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Quaderni di Gruppoanalisi

rienza molto personale in termini proprio di fruibilità: nessuno vede il sogno del sognatore se non il sognatore stesso. Il cinema è un’esperienza, almeno sul piano oggettivo, fruibile da tutti alla stessa maniera. Questa funzione trasforma istanze emotive, problemi, questioni “presenti nell’aria”, in qualcosa che li rende disponibili al pensiero, alla percezione, sotto forma a volte di scandalo, a volte semplicemente conferimento di senso rispetto ad una serie di questioni. Il cinema promuove sul piano sociale la funzione di rendere pensabili istanze che attraversano la società, a volte con livelli di anticipazione notevoli. Sulla base di questa affinità tra cinema e “funzione psicoanalitica della mente” c’è stata una precedente esperienza svoltasi a Roma, alla quale ha partecipato anche il maestro Ugo Gregoretti con il suo film Omicron, suscitando un dibattito molto interessante e vivace. Un’altra caratteristica del cinema è quella di saper conferire vitalità alle questioni concettuose che attraversano l’esperienza umana. Penso che da sempre la psicoanalisi guardi un po’ spaventata, forse temendo un possibile conflitto, alle produzioni artistiche. Lo stesso Freud aveva evitato di entrare dentro l’arte a piè pari, quasi dovesse scusarsi di occuparsi di un qualche cosa che sicuramente andava oltre a quel che, con una certa riluttività, la psicoanalisi rischia di imporre alle cose. Abbiamo invitato il cinema a casa nostra a parlarci con questo tipo di attenzione, cioè di sapere che, in qualche modo, quello che si produrrà sarà certamente un valore aggiunto, un qualcosa che prima non c’era, ma anche che sarà un qualcosa di riduttivo rispetto alla complessità che il cinema rappresenta, alla molteplicità di linguaggio e di cose che esso può esprimere. Questa cautela fa parte della storia della psicoanalisi, è un po’ la stessa che abbiamo quando trattiamo pazienti che scrivono poesie, per cui si dice : “la sua poesia è molto di più”; ci mette al riparo dal rischio di banalizzazione di un prodotto che invece ha una sua complessità e una sua ricchezza nonché una sua specificità, ferme restando le analogie. Come psicoanalisti ci occupiamo di cinema, in quanto fornisce metafore formidabili a volte per spiegare i nostri concetti; ne voglio citare una anche per introdurre la questione del legame, del rapporto tra cinema e psicoanalisi attraverso la produzione di immagini. E’ una sequenza tratta da un film di Kurosawa del ’90 dal titolo “Sogni”, prodotto con il contributo di altri tre registi: Spielberg, Lucas e Scorsese. In alcune sequenze Kurosawa riesce a descrivere con una semplicità, una efficacia incredibile ciò che noi spesso facciamo quando, a partire da un testo onirico, cerchiamo di andare oltre. Si tratta di “attraversare lo schermo” e attraversare lo schermo onirico significa cercare di cogliere anche i personaggi che lo abitano, dietro a questa barriera che un po’ separa ma che anche mostra qualcosa. Proietteremo un passaggio del film di Kurosawa allo

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Quaderni di Gruppoanalisi n.17 - Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011  

Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011

Quaderni di Gruppoanalisi n.17 - Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011  

Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011

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