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Quaderni di Gruppoanalisi

mi capita di notare tra i relatori di analoghe iniziative qualcuno degli antichi oppositori debbo concludere che la storia del rapporto psicoanalisi-società ha fatto decisamente un salto di qualità. Rimangono però molti interrogativi, a cui è difficile attualmente dare una risposta, su come e quanto la nostra società sia disponibile ad utilizzare gli strumenti di indagine e di cura della psicologia e in particolare della psicoanalisi nel sociale e come e quanto i nostri professionisti siano in grado di farsi capire da un pubblico molto ampio. Ho visto raramente realizzarsi nel nostro ambito una coppia di caratteristiche che considero essenziali: il rigore e la semplicità narrativa delle idee che possono facilitare la comunicazione tra psicoanalisti e persone con diversa competenza. Però i libri del prof. Blandino sono un esempio, che da tempo segnalo in primo luogo ai miei allievi, come espressione di queste due caratteristiche. Ma anche i colleghi dell’Apragi mi hanno spesso dimostrato la loro capacità di accoppiare la competenza gruppoanalitica con l’azione nel sociale, di cui questa iniziativa è una chiara testimonianza. E quindi sono molto curioso di vederla crescere dopo aver vissuto con loro i primi passi del concepimento di un’idea, la sua gestazione e la nascita del progetto. Mi piacerebbe, anche perché sarebbe coerente con l’idea iniziale, che i partecipanti terminassero la loro esperienza con la sensazione di averne ricavato un maggiore benessere e di aver capito qualcosa di più su come sia possibile ottenerlo. Sarebbe la migliore dimostrazione che l’intento di utilizzare la psicoanalisi nel sociale con la finalità di produrre benessere è stata raggiunta anche in un’area che frequentiamo in modo del tutto saltuario. Ma dopo aver scomodato parole importanti e speranze altrettanto impegnative – benessere, sociale, psicoanalisi – penso di dover fornire almeno qualche carta dimostrativa della prospettiva a cui queste parole fanno riferimento. In primo luogo un cenno sulle origini: come ho già detto Freud era pessimista sulla possibilità che la psicoanalisi potesse condizionare la società. E tuttavia ha prodotto opere dove il suo interesse alla dimensione sociale era evidente ed era altrettanto evidente ovviamente il timbro psicoanalitico del suo interesse. Trattò infatti i testi dell’antropologia, della storia, della cultura con il metodo, che aveva inventato, dell’analisi del sogno, distinguendo come, nel racconto del sogno, il loro contenuto manifesto e quello latente fondato sulle dinamiche primordiali che aveva scoperto appunto nell’analisi dei sogni: conflittualità edipiche riguardanti prima di tutto la figura paterna e sullo sfondo una figura materna ambigua nel rapporto con la società. Come è ben noto il metodo prevede che gli enigmi presenti in un particolare testo, il racconto del sogno, possano trovare una soluzione facendo una escursione in un altro mondo: quello che ha caratterizzato la nostra infanzia e che è ancora presen-

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Quaderni di Gruppoanalisi n.17 - Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011  

Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011

Quaderni di Gruppoanalisi n.17 - Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011  

Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011

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