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Direttorio per la Visita Pastorale


INDICE

Decreto di Indizione della Visita pastorale . . . . .

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Lettera dell’Arcivescovo . . . . . . . . . . . .

pag. 10

Preghiera per la Visita pastorale . . . . . . . . .

pag. 26

LA VISITA PASTORALE ALLA LUCE DEI DOCUMENTI DELLA CHIESA Le norme del Codice di Diritto Canonico . . . . .

pag. 31

Dall’Esortazione Apostolica Pastores Gregis di Giovanni Paolo II . . . . . . . . . . . . .

pag. 32

Dal Direttorio Apostolorum Successores per il Ministero pastorale dei Vescovi . . . . . . .

pag. 33

LE INDICAZIONI DELL’ARCIVESCOVO Dall’omelia per la Messa Crismale (9 aprile 2009) . . . . . . . . . . . . . . .

pag. 41

Dall’omelia in occasione del Pellegrinaggio diocesano al Santuario della Madonna della Sciara Mompileri (21 maggio 2009) . . . . . . . . . .

pag. 43

Dalla Lettera per l’anno pastorale 2009-2010 (3 ottobre 2009). . . . . . . . . . . . . . .

pag. 48

Dalla Lettera per l’anno pastorale 2007-2008 (3 ottobre 2007). . . . . . . . . . . . . . .

pag. 54

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OBIETTIVI DELLA VISITA PASTORALE Dall’Introduzione alla nota pastorale della C.E.I. Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia . . . . . . . . . . . .

pag. 63

APPENDICI Riflessioni bibliche sulla Visita pastorale (Don Giuseppe Bellia) . . . . . . . . . . . .

pag. 69

Un decennio di vissuto ecclesiale (Mons. Antonino Fallico) . . . . . . . . . . .

pag. 82

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DECRETO DI INDIZIONE DELLA VISITA PASTORALE Nel contesto liturgico particolarmente solenne della Messa Crismale, lo scorso Giovedì Santo (09 aprile 2009), ho annunziato che avrei compiuto la Visita Pastorale nella nostra Arcidiocesi. Ispirandomi alla Parola proclamata e al significato della celebrazione ne delineavo le finalità riguardanti l’intera comunità diocesana ed in particolare il presbiterio dell’Arcidiocesi. Successivamente, in occasione del pellegrinaggio diocesano al santuario di Mompileri, lo scorso 21 maggio, riprendendo il tema della visita pastorale, ho insistito sulla necessità di prepararla e viverla come una provvidenziale occasione di verifica pastorale alla luce della Nota C.E.I., Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, del 30 maggio 2004. Pertanto, visti i cann. 396, 397 e 398 del C.J.C., considerato quanto contenuto nell’Esortazione Apostolica del Santo Padre Giovanni Paolo II del 16 ottobre 2003 Pastores Gregis, n. 46 e nel —7—


Direttorio per il ministero pastorale dei Vescovi Apostolorum Successores del 22 febbraio 2004, nn. 221- 225, con il presente decreto INDICO la Visita Pastorale nell’Arcidiocesi Il primo anno della visita pastorale coinciderà con l’Anno sacerdotale indetto dal Santo Padre Benedetto XVI, venerdì 19 giugno 2009, in occasione del 150° anniversario della morte del Curato d’Ars, San Giovanni Maria Vianney. Nello svolgimento di questa mia attività episcopale, a norma del can. 396 § 2 del C.J.C., intendo avvalermi della collaborazione di alcune figure a cui conferisco ruoli specifici. Nomino Convisitatori il Vicario Generale, il Vicario Episcopale per la Pastorale, il Vicario Episcopale per la Vita Consacrata, i Vicari Foranei in carica, ciascuno per il proprio Vicariato, riservandomi di determinare successivamente i loro compiti. Inoltre, nel desiderio di ottemperare al disposto del can. 683 del C.J.C., riguardante la visita ai luoghi sacri, e del can. 535 per quanto attiene all’esame dei libri parrocchiali e del can. 1276 per quanto riguarda la vigilanza sull’amministrazione dei beni, conferisco la delega necessaria di Convisitatori al Cancelliere della Curia, all’Economo diocesano e al Vicario Episcopale per l’Amministrazione al quale conferisco anche il compito di coordinatore di tutto il settore Giuridico, Economico e Amministrativo. Per adempiere alle esigenze tecnico-organizzative, costituisco, —8—


altresì, un apposito ufficio di segreteria coordinato dal Segretario Arcivescovile e di cui faranno parte Presbiteri, Diaconi Permanenti, Persone di Vita Consacrata e Fedeli laici. A tempo opportuno sarà pubblicato il Direttorio per la preparazione e lo svolgimento della Visita pastorale. Affido il buon esito di questo mio servizio episcopale all’intercessione di Maria Santissima, Madre della Chiesa, di S. Agata, Patrona della nostra amata Chiesa che è in Catania e del Beato Card. Dusmet, invocando su tutti la benedizione del Signore. Catania, 03 ottobre 2009, 17° anniversario della mia ordinazione episcopale.

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LETTERA DELL’ARCIVESCOVO

Alla Comunità diocesana

Fratelli e Sorelle nel Signore, Sono lieto di affidarvi il presente Direttorio per la Visita Pastorale con la speranza che esso sia di valido aiuto per preparare e vivere bene lo straordinario evento da cui tutti attendiamo una grande ricchezza di doni dal Padre a vantaggio dell’amata nostra Chiesa particolare.

1. Il Direttorio è previsto nel Decreto di indizione della Visita Pastorale che ho firmato in Cattedrale al termine della concelebrazione eucaristica del 2 ottobre u.s. a ricordo del XVII anniversario della mia ordinazione episcopale. Nella stessa circostanza vi è stata consegnata la Lettera con le indicazioni per l’anno pastorale in corso. Con grande gioia ho sottolineato in essa la provvidenziale opportunità di far coincidere l’Anno Sacerdotale, inaugurato il precedente 19 giugno, con il primo periodo della Visita Pastorale. Stiamo perciò realizzando le iniziative previste al riguardo nella Lettera. Desidero ringraziare il Signore per i benefici che l’Anno Sacerdotale produce in noi sacerdoti e nell’intera comunità diocesana. In particolare, mi è gradito rilevare che gli incontri personali e di Vicariato con i Parroci e Vicari parrocchiali finora tenuti, costituiscono una provvidenziale ambientazione per la successiva fase della — 10 —


Visita Pastorale che ci accingiamo a vivere, preparandola opportunamente, e quindi con la preghiera e la riflessione, in forma personale e comunitaria, a livello parrocchiale come pure nell’ambito più vasto del Vicariato.

2. Il Direttorio contiene, anzitutto, la preghiera per la Visita Pastorale. Una tale priorità è emblematica perché ricorda la condizione essenziale che rende possibile e ricca di frutti ogni nostra azione: “cuncta nostra operatio a te semper incipiat et per te coepta finiatur” (ogni nostra attività abbia da Te il suo inizio e in Te il suo compimento) (Liturgia delle Ore, orazione Lodi, Lunedì prima settimana). Il testo della preghiera diventi familiare a livello comunitario e personale anche perché ricorda il significato dell’evento e, di conseguenza, nella misura in cui lo useremo spesso, favorirà il nostro coinvolgimento nella Visita di modo che essa costituisca davvero un dono speciale del Padre per la nostra Chiesa.

3. La Visita Pastorale ha una lunga storia. La si può vedere anticipata nelle visite che Pietro e Paolo fanno alle prime comunità cristiane (cfr. At 9,3 e 13,4-28. 31). Fu praticata da grandi e santi Vescovi, come S. Basilio di Cesarea e S. Agostino. Divenne obbligatoria per decisione di concili provinciali del secolo VI. La visita alla diocesi è argomento di un importante decreto del Concilio di Trento (Sessione XXIV, De reformatione, Cap. III, Qua ratione visitatio per Praelatos facienda). Nel Codice di Diritto canonico del 1917 la materia era trattata ampiamente. La dottrina del Vaticano II ha ispirato e motivato il profondo rinnovamento di questa veneranda istituzione ecclesiastica. Frutto ormai maturo del Vaticano II possono essere considerate la vigente — 11 —


dottrina e legislazione circa la Visita Pastorale che è descritta ed illustrata in alcuni testi di particolare importanza e valevoli per tutta la Chiesa: Codice di diritto canonico (Can. 396-398); Esortazione Apostolica di Giovanni Paolo II Pastores Gregis del 16.10.2003, n. 46; Direttorio per il Ministero pastorale dei Vescovi, Apostolorum Successores, del 22.02.2004, nn. 221-225. Essi sono riportati nel presente Direttorio affinché siano ampiamente e proficuamente valorizzati per opportuni incontri preparatori nelle singole parrocchie e in appositi incontri di Vicariato.

4. Ho dato l’annunzio della Visita Pastorale nel contesto della Messa Crismale lo scorso 9 aprile 2009. Ho poi messo l’iniziativa nel cuore della Vergine Santissima in occasione del Pellegrinaggio diocesano al Santuario Mariano di Mompileri il 21 maggio successivo. Alla Visita Pastorale è dedicato ampio spazio nella suddetta Lettera che contiene le indicazioni per l’anno pastorale in corso. Questi tre testi sono riportati nel presente Direttorio per descrivere lo spirito e i criteri che mi guideranno nello svolgimento della Visita, con la certezza che essi saranno coralmente condivisi. Credo utile unire anche la parte della Lettera per l’inizio dell’Anno pastorale 2007-2008, dove raccomandavo lo studio della Nota Pastorale della C.E.I. Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia.

5. Per prepararmi alla Visita ho chiesto a Don Giuseppe Bellia di stendere alcune pagine di fondamentale e fondante ispirazione biblica. Sono lieto di mettere a disposizione di tutti il testo che gentilmente Don Giuseppe mi ha fornito, (cfr. Appendici pag. 69), e sono sicuro che esso sarà valorizzato nella preparazione e nello svolgimento della Visita. — 12 —


6. La Visita Pastorale qualifica in modo speciale il cammino che abbiamo intrapreso il 6 agosto 2002, Festa della Trasfigurazione del Signore e data dell’inizio del mio episcopato catanese. Nel primo Messaggio che indirizzavo all’arcidiocesi nel giorno della pubblicazione della mia nomina ad Arcivescovo Metropolita di Catania (7.6.2002), descrivevo con l’immagine del cammino il ministero episcopale che il Venerabile Pontefice Giovanni Paolo II mi aveva affidato in questa insigne Chiesa. Scrivevo allora: “[…] La destinazione alla Chiesa di Catania modifica radicalmente il cammino che tre anni fa avevo iniziato a percorrere insieme all’amatissima Chiesa di Acireale. Ma il senso e la meta di tale cammino restano identici, come identico è Cristo, ieri, oggi e sempre, nostra via, verità e via. Verrò presso di voi, incontrerò le sorelle e i fratelli che formano codesta eletta Comunità e mi metterò in cammino con tutti”. Ho cercato di mantenere questo impegno e, dopo sette anni di ministero episcopale in questa arcidiocesi, la Visita Pastorale mi offre lo stimolo e la grazia per continuare a svolgere con l’aiuto del Signore e con rinnovato entusiasmo, il servizio che Giovanni Paolo II così qualificava in occasione dell’ordinazione episcopale conferita ad alcuni vescovi nell’Epifania del 1980: “… Dell’episcopato non si può forse dire che esso è un sacramento della strada? Voi ricevete questo sacramento per trovarvi sulla strada di tanti uomini, ai quali vi manda il Signore; per intraprendere insieme con loro questa strada, camminando, come i magi, dietro la stella; e quanto spesso per fare loro vedere la stella, che in qualche parte ha cessato di splendere… Entrate anche voi, cari fratelli, su questa grande strada della Chiesa, che è tracciata dalla successione apostolica alle singole sede vescovili… L’episcopato è il sacramento della strada. È il sacramento delle numerose strade che percorre la Chiesa…” — 13 —


Di questo cammino personale e comunitario è testimonianza la relazione svolta da Mons. Antonino Fallico, allora Vicario per la Pastorale, nel corso di aggiornamento del Clero (22-25 giugno 2009) e dedicato alla Visita Pastorale considerata come Dono del Padre per la nostra Chiesa. Rileggendo il testo di Mons. Fallico qui riportato (cfr. Appendici pag. 82): “Il cammino della nostra Chiesa nel decennio in corso”, avremo opportune indicazioni per collocare nell’oggi della nostra comunità diocesana la Visita Pastorale e per viverla come una provvidenziale verifica dell’itinerario che stiamo percorrendo.

7. Mi piace sintetizzare quanto precede nell’Icona che ho già usato nella pubblicazione della Lettera che vi indirizzavo lo scorso 3 ottobre e che adesso ci diverrà molto familiare, perché raffigurata anche nella immaginetta che contiene la preghiera per la Visita Pastorale. L’icona è costituita da tre elementi: una bella immagine del Buon Pastore che si trova nei Musei Vaticani; il territorio della nostra arcidiocesi; il mio stemma. L’ispirazione dell’icona mi viene da uno splendido testo del Servo di Dio il Papa Paolo VI, che quasi quarant’anni or sono (17.5.1970) mi ordinò Sacerdote. Nel memorabile discorso con cui inaugurava il II periodo del Concilio Ecumenico Vaticano II (29.9.1963), indicando in Cristo il principio, la via e lo scopo dello stesso Concilio, così si espresse: “Fossimo Noi capaci di alzare a Nostro Signore Gesù Cristo, in quest’ora storica, una voce degna di Lui! Facciamo qui nostre le parole della Sacra Liturgia: «Riconosciamo solo Te, o Cristo; - con mente pura e semplice - ti chiediamo piangendo e cantando -Ascolta le nostre invocazioni» (Breviario Romano, Inno alle Lodi del — 14 —


Mercoledì). Nel pronunciare queste parole, davanti ai nostri occhi attoniti e trepidanti sembra stagliarsi Gesù stesso, imponente di quella grandiosa maestà di cui rifulge il Pantocrator… Noi sembriamo quasi rappresentare la parte del nostro Predecessore Onorio III che adora Cristo, come è raffigurato con splendido mosaico nell’abside della Basilica di San Paolo fuori le Mura. Quel Pontefice, di proporzioni minuscole e con il corpo quasi annichilito prostrato a terra bacia i piedi di Cristo, che… presiede e benedice la moltitudine radunata nella Basilica, che è la Chiesa”. L’Icona della Visita Pastorale valorizza queste espressioni identificando Cristo Pantocrator con il Buon Pastore, la Chiesa che Egli presiede e benedice con il territorio della nostra arcidiocesi affidata all’amore e al servizio del vostro Vescovo rappresentato dal piccolo stemma. La Visita Pastorale deve costituire un corale e gioioso atto di fede nel Padre Santo, Dio onnipotente ed eterno che non abbandona il suo gregge, in Gesù Buon Pastore modello di coloro che il Padre elegge come Vicari del Suo Figlio e costituisce pastori (Prefazio degli Apostoli I). Con grande stupore, con sincera trepidazione e con altrettanta fiducia, pur consapevole dei miei limiti, sarò onorato di mettere, durante la Visita Pastorale, la vita e il ministero a disposizione del Pastore supremo e buono perché visiti il suo gregge. La grande speranza e l’attesa più profonda che tutti coltiviamo nei riguardi della Visita Pastorale consistono proprio in questo: sia essa per ciascuno di noi esperienza viva delle luminose pagine bibliche che descrivono l’attività del Pastore grande della Chiesa e dell’intera comunità.

8. Il Vescovo, costituito dal Signore pastore in una Chiesa particolare, è collaborato in modo speciale dai presbiteri. Diverse volte — 15 —


ho già supplicato il Signore nelle ordinazioni sacerdotali conferite in questi anni di episcopato a Catania: “Ora, o Signore, vieni in aiuto alla nostra debolezza e donaci questi collaboratori di cui abbiamo bisogno per l’esercizio del sacerdozio apostolico”. Un posto particolare tra questi collaboratori occupano, abitualmente e soprattutto in occasione della Visita Pastorale, i Parroci. Sono sempre lieto, e lo sarò in modo speciale durante la Visita, di onorare ciascuno di loro come “proprio pastore” (Can. 515 C.J.C.) di ogni singola e cara nostra comunità parrocchiale. Come ben noto, lo stesso canone specifica che tale ruolo è svolto “sotto l’autorità del Vescovo diocesano” (ib.). Lungi dal mortificare la dignità del Parroco, la sottolineatura vuole evidenziare il vincolo di stretta comunione e di operosa corresponsabilità che unisce parroco e vescovo nel servizio pastorale. Pienamente fiducioso, e con la consolante certezza che ho potuto verificare in questi anni, rivolgo un cordiale e fraterno invito ai Parroci chiamandoli a collaborare nella preparazione e nello svolgimento della Visita Pastorale. Sono pienamente consapevole che rivolgendo questo invito adempio un preciso dovere. Commetterei, infatti, un peccato di omissione se non valorizzassi al meglio il dono della collaborazione qualificata dei Parroci. Il gesto della consegna della Nota della C.E.I., Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, durante l’incontro personale con ciascuno di loro, è segno di questo mio impegno, come pure di fraterno invito a collaborarvi generosamente e responsabilmente. Il parroco, a sua volta, può e deve fare affidamento nella cooperazione di tante persone che il Signore arricchisce di amore, carismi, capacità e buona volontà per una diffusa ministerialità nelle singole parrocchie, come pure nei Vicariati, e quindi dell’intera Comunità diocesana. La preparazione e lo svolgimento della Visita Pastorale offrono — 16 —


a noi sacerdoti, e particolarmente ai Parroci, la opportunità di accogliere, meditare ed attuare una precisa consegna del Papa Benedetto XVI alla Chiesa di Roma in occasione dell’ultimo Convegno pastorale diocesano lo scorso 26 maggio: “Occorre in primo luogo rinnovare lo sforzo per una formazione più attenta e puntuale della visione di Chiesa […] e questo da parte tanto dei sacerdoti quanto dei religiosi e dei laici… È necessario, al tempo stesso, migliorare l’impostazione pastorale, così che, nel rispetto delle vocazioni e dei ruoli dei consacrati e dei laici, si promuova gradualmente la corresponsabilità dell’insieme di tutti i membri del popolo di Dio. Ciò esige un cambiamento di mentalità riguardante particolarmente i laici, passando dal considerarli «collaboratori» del Clero a riconoscerli realmente «corresponsabili» dell’essere e dell’agire della Chiesa, favorendo il consolidarsi di un laicato maturo ed impegnato. Questa coscienza comune di tutti i battezzati di essere Chiesa non diminuisce la responsabilità dei parroci. Tocca proprio a voi, cari parroci, promuovere la crescita spirituale e apostolica di quanti sono già assidui e impegnati nelle parrocchie: essi sono il nucleo della comunità che farà da fermento per gli altri” (O.R. 28 maggio 2010 pag. 8). La Visita pastorale diviene così epifania della generosità con cui la Trinità Santissima elargisce i suoi doni e della responsabilità con cui li accogliamo “per l’utilità comune” (1Cor 14,7).

9. Dobbiamo preparare la Visita Pastorale con questo spirito, con questa chiarezza teologica e alla luce del N. 223 del Direttorio sul ministero pastorale dei Vescovi. Al riguardo è opportuno rilevare quanto segue. a) Le indicazioni canoniche e i suggerimenti qui contenuti e che anche in future circostanze potranno essere dati, sono affidate al responsabile e maturo discernimento, a livello parrocchiale e — 17 —


di Vicariato, che i Parroci ed i Vicari Foranei faranno con i rispettivi organismi di partecipazione. Tale esercizio di discernimento comunitario (cfr. Lettera del 3 ottobre 2007 pag. 63) qualificherà la preparazione e lo svolgimento della Visita e fin d’ora deve essere considerato uno dei frutti principali e permanenti che da essa scaturiranno. b) Si insiste giustamente circa “un’adeguata preparazione dei fedeli, mediante speciali cicli di conferenze e prediche su temi relativi alla natura della Chiesa, alla comunione gerarchica e all’episcopato, ecc.”. È suggerita pure l’opportunità di un corso di missioni popolari. Ogni Consiglio pastorale parrocchiale stabilisca come organizzare questo aspetto della preparazione attingendo dal contenuto del presente Direttorio e da altri utili sussidi. c) Sia curata particolarmente la preparazione spirituale valorizzando soprattutto la Lectio Divina. Essa, anche nella nostra arcidiocesi, si va diffondendo sempre più e con benefici sia a livello personale che comunitario. In preparazione alla Visita pastorale si offrano ai fedeli occasioni per conoscere e familiarizzarsi con la Lectio. Sono numerosi i testi biblici che possono essere valorizzati tenendo presenti anche le pagine di Don Giuseppe Bellia (cfr. Appendice pag. 69), il quale, all’occorrenza, potrà anche indicare persone che, già formate nel Centro diocesano Verbum Domini, si metteranno a servizio delle parrocchie. Chiedo al Signore che, così preparata, la Visita Pastorale possa costituire l’occasione preziosa per rendere frequente ed ordinaria la pratica della Lectio Divina nelle nostre parrocchie. In tal modo, nelle nostra comunità diocesana si realizzerà pienamente l’auspicio conclusivo della Costituzione dogmatica Dei Verbum del Vaticano II sulla Divina Rivelazione: “Come la vita della Chiesa riceve vigore — 18 —


dall’assidua frequenza del mistero Eucaristico, così è lecito sperare nuovo impulso alla vita spirituale dalla più intensa venerazione della Parola di Dio che «dura in eterno» (Is 40,8; cf 1Pt 1,23-25). d) Nella preparazione della Visita Pastorale occupa un posto rilevante la valorizzazione dei due questionari preparati per la comprensione e la descrizione dello stato attuale in cui si trova la Parrocchia. I due Questionari, quello di indole pastorale e quello per la “Visita reale”, offriranno l’occasione quanto mai opportuna per l’esercizio del suddetto discernimento comunitario. A significare che essi non sono affidati e destinati alla sola attenzione dei Parroci, consegnerò i due Questionari nel corso di una apposita Celebrazione che si svolgerà nei singoli Vicariati, a tempo opportuno e con la partecipazione della delegazione ad hoc delle comunità parrocchiali interessate. I questionari siano trattati con libertà e con grande responsabilità. Le risposte non abbiano carattere burocratico e distaccato, ma testimonino gioia nel ringraziare il Signore per i buoni risultati già conseguiti, di verità nel riconoscimento di quelli non ancora raggiunti, di ferma speranza e di generoso impegno per dare un fruttuoso seguito alla Visita Pastorale. Il Questionario “pastorale” è preparato tenendo presente la Nota della C.E.I. Il volto missionario delle Parrocchie in un mondo che cambia. Oltre a costituire esercizio di “discernimento comunitario”, esso ci aiuterà a comprendere e a valorizzare la forte sottolineatura emersa dal IV Convegno Ecclesiale Nazionale (Verona, 16-20 ottobre 2006) e di cui al n. 22 (La persona, cuore della pastorale) della Nota della C.E.I. «Rigenerati per una speranza viva» (1Pt 1,3): testimoni del grande sì di Dio all’uomo — 19 —


(29.6.2007). Non ci sfuggirà che la sottolineatura circa la persona cuore della pastorale, ripropone le affermazioni di Giovanni Paolo II nei nn. 13 e 14 della prima enciclica Redemptor Hominis (4-3-1979): Gesù Cristo è la via principale della Chiesa; l’uomo è la prima strada che la Chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione.

10. “Desidero ardentemente vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale, perché ne siate fortificati, o meglio, per essere in mezzo a voi confortato mediante la fede che abbiamo in comune voi ed io” (Rm 1,11). Faccio mie queste parole di S. Paolo e desidero che diano il tono alto a quanto suggerito circa lo svolgimento della Visita Pastorale, nei nn. 222 e 224 del Direttorio per il ministero pastorale dei Vescovi. Nel n. 222 sono descritti alcuni atti che il Vescovo deve cercare di realizzare. Al riguardo, è ovvio sottolineare che non sarebbe pastoralmente utile stabilire previamente modalità uniformi per le singole parrocchie. Inoltre, credo opportuno evidenziare che, anche se non espressamente citato, si svolgerà un incontro con le Autorità del territorio nel modo che sarà concordato con le medesime. Mi sembra più significativo che il Consiglio pastorale di ogni parrocchia valorizzi questo schema per propormi il programma della Visita, che avrà come centro la Celebrazione Eucaristica e come momento rilevante l’assemblea parrocchiale durante la quale sarà presentata una relazione sintetica dei dati principali emersi dall’esame del Questionario di indole pastorale. Il programma delle singole parrocchie sarà armonizzato con le iniziative che si svolgeranno in ambito vicariale. Infatti, per gli incontri con gli operatori nei vari settori (catechesi, liturgia, carità, — 20 —


pastorale per le famiglie, per i giovani… ) si darà più spazio a momenti vicariali. A tempo opportuno stabilirò insieme ai Parroci dei singoli Vicariati le modalità dei due momenti della Visita, quello parrocchiale e quello vicariale, tenendo conto anche delle indicazioni che gli Uffici di Curia prepareranno per le celebrazioni liturgiche e per lo svolgimento di alcuni incontri quali, ad esempio, quelli con le persone consacrate e con le aggregazioni ecclesiali presenti nell’arcidiocesi. 11. Circa il calendario della Visita, desidero chiarire che è mio impegno dedicare alle singole parrocchie il tempo necessario, pur dovendo procedere in modo tale da non prolungarne eccessivamente la durata. In considerazione del numero delle parrocchie dell’arcidiocesi, riesce difficoltoso fissare fin d’ora un calendario che regoli previamente e dettagliatamente lo svolgimento dell’intera Visita pastorale. Va da sé, tuttavia, che sarà tenuto conto della necessità di conoscere con sufficiente anticipo i tempi della Visita. A tale riguardo i Vicari Foranei hanno ritenuto valido il criterio di programmare annualmente la Visita. Di conseguenza, sarà mia premura indicare successivamente il periodo della Visita nei singoli Vicariati.

12. Come si può facilmente prevedere, le parrocchie si troveranno man mano in due differenti situazioni: mentre alcune vivranno il dopo Visita Pastorale, altre si troveranno ancora nella fase preparatoria. Da ciò, tuttavia, non verrà disordine a condizione che, e nella misura in cui, l’intera comunità diocesana presterà la dovuta attenzione alla Nota Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che — 21 —


cambia. Infatti, essa indica sette obiettivi cui tendere: saremo, perciò, in piena sintonia a livello diocesano se tutti vivremo tale tensione o come preparazione o come impegno successivo alla Visita Pastorale. Ricordo che, nella lettera del 3 ottobre 2009, avevo indicato per l’anno pastorale in corso una particolare attenzione al n. 8 della Nota (Alla mensa della Parola e del Pane: il giorno del Signore) corrispondente all’obiettivo n. 3. D’intesa con i Vicari Foranei e i Direttori degli Uffici di Curia, in occasione del prossimo Pellegrinaggio diocesano a Mompileri indicherò quale obiettivo focalizzare per l’anno pastorale 2010-11. A sottolineare l’importanza di tali obiettivi, essi sono riportati nel presente Direttorio e vanno considerati elementi di rilievo per la preparazione e lo svolgimento della Visita Pastorale. E fin d’ora possiamo sperare che la tensione verso tali obiettivi e, voglia il Signore, le quanto più numerose realizzazione degli stessi, costituiranno il bel frutto della Visita pastorale. L’attenzione ai sette obiettivi potrebbe offrirci l’opportunità di realizzare, finalmente, una iniziativa di cui spesso abbiamo parlato: la Scuola per gli operatori pastorali. Incarico i Vicari Foranei di riprendere l’argomento con i Consigli pastorali di Vicariato. Lo svolgimento della Visita Pastorale potrà così favorire il sorgere di queste Scuole nel modo che sarà possibile e quindi, una sola a livello diocesano, oppure tre nelle tre zone (Città, Circum, Bosco), o anche nei singoli vicariati.

13. Durante la Visita pastorale avrò la gioia di benedire con frequenza ricordando a voi e a me che “il nostro aiuto è nel nome del Signore”. Questa è la certezza che ci sostiene fin d’ora. Prepareremo bene, vivremo con fede la Visita Pastorale e ne raccoglieremo abbon— 22 —


danti frutti di comunione e di missionarietà perché il Signore è con noi, pronto a riempire le reti che, con la stessa fiducia di Pietro, noi lanciamo in mare obbedendo all’ordine di Gesù: “Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca” (Lc 5,4). La Visita pastorale costituisca per tutti noi la condivisione della bella esperienza di Pietro e compagni: si fidarono della parola di Cristo e gettarono le reti. “Fecero così e presero una quantità enorme di pesci” (Lc 5,6). Così sia per ciascuno di noi con la benedizione della Trinità Santissima che con affetto paterno e fraterno invoco su tutti. Catania, 1 aprile 2010 - giovedì santo X SALVATORE GRISTINA

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Papa Onorio III adorante ai piedi di Gesù Particolare del mosaico absidale della basilica romana di S. Paolo fuori le Mura ca. 1216-1227

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Preghieraper laVisitaPastorale

S

ignore Gesù, noi crediamo fermamente che Tu sei il Buon Pastore inviato dall’amore del Padre per darci la vita in abbondanza. Ti ringraziamo per l’amore, per la misericordia e la tenerezza che manifesti a ciascuno di noi e a tutto il Tuo santo gregge, che è la nostra Chiesa di Catania.

Aiutaci a vivere la Visita pastorale pienamente disponibili e docili all’azione dello Spirito Santo che ci spinge a più grande comunione, a più fervida testimonianza evangelica, a continuo impegno per rendere sempre più missionario il volto della nostra Chiesa particolare. Ti preghiamo per il nostro Vescovo Salvatore che viene a visitarci nel Tuo nome: sia immagine viva ed autentica di Te Buon Pastore. Fa’, o Signore, che la Visita pastorale porti abbondanza di frutti spirituali — 26 —


alla Chiesa affidata alla sua caritĂ pastorale e a quella dei nostri cari sacerdoti. Intercedano presso di Te a nostro favore la Santissima Madre Tua e nostra, la Martire Agata, i nostri Santi Patroni e il Beato Card. Giuseppe Benedetto Dusmet che ti supplichiamo di glorificare con la canonizzazione a lode piena ed eterna del Padre Tuo, di Te, diletto Suo Figlio, e del Santo Spirito Amen.

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La Visita Pastorale alla luce dei documenti della Chiesa


LE NORME DEL CODICE DI DIRITTO CANONICO

Can. 396 §1. Il Vescovo è tenuto all'obbligo di visitare ogni anno la diocesi, o tutta o in parte, in modo da visitare l’intera diocesi almeno ogni cinque anni, o personalmente oppure, se è legittimamente impedito, tramite il Vescovo coadiutore, o l'ausiliare, o il Vicario generale o episcopale, o un altro presbitero. §2. E' in facoltà del Vescovo scegliere i chierici che preferisce come accompagnatori e aiutanti nella visita, riprovato ogni privilegio o consuetudine contraria. Can. 397 §1. Sono soggetti alla visita ordinaria del Vescovo le persone, le istituzioni cattoliche, le cose e i luoghi pii che sono nell'ambito della diocesi. §2. Il Vescovo può visitare i membri degli istituti religiosi di diritto pontificio e le loro case solo nei casi espressamente previsti dal diritto. Can. 398 Il Vescovo si impegni a compiere la visita pastorale con la dovuta diligenza; faccia attenzione a non gravare su alcuno con spese superflue.

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DALL’ESORTAZIONE APOSTOLICA PASTORES GREGIS DI GIOVANNI PAOLO II

N. 46 La Visita Pastorale È proprio in questa prospettiva [parrocchia, nucleo fondamentale nella vita quotidiana della Diocesi] che emerge l'importanza della Visita pastorale, autentico tempo di grazia e momento speciale, anzi unico, in ordine all'incontro e al dialogo del Vescovo con i fedeli. Il Vescovo Bartolomeu dos Martires, che io stesso ho beatificato pochi giorni dopo la conclusione del Sinodo, nella sua classica opera Stimulus Pastorum, molto apprezzata dallo stesso san Carlo Borromeo, definisce la Visita pastorale quasi anima episcopalis regiminis ed efficacemente la descrive come un'espansione della presenza spirituale del Vescovo tra i suoi fedeli. Nella sua Visita pastorale alla parrocchia, lasciato ad altri delegati l'esame delle questioni di carattere amministrativo, il Vescovo privilegi l'incontro con le persone, a cominciare dal parroco e dagli altri sacerdoti. È questo il momento in cui egli esercita più da vicino per il suo popolo il ministero della parola, della santificazione e della guida pastorale, entrando a più diretto contatto con le ansie e le preoccupazioni, le gioie e le attese della gente e potendo rivolgere a tutti un invito alla speranza. Qui, soprattutto, il Vescovo ha il diretto contatto con le persone più povere, con gli anziani e con gli ammalati. Realizzata così, la Visita pastorale si mostra qual è, un segno della presenza del Signore che visita il suo popolo nella pace.

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DAL DIRETTORIO PER IL MINISTERO PASTORALE DEI VESCOVI APOSTOLORUM SUCCESSORES (CAP. VIII, III) III. La Visita Pastorale 221. Natura della Visita Pastorale “Il Vescovo ha l’obbligo di visitare la diocesi ogni anno interamente o parzialmente, in modo che almeno ogni cinque anni visiti tutta la diocesi, di persona o, se ne è legittimamente impedito, per mezzo del Vescovo Coadiutore, o dell’Ausiliare, o del Vicario Generale o episcopale, o di un altro presbitero”. La visita pastorale è una delle forme, collaudate dall’esperienza dei secoli, con cui il Vescovo mantiene contatti personali con il clero e con gli altri membri del Popolo di Dio. È occasione per ravvivare le energie degli operai evangelici, lodarli, incoraggiarli e consolarli, è anche l’occasione per richiamare tutti i fedeli al rinnovamento della propria vita cristiana e ad un’azione apostolica più intensa. La visita gli consente inoltre di valutare l’efficienza delle strutture e degli strumenti destinati al servizio pastorale, rendendosi conto delle circostanze e difficoltà del lavoro di evangelizzazione, per poter determinare meglio le priorità e i mezzi della pastorale organica. La visita pastorale è pertanto un’azione apostolica che il Vescovo deve compiere animato da carità pastorale che lo manifesta concretamente quale principio e fondamento visibile dell’unità nella Chiesa particolare. Per le comunità e le istituzioni che la ricevono, la visita è un evento di grazia che riflette in qualche misura quella specialissima visita con la quale il “supremo pastore” (1Pt 5,4) e guardiano delle nostre anime (cf. 1Pt 2,25), Gesù Cristo, ha visitato e redento il suo popolo (cf. Lc 1,68). Alla Visita Pastorale sono soggetti “le persone, istituzioni cat— 33 —


toliche, cose e luoghi sacri che si trovino entro l’ambito della diocesi”, compresi i monasteri autonomi e le case degli Istituti religiosi di diritto diocesano e tenute presenti le limitazioni di esercizio poste dalla norma canonica per quanto attiene alle chiese ed oratori di quelli di diritto pontificio. 222. Modo di effettuare la Visita Pastorale alle parrocchie Nella visita alle parrocchie, il Vescovo cerchi di realizzare, secondo le possibilità di tempo e di luogo, i seguenti atti: a) celebrare la Messa e predicare la Parola di Dio; b) conferire solennemente il sacramento della Confermazione, possibilmente durante la Messa; c) incontrare il parroco e gli altri chierici che aiutano nella parrocchia; d) riunirsi con il Consiglio pastorale o, se non esiste, con i fedeli (chierici, religiosi e membri delle Società di vita apostolica e laici) che collaborano nei diversi apostolati e con le associazioni di fedeli; e) incontrarsi con il Consiglio per gli affari economici; f ) avere un incontro con i bambini, i ragazzi e i giovani che percorrono l’itinerario catechistico; g) visitare le scuole e altre opere e istituzioni cattoliche dipendenti dalla parrocchia; h) visitare, nei limiti del possibile, alcuni malati della parrocchia. Il Vescovo potrà anche decidere altri modi di farsi presente tra i fedeli, considerando gli usi del posto e l’opportunità apostolica: con i giovani, per esempio in occasione di iniziative culturali e sportive; con gli operai, per stare in loro compagnia, dialogare, ecc. Nella visita non si deve tralasciare, infine, l’esame della amministrazione e conservazione della parrocchia: luoghi sacri e ornamenti liturgici, libri parrocchiali e altri beni. Tuttavia, alcuni aspetti di — 34 —


questo compito potranno essere lasciati ai vicari foranei o ad altri chierici idonei, nei giorni precedenti o successivi alla visita, cosicché il Vescovo possa dedicare il tempo della visita soprattutto agli incontri personali, come compete al suo ufficio di Pastore.

223. Preparazione della Visita Pastorale La Visita Pastorale, programmata con il dovuto anticipo, richiede un’adeguata preparazione dei fedeli, mediante speciali cicli di conferenze e prediche su temi relativi alla natura della Chiesa, alla comunione gerarchica e all’episcopato, ecc.. Si potranno anche pubblicare opuscoli e utilizzare altri mezzi di comunicazione sociale. Per mettere in risalto l’aspetto spirituale e apostolico, la visita può essere preceduta da un corso di missioni popolari, che raggiunga tutte le categorie sociali e tutte le persone, anche quelle lontane dalla pratica religiosa. Il Vescovo deve anche prepararsi in modo adeguato ad effettuare la visita, informandosi in precedenza sulla situazione socio-religiosa della parrocchia: tali dati potranno rivelarsi utili a lui e agli uffici diocesani interessati, per avere un quadro reale dello stato delle comunità e adottare gli opportuni provvedimenti. 224. Atteggiamento del Vescovo durante la visita Durante la visita, come in ogni esercizio del suo ministero, il Vescovo si comporti con semplicità e amabilità, e dia esempio di pietà, carità e povertà: tutte virtù che, insieme alla prudenza, distinguono il Pastore della Chiesa. Il Vescovo stimi la visita pastorale come quasi anima episcopalis regiminis, un’espansione della sua presenza spirituale tra i suoi fedeli. Avendo come modello Gesù, il buon Pastore, egli si presenti ai fedeli non “con ostentazione di eloquenza” (1Cor 2,1), né con dimo— 35 —


strazioni di efficientismo, bensì rivestito di umiltà, bontà, interesse per le persone, capace di ascoltare e di farsi comprendere. Durante la visita, il Vescovo deve preoccuparsi di non gravare sulla parrocchia o sui parrocchiani con spese superflue. Ciò non impedisce, tuttavia, le semplici manifestazioni festive, che sono la naturale conseguenza della gioia cristiana ed espressione di affetto e venerazione per il Pastore. 225. Conclusione della visita Conclusa la Visita Pastorale alle parrocchie, è opportuno che il Vescovo rediga un documento che testimoni la avvenuta visita per ciascuna parrocchia, dove ricordi la visita svolta, apprezzi gli impegni pastorali e stabilisca quei punti per un cammino più impegnato della comunità, senza tralasciare di far presente lo stato dell’edilizia di culto, delle opere pastorali e di altre eventuali istituzioni pastorali.

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Le indicazioni dell ’Arcivescovo


DALL’OMELIA PER LA MESSA CRISMALE Basilica Cattedrale, 9 aprile 2009

[…] 8. Profitto di questo contesto specialissimo della Messa crismale per comunicarVi un desiderio che in questi mesi ho visto crescere con gioia e trepidazione nel mio cuore e che già ho affidato a Gesù buon Pastore. Voglio realizzare, a partire dal prossimo ottobre, la Visita Pastorale nell’arcidiocesi, per vivere con voi tutti l’autentico tempo di grazia che tale evento favorisce nelle Chiese particolari. Adesso mi limito ad accompagnare l’annunzio della Visita Pastorale con brevi sottolineature ispirate alla liturgia che stiamo celebrando. La Messa crismale ci parla della dignità sacerdotale, profetica e regale che il Padre conferisce con il dono dello Spirito Santo ai discepoli del Figlio suo. Con la Visita Pastorale avrò la grazia di onorare questa dignità nei figli e nelle figlie di Dio che incontrerò. Nel dialogo che avrò con loro ascolterò con gioia la narrazione delle meraviglie che il Signore permette di operare a chi valorizza questa dignità nella vita quotidiana, personale e familiare, civile ed ecclesiale. La Visita Pastorale mi permetterà di verificare come da Cristo nostro capo si diffonde in tutte le membra della nostra Chiesa particolare e si espande nel territorio il Suo buon profumo. La Visita Pastorale mi darà la gioia, carissimi fratelli presbiteri, di vedervi all’opera come servi premurosi del nostro popolo. Avrò la confortante conferma della vostra fedele e costante dedizione al ministero che il Signore vi ha affidato di nutrire con la sua Parola e — 41 —


di santificare con i sacramenti il santo popolo di Dio. La Visita Pastorale mi chiamerà a dare una risposta particolarmente generosa alla domanda che Gesù continuamente mi rivolge: Salvatore mi ami? La risposta, lo so bene, deve essere convalidata dal fatto che cerco di diventare ogni giorno di più quello che tra poco vi chiederò di ottenermi da Gesù: essere in questa Chiesa immagine viva ed autentica di Lui buon Pastore, maestro e servo di tutti. Vissuta così, la Visita Pastorale costituirà un vero tempo di grazia. La prepareremo il meglio possibile e la realizzeremo nei modi che quanto prima saranno stabiliti. Ma fin d’ora essa deve diventare soprattutto una intenzione abituale nella nostra preghiera personale. Presto pregheremo comunitariamente, ed anche durante la santa Messa, affinché la Visita Pastorale si riveli davvero un grande dono del Padre per la nostra Chiesa. Lo propizino per noi la Vergine Santissima, la Santa Patrona Agata, i Santi Pastori che nel passato hanno retto la nostra Chiesa, e particolarmente il Beato Cardinale Dusmet, alla cui speciale intercessione affido la prossima Visita Pastorale, me stesso, suo minimo successore, e tutta l’amata nostra Arcidiocesi. Così sia per tutti!

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DALL’OMELIA IN OCCASIONE DEL PELLEGRINAGGIO DIOCESANO AL SANTUARIO DI MOMPILERI 21 maggio 2009

[…] 7. In questo momento così partecipato e così bello, desidero mettere nel Cuore della Madre la Visita Pastorale di cui ho dato l’annunzio in occasione della Messa Crismale, lo scorso Giovedì Santo. Essa, nella vigente legislazione canonica, è descritta come un dovere del Vescovo. Sarà per me, soprattutto, motivo di grande gioia poter sperimentare quanto affermato dal Servo di Dio Giovanni Paolo II: la Visita Pastorale è un “autentico tempo di grazia e momento speciale, anzi unico, in ordine all’incontro e al dialogo del Vescovo con i fedeli. Il Vescovo Bartolomeu dos Martires […] definisce la visita pastorale quasi anima episcopalis regiminis (anima del governo pastorale) ed efficacemente la descrive come un’espansione della presenza spirituale del Vescovo tra i suoi fedeli” (Es. Ap. Pastores gregis, 16.10.2003, n. 4, 46). La Visita Pastorale permette al Vescovo di essere segno del Signore che incontra il suo popolo nella pace. Voglio, perciò, dedicare ad essa tutto il tempo che sarà necessario, senza fretta, senza tralasciare nulla di tutta quella ricchezza che la caratterizza. Mi affido al Buon Pastore. Sia Lui a condurmi durante la visita, affinché essa rappresenti per la nostra Chiesa un vero tempo di grazia. 8. Per tale motivo occorre anzitutto pregare. Con l’odierno pellegrinaggio la Chiesa di Catania, ad imitazione della comunità descritta nella prima lettura poc’anzi proclamata (At 1,12-14), — 43 —


diventa assidua e concorde nella preghiera con la Madre di Gesù ed a Lei affida la prossima Visita Pastorale. Segno di questa preghiera saranno un’apposita intenzione che durante la preghiera dei fedeli, a partire da ottobre, ogni domenica sarà dedicata alla visita, come pure la Preghiera per la Visita Pastorale, che, a tempo opportuno verrà composta. 9. Mi pare opportuno accennare ancora a due aspetti della Visita Pastorale. a) Essa è come un cammino che la nostra Chiesa intraprende e che inizia con una approfondita riflessione sulla sua identità e sulle sue attuali condizioni. Per la riflessione saranno predisposti appositi sussidi, mentre un Questionario permetterà di raccogliere i dati più aggiornati circa le singole parrocchie, i 15 Vicariati e quindi circa l’intera nostra arcidiocesi. In tale contesto si colloca la cosiddetta Visita Reale che vedrà coinvolti quanti operano negli Uffici della Curia arcivescovile. Il Questionario sarà consegnato all’inizio del nuovo anno pastorale, quando incomincerà pure la Visita Reale. b) Il secondo aspetto che vorrei qui evidenziare consiste nella prospettiva con cui guardare alla Visita Pastorale. In passato il Vescovo non aveva la stessa possibilità di cui oggi invece dispone, di essere presente nel territorio e in mezzo ai fedeli della Chiesa affidatagli. La Visita Pastorale costituiva allora la rara occasione per vedere ed incontrare il Vescovo che dimorava abitualmente nella Città episcopale. Oggi, diversamente dal passato, il Vescovo è possibile incontrarlo in tante occasioni. Per tale motivo è più opportuno parlare di visita-verifica pastorale. La verifica, chiariamolo subito, non deve essere vista come un mero fatto amministrativo e fiscale. Nella Chiesa, infatti, la verifica rappresenta anzitutto una bella occasione per lodare e ringraziare il Signore per il bene realizzato ed esistente nella nostra vita personale — 44 —


e comunitaria. La verifica ci offre pure la certezza che camminiamo sulla giusta strada, e quindi ci spinge a continuare con entusiasmo nella via che percorriamo. È innegabile che la verifica farà emergere anche stanchezze, insufficienze e mancanze, ma ad esse guarderemo con la consapevolezza di essere Chiesa fondata sull’amore del Padre, sulla redenzione operata dal Figlio e sulla forza dello Spirito Santo che la anima interiormente. E questo ci spingerà a quella conversione che, lo sappiamo bene e speriamo di sperimentarlo sempre, costituisce una dimensione normale e permanente della nostra vita cristiana, protesa a rispondere alla comune vocazione alla santità. La conversione renderà più agile, più spedito e più sicuro il nostro incedere verso traguardi di testimonianza e di missionarietà. Trasformandosi in provvidenziale verifica, la Visita Pastorale affinerà lo stile comunionale e ministeriale della nostra Chiesa. Al comune impegno di progettare e realizzare insieme quelle indicazioni pastorali che rendono oggi la Chiesa di Catania rispondente al progetto di Dio e più attenta e diligente nel mettere in pratica quanto lo Spirito le dice, deve seguire il momento della coraggiosa verifica. Mentre ringraziamo il Signore che ci ha dato il gusto di impegnarci nel progettare e nel realizzare condivise linee pastorali, Lo supplichiamo affinché ci faccia crescere in questo stile di verifica, tanto necessaria sia nella nostra vita personale sia nel campo dell’azione pastorale comunitaria. 10. Un ultimo, ma graditissimo pensiero per voi, cari fratelli presbiteri e diaconi. La visita-verifica pastorale coinvolge tutti, ma in maniera particolare noi, ministri del Signore in questa Chiesa. È certamente un dono grande del Signore la possibilità, offerta a tutta la Chiesa dal Santo Padre Benedetto XVI, di celebrare, dopo l’Anno Paolino, uno speciale Anno Sacerdotale. Esso inizierà il — 45 —


19 giugno, Solennità del Sacro Cuore di Gesù. Nella nostra arcidiocesi l’Anno Sacerdotale coinciderà con la fase preparatoria ed iniziale della Visita Pastorale. Voglio vivere tale coincidenza nella gioia di incontrare i singoli sacerdoti per rinsaldare quei vincoli che, sotto tanti punti di vista, uniscono presbiteri, ogni singolo presbitero, e Vescovo. Il Signore ci fa incontrare tante volte; eppure, ai prossimi incontri vogliamo dare un tono particolare e straordinario. Per questo li raccomando alla comune preghiera e noi stessi, carissimi fratelli presbiteri, non mancheremo di prepararci ad essi con attesa orante. Da questa iniziativa che farà crescere la nostra fraterna comunione, scaturirà certamente anche un rinnovato impegno nel ministero che svolgiamo. Mi piace riprendere qui alcune espressioni dell’omelia della Messa Crismale: «la Visita Pastorale mi darà la gioia, carissimi fratelli presbiteri, di vedervi all’opera come servi premurosi del nostro popolo. Avrò la confortante conferma della vostra fedele e costante dedizione al ministero che il Signore vi affida di nutrire con la sua Parola e di santificare con i sacramenti il santo popolo di Dio». Anche per me la Visita Pastorale costituirà uno speciale tempo di grazia e un forte stimolo per crescere nella generosità del mio servizio episcopale. Mi raccomando alle vostre preghiere affinché, con voi fratelli presbiteri e diaconi, possa accogliere e far fruttificare con abbondanza il grande dono che ci prepariamo a ricevere. 11. Inserito nella vita ordinaria della nostra Chiesa, lo straordinario tempo di grazia della Visita Pastorale, ci mobilita per una intensa preghiera, per una diligente preparazione, per una leale e coraggiosa verifica. Questa è la ricchezza del momento che ci attende; tutto que— 46 —


sto oggi noi deponiamo nel cuore della Madre nostra, la Madonna di Mompileri. Per Sua intercessione, per intercessione del Beato Card. Dusmet -al quale affido in modo speciale la visita pastorale- la Trinità Santissima, ci conceda la grazia di poter trasformare il ritornello dell’odierno salmo responsoriale, di Te si dicono cose stupende città di Dio, nella esaltante affermazione di te si dicono, e si possono dire con tutta verità, cose stupende santa Chiesa di Catania. Così sia per tutti.

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DALLA LETTERA PER L’ANNO PASTORALE 2009-2010 3 ottobre 2009

[…] Carissimi Fratelli Presbiteri e Diaconi, Carissime Persone Consacrate, Fratelli e Sorelle, Nel contesto liturgico particolarmente solenne della Messa Crismale, lo scorso Giovedì Santo, ho annunziato che avrei compiuto la Visita Pastorale nella nostra arcidiocesi. Ispirandomi alla Parola proclamata e al significato dell’intera celebrazione, sottolineavo che “con la Visita Pastorale avrò la grazia di onorare [la] dignità [sacerdotale, profetica e regale] nei figli e nelle figlie di Dio che incontrerò. Nel dialogo che avrò con loro ascolterò con gioia la narrazione delle meraviglie che il Signore permette di operare a chi valorizza questa dignità nella vita quotidiana”. Rivolgendomi, poi, direttamente ai presbiteri aggiungevo che essa “mi darà la gioia […] di vedervi all’opera come servi premurosi del nostro popolo. Avrò la confortante conferma della vostra fedele e costante dedizione al ministero che il Signore vi ha affidato, di nutrire con la sua Parola e di santificare con i sacramenti il santo popolo di Dio”. Primi passi L’annunzio dato in quel contesto liturgico è stato accolto con gioiosa e consolante condivisione in ogni ambiente dell’arcidiocesi. — 48 —


Infatti, tante volte mi è stato già chiesto: “Quando verrà da noi per la Visita Pastorale?”, e spesso mi sono associato a intenzioni di preghiera per la Visita Pastorale, rivolte al Signore, durante celebrazioni eucaristiche che ultimamente ho presieduto. In occasione del Pellegrinaggio diocesano al Santuario di Mompileri, lo scorso 21 maggio, riprendevo il tema della Visita Pastorale insistendo sulla necessità di prepararla e viverla nella preghiera. In quell’occasione, evidenziavo pure due aspetti molto importanti: (1) la Visita Pastorale è un cammino che la nostra Chiesa intraprende e che comporta preliminarmente una approfondita riflessione sulla sua identità e sulle sue attuali condizioni. Inoltre, (2) tenendo conto del fatto che, diversamente dal passato, il Vescovo visita continuamente le parrocchie ed è presente nel territorio della Chiesa particolare affidatagli, è più appropriato parlare di visita-verifica pastorale. Invitavo i presbiteri e i fedeli presenti a considerare la verifica non come un mero fatto amministrativo, o peggio fiscale, ma, soprattutto, come una bella occasione per ringraziare il Signore per il bene conseguito, come pure per essere confermati nella bontà del cammino che percorriamo. La verifica ci spingerà anche ad intraprendere, o consolidare, la conversione necessaria per rispondere sempre meglio alla vocazione personale e comunitaria alla santità, condizione indispensabile per ogni ministero ed attività pastorale: “Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla” (Gv 15, 4-5). Tra i primi passi decisivi è da annoverare anche il corso di aggiornamento del Clero, svoltosi nei giorni 22-25 giugno u.s., e dedicato alla Visita pastorale considerata come Dono del Padre per la nostra Chiesa. — 49 —


Abbiamo fatto grata memoria delle due ultime Visite pastorali svoltesi nell’arcidiocesi: quella di S.E. Monsignor Domenico Picchinenna nel quinquennio 1980-85; e quella, più recente, di S.E. Mons. Luigi Bommarito negli anni 1995-98. Successivamente abbiamo riflettuto sulla carità pastorale e le relazioni nella Chiesa locale. Non è mancata l’attenzione alla cosidetta “Visita Reale” nei suoi aspetti amministrativi, archivistici e logistici. Esprimo ancora una volta viva gratitudine ai confratelli che hanno messo la loro competenza teologica e pastorale a servizio del presbiterio. Molto opportunamente i loro interventi sono stati già pubblicati sul settimanale “Prospettive”; inoltre, a tempo utile, saranno riprese a vantaggio dell’intera comunità diocesana. Anno sacerdotale Nelle due citate omelie della Messa Crismale e del Pellegrinaggio a Mompileri, ho detto che la Visita Pastorale avrebbe avuto inizio nel mese di ottobre 2009. Desidero adesso precisare come avverrà questo inizio. Nei secondi Vespri della Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, venerdì 19 giugno 2009, il Papa Benedetto XVI ha inaugurato un Anno sacerdotale in occasione del 150° anniversario della morte del Curato d’Ars, S. Giovanni Maria Vianney. Il tema per l’Anno sacerdotale è stato così formulato dal Papa “Fedeltà di Cristo, fedeltà del Sacerdote”, allo scopo di “favorire la tensione dei sacerdoti verso la perfezione spirituale dalla quale soprattutto dipende l’efficacia del loro ministero”. […] Riflettendo sull’importanza e le finalità dell’Anno sacerdotale, è maturato in me - e ne ringrazio vivamente il Signore - il proposito di far coincidere l’inizio della Visita pastorale con l’Anno sacerdota— 50 —


le: quindi, il primo anno della Visita pastorale sarà, anzitutto e soprattutto, la celebrazione dell’Anno sacerdotale. […] In preparazione alla Visita pastorale Ci dedicheremo, quindi, a vivere fino al prossimo giugno l’Anno sacerdotale con grande impegno e, speriamo, con abbondanti frutti per l’intera comunità diocesana. Ma l’anno pastorale che ci attende costituirà pure un opportuno tempo propedeutico alla Visita Pastorale. A tale scopo mirano le seguenti indicazioni. a) Occorre anzitutto tener presente che la visita–verifica pastorale farà continuo e molteplice riferimento alla Nota Pastorale della C.E.I. Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (30 maggio 2004, domenica di Pentecoste). Non sto qui a descrivere l’ampio ed articolato contenuto del documento. Mi limito ad affermare che lo ritengo una provvidenziale proposta che i Vescovi italiani abbiamo responsabilmente maturato ed offerto con lungimiranza alle nostre Chiese in Italia. La Nota va letta alla luce di quella conversione pastorale di cui tutti avvertiamo l’urgenza e che generosamente vogliamo attuare senza lasciarci bloccare da innegabili difficoltà reali o da immaginari ostacoli “di comodo”. Di essa, inoltre, si può affermare, a buon diritto, che contiene “ciò che lo Spirito dice alle Chiese” oggi viventi ed operanti nel nostro Paese. Già nella Lettera indirizzata alla Comunità diocesana per l’inizio dell’Anno pastorale 2007-08, il 3 ottobre 2007, mi sono soffermato sulla Nota invitando a farla oggetto di approfondita riflessione. Insisto ancora su quanto allora scrivevo. Il rinnovato invito diviene più pressante perché la Nota ci guiderà nella Visita Pastorale, che consiste nel verificare se e quanto la nostra Chiesa, e in essa le par— 51 —


rocchie e tutte le aggregazioni ecclesiali che la compongono, hanno un volto missionario. Per questo nei prossimi mesi e negli anni della Visita saranno studiate, e speriamo applicate pienamente, le singole parti del documento. […] d) La Nota Il volto missionario delle parrocchia in un mondo che cambia sarà altresì valorizzata per la stesura del Questionario che servirà per la preparazione della Relazione che, in ogni parrocchia, mi verrà presentata durante la Visita Pastorale. I responsabili degli Uffici di Curia, coordinati dal Vicario per la Pastorale, predisporranno il Questionario. Esso sarà inserito nel Direttorio per la Visita Pastorale che consegnerò durante la prossima Messa Crismale. Conclusione L’Anno sacerdotale e l’avvio della Visita Pastorale si inseriscono nella ricca ed articolata attività pastorale che svolgiamo e che manifesta la vivacità della nostra Chiesa. Affido le iniziative che ho suggerito all’intera Comunità diocesana, ed in particolare ai confratelli Parroci che ringrazio fin d’ora per la loro preziosa collaborazione. Mi sento pienamente anch’io coinvolto nell’attuazione delle iniziative descritte, e ne sono ben lieto. Vorrei che questo impegno fosse cordialmente condiviso da quanti siamo chiamati a curare l’una o l’altra iniziativa. La lettera offre uno sguardo d’insieme sul corale impegno che ci attende nei prossimi mesi. Abbiamo così la possibilità di conoscere quanto ciascuno è chiamato a svolgere, seguendone l’attività con fraterna simpatia, cordiale interesse, e, soprattutto, con assidua preghiera. Al riguardo, assicuro la mia per tutti e per ciascuno e confi— 52 —


do nella vostra di cui ho tanto bisogno. Questa comunione nella preghiera e nell’azione pastorale potenzierà la nostra convinta e gioiosa appartenenza all’amata arcidiocesi di Catania chiamata, oggi particolarmente, a testimoniare umilmente e con inequivocabile chiarezza il proprio volto missionario. Vivremo la comunione ecclesiale accompagnati anche dalla materna intercessione della Vergine Santissima, che, in questo mese di Ottobre, onoreremo specialmente con la preghiera del Rosario. A Colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare e pensare, secondo la potenza che già opera in noi, a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli. Amen (Ef 3,20-21)

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DALLA LETTERA PER L’ANNO PASTORALE 2007-2008 3 ottobre 2007

[…] 5. Nella citata Lettera Apostolica (Novo Millennio Ineunte) Giovanni Paolo II scriveva: “È nelle Chiese locali che si possono stabilire quei tratti programmatici concreti - obiettivi e metodi di lavoro, formazione e valorizzazione degli operatori, ricerca dei mezzi necessari - che consentono all’annunzio di Cristo di raggiungere le persone, plasmare le comunità, incidere in profondità mediante la testimonianza dei valori evangelici nella società e nella cultura” (n. 29) Opportunamente il Papa aggiungeva che questo compito delle Chiese locali si attua “sintonizzando le scelte di ciascuna Comunità diocesana con quelle delle Chiese limitrofe e con quelle della Chiesa universale. Tale sintonia sarà certamente facilitata dal lavoro collegiale, ormai divenuto abituale, che viene svolto dai Vescovi nelle Conferenze episcopali e nei Sinodi” (n. 29). In queste espressioni sono chiaramente affermate sia l’inalienabile responsabilità della Chiesa locale nella programmazione pastorale sia la necessaria comunione e la saggia sintonia con le altre Chiese che essa deve vivere ed esprimere. L’individuazione e la formulazione dei “tratti programmatici concreti” costituisce una qualificata esperienza di comunione nella riflessione e nel discernimento ecclesiale. Ci guiderà nella riflessione la Nota Pastorale della C.E.I. Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia. — 54 —


Chiedo, pertanto, che essa nei prossimi mesi sia oggetto di riflessione da parte dell’intera comunità diocesana: presbiteri, parrocchie, persone consacrate, associazioni, gruppi e movimenti. Questa corale riflessione sarà accompagnata dal “discernimento comunitario” da cui scaturirà il piano pastorale dei prossimi anni. Dando queste indicazioni desidero operare in piena fedeltà al già citato monito di S. Paolo: “Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge”. Sono sicuro che non mancherà, al riguardo, cordiale e fattiva adesione perché si realizzi l’impegno che affido alla comunità diocesana. 6. Mi sembra opportuno accennare brevemente alle ragioni di tale scelta. a) Come membro della C.E.I. ho partecipato intensamente ai momenti assembleari puntualmente descritti nell’Introduzione e di cui la Nota è frutto maturo. Perciò è doveroso da parte mia tenerne conto nell’azione pastorale diocesana. b) Condivido pienamente l’intuizione di privilegiare la tematica del “volto missionario”. Infatti, il volto esprime la ricchezza della nostra umanità con le gioie, le speranze, le tristezze e le angosce che portiamo nel cuore. Guardarci in volto costituisce una straordinaria forma di comunicazione. Inoltre, la ricerca e la contemplazione del volto di Dio sono tra le richieste più insistenti e commoventi dell’orante nei Salmi e nelle altre Scritture in genere (cfr. ad esempio Salmo 27). Siamo, pure interpellati dal dialogo tra Gesù e Filippo (Gv 14,8-11). Gesù afferma: “ chi ha visto me ha visto il Padre”. Il tema del volto missionario della Chiesa permette di andare avanti con esigente conseguenzialità: noi siamo chiamati a rendere presente il volto di Cristo; nella Chiesa deve rifulgere il volto dell’Inviato del Padre, affinché tutti possano contemplare e sperimentare l’amore misericordioso di Colui che l’ha — 55 —


inviato a noi Salvatore e Redentore. Dobbiamo diventare sempre più capaci di esaudire la richiesta di chi si rivolge a noi: “vogliamo vedere Gesù” (Gv 12,21); di rispondere, con dolcezza, rispetto e coscienza retta, a chiunque ci domanda ragione della speranza che è in noi (cfr. Pt 3,1516). È esaltante la prospettiva di impegnarci nella testimonianza a Gesù Risorto speranza del mondo come pure del grande «Sì» di Dio all’uomo. Per rispondere a tale vocazione rileggiamo attentamente la seconda parte della Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte (Un volto da contemplare) e il capitolo primo: «Lo sguardo fisso su Gesù, l’Inviato del Padre» di Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Comprenderemo, così, quanto è stata felice e provvidenziale la focalizzazione del “volto missionario” e come tutto ciò può costituire l’anima della maggiore organicità nella nostra azione pastorale. c) Oggi disponiamo della ingente ricchezza di documenti che hanno guidato il rinnovamento ecclesiale voluto e motivato dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Questa ricchezza è provvidenziale perché frutto dell’opera dello Spirito Santo che non si è limitato a guidare i Padri Conciliari ma continua ad assistere la Chiesa nella attuazione del Vaticano II. E’ necessario, però, che tale ricchissimo patrimonio dottrinale sia conosciuto personalmente e comunitariamente. Nella misura in cui lo assimileremo, lo potremo trasformare in criterio di azione pastorale. d) Lo studio della Nota della C.E.I. può assumere anche un altro rilevante significato. I nostri operatori pastorali forse non sono ben iniziati a valorizzare la ricchezza dottrinale di cui disponiamo. Spesso, infatti, ne hanno conoscenza non personale e diretta, ma fin troppo mediata. Credo che riuscirà arric— 56 —


chente ed esemplare leggere con loro la Nota della C.E.I., e, pur con le dovute proporzioni, potremo metterli in grado di sperimentare qualcosa di analogo a quanto avviene dalla lettura personale e comunitaria nella Sacra Scrittura. Tra i frutti del Concilio, infatti, è certamente da annoverare la ricchezza degli incalcolabili benefici che tante persone ricavano dalla Lectio Divina e da altri contatti con la Parola. Qualcosa di analogo potrà accadere con le autorevoli parole con cui la Chiesa oggi attualizza la Parola: tra queste parole possiamo certamente annoverare la Nota Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia. 7. L’attenta lettura della Nota che chiedo di fare durante appositi incontri del Consiglio Pastorale Parrocchiale o durante specifiche assemblee parrocchiali, può avvenire anche in occasione della preparazione al Natale, nel tempo di Quaresima come pure nel contesto delle feste patronali. Si tratta di momenti molto partecipati e quindi quanto mai opportuni per sensibilizzare i fedeli ad una così fondamentale tematica. Personalmente mi comporterò così nei tanti momenti liturgici e pastorali che vivrò, ed anche negli interventi omiletici e di altro genere che farò durante le prossime feste agatine. Una tale condivisa e capillare attività arricchirà dottrinalmente la nostra comunità e motiverà fortemente i nostri operatori pastorali, offrendo a tutti la possibilità di esercitarsi nel “discernimento comunitario”. Per comprenderne esattamente il significato, il metodo e l’importanza, è necessario riferirci alla Nota pastorale Con il dono della Carità dentro la storia. La Chiesa in Italia dopo il Convegno di Palermo (20-24 novembre 1995), pubblicata dall’Episcopato italiano in data 26 maggio 1996. Leggiamo al n. 21: — 57 —


“Come espressione dinamica della comunione ecclesiale e metodo di formazione spirituale, di lettura della storia e di progettazione pastorale, a Palermo è stato fortemente raccomandato il discernimento comunitario. Perché esso sia autentico, deve comprendere i seguenti elementi: docilità allo Spirito e umile ricerca della volontà di Dio; ascolto fedele della Parola; interpretazione dei segni dei tempi alla luce del Vangelo; valorizzazione dei carismi nel dialogo fraterno; creatività spirituale, missionaria, culturale e sociale; obbedienza ai Pastori, cui spetta disciplinare la ricerca e dare l’approvazione definitiva. Così inteso, il discernimento comunitario diventa una scuola di vita cristiana, una via per sviluppare l’amore reciproco, la corresponsabilità, l’inserimento nel mondo a cominciare dal proprio territorio. Edifica la Chiesa come comunità di fratelli e di sorelle, di pari dignità, ma con doni e compiti diversi, plasmandone una figura, che senza deviare in impropri democraticismi e sociologismi, risulta credibile nella odierna società democratica. Si tratta di una prassi da diffondere a livello di gruppi, comunità educative, famiglie religiose, parrocchie, zone pastorali, diocesi e anche a più largo raggio. I responsabili delle comunità cristiane ne approfondiscano il senso e le modalità per poterla promuovere come autorevoli guide spirituali e pastorali, saggi educatori e comunicatori”. (n.21) […]

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Obiettivi della Visita Pastorale


DALL’INTRODUZIONE ALLA NOTA PASTORALE DELLA C.E.I. IL VOLTO MISSIONARIO DELLE PARROCCHIE IN UN MONDO CHE CAMBIA 30 maggio 2004 […] Nel testo si è cercato di raccogliere per quanto possibile i suggerimenti emersi dal confronto tra i vescovi, per non perderne la ricchezza e la varietà. Non tutto ovviamente potrà essere fatto ovunque, ma si è ritenuto opportuno di dare a ogni diocesi la possibilità di trovare nella Nota riferimenti per le scelte che caratterizzano il proprio cammino. Alcuni orientamenti possono apparire evidenti, ma è sembrato utile ribadirli per esprimerne la condivisione. Altri, invece, possono apparire innovativi, e in questo caso si è cercato di essere prudenti nella formulazione perché non risultassero prescrittivi. Li sintetizziamo, nella forma di obiettivi, tenendo presente che vanno ripensati e concretizzati, nelle forme e nei tempi, a seconda delle situazioni diocesane: 1. Non si può più dare per scontato che tra noi e attorno a noi, in un crescente pluralismo culturale e religioso, sia conosciuto il Vangelo di Gesù: le parrocchie devono essere dimore che sanno accogliere e ascoltare paure e speranze della gente, domande e attese, anche inespresse, e che sanno offrire una coraggiosa testimonianza e un annuncio credibile della verità che è Cristo. 2. L’iniziazione cristiana, che ha il suo insostituibile grembo nella parrocchia, deve ritrovare unità attorno all’Eucaristia; bisogna rinnovare l’iniziazione dei fanciulli coinvolgendo maggiormente le famiglie; per i giovani e gli adulti vanno proposti nuovi e praticabili itinerari per l’iniziazione o la ripresa della vita cristiana. — 63 —


3. La domenica, giorno del Signore, della Chiesa e dell’uomo, sta alla sorgente, al cuore e al vertice della vita parrocchiale: il valore che la domenica ha per l’uomo e lo slancio missionario che da essa si genera prendono forma solo in una celebrazione dell’Eucaristia curata secondo verità e bellezza. 4. Una parrocchia missionaria è al servizio della fede delle persone, soprattutto degli adulti, da raggiungere nelle dimensioni degli affetti, del lavoro e del riposo; occorre in particolare riconoscere il ruolo germinale che per la società e per la comunità cristiana hanno le famiglie, sostenendole nella preparazione al matrimonio, nell’attesa dei figli, nella responsabilità educativa, nei momenti di sofferenza. 5. Le parrocchie devono continuare ad assicurare la dimensione popolare della Chiesa, rinnovandone il legame con il territorio nelle sue concrete e molteplici dimensioni sociali e culturali: c’è bisogno di parrocchie che siano case aperte a tutti, si prendano cura dei poveri, collaborino con altri soggetti sociali e con le istituzioni, promuovano cultura in questo tempo della comunicazione. 6. Le parrocchie non possono agire da sole: ci vuole una “pastorale integrata” in cui, nell’unità della diocesi, abbandonando ogni pretesa di autosufficienza, le parrocchie si collegano tra loro, con forme diverse a seconda delle situazioni – dalle unità pastorali alle vicarie o zone –, valorizzando la vita consacrata e i nuovi movimenti. 7. Una parrocchia missionaria ha bisogno di “nuovi” protagonisti: una comunità che si sente tutta responsabile del Vangelo, preti più pronti alla collaborazione nell’unico presbiterio e più attenti a promuovere carismi e ministeri, sostenendo la formazione dei laici, con le loro associazioni, anche per la pastorale d’ambiente, e creando spazi di reale partecipazione. […] — 64 —


Appendici


RIFLESSIONI BIBLICHE SULLA VISITA PASTORALE

di Don Giuseppe Bellia 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10.

Quale significato dare al termine visitare Come Dio visita la terra e l’uomo Il perché della sua visita: l’alleanza Verso una visita ultima e definitiva Le visite di Dio nel Nuovo Testamento Come accogliere oggi il pastore/servo Un caso di accoglienza senza comunione Regola pastorale per chi è inviato a visitare Cristo visitatore che si identifica con il visitato Congedo: la visita come invito alla fraternità

«Benedetto il Signore, Dio d'Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo» (Lc 1,68). Con queste parole il Benedictus di Zaccaria inneggia al Dio dei padri per la sua presenza premurosa e misericordiosa che si è fatta vicina al suo popolo venendo ad incontrarlo, a visitarlo. Nel sentire comune la parola “visita” ricorda l’idea dell’incontro umano e insieme dà il senso del vivere sociale, dinamico, trasmette il gusto dell’attesa, la cordialità dell’accoglienza e richiama l'usanza e il gesto di persone che lasciano il proprio ambiente e si recano presso parenti, amici o conoscenti con intenzioni benevole di conoscenza, di scambio, di comunione, comunque con interessi di un mutuo vantaggio e con la prospettiva di essere accolti, ricevuti, di essere o diventare ospiti graditi, almeno per un certo tempo.

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1. Quale significato dare al termine visitare La Visita Pastorale utilizza questo termine e partecipa di questi sentimenti diffusi, ma soprattutto si ispira al visitare di Dio, alla sua visita per eccellenza, quell’incarnazione promessa in figure da patriarchi e profeti ma che si avvera e si svela solo con il mistero del Figlio nato da Maria. Mistero perché la sua venuta è avvolta di silenzio e la sua testimonianza è adombrata dal fallimento della croce: «Venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto» (Gv 1,11). In molti modi il quarto vangelo ci descrive questa visita che subito si configura come un evento drammatico il cui esito è a rischio, sospeso tra accoglienza e rifiuto umano, anche se su tutto ha trionfato l’inarrivabile misericordia divina. «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha inviato il suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo» (Gv 3,16-17). L'immagine espressa dall’uso biblico del termine richiama quindi la presenza operosa e tuttavia misteriosa di Dio nella storia e insieme precisa il senso di un accadimento aperto, non scontato che dipende anche dall’accoglienza dell’uomo. Da Mambre a Nazaret, da Gerusalemme a Roma, la Bibbia ci fa conoscere molte visite di Dio, dei suoi profeti, dei suoi inviati, la visita del Figlio e quella dei suoi apostoli, dove l’atteggiamento umano di accoglienza o rifiuto ha svolto un ruolo non secondario. 2. Come Dio visita la terra e l’uomo Un buon punto di partenza lo troviamo nella scena descritta dal patriarca Giuseppe sul letto di morte: «Io sto per morire, ma Dio verrà certo a visitarvi e vi farà uscire da questo paese verso il paese che Egli ha promesso con giuramento ad Abramo, Isacco e a Giacobbe». Queste parole concludono il libro della Genesi, ma nello stesso tempo anticipano il tema pasquale dell’Esodo: Dio visiterà il — 70 —


suo popolo in Egitto per liberarlo e condurlo verso la terra promessa ai padri. Il testo reso in italiano con «visitare», compare già in Genesi a proposito di Sara (Gen 21,1) e in un testo molto significativo (1Sam 2,21) a proposito di Anna. Il figlio donato alla maternità della donna è prefigurazione della visita di Dio che libererà il suo popolo, Israele. L’esperienza della liberazione dall’Egitto è il dato fondante, la memoria storica d’Israele; ma è soprattutto un’esperienza che rivela Dio, il suo amore di Padre e il suo progetto di salvezza per l’uomo. L’uscita dalla schiavitù d’Egitto, l’epopea della Pasqua, è frutto della libera iniziativa di Dio che vede l’afflizione del suo popolo e decide di visitarlo (Es 4,31). La Pasqua come evento fondatore è ripreso in altri testi (Dt 26,5-9; 6,20-25) e diviene anche il modello interpretativo delle altre esperienze di salvezza (Is 35,1-10; 40,15). Da questi racconti si evince che la visita di Dio vuole raggiungere due obiettivi principali: Dio visita il suo popolo per liberarlo dal male e per introdurlo nella terra buona dell’Alleanza. Dio abita i cieli e quindi la sua visita indica una discesa, un movimento di condiscendenza che culminerà nel suo farsi uno di noi. Questo ci aiuta a comprendere che il visitare di Dio non è da intendere come un passaggio o visita in senso locale e umano: Dio visita quando rivela la sua presenza premurosa, entrando nella storia e venendo in dialogo con gli uomini. 3. Il perché della sua visita: l’alleanza L’iniziativa di Dio ha a cuore di condurre tutto il popolo ad abitare una terra dove Lui ha rivelato la sua presenza dichiarandola terra santa: in questo modo voleva mostrare che il suo scopo era quello di far abitare all’uomo la sua stessa santità; per questo visiterà il suo popolo, per liberarlo dall’oppressione. Liberazione dall’ingiustizia, dalla violenza e dal male che rivela il progetto di Dio nella — 71 —


sua piena realizzazione come Alleanza. I racconti dell’Esodo sono segnati dall’irrompere verticale di questo agire gratuito di Dio: la manna donata come cibo, l’acqua scaturita dalla roccia nel deserto e la carne fatta piovere dal cielo, sono doni, ma anche segno di una dipendenza: sono nutrimento e insieme segno di debolezza di chi non è in grado di procurarsi da sé il proprio sostentamento. Al popolo liberato dalla schiavitù, Dio promette una terra in cui potrà vivere da libero e in pace: una terra descritta come paese bello e spazioso, dove scorre latte e miele, luogo di torrenti, di fonti e di acque sotterranee che affiorano nella pianura e sulla montagna; un paese dove abbonda il frumento, l’orzo, dove fioriscono viti, fichi e melograni; dove l’ulivo dà il suo olio e la terra e le pietre procurano ferro e rame (Dt 8,7-9). Una terra abitabile e abitata è il luogo dove Dio ha scelto di visitare il suo popolo, non più oppresso dal male e schiacciato dalla vergogna, ma partner libero e responsabile di una relazione che si annuncia vitale e gioiosa. La visita di Dio in una terra abitabile ha come effetto di produrre una comunione fraterna tra gli abitanti. Il visitare di Dio, se in Egitto era un chiamare all’identità, adesso crea un popolo, crea una comunità di salvati, una comunità di eguali, di fratelli. Verità, questa, che Israele deve ricordare e sigillare nel proprio cuore, per rendere altri oppressi partecipi della propria gioia: «Quando un forestiero dimorerà presso di voi, nel vostro paese, non gli farete torto. Il forestiero dimorante tra di voi lo tratterete come colui che è nato tra di voi; tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto» (Lv 19,33-34). Il dono della comunità, proprio perché partecipato da Dio, deve essere esteso anche a quanti condividono la sorte di infelicità da cui Dio ha liberato con la sua visita. 4. Verso una visita ultima e definitiva Proprio questa inusitata relazione di amicizia tra l’uomo e Dio — 72 —


dà un senso umano e teologico molto forte alle visite che Dio ha fatto al suo popolo e ai singoli credenti, disegnando un percorso di crescita nella relazione che troverà il suo senso e il suo compimento in una visita ultima e definitiva. All’inizio la fede di Israele appare centrata sulla fedele memoria del passato di salvezza donato da Dio più che sul futuro della relazione. Questo itinerario di maturazione verso la radicalità/interiorità dell’esperienza di fede intesa non in modo formale ed esteriore, ma come relazione vera con il Dio vivente, insieme alla progressiva comprensione non etnocentrica della relazione religiosa che si evolve verso l’universalità della salvezza donata da Dio ad ogni vivente, è un cammino lento e periglioso. Israele lo ha compiuto nel corso di molti secoli tra alti e bassi, tra fedeltà e tradimenti, tra eroismi e viltà, tra entusiasmi e delusioni e tuttavia ha acquisito un senso e un valore istruttivo ed esemplare per tutti gli uomini. Con l’apostolo Paolo dovremmo dire che quelle vicende narrate dalle pagine sacre e assunte dalla Chiesa come “parola di Dio”, sono state scritte in modo particolare, proprio per noi, per il nostro ammaestramento e ammonimento (1Cor 10,11). 5. Le visite di Dio nel Nuovo Testamento Le Visite di Dio narrate e testimoniate nell’antica alleanza raggiungono il loro vertice con l’incarnazione del Verbo e in modo storico e visibile con il Natale del Signore: il Figlio di Dio diventa anche vero uomo e apre un passaggio definitivo tra il cielo e la terra. In Cristo il mistero della «visita» di Dio apparirà in tutta la sua portata di presenza reale e tuttavia nascosta che richiede ancora e di più la fede. Ma vediamo altri passi dove si accresce il senso di questa visita risolutiva di Dio in Cristo. In Lc 7,16 dopo la risurrezione del figlio alla vedova di Naim, la folla glorifica Dio per aver suscitato un pro— 73 —


feta e «aver visitato» (episképtomai) il suo popolo, riprendendo e amplificando quanto Zaccaria, pieno di Spirito Santo, aveva detto in benedizione del Dio d’Israele che «ha visitato e redento il suo popolo». Nel vangelo di Giovanni, come si ricordava all’inizio, ci sono molte espressioni che richiamano il senso di questa visita: nel colloquio di Gesù con Nicodemo si rivela che Dio non ha inviato il suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo ma per salvarlo (Gv 3,17). Ancora, dopo la sua risurrezione, Gesù apparendo agli undici, rivela la pienezza del disegno salvifico del Padre: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, così io mando voi» (Gv 20,21). L’universalità della salvezza intravista dalla tradizione profetica d’Israele raggiunge la sua vera dimensione storica con la missione di visitare gli uomini che, partendo dal cuore del Padre, è affidata al Figlio e dal Figlio adesso è consegnata agli Apostoli e ai loro successori a vantaggio della sua chiesa e di tutti gli uomini fino alla fine dei tempi. Questa visita di grazia, iniziata con il visitare misterioso dei tre misteriosi viandanti che parlano all’unisono ad Abramo presso le querce di Mamre (Gen 18,1-15), è destinata a divenire universale e quindi riguarderà tutti: cominciando dalle pecore perdute della casa d’Israele si estenderà anche ai pagani, ai lontani. Verità ratificata dal collegio apostolico nel cosiddetto «concilio di Gerusalemme», dove Giacomo, seguendo l’indicazione di Pietro, ha spiegato «come fin dal principio Dio ha visitato (episképtomai) i pagani, per costituire in mezzo a loro un popolo consacrato al suo nome» (At 15,14). Lo stesso verbo compare anche in At 15,36 sulla bocca di Paolo che dice a Barnaba prima di intraprendere un nuovo viaggio missionario: «Ritorniamo a far visita (episképtomai) ai fratelli in tutte le città nelle quali abbiamo annunziato la parola del Signore per vedere come stanno». In verità in questo passo per alcuni esegeti il verbo episképtomai sembra assumere il significato forte di «visionare/ispezionare» (che si può ritrovare in Nm 13,34; Sal 26,4; — 74 —


Zac 11,16; 2 Mac 11,36; At 6,3) e non conserva il senso usuale di visita, carico di connotazione religiosa (già segnalato in Lc 1,68.78; Lc 7,16; At 7,23; 15,14). Questo significato sembra confermato dal costrutto della frase che motiva la visita spiegando che vanno dai fratelli «per vedere come si conducono» (in latino quomodo se habeant). Da questa diversa traduzione si può rilevare l’altro aspetto della «visita» di Dio, già conosciuto dai profeti: l’aspetto giudiziale. In più luoghi i profeti hanno parlato della visita di Dio come tempo del giudizio; così Amos che minaccia la visita di Dio contro il popolo peccatore (3,2); visita di condanna ripresa anche da Osea (8,13; 9,9) e da Geremia (29,32). Fatta questa precisazione si deve ricordare che nel NT il significato di «visita punitiva» non compare mai, senza per questo sottacere il duplice e inseparabile aspetto salvifico/giudiziale del visitare divino. Gli Apostoli, infatti, visitano le comunità da loro fondate e indirizzano ai credenti lettere per incoraggiare l’osservanza dei discepoli e sostenerne la speranza; altre volte ritornano nelle chiese già istituite soggiornandovi per diverso tempo. In Atti 9,32 si legge che: «mentre Pietro andava a far visita a tutti, si recò anche dai fedeli che dimoravano a Lidda». Si può pensare che Pietro passa in visita “pastorale” tutte le comunità; anzi, è ipotizzabile che sarà proprio questo suo far visita alle comunità che più avanti conferirà al diacono, scelto per succedere all’apostolo, il titolo di epískopos, di vescovo, di visitatore. La presenza di Cristo, secondo la sua precisa promessa, continua anche mediante questi incontri, queste visite che i suoi inviati, i missionari, intrattengono con i credenti in un rapporto diretto da loro mediato. E come Dio nessuno lo ha mai visto ed è rivelato dallo scandalo del Figlio, così l’umanità del Figlio per noi ormai inaccessibile continua ad essere ripresentata con la parola e i segni sacramentali attraverso la mediazione obbediente dei suoi inviati animati dallo Spirito Santo. — 75 —


6. Come accogliere il pastore/servo Proprio questa visione luminosa di un visitare carico dei frutti vitali dello Spirito ci obbliga a considerare l’oscura e tuttavia consapevole libertà che l’uomo ha di rigettare il Verbo, negandogli ascolto e accoglienza. Questa debolezza della parola/luce che sembra concludersi con lo scacco della croce inquieta e richiede un tentativo di risposta. Gli esperti sono concordi nell’indicare nelle pagine dell’apostolo Paolo e in quelle di Giovanni i luoghi di una riflessione dinamica più che conclusiva a riguardo. Forse l’approccio della comunità giovannea, che più di altre ha trasmesso una lettura teologica del dramma dell’incarnazione, può rivelarsi più consona alla nostra riflessione. La dialettica luce/tenebre è enunciata in modo nitido e perentorio fin dal prologo: «Venne nella sua casa, ma i suoi non l'hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato il diritto di diventare figli di Dio» (Gv 1, 11-12). Che cosa c’è dietro il mistero di questo rifiuto/accettazione? La storia che noi conosciamo attraverso la Sacra Scrittura ci descrive vari momenti «prima di Cristo», in cui l’umanità nel suo insieme, sembra orientarsi e determinarsi contro Dio. Paolo e Giovanni chiameranno «mondo» questa porzione di umanità avversa e refrattaria alla verità, alla luce, alla giustizia, insomma alla realtà di Cristo. È il leit-motiv di tutte e due i racconti della caduta: essere come Dio, per essere Dio di se stesso e divenire anzi Dio degli altri. È un processo idolatrico conosciuto e condannato dagli autori biblici, dai profeti ai sapienti, trasversale alle diverse epoche e culture e che nella sua ribellione più acuta culmina nella vicenda di Gesù, come spiega la parabola dei vignaioli omicidi (Mc 12, 1-12). La storia drammatica di questo incontro tra l’uomo e Dio in Cristo è già conclusa e insieme ancora aperta, perché l’accettazione-rifiuto è vicenda che segna ogni civiltà, ogni generazione, ogni uomo. L’accoglienza del vescovo è un’occasione di grazia se è il punto d’incontro di due — 76 —


scommesse che sono atti di reciproca fiducia, se accade in una duplice convergenza d’intenti che è innanzitutto reciproca volontà di ascolto: quella del ministro, chiamato a essere icona trasparente del servo/signore, pastore buono che visita il gregge di cui è custode, e l’azzardo della fede del singolo credente e delle comunità che accettano d’incontrare nel ministro non l’uomo, ma la potenza umile e nascosta del Risorto. Un atteggiamento rinunciatario, pigro spiritualmente e moralmente inerte continua a pensare che la fede sia solo un’adesione mentale ad un elenco di verità lontane e astratte: così l’incontro tra chi visita e chi accoglie non può essere occasione di mutuo compiacimento. Se la visita pastorale vuole arrecare frutti alle comunità richiede al pastore e al gregge l’impegno di una conversione continua. 7. Un caso di accoglienza senza comunione L’accoglienza esige dunque la pazienza dell’ascolto che richiede tempo e luogo adeguati, senza dei quali si può avere un’accoglienza premurosa e indaffarata che non porta alla comunione, come ricorda l’episodio di Marta e Maria (Lc 10,38-42). Secondo un’interpretazione divenuta ormai abituale, Maria era posta come l’eminente modello di chi aveva scelto la parte «migliore» nella vita contemplativa, mentre Marta restava l’esemplare icona «meno buona» del generoso e utile servizio femminile consacrato alla vita attiva. L’esito anacronistico di questo raffronto tra l’ascolto e il servizio, tra la contemplazione e l’azione, non è presente nel testo; come del resto del tutto estraneo all’intenzione lucana è la divaricazione fra l’amore per il Signore raffigurato da Maria e quello per il prossimo rappresentato da Marta. Non ci sono due diversi modi di servire o di amare: c’è una sola e sapiente modalità di accoglienza del Signore e, in prospettiva, dei suoi inviati: l’evangelista voleva segnalare ai discepoli la possibilità paradossale, quanto mai rischiosa e — 77 —


attuale, di un’ospitalità tanto sollecita nel fare quanto poco accogliente nell’ascoltare. L’ospitalità autentica non si accontenta di offrire un servizio, di svolgere un compito ma cerca la relazione e perciò suppone sempre l’accoglienza dell’altro e dunque il suo ascolto, perché desidera la sua compagnia. L’affannosa premura del servizio, separato dall’ascolto, procura invece la preoccupazione e il vano agitarsi di chi ha scelto la parte «non buona», lasciandosi sopraffare dalle «troppe cose» (10,41) che finiscono per far trascurare proprio l’ospite che pure si è accolto con generosa sollecitudine. Quella di Marta è un’icona istruttiva di un’accoglienza formalmente ineccepibile del pastore e maestro che si preoccupa dell’esteriorità virtuosa di cui mena vanto («mi ha lasciata sola a servire»), senza desiderare veramente l’incontro con l’altro, con la sua parola, senza ricercare quella consolazione dello Spirito che permette di incontrare nell’invitato lo stesso Signore. 8. Regola pastorale per chi è inviato a visitare L’apostolo ci consegna la sua personale testimonianza quando confessa la sua disarmante strategia di credente e di ministro davanti all’alterità umana e culturale dei diversi destinatari della sua predicazione e della sua visita. Nella prima lettera ai Corinzi (9,19-23) scrive: Pur essendo, infatti, libero da tutti, di tutti mi sono fatto servo, per guadagnarne il maggior numero; e sono divenuto con i Giudei come un giudeo, per guadagnare i Giudei; con quelli sotto la legge, come uno che è sotto la legge (pur non essendo sottoposto alla legge), per guadagnare quelli che sono sotto la legge; con i senza legge, come un senza legge (pur non essendo senza la legge di Dio, ma essendo sotto la legge di Cristo), per guadagnare quelli che sono senza legge. Sono divenuto con i deboli, debole, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni. Tutto io faccio per il vangelo, per dive— 78 —


nirne compartecipe. Da questo brano si disegna la condotta dell’inviato, nei confronti di giudei e greci, davanti a deboli e forti, come davanti ad ogni coscienza, con la legge o senza la legge. Il suo atteggiamento pastorale è sintetizzabile in due espressioni in apparenza antinomiche però quanto mai incisive ed efficaci: «pur non essendo» e «mi sono fatto come». Questo suggestivo linguaggio è un ossimoro antropologico e teologico insieme. Nell’agire apostolico, preservando la verità dei due enunciati, coscienza della propria identità e pronta disposizione a divenire “come” l’altro, si disegna un agire ministeriale cosciente della propria verità e rispettoso della libertà altrui, mostrando a quale raffinata sensibilità morale può giungere lo spirito di adattabilità dell’apostolo e con lui di ogni inviato. Anche l’apostolo visitando è come colui che accoglie: chi visita si dispone a sua volta a ricevere. Solo dentro lo spazio di un’accoglienza reciproca, modellata sull’icona trinitaria, può avvenire l’incontro tra chi è inviato e chi accoglie. 9. Cristo visitatore che si identifica con il visitato Le riflessioni bibliche sulla visita pastorale sin qui sommariamente presentate, ci permettono di approfondire una verità inevitabile della visita, compresa alla luce scandalosa della sapienza evangelica che sovverte completamente il nostro modo di pensare: la celebre pericope matteana sul giudizio finale (Mt 25,31-46). Il brano ci presenta una serie di sei opere di misericordia verso i bisognosi che determineranno il sorprendente giudizio divino; tra questi ultimi ci sono i malati: «Ero malato e mi avete visitato». Ciò che è stupefacente è che è proprio Lui, il medico, il Signore che desidera, chiede di essere visitato. Il testo certamente risente della spiritualità giudaica e affonda le sue radici nella sensibilità etica e religiosa del tempo, ma presenta — 79 —


un aspetto veramente nuovo e sconcertante: il Signore della storia che alla fine dei tempi viene a giudicare tutte le genti, lui che è venuto come medico per i malati e non per i sani, si identifica con il malato. Evento inatteso e sbalorditivo che sorprenderà sia quanti erano convinti di averlo servito e visitato sia quelli che non avevano avuto alcuna consapevolezza di averlo fatto. La novità veramente sconvolgente che a prima lettura sembra ribaltare tutta l’impostazione precedente sulla visita biblica e su chi è inviato a visitare, è che il Cristo rivela ai suoi di identificarsi con il malato e non con il visitatore. Mirabile metamorfosi che trasformando, o meglio rivelando nel medico il malato ci ricorda il misterioso agire di Dio: lui è il liberatore che in carcere attende di essere cercato, è il pane che sazia ma è anche l’affamato, è la sorgente d’acqua viva che disseta ma è anche l’assetato e quindi è veramente il visitatore che attende di essere visitato. Verità consolante per ogni inviato che nel visitare confessa di essere stato visitato, sapendo che avrà ancora parte di tutta la fragilità umana. Quando l’inviato riconosce e accetta la sua debolezza allora il visitatore diventa un docile e fecondo strumento dell’opera della grazia che proprio nella debolezza fa rifulgere la sua forza (2Cor 12,9), come è accaduto al Crocifisso, che sulla croce fa rifulgere il massimo splendore della gloria del Padre (Gv 12,32). 10. Congedo: la visita come invito alla fraternità Dopo quanto accennato sopra sulla probabile origine del termine vescovo/visitatore per indicare il successore degli apostoli mi sembra che il brano di 1Pt 2,25 si presta bene per una riflessione conclusiva: «Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode (epískopos) delle vostre anime». In questo passo compare il sostantivo epískopos (da notare la derivazione del termine — 80 —


dalla medesima radice del verbo episképtomai «visitare», composto da epí + skept-), unitamente al termine poimên, «pastore» (già presente nell’AT: cf. Nm 27,16) e qui associato a “vescovo”. In questo versetto la «sorveglianza», l’«ispezione», la «visita» è da intendersi alla maniera del pastore buono di cui parla Giovanni: il visitare è una vera diaconia sacramentale che cerca e rafforza la comunione per costruire la fraternità. Qui si cela una verità inarrivabile e creativa che non finisce di illuminare la kénosi del Figlio nell’uomo: il Signore che bussa è il forestiero, è l’affamato, è l’assetato, è l’ignudo; sì, è lui, il medico/malato. Se si accoglie il vescovo come autorevole uomo di chiesa, si è già ricevuta la propria ricompensa. Se lo si accoglie nel mistero del Signore/crocifisso, allora il nostro cuore si potrà dilatare a misura di un’accoglienza divina, vivendo la fraternità. Le comunità e i singoli credenti sono chiamati a prepararsi e a vegliare perché non accada che la mancata, distratta o formale accoglienza riservata alla visita del Vescovo, faccia perdere o sciupare la possibilità di essere visitati da Dio, quando busserà alla nostra porta con un volto sfigurato e irriconoscibile. Certo ognuno avrà tempo per mille indecisioni e avrà modo di accampare mille scuse per ritardare o per non accettare l’invito come spiega la parabola di Luca (14,15-24), ma deve sapere che può perdere per sempre un’occasione di grazia non riconoscendo nel visitatore il visitato e in colui che invia lo stesso che accoglie e che un giorno lo giudicherà. Come ammoniva trepidante il santo vescovo Agostino che, ormai vecchio, temeva di non udire in tempo la voce del suo Pastore o di non essere pronto ad accogliere la visita del suo Signore quando nel cuore della notte si leverà il grido: «Ecco lo sposo! Andategli incontro!» (Mt 25,6).

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UN DECENNIO DI VISSUTO ECCLESIALE di Mons. Antonino Fallico Il Santo Padre Benedetto XVI nell’aprire il recente convegno della Diocesi di Roma, ha parlato di unità nella diversità nel considerare insieme i due concetti di “Popolo di Dio” e “Corpo di Cristo”. Questi due aspetti “Popolo di Dio” e “Corpo di Cristo” – ha affermato il Papa – «Si completano e formano insieme il concetto neotestamentario di Chiesa. E mentre “Popolo di Dio” esprime la continuità della storia della Chiesa, “Corpo di Cristo” esprime l’universalità inaugurata nella croce e nella risurrezione del Signore». Mi piace agganciarmi a questa singolare precisazione del Santo Padre, nel dare inizio alla sintesi del cammino pastorale che la nostra Diocesi ha svolto in questi anni sotto la guida di Sua Eccellenza Mons. Gristina. ANNO PASTORALE 2002-2004 LA PARROCCHIA CASA E SCUOLA DI COMUNIONE Il cammino della Chiesa di Dio che è in Catania, svolto nel qui e nell’oggi della sua storia, lo si deve pertanto strettamente legare all’iter pastorale del suo passato in vista del suo futuro, in un “continuum” multiforme, variegato e policromo; nel contempo però lo si deve inserire nella universalità del “Corpo di Cristo”, crocifisso e risorto, presente in mezzo a noi. Le tematiche e le iniziative varie che verranno descritte, sono da considerarsi, perciò, come tappe di un unico lungo cammino ecclesiale che tutti lega in Cristo Gesù – vescovi, presbiteri, religiosi e laici – di ieri, di oggi e in prospettiva anche di domani: membri a pieno titolo di una stessa famiglia ecclesiale. — 82 —


Nella narrazione dei messaggi e delle esperienze che sto per fare mi riferirò principalmente – e quindi non esclusivamente – a quanto mi è stato chiesto, e cioè alla storia di questi ultimi anni vissuti nell’arco del primo decennio del 2000, in tre dei quali ho svolto il mio servizio di Vicario Episcopale; ma per non venir meno a quel “continuum” di cui ho parlato, accennerò anche a tappe evolutive svoltesi in tempi diversi. Il mio servizio si colloca fondamentalmente nell’alveo delle tre note pastorali della C.E.I., altre volte definite come trilogia teologicopastorale da cui promanano gli ultimi orientamenti della Chiesa italiana, e per cui ci siamo messi in servizio sotto la guida dell’Arcivescovo. La mia relazione valica, però, questo stretto triennale spazio di tempo. Reputo non solo opportuno ma anche necessario, agganciare anzitutto gli orientamenti della C.E.I. ad una tematica che considero come una architrave o colonna portante, oltre che chiave di lettura e insieme chiave di volta del cammino della nostra Diocesi. Mi riferisco al primo argomento voluto dal nostro Arcivescovo precisamente all’inizio del suo servizio episcopale a Catania: “La parrocchia casa e scuola di comunione”. Mi collego, cioè, al tema dell’Assemblea Pastorale svolta nella cappella del Seminario al primo di ottobre del 2002 e sviluppato negli anni 2002-2004. Si tratta di due facce della stessa medaglia - comunione e parrocchia - che stanno a cuore del nostro Pastore, da cui scaturisce e su cui ha fatto leva e fa leva l’impianto e di conseguenza anche l’impegno del suo servizio episcopale, fino a farne una sorta di suo personale leit-motiv pastorale. a) La Comunione. Nota di diapason a cui accordare le melodie più importanti della nostra realtà ecclesiale. Tutto infatti proviene dalla comunione trinitaria, tutto si svolge nella comunione trinitaria, tutto va verso la comunione trinitaria. La comunione di “quei — 83 —


Tre” come si esprime simpaticamente S. Agostino; di quei Tre l’Amante (il Padre), l’Amato (il Figlio) e l’Amore (lo Spirito Santo) da riversare nelle nostre comunità ecclesiali. La comunione infatti prima di avvenire… viene, oriens ex alto. La Chiesa stessa è riflesso, immagine, icona di tale realtà trinitaria. L’avere messo la comunione a base di ogni esperienza, ha fatto sì che tutti gli incontri - dai Consigli Pastorali, ai Consigli Vicariali, alle riunioni delle comunità ecclesiali e delle aggregazioni laicali, ai raduni del clero nella residenza vescovile di Viagrande… - si siano incamminati e si stiano incamminando progressivamente verso la concretizzazione del modello di vita comunitaria. Anche se - ed è spiegabile - non sempre, né dappertutto, di fatto questo cammino viene percorso e fatto proprio da parte di tutti. Perché possa diventare modello per tutti, occorre ovviamente lungo tempo, tanta fatica e forte dose di perseveranza. La strada della comunione comunque è già tracciata e dal nostro Pastore costantemente seguita e personalmente guidata. b) La parrocchia. Si è notata in questi anni una particolare attenzione a questa che i Vescovi italiani amano chiamare l’“ultima localizzazione della Chiesa” (cfr. C.E.I., Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, n. 1) e che Giovanni Paolo II in “Christifideles laici” definisce: “La Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie” (n. 26). A partire dal Concilio la parrocchia è addirittura considerata come autentica “Chiesa locale”. Sappiamo infatti che per esserci Chiesa occorrono tre coessenziali elementi: Parola, Eucaristia e Vescovo. Nella parrocchia si avvicendano concretamente questi tre elementi: la catechesi, la celebrazione dei sacramenti e il ministero episcopale. Non perché nella parrocchia il parroco è Vescovo, ma perché il Vescovo è il primo parroco della parrocchia. L’Annuncio, la Liturgia, e la Carità in comunione con il Pastore, fanno, pertanto, di ogni comunità ecclesiale una Chiesa a — 84 —


pieno titolo. L’attenzione alla parrocchia in questi anni è stata particolarmente voluta e vissuta in prima persona dal nostro Arcivescovo, e concretamente stimolata, come vedremo tra breve, da parte del Vicariato diocesano per la pastorale, soprattutto in occasione della presentazione degli ultimi documenti dell’Episcopato italiano. C’è da precisare, ad onor del vero, che questi due elementi portanti - comunione e comunità parrocchiale - erano già stati indicati insieme nell’ultimo Piano pastorale di Sua Eccellenza Mons. Bommarito, col tema: “Ripartire da Cristo per rinnovare la parrocchia”, e accolti con piena convinzione sia dal clero che dal laicato della Diocesi. Ecco perché è bene parlare - come precisa Benedetto XVI - di “continuum”, di “continuità” nel cammino pastorale di una comunità ecclesiale. ANNO PASTORALE 2005-2006 “IN RELIGIOSO ASCOLTO…”: LA PARROCCHIA CASA E SCUOLA DELLA PAROLA

La tematica della “Chiesa-comunione” è stata sviluppata e vissuta intensamente nell’anno 2004, anno definito dal Papa Giovanni Paolo II come “anno eucaristico”, e celebrato in Diocesi con l’apporto delle “Indicazioni pastorali” del nostro Arcivescovo dal titolo “l’Eucaristia, dallo stupore al cuore della vita cristiana”. A tale tematica sono da aggiungersi le conseguenti, interessanti “Indicazioni pastorali” proposte dal nostro Vescovo per l’anno 2005-2006 con il tema: “La parrocchia casa e scuola della Parola” (da notare la correlazione col tema precedente) con l’intento di associare la nostra comunità diocesana a tutta la Chiesa che nello stesso periodo ha celebrato il 40° della Dei Verbum. In verità, perché si possa vivere la comunione proveniente dalla — 85 —


comunità trinitaria, occorre attingere ininterrottamente energia e vita alla fonte inesauribile della Parola di Dio: Parola proclamata, celebrata, vissuta e testimoniata. “La nostra Chiesa - si legge al numero 3 della Lettera del nostro Arcivescovo indirizzata alla comunità diocesana con le parole bibliche “In religioso ascolto…” - vuole diventare sempre più casa e scuola della Parola, per vivere pienamente la propria identità”. Per l’occasione sono state suggerite e sostenute iniziative diverse, tra le quali è da sottolineare in modo del tutto particolare la pratica della Lectio divina, la quale, a dire il vero, proprio per questo imput ha avuto negli anni seguenti un crescendo particolarmente rilevante. ANNO 2006-2007 In questo anno ha avuto inizio la diffusione e l’approfondimento degli orientamenti della C.E.I., contenuti nelle ultime tre Note Pastorali comunemente chiamate, come dicevo, “Trilogia pastorale” per il primo decennio del 2000: Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia; Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia; «Rigenerati per una speranza viva»(1Pt 1,3): testimoni del grande sì di Dio all’uomo. Queste le tre ormai celebri Note ricche di riflessioni teologiche e di non pochi suggerimenti pratici: un vero tesoro teologico-pastorale da tenere in serbo e da consultare costantemente e far proprio lungo l’itinerario formativo e produttivo di ogni comunità ecclesiale. Nell’anno 2006-2007 l’impegno del Vicariato per la pastorale è stato incentrato sullo studio e la diffusione dei contenuti del Convegno Pastorale della Chiesa italiana celebrato a Verona dal 16 al 20 ottobre del 2006: siamo stati in dieci a partecipare come delegati della nostra Diocesi. — 86 —


Si è trattato di un Convegno sui generis che resterà certamente nella storia della Chiesa italiana come pietra miliare, tanto e tale da dare vita ad una svolta che possiamo definire epocale a detta di eminenti teologi e storici e a detta dello stesso Mons. Franco Giulio Brambilla relatore della nostra Assemblea diocesana dell’ottobre scorso, qui da noi a Catania. I messaggi scaturiti dal Convegno di Verona sono stati sintetizzati dal Vicario diocesano per la pastorale in dieci costanti che percorrono di fatto tutte le relazioni e i discorsi pronunciati nel corso del Convegno stesso. Sono stati presi in esame anche i cinque ambiti di intervento pastorale proposti a Verona e ormai divenuti nuovi imprescindibili versanti da aprire e perseguire in vista di un traguardo pastorale adeguato al nostro tempo. Ricordiamo questi cinque ambiti: vita affettiva, fragilità, lavoro e festa, tradizione, cittadinanza. Si è trattato di svolta imprescindibile che va sotto il nome di scelta antropologica, legata alla scelta stessa del Signore Gesù, in quanto Verbo fatto carne e venuto ad abitare in mezzo a noi (cfr. Gv 1,14), assumendo tutto dell’uomo. Una scelta che la Chiesa italiana ha fatto e va facendo propria anche se lentamente, con risultati piuttosto promettenti e colmi di speranza nell’intento di ripresentare, esperimentare e rivivere a livello popolare teologia e antropologia in intima, profonda, costante simbiosi operativa. In verità per noi cristiani non può sussistere una vera teologia senza antropologia. Verità questa avallata e rilanciata con fermezza e competenza proprio al Convegno ecclesiale di Verona. Ci vorrà tempo, ovviamente, perché molte iniziative rilanciate al Convegno veronese e fatte ufficialmente proprie ormai dalla C.E.I., diventino consolante realtà. Tali messaggi magisteriali sono stati presentati a tutti i consigli pastorali, parrocchiali della nostra Diocesi in un flow chart che è stato successivamente ricopiato in un CD e poi distribuito, assieme — 87 —


al relativo materiale cartaceo, a tutte le parrocchie riunite in ogni singolo Vicariato. I quindici Vicariati sono stati tutti visitati singolarmente dal Vicario Episcopale per la Pastorale e dai membri della segreteria del Vicariato diocesano per la pastorale suddivisi in equipes. In tal modo il Convegno di Verona – soprattutto poi sulle orme della relativa Nota Pastorale dell’Episcopato italiano – è stato posto al centro della riflessione pastorale della nostra Diocesi, in vista di future possibili realizzazioni nelle varie parrocchie, nelle aggregazioni e nei movimenti. Ovviamente la capillarità di tale diffusione è stata affidata ai Consigli pastorali parrocchiali e vicariali chiamati concretamente a farsi carico delle varie occasioni di presentazione e discussione dei documenti, anche grazie al materiale fornito. A questo proposito infatti, abbiamo collocato circa 1.500 Atti del Convegno unitamente ad altrettanti CD riportanti la sintesi delle varie relazioni del Convegno stesso, nella speranza che tutti ne possano fare tesoro. ANNO PASTORALE 2007-2008 PRESENTAZIONE DEGLI ORIENTAMENTI DI PASTORALE DIOCESANA Visitando le parrocchie nei vari paesi della Diocesi - ritenuti più omogenei dei Vicariati per realtà territoriale - sono stati presentati alcuni orientamenti di pastorale diocesana improntati sempre alla trilogia dei documenti dell’Episcopato italiano. Gli incontri sono stati realizzati grazie ad una presentazione, in power point, degli orientamenti pastorali che invitava altresì ad individuare una pista di intervento pastorale in cui le diverse parrocchie si sarebbero dovute impegnare, e che andava scelta a seconda delle differenti realtà territoriali e pastorali in cui ognuna di esse si trova concretamente ad operare. Le piste presentate in power point sono cinque: — 88 —


1° la meta da raggiungere, ossia il rinnovamento della pastorale parrocchiale; 2° le strade da individuare in ogni parrocchia per raggiungere la meta; 3° i mezzi da procurare per percorrere le strade, e cioè: catechesi, formazione, laicato, ambiti socio-ecclesiali, aggregazioni laicali, etc.; 4° le risorse di cui nutrirsi: la preghiera, la celebrazione dei sacramenti, l’ascolto della Parola e l’aggiornamento teologico-culturale…; 5° i modelli da imitare, ossia i Santi patroni, attraverso una religiosità popolare sempre più evangelizzata. ANNO PASTORALE 2008-2009 Anno particolarmente denso di attività pastorali varie; ne raggruppiamo alcune, in quattro settori diversi: I Il rilancio dei Vicariati foranei II Iniziative particolari degli Uffici di pastorale diocesana III Distribuzione e discussione del Questionario relativo alle tre nuove proposte pastorali dell’Arcivescovo IV Annuncio della Visita Pastorale I Nuova carta d’identità dei quindici Vicari e dei Vicariati foranei Una delle realtà innovative più ricche di prospettive pastorali che per volere del nostro Arcivescovo ha già preso consistenza e sta dando frutti positivi nell’iter pastorale della nostra Diocesi, è certamente la nuova impostazione dei 15 Vicariati foranei. — 89 —


Si tratta certamente di una edizione riveduta e corretta della tradizionale realtà dei Vicariati foranei piuttosto cara al cuore del nostro Pastore, ma - c’è da affermare dati i risultati piuttosto evidenti - portatrice di segni e di presagi molto promettenti. Così ha scritto l’Arcivescovo nella lettera inviata il 14 Novembre dello scorso anno ai Vicari, ai Presbiteri, ai Diaconi permanenti: «In essi (nei Vicariati n.d.r.) tramite lo specifico servizio dei Vicari foranei, deve manifestarsi quella maggiore organicità e sintonia che tutti invochiamo ed auspichiamo. Ho scelto personalmente i Vicari foranei dopo aver chiesto a ciascuno di essi la condivisione dei seguenti impegni: collaborarmi, senza sostituirmi, nel rapporto con il Presbiterio e con i singoli presbiteri; partecipazione ad incontri mensili specifici (che si svolgono ogni secondo venerdì del mese) ed animazione degli incontri nel vicariato (il martedì successivo); fraterno impegno a rendere il vicariato una preziosa, visibile e sperimentata possibilità di comunione presbiterale e di crescita nella condivisione della pastorale integrata nel territorio» (n. 3). Siamo ancora, ovviamente, alle prime battute. Scongiurando il rischio di un possibile eccessivo incremento di lavoro, si tratta di consolidare sempre più da un canto l’esperienza personale dei Vicari, in buona parte ancora nuovi nell’esercizio del loro ministero, e dall’altro di consolidare l’importanza, il riconoscimento e l’utilizzazione del Consiglio Pastorale Vicariale (CPV) per una presenza che si profila quanto mai costruttiva della Chiesa nel territorio catanese. II Alcune iniziative degli Uffici pastorali diocesani Dopo la descrizione di questo lavoro compiuto quasi a mo’ di routine o meglio di pastorale ordinaria, reputo opportuno accennare, anche se brevemente, ad alcune iniziative promosse dal Vicariato diocesano per la pastorale e dagli uffici di pastorale diocesana; iniziative che hanno dato risultati piuttosto positivi. Ne cito appena alcu— 90 —


ne per motivo di spazio e di tempo: - il Messaggio alla Comunità della Pasqua 2007 - divulgato apprezzato e approfondito in tempi luoghi e modi diversi sulla responsabilità delle tre agenzie educative chiamate in causa dall’Arcivescovo: famiglia, scuola, chiesa. - così pure il Messaggio alla comunità della Pasqua di quest’anno in risposta al Reporter della RAI sui mali di Catania, anche se per motivi di tempistica e di poca collaborazione della stampa locale, non ha avuto l’eco che si meritava; - il “Direttorio diocesano per il catecumenato degli adulti e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni”, promulgato dall’Arcivescovo nel marzo 2005 “ad experimentum” per cinque anni e diffuso ad opera degli uffici catechistico e liturgico; - il Convegno diocesano a cura della pastorale sanitaria, in collaborazione con l’ufficio liturgico, svolto presso il Seminario Arcivescovile sul tema «La cura globale del malato» (relatore P. Pancrazi); il corso di formazione in Bioetica sanitaria organizzato al S. Paolo e gli incontri di formazione per catechisti, svolti ogni anno dall’Ufficio catechistico Diocesano; - la lectio divina settimanale e le settimane bibliche residenziali – una estiva e l’altra invernale – a cura del Centro “Verbum Domini”; - i Convegni diocesani e i corsi di formazione a cura dell’Ufficio liturgico; - la Veglia annuale, la colletta Pro Migoli e gli incontri settimanali, organizzati dall’Ufficio missionario; - le numerose iniziative (incontri vari, e corsi settimanali di formazione, Agorà, Ritiri di Quaresima e di Avvento, Pentecoste Giovani, Pentelab…) organizzati dall’ufficio di pastorale giovanile; - giornata sociale diocesana, Via Crucis del lavoratore, incontri — 91 —


con persone impegnate in politica, a cura dell’ufficio pastorale di problemi sociali e del lavoro; - convegno diocesano per le famiglie, incontri di formazione, festa dei fidanzati, corso diocesano in preparazione alla Celebrazione del Matrimonio organizzati dall’Ufficio di pastorale familiare; - le numerose iniziative portate avanti dall’Ufficio della pastorale della carità, attraverso Centri vari dislocati in città, in favore dei poveri e degli extracomunitari, attraverso una fitta rete di volontariato; - vorrei aggiungere al lavoro degli Uffici diocesani, anche il lavoro altrettanto prezioso che con ammirevole impegno conducono nella nostra Diocesi le numerose Aggregazioni laicali (Movimenti, gruppi, Associazioni) nella pastorale d’ambiente impegno puntualmente curato e guidato dalla Consulta diocesana - e le veglie di preghiera curate dal Centro Diocesano Vocazioni (CDV). Tutte realtà pastorali, queste, che fanno onore alla nostra Diocesi e aprono il cuore alla speranza-certezza che il Signore opera davvero in mezzo a noi. III - Distribuzione e discussione del Questionario relativo ai tre orientamenti pastorali proposti dal nostro Arcivescovo con la lettera del 14 novembre 2008 indirizzata ai Vicari Foranei, ai Presbiteri e ai Diaconi permanenti. La Commissione del Vicariato per la pastorale suddivisa in varie equipes - guidate dal Vicario o dal Segretario o comunque da un Sacerdote - ha incontrato per la terza volta i Consigli pastorali parrocchiali riuniti nei quindici Vicariati. Questa volta è stata scelta una modalità di intervento abbastanza innovativa, attraverso dei laboratori su di un Questionario che — 92 —


ha invitato a riflettere intorno ai tre ambiti di intervento pastorale proposti dall’Arcivescovo: scuola di formazione, chiese domestiche o Domus Ecclesiae e pastorale integrata. Da tali lavori di laboratorio sono scaturite le relazioni dei segretari dei gruppi che successivamente la Commissione ha raccolto e sintetizzato, e delle quali è stata curata la pubblicazione sul settimanale diocesano Prospettive. In tal modo è stato possibile sentire il parere della “base” sulle concrete possibilità e modalità di realizzazione di quanto proposto dall’Arcivescovo. Si deve pure sottolineare - per la cronaca - che la Commissione ha fattivamente collaborato alla realizzazione del Convegno Pastorale di inizio anno, in occasione del formidabile intervento di Sua Eccellenza Mons. Franco Giulio Brambilla; intervento successivamente distribuito attraverso un CD a tutto il clero della Diocesi. C’è da dire che l’esperienza di dialogo e di confronto intorno al Questionario sulle tre iniziative pastorali proposte dall’Arcivescovo alle comunità ecclesiali della nostra Diocesi, si è palesata molto positiva e decisamente propositiva, oltre le nostre stesse attese. Alcuni degli esiti da tenere in conto sono stati pubblicati su “Prospettive” nel maggio scorso. Tra queste: 1. La “formula” degli incontri svolti nei quindici Vicariati e in sedici delle molte Aggregazioni laicali (Associazioni e Movimenti) presenti e operanti a livello diocesano è stata da tutti accettata con vivo interesse. In concreto: tali incontri si sono rivelati degli autentici Convegni in miniatura; 2. La partecipazione è stata interessata e attiva, da parte di tutti, essendo la maggior parte dei partecipanti persone appartenenti ai Consigli pastorali parrocchiali; partecipazione in verità quantitativamente limitata, ma qualitativamente soddisfacente, almeno per la quasi totalità dei 15 vicariati. Si è constatato, però, che in non poche parrocchie, i Consigli pastorali sono — 93 —


praticamente inesistenti (vengono improvvisati lì per lì, e soltanto nelle grandi occasioni); 3. Vari e interessanti i desiderata e le proposte teologico-pastorali soprattutto da parte di molti laici desiderosi di rinnovamento e ben disposti ad assumere concretamente seri impegni sociopastorali, sia in campo parrocchiale che in campo diocesano. Di alcuni laici presenti in più Vicariati si è notata invece poca preparazione dottrinale e poca motivazione pastorale; 4. Si è manifestato forte il consenso sulla proposta della Scuola di formazione per operatori pastorali, da portare avanti prima ancora di una Scuola teologica di base aperta a tutti; consenso espresso all’unanimità e in termini di necessità e di urgenza; 5. E’ stata accolta positivamente la proposta delle Chiese domestiche soprattutto considerate in vista di una maggiore presenza della Chiesa nel territorio; e ciò anche a motivo delle indicazioni date dalla C.E.I. col documento “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia”, e diffuso a tappeto - come abbiamo già detto - in questi ultimi due anni nelle parrocchie, così anche nelle aggregazioni laicali, per volontà del nostro Arcivescovo. In alcuni vicariati è stato proposto di lanciare tale iniziativa, con modalità più valide e più concrete, rispetto ai “Centri di ascolto”, già sperimentati in Diocesi in occasione dell’Anno Santo del 2000. È necessario a tal fine - è stato chiesto da tutti - preparare meglio gli operatori pastorali che dovranno essere responsabili dell’animazione di tali nuove realtà ecclesiali; 6. Forte e unanime la richiesta di maggiore conoscenza e maggiore approfondimento della ecclesiologia del Concilio Ecumenico Vaticano II. È stato da tutti lamentato con vivo rammarico il disconoscimento pressoché totale di tale ecclesiologia nell’ambito delle nostre parrocchie, oltre che nell’ambito di alcune — 94 —


aggregazioni laicali; 7. È stata accolta positivamente in tutti e quindici i vicariati, e da parte delle Associazioni e dei Movimenti, la proposta della pastorale integrata, anche se contemporaneamente è stato affermato da più voci che nei nostri ambienti ecclesiali non si è ancora pronti a portare avanti tale iniziativa, a motivo di impreparazione da parte sia del laicato sia del clero. Molti però hanno sostenuto che proprio la Scuola di formazione come le Domus ecclesiae potrebbero preparare tutti a questa provvidenziale svolta pastorale nell’ambito di ogni singola parrocchia, come nell’ambito di più parrocchie limitrofe, come nei confronti di una collaborazione con tutte le altre realtà socio-culturali presenti e operanti nello stesso territorio: quali, ad esempio, le iniziative riguardanti il mondo dell’educazione, della emarginazione, della emigrazione, della cultura, del divertimento e dello sport…, patrocinate con serietà ora da credenti ora da non credenti; 8. E’ stata accolta con soddisfazione da parte di tutti la proposta di un Laboratorio Pastorale da aprire al Centro-Diocesi nella sede del Vicariato, per ricerche, consultazioni e aggiornamenti vari in materia di pastorale (libri, riviste, articoli, siti internet etc.). IV Annuncio della Visita Pastorale (Giovedì santo 2009) A coronamento di quanto lo Spirito ha suscitato in questi anni nella nostra santa Chiesa locale catanese, è arrivata provvidenziale la notizia della Visita Pastorale annunciata dall’Arcivescovo nel giorno dedicato dalla Chiesa alla manifestazione più grande dell’Amore di Dio che è l’Eucaristia. «La Visita Pastorale» – ha detto il nostro Arcivescovo nell’annunciarla nell’Omelia della Messa crismale – «mi permetterà di verificare come Cristo nostro Capo si diffonde in tutte le — 95 —


membra della nostra Chiesa particolare e si espande nel territorio il Suo buon profumo». In realtà, col Vescovo vedremo e sentiremo passare il Signore Gesù Buon Pastore a benedire e assistere il nostro cammino pastorale. Sarà un tempo di verifica e con la verifica anche di presa di coscienza di quanto il Signore, camminando con noi e attraverso di noi, opera concretamente nella sua-nostra Chiesa. Alcune considerazioni pastorali cammin facendo Sono convinto che i progetti, le iniziative e le molteplici esperienze fin qui descritte, hanno dato e stanno continuando a dare colpi d’ala e virate nuove al dinamismo in itinere delle nostre comunità. Di questo bisogna rendere grazie allo Spirito presente e operante in mezzo a noi. Si tratta, però, a mio parere, di curare e sviluppare meglio alcuni passaggi teologico-pastorali nell’ambito delle nostre comunità ecclesiali, perché la fede del popolo santo di Dio, residente nel territorio catanese, vada avanti sempre più speditamente e proficuamente. Quali passaggi? 1) Passaggio da una concezione di Chiesa alquanto tradizionalista, in alcuni casi anche di stampo pre-conciliare ad una Chiesa convintamente, decisamente conciliare: come conoscenza più ampia e come applicazione più concreta del Vaticano II nei vissuti personali e comunitari della nostra Diocesi. 2) Passaggio da una pastorale di sacramentalizzazione ad una pastorale di evangelizzazione. 3) Passaggio da una pastorale di conservazione ad una pastorale di missione. 4) Passaggio da una pastorale legata ancora quasi esclusivamente al tempio ad una pastorale aperta al territorio (passaggio tra l’al— 96 —


tro pressantemente voluto e stimolato costantemente dal nostro Arcivescovo). La nostra religione sa troppo di chiesa, poco, molto poco di casa. 5) Passaggio da una catechesi dedita in maniera preponderante alla cura dei bambini, ad una catechesi da dedicare in maniera più diffusa e massiccia agli adulti: ossia a coloro che detengono i posti chiavi del Paese: dalla famiglia alla scuola, alle università, al mondo del lavoro, agli ospedali, alla cultura, della politica, dell’arte, dello sport, etc… 6) Passaggio da una situazione di settorialità pericolosamente in atto tuttora nell’esercizio dei tre ambiti su cui poggia la pastorale di sempre (Vangelo, Liturgia e Carità), ad una situazione di sintesi quanto mai necessaria e urgente da realizzare dentro l’uomo: nell’unità cioè della persona umana (cfr. C.E.I. Nota pastorale dopo Convegno di Verona, 22) 7) Passaggio da una predicazione spesso teorica o moralistica o intimistica, ad una predicazione che penetri nella storia e nella vita di ogni credente: in modo tale cioè – come suggeriscono gli stessi Vescovi italiani – da fare della vita quotidiana l’alfabeto e la grammatica di una evangelizzazione più vicina ai metodi e ai linguaggi stessi di Gesù (Ib. 12) 8) Passaggio da una gestione pastorale poggiata in maggior parte sulle spalle del clero ad una pastorale condivisa fattivamente e corresponsabilmente dal laicato. Sono, queste, alcune delle vedute auspicate e in verità già presenti in maniera multiforme e variegata nei documenti dell’Episcopato italiano, da verificare, attenzionare e possibilmente col tempo realizzare. E’ un auspicio per tutti noi. Auspicio che propongo anche a mò di conclusione, tenendo conto di quanto in maniera splendida e illuminante ha detto recentemente il Santo Padre Benedetto XVI il 26 maggio scorso aprendo — 97 —


il Convegno Pastorale della Chiesa che è in Roma. «Molta strada tuttavia resta ancora da percorrere. Troppi battezzati non si sentono parte della comunità ecclesiale e vivono ai margini di essa, rivolgendosi alle parrocchie solo in alcune circostanze per ricevere servizi religiosi. Pochi sono ancora i laici, in proporzione al numero degli abitanti di ciascuna parrocchia che, pur professandosi cattolici, sono pronti a rendersi disponibili per lavorare nei diversi campi apostolici. Certo, non mancano le difficoltà di ordine culturale e sociale, ma, fedeli al mandato del Signore, non possiamo rassegnarci alla conservazione dell’esistente. Fiduciosi nella grazia dello Spirito, che Cristo risorto ci ha garantito, dobbiamo riprendere con rinnovata lena il cammino. Quali vie possiamo percorrere? Occorre in primo luogo rinnovare lo sforzo per una formazione più attenta e puntuale alla visione di Chiesa della quale ho parlato, e questo da parte tanto dei sacerdoti quanto dei religiosi e dei laici. Capire sempre meglio che cosa è questa Chiesa, questo Popolo di Dio nel Corpo di Cristo. È necessario, al tempo stesso, migliorare l’impostazione pastorale, così che, nel rispetto delle vocazioni e dei ruoli dei consacrati e dei laici, si promuova gradualmente la corresponsabilità dell'insieme di tutti i membri del Popolo di Dio. Ciò esige un cambiamento di mentalità riguardante particolarmente i laici, passando dal considerarli «collaboratori» del clero a riconoscerli realmente «corresponsabili» dell’essere e dell'agire della Chiesa, favorendo il consolidarsi di un laicato maturo ed impegnato».

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Impaginazione e Stampa Litografia “La Provvidenza� Catania - Tel. 095 363029 email: laprovvidenza@tiscali.it

Prima edizione: marzo 2010 Ristampa riveduta: settembre 2010

Distribuzione gratuita

Direttorio per la Visita Pastorale  
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