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Newsletter mensile di politica e attualità

Pubblicazione non destinata alla vendita a circolazione interna mediante diffusione on-line

ANNO 4 N. 4 APRILE 2010 ●

EDITORIALE

www.issuu.com/appuntialessandrini ●  appunti.alessandrini@alice.it

L’istruzione tra valore della conoscenza e tagli dei costi

Dopo le elezioni regionali

L’ALTERNATIVA CHE NON C’E’ Marco Ciani ● La destra si è complessivamente aggiudicata le elezioni appena trascorse anche se, per il PDL che arretra, si afferma in modo perentorio una Lega che da posizioni di governo schizza a livelli di consenso mai conosciuti. In controtendenza con la serie storica che vuole l’opposizione in recupero nelle elezioni di medio termine. Per un pugno di voti, la maggioranza espugna anche l’ultimo significativo bastione del Nord, quel Piemonte che molti alla vigilia consideravano il possibile argine allo straripamento del Carroccio e, per estensione, allo strapotere Berlusconiano. Per contro lo stato maggiore del più importante partito di opposizione si affanna a giustificare, sconfitta dopo sconfitta, l’ennesima bocciatura salutata come “inversione di tendenza”. Della serie: chi si accontenta, gode. Il Partito Democratico non riesce a intercettare nuovo elettorato e chi non è soddisfatto di Berlusconi sceglie tra l’astensione, il voto alla Lega o l’Italia dei Valori e ora anche il nuovo Movimento a Cinque Stelle del comico Beppe Grillo. Il PD da tempo non è ritenuto un’alternativa credibile. Poco da stupirsi, visto il suo navigare sostanzialmente privo di bussola e di una rotta intellegibile, immerso in una litigiosa autoreferenzialità. Soprattutto dopo che l’unico punto chiaro nella sua strategia, cioè l’alleanza con l’Udc ed il sostanziale ostracismo nei confronti della sinistra socialista hanno prodotto risultati negativi. (segue a pag.4)

Il ruolo degli organi collegiali per la qualità formativa Roberto Cresta (*) ● Nel secondo dopoguerra per 28 volte i governi della Repubblica hanno tentato, inutilmente, di approvare la riforma delle scuole superiori. L’attuale governo tenta di intervenire su tre linee salienti: 1) il sensibile risparmio di denaro pubblico riducendo ore di lezione e organici; 2) aumento di flessibilità gestionale dei percorsi formativi; 3) introduzione di piani di studio standard nei settori fondamentali dell’ istruzione. I provvedimenti attengono l’organizzazione degli istituti scolastici ed il loro riordino: una riforma, per essere realizzata dovrebbe fondarsi su progetti culturali. In mancanza di tali progetti, bisogna accontentarsi del riordino. Di qui, alcune conseguenze. Intanto i sindacati dissentono rispetto ai tagli dei posti di lavoro (decine di migliaia), ma il governo non cede: sa che l’ opinione prevalente considera parassitario il personale della scuola; di conseguenza, non corre rischi rilevanti di consenso. Si assiste peraltro ad una demotivazione degli insegnanti e degli studenti. La demotivazione dei docenti deriverebbe prevalentemente dal modesto stipendio corrisposto per un altrettanto modesto impegno professionale: 18 ore di servizio sono un part-time; diventerebbe tempo pieno se fosse effettivamente accompagnato dall’aggiornamento, dalla preparazione delle lezioni,

dalla correzione, non solo revisione, dei compiti fatti a scuola e a casa. La pubblica opinione quindi non riconoscerebbe una adeguata stima professionale alla categoria e ciò alimenta una demotivazione tanto più grave in quanto il riordino avrebbe lo scopo di valorizzare (e certificare) le competenze dello studente. La demotivazione allo studio di molti studenti dipenderebbe da modelli culturali diseducativi e presenti nella società e nelle famiglie, che funzionano male perché spesso i genitori non trasmettono i valori su cui fondare un’educazione solida. In particolare il valore della conoscenza che si acquisisce attraverso lo studio non è tenuto nel debito conto e in alcuni contesti socioeconomici del Paese prevale tuttora l’idea che studiare non conviene. Nel nord-est per molti anni si è alimentata di fatto la disincentivazione allo studio privilegiando il profitto tout-court e nei territori ad alta densità criminale i facili guadagni fanno premio rispetto a qualsiasi altra attività lecita. Rispetto alla qualità del servizio scolastico si può essere portati a concludere che essa non può essere assicurata in alcun modo poiché docenti e studenti non sono motivati, ma gli strumenti per uscire dalla mediocrità ci sono, sono contenuti anche nel nuovo ordinamento e sono riconducibili all’assunzione di responsabilità degli organi collegiali: il collegio dei docenti e il consiglio di istituto. (segue a pag.4)


QUI ALESSANDRIAL

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Una gestazione lunga e difficile. Prossimo un lieto evento?

Dopo anni di diatribe l’insediamento potrebbe finire a San Michele Dario Fornaro ● Tra sei mesi, in autunno, faranno nove anni dacché si è cominciato a parlare e straparlare di logistica alessandrina, con Alessandria intesa come città, visto che come provincia, grazie alla Valle Scrivia, il discorso è assai diverso e concreto. Una gestazione che, come da ecografia (o eco-della-stampa) si è via via rivelata “trigemellare”, anche se non è detto che tutto finisca poi con tre vispe creature. In questo vasto lasso di tempo, compatibile con lo scavo del Tunnel sotto la Manica, non sono stati piantati né un chiodo né un paletto (è un fatto che tende a sparire, come tutti quelli sgraditi al “politicamente corretto”), ma, assieme ad un’alluvione di mirabolanti annunci, sono state per intanto create tre Società a sfondo logistico, a dimostrazione che talora rivestono più interesse Consigli d’amministrazione, e relativi presidenti, che non gli onnilaudati container, gru e piazzali. Ad ogni società corrispondeva, tanto per gradire, una diversa localizzazione delle aree logistiche. Si è cominciato con la Soc. PLA, per il “distripark” di Cantalupo (un milioncino di mq e un progetto “tipo Rivalta” da replicare ad un tiro di schioppo da quella vera e vegeta), bocciato dalla nuova Giunta del 2007. Si è proseguito, l’anno scorso, con la costituzione, ovviamente tra grandi clamori, della SpA Retroporto di Alessandria per la trasformazione logistica (“hub”) del grande scalo ferroviario cittadino in progressivo disuso (due-trecentomila mq).

APPUNTI ALESSANDRINI

Si è proseguito, nelle scorse settimane, con la prevista costituzione di una ”new company” tra la Società agricolo-immobiliare - che ha acquistato, a San Michele, 380.000 mq, dal Comune, per 7,75 milioni di euro - e un primario operatore logistico italiano, per la realizzazione dell’area logistico-industriale che recupera, in qualche modo, la primitiva destinazione dell’area stessa.

A San Michele è probabile che, dopo una decina d’anni di “svolazzi” politico-elettorali, nemmeno tutti paganti alla cassa delle urne, si cominci a realizzare, concretamente e sollecitamente, per via privata, qualcosa che assomigli al sogno logistico alessandrino, riportato a plausibili dimensioni e localizzazioni. La via tutta pubblica, cara a diversi amministratori del recente passato e affidata al superiore coordinamento di SLALA, non ha dato finora grandi prove di sé. La PLA è rimasta priva, per quel che si sa, di un progetto realistico di lavoro e coltiverebbe inediti connubi logisticoculturali. 2

La Società del Retroporto si trova in una fase d’avvio abbastanza nebulosa, dovendo, tra l’altro, fare i conti con le ondivaghe strategie delle FS, sul settore “cargo” in genere e sullo scalo alessandrino in particolare. E la dicotomia politica testé subentrata, a livello di amministrazioni regionali, tra Piemonte e Liguria, non sembra, almeno inizialmente, di buon auspicio e il “passaggio”, nei giorni scorsi, del Sindaco di Genova allo scalo novese di San Bovo, potrebbe cominciare a rimescolare le carte. In conclusione, sempre provvisoria, ad Alessandria l’importante e tanto auspicato insediamento logistico-industriale è finito (è prossimo a finire) a San Michele, all’incrocio tra le due autostrade, dove qualsiasi “turista per caso” lo avrebbe collocato senza alcun dubbio e senza prestigiose consulenze. A volerla cogliere, anche questa è una discreta lezione.

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L’INTERVISTAL

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La parola a una delle menti più lucide della politica italiana

Un’analisi critica su PD, astensionismo, Lega e movimenti di protesta A cura di Carlo Viscardi ● Dopo le ultime elezioni regionali, abbiamo sentito un protagonista della politica nazionale e locale in una delle città più importanti del Nord Italia, l’ex sindaco di Venezia Cacciari. Quale giudizio sul risultato complessivo delle elezioni? Quali prospettive per il centrosinistra? Mi pare che il segno fondamentale sia quello di un arretramento netto sia del PDL che del PD. Il bipolarismo all’italiana accentua così le sue anomalie. Il PDL appare sempre più Lega-dipendente e il Partito Democratico, come l’asino di Buridano, incapace di scegliere verso quale punto cardinale orientarsi. Tutto sembra statico in attesa della “fine” del berlusconismo…ma in politica nulla avviene per puro destino. Il PD dovrà costruirsi le proprie iniziative: riorganizzare il partito su basi federali; definire le proprie strategie in campo economico; proporre un suo disegno di riforma costituzionale. La leadership dovrà formarsi intorno a tali scelte. Tutto l’opposto di ciò che sta avvenendo. L’aumento dell’astensionismo. Come potrebbe essere recuperato? L’astensionismo ai livelli italiani è fisiologico. E poi come si può pensare di motivare alla scelta politica,non dico entusiasmare, nel vuoto attuale di idee? E poi, ancora, siamo certi di volere una “grande partecipazione”? le “grandi partecipazioni” coincidono sempre con momenti davvero drammatici quando c’è “puzza” di “guerra civile”… I risultati della Lega sia nelle regioni tradizionali, ad esempio Veneto e Piemonte, ma anche in regioni nuove; il buon risultato dell’Italia dei Valori. A suo avviso, permane in questi partiti una sacca di espressioni di protesta da parte dell’elettorato?

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Pensa sia solo un fenomeno temporaneo o potrebbe essere l’inizio di qualcosa di duraturo con cui fare i conti? Motivi di protesta ce ne sono a milioni. Al posto dei grillini ne potranno venire altri, ma fino a un riequilibrio complessivo dei poteri e ad una ripresa del lavoro politicoorganizzativo dei partiti, movimenti di protesta ce ne sono e ce ne saranno.

MASSIMO CACCIARI

Il filosofo Massimo Cacciari Il voto alla Lega si spiega con diversi fattori, anche contraddittori tra loro. Anzitutto la Lega ha costruito con tenacia negli anni il suo zoccolo duro sui temi dell’autonomia del nord, del federalismo “separatista”, di un federalismo anti-solidaristico. Su questa base ha costruito una sua struttura organizzativa radicata sul territorio, un autentico “sindacato di territorio”. In seguito si è andata allargando a temi più generali, di impatto nazionale: l’immigrazione, la sicurezza, giocando con pesantezza e spregiudicatezza su disagi, paure, ecc. Ora si è aperta a motivi eticoideologici, “a caccia” del consenso in primis dei mondi cattolici, che finora le erano stati se non ostili, certamente assai freddi. E’ un’escalation ben orchestrata. Tutti questi fattori spiegano il boom. L’IDV, invece , è un classico movimento di opinione; il suo radicamento territoriale è nullo,e a differenza della Lega non può giocare su tutti i motivi di protesta,ma solo su quelli dominati dall’effetto Berlusconi (giustizia,media,ecc.). Lei ha espresso giudizi molto severi sul movimento di Beppe Grillo. 3

Nato a Venezia nel 1944, si è laureato a Padova in Filosofia, con una tesi sulla "Critica del Giudizio" di Kant. Già negli anni dell' Università ha collaborato con la Cattedra di Letteratura Artistica. Dopo la laurea è stato assistente presso la Cattedra di Estetica di Padova. Nel 1980 è diventato Associato di Estetica e nel 1985 Ordinario della stessa materia. Nel 2002 diviene Preside della Facoltà di Filosofia dell'Università "Vita e Salute San Raffaele" di Milano. Dal 1998 al 2006 è stato inoltre Direttore del Dipartimento di Filosofia dell'Accademia di Architettura dell'Università di Lugano in Svizzera. E' stato deputato al Parlamento italiano dal 1976 al 1983; sindaco di Venezia dal 1993 al 2000; deputato al Parlamento Europeo nel 1999-2000, carica da cui si dimise in quanto eletto consigliere regionale del Veneto (2000). Nuovamente sindaco di Venezia dal 2005. Ha tenuto corsi e conferenze in tutte le principali sedi del dibattito filosofico europeo. E' stato cofondatore e condirettore di alcune delle riviste che hanno segnato il dibattito culturale, politico e filosofico italiano degli ultimi decenni, lavorando con personalità quali De Giovanni, Sini, Givone, Vitiello, Asor Rosa e molti altri. I suoi libri sono tradotti nelle più importanti lingue e molti di essi sono apparsi soltanto all’estero.

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L’ALTERNATIVA CHE NON C’E’

Riforma…

(Editoriale - continua da pagina 1)

(continua da pagina 1)

Vendola, contro il volere della dirigenza democratica, ha vinto nell’ unica grande regione dove si votava salvando un minimo di presidio al Sud, mentre l’alleanza con Casini nel Piemonte non è servita a confermare la giunta Bresso. Anche l’Udc esce indebolita dalla consultazione. Come la prospettiva di superamento del sistema bipolare. Non solo i centristi non sono determinanti, ma rischiano di essere messi in secondo piano nel rapporto con le gerarchie ecclesiali dal partito di Bossi. A proposito di cattolici, registriamo il fenomeno singolare degli “indifferenti devoti” della destra, capitanati dai neogovernatori Cota e Zaia. Contrastando la distribuzione della pillola abortiva, hanno suscitato il plauso del Presidente della Pontificia Accademia per la Vita mons. Fisichella. E può ritenersi soddisfatto anche il vertice dell’episcopato italiano che alla vigilia del voto si era espresso in modo inequivocabile. In tema di valori, il PD invece sembra aver rinunciato, al netto di alcuni interventi di prammatica, a sviluppare nel suo programma le questioni inerenti la laicità e i diritti civili. I disagi speculari di cattolici e laici del partito nell’affrontare tali questioni e i timori delle reprimende vaticane paiono sconsigliarlo. Così viene lasciata senza rappresentanza un’ampia fascia di elettori (anche cattolici) che ritiene la laicità (non il laicismo) un valore non negoziabile e che reputa la politica italiana, caso forse unico in Europa, sbilanciata verso un eccesso di clericalismo con scarsi contrappesi.

E’ probabile che i democratici non riescano ad affrontare seriamente neppure i temi economici e sociali, benché possano avvalersi di contributi di prim’ordine (Ichino, Nerozzi, Damiano, Treu, Madia Miglioli Gatti per citarne alcuni). Troppe le differenze culturali e i veti incrociati. Neanche le primarie sono più sicure. Malgrado lo statuto del PD le preveda e in Puglia abbiano funzionato discretamente bene. Una novità invece che sembra in qualche misura aver fatto presa è il movimento dei “grillini”, accusato, tra l’altro, di aver fatto perdere Mercedes Bresso. Sfruttano appieno le potenzialità di internet e pur essendo di tutt’altre idee, i ragazzi del movimento di Grillo appaiono freschi e battaglieri come la Lega di qualche decennio fa: credono in quello che dicono, sono popolari tra i giovani, non dispongono di grandi mezzi economici, mandano messaggi semplici per di più alternativi a chi governa e non sono ancora compromessi con il potere. Riusciranno a durare? Con quale successo? E, soprattutto, potranno (come la Lega) trasformarsi in forza di governo? Faranno alleanze? Si stabiliranno sull’Aventino? O invece si consumeranno in fretta come fuoco di paglia? Saranno le prossime tappe elettorali a svelare l’arcano. Ma in un panorama segnato dalla protesta montante e con un elettorato di sinistra frustrato da una lunga catena di sconfitte, non è per nulla improbabile che anche Ap ne debba presto riparlare.

APPUNTI ALESSANDRINI Ap ● per un dibattito politico

Bersani va a fare campagna elettorale alla Fiat e Mercedes crolla…

ANNO 4 N.4 Aprile 2010 Coordinatore: Agostino Pietrasanta

Questi sono preposti alla determinazione degli obiettivi, alla programmazione e al controllo dei processi formativi che costituiscono il “prodotto” degli istituti scolastici. La qualità del servizio si fonda sull’ efficacia dell’azione degli organi collegiali e sull’ efficienza della gestione che compete al dirigente scolastico. Sfugge che questi concetti essenziali siano obblighi di legge cui si aggiunge il fatto che il nuovo ordinamento ha riconosciuto la strumentalità delle conoscenze e delle competenze acquisite dagli studenti. Sfugge soprattutto che la qualità di un servizio ha sempre una connotazione economica: è stato stimato che ogni studente costa allo Stato circa 130 mila euro complessivamente: dalla scuola dell’ infanzia al diploma senza ripetenze; se lo studente ripete due volte il costo sale a circa 143 mila euro e per le superiori il costo medio è di 36 mila euro, cioè circa 7200 euro all’anno. I dati sono aggiornati al 2008 e tenuto conto che da due anni a questa parte ci sono già stati dei tagli, cui si aggiungeranno quelli portati dalla riforma, è certo che gli studenti costeranno sempre meno. Va bene così ? (*) Preside I.T.I.S. Volta - Alessandria

Il G.I.T. di “Banca Popolare Etica” di Alessandria ed Asti promuove per il giorno

MARTEDI’ 20 APRILE 2010 alle ore 21,00 presso la UST CISL, “Sala Baravalle” Alessandria – Via Tripoli, 14

Staff: Marco Ciani ● Walter Fiocchi Dario Fornaro ● Roberto Massaro Carlo Piccini

Presentazione del Manifesto

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