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PROCESSI E TERRITORIO

AREE INTERNE

Laboratori del welfare futuro Marco Bussone

UNCEM Piemonte

L’infermiere di comunità, le case della salute di valle, ma anche l’Uber per la terza età che va al mercato. Un tutor per collegare i ragazzi delle scuole in videoconferenza per seguire la lezione, le “scuole di valle”, nuove e antisismiche, a metà vallata, dove si sale anche dai comuni più bassi. Le cooperative di comunità, che aiutano a vivere meglio, a creare solidarietà, benessere, a superare sperequazioni. E ancora l’uso delle farmacie per gli esami medici, uniti al telecontrollo per il monitoraggio di anziani. Non dimenticate i migranti, gli stranieri richiedenti asilo, vettori di nuovi legami tra pezzi di comunità. Passa da queste buone pratiche il nuovo welfare nelle aree interne del Paese. Le Alpi e gli Appennini sono laboratori. Lo Stato che c’è, ma non da solo. I Comuni, le Unioni e le Comunità montane, con il terzo settore, le associazioni, le imprese. Tre livelli, tre percorsi che si intrecciano. Per una volta le aree montane e rurali del Paese – definite appunto interne perché lontane dai tradizionali poli urbani dei servizi e dei poteri – non si trovano a inseguire un gruppetto di virtuosi appunto “urbani”. L’innovazione, le migliori buone pratiche nei campi della riorganizzazione dei servizi alle comunità, arrivano proprio dalle aree interne. Che anticipano il futuro: invecchiamento della popolazione, riduzione dei giovani e di bambini in età scolare, soluzioni alla fragilità del territorio, sismicità diffusa e dissesto elevati, integrazione dell’immigrazione che salva mestieri. E poi sarà anche per quei “vuoti” fisici, direbbe Enrico Barca, 12

quegli spazi – borghi e cortili – lasciati da chi è scappato e non torna. Lasciati invece a chi torna e sceglie di restare. Innova per forza, a partire dalla motivazione dell’arrivo. Chi è rimasto – è cresciuto e invecchiato lì – incontra nuove generazioni smart che lavorano a distanza, che aprono imprese social-tech, che generano pezzi di futuro puntando su quattro pilastri di sviluppo: agricoltura, turismo, green economy, innovazione di prodotto e di processo. Qualità della vita e benessere sono causa e conseguenza. Passo indietro. Non le conosciamo abbastanza le aree interne del Paese. Gli ultimi terremoti, alluvioni, emergenze naturali (cioè quegli eventi ad alto grado di notiziabilità) ne hanno mostrato delle parti, oggi martoriate. Intendiamo tradizionalmente quei territori come parco divertimenti e zone ludiche. Vale per la città con i suoi centri commerciali, vale per Alpi e Appennino. Oggi come non mai usate per imprese sportive e scalate, sciate e spa. Economicamente, socialmente, culturalmente sono (sempre state) il margine. Già, il margine. Le Alpi sono un margine geografico, gli Appennini un osso, senza la polpa, ci ricordano gli antropologi. Proprio là dove i poli dei servizi, le città sono più lontane, lo Stato ha aperto una Strategia nazionale selezionando le prime settantadue aree pilota. In cui portare dagli otto ai venti milioni ciascuna di fondi europei e non, per migliorare scuole, trasporti, assistenza sanitaria. E generare opportunità di sviluppo economico. Comunità è la parola chiave in queste aree inter14

ArchAlp 14  
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Architetture del welfare alpino

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