Page 105

Quaderni di Gruppoanalisi

ginario dell’analista); questa “liberazione” accade con molta maggior facilità in gruppo, perché il percorso, attraverso il continuo confronto polifonico delle esperienze dei suoi membri, viene naturalmente “umanizzato”, e si facilita dunque l’altrettanto continuo riattraversamento delle esperienze da parte della soggettività di ciascuno, al di là di eventuali nuclei di prescrittività inconscia (o anche conscia e magari deliberata) da parte dell’analista. L’idea proposta da Gregoretti di un padre che non deve essere ucciso perché non ha mortificato il proprio figlio mi sembra molto bella, e mi ci identifico molto. In questo senso parlavo di una scoperta attraverso uno stimolo “poetico” che fa risuonare qualcosa dentro di sé: il discorso di Gregoretti mi ha fatto sentire una profonda consonanza con lui nel mio modo di essere padre, e mi ha fatto capire che quello che molti analisti leggerebbero come una difesa può essere invece visto come una proposta alternativa rispetto a una lettura analitica rigidamente concepita. Anche qui potremmo aprire un lungo discorso: l’idea di Gregoretti segnala il fatto che la psicoanalisi (almeno io la penso così) è uno strumento meraviglioso se aiuta a capire le profondità dell’animo umano, ma diventa uno strumento perverso se viene concepita come traccia di un percorso obbligato che prevede “tappe” necessarie al corretto sviluppo della persona. Forse non è un caso che mia figlia, oggi trentaduenne, che è psicologa psicoterapeuta, abbia scelto una scuola di specializzazione in cui non era richiesta l’analisi, dicendo che se un giorno vorra farla sarà perché lo ritiene opportuno, e non perché richiesta da un percorso prescritto. Probabilmente l’aver avuto un padre che non l’ha mai mortificata e che lei non ha mai sentito il bisogno di uccidere l’ha aiutata in questa scelta, che condivido pienamente37. E veniamo ad Happy family. Le famiglie presenti in questo film hanno una vita costellata di situazioni in cui questo genere di “paternità” si manifesta. I due padri hanno delle caratteristiche molto lontane da quelle della figura paterna come la psicoanalisi, e anche la pedagogia e in genere tutti coloro che si occupano di educazione, tendono a proporre nelle loro teorizzazioni. È difficile individuare nel film qualche situazione in cui, seguendo i dettami della psicoanalisi o delle scienze dell’educazione, questi padri potrebbero essere portati ad esempio. Eppure a mio avviso sono due padri straordinari, proprio 37 Fra l’altro il fondatore e direttore di questa scuola è stato Giovanni Carlo Zapparoli, che molti ricorderanno (è deceduto qualche anno fa ultraottantenne, lavorando fino all’ultimo istante della sua vita), che era un analista didatta della SPI che aveva sviluppato, in un suo percorso personale, l’idea che non fosse necessario, per diventare dei buoni psicoterapeuti, essersi sottoposti ad un’analisi, e aveva dunque fondato una scuola in cui applicava tale principio.

105

Quaderni di Gruppoanalisi n.17 - Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011  

Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011

Quaderni di Gruppoanalisi n.17 - Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011  

Atti del workshop ATTRAVERSARE LO SCHERMO 2011

Advertisement