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Pubblicazione non destinata alla vendita a circolazione interna mediante diffusione on-line

ANNO 3 N.5 MAGGIO 2009 ● Newsletter mensile di politica e attualità ●  appunti.alessandrini@alice.it

EDITORIALE

L’economista Berrini riassume lo stato dell’economia

La riforma della contrattazione

NON BASTA DIRE DI NO Marco Ciani ● In questo anno di attività, AP ha via via affrontato gli snodi più spinosi sui quali è chiamato a pronunciarsi il Partito Democratico. In questo numero esprimeremo una valutazione sulla recente riforma degli assetti contrattuali, siglata il 15 aprile scorso in attuazione dell’accordo quadro del 22 gennaio. Come è noto i due documenti citati sono stati sottoscritti, per quanto riguarda i rappresentanti dei lavoratori, da CISL, UIL e UGL, mentre la CGIL ha scelto di non apporre la firma. E’ abbastanza evidente che questo aspetto produce delle tensioni di non lieve entità all’interno del maggiore partito di opposizione il quale, al di là di ecumenici appelli all’unità sindacale, non ha espresso finora una posizione unitaria, favorevole o contraria, al recepimento dell’accordo. Senza entrare nelle libere scelte assunte in piena autonomia dalle maggiori confederazioni, si impone però una riflessione sul merito dei contenuti, valutazione che non potrà necessariamente essere neutrale. Partiamo da un aspetto. Prima di questa riforma, i rinnovi contrattuali erano regolati dal protocollo del luglio ’93, di cui fu grande promotore l’allora Presidente del Consiglio Ciampi. Tale accordo aprì una favorevole fase di concertazione tra parti sociali (aziende, sindacati, governo) e contribuì in modo significativo al risanamento dell'economia nazionale. Non riuscì però a garantire né il decollo della contrattazione di secondo livello, rimasta confinata a pochi settori ed imprese, né il puntuale e ordinato rinnovo dei contratti alla scadenza. (segue a pag.4)

Un bilancio tra segnali positivi ed occasioni mancate Alberto Berrini ● Secondo le ultime dichiarazioni della BCE, l’economia mondiale si trova in una “profonda recessione” ma “la velocità di rallentamento sembra essersi moderata”. Scontata ormai la gravità della crisi, ciò che più interessa è riuscire a prevederne la durata per valutare l’adeguatezza delle politiche economiche messe in atto per affrontarla. Gli economisti fanno riferimento a 3 lettere dell’alfabeto per descrivere la forma che può assumere una recessione. La forma a “V” richiama una caduta veloce dell’economia a cui segue un’ altrettanto rapida ripresa. E non è certo questo il caso che stiamo vivendo che piuttosto richiama la lettera “U”. Questa descrive un calo a cui segue un rallentamento economico non breve (2436 mesi) prima di vedere una ripresa di una certa consistenza. Che si tratta di una “U” lo dicono anche i dati storici da cui si evince che dalle crisi finanziarie si esce solo dopo questo lasso di tempo. In realtà la lunghezza del “lato basso della U” dipende molto dalla forza ed efficacia delle politiche economiche messe in atto per contrastare la crisi. In ogni caso ciò che si vuole evitare è la “L”, ossia che una pesante crisi economica si trasformi in una vera e propria depressione. Ad oggi questo esito sembrerebbe scongiurato proprio grazie ai massicci interventi messi in atto a livello internazionale sia per il salvataggio dei sistemi creditizi sia a sostegno dell’economia reale. Ma questo ipotetico sentiero di ripresa che l’economia mondiale dovrebbe intraprendere sarà

sostenibile, oppure si baserà su quelle stesse contraddizioni irrisolte che hanno portato all’attuale situazione? Ci riferiamo soprattutto agli squilibri internazionali, non solo di natura finanziaria, che hanno spinto molti a chiedere una nuova Bretton Woods. Per lo più si pensa ad una Conferenza internazionale che stabilisca nuove regole che sovrintendano al funzionamento dei mercati finanziari. Tutto giusto. Ma c’è di più. Serve un cambiamento deciso nella “governance” macroeconomica globale. Il Professor Nardozzi su Il Sole 24 Ore ha coniato il termine “chimerica” per descrivere la crescita drogata da troppi consumi americani e troppe esportazioni cinesi, uno squilibrio fondamentale su cui correva, o meglio volava, l’economia mondiale. Uno squilibrio determinato e sostenuto da precise scelte di politica economica: a partire dalla politica monetaria statunitense e da quella dei cambi che permetteva “l’ancoraggio” della valuta cinese (yuan) a quella americana. (Il calo del dollaro non frenava le esportazioni cinesi, né impediva a questi, fino a un certo punto, di detenere valuta americana magari sotto forma di titoli del tesoro degli Stati Uniti). Il risultato era che i 2/3 del risparmio mondiale affluivano al Paese più ricco ma anche più indebitato del mondo mentre un miliardo di contadini cinesi non sono stati nemmeno sfiorati dal recente sviluppo della loro nazione. Sfortunatamente il volo di “chimerica”, mitico animale del terzo millennio, “è terminato in uno schianto perché ha contribuito a gonfiare la finanza fino a farla scoppiare”. (segue a pag.4)


QUI ALESSANDRIAL

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Non solo libri, nella sede recentemente rinnovata

Un grande spazio formativo multimediale a disposizione dei cittadini Patrizia Bigi * ●

Dal febbraio 2007 i cittadini di Alessandria hanno a disposizione nuovi servizi culturali nella biblioteca comunale di piazza Vittorio Veneto 1. I lavori di ristrutturazione, iniziati dopo la chiusura della sede storica nell’ottobre 2001 ed eseguiti in collaborazione con la regione Piemonte e le Soprintendenze al patrimonio storico artistico e ai beni architettonici del Piemonte, hanno completamente trasformato la sede originaria, consegnando alla città una moderna biblioteca di pubblica lettura, senza trascurare la tradizionale funzione di istituto di conservazione che gli importanti fondi librari antichi e gli archivi storici impongono, secondo la legislazione nazionale e regionale in materia di beni culturali, all’amministrazione comunale.

Oggi la biblioteca civica si presenta completamente rinnovata. Dopo l’ingresso, trasferito da via Tripoli a piazza Vittorio Veneto, l’ampia galleria di vetro conduce alla torre ottagonale attrezzata con scale e ascensori panoramici, alla zona di prima accoglienza per le informazioni e la restituzione dei prestiti e all’ala riservata alla lettura di quotidiani e settimanali. Al primo piano i colori vivaci degli arredi – blu, rosso, verde -, ripetuti nella segnaletica interna ed esterna, evidenziano gli spazi destinati alle diverse tipologie di utenti - adulti, bambini, ragazzi - e alla sezione multimediale.

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La sala di lettura degli adulti, in blu, è organizzata a scaffale aperto e preceduta dai cataloghi on-line, dal bancone del prestito e dall’ area di consultazione: qui i bibliotecari sono a diposizione del pubblico per le iscrizioni, il prestito interno e interbibliotecario, le ricerche bibliografiche, la fornitura di documenti. Lo spazio in rosso per i più giovani, si articola nelle sale dei ragazzi, dei giovani adulti e nella biblioteca dei bambini: lo scaffale aperto consente ampia libertà di movimento tra i libri, mentre i bibliotecari forniscono consulenze e prestiti a genitori e ragazzi, e organizzano interventi di animazione alla lettura per i più piccoli e laboratori per le scuole. Il colore verde caratterizza l’area destinata, tra poltrone e tavoli, alla lettura dei periodici e alle sale multimediali, fornite di postazioni per i quotidiani on-line, per la visione dei DVD e l’ascolto di DVD e CD musicali, tra volumi e riviste dedicati a cinema, teatro, musica. Nelle sale di lettura sono a disposizione degli utenti 17 postazioni per la navigazione in internet e attrezzature self-service per fotocopie e stampa dei documenti.

Accanto alla sale colorate, il restauro degli antichi scaffali lignei nelle due sale storiche ha consentito la salvaguardia dell’originaria collocazione di una sezione importante del fondo antico, mentre le scaffalature mobili compattabili, allestite nei depositi librari dotati di idonei impianti per il rispetto dei parametri ambientali, assicurano la corretta conservazione del patrimonio librario. Gli alessandrini hanno accolto con favore sia le trasformazioni della sede che gli ampliamenti dei servizi al pubblico realizzati nel corso del 2008: lo dimostra il confronto tra gli indici relativi alle presenze dei lettori, ai prestiti e alle consultazioni di internet rilevati negli anni 2007 e 2008, per i quali si registra un continuo e sensibile aumento. A partire dall’ 8 marzo 2009 la nuova Biblioteca Civica di Alessandria è stata intitolata a Francesca Calvo, sindaco di Alessandria dal 1993 al 2002. * Funzionario Responsabile del Servizio Biblioteca

Biblioteca Civica di Alessandria Piazza Vittorio Veneto, 1 (ang. V. Machiavelli) - tel. 0131 515911 Orario al pubblico: mar. 10-19, mer. 10-19, gio. 10-19, ven. 10-19, sab. 14-19 sale bambini, ragazzi e giovani adulti: mar. 14-19, mer. 14-19, gio. 14-19, ven. 14-19, sab. 14-19 

 biblioteca.civica@ comune.alessandria.it

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L’INTERVISTAL

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A colloquio con il professore che ha inventato l’Ulivo

La critica serrata agli errori del PD e la proposta di una via “neo-ulivista” A cura di Agostino Pietrasanta ● La sua presenza e la sua azione nel Partito democratico (PD), si sono sempre espresse con connotati prevalentemente critici. Si potrebbe, con estrema sintesi, puntualizzare la ragione di questo atteggiamento? Sempre, direi proprio di no. C'é stato un tempo nel quale i principali critici del Pd e dell'Ulivo, contro i democratici e gli ulivisti, furono semmai altri. Penso a coloro che nel ‘98 pensarono che il tempo dell'Ulivo fosse finito. Penso di nuovo a chi nel 2000 rigettò dal congresso di Torino anche la sola idea di fondare il Pd sciogliendo i nostri rispettivi partiti. Quanto a questi venti mesi "prevalentemente critico" mi sembra, onestamente, poco. Il termine piú corretto per connotare in questo passaggio la mia posizione é di "netta e aperta opposizione". Fin dall'annuncio della candidatura di Veltroni nel lontano giugno 2007 non ho infatti mancato di denunciare, prima, che la linea intrapresa "nel segno della continuità" con i partiti e gli assetti passati avrebbe dato vita a tutto fuorché a quel partito nuovo che annunciavamo a parole, e, dopo, che le scelte fatte "nel segno della discontinuità" avrebbero rafforzato le difficoltà del governo e, una volta caduto, avrebbero portato il centrosinistra non alla sconfitta ma alla disfatta. Ora, solo dopo le dimissioni e il riconoscimento di Veltroni del suo fallimento, la mia critica sembra diventare senso comune. I protagonisti di questa stagione vanno, uno ad uno riconoscendo gli errori fatti dalla Segreteria. La candidatura di Veltroni alla premiership del governo invece che alla leadership del nuovo partito già chiara nel mitico discorso del Lingotto. L'investitura unanimistica del nuovo leader invece di una elezione realmente competitiva a partire da un confronto aperto tra linee politiche. La "separazione consensuale" da

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Il Professor Arturo PARISI Bertinotti invece della ricerca di una unità rinnovata fondata su una solida condivisione programmatica, o, in caso contrario, una chiara e comprensibile rottura conflittuale. La decisione di mettere stabilmente fine alla coalizione di centrosinistra guidati dalla illusione di potercela fare "da soli". Il tentativo fallito di concordare con Berlusconi una nuova legge elettorale "proporzionale disproporzionale", una delle più limpide espressioni di quello che Crozza chiamava il "maanchismo" veltroniano. E poi, dopo le elezioni nazionali e romane, il rifiuto di riconoscere il disastro che ci ha costretto a questo calvario di ripetute sconfitte. Altro che "prevalentemente critica"! Se un rammarico ho é quello di non essere riuscito a sviluppare contro questo disastro tutta l'opposizione che meritava. Non c'era bisogno di attendere il risultato sardo per prendere atto del disastro compiuto. Un partito piú simile ad una "cosa4" che a quel "partito nuovo" che annunciavamo. Con sondaggi che ci davano al 22% già solo per questo improponibili come alternativa democratica al centrodestra. Ho paura che ancora oggi non ci sia resi conto del danno prodotto in così poco tempo non solo al centrosinistra ma all'equilibrio e quindi al funzionamento della democrazia italiana. 3

Considerata la sua analisi di dissenso nei confronti della linea maggioritaria quale alternativa lei ritiene di proporre? Se fosse possibile, cioè se il danno fatto non si rivelasse irreparabile, direi semplicemente: tornare allo schema ulivista. Non più un Pd collocato al centro del sistema politico solo per l'illusione di sottrarre consensi a Berlusconi, ma un partito baricentro del centrosinistra, che promuova una coalizione chiusa solo a chi si esclude. Una opposizione che non giochi a fare il governo, vero o ombra che sia, ma che accetti come suo compito istituzionale quello di controllare il governo soprattutto attraverso l'azione parlamentare. Un impegno contro questa infame legge elettorale che trasformando gli eletti dai cittadini in nominati dai capipartito ha delegittimato gravemente il parlamento. Quali obiettivi e quali azioni ritiene fondamentali per un recupero di una politica riformista e di centro/sinistra nel nostro Paese? Recuperare il senso di marcia. La fine della segreteria Veltroni non ha aperto ma ha messo uno stop alla nostra crisi. Noi sappiamo solo che indietro non si può tornare.

Arturo Parisi Nato a San Mango Piemonte (SA) nel 1940. Segretario e poi Vicepresidente nazionale dei giovani dell’Azione Cattolica. Laureato in giurisprudenza, ha insegnato nelle Università di Sassari, ed in seguito a Parma, Firenze e Bologna. Vicepresidente dell’associazione “Il Mulino”, è considerato ideatore dell’Ulivo e consigliere politico di Romano Prodi. Ha ricoperto numerosi incarichi politici tra cui parlamentare, ministro e sottosegretario alla presidenza del Consiglio. E’ stato cofondatore di Democratici, Margherita e PD.

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NON BASTA DIRE DI NO

A che punto è la crisi?

(Editoriale - continua da pagina 1)

Venendo alla recente intesa, dobbiamo tenere conto di alcuni dati. Secondo l’OCSE, l'Italia è a fondo classifica tra i maggiori paesi industrializzati sia per la crescita della produttività del lavoro (Pil per ora lavorata), sia per crescita del Pil complessivo. Il nostro Pil per ora lavorata che nel 1995 era pari a 91 (contro 100 degli Usa), nel 2006 era sceso a 76. Ugualmente il Pil complessivo pro capite nel 1995 era pari a 74 e nel 2006 era sceso a 66. Nel contempo, si deve anche considerare che dal 1993 al 2008 le retribuzioni lorde reali unitarie, sono cresciute solamente dello 0,6%. Ma l'aumento registrato è anche inferiore se calcolato al netto del carico fiscale, soprattutto per chi non ha familiari a carico (dati Bankitalia). Da un lato è corretto assumere che buona parte della scarsa produttività del lavoro italiano ed i conseguenti bassi salari siano dovuti a fattori almeno in parte indipendenti dalla struttura contrattuale. Tra questi vanno annoverati, ad es. la variabile dimensionale, con eccesso di aziende piccole e, di contro, penuria di grandi imprese che producono mediamente maggior valore. Scarsi investimenti in ricerca, innovazione e sviluppo di nuove tecnologie. Altre carenze strutturali che non stiamo qui ad elencare. Tuttavia, come argomentato anche da autorevoli economisti e giuslavoristi vicini alla Sinistra, la sostanziale mancanza di collegamento tra produttività e salari contribuisce a sua volta, in modo sostanziale, a deprimere i redditi della maggioranza dei lavoratori dipendenti da un lato ed a tenere alto il numero dei lavoratori irregolari dall’altro. In tale fosco scenario, riformare era

(continua da pagina 1)

non opportuno, ma necessario. Tornando all’intesa, obiettivi dichiarati delle parti sociali firmatarie sono il rilancio della crescita economica, lo sviluppo occupazionale e l’aumento della produttività. Per quanto invece riguarda i contenuti, nel breve spazio di questo articolo ci limiteremo a riassumere pochi punti salienti. Sono confermati i 2 livelli di contrattazione, nazionale di categoria e aziendale (o territoriale), entrambi con durata triennale, sia per la parte economica che normativa. Scompare l’inflazione programmata, sostituita da un nuovo indice (IPCA depurato dai costi energetici), la cui previsione è affidata a un soggetto terzo. Si punta a semplificare e ridurre il numero dei contratti nazionali. Per la contrattazione di secondo livello, con l’obiettivo di renderla sempre più capillare e strutturale, sono previsti incentivi e sgravi, in termini di riduzione di tasse e contributi. L’accordo avrà un carattere sperimentale di 4 anni. Tra le novità degne di menzione vi è la previsione della possibilità che il contratto aziendale deroghi, in alcuni casi particolari, al contratto nazionale, sia in materia retributiva, sia in materia normativa. Prescindendo dall’esaminarne in questa sede tutte le implicazioni, è nostra opinione che, stanti le premesse e malgrado alcuni potenziali rischi, l’accordo, per il ruolo assegnato alla contrattazione “sussidiaria” di secondo livello, la valorizzazione della produttività aziendale, la maggiore flessibilità, costituisca nel complesso, un serio tentativo di rilancio per il mondo del lavoro italiano ed un modo per riallinearlo ai più avanzati standard europei.

APPUNTI ALESSANDRINI Ap ● per un dibattito politico ANNO 3 N.5 Maggio 2009 Coordinatore: Agostino Pietrasanta Staff: Marco Ciani ● Walter Fiocchi Dario Fornaro ● Roberto Massaro Carlo Piccini Per ricevere questa Newsletter manda una mail all’indirizzo

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La crisi subprime ha avuto “il merito” di dimostrare la precarietà dell’ attuale (dis)ordine economico mondiale, soprattutto sul versante monetario e mettere definitivamente in discussione la sua sostenibilità per il futuro. Dalla fine del sistema di cambi fissi di Bretton Woods (1971) e dal contestuale trionfo successivo del paradigma neoliberista, si è delegato ai mercati la ricerca di un nuovo ordine economico mondiale. E i risultati di tale scelta sono purtroppo davanti ai nostri occhi. Viceversa servirebbe un governo globale dei mercati, che tuttavia non si vede. Anche di questo e forse soprattutto di questo si doveva parlare nel G20 di Londra del 2 aprile scorso, ma le perplessità europee verso le richiesto degli USA, stanno spingendo gli Stati Uniti a farne una questione “a due” con la Cina. Quest’ultima sta infatti cercando, attraverso la riforma del FMI (Fondo Monetario Internazionale) di introdurre una nuova valuta globale, da anteporre progressivamente al dollaro. In breve, è in gioco la costruzione di un nuovo ordine monetario internazionale, la nuova Bretton Woods di cui, come detto, tanto si parla. Il rischio è che diventi una questione da G2 (Stati Uniti e Cina). In realtà è un tema da G3. Ma l’Europa per ora non c’è. Secondo Martin Wolf, uno dei più famosi editorialisti del Financial Times, potremmo aver imboccato, pur lentamente e con difficoltà, il sentiero della ripresa. Ma, secondo il commentatore inglese, non sarà sostenibile poiché rimangono irrisolte le contraddizioni macroeconomiche che sono state alla base della crisi e che il G20 nella sostanza non ha affrontato. Squilibri commerciali e valutari da un lato, squilibri distributivi (all’interno e tra i Paesi) dall’altro, rendono problematico pensare ad un equilibrato e solido sentiero di sviluppo per l’economia mondiale. Nel frattempo assistiamo quotidianamente a fenomeni di rivolta sociale che sono solo la punta dell’iceberg di un disagio sociale sempre più dilagante. La crisi è in atto, i rimedi congiunturali cominciano a sortire i primi effetti ma le risposte lungimiranti aspettano ancora di trovare spazio nelle agende dei Governi. Speriamo non si debba aspettare la prossima crisi.

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