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ANNO 2 N. 8 AGOSTO 2008 ● Newsletter mensile di politica e attualità ●  appunti.alessandrini@alice.it

EDITORIALE

Associazioni e movimenti tra scelte ecclesiali e politica/2

La questione morale nell’Italia berlusconiana LA GRANDE ECLISSI Walter Fiocchi ●

La disperazione non è che sussista una questione morale. La disperazione sta piuttosto nella connivenza silenziosa e talvolta speranzosa di ricavare anche benefici personali e di gruppo dall’immoralità e illegalità dei potenti. La disperazione sta nel silenzio, anche della Chiesa: un silenzio che dura da troppo. Ricordo solo due momenti nei quali è risuonata alta e coraggiosa la voce della Chiesa italiana (salvo gli interventi di Vescovi isolati e talora pesantemente attaccati). Il 23 ottobre 1981 il Consiglio Permanente della CEI pubblicava La Chiesa italiana e le prospettive del Paese; e dieci anni dopo, il 4 ottobre 1991, la Nota pastorale della Commissione ecclesiale Giustizia e Pace “Educare alla legalità”. Nel primo si diceva, e sembra si parli dell’oggi e delle attuali lacerazioni interne: «Il Paese non crescerà, se non insieme. Ha bisogno di ritrovare il senso autentico dello Stato, della casa comune, del progetto per il futuro» (n. 8). «Il consumismo ha fiaccato tutti. Ha aperto spazi sempre più vasti a comportamenti morali ispirati solo al benessere, al tornaconto degli interessi economici o di parte. (segue a pag.4)

Alla ricerca di una nuova dimensione dell’agire politico Lodovico Como ●

Nel numero precedente di Appunti Alessandrini Roberto Massaro si è soffermato sulle differenze tra una associazione, l’Azione Cattolica Italiana, e un movimento, Comunione e Liberazione, nel rapporto con il mondo delle istituzioni e della politica “partitica”. L’analisi si arresta alla prima metà degli anni ’90, quando la fine dell’unità politica dei cattolici sotto l’egida della Democrazia Cristiana ha aperto una fase che non è possibile ricostruire in poche battute, ragione per cui mi limito a condividere alcune considerazioni in merito al complesso rapporto tra partiti politici e mondo cattolico. La prima considerazione riguarda la cattiva abitudine dei mass media a collocare i cattolici e il laicato organizzato in una continua tensione tra fede e militanza politica. In realtà vi è un terzo elemento, l’appartenenza civile, che viene frequentemente trascurato: il credente è, come tutti, un cittadino che ha nelle istituzioni il suo riferimento e contribuisce alla promozione della dignità umana, della solidarietà, della pace come singolo o in modo organizzato. Questa tendenza ad etichettare le esperienze ecclesiali ascrivendole ad uno schieramento considera ancora “i cattolici” come un serbatoio elettorale, mortifica il valore sociale e culturale dell’impegno civile di tanti credenti e impoverisce il mondo della politica, incapace di cogliere la ricchezza e rispettare l’autonomia di questa testimonianza.

L’etichettatura di associazioni e movimenti risponde piuttosto alla ricerca di nuove forme di collateralismo. Alle forzature interpretative sarebbe bene giustapporre una rinnovata laicità, che ponga le istituzioni e la politica come punto di incontro e di confronto, anche serrato, tra le differenti esperienze religiose, culturali e civili. La seconda considerazione riguarda le culture della “presenza” e della “mediazione”, o meglio, i loro esiti. I “presenzialisti” sembrano aver declinato la loro azione su due piani: un piano pragmatico del potere economico e politico, in cui la dimensione economica tende a prevalere e spinge a valicare i confini della legalità (vedi l’inchiesta “Why not?” in Calabria); un piano ideologico della difesa dei valori cristiani (insieme a compagni di strada tardivamente scopertisi devoti) con la conseguente riduzione dell’impegno politico dei credenti a lobby a difesa di una “religione civile” strumentale alla coesione e all’identità nazionale piuttosto che a «cercare il regno di Dio trattando le cose temporali ordinandole secondo Dio» (Lumen Gentium, 31), cioè orientandole «alla giustizia sociale, all’equità, alla dignità della persona umana, alla pace sociale e internazionale» (Gaudium et spes, 29). I “mediatori” invece hanno patito una serie di battute d’arresto legate da una parte alla appropriazione indebita da parte ecclesiastica del ruolo del laicato, dall’altra a una certa frammentazione e alla fatica di ripensare le forme attraverso cui tradurre i valori cristiani nella storia umana.


QUI ALESSANDRIAL

L

Un’utile occasione estiva di confronto con la popolazione

Il PD e il rapporto con il territorio. Primarie per le elezioni provinciali? Agostino Pietrasanta ●

Il Partito democratico (PD) sta prendendo forma. Evidenzia, nel frattempo, parecchie difficoltà e non solo di organizzazione e di assetto delle dirigenze nazionale e locali. Non manca, in ogni caso, un’interessante vivacità, anche e forse soprattutto nella base: ne fanno testimonianza i dibattiti che si stanno svolgendo nelle feste locali dei “democratici”, in corso nel comune di Alessandria. Se non sono emerse soluzioni specifiche sono stati individuati alcuni nodi che dovranno essere comunque risolti nel prossimo futuro. Mi limito ad indicarne alcuni. Intanto ci si chiede se ci sia la percezione delle ragioni del partito. Forse la campagna elettorale che ha visto la dirigenza preoccupata, e non senza motivo, di recuperare il voto moderato/centrista, ha fatto perdere di vista l’istanza ispiratrice del partito che è quella di riprendere la proposta di una democrazia solidale, così come l’avevano concepita i padri/costituenti. Il partito, in sostanza ripropone, o dovrebbe farlo, la ripresa di una convergenza tra gli eredi più significativi di coloro che hanno scritto la Costituzione e che ne hanno fatto fondamento di un sistema democratico che non si accontenta delle regole, ma si preoccupa della capacità del cittadino di essere protagonista, in qualunque condizioni si trovi: sia sul piano sociale che economico. I dibattiti delle feste locali lo hanno trattato ed è significativo che la futura “festa provinciale”(27 agosto/7 settembre) voglia affrontare momenti di riflessione sulla Costituzione. In secondo luogo, e proprio come conseguenza delle cose dette sul primo punto, si chiede la presenza del partito. Giustamente, anche in previsione delle elezioni provinciali si propone un “laboratorio del programma”.

APPUNTI ALESSANDRINI

E tuttavia per quanto cospicui possano essere i risultati di tale laboratorio, rischierebbero di rimanere obsoleti, ininfluenti sul piano elettorale e della stessa vita della coalizione del centro/sinistra, se non diventassero oggetto di dibattito fra i cittadini della provincia e di coinvolgimento della loro presenza.

In linea teorica non siamo contrari alle primarie per nessuna candidatura. In fondo, le scelte delle passate elezioni ed i metodi di quelle scelte avvenivano in un contesto politico ed organizzativo assolutamente diverso dall’attuale e si potrebbe concludere che, in situazione diversa, diversi debbano essere i criteri di scelta anche per le elezioni. Mi limito, e mi permetto di farlo, ad osservare che per affrontare le primarie ci vogliono le candidature e candidature realmente e concretamente alternative, altrimenti si cade nella banalizzazione dello stesso voto: credo che nessuno di noi lo voglia. AFeste nazionali di PartitoA

Il dibattito alla Festa del Cristo sui 60 anni della Costituzione Peraltro è appunto questa la funzione di qualsiasi partito: organizzare la presenza del cittadino/elettore ai fini della determinazione della politica nazionale e locale. Si risponde in tal modo, io credo, al radicamento del partito sul territorio; problema complesso e urgenze, a fronte delle sfide della Lega: un radicamento però che non si limita ad individuare un’identità locale sia pure necessaria, ma a fare del PD un “luogo di relazione”, come viene richiamato anche dalla dirigenza provinciale. Nei dibattiti cui accenniamo hanno partecipato anche non pochi esponenti della cosiddetta “sinistra radicale”. Alcuni di essi hanno espressamente richiesto le primarie per le candidature delle provinciali, in caso contrario potrebbero non appoggiare la coalizione di centro/sinistra. Ne prediamo atto preoccupati e facciamo brevi considerazioni, indipendentemente peraltro dalle regole che al riguardo propone lo statuto del partito, cui gli esponenti della sinistra non sono ovviamente tenuti. 2

Pdl: è in preparazione per ottobre a Milano. Fi: Gubbio. Appuntamento dall'11 al 13 settembre. An: a Mirabello (FE), dal 28 agosto al 7 settembre. Pd: prima festa democratica. A Firenze, dal 23 agosto al 7 settembre. Lega: la più importante è la tradizionale tre giorni che a metà settembre si apre sul Monviso e termina a Venezia. Udc: 4 giorni a Chianciano, dall'11 al 14 settembre. Idv: dal 12 al 14 settembre a Vasto, in Abruzzo. Prc: a settembre con una 4 giorni romana di dibattiti. Sd: a Bacoli (NA) dal 25 luglio al 3 agosto. Pdci: dal 26 luglio al 2 agosto i giovani della Fgci sono a Pineto, in Abruzzo. Udeur: è in programma un evento verso fine settembre.

Ap ● PER UN DIBATTITO POLITICO


L’INTERVISTAL

L

Il giudizio sul programma per il welfare del nuovo governo

Le idee per rilanciare redditi, Partito Democratico e rappresentanza sindacale A cura di Marco Ciani ●

Come giudica i primi provvedimenti del governo Berlusconi in tema di welfare? Profondamente sbagliati perché non aiutano la crescita del paese, la sua competitività e non vanno nella direzione dell’equità fiscale. La riduzione delle risorse destinate alle infrastrutture e alla pubblica amministrazione, senza principi di selettività, penalizzano fortemente il paese. Le infrastrutture rappresentano un elemento fondamentale per la modernizzazione e i tagli operati nel settore pubblico ridurranno l’efficienza a svantaggio dei cittadini. Secondo l’OCSE, in Italia il salario medio da lavoro dipendente è sensibilmente inferiore alla media dell’eurozona, mentre si rileva un preoccupante ristagno della produttività. Quali rimedi indicherebbe? E’ necessario che le parti sociali trovino un accordo sul modello contrattuale. Questo consentirebbe di individuare un indicatore di stampo europeo più idoneo dell’inflazione programmata per adeguare, nei contratti nazionali, le retribuzioni. Va rilanciato il salario di produttività a livello di azienda o di territorio, attraverso un’ estensione della contrattazione decentrata. Inoltre, sarebbe fondamentale l’azione dell’esecutivo per diminuire la pressione fiscale sulle retribuzioni. Purtroppo, il Governo non ha favorito il negoziato tra le parti sociali perché, fissando l’inflazione programmata all’1,7% per il 2008, causerà una diminuzione delle retribuzioni, a partire dal settore del pubblico impiego. A fronte di un’ inflazione del 3,8%, due punti in meno significano, per una retribuzione media di 2000 euro lordi mensili, una perdita annua di oltre 500 euro. Nonostante le promesse elettorali, il centro destra non ha provveduto a mettere risorse per la diminuzione della pressione fiscale sulle retribuzioni e, per quanto riguarda le pensioni, ha previsto una misura “compassionevole” per i pensionati

APPUNTI ALESSANDRINI

L’ex Ministro del Lavoro DAMIANO cosiddetti “poveri”: una specie di carta per l’acquisto di beni di prima necessità. Non sarebbe stato meglio proseguire sulla strada individuata dal centro sinistra con l’istituzione della 14° per i pensionati (quest’anno è di circa 400 euro medi per coloro che percepiscono una pensione fino a 700 euro al mese), rendendola più sostanziosa? I più recenti sondaggi del dopo elezioni registrano un calo sensibile di consensi nei confronti del Partito Democratico e del suo leader Veltroni. Con quali mezzi potrebbe verificarsi un rilancio del PD? Era prevedibile un calo di consensi dopo la sconfitta elettorale. Per recuperare il terreno perduto è necessario, in primo luogo, costruire il Partito democratico, radicarlo nel territorio e nei luoghi di lavoro e soprattutto , costruire una piattaforma sociale che parli al paese e ai ceti popolari, lavoratori dipendenti, pensionati e piccoli imprenditori che guardano con speranza al nostro partito. La mobilitazione prevista per il 25 ottobre prossimo è l’occasione per presentare al paese i nostri contenuti, a partire dal potenziamento del potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni. Inoltre non va sottovalutato l’attacco che il governo sta portando allo stato sociale e alle tutele del lavoro. Per questo occorre difendere, applicare e ulteriormente migliorare il Protocollo del 23 luglio 2007 e il Testo Unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. 3

Il sindacato è sottoposto a critiche severe. Il successo editoriale de “L’altra casta” di S. Livadiotti ne costituisce un sintomo. Da ex dirigente CGIL ed ex Ministro del Lavoro del governo Prodi, potrebbe indicare percorsi efficaci per il rilancio della rappresentanza sindacale? Il sindacato è sottoposto a numerose pressioni: la trasformazione del modello produttivo dell’impresa e, di conseguenza, del mercato del lavoro impone un cambiamento radicale di politiche e di modello organizzativo. Altrimenti il sindacato non sarà in grado di intercettare né l’impresa diffusa né i lavoratori che operano in essa. Inoltre, la divisione del mercato del lavoro tra lavoratori stabili e flessibili e la massiccia presenza di questi ultimi nelle nuove assunzioni, rende ancor più problematico l’esercizio della tutela e della rappresentanza. L’attuale Governo poi, non nasconde l’intenzione di procedere in modo unilaterale anche sulle materie di competenza delle parti sociali come il mercato del lavoro e di ricercare un “consenso senza concertazione” che certo non favorisce l’unità del sindacato. In questa situazione viene meno il profilo della confederalità ed emergono maggiormente le spinte corporative. Per il sindacato è una prova ardua che potrà essere superato mantenendo il massimo di unità, arrivando ad un accordo sul modello contrattuale e rilanciando una politica di “flessicurezza” (flessibilità per l’impresa e sicurezza per i lavoratori) nel mercato del lavoro a livello nazionale ed europeo. Cesare DAMIANO è nato a Cuneo il 15 giugno 1948. Ex dirigente di CGIL e DS, di cui è stato responsabile del Dipartimento Lavoro, ha tenuto corsi presso le Università di Firenze, Teramo, Pisa e Venezia. Autore di saggi, ha appena pubblicato il libro “IL LAVORO INTERROTTO”. Ministro del Lavoro nel 2° Governo Prodi, è attualmente capogruppo PD nella 11^ Commissione permanente lavoro pubblico e privato

Ap ● PER UN DIBATTITO POLITICO


LA GRANDE ECLISSI

L’appartenenza civile

(Editoriale - continua da pagina 1)

Lo smarrimento prodotto da simile costume di vita pesa particolarmente sui giovani, intacca il ruolo della famiglia e indebolisce il senso della corresponsabilità, tre dei cardini portanti di un sicuro tessuto sociale». La Nota del ’91 denuncia invece i pericoli che la democrazia corre nel nostro Paese, a motivo della perdita di tensione etica. «Le leggi, che dovrebbero nascere come espressione di giustizia, e dunque di difesa e di promozione dei diritti della persona, e da una superiore sintesi degli interessi comuni», a causa del prevalere di poteri e interessi forti, finiscono col trasformarsi in «leggi “particolaristiche”, in favore di qualcuno». Il 6 dicembre 1995 (non ieri o la scorsa settimana!) il Cardinal Martini disse: «La Chiesa non deve tacere perché è in gioco la sopravvivenza dell’ethos politico. Non è la Chiesa come tale a essere in pericolo; è la natura stessa della politica e quindi della democrazia». E il Cardinale indicò esplicitamente i principali pericoli che la democrazia oggi corre nel nostro Paese, di fronte ai quali i vescovi non possono tacere. La Chiesa non può rimanere neutrale o muta nei confronti di una cultura politica che contesta la funzione dello Stato nella tutela dei più deboli. Nei confronti di una logica decisionistica che cerca di estorcere il consenso per via plebiscitaria.

(continua da pagina 1)

Dinanzi al diffondersi di un liberismo utilitaristico che fa del profitto un fine, a cui subordina le ragioni della solidarietà. «Non è dunque questo un tempo di indifferenza, di silenzio — concludeva il Cardinale — e neppure di distaccata neutralità… È questo un tempo in cui occorre aiutare a discernere la qualità morale insita non solo nelle singole scelte politiche, bensì anche nel modo generale di farle e nella concezione dell’agire politico che esse implicano. Non è in gioco la libertà della Chiesa, è in gioco la libertà dell’uomo…». Per la Chiesa di oggi questi non sono più temi “eticamente sensibili”? Lo sono solo quelli che riguardano la vita, la morte, la sessualità, la genetica? Il silenzio attuale non sta forse nel fatto che non si declina più il prezioso verbo “discernere” e si preferisce affidarsi ai “valori non negoziabili”? Dal punto di vista politico condivido quanto scriveva Ilvo Diamanti su Repubblica: «Con il berlusconismo non c’è più scandalo che riesca a scandalizzare», ed «è dilagato un profondo disincanto. La convinzione che tutto è lecito. Basta non farsi scoprire... Il senso cinico ha avvolto e logorato il senso civico». Il che ci lascia con «un Paese soffocato dal sottobosco, con la città cinica retta dalla tribù dei più furbi».

APPUNTI ALESSANDRINI Ap ● per un dibattito politico

Così da una parte in occasione del referendum sulla legge 40 il presidente della Conferenza Episcopale Italiana non solo espresse (legittimamente) la posizione (legittima) dell’episcopato sulla materia, ma indicò anche lo strumento politico con cui affrontare la consultazione (l’astensione) comprimendo ogni spazio di dibattito e dialogo tanto tra associazioni e movimenti ecclesiali, quanto tra i parlamentari cattolici dei due schieramenti che già avevano collaborato nello scrivere ed approvare quella stessa legge. Ma le colpe dell’afasia, o della “poli-fasia” del laicato cattolico sui temi sociali sono riconducibili al dibattito frammentato - le mille etichette dei teocon, pezzottiani, popolari, cattolici-democratici etc.- e sempre esposto alle secche delle contingenze politiche e delle continue consultazioni elettorali. Quali prospettive, quindi? In poche righe posso esprimere l’auspicio di una rinnovata idea di laicità, il superamento della logica della “riserva di caccia” cattolica sulle spoglie della DC, la convergenza delle esperienze culturali e civili che si concentrano intorno al concetto di «bene comune» e alle forme per praticarlo nella quotidianità della politica locale e nazionale.

Visita il sito dell’On. DAMIANO

ANNO 2 N.8 Agosto 2008

cesaredamiano.wordpress.com

Coordinatore: Agostino Pietrasanta Staff: Marco Ciani ● Walter Fiocchi Dario Fornaro ● Roberto Massaro Carlo Piccini Per ricevere questa Newsletter manda una mail all’indirizzo

Ancora un lieto evento per Ap! L’amico LODOVICO COMO è infatti divenuto padre nel mese di luglio di un bellissimo maschietto di nome ELIA. A lui ed alla neo-mamma vanno le felicitazioni di tutta la Redazione.

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APPUNTI ALESSANDRINI

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APPUNTI ALESSANDRINI N.8-08  

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