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dall’alto, da un approfondimento scientifico delle esigenze territoriali e delle opportunità. Dalla pianificazione alla strutturazione di immobili, alla realizzazione di opere. Delle quali oggi la parte meno significativa è quella estetica o quella di impianti e materiali: nelle aree interne, nelle zone alpine è decisivo pensare a come quegli immobili rispondono alle esigenze delle comunità. Le singole “aree interne” italiane sono tutte diverse, ma hanno profondi legami dettati dalla comune storia di abbandono e spopolamento ieri e, oggi, di innovazione e rigenerazione. Per questo sta nascendo una community delle aree interne. Madonie e Val Maira si parlano, si capiscono, condividono scelte. Valli di Lanzo e Sannio sono molto più uguali di quanto si immagini. Questi legami vanno fatti crescere. Pianificare servizi e opportunità di crescita per le imprese nelle aree interne, dicevamo, ri-

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chiede uno sforzo notevole. Per l’Appennino distrutto dal terremoto, è profondamente sbagliato ricostruire “dov’era e com’era”. Piuttosto, per dirla con Enrico Borghi ed Ermete Realacci, dovremo costruire “dov’era ma come sarà”. Se vale infatti il primo binomio, ci troveremmo a ripetere borghi colpiti da abbandono e da altre fragilità. Il come sarà deve essere guidato. Nuove imprese, nuovi alberghi diffusi, servizi digitali alla popolazione, trasporti a chiamata solo elettrici o a idrogeno, scuole di valle, case della salute e centri di aggregazione per generazioni diverse che si incontrano e confrontano. Zone e spazi vanno misurati sulle dinamiche sociali della popolazione. Attorno ai progetti pilota delle singole strategie nelle aree pilota italiane, potranno formarsi specifiche professionalità. Quegli architetti e altri professionisti che dovranno fare progetti e costruire, non potranno non rapportarsi con le comunità. Non serviranno archistar pronte a progetti in ogni metropoli del mondo. Capire quel 85enne che ogni pomeriggio va al bar del paese, sulla piazza – l’unico bar e l’unica piazza – o quella famiglia papà mamma e due bambini che alleva capre, fa il formaggio, lo vende su Amazon, avranno bisogno di scuole e trasporti su misura. Fatti per il territorio e per quella comunità. Il professionista ascolta un territorio e allo stesso tempo lo guida. Lo chiede la strategia per poter essere concreta ed efficace. È un percorso di decentramento delle decisioni che si scontra con logiche politiche centraliste che poco hanno lasciato, negli ultimi tre decenni, programmare ai territori. Allo stesso tempo, richiede molta lungimiranza della classe dirigente locale che coglie realmente le sfide. E al continuo disperarsi sostituisce intraprendenza e fiducia. Anche nella comunità che si rigenera.

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ArchAlp 14  

Architetture del welfare alpino

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Architetture del welfare alpino

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