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ARCHITETTURE DEL BENESSERE

LOISIR E SANTÉ

La nascita e il successo del termalismo nelle Alpi occidentali Antonio De Rossi, Gianni Ferrero IAM - Politecnico di Torino

«Le acque termali saline di S. Gervais si trovano alquanto al dissotto del capoluogo del comune di questo nome, alla estremità di una stretta gola dominata da alte montagne, in fondo della quale si precipita il torrente Bonnant, formando belle cascate. La loro scoperta fu dovuta a giovani pastori i quali, or sono quarantotto anni, si avvidero che la temperatura di quel luogo era men fredda di quella dei dintorni, ed osservarono che la neve vi si discioglieva più prontamente, e che l’acqua che vi scaturiva in diversi siti, era calda e di un odore particolare. Essi riferirono ciò tutto al signor Gontard proprietario di quel luogo, ed egli non indugiando a farvi fare alcuni scavi, discoperse la sorgente d’acqua calda, onde fu indotto a costruirvi uno stabilimento balneare che presto venne in grande riputazione». La storia di Saint-Gervais-les-Bains raccontata da Goffredo Casalis non è molto diversa da quella di Saint-Vincent, Courmayeur e Pré-Saint-Didier in Val d’Aosta, di Vinadio e Valdieri in Piemonte, e di molte altre località alpine che presto o tardi hanno scoperto e valorizzato la presenza di acque curative o più semplicemente «purissime». L’acqua, sotto forma di sorgenti, ruscelli, cascate, laghi è continuamente menzionata nelle minuziose descrizioni contenute nel Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di Sua Maestà il Re di Sardegna che Casalis dà alle stampe a Torino tra il 1833 e il 1856, dopo aver a lungo girovagato per le montagne 84

del Piemonte e della Savoia. E sono state proprio le acque fredde e calde, rigeneranti e curative, prima ancora delle vette e dei ghiacciai da conquistare, ad attirare in montagna gli abitanti delle città. Proseguendo nella sua descrizione, Casalis si sofferma sulle caratteristiche dell’acqua di Saint Gervais, che «è limpida e senza colore, ontuosa al tatto, ha un odore di gaz idrosolforato, che si dissipa col raffreddarsi, il suo sapore è salso e leggermente amaro, la temperatura è dai gradi +33 ai 35, il peso specifico paragonato con quello dell’acqua distillata è 10,045:10,000». Nel Cinquecento – da quando Emanuele Filiberto incarica una commissione di esperti di studiarne a fondo le caratteristiche – si hanno le prime notizie documentate delle virtù benefiche delle acque che sgorgano dalle pendici del Monte Matto a Valdieri e del Monte Oliva a Vinadio. Da questo momento in poi le acque delle due località saranno oggetto di diversi scritti scientifici, come quello di Francesco Gallina, medico di Carmagnola, che nel 1575 compone il Tractatus de Balneis Vinadii et Valderii apud Pedemontanos. Nei due secoli successivi le carrozze reali si arrampicheranno spesso lungo le disagevoli strade che raggiungono le sorgenti, ma non bisogna certo pensare ai lussuosi stabilimenti balneari cui siamo abituati. Si tratta di assai rudimentali costruzioni, «baracconi» in legno o in muratura che ospitano al più una vasca, uno spoglia13

Archalp 13  
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