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Quaderni di Gruppoanalisi

simulacro quasi vuoto (quanti parlano davvero l’occitano, quanti praticano forme di agricoltura tradizionale, chi svolge oggi i lavori collettivi della rueido?) e tuttavia potente al punto da impedire il realizzarsi della convivenze. L’identità, in Valle Maira come altrove, equivale a una concezione particolarmente chiusa del “noi”. L’identità non è un terreno che permette mediazioni. L’identità, come ha messo in luce Francesco Remotti (2010). chiude, separa, crea muri invalicabili. In Valle Maira la cultura locale è morta o morente, eppure rimane fortissimo il senso di identità, feticcio o sostanza magica che continua ad aggirarsi per le valli tenendo lontani i forestieri. Nell’Australia degli anni Cinquanta del secolo scorso, l’identità dei “bianchi” è così forte da rendere impensabile la figura del meticcio. Se l’“altro”, l’aborigeno inteso come forma di alterità esotica e selvaggia che abita le zone marginali e incivili del continente è tollerato – per quanto escluso dalla società dei “bianchi” –, il meticcio è inammissibile in quanto categoria anomala che si colloca pericolosamente ai confini dell’identità. Ibrido culturale e biologico, il meticcio va semplicemente eliminato, fisicamente o mediante un processo di purificazione e “sbiancatura”, restaurando così un’identità perduta. La chiusura nei recinti dell’identità, che si tratti di “tribù” alpine o oceaniane poco importa, rende difficile o impossibile la convivenza. Viceversa, la creatività culturale, la ricerca di nuove sintesi e di terreni condivisi pone le basi per la fine o quantomeno l’attenuarsi dei conflitti interculturali – questo, in estrema sintesi, il messaggio che ci viene dai tre film, non privi di accenti pessimistici sulla sua possibile concretizzazione. Nel suo romanzo The matriarch (1986), Witi Ihimaera paragonava l’invenzione della Patria da parte degli intellettuali e degli eroi del Risorgimento, all’invenzione di una nazione maori da parte dei nativi della Nuova Zelanda a metà dell’Ottocento, subito dopo la firma del Trattato di Waitangi e le cosiddette Land wars. In entrambi i casi, sostiene il più celebre romanziere maori, l’idea di Patria scaturiva da uno sforzo immaginativo, una fusione di orizzonti che portò, in un caso, alla nascita di una Nazione e nell’altro alla prima riunificazione delle tribù maori sotto l’egida di un sovrano (Te Wherowhero). Invenzione e creatività politica, istituzionale, sociale – non identità – furono alla base della nascita delle due “nazioni” che, in modo del tutto originale, Ihimaera mette in connessione. Dai nativi insomma ci viene un’esortazione alla creatività, all’invenzione di forme di umanità nuove e impreviste, proprio in un momento storico in cui la politica, tristemente, non ci restituisce che rappresentazioni improbabili di “identità” posticce e reificate.

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Quaderni di Gruppoanalisi n.17 - Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011  

Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011

Quaderni di Gruppoanalisi n.17 - Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011  

Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011

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