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Documento congiunto in merito all’accordo siglato in prefettura a Pisa il 3 Febbraio scorso dal titolo “Salviamo il patrimonio artistico e monumentale dal degrado” Il 3 febbraio scorso si è svolta una riunione presso la Prefettura di Pisa che ha coinvolto il Comune di Pisa, la Soprintendenza ai Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici e Etnoantropologici per le province di Pisa e Livorno e l’Associazione Amici dei Musei di Pisa, ai quali si sono uniti la Provincia di Pisa, la direzione Territoriale del Lavoro di Pisa, la Direzione Generale Azienda USL5, il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Pisa, l’INAIL di Pisa, l’Università di Pisa, la Scuola Normale Superiore e l’Arcidiocesi. L'incontro si è svolto a seguito della richiesta del Comune di Pisa al Prefetto in merito alla necessità di convocare “una riunione di coordinamento interistituzionale per valutare quali iniziative assumere per contenere i danni al patrimonio storico artistico monumentale, in un’ottica collaborativa che impegni tutti gli organismi utili allo scopo”. Il Prefetto ha messo in evidenza lo stato di degrado in cui versano molti monumenti della città e dalla sua provincia in cui “le operazioni di recupero e manutentive non appaiono fronteggiabili con le sole risorse pubbliche”, predisponendo come soluzione una “Sezione specializzata di volontari di pronto intervento” delegata all’Associazione Amici dei Musei (la cui scelta preferenziale non è giustificata in alcuna maniera). Esprimiamo sorpresa per la scelta, alla luce dell'ottica collaborativa auspicata dal Comune, di non convocare, tra “tutti gli organismi utili allo scopo”, le Associazioni Professionali dei Beni Culturali, che rappresentano effettivamente gli specialisti dei Beni Culturali, così come recentemente riconosciuto anche dalla Legge 4/2013 (Disposizioni in materia di professioni non organizzate in Ordini e Collegi). Considerato il richiamo alla rilevanza internazionale del patrimonio storico-artistico e archeologico della Città di Pisa, stupisce la scelta di non coinvolgere gli operatori e gli specialisti (archeologi, restauratori, storici dell’arte, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, conservation scientists) che quotidianamente si occupano di beni culturali e, molto spesso, contribuiscono alla loro gestione e valorizzazione. Tutto ciò a fronte di una grave sofferenza del settore, che vede molto spesso gli specialisti dei beni culturali operare in condizioni lavorative precarie e mortificanti. A giustificazione di tale accordo è stata invocata, a buon diritto, la scarsità di risorse attualmente disponibili nel settore pubblico. Non è stato reso noto però quali siano le effettive necessità di organico, strutturali e finanziarie che hanno indotto a questa scelta.


Preoccupa il fatto che, per sostenere i costi di manutenzione o gestione ordinaria del patrimonio culturale, si abbattano i costi professionali e i costi del lavoro ricorrendo a prestazioni di personale volontario. Si corre infatti il rischio che le azioni di volontariato, che meritoriamente esercitano una funzione sussidiaria nel Paese, possano entrare, se non opportunamente definiti, in concorrenza con il professionismo. E sarebbe triste una scelta che, anche involontariamente, rischia di mettere in concorrenza un pensionato volontario con un giovane professionista disoccupato. Auspichiamo pertanto, e facciamo appello alla sensibilità del Sindaco di Pisa e del Prefetto, affinché vengano prontamente coinvolte nelle azioni interistituzionali anche le Associazioni dei Professionisti dei Beni Culturali. Infine, la presenza dell’Università a questo accordo crea una certa apprensione, dal momento che la stessa istituzione che forma i professionisti di domani si trova in qualche maniera ad ostacolarne l’ingresso nel mercato del lavoro. Con la scusa della buona volontà generale si compie una sostituzione deliberata dei professionisti con i volontari, perpetrando l’idea che i Beni Culturali siano sempre e soltanto un buco nero ingestibile che risucchia i fondi ed un divertissement, qualcosa con cui (solo in Italia) non si mangia. Respingiamo quindi: 1) la prestazione gratuita del volontario laddove mascheri del vero lavoro, nasconda il precariato e contribuisca a creare disoccupazione; 2) il concetto di sostituzione del lavoro professionale con le prestazioni gratuite di volontariato; 3) l’errata interpretazione del principio della sussidiarietà. Pertanto chiediamo: 1) l’immediato ritiro del presente accordo; 2) la pubblicazione dei dati sulle risorse in base ai quali è stata presa la decisione. 3) l’apertura di un tavolo di discussione che, nel rispetto delle normative vigenti, includa anche i lavoratori e i professionisti della cultura e delle rappresentanze sindacali; 4) l’interpretazione più corretta del principio di sussidiarietà; 5) la ricerca di fondi a livello europeo anche grazie all’aiuto attivo della cittadinanza e delle associazioni culturali (es. crowdfunding). Nel frattempo le associazioni firmatarie dell’accordo intraprenderanno tutte le iniziative utili a contrastare questa iniziativa dal punto di vista mediatico, legale ed amministrativo.

ANA – Associazione nazionale Archeologi Associazione culturale Artiglio ARCH.I.M. – Archivisti in Movimento GBeA – Giovani Bibliotecari e Aspiranti St.Art.I.M. – Storici dell’Arte in Movimento Ragione del Restauro

Documento congiunto dei professionisti dei Beni Culturali  

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