni del Ministero della Difesa secondo cui il costo di acquisto sarà molto minore rispetto a quanto dicono i dati ufficiali USA - afferma Francesco Vignarca - crediamo che non sia opportuno che il Parlamento e il Governo compiano una scelta basata su dati poco chiari e non dettagliati». Tutte le analisi effettuate da 'Taglia le ali alle armi!' (consegnate alla Commissione) indicano un costo del prossimo lotto (quello di cui l'Italia dovrebbe acquistare tre esemplari nel corso del 2012) di almeno 140 milioni di euro ad aereo. Quantomeno tale cifra é il costo ricavabile dai dati statunitensi re-

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centemente pubblicati. «Non ci sembra quindi possibile credere, fino a dimostrazione contraria, agli 80 milioni citati in audizione sia dal Ministro Di Paola che dal Segretario Generale della Difesa De Bertolis» conclude Vignarca «nemmeno prendendo in considerazione il solo costo di produzione avionica (il cosiddetto 'flyaway cost')». La Campagna ha inoltre illustrato alla Commissione, in una riunione che ha visto una buona partecipazione di deputati, i veri dati sull'impatto industriale ed occupazionale che il JSF porterà nel nostro paese che risultano essere di molto minori (sia in termini di posti di lavoro che di lavorazioni e tecnologie trasferite) rispetto a quanto prospettato dalla Difesa. Anche per questo occorre prendersi un periodo di ulteriore approfondimento e chiedere l'esplicitazione dei documenti e contratti ufficiali. «Senza considerare quanto potremmo fare investendo questi soldi in altri comparti della spesa pubblica - ha aggiunto

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Giulio Marcon - che potrebbe trarre un grosso beneficio economico e colmare lacune sociali importanti utilizzando in altra maniera gli almeno 10 miliardi (circa 1 all'anno) di costo di acquisto dei caccia». Un costo che sarà poi da moltiplicare per tre se si considera la vita e la gestione degli aerei. «Noi non siamo venuti qui solo come esponenti del mondo del disarmo e della Pace - conclude Marcon - ma anche come rappresentanti dei contribuenti che non vedono di buon occhio questa enorme spesa per un programma aeronautico che ha anche dimostrato debolezze tecnologiche ed economiche. Siamo consci che si debba realizzare una politica di difesa per l'Italia, solo ci domandiamo perché debba essere prevalentemente militare e non possa invece essere costruita sulla tutela della vita dei cittadini italiani». «Per fare interposizione in aeree di conflitto e ricostruzione non servono certo i cacciabombardieri» conclude Vignarca.


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cultura

I progetti di cooperazione socio-culturali di Arci e Arcs a Cuba egli ultimi cinque anni la collaborazione delle Arci con Cuba ha subito una grande evoluzione. La tradizione della solidarietà internazionalista con l'esperimento sociale cubano, di cui anche Arci si è fatta interprete nella sua storia, si è trasformata in sistemi più attuali di collaborazione con le parti migliori dell'universo politico e culturale dell'Isola caraibica. Questa evoluzione è stata un processo lento e meditato in cui le raccolte di materiali scolastici, di libri o farmaci (con significativa equivalenza di importanza) fatte da circoli e comitati per inviarle a Cuba in container sono state progressivamente sostituite da

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ROMA Il 19 marzo al Teatro India serata conclusiva del Festival La poesia è di casa con la performance Dismissione, esperimento di poesia civile totale. Info su www.progettopane.org

progetti di collaborazione. Questo ha indotto anche nel mondo Arci una visione meno monodirezionale della solidarietà e soprattutto ha dato la possibilità ai cubani di trasferire all'Arci nel corso della collaborazione un interessante patrimonio di iniziative, militanza e difesa dei diritti realizzato spesso con efficacia e cifre assai ridotte. Possiamo dire che questo lento processo di evoluzione tocca adesso un apice con i numerosi progetti di Arci attivi a Cuba in diversi ambiti, che si aggiungono alla grande collaborazione culturale sui temi dell'arte, della letteratura, della musica e del cinema: questi progetti meritano di essere almeno enumerati. Una prima azione iniziata da alcuni mesi, finanziata dall'Unione Europea e in collaborazione con l'Università di Firenze, riguarda la salvaguardia del patrimonio artistico dell'Avana, tramite la formazione del personale della locale soprintendenza e la dotazione di macchine laser all'avanguardia che faciliteranno il lavoro dei tecnici cubani. Un altro progetto, ancora finanziato dall'Unione Europea e in procinto di iniziare,

Tram-mob, un cortometraggio collettivo dedicato alle donne Maude è un movimento nel quale si sono incontrate lavoratrici dello spettacolo di tutti i settori professionali, condividendo il bisogno di riflettere sulla rappresentazione della donna e della realtà nel nostro paese e sulle concrete possibilità di accesso per le donne ai luoghi in cui le linee di questa rappresentazione vengono determinate. Il cortometraggio Tram-mob nasce a Roma l'8 marzo di un anno fa, quando abbiamo simbolicamente occupato il tram 8 per riprenderci il significato di quella data e sottrarla agli auguri con le mimose e alle uscite in pizzeria. Proprio l'anno scorso ricorreva, passando inspiegabilmente sotto silenzio, il centenario del tragico evento che ha dato origine alla cosiddetta 'Festa della donna': l'incendio dell'industria tessile Triangle di New York, nel quale sono morte 146 donne, molte delle quali italiane. Ci siamo rese conto che tantissime persone non ne avevano mai sentito parlare. Abbiamo cercato le testimonianze delle donne sopravvissute all'incendio, le abbiamo tradotte, adattate e 'messe in scena'. Siamo salite sul tram e ci siamo fatte scenografia vivente, reggendo un

lungo filo rosso sul quale erano appese foto antiche e recenti di donne al lavoro. Le attrici hanno interpretato i racconti dell'incendio in mezzo ai passeggeri del tram e le loro parole ricordavano sistemi di sicurezza inesistenti, turni massacranti, umilianti perquisizioni all'uscita per controllare che non venisse rubato qualche pezzetto di stoffa. Chissà a quanti tra quei passeggeri è venuto in mente che oggi in Italia la mancata applicazione di norme efficaci sulla sicurezza fa sì che il numero delle morti bianche sia altissimo e continui ad aumentare, che appena qualche mese dopo a Barletta sarebbero morte sul lavoro 5 donne, che sono pesantemente attaccati diritti fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori, che si tollera l'esistenza delle dimissioni firmate in bianco da usare nel caso di una futura gravidanza. In molti sono rimasti in silenzio ad ascoltare quel racconto di cento anni prima, troppo simile a tanti altri racconti che quegli stessi viaggiatori, sullo stesso tram, si sono ritrovati a leggere sulle pagine di cronaca dei loro giornali. Maude - lavoratrici dello spettacolo

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riguarda il potenziamento dell'offerta socioculturale di Santa Fé, un quartiere povero della periferia ovest dell'Avana. Qui un vecchio cinema disastrato dagli uragani verrà trasformato in un centro sociale in cui si svolgeranno attività di animazione culturale per giovani e anziani. Al contempo scambi di esperienze di animazione sociale e culturale tra l'Arci e il Centro di Cultura Comunitaria di Santa Fè ci permetteranno di arricchire la nostra esperienza di operatori della promozione culturale a budget ridotti. Un terzo progetto, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri, riguarda lo sviluppo di programmi agricoli sostenibili nella regione di Pinar del Rio, ad ovest dell'Isola. Qui sono in corso azioni riguardanti l'uso consapevole e sostenibile delle risorse idriche e ricerche su processi di coltivazione adatti al clima ed alle risorse presenti a Cuba nell'ottica della salvaguardia dell'ambiente. L'Arci collabora poi con Legambiente ed altri soggetti italiani nel programma Habana Ecopolis, anche questo finanziato dal MAE, che si occupa attualmente di valorizzazione delle infrastrutture culturali di Guanabacoa, una periferia dell'Avana di tradizione sincretica, e di sviluppo di politiche di educazione e salvaguardi ambientale a Guanabo, un’oasi naturalistica in pericolo 30 chilometri ad est della Capitale. Tutti questi progetti vengono portati avanti dall'Arcs, l'ong dell'Arci, in collaborazione con numerosi comitati regionali e provinciali che hanno così l'occasione di sviluppare politiche di aggregazione e solidarietà sul loro territorio. È importante ricordare che durante la recente visita della delegazione Arci a Cuba l'ambasciatore Italiano ha voluto a più riprese sottolineare come l'Arci, e dunque l'Arcs, siano attualmente la realtà italiana che più si distinguano nelle attività sull'Isola per equilibrio ed efficacia. Cuba sta attraversando una evoluzione complessa, l'Arci, con le sue iniziative culturali e i suoi progetti di cooperazione, deve continuare a stare vicina alla parte migliore della politica cubana, facendo sentire alle tante persone con cui collaboriamo la simpatia ed i rispetto della nostra grande associazione. Per questo i progetti sono l'occasione di avviare collaborazioni e gemellaggi trai nostri circoli e le case di cultura cubane, realtà spesso assai avanzate che con pochissimi euro riescono a produrre una grande massa di lavoro sul territorio. Interscambio, collaborazione, crescita reciproca: a questo serve la cooperazione dell'Arci. Info: mengozzi@arci.it


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A Genova la XVII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime di mafia

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dere, talora per connivenza, fino ad arrivare allo scioglimento del consiglio comunale di Bordighera per infiltrazioni mafiose, e poco dopo è stata la volta di quello di Ventimiglia. La decisione di Libera di svolgere a Genova, il 17 marzo, la XVII Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie costituisce quindi un importante riconoscimento per il lavoro svolto da Libera in Liguria oltre che una conferma della gravità della situazione. In vista della Giornata, il Presidio ‘Francesca Morvillo’ ha organizzato una Settimana della legalità, iniziata il 25 febbraio con la proiezione del documentario Toxic Europe, Italia, crocevia di traffici di rifiuti tossici. Tra le iniziative più riuscite, la presentazione del Dossier sulle mafie in Liguria, con Matteo Lupi, referente regionale di Libera, presso il circolo Arci Primo Maggio. Oltre al supporto dato alla Settimana della legalità, la nostra organizzazione ha anche organizzato, in collaborazione con Libera, due importanti iniziative. Al circolo Arci Belleville, nel corso della serata intitolata (Insieme) Si può fare - Storie di militanza associativa in terra di mafie, il compagno Filippo Sestito, presidente di Arci Crotone, ha raccontato l'esperienza della sua decennale militanza associativa, in un

contesto in cui «ti rivolgi alle istituzioni ma in realtà non sai con chi stai parlando». Estremamente significativo anche l'incontro al circolo Arci Cap in cui si è parlato dell'importanza dei campi di lavoro - documentata anche da due filmati - attraverso gli interventi di Alessandro Cobianchi, responsabile nazionale Legalità democratica Arci, e Matteo Lupi con le testimonianze di una responsabile dei campi Liberarci dalle Spine e di due volontari Agesci che vi hanno partecipato. Ora ci aspetta la piazza nella giornata del 17 marzo. Una piazza importante per il costante impegno dell'Arci ligure su questi temi. Info: walter.massa@arci.it

GENOVA Per il 17 marzo, il concentramento Arci è in piazza della Vittoria (zona via Cadorna, angolo via Brigata Liguria). Il corteo partirà alle ore 9.30 per arrivare in piazza Caricamento - Porto Antico (a circa 2 chilometri). Nel pomeriggio del 17 si svolgeranno in tutta la città spettacoli teatrali e seminari. Per info www.libera.it e www.arciliguria.it

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avvio della prima Carovana Antimafia, nel 1994, ha costituito senza dubbio una sorta di pietra miliare per quanti - la nostra associazione in primis - hanno a cuore la lotta alle mafie e per la legalità democratica. È stato un cammino lungo e non privo di asperità che ha saputo creare le premesse per il raggiungimento di un importante risultato: nel novembre 2008, a conclusione di un percorso che aveva messo a confronto numerose realtà dell'associazionismo e del volontariato ligure, nasceva infatti Libera Liguria e a ricoprire l'incarico di referente era chiamato il nostro Matteo Lupi. Difficile rendere conto in poche righe del grosso lavoro svolto in questi anni da Libera Liguria: centinaia di eventi pubblici organizzati, la nascita dei presìdi di Libera in tutte le province con il significativo supporto dei nostri comitati territoriali, le lezioni sulla legalità organizzate nelle scuole e, non ultimo, l'impegno costante e inflessibile nel sostenere il varo della prima legge regionale antimafia, avvenuto proprio nelle settimane scorse a coronamento di una lunga e positiva stagione di impegno. Una legge particolarmente importante in una regione in cui troppo a lungo si sono tenuti gli occhi chiusi per quieto vivere, per incapacità di compren-

A luglio e agosto a Parete ‘Terra di lavoro e...dignità’, campi della legalità democratica e dell’antimafia sociale rci, Cgil, Spi e Nero e non solo! Caserta promuoveranno dal 4 luglio al 3 agosto 3 campi della legalità democratica e dell'antimafia sociale denominati Terra di Lavoro e... dignità. Il circolo Nero e non solo! di Caserta ha ottenuto in gestione a Santa Maria La Fossa da luglio 2011 alcuni terreni confiscati alla camorra. I beni erano di un cugino di 'Sandokan', il più famoso capo dei Casalesi, e del figlio di Bidognetti, altro capo storico dei Casalesi. Al centro di questi due terreni vi era una strada comunale dove era stata costruita un'azienda bufalina abusiva detta del 'Villano' con tanto di stalla, sala mungitura, capanni e strutture in ferro, sparite subito dopo il sequestro. L'associazione ha ottenuto in gestione questi terreni per realizzare attività agricole e l'inserimento lavorativo degli immigrati. Santa Maria la Fossa è uno dei comuni della Provincia di Caserta ubicato nella zona conosciuta come quella dei Mazzoni, dove si produce una gran quantità di latte

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di bufala necessario per realizzare la mozzarella. Oggi la produzione del latte è realizzata da lavoratori indiani, che lavorano e vivono in condizioni difficilissime. Dal 2009, ogni anno, nel mese di luglio nel comune di Parete Nero e non solo! con Arci Caserta, l'associazione socio-culturale islamica di San Marcellino e l'amministrazione comunale promuove il Villaggio della Solidarietà, un'iniziativa per mettere in luce le condizioni di vita dei braccianti agricoli immigrati, promuovere azioni positive contro lo sfruttamento lavorativo e favorire relazioni positive fra italiani e stranieri. Una mensa sociale, corsi d'italiano, uno sportello informativo, un torneo di calcio, attività culturali, incontri e dibattiti. Parete è il comune di Caserta famoso per le fragole, tanto che se ne raccoglie circa il 6% della produzione nazionale. L'impegno contro la camorra e la legalità democratica, per noi, non può essere di-

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sgiunto dall'impegno antirazzista e la lotta allo sfruttamento lavorativo. Terra di Lavoro e...dignità sono 3 campi di lavoro da 10 giorni ciascuno. Per ogni campo è prevista la partecipazione di 16 volontari. Le mattinate saranno dedicate al lavoro sui beni confiscati a Santa Maria la Fossa, i pomeriggi alla conoscenza delle realtà associative e sociali del territorio di 'Gomorra', le serate alle attività del Villaggio della Solidarietà a Parete. I volontari, che parteciperanno alle attività e vivranno il territorio, saranno di incentivo ad un cambiamento culturale necessario per sconfiggere la camorra. Lo sforzo repressivo delle forze dell'ordine e della Magistratura, nonchè l'arresto dell'ultimo capo dei Casalesi Zagaria, non è sufficiente se non accompagnato da un cambiamento culturale e da uno sviluppo economico capace di mettere al centro il valore del lavoro dignitoso. Info: neroenonsolo@gmail.com


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Un Appello della Joint Social Conference per un Vertice Europeo Alternativo a Joint Social Conference è una rete di collegamento fra sindacati europei della CES e movimenti sociali. Di fronte alla drammaticità della situazione europea e alla necessità di una battaglia comune per la democrazia e i diritti ha lanciato un appello a organizzare un Vertice Alternativo aperto alla società civile europea. L'appello, firmato per l'Italia anche da Raffaella Bolini e dalla Cgil, verrà discusso in un incontro a Bruxelles il 30 marzo. Di seguito ne riportiamo stralci. «Oggi stiamo assistendo a importanti cambiamenti storici in seno all'Unione europea. Le istituzioni europee, in particolare la Commissione, l'Ecofin e la Bce, approfittano della crisi per imporre un ordine neoliberista. Il volto dell'Europa sta cambiando con conseguenze molto pesanti per i cittadini e per il futuro del progetto europeo. Questa 'rivoluzione silenziosa' avviene attraverso un attivismo senza precedenti sul piano giuridico-istituzionale: interventi su fisco e salari, nuove imposizioni di rigidità dei bilanci, pene più severe e automatismi nella loro attuazione, riscrittura della legislazione europea e nazionale. Ciò significa rafforzare il potere della

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Commissione e del Consiglio, riducendo il Parlamento europeo a semplice certificatore delle decisioni. Il recente trattato fiscale europeo radicalizza la scelta di austerità, nel pieno di una crisi economica e ambientale senza precedenti, che richiedono, al contrario, interventi per preservare i posti di lavoro e aumentare gli investimenti pubblici. La Commissione obbliga gli Stati ad allinearsi al suo punto di vista, imponendo scelte e vincoli che ledono le prerogative fondamentali della vita democratica. Con l'adozione di questo trattato, i leader dell'UE negano la realtà. I tanti summit dell'Unione europea che dovevano ‘ripristinare la fiducia del mercato’, hanno prodotto un aggravamento della crisi finanziaria e sociale. I cittadini si chiedono se gli obiettivi dichiarati non nascondano una diversa strategia: utilizzare la crisi per passare a un diverso sistema sociale e democratico. Gli sviluppi attuali rappresentano la negazione più grave della democrazia che l'Europa abbia vissuto dalla fine della seconda guerra mondiale. I cittadini europei sono sottoposti a politiche punitive quando tutti sanno che questa crisi è dovuta alle follie dei banchieri e alla incompetenza dei politici che

avrebbero dovuto controllarli, oltre che a due decenni di smantellamento di salari e occupazione. Un neoliberismo punitivo che mette doppiamente la democrazia in pericolo. Con azioni autoritarie (come la lettera della Bce all'Italia o l'imposizione da parte della troika di 'governi tecnici' in Grecia e in Italia), ma anche dando spazio ai nazionalismi, all'antieuropeismo e alla nascita di regimi autoritari. Noi diciamo Basta! Non possiamo più accettare queste politiche che hanno già gettato l'Europa nel caos economico e che risvegliano i demoni nazionalisti. Occorre una difesa dell'Europa e del suo modello sociale, che non è quello dettato dalle grandi aziende e dalle banche. Servono altre politiche, un altro ruolo delle istituzioni e dei trattati: occorre estendere la democrazia. Esistono alternative. Ciò che manca oggi è un equilibrio di potere per attuare queste alternative e sviluppare processi politici per implementare il progetto europeo sulla base della democrazia e del progresso sociale. Il Vertice Alternativo può essere il primo passo verso il raggiungimento di questi obiettivi». Info: www.altersummit.eu

Pareggio di bilancio in Costituzione, senza consultazione popolare l 6 marzo 489 deputati hanno votato il testo di revisione dell’art. 81 della nostra Costituzione, che introduce l’obbligo del pareggio di Bilancio. La legge era già stata approvata una prima volta sia dalla Camera che dal Senato, come previsto dalla normativa vigente. Ora toccherà di nuovo al Senato. Se anche in quella sede si verificherà una maggioranza superiore ai due terzi, non sarà possibile procedere al referendum popolare e la modifica costituzionale diventerà operante. L’Italia non è un’eccezione, dal momento che l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione è un’esplicita direttiva degli organi della Unione europea, ribadita anche nel nuovo ‘fiscal compact’. Contemporaneamente negli Usa eminenti premi Nobel dell’economia, fra i quali spiccano i nomi di Kenneth Arrow e di Robert Solow, hanno inviato una lettera al presidente Obama e al repubblicano Boehner, speaker della Camera dei Rappresentanti, nella quale sostengono che «inserire nella Costituzione il vincolo di pareggio del bilancio rappresenterebbe una scelta politica estremamente improvvida».

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Le ragioni sono semplici e facilmente comprensibili e valgono tanto più in un periodo di recessione, quale quello che stiamo attraversando, più ancora in Europa che negli Stati Uniti. Infatti ritenere che si debba spendere solo ciò che annualmente entra nelle casse dello stato, significa impedire a qualunque governo di potere intervenire nell’economia reale con misure che favoriscano l’aumento della quantità e soprattutto della qualità dello sviluppo. Sono proprio interventi di questo tipo che servono di fronte all’evidente fallimento dei mercati e che per loro natura hanno un ritorno economico dilazionato nel tempo. Lo Stato d’altro canto non è né una famiglia, il cui ambito d’azione economica è ristretto, né un’impresa, la quale ha l’ansia della realizzazione del profitto. Se lo Stato non può indebitarsi per legge, non può fare politica economica. Il debito pubblico non è un male in sé; dipende dal suo utilizzo; esistono quindi debiti buoni e debiti cattivi, i primi sono quelli che aiutano un nuovo modello di sviluppo, i secondi quelli che alimentano gli appetiti e gli sprechi delle classi dirigenti. Nel testo di legge approvato l’altro giorno si fa di tutta un’erba un fascio.

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Si fa solo eccezione per i periodi di grave recessione, per i quali l’indebitamento deve essere autorizzato sulla base di una votazione a maggioranza assoluta e sempre sulla base di un piano di rientro. Il guaio è che nel mondo moderno dominato dalla finanza le crisi si susseguono una dietro l’altra. Nel 1997 abbiamo avuto quella asiatica, poi agli inizi del 2000 quella della net economy, ora quella innestata dai subprime, per citare solo quelle più importanti di rilievo internazionale. Inoltre il testo prevede che il principio del pareggio di bilancio vada riferito anche ai livelli inferiori, cioè a ogni autonomia territoriale. Vi è francamente da domandarsi se una modifica così rilevante della nostra Costituzione che annulla la possibilità di attuare politiche economiche che non siano le semplice applicazione dei dettati dell’ Ue, possa essere realizzata solo a colpi di maggioranza da parlamentari più nominati dai partiti che scelti dagli elettori, senza sottoporla al giudizio popolare. Se al Senato i due terzi non venissero raggiunti il referendum sarebbe obbligatorio. Chi si appresta a votare ci pensi.


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Nucleare pericoloso e imprevedibile Uno studio di Greenpeace a un anno dal disastro di Fukushima econdo i calcoli ufficiali, con 400 reattori in funzione un incidente con fusione del nocciolo, il peggiore degli scenari, dovrebbe capitare una volta ogni 250 anni. Ne sono avvenuti 3 in 32 anni: Three Mile Island nel 1979, Chernobyl nel 1986, Fukushima nel 2011. I conti del nucleare non tornano. Né dal punto di vista economico, con le multinazionali del settore in difficoltà, né dal punto di vista della valutazione del rischio. Sono i dati contenuti in Lezioni da Fukushima, il rapporto preparato da Greenpeace a 12 mesi dal disastro in Giappone. «La catastrofe dell'11 marzo 2011 ha segnato la fine del paradigma della sicurezza nucleare e ha messo il mondo di fronte al fallimento profondo e sistematico delle istituzioni che avrebbero dovuto proteggere i cittadini dal rischio», si legge nell'analisi dell'associazione ambientalista. «I fatti hanno dimostrato che la minaccia nucleare non solo esiste ma è alta e colpisce in maniera imprevedibile». L'elenco degli errori venuti alla luce dopo il terremoto in Giappone è lungo e inquietante. Primo: il piano di emergenza non ha funzionato e l'evacuazione è stata caotica, finendo per aumentare il numero delle persone esposte al pericolo. Gli ospedali nella prefettura di Fukushima hanno dovuto sospendere l'attività perché centinaia di dottori e infermieri non si sono presentati al lavoro per evitare di

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essere contaminati. Secondo: la reticenza delle fonti ufficiali nell'offrire un quadro attendibile della situazione ha ritardato una reazione corretta. Ad esempio il 12 marzo gli esponenti del governo hanno assicurato che il reattore non stava rilasciando significative quantità di radioattività e che nell'area oltre i 20 chilometri dalla centrale le persone erano al sicuro. Dopo due settimane lo stesso governo è stato costretto a chiedere a chi viveva tra i 20 e i 30 chilometri dalla centrale di lasciare volontariamente la propria casa. Infine, ad aprile, l'evacuazione è stata portata in alcune zone fino a un raggio di 50 chilometri. Terzo: i software per prevedere la ricaduta della radioattività non sono stati usati in maniera corretta. Ad esempio migliaia di persone sono state fatte rifugiare in una scuola in cui era stata prevista una ricaduta dei radionuclidi e che è risultata effettivamente contaminata. E la situazione continua a presentare gravi incognite ancora oggi, nonostante - grazie a una fortunata combinazione meteorologica - i venti abbiamo trascinato verso la terra solo il 20 % della radioattività uscita dagli impianti. «A un anno dal disastro le persone colpite dalle radiazioni e costrette ad abbandonare tutto quello che avevano sono ancora prive di indennizzo e sostanzialmente abbandonate

a se stesse», si legge nel rapporto di Greenpeace. «Alla fine, saranno i contribuenti giapponesi, e non la società Tepco, proprietaria della centrale esplosa, a pagare la maggior parte dei danni». Circa 150mila persone hanno dovuto abbandonare le loro case (nonché 3.400 mucche, 31.500 maiali e 630 mila polli). Nonostante la legislazione giapponese preveda gli indennizzi, la mancanza di procedure specifiche ha fino ad oggi ritardato i risarcimenti materiali a chi, oltre ad avere perso tutto, si trova ora esposto al rischio di gravi conseguenze sulla salute. Al momento la Tepco ha tirato fuori 3,8 miliardi di dollari, a fronte di un danno che può essere valutato tra i 75 e i 260 miliardi di dollari. Una cifra che supera i 500 miliardi di dollari se si includono, oltre ai danni, i costi dello smantellamento degli impianti della centrale di Daiichi. Anche dal punto di vista tecnico, l'impresa della fuoriuscita dalla crisi Fukushima appare ardua. Il governo si è impegnato a decontaminare 13mila chilometri quadrati, un'area grande quanto la metà della Sicilia. Ma non ha spiegato dove si metteranno le decine di milioni di metri cubi di terra contaminata. Se a queste incertezze si aggiunge la necessità di un continuo monitoraggio della radioattività lungo la catena alimentare, si ottiene il quadro di un incidente che non ha ancora smesso di produrre danni e lutti.

Lavoro, sostenibilità, equità. A Firenze dal 25 al 27 maggio la nona edizione di Terra Futura estituire valore e dignità al lavoro: solo così sarà possibile ridare un senso nuovo al produrre, attraverso una riconversione ecologica e sociale dell'economia. Si riassume qui il tema di fondo della nona edizione di Terra Futura, mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale, dal 25 al 27 maggio 2012 a Firenze, alla Fortezza da Basso. Promossa da Fondazione culturale Responsabilità etica per il sistema Banca Etica, Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell'economia sociale, insieme ai partner Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete e Legambiente. Il sistema attuale, improntato su una finanziarizzazione estrema dell'economia, ha visto imprese e lavoratori indebitarsi. La tirannia della finanza malata ha provocato uno spostamento devastante della ricchezza prodotta, dirottata dagli investimenti alle attività speculative. Così questa crisi ha con-

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tribuito a privare il lavoro del suo valore economico e sociale, marginalizzandolo pesantemente e minando anche l'equità sociale. «Non solo questo sistema oggi non viene rimesso in discussione - commenta Andrea Baranes, presidente della Fondazione culturale Responsabilità etica - ma addirittura le istituzioni europee e internazionali chiedono ai lavoratori di pagare ancora una volta il conto: il lavoro viene sacrificato per 'ridare fiducia' ai mercati finanziari, che però di fiducia non ne meritano affatto». «La finanza deve tornare a essere un mezzo al servizio dell'economia e della società - prosegue - non un fine in se stessa per fare soldi dai soldi nel più breve tempo possibile. A Terra Futura vogliamo ribaltare completamente la questione e rimettere al centro il lavoro. È questa la soluzione per un'uscita dalla crisi duratura e fondata su basi diverse: la sostenibilità ambientale e sociale e i diritti», come si legge nel Position Paper, il documento condiviso che riassume

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la visione politica dei partner di Terra Futura. A confermare le forti potenzialità di un mondo che sa produrre nuova economia e creare occupazione rimettendo al centro la persona, sono le buone pratiche di vita, di governo e di impresa in mostra alla Fortezza da Basso: prodotti, progetti e percorsi frutto di azioni e scelte di vita di singoli cittadini, enti locali e istituzioni, di organizzazioni del non profit, di imprese eticamente orientate che nella sostenibilità hanno trovato anche una leva competitiva. Diverse le sezioni tematiche della rassegna espositiva dedicate a finanza etica ed economia sostenibile, consumo critico, impegno per la pace, welfare, e solidarietà sociale, cittadinanza attiva e partecipazione, tutela dell'ambiente, energie alternative, commercio equo, agricoltura biologica, edilizia e mobilità sostenibili, turismo responsabile. Ricco e di alta qualità anche il programma culturale. Info: www.terrafutura.info


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Il World Water Forum di Marsiglia comincia male: fermati giornalisti e attivisti al 14marzo il Forum Mondiale Alternativo dell'Acqua darà inizio ai lavori che hanno già convogliato a Marsiglia oltre 2000 attivisti ed esperti di associazioni e organizzazioni da ogni parte del mondo. In un clima pesante, risultato dell'evidente imbarazzo di un forum ufficiale - il sesto WWF - che ormai deve giocare a carte scoperte e che con uno spiegamento massiccio di forze dell'ordine in città punta a intimidire giornalisti liberi ed attivisti partecipanti al FAME. Durante la prima giornata di lavori del World Water Forum di Marsiglia alcuni attivisti italiani sono stati circondati dalla polizia, che li ha trattenuti nei pressi dell'entrata del forum ufficiale. Almeno una decina di persone, tra cui anche Caterina Amicucci (CRBM) e Marek Rembowski (Amisnet) sono stati fermati e portati al commissariato. Nel frattempo un gruppo di giornalisti internazionali free lancer - fra cui due italiani - tutti regolarmente accreditati nella sala stampa del World Water Forum, venivano malmenati e trattenuti per ore per il solo motivo di aver assistito ad una manifestazione spontanea di alcuni attivisti francesi, a pochi isolati dai padiglioni del Forum ufficiale. Solo dopo l'intervento di colleghi francesi sono stati rilasciati, senza ricevere spiegazioni in merito a quanto accaduto.

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Il World Water Forum è promosso dal Consiglio Mondiale dell'Acqua, che comprende le multinazionali dell'acqua e la Banca Mondiale. Vi partecipano premier, ministri e rappresentanti di circa 150 Paesi, insieme ad organizzazioni internazionali come Fao e Unesco. Ogni tre anni questo organismo privato si riunisce in grandi Forum per presentare ai governi e imporre ai mercati progetti in cui l'acqua viene trattata come bene economico. La presenza di numerosi attivisti delle reti mondiali per acqua pubblica è dovuta allo svolgimento del Forum Mondiale Alternativo dell'Acqua (dal 14 al 17 marzo), organizzato dai movimenti internazionali che si oppongono alla definizione dell'acqua come merce e difendono invece la sua sacralità ed il diritto inalienabile di tutti di potervi accedere. Dodici saranno le sessioni seminariali, workshop, conferenze, film, mostre, spettacoli di strada, spazi espostivi per parlare non solo di acqua, ma anche di temi ad essa strettamente connessi come cibo, energia e cambiamenti climatici. A Marsiglia è presente anche il Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua, che si è mobilitato, insieme alle altre organizzazioni, per richiedere l'immediato rilascio degli attivisti e dei giornalisti bloccati dalla polizia e ha rilasciato una dichiarazione in cui si considera l'azione delle forze dell'ordine un gravissi-

mo atto intimidatorio orchestrato per scoraggiare la partecipazione al Forum Alternativo. Le organizzazioni, gli attivisti, gli enti locali che partecipano al Forum Alternativo discuteranno di come difendere l'acqua e costruire un modello alternativo di politiche sociali ed economiche attorno ai beni comuni e alla loro gestione partecipata e democratica. L'obiettivo generale è infatti quello di contrastare la trasformazione dell'acqua in merce, strategia da tempo perseguita da organismi sovranazionali come il WTO (World Trade Organization), la Banca mondiale e il Fondo Monetario Internazionale che da tempo legano la concessione dei prestiti alla deregulation e alla privatizzazione dei servizi, tra cui anche la fornitura dell'acqua. La 'guerra per l'oro blu' è purtroppo uno scenario sempre più probabile. L'acqua abbonda sulla Terra, ma il 98% è salata; il 2% è acqua dolce e solo lo 0,02% del totale è utilizzabile dall'uomo. Ma l'acqua è mal distribuita. Una persona su otto non ha ancora accesso all'acqua e, ogni anno, oltre un milione e mezzo di bambini sotto i 5 anni muore per la sua carenza. Nei Paesi in via di sviluppo insomma, l'acqua è un privilegio, raramente viene depurata e spesso rappresenta un veicolo di malattie. Info: www.fame2012.org

La Val di Susa scrive all'Europa

Madrid sceglie l'acqua pubblica

I 726 Membri del Parlamento Europeo hanno ricevuto una lettera dal comitato Presidio Europa del Movimento No TAV, nella quale si chiede di «prendere atto della violenta, anti-democratica e pericolosa situazione che sta subendo in questo momento la Val di Susa, a causa della imposizione del progetto della Linea ad Alta Velocità Torino-Lione anche per mezzo di una crescente militarizzazione del territorio». L'appello fa riferimento alla lettera che più di 360 professori universitari, esperti e tecnici, hanno mandato al Presidente del Consiglio Mario Monti, chiedendo che i tecnici siano finalmente ricevuti per aver modo di esprimere in dettaglio le loro osservazioni e preoccupazioni. A questa lettera hanno aderito in pochi giorni più di 14mila persone da tutta Italia, firmando una petizione che chiede un incontro tra il governo tecnico ed i tecnici. Insieme a una copia della lettera indirizzato a Monti, è stato anche mandato il brano di Alberto Moravia «Ci sono due maniere di tracciare una strada», tratto dal libro L'uomo come fine; ci pare che questo grande scrittore abbia in tempi non sospetti (1946) ben compreso quali danni e sofferenze possano essere generati da decisioni che non rispettano i reali bisogni e la vita delle popolazioni locali. Lo scopo dell'appello è di far riflettere su questo momento tanto difficile per la gente della Valle di Susa, dando informazioni su azioni concrete (la lettera a Monti) ed anche suggerendo, con la lettura di Moravia, una chiave di interpretazione della cattiva informazione che arriva dalla maggior parte dei media.

Dopo un anno e mezzo di mobilitazioni, cortei e dibattiti, domenica 4 marzo a Madrid e nei comuni limitrofi si è tenuta una consultazione popolare autoorganizzata, indetta dalla Piattaforma contra la privatizacion del canal Isabel II°, dal Movimento M-.15 (Indignados) e da vari collettivi sociali e politici. In tutta la Comunità sono stati organizzati 319 seggi, senza nessun supporto delle istituzioni locali che hanno respinto la richiesta avanzata da migliaia di cittadini ed anche da alcuni comuni di ridiscutere il processo di privatizzazione della azienda pubblica che fornisce l'acqua a 6 milioni di abitanti. Alle persone è stato chiesto: «Siete d'accordo che il Canale de Isabel II° continui ad essere pubblico al 100%?» Il risultato è stato molto significativo: in un solo giorno hanno votato più di duecentomila persone e di questi il 98,9% ha votato Sì. In una conferenza stampa i promotori hanno dichiarato «Sappiamo che questa consultazione non è vincolante, anche se con un simile risultato le istituzioni dovrebbero fermare il processo di privatizzazione. Sappiamo però che non lo faranno e spetterà a noi tutti continuare la lotta. Abbiamo comunque dato ai cittadini la possibilità di esprimersi: fino a qualche mese fa la popolazione non sapeva quasi nulla della privatizzazione mentre ora gran parte è informata ed è disposta a difendere la gestione pubblica dell'acqua». Si tratta di una tappa importante nella costruzione di una rete europea dell'acqua capace di rimettere in discussione le politiche liberiste dell'Europa e del potere finanziario.

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‘Una questione di vita e di morte. Veglia per E.E.’ in scena il 17 marzo all’Arci Guernica di Imperia abato 17 marzo, alle 21,30, sarà in scena al circolo Arci Guernica di Imperia il monologo Una questione di vita e di morte. Veglia per E.E., scritto e interpretato da Luca Radaelli, nell'ambito della rassegna di teatro civile Cantori di Storie 2012. Lo spettacolo viene rappresentato per la prima volta in Liguria, dopo numerose repliche di successo in diverse città italiane, a Milano, Roma, Trieste, Cagliari, Brescia, Bergamo, Como, Piacenza, Terni e in Svizzera a Bellinzona. Ispirata alla drammatica vicenda di Eluana Englaro, scomparsa il 9 febbraio 2009 dopo 17 anni di stato vegetativo permanente provocato da un grave incidente stradale avvenuto

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CASTELLANA GROTTE (BA) Per la rassegna cinematografica Dignità violata del circolo Opificio delle idee, il 14 marzo alle 21 sarà proiettato Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini. Ingresso gratuito

nel 1992, la pièce Una questione di vita e di morte. Veglia per E.E. è stata scritta con il prezioso contributo e la collaborazione di Beppino Englaro, padre di Eluana, e del suo libro Eluana. La libertà e la vita. In scena Luca Radaelli, autore, regista e attore teatrale di Lecco che, attraverso la chiave di lettura del teatro, la narrazione e la musica, affronta con sobrietà, attenzione e sensibilità la riflessione su temi cruciali, profondi e intimi, come la vita e la morte, la malattia, la volontà e libertà personale, l'etica, la religione e la fede, la laicità. Tematiche che hanno animato e animano tuttora il dibattito pubblico e politico-istituzionale sui complessi temi legati alle questioni di fine vita. «In tutte le culture - sottolinea Luca Radaelli - la morte è un fatto naturale. Dall'Irlanda all'isola di Bali, dalla Calabria alle steppe russe, le comunità si riuniscono a vegliare il morto con canti e racconti, mangiando o ubriacandosi. Noi vogliamo riprendere questa tradizione: proporre una veglia, laica, anche per chi non ha avuto questa possibilità. Nel caso Englaro abbiamo assistito a una sorta di veglia mediatica a reti unificate, dove la

polemica sostituiva la pietà. Addirittura c’è chi ha parlato di cultura della vita opposta a quella della morte. Viviamo in una società che vende modelli di giovinezza e prestanza, in una società che cerca di ‘dimenticare’, occultare, esorcizzare la morte. Per una volta, vogliamo, invece, parlarne». Ed è così che, partendo dalla cronaca e dall'attualità, e passando attraverso l'emozione della vicenda personale, lo spettacolo conduce la riflessione ad un livello più ampio, astratto, culturale, ripercorrendo brani tratti dai grandi classici della filosofia, della letteratura, della poesia e della drammaturgia - Sofocle, Dante, Shakespeare, Molière, Foscolo - note e versi di grandi autori contemporanei come Fabrizio De Andrè e Robert Wyatt, oltre che canti della tradizione popolare, «alla ricerca di una chiave per sondare il mistero della morte», restituendo allo spettatore quesiti, dubbi, interrogativi, sui quali riflettere oggi, ma anche, e soprattutto, per il domani. Ingresso con tessera Arci. Lo spettacolo sarà preceduto da una cena conviviale a prezzi popolari. Info: www.guernica.imperia.it

Notizie Brevi Ritratti di Palermo PALERMO - L’Arci Malaussène presenta Ritratti di Palermo, quattro cortometraggi documentari realizzati dagli allievi del Centro sperimentale di Cinematografia - sede Sicilia. I documentari sono il frutto di un laboratorio di regia tenuto dalla regista palermitana Costanza Quatriglio nei primi mesi del 2011. Alla proiezione, in programma il 15 marzo alle 21 presso il circolo Arci, saranno presenti i registi. Ingresso libero. Info: www.associazionemalaussene.it

Frida e Tina PIACENZA - Il 15 marzo alle 21.30 presso l’Auditorium ‘Nelson Mandela’ della Camera del Lavoro si terrà lo spettacolo Frida e Tina. Il corpo ingrato di Silvana Trucchi, promosso da Arci, Cgil, Zeroteatro e associazione Il pane e le rose all’interno della rassegna Musica al lavoro. Le storie di due donne, Frida Kahlo e Tina Modotti, accomunate dalla voglia di vivere, dal protagonismo nella rivoluzione culturale del secolo scorso, dall’attivismo politico e artistico, ma anche dal peso del loro corpo,

un corpo ingrato. Ingresso libero. Info: www.arcipc.it

Donne nell’arte VENEZIA - È possibile visionare fino al 18 marzo, nella Scoletta dei Caleghieri di San Tomà, la mostra Donne nell’arte, collettiva di pittura al femminile allestita con le opere di Renata Carraro, Emanuela Cittadoni, Nicoletta De Grandis e Sara Ormesani. L’esposizione, curata dall’Arci Q16 della Gazzera, in collaborazione con l’Arci Venezia e il Municipio di Venezia, è stata introdotta e presentata dal professor Flavio Andreoli. Info: gazzeraarci@yahoo.it

Visi intrisi di Mario Ferrari TORINO - Il circolo Amantes ospita tre puntate del progetto Malamente curato da Francesco Sena, in cui tre dei protagonisti della mostra collettiva tenutasi nel 2010 a Palazzo Bertalazone si alternano in intime mostre personali. Dal 16 al 28 marzo è la volta di Mario Ferrari e della sua Visi intrisi, una trasfigurazione della realtà riconoscibile dai lineamenti umani soltanto accennati, evocati, in

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un turbine di colori su cui si stagliano ineffabili presenze che raccontano del sé e dell'altro da sé, dell'oblio dell'esistenza, di un inconscio cosciente delle presenze che ci circondano. Info: www.arteca.org

Aperitivi con l’autore GENOVA - Al Belleville, per il ciclo di aperitivi con l’autore, il 15 marzo alle 19 appuntamento con lo scrittore Paolo Nori. Uno spazio per conoscere la realtà di un ‘mestiere’ mitizzato, per parlare del rapporto fra vita e scrittura, fra il momento della parola scritta e quello dell'incontro col pubblico dei lettori, dell'ispirazione, delle scelte di cambiare pelle. Ingresso libero con tessera Arci, Uisp, Legambiente, Arciragazzi, Arcigay. Info: www.arcibelleville.org

Sportello per adolescenti APRILIA (LT) - Presso l’Arci La freccia - ex Mattatoio è attivo lo sportello d’ascolto gratuito per adolescenti. Spazio dedicato ai giovani dai 13 anni in su che accoglie richieste, promuove risorse e competenze personali, facilita il rapporto con i servizi

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territoriali. Il servizio è attivo ogni giovedì pomeriggio dalle ore 16,00 alle ore 17,30 presso la sede in via Carlo Cattaneo 2. Info: giusy.lamarca@libero.it

Contest su Pasolini CUSANO MILANINO (MI) - Il circolo Arci Agorà, in collaborazione con l’associazione culturale Pasolini, organizza per domenica 18 marzo a partire dalle 19 un contest artistico dedicato alla figura di Pier Paolo Pasolini nell’ambito dell’evento culturale Pasolini ad un tratto. I partecipanti si contenderanno l'opportunità di esporre le proprie opere in una mostra personale, della durata di una settimana, nella Galleria milanese Art for interior di via Pellegrino Rossi 5 a Milano. Iscrizioni entro il 15 marzo all’indirizzo mail di seguito. Info: laura@agoracircolo.it

Proiezioni di Arcilife CARMAGNOLA (TO) - Il 14 marzo per la rassegna di cinema d’autore curata da Arcilife sarà proiettato al teatro Elios Drive di Nicolas Winding Refn. Info: arcilife@gmail.com


arci

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incircolo

Da Pisa a Parete, per resistere alle mafie

A

i braccianti agricoli immigrati che lavorano la terra raccogliendo la frutta, sfruttati da caporali e camorristi. Un'esperienza all'insegna del lavoro e dell'integrazione. A Pisa abbiamo lanciato la programmazione dei campi antimafie a Parete attraverso una conferenza stampa tenuta nella sede della Cgil. Lo abbiamo fatto sabato 10 marzo. Infatti, il 10 marzo del 1948 veniva ucciso dalla mafia Placido Rizzotto, Segretario della Camera del Lavoro di Corleone. Il corpo di Rizzotto fu gettato in una foiba di Rocca Busambra, montagna vicino Corleone. Nel 2009 furono estratti dalla foiba dei resti umani e solo lo scorso 9 marzo è stata diffusa la notizia che quei resti appartengono a Rizzotto. Tutti i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato ai campi della legalità a Corleone hanno conosciuto la figura di Placido Rizzotto, la sua vita e il suo impegno. La memoria di questo sindacalista non è andata persa, grazie anche al contributo di Dino Paternostro, attuale Segretario della Cgil corleonese che, con tanta caparbietà, ha tenuto viva la memoria di Rizzotto. Ha influito molto anche il progetto Liberarci

dalle spine che in questi 7 anni ha permesso a tantissime ragazze e ragazzi di condividere l'esperienza corleonese con la cooperativa Lavoro e non solo, che gestisce 174 ettari di terreni confiscati ai mafiosi del luogo. Di fatto i suoi operatori sono gli eredi autentici di Placido Rizzotto e di Bernardino Verro, che si sono impegnati e per questo sono stati uccisi - per offrire giustizia e libertà alla comunità locale attraverso il lavoro di quelle terre. I campi antimafie sono soprattutto impegno e memoria. Per questo vale la pena partecipare ed essere partigiani di questa nuova resistenza, quella alle mafie. Info: lucadonofrio83@gmail.com

PISTOIA Il 16 marzo alle 20 al circolo Le fornaci l’iniziativa AntimafiaInWeb, con la presentazione del portale Arci Pistoia Tv e dei campi antimafia 2012 e l’apericena a sostegno della cooperativa Lavoro e non solo

notizieflash

nche quest'anno la Camera del Lavoro di Pisa ha rinnovato il suo impegno a partecipare ai Campi antimafie 2012, insieme allo Spi Cgil e ai comitati Arci di Pisa, della Valdera e del Valdarno. Il nostro impegno sarà principalmente per la Campania, dove l'anno scorso i compagni dell'associazione Arci Nero e non solo hanno avuto in affidamento dei terreni confiscati al clan dei Casalesi nel comune di Santa Maria la Fossa. Terra di lavoro e di dignità abbiamo chiamato questo progetto, perchè lavoro, dignità e legalità devono andare di pari passo. La scorsa estate è stata la prima esperienza che ha coinvolto dieci ragazze e ragazzi provenienti dalla provincia di Pisa e li ha portati dritti a Parete, in provincia di Caserta. I volontari hanno lavorato per bonificare un terreno a Santa Maria la Fossa e un campetto di calcio a Casapesenna, proprio a pochi metri dalla villa dove è stato arrestato il boss Michele Zagaria. La sera, tornati a Parete, si partecipava alle attività del Villaggio della solidarietà, progetto realizzato dall'associazione Nero e non solo che accoglie e assiste

Al centro Centofiori i Gli operai della Vynils si raccontano fumetti di Zerocalcare nel documentario ‘Pugni chiusi’ Giovedì 15 marzo il circolo Arci Solidarietà onlus ospita, all'interno della rassegna Arci PM, la presentazione de La profezia dell'armadillo, prima raccolta cartacea di fumetti di Zerocalcare, i cui appuntamenti settimanali sono ormai un piccolo culto per il popolo della Rete. Nato per caso su Facebook, Zerocalcare ha visto premiato il suo talento da un tam tam che ha portato la prima ristampa della sua raccolta di fumetti al tutto esaurito. Con il suo stile originale e immediato, questo giovane autore romano è un vero e proprio frullatore di cultura pop, fantasmi post-adolescenziali e riflessioni sulla condizione dell'uomo moderno. Le sue strip catturano il lettore e lo trascinano in situazioni tanto surreali quanto verosimili, in una dimensione sospesa tra realtà, immaginazione e produzione onirica da cui una volta entrati è difficile voler uscire. L'iniziativa avrà luogo presso il centro Centofiori in via Goito 35/b, Roma, alle 19, ed ospiterà una mostra di alcune tavole del fumetto. Alle 20 seguirà la presentazione del libro. Info: www.arcisolidarietaonlus.eu

«Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso». Sembra solo uno slogan come un altro, ma se a questa manciata di parole si affianca la voce di Pietro e dei suoi compagni, rinchiusi nel carcere dell'Asinara – paradosso dei paradossi – per farsi ascoltare dai network, dalle testate giornalistiche, e dai governi nazionali e internazionali, quello slogan ha tutto un altro senso. È la storia raccontata nel documentario Pugni chiusi, la storia di un gruppo di operai licenziati dalla Vynils, in mezzo alle decine e decine di vittime del lavoro che non c'è più. Fiorella Infascelli ci fa dono

dello sguardo sapiente e prezioso del regista che si emoziona e lotta, per quel che può, insieme a loro. Senza slogan e con la macchina da presa. Il film, miglior documentario nella sezione ‘Controcampo italiano’ alla Mostra del Cinema di Venezia 2011, sarà proiettato il 15 marzo alle 21 presso l’Exfila a Firenze, in occasione della rassegna L’Italia che non si vede promossa da Arci Firenze in collaborazione con Ucca. Alla proiezione sarà presente la regista; partecipa Mauro Fuso, segretario Cgil della Camera del Lavoro di Firenze. Info: www.arcifirenze.it

All’Arci Tom i ‘Mercoledì all’officina’ Continuano all’Arci Tom di Mantova i Mercoledì all’officina. Il 14 marzo a partire dalle 21 My favorite things, dj set teatrale a cura di Compagnia ZeroBeat con Matteo Codognola, Diego Devincenzi, Federico Ferrari, Roberto Pavani ed Enrica Provasi. Un viaggio nella memoria, un divertissement, un intrattenimento giocoso, in cui le canzoni, i video, gli strumenti musicali compongono uno show comico/tragico/surreale

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13 marzo 2012

sconvolgente, e la prossimità del pubblico alla scena permette ai cinque interpreti di guardare negli occhi gli spettatori e coinvolgerli in un delirio collettivo. A seguire buffet in collaborazione con libro-gusteria Il pensatoio. Ingresso 8 euro con tessera Arci. Prossimi appuntamenti in programma il 21 marzo con Brio, spettacolo di Teatro danza, e il 28 con Moana porno-revolution. Info: www.arcitom.it


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società

Contestare e creare di Claudio Riccio, portavoce nazionale Rete della Conoscenza ontestare e creare: l'insegnamento del filosofo torinese Ludovico Geymonat è il titolo scelto per la terza Assemblea nazionale della Rete della Conoscenza, il network dei soggetti in formazione a cui aderiscono Link - Coordinamento Universitario e l'Unione degli Studenti, che si svolgerà a Genova il 17, 18 e 19 marzo a margine della manifestazione nazionale per il ricordo delle vittime di mafia organizzata da Libera. Saremo in centinaia a Genova per discutere i contenuti e le modalità della nostra futura azione politica, consapevoli che «È bene non dimenticare mai che la storia delle idee è storia di lotte e di conquiste, di contestazioni e di creazioni. E, dunque, l'idea di contestazione e quella di creazione camminano appaiate». Un'Assemblea che sarà inevitabilmente caratterizzata dai temi di questa fase cruciale della storia italiana e mondiale. La gestione autoritaria e violenta della crisi da parte dei mercati, con la collaborazione degli organismi internazionali e dei Governi, ridisegna i confini di concetti secolari come la democrazia, la sovranità, la giustizia. L'attacco si dispiega su tutti i livelli: dal locale - un esempio emblematico in tal senso è

C

la situazione della Val di Susa, in lotta da decenni contro un'opera costosissima, inutile e dannosa - all'internazionale, con i diktat a base di taglio di spesa pubblica per Paesi come la Grecia, condannati ad un default non solo finanziario, ma soprattutto sociale. Nelle nostre scuole e università, i provvedimenti dello scorso Governo che ancora producono danni inestimabili al sistema del diritto allo studio, alla qualità della didattica e ai tantissimi altri aspetti del mondo della formazione, vengono sostanzialmente avvallati anche dall'attuale Esecutivo 'dei tecnici': in questo modo il ruolo dei saperi come strumento per l'elaborazione collettiva per un nuovo modello di sviluppo e di democrazia è fortemente messo in discussione. Il modello neoliberista, sempre più in crisi, sembra comunque non porre limiti alla propria foga distruttrice, nemmeno davanti ai limiti fisici della Terra, dei suoi ecosistemi e dei suoi beni comuni, escogitando meccanismi sempre più efficaci per estrarre valore dalle nostre vite. Riteniamo che in questo scenario il nostro compito non possa essere semplicemente quello di contestare: la contrapposizione vuota non è mai bastata e non basterà certo ora. Contestare e creare quindi significa

La magnifica ossessione Sic fiat Italia (Così sia Italia)

Hanno collaborato a questo numero Carla Cocilova, Luca D’Onofrio, Walter Massa, Maude, Gianluca Mengozzi, Claudio Riccio, Valentina Roversi, Paola Scarnati, Aniello Zerillo In redazione Andreina Albano, Maria Ortensia Ferrara, Carlo Testini Direttore responsabile Emanuele Patti

proposti nella rassegna L'Italia che non si vede 2012, che continua a essere organizzata in tanti circoli dal nord al sud del paese.

Direttore editoriale Paolo Beni Impaginazione e grafica Claudia Ranzani

Habana up Per la prima volta a Roma arriva una mostra ampia ed esaustiva dedicata all'arte cubana contemporanea che coinvolge venti artisti della nuova generazione, con 62 opere ( 25 fotografie e 37 tele in tecnica mista). Habana up si terrà dal 15 marzo al 20 maggio 2012 nella Galleria dell'Istituto Cervantes di Roma, a piazza Navona, di fronte alla fontana del Bernini, nel cuore della città. Contemporaneamente alla mostra, con un appuntamento fisso ogni settimana si svolgerà, sempre nella sede della Galleria dell'Istituto, un ciclo di film rappresentativi del cinema cubano. La rassegna è realizzata con la collaborazione dell'Ucca che ha messo a disposizione i film della propria cineteca e dell'Arci che ha anche collaborato alla realizzazione dello spot della mostra.

Progetto grafico Sectio - Roma Cristina Addonizio

www.ucca.it / ucca@arci.it

Il Centro Aggregativo Apollo 11 in collaborazione con l'Ucca proietta a Roma, al Piccolo Apollo, Sic Fiat Italia - Così sia Italia, martedì 13 marzo alle 20. Al termine della proiezione l'autore Daniele Segre incontra il pubblico insieme a Luciana Castellina, Paola Scarnati, Giorgio Airaudo (Segreteria nazionale Fiom), Canio Calitri (Segreteria regionale Lazio Fiom). Si tratta di un film - saggio dal titolo amaro e ironico, in cui il regista, attraverso un ventennio di racconti di lavoratrici e lavoratori, costruisce un rigoroso percorso di 'saggistica sociale e umana' che arriva all'oggi. Una suggestione per riflettere sulla progressiva erosione dei diritti acquisiti, sul mutamento della scena economica con i nuovi scenari imposti dalla globalizzazione, sul rattrappirsi dalla dimensione di riscatto e di dignità di un lavoro inteso nel suo senso più pieno, sulle divisioni interne, su la solitudine, la paura, la tristezza, la rabbia, sul silenzio impotente accanto a una tenace resistenza. Sic Fiat Italia è uno dei dodici film

ripensare e praticare la democrazia nei luoghi della formazione e nei movimenti per costruire a partire dalle nostre lotte un nuovo mondo possibile e necessario, significa rivendicare un nuovo modello di welfare per il riconoscimento dei diritti di cittadinanza e l'autonomia dei soggetti in formazione, significa reclamare la gestione pubblica e partecipata dei beni comuni, dall'acqua all'energia, dai suoli alla conoscenza, significa contrapporre alla violenza della precarietà lavorativa ed esistenziale i diritti e la dignità del lavoro per tutti e tutte, significa costruire per la filiera dei saperi di questo Paese un ruolo guida nell'uscita dalla crisi e quindi nell'elaborazione di un altro modello economico, democratico, di sviluppo. Contestare e creare significa iniziare ora a pensare assieme e costruire un futuro per le nostre vite. Info: www.retedellaconoscenza.it

Editore Associazione Arci Redazione Roma, via dei Monti di Pietralata n.16 Registrazione Tribunale di Roma n. 13/2005 del 24 gennaio 2005

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13 marzo 2012

Arcireport numero 10_2012  

L'iniziativa "Mai più razzismo" a Roma, la Giornata della Memoria e dell'Impegno a Genova, l'intervista a Mario Boccia sul conflitto in ex J...