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Azienda Pubblica di Servizi alla Persona S. Spirito – Fondazione Montel Pergine Valsugana

ACQUA CHE SUONA

LA MEMORIA DELL’ACQUA Ricordi, emozioni, ed esperienze raccontate dagli anziani in strutture residenziali


L’ACQUA Il servizio animazione della A.P.S.P. Santo Spirito Fondazione Montel di Pergine, ha sempre cercato di valorizzare il vissuto dei propri ospiti, organizzando degli “spazi” per farli parlare di loro stessi: del loro vissuto ma anche del loro presente, delle loro emozioni, dei loro bisogni ma anche dei loro desideri, in quanto, l’abbiamo sempre ritenuto fondamentale per il nostro lavoro… ancor prima dei “focus – group” ora richiesti dalla nostra Amministrazione all’interno di un percorso di ricerca per il perseguimento del miglioramento della qualità di vita ed il benessere all’interno della nostra RSA. Questo ci dimostra e ci fa comprendere come abbiamo avuto ragione nell’investire risorse ed energie nelle relazioni interpersonali, prevedendo attività specifiche e mirate a raccogliere, attraverso lo strumento della narrazione autobiografica, documentazione preziosa che ora possiamo esporre come frutto di “percorsi” ed esperienze intrapresi nel tempo, collaborando anche sul territorio con alcune associazioni e scuole, da cui attingere, oggi, per valorizzare ulteriormente quanto potuto apprendere in quest’ultimo anno e finalizzarlo alla nostra partecipazione al concorso. Ecco allora che nei nostri gruppi discussione, gruppi incontro e gruppi amicizia abbiamo trascorso il nostro tempo a parlare, leggere, ascoltare, scrivere raccontando “dell’acqua”… a volte cantando, altre uscendo dalla struttura anche per cercarla e vederla… Il materiale che possiamo presentare è il frutto di una sentita e partecipata collaborazione tra i vari soggetti che vivono o frequentano regolarmente le nostre due strutture; dagli ospiti (principali protagonisti), ai volontari, ai famigliari, agli operatori del servizio animazione ma non solo…


LA SORGENTE Il gruppo incontro e il gruppo amicizia vengono condotti da due volontari su due diversi nuclei della sede di Via Pive e vi partecipano principalmente gli ospiti del nucleo di appartenenza, una volta alla settimana. Il gruppo discussione, invece, si svolge, sempre settimanalmente, nella sala soggiorno del 2° Piano della sede di Via Marconi; è condotto dall’operatore di animazione e vi partecipano contemporaneamente ospiti dei tre diversi nuclei, familiari, volontari e operatori di assistenza. Nel nostro elaborato troverete un po’ di storia; alcuni approfondimenti; dei racconti, poesie, leggende, canzoni, immagini, fotografie, disegni e suoni… Siamo partiti da semplici dialoghi che sono diventate testimonianze… e raccontate, volutamente, in modo da rispettare il più possibile la descrizione spontanea dei protagonisti. Nei laboratori, abbiamo approfondito gli argomenti, andando ad indagare i vari aspetti, secondo quanto emergeva la settimana precedente durante i gruppi discussione, incontro e amicizia. Nella nostra A.P.S.P. abbiamo molti volontari, appartenenti ad associazioni del perginese e non, che da quasi trent’anni, frequentano la nostra realtà, prestando la loro opera e portando un notevole contributo anche culturale, con amore perseveranza e fedeltà, grazie anche al prezioso lavoro di rete e di sostegno svolto dal responsabile del servizio animazione: Silvano Broll, da gennaio in pensione e che, come colleghi, approfittiamo per ringraziare di cuore per la professionalità e la passione che ci ha insegnato e trasmesso negli anni di lavoro assieme...


IL MARE Abbiamo voluto rendere omaggio ad alcuni di essi, in particolare alle poetesse, quali la signora Lidia Roat Ticilla, ora ospite del 4° Piano della sede di Via Pive e autrice della poesia intitolata: “L’acqua”; la signore Emma Valcanover Oss Emer, prima volontaria e poi anch’essa ospite e scomparsa circa un anno fa, autrice dell’ amore… canto disperatamente la nostra montagna “montagna granda”; e per finire la signora Maria Pellegri Beber, che fin dalle prime edizioni del nostro “giornalino”, prima “l’Eco” e ora “Il Ponte”, ha sempre contribuito con aneddoti, saggi, ricordi, poesie e quant’altro… Purtroppo, anch’essa è venuta a mancare, ormai da quasi due anni, ma le abbiamo voluto riservare uno spazio speciale inserendo per intero la raccolta delle sue poesie dal titolo: ”Inneggiando all’acqua”, pubblicate anche sul libro: “Lo scrigno della memoria”.


BARCA A REMI

Valentini Ama: “il mio fratellino, da Tenna, andava a pescare le anguille giù al lago, dove finisce ed inizia il fiume Brenta, a Caldonazzo. Pescava con le mani, poi le teneva con i denti perché erano viscide e gli sguizzavano via… poi le gettava sul prato nell’erba e le inseguiva…” Alcuni uomini andavano a pescare con “la munizione”, la facevano esplodere in acqua, anche da riva o a nuoto, così ai pesci scoppiava la vescica e morivano presto venendo a galla… era un sistema di contrabbando… erano tempi di fame… c’erano ancora le tessere per la distribuzione del cibo e la gente si arrangiava alla meglio…”


PIOGGIA Il sole riscalda l'acqua del mare, del fiume ecc.... che evaporando e salendo verso l'alto si trasforma in goccioline che formano la nuvola Le piccolissime gocce d'acqua se ne stanno strette una vicina all'altra e vengono portate dal vento sotto forma di nuvola. Quando le nubi vengono a trovarsi in una zona di aria fredda, le gocce d'acqua si raffreddano, diventano pesanti e precipitano sotto forma di pioggia Le gocce dopo aver dissetato piante e animali penetrano nel terreno e raggiungono gli strati piÚ profondi della terra Tutte insieme sgorgano dalla sorgente correndo giÚ lungo il pendio formano un torrente, poi un fiume e finalmente raggiungono il mare....... E la storia ricomincia da capo, perchè il gioco dell'acqua non finisce mai


IL RUSCELLO DAI RICORDI DI ANNA SARTORI VED. FONTANARI

C'era una volta un giovane ruscello color di perla, che alla vecchia valle tra molli giunchi e pratoline gialle correva snello; e c'era un bimbo, che gli tendea la mano dicendo: “A che tutto cotesto fuoco?” Posa un po' qui! Si gioca un caro gioco, se tu rimani. Se tu rimani, o muovi adagio i passi, un lago nasce e nell'argenteo fresco della bell'acqua io con le mani pesco gemme di sassi: “fermati adunque, non fuggir così! L'uccello che cinguetta ora sul ramo ancor cinguetterà, se noi giochiamo taciti qui.” Rise il ruscello, e tremolò commosso al cenno delle amiche mani tese

e con un fil di voce cortese disse: ”Non posso! Vorrei: non posso! Il cuor mi vola: ho fretta! A mezzo il piano, a leghe di cammino, la sollecita ruota del mulino c'è che mi aspetta; e c'è la vispa e provvida massaia che risciacquar la nuova tela deve e sciorinarla, sì che al sole neve candida paia! E il gregge c'è, che a sera, porge il muso avido a bere di quest'acqua chiara e gode s'io lo sazio, e poi ripara contento al chiuso... “Lasciami adunque” terminò il ruscello “correre dove il mio dover mi vuole”; e giù nel piano, luccicando al sole, disparve snello. (Di A. Silvio Novaro)


IL MARE NUOTANDO NEL MARE D’AUTUNNO DESERTO I gabbiani con ampi voli sfiorano il mare immoto. E nuoto, leggermente ansimando, nel ritmo uguale, che sale dalle gore del fondo, frangendosi senza posa, sulla sabbia fredda della riva, nelle nebbie d’autunno color verde rosa.

da “INNEGGIANDO ALL’ACQUA” Di MARIA PELLEGRI BEBER


IL TICHETTIO In una giornata di aprile molto piovosa, prende la parola Gemma, nativa nei pressi di Levico Terme, signorina che ha fatto del lavoro la sua vita: contadina di prima categoria. Ci parla dell’importanza della pioggia, sia quella naturale che cade dal cielo che di quella artificiale che scende dai pali d’irrigazione così tutti i frutti , dalle mele alle pere, dall’uva alle fragole, alle ciliegie possono maturare al sole ed ingrossare la loro pezzatura con tanta buona acqua. Gemma parla anche dei periodi di siccità e ci racconta della paura che soffrivano gli agricoltori per la perdita del loro raccolto e così tutti i contadini con le loro famiglie, andavano in processione, alle così dette ROGAZIONI, affinché il Cielo mandasse la pioggia benefica e indispensabile e a volte.... la pioggia arrivava proprio durante la preghiera itinerante. Gemma ci parla anche della tempesta, della sua furia distruttrice dei grani grossi anche come noci ai bordi delle strade subito dopo il pauroso avvenimento, del rumore cattivo che incuteva paura quando batteva sulle lamiere del tetto della loro casa o dei BAITI di campagna.


DOCCIA Quanto consumano gli italiani al giorno? Gli italiani consumano mediamente 250 litri al giorno per scopi domestici, con variazioni piuttosto consistenti tra le varie regioni e sopratutto tra le diverse zone abitative. Generalmente i consumi idrici domestici sono molto più alti nelle città che nei centri rurali. Mediamente gli italiani sfruttano la loro disponibilità d'acqua per i seguenti scopi: •39% per bagno o doccia •20% per i sanitari •12% per il bucato •10% per il lavaggio delle stoviglie •6% per uso in cucina •6% per il lavaggio auto, per il giardino e per le piscine private •1% per bere


POMPA Pavanello Luigina: “Si doveva andare a prenderla con i “crazedei” (secchi) e “el Bazìlon” (una specie di bastone che appoggiavi sulla spalla e alle due estremità si fermavano i secchi grazie ad un solco che bloccava i manici). a Cognola fontane ce n’erano quattro: una sulla Piazza, una al Gustavo “el campanaro” e altre due a Cognola di sotto, di cui una sulla strada e l’altra ancor più sotto, quest’ultima, la chiamavano la “fontana fresca” con l’acqua proprio fresca, la più buona, in estate specialmente…”

Fedalto Amelia: “noi abitavamo a Treviso e avevamo una bella fontanella con il manico per pompare l’acqua, c’era un bel pezzo di strada dal paese per arrivarci, ma al mattino venivano tante signore a prendere della nostra acqua perché era molto fresca e buona….”


SCROSCIO

Bampa Adele: “a Pergine c’è una bella “Roggia”. È dietro al manicomio, arriva fino al “Dal Sasso” che la usava per le lane…”

Ferrari Celestina: “me lo ricordo… da Zivignago si veniva giù e si passava davanti, per andare “sul mercadel” a casa mia. L’acqua veniva usata per l’energia, “ stì ani no ghera miga la luce come ades”… c’erano le pale che la produceva…”


L’ACQUA ACQUA CHE BAGNA, CHE LAVA, CHE DISSETA, MA ANCHE

ACQUA CHE SUONA! L’acqua produce suoni: suoni delicati, suoni violenti, suoni misteriori e suoni inquietanti. ABBIAMO ASCOLTATO L’ACQUA: nell’ambienta naturale (mare, ruscello, sorgente, pioggia, ecc.) nell’ambiente umanizzato (doccia, rubinetto, ecc.) riprodotti artificialmente


Il materiale presentato è il frutto di una sentita e partecipata collaborazione tra i vari soggetti che vivono o frequentano regolarmente le nostre due strutture; dagli ospiti (principali protagonisti), ai volontari, ai famigliari, agli operatori del servizio animazione ma non solo‌ Tutti coinvolti direttamente o indirettamente a raccogliere racconti, leggende, poesie, testimonianze, documentazione, ecc‌ Con l’augurio che possiate arricchirVi quanto ci siamo appassionati noi nel realizzarlo, non ci resta che affidarVi il nostro lavoro, augurandoVi:

Buona Lettura!


Acqua che suona