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Quaderni di Gruppoanalisi

dei primi teorici del cinema, per molto tempo dimenticato e riscoperto alla fine degli anni ’60 inizio anni ’70, Hugo Mustemberg, pubblicò negli USA un saggio delle teorie del cinema dove, per la prima volta, veniva fatto un parallelo tra le attività della mente dell’individuo e i meccanismi del linguaggio cinematografico. In realtà gli studi di filmologia, di psicoanalisi applicata al cinema, divengono una prassi corrente a partire dagli anni ’70, recuperando una serie di studi, di discussioni teoriche precedenti, dalla fondamentale riflessione di Andrè Bazin sull’immagine realistica cinematografica. La capacità del cinema di riprodurre naturalmente la realtà esterna senza nessuna mediazione linguistica, le critiche successive e le reazioni alla posizione ontologica di Bazin furono avanzate da una serie di studi francesi. Essi, in qualche modo, smontavano la teoria ontologica della natura naturalistica del linguaggio cinematografico per dimostrare come, invece, l’impressione e la realtà costruite dal cinema fossero appunto una costruzione determinata in parte da un dispositivo, da un meccanismo, la macchina da presa e il proiettore cinematografico; dall’altra da un meccanismo di costruzione che ha a che fare con un certo tipo di linguaggio cinematografico sviluppato, ad esempio, dal cinema hollywoodiano che puntava alla trasparenza, ad offrire come naturale quello che naturale non era. Arrivano poi gli psicoanalisti che riflettono finalmente sulle analogie di funzionamento tra la mente dell’individuo e del linguaggio cinematografico, per cui lo spettatore, nella sala cinematografica, perde il senso della realtà ritrovandosi, così, in una situazione simile a quella di chi sta sognando, con le stesse analogie, con gli stessi meccanismi, gli stessi funzionamenti. Tutte cose che evidentemente hanno riflessi importanti e fecondi su meccanismi d’interpretazione anche dei film, non a caso la teoria del cinema, dagli anni ’70 ad oggi, è una teoria che discende direttamente dalla psicoanalisi e applica all’interpretazione del cinema, dei suoi meccanismi e dei suoi dispositivi, gli stessi strumenti che utilizza per analizzare l’inconscio. Queste sono cose che ho letto a suo tempo, di cui ho ricordo, e non intendo avventurarmi in terreni che per me sarebbero assolutamente minati. Comunque questo per dire che non è casuale questo incrocio, questo incontro, che in qualche modo il titolo del Workshop amplifica “Attraversare lo schermo”. L’adesione del Museo del Cinema non poteva non esserci, per tanto ringrazio per le parole di apprezzamento che la Presidente Fornero ha avuto nei nostri riguardi. Noi cerchiamo sempre di accogliere le proposte di collaborazione che provengono da altre istituzioni culturali torinesi. In questo caso lo abbiamo fatto con particolare piacere anche per le ragioni storiche e ideali che

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Quaderni di Gruppoanalisi n.17 - Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011  

Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011

Quaderni di Gruppoanalisi n.17 - Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011  

Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011

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