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VISITE GUIDATE L’archivio organizza visite guidate su richiesta. Oltre ai fondi storici, verranno mostrati gli strumenti di ricerca on line. Per prenotarsi, inviare la richiesta all’indirizzo: archivio@unigre.it

SERVIZI AL PUBBLICO Sala di consultazione Per consentire l’attività di catalogazione non è stata ancora definita la data di riapertura al pubblico della sala di consultazione. Pertanto, l’accesso potrà essere consentito solo dietro specifica richiesta, specificando l’oggetto e le modalità della ricerca. Progetti di ricerca L’Archivio è disponibile ad intraprendere progetti istituzionali o personali di particolare interesse per l’Università. Riproduzioni Per effettuare, per uso privato o di pubblicazione, fotoriproduzioni o trascrizioni (integrali o parziali) di qualsiasi documento conservato presso l’Archivio storico, è necessario compilare i moduli di autorizzazione scaricabili dal sito.

In storia tutto comincia con il gesto di mettere da parte, di raccogliere, e quindi di trasformare in documenti alcuni oggetti suddivisi in altro modo [...] questa nuova suddivisione culturale [...] consiste nel produrre tali documenti, con il ricopiare, trascrivere o fotografare questi oggetti cambiandone simultaneamente il posto e lo statuto. [...] Inoltre la costituzione delle fonti richiede oggi un gesto fondatore, significato come ieri dalla combinazione di un luogo, di un “apparato” e di tecniche. Primo indizio di questo spostamento: non c’è lavoro che non debba utilizzare in altro modo dei fondi già conosciuti e, ad esempio, cambiare il funzionamento di archivi definiti fino a quel momento da un uso religioso o “familiare”. Allo stesso modo, in virtù di nuove pertinenze, esso costituisce in documenti, utensili, piatti gastronomici, canti, un’iconografia popolare, una disposizione di terre, una topografia urbana, ecc. (Michel de Certeau, La scrittura della Storia)

Aggiornamenti Attraverso il blog www.archiviopug.org, è possibile conoscere le iniziative e i nuovi progetti dell’Archivio.

Il processo di catalogazione e digitalizzazione dell’Archivio Storico della PUG costituisce la prima esperienza di catalogazione sistematica in un OPAC (on line public access catalogue) del materiale documentario manoscritto, realizzata dalla Compagnia di Gesù.

Archivio Storico

Valorizzare un archivio non significa solo rendere fisicamente accessibile la sua documentazione, ma organizzare attività di approfondimento e ricerca che, sfruttando le diverse competenze degli studiosi, mettano in evidenza la complessità del materiale.

Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4 Oo187 ROMA - Italia Tel./Fax +39 06.6701.5190


L’Archivio Storico della Pontificia Università Gregoriana vanta un patrimonio di preziose testimonianze dell’attività intellettuale dei gesuiti del Collegio Romano, dalla sua fondazione nel 1551 alla soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773. Più di 5.000 codici attestano le lezioni di retorica, grammatica, filosofia e teologia, impartite nel corso di due secoli, oltre allo studio dei classici greci e latini, di astronomia, di matematica e di fisica, e delle lingue latina, ebraica, greca e araba. Molti di questi manoscritti sono stati pazientemente ricopiati dagli auditores, altri sono autografi di celebri maestri come Famiano Strada, Cristoforo Clavio, Francisco Suarez, Roberto Bellarmino, Muzio Vitelleschi, Roger Joseph Boscovich, Juan Bautista de Villalpando, Francisco de Toledo. In certi casi gli appunti per le lezioni hanno dato origine a opere celebri, come le Controversie del Bellarmino di cui l’APUG possiede un esemplare con chiose d’autore. Insieme a questo materiale altri importanti documenti testimoniano l’attività di ricerca e studio che aveva luogo nel Collegio Romano: l’imponente carteggio di Athanasius Kircher, la corrispondenza di Cristoforo Clavio e i codici che servirono allo Sforza Pallavicino per scrivere la Istoria del Concilio di Trento. Altra documentazione miscellanea evidenzia i rapporti che tanti gesuiti sparsi per il mondo mantennero con i maestri del Collegio Romano. Scorrendo queste carte si possono seguire le vicende delle Riforme, i dibattiti sulla grazia o sulla morale, la polemica giansenista o quella sui riti cinesi. Questa eredità si vede ulteriormente arricchita dalla documentazione dell’attività d’insegnamento durante il XIX secolo, fino al 1873, e in seguito dell’attuale Pontificia Università Gregoriana del Collegio Romano. In essa si possono seguire le tracce lasciate da quei professori che collaborarono attivamente al Concilio Vaticano I, alla redazione del Codice di Diritto canonico del 1917 e al Concilio Vaticano II.

Notizie storiche

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La dimensione formativa La formazione è diventata uno dei punti di forza dell’Archivio Storico posto all’interno di una struttura universitaria come la Pontificia Università Gregoriana. La necessità di un piano di valorizzazione dell’archivio e la possibilità di impiegare risorse esterne, quali i tirocinanti, si è trasformata in un’occasione propizia per intraprendere attività di formazione. L’APUG ha iniziato programmi specifici secondo i diversi livelli degli studenti, aprendo anche a corsi tenuti da professionisti esterni, come il Corso di fotografia svolto dal Dott. Nicola Gronchi. Ciò consente a laureandi o laureati, che ancora non hanno svolto esperienze pratiche, di approcciarsi ad un software di catalogazione come MANUS on line, di vedere concretamente applicati gli insegnamenti di codicologia, paleografia e archivistica ed, infine, di imparare tecniche di digitalizzazione. É in gran parte grazie al lavoro svolto durante gli stage che l’APUG, in soli tre anni, ha potuto rendere disponibile on line circa 1.800 schede (di cui quasi 400 in catalogazione estesa effettuata direttamente con il documento), relative ai codici dei fondi antichi. Sono affidati ai tirocinanti anche molti dei progetti speciali in corso di realizzazione. Sono state avviate collaborazioni con l’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del patrimonio archivistico e librario e con la Sapienza - Università di Roma, in particolare con: • SSAB-Scuola Speciale per archivisti e bibliotecari; • Dipartimento di lingue orientali della Facoltà di lettere e filosofia.

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Dalla Collectio Le Bachelet alla raccolta Epistolae Bellarmini Con la denominazione Epistolae Bellarmini Cardinalis s’intende la raccolta inedita delle lettere indirizzate al cardinale Roberto Bellarmino o da lui inviate tra il 1599, anno di inizio del cardinalato, e il 1621, che si conserva presso l’APUG. La raccolta, in forma dattiloscritta, è suddivisa in nove volumi disposti in ordine cronologico: nei primi otto è confluita la cosiddetta Collectio Le Bachelet, che costituisce la parte principale dell’opera, nell’ultimo invece il lavoro di Sebastian Tromp S.J. (18891975). La collezione, nel suo nucleo originario, comprendeva le trascrizioni manoscritte delle lettere bellarminiane che, a cavallo tra XIX e XX secolo, François Xavier Le Bachelet S.J. (1855-1925), teologo francese ed autore di diverse opere sul Bellarmino, aveva raccolto in anni di intensa ricerca presso archivi e biblioteche di tutto il mondo, curandone l’edizione critica in vista della pubblicazione. Questo lavoro, nelle prime intenzioni del gesuita, sarebbe dovuto confluire nel più ampio progetto di una pubblicazione che avrebbe riunito, oltre alla corrispondenza del Bellarmino, opuscoli di varia natura. L’APUG conserva la Collectio nello stato originario in cui, nell’allora sede di palazzo Gabrielli-Borromeo (Roma), vi pervenne a pochi anni di distanza dalla morte di padre Le Bachelet. Le cinque cassette lignee, nelle quali ancora oggi si conserva la documentazione, furono completamente ignorate fino al 1932, anno in cui Arnaldo Parenti S.J. (1899-1944), allora archivista, chiese al padre Tromp, anch’egli teologo e studioso del Bellarmino, di revisionarne il contenuto. La Collectio Le Bachelet-Tromp, sebbene fosse stata del tutto ultimata, non fu pubblicata. Ad oggi, ne resta ancora sconosciuta la causa.

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Cataloghi Per quanto riguarda la catalogazione dei fondi antichi, l’APUG ha avviato tre progetti, diversi per tempi e finalità: •

RECUPERO DEGLI INVENTARI Gli inventari topografici a schede del Fondo Curia e del fondo APUG sono stati interamente digitalizzati e corredati di indice degli autori.

CATALOGAZIONE IN MANUS L’APUG partecipa al progetto di censimento dei manoscritti delle biblioteche italiane, insieme a oltre 150 istituzioni, tra le quali molte conservano materiale d’interesse gesuitico. • L’ARCHIVIO DIGITALE IN PINAKES

In collaborazione con la Fondazione Rinascimento Digitale di Firenze e il CNR di Pisa, l’APUG ha realizzato un modello ontologico per la descrizione del materiale documentario dell’Archivio che consentirà l’inserimento, in uno stesso data base, dei dati relativi al materiale a stampa, manoscritto e grafico. Si realizza così uno strumento di ricerca che coniuga le possibilità di ricerca avanzata di un catalogo tradizionale con la ricerca full text nei testi trascritti e con il collegamento alle immagini digitali prodotte.

I fondi moderni relativi al materiale personale e di studio di circa un centinaio di padri Gesuiti, attivi durante il XX secolo, sono attualmente oggetto di progetti di singoli ricercatori che vengono ospitati presso l’Archivio.

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Uno schizzo inedito di Orazio Grassi per la lanterna di S. Ignazio

Progetti

Nel concerto degli archivi gesuitici l’APUG, oltre al primato relativo alla realizzazione di un catalogo interamente on line, sta realizzando anche un archivio digitale. L’archivio apre alla sfida della digitalizzazione dotandosi, grazie a una donazione della Deutsche Bank, di un laboratorio interno nel quale è possibile gestire tutte le fasi: dallo scatto al server. Si sta sviluppando, inoltre, un sistema per la catalogazione degli oggetti digitali attraverso un modulo del programma PINAKES, specificatamente realizzato per l’APUG. Ad una digitalizzazione esclusivamente on demand, l’APUG ha affiancato progetti di valorizzazione specifici. La digitalizzazione accurata consentirà, infine, di preservare i manoscritti dall’usura della consultazione, garantendo la fruizione multipla e simultanea.

La chiesa di S. Ignazio a Roma, commissionata dal cardinal L. Ludovisi, viene considerata dalla critica come il più grande capolavoro realizzato da Orazio Grassi S.J. poiché egli vi lavorò incessantemente, negli anni intercorsi tra il 1628 e il 1654, come esecutore diretto o supervisore dell’avanzamento dei lavori. É noto come il Grassi abbia monitorato l’operato dei suoi sottoposti nell’innalzamento della fabbrica e come si sia avvalso della collaborazione di importanti architetti o scultori, come Alessandro Algardi e il gesuita, il Sasso, supervisore dei lavori negli anni tra il 1633 e il 1650. Purtroppo le sconsiderate manomissioni del Sasso, che comportarono l’innalzamento dei pilastri della crociera e dei muri del transetto, nonché della sommità muraria della navata di ca. 20 palmi, arrecarono gravi problemi nella realizzazione della cupola, già prevista dal Grassi su modello di quella del Gesù. Sarà il fr. Andrea Pozzo S.J. a risolvere brillantemente il caso con la realizzazione della finta cupola in tela dipinta ad olio nel 1685. All’interno del Fondo Orazio Grassi dell’APUG si conservano importanti testimonianze riguardo la cupola di S. Ignazio, nonché il tiburio e il suo coronamento. Si fa riferimento alle cc. 36, 100 e 148, già individuate da Richard Bösel all’atto dei suoi studi del 2004, le quali contengono rispettivamente la pianta di un quarto del tamburo della cupola e la sua sezione, un abbozzo di diverse soluzioni di coronamento e uno studio per il tiburio. Rimasto finora inedito, alle cc. 128-129, è un piccolo studio a matita circa due delle diverse soluzioni progettate dal Grassi per il lanternino. Gli schizzi risultano scarsamente visibili a luce radente, giacché sopra di essi si trova incollato un piccolo disegno recante lo studio della metà sinistra di una cartella. La loro individuazione è stata possibile grazie alla retroilluminazione, effettuata durante lo studio delle filigrane presenti sulle carte del fondo.

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Rilevamento delle antiche segnature del Fondo Curia Il nucleo preso in esame per la ricerca delle antiche segnature è il Fondo Curia, costituito da 2.336 manoscritti di varia provenienza, che fu restituito alla Gregoriana nel 1948 dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, in seguito alla necessità di liberare la soffitta del Collegio Romano che custodiva i manoscritti ritenuti di scarso interesse. Nel fondo sono state rilevate quasi 200 tipi di segnature antiche e moderne, lavoro che ha comportato una ricerca approfondita mirata all’individuazione degli antichi sistemi di inventariazione e alla ricostruzione virtuale di fondi oggi dispersi tra la BNCR, l’Archivio di Stato di Roma e le sedi romane che conservano materiale gesuitico. Oltre al sistema che faceva riferimento alla collocazione dei volumi nella Bibliotheca Maior del Collegio Romano, sono stati individuati diversi sistemi topografici o per materia. Molti dei volumi che non riportano alcuna segnatura sono riferibili alle biblioteche private dei padri gesuiti che insegnarono al Collegio Romano.

Dal calamaio al digitale: l’Archivio diventa virtuale


Trutina mea damnata tenebris est: opera inedita di Alberti SJ

Digitalizzazione e catalogazione del Fondo Dissertazioni

Alberto de Alberti S.J. (1593-1676), professore di retorica, filosofia, matematica e Sacra Scrittura al Collegio di Brera a Milano, attivo nelle dispute teologiche del periodo, è autore di numerosi scritti che testimoniano la continua lotta per la difesa della verità della dottrina. L’Archivio conserva una ventina di manoscritti di Alberti, la maggior parte dei quali inediti: Lucubratio theologica, scolastica, moralis et canonica de recta operandi regula cunctis tam fidelibus, quam Infidelibus, Judæis, Hæreticis et cæteris ad evitandam culpam necessaria, in 7 volumi; le Breves riminiscentiæ circa obligationes et praxim fructuose prædicandi, infine la Trutina opinionum moralium, opera monumentale per la quale Alberti intraprese un fitto scambio epistolare con i Padri censori della Congregazione dell’Indice dei libri proibiti, senza però ottenerne la pubblicazione.

Il fondo consta di circa 400 manifesti a stampa (originariamente rilegati in due volumi) nel formato del bando, databili dalla fine del XVI secolo al XVIII. Si tratta di una raccolta accademica unica, caratterizzata in alcuni casi dalla presenza di apparati iconografici di rilievo. L’analisi del materiale e il rilevamento dei dati catalografici sarà eseguito nel rispetto dello standard descritto nella "Guida alla catalogazione di bandi, manifesti e fogli volanti" dell’ICCU, con l’integrazione di alcuni campi specifici per questa tipologia documentaria secondo gli standard dell’ICCD. Contestualmente all’attività di catalogazione, saranno rilevate tutte le responsabilità (autore, incisore, editore etc.) individuate sui bandi, a cui dovrà corrispondere la creazione di un Authority record con dati biografici e bibliografici necessari all’identificazione. Tutto il materiale è stato digitalizzato e corredato di scheda di rilevamento dello stato di conservazione.

La Clavis Prophetarum di Antonio Vieira

Il carteggio di Christophorus Clavius

L’Archivio conserva quattro manoscritti, stimati tra il 1650 e il 1700, della Clavis prophetharum, opera scritta da Antonio Vieria S.J. (16081697). In particolare, il ms F.C. 1165/I, confrontato anche con l’esemplare conservato presso la Biblioteca Casanatense, sembra essere la testimonianza più antica dell’opera. Le caratteristiche codicologiche e le note relative a titolo e provenienza fanno ipotizzare che il codice sia quello ove, per disposizione del Superiore, furono raccolte le carte sulle quali stava lavorando lo stesso Vieira al Collegio di Bahia. Si tratta, quindi, di una testimonianza indispensabile per la ricostruzione critica di un’opera che lo stesso Vieira considerava la maggiore fra tutte quelle da lui scritte, al punto tale da essere «degna di un Concilio».

Le carte sono state restaurate sfascicolando il volume moderno in cui erano rilegate, e intervenendo con puliture (a secco o acquose) e rinsaldo, dopo aver effettuato i test su carte ed inchiostri.

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Grazie ad una donazione della Banca d’Italia è stato possibile intraprendere il progetto di valorizzazione del materiale epistolare relativo allo scienziato tedesco, noto come Il Secondo Euclide.

Le lettere, dopo essere state fotografate, saranno catalogate e integralmente trascritte grazie all’applicazione PINAKES on line. In via sperimentale, saranno corredate di chiavi di ricerca (nomi, luoghi ed eventi citati) in forma normalizzata e in diverse lingue.


Il fondo Pasquale D’Elia Grazie alla collaborazione con il Dipartimento di storia, culture e religioni della Sapienza si è intrapresa l’attività d’inventariazione e valorizzazione del Fondo Pasquale D’Elia, sinologo italiano celebre per gli studi su Matteo Ricci e il Cristianesimo in Cina. Il fondo consta di 66 faldoni, contenenti materiale eterogeneo: documentazione biografica e bibliografica, appunti personali, corrispondenza, materiale relativo alle sue pubblicazioni (di grande interesse lo scambio con i censori relativo alle Fonti Ricciane), fotografie, cartoline, trascrizioni di antichi manoscritti, ritagli di giornale, etc.

Notitia codicum Accanto all’attività di catalogazione ordinaria si effettuano studi sugli autori e sui fondi, che confluiscono sul sito nella sezione dedicata alle Notitia codicum.

Il Fondo Concilio di Trento

Il progetto prevede la catalogazione secondo gli standard dell’ICCD, l’individuazione dei diversi autori che hanno realizzato i disegni, il rilevamento dello stato di conservazione delle carte e la digitalizzazione, al fine di consentire la fruizione on line di questo prezioso fondo.

All’interno del Fondo APUG si conservano, accanto ad alcune preziose testimonianze dello Sforza Pallavicino, oltre cento documenti relativi al materiale raccolto sul Concilio di Trento, in 25 anni di lavoro, dal gesuita Terenzio Alciati. É, infatti, grazie a questa poderosa documentazione che il famoso cardinale riuscì in pochi anni a comporre la sua Istoria del Concilio di Trento. Prima del Pallavicino, lo stesso Padre Alciati (15701651) aveva insegnato al Collegio Romano. Il suo progetto di scrivere un’opera in risposta all’Istoria del Concilio Tridentino composta del veneziano Paolo Sarpi fu ripreso e completato dal cardinale Pallavicino che dichiarerà di aver scritto una “istoria mista d’apologia, anzi più veramente un’apologia mescolata d’historia”. Proprio in relazione all’impianto apologetico dell’opera appare evidente come questo possa rilevare, tra i molti documenti inediti ai quali non si fa riferimento nella Istoria, aspetti di un concilio ecumenico che segnò un’epoca. Tra i documenti inediti numerosi sono i volumi miscellanei contenenti declarationes, decisiones et notationes ed ancora istruzioni, decreti e rescritti prodotti durante le varie sessioni del Concilio. Dati i tempi lunghi di catalogazione attualmente sono disponibili in MANUS on line i dati relativi alle schede dell’inventario topografico.

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Il fondo Orazio Grassi In collaborazione con il Dipartimento di Storia dell’arte della Sapienza è in corso il progetto di digitalizzazione e catalogazione del fondo di adisegni e stampe di Orazio Grassi,acelebre architetto e amatematico gesuita. aLa storia del fondo, già aoggetto di studio da aparte di Richard Bösel, adovrà essere ricostruita aattraverso la ricerca aarchivistica nei fondi adell’APUG e dell’ARSI.

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