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Quaderni di Gruppoanalisi

non l’avessimo prima mai notato. Ovviamente ciò richiede un lavoro mentale supplementare alla visione del film che può avvenire attraverso la propria riflessione individuale ma anche essere ulteriormente attivata nell’ambito di un pensiero gruppale, come ci viene offerto dagli organizzatori di questa rassegna. È pur vero che un gruppo ci propone la presenza dell’altro diverso da noi. Ma sollecita anche in primo luogo la ricerca dell’identico che rende l’estraneo nostro simile e quindi possibile compagno. Proprio tale ricerca contiene in sé la possibile scoperta di una comunanza, sia pur all’interno delle differenze, di desideri e di obiettivi comuni. Penso che ciò sia l’obiettivo dei lavori di gruppo presenti nel programma. Essi si ispirano, pur mantenendo una differenza specifica, alle scoperte che facciamo quotidianamente nei nostri gruppi di analisi. Lì appare con assoluta chiarezza quanto e come al contrario la negazione della nostra similarità con l’altro crei conflitti insanabili o difficoltà relazionali gravi, così come avviene in qualsiasi ambito delle umane vicende. Ma perché ciò avviene? La lunga riflessione sulla nostra esperienza clinica ci permette una risposta sin troppo facile: perché abbiamo bisogno di un nemico da combattere e non certo per motivi militari ma per motivi paradossalmente pacifisti. Un assurdo? Uno dei tanti che costellano la nostra vita? Non proprio, anche se prima di risolvere l’enigma debbo aumentare la dose dell’apparente assurdo. Non ci limitiamo a negare la similarità per rendere l’altro un estraneo, ma abbiamo anche bisogno che l’altro abbia caratteristiche di somiglianza, sia pur non riconosciuta, con noi per poter mantenere il conflitto duraturo. Sempre per motivi pacifisti? Certamente e posso ora spiegarne il perché: abbiamo bisogno di un nemico quando sentiamo aggirarsi, come un fantasma nella nostra casa – individuale, gruppale o istituzionale – la presenza di pensieri intessuti di fantasie distruttive verso i nostri familiari o i nostri amici. Tale presenza si accompagna inevitabilmente a sensi di colpa per i danni che può provocare. Ci porta a negarne l’esistenza come fatto nostro e a cercare un luogo “altro” dove depositarla: un nemico appunto. Però se il nemico rimanesse indifferente a tale tentativo o addirittura lo accettasse, potremmo magari pensare di esserci liberati dal male presente nel nostro gruppo ma prima o poi dovremmo registrare di nuovo che il fantasma è sempre presente nella nostra casa, dato che non è possibile liberarci impunemente da pezzi delle nostre fantasie e dei nostri sentimenti. Dobbiamo quindi “scegliere” sia pur inconsapevolmente un nemico che è simile a noi, e che perciò rifiuta ciò che noi stessi rifiutiamo. Così si attiva un processo dove lo sforzo, sia pur vano, di attribuire all’altro ciò che neghiamo di noi stessi, ci permette di distrarci dalla evidenza che il nostro “male” è sempre presente e che l’esportazione non è possibile, sebbene provochi un

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Quaderni di Gruppoanalisi n.17 - Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011  

Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011

Quaderni di Gruppoanalisi n.17 - Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011  

Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011

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