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17 Apr 2003

Avvenire

Divario Nord-Sud: solo fra 50 anni si potrà superano ROMA. Solo tra 50 anni, nella migliore delle ipotesi, si potrà immaginare un'Italia omogenea. Lo sostiene il rapporto presentato ieri da Aprom, l'associazione per il progresso dei Mezzogiorno presieduta da Sergio Billé. Questo perché,pur essendo stata dei 10,6% tra il 1995 eh 2002 la crescita economica del Meridione contro il 9,4% del CentroNord, il Sud consuma di più di quello che produce. Al Sud, inoltre, le spese delle amministrazioni pubbliche incidono sul Pii per il 27% contro il 15,8% del Centro-Nord.


GIORNALE DI SICILIA Mezzogiorno, Billè lancia l'allarme: «Senza infrastrutture non c'è sviluppo» 17 APR 2003

ROMA. Il Mezzogiorno riparte dall'Aprom. Questo sono le intenzioni di Sergio Billè, il presidente della Confcommercio ieri, nella sua nuova veste di presidente dell'Associazione per il Progresso del Mezzogiorno, ha presentato a Roma un rapporto sulla economia del Sud e le linee guida per il rilancio di questa associazione che dovrebbe diventare "molto più di una lobby". L'Aprom, nata nel 1993 con un ambizioso "Manifesto alla Nazione", non ha di certo segnato una pietra miliare nella storia del Mezzogiorno, proprio queste, forse, sono le motivazioni che hanno spinto di recente i soci a nominare Sergio Billè presidente. Nella conferenza stampa che si è svolta presso la Sala della Stampa Estera a Roma, Billè ha illustrato l'evoluzione e la struttura dell'economia del Sud dal 1995 al 2002.11 bilancio perii presidente di Confcommercio è molto negativo: «Il divario oggi esistente tra Nord e Sud, per quanto riguarda la produzione di ricchezza, i livelli occupazionali e il grado di efficienza del sistema economico sia sul versante pubblico che su quello privato e poi le strutture, i servizi e la qualità della vita nei centri urbani, i rapporti del cittadino con la pubblica amministrazione, appare ancora notevole"». Di fatto per Billè - esistono due Italia che continuano a muoversi e a girare in orbite diverse e che restano assai distanti tra loro. Il rapporto presentato da Billè mette in evidenza aspetti positivi come una crescita del Pii tra il '95 e il 2002 del 10,6% nel Mezzogiorno contro il 9,4% del Centro-Nord ed una dinamica degli investimenti più elevata al Sud (+24% nello stesso periodo) nei confronti del resto d'Italia (+23,5%). Ma i punti di differenza sono tanti di più: il Sud consuma in misura maggiore di quanto produce, ha una forte dipendenza dalla pubblica amministrazione, ha un livello di spesa per consumi pro-capite decisamente basso, un tasso di disoccupazione preoccupante, una significativa crescita delle imprese ma soprattutto nel terziario. «il Mezzogiorno –ha ammonito Billè - dispone di potenzialità straordinarie che solo in minima parte oggi vengono sfruttate». Proprio per aiutare il Sud l'Aprom si propone tre tipo di interventi. Primo, fondamentale problema quello delle infrastrutture, oggi del tutto inadeguate. «Il gap infrastrutturale, rispetto alle regioni del Nord, è oggi assai rilevante: circa il 60-65%. O lo si affronta e lo si risolve entro pochi anni o il Mezzogiorno è destinato davvero a perdere tutti i treni». Secondo: incentivare in ogni modo la nascita di imprese che possano, vista la presenza della domanda, cominciare ad eliminare questo assurdo ed illogico squilibrio infrastrutturale. «E non parlo di produrre subito televisori o computer - ha detto Billè - ma almeno beni di prima necessità, quei beni e prodotti che non si vede perché il Mezzogiorno, pur potendoli produrre in casa propria, li debba, invece, importare da altri paesi, da altre regioni del mondo». «Oggi è meno costoso importare le arance dall'Olanda che produrle in Sicilia». Inoltre, come è stato ampiamente spiegato nel corso della presentazione del rapporto, « risulta difficile esportare i propri prodotti perché non esistendo rapide vie di comunicazione è impossibile portare sui mercati questi prodotti a prezzi competitivi», Billè ha chiuso con il terzo aspetto sottolineando un argomento che di recente il vice-ministro per l'Economia, Gianfranco Miccichè, aveva duramente attaccato: le strutture creditizie. Per Billè infatti «Non potrà esserci base di sviluppo fino a quando il risparmio raccolto al Sud verrà dalle strutture spedito al Nord, soltanto perché là può trovare migliore collocazione remunerazione».


La conclusione di Billè è stata dedicata alla lotta alla criminalità organizzata «che ancora strangola il Sud e la sua eco-norma, intercettando buona parte degli investimenti». Perciò fino a quando queste organizzazioni saranno in grado – e oggi, perii presidente di Confcommercio, certamente ancora lo sono - di intercettare buona parte delle iniziative e dei programmi di investimento decisi per il Mezzogiorno, sarà veramente difficile venire a capo del problema. Il ministro per le Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, intervenuto alla presentazione ha favorevolmente commentato: «d1 Sud non si deve piangere addosso. Iniziative come questa dell'Aprom che si rilancia fanno bene al Mezzogiorno». Vasco Pirri Ardizzone


17 APR 2003

IL GIORNALE D'ITALIA

"chi vorrebbe fare oggi impresa si trova tra incudine e martello". Da un lato, a causa della mancanza di supporti e infrastrutture, "si alza troppo la soglia di rischio del suo investimento", dall'altro, sente il fiato sul collo di potenti e subdole organizzazioni che, 4per tute- lare i loro interessi, di tutto hanno bisogno meno che di imprese che vogliano davvero puntare allo sviluppo economico e sociale di quella determinata area".


17 Apr 2003

La Gazzetta Del Mezzogiorno

«Cinquant'anni per colmare il divario con il Nord» Il Mezzogiorno consuma più di quanto produce ROMA - Solo tra cinquant'anni, nella migliore delle Ipotesi, si potrà immaginare un Paese omogeneo in termini di capacità di sviluppo e di spesa. Questo il quadro che emerge dal «Rapporto sull'evoluzione e struttura dell'economia del Mezzogiorno dal 1995 al 2002», presentato dall'AProM, Associazione per il Progresso del Mezzogiorno d'Italia. Nonostante i segnali di una crescita lievemente più sostenuta nelle regioni meridionali nella seconda metà degli anni'90 (Pil a +10,6 % rispetto a +9,4% del centro nord e investimenti a +24,4% rispetto a +23,5% centro nord), il divario Nord-Sud rimane forte e, secondo gli attuali trend di crescita, destinato a permanere nel tempo. Lo studio presentato dal presidente di Aprom e presidente di Confcommercio, Sergio Billè, evidenzia i punti critici che determinano una tale disparità di sviluppo. Il Sud consuma più di quanto produce - Innanzitutto, l'abitudine a consumare più di quanto effettivamente si produce. Fatto 100 il Pil, infatti, rileva 1'A.ProM, la spesa per i consumi delle famiglie, della Pubblica Amministrazione e degli investimenti è pari circa a 118. Per compensare il gap, il Sud è costretto a ricorrere in maniera consistente alle importazioni con un conseguente indebitamento e spostamento della ricchezza verso altri Paesi e regioni. D peso della pubblica amministrazione - Il divario Nord-Sud può essere imputato, come spiega Aprom, anche a una forte dipendenza del Mezzogiorno dal ruolo della Fa., in quanto le spese delle amministrazioni pubbliche incidono sul Pil per 11 27,6% contro 1115,8% del Centro Nord. Anche sul fronte del livello di spesa per consumi pro capite, è evidente il ritardo. Un abitante del Sud spende 9.500 euro l'anno, contro le 14.000 di un abitante del Nord, con una quota più elevata per i beni di prima necessità: l'abbigliamento pesa nella spesa delle famiglie 11 10,6%, mentre nel Nord Est pesa l'8,9%; allo stesso modo, la spesa per generi alimentari è al 17,8% si Sud i112,2% a1 Nord Est. ll grave problema della disoccupazione - Sullo scenario meridionale grava, poi, il macigno delle disoccupazione, pari al 20% rispetto al 5,7 % del Centro Nord, con una forbice che non si modifica in modo significativo neanche nei'ultimo periodo. La mancanza di lavoro ha generato anche una ripresa del flusso migratorio, come testimonia fidato della Calabria che indica una perdita, esclusi i fattori demografici, di quasi 30 mila abitanti negli anni compresi fra i11995 e il 2000.11 fattore che, al contano, lascia viva la speranza di una possibile inversione di queste tendenze è una crescita delle piccole imprese, soprattutto nel terziario. Nel 2002 sono state circa 57 mila le nuove iscrizioni nel settore rispetto a 49 mila cancellazioni, con un saldo attivo di 8 mila imprese.


17 apr 2003

Secolo d’Italia Mezzogiorno: il peggio è alle spalle

ROMA. Per il Sud i tempi di vacche magre dovrebbero ormai essere dietro le spalle. Secondo l'Osservatorio regionale banche-imprese, che ha condotto l'indagine assieme al Comitato Mezzogiorno della Confindustria, la guerra in Iraq ha gelato a marzo le aspettative (l'economia si è mantenuta molto debole) di ripresa formulate in febbraio dagli imprenditori, ma l'eletto negativo è ormai in via di esaurimento e le aspettative per i prossimi tre mesi sono positive. Per Sardegna, Calabria, Sicilia e Puglia, sfavorite da un'attività produttiva «diffusamente debole e in flessione rispetto a febbraio» si incomincia insomma a vedere la luce in fondo al tunnel. E per i prossimi tre mesi «le aspettative sono positive pur in presenza di un diffuso ripiegamento». Spunti positivi sono segnalati per i prossimi tre mesi dal 44% degli operatori interpellati, con un saldo che supera di 35 punti le attese di diminuzione ed in presenza di previsioni di invarianza attestate sul 41% delle risposte. Il recupero si estende sia alla componente interna che a quella estera (il saldo è pari a +35 per entrambe). A livello settoriale le aspettative più favorevoli sono formulate dagli imprenditori edili. Il probabile aumento del flusso degli ordinativi atteso per i prossimi tre mesi, porta il 45% degli intervistati a stimare anche la produzione in aumento con un saldo positivo di 35 punti. L'attuale situazione economica, insomma, è abbastanza difficile, ma ci sono le premesse per superare le difficoltà. «Abbiamo il materasso per assorbirla - ha sottolineato il Ragioniere Generale dello -Stato, Vittorio Grilli, durante un'audizione in Commissione Bilancio al Senato -- ed è la flessibilità del Patto di Stabilità e Crescita». «D'altra parte - ha aggiunto - non dobbiamo raggiungere il bilancio in pareggio, ma abbiamo degli spazi che il Patto di stabilità ci consente: abbiamo quei punti percentuali di stabilizzatori automatici e non che ci consentono spazi di manovra. Chiaro è - ha aggiunto - che per essere tranquilli» occorre fare «razionalizzazioni e risparmi in quei settori dove possono essere ancora fatti». E questo va realizzato «velocemente»..Per quanto riguarda il gap con il Centro nord, comunque, per il momento la situazione è destinata a non subire grossi cambia. menti. Anzi! «0 si affronta e si risolve entro pochi anni il gap infrastrutturale - ha detto Sergio Billè, presidente di Confcommercio, intervenendo all rapporto sull'economia del Mezzogiorno Curato da A. Pro. M. - oppure il Mezzogiorno è destinato a perdere definitivamente il treno della crescita». Rispetto alle regioni del Nord; secondo Billè, Il gap infrastrutturale è quantificabile nel 60 65°/o. Per questo «la creazione di un vero e proprio sistema di infrastrutture è oggi indispensabile non solo per aprire vie di sbocco economico verso Nord, ma anche per affrontare quella competizione che già si è aperta con i mercati dei Paesi mediterranei e del Nord Africa.


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