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AZIENDA PUBBLICA DI SERVIZI ALLA PERSONA “S. SPIRITO - FONDAZIONE MONTEL”

IL PONTE numero 2 – anno XXV

Pentecoste 2008


L’editoriale di Cristina Bolgia e Silvano Brol

Sommario La casa informa Il nucleo Alzheimer come risposta ...

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Il giorno di Pentecoste

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Storia & storie Passeggiate di primavera

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Primavera

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Pensieri, riflessioni, racconti, ... La funzione del magio

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El mondo l’è tut na cesa

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Progetti Quando ridere è una cosa seria ...

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Concorsi Amatissimi sposi

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La mia serenata

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Ricordi di scuola ...

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Gruppo coro Bentornata “attività canora”!

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Gruppo lettura

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Le associazioni Ed è già mercoledì!

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Comitato Famigliari Ospiti

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A stretto giro di posta Da Sabrina

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Un’esperienza indimenticabile

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Circolo Ricreativo Due in Uno!!!

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Buone nuove dal personale

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Particolare della Pala dedicata al “Santo Spirito” nella Capella di Via Pive

Su questo numero del periodico troverete racconti, poesie, riflessioni e articoli di approfondimento; ma vogliamo anche far partecipi i lettori di un percorso che l’Azienda, con il Servizio Animazione, ha intrapreso: il recupero della memoria. Per dare significato e rilievo all’iniziativa, grazie soprattutto alla collaborazione degli Ospiti, si è ritenuto opportuno pubblicare queste memorie sulla pagine del giornalino, anche se non sempre conformi ai testi originali. I “Progetti”: − La terapia del sorriso: a pag. 10, i dottor clown della CRI Trentino spiegano la filosofia che sta alla base della clown terapia; − “Memorie de morosi e storie de sposi”: a pag. 12, concorso U.P.I.P.A. che ci vede partecipi, iniziamo da questo numero a pubblicare alcuni scritti riferiti alla vita affettiva e sentimentale di una volta; − Ricordi di scuola: a pag. 14, come detto in premessa, pubblichiamo alcune poesie frutto dei “ricordi” delle nostre Ospiti. Il Comitato Famigliari Ospiti trova spazio per presentare il nuovo direttivo, eletto dall’assemblea del 16 marzo u.s. “Buone nuove dal personale”, rubrica che vuole far partecipi i lettori agli eventi del personale della Casa. A partire da questa edizione troviamo all’interno degli spazi dedicati ai nostri sponsor. Ringraziamo fin d’ora per il loro sostegno a favore del nostro strumento informativo. Inoltre, approfittiamo di queste righe per dare il benvenuto a Sandra ed Andrea, quali nuovi componenti del Comitato Editoriale.

Opera in ceramica di Ivo Fruet (1989) Pagina 2

IL PONTE


La Casa informa IL NUCLEO ALZHEIMER COME RISPOSTA DI DIGNITA’ AL MALATO ED ALLA SUA FAMIGLIA di Giovanni dott. Bertoldi vita media che, insieme ai notevoli progressi degli strumenti diagnostici, hanno prodotto dati epidemiologici di così grande impatto. Pertanto un sempre maggior numero di famiglie è drammaticamente coinvolto nella gestione del paziente che richiede una qualificata rete integrata di servizi sanitari e socioassistenziali. Le demenze, inoltre, rappresentano una delle maggiori cause di disabilità nella popolazione generale. Il progressivo invecchiamento della popolazione, sia nei Paesi occidentali che in quelli in via di sviluppo, fa ritenere queste patologie un problema sempre più rilevante in

“Vorrei che i malati di Alzheimer non continuassero a starsene in disparte, ma dicessero, accidenti, anche noi siamo persone”

termini di sanità pubblica. La malattia di Alzheimer, oggi una vera e propria emergenza sociale del Paese, colpisce circa 18 milioni di soggetti nel mondo, oltre 500 mila in Italia, con un’incidenza annua di 23,8 casi ogni mille abitanti.

Queste sono le parole di Cary Smith Ender-

In Europa si stima che la demenza di Alzhei-

son, docente universitario di storia in Ameri-

mer (DA) rappresenti il 54% di tutte le de-

ca, al quale all’età di 55 anni, in seguito ad

menze con una prevalenza nella popolazione

una occasionale operazione al cervello, fu

ultra sessantacinquenne del 4,4%. La preva-

diagnosticata la malattia di Alzheimer.

lenza di questa patologia aumenta con l’età e

Le demenze comprendono un insieme di pa-

risulta maggiore nelle donne.

tologie (demenza di Alzheimer, demenza va-

L’Alzheimer è una sindrome neurodegenera-

scolare, frontotemporale, a corpi di Lewy,

tiva progressiva che colpisce alcune regioni

ecc.) che hanno un impatto notevole in termi-

dell’encefalo sedi delle funzioni cognitive su-

ni socio-sanitari. L’aumento dell’incidenza e

periori. Memoria, attenzione, capacità di giu-

della prevalenza è legato all’aumento della

dizio critico, orientamento temporospaziale

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sono le funzioni maggiormente compromes-

di

se in seguito alla morte dei neuroni. Tali defi-

l’ambiente ideale nel quale applicare le meto-

cit si riflettono pesantemente sulle attività

dologie multidisciplinari che prevedono la ria-

della vita quotidiana determinando una grave

bilitazione cognitiva e la terapia occupaziona-

compromissione

le. La prima, condotta in piccoli gruppi, assu-

dell’autonomia

e

emozioni.

Questo

luogo

è

inoltre

dell’autosufficienza.

me anche una valenza socializzante, mentre

L’RSA intende quindi dare risposta a questa

la terapia occupazionale, seppure non finaliz-

malattia che colpisce circa il 10% dei nostri

zata al risultato finale, offre al paziente la

Ospiti istituendo, entro la fine dell’anno, un

possibilità di ri-attivare abilità manuali me-

nucleo Alzheimer presso il quarto piano della

diante un continuo stimolo sensoriale e co-

struttura di via Pive (ex convento Suore).

gnitivo.

Il nucleo dovrà, pertanto, rappresentare per il

“Prendersi cura è meglio di curare”, è

paziente ed i suoi familiari un luogo in cui

questa la risposta e la filosofia che

l’agitazione, le reazioni violente o il vagabon-

l’Azienda vuole portare avanti, anche e

daggio, siano il più possibile contenute. Un

soprattutto nei confronti delle persone

luogo, peraltro, in cui i sensi vengano stimo-

malate di Alzheimer, convinta che serva

lati da colori e forme che evocano diversi tipi

sempre più umanità, rispetto e libertà e

FESTA PATRONALE: “IL GIORNO DI PENTECOSTE”

di Andrea Zuccatti

“Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all ’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo” (At 2, 1-4)

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IL PONTE


Bozzetto di prova della Pala dell’altare dedicata allo “Spirito Santo”, opera di Ivo Fruet (1989)

Lo Spirito Santo è vento che si abbatte gagliardo, sono lingue di fuoco che scendono dal cielo. Sono questi i segni che ci annunciano la discesa dello Spirito nel passo degli Atti degli Apostoli. Vento gagliardo? Lingue di fuoco? Sono simboli grandiosi, ma qualcuno si potrebbe spaventare alla Santo Spirito. Immaginate se, la sera di Pentecoste, che quest’anno si festeggia il giorno 11 maggio, succedesse proprio quello che è avvenuto quasi duemila anni fa. Il vento spalancherebbe le porte della casa, farebbe volare via le tovaglie imbandite e gli scialli colorati, rovescerebbe i bicchieri e i vasi di fiori. Il fuoco farebbe scattare rumorosi allarmi antincendio ed accorrere i pompieri. Sarebbe proprio una gran confusione! Tutto questo naturalmente non succederà. La cena verrà servita puntuale alle sei e mezza, niente vento, né fuoco, poi un letto caldo accoglierà sonnolenti e sognatori. Come facciamo, allora, ad accorgerci dell’arrivo dello Spirito Santo? Quali sono i segni che perpetuano i gesti, le parole, i miracoli del Cristo Risorto? Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Spesso le cose belle sono le più silenziose. L’amore chiuso in una carezza, la gioia di una risata assieme, la pace del braccio che ti sostiene, la pazienza del servizio al prossimo, la bontà di un sorriso. Lo Spirito Santo è il dono più grande di Gesù all’umanità ed è dentro ognuno di noi. Sta a noi farlo fruttare e forse non c’è posto più adatto dell'A.P.S.P. Santo Spirito per festeggiare la Pentecoste.

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Storia & storie PASSEGGIATE DI PRIMAVERA di Luciano De Carli di “Cenacolo Valsugana” In questa strana stagione si può andare a “vedere” la Primavera lungo una pista antica; quella dei vignali, vignali di un tempo, quelli di Salina (1870 l’incisione su un sasso del muretto), dei sassoni e dei Parestei un po’ più in basso (altra scritta “1865”). Prima quindi hanno sistemato terrazzamenti più in basso e poi su, su, rubando terreno al bosco, perché le riviste dall’impero austroungarico erano più frequenti. Si beveva “sole d’Italia”! Il giro in verità sembra un po’ più lungo, ma lo si fa in due ore fermandosi ad osservare, cogliere valeriane/”nosioi” o cime di luppolo/”bruscandoli”. Due ore e si compie il periplo alle case Lazzaretti, poi si costeggia il forte del Colle delle Benne, casa Rosele, ricca di storia, e la nuova azienda agricola, nonché l’impianto di viti novelle. Durante la camminata si fanno cento riflessioni sull’economia di un tempo, sugli sforzi e la pazienza, le fatiche dei nostri bisnonni o progenitori, sulla produzione di vino, non ancora in bottiglie etichettate, ma genuini, ricchi di antociani, vitamine e gradazione alcolica. Quei vignali avevano, ed ancora si vede, un’architettura essenziale che dura da quasi 150 anni: muretti, scalette, gradini sagomati, rientranze e slarghi per far passare carretti, carri con ampi tini o con benne di letame per concimare i filari; poi rivoltelli per acquedotti e “stoi” austroungarici, vasche per Pagina 6

i viticci/”strope”. La strada è scavata nel fianco della montagna e lo segue passo passo, con zone di pieno sole e d’ombra. Essa sopportava il carico di carri con anche due buoi, cinque ettolitri di raspato, ma non il peso dei mastodontici trattori che incutono paura solo a vederli. Immaginateli carichi di tronchi o di legna da ardere gravare su quei “muri a secco”! In quel vigneto, al maso ed alla curva dei Martinelli c’è sempre qualche virtuoso che lavora, zappa, sarchia, pianta, pota, irrora, concima, toglie erbe infestanti e poi si gode la quiete. Quei certi pezzi di terra lavorati sembrano tanti giardini pensili, più che vigneti. Passi, guardi, saluti e continui verso il dosso degli Arnoldo, incontrando magari, stonatissima nel bosco, l’antenna dei telefonini, portata lì a furia di elicottero. IL PONTE


Arrivati alla baita Arnoldo tutto è cambiato: non è più ricovero di pecore e capre, ma un grazioso “piede a terre” con giardinetto alla base: con cespo rigoglioso di grandi e bianche “rose di natale”, un fusto di altea già verde, piante grasse selvatiche a rosetta, viole del pensiero, bocche di leone. Nella serie di paioli, sospesi alla falda della tettoia, hanno sistemato l’aquilegia flabellata ed iris o giaggioli, margherite, erica e felci. In fianco alla baita uno spiazzo d’erba già verde punteggiata di margheritine. E’ una Primavera ostentata, col sole che punge e scotta tra i fusti neri, pelati delle acacie. Sei a 700/800 metri e fortunatamente la brezza di monte aiuta a non sudare e stimola la falcata. Si va avanti ammirando i muretti a secco, un po’ inclinati sul fianco del monte, messi lì, sasso su sasso, come se tutto fosse stato progettato, realizzato da un team di architetti. Sassi/scaglie color grigio spento, solo pochi porfidi tondeggianti smussati, lo scintillio di qualche quarzo che intramezza il com-

PRIMAVERA Dal cielo distratta è caduta una nuvola rosa. Ora il pesco spumeggia come una coppa di vino. Ma è solo una rosea nube caduta. Su questo pezzo di terra scivola l’ombra imperiosa dell’uomo. P E N T E C O S T E 20 0 8

posto di ogni muretto. Qui un tempo c’era tutta una tessitura di vigneti, non solo per la produzione locale, ma per le tavole dei ristoranti ed osterie austriache. Tutto si conferiva nella capace cantine di via Cavour, via Cesare Battisti, via Diaz e via Regia. Le viti di Pavana, Seibel, Gocciadoro, dei frizzanti Grinto e Bacco della Vernazzola riempivano di grappole le bigonce/”conzale”, i tini/”zeori”, le botti, secchie e “candole” per la grande festa del vino nuovo. Succo prezioso per le casse di ogni famiglia, ma anche “sostegno” per i gravi mestieri in campagna, bosco e stalla nel corso dell’anno. Ora tutto si può dire è stato abbandonato e “ripreso” dal bosco che era stato cacciato sempre più in alto, a suon di sega, accetta, roncola, piccone, forcone ed “olio di gomito”. Più che grida di bimbi che staccano i grappoli e creano festa, si odono solo, a volte, rumori di motoseghe e mannaie, sbuffi o rantoli di trattori.

Semina, seminatore! La terra sa ancora l’antico dolore di chi genera. Sta il grande ciliegio, naufrago dell’inverno, sul bruno fondale dei campi; e trema come una sposa nel vergine velo. Aspetta che attorno avvampi il talamo azzurro del cielo.

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Pensieri, riflessioni, racconti, ... LA FUNZIONE DEL MAGIO di Umberto Frisanco Chi è anziano ricorda certo che negli anni d’anteguerra, e per la verità anche in quelli subito dopo, per i ragazzi le occasioni di aggregazione fra coetanei, al di fuori delle ore di scuola, non erano frequenti. La guerra appariva lontana (in famiglia non c’era la radio!) finché gli Alleati non ci fecero sapere in modo tragico e violento (con il bombardamento di Trento e della nostra stazione ferroviaria) che poteva interessarci da vicino. Ma limitandomi a parlare del nostro piccolo mondo e dell’impiego del nostro tempo libero, ricordo che la domenica e le feste c’era l’Oratorio, mentre nei giorni feriali, c’era ben poco. Io, che abitavo nella “contrada taliana” ricordo che un modo di trovarsi insieme e divertirsi di sera per noi “spiazaroi” di poche pretese era quello di giocare “a scondileoro” nei numerosi, bui portici della contrada, i cui portoni avevano allora la caratteristica, poi eliminata dalla moderna abitudine di chiuderli a chiave, di restare perennemente aperti, permettendo il passaggio da una contrada all’altra, dal “davanti” (verso Via Maier) a “de dré” (verso Via Bortolamei). Anche se già allora qualche proprietario di casa manifestava fastidio per quei nostri schiamazzi serali e per quel correre rumoroso verso la “tana”. Nel mese di maggio, complice la primavera, si attendeva con impazienza il calar della sera per darsi convegno sulla piazza della chiesa parrocchiale, e prima, qualche volta anche durante, ma specialmente dopo la “funzion del magio”, si giocava a “darsela” e “torsela”, come chiamavamo quel particolare modo di rincorrersi, tentando di raggiungere e toccare le spalle dei compagni. A proposito della funzione del maggio, m’è venuto tempo fa di nuovo per mano una delicata poesia della nostra concittadina Emma Valcanover vedova Oss Emer, poetessa di rara sensibilità, che mi pare buona cosa riproporre, anche se già pubblicata nel libro “Vardar fòra” edito nel 1992. In essa l’autrice, descrivendo il rincrescimento provato quella volta che non ha potuto “arivar ala funzion” perché impegnata ad aiutare suo padre, ha ben descritto uno di quei magici “momenti”, che capitano durante la vita e che restano indelebili nella memoria dell’anziano. Vorrei aggiungere anche qualcosa a riguardo del testo di questa poesia, scritto a macchina da lei su un foglio di carta “riso”, che l’autrice mi consegnò una quindicina d’anni fa. Lei era già vedova, e prima di porgermi il foglio, compì il gesto commovente di barrare con un tratto di penna l’”in” posto accanto al cognome Oss Emer della sua firma da maritata. Allora abitava nella “dépendance” di Casa Rimer, in Via Crivelli e in quella occasione era presente anche un suo “collega di rime”, il compianto Giorgio Mottesi, e ricordo che ebbero a discutere parecchio d’ortografia dialettale ed in particolare del corretto uso degli accenti (che nella sua poesia trovano vasta applicazione). Fu allora che io aggiunsi al titolo, lei consenziente, il sottotitolo “na sera de magio” che mi pareva specificare meglio quanto la poesia raccontava. Ho anche un altro ricordo di quell’incontro: Emma, nell’atto del commiato, mi mostrò la berretta del marito posata su una sedia, restata dove e come lui l’aveva lasciata l’ultima volta.

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IL PONTE


EL MONDO L’È TUT NA CESA (na sera de magio)

Mé papà, quando la sera… El tirava quel caret cargà de erba che le vache, bruzendo, le spetava; mi zercava de aiutarlo con quei brazoti picoi che gaveva; tant strac che l’èra ala fin dela giornata! El se fermava al sonar dela campana, el se toleva zo ‘l capel el se ‘n segnava. Quela sera…l’à ‘n dovinà che me pianzeva ‘l còr no poder arivar ala funzion e po’ zugar, lì sula piaza. Vardandome ‘n dei oci… tut de colp… elo ‘l mà dit: “L’è tut na cesa ‘l mondo, cara!” El so capel l’èra postà sul redesin, la maneta del caret sul so zinocio. Mi no ò parlà, ma ‘n viandome de nòf, me son postada tuta a quel caret per spenzer meio… e…zò ‘n trà quel’erba è slipegà ‘na lagrima quela sera. Emma Valcanover Oss Emer, 1929

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I progetti QUANDO RIDERE E’ UNA COSA SERIA: DOTTOR CLOWN C.R.I. TRENTINO Trento, 18 aprile 2008 Può sembrare una contraddizione, ma questa frase descrive in maniera adeguata la filosofia che sta alla base della clownterapia. Ma chi sono in realtà i Clown di Corsia? Ben diversa dalla più famosa figura dei pagliacci del circo, quella dei Dottor Clown nasce in America sull’esempio del medico Hunter “Patch” Adams. Egli sostiene la teoria, avvalorata negli anni da numerose ricerche e sperimentazioni, che in una persona malata (e in particolare ospedalizzata) esiste, accanto ad una sofferenza di tipo fisico, una sofferenza più profonda, psicologica, che si manifesta in forma di tristezza, paura, solitudine. Questa sofferenza non impedisce di per sé la guarigione, ma tende a renderla più lunga e difficoltosa, e amplifica la percezione del dolore fisico. Ed è proprio l’attenuazione di questo tipo di sofferenza il fine della clownterapia e, in senso più ampio, della comicoterapia… Come dicevano i nostri avi, “il Pagina 10

riso fa buon sangue”, ma non è solo credenza popolare, è una teoria medico-scientifica: si è osservato infatti che il sorriso ha molteplici risultati sul paziente; accanto al più noto effetto psicologico di distrarre la persona dalle proprie sofferenze, il sorriso ha un’azione positiva anche da un punto di vista strettamente biologico: innanzitutto il ridere è considerato un esercizio muscolare e respiratorio, e in secondo luogo è un efficace metodo per stimolare la produzione di endorfine che servono ad abbassare la percezione del dolore e ad aumentare le difese immunitarie. I Clown di Corsia non sono da confondere con i clown di animazione, ad esempio quelli del circo. Il Clown di Corsia utilizza le tecniche di clownerie tipiche dell’artista circense o di strada non per ottenere dal pubblico applausi e ammirazione, bensì come un mezzo per potersi mettere in relazione con il malato, raggiungere con esso un livello di empatia e fargli provare la sensazione che qualcuno si interessa di lui.

Sia sul territorio italiano che in ambito internazionale sono diverse le associazioni che praticano la clownterapia e fra queste anche la Croce Rossa Italiana. Il Comitato Trentino è il terzo a livello nazionale a proporre tra le sue attività quella dei Clown di Corsia, dopo Emilia Romagna e Abruzzo. Il primo corso di formazione si è svolto a settembre 2007 e il 2 marzo 2008 si è concluso il secondo, entrambi tenuti dal formatore Guido Zanchin (in arte dottor clown Gommolo). Il gruppo trentino dei Dottor Clown conta attualmente 40 componenti, provenienti dai gruppi di tutto il territorio provinciale. Per il momento essi svolgono il loro servizio presso le Case di Riposo di Pergine e Rovereto e i reparti di Pediatria e Chirurgia Pediatrica dell’ospedale S. Chiara di Trento, con cadenza di un servizio al mese durante i week-end, ma le prospettive future sono quelle di riuscire ad estendere il servizio anche ad altri reparti.

IL PONTE


Non sempre è facile spiegare cosa sono i dottor clown, non è semplice metter nero su bianco quanto diamo e riceviamo da questa attività, è impossibile descrivere le emozioni che proviamo perché ogni persona è un mondo a sé e pertanto straordinaria. I DOTTOR CLOWN DELLA C.R.I. TRENTINO

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DAL CONCORSO: “Memorie de morosi e storie de sposi”

AMATISSIMI SPOSI LA PURA GIOIA OGGI NUTRE IL CUORE E RIFULGE NELL’ANIMO MIO UN’ONDA ARMONIOSA DI CONSOLAZIONE. ECCOLI RIUNITI AL SACRO NODO, AL NODO CHE SOLENNE RENDE LA NOSTRA CHIESA; ECCOLI FINALMENTE I VOSTRI DESII E LE NOSTRE SPERANZE; ECCOLI ALLA META CHE VI SI CHIEDE: UN AVVENIRE DI GIOIA E D’AMORE. IL MIO CUORE DI NIPOTE VORREBBE SGORGAR LA PIENA D’AFFETTO CHE OGGI REGNA TRA VOI ... E TU CARA ZIA CHE OGGI TI IMPALMASTI UNO SPOSO BUONO E VIRTUOSO, CHE AL PIE DELL’ALMA FEDEL A TE GIURA ETERNO AMORE, FEDEL COMPAGNIA DEI GIORNI TUOI. VI SIA DI CONFORTO E SOSTEGNO DELLA VOSTRA GIOIA, PIETRO E ULIVA, E DELLA VOSTRA FELICITA’ GODRA’ SEMPRE LA VOSTRA NIPOTE PAOLINA LANER Pagina 12

IL PONTE


LA MIA SERENATA di una volontaria Non è solo il titolo di una famosa canzone degli anni sessanta! Modestamente anch’io, nei miei giovani anni, ho avuto la mia serenata. Solo una per motivi che vi dirò. Avevo sedici anni allora ed una simpatia affettuosa per un ragazzo più grande di due anni. A quell’età le cotte sono all’ordine del giorno e posso dire sinceramente che lui per me aveva preso una bella sbandata. Non ero né bella, né elegante né tantomeno civetta. Si vede però che qualcosa di interessante in me l’aveva trovata: dicevano che ero simpatica. Una mia cugina, con la quale avevo una grande amicizia, tanto da stare assieme appena potevamo per una passeggiata “su per fera” o una gita in montagna, si accorse prima di me del fatto che questo ragazzo mi gironzolava attorno con qualche interesse. Quando me lo fece notare caddi dalle nuvole. Speravo comunque che fosse vero, perché anche lui mi piaceva. Era vero infatti e ne ebbi la conferma qualche settimana dopo, quando nel bel mezzo di una notte di primavera, fui svegliata, e la mia famiglia pure, da una musica che proveniva dalla strada, proprio sotto le nostre finestre. Realizzai quasi subito che quella serenata era diretta a me. Mi alzai e guardai attraverso le imposte, tallonata dalle mie sorelle che per poter vedere mi salirono quasi sulla schiena. Riconoscemmo subito la canzone di R. Carosone, molto famosa a quel tempo, che lui cantava spesso. La sua voce era accompagnata dalla musica proveniente da una chitarra e una fisarmonica, in braccio a due suoi amici che aveva ingaggiato per l’occasione. Ero molto imbarazzata perché si stavano illuminando alcune finestre nelle case vicine, ma l’imbarazzo crebbe fino a diventare panico, quando sentii dietro le spalle la voce di mio padre che diceva in tono serio e minaccioso: “Chi sono quei tre buontemponi che invece di essere a letto a quest’ora come dovrebbero, vanno in giro a disturbare chi dorme?” Salvo Caramagno “La Serenata”

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Ricordi di scuola … Sono piccoletta Ma furbetta Occhi mori Denti bianchi Le manine bombasine I piedini ballerini Per far quattro saltini.

SAN FRANCESCO E IL LUPO Viveva un dì, Narra un’antica voce, a Gubbio un lupo assai feroce aveva i denti più acuti che i mastini e divorava uomini e bambini ma dentro le mura piccole di Gubbio viveva un fraticello e un giorno incontrò il lupo e gli disse Oh lupo – oh mio fratello lupo perché mi guardi così ombroso e cupo? Perché mi mostri quegli aguzzi denti? Vieni un po’ qua, ascolta Io so che ti ha costretto a ciò ben la fame Ma tu mi prometti Di essere onesto e dritto E di non dar la minima molestia Esser dunque una tranquilla bestia? Il lupo alzò umilmente il capo E fece sì E da quel giorno andava per le case In mezzo ai bimbi Pagina 14

Quand’ero piccolina/o Succhiavo nel ditino Adesso che sono grande Non lo succhio più Passava l’automobile E io dicevo bobile E a chiamare il cane Facevo bu-buu-buu. (Demattè Virginia)

Come un vero agnello Leccava una gotta a questo e a quello E poi morì e fu da tutti pianto E fu seppellito presso il camposanto. (Laner Paolina) IL PONTE


“Alla rovescia” Io solo soletto con 25 dei miei compagni

andavo per una selva fitta fitta, che non c’era nemmeno un cespuglio stanco del mio lungo riposare mi sedetti su un gran sassolino di legno e al lume di un lumicino spento lessi un giornale ancora da stampare. Alzai gli occhi al cielo vidi a terra un cadavere vivente, presi il coltello senza manico ne lama glielo ficcai nel cuore e degli spaccai la testa. Poi dissi vivi scellerato non ritornare più su questa terra. (Lazzeri Giuseppina) AMA IDDIO Ama IDDIO e non fallire, fa più bene e lascia dire, lascia dire chi che vuole. Ama IDDIO o da buon cuor, da buona voce. Ama IDDIO sulla croce, sulla croce alla corona. Ama IDDIO e la Madonna La Madonna incoronata, ama IDDIO la beata. La beata è nel ciel, ama IDDIO S. Michele. S. Michele crocefisso, ama IDDIO in Paradiso. Paradiso vien dei santi, ama IDDIO tutti quanti. Tutti quanti vuoi cantare, canta, canta rosa bel fior, che è andato nostro Signor. E fra il bue e l’asinello Senza fascia e senza martello, Gesù bel, Gesù Maria, tutti i santi in compagnia “Chi le sa e chi le dis i ghe dona el Paradis” “Chi le sa e chi le canta i ghe dona la gloria Santa”. (Amalia - 3° piano via Pive) P E N T E C O S T E 20 0 8

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Gruppo coro Bentornata “attività canora”! di Ines Quest’anno, dopo ripetute richieste da parte degli ospiti di via delle Pive, è stata finalmente riammessa fra le attività di gruppo settimanali il “gruppo coro”. Mancava da oltre 12 mesi il suo ritorno è stato accolto con grande entusiasmo dai numerosissimi “appassionati” di tutti i nuclei fin dal primo giorno, fra essi anche famigliari e assistenti. (Durante i mesi trascorsi si sono verificate però svariate sospensioni, colgo quindi l’occasione per auspicare una maggiore continuità di programma, per quanto possibile). Perché tanta partecipazione e tanto entusiasmo? Che cosa facciamo insieme in sala polivalente per un’ora e più, il giovedì pomeriggio? Naturalmente cantiamo in coro: insieme, guidati da Giorgio che intona le canzoni e ci accompagna al pianoforte, cantiamo in allegria! (Al primo incontro è stata Francesca a intrattenerci sostituendo egregiamente “il Giorgio”). Il nostro “repertorio” è composto da canzoni popolari, canti di montagna, canzoni “de stiani”, le amate canzoni delle nostra giovinezza e canti religiosi popolari. Un bel programma dunque, proprio ciò che mi è sempre piaciuto. Ricordo che appena entrata come ospite alla Casa S. Spirito, oltre due anni fa, ebbi subito piacere di poter partecipare a questa attività. Uscire dal proprio piano residenziale e incontrare gli altri ospiti ci permette di conoscerci. La “condivisione” favorisce i legami di amicizia. Il canto rallegra e comporta altri effetti benefici. Il nostro gruppo è sempre molto numeroso, partecipe, attento. Fra un canto e l’altro Giorgio ci intrattiene piacevolmente proponendo anche indovinelli seri o face, racconta barzellette e si esibisce in scenette comiche che suscitano immancabilmente la nostra ilarità. A conclusione di ogni nostro incontro è però immancabile l’esecuzione dell’Inno al Trentino. Si Lascia la sala un po’ di malavoglia, accompagnati dall’eco delle nostre belle canzoni. Si ritorna al nostro piano pensando al successivo incontro.

UN CALOROSO “BENTORNATO” PERCIO’ AL NOSTRO GRUPPO CORO

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IL PONTE


Gruppo lettura Questo giornale si chiama “Il Ponte”.

quasi spaziale.

Un ponte che unisce, oggi idealmente, doma-

Noi del Gruppo Lettura non possiamo lamen-

ni anche fisicamente le due Case: quella di

tarci di come sono distribuite le nostre speci-

Via Pive con quella di Via Marconi.

fiche attività, ma per certi avvenimenti: feste

Noi pensiamo che sia auspicabile che questo

dei compleanni, attività ludiche a largo respi-

diventi una realtà in tempi stretti in modo che

ro, incontri varie ricorrenze (solennità Natali-

le persone che sono nell’ una e nell’ altra ca-

zie e Pasquali, ecc. ). Potrebbero essere mo-

sa formino davvero un’ unica comunità anche

menti in cui le due comunità, separate altri-

nelle manifestazioni, nello svago e nell’ ani-

menti da una barriera per i più insuperabile,

mazione – almeno per quelle attività più so-

attraverso questo “ponte” potranno finalmen-

cializzanti.

te, almeno per brevi momenti – intensi mo-

Riteniamo importante infatti mantenere con-

menti – formare una sola Comunità formata

tatti di amicizia, di conoscenza e, perché no,

da noi ospiti, dagli operatori, volontari, diri-

di affetti, fra gli abitanti delle due case final-

genti e familiari!

mente unite da questo “cordone ombelicale”

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Le associazioni Ed è già mercoledì! Le amiche-ospiti, tutte linde e profuma-

ospiti; su per il piano o a passeggio,

te, sono già in nostra attesa nella sala

che “se la contano” amichevolmente. E

soggiorno.

alla fine al terzo piano, coretto melo-

Arriva l’arzilla Augusta con delle mera-

dioso,…allegro…forte,…piano, (l’opera

vigliose riviste di viaggi: stupende im-

“K488 in sol minore andante con e-

magini di ghiacci polari, intanto che

spressione”), intona

Giovanna annuncia l’arrivo dei quoti-

“IL GRILETO E LA FORMICOLA”

diani. Le care anziane non sono per

coinvolgendo anche il personale sani-

nulla passive. Non poche intervengono

tario.

con notizie personali; è segno che il cervello, sollecitato, è uno dei motorini

Grazie, cari ospiti, di quello che ci date:

che aiutano ad invecchiare meglio.

per merito vostro torniamo a casa con

Gian Luigi non perde l’occasione, da

un altro spirito nell’affrontare le difficol-

amante della geografia per suscitare,

tà della vita quotidiana.

indicando l’enorme mappamondo sulla parete, l’interesse per gli orizzonti lon-

GIAN LUIGI

tani. Par quasi di volare gratis! Così

per gli amici dell’AVULSS di Civezzano-Fornace

con le persone di qui si rinsalda non

(che significa: Associazione Volontari delle Unità

solo il dialogo, ma anche l’amore per la

Locali dei Servizi Socio-Sanitari)

Natura e il Bello. Riprende poi Augusta con la sua particolare verve da lettura dei giornali. Si parla di politica (in questi momenti….? …!), di religioni, di cronaca estera, italiana e regionale. Si commenta; ed è molto apprezzata l’opinione di noi volontari. Tutte sono stimolate: anzi tutti, perché è anche presente l’unico maschietto. Intanto Dolores è fuori con le amichePagina 18

IL PONTE


Comitato Famigliari Ospiti Il 16 marzo si è svolta l’annuale assemblea del Comitato Famigliari e Ospiti. Nel corso dell’ incontro si sono toccati parecchi argomenti riguardanti la vita della casa, dal nuovo “pensiero” che corre nella casa stessa in cui l’ospite e i suoi cari sono sempre più soggetti, anziché oggetti, dell’agire dell’amministrazione e del personale tutto, ai problemi più spiccioli. Il direttivo eletto dall’assemblea risulta così composto: BONINI PAOLO presidente CARMI LIDIA

3496206010

c/o secondo piano Via Pive

DEMATTE’ CARMELO

0461.534365

OSS MARCELLO

0461.533902

ROAT EZIO

0461.701690

VIVIANI MARA

0461.533271

L’undici aprile siamo andati a fare una PIZZATA in compagnia. Ci siamo ritrovati in trentadue attorno ad un tavolo, e con molta soddisfazione da parte di noi organizzatori è stato bello far si che operatori, famigliari e qualche ospite si ritrovassero al di fuori “degli schemi” usuali. Sarà nostro impegno promuovere nuovamente e anche in altre forme momenti conviviali aperti a tutte le componenti della casa. Ricordiamo che il Comitato si riunisce ogni primo mercoledì del mese presso la sala polivalente di Via Pive alle ore 20.30. Chiunque avesse osservazioni e/o problematiche riguardanti l’andamento della Casa e i propri Ospiti è invitato a partecipare, al fine di rendere più congrua e consona la funzione del Comitato stesso.

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A stretto giro di posta

Aprile 2008 Mi chiamo Sabrina e da febbraio di quest’anno, dedico un paio di ore in settimana come volontaria qui alla Casa di Riposo Santo Spirito. Il nome di questa casa “Santo Spirito” mi fa venire in mente che è strettamente collegato alla mia decisione di propormi come volontaria. In un certo senso è lo Spirito Santo che mi ha spinto a prendere questa decisione. L’amore del Signore e per il Signore mi ha portato a voler fare qualcosa per chi è nel bisogno. E così eccomi qui a voler portare un piccolo spiraglio di luce e di gioia, nonostante i miei limiti. Con alcune ospiti ci ritroviamo ogni martedì e “rivanghiamo” il passato ricordando usi e costumi. L’idea di recuperare le memorie, mi è venuta, notando, già al primo incontro, il loro interesse e la loro voglia di raccontare la loro vita di un tempo. Anche da parte mia ho sentito l ’importanza e il desiderio di conoscere le nostre radici trentine di gente semplice ma gran lavoratrice e forte nei veri valori della vita. Per rompere il ghiaccio e per stimolare, ad ogni incontro, inizio leggendo un libro, regalatomi da mio padre, nel quale, mese per mese, si racconta la vita di un tempo nei nostri paesi trentini. Le mie care “nonnine” ascoltano attente e interessate e poi si accende in loro la Pagina 20

IL PONTE


voglia di raccontarmi e insieme riviviamo gioie, fatiche, sacrifici delle loro vite passate. Nel gruppo che formiamo ci sono ospiti coinvolte attivamente nel senso che intervengono, altre invece che apparentemente sono passive. Ho notato però, che a loro modo, anche loro sono coinvolte. Non è facile per me interagire con chi sembra e sottolineo sembra passivo, ma sto imparando ad andare incontro anche a queste persone: con un sorriso, un saluto, un tocco di mano sulla spalla …. La dignità di una persona va ben oltre i suoi limiti e il suo essere presente. Trovo molto arricchente l ’incontrarmi con loro e ogni volta ritorno a casa con il cuore pieno di gioia. Attraverso di loro e le loro testimonianze ricevo lezioni di vita. Spero di riuscire anch’io a dare qualcosa a loro. Con la fine di maggio il mio servizio si interrompe per alcuni mesi, ma se posso, è mia intenzione riprenderlo verso autunno. Per ora dico grazie alle persone che mi sostengono in questo servizio e un grazie speciale alle mie care “nonnine”: Gemma, suor Corina, Paolina, Rosina, Alice, Lina, … Sabrina

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UN’ESPERIENZA INDIMENTICABILE Il 19 febbraio 2008 per noi quattro ragazze “Elisabetta, Giada, Claudia ed Erida” della terza liceo delle Scienze Sociali è iniziata una nuova avventura: lo stage formativo nell’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona “S. Spirito – Fondazione Montel”. Ci siamo divise in due coppie: Elisabetta con Claudia, Erida con Giada. Alcuni giorni svolgevamo delle mansioni in ufficio e altri abbiamo affiancato gli animatori nel loro lavoro; e così scopriamo giorno per giorno i diversi ruoli che avevano i lavoratori all’interno dell’Azienda. Grazie a questa opportunità abbiamo conosciuto delle persone speciali che hanno contribuito al nostro benessere all’interno della casa. E’ stata un’esperienza indimenticabile, questa occasione è stata come una bussola di riferimento che ci ha mostrato la strada del nostro futuro. Siamo riuscite ad ampliare la nostra visione della realtà, e a rafforzare le nostre conoscenze. Con questo volevamo ringraziare di cuore tutte le persone che ci hanno sostenuto e aiutato a svolgere al meglio le nostre mansioni e a non sentirci sole e smarrite in un ambiente tutto nuovo per noi. Concludiamo dicendo GRAZIE a Claudia Bebber, al Direttore, a tutte le Impiegate dell’ufficio, agli Animatori: Silvano Brol, Giorgio Dalmaso, Francesca Ferrari, Sonia Gottardi e Cristina Petri, ai Fisioterapisti, agli OSS, agli Osa, agli Ausiliari, agli Infermieri e ai Volontari.

E in particolare a tutti gli OSPITI!!! Tanti saluti dalle quattro stagiste. Erida Caku – Giada Isaia – Elisabetta Bernardi – Claudia Corn. Pagina 22

IL PONTE


Circolo Ricreativo Due in Uno!!! “si riprende….” Dopo un breve periodo di pausa, durante il quale e’ stata svolta un’azione “pubblicitaria” finalizzata alla sponsorizzazione, il Circolo Ricreativo “Due in Uno” riprende la sua attività con la stessa voglia ed entusiasmo che lo ha caratterizzato fin dalla sua fondazione. Prossimamente sarà convocata la Prima assemblea dei Soci; un punto d’incontro dove tutti gli associati potranno venire a conoscenza delle trasparenti operazioni del Direttivo, condividere e proporre piacevoli attività e, soprattutto, mettere a disposizione la propria esperienza e capacità. Se ci sarà da parte di tutti gli associati una discreta partecipazione e una buona volontà nel portare avanti le varie iniziative, si avranno sicuramente soddisfazioni e buoni risultati che faranno da propulsore per il futuro prossimo. Ora non resta che dare già un Benvenuto a chi volesse far parte del Circolo e “….. si riprende !”

Buone nuove dal personale Questo spazio vuole essere dedicato alla condivisione con i nostri colleghi di momenti felici che hanno profondamente segnato in positivo la loro vita.

CONGRATULAZIONI DUNQUE a mamma Marilena Dorigoni per la nascita del piccolo Gabriel il 08/02.2008

a mamma Monica Pedrotti e papà Luigi Tirella per la nascita del piccolo Lorenzo il 20/04.2008

ad Ada Vivian per il meritato riposo dal 01/01.2008 dopo 15 anni di servizio

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PROGRAMMA ESTIVO

15 maggio

sede di via Pive “Magica India” reportage di viaggio a cura di Patrizia Dotto (1° parte)

18 maggio

sede di via Pive: L’Associazione culturale “IMPRONTAFRO” presenta musiche e danze africane, dirette da Donatella Paoli

22 maggio

sede di via Pive “Magica India” reportage di viaggio a cura di Patrizia Dotto (2° parte)

24 maggio

sede di via Pive Attività nei nuclei con i “dottor Clown”

25 maggio

sede di via Pive La Filodrammatica Salesiana di Trento presenta “A no saverla giusta” di Loredana Cont

31 maggio

sede di via Pive Spettacolo degli alunni della scuola media di Segonzano.

7 giugno

sede di via Marconi Spettacolo degli alunni della scuola media di S. Orsola Terme

14 giugno

sede di via Pive Attività nei nuclei con i “dottor Clown”

18–22 giugno Partecipazione alle Olimpiadi dell’Anziano a Castello Tesino 10 luglio

sede di via Pive Cena in giardino

24 luglio

sede di via Marconi Cena in terrazza

8 agosto

Uscita in Alberè a cura del Movimento pastorale Decanale

settembre

sede di via Pive Torneo di Bocce “Giochi in amicizia”

IL PONTE COMITATO EDITORIALE: EDITORIALE Cristina Bolgia, Silvano Brol, Sandra Moser e Andrea Zuccatti CURA REDAZIONALE E IMPOSTAZIONE GRAFICA: Cristina Bolgia e Silvano Brol STAMPA: Publistampa di Casagranda S. e C. s.n.c. SI RINGRAZIANO TUTTI COLORO CHE HANNO DATO IL LORO APPORTO PER LA REALIZZAZIONE DEL PERIODICO

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Pentecoste 2008  

M ONTEL P ERSONA A ZIENDA P UBBLICA DI S ERVIZI ALLA “S. S PIRITO - F ONDAZIONE ” numero 2 – anno XXV

Pentecoste 2008  

M ONTEL P ERSONA A ZIENDA P UBBLICA DI S ERVIZI ALLA “S. S PIRITO - F ONDAZIONE ” numero 2 – anno XXV

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