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ACQUA COME PALINSESTO

CONDURRE L’ACQUA Difendersi e servirsene Lorenzo Mamino

IAM - Politecnico di Torino

In montagna piove e «l’eva a va sempre ‘nt ul pi bass» sono due ovvie constatazioni. Che però avevano mosso gli abitanti della montagna a trovare gli accorgimenti più idonei ad accompagnare caduta, raccolta e convogliamento delle acque meteoriche per evitare danni alle colture, alle case e per arrivare a irrigazioni intelligenti. Di qui drenaggi, canalizzazioni (raso terra e sotterranee), raccolte artificiali, spurghi e deviazioni di corsi naturali e di bealere. Di qui manufatti prima di legno e poi di terracotta, di pietra, di cemento, di metallo e di plastica. Indagare la razionalità che è nei dispositivi per il governo delle acque è un esercizio che porta a capire un po’ di più la civiltà quasi perduta del “mondo dei vinti”. Mondo senza rappresentazioni fino all’arrivo degli Stati nazionali e fino all’arrivo di Forze Armate, Dighe e Centrali elettriche. La rappresentazione di bealere di raccolta e di bealere e canali adacquatori per l’irrigazione comincia dunque non prima del XV secolo. L’intero territorio delle alte valli è stato per ciò che riguarda le acque e per gran tempo (ancora fino a metà del secolo XX) vigilato e governato a vista, dagli abitanti residenti, veri «professionisti della montagna» come diceva Nuto Revelli. Per generazioni, le piccole, sperdute e divise proprietà terriere in montagna hanno dovuto essere difese, per il pascolo e per una misera agricoltura, in una economia di pura sussistenza. L’acqua sempre ne fu elemento temuto e benedetto. Con l’abbandono delle terre, anche il governo delle acque cessò 16

e si verificò un regresso ancora in atto, di agricoltura montana e di pastorizia stagionale. Perciò oggi un ritorno allo stato ottocentesco di uso delle acque è possibile solo con uno studio puntuale dello stato già impiantato ed efficace e poi perduto. Ci ha provato anni addietro una ricerca condotta da Paolo Scarzella del Politecnico di Torino nell’ambito del programma d’iniziativa europea Interreg 1992-96 i cui risultati confluirono nel volume Le Alpi. Storia e prospettive di un territorio di frontiera, Celid 1997. Questo studio ha portato a individuare una serie di Carte delle strutture paesistiche realizzate dall’uomo e legate all’abitazione in alta quota. Potrebbe ancora oggi, a più di vent’anni di distanza, essere un buon punto di partenza. Là era stata studiata la rete di fertirrigazione legata alle residenze e alla stabulazione di animali, per un tratto della Val Susa, a partire da fonti Paolo Scarzella, Fertirrigazione in Valle Susa (da Le Alpi. Storia e prospettive di un territorio di frontiera, Celid, Torino 1997) p. 383.

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Archalp 13  
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