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Newsletter mensile di politica e attualità

Pubblicazione non destinata alla vendita a circolazione interna mediante diffusione on-line

ANNO 4 N. 6 GIUGNO 2010 ●

www.issuu.com/appuntialessandrini ●  appunti.alessandrini@alice.it

EDITORIALE

La crisi economica non è ancora superata. Quali i rischi?

Ancora sangue in Medio Oriente

TRAGICA AUTORETE Agostino Pietrasanta ● Hanno mantenuto la promessa; la leadership militare e politica dello Stato di Israele, nonostante l’indignazione del mondo di fronte alla strage sulla nave turca “Mavi Marmara” della scorsa settimana, ha nuovamente intercettato e bloccato un convoglio di aiuti a Gaza, per fortuna senza conseguenze tragiche. Si dice che la strage, questa volta è stata evitata perché sulla “Rachel Corrie” non c’erano terroristi, ma sinceri pacifisti (opinione di Netanyahu); ma si potrebbe anche e ragionevolmente presumere che dopo la reazione ai tragici fatti della “Marmara”, ora Israele non potesse rischiare un’altra caduta d’immagine sullo scacchiere internazionale. In ogni caso, per Israele, il blocco degli aiuti internazionali a Gaza, non si discute, con le conseguenze inevitabili e documentate, di una popolazione ridotta alla indigenza pressoché totale, per scarsità di cibo, acqua, medicinali. Certo il giudizio non può limitarsi agli effetti drammatici su di una popolazione comunque, o almeno in gran parte, innocente dei crimini di terrorismo di cui Gerusalemme accusa l’estremismo islamico. Proprio per questo, e anche grazie alla possibilità di raccogliere varie opinioni che, pur nell’indignazione quasi totale, si sono anche diversificate, mi permetto di proporre, schematicamente, tre ipotesi interpretative dei tragici eventi della scorsa settimana. Tre, ovviamente, tra le altre. Prima ipotesi. La più favorevole ad Israele. Certo sulla “Marmara” si trasportavano aiuti umanitari; resta il (segue a pag.4)

La democrazia economica come possibile evoluzione Giuseppe Gallo ● Ungheria prossima Grecia? L’allarme sui conti del paese magiaro, accanto ai rumors di nuove perdite sui derivati per la francese Societe Generale, la settimana scorsa ha fatto crollare i titoli bancari Europei. I segnali di una persistente difficoltà a ripulire e risanare i bilanci di interi stati e di società finanziarie tra le più importanti - qualora confermati - potrebbero aprire una nuova, inquietante spirale per la tenuta delle economie mondiali. Una nuova crisi finanziaria con effetti recessivi cumulativi, nell’indisponibilità di nuovi interventi pubblici impediti da bilanci al limite della sostenibilità, rischierebbe questa volta di provocare effetti di devastazione sociale. Quale ruolo dovrebbero giocare le banche e le istituzioni finanziarie in questa fase? Lorenzo Bini Smaghi componente italiano del Comitato Esecutivo della Banca Centrale Europea (BCE), intervenendo ad un convegno pubblico il 30 gennaio scorso, ha censurato la politica creditizia delle banche Europee. La BCE ha preso infatti le distanze dalla strategia dei sistemi bancari Europei (l’Italia è una sostanziale eccezione) che avendo realizzato utili ingenti grazie ai sostegni pubblici e ai bassi tassi di interesse delle banche centrali li destinano a dividendi, bonus, stock options, anziché a rafforzamento patrimoniale e, conseguentemente, all’espansione del credito a imprese e famiglie. Oltre Atlantico, nello stesso periodo il Presidente degli USA ha proposto un piano articolato, a cui fa da corollario un’imposta sulle banche per recuperare in 10 anni 90 miliardi di dollari di finanziamenti pubblici.

Il progetto di Obama propone la separazione tra banche commerciali e banche d’investimento, differenziando regole ed Authorities. Le banche commerciali avranno il divieto di operare sui titoli di proprietà; il divieto di possedere, gestire o investire in Hedge Fund o in Fondi di Private Equity; vincoli selettivi alla crescita delle passività detenute, con conseguente ridimensionamento degli attivi (vincoli dimensionali). La presentazione del disegno di legge, a inizio marzo, ha ulteriormente precisato e corretto l’impostazione originaria. In Europa, le cose continuano invece a procedere – salvo le necessità dettate dall’emergenza, vedi caso Grecia - con molta lentezza. Il 2 dicembre i Ministri ECOFIN Europei hanno approvato il “Progetto di Vigilanza Europeo sui mercati finanziari”. Il disegno di legge, ispirato al “Rapporto de Laroisière” del febbraio 2009, accoglie la diagnosi impietosa sul livello di integrazione finanziaria e di coordinamento delle Autorità di Vigilanza: in Europa non c’è accordo neppure sulla definizione del concetto di banca, né sulla definizione del concetto di Capitale Bancario. Tuttavia, esso prevede due livelli di vigilanza: 1) Un’Autorità di controllo macroprudenziale incaricata di vigilare sui rischi di carattere sistemico e di formulare raccomandazioni alle Autorità Nazionali; 2) una vigilanza microprudenziale, secondo il principio della specializzazione funzionale, su Banche, Assicurazioni, Mercati. Le Authorities formuleranno proposte di regole comuni; avranno potere arbitrale sulle controversie eventuali tra Autorità Nazionali; saranno il referente fondamentale delle istituzioni Europee. (segue a pag.4)


QUI ALESSANDRIAL

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La preoccupante situazione dei conti pubblici comunali

L’esplosione del debito corrente divenuto un problema molto serio Roberto Massaro ● Il 20 Maggio scorso, dopo una accesa seduta del Consiglio Comunale, è stato approvato il Conto Consuntivo 2009 che rappresenta il documento in cui vengono esposti i risultati finanziari della gestione annuale del nostro Comune. In sintesi l’anno 2009 si è chiuso con un disavanzo di 4,7 milioni di euro ma questa cifra è stata contestata dal collegio dei Revisori dei Conti che, per legge, deve esprimere un parere tecnico. I Revisori, nello specifico, contestano l’iscrizione a bilancio di 1,668 milioni di euro come recupero di ammende per violazione del codice della strada. Questo importo, che una determina dirigenziale ritiene inesigibile se non nella misura del 50%, non era stata indicato nell’assestamento di bilancio dell’ottobre 2009. Parere negativo del collegio dei Revisori anche per l’iscrizione a bilancio di 1,384 milioni di euro per la vendita dell’80% del capitale della ARISTOR SRL in quanto il bando d’asta è stato reso noto il 13 gennaio 2010 e si è concluso il 28 dello stesso mese: pertanto l’importo di questa vendita non è iscrivibile all’ anno 2009 ma all’anno 2010. Inoltre, l’art. 7 del D.L. 10/02/2009 nr. 5 prevede l’esclusione dalla base di calcolo assunta a riferimento per il rispetto del patto di stabilità “delle risorse originate dalla cessione di azioni o quote si società operanti nel settore dei servizi pubblici locali”. E’ evidente che togliendo l’iscrizione a bilancio di queste due cifre il disavanzo schizza a 7,8 milioni circa di euro. Il collegio dei Revisori si è pertanto espresso con un voto sfavorevole e due favorevoli con riserva (ovviamente la riserva è da intendersi sciolta nel momento in cui si accettano le modifiche richieste dal collegio stesso).

APPUNTI ALESSANDRINI

Questo parere sostanzialmente negativo ha creato forte irritazione nella giunta comunale. Incurante di ciò l’Assessore Vandone, piccato per le riserve espresse dal collegio, con la copertura politica del Sindaco Fabbio, ha portato in aula e fatto approvare il conto consuntivo senza modifiche e bollando il parere dei Revisori come una ingerenza nelle scelte politiche dell’ amministrazione.

Ovviamente la maggioranza di centrodestra ha sostenuto compatta il provvedimento, vantando come “virtuoso” il bilancio presentato. Restiamo in attesa del giudizio della Corte dei Conti, che però non sarà noto prima di qualche mese. 2

Per giustificare, comunque, il disavanzo accumulato l’Assessore Vandone è ricorso alla più scontata delle spiegazioni addossando la responsabilità alla precedente giunta Scagni. Toccherà ai “vecchi” amministratori smentire tali affermazioni. Noi ci limitiamo a chiedere: sono in grado il Sindaco Fabbio ed il suo Assessore al Bilancio, in carica ormai da tre anni, di spiegare agli alessandrini come mai nel 2006 (ultimo anno completo amministrato dalla giunta Scagni) la situazione per i debiti correnti (quelli che servono a far funzionare la macchina comunale) era di 34 milioni di euro mentre nel 2009 è quasi il doppio, ossia 62,4 milioni di euro? Dove sono finiti e come sono stati spesi i 28,4 milioni di differenza? Stiamo ancora vivendo una grave crisi economica che non sarà breve e l’ultima manovra varata dal Governo richiederà ulteriori sacrifici agli italiani. Questa avrà effetti inevitabilmente depressivi sui consumi perché abbasserà la capacità di spesa delle famiglie mentre le aziende fanno ancora ampio ricorso alla cassa integrazione. Tanti nostri concittadini, grati a questa amministrazione per l’aumento del 20% della retta per la mensa scolastica e del 30% della tassa per i rifiuti, vivono ancora con incertezza il loro futuro. Chiedere che la gestione dei soldi, che è bene ricordare sono degli alessandrini, e non dell’amministrazione comunale in carica, sia fatta con meno disinvoltura e con maggiore responsabilità è anche questa un’ingerenza politica? Siamo persone di speranza ma in questo momento non riusciamo a vedere chiaro il futuro di questa città, neanche se ci mettiamo sulla riva del ponte Cittadella e “guardiamo oltre”.

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L’INTERVISTAL

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A colloquio con il Presidente Emerito della Corte Costituzionale

Riforme istituzionali, equilibrio dei poteri, federalismo al centro della discussione A cura di Carlo Piccini ● Ciclicamente ritorna d´attualità il tema delle riforme costituzionali. Perché cambiare la Costituzione? Il ciclico ritorno del tema delle riforme costituzionali – regolarmente poi oscurato o sbiadito dall’imporsi di altri argomenti politici, come in questo periodo la risposta alla crisi economica – è frutto, secondo me, non di reali esigenze di riforma, ma del perdurare ostinato di un mito (quello secondo cui una “grande” riforma costituzionale sarebbe ciò di cui il paese ha bisogno: non è così), e della convenienza, valutata dalle forze politiche o da alcune di esse, di utilizzare il tema come terreno sul quale cercare convergenze o comunque misurare i rapporti fra di loro. Sono dell’idea che di emendamenti (non riforme) alla Costituzione dovrebbe parlarsi solo quando: a) si sia individuato qualche specifico fenomeno negativo o inconveniente addebitabile realmente ad alcuna delle regole costituzionali vigenti; b) si concordi nel ritenere che una diversa regola appaia sicuramente idonea a migliorare la situazione e non crei altri inconvenienti peggiori; c) su queste diagnosi e queste terapie si realizzi un vasto consenso fra le forze politiche di maggioranza e di opposizione. Altrimenti, o sono solo chiacchiere, o si rischia di compromettere il tessuto istituzionale del paese. A suo giudizio, in quali aspetti la nostra Carta fondamentale potrebbe essere migliorata e quali elementi andrebbero invece assolutamente preservati? La nostra Costituzione, consolidata da sessant’anni di esperienza e di giurisprudenza costituzionale, è ancora perfettamente valida come quadro di principi e regole del nostro vivere civile. Se c’è un problema “costituzionale” (e non solo politico) è l’insoddisfacente attuazione di alcune delle regole della Carta: ad esempio l’equilibrio fra Governo e Parlamento è alterato da un uso improprio di strumenti come la decretazione d’urgenza e la questione di fiducia posta dal Governo in Parlamento sull’approvazione dei provvedimenti dallo stesso proposti; la

APPUNTI ALESSANDRINI

Il Prof. Valerio Onida, Presidente Emerito della Corte Costituzionale stabilità e la coerenza del sistema delle fonti sono compromesse da un ricorso indebito a procedimenti derogatori e di “emergenza”; la tutela effettiva dei diritti dei cittadini è pregiudicata dalla inefficienza di apparati amministrativi e da fenomeni di cattivo funzionamento dei meccanismi giudiziari; il ruolo rappresentativo delle istituzioni può essere compromesso da sistemi elettorali che allentano il legame fra elettori ed eletti. Le risposte a questi problemi non stanno, in linea di massima, in modifiche della Costituzione, ma in politiche legislative e istituzionali di migliore attuazione dei principi costituzionali. Ciò non toglie che possano, nello spirito che ho detto sopra (domanda 1), verificarsi esigenze di modifica o integrazione di aspetti specifici della normativa costituzionale: per fare un solo esempio, dare un giudice terzo e imparziale alle controversie sull’applicazione delle leggi elettorali oggi demandate in via definitiva alle Camere (articolo 66 della Costituzione), sarebbe una “riforma” utile. Dalle prime indiscrezioni, il progetto che potrebbe avanzare l´attuale maggioranza modificherebbe in modo significativo l´equilibrio tra i poteri dello stato. Qual è la Sua opinione in proposito? 3

Dalla confusa prospettazione di tesi favorevoli all’elezione diretta del Capo dell’esecutivo si ricava questo: che si vorrebbe in sostanza eliminare il ruolo di controllo e contrappeso, e di “persuasione e di influenza”, oggi svolto dal Presidente della Repubblica nei confronti degli organi espressione della maggioranza di Governo. Invece un sistema parlamentare come il nostro, nel quale i poteri di decisione politica restano e debbono restare in capo ad organi espressione del suffragio elettorale e della maggioranza che da esso deriva (Parlamento e Governo), è utile ed importante che il ruolo esterno e in qualche modo super partes svolto dal Capo dello Stato sia mantenuto e salvaguardato. Per di più rischierebbe di aggravarsi, anziché rimediarsi, l’attuale debole capacità del Parlamento di funzionare, nei rapporti con il Governo, come sede di pubblico confronto dialettico e di elaborazione delle leggi. Un punto importante in discussione riguarda il federalismo. Alla luce della sua esperienza, quali indicazioni si sentirebbe di formulare su questo specifico aspetto? Federalismo è una parola, spesso impropriamente usata. Consolidare e rafforzare l’assetto delle autonomie regionali e locali, in un quadro di unità e solidarietà nazionale e non di egoismi particolaristici, magari migliorando l’organizzazione ed il funzionamento delle sedi di raccordo fra centro e periferia (una Camera delle Regioni?), mi parrebbe la linea da perseguire.

VALERIO ONIDA Nato a Milano nel 1936. Nominato Giudice Costituzionale dal Parlamento Italiano il 24 gennaio 1996. È eletto Presidente il 22 settembre 2004. Cessa dalla carica il 30 gennaio 2005. Attualmente è docente di Giustizia Costituzionale presso l'Università degli Studi di Milano e Presidente Emerito della Corte Costituzionale. Collabora con Lavoce.info.

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TRAGICA AUTORETE

La via d’uscita

(Editoriale - continua da pagina 1)

fatto che la presenza di numerosi terroristi, a bordo del convoglio, rendeva la missione rischiosissima per la sicurezza dello Stato e dunque, anche per effetto del blocco, si è stati costretti ad intervenire. Di fronte poi alla provocazione dei terroristi, (si tratta dell’ipotesi più favorevole a Gerusalemme) ne sono conseguiti gli scontri e la strage. Seconda ipotesi. La più sfavorevole ad Israele, ovviamente condivisa dalla grande maggioranza dei filo/palestinesi. La strage non è che un episodio della politica dello Stato ebraico: l’eliminazione di ogni presenza palestinese nella regione. In conseguenza di questa politica, l’intervento armato è la carta che permette a Gerusalemme di distruggere tale presenza. Per Israele la pace, nella regione, sarà possibile solo quando sarà gettato a mare (attenzione: sto solo richiamando l’ipotesi più sfavorevole ad Israele) l’ultimo dei palestinesi. Tra parentesi: è precisamente l’espressione usata da Olmert, quando incontrò una delegazione alessandrina nel municipio di Gerusalemme. Proviamo, proprio solo per titolo ad accennare ad una terza ipotesi. La leadership ebraica è bloccata dalla sua stessa politica. Dopo la democratica vittoria elettorale di Hamas, il timore del terrorismo rimane un fatto che si spiega, anche se non si giustifica l’intervento che provoca vittime tra i civili, né si giustifica il blocco degli aiuti umanitari alla popolazione civile di Gaza; blocco ora attenuato per iniziativa dell’Egitto che ha aperto il valico di Rafah, unico passaggio via terra tra Gaza ed il resto del mondo. A fronte di queste tre ipotesi, provo a trarre alcune conclusioni che, in gran parte, (ed inevitabilmente, dopo una settimana dai fatti) già si sono lette ed ascoltate. Intanto la tragedia ha contribuito all’isolamento di Israele, non solo sul piano internazionale, ma anche nella regione medio/orientale. La stessa apertura del valico di Rafah dimostra che l’Egitto non ha nessuna intenzione di appoggiare l’eventuale estremismo di Gerusalemme. Soprattutto la Turchia, già unico Stato della regione, amico di Israele, si dichiara apertamente e con esplicita protesta, contraria alle iniziative prese dalla leadership politica e militare ebraica.

(continua da pagina 1)

Infine, mentre la politica del presidente Obama, soprattutto nello scacchiere medio orientale, viene posta di fronte a seri ostacoli, anche l’Europa, nonostante i distinguo sulla questione della inchiesta internazionale, non solo si dissocia, ma condanna espressamente l’intervento armato e violento perpetrato contro il convoglio degli aiuti a Gaza. Sul serio, per Gerusalemme un’autentica autorete: tragica autorete! Ancora. La vicenda, per chi ha un minimo di memoria, finisce per dare molte ragioni a coloro che sostenevano la non affidabilità della politica di liberazione di Gaza dai coloni. E, anche qui sia detto tra parentesi: per chi ha visto la dimensione degli insediamenti di coloni nei territori, la pace tra i due popoli, ebrei e palestinesi, non può che essere prevista nei tempi delle future generazioni: salvo ovviamente imprevedibili e forse impossibili interventi internazionali. Ci sarebbe da sottolineare, inoltre, che la scelta politica e militare di occupazione progressiva delle zone palestinesi, da parte dell’ esercito israeliano, crea problemi di destabilizzazione nello stesso scacchiere medio/orientale. Vedi discorso di Benedetto XVI, a Cipro. Ed infine, ma ci sarebbe ovviamente ben altro da aggiungere. Non c’è né giustificazione, né spiegazione che tenga: l’attacco in acque non territoriali, rimane, per il diritto internazionale, un atto di pirateria criminale. Naturalmente, e dobbiamo sempre ricordarlo, ogni giudizio, qualunque esso sia, sulla politica di Gerusalemme, non mette in discussione la nostra simpatia nei confronti del popolo ebraico.

In tale contesto va ricordato come nella composizione dell’attivo del sistema bancario Europeo i crediti all’economia siano il 38% e le attività finanziarie il 47%. Nel sistema bancario italiano – in netta controtendenza - i crediti all’economia sono il 63% e le attività finanziarie solo il 18%. Ma c’è un altro corno del problema. Una riforma radicale della finanza ed un ripensamento, in profondità, delle strategie d’impresa chiama in causa anche il modello di governance. La governance oligarchica “azionisti – top management” ha avuto grandi responsabilità nell’ esplosione della crisi finanziaria. Essa tende a perpetuarsi con una pervicacia che lascia sgomenti, rimuovendo la lezione della crisi. Il Wall Street Journal stima, per il 2009, una erogazione di superbonus da parte delle principali 38 Banche statunitensi pari a 145 miliardi di dollari (1,1% del PIL USA): + 18% sul 2008, + 3% sul 2007!! A nulla valgono gli appelli morali. Bisognerà invece metter mano al modello di governance, allargandone il perimetro a tutti i portatori di interesse (stakeholders), a tutte le componenti sociali che hanno interessi nell’impresa e che contribuiscono al suo successo. A partire dai lavoratori, anche con piani di azionariato diffuso, sino ai rappresentanti dei consumatori, dei fornitori, delle comunità economiche e sociali di riferimento. La democrazia economica, così intesa, rappresenta l’alternativa possibile al Governo oligarchico dell’ impresa; la condizione della sintesi strategica tra tutti i portatori di interesse; la garanzia dell’equilibrio sociale nella creazione e distribuzione di valore; il presidio di strategie di lungo periodo; l’incorporazione nell’impresa di elementi riconoscibili di responsabilità sociale ed ambientale. APPUNTI ALESSANDRINI Ap ● per un dibattito politico ANNO 4 N.6 Giugno 2010 Coordinatore: Agostino Pietrasanta Staff: Marco Ciani ● Walter Fiocchi Dario Fornaro ● Roberto Massaro Carlo Piccini

Questa Newsletter non é una testata giornalistica, pertanto non deve essere considerato un prodotto editoriale soggetto alla disciplina della legge n. 62 del 7.3.2001

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