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Newsletter mensile di politica e attualità

Pubblicazione non destinata alla vendita a circolazione interna mediante diffusione on-line

ANNO 4 N. 3 MARZO 2010 ●

EDITORIALE

www.issuu.com/appuntialessandrini ●  appunti.alessandrini@alice.it

Continua la battaglia per l’ingegneria alessandrina

Una nuova Tangentopoli?

SOFFOCATI DALLA CORRUZIONE Roberto Massaro ● Le vicende accadute in Italia che nelle ultime settimane hanno visto coinvolta la Protezione civile e alcuni funzionari pubblici con alte responsabilità in un giro di soldi, corruzione e illegalità diffusa destano inquietudine. Non ci spetta dare giudizi definitivi sull’intera vicenda prima che si sia pronunciata la magistratura ma non possiamo non esprimere forte indignazione e preoccupazione per la vastità e la gravità degli illeciti. Limitandoci ad una analisi generale constatiamo e riteniamo un colpevole errore avere reso la Protezione civile uno strumento incontrollabile e onnipotente. La cosiddetta “cultura del fare” diventa un pericoloso arbitrio se si considerano un intralcio le leggi, le procedure e il potere di controllo esercitato da altri organi dello Stato. Molti cronisti si sono chiesti se, a distanza di 18 anni, si possa profilare all’orizzonte l’inizio di una nuova Tangentopoli. Credo sia sufficiente prendere atto della gravissima diffusione della corruzione e dell’assenza di trasparenza e controlli da parte della pubblica amministrazione che il Presidente della Corte dei Conti ha portato all’attenzione nelle settimane scorse. Purtroppo, negli anni che sono seguiti alla stagione di Mani Pulite, in Italia non si è attuata una politica di contrasto alla corruzione, non si sono create le condizioni perché si potesse ritenere l’onestà una convenienza. (segue a pag.4)

Ora si mobilitano anche le associazioni di categoria Roberto Cresta (*) ● A gennaio è stata promossa una petizione mirata a contrastare la chiusura progressiva dei corsi. La sottoscrizione ha avuto centinaia di adesioni ed è stato rilevante il riscontro delle aziende. I corsi erano stati attivati per rispondere al bisogno di ingegneri che veniva reclamato dal territorio: un territorio ricco di piccole-medie imprese delle province di Alessandria e Asti, e in parte di Pavia e Piacenza: una micro regione con connotazioni di notevole qualità per il profilo socio-economico e industriale, con molte attività che vantano un riconoscimento internazionale. Perciò i corsi erano, e sarebbero ancora, in sintonia con questi bisogni. Ci sembrava strano che gli imprenditori non reagissero, prima o poi, alla chiusura programmata: invece la reazione è stata importante anche per la capacità di aggregazione delle associazioni di categoria. E’ un forte segnale che si sviluppa con spirito costruttivo. Si dimostrano quattro assunti fondamentali: il territorio ha bisogno di ingegneri e li vuole; questa volontà è ben radicata, sottovalutarla sarebbe un errore grave; viene rivendicata la formazione di base, cioè la continuità dei corsi triennali; la città è al centro di un‘area socio- economica di cui potrebbe essere il polo di riferimento avvalendosi anche del prestigio di quella che Il Sole 24 ore ha definito come una delle migliori scuole di Ingegneria in Italia. Tanto premesso, allarghiamo il ragionamento rispetto al Piano strategico di Alessandria, cioè Alessandria 2018. Sul sito del Comune si legge che tra i soci fondatori ci sono anche il Politecnico di Torino e l’Università,

e che uno dei quattro assi del progetto è lo sviluppo di conoscenza. Sul tema è intervenuto il Sindaco con una articolata relazione, che è stata pubblicata su “L’Informatore Alessandrino” del 2 febbraio 2010. Si legge che il Comune ha deliberato di esercitare l’opzione di acquisto della ex caserma Valfrè, e che è pronto un piano di destinazione d’uso orientato a realizzare una sorta di campus universitario. Più avanti si legge anche “Noi non abbiamo mai fatto grandissima polemica sulla questione del Politecnico, poiché ci interessava comprenderne l’orientamento rispetto a eventuali percorsi di studi, per individuare manager, che fossero coerenti con le ricerche: una didattica, quindi, a posteriori della ricerca, e non, come consueto, parallela”. Successivamente il Sindaco scrive che “è necessario pensare ad una scuola di alta formazione, o, comunque, a strumenti organizzati e strutturati di supporto al management…una scuola multidisciplinare di management per l’impresa…”. Riassumiamo. Il dato certo è che le aziende hanno bisogno di ingegneri per disporre delle indispensabili competenze professionali, mentre il dato in fieri è che il Comune promuove una formazione per il management aziendale. Questo secondo bisogno potrà essere soddisfatto da ambedue gli atenei alessandrini, ma il primo può essere soddisfatto solo dal Politecnico. Sembrerebbe (il condizionale è d’ obbligo) però che i dirigenti del Politecnico di Torino non abbiano intenzione di orientarsi verso una didattica come di consueto, parallela, bensì preferiscano una didattica a (segue a pag.4)


QUI ALESSANDRIAL

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Cresce il numero delle famiglie scontente nella nostra città

Costi per i cittadini a confronto. Tasse Tasse versus caro scuola: prendi uno paghi tre Carlo Piccini ● Che prima o poi il costo della camca pagna elettorale per l’abolizione dell’ICI sulla prima casa qualcuno l’avrebbe dovuto sostenere era chiaro. Che a farlo dovessero essere i nostri figli, francamente è cosa di cui avremmo fatto volentieri a mem no. Ma andiamo con ordine. Fino al 2007, chi più chi meno, tutti i proprietari roprietari di case pagavano l’ICI, l’Imposta Comunale sugli Immobili, che rappresentava per i bilanci coc munali una delle voci attive principrinc pali, in alcuni piccoli Comuni anche oltre il 50% delle entrate. Nel 2008, con la conquista di PalazPala zo Chigi da parte parte del terzo governo Berlusconi (tecnicamente il quarto, contando la crisi del 2005) arrivò la tanto propagandata abolizione della “tassa più odiosa” della campagna elettorale, l’ICI sulla prima casa apa punto. E i Comuni andarono come prevedibile in affanno. In Comune di Alessandria è doverodover so osservare come, nel 2007, l’aliquota ICI fosse già tra le più basba se, con una riduzione ottenuta per ben 4 anni consecutivi (ultimo aua mento al 6,2‰ 6,2‰ nel 2003, poi ridurid zioni al 5,8, quindi 5,4, poi 5,1, fino al 4,9‰ 9‰ del 2007). 2007). In assoluto unico capoluogo in Italia ad ottenere all’epoca una simile performance. In pratica una famiglia alessandrina media, con due genitori e due figli in età scolare, proprietaria di una prima casa discreta (poniamo una rendita catastale di 500 euro), con l’aliquota l’al al 4,9‰ 9‰ si ritrovava a pagare un’ICI complessiva di 257,25 euro che, con i

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104 euro di detrazione per “dimora abituale”, davano 153,26 euro all’ anno di ICI sulla prima casa da sudsuddividere in due rate. Dal 2008 le entrate ICI si riducono di alcuni milioni di euro, che per le ffaamiglie è un risparmio, ma per le ca cassse comunali è un bel danno; un po’ tutti i Comuni si devono arrangiare come possono. Il Comune di Alessandria, tra le altre cose, architetta un aumento di oltre il 20% 0% sui servizi scolastici scolastici,, in vigore dal 1 gennaio 2010. Le famiglie mandrogne con figli si ritrovano il buono pasto giornaliero della scuola la dell’infanzia che passa da 2,48 euro a 3 euro (+ 21%) e per la primaria e la scuola media da 2, 2,99 99 euro a 3,60 60 euro (+20,4%), 4%), con una aumento di spesa mensile medio di circa 12 euro euro,, ossia un aumento di almeno 100 euro all’anno solo per i pasti di ogni figlio. Posto che si usufruisca poi del se serrvizio di extrascuola (indispensabile per molte famiglie), per un ISEE medio o di 13 mila euro l’aumento è di altri 22,40 euro per ogni figlio figlio. Ma la stangata arriva soprattutto se la famiglia ha dato alla luce un figlio 2

negli ultimi due anni e necessita quindi del servizio comunale comunale di asilo nido. Qui per un ISEE di 13.000 euro (che è un valore medio per l’extrascuola, ma che diventa fascia massima per il Nido, chissà poi perché…)) la retta mensile passa da 228.35 euro a 274.00 euro,, con un aumento di 45,65 euro,, vale a dire 456 euro all’anno di aumento. aumento Esclusi ovviamente i buoni buoni pasto del Nido, aumentati anch’essi del 20% e che fanno lievitare la spesa di altri 120 euro in più all’anno. Resta ancora (per il momento) la possibilità di dimezzare la spesa sulsu le rette del secondo figlio, per cui i 456 euro possono ridursi a 228. Ma anche così, con un figlio alla primaria e uno al Nido, la nostra famiglia media alessandrina con due figli patisce oggi un aumento secco di circa 470 euro all’anno. all’anno Oltre il triplo di quanto si spendeva di ICI nel 2007. E non parliamo di cifra complessiva compless da pagare, ma solo dell’AUMENTO di spesa scolastica in vigore nel CoC mune di Alessandria dal 1 gennaio 2010. Meno male che la “tassa più odiosa” era l’ICI! Poi, tra una fiera e una festa, ci si riempie la bocca con il quoziente familiare e le politiche politiche a favore delle famiglie. La verità è che oltre ad essere il principale ammortizzatore sociale in Italia, se non sono già così povere da dover usufruire di politiche assistenassiste ziali, qui le famiglie sembrano divendive tare ancora una volta delle facili vacva che daa mungere, indifese soprattutsoprattu to sul loro fianco più vulnerabile: quello della crescita dei propri figli. figli

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L’INTERVISTAL

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Un piemontese di successo. La parola al cofondatore del PD

Politica estera, crisi economica e le elezioni regionali i temi in agenda A cura di Roberto Massaro ● Recentemente Lei è stato in missione in Medio Oriente come inviato del Consiglio d’Europa. Ci sono concrete speranze per il riavvio del processo di pace? Il tempo di agire è adesso. C’è la ripresa di un impegno forte della comunità internazionale: la determinazione di Obama , la dichiarazione dei Ministri degli Esteri dell’Ue; il Piano arabo di pace e il ruolo attivo di Egitto,Giordania, Arabia Saudita e Turchia; il ritorno sulla scena della Russia. C’è anche la ripresa di iniziativa di Al Qaeda, che dimostra quanto le organizzazioni terroristiche siano determinate a far saltare la strategia di apertura di Obama al mondo islamico. Rimettere in moto il processo di pace è essenziale per contenere e contrastare le posizioni islamiche radicali che, guidate dall’Iran, fanno del conflitto israelo-palestinese una bandiera per la loro azione destabilizzante. Nonostante le tante difficoltà ci sono, infatti, anche segnali che consentono di credere nella pace. Netanyahu ha accettato la soluzione «due Stati per due popoli» e parzialmente sospeso nuovi insediamenti. Un primo passo, a cui potrebbero seguirne altri. Anche dalla Cisgiordania vengono segnali positivi. Fatti che dimostrano la capacità del presidente Abu Mazen, del Primo Ministro Fayyad e dell’ANP di esercitare con efficacia e credibilità l’autorità di governo. La crisi economica continua a mordere soprattutto tra i lavoratori dell’ industria. Quali sono le proposte del PD per far ripartire la produzione e i consumi? Una politica industriale che rilanci la ricerca, l’innovazione e sostenga la competitività delle imprese; una riforma degli ammortizzatori sociali. Oggi il mercato del lavoro è governato con gli stessi strumenti di quando la crisi non c’era: la cassa integrazione è aumentata di dieci volte e la disoccupazione è salita dal 6% all’8-9%. Una politica della finanza pubblica che metta a disposizione degli enti locali risorse per fronteggiare i rischi sociali che la situazione comporta.

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L’Onorevole Piero Fassino Misure per una nuova politica dei redditi: 16,5 milioni di pensionati si sostengono mediamente con 773 al mese, l’80% dei lavoratori dipendenti ha un salario netto fra 1.0001.250 euro al mese. E si chiede a questa gente di rilanciare i consumi! Le nostre proposte su questi argomenti sono precise e dettagliate, ma non ci sono le proposte del Governo che sta a guardare e aspetta che la crisi passi. Non è così che il Paese tornerà a crescere . In economia vince la lepre e non il cane. Si salva chi sta davanti, non chi insegue, che infatti non finirà mai di inseguire, e di tagliare, e licenziare. In Italia non potrai mai pagare - per fortuna - i salari della Cina, del Bangladesh o della Romania. Gareggiare nel mercato comprimendo i salari e i diritti è un inganno: ci sarà sempre un Paese dove produrre conviene di più. La sfida si vince sulla qualità, specializzando e migliorando la produzione. In queste settimane lei sta girando molto il Piemonte a sostegno della riconferma a governatore di Mercedes Bresso. Qualche accenno alla situazione regionale, anche in riferimento alla imminente competizione con il leghista Roberto Cota? Le speranze nascono in primo luogo dall’esperienza che i piemontesi hanno fatto durante i 5 anni di amministrazione Bresso. Con grande capacità sono stati raggiunti importanti risultati sia sull’efficienza dei servizi – penso alla sanità, penso al welfare, penso alla scuola sia sul versante del sostegno alla crescita, all’innovazione, alla ricerca. 3

Nel Nord è concentrato il 70% di quel lavoro dipendente privato che, nella crisi, non vede sufficienti risposte alla maggiore precarietà propria e dei propri figli. Nel Nord opera il 65% di quel lavoro autonomo, che spesso si sente non riconosciuto nella sua fatica quotidiana di investire, produrre, esportare. Dal Nord parte oltre il 70% di quelle esportazioni che sollecitano migliaia di nostri imprenditori ogni giorno a comparare il dinamismo, l'efficienza, la rapidità che trovano in Germania, in Cina, in Brasile con le lentezze, le inefficienze, le sclerosi burocratiche di casa nostra. Vengono dai redditi del Nord 2/3 di un gettito fiscale percepito come iniquo e oneroso non solo da artigiani o professionisti, ma anche da tanti lavoratori dipendenti. E nel Nord vive già oggi una percentuale d'immigrati doppia rispetto alla media nazionale, con impatti demografici, sociali e culturali più visibili e forti. A questa società, alle sue ansie e aspettative la Lega offre una risposta fondata sulla separatezza, radicando l'idea che da soli si può fare meglio e prima. Non è così naturalmente, perché in un mondo globale farsi più piccoli rende soltanto più fragili. E con la consapevolezza che una società cresce non se la si divide, ma se la si tiene unita nell'uguaglianza dei diritti e dei doveri, delle responsabilità e delle opportunità.

PIERO FASSINO Nato nel 1949 ad Avigliana (To). Politico italiano tra i più conosciuti è prima allievo dei gesuiti; frequenta all’Università i corsi di Norberto Bobbio, Leopoldo Elia e Claudio Napoleoni. E’ laureato in scienze politiche. Tra i numerosi incarichi ricoperti, lo ricordiamo come Ministro della Giustizia nell’ultimo Governo di Giuliano Amato (2001), ultimo segretario dei DS e cofondatore del PD. Attualmente è inviato speciale dell'Unione Europea per la Birmania

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SOFFOCATI DALLA CORRUZIONE

Politecnico…

(Editoriale - continua da pagina 1)

Anzi, si è preferito ostacolare coloro che i reati di corruzione li perseguono quotidianamente. Da questo sono conseguiti i provvedimenti noti che puntano a limitare l’uso delle intercettazioni telefoniche o che bloccano i processi. Non si può, allora, non approvare l’azione di ripristino della legalità; un’azione che, oltre ogni giudizio sommario e nel rispetto dell’iter processuale e delle garanzie previste dalla legge, va incoraggiata e sostenuta. Perché la giusta indignazione non si limiti alla sfera emotiva, è opportuno, dopo un attento discernimento, far seguire comportamenti razionali che puntino su alcune direzioni. Innanzitutto a livello politico-istituzionale non possiamo non notare una crescente deriva della politica come cura dell’interesse generale. Sono altresì noti gli effetti che tale stato di cose sta producendo: tensione antipolitica, retorica populista, conflitti di interesse, marginalità dell’etica, particolarismi. Le scelte, i comportamenti, le dichiarazioni, i modi di vivere, di apparire e di esprimersi del nostro ceto politico, creano modelli e riferimenti che, comunque hanno un loro effetto sull’opinione pubblica e sui singoli. E’ quindi quanto mai urgente riportare i partiti alla loro naturale funzione; separare la politica dall’ amministrazione nella gestione della cosa pubblica; introdurre rigide regole di controllo sugli atti amministrativi e sugli appalti pubblici. E tuttavia il richiamo alla legalità coinvolge direttamente anche le

(continua da pagina 1)

categorie imprenditoriali e le forze economiche. A coloro che incarnando responsabilità pubbliche svendono la propria funzione, corrisponde chi, dall’altra parte, preferisce ottenere un appalto o una commessa di lavoro attraverso un sistema illecito che danneggia la concorrenza. Sui giornali in questi giorni si è scritto dell’abisso morale del nostro Paese. Certo, il problema è serio, non va liquidato con superficialità, perché il deperimento etico dei costumi collettivi non è per nulla estraneo a quello dei comportamenti delle classi dirigenti. Nella storia del nostro paese spesso si è alimentata l’illusione che la legalità fosse un impiccio o un ostacolo per il rapido sviluppo socioeconomico. Abbassare il livello di guardia, il rigore e il controllo, concedere condoni e qualche privilegio avrebbe favorito gli investimenti, lo sviluppo dell’impresa, l’incremento della domanda. Si è così di volta in volta inaugurato un circolo vizioso che ha nutrito un certo malcostume diffuso, un’illegalità quotidiana. Per questo a ciascuno è richiesto un radicale cambiamento di mentalità, nella linea di uno sviluppo dell’etica della socialità e della solidarietà. Siamo chiamati dunque anche ad un’azione educativa delle coscienze più incisiva e diffusa. Dobbiamo creare occasioni, riflessioni, itinerari, luoghi per una autentica educazione alla legalità con l’obiettivo di far ritrovare ai cittadini il gusto della cittadinanza e del senso civico.

posteriori della ricerca, cioè al servizio del management (la cosiddetta scuola di alta formazione). Se abbiamo capito bene, i corsi di laurea triennale non si terranno più, o eventualmente saranno svolti on-line, perché la sede del Politecnico in Alessandria sarà un centro di ricerca e di formazione per i manager aziendali. Questi ultimi sarebbero i prossimi veri studenti. A nostro parere questa impostazione disattenderebbe i bisogni del territorio e introdurrebbe una discrasia inopportuna. Negando ai nostri giovani la possibilità di frequentare una qualificata Scuola di Ingegneria verrebbe meno un tassello determinante per la formazione di base, che impoverirebbe anche la legittima ambizione di realizzare una sorta di Cittadella della Conoscenza. Alessandria 2018 presume di essere un progetto di grande rilevanza; pertanto i protagonisti , e specialmente l’Università e il Politecnico, devono concorrere, e non competere, per assicurare il successo di questa operazione. Nello stesso tempo non dimentichino che hanno il dovere di assicurare pari opportunità ai giovani di questo territorio ove gli atenei stessi non sono stati insediati per caso, ma per precise e motivate ragioni di interesse locale. Ciò non vieta ovviamente di volare in alto con la cosiddetta alta formazione: ma per volare di ali ce ne vogliono due, e una di queste è la formazione di base vera, non quella via Internet. (*) Preside I.T.I.S. Volta - Alessandria

APPUNTI ALESSANDRINI Ap ● per un dibattito politico ANNO 4 N.3 Marzo 2010 Coordinatore: Agostino Pietrasanta Staff: Marco Ciani ● Walter Fiocchi Dario Fornaro ● Roberto Massaro Carlo Piccini Per ricevere questa Newsletter manda una mail all’indirizzo

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