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E’

TEMPO D’

ARCICACCIA

L’alba di una nuova stagione venatoria

Luglio 2006

di Osvaldo Veneziano Tasse di concessione, iscrizione all’ATC, assicurazione: se tutto è in ordine dal punto di vista della burocrazia venatoria, “calendari alla mano” il primo appuntamento operativo è dietro l’angolo: la possibilità di portare Fido in campagna. I “giorni” della calura estiva corrono veloci e il “count down” è partito: certo non per tutti è un’attesa egualmente giustificata. In alcune Regioni come il Piemonte tanto per citarne una, la passione che accompagna l’attesa sincera è più che giustificata: lì si tratta di raccogliere i buoni frutti di una gestione faunistica e ambientale oculata esplicitamente legata ad una particolare collaborazione, intelligente e saggia, dei cacciatori con gli agricoltori “nelle zone di ripopolamento e cattura”. Certo non diremmo il vero se rappresentassimo una realtà ugualmente e totalmente estesa: il “top” che si registra in quel di Alessandria, tanto per fare ancora un esempio, non s’estende a tutto il Piemonte; certo, però, all’attività degli Ambiti di Caccia si affianca l’altrettanto buon lavoro di supporto alla valorizzazione della Fauna Alpina che svolgono i Comprensori Alpini. Più malinconica e surreale è invece l’attesa per coloro che in cert’altre Regioni attendono l’”apertura 2006” radicata a vecchie, logore logiche – ma dure a morire! -, stregonesche pratiche di ripopolamento “pronta caccia”, a ben note gare di appalto per l’acquisto di selvaggina, sperando ormai da anni nel miracolo – mai avvenuto e che mai avverrà stanti le premesse - della rifondazione di un patrimonio faunistico di selvatici veri. Il miracolo anche stavolta non ci sarà e, come sempre, nel giro di un’alba si esauriranno i sogni di un’intera stagione venatoria ricca di soddisfazioni. Per chi non ha lavorato oculatamente ad una proficua gestione delle strutture e del territorio sarà il solito, immenso mare di delusioni. Purtroppo in grandi parti del Paese la caccia, per responsabilità anche di certe Associazioni venatorie acquiescenti, si crede che tutto possa risolversi con “danze della pioggia” che dovrebbero portare, manna dal cielo!, lepri, fagiani, starne… Stregoneria e creduloneria non hanno mai risolto alcun problema. La verità è che fin quando politici e amministratori pubblici gioiranno dell’arretratezza culturale predicata e praticata da certe Associazioni, Uffici Caccia, Rappresentanti di ATC, tanto più le risorse continueranno ad affluire nei soliti, sterili canali dell’importazione della selvaggina con annessi interessi talvolta anche personali, come è vero che a volte i ripopolamenti segnano le logiche elettorali del “voto di scambio” e… “tutti loro vissero felici e contenti”. I cacciatori sono trattati un po’ come i tifosi di calcio: noi mettiamo la passione, lavoro e soldi, altri - i furboni - dietro le quinte manipolano la realtà ad uso e consumo proprio per arricchire i loro interessi e curare quel sistema di potere che - collegando mercato della selvaggina, riviste venatorie, voti “carpiti” ai cacciatori, mercato delle tessere, gadget (coltelli, cappelli, ecc…) e quant’altro - a certi interessi consenta di prosperare. In questi ultimi anni “cacciopoli” si è aggravata grazie ai bugiardi predicatori della necessità di modifica della legge sulla caccia che gli stessi politici che li sostenevano e manovravano – altri emeriti artisti della menzogna! – prima promettevano e poi affossavano, e nel contesto si derubavano i cacciatori aumentavano le tasse, mandandoli a ridicole visite mediche nel silenzio correo dell’oligarchia degli “svenditori di tessere” che intanto gridavano “più spazi, più tempi, più specie” ben sapendo che non c’era alcuna possibilità per alcuna delle tre promesse! Nei cassetti dei Ministeri del Governo di Centrodestra per disonestà politica son rimasti fermi dossier e decisioni non prese che oggi costringono ■ segue a pag. 7

“Territorio e caccia” Arcicaccia - periodico Anno VII N° 6 Sped. Abb. Postale Comma 20/c Legge 662/96 filiale di Firenze Direttore Responsabile: Lorenzo Baldi - Sede Legale: Via Mercadante, 28 Firenze - Aut. Trib. FI 4959 del 18/04/2000

Il ministro Paolo De Castro al Consiglio nazionale dell’Arcicaccia

Si volta pagina Chiesto il contributo dell’esperienza dell’Arcicaccia

Un bel segnale

Il ministro De Castro e il Presidente Veneziano durante i lavori del Consiglio nazionale

Un’alleanza strategica fra l’Arcicaccia ed il ministro dell’agricoltura Paolo De Castro per una caccia compatibile e responsabile: questi in sintesi i contenuti emersi dal Consiglio nazionale dell’associazione che si è svolto a Roma. Il ministro, intervenuto alla riunione, ha raccolto pienamente le indicazioni e le proposte rilanciate dai vertici dell’associazione sottolineando la necessità di stringere un’intesa condivisa fra modo agricolo, venatorio ed ambientale. “Solo attraverso la concertazione – ha ribadito il ministro De Castro – sarà possibile risolvere i problemi inerenti alla gestione del patrimonio faunistico ed ambientale; una delle ricchezze più significative dell’Italia. Per ottenere questi risultati chiedo il contributo della vostra associazione che dispone di competenze, esperienze e professionalità di sicuro affidamento nell’interesse generale del Paese”. Il ministro dell’agricoltura ha poi annunciato di aver individuato, assieme al mi-

nistro dell’ambiente, una strategia comune, per definire linee convergenti di azione a sostegno della corretta attività venatoria e per valorizzare la concertazione fra mondo ambientalista, degli agricoltori e dei cacciatori. In questo quadro sarà avviato il lavoro di preparazione della relazione sullo stato di attuazione della legge sulla caccia, passo fondamentale per proseguire con rinnovato vigore l’iter applicativo. Nel corso del suo intervento il ministro ha inoltre pienamente accolto le richieste dei dirigenti dell’associazione, che hanno chiesto chiarimenti su questioni prettamente tecniche e che riguardano il corretto esercizio dell’attività venatoria. Un tema di stretta attualità riguarda soprattutto la regolamentazione della caccia nelle cosiddette zone speciali (Zps – Sic) che interessano milioni di ettari di territorio e che, in vista dell’apertura della prossima stagione venatoria, rischiano di essere equiparate ai parchi: “In stretta sinergia con il ministro

ULTIM’ORA Per decisione del Governo si torna a caccia nelle ZPS

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Il ministro è stato chiaro: la caccia responsabile avrà un futuro. L’on. De Castro lo ha detto al Consiglio nazionale dell’Arcicaccia (“siamo a casa nostra”) sottolineando che ciò è possibile perché a Palazzo Chigi siede un nuovo governo composto da uomini e donne che hanno una visione diversa dei bisogni del Paese fra i quali c’è anche la pianificazione faunistico venatoria direttamente collegata alla tutela della biodiversità e alla conservazione ambientale. La nuova cultura di governo, ben definita nel programma dell’Unione, sarà improntata alla concertazione, l’arma vincente per ridare fiducia e slancio alla partecipazione dei cittadini. Per De Castro, a tal proposito, i riferimenti sono certi: agricoltori, cacciatori, ambientalisti e amministratori. Con la concertazione tra queste forze potranno essere affrontati al meglio i tanti problemi, eredità di un passato per molti versi inquietante, a cominciare dalla soluzione delle principali emergenze – zone di protezione speciale, deroghe, aviaria - per concentrarsi poi a sostenere e valorizzare la gestione del territorio attraverso la piena e corretta applicazione della legge 157, legge d’avanguardia apprezzata in Europa e nel mondo e che ha consentito di trovare un punto di equilibrio alto tra sensibilità diverse. In merito alla legge sulla caccia sono ancora troppe le regioni che hanno accumulato ritardi applicativi frenando la prospettiva di crescita e valorizzazione di una caccia compatibile e popolare che, invece, è primaria tra le finalità della riforma. Bene ha fatto il ministro De Castro ad accogliere la richiesta dell’Arcicaccia a presentare quanto prima in Parlamento la relazione sullo stato di applicazione della normativa per coglierne gli aspetti qualificanti ed anche i limiti da superare rimuovendo le cause che li hanno generati. E’ questa una buona partenza per il mondo della caccia che oggi potrà contare non solo sull’azione dell’Arcicaccia, insuperabile baluardo contro le barbare proposte controriformatrici, ma ora anche su un governo che, lo ha assicurato lo stesso De Castro, accompagnerà il processo innovativo per garantire il futuro all’attività venatoria compatibile. E’ un segnale fortemente incoraggiante e augurale per tutti: in bocca al lupo!


Il Consiglio Nazionale dell’Arcicaccia con la presenza del ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro

Un’alleanza strategica per realizzare la caccia compatibile e responsabile Veneziano e Ciarafoni ribadiscono il fattivo impegno e la piena collaborazione dell’Associazione Un’alleanza strategica fra l’Arcicaccia ed il ministro dell’agricoltura Paolo De Castro per una caccia compatibile e responsabile: è quanto emerge dal Consiglio nazionale dell’associazione che si è svolto a Roma, mercoledì 19 luglio. Il ministro, intervenuto all’assemblea, ha raccolto pienamente le indicazioni e le proposte rilanciate dai vertici dell’associazione sottolineando la necessità di stringere un’intesa condivisa fra mondo agricolo, venatorio ed ambientale. “Solo attraverso la concertazione – ha ribadito il ministro – sarà possibile affrontare e risolvere i problemi inerenti alla gestione del patrimonio faunistico ed ambientale; una delle ricchezze più significative del nostro Paese”.“Per ottenere questi risultati – ha sottolineato il titolare del dicastero dell’agricoltura – chiedo l’aiuto ed il sostegno dell’Arcicaccia, delle sue competenze, esperienze e professionalità; una associazione che in questi anni, si è dimostrata capace di lasciare da parte interessi corporativi e territoriali aprendo la strada a soluzioni concertate, responsabili e capaci di mettere al centro del dibattito la tutela della biodiversità e della fauna”. Per questi motivi, ha annunciato Paolo de Castro, il ministero dell’agricoltura ed il ministero dell’ambiente, hanno individuato una strategia comune, per definire linee convergenti di azione a sostegno della corretta attività venatoria ed alla concertazione fra mondo ambientalista, degli agricoltori e dei cacciatori. Quella condivisioni di intenti alla base della legge 157, la normativa varata nel 1992, che l’Arcicaccia, da sempre, considera un modello unico di buona gestione del territorio. Il ruolo e l’attività dell’associazione è stato ribadito e sottolineato dall’intervento di Marco Ciarafoni, Presidente del Consiglio nazionale dell’Arcicaccia, che ha tracciato il difficile percorso a sostegno della 157, soprattutto a causa delle continue proposte di riforma della legislazione ad opera del precedente governo di centrodestra che ha predicato per anni slogan demagogici, volti ad abolire modelli di attività eco compatibili come: “più spazio, più tempi e più specie o libera caccia in libero territorio”: parole irresponsabili dietro le quali si celava la barbarie venatoria. Per il governo Berlusconi, il nostro modello di attività ha rappresentato da sempre un anomalia da rimuovere in aperto contrasto con il disegno complessivo di una società al servizio dei ceti più forti”. In questa ottica Marco Ciarafoni ha poi rivendicato il primato dell’Arcicaccia nel difficile percorso di ricomposizione della compagine politica del centrosinistra, frammentata e delusa a seguito della sconfitta elettorale del 2001:“Abbiamo scelto allora di costruire il fronte comune di tutti coloro che nella società e nella politica intendevano im-

Due momenti del lavoro del Consiglio Nazionale: sopra una veduta della sala mentre parla il ministro delle Politiche Agricdole Paolo De Castro; a destra Marco Ciarafoni mentre svolge la relazione introduttiva

pedire il realizzarsi della ‘malacaccia’. Ricordo che proprio sulla caccia riuscimmo a portare in sintesi, in un documento unitario, le differenti sensibilità che oggi compongono L’Unione. Uno dei primi progetti condivisi che accomunavano posizioni diverse: da Mastella a Bertinotti, passando per il partito dei Verdi. Grazie a questo la 157 è ancora in atto e rappresenta un punto di partenza imprescindibile per la normativa del futuro, una legge che ha bisogno di essere attentamente valutata attraverso una relazione sullo stato di applicazione che rappresenta, comunque, un modello di buona gestione che anche l’Unione europea ci invidia”. Proprio in questo contesto è stata sottolineata l’importanza degli Atc (Ambiti territoriali di caccia) come “fulcro della gestione e della programmazione dell’attività venatoria, in grado di rappresentare e sintetizzare le istanze di tutti gli attori sociali”, ed è stata rilanciata con forza la necessità di sostenerne l’attività con nuove risorse finanziarie mettendo in rete tale strutture attraverso una federazione nazionale. Nel corso del suo intervento il ministro ha inoltre pienamente accolto le richieste dei dirigenti dell’associazione, che hanno chiesto chiarimenti su questioni prettamente tecniche e che riguardano il corretto esercizio dell’attività venatoria. Un tema di stretta attualità riguarda soprattutto la regolamentazione della caccia nelle cosiddette zone speciali (Zps – Sic) che interessano un territorio di oltre 4 milioni metri quadrati e che, in vista dell’apertura della prossima stagione venatoria, rischiano di essere equiparate ai parchi: “In stretta sinergia con il ministro dell’ambiente – ha aggiunto Paolo de Castro – abbiamo preso la decisione di varare un provvedimento d’urgenza per aprire queste zone ad un esercizio venatorio compatibile e per affrontare il tema delle deroghe, a fronte del

procedimento di infrazione avviato dall’Unione Europea”. Lo stesso ministro ha poi lodato l’operato dell’Osservatorio nazionale di gestione faunistica (fondato, tra gli altri da Legambiente ed Arcicaccia e diretto da Nino Morabito, intervenuto all’assemblea) che rappresenta “un punto di riferimento per monitorare le ricchezze naturali del nostro Paese”. Lo stesso Paolo De Castro si è detto d’accordo con l’assemblea sulla necessità di rafforzare l’operato dell’Infs (Istituto nazionale per la fauna selvatica) e valutare con attenzione l’attività dell’Enci (Ente nazionale cinofilia italiana) a cui è stato assegnato la tenuta dei libri genealogici. L’assemblea, animata da un confronto pacato e costruttivo, è stato conclusa dall’intervento di Osvaldo Veneziano, Presidente nazionale Arcicaccia che ha espresso soddisfazione per l’intervento del ministro dell’agricoltura: “De Castro ha riconosciuto alla nostra associazione un ruolo centrale per la definizione delle linee programmatiche di una politica venatoria responsabile. Lavoreremo insieme al ministro ed al governo per attuare pienamente il programma de L’Unione”.“Si apre quindi per l’Arcicaccia, una stagione intensa che dovrà vederci protagonisti delle prospettive venatorie; continueremo con entusiasmo il nostro lavoro di concertazione per allargare il sistema delle alleanze intorno alla caccia e per ribadire l’importanza del cacciatore come figura di coesione sociale e come tutore del patrimonio ambientale e faunistico”. Osvaldo Veneziano e il ministro Paolo De Castro si sono dati appuntamento, per fare un bilancio del primo di lavoro del nuovo governo, al congresso nazionale dell’Arcicaccia che si terrà nella primavera del 2007.

Alessandro Renai

Aviaria, tutelare la salute pubblica senza pregiudizi sulla caccia La task force permanente istituita presso il Ministero della Salute, alla quale partecipano oltre il mondo scientifico anche il mondo venatorio e le associazioni ambientaliste, è tornata a riunirsi più volte nei giorni scorsi alla presenza del sottosegretario Gianpaolo Patta, al fine di discutere un piano di prevenzione per il prossimo autunno/inverno in occasione della migrazione delle popolazioni di uccelli selvatici sul territorio nazionale. I dati emersi sino ad oggi, dopo il monitoraggio su oltre 5.000 esemplari (in larga parte consegnati abbattuti dal mondo venatorio) e le successive analisi effettuate sui campioni relativamente all’infezione da virus H5N1, sono quelli legati al ritrovamento dei cigni in Puglia e del germano reale nel Lago Trasimeno, entrambi i casi pervenuti non attraverso il monitoraggio attivo realizzato dal Ministero. Durante gli ultimi incontri della suddetta task force si sta valutando più approfonditamente quali possano essere le ordinanze da emettere, soprattutto in tema di attività venatoria, nel caso di un riaccendersi di focolai nel prossimo futuro all’interno del territorio nazionale. Alcune proposte avanzate (non dal ministero a dir la verità) aprono un nuovo scenario di divieti alla caccia, che all’apparire di nuovi focolai prevederebbero la chiusura totale dell’attività venatoria per ampi macroareali, comprendenti diverse regioni, e per un periodo di tempo non meglio specificato. Si prevedrebbe ad esempio la chiusura dell’attività venatoria nelle regioni Toscana, Umbria e Lazio in caso di ritrovamento di un animale infetto nel medio tirreno. Tale proposta, ad avviso di Arcicaccia e Legambiente che in-

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sieme hanno presentato alcune osservazioni e proposte, porterebbe come prima conseguenza al disimpegno del mondo venatorio, che si vedrebbe ingiustamente penalizzato rispetto a tutte le altre categorie di persone che svolgono attività nel medesimo macroareale, diminuendo quella tanto necessaria quanto richiesta collaborazione per affrontare una minaccia che riguarda l’intera popolazione. Purtroppo non tutti i presenti al tavolo hanno ragionato avendo a riferimento il tema della tutela della salute pubblica abbandonando qualsiasi pregiudiziale sulla caccia. Ecco le proposte di Arcicaccia e Legambiente che hanno trovato riscontro nelle prime decisioni adottate: - chiara definizione di focolaio; - chiara definizione delle specie target; è risultato evidente, dagli studi fin qui condotti, che la presenza in natura del virus sia circoscritta ad alcuni gruppi animali e non genericamente presente in tutte le specie di uccelli. E’ quindi corretto indicare, al fine di ottimizzare gli sforzi, quei gruppi di specie selvatiche che possono, allo stato delle conoscenze, essere portatori del virus. - chiara definizione dell’areale di interesse; in riferimento alle specie target ed alla loro ecologia è indispensabile, al fine di ottimizzare gli sforzi, indicare con esattezza gli habitat utilizzati da tali specie, nei diversi periodi dell’anno e con quali percentuali di utilizzo, concentrando così le misure più opportune dove maggiore è il rischio di contagio e diffusione del virus a causa di differenti attività umane, compresa quella venatoria. - chiara definizione del disturbo; al fine di individuare specifi-

che misure per le attività umane, compresa quella venatoria, che possano alterare il normale comportamento spaziale delle specie target, aumentando il rischio di diffusione del virus, è altresì opportuno indicare, attività per attività, quelle che sono le conoscenze note. Tale elenco di attività che possono interferire con la presenza delle specie target deve perciò riportare anche le specifiche misure da prevedere per ciascuna attività al riscontrarsi di nuovi focolai di influenza aviaria. - chiara definizione delle misure per acquisto, detenzione, allevamento e utilizzo di animali selvatici a rischio; al fine di ridurre le occasioni di contagio tra specie selvatiche e animali selvatici temporaneamente o stabilmente detenuti in cattività è opportuno specificare le misure che in ciascun caso debbono essere rispettate. Ad esempio il divieto totale all’uso dei richiami vivi appartenenti alle specie degli anseriformi e caradriformi, ritenendo che gli stessi possano essere un vettore privilegiato del virus, stando negli stessi habitat frequentati dalle specie target. Così come occorrono misure rigorose in ordine all’introduzione di fauna selvatica dall’estero, con particolare riferimento alle aree interessate dal virus, e, in generale, per l’immissione di tutte le specie selvatiche nelle aree a rischio di contagio. - chiara definizione di un piano nazionale di monitoraggio; rappresentare un credibile quanto ampiamente partecipato piano nazionale di monitoraggio su specie target e per gli habitat di maggiore interesse a scala nazionale, che non preveda tanto inutili quanto ridicoli sorvoli in elicottero come fatto dal precedente Governo.

CALENDARI

V E N ATO R I

UMBRIA E MOLISE

una bella occasione perduta Dopo l’approvazione dei calendari venatori dell’Umbria e del Molise il Presidente dell’Arcicaccia, Osvaldo Veneziano ha rilasciato la seguente dichiarazione: “I Calendari venatori di Umbria e Molise – dichiara Veneziano – sono stati e continuano ad essere delle vere vergogne scientifiche. Non c’è luogo del pianeta ove i primi di settembre si apre la caccia a lepri e fagiani: perché questo avviene in Umbria e in Molise? Una possibile risposta potrebbe essere quella legata alle convenienze di amministratori ispirati dalla demagogia populistica e corporativa che se ne fregano delle indicazioni dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, dell’etica della buona caccia e preferiscono produrre ridicoli calendari venatori senza alcuna relazione con Regioni confinanti con identici ecosistemi. La mostruosità della pre-apertura alla stanziale favorisce pratiche di “buttatori” di selvaggina inutile, che sperperano denaro pubblico, danneggiando il patrimonio faunistico dello Stato. Così la pre-apertura alla stanziale fa solo la gioia dei mercanti di fagiani “compri tre e paghi due” che vivono, quando va bene, dall’alba al tramonto. Alcuni sostengono che, almeno in Umbria, una simile apertura eviterebbe che i cacciatori sparino a tutto. Affermazione gravissima e offensiva di persone che verrebbero classificate più o meno così: o incompetenti o bracconieri. Secondo certi politici sarebbero un pericolo pubblico che non si capisce perché poi dovrebbero essere poi ospitati in altre Regioni. Questo scandalo è sostenuto (che buffonata ignobile difendere un’apertura diversa a 3 km di distanza) da alcune associazioni e riviste venatorie che inutilmente cercano di salvare la loro residuale credibilità nell’opinione pubblica richiamando la scienza ad ogni piè sospinto mentre poi praticano iniziative screditate e di mercantile interesse. Le forze politiche poi che si stracciano le vesti nelle loro presenze televisive a testimoniare la loro sincera fede ambientalista, che si sono unite e alleate in cartelli elettorali e coalizioni per conquistare il Governo del Paese dovrebbero portare a coerenza il loro impegno in materia di gestione della fauna. Invece di nuovo dovremo assistere al deludente spettacolo dello sbraitare, talvolta financo da estremisti fondamentalisti, alla realizzazione di attività regionali caratterizzate del peggiore opportunismo, da logiche di voto di scambio delle peggiori tradizioni. Non ci sono giustificazioni al calendario dell’Umbria (centrosinistra) e del Molise (centrodestra), le due pecore nere italiane. Isoliamo in tutte le sedi, quanti speculano su fauna e caccia, per sopravvivere politicamente e tirare a campare tutelando interessi personali e di associazioni nostalgiche e perdenti: sono persone che screditano le istituzioni!


L’Attivo dei dirigenti regionali riunito nella Sala Consiliare della cittadina etrusca

Da Volterra un’Arcicaccia viva e pronta a nuove sfide Appassionato dibattito guardando al Congresso di primavera. L’introduzione di Logi e le conclusioni di Veneziano Linea politica dell’Associazione, organizzazione e tesseramento al centro della proficua giornata di lavoro. Previsti altri incontri in vista della formulazione delle tesi in un seminario che si terrà a gennaio La bellissima piazza dei Priori di Volterra e la stupenda sala consiliare del comune della cittadina etrusca hanno fatto da cornice all’attivo regionale organizzato dall’Arcicaccia Toscana il 22 luglio scorso. L’altissima partecipazione, poco meno di 100 i dirigenti regionali, provinciali e dei circoli, è stata l’occasione per fare il punto su numerosi argomenti all’ordine del giorno dell’agenda politica ed organizzativa dell’associazione. La giornata di lavori ha avuto lo scopo non solo di oliare gli ingranaggi dell’azione immediata dell’Arcicaccia della Toscana, sia in campo politico che nel tesseramento, ma anche di aprire la strada di avvicinamento verso il congresso della primavera 2007. Infatti, dopo questo primo appuntamento, seguiranno altre giornate di approfondimento sui diversi temi che culmineranno verso gennaio quando, in un seminario di più giorni, verrà fatta la sintesi del lavoro prodotto e definite le tesi per il congresso della successiva primavera. Quindi uno sforzo non indifferente ma indispensabile per dare nuova energia al futuro dell’associazione e della caccia. L’analisi delle problematiche è stata affrontata in modo approfondito sia dalla relazione introduttiva del Presidente regionale Massimo Logi che nelle conclusioni del Presidente Nazionale Osvaldo Veneziano, inframmezzate da un ampio ed esaustivo dibattito. Dopo le criticità emerse durante il Governo del Centrodestra in campo non solo venatorio (il tentativo di controriforma ed il pericolo di privatizzazione della caccia su tutti) ma anche economico, sociale ecc. che ha determinato profonde lacerazioni nella società, c’è oggi la speranza che si apra una nuova stagione di riforme necessarie che comunque vedranno l’Arcicaccia agire in piena autonomia rispetto alle attuali forze della maggioranza parlamentare. L’obiettivo primario è difendere la caccia gestita in termini pubblici e radicare la legge 157 favorendo lo sviluppo delle regioni oggi ancora al palo in termini di gestione faunistica. Molti i problemi all’ordine del giorno del Governo come gli effetti del “Decreto Ronchi” e della sentenza del TAR del Lazio che rischiano di interdire la caccia in tutte le aree della rete “Natura 2000” e l’annoso problema delle deroghe, oggi messe in discussione dall’Unione Europea. Sul primo aspetto già ci stiamo muovendo e dialogando con il Ministro dell’Agricoltura De Castro per la stesura di un Decreto che rimuova tale pericolo. Diverso il discorso delle deroghe in quando l’Italia si trova nella condizione di messa in mora da parte dell’UE (anticamera della procedura di infrazione con relative salate sanzioni) in quanto la legislazione nazionale non risponde ai crismi della Direttiva Uccelli (409/79), perché nata, a nostro giudizio, dalla demagogia del Governo Berlusconi e non da una rigorosa applicazione della direttiva stessa. Una scorciatoia che, si ha permesso il prelievo di specie come

storno e fringuello, ma oggi pone il mondo venatorio ad un bivio: o si continua nella strada fin qui intrapresa con i rischi della procedura di infrazione o ci facciamo carico di promuovere un approccio serio e scientifico al problema. La scelta dell’Arcicaccia è quella di spingere affinché il Governo intraprenda le necessarie azioni per chiedere la reintroduzione dello storno tra le specie cacciabili e di sollecitare la Regione Toscana affinché attivi anch’essa un percorso lineare in tema di deroghe, sulla scorta di un atto di indirizzo del Governo, che l’Arcicaccia ha richiesto, in modo da uniformare i provvedimenti delle diverse regioni italiane. Anche sull’altro tema nazionale, l’in-

stra. A questo proposito è stato rilevato negli interventi che con riforma della PAC e la prossima approvazione del Piano di Sviluppo Rurale si aprono delle possibilità per un nuovo accordo con il mondo agricolo, basato sulla collaborazione diretta nella gestione del territorio attraverso le risorse messe a disposizione dal PSR e quindi dall’Unione Europea. Grazie alla lungimiranza dell’Arcicaccia Toscana tale prospettiva è stata coltivata ed oggi il risultato è una alleanza con la CIA e la Legambiente, che trova la sua forza sul comune obiettivo di dare nuovo slancio alla caccia compatibile attraverso la gestione del territorio e della fauna. A questo risultato è seguito un altro passaggio che ha visto, grazie al forte impegno dell’Arcicaccia, la stesura di un documento unitario delle associazioni agricole, venatorie e USCIAMO DALLA LOGICA DELLE DEROGHE Legambiente della IL GOVERNO ATTIVI LE PROCEDURE Toscana, presentato in EUROPEE PER INSERIRLO NELL'ELENCO un grande convegno DELLE SPECIE CACCIABILI lo scorso 27 giugno scorso, che ribadiva fluenza aviaria, l’associazione sta lala necessità di proseguire nella strada vorando all’interno della Task Force della gestione, rafforzando i processi di presso il Ministero della Salute affingoverno condiviso e partecipato. Una ché vengano evitati provvedimenti di vittoria per l’Arcicaccia che, anche nechiusura della caccia tout court, privi gli anni bui della stagione dei Berlato di ogni fondamento e di qualsivoglia e degli Onnis, ha tenuta dritta la barra reale utilità. ed ora si trova ad indirizzare un nuovo Dalla Toscana l’Arcicaccia pone anche dibattito circa l’unità del mondo veil problema delle risorse per la gestionatorio. Se esperienze come l’UNAVI

STORNO una specie da cacciare

lo dice la scienza lo chiedono gli agricoltori lo suggerisce il buon senso

Dopo i guasti del centrodestra (tanti e gravi) la speranza di una nuova stagione di riforme favorita dalla nuova maggioranza di governo con l’Arcicaccia partecipante in piena autonomia a sostenere una caccia gestita in termini pubblici e a favorire un profondo radicamento della legge 157 in tutte le regioni ne del territorio: la Regione si trova in difficoltà a garantire i livelli di finanziamento verso Province ed ATC con risorse proprie e per questo più che mai è indispensabile reintrodurre il ristorno del 50% della tassa di concessione governativa verso le regioni già cancellata dal Governo del Centrode-

non sono ripetibili, certo è necessario porsi il problema di quanti danni faccia alla caccia la frammentazione e la litigiosità. Ma quale unità è possibile? In tutti gli interventi è stato ribadito che l’unica piattaforma possibile da cui partire è la condivisione dell’attività venatoria intesa in termini pub-

blicistici, ecologicamente compatibili e socialmente accettabili. Gestione corretta del territorio e della fauna, rafforzare il ruolo degli ATC e, soprattutto, coerenza intellettuale. Che purtroppo a qualcuno pare ancora mancare come a molti dirigenti della FIDC che ancora riescono ad usare volti e parole diverse a seconda della realtà locale dove si trovano. La Federcaccia Toscana lancia segnali di disponibilità ma, come rilevato da Presidente Veneziano, lo stesso non accade in moltissime altre regioni. E così anche nella Toscana troppe ancora sono le Federcaccia che continuano ad agire spinte dall’opportunismo contingente e non da una visione strategica globale. Nel dibattito è emersa forte la volontà di perseverare nella ricerca dell’unità ma mantenendo fermi i capisaldi della politica dell’Arcicaccia e soprattutto di estendere la ricerca del dialogo anche con altre componenti fondamentali della società come il mondo agricolo ed ambientalista come abbiamo fatto, peraltro, in questi

Problema delle deroghe, ripristino dei ristorni alle regioni, riforma della Pac e piano di sviluppo rurale: possibilità da cogliere anni, assorgendo l’Arcicaccia a ruolo di interlocutore e partner principale nel mondo venatorio. A livello regionale l’importantissimo risultato della riforma della legge regionale sulla caccia non è vissuto dall’associazione, come emerso negli interventi, quale punto di approdo ma semmai partenza di un cammino di riforme per rendere ancora più moderno il volto della caccia in Toscana. Quindi sarà da subito necessario riflettere sullo status giuridico degli ATC o comunque sulle forme di finanziamento da destinare alla realizzazione di interventi di miglioramento ambientale per scongiurare che questi vengano equiparati ad “aiuti di stato” verso gli agricoltori e quindi vietati dalla Comunità Europea, stante lo stato di Ente con funzioni Pubbliche attribuito agli ATC. Altro punto importante emerso durante i lavori dell’assemblea è stata la forte richiesta alla regione Toscana di cancellare l’opzione per la caccia agli ungulati, assurdo privilegio per pochi fortemente voluto da una parte della Federcaccia, ma vero “attentanto” al principio della caccia democratica. Rimane poi il problema dell’armoniz-

zazione secondo criteri scientifici dei calendari venatori tra regioni confinanti, in particolare con l’Umbria: l’Arcicaccia non può continuare ad accettare che i problemi del fallimento della gestione umbra si scarichino sulla Toscana. La richiesta verso l’Assessore alla caccia della Toscana, che condivide l’impostazione, è di emanare provvedimenti restrittivi sull’ingresso dei cacciatori umbri in Toscana, almeno finché tale regione non armonizzi il proprio calendario venatorio a quello delle regioni confinanti, essendo essa l’unica grande anomalia nel panorama dell’Italia centrale. Anche il tema del tesseramento ha avuto una parte importante nella discussione, alla luce della “rivoluzione” portata dalla nuova polizza e dal bollettino postale. Già il tema delle novità era stato affrontato nello scorso febbraio con una assise regionale svoltasi a Calcinaia (PI) in cui i quadri dirigenti dell’associazione avevano preso visione delle novità. A consuntivo delle prime settimane di tesseramento è emerso, in modo concorde, che la scelta della prima Compagnia italiana, le “Generali”, la distinzione tra polizza “cacciatore” e polizza “cane”, l’uso del bollettino postale sono scelte lungimiranti e ormai ben assorbite dai livelli dirigenti e dai soci. Tuttavia al fine di spazzare il campo da qualsivoglia difficoltà di interpretazione il Comitato regionale ha realizzato (e

I danni della frammentazione e della litigiosità nel dopo Unavi e le troppe Federcaccia esistenti distribuito proprio nel corso dell’attivo di Volterra) un manifesto esplicativo in due formati, un sunto predisposto dall’Arcicaccia Nazionale ed uno specchio comparativo tra le polizze delle altre associazioni. Da quest’ultimo strumento si nota chiaramente che la qualità della polizza Arcicaccia non ha rivali e pertanto, nel rapporto qualità/prezzo, è superiore a tutte le altre, fornendo indiscutibili vantaggi ai soci. A sintesi di quanto emerso durante i lavori rimane una associazione viva, pronta a nuove sfide e a mettersi ancora in gioco con passione, partecipazione ed entusiasmo. Un gruppo dirigente attivo e con importanti segni di rinnovamento nel solco della continuità della linea politica che si pone come avanguardia del mondo venatorio.

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Lepre: Rapis, Butini e Rampini sui gradini più alti del podio Dal 30 marzo al 2 aprile si sono svolte in provincia di Alessandria e precisamente nelle splendide Aziende Faunistico-Venatorie di Sezzadio e il Bandiasso e nelle ZRC gestite dall’Arcicaccia di Alessandria, la 4° Coppa dei Campioni Arcicaccia e il 3° incontro Internazionale Italia-Francia su lepre, CAC-CACIT. L’organizzazione è stata a cura del Club Italiano Bleu de Gascogne e dell’Arcicaccia. I molti partecipanti, da ogni parte d’Italia, hanno dato lustro a questa manifestazione segugistica che è di grande livello tecnico-agonistica, in territori molto tecnici e selettivi. Le zone sono risutlate popolate in giusta misura dalla lepre, ma anche di altri tipi di selvatico, mettendo in condizioni cani e canettieri di esprimersi al meglio, da

specialisti quali sono. La cinofilia, parte essenziale per potenziare la caccia ma anche per dare un’immagine giusta, veritiera e credibile verso il mondo dei protezionisti, dei proprietari dei terreni e dell’intera opinione pubblica. Un plauso per la strada intrapresa dalla nostra Associazione, con spirito lungimirante, prima con i vari Campionati Italiani ed ora anche con la Coppa dei Campioni, per fornire, pure agli stessi cacciatori, la possibilità di potersi cimentare con i coetanei stranieri, in questo grande e nobile sport che è la cinofilia segugistica, vera immagine competitiva tra diver-

se scuole e tradizioni. L’Arcicaccia non è solo caccia, ma anche sport, cinofilia, cultura, tradizione, educazione ed etica cinofilo-venatoria, con il giusto tocco competitivo, per incentivare qualità e specializzazione. In questa 4° Coppa dei Campioni, abbiamo avuto graditi ospiti, importanti dirigenti dell’ENCI, ma anche del mondo agricolo, politici ed amministratori locali, dirigenti di altre Associazioni venatorie , di gruppi cinofili, dirigenti e giudici stranieri, tutti hanno avuto la possibilità di verificare l’ottima organizzazione, un regolamento all’avanguardia e ottimi segugi di ogni razza e varietà, in territori stupendi. Francesi e Svizzeri, presenti in forze, come di consueto, sono stati, assieme agli Italiani, ma anche croati e sloveni grandi protagonisti dell’intera 4° Coppa dei Campioni per preparazione, competenza e sportività, ma anche con ausiliari di grande qualità venatorie ben specializzate. I numeri organizzativi danno il segno del successo della manifestazione: 40 singoli, 52 coppie e 89 mute. Per la prima volta, si è positivamente sperimentato, oltre alla consueta giuria plurima, anche una giuria internazionale, che ha fornito utili ed importanti insegnamenti per tutti, per il regolamento, per i sistemi di giudizio, morfologici e attitudinali. Un grazie ai concorrenti, per la partecipazione, per la sportività e per i loro ottimi segugi; ai giudici, per serietà e competenza; agli accom-

FINALE CAMPIONATO ITALIANO ESPOSITIVO Arcicaccia Csaa Termoli - 27 agosto 2006 Parco Comunale Patrocinio Regione Molise, Provincia di Campobasso e Comune di Termoli

Per informazioni: tel 064067413 4

pagnatori, esemplari come sempre. Un grazie all’Arcicaccia, per aver ancora una volta, creduto nella nostra organizzazione. Franco D’Aquaro

Classifiche Coppa Campioni categoria mute 1. Rapis Battista con Brina, Selva, Stria, Lola 2. Chevrey Christian con Sally, Sandy, Tina, Unes, Ulna, Ulla 3. Gagni Aronne con Onix, Inga, Primula, Lerdi Coppa Campioni categoria coppie 1. Butini F. con Gioia e Farfalla 2. Dotti A. con Vento e Onda 3. 3. Mattiello G. con Red e Selvaggia Coppa Campioni categoria singolo 1. Rampini con Asso 2. Bono Carlo con Daly 3. Filodelfi Augusto con Greco 4. Fognani con Zago 3° Incontro internazionale Italia Francia (mute) 1. Formis con Tamise, Polka, Rissa, Nysa (ariegeois) 2. Campourey con Petunia, Rami, Ringo, Una, Tenor, Tinette (ariegeois) 3. Corghi con Desi, Keti, Ambra, Sendi, Dora, Linda (Griffon Bleu de Gascogne) 4. Raimondi con Montagne, Met, Mella, Ramon, Romina, Leda (ariegeois)

Tricolori su beccacce: vincono Angelici e Feoli

Cento concorrenti per 10 batterie: sono questi numeri che attestano il successo del campionato italiano Arcicaccia di caccia su beccacce per cani da ferma e da cerca (senza abbattimento del selvatico) che si è svolto domenica 19 marzo a Pietralunga di Perugia, ottimamente organizzato dal circolo Arcicaccia Alto Tevere Umbro di Città di Castello. I numeri da soli, però, nulla potrebbero se non accompagnati, in una prova così specialistica, dalla presenza della regina dei boschi. E così è stato tanto che il giusto numero di incontri ha consentito alla giuria (Borchi, De Santis, Verdecchia, Marini, Pucciatti, Guazzini, Massari, Mugnai, Piedepalumbo, Massoli) di stilare classifiche condivise sportivamente da tutti i concorrenti. Un grande tributo deve essere riservato a Fabrizio Bruschetti, Paolo Zandrini e Alberto Alunni per la perfetta macchina organizzativa messa in piedi e che ha potuto contare su territori straordinari compresi nell’Azienda

Faunistica Perrubbio Pietralunga. La manifestazione ha consacrato il setter inglese quale cane privilegiato dai beccacciai nostrani anche se si sono distinti anche alcuni pointer, bracchi francesi, epagneul breton e springer. Nella cerca la classifica è avara di risultati ma merita menzione lo springer Maior di Marcello Fortini. Nei continentali il migliore è l’epagneul breton Jang di Feoli. C’è l’eccellente per il piccolo grande cane. Negli inglesi la partita è a due: Angelici e Speranzini presentano cani di indubbie qualità venatorie. Rompe il duopolio Nuvola, setter inglese di Venanzi che però si deve accontentare del primo molto buono in batteria. Juma, Nero e Stellina i setter di Angelici che vanno in classifica; Cit del Meschio e Pepa del Meschio quelli di Speranzini. Per Juma e Cit , primi con l’eccellente nelle rispettive batterie, è spareggio. La giuria non ha dubbi: Angelici con Juma è campione.

A Foligno nella Coppa Campioni attitudinale su quaglie liberate Pucciatti, Lascialfari e Sacripanti mettono in fila il gotha della cinofilia Al confine fra le Marche e l’Umbria, ai piedi del gruppo del Monte Pennino, a quota 750 metri, si estendono gli altopiani plestini o di Colfiorito che prendono questo nome dall’antica città di Plestia; essi sono caratterizzati dalla presenza di vaste zone pianeggianti, denominate “piani” che sono in gran parte resti di antichi laghi prosciugatisi naturalmente o bonificati dall’uomo. In questo suggestivo e naturale anfiteatro si è svolta, domenica 4 giugno, la IV Coppa dei Campioni, prove attitudinali su quaglie liberate per i cani delle razze da ferma, organizzata dall’Arcicaccia Csaa e riconosciuta dall’Enci. All’appuntamento hanno partecipato i migliori soggetti dell’anno visto che la carta d’accesso alla finale era condizionata dall’acquisizione dell’eccellente in una delle prove di qualificazione. Sul catalogo quasi cento cani con una decisa predominanza delle razze inglesi sui continentali esteri. Scarsa la partecipazione dei continentali italiani con la lodevole eccezione dei bracchi italiani di Ugo Pucciatti che peraltro hanno dato prova di una ottima preparazione conquistando il primo posto (e la Coppa) con Mercurio (Eccellente) e il secondo, sempre con l’eccellente, con Velo. L’assenza delle razze italiane dalle prove attitudinali deve esse-

re oggetto di una attenta riflessione da parte delle società specializzate poiché è in quel contesto che possono far valere tecnica, stile e capacità conquistando i favori dei cacciatori. Di contro ben altra attenzione alla manifestazione hanno riservato alla Coppa dei Campioni i vari Zagni, Pianigiani, Nunziata, Bravi, Bietolini, Sacripanti, Garofalo, Buranello, Mannucchi, Scarpecci, Lascialfari, Tureddi, Angelici, Tono, Fusi, che hanno posto del terreno della prova soggetti preparati e di indiscusso valore. Ne è risultata una gara avvincente anche se i cani hanno avuto una generalizzata difficoltà di incontro non dovuta evidentemente all’ottimo lavoro svolto dagli organizzatori ben diretti da Bruno Broccolo, Marcello Maltempi e da Giorgio Torti, come hanno tenuto a precisare il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Arcicaccia Marco Ciarafoni e il responsabile nazionale della Lega Cinofila Giorgio Filippucci nel corso delle premiazioni. Nella categoria continentali esteri, giudicata da Sergio Bianconi e Rino Rosciarelli, Fabio Lascialfari ha impegnato al massimo i suoi cani sul terreno di gara e alla fine è risultato vincitore con Ciaco della Notte di San Lorenzo (1° eccellente) , un epagneul breton davvero interessante per galoppo e metodo di cerca.

A contrastare la vittoria ci ha provato il kurzhaar Quik di Pra’ Capone condotto da Roberto Scarpecci che però si è dovuto “accontentare” del secondo eccellente. Al terzo una vecchia conoscenza: il breton Hulò (eccellente) di Lascialfari. E’ una ferma leggermente aggiustata che delinea la classifica nelle razze inglesi. Il setter Bluss di Sacripanti mette in riga Pianigianis Hardok, anch’esso setter, condotto da Pianigiani. Per entrambi l’eccellente e solo delle piccole sfumature hanno consentito alla giuria composta da Raffaele Pozzi e Sandro Pacioni di stabilire l’assegnazione della Coppa. Sul gradino più basso del podio è salito Proietti con il suo setter Taco (Molto Buono). Qualifica di Molto Buono anche per altri due setter: Ufo di Silvestri e Terri di Drago.


A Civita Castellana laureati i campioni 2006. Toscana e Umbria scontro al vertice Il campionato Italiano Arcicaccia di caccia su quaglie liberate, nella forma che prevede l’abbattimento, ha una storia abbastanza lunga, quasi ventennale. Le prime mosse sono avvenute sul campo addestramento cani dell’Arcicaccia di Spoleto: l’obiettivo era dare una risposta ai tanti appassionati che la domenica si ritrovano sui campi di gara di questa specialità; poi l’attività è proseguita, ottenendo sempre più ampi consensi e successi. Ora da qualche anno ha trovato la sede più confacente nell’Azienda Agro Turistica Venatoria di “Borghetto” a Civita Castellana (VT): campi pianeggianti e leggermente ondulati, di ampiezza giusta per le varie razze che si confrontano; ma anche ottima organizzazione e servizi adeguati per lo svolgimento di un campionato italiano di prestigio come quello dell’Arcicaccia. La fusione tra gli uomini dell’Arcicaccia, quest’anno “capitanati” egregiamente da Giuseppe Pilli e quelli dell’Azienda Agro Turistica Venatoria diretti da Tiro Profili hanno dato risultati veramente eccellenti; tutti sono stati messi a proprio agio e di conseguenza la macchina organizzativa è andata avanti senza intoppi con la massima funzionalità. In campo i cani ben coadiuvati dai conduttori hanno dimostrato, con il loro alto livello di qualità naturali e preparazione di essere stati ben selezionati nelle prove regionali; si è potuto così assistere a turni esemplari che hanno dato un alto profilo alla manifestazione. Il setter inglese Falco di Roberto Cipriani, il pointer Olfeo di Diego Picchiarelli, l’epagneul breton Marck di

Umberto Berni e Argo, l’altro breton di Marco Valentini , ma anche lo spinone Brenno di Odorico Franchi e Kira la springer di Novello Bocci , per quello che hanno fatto vedere, possono sicuramente partecipare a tutte le specialità della caccia pratica così pure quei soggetti che hanno ottenuto la classifica di eccellente unitamente ai i tanti menzionati ma non classificati per errori commessi. Possiamo dunque dire che il campionato ha raggiunto traguardi ambiziosi per la qualità della partecipazione ma anche merito dei giudici che l’associazione ogni anno aggiorna e rinnova. In questa occasione il gruppo giudicante è stato sicuramente di livello molto alto: Ugo Pucciatti, Lorenzo Falsarano, Andrea Girelli, Alessandro Baroncelli, Domenco Verdecchia, Federico Grillino, Sergio Mascii, Giancarlo Massari, Fabrizio Bruschetti, Alfonso D’Amato hanno espresso giudizi condivisi da tutti e da tutti apprezzati e in un campionato come questo è sicuramente un’altro merito da elogiare. Da sottolineare anche il lavoro puntuale e preciso dalla segreteria , merito del delegato Salvatore Maenza e di Avio Massoli che senza un minuto di tregua hanno dato il massimo contributo. Al termine di appassionate batterie e degli spareggi previsti dal regolamento lo scudetto tricolore è stato conquistato da Roberto Cipriano, Umberto Berni, Odorico Franchi e Novello Bocci. Per la competizione a squadre, di contro, duello a distanza tra la Toscana e l’Umbria. La prima vince nella categoria cani da cerca e continentali esteri. La seconda primeggia tra i continentali italiani e gli inglesi.

La premiazione è stata una vera festa e non poteva essere altrimenti dato l’intero svolgimento di questo campionato.

Giorgio Filippucci CLASSIFICHE INGLESI 1° Batteria giudici: Sergio Mascii, Giancarlo Massari 1° ECC. Orfeo PT Diego Picchiarelli 2° ECC. Ariel SI Francesco Franchi 3° MB Spiga SI Ivan Bertolesi 4° MB Deny SI Ivan Bertolesi 5° MB SI Antonio Cafaro 6° MB Navajo PT Marcello Fortini 7° B Diana SI Bruno Nocella 2° Batteria giudici: Fabrizio Bruschetti, Alfonso D’Amato 1° ECC. Falco SI Roberto Cipriano 2° ECC. Ciro PT Novello Bocci 3° ECC. Tabutò PT Marcello Fortini 4° ECC. Vasco SI Antonio D’Alise 5° MB Zidan SI Alberto Radicioli 6° MB Laki SI Lamberto Macchiavelli 7° MB Arno SI Antonio Damiano Il barrage tra i primi due assegna il titolo di campione italiano 2006 a Falco SI di Roberto Cipriano CONTINENTALI ESTERI 1° Batteria giudici: Andrea Girelli, Alessandro Baroncelli 1° ECC. Argo EB Marco Valentini 2° ECC. Demon EB Sauro Pucci 3° MB Dicca EB Alberto Araldi 4° MB Denny EB Antonio Pafundi 5° MB Lara EB Antonio Mugellesi 6° MB Black EB Roberto Venturi 7° B Lilla EB Giuseppe Pilli 2° Batteria giudici: Domenico Ver-

decchia, Federico Grillino 1° ECC. Marck EB Umberto Berni 2° ECC. Messier BF Marcello Fortini 3° ECC. Alex EB Roberto Cipriani 4° MB Fiume EB Antonio D’Alise 5° MB Alù EB Orfeo Ranocchia 6° MB Eros EB Lino Lega 7° MB Totò EB Renzo Cerboneschi Al barrage si aggiudica il titolo di Campione Italiano 2006 Marck EB di Umberto Berni CONTINENTALI ITALIANI Giudici: Ugo Pucciatti, Lorenzo Falsarano 1° ECC. Brenno SPI Odorico Franchi 2° MB Gigi SPI Federico Franchi Razze da cerca 1° ECC. Kira SPR Novello Bocci 2° ECC. Baia SPR Antonio D’Alise 3° ECC. Liz SPR Odorico Franchi 4° ECC. Sally SPR Andrea Bellotta 5° MB Clay SPR Fabrizio Pesce 6° MB Egler Cocker Odorico Franchi 7° MB Diana SPR Daniele De Corso CLASSIFA A SQUADRE Continentali Italiani 1° Classificato Umbria punti 55 Odorico Franchi, O. Franchi, Federico Franchi Cani da cerca 1° Classificato Toscana punti 99,5 Fabrizio Pesce, Andrea Bellotta, Antonio D’Alise Continentali Esteri 1° Classificato Toscana punti 97

Antonio D’Alise, Renzo Cerboneschi, U. Berni 2° Classificato Umbria punti 67 Marcello Fortini, Orfeo Ranocchia, F. Picchiarelli 3° Classificato E. Romagna punti 66 Lino Lega, Marco Valentini, A. Mugellesi Inglesi 1° Classificato Umbria A punti 98 Marcello Fortini, Diego Picchiarelli, F. Franchi 2° Classificato Umbria B punti 78 Odorico Franchi, Marcello Fortini, Novello Bocci 3° Classificato Basilicata punti 77,5 Antonio Cafaro, Antonio D’Anna, G. Grosso SQUADRE PRESENTI Toscana, Emilia Romagna, Abruzzo, Marche, Lazio, Umbria, Campania, Basilicata

Segugi scatenati a Orvieto: Barbanera, Albonetti e Savastani primi della classe Nella splendida cornice del Monte Peglia, nel verde della zona del demanio forestale di Selva di Meana di Allerona S. Venanzio, anche quest’anno si sono affrontati il 18 giugno, nella Finale il meglio del meglio in campo segugistico per quanto riguarda mute, coppie e singoli di cani da seguita su cinghiale. Migliaia sono stati i cani selezionati per poi formare le squadre che, dalle varie regioni partecipanti, hanno preso parte alle fasi semifinali e poi alla finale. Tanto per fornire dei dati basti pensare che, per selezionare gli esemplari per la sfida dei singoli, solo in Toscana sono stati giudicati oltre 300 soggetti. I selezionatori hanno visionato, tra le Regioni partecipanti, migliaia di soggetti. Umbria, Toscana, Lazio, Basilicata, Emilia Romagna, Sardegna, Marche, Liguria queste le Regioni partecipanti che si sono poi date battaglia nel verde della Zona del demanio forestale sopra menzionata. Organizzazione perfetta, giudici di altissima qualità. I soggetti presentati nelle tre categorie che si sono sfidati nelle semifinali (che si sono svolte il 9-10-11-16-17 giugno) e nella finale del 18 hanno rappresentato un passo ulteriore in più per la selezione delle razze e per la tipicità. Insomma bei soggetti ma soprattutto cani da seguita che hanno svolto, nella maggior parte dei casi, un ottimo lavoro. Tantissimi nomi dovremmo

citare per ricordare tutti coloro che hanno contribuito al successo del Campionato ma permetteteci di ricordare soprattutto alcuni che sono stati determinanti. Un saluto particolare ed un ringraziamento al Presidente del Circolo Arcicaccia di Orvieto Marcello Marricchi e soprattutto a Marco Antonini che in prima persona ha organizzato la fase finale del Campionato; un particolare ringraziamento a tutti i selezionatori regionali ed in particolare a Franco D’Aquaro che ha coordinato l’evento a livello nazionale e che, anche quest’anno, ha messo in campo tutta la sua vastissima capacità organizzativa e la competenza oltre la sua inesauribile energia comunicativa. Una menzione particolare ai giudici e a tutte le rappresentative regionali che hanno partecipato, menzionando soprattutto per la grande volontà e passione le squadre della Basilicata e della Sardegna. Alla fine della giornata di domenica 18 si sono svolte, all’ombra delle secolari querce del Monte Peglia, le premiazioni alle quali hanno partecipato tra gli altri, Giorgio Filippucci responsabile della cinofilia Arcicaccia CSAA e Benedetto Valente Segretario Nazionale del CSAA che ha ringraziato tutti i partecipanti e dato appuntamento per un nuovo, appassionante successo al prossimo anno.

Brandano

I risultati finali: MUTE 1a Marco Barbanera (PG) Muta di Ariegeois punti 158 ECC 2 a Emanuele Spaccino (Orvieto) 2 Ariegeois, 2 Italiani, 1 impuro punti 149,2 MB 3 aGiovanni Giampiero (Potenza) Beagles COPPIE 1a Daniele Albonetti (Follonica) Maremmani punti 154 - ECC 2 a Marco Giusti (Ponsacco – Pisa) – Impuri

punti 152,5 – ECC 3 a Giancarlo Caciolla (Orvieto) – Segugi Italiani punti 148,5 – MB SINGOLI 1a Alessandro Savastani (Rocca Sinibaldi – Rieti) Segugio Italiano a pelo forte punti 161 ECC 2 a Moreno Chechi (Giuncarico – Grosseto) –Maremmano punti 160 – ECC 3 a Paolo Di Capua (Rosignano - Livorno) – con Vespina – Maremmano – NC 5


Ultim’ora. Approvato il decreto predisposto dai ministri De Castro, Pecoraro Scanio e Bonino

Il governo salva la caccia compatibile nelle Zps Arcicaccia: decisione equilibrata. Ora Regioni e Province facilitino l’applicazione delle nuove norme L’Ultimo Consiglio dei Ministri del mese di agosto ha approvato un decreto legge urgente proposto dai ministri De Castro, Pecoraro Scanio e Bonino che ha messo ordine alle questioni Zone di Protezione Speciale e deroghe aperte da una sentenza del Tar, confermata dal Consiglio di Stato, e dai procedimenti di infrazione attivati dall’Unione Europea. Le misure adottate, che pubblichiamo integralmente, tendono a dare certezza di diritto alla caccia, a rendere conforme la legislazione italiana con le direttive europee e salvano gli investimenti destinati agli agricoltori per i piani di sviluppo rurale. L’Arcicaccia è stata protagonista indiscussa nel lavoro di predisposizione degli atti governativi anche ai fini di superare spinte fondamentaliste che rischiavano di segnare la decisione dell’Esecutivo. Ora il quadro di certezze dovrà essere confermato dall’impegno di Regioni e Province che nella ristrettezza dei tempi avranno il compito di rendere facile e possibile l’osservanza della legge da parte dei cacciatori. Subito dopo, passata la fase dell’emergenza, occorrerà mettere in moto tutte le energie e competenze istituzionali e associative per riprendere il percorso dell’applicazione della legge 157, irresponsabilmente abbandonato nella precedente legislatura. In questo quadro almeno tre sono le priorità: presentazione in Parlamento dello stato di applicazione della legge sulla caccia, ristorno agli Atc di una parte della tasse di concessione governative per progetti di qualificazione ambientale e reintroduzione dello storno nell’elenco delle specie cacciabili così come richiesto, in solitudine e da anni, dalla nostra Associazione mentre altre componenti abbaiavano alla luna richieste demagogiche e finalizzate alla privatizzazione della caccia. Subito dopo il Consiglio dei Ministri, l’Arcicaccia ha emesso il seguente comunicato stampa: “Le decisioni, sui temi delle Zone di Protezione Speciale e del prelievo in deroga, assunte questa mattina dal Consiglio dei Ministri, garantiscono, finalmente, certezza di diritto per i cacciatori italiani, a partire dall’imminente stagione venatoria. Si è chiusa la fase del dissesto provocato dalle inadempienze e dalle forzature delle normative europee prodotte dal precedente governo di centro destra che hanno determinato il rischio di sanzioni pesanti e del blocco dei finanziamenti per i piani di sviluppo rurale ma anche la chiusura della caccia in 4 milioni di ettari, se non fosse intervenuta la nuova decretazione voluta dai ministri De Castro, Pecoraro Scanio e Bonino. Il Governo Prodi, in emergenza, è riuscito a garantire, con il decreto, serenità e certezza per la stagione venatoria. Le posizioni estremiste del mondo venatorio più arretrato e quello animalista fondamentalista e abolizionista, non hanno trovato ascolto e il Governo, coerente con quanto scritto nel suo Programma, ha scelto la strada dell’equilibrio e della ragionevolezza e ha autorizzato la caccia nelle Zps affidando alle Regioni la definizione delle misure di salvaguardia degli ambienti interessati. Il decreto consente, inoltre, di recepire in modo rigoroso le norme comunitarie sul prelievo in deroga con particolare riferimento a quelle di tutela delle colture agricole. Siamo lieti di aver contribuito con la forza delle nostre idee, coerenti con la prospettiva di una caccia eco-compatibile, rifuggendo da atteggiamenti corporativi che pure in questa fase si sono evidenziati, a migliorare negli incontri avuti con i ministri De Castro e Pecoraro Scanio, il decreto poi approvato. Da oggi siamo fuori da una pericolosa emergenza e chiediamo al Governo, in un rapporto armonico e costante tra i ministri competenti e le Regioni, di attivare tutti gli strumenti per realizzare la concertazione con le rappresentanze delle categorie interessate a partire dagli agricoltori, dagli ambientalisti, dai cacciatori, per applicare coerentemente la legge in tutto il Paese”.

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Il decreto che salva l’attività venatoria Di seguito il testo del decreto-legge concernente “disposizioni urgenti per assicurare l’adeguamento dell’ordinamento nazionale alla direttiva 79/409/CEE” approvato dal Consiglio dei Ministri n. 10 del 4 agosto 2006. VISTI gli articoli 77 e 87 della Costituzione; RITENUTA la straordinaria necessità ed urgenza di superare, nel termine fissato di due mesi, le procedure d’infrazione n. 2006/2131 e 2006/4043 promosse dalla Commissione europea, con pareri motivati del giugno 2006, per incompleto e insufficiente recepimento ed errata attuazione della direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, da parte della normativa statale e regionale, nonché le procedure di infrazione 2004/4926 e 2004/4242, che alla stessa data del 28 giugno 2006 hanno dato origine a ricorsi alla Corte di giustizia da parte della Commissione europea per contrasto della normativa delle regioni Veneto e Sardegna con le disposizioni della citata direttiva 79/409/CEE; RITENUTA, altresì, la straordinaria necessità ed urgenza di intervenire prima dell’imminente apertura della stagione venatoria 2006/2007 per evitare la non approvazione da parte della Commissione europea dei Programmi di sviluppo rurale, che comporterebbe gravissimi danni per l’intero comparto agricolo nazionale; VISTA la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 4 agosto 2006; SULLA PROPOSTA del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, dell’ambiente e della tutela del territorio e del pare e per le politiche europee, di concerto con i Ministri per gli affari regionali e le autonomie locali, delle infrastrutture e dei trasporti; EMANA Il seguente decreto-legge Art. 1. (Finalità) 1. Il presente decreto è finalizzato ad assicurare la conformità dell’ordinamento italiano alla normativa comunitaria concernente la conservazione della fauna selvatica. Art. 2. (Misure di conservazione ) 1. Fermo quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 12 marzo 2003, n. 120, nelle zone di protezione speciale (ZPS) di cui alla direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, si applicano le misure di conservazione previste agli articoli 3, 4 e 5. 2. I decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di designazione delle zone speciali di conservazione (ZSC), adottati d’intesa con ciascuna regione interessata, secondo quanto previsto dall’articolo 3, comma 2, del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, e successive modificazioni, individuano le misure di conservazione necessarie a mantenere in uno stato di conservazione soddisfacente gli habitat e le specie per il quale il sito è stato individuato. Art. 3. (Misure di conservazione inderogabili) 1. Nelle Zone di protezione speciale (ZPS) e’ fatto divieto di : a) esercitare l’attività venatoria in data antecedente alla prima domenica di ottobre, con l’eccezione della caccia di selezione agli ungulati e al cinghiale; b) esercitare l’attività venatoria nel mese di gennaio con l’eccezione della caccia di selezione agli ungulati e al cinghiale e di quella da appostamento per due giornate prefissate alla settimana; c) svolgere attività di addestramento di

cani da caccia, con o senza sparo, prima della seconda domenica di settembre e dopo la chiusura della stagione venatoria; d) effettuare la preapertura dell’attività venatoria; e) esercitare l’attività venatoria in deroga ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979; f ) attuare la pratica dello sparo al nido nello svolgimento dell’attività di controllo demografico delle popolazioni di corvidi; g) effettuare ripopolamenti a scopo venatorio, ad esclusione di quelli realizzati nelle aziende faunistico venatorie e di quelli effettuati con fauna selvatica proveniente dalle zone di ripopolamento e cattura insistenti sul medesimo territorio; h) realizzare nuove discariche o nuovi impianti di trattamento dei rifiuti; i) abbattere esemplari appartenenti alle specie pernice bianca (Lagopus mutus), combattente (Philomacus pugnax) e moretta (Ayhytia fuligula), secondo le previsioni contenute nelle singole tipologie ambientali di cui all’art. 5, comma 1. 2. In via transitoria per la stagione venatoria 2006/2007, è fatto divieto di esercitare l’attività venatoria in data antecedente alla terza domenica di settembre, ad eccezione della caccia di selezione degli ungulati e al cinghiale. 3. Nelle Zone di protezione speciale (ZPS) e’ fatto obbligo di mettere in sicurezza elettrodotti e linee aeree ad alta e media tensione rispetto al rischio di elettrocuzione ed impatto. Art. 4. (Ulteriori misure di conservazione) 1. Fino all’adozione dei provvedimenti regionali di cui all’articolo 5, comma 2, sono altresì vietate: a) la realizzazione di elettrodotti aerei di alta e media tensione e di impianti a fune permanenti; b) la realizzazione di nuovi impianti di risalita e di piste da sci; c) lo svolgimento di attività di circolazione motorizzata fuoristrada, fatta eccezione dei mezzi agricoli, dei mezzi di soccorso, controllo e sorveglianza, nonché dell’accesso al fondo degli aventi diritto. 2. La realizzazione di centrali eoliche è sospesa fino all’adozione di specifici piani di gestione per le Zone di protezione speciale (ZPS). La valutazione d’incidenza relativa a tali interventi deve essere basata su un monitoraggio dell’avifauna presente nel sito interessato di durata compatibile con il ciclo biologico della stessa e la realizzazione dell’intervento è subordinata a conforme e obbligatorio parere dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. Art. 5. (Criteri ornitologici e requisiti minimi) 1. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, e con il Ministro dei trasporti per i profili di competenza, d’intesa con la Conferenza permanente tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono individuate specifiche tipologie ambientali di riferimento, sulla base dei criteri ornitologici indicati nella direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979 e delle esigenze ecologiche delle specie presenti. 2. Con il decreto di cui al comma 1 sono determinati i requisiti minimi uniformi che le Regioni devono rispettare nel definire: le misure di cui all’articolo 4, com-

ma 1; le modalità di esercizio nelle zone di protezione speciale di cui all’articolo 2 del potere di deroga ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 1, lettere a) e b), della citata direttiva 79/409/CEE; le altre zone di protezione speciale per adeguarne numero e superficie a quanto richiesto dagli obblighi comunitari; le ulteriori misure specifiche di conservazione applicabili a ciascuna delle tipologie ambientali di cui al comma 1 e agli habitat esterni a dette zone funzionali alla conservazione degli uccelli; le modalità di svolgimento di attività di arrampicata, parapendio e sorvolo a bassa quota. 3. Con il decreto di cui al comma 1 sono altresì individuati i tempi entro cui le Regioni devono provvedere a definire tali ulteriori misure, e in caso di inerzia delle stesse, le misure da applicare in via sostitutiva. Art. 6. (Disposizioni attuative) 1. Qualora le zone di cui all’ articolo 2 ricadano all’interno di aree naturali protette o di aree marine protette, istituite ai sensi della legislazione vigente, si applicano le norme del presente decreto se più restrittive rispetto alle misure di salvaguardia esistenti ed alle previsioni normative definite dai rispettivi strumenti di pianificazione. 2. Le misure di conservazione previste nel presente decreto sostituiscono tutte quelle precedentemente adottate per le Zone di cui all’art. 2. Art. 7. (Modifiche in materia di deroghe al prelievo venatorio) 1. All’articolo 19 bis della legge 11 febbraio 1992, n. 157, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 2 le parole da: “Le deroghe…” a: “direttiva 79/409/CEE e” sono sostituite dalle seguenti: “Le deroghe sono provvedimenti di carattere eccezionale, e comunque di durata non superiore ad un anno, che devono essere motivati specificamente in ordine all’assenza di altre soluzioni soddisfacenti e alla tipologia di deroga applicata e devono essere adottati caso per caso in base all’analisi puntuale dei presupposti e delle condizioni di fatto stabiliti dall’articolo 9 della direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979. Le deroghe”; b) al comma 3, le parole da: “sentito l’Istituto” a “livello regionale”, sono sostituite dalle seguenti: “in conformità al parere obbligatorio dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (INFS)” e la parola “grave” è soppressa. c) il comma 4 è sostituito dal seguente: “4. Fatto salvo il potere sostitutivo d’urgenza di cui all’articolo 8, comma 4, della legge 5 giugno 2003, n. 131, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri delle politiche, agricole, alimentari e forestali e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa diffida alla Regione interessata ad adempiere entro 10 giorni, viene disposto l’annullamento dei provvedimenti di deroga posti in essere in violazione delle disposizioni della presente legge e della citata direttiva 79/409/CEE”. Art. 8. (Intervento sostitutivo urgente) 1. Le regioni, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, adeguano il proprio ordinamento alle disposizioni dell’articolo 19-bis della legge 11 febbraio 1992, n. 157, come modificato dal presente decreto, abrogando o modificando le proprie leggi, le delibere e gli atti applicativi nonché i calendari venatori nelle parti difformi dalle suddette disposizioni. In attesa di

tale adeguamento e al fine di assicurare l’immediato rispetto dell’ordinamento comunitario, sono sospesi gli effetti delle deroghe adottate dalle regioni in difformità dalle richiamate disposizioni. Decorso inutilmente il termine suindicato, le leggi e gli atti regionali difformi da tali disposizioni si intendono abrogati e annullati. Art. 9. (Adeguamento della legge 11 febbraio 1992, n. 157 all’ordinamento comunitario) 1. Alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, sono apportate le seguenti ulteriori modificazioni: a) all’articolo 1, dopo il comma 1, è inserito il seguente: “1-bis. Lo Stato e le Regioni si adoperano per mantenere o adeguare la popolazione della fauna selvatica a un livello corrispondente alle esigenze ecologiche, scientifiche e culturali, tenendo conto anche delle esigenze economiche nonché ad evitare, nell’adottare i provvedimenti di competenza, il deterioramento della situazione attuale.”; b) all’articolo 1, comma 5, primo periodo, le parole: “provvedono ad istituire”, sono sostituite dalla seguente: “individuano”, dopo la parola: “protezione” è inserita la seguente: “speciale” e, dopo il secondo periodo, è inserito il seguente: “Le Zone di protezione speciale (ZPS) si intendono classificate, ovvero istituite, dalla data di trasmissione alla Commissione europea da parte del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare dei formulari e delle cartografie delle medesime ZPS individuate dalle regioni, ovvero dalla data di trasmissione alla Commissione europea dei formulari e delle cartografie da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, per le ZPS istituite prima della data di entrata in vigore della presente legge. I provvedimenti regionali devono riportare in maniera puntuale i confini di tali aree ed i relativi dati catastali e devono essere pubblicizzati.”; c) all’articolo 1, dopo il comma 7, è aggiunto il seguente: “7-bis. Il Ministro per le politiche europee d’intesa con i Ministri interessati trasmette alla Commissione europea tutte le informazioni a questa utili per coordinare le ricerche e i lavori riguardanti la protezione, gestione e utilizzazione della fauna selvatica, nonché quelle sull’applicazione pratica della presente legge.”; d) all’articolo 18, dopo il comma 1, è inserito il seguente: “1-bis. In ogni caso deve essere rispettato il divieto di caccia nel periodo di nidificazione e durante le fasi di riproduzione e di dipendenza e, nei confronti delle specie migratrici, durante il periodo di riproduzione e durante il ritorno al luogo di nidificazione.”; e) all’articolo 20, al comma 3, sono aggiunte in fine le seguenti parole: “e previa consultazione della Commissione europea”; f ) all’articolo 21, comma 1, lettera o), sono aggiunte, infine, le seguenti parole: “distruggere o danneggiare deliberatamente nidi e uova, nonché disturbare deliberatamente le specie protette di uccelli”; g) all’articolo 21, comma 1, lettera bb), dopo le parole: “detenere per vendere” sono inserite le seguenti: “trasportare per vendere”. Art. 10. (Invarianza della spesa) 1. Dall’applicazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri, né minori entrate a carico della finanza pubblica.


Dopo il ricorso contro il riconoscimento

Confavi, la giustizia continua il suo corso Fissata al 14 dicembre l’udienza definitiva Il Tar del Lazio ha deciso di fissare per il 14 dicembre 2006 l’udienza definitiva per la discussione nel merito del ricorso presentato da Federcaccia, Arcicaccia e Italcaccia avverso il decreto ministeriale di riconoscimento della Confavi quale associazione venatoria nazionale. Il prof. Claudio Chiola, legale delle tre associazioni ricorrenti, ha convenuto sulla proposta di fissazione, in tempi rapidi dell’udienza al 14 dicembre avanzata dal Presidente della sezione del Tar del Lazio, a fronte della rinuncia alla discussione sulla richiesta di “sospensiva” del decreto, che comunque, qualunque fosse stata la decisione, avrebbe avuto bisogno del successivo passaggio di merito che normalmente avviene in tempi decisamente lunghi. La decisione del prof. Chiola è avve-

nuta nella consapevolezza che così facendo si sarebbe evitato un sicuro allungamento dei tempi a discapito della necessità di fare, come ora avverrà, definitiva chiarezza. Secondo gli avvocati Chiola e Gorlani, che hanno predisposto il ricorso, la Confavi non e’ un’associazione venatoria nazionale ma solo una confederazione fra organizzazioni venatorie diverse e quindi non esistono i presupposti per un suo riconoscimento come organizzazione unica nazionale mancando i requisiti richiesti dall’articolo 34 della legge 157 che disciplina il riconoscimento di associazioni venatorie. Per questo motivo il decreto approvato dal ministro delle Politiche agricole Alemanno e da quello dell’Interno Pisanu non ha i presupposti legali per divenire operante.

Perché iscriversi ed assicurarsi col bollettino di conto corrente postale L’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo ISVAP con circolare del 2 ottobre 2003 n. 513/D ed il Ministero per le Politiche Agricole con circolare n. 23028 del 15 luglio 2005 con specifiche comunicazioni alle Associazioni venatorie hanno formalizzato che la regolarità del pagamento delle tessere (comprensive dei servizi assicurativi) si determina con coerenza con un’unica modalità: il versamento in conto corrente postale. Per altre modalità, escludendo tassativamente la forma cartolina a ricalco, sono ammesse quelle che consentano di avere certificazione documentale dell’avvenuto pagamento del premio. Forme di pagamento quale il conto corrente postale (o altra espressione di certificazione di pagamento del premio equivalenti al timbro di un Ente) danno al cacciatore la totale garanzia che le autorità abilitate al controllo possano constatare la validità della copertura assicurativa obbligatoria per la pratica dell’attività venatoria ai sensi della legge 157/92 art. 12, escludendo così ogni possibilità di contenzioso o eventuali sanzionamenti.

... dalla prima pagina L’alba di una nuova stagione venatoria ad affrontare potenziali procedure d’infrazione e sentenze UE, complici o promotori verdi di destra (ci sono pure questi) che non si vergognano di fare Convegni insieme ai “cartucciai”! Risultato di tante nefandezze è che oggi occorre intervenire, di corsa, per evitare che il fondamentalismo estremista, animalista ecc.. che cerca di condizionare l’azione del nuovo governo imponga di chiudere alla caccia i territori sottoposti a Protezione Speciale (ZPS), territori che in nessuna nazione europea sono interdetti alla caccia. Ci hanno nascosto anche che eravamo sotto minaccia di procedura di infrazione per le Deroghe utilizzate elettoralmente in alcune Regioni non per affrontare i danni di alcune specie in agricoltura come si disse, bensì per far cacciare specie elettoralmente utili a moltiplicare stipendi da megalattico parlamentare, consigliere regionale, ecc. per “cacciatori di voti”. Come è chiaro noi cacciatori siamo in emergenza continua, mentre altri fanno affari d’oro. Noi vediamo una sola soluzione per uscire dalla crisi in modo durevole: destinare le energie del volontariato del mondo venatorio e le risorse che si possono trovare (anche in Europa) ai nostri agricoltori, per ripristinare ambienti e produrre fauna nei territori dove nasce, cresce e si riproduce, per poterla cacciare secondo regole precise e inderogabili ispirate al principio della compatibilità. Bisogna togliere i soldi dalle mani dei “manipolatori”. Solo un’alleanza strategica, organica, scientificamente guidata può assicurarci quella caccia utile ed ecocompatibile che non ci espone agli speculatori interni ed esterni al mondo venatorio. Non è più possibile procedere sulla via dell’incertezza e delle singole convenienze con il metodo che un giorno si alza uno che promette “caccia giorno e notte” e il giorno dopo un altro prescindendo dai pericoli reali, che sia chiaro vanno attentamente valutati, propone di chiudere la caccia perché una specie protetta come è il cigno “potrebbe” essere portatore del virus dell’Aviaria. Il mondo venatorio invecchia e se non si libera di “cacciopoli” rischia di essere ghettizzato in riserve di caccia a pagamento per pochi benestanti sempre più isolato dalle nuove generazioni. L’Arcicaccia a questo gioco, incauto e pericoloso, non ci sta; il piacere di attendere l’”Apertura” di una “utile stagione di caccia”, che inizia il 1° gennaio e chiude il 31 dicembre, e in questo arco temporale, fatta di un “tempo di riproduzione e protezione” in cui le armi tacciono e gli uomini, cacciatori, agricoltori, ambientalisti collaborano per garantire vita e crescita della fauna e di un “tempo di prelievo” ci sta bene: la vogliamo per noi e per proporla alle future generazioni per i valori, le competenze, le conoscenze che vogliamo trasmettere loro. Il buon cacciatore può e deve essere tra i cittadini per migliorare la qualità della vita delle nostre campagne.

Osvaldo Veneziano

Si volta pagina dell’ambiente - ha aggiunto Paolo De Castro - abbiamo preso la decisione di varare un provvedimento d’urgenza per aprire queste zone ad un esercizio venatorio compatibile e per dare soluzione al tema del prelievo in deroga dopo l’intervento dell’Unione Europea nei confronti dell’Italia”.

L’assemblea è stata poi caratterizzata da un dibattito pacato e costruttivo. Marco Ciarafoni, Presidente del Consiglio nazionale dell’Arcicaccia, ha tracciato il difficile percorso a sostegno della 157 a causa delle continue proposte di riforma della legislazione ad opera del precedente governo di centrodestra spalleggiato da una parte dell’associazionismo venatorio che per ragioni strumentali ha abbandonato il profilo autonomo e riformatore. “E’ soprattutto per merito della nostra associazione – ha puntualizzato – che la 157 è ancora in atto e rappresenta un punto di partenza imprescindibile per la normativa del futuro”. Proprio in questo contesto è stata sottolineata l’importanza degli Atc (Ambiti territoriali di caccia) come “fulcro della gestione e la programmazione dell’attività venatoria, in grado di rappresentare e sintetizzare le istanze di tutti gli attori sociali”. Marco Ciarafoni ha poi rilanciato con forza la necessità di sostenere l’attività degli Atc con nuove risorse finanziarie mettendo in rete tale strutture attraverso una federazione nazionale. La riunione è stata conclusa dall’intervento di Osvaldo Veneziano, Presidente nazionale Arcicaccia: “De Castro ha riconosciuto alla nostra associazione un ruolo centrale per la definizione delle linee programmatiche di una politica venatoria responsabile. Lavoreremo insieme al ministro ed al governo per attuare pienamente il programma de L’Unione e per evitare che sia manomesso od anche liberamente interpretato. Si apre una stagione intensa che dovrà vederci protagonisti delle prospettive venatorie; continueremo con entusiasmo il nostro lavoro di concertazione per allargare il sistema delle alleanze intorno alla caccia e per ribadire l’importanza del cacciatore come figura di coesione sociale e come tutore del patrimonio ambientale e faunistico”.

5 per mille, tante adesioni per l’Arcicaccia e un arrivederci al 2007 Grazie a tutti coloro che hanno raccolto l’invito dell’Associazione a donare il 5 per mille attraverso la dichiarazione dei redditi. La somma raccolta consentirà di rafforzare ulteriormente l’attività dell’Arcicaccia sul fronte del volontariato ambientale e sociale. Ci auguriamo che per il 2007 tanti altri ancora utilizzino la possibilità di sostenere l’ Associazione. Ciò sarà possibile se, come sempre, i nostri soci si impegneranno nel divulgare questa opportunità.

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ARCICACCIA - GENERALI e t n e c n i v o i binom

Iscriviti anche tu... Ecco l’estratto della convenzione assicurativa stipulata dall’Arcicaccia con le Assicurazioni Generali per garantire ai cacciatori, a tutti i cacciatori che vorranno giovarsene sicurezza e serenità nell’esercizio di una caccia compatibile, responsabile e popolare, quindi ricca e gratificante, in un ambiente tutelato e arricchito da una alleanza strategica con agricoltori, ambientalisti e istituzioni a tutti i livelli. Per questo chiediamo a tutti voi cacciatori onesti e appassionati di unire le vostre energie alle nostre: insieme vinceremo la grande battaglia, che l’Arcicaccia combatte da sempre contro demagoghi e corporativisti, per un futuro pulito dalla barbarie venatoria di nostalgici ormai fuori dal mondo d’oggi, per un futuro certo e tranquillo, libero da condizionamenti legati al ... portafoglio. TESSERA A - RCT € 1.033.000,00 con limite di: - € 414.000,00 per persona deceduta - € 130.000,00 per danni a cose o animali R.C.T. del cane è operante solo nel periodo venatorio e nelle attività ed aree consentite. Per i titolari dell’opzione cane la durata della garanzia R.C.T. si intende estesa tutto l’anno in ogni occasione. INFORTUNI/MORTE € 52.000,00 per morte € 52.000,00 per invalidità permanente (franchigia 3%) In più, rispetto alla vecchia convenzione: € 21,00 diaria giornaliera da ricovero (max 90 giorni) € 21,00 diaria da gesso ed immobilizzazione arto max 60 giorni (franchigia 5 giorni) Estensioni: tiro a volo, fagianodromi, quagliodromi, attività cinofile anche con armi da fuoco, esposizioni, tiro con l’arco e balestre, preparazione dell’appostamento fisso (15 gg. prima di inizio caccia entro 50 m. solo per opzionisti), controllo predatori ed attività di gestione, rischio volo, rischio in itinere per dirigenti e per attività riconosciute Arcicaccia, esclusa pesca sportiva. TESSERA B - RCT € 1.550.000,00 Massimale unico per tutti i rischi e senza franchigia R.C.T. del cane è operante solo nel periodo venatorio e nelle attività ed aree consentite. Per i titolari dell’opzione cane la durata della garanzia R.C.T. si intende estesa tutto l’anno in ogni occasione. INFORTUNI /MORTE € 150.000,00 per morte € 150.000,00 per invalidità permanente copertura aumentata di € 46.000,00 rispetto all’anno scorso! per ricovero, diaria fino a 120 giorni (franchigia 5 gg.): - € 30,00 dal 1° al 30° giorno - € 40,00 dal 31° al 60° giorno - € 45,00 dal 61° al 90° giorno - € 50,00 dal 91° al 120 giorno si passa da 90 a 120 giorni (+30 giorni) la diaria aumenta da 20,80 ad un massimo di 50 euro rispetto alla vecchia convenzione € 30,00 diaria da gesso ed immobilizzazione (max 90giorni) aumentano da 60 a 90 i giorni (+30) e da 20,66 a 30,00 euro (+9,34 €) TUTELA LEGALE - Esclusiva Tessera tipo B € 10.330,00 (Comprese spese legali per dissequestro dell’arma) Estensioni: tiro a volo, fagianodromi, quagliodromi, attività cinofile anche con armi da fuoco, esposizioni, tiro con l’arco e balestra, preparazione dell’appostamento fisso ed appostamento (opzionisti) per caccia di selezione (15 gg. prima di inizio caccia entro 50 m.), controllo predatori ed attività di gestione, vigilanza venatoria, protezione civile, caccia fotografica, rischio volo, rischio in itinere per dirigenti, per attività riconosciute Arcicaccia e per GG.VV., pesca sportiva, ricerca funghi e tartufi. FURTO E SCOPPIO DEL FUCILE € 520,00 per le Tessere A e B OPZIONE CANE - Abbinabile a tessera A e B

RISCHI ASSICURATI a) lesioni prodotte da cinghiali b) morso da vipera e shock anafilattico da punture di insetti (escluso lesmaniosi, filariosi ed altre malattie trasmissibili) c) investimenti da veicolo d) avvelenamento e annegamento e) scatti da lacci e tagliole Indennità assicurate € 1.300,00 caso morte cane iscritto ROI e RSR con qualifica almeno Eccellente in Prove ENCI o CSAA-Arcicaccia € 650,00 caso morte cane iscritto ROI e RSR e non iscritti con qualifica almeno Molto Buono in fase di Campionato Italiano CSAAArcicaccia € 350,00 per tutti gli altri cani € 150,00 per rimborso spese veterinarie Per cani sotto i 2 anni e sopra 8 anni somme assicurate ridotte del 50% N.B. tali importi rappresentano il massimo esborso per anno assicurativo per ciascun associato indipendentemente dal numero dei cani di proprietà. Per i titolari dell’opzione cane la durata della garanzia R.C.T. si intende estesa tutto l’anno in ogni occasione. OPZIONE CANE CSAA - Abbinabile a tessera C.S.A.A. Assicurati gli stessi rischi delle Polizze Arcicaccia valevoli per tutte le attività di cinofilia venatoria (per coloro non in possesso di porto d’armi) e la ricerca tartufi. TESSERA CSAA - RCT € 26.000,00 per ogni sinistro qualunque sia il numero di persone decedute o che abbiano riportato lesioni e per danni a cose o animali con un limite di: € 15.500,00 per persona deceduta o che abbia riportato lesioni € 5.200,00 per danni a cose o animali anche se appartenenti a più persone INFORTUNI/MORTE € 41.300,00 caso morte € 52.000,00 caso invalidità permanente N.B per dirigenti e giudici per copertura infortuni “in itinere” da e per i luoghi di svolgimento delle attività è necessaria la tessera Arcicaccia. ED IN PIU’: Per tutte le tessere con l’aggiunta dell’Opzione Cane RCT Massimale unico € 500.000,00 per tutto l’anno


Tempo d'Arcicaccia 2006