Page 1

Dicembre 2015 - numero 3 - anno XXXI


SOMMARIO La Casa informa

2

Il saluto del nuovo Presidente

4

Q&B, certificazione e buone prassi

13

in primo piano ...

Come difendersi dalle infezioni

Progetti

5

Concorso fotografico

7

La scuola tra le due guerre

9

Evviva i remigini

15

Le poesie di Dorigoni

19

L’uomo che sposta una montagna

19

Quando le iniziative si trasformano in risultati

27

La nostra esperienza di tirocinio

Concorso fotografico ‐ Pagina 5

Ricordi

11

Far baco sul stradon vecio de perzen

25

I natali di Livia

Ele a ‐ Pagina 17

Attività

11

I 150 dei pompieri

17

Eletta

21

Davanti ad un grande quadro

23

El sfoiò

In bacheca

29

Una coppia di “ferro”

I natali di Livia ‐ Pagina 25


2

IL SALUTO DEL NUOVO PRESIDENTE di DIEGO PINTARELLI

M

i sono assunto questo impegno dopo trent'anni di attività come medico della

A.P.S.P. “S. Spirito - Fondazione Montel”, consapevole di accettare una sfida importante in un momento in cui bisogna coniugare le risorse economiche in calo con le esigenze e le aspettative di assistenza in crescita. Ho vissuto dall’interno l’evoluzione negli anni della tipologia di ospiti e la diversificazione delle offerte e delle risposte della struttura ad una domanda sempre in ascesa in termini di quantità e qualità. L’efficienza di una struttura complessa come la nostra presuppone una sinergia tra apparato direttivo, operatori nei vari settori e famigliari motivati da una condivisione di obiettivi. Le difficoltà e l’impegno psico-emotivo che comporta l’assistenza all’anziano da parte di tutte le figure che operano all’interno della struttura mi sono perfettamente note ed è per questo che ringrazio tutti gli operatori che ho avuto modo di conoscere ed apprezzare in tutti questi anni per l’attenzione e le energie profuse. È mia intenzione essere, durante questo mandato, parte attiva in tutte le scelte che dovremo attuare per fronteggiare esigenze ed aspettative in evoluzione ma anche promotore di nuove proposte, che mi auguro discusse e condivise, nell’ottica di dare una risposta sempre adeguata.


3

LA CASA INFORMA/EDITORIALE

La mia attenzione sarà costante nel cogliere e anche nel condividere eventuali difficoltà esternate da operatori e famigliari e proporre percorsi condivisi per superarle, supportato da un direttore che stimo per professionalità e competenza e da tutto il Consiglio di Amministrazione. Voglio ringraziare il sig. Sindaco Roberto Oss Emer, che mi ha dato questa opportunità, il Consiglio di Amministrazione che mi ha eletto, operatori e famigliari degli ospiti che si sono felicitati con me per la nomina ed anticipatamente tutti coloro con i quali sarò onorato di collaborare nel percorso lungo, difficoltoso, ma stimolante intrapreso. A nome mio, del Consiglio di Amministrazione, di tutto il personale e dei residenti porgo i migliori auguri di serene festività.

istrazione in m m A i d o li g si n o C o v Il nuo Il giorno 18 novembre 2015, presso l’A.S.P.S. “S. Spirito - Fondazione Montel” di Pergine Valsugana, si è insediato il nuovo Consiglio di Amministrazione. I componenti sono : ∗ Daria Zampedri (Consigliere); ∗ Diego Pintarelli (Presidente); ∗ Maria Cristina Andreaus (Vicepresidente); ∗ Luciano Biasi (Consigliere); ∗ Claudio Eccher (Consigliere). (da sinistra a destra nella foto)


4

LA CASA INFORMA

Q&B, CERTIFICAZIONE E FAMILY AUDIT di Cristina Bolgia

L

o scorso ottobre l’A.P.S.P. “S. Spirito - Fondazione Montel” si è confermata struttura di eccellenza a livello nazionale nell’ambito del modello “Q&B - Qualità e Benessere”. Il modello si propone di promuovere il miglioramento continuo attraverso un percorso di autovalutazione e valutazione reciproca e partecipata. Enti promotori del modello sono U.P.I.P.A. s.c., Kairos S.p.A. e Coop. Coopeselios. Gli enti aderenti per l’anno 2015 sono stati 58, provenienti da 7 regioni italiane. L’A.P.S.P. ha ottenuto 4 “best performer” (miglior risultato a livello nazionale) nei dodici fattori considerati, primeggiando nell’affettività, interiorità, umanizzazione e socialità. La R.S.A. si conferma così una realtà in grado di garantire efficienza ed economicità gestionale, permeabilità del contesto sociale di riferimento, coinvolgimento attivo della famiglia, accompagnamento al fine vita, professionalità e umanità del personale. Lo stato di benessere dell’A.P.S.P. è stato poi confermato lo scorso 10 novembre dalla verifica di certificazione EN ISO 9001:2008 e UNI 10881:2013 effettuata dal team audit di DASA RÄGISTER S.p.A. che ha evidenziato come

la struttura soddisfa completamente i requisiti normativi ed ha posto evidenza su 3 punti di forza: • modello organizzativo e assistenziale finalizzato alla reale presa in carico degli ospiti; • capacità di pianificazione delle attività assistenziali ed uti-

“Family Audit”. Questa certificazione nasce in Trentino nel 2009 per poi trovare riconoscimento a livello nazionale. Gli aderenti a questo 2° bando sono 52 (tra cui 27 della provincia di Trento). Tale percorso permetterà all’A.P.S.P. di metter in atto un processo di analisi siste-

lizzo delle risorse secondo criteri di priorità e basate sui reali/potenziali bisogni degli ospiti; • dinamicità della conduzione aziendale, progettualità spinta, investimenti infrastrutturali ed organizzativi. Nell’ottica di un miglioramento continuo l’A.P.S.P. ha deciso di aderire al 2° bando nazionale

matica che consenta di compiere un’indagine ampia e partecipata al proprio interno, con l’obiettivo di individuare iniziative che migliorino le possibilità di conciliazione tra famiglia e lavoro dei propri collaboratori.


5

PROGETTI

CONCORSO FOTOGRAFICO di Simonetta Parrotto

T

utti noi possediamo una penna ma non tutti siamo scrittori. Così come oggi, grazie anche alle nuove tecnologie, abbiamo la possibilità di immortalare istanti ma non tutti siamo fotografi. Io ho una reflex ma non sono una fotografa. Io osservo tanto e in casa di riposo ho scattato tan-

te foto mentali. Alcune le tengo strette in mente perché mi hanno trasmesso forti emozioni. Il volto illuminato di un ospite che mangia il primo cono gelato dopo anni, due amiche che si aspettano e che durante l’attività si tengono per mano, il bacio sulla bocca della moglie che saluta il marito. Tutte scene di vita quotidiana di un ambiente per me quotidiano. Su incitazione di Gio-

vanna Meneghini ho incominciato ad usare la reflex durante le attività o nelle occasioni speciali. E sempre Giovanna ha incoraggiato la mia passione proponendomi la partecipazione al concorso UPIPA “ Attivi ed operosi nella vita quotidiana” e dagli scatti con la fantasia sono passata all’ utilizzo della mia Canon. E’ molto faticoso riuscire con un immagine a trasmettere emozioni e con-

Curva da Contadina, concentrazione

da bambina


8

testo. Le tre foto che meglio hanno espresso questo momento sono: • le mani di Eletta che lima le unghie utilizzando una lima elettrica: mi sembrava singolare il contrasto tra le mani avanti con gli anni che utilizzano strumenti tecnologici, da qua la scelta del titolo “ Vanità senza età”; • le mani sporche di colore e colla che lavorano su una quadro. La bellezza di questo istante per me sta nella mancanza della paura di sporcarsi nel lavoro manuale puro, senza l’utilizzo di guanti. Quello sporco dona dignità, da qui “tingersi del proprio lavoro”; • durante un laboratorio espressivo, Severina che colora coi pennarelli. Curva sul foglio così come si curvava in campagna quando raccoglieva ortaggi ma con l’espressione gioiosa di chi si sta godendo l’attimo e la linguetta un po’ fuori come una bimba che migliora la concentrazione: ”curva da contadina, concentrazione da bambina”. Quella che più mi ha emozionata. Per quanto riguarda il concorso io sono stata fiera e felice di rappresentare la R.S.A. “Santo

Tingersi del proprio lavoro

Vanità senza età

Spirito - Fondazione Montel”. Più di 90 like sulla mia foto pubblicata sulla pagina Facebook dal modello “Qualità & Benessere” che ha pubblicato le 178 foto partecipanti al concorso (la più votata in Facebook!) e buona parte dei “mi piace” sono stati dati da operatori, familiari, colleghi e volontari della R.S.A.. In questa occasione mi sono sentita davve-

ro parte di un gruppo, di una casa. Insieme a questo, ho avuto la grande soddisfazione di vedere esposto un ingrandimento di una mia foto, un ingrandimento di un pezzettino di vita, di un’emozione…. Non sono arrivata tra i primi tre vincitori ma ho avuto le mie piccole conquiste….e poi, l’importante è partecipare!


7

PROGETTI

LA SCUOLA TRA LE DUE GUERRE di Leone Chilovi

L

a scuola elementare, che così era chiamata negli anni 1920\1940, oggi si chiama scuola primaria. La scuola primaria è il primo ciclo di istruzione che segue la scuola dell'infanzia e precede la scuola secondaria di primo grado. Ogni svolta politica è preceduta, accompagnata e seguita da una svolta culturale. Le varie parvenze di riforme succedutesi nel tempo non hanno modificato l'istituzione perché nonostante i proclami accattivanti le risorse destinate alla scuola erano, come lo sono oggi, insufficienti. La scuola sarà una "nuova scuola" quando sarà dotata dei fondi necessari. La riforma Gentile del 1923 aveva innalzato l'obbligo scolastico fino al 14° anno di età. Dopo la 5^ elementare si sarebbe dovuto accedere agli istituti superiori, ma a quel tempo poche famiglie potevano permetterselo. La scuola elementare fu così riorganizzata: classi 1^ e 2^, mentre la

3^ 4^ e 5^ due anni ciascuna, inferiore e superiore così da raggiungere il 14° anno di età. A quel tempo non esistevano massmedia. Gli apparecchi radio in paese erano tre: uno del Podestà (Sindaco di allora) uno del Farmacista e uno del Medico condotto. Si accedeva alla scuola senza la pur minima nozione. Oggi i bambini dispongono di una quantità di informazioni che apprendono dalla TV, da internet, dai viaggi ecc. E venne anche per me il giorno fatidico di entrata nella scuola elementare: lunedì 2 ottobre 1933. Pare impossibile ma lo ricordo come fosse ieri. Di quella esperienza ricordo ancora la timida entrata in una vasta e ampia aula. La cattedra sembrava un bancone con a fianco una grande lavagna. Alla parete dietro la cattedra i ritratti di Mussolini, di Vittorio Emanuele III e di Pio XI. Imparare a leggere e a scrivere in un'epoca in cui l'analfabetismo era dell'ottanta per cento costituiva certamente un grande privilegio. Fino a Natale i nostri

Foto archivio Paoli - Luciano Dellai


8

quaderni si riempivano di aste e filetti. Abbiamo preso confidenza con sussidiari, cannucce, inchiostri, pennini, calamai, lavagna e gessi. Il libro di testo unico valevole per tutte le classi, era "Il Sussidiario" che conteneva tutte le materie previste dal programma ministeriale e che ha introdotto alla conoscenza delle discipline scolastiche decine di generazioni di scolari. Le lezioni iniziavano il 1° ottobre e terminavano il 30 giugno. L'orario era: 8-11 e 14-17, giovedì giorno di vacanza. L'ora di ricreazione (chiamata "dieci minuti" ma che diventavano mezz'ora abbondante) era la più attesa. Con il regio decreto legge 20 giugno 1935 venne istituito il "sabato fascista" che interrompeva la giornata lavorativa del sabato alle ore 13, in modo che il pomeriggio venisse dedicato ad "attività di carattere addestrativo prevalentemente premilitare". Spesso per gli studenti erano previste attività ginniche. Anche gli scolari della scuola elementare

hanno dovuto adeguarsi, quindi niente lezioni il sabato pomeriggio ma solo attività ginniche e lezioni di dottrina fascista. Dopo il primo anno ma anche per gli anni seguenti nel tempo libero si usava fare capannello raccontandoci le nostre giornate. Era anche l'occasione per scambiarci biglie di vetro colorate o più poveramente di terracotta con le quali amavamo giocare. Terminato il ciclo previsto, raggiunto il 14° anno di età la scuola elementare era finita. Deposta la cartella con sussidiario e quaderni vari, ognuno ha preso una strada diversa: chi garzone di bottega, chi aiuto nel lavoro dei campi, chi ad apprendere il mestiere del padre ed in fine chi in attesa di una occupazione. Per noi anziani (ormai pochi) sono ricordi lontani nel tempo ma felici nel cuore.


9

PROGETTI

EVVIVA I REMIGINI di Giorgio Dalmaso

F

orse non tutti sono a conoscenza che a Pergine, presso il Teatro Comunale, è allestito un prezioso “Museo della scuola” che abbiamo potuto visitare con alcuni Residenti delle nostre strutture, grazie all'interessamento di alcune volontarie ed alla disponibilità del responsabile Sig. Dellai Luciano. Addentrarsi fra quei piccoli banchi (… ma ci stavamo davvero seduti lì?) con calamai e porta


10

asticciole è stato davvero emozionante e ha riportato un po' tutti indietro nel tempo quando non c'erano gli zaini con molte tasche e cerniere, ma delle semplici cartelle di cartone che facevano, con orgoglio, bella mostra di sé accanto a mappamondi, regoli, carte geografiche (anche della “Monarchia Austro-Ungarica”), vecchi registri di classe, tabelle illustrate per le varie materie di

insegnamento, proiettori per le filmine, astrolabi, ciclostili, ed altre vere chicche che meritano veramente di essere viste da tutti. Una signora si è rivista in una foto che la ritraeva con tutte le compagne di classe e la “Signora Maestra”, è stata un'emozione in più che ha piacevolmente condiviso con tutti. Al termine di questo breve racconto ci sembra doveroso esternare i ringraziamenti

e la gratitudine per questa meravigliosa opportunità alle volontarie del Laboratorio Espressivo Figurativo e, non da ultimo, al Signor Luciano per la disponibilità e competenza dimostrate al quale auguriamo anche di poter continuare in questa preziosa opera di recupero, conservazione e mostra di oggetti che ormai fanno parte della nostra storia, che non deve essere dimenticata.


11

RICORDI

FAR BACO SUL STRADON VECIO DE PERZEN di Gabriella Bonvecchio Beber

D

al tempo della 5° elementare incominciai a frequentare il gruppo dei preadolescenti che si slittavano sul stradon vecio ovverossia quel tratto di strada antico-romana chiamata Claudia Augusta Altinate (che corre immediatamente sopra la via Maier, o contrada Taliana, dove abitavamo noi). Ebbene, con un calesse di legno a due posti trascinato da una cordicella che “tagliava” le mani quando diventavano gelide, bagnate e stanche, ci si incamminava fino alla così detta prima strada e, quando le forze erano ancora buone, anche fino alla seconda strada, laterali della Claudia Augusta penetranti dentro le pendici del nostro castello. Da lì si scendeva veloci da via della Croce, poi sempre più veloci dal stradon vecio fino di fronte al capitello della Madonna del Tegaz-

zo ed ancora con maggiore velocità giù per la discesa di via Rusca e qui si doveva frenare, perché si era in prossimità dell’incrocio con via Maier, che a quei tempi (anni 1955-60 -65) d’inverno era trafficata a livello zero. Si decideva all’istante il percorso finale: o infilarsi di fronte in vicolo Gramatica e tagliare il traguardo in piazza del Comune o proseguire a sinistra per terminare la corsa verso la metà di contrada Taliana o entrare, senza tanti complimenti, nell’autofficina del signor Bernabè Alfonso, chiamato da tutti “el Fonseto” cercando di non farsi male. Si arrivava, infatti, sotto ad un camion in riparazione o radenti al muro di destra che il buon uomo, privo di figliolanza, teneva libero da ogni cosa per “accogliere” noi slitadori del giovedì pomeriggio, della domenica e delle vacanze invernali. Con l’andare degli anni venni ingaggiata dai grandi delle me-


12

die per le gare de baco:. su una minuscola slitta monoposto chiamata raita, pancia sotto, gambe ad arco e piedi incastrati ad elle sotto la raita successiva, si trainava tutta una lunga fila di giocatori sistemati tutti alla maniera descritta tranne l’ultimo che con un palo in mano e sotto il braccio lo usava come timone affinché le curve e i rettilinei diventassero come volevamo e come freno in caso di bisogno. Le prime volte venni sistemata in mezzo alla fila, serpentone formato da anche ben dodici raite e col tempo divenni, per qualche volta, guidatrice di testa di piccole file. Si partiva generalmente dalla strada più lontana, sopra al maso dei Sari, abitato dalle famiglie Beber e Anderle per arrivare a tutta velocità fino in fondo a via Maier dove ci si incontrava coi “bachisti” di via Pontara. Provate ad immaginare il chiasso che si faceva fra urla di

partenza, gridolini di emozione, urla tecniche e tossite per l’aria fredda che entrava dalla bocca sempre spalancata dalla gioia e dallo stupore per tutte le scintille, che, all’imbrunire, si notavano sotto le raite per via dello sfregamento dei ferri (zalini) sulla pavimentazione sassosa dello stradone. Il baco era il gioco riservato ai migliori, a quei ragazzi che dimostravano capacità di traino e di guida, ma soprattutto tanto coraggio. Era una vera e propria prova di maturità fisica ed intellettiva, quella prova che finalmente ci faceva uscire dal mondo dei piccoli.


13

LA CASA INFORMA

COME DIFENDERSI MEGLIO DALLE INFEZIONI DELL’INVERNO di Lorenzo Vinante (medico R.S.A.)

L

a stagione invernale è ormai alle porte e come ogni anno verrà accompagnata da un aumento delle infezioni che nella vita comunitaria portano a vere e proprie epidemie. Il Ministero della Salute stima che in Italia ogni anno si verifichino dalle 450.000 alle 700.000 infezioni in pazienti ricoverati (complessivamente il 4,5-7% dei ricoveri), almeno il 30% delle quali prevenibili. I residenti in casa di riposo sono particolarmente vulnerabili

BUONE NORME

ai microrganismi per un calo fisiologico delle loro difese immunitarie a causa dell’età avanzata e dei problemi di salute correlati. Inoltre, venendo a contatto con un numero elevato di persone, la probabilità di trasmissione tra soggetti diversi dell’infezione è molto elevata. In particolare le mani risultano essere i vettori più frequenti per la trasmissione delle infezioni legate alle pratiche assistenziali. Nella lotta alle infezioni tutti siamo chiamati a compiere la nostra parte, sia il personale di assistenza, che deve attenersi

allo scrupoloso rispetto delle norme igienico-sanitarie, sia gli ospiti che i loro famigliari. Infine un’ultima osservazione va fatta riguardo all’utilizzo di antibiotici. Tale categoria di farmaci risulta essere estremamente preziosa in quanto, se abusata, perde pian piano la sua efficacia, portando allo sviluppo di germi resistenti che non rispondo più alle cure farmacologiche. L’organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente lanciato un allarme in merito, affermando che se si continuerà ad abusare degli antibiotici, tra alcuni anni ci troveremo a soccombere per infezioni non più guaribili con i farmaci disponibili, in quanto risulta molto difficile

Ecco quali sono le buone norme di prevenzione da rispettare: Residenti: • bere almeno un litro di acqua al giorno, aiuta a prevenire le infezioni delle vie urinarie • vaccinarsi contro l’influenza, per preparare il sistema immunitario a combattere più efficacemente il virus • vaccinarsi contro lo pneumococco (basta una volta sola), per proteggersi dal batterio che è causa frequente di polmonite nell’anziano • lavarsi le mani prima dei pasti Famigliari: • utilizzo dei nuovi dispenser di soluzione disinfettante prima di entrare in struttura. Per chi ancora non avesse avuto modo di notarli sono posti prima dell’entrata di ogni piano • evitare le visite se influenzati o se con problematiche gastro-intestinali in atto • assicurare un’adeguata vestizione del proprio caro durante le uscite all’esterno della struttura


14

scoprire delle nuove molecole. Pertanto è importante sapere che la terapia antibiotica va scrupolosamente decisa dal medico e riservata ai casi in cui è effettivamente indispensabile. Ad esempio per infezioni sostenute da virus, come la comune influenza o la maggior parte delle gastro-enteriti,

l’impiego di antibiotici non solo è inutile, ma addirittura dannoso. L’invito che rivolgo a tutti è quindi quello di evitare allarmismi e preoccupazioni precoci, in quanto buona parte delle febbricole e raffreddori si risolveranno senza dover utilizzare antibiotici, che saranno invece prescritti dal medico qualora ci

sia un effettivo bisogno. Spero di aver messo in luce un aspetto sanitario che è di cruciale importanza anche all’interno della nostra struttura. Con l’occasione ricordo inoltre la disponibilità a discutere personalmente con i residenti e tutti famigliari, ogni giorno in tarda mattinata (11.00-12.00) presso l’ambulatorio al piano terra di via Marconi.

All’ingresso dei nuclei sono stati posizionati dei dispenser sanitizzanti per mani a disposizione di tutti i visitatori.


15

PROGETTI DI RETE

LE POESIE DI DORIGONI “La tor de Babele” dona i proventi al Nepal Un pomeriggio intimo e molto partecipato quello trascorso giovedì 5 novembre 2015 presso la sala polivalente dell’APSP “Fondazione Montel” di via Marconi a Pergine Valsugana. All’evento “ ’Na poesia per el Nepal ” erano presenti i residenti della struttura, parenti, operatori ed esterni. A fare gli onori di casa il direttore della struttura, dott. Giovanni Bertoldi che ha introdotto l’iniziativa. Si sono poi susseguiti i discorsi dei rappresentanti istituzionali: il vice sindaco di Pergine Valsugana Daniela Casagrande, il rappresentate delle Comunità di Valle Alberto Frisanco ed il Rappresentante del consiglio regionale Lorenzo Baratter che hanno avuto parole di elogio. Lo scrittore-poeta Massimo Dorigoni ha letto qualche poesia ed ha parlato del significato del titolo della sua ultima fatica letteraria “La tor de Babele” il cui ricavato è e sarà devoluto ai popoli nepalesi: Amicizia e Solidarietà contraddistinguono ancora le piccole comunità nonostante i cambiamenti della società e le guerre nel mondo. E’ stato infine proiettato un filmato sull’attività dell’associazione Ciao-Namastè da parte del presidente della stessa, sig. Mario Corradini, a cui sono stati donati 1000 euro che porterà personalmente in Nepal al fine di aiutare i terremotati. Dorigoni, operatore sanitario presso l’APSP “Fondazione Montel” di Pergine Valsugana non è nuovo nel dimostrare il proprio amore per la montagna. Durante il Trento Film Festival 2015, si è svolto anche il consueto appuntamento con il GISM, il Gruppo Italiano Scrittori di Montagna, di cui Dorigoni fa parte. In questa cornice è stata presentata la collana di quaderni di Etica dell’Alpinismo, edita dal GISM in collaborazione con Luglioeditore di Trieste. Ebbene, il nono quaderno di questa collana porta la firma di Massimo Dorigoni e si intitola “Il silenzio, custode di poesia”. Nel suo scritto, Dorigoni trasporta le sue riflessioni sul tema e quelle dei grandi poeti, ispirati proprio dal silenzio e dalla montagna.

Ancor ‘na speranza (Nepal 2015) Tre ma la t èr a e c ro d a l e c a s e , t re m a e l c ò r dei popi che zìga e dei vèci che tase. Tre ma i ò ci d e chi ch e ha p ers tut e ha vist cancelà i so sacrifizi en d e’n mo ment bru t. Tre m a l e m a n d e chi con cos tanza entrà i matoni i z e rca l a vit a c o n ta n ta s p er a n z a . (Massimo Do rigon i, La to r d e Bab ele 2015 )


Ancora una speranza (Nepal 2015) Tre ma la t er r a e cadono le case t re m a i l c u o re di bimbi che gridano e di vecchi che tacciono. Tre m a n o g l i o c c h i d i c h i h a p er s o t u t t o ed ha visto cancellati i p ro p r i s a c r i f i c i in un brutto momento. Tre m a n o l e m a n i di chi con costanza tra i mattoni c e rc a l a v i t a c o n ta n ta s p er a n z a .

CIAONAMASTÈ

18

D

al 2011, l’Associazione CiaoNamastè porta avanti 2 progetti nel remoto villaggio di Randepu in Nepal. Si tratta di una Scuola elementare (riconosciuta dal governo nepalese e in cui si impartiscono regolari lezioni e l’insegnamento della lingua inglese) e un Punto Medico adiacente alla scuola. Nel maggio 2012 è stata inaugurata la scuola elementare nel remoto villaggio di Randepu (distretto di Mukli – Solokumbhu – Nepal). Serve per l'istruzione base di 35 bambini facenti parte di una comunità di circa 250 persone che vivono in povere case dal tetto di paglia. Nel 2013 è stato costruito un Punto Medico adiacente alla scuola. Si ringrazia quanti desiderano contribuire a questo progetto. Ogni anno, il Presidente e alcuni soci si recano nel villaggio di Randepu per controllare il regolare svolgimento dell’attività, per portare i fondi necessari per il proseguo di questi progetti e per donare ai bambini vestiario e altri beni. Al fine di poter proseguire con il finanziamento per questa scuola e per il punto medico, CiaoNamastè, attraverso i suoi soci, promuove iniziative per la raccolta di offerte. Visitate il sito dell'associazione : http://ciaonamaste.xoom.it Mario Corradini email: memosilvy@gmail.com http://www.cliv.it/Mcorr.htm


17

ATTIVITA’

ELETTA di Simonetta Parrotto

E

letta è un’energica signora residente al terzo piano di via pive. Quello che ora è diventato il suo tavolo da lavoro è il tavolo di un artista. Pennelli immersi in bicchieri di acqua, ritagli di carta, colla e un disordine che mette allegria. Eletta è una lavoratrice instancabile e da subito abbiamo creato un ottimo legame di collaborazione. In poco tempo siamo diventate io la mente che propone e procura il materiale e lei il braccio vivace, irriverente e creativo. Io propongo, lei dondola un po’ la testa, mi guarda perplessa e poi con fare sbrigativo mi dice “su, dai, mettiamoci al lavoro!” Grazie a lei il terzo piano a dicembre sarà il piano più decorato e più “natalizio”. Ha creato delle bellissime decorazioni con la pasta. Ruote, conchiglie e farfalle unite con la colla vinilica ed abbelliti con tempere e brillantini hanno formato i fiocchi di neve. Con i rigatoni e le farfalle ha ottenuto degli argentei angioletti. Allegri alberelli con piccole palline dorate. Ghirlande ottenute tagliando rotoli di carta igienica e cartoni delle uova. E’ bello lavorare con lei, ne sanno qualcosa i volontari e i ragazzi del Progetto Giovani che sono stati attirati da lei come da una calamita e che a turno si sono seduti attorno al suo tavolo d’artista ad attaccare, colorare ed eseguire le sue disposizioni. A me Eletta ha donato nuova linfa creativa, mi ha insegnato tanto, l’importanza della perseveranza, il cercare sempre di superare i proprio limiti, il portare a termine i proprio lavori in poco tempo… Ancora pochi giorni e cominceremo ad addobbare il terzo piano…e poi…e poi?...si comincerà a progettare il carnevale!!!


18


19

PROGETTO

L’UOMO CHE SPOSTA UNA MONTAGNA COMINCIA PORTANDO VIA PICCOLE PIETRE… di Brigitte Plattner e Donatella Paoli

A

lcuni mesi fa è nato il progetto “BENE INSIEME” rivolto agli ospiti e ai loro familiari maggiormente gravati dagli oneri assistenziali. Era nelle nostre intenzioni, viste le competenze acquisite nel tempo, offrire un momento di benessere ai parenti assieme al proprio caro, ricevendo so-

stegno attraverso dei trattamenti scelti tra le Discipline Bionaturali quali lo Shiatsu e la Riflessoterapia Plantare. Siamo convinte sia importante aiutare chi ha un alto carico di impegno e coinvolgimento affettivo nella relazione di aiuto, al fine di riportare un equilibrio armonico in tutte le relazioni, diminuendo lo stress, favorendo il rilassamento, mirando al riequilibrio energetico, all’aumento del-

la consapevolezza di sé e al sentirsi partecipi al processo di cura L’appuntamento è presso la sala multisensoriale “il bosco” al terzo piano di via Pive il martedì mattina; l’ospite e il parente ricevono un trattamento individuale contemporaneamente da due professioniste creando un’atmosfera molto intima e piacevole per un ciclo di 4/6 incontri. Ecco alcune testimonianze:

“[…] noi non conoscevamo questo tipo di cura ma considerando il nostro stato di salute (io stavo vivendo un periodo di grande prostrazione) abbiamo accettato seppur con qualche dubbio. Abbiamo così iniziato e fin dalla prima seduta, siamo rimasti così contenti da desiderare subito di continuare la terapia […] ora alla fine di questo percorso posso dire che i risultati ci sono e sono i seguenti: per me: il mio umore è tornato positivo, non sono più triste fino a piangere […]; per mio marito: lui soffre di una malattia

ncreti co i at lt su ri in o an rm fo as di Maines Marco Quando le iniziative si tr Il Benessere in RSA, inteso non solo come uno “stato” ma come un processo, richiede, per il suo pieno compimento, l’integrazione e la condivisone di tutti gli operatori, che costruiscano e mantengano le condizioni di salute, sociali, psicologiche, ambientali che favoriscono uno “stato di benessere”. L’unione di tali conoscenze, esperienze ed opportunità costituisce un valore aggiunto di completamento del benessere in senso lato. Gli intrecci delicati di vita che ci hanno condotti fino ad oggi, continuano a stimolare in tutto il personale dell’APSP S.Spirito – Fondazione Montel, riflessioni e pensieri per far vivere ai nostri ospiti in modo positivo e propositivo l’anzianità e la fragilità. In questi anni è stato forte l’impegno per aumentare il benessere e la qualità di vita e molteplici sono state le iniziative promosse e gli interventi attuati volti a valorizzare l’ospite nella sua vita presso la nostra realtà. Impegno che quest’anno ha avuto due importanti momenti di riconoscimento a livello nazionale. Una ricerca nazionale attuata dal dott. Franco Iurlaro in merito alle buone prassi in RSA, ci ha visti coinvolti con il progetto “Bosco multisensoriale”, iniziativa pensata ed attuata nella nostra realtà con la volontà di “regalare” pillole di benessere ai residenti sviluppando nel contempo nuovi canali e strategie comunicative, coinvolgendo gli operatori in un percorso di crescita personale e percettiva del proprio agire. Il progetto è caratterizzato da un ap-


20

degenerativa molto grave che lo porta ad una sonnolenza continua, ad un blocco intestinale che si risolve solo con la somministrazione di enteroclisma che durante tutto il periodo della cura si è risolto spontaneamente ed è anche più sveglio e collaborante. Per tutto questo ringraziamo tanto Donatella e Brigitte per l’aiuto che ci hanno dato ma anche la struttura che dà nuovo impulso alla gestione della Casa di Riposo che diventa un luogo vitale e non solo un luogo di transito dalla vita alla morte. Noi speriamo che si possa continuare in tutto questo, donando beneficio a tutti gli altri ospiti.” D. “Da questi trattamenti Shiatsu ho ricevuto beneficio, la corrente dentro di me si è scaricata, miglior beneficio per il mio corpo e mente, sblocco della tensione nervosa, mi è ritornato il sorriso, l’avevo perso. Anche la voglia di andare avanti, malgrado sia faticoso, mi sento più serena. […] Molta professionalità nei trattamenti, a toccare i punti giusti del corpo, ad ogni tocco mi sembrava di rinascere. Bella esperienza per me, questi trattamenti sarebbero da ripetere un paio di volte all’anno così si è più attivi. Da quando K. riceve questi trattamenti la vedo più rilassata e serena, direi anche più presente, lo noto dalle pupille, il suo viso mi cerca, se non mi vede guarda la persona vicino a lei con due occhi interrogativi: “dov’è mia madre?” Da madre sento che a K. sia scattato qualcosa dentro di lei, è più vigile. […] mentre scrivo ho le lacrime agli occhi, ancora grazie per il bene ricevuto. Un grande abbraccio, terra, cielo, cuore, AMORE. Tutto molto interessante, da ripetere ancora.” B. Shiatsu: trattamento corporeo che mediante pressioni lungo i canali (meridiani) ha come scopo il riequilibrio energetico favorendo il flusso armonico dell’energia vitale (Qi). Lo shiatsu valorizza le risorse vitali di ambedue le persone coinvolte nella pratica permettendone la miglior espressione secondo le potenzialità, i tempi e le modalità peculiari di ciascuno. Genera una miglior qualità della vita qualsiasi sia l’età, la condizione e lo stato di benessere/disagio dei soggetti coinvolti; aiuta a mantenere e riportare l’organismo al suo naturale stato di equilibrio salutare; migliora la respirazione, la postura, il ritmo sonno/veglia, scioglie tensioni e rigidità, è un efficace sostegno a disagi di natura emotiva, favorisce il contatto con il Sé e l’ascolto consapevole di sé stessi, migliora le relazioni. Riflessoterapia al piede: (RTP) rappresenta una forma di trattamento manuale derivante da antichi insegnamenti popolari. I piedi (microcosmo) sono parte dell’uomo (macrocosmo) e riflettono la persona con tutte le sue caratteristiche: energetiche, fisiologiche, anatomiche, emozionali, mentali, psicologiche e perfino spirituali. Se ci si prende cura dei piedi, di “riflesso” ci si prende cura della persona. La RTP si basa sulle corrispondenze che gli organi hanno sulla superficie del piede. Tali corrispondenze vengono utilizzate per rilevare le alterazioni energetiche e per riportare armonia. E’ uno strumento utile per intraprendere un cammino di educazione al benessere e alla prevenzione.

proccio al residente che tiene conto dell’unicità della persona e della sua interezza corpo-psiche. Il programma è stato dichiarato da un gruppo di esperti come buona pratica ed ha ottenuto il suo riconoscimento attraverso una pubblicazione nazionale nel libro “RSA – METODI E BUONE PRASSI PER RAGGIUNGERE L’ECCELLENZA”, pubblicato da Maggioli Editore nel novembre di quest’anno e presentato formalmente durante il Forum sulla non autosufficienza il 18 e 19 novembre a Bologna. Come in tanti altri settori, anche nel mondo socio-sanitario, la dimostrazione delle performance è oggi un tema significativo. La capacità di una struttura territoriale di leggere i bisogni della collettività, comprendendo i significativi mutamenti sociali e sanitari che ci circondano e il tentativo di attuare modifiche strutturali e sostanziali nella modalità di erogazione dei servizi, è la motivazione che ha spinto l’APSP S. Spirito – Fondazione Montel ad attuare nel 2015 un progetto sperimentale di “tele monitoraggio della salute”. L’elemento caratterizzante questo progetto è la volontà di affrontare in maniera chiara e pragmatica la fragilità: della persona e del nucleo sociale di appartenenza, del sistema socio-sanitario e delle politiche di sistema. Progetto che è stato riconosciuto e presentato a livello nazionale come buona pratica, in occasione dell’ Assemblea nazionale annuale dell’ ANSDIPP a Rimini ed al Forum Sulla Non Autosufficienza il 18 e 19 novembre a Bologna.


21

ATTIVITA’

DAVANTI AD UN GRANDE QUADRO di Maria Teresa Natale

C

he sia “A.P.S.P.”, come si conviene di questi tempi, o “CASA di RIPOSO” con un po’ di nostalgia e sapore di tradizione, oppure ancora “RICOVERO” come si diceva in tempi ben più antichi, si tratta comunque di una struttura discreta e severa, utile, importante, oggi necessaria. Da fuori, si suppone, con largo margine di certezza, che sia proprio vista così, fuori, dove la vita è frenetica, dove si corre continuamente per arrivare …(dove?), dove ci si accorge all’improvviso che sono trascorsi anni, anche molti anni, spesso troppi anni per poter recuperare tutto quello che si è perso. L’uomo di questo tempo è piuttosto distratto! Ma non divaghiamo, cerchiamo di capire come è fatta questa struttura che stiamo osservando, proviamo ad entrare nei suoi contenuti, seppure con un po’ di titubanza, un tantino apprensivi per chissà quale sorpresa ci può riservare la sua scoperta. In realtà ci si rivela un mondo sconosciuto ma, tutto sommato, normale, caratterizzato da un certo silenzio, che spinge a pensare, poi a riflettere e poi a condividere, un mondo un po’ diverso ma fatto di luci e di ombre, di sfumature e di penombre, come capita di incontrare tutti i giorni, un grande Quadro, nello spazio partecipato e organizzato, nel quale ogni “elemento” ha un suo respiro. Nel complesso macchinario strutturale della nostra scoperta spiccano le


22

luci: una, più grande e luminosa posta in un punto strategico del quadro, rappresenta l’insieme dell’apparato dirigenziale che richiama visivamente altre luci più o meno piccole, più o meno luminose distribuite nello spazio dell’opera. Tutte queste luci sono i punti focali dove si concentrano responsabilità, gravosi carichi, pressanti impegni che contribuiscono, tutti insieme, a sostenere e a risolvere problematiche non indifferenti. Nel nostro percorso di conoscenza della struttura, poi, incontriamo le Ombre che sono la parte più importante del Quadro, il motivo per cui la struttura esiste ed ha ragione di esistere, una ragione collettiva. L’ombra può avere infinite forme, più alte, più basse, piegate, sedute, distese, sole, accompagnate, più vaste nel gruppo, hanno il movimento più lento e più stanco delle altre figure, sono più fragili, sofferte ed in costante attesa. Nel loro andare si alzano, si abbassano, spariscono a volte, ritornano, passano e si ricomincia il cammino. Sono queste, le Ombre, i personaggi che incredibilmente rendono viva la struttura e sono loro, proprio loro gli autori del quadro. Nella penombra stanno le forme astratte, senza precise identità, quelle fantasmatiche figure che entrano, operano ed escono dalla struttura per ritornare in modo ricorrente, per essere presenti e attive dove consentono le ombre e le regole del quadro. Questa schiera di figure si chiama volontariato, un fiore all’occhiello della nostra distratta società, specie in certi tempi della nostra vita. I volontari puri donano qualcosa di sé e chiedono niente per sé. Sono la linfa dei colori, le tante sfumature che allietano il grande Quadro che qui si conclude.


23

ATTIVITA’

EL SFOIÒ di Carmen Carli

L'autun l'è arivà, dopo la calura de l'istà che tut l'ha scaldà e l'ha madurà: la uùa, i pomi, le castagne tanti colori de foie zalde, rosse e rame. Campi de formentaz pieni de panoze, ben encartonade, pronte ades per eser sfoiade! Na manzota dopo l'altra, scartada fòra la deventa bela come na gran siòra; se ghe scartà i bruti sfoiazi, se soleva drite le bianche alete se ghe tira via le scure barbete. Questa dello sfoiò, l'è na bela festa se laora en compagnia con mano lesta e tante bionde o rose panoze ven preparade da portar al molin per eser masnade. Così el formentaz sgranà el se trasformerà en farina zalda, Trentina; entant noi speran de magnar quanto prima na feta o doi de invitante polentina magari compagnada da cunel o dal tonco de pontesel!


24


25

RICORDI

I NATALI DI LIVIA di Gabriella Bonvecchio Beber LIVIA TESSADRI: 2 giugno 1916 Brazzaniga, piccola frazione nelle immediate vicinanze di Pergine

I

n un pomeriggio tiepido di ottobre 2015, seduta ad un tavolino e alla presenza di alcuni figli, Livia ci parla dei Natali che ha vissuto in questi suoi quasi cento anni di vita: “La mia famiglia d’origine gestiva un’osteria sul crocevia fra le prime case di Brazzaniga e Pissol, (grande casa vicino all’attuale capitello) a motivo del passaggio dei pellegrini verso il santuario della Madonna di Pinè, culto mariano, a quel tempo, molto fervido. D’inverno solitamente la neve era molto alta e ricordando giusto, credo si chiudesse anche se due infermieri psichiatrici pinetani facevano la “stradella” con le loro impronte passando davanti a casa per andare a lavorare ogni mattina a Pergine. I miei genitori ebbero tre figlie ed io sono la maggiore; andavamo tanto d’accordo, giocavamo sempre insieme, poi lavoravamo insieme per aiutare la mamma nelle faccende domestiche ed in osteria. Del Natale della mia fanciullezza non ho ricordi di

un presepio, ma di un piccolo albero con appesi tanti pezzetti di cioccolata, non bocce sfavillanti come adesso o lunghi cordoni argentati, ma pezzettini dolci; non si usava festeggiare il Natale con tutti i regali di oggigiorno perché per noi bambini perginesi, il più bel giorno era il 13 dicembre: santa Lucia e mi viene alla mente anche la filastrocca che recitavamo: ”Santa Luzia?: Mama mia, porta roba en casa mia; ma se la mama no la ghe ‘n méte: resta vòide le scudelète”.(Santa Lucia?: Mamma mia, porta roba in casa mia; ma se la mamma non ce ne mette, restano vuote le scodelline). E così si esponeva fuori dalla finestra la nostra scodellina affinché la Santa, cieca ma guidata da un asino carico di roba, la riempisse con nespole, mele o pere, biscotti e caramelle. Mi ricordo di quella volta che la zia regalò una bambola di pezza fatta a mano: una solamente, per tutte noi tre s’intende, ma andavamo tanto d’accordo da considerarla proprio un bel regalo e non motivo di lite. Al giorno di Natale ricordo solo un

po’ la Messa mattutina nella chiesetta della nostra frazione; non era tanto freddo a Brazzaniga perché la montagna dei Montesei la riparava dall’aria gelida della Valle portata dalla Fersena. Era così bello quel giorno perché si ricordava la nascita di Gesù tanto pregato dai nostri genitori; era proprio una bella festa religiosa. Divenuta grandicella, ho frequentato le prime due classi presso la scuola di Vigalzano e le seguenti a Pergine e mi ricordo quand’ ero in vacanza che coi pochi bambini del posto ci si divertiva col “caless” (la slitta) scendendo dalla rampa che porta a Pinè e poi ci tiravamo le palle di neve…Portavamo le “dalmedre” di legno (scarponcini) con sotto i chiodi per non scivolare e mi ricordo ancora, e rido ancora, quando il cane dei Bernardi, che abitavano nei pressi della chiesa, ci mangiò tutta la “pinza” (torta di latte) che mamma aveva messo sul balcone a raffreddare; era sempre affamato poverino… Mi sono fidanzata e poi maritata con Tullio Froner di Pergine e sono andata ad abitare


26

con la sua famiglia (suocera e due fratelli) in via Maier e potevo vantare l’acqua corrente in casa mentre le altre donne dovevano attingerla alle tre fontane della contrada e portarla con il bazIlòn” (attrez -zo di legno porta secchi); mio marito faceva il tappezziere e si lavorava tanto venendo a conoscere molta gente; lui apparteneva ad una famiglia di suonatori così in casa c’era sempre musica: violini, clarinetti, flauti, banjo; facevano parte della Banda sociale e il mio Tullio anche dell’”orchestra del fil de fer”. Arrivarono tre figli maschi (quanto avrei voluto una femmina…): Sergio, Armando e Bruno e ricalcarono le orme di famiglia suonando la fisarmonica, il clarinetto ed altro; pure i nipoti sono amanti del bel suono. Dal punto di vista finanziario non ci si lamentava ed i figlioletti si aspettavano sempre qualche regalo per santa Lucia e ricordo col sorriso sulle labbra quando un bel giorno il mediano arrivò a casa trafelato gridando: “ Mi so chi che l’è santa Luzia, te sei ti mama ”(“Io so chi è santa Lucia, sei tu mamma”) e mi: “Ah! Cossita adess che te ‘l sai, ghe la farò al pù grant e al pù piciol che no i sa gnent! (ed io :”Ah, Così ora che lo

sai, farò santa Lucia al più grande dei tuoi fratelli e al più piccolo che non sanno nulla”) . Ai miei figli piaceva fare il presepio col muschio raccolto sulle “rive del castel” (alle pendici del castello) e le statuette erano numerose perché, guarda caso, da qualche anno santa Lucia ne metteva qualcuna in ogni scodella. A quei tempi andava di moda la Messa di Mezzanotte e qualcuno di noi ci andava attraversando i “Stradei” (ora via degli orti), ma io andavo alla Messa delle sette ai Frati nel mattino di Natale. Mi ricordo ancora delle cartoline augurali ricevute dall’America dove erano emigrate le mie due zie materne e dell’avviso telefonico presso il centralino del Voltolini (hotel Posta) per una telefonata augurale della zia che abitava a Borgo Valsugana e che lavorava ai telefoni. I figli si sono sposati con tre brave nuore e ci sono ben cinque nipoti. Rimango vedova; lascio via Maier e cambio abitazione per due volte per avvicinarmi a quella dei figli e a Natale ci siamo sempre trovati per mangiare e bere in buo-

Grazie a Livia e ai suoi figli da Gabriella Bonvecchio Beber che ha redatto l’elaborazione dei ricordi.

na compagnia. Da qualche anno risiedo alla Casa di riposo di Pergine e a turno trascorro il Natale, come di solito, presso una delle famiglie dei miei ragazzi e tutti mi dimostrano grande affetto. Al 4° piano di via Pive, nel periodo natalizio viene allestito un grande presepio ed un grande albero; ovunque risuonano le musichette sante, padre Rinaldo celebra la Santa Messa di Natale, Gabriella ci racconta l’Avvento e la storia della nascita di Gesù bambino, il personale ci offre pacchettini ed altri segni affettuosi, il pranzo è quello delle feste più belle; ci sono tante visite. Sono veramente contenta di tutto questo e di quello che ricordo”. Livia termina il nostro incontro con queste parole: “Fra qualche mese avrò cent’anni. Come andranno di moda le scarpe a giugno?”


27

PROGETTI DI RETE

LA NOSTRA ESPERIENZA DI TIROCINIO

S VA L E N T I N A

alve, siamo Silvia, Valentina e Federico abbiamo 18 anni frequentiamo il quinto anno socio-sanitario dell'istituto superiore "Don Milani" di Rovereto, vogliamo raccontare la nostra meravigliosa esperienza. Quest'anno, come tutti gli anni, le varie quinte sono state mandate a svolgere un tirocinio di tre settimane in svariate strutture. La nostra classe è stata sorteggiata per svolgere il servizio animazione in varie R.S.A. noi lo abbiamo svolto nell' A.P.S.P. "Santo Spirito Fondazione Montel" di Pergine Valsugana. Non sapevamo cosa aspettarci, i primi giorni eravamo agitati e preoccupati perché inesperti del lavoro che avremmo dovuto fare e perché non conoscevamo né gli ospiti né le varie figure professionali, come per esempio gli animatori o infermieri. Poco alla volta siamo entrati nei ritmi delle due strutture, via Marconi e via Pive, abbiamo iniziato ad interagire con gli ospiti con i quali era sempre piacevole fermarsi a chiacchierare, giocare a carte o aiutarli nelle loro attività quotidiane . Inizialmente è stata dura perché abbiamo dovuto abbattere la timidezza e confrontarci con persone molto più grandi di noi, ma alla fine grazie alla nostra forza di volontà e ai nostri tutor siamo riusciti a creare un legame particolare con la maggior parte dei residenti.


28

S I LV I A Quest'esperienza ci ha aiutato a crescere interiormente e a maturare, ci ha fatto capire quanto può essere importante anche un solo attimo della nostra vita e quanto può far bene un semplice sorriso. La cosa che più ci ha gratificato è stato vedere la gioia delle persone quando gli si rivolgeva qualche attenzione in più, come un semplice "buongiorno, come sta?" o un "posso esserle utile?" detto con tono gentile ed interessati ai loro bisogni. Consigliamo a tutti i nostri coetanei e non, di provare quest'esperienza in prima persona perché ti insegna il lato umano di questa società, ormai, troppo superficiale. Un grazie di cuore va ai nostri "colleghi", Giovanna, Giorgio, Clara, Simonetta, Richard, Ana Rosa, Cristina, Franca e Ivana, a tutti gli infermieri, dottori, fisioterapisti, volontari e O.S.S. Un grazie speciale anche agli ospiti che ci hanno da subito accolto e sopportati fino alla fine di questa bellissima esperienza di vita.

FEDERICO


29

in bacheca

UNA COPPIA DI “FERRO”

70°

anniversario di matrimonio (nozze di ferro) Anesi Pietro Mario e Pancher Elsa 20 ottobre 1945 - 20 ottobre 2015

Coccolati da tutti Elsa e Mario hanno festeggiato il 70° anniversario di matrimonio. Si sono sposati nella chiesa di Mezzocorona, poi sono andati ad abitare a Baselga di Pinè fr. Tresilla. Auguri carissimi dai figli, nipoti, pronipoti che vi ringraziano di cuore per l’esempio di amore, fede, coraggio e sacrificio che ci avete dato per superare le difficoltà della vita con serenità.


staff

GLI SPONSOR ANDREATTA SERGIO di Pergine Valsugana (TN)

Comitato editoriale

BONORA ORTOFRUTTA s.r.l. di Varone - Riva del Garda (TN)

Presidente: Giovanni dott. Bertoldi

C.B.A. Informatica s.r.l. di Rovereto (TN)

Direttore: Cristina Bolgia

DINAMICA CONTROL SERVICE s.n.c. di Zuccatti P. & C. di Pergine Valsugana (TN)

In redazione: Fabrizio Cestari Giovanna Meneghini Andrea Zuccatti Cura redazionale e impostazione grafica: Cristina Bolgia Giovanna Meneghini

ENDURANCE IMPIANTI s.r.l. Società Unipersonale di Spini di Gardolo (TN) GAS HAUS E ATTREZZATURE di Targa G. di Pergine Valsugana (TN) PULINET SERVIZI s.r.l. di Baselga di Pinè (TN) SCA HYGIENE PRODUC TS S.p.A. di Altopascio (LU)

Fotografie: Archivio Servizio animazione

Redazione presso: S. Spirito - Fondazione Montel Azienda Pubblica di Servizi alla Persona

38057 - Pergine Valsugana (TN) Via Marconi n. 4 tel. 0461/531002 fax 0461/532971 E-mail: redazioneilponte@apsp-pergine.it Sito: www.apsp-pergine.it

Stampa: Publistampa Arti Grafiche s.n.c. di Casagrande Silvio & C. 38057 - Pergine Valsugana (TN) Via Dolomiti n. 36 Distribuzione gratuita

Si ringraziano tutti coloro che hanno dato il loro apporto per la realizzazione del periodico

ANCHE SU www.apsp-pergine.it


S. Spirito ‐ Fondazione Montel  Azienda Pubblica di Servizi alla Persona                               

Sede legale:  Via Marconi n. 4 ‐ 38057 Pergine Valsugana (TN) Tel. 0461/53 10 02 Fax 0461/53 29 71 www.apsp‐pergine.it E‐mail: amministrazione@apsp‐pergine.it   Sedi opera ve:  Stru ura Via Pive  Via Pive n. 7 ‐ 38057 Pergine Valsugana (TN) Stru ura Via Marconi  Via Marconi n. 55 ‐ 38057 Pergine Valsugana (TN)

Profile for apsppergine apsppergine

Giornalino dicembre 2015  

Giornalino dicembre 2015  

Advertisement