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di attuare per l’ex rifugio una sorta di “abbandono controllato” per concentrarsi invece sulla riqualificazione di alcuni edifici minori situati più in basso al fine di intercettare, con una nuova attività ricettiva, i nuovi flussi del turismo alpino legati all’escursionismo, ai trekking, alle traversate, alla mountain bike, all’arrampicata. Il progetto, a partire da un piccolo edificio adibito a deposito preesistente, ne propone un coraggioso ampliamento attraverso una soluzione architettonica che risponde ai canoni tecnici ed architettonici comunemente usati oggi in alta quota: volumi semplici con struttura portante in legno, rivestimenti metallici performanti, tecniche di prefabbricazione per agevolarne la cantierizzazione, assetto distributivo flessibile, ottimizzazione dell’apporto solare e della luce, fruizione e valorizzazione degli aspetti paesaggistici. Un aspetto innovativo introdotto riguarda anche una nuova modalità di gestione della strut-

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tura, per assecondare la domanda e le necessità attuali degli utenti. Viene così proposto un rifugio automatizzato che, anche in assenza di rifugista, ne consente il funzionamento ottimale per garantire il massimo comfort all’utenza in ogni periodo dell’anno. In conclusione, attraverso la tesi, si è compreso come lo Scerscen ed altre aree così fortemente compromesse presenti in alta quota, possano essere lo spunto per immaginare nuovi scenari di sviluppo e nuove opportunità che, a partire dal patrimonio degradato già presente sul territorio, reinventino forme più equilibrate per abitare e fruire l’alta montagna. Relatori: prof. Massimo Crotti e Roberto Dini. Anno Accademico 2016-2017; Corso di Laurea in Architettura per il progetto sostenibiledel Politecnico di Torino.

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ArchAlp 14  

Architetture del welfare alpino

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