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Dal IX Congresso nazionale un coro unanime e trasversale

C’è bisogno dell’Arcicaccia Da ogni dove autorevoli consensi alle nostre proposte. Veneziano confermato presidente

Il messaggio del Capo dello Stato “La difesa dell’ambiente e’ uno dei maggiori problemi del nostro tempo e il faticoso impegno a promuovere una matura coscienza ecologica e comportamenti responsabili rappresenta un obiettivo fondamentale per tutte le associazioni, come la

vostra, che hanno assunto l’obiettivo di tutelare il patrimonio naturale dell’Italia”. Questo il messaggio inviato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ai lavori del IX congresso Arcicaccia che si è svolto a Roma il 20 e il 21 luglio.

Tu t t i a l l a v o r o p e r ra f f o r z a r e l ’A r c i c a c c i a Il futuro della caccia italiana passa, in primo luogo, attraverso la forza ed il progetto complessivo della nostra Associazione. Per questo primario obiettivo e per rafforzare la presenza e la forza dell’Arcicaccia nel nostro Paese, l’invito a tutti i nostri Soci, ai Circoli e alle Federazioni Provinciali e Regionali è quello di far partire da subito una straordinaria mobilitazione per una grande campagna di tesseramento. L’imperativo di questi giorni è difendere e rafforzare la caccia sostenibile e popolare, quella per la quale si è sempre battuta la Nostra Associazione. E’ un momento delicato questo che stiamo attraversando e sono molte le questioni che dobbiamo affrontare come il Decreto per la regolamentazione della caccia nelle ZPS e ZSC, il ripristino della specie storno fra quelle cacciabili, la battaglia per calendari omogenei tra regioni

limitrofe e la regolamentazione dei rapporti di reciprocità attraverso regole certe come la teleprenotazione. Nonchè la necessità di far trasferire alle regioni le tasse di concessioni governative. Non vogliamo rischiare di andare a caccia tra gli steccati di una attività venatoria consumistica, in fondi chiusi senza una vera gestione del territorio che assicura il futuro a questa nostra attività. Ogni nostro Socio quindi contatti un amico, un parente, un conoscente e lo convinca a diventare un Arcicacciatore. Basterebbe questo per far diventare l’Arcicaccia ancora più forte e combattiva. Avanti dunque, parliamo a tutti gli amici cacciatori. Facciamo ancora più grande l’Arcicaccia e tutte le sue molteplici attività.

Votazione unanime per documenti e organismi dirigenti. Forte e rappresentativo il nuovo Consiglio nazionale che ha eletto Ciarafoni presidente. Logi, presidente coordinatore della Conferenza dei presidenti regionali. Orgoglio e commozione alla visione del video sulla storia dell’Arcicaccia Si c’è bisogno dell’Arcicaccia. Di questa Associazione che dal 1969 ad oggi è sempre stata al centro di tutte le questioni venatorie ma che non si è mai tirata indietro e si è sempre mossa in modo autonomo ed originale di fonte ai tempi della società, della politica, dell’ambiente. Per questo le autorevoli presenze che hanno arricchito il dibattito, a cominciare dal Ministro per le Politiche Agricole Paolo De Castro, all’ampio schieramento di forze della politica, delle istituzioni, dell’associazionismo, della scienza e della cultura più in generale (basti pensare che la prima parte del congresso è stata presieduta dal prof. Marco Riccieri, segretario generale di Eurispes), unanimemente hanno concordato che senza l’Arcicaccia non sarebbe la stessa cosa. La sua presenza infatti è uno stimolo in più per la caccia, l’ambiente, la società stessa. Un congresso questo, il IX dell’associazione, che ha avuto questo autorevole ed incoraggiante avvio. Dopo l’ampia ed articolata relazione di Marco Ciarafoni che ha proposto al congresso un vasto spettro di problematiche

ambientali, venatorie e di prospettiva, è stato poi corale il finale che ha chiuso un dibattito dove le idee si sono confrontate, espresse fino in fondo e si sono sentite le voci delle regioni, degli ATC, dei CA e dei soci. Dicevamo in finale: le conclusioni di Osvaldo Veneziano hanno spaziato in tutte le pieghe del dibattito, ha lanciato in avanti l’associazione al di la di ogni ostacolo, poi sull’ultima commossa parola il congresso si è alzato in piedi ed ha applaudito lungamente. Infine il documento politico molto articolato è stato votato all’unanimità, così come Veneziano è stato acclamato presidente da un rappresentativo Consiglio Nazionale neoeletto che ha confermato Ciarafoni e Logi nei rispettivi ruoli di presidente del Consiglio Nazionale e presidente coordinatore della conferenza dei presidenti Regionali. Un congresso quindi che conferma le linee guida dell’Arcicaccia e le lancia in avanti per i prossimi anni di attività. Questo IX congresso è un evento da ricordare a lungo.


Numerosissimi sono stati poi i messaggi inviati al presidente nazionale dell’associazione Osvaldo Veneziano, dalle autorità e da esponenti del mondo politico, associazionistico e venatorio a partire da quello già citato del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha augurato all’Assise un proficuo lavoro mentre il presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti ha salutato il congresso come un “contributo significativo al dibattito sui delicati temi connessi alle politiche ambientali e venatorie”. Per Walter Veltroni “le emergenze e le peculiarità dei nostri territori, a partire dalla biodiversità che li caratterizzano, rappresentano uno dei principali tesori del nostro Paese, che sempre più devono diventare fonte di sviluppo e di crescita diffusa e condivisa”. “Ora che la coalizione di centrosinistra è al governo – riporta la lettera inviata da Piero Fassino, segretario nazionale dei Democratici di Sinistra – occorre valorizzare l’idea di una gestione integrata fra attività faunistiche , rualità e governo del territorio, nella giusta cornice della Legge 157 del 1992”. Franco Giordano, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, ha ricordato il contributo indispensabile dell’Arcicaccia “interlocutore

Una moltitudine di messaggi

Tanti riconoscimenti al lavoro dell’Arcicaccia autorevole anche nel mondo ambientalista collocando la propria azione dentro parametri scientifici”. “Continuo a ritenere – riporta la missiva di Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera – che la strada intrapresa dall’Arcicaccia sia un esempio per tutto il mondo venatorio. Per costruire una politica venatoria all’altezza dei tempi, in grado di parlare non solo di caccia o ai cacciatori ma di discutere e agire perché i cittadini-cacciatori siano a pieno titolo partecipi di obiettivi importanti per l’intera società”. Messaggi sono stati inoltre inviati dalle altre associazioni venatorie (Timo/Fidc, Cardia/Enalcaccia, Bana/Anuu, Gargano/Italcaccia, Giacono Lanzini ex presidente Unavi e dal presidente provinciale Anlc di Milano, Cantarelli, dai ministri Fabio Mussi (“tante cose buone abbiamo fatto insieme nel passato, tante cose buone faremo certamente nel futuro”), Paolo Ferrero (“le anti-

che e solide radici dell’Arcicaccia sono e rimangono un consistente presidio democratico”), Antonio Di Pietro, Linda Lanzillotta, dal vice ministro Angelo Capodicasa, dai sottosegretari Letizia De Torre, Lorenzo Forcieri, Luigi Scotti, Luigi Meduri, Elena Montecchi, Riccardo Franco Levi, Franca Donaggio, Marco Verzaschi, dai parlamentari Angelo Zucchi (Ulivo: “con l’Arcicaccia abbiamo lavorato in completa sintonia anche sui temi più complessi”), Sergio Gentili (responsabile ambiente Ds: “del ruolo che ha avuto l’Arcicaccia la democrazia ve ne è grata”), Cesare Campa (Forza Italia), Marina Sereni (Ulivo), dagli amministratori regionali e provinciali Vasco Errani, Susanna Cenni, Viviana Beccalossi, Mino Taricco, Giancarlo Cassini, Libero Asioli, Luigi Solimini, Silvano Ferrara, Federico Saccardin, Vittorio Casarin, Giuliano Motti, Pietro Mari, Sergio Urilli, Alessandro Mazzoli, Francesco Cattaneo, dal presidente Confagricoltura Federico Vecchioni e dal dirigente Andreotto Gaetani, dal segretario generale Uil Pensionati, Silvano Miniati, dal presidente Parco Abruzzo Giuseppe Rossi, dai ricercatori Giorgio Boscagli, Alessandro Lovari, Franco Perco, Marino Gatto e Silvio Spanò, dal presidente Wwf, Enzo Venini.

L’apprezzata relazione introduttiva di Marco Ciarafoni

“Autonomia, Caccia sostenibile ed Unità la nostra missione” Giudicheremo dai fatti e non faremo sconti a nessuno

La relazione introduttiva di Marco Ciarafoni, confermato alla presidenza del Consiglio nazionale Arcicaccia, ha aperto ufficialmente venerdì 20 luglio, il convegno “Countdown 2010: insieme per la biodiversità”. La prima parte dell’intervento ha analizzato l’attività dell’associazione negli ultimi anni rimarcando l’autonomia che ha sempre caratterizzato l’Arcicaccia “pur nell’alveo di una sensibilità culturale assodata”. “Autonomia - ha ribadito - per noi non significa neutralità e tanto meno separazione; significa invece capacità di valutare un programma ed esprimere giudizi al di fuori e al di sopra di ogni idea pregiudiziale degli amici e degli avversari. Giudicare quindi scelte e proposte della politica e delle istituzioni non con il metro della ‘consanguineità’ ma dell’assonanza e delle convergenze rispetto ai propri orientamenti programmatici nel quadro degli interessi di tutti i cacciatori e non faremo sconti a nessuno”. Marco Ciarafoni ha chiesto una svolta radicale nelle politiche venatorie. “Con questo congresso deve iniziare un nuovo corso: incalzeremo sui fatti e giudicheremo dai fatti caratterisca fondamentale del

nostro agire quando si è trattato nella scorsa legislatura di contrastare fermamente le pericolose iniziative del centrodestra tendenti a trasformare la caccia italiana in attività consumistica e meracantile. Con lo stesso rigore oggi invitiamo il ministro Paolo De Castro a prendere posizione sulla questione relativa alla disciplina dell’attività venatoria su Zsc e Zps – ha affermato Marco Ciarafoni – non possiamo più sopportare i continui colpi di mano del dicastero dell’ambiente che è intervenuto sulla questione non rispettando l’autonomia del Parlamento e delle Regioni. Chiediamo al tempo stesso al governo ed ai gruppi parlamentari del centrosinistra, fin dalla prossima Finanziaria, di far tornare l’Infs (Istituto nazionale Fauna Selvatica) sotto il controllo Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il blitz che ha portato lo scorso anno l’Istituto alle dipendenze del Ministero dell’Ambiente ha limitato finanziamenti e l’attività della ricerca scientifica del settore. I cacciatori e l’Arcicaccia attendono risposte chiare e coerenti, in sintonia con il programma elettorale de L’Unione ed a partire dalla corretta attuazione della Legge 157 del 1992”.

“Il rischio serio - ha sottolineato ancora il presidente del Consiglio dell’Arcicaccia - è che questa caccia, la caccia degli equilibri tanto faticosamente trovati, possa capitolare di fronte all’ignavia della politica, alla strumentalità delle decisioni, alla marginalizzazione delle attenzioni, all’inefficacia del ruolo svolto dalle classi dirigenti del mondo venatorio, alla disgregazione dell’associazionismo dei cacciatori”. Dura la polemica anche nei confronti delle scelte politiche perseguite dai Verdi:“Le diverse culture presenti nell’Arcicaccia – ha poi puntualizzato Marco Ciarafoni – trovano oggi un punto di solida unità dell’associazione nel denunciare l’arroganza dei Verdi ‘di governo’ nell’affrontare il tema della gestione della fauna, tema che non appartiene certo in via esclusiva a loro, visto che il principio della fauna ‘patrimonio indisponibile dello Stato’ lo si deve a tutto il centrosinistra e, come recita la storia, all’associazionismo democratico. I Verdi – ha continuato – hanno un comportamento che non corrisponde al programma elettorale della coalizione e quindi non rispetta la volontà di quei cittadini che l’hanno votato. L’alleanza con i Verdi non può prescindere dall’onestà intellettuale e dai vincoli programmatici di coalizione che sono questioni di fondo e valgono per le piccole e le grandi cose ”. Altri passaggi significativi dell’intervento di Marco Ciarafoni sono stati poi dedicati al rapporto con le tematiche ambientaliste, a favore di quell’ambientalismo del sì capace di coniugare azione di governo, radicalità di valori e tutela del territorio: “in Italia - ha

affermato - è il momento di superare un duplice sbagliato atteggiamento, che ripropone contrapposizione senza offrire concreti atti di cambiamento: da una parte vi è chi, alimentato dalla ideologia neoliberista, considera l’ambiente un costo e favorisce l’affermazione di un mercato senza regole; dall’altra parte vi è all’opposto chi, anche nel centrosinistra, considera l’ecologismo un modo di essere che appartiene alla ‘capacità’ dei pochi sui tanti proponendo soluzioni fondamentaliste e proibizioniste. Ancora oggi talune vicende che riguardano i temi dell’efficienza energetica, della mobilità, degli assetti del territorio, della conservazione faunistica, della biodiversità evocano un ambientalismo del No, deleterio per intraprendere con più coraggio la strada della modernizzazione ecologica del paese. Senza dimenticare quanto ci riguarda più direttamente come associazione: intendo la strumentale avversione ad una attività venatoria compatibile”. Marco Ciarafoni si è poi soffermato sul tema dell’Unità del mondo venatorio bruscamente interrotto con la caduta dell’Unavi. Quanto è avvenuto e i temi contingenti “dovrebbero portare le classi dirigenti dell’associazionismo venatorio a rompere gli indugi interpretando la volontà unitaria di gran parte dei cacciatori sulla base di precisi contenuti riformatori a partire al pieno rispetto applicativo della legge 157 e su modelli organizzativi non improntati alla guerra delle tessere”. “La nostra disponibilità è tale e tanta che abbiamo chiesto alla Fidc di predisporre una prima proposta che unisse organizzazione e contenuti.

Abbiamo ricevuto dopo tanto tempo una risposta che, onestamente, e non solo noi, abbiamo considerata inadeguata. Non ci scoraggiamo e proporremo alle altre associazioni di riunire prima dell’apertura della caccia i gruppi dirigenti regionali per un incontro seminariale, senza rete di grande confronto. Attendiamo risposte, auspicandole positive”. Nella relazione non sono comunque mancati spunti e riflessioni sull’attività più propriamente associativa: “L’Arcicaccia – ha ribadito – continuerà il suo lavoro e per farlo dovrà fare il massimo sforzo per ridisegnare una associazione più forte per l’oggi e per il futuro partendo dalla necessità di riflettere sulle difficoltà del passato. Partendo dai limiti occorre far si che con tutti i soci si ridetermini quel rapporto di assoluta simbiosi con il gruppo dirigente che è premessa per avere una associazione più rigorosa, più seria e più inattaccabile”. “Noi siamo l’associazione del libero pensiero – ha continuato Marco Ciarafoni - e per esserlo maggiormente occorre allargare gli spazi di democrazia, di inclusione, di discussione, di partecipazione (soprattutto guardando ai giovani per renderli attivi nel lavoro associativo) in un quadro di forte collegialità. Bisognerà sforzarci di dare risposte concrete alle prospettive politiche, ad una affidabile organizzazione e a migliori servizi, ad iniziare da quelli assicurativi.La direzione politica ed organizzativa dell’Arcicaccia dovrà esplicarsi attraverso i comitati regionali in un rapporto federalista, unitario, solidale e armonico con la sede nazionale”.

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La politica e le istituzioni riconoscono i passi falsi

Equilibrio e responsabilità nelle scelte e nella gestione Dal convegno dell’Arcicaccia avviata la riflessione critica. Ora occorre correggere la rotta e portare a compimento la riforma La giornata di venerdì 20 luglio è stata dedicata il convegno “Countdown 2010: insieme per la biodiversità”: un dibattito sulle politiche venatorie, introdotto da Benedetto Valente, presidente Arcicaccia del Lazio, inaugurato dalla relazione di Marco Ciarafoni, confermato alla presidenza del consiglio nazionale Arciaccia e presieduto da Marco Riccieri, segretario generale Eurispes. Il dibattito ha registrato numerosi interventi di istituzioni, esponenti politici e personalità del mondo associazionistico ambientale. “La caccia è una delle attività irrinunciabili per la corretta gestione del territorio. La caccia ha un suo ruolo storico e sociale ben definito ed è aperta a prospettive future. Sta alla politica ed alle istituzioni perseguire modelli di gestione sostenibili e concertati”: ha dichiarato il ministro per le Politiche agricole Paolo De Castro, intervenuto all’assise congressuale. “Il problema delle competenze tra dicasteri di ambiente ed agricoltura va risolto con un confronto costruttivo – ha continuato. Invito il ministro Pecoraro Scanio ed il governo ad affrontare con tempismo la delicata questione relativa all’attività venatoria su Zsc e Zps rispettando gli indirizzi del Parlamento”. L’intervento del ministro per le politiche agricole si è poi focalizzato sul ruolo svolto dall’Arcicaccia: “Abbiamo apprezzato i modelli di confronto che la vostra associazione ha perseguito in questi anni, una associazione che ha saputo rinnovarsi e confrontarsi con le problematiche ambientali”. “Per quanto riguarda le politiche venatorie – ha concluso occorre ripartire dalla legge 157 del 1992 che ha permesso una gestione programmata e sostenibile del prelievo venatorio attraverso la costituzione degli Atc (Ambiti territoriali di caccia) e dei Ca (Comprensori alpini). Stiamo lavorando per redigere un primo complessivo bilancio sullo stato di attuazione della normativa”. Guido Tampieri, sottosegretario all’Agricoltura, ha sottolineato la necessità di perseguire modelli di confronto adeguati con il ministero dell’Ambiente in relazione alle politiche venatorie, Luciano Rossi, presidente Fitav e deputato di Forza Italia, pur ammettendo alcune differenze con gli indirizzi programmatici dell’Arcicaccia, ha ricordato l’impegno ed il lavoro svolto con dedizione e re-

sponsabilità dall’associazione in questi anni. Un apprezzamento confermato da altri autorevoli interventi fra cui Gino Sperandio, deputato Prc, che ha rimarcato inoltre l’utilità dell’attività venatoria nella gestione di un territorio, “caratterizzato come quello italiano, per il 60 per cento, da zone marginali, naturali, boschive e quindi difficilmente controllabili”. Per Fulvia Bandoli, deputato di Sinistra Democratica, “se caccia regolata ed ambiente non sono due concetti antitetici è merito di associazioni come l’Arcicaccia che si è dimostrata sempre pronta al dialogo e sensibile alle istanze ed ai temi dell’ecologia e della salvaguardia della biodiversità”. “E’ necessaria la piena attuazione della Legge 157 del 1992 ed un cambio di passo da parte del governo sulle politiche venatorie, ha aggiunto Fabrizio Vigni, portavoce nazionale di Sinistra Ecologista. Vorrei inoltre rin-

Nelle foto: sopra (da sinistra) Rossi, Rosati, Tampieri, Veneziano con Morabito, Bandoli e Sperandio. Sotto (a seguire): Valentini, De Castro, Della Seta, Sammuri, Vigni e Bertone

Sulle Zps abbiamo mostrato la capacità di governare il territorio ma - ha concluso Valentini - è necessario continuare a muoversi insieme e con tempestività”. Silvano Toso, direttore Infs (Istituto nazionale fauna selvatica) ha parlato della necessità di istaurare un rapporto funzionale fra le strutture scientifiche territoriali e la sede centrale ed ha invitato i governi regionali a fare la propria parte per perseguire una soluzione adeguata. Giampiero Sammuri, in rappresentanza della Federparchi, ha individuato nei cambiamenti climatici e nell’introduzione di specie non autoctone le due principali cause che mettono a rischio il patrimonio della biodiversità, mentre Giorgio Vitali, responsabile politiche faunistiche della Cia, ha apprezzato la continua apertura dell’Arcicaccia al dialogo ed al confronto costruttivo nei confronti del mondo ambientalista ed agricolo. Aldo Di Be- slativi per una corretta gestione nedetto, direttore del Parco faunistica”: ha dichiarato Nazionale dell’Abruzzo, ha Marco Bonacoscia, dirigente graziare l’associazione per apprezzato le grandi aperture dell’Associazione italiana per quanto ha fatto in questi anni presenti nelle relazione di la gestione faunistica riconoper una caccia compatibile con Marco Ciarafoni per quanto ri- scendo all’Arcicaccia un impele risorse naturali senza per- guarda la tutela attiva del patri- gno serio e coraggioso in dere di vista le esigenze della monio naturale. “Sono neces- questa direzione. Nino Moracollettività”. “Tra l’Arcicaccia sari strumenti normativi e legi- bito, responsabile biodiversità e la nostra associazione – ha dichiarato Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente – esiste da tempo un’alleanza strategica, una matrice ambientalista sociale ed Il dibattito è stato caratterizzato da una polemica a distanza fra una visione comune delle pro- i Verdi ed i vertici dell’Arcicaccia. "Solo per i Verdi italiani la blematiche ecologiche. Se caccia è un problema". Osvaldo Veneziano ha risposto così alle l’Italia è il paese più ricco per affermazioni di Angelo Bonelli, capogruppo del “Sole che ride” la biodiversità è merito anche alla Camera ("Quello dell'Arcicaccia è un attacco di basso lidel nostro impegno”. vello") e del deputato Grazia Francescato ("Pecoraro e i Verdi “Serve un'unica politica e stra- faziosi? Certo, siamo dalla parte degli animali"). "Oggi come tegia di governo del territorio ieri siamo sempre sensibili, impegnati ed attenti alle politiche in cui agricoltori, cacciatori e ambientali ed agiamo coerentemente per contribuire a risolvere ambientalisti siano protagoni- i problemi - ha spiegato Osvaldo Veneziano - oggi più di ieri sti, perché senza programma- occorre investire per conservare attraverso tutti gli strumenti di zione non si può guardare al tutela e nel rispetto di quanto ci dice il Commissario europeo alfuturo”. Queste le parole del- l'ambiente Stavros Dimas. Solo per i Verdi italiani la caccia è un l’assessore all'Agricoltura della problema – ha proseguito Osvaldo Veneziano - anche se c'è una Regione Lazio, Daniela Valen- legge riconosciuta tra le migliori d'Europa che purtroppo, in tini: “La regione Lazio si sta molte regioni governate con il contributo dei Verdi, non è stata fortemente impegnando per ancora applicata". “Vi proponiamo progetti e proposte a sostel'emanazione di un piano fau- gno degli Atc e dei Ca per i ripristini ambientali – ha ribadito il nistico venatorio regionale, di presidente Arcicaccia rivolto ai Verdi - senza più pregiudiziali cui è già pronta una bozza. e nostalgiche preclusioni ideologiche”.

Botta e risposta, a distanza tra l’Arcicaccia e i Verdi

Legambiente, ha parlato Osservatorio Faunistico: “una delle poche esperienze europee concrete in cui ambientalisti e cacciatori lavorano insieme per la corretta gestione dell’attività venatoria; una esperienza che deve aprirsi ad altre componenti associative”.

Gli interventi integrali dei relatori, i documenti approvati e le immagini del congresso sono disponbili per la consultazione sul sito www.arcicaccia.it 3


Il dibattito congressuale del pomeriggio di venerdì 20 e della mattinata di sabato 21 luglio è stato caratterizzato dagli interventi dei delegati. Moltissimi esponenti territoriali, dei 250 registrati, hanno preso la parola testimoniando la vitalità dell’associazione. Pressoché unanime l’apprezzamento per la relazione introduttiva di Marco Ciarafoni e per il video che ha ripercorso la storia dell’Arcicaccia degli ultimi 40 anni la cui proiezione è stata accompagnata da commozione ed applausi. Vediamo ora nel dettaglio i principali interventi dei delegati nel corso del congresso. Danilo Treossi, dell’Arcicaccia Emilia Romagna, ha condiviso la relazione di Marco Ciarafoni sottolineando il valore “dell’autonomia dell’associazione per trasmetterne il pensiero nella società civile”. Euro Rocchi, dell’Arcicaccia Toscana, ha ribadito l’importanza della Legge 157 del 1992 “non come dogma” ma come strumento perfettibile per la gestione concertata del territorio. Saro Vacante, delegato per la Sicilia, ha poi ricordato che l’associazione nasce dalla base ed è necessario una più attenta tutela nei confronti di tutti i cacciatori. Giancarlo Biondi, di Avellino, ha celebrato i valori e la cultura che da sempre hanno accompagnato e contraddistinto l’Arcicaccia, “che ha saputo portare i principi della democrazia all’interno della gestione dell’attività venatoria”. “Va risolto il problema delle assicurazioni per i cacciatori - ha detto Francesco D’Elia dell’Arcicaccia Sicilia – cercando di perseguire soluzioni adeguate, anche attraverso accordi con le altre associazioni venatorie”. Ferruccio Carnielli, delegato di Treviso, ha chiesto maggiore autonomia per le rappresentanze territoriali chiamate a confrontarsi direttamente con i problemi dei cacciatori. Angelo Giuliani, esponente delle Marche, ha rimarcato come l’Arcicaccia abbia pagato un

Congresso Arcicaccia: intenso e appassionato dibattito

“Un confronto vero, senza rete per dare più forza alla caccia popolare e conservativa” Tracciate le linee del lavoro associativo per i prossimi quattro anni

prezzo altissimo per aver difeso la caccia sostenibile e conservativa mentre Giorgio Guainelli del comitato di Pesaro, ha sottolineato l’importanza di promuovere la caccia verso i giovani, anche attraverso programmi formativi specifici: “Il cacciatore – ha sottolineato - è la sentinella del territorio”. Vittorio Mainardi, presidente Arcicaccia delle Lombardia ha definito eccellente l’intervento di Marco Ciarafoni rimarcando l’importanza del cacciatore come trait d’union nel rapporto e nell’equilibrio fra uomo ed ambiente. Dal canto suo Giovanni Giuliani (Arcicaccia Marche) ha focalizzato l’attenzione sulle modalità di conservazione e corretta gestione dello straordinario patrimonio faunistico dell’Italia. “Chiedo coerenza nell’attuazione dei principi esposti da

Marco Ciarafoni – ha affermato Pierino Barsotti, delegato di Livorno – è necessaria una riflessione da parte della dirigenza di ogni livello territoriale, per cercare di recuperare quegli iscritti che negli ultimi anni ci sono venuti a mancare”. Alfonso D’Amato, della Basilicata, si è soffermato sul problema dell’unità del mondo venatorio e sulla capacità dell’associazione di rivolgersi all’intero mondo dei cacciatori mentre Gianpiero Amici, delegato dell’Umbria, appoggiando con convinzione il documento introduttivo ha affermato il bisogno di inaugurare, con questo congresso, un metodo che ci possa consentire una discontinuità per ottenere risultati concreti e creare le condizioni “affinché la caccia viva, e non sopravviva, nella società italiana”. Annamaria Tognetti, delegata di Pisa, ha invitato la politica a passare dalle parole

ai fatti; un concetto ribadito da Camillo Rastelli (Arcicaccia Teramo) che ha parlato di “congresso straordinario dove sono mancate però risposte concrete e soddisfacenti da parte della istituzioni con cui vanno incentrati rapporti più stretti di collaborazione”. “La relazione di Ciarafoni è all’altezza dei obiettivi che ci siamo prefissati – ha sottolineato Fabio Lupi, dell’Arcicaccia di Pisa. Ribadisco la necessità di dover affrontare con decisione la questione dell’unità dell’associazionismo venatorio, a partire dalla difesa della legge 157”. Massimo Forian, esponente del Veneto, ha focalizzato il suo intervento sul problema aviaria le cui restrizioni (prima europee e poi nazionali) hanno limitato anche dopo il cessato allarme, l’uso dei richiami vivi per la caccia agli acquatici penalizzando questa tipologia di

Sostegno e condivisione alle riflessioni e alle proposte di Massimo Logi

“A Prodi chiediamo correzioni immediate” I limiti del governo hanno favorito la ripresa della faziosità “Il congresso che stiamo vivendo va oltre la nostra specificità: è il congresso dei cacciatori italiani”. Così ha esordito Massimo Logi, presidente della Toscana e coordinatore della Conferenza dei presidenti regionali, parlando alla platea congressuale. “Va a merito dell’Arcicaccia, purtroppo in solitudine, riflettere sui temi contingenti per proiettarli in chiave di futuro della caccia. Ciò avviene perché l’Associazione riesce, con profitto, a collegare le singole passioni ai temi generali ad iniziare dalle problematiche ambientali. Per noi rendere i cacciatori protagonisti favorendo la partecipazione alla vita sociale del Paese, significa rinnovare la politica, che sta vivendo una fase assai difficile. In questo contesto, concordando con

la relazione, facciamo bene a mettere al centro della nostra azione il profilo autonomo dell’Arcicaccia.” “E se oggi - ha sostenuto Logi raccogliendo applausi - vi è una maturazione in larghi strati della società e della politica sui temi della caccia lo si deve al lavoro autonomo dell’Arcicaccia anche in momenti assai complicati quali sono stati i referendum”. “La nostra autonomia ci ha portato a combattere la destra che voleva azzerare la riforma in chiave privatistica e ci porta oggi a criticare il governo Prodi per la mancanza di una seria politica faunistico venatoria. Al governo Prodi e al centrosinistra chiediamo immediate correzioni di linea e l’adozione di scelte ragionevoli nell’interesse di tutti e non di una fazione”.

attività venatoria mentre Palmiero Franci, delegato di Siena, ha invitato il presidente nazionale a cercare di distinguere l’operato dell’Arcicaccia dalle altre associazioni soprattutto sul territorio: “Per cercare l’unità del mondo venatorio – ha aggiunto – va creata una federazione nazionale degli Atc”. Francesco Pompei (Arcicaccia di Viterbo) ha invitato la presidenza a prendere attentamente in considerazione il problema delle assicurazioni venatorie e Claudio Sozzi, di Grosseto, ha sottolineato come il IX congresso sia stato “vero, non celebrativo, capace di tracciare il futuro della nostra associazione con la piena autonomia. E’ necessario – ha aggiunto che le commissioni di lavoro introdotte svolgano con efficacia il proprio ruolo”. Per Francesco Quaglia, esponente dell’associazione della Liguria “la relazione di Ciarafoni è condivisibile mentre è opportuno aprire di più l’Arcicaccia ai giovani”; un concetto approfondito anche da Giuseppe De Bartolomeo (Arcicaccia Puglia) che ha invitato l’associazione ad aprirsi di più ai giovani ed alle nuove generazioni per preparare il futuro rinnovo della classe dirigente e da Mauro Capparella, esponente di Rieti : “la caccia di domani – ha dichiarato – sarà diversa da quella di oggi, vanno preparati i quadri dirigenti del futuro”. Sergio Sorrentino, (Arcicaccia Campania) ha poi affermato che il congresso è riuscito a portare “il dibattito sulla caccia al centro del ragionamento sulle politiche ambientali nazionali”. Giuliano Masetti, delegato di Grosseto e presidente delle Commissione Verifica poteri, ha infine ratificato la validità del IX congresso. Alessandro Renai Nelle foto (da sinistra): Mario Bruciamacchie, Roberto Maffioletti, Giancarlo Comastri e Sergio Sorrentino

La caccia protagonista IN COUNTRY A BOLGHERI

La caccia sul proscenio in terra di Toscana. Dal 7 al 9 settembre si svolgerà a Bolgheri una kermesse fieristica che promuoverà un giusto rapporto tra pratica venatoria e attività legate alla campagna. E quindi: Più caccia con linee di tiro, prove pratiche, dimostrazioni, informazione, incontri... e tutto quanto fa caccia, divertimento, spettacolo, novità. Più natura, tra prato e bosco, con fattorie didattiche, antichi strumenti di caccia e di campagna, musei delle tradizioni venatorie e rurali .Più rispetto per la natura: per la prima volta in una manifestazione del genere in Italia sarà curata con attenzione la salvaguardia del terreno che la ospita. Più divertimento per tutti, con le aree ragazzi e bambini, lo shopping, mille attività pratiche: dal tiro con l'arco alla caccia alla volpe, dall'orto verticale alle mongolfiere più piccole del mondo, dallo shopping alle serate sotto le stelle. Ed ancora tanti spettacoli. Per il programma completo consultare il sito www.bolgherifair.com

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L’intervento conclusivo di Osvaldo Veneziano, riconfermato presidente dell’Arcicaccia

Orgogliosi di essere cacciatori utili alla società Due problemi immediati da affrontare: rifondiamo “le Unavi” e applichiamo la legge Il IX congresso nazionale dell’Arcicaccia si è concluso con la riconferma a presidente di Osvaldo Veneziano, una votazione unanime da parte dei delegati presenti e sancita da un applauso scrosciante e prolungato che ha coinvolto l’intera platea. “Sono felice ed emozionato per la fiducia che mi è stata concessa”: ha sottolineato Osvaldo Veneziano, visibilmente commosso dopo l’elezione ed al termine di un dibattito congressuale attivo, partecipato ed articolato al quale hanno preso parte 250 delegati in rappresentanza di 70mila associati, 3000 circoli territoriali, oltre 100 federazioni provinciali e 20 federazioni regionali. “Siamo riusciti - ha sottolineato - a mettere al centro della discussione congressuale il futuro della caccia in un contesto sociale, politico ed istituzionale che nel corso degli anni si è modificato profondamente. E’ stata un’assise aperta ai differenti contributi ed alle differenti sensibilità non solo del settore venatorio ma anche degli enti, delle associazioni, delle istituzioni, e del mondo della politica che si sono cimentati, con rispetto, dignità e autorevolezza in un dibattito orientato a costruire e rafforzare la figura del cacciatore responsabile e rispettoso della natura e dalla fauna”. L’intervento conclusivo del presidente nazionale si è poi focalizzato sulla nuova strategia dell’associazione: “Da domani – ha ribadito parte una nuova fase; una nuova fase che avrà anche la finalità di preparare il rinnovamento del gruppo dirigente per affrontare con competenze ed entusiasmo le nuove sfide del mondo venatorio. In primo luogo ribadiamo la nostra autonomia: l’Arcicaccia difenderà i diritti di tutti i cacciatori responsabili e non sarà più possibile considerare l’associazione subalterna ai partiti”.“In secondo luogo – ha sottolineato – vanno messi al centro del dibattito i contenuti: finalità condivise che devono accomunare tutte le anime della nostra associazione. Non dobbiamo unirci solo per l’attività venatoria nelle Zone speciali di conservazione (Zsc) e Zone di protezione speciale (Zps) o per ribadire l’autonomia e l’importanza dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica (Infs), che restano due emergenze a cui il governo dovrà dare una risposta soddisfacente in tempi brevi. Dobbiamo essere uniti per proporre il nostro modello di caccia conservativa del patrimono faunistico e della biodiversità, utile alla società, una società in cui il cacciatore deve essere fiero del proprio apporto e non vergognarsi della sua attività”. Il presidente Osvaldo Veneziano ha poi sottolineato l’efficacia e la puntualità della relazione di Marco Ciarafoni ed ha incalzato il governo a fare di più e meglio: “Entro cinque anni dobbiamo ottenere un salto di qualità per la completa attuazione

della Legge 157 del 1992, un ordinamento che ha permesso in alcune zone d’Italia, una collaborazione proficua fra associazionismo venatorio, agricoltori e mondo ambientalista: vanno messi in discussione quegli Atc (Ambiti territoriali di caccia) e quei Ca (Comprensori alpini) che non hanno saputo gestire l’attività venatorie e valorizzare le risorse territoriali. E’ necessario, in

questa direzione, ribadire anche l’autonomia delle Regioni in materia di gestione della caccia”. L’intervento del presidente si è poi focalizzato sulla necessità di una maggiore sinergia con il mondo agricolo ed ambientalista. “Abbiamo il dovere di stringere un patto con gli agricoltori: sono convinto – ha specificato Osvaldo Veneziano – che la caccia possa

comportare una integrazione del reddito agricolo, soprattutto con la finalità di ripristinare l’ambiente: è in questa direzione che vanno finanziate ed incentivate le zone di ripopolamento e cattura”. “La nostra associazione ha dimostrato inoltre di avere una sensibilità elevata nei confronti delle tematiche ecologiche e popolari: è per questi motivi che possiamo parlare a testa alta di Arcicaccia ambientalista e di Arcicaccia sociale”. Un pensiero anche all’unità del mondo venatorio, evocata spesso nel corso del congresso (“Vanno valutati i possibili punti di convergenza”) ed un accenno al problema delle assicurazioni (“Dobbiamo cercare soluzioni economiche e competitive, risparmiare è giusto ma occorre tutelare la vita delle persone”). Infine un saluto commosso ed un messaggio rivolto ai giovani: “Devo dire grazie all’associazione, non mi pento di nulla”. Osvaldo Veneziano ha infine ringraziato tutti coloro che hanno contribuito al corretto svolgimento del congresso sottolineando il grande sforzo organizzativo. I lavori sono stati infatti trasmessi in diretta via internet, sul sito www.arcicaccia.it mentre numerosissimi navigatori hanno potuto interagire con il dibattito inviando e-mail. a.r

Gli organismi dirigenti Consiglio Nazionale

I lavori del congresso nazionale sono stati inaugurati dalla proiezione del filmato dal titolo “Arcicaccia una storia da protagonisti. 1969 – 2007”, un cortometraggio della durata di circa 30 minuti che ripercorre le principali fasi della storia dell’associazione intrecciandola con gli avvenimenti più significativi di carattere nazionale ed internazionale che si sono verificati negli ultimi 40 anni. Il documentario, ideato, realizzato e progettato da Marco Ciarafoni e Marco Navarro, ha riscosso un consenso unanime da parte della platea di ospiti e delegati che hanno potuto rivivere le fasi salienti della vita dell’Arcicaccia in relazione ai muta-

menti sostanziali della società italiana. L’apprezzamento nei confronti del filmato è stato testimoniato da numerosi e sentiti interventi che hanno sottolineato come la proiezione sia stata capace di far rivivere le battaglie, le iniziative, i progetti di una associazione che ha saputo rinnovarsi e giocare un ruolo di primo piano all’interno delle profonde trasformazioni politiche e sociali degli ultimi decenni Per informazioni sul cortometraggio, disponibile su supporto dvd, è possibile contattare la segreteria nazionale dell’Arcicaccia al numero telefonico 06.4067413 o inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica info@arcicaccia.it.

Amarù Giuseppe, Amici Giampiero, Bargiacchi Marco, Barsotti Pierino, Bartolini Piero, Belluomini Giuseppe, Bertocci Leonardo, Bertoglio Manuela, Bianchi Mauro, Biondi Giancarlo, Botta Luigi, Bove Michele, Cai Alessandro, Capparella Mauro, Cardi Walter, Carnielli Ferruccio, Cavaliere Nicola, Cavaterra Massimo, Ciarafoni Marco, Columbano Giovanni Maria, Curzola Giampaolo, D’Aquaro Franco, De Bartolomeo Giuseppe, Di Roberto Claudio, Felisatti Giordano, Ferretti Alessandro, Forian Massimo, Galano Emilio, Gesuale Giuseppe, Giuliani Angelo, Giuliani Giovanni, Giusti Luca, Guanieli Giorgio, Levantino Giuseppe, Lucchesi Paolo, Luongo Luigi, Lupi Fabio, Maffioletti Roberto, Malcuori Paolo, Mastrodonato Giuseppe, Michelacci Ettore, Milazzo Nicolò, Mita Piero, Monteleone Michele, Morellini Demos, Moretti Ivano, Navarro Marco, Oliva Salvatore, Peinetti Bruno, Pitimada Domenico, Pizza Michele, Polopoli Smeraldo, Pompei Francesco, Pongetti Pierino, Quaglia Francesco, Rastelli Camillo, Ratti Alberto, Rocchi Euro, Segatori Giuliano, Sozzi Claudio, Spoleti Giuseppe, Tatini Andrea, Terribili Claudio, Tognetti Anna Maria, Trani Elio, Vaccamorta Mauro, Veneziano Osvaldo, Vitale Vincenzo, Volpi Alberto, Zandrini Giampaolo.

Collegio dei Garanti La Rocca Francesco, Masetti Giuliano, Tagliacozzo Edoardo, Gasparini Flavio, Brucchioni Matteo, Renda Pietro, Botta Vincenzo, Mingarini Loris, Monachella Michele

Sindaci Revisori Lombardi Antonio, Righi Silvano, Sparaco Vincenzo, sup: Paparelli Stefano, Tucci Massimo

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I documenti approvati dal Congresso Documento politico programmatico Nel nostro Paese c’è bisogno dell’ARCI CACCIA. C’è bisogno di una soggettività associativa che, nell’assoluta inadeguatezza di una buona parte del mondo venatorio, sappia collegare la specificità della caccia ai temi generali e agli interessi collettivi ad iniziare dalle questioni ambientali che, nel XXI secolo, a fronte dell’emergenza legata ai mutamenti climatici assumono una rilevanza straordinaria, da affrontare, puntando senza ulteriori esitazioni, ad affermare un nuovo modello di sviluppo improntato alla sostenibilità. Istituzioni e cittadini e, tra questi, i cacciatori, per le rispettive responsabilità, collettive ed individuali, devono assumere decisioni conseguenti e impegnative. La storia dell’Arcicaccia attesta inequivocabilmente che la missione dell’associazione per la valorizzazione di una caccia responsabile e compatibile potrà avere maggiore forza se inquadrata nella comune prospettiva della promozione dei valori e dei luoghi della cittadinanza attiva che promuovono cultura, socialità e solidarietà, tratto identificativo del sistema Arci. Forti di una soggettività politica e culturale alla quale l’Arci Caccia non rinuncia esprimiamo l’esigenza che la politica segnata da troppe derive oligarchiche ed autoreferenziali, torni ad essere servizio, formazione e progetto. Il nostro agire è caratterizzato dalla rivendicazione dell’autonomia dell’associazione. L’autonomia, che per noi non significa neutralità e tanto meno separazione, consente, altresì, di combattere per le idee e progetti senza piegare volontà e pensiero di fronte a nessun partito o interlocutore governativo. Autonomia significa capacità di valutare un programma ed esprimere giudizi al di fuori ed al di sopra di ogni idea pregiudiziale degli amici e degli avversari. In questo contesto l’Arci Cacca giudicando fatti e proposte, ha contrastato energicamente, costruendo solide alleanze, l’iniziativa delle destre finalizzata a smantellare la legge di riforma della caccia (L. 157/92) per introdurre in Italia un sistema venatorio consumistico e mercantile. Oggi alla stressa stregua, l’Arci Caccia critica l’attuale Governo, la cui mancanza di una politica sui temi faunistico-venatoria, che di fatto ha prodotto una delega “ai Verdi” che – diversamente da ieri – ad iniziare dal ministro Pecoraro Scanio, sono tornati ad essere fazione, non rispettando così il patto con gli elettori fissato con gli impegni programmatici sottoscritti dall’Unione di Romano Prodi. A tal riguardo, il Congresso dell’Arci Caccia, condividendo ed approvando la relazione introduttiva di Marco Ciarafoni e le conclusioni di Osvaldo Veneziano, in sintonia con il dibattito che si è sviluppato nel corso dei lavori, segnala che l’ignavia della politica e gli errori commessi stanno determinando un grave rischio per la caccia: costruita nel corso di decenni, a fronte anche di dure lotte referendarie; che si collega alla grande questione della gestione del territorio e della tutela ambientale; del profilo popolare praticata per libera scelta e non determinata dal portafoglio a soffietto; basata sul prelievo programmato e non sull’uso indiscriminato del territorio; fondata sulle indicazioni della scienza; valore aggiunto e risorsa integrativa della ruralità; che non lascia tregua e non volge lo sguardo da un’altra parte quando occorre contrastare e reprimere il bracconaggio; che vuole l’applicazione corretta delle deroghe alle specie migratrici quali interventi di controllo gestionale, eccezionali e rispondenti alle prescrizioni comunitarie e alle indicazioni della scienza. Chi ha accomunato, furbescamente caccia e deroghe ha portato al collasso dell’appli-

zione delle deroghe stesse come attestano le sentenze dei Tribunali e i procedimenti di infrazione dell’UE. Noi siamo per la caccia che rispetta il diritto alla salute. Responsabilmente abbiamo in tal senso operato nel momento dell’emergenza aviaria. Ora, a situazione diversa, a quadro normalizzato e con l’Europa che ha allargato le maglie normative, abbiamo richiesto al Ministero della Salute di riconsentire, a determinate condizioni, l’utilizzo dei richiami vivi per la caccia d’appostamento agli acquatici. Al duro colpo inferto alla credibilità della caccia dal Governo Berlusconi e dalla maggioranza di centro-destra, di cui oggi paghiamo le conseguenze e che per altro ha annientato l’unità del mondo venatorio, segue oggi il tentativo in atto fra l’altro attraverso il tema delle ZPS e la collocazione istituzionale dell’INFS, di introdurre, subdolamente, nella legislazione italiana pregiudizi ed avversioni alla caccia compatibile e popolare. L’Arci Caccia non ci sta, chiede discontinuità, sostiene un “cambio di passo” nelle politiche governative e afferma l’esigenza di un intervento energico del Ministero delle Politiche Agricole che, per quanto deciso fino ad ora rischia la marginalizzazione istituzionale. Non è più il momento delle enunciazioni di gratitudine per il lavoro svolto dall’Arci Caccia ma quello di produrre fatti concreti. Le richieste dell’Arci Caccia sono queste: definizione equilibrata della questione ZPS (attraverso un decreto che tenga conto delle osservazioni fatte dalle Regioni e dalle forze sociali, così come convenuto a suo tempo in Commissione Agricoltura della Camera); ritorno del controllo dell’INFS a Palazzo Chigi; reinserimento dello storno nell’elenco delle specie cacciabili “senza se e senza ma” e con grande solerzia visto che non vi sono controindicazioni da parte della scienza e che l’Unione Europea ha già concesso a diversi Stati membri tale opportunità; ristorno alle Regioni della maggior parte delle tasse di concessione governativa per promuovere gli interventi gestionali degli Atc e dei Ca, definendo al contempo agevolazioni fiscali per il volontariato; regolazione rapida delle spettanze economiche per le Associazioni venatorie frutto della decisione libera e individuale di ciascun cacciatore. Per favorire la ripartenza occorre che il Ministero delle Politiche Agricole predisponga, come prevede la norma, la relazione sullo stato di applicazione della L. 157, in modo da discuterne collegialmente in sede parlamentare. Fatte le opportune valutazioni, anche sui limiti normativi delle singole Regioni, sarà possibile proporre eventuali modifiche condivise dai protagonisti che la legge individua (agricoltori, cacciatori, ambientalisti, regioni ed enti locali) per non mettere a rischio l’equilibrio a suo tempo trovato. Sotto osservazione in particolare dovranno essere gli ATC e i CA che sono il cuore dell’operazione gestionale. Al livelli di eccellenza raggiunti, si contrappone, in troppi casi il nulla o la sonnolenza di molti altri. Il nostro compito è di metterli in moto anche attraverso la costituzione di una “federazione nazionale” per consolidare quel rapporto con l’impresa agricola di qualità e multifunzionale e con gli altri enti ad iniziare dalla Federparchi con la quale sviluppare progetti comuni che coinvolgano anche le scuole.Alle Regioni chiediamo di superare ritardi, di intraprendere con rigore il percorso gestionale utilizzando al meglio la nuova PAC e i piani di sviluppo rurale (senza scorciatoie legate alla cosiddetta “filiera corta”) lasciando alle spalle pratiche populiste e deleterie per dare risposte concrete alle problematiche ambien-

ali, faunistiche e venatorie. La caccia che intendiamo è collegata ad una scienza da non imbavagliare, che rinnova i valori della ruralità, che in chiave critica guarda a se stessa, che riesce ad isolare la politica degli ultras, che rispetta le leggi e le direttive comunitarie anche proponendosi il tema delle armonizzazioni dei calendari su base europea nel solco delle indicazioni scientifiche, che favorisce accordi tra le regioni per calendari venatori omogenei nel rispetto dei cicli biologici delle specie e per garantire una mobilità programmata per la caccia alla fauna migratrice con il sistema della teleprenotazione, che ha una forte vocazione unitaria dentro e fuori il mondo venatorio. In tal senso il Congresso, valutando positivamente il rapporto con Legambiente, auspica l’allargamento del sistema delle alleanze con le organizzazioni imprenditoriali agricole e l’associazionismo ambientalista più avveduto per arrivare alla definizione di patti per il buon governo del territorio.Le grandi conquiste della caccia di oggi sono dovute all’unità del mondo venatorio con l’UNAVI che ha saputo organizzare, pur con i comportamenti contraddittori delle sue stesse associazioni - e prima di essere cancellata dai suoi stessi fondatori piegati al volere di una certa politica - il volto buono della caccia.Il popolo dei cacciatori chiede di garantire certezze, normalità e prospettiva. Per rispondere a queste esigenze occorre prefigurare una nuova stagione unitaria imperniata su strutture non autoreferenziali e legate alla guerra delle tessere. Serve una proposta che unisca organizzazione e contenuti che abbiamo chiesto di formalizzare alla Federcaccia, proprio perché mossi da nessuna pretesa egemonica. La risposta ricevuta, così come da più parti è stato segnalato, risulta inadeguata per le necessità che dovranno essere affrontate, per questo proporremo a tutte le Associazioni venatorie ex UNAVI una riunione seminariale di tutti i gruppi dirigenti regionali per un confronto senza rete che consenta di verificare la fattibilità del progetto unitario partendo da contenuti condivisi e da regole organizzative che abbiano quale base di partenza l’ultimo statuto Unavi. Nel frattempo chiediamo al popolo dei cacciatori di sostenere dal basso l’operazione unitaria attraverso forme di mobilitazione e coinvolgimento che via via saranno organizzate. L’Arci Caccia continuerà il suo lavoro e, per farlo, intende ridisegnare il profilo organizzativo dell’associazione, mettendo al centro il ruolo del socio che vivrà il suo protagonismo attivo nel circolo, in tal modo si rafforzerà la sintonia con il gruppo dirigente, che dovrà lavorare, altresì a tutti i livelli per allargare gli spazi della democrazia, dell’inclusione, della discussione, della partecipazione e della collegialità sulle scelte soprattutto guardando ai giovani per renderli parte integrante nel lavoro associativo. Particolare attenzione sarà riservata alla qualificazione dei servizi, con particolare riferimento agli aspetti assicurativi. L’Arci Caccia invita la complessità dell’organizzazione e tutti i suoi soci ad una straordinaria mobilitazione nella campagna di tesseramento in corso che consenta di radicare e rafforzare l’associazione in ogni angolo del Paese perché oggi, il futuro della caccia italiana, passa in primo luogo attraverso la forza e il progetto dell’Associazione. In questo modo si rafforzerà anche la possibilità di dare giusto rilievo alla battaglia per una prospettiva unitaria di tutti i cacciatori italiani. Approvato all’unanimità

Ordine del giorno sui calendari Dare seguito alle indicazioni della scienza in una chiave di corretta applicazione delle normative capaci di coniugare le esigenze di una corretta gestione del territorio e della risorsa faunistica, rappresenta da sempre per l’Arci caccia un punto fondamentale per l’ affermazione del modello della caccia conservativa quale riferimento imprescindibile per il suo collegamento agli interessi generali. In una fase nella quale diventa più che mai necessario il rilancio di questa prospettiva e con essa l’applicazione dei principi cardini introdotti dalla legge 157/92 come unica garanzia contro la caccia del “consumo” avulsa da momenti di necessaria alleanza con le rappresentanze istituzionali, gli ATC e i CA, il mondo degli agricoltori e degli ambientalisti, diventa davvero indispensabile passare dall’enunciazione di alcuni principi alla conseguenza operativa e di governo della materia. Evitare infatti l’erosione culturale ed applicativa della legge significa avere il coraggio del “fare” di produrre atti concreti che caratterizzano e superano i ritardi e le miopie che da troppo tempo hanno caratterizzato tale percorso, producendo frustrazione nei cacciatori e con esse mancanze di prospettiva e di certezza del diritto. Una mobilità non programmata ed improntata talvolta alla logica di un nomadismo venatorio mascherato, ha prodotto mancanza di dialoghi tra realtà regionali confinanti, chiusure campanilistiche di tipo localistico, aperture differenziate deleterie ai fini di una corretta organizzazione del prelievo faunistico anche perché non rispettose dei cicli biologici della fauna selvatica e dannosi accentramenti di cacciatori nelle fasce territoriali di confine. Da tempo l’ARCI caccia si batte per il superamento di tale anacronistica situazione sollecitando le Regioni interessate a coordinarsi per l’armonizzazione dei rispettivi calendari venatori e conseguentemente per estendere il concetto di una mobilità larga per bacini interregionali organizzata attraverso il sistema della teleprenotazione e basata su percentuali di interscambio calcolate su base regionale.Un lavoro che oggi sta approdando ad un risultato concreto e per molti aspetti “storico” considerando che per la prima volta e dopo non poche contraddizioni si è segnato il superamento del prelievo della fauna stanziale nei primi giorni di settembre in favore di una pre-apertura ad alcune specie di selvaggina migratoria, solo da appostamento. Un primo risultato ancora da perfezionare che vede coinvolte alcune importanti regioni del blocco centrale, Toscana, Umbria, Lazio, Marche, Abruzzo e che rappresenta un modello per la conseguente omogeneizzazione dei calendari venatori in quelle zone del Paese non ultime quelle delle regioni meridionali dove più acceso è il dibattito sugli accessi ai territori limitrofi. Per le ragioni e considerazioni in premessa, il Congresso Nazionale ARCI CACCIA esprime il proprio convinto sostegno all’azione intrapresa dalle Regioni interessate e sollecita inoltre le altre associazioni venatorie agricole ambientaliste ad esprimere analogo sostegno per giungere alla migliore applicazione dell’intesa raggiunta. Un’azione unitaria fatta di principi e contenuti necessari a contrastare le posizioni anacronistiche demagogiche e corporative di frange del mondo venatorio e di alcuni esponenti politici che puntano all’ennesima divisione dei cacciatori per incarnierare fantomatiche tessere e voti a discapito dell’ambiente e di un corretto esercizio dell’attività venatoria. Approvato all’unanimità

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Cari amici della Federcaccia, dell’Enalcaccia, della Libera Caccia, dell’Italcaccia, dell’Eps e dell’Anuu, abbiamo bisogno di ripartire al più presto tutti insieme, quelli che insieme eravamo nell’UNAVI di allora, dal punto in ci siamo lasciati nel 2003. I punti di riferimento erano e sono ancora oggi: applicare bene la legge 157/92, sederci serenamente (lasciandoci alle spalle inutili polemiche) attorno a un tavolo con le Regioni, gli agricoltori e gli ambientalisti per individuare con il supporto della ricerca scientifica quali miglioramenti alla legge venatoria sono condivisi dalle categorie più interessate e pertanto possibili per applicare appieno le norme sulla tutela della fauna selvatica e sulla caccia contestualmente alla legge 394/91. Per questo vi proponiamo di rivitalizzare la vecchia unità per dare seguito al Documento Programmatico dell’UNAVI a suo tempo condiviso e sottoscritto da tutti e tornare ad operare unitariamente nel rispetto dello spirito dello statuto dell’UNAVI ricostruendo (e costruendo le nuove dove non c’erano) le UNAVI regionali. Ovviamente potremo apportare subito i necessari ritocchi se ne ravviseremo l’utilità e le opportune

Appello all’unità dei cacciatori

Cari amici ...

Veneziano scrive ai presidenti delle Associazioni correzioni per avere più Ambiti Territoriali di Caccia e Comprensori Alpini produttori di ambiente e fauna ed avere così zone di ripopolamento e cattura efficienti ed efficaci. Non solo in questo modo potremo eliminare lo sconcio dello sperpero di danaro pubblico impiegato nel “pronta caccia”; potremo impiegare risorse per offrire più e migliori servizi unitari ai cacciatori (a partire dall’assicurazione), per dare certezza, affidabilità, sicurezza e tranquillità ai cacciatori, alle loro famiglie, ai cittadini. Con l’unità ritrovata e il danaro meglio impiegato potremo realizzare una mobilità programmata, utilizzando la teleprenotazione che si va estendendo tra ed in tutte le Regioni, potremo avere calendari omogenei sulla linea degli orientamenti prefigurati nell’accordo tra le Regioni dell’Italia centrale e non solo, a cominciare dall’apertura generale alla stanziale per tutti alla terza domenica di settembre che tanti inconvenienti e insod-

disfazioni contribuirà ad eliminare. Tutto questo, cari amici, non è certo poca cosa! Questi ultimi, nuovi, positivi orientamenti che abbiamo appena ricordato, frutto anche dell’impegno dell’associazionismo venatorio, una volta tradotti in concrete realtà significheranno, per il mondo venatorio un nuovo, forte posizionamento dopo che per quattro anni a questa parte si era via via accentuato il pericoloso isolamento che è stato sotto gli occhi di tutti. Oggi siamo più forti e un confronto serrato, corretto, unitario consentirà la costruzione di linee guida per la salvaguardia di ZPS e ZSC e una normativa rispettosa delle indicazioni europee e corrispondente alla volontà di quelle Regioni (non tutte, purtroppo!) che hanno ben operato già nel 2006 per recepire orientamenti, indicazioni e norme ricordate. Certo, restano quelle che hanno vissuto di espedienti per truccare piani di salvaguardia e deroghe ma do-

vranno adeguarsi perché ritrovata l’unità del mondo venatorio non avranno più… spazi di fuga dalle regole. La battaglia - non ci illudiamo sarà lunga e dura ma è sicuramente incoraggiante che a cambiare atteggiamento siamo meno soli, avendo lasciato ai margini le posizioni più ultras espresse da frange marginali che potevano pregiudicare la vita del mondo venatorio se non fossero state smascherate e battute come è avvenuto. E’ chiaro che appartengono ormai al passato la demagogia e con essa il tentativo di distruggere l’identità nazionale dell’Associazionismo venatorio italiano portati avanti dalla CONFAVI sorretta da un riconoscimento in extremis nell’ultima Legislatura dell’era Alemanno contro il quale le Associazioni venatorie nazionali hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato per la illegittimità di avere riconosciuta per un’unica Associazione, come vuole la legge, un coacervo di associazioni locali che mortificano la democrazia della rappresentanza. Non è più tempo di finzioni, di invenzioni, di unità parziali che durano dall’alba al tramonto e finalizzate a “spaccare” il mondo venatorio. Dobbiamo ritrovare l’unità

prima di tutto per realizzare una “buona caccia”: gratificante, produttiva, sostenibile che anteponga con chiarezza e rigore gli interessi dei cacciatori, a tutto il resto compresi gli interessi delle entità associazionistiche e dei loro gruppi dirigenti. Nei giorni 7-8-9 settembre prossimi si terrà una nuova, importante “festa della buona caccia” a Bolgheri. Chiediamo in primis ai nostri dirigenti e poi ai dirigenti di Federcaccia, Enalcaccia, Liberacaccia, Italcaccia, Eps e Anuu di trovarci li, in uno storico appuntamento per ufficializzare il risorgere dell’UNAVI, per annunciare al mondo dei cacciatori tutti che l’UNAVI riprende il suo cammino con il suo programma, il suo statuto, che ovviamente saranno aggiornati e migliorati, con il fermo proposito di non permettere più a nessuno di inquinare contenuti e proposte che oggi sono ancora più valide di ieri, e tanto meno di strumentalizzare i cacciatori o di considerarli … allodole. Gli specchietti con i cacciatori dell’UNAVI non funzioneranno più! Un caro saluto

schioppettata a buio, spariscono dalla circolazione. A questi selvatici, in inverno, si aggiungono: il codone delle Bahamas (Anas bahamensis) la moretta (Heteronetta atricapilla) e il mestolone sud americano (Anas platalea), che a differenza di quello argentino, ha caratteristiche del tutto simili alla specie europea. In questo paradiso faunistico, l’Arcicaccia ha concluso un contratto in esclusiva con la Fantours s.r.l. di Roma corrispondente italiano dell’Ecotour - agenzia di Stato per il turismo ecologico - e della Sun Travel - operativo viaggi -, per un numero limitato di posti nella famosa riserva di Yarigua che si estende, in buona parte, su una vasta palude interna di acqua dolce, a circa 50 Km da Cianfuegos. Con le sue cinquantuno zone di caccia dedicate agli acquatici ed oltre 150 appostamenti, Yarigua offre la possibilità ai suoi ospiti di utilizzare, nell’arco dell’intero periodo di permanenza, diversi capanni secondo le condizioni climatiche e, soprattutto, il vento. Altrettanto si può dire per la caccia alle tortore e alle palomas che, a partire da agosto fino tutto aprile, possono essere insidiate in

ben 26 aree. Ancora più estesa la parte dedicata ai colini, che si cacciano con il cane da ottobre ad aprile, su vaste pianure divise in 35 zone. Anche i beccaccini godono di ampi terreni; nelle 27 aree, per lo più acquitrini e risaie, con un calendario identico a quello dei colini, ci si può dedicare alla loro caccia utilizzando discreti, quanto corretti cani da ferma. Una segnalazione la meritano i due laghi e le lagune salmastre dove, chi lo desidera, può dedicarsi alla pesca utilizzando le lance messe a disposizione dalla riserva. Infine dobbiamo ricordare che il Lodge, è costituito da un corpo centrale, dove trovano posto il ristorante, nel quale vengono serviti anche piatti di cucina internazionale, ed il bar mentre, i dodici comodi bungalow a due posti letto, sono stati collocati fra gli alberi ed i fiori che attribuiscono un’atmosfera paradisiaca al luogo. Hasta luego! Giacomo Cretti

per il Congresso Arcicaccia Osvaldo Veneziano

Un’altra Cuba Un paradiso faunistico in esclusiva per l’Arcicaccia

E’ l’ultima sponda della sinistra intellettuale, il sogno di chi crede che possa esistere un paese libero in un’America Latina “vigilata” dagli Stati Uniti. Un simbolo per le generazioni di giovani occidentali che ostentano, i volti abusati dei padri della rivoluzione, sulle T-shirts alla moda; ovvero un esempio da non seguire, per tutti quelli che, profetizzano un sicuro fallimento pagato a caro prezzo con “democratica”, generalizzata, povertà. Per i “romantici” però, Cuba rappresenta “una terra di mezzo”, un luogo in altre parole dove perdersi, contraddittorio e disorientante, ma sempre ricco di un calore ingenuo. Chiunque arrivi su quest’isola, divisa tra coloro che orgogliosamente se ne sentono figli ed altri, che disperatamente ne vogliono fuggire, può trovare quello che cerca, fino ad innamorarsi, così come il padre di tutti i cacciatori di sogni, Ernest Heminghway, che la elesse a suo ultimo bueno ritiro. Un luogo d’emozioni, che si rinnovano nelle vaste paludi e nelle lagune popolate di mangrovie dove ogni anno, con l’apertura della stagione venatoria che da queste parti inizia, monsoni permettendo, il quindici di Ottobre e termina a fine Marzo, si danno appuntamento gli appassionati della caccia agli acquatici, nella maggioranza italiani e francesi, per perpetrare l’antica passione. Una terra di mezzo, che emerge tra l’Atlantico ed il Mar dei Caraibi, “blandita” a Nord dalla ricca e seducente Florida, e separata dal canale Sopra Vento a Sud dalla mistica Giamaica e dalla misteriosa Haiti. Cuba é una striscia di terra verde che non raggiunge mai i cento chilometri di larghezza e che, per più di mille, si snoda tra piantagioni di canna da zucchero, palmeti e boschi di montagna, incastonata tra due regioni montuose; la Sierra Maestra, la Sierra de Cristal e le montagne di Baracoa ad Est, e la Sierra del Rosario

e del los Organos ad Ovest. Le sue coste, per lo più sabbiose alternate alle mangrovie sul Golfo del Messico e sul Canale delle Bahamas, diventano paludose a Sud. Ma Cuba è soprattutto un arcipelago di oltre 4.200 isole protette da una barriera corallina, vero paradiso per i sub, che si disperdono intorno all’Isla Grande. In tutto 110.000 Km quadrati abitati da circa dieci milioni di indigeni, i cui tratti somatici ed il colore della pelle, tradiscono le diverse origini. Il clima è tropicale temperato, ed è segnato dagli alisei atlantici che battono il ritmo delle stagioni. Possiamo dividere l’Isla Grande, sommariamente, in tre regioni principali: la parte occidentale, che comprende le province di Pinar del Rio e di Isla del Juventud, è caratterizzata da un territorio montuoso ma fresco ed ospitale che racchiude un sistema di valli coltivate, per lo più a tabacco e poco più a sud ecco La Habana, una vera metropoli internazionale con oltre duemilioni e mezzo di abitanti il cui centro storico è stato dichiarato dall’Unesco “patrimonio dell’umanità”.Le regioni centrali sono caratterizzate da una vasta pianura coltivata da secoli, a canna da zucchero e da località di rara bellezza come la penisola di Hicacos, una striscia di sabbia finissima che si protende verso il mare per circa 20 Km, resa famosa dagli stabilimenti turistici di Varadero, la cui intatta barriera corallina racchiude, tra gli altri, l’arcipelago di Camaguey. Ed infine la parte orientale che inizia a Camaguey, l’antica capitale dal centro storico dall’aspetto europeo, e da una florida campagna convertita all’allevamento di bestiame. Qui sorgono i più importanti giacimenti minerari dell’isola, dai quali si estrae soprattutto nichel, che insieme allo zucchero rappresenta la voce più importante dell’esportazione. Le regioni orientali sono le più legate alla cultura africana ed è pro-

prio qui che sono conservate le testimonianze dell’approdo di Cristoforo Colombo. Un’immersione totale tra cultura primitiva ed una natura intatta, dove la caccia è una delle componenti fondamentali dell’economia locale, magistralmente gestita da pochissimi operatori che fin dagli anni ottanta l’hanno organizzata secondo i dettami cari ai cacciatori europei. In questi anni, sembra che nulla sia mutato, la gente è sempre disponibile, e se qualcosa è cambiato probabilmente è stato in meglio, poiché le guide hanno acquisito una maggiore esperienza ed oggi riescono ad organizzare le battute agli acquatici, come saprebbe fare un esperto cacciatore di valle italiano, con gli stampi e i richiami. Ma c’è una differenza importante, rispetto al vecchio continente: da queste parti, le anatre compiono il viaggio inverso. Mangiano cioè, durante la notte, nelle risaie ed all’alba tornano nelle paludi per dormire. Per il resto, la caccia si svolge secondo gli schemi classici: dall’alba fino a mezzogiorno, quando le guide recuperano i cacciatori agli appostamenti. Poi, fino a sera, si può godere dell’ospitalità cubana e riposare fino al giorno successivo, a meno che, non sia prevista una sessione di caccia alle tortore, numerosissime, che si aspettano al rientro serale. Oppure partecipare ad una battuta, con i cani da ferma, ai colini della Virginia, un selvatico scaltro e divertente, il cui volo, mette a dura prova il più bravo tra i tiratori. Non ultimi i beccaccini, che pasturano numerosi, nei paduli e nelle risaie. Ma torniamo a parlare di anatre. La specie più diffusa è l’alzavola americana detta anche blue winged (Anas discors), poi ci sono alcuni rappresentanti della specie dendrocygna quali: gli yaguazin e gli yaguasa messicani, uccelli stanziali che hanno abitudini notturne e dopo aver rubato qualche

Convenzione riservata ai soci Arcicaccia - Per informazioni tel. 06 4067413

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tempoluglio2007