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Quaderni di Gruppoanalisi

in albergo e mia moglie era già incinta del secondo figlio e provava una certa nausea nel lavare i pannolini di Lucio e mi toccava lavarli a me, quindi io una volta dissi: “ma sono proprio caduto nella merda!” Fatto sta che andai da Rossellini e gli dissi “Maestro che devo fare?” “Ma guarda, sono una massa di…” e qui una parolaccia e alludeva ai suoi colleghi “però ti consiglio di accettare, anzi pure io devo rinunciare a venire a presentare il tuo film e quindi ora andiamo, usciamo e telegrafiamo la nostra adesione”. Tutto questo accadeva a Nizza perché lui era un po’ snob e Cannes gli sembrava troppo proletaria, quindi stava a Nizza. Uscimmo insieme, andammo in un ufficio postale e scrivemmo un telegramma, che più o meno diceva “Anche noi dalla patria del grande… Maestro e Ugo Gregoretti”. Nel pomeriggio mi arrivò un telegramma da Roma dell’Anac in cui si diceva “L’assemblea dell’Anac riunita in permanenza proclamato all’unanimità socio della stessa”. Qui chiudo il capitolo Rossellini, poi lui chiamò e disse però bisognava che la mia presentazione qualcuno la leggesse. Telefonò e poco dopo arrivò un omino pallido, con gli occhialetti affumicati, vestito di nero che si sedette al suo tavolo e Rossellini gli dettò, traduca la sua presentazione. Quest’omino si chiamava Jean Claude Godard, che era una specie di sacerdote del culto rosselliniano. Egli diligentemente scrisse il dettato rosselliniano, poi mi raccontarono che alla presentazione prima dell’inizio della proiezione lui lesse questa cosa, premettendo: “Questo non è il mio parere perché io il film non l’ ho visto, ma è il parere del maestro Rossellini”. E con questo viatico il film fu accolto con molto favore. Ora io vorrei tornare invece all’argomento della psicoanalisi se me lo consentite, brevemente. Io non sono mai riuscito a digerire il fatto che si dovesse uccidere il padre. Avendo quattro figli che erano buoni, carini, affettuosi come tutti i bambini, a me l’idea che mi dovessero ammazzare! Allora decisi di abolire l’uccisione del padre. E come si fa? Studiai tutte le possibilità e capii che dovevo per prima cosa, proprio io che ho poca memoria soprattutto per il passato, dovevo ricordarmi bene tutte le cose che mi avevano fatto soffrire, magari a causa volontaria o involontaria di mio padre e risparmiarle ai figli. Praticamente farli crescere riversando su di loro molto affetto e pochissima pedagogia. E sono cresciuti così, serenamente, ecco addirittura io parlerei, così, non di uccisione del padre, ma di suicidio del padre perché mi proponevo anche sempre, e questa era una trovata psicoanalitica di cui mi vantavo, mi proponevo di usare me come esempio negativo. Ad esempio a mio figlio pigro gli dicevo “fai ginnastica se no diventerai come tuo padre che ha la pancia ha le gambette secche, è bruttissimo in costume da bagno e si vergogna”. Oppure all’altro figlio “studia il latino, se no farai come tuo padre che quando si trova davanti a una lapide scritta in latino sta due ore per capire che cosa vuol dire,

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Quaderni di Gruppoanalisi n.17 - Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011  

Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011

Quaderni di Gruppoanalisi n.17 - Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011  

Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011

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