Page 93

Quaderni di Gruppoanalisi

le bambine dell’istituto, rappresenta molto bene, con la sua lucida visione scientifica di un mondo che ha da essere “puro” (i “banchi” da una parte, gli aborigeni dall’altra) la visione radicalmente razzista degli anglosassoni di Australia e la loro idea di essere portatori di una superiore civiltà. Anche in questo caso, tuttavia, come per i maori, le richieste dei nativi sono quelle di un riconoscimento culturale, non la rivendicazione di un’identità chiusa a compartimenti stagni. Proprio l’aver messo al centro del film la figura dei meticci mostra che – dal punto di vista degli aborigeni – non si tratta di ritornare a una mitica “identità” pre-coloniale, ma di negoziare una reale partecipazione alla vita delle istituzioni e dello Stato australiano. Detto per inciso, pur essendo presenti sul territorio da oltre 50.000 anni, gli aborigeni hanno ottenuto la cittadinanza soltanto nel 1967. Nel 1992, per la prima volta, una Corte australiana ha impugnato quel principio della Terra di nessuno con cui gli inglesi incorporarono il territorio ai loro domini, aprendo una lunga stagione di rivendicazione di diritti sulle terre ancestrali. Il vento fa il suo giro Anche le poche centinaia di abitanti dell’alta Valle Maira, un’area delle Alpi occidentali cuneesi su cui sto compiendo studi relativi al patrimonio materiale e immateriale, hanno subito nell’ultimo secolo una forma di “colonizzazione” brutale. Il calo demografico, soprattutto nel periodo post-bellico, dovuto alle emigrazioni verso le città e le industrie della pianura piemontese, ha svuotato le valli, riducendo drasticamente la socialità e portando sull’orlo della scomparsa una secolare cultura contadina. La “colonizzazione” ha tratti molto diversi dai casi del Pacifico esaminati in precedenza: la terra e le abitazioni, infatti, sono saldamente nelle mani dei pochi residenti o comunque delle famiglie emigrate. La “colonizzazione” si presenta in questo caso come un progressivo svuotamento di persone e risorse umane e culturali, uno tsunami economico che ha spazzato via, in gran parte, le società locali, risucchiandole nei vortici dei mercati e della produttività industriale, risparmiando tuttavia i loro beni materiali. Il film di Giorgio Diritti Il vento fa il suo giro, realizzato a partire da un racconto e dalla sceneggiatura dello scrittore e regista “nativo” Fredo Valla, racconta un tentativo di rivitalizzare un paese della valle, Chersogno (un nome di fantasia, il film è girato in parte nel comune di Ussolo). Philippe, un ex insegnante francese, si stabilisce con la moglie e i due figli nel paese e produce formaggi con il suo piccolo gregge di capre. Philippe è uno di quei neo-montanari che, faticosamente, cercano oggi di ripopolare il mondo alpino, attratti a volte da un’immagine idilliaca ed esotica della montagna (Zanini

93

Quaderni di Gruppoanalisi n.17 - Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011  

Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011

Quaderni di Gruppoanalisi n.17 - Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011  

Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011

Advertisement