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Quaderni di Gruppoanalisi

gli occhi di Stéphane vibrassero della stessa armonia che proveniva dal suono della musicista che, col suo violino, esprimeva la voce del suo amore. Sembrava che solo il legame tra Camille e l’amico Maxime potesse essere l’ostacolo ad un incontro ormai annunciato tra lei e Stéphane. E Camille lascia allora Maxime e sceglie il bel tenebroso, pensando così di aprire le porte alla reciproca passione. Nulla invece di tutto questo. Contro ogni logica l’uomo rimane imperturbabile, non solo di fronte alla passione amorosa, ma anche alla violenza dell’amico, che intendeva vendicare la donna. Un prodigioso autocontrollo, senza scalfitture, perfetto e sovrumano, come la sua capacità di riparare gli amati violini. Sovrumana è la sua imperturbabilità anche nell’accondiscendere al desiderio di morire del suo amato maestro. Sembra nell’atto finale un collaudato esperto di eutanasia. La scena in cui provoca la morte del maestro con gesti misurati e decisi, senza un sussulto è emblematica del suo problema di personalità: egli uccide per non far soffrire chi ama. Ma nella scena si sintetizza anche il tema attorno a cui ruota il suo mondo interiore: deve far morire gli affetti per non soffrire. In altri termini: la morte affettiva spegne anche il dolore che nasce nel rapporto con chi si ama. Da questo punto di vista Stéphane è simbolo chiaro di un’organizzazione di personalità che isola o al limite elimina gli affetti perché teme il possibile dolore ad essi associato. Il maestro che egli uccide è l’unica persona che ha veramente amato. Nella clinica psicoanalitica è un tema che ricorre frequentemente e che non sorprende né come fenomeno né come dinamica profonda: molte persone possono sviluppare una capacità razionale e operativa dotata di grande pregio e pur tuttavia essere molto spaventati quando si sviluppa una qualsiasi relazione emotiva profonda nel rapporto personale; gli affetti vengono allora isolati e rinchiusi in un mondo pressoché impenetrabile, così che una persona può vivere senza però vivere veramente la propria vita con la densità dei propri affetti. Verrebbe da domandarsi: perché avviene così? A proposito di Stéphane il regista sembra dare una traccia di risposta, così psicoanaliticamente significativa, da far sorgere l’interrogativo se tale traccia sia stata fornita intenzionalmente, o sia stata indicata preconsciamente, senza avvertirne del tutto l’importanza. Mi riferisco ad una sequenza narrativa: quando Stéphane rifiuta sorprendentemente l’amore di Camille, la scena termina e cambia. Ci si ritrova con Stéphane che si dirige verso la casa del maestro e della donna che lo accudisce. Qui assiste non visto ad una scena altamente sgradevole. La donna cerca di convincere il vecchio ad accettare le cure per i suoi malanni, ma egli, come un bambino ossessionato dalle cure materne, la scaccia in maniera altamente offensiva ed umiliante. La scena è sgradevole da diversi punti di vista: la don-

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Quaderni di Gruppoanalisi n.17 - Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011  

Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011

Quaderni di Gruppoanalisi n.17 - Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011  

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