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ne che hanno subito abbandono e alcune anche distruzione di terremoto e frane. È la comunità che si ritrova attorno al campanile, alla piazza, al borgo stesso posto là in cima (mentre sulle Alpi è agganciato al versante). La comunità è molto di più di un insieme di individui. Non sono uniti per caso. A cementarli tra le generazioni sono associazioni, feste, storie, leggende. Cultura prima di tutto. Attorno a questo concetto, la comunità, si costruisce la strategia. Per molto tempo, tra le tante cose che non avevamo approfondito – non solo nelle aree montane – vi erano anche le connessioni tra pianificazione urbanistica, rigenerazione delle comunità e sviluppo di servizi oltre che di imprese. Tre poli che impegnano architetti, antropologi, sociologi, economisti. Polis e urbs non si separano. La Strategia aree interne ce lo impone. Anche con un percorso che tocca in senso stretto gli strumenti urbanistici, che sempre di più dovranno essere sovracomu-

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nuali. Pianifico a livello di valle la dimensione urbanistica, unita a quello ambientale (forestale, ad esempio), sociale, economico. Perché ha sempre meno senso avere un PRG comunale – fermandosi al principale documento di pianificazione su piccola scala – per un comune che conta meno di mille abitanti. Viene invece prima la dimensione territoriale che, in uno scambio sussidiario, permette di unire istanze e necessità di più comuni di un’intera valle, lungo una stessa asta fluviale. È complesso certo, perché questo processo chiama in causa una sfida che è prima di tutto culturale, poi politica, istituzionale, operativa. Il campanile è lì, forte della sua storia gloriosa e del suo futuro di speranze, ma non può essere da solo. La complessità sociale ed economica si gestiscono insieme, tra più comuni. La Strategia aree interne lo mette alla base di ogni progettualità. Insieme. Si costruiscono percorsi dal basso senza dimenticare una traccia e uno scenario che può solo venire

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ArchAlp 14  

Architetture del welfare alpino

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Architetture del welfare alpino

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