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ANNO 2 N. 5 MAGGIO 2008 ● Newsletter mensile di politica e attualità ●  appunti.alessandrini@alice.it

EDITORIALE

PARLANDO DI RESPONSABILITÀ STORICHE Agostino Pietrasanta ●

Coi numeri non ho confidenza. Mi confondono, più o meno come succede ad un affermato, glorioso e stagionato conduttore televisivo. Peraltro, sui risultati elettorali, le percentuali raggiunte dai vari partiti sono state studiate e selezionate per molti usi, da analisti esperti di flussi elettorali e capaci a cogliere le tendenze complessive del voto. Terrò conto dei dati solo quel tanto che mi permetterà di fare due ragionamenti generali (spero non generici) sulle possibili tendenze di lungo periodo che il risultato elettorale potrebbe determinare. Mi si conceda una premessa che si riduce ad una constatazione. La semplificazione raggiunta dal sistema, anche nei luoghi istituzionali, non ha premiato i protagonisti delle scelte che l’hanno resa possibile. Veltroni ha perso le elezioni e Berlusconi le ha vinte (stravinte), solo grazie alla Lega. Chi ha preso le iniziative che, grazie al sistema elettorale e con il superamento delle coalizioni, ha ridotto i partiti presenti nel Parlamento a poche unità, non ha sfondato sul piano elettorale. Ciò detto, a mio avviso si profilano, fra le altre, due questioni per il futuro della vita politica della nazione: la questione leghista e la questione cattolica. La questione leghista. La lega ha stravinto le elezioni. Adesso, tutti affermano che non si è trattato solo di un voto di protesta. In effetti il movimento si è radicato come partito al Nord e si è presentato con un volto più credibile anche al Sud.

(segue a pag.4)

Antonio Maconi ● Il quindicennio che ci separa da Tangentopoli e che comunemente viene definito “seconda repubblica” pare definitivamente tramontato, alla luce dei risultati delle ultime elezioni politiche. In effetti, quanto di “‘900” rimaneva nel più recente quadro politico (a livello ideologico e psicologico) viene totalmente sepolto da un nuovo scenario, che ci auguriamo possa a sua volta portare a una autentica modernizzazione del Paese, rendendolo al passo con i tempi. Il primo elemento che salta agli occhi è la notevole semplificazione del quadro politico: se si pensa che i partiti politici rappresentati in Parlamento sono circa un quarto, rispetto alla legislatura precedente, sono evidenti la maggiore governabilità e la rafforzata stabilità che ne risultano. Sui fronti contrapposti – similmente a tutte le altre nazioni occidentali – la dialettica si riduce ora a due partiti, uno “progressista”, l’altro “conservatore”. In particolare, l’approdo al tanto agognato “partito unico” del centrodestra costituisce un risultato di notevole importanza, soprattutto perché alle sue spalle si intravede un organico piano strategico politico-culturale – in sostanza, la “dottrina Tremonti” – in grado, come è stato autorevolmente notato, di attuare una sintesi sinergica fra i valori forzisti, “aennini” e leghisti, e di dare una precisa linea d’azione al Governo.

L’uscita dal Novecento è anche messa in luce dal carattere nonideologico delle formazioni presenti in Parlamento: gli scenari, totalmente nuovi, che caratterizzano, sotto tutti i puniti di vista, questo scorcio di nuovo millennio, necessitano di approcci non certo solo pragmatici, ma senz’altro liberi dai condizionamenti di un passato ingombrante e di una mentalità obsoleta. Fra gli elementi di novità, sul piano economico-sociale, ma anche del costume, va evidenziata la nascita – e la sempre maggiore crescita - di ciò che, in sostanza, sostituisce il vecchio “proletariato”, la “classe operaia”: un vasto ceto, cioè, piccoloborghese, o meglio, di classe medio-bassa, con concreti problemi di sicurezze (sociali, economiche, giuridiche, ambientali) e più esposto ai venti della crisi mondiale in atto. Tale vasto bacino non ha assolutamente trovato il proprio punto di riferimento e tutela nella sinistra in genere, e in particolare in quella che, teoricamente, avrebbe dovuto svolgere questo ruolo, attenta, invece, alla soddisfazione di capricci di minoranze rumorose e alla realizzazione di utopie veterosessantottine.

(segue a pag. 4) AAll’internoA pag.2 Alessandria chiama Roma pag.3 Intervista con il ministro Emma BONINO pag.4 Sense of humor


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QUI ALESSANDRIAL

“La Paura e la Speranza„ fattori determinanti per vincere ?

Da Giulio Tremonti alle vittorie del centrodestra nel 2007 e nel 2008 Carlo Piccini ● Febbraio 2006, conferenza a Milano. «La globalizzazione mostra dei cedimenti», «il mercato come luogo della politica è finito», «è fallita l'idea che un paese si governa come un'azienda», «il mercatismo è finito, il futuro è della sinistra antagonista». Parola di Giulio Tremonti. Aprile 2008, elezioni politiche: il profeta dell’azienda Italia e principe dei mercati, Silvio Berlusconi, si candida per la quinta volta alla guida del Paese, vince per la terza volta e la sinistra antagonista scompare dal Parlamento. Qui qualcosa non torna! O il guru Tremonti ha preso una cantonata, o l’elettorato ha frainteso il suo attacco alla “vecchia” ideologia liberista e l’elogio alla “nuova” ideologia no-global-nazional-protezionista. Del resto lo stesso Tremonti citando un libro contro il protezionismo del suo autorevole collega di partito e ministro, Antonio Martino, commentò: «Si vede che siamo sulla buona strada, perché ci sono già dei libri contro». Ma cosa è successo in Italia il 1314 aprile? Tutti ne hanno parlato per settimane e dunque non ci dilunghiamo. In estrema sintesi, tra i partiti: Partito Democratico (DS-Margherita-radicali) e Di Pietro crescono; PdL (Forza ItaliaAN-democristiani) e UDCRosabianca reggono; la Lega dilaga; Destra, socialisti e Arcobaleno (comunisti e verdi) svaniscono nel nulla. Tra le coalizioni: il centrodestra vince, il centrosinistra perde, il centro arranca ma sopravvive, destra e sinistra out.

Ala “dottrina Tremonti„A Il complesso di idee espresse dal futuro ministro nel suo ultimo libro “La paura e la speranza„ che si occupa in particolare di economia, globalizzazione, Europa, immigrazione, sicurezza, lavoro

APPUNTI ALESSANDRINI

Opera di Xhixha in Spalto Borgoglio Cause storiche o tattiche vincenti? Se ne dibatte. Certo è che su una cosa Tremonti ci ha azzeccato. Il titolo del suo libro: “La Paura e la Speranza” (Mondadori, pp.112, €16,00). Tutti abbiamo paura e i motivi certo non mancano. Ma la storia insegna che una vecchia e infallibile ricetta per ottenere il potere con la benedizione del popolo, è da sempre quella di esasperare e cavalcare la paura. Paura del diverso, paura per i figli, paura di uscire di casa, paura di diventare poveri, paura, paura, paura (“Roma regno del terrore e degli stupri”, lo slogan coniato da Maurizio Gasparri nella campagna per le vittoriosa elezione di Gianni Alemanno a Sindaco). E la speranza, che è anche facile da incarnare laicamente nell’atavico bisogno dell’uomo della provvidenza (fattore ereditario che già Indro Montanelli vedeva insito nel DNA degli Italiani). Un’identità forte che, al di là di tutto, sa comunicare, ispirare fiducia, ascoltare, tranquillizzare e rassicurare. Ma adesso cosa succederà in Italia nel prossimo futuro? Su altra scala e con avversari molto diversi, le tattiche elettorali di Alemanno e Berlusconi del 2008 e quella della compagine alessandrina di centrodestra nelle amministrative 2007 hanno, non a caso, molto in comune.

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Allora perché non iniziare a vedere cosa è successo in Alessandria in quest’ultimo anno? Cambiamenti epocali francamente non ne abbiamo ancora visti (forse la nuova ZTL, ma più che epocale sarebbe da definire “originale”). I crimini non mancano. La spazzatura pure. Però abbiamo un Sindaco che, come sopra, si adopera a comunicare, ispirare fiducia, ascoltare, tranquillizzare e rassicurare. Gli indici di gradimento salgono. E ci si può anche permettere di piazzare, sulle principali rotatorie cittadine, le imponenti opere in acciaio del bravo Helidon Xhixha, artista albanese di Durazzo, senza che nessuno si surriscaldi. Certo, i commenti in Piazzetta non mancano. Ma nel recente passato sarebbe montata una ben più colorita diatriba. Insomma, sarà forse perchè gli Alessandrini doc (quelli di terza generazione) pare che non siano più del 18% dei residenti, ma è un fatto acclarato che quello che si cercava un anno fa qui, è esattamente quello che si cerca oggi anche a Roma e in tutta Italia: leadership, sicurezza, identità. Senza neanche farsi troppe domande, basta che siano ben percepite. Altro che l’indulto, le incertezze o le eterne liti…

AHelidon XhixhaA Nato a Durazzo, in Albania, nel 1970, conosciuto nell'ambito accademico per il suo stile, sperimenta e realizza opere in vetro di Murano e sculture in acciaio inox con una tecnica innovativa. Fino a Sabato 10 Maggio 2008 è aperta la mostra “Energy” a Palazzo Melchionni in Via Migliara, presso la galleria Alexander Alvarez Contemporary Art. Orari: dal martedì al sabato 15,30-19,30

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L’INTERVISTAL

Un’analisi autorevole sulle elezioni, il PD, il Tibet e i temi etici

Il dialogo tra cattolici e radicali può ripartire da laicità e diritti umani A cura della Redazione di Ap ● Abbiamo intervistato per Appunti Emma BONINO, ministro uscente per il commercio internazionale e storico leader, assieme a Marco Pannella, del Partito Radicale. Quale il suo giudizio sull’esito elettorale? Come giudica la semplificazione del quadro politico italiano? Sono anni che il Partito Radicale preconizza non il bipolarismo, ma il bipartitismo. Quindi non posso che giudicare positivamente la semplificazione che esce dalle urne. Si tratta di una semplificazione come non l’abbiamo mai conosciuta e di una configurazione senza precedenti dei partiti in Parlamento. Però, per evitare una dispersione già dalla prossima volta, occorre subito radicare questo neonato bipartitismo di fatto con norme e leggi, a cominciare dalle riforme istituzionali ed elettorali. Per il resto, ritengo che il ritorno ad un governo Berlusconi-BossiTremonti-Fini non sia ciò di cui ha bisogno l’Italia ma indubbiamente l’ampiezza della vittoria deve portarci tutti a meglio comprendere cosa è successo in questo paese. Oltre al fatto che l’autolesionismo è diventata una caratteristica così ricorrente negli italiani da essere oggetto di analisi da parte della stampa internazionale. Ritiene percorribile la strada della confluenza dei radicali nel PD? Il risultato elettorale la favorisce? Il nostro impegno è di lavorare lealmente nei gruppi parlamentari del PD sulla base di regolamenti che garantiscano la pluralità delle posizioni. Non a caso, la Costituzione sancisce che il parlamentare esercita la sua funzione senza vincolo di mandato – ci mancherebbe altro, ma ricordarlo male non fa – ma tra anarchia e disciplina

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Emma BONINO autoritaria, tra dettato costituzionale e il “liberi tutti”, un nuovo regolamento è d’obbligo. Oltre questo, è noto che il Partito Radicale non può sciogliersi perché è un partito transnazionale con centinaia di iscritti all’estero. In questi giorni, dal 2 al 4 maggio si terrà a Chianciano l’assemblea degli iscritti radicali, la prima occasione post-elettorale per fare il punto anche sul nostro rapporto con il PD. Un suo commento sulla situazione tibetana e sull’analisi che ne propone la stampa italiana. La situazione tibetana è perfettamente rappresentata dal Dalai Lama. Noi siamo, da sempre, sulla sua linea: autonomia e non indipendenza dalla Cina e salvaguardia della cultura tibetana come duplice obiettivo politico, e la nonviolenza e il dialogo come metodo per raggiungerlo. Anche per quanto riguarda la crisi delle Olimpiadi siamo d’accordo con lui nel ritenere il boicottaggio più controproducente che altro. Bene fa la stampa italiana a parlare finalmente del caso Tibet, ma non c’era certo bisogno di aspettare le Olimpiadi per farlo.

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Per questo noi radicali chiediamo a gran voce alla Rai di creare un format radio-televisivo permanente sul tema dei diritti umani. Quali presupposti di cultura politica potrebbero realisticamente favorire il dialogo tra radicali e cattolici sui temi etici? Il dialogo può essere favorito se ognuno rispetta l’opinione altrui, senza artatamente distorcerla o, peggio, respingerla. Il dialogo non è impossibile, anche perché la stragrande maggioranza di cattolici presenti nel PD hanno un approccio laico ai temi etici. Non ho sentito nessuno di loro, ad esempio, affermare di voler rivedere la Legge 194. D’altra parte ricordo, quando noi Radicali promuovemmo negli Anni 80 la campagna contro lo sterminio per fame nel mondo oppure quando ero Commissaria europea agli aiuti umanitari, che c’era una forte intesa con i cattolici – e perfino con le gerarchie ecclesiastiche - sulla priorità e l’urgenza che rivestivano le crisi umanitarie e la povertà nel mondo. Oggi possiamo trovare altri terreni d’intesa, per esempio sulla necessità di avere il format sui diritti umani che citavo prima o sul testamento biologico.

ALA PRIMA VOLTAA L’impegno di Emma Bonino è di lunga data. Nel 1976 (il Partito Radicale presentava per la prima volta, nella sua già ventennale storia politica, proprie liste alle elezioni legislative italiane) veniva eletta deputato, assieme a Marco Pannella, Adele Faccio e Mauro Mellini. Aveva solo 28 anni

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PARLANDO DI RESPONSABILITÀ STORICHE

Terzo millenio…

(Editoriale - continua da pagina 1)

(continua da pagina 1)

Ha dimostrato attenzione alla domanda dell’elettorato e ne ha recepito difficoltà ed incertezze indotte dai fenomeni della globalizzazione, sia sul versante della sicurezza, sia sul versante della precarietà economica. Si parla di partito radicato sul territorio che sa interpretare una domanda. Mi chiedo però quale tipo di risposta ne consegua e non ho difficoltà a cogliere tutti i segnali di una risposta caratterizzata dal più tradizionale protezionismo: controllo dell’immigrazione (una politica più attenta alla regolamentazione è sicuramente necessaria, ma non sufficiente), freno ai mercati ed al flusso dei commerci a livello mondo. Non mi soffermo sul modello di cultura consumistica che potrebbe ispirare la difesa dei propri livelli di benessere, perché ritengo che la questione vada affrontata in dimensione diversa. Credo che l’unico modo per fronteggiare la concorrenza sia la capacità dei livelli produttivi e la qualità della produzione offerta. Per questo non serve chiudere le frontiere, serve promuovere il merito, serve spendere nella ricerca che migliori la qualità dei prodotti, serve dare alla categoria produttiva la possibilità di una competizione vincente. E quando parlo di categoria produttiva parlo anche degli operai. Il PD, nelle indicazioni programmatiche, dice anche queste cose. Mi chiedo se saprà essere credibile nel futuro. Per ora non lo è stato. La questione cattolica.

APPUNTI ALESSANDRINI Ap ● per un dibattito politico ANNO 2 N.5 Maggio 2008

Sembra che una buona fetta del voto cattolico già dell’Ulivo sia andato all’UDC. Ciò potrebbe significare che non si trattava di un voto convinto dell’accordo con le sinistre riformiste, in nome di una democrazia solidale e di una laicità della politica, ma semplicemente di un elettorato non convinto da Berlusconi. La constatazione è molto semplice: nonostante la scelta di centro/sinistra di parecchi dirigenti della tradizione cattolica, l’elettorato di questa tradizione ha ulteriormente ridotto il proprio consenso nei confronti del PD. Ora delle due l’una: o si coglie la “deriva” come fatto positivo, o si prende atto che le grandi proposte dell’esperienza cattolico/democratica si realizzano sul serio e solo come lievito all’interno del complesso delle componenti politiche che propongono una democrazia fondata sulla solidarietà. E che cominciano a recepire quanto ci può essere di positivo nella distinzione tra principi etici e loro realizzazione nella dialettica e nel confronto. Non credo nella possibilità di altre strade che potrebbero rendere residuale una delle proposte più lucide e più democratiche fra quelle proposte dalle dottrine politiche elaborate nel nostro Paese. E non credo neppure nei tentativi, letteralmente insensati (privi di senso) di chi vorrebbe raccogliere, magari all’interno del PD, le “correnti” (non mi viene nessuna espressione diversa) cattoliche e/o “margheritine”. La responsabilità dei fallimenti sarebbe, sul serio, storica.

E’ un dato che non accogliamo con gioia, ma che siamo costretti a constatare: d’altronde, la scomparsa dall’orizzonte politico-istituzionale di una forza politica erede di una delle grandi tradizioni politicoculturali dell’Occidente moderno è stata causata proprio dai suoi incauti continuatori, che l’hanno sostanzialmente tradita. Il risultato è dunque la scomparsa di una sinistra radicale e la conseguente necessità, da parte del centrodestra italiano – e comunque già insita nel suo dna – di farsi carico di tali istanze, di risolvere le emergenze che attanagliano la stragrande maggioranza del nostro popolo. Nel definitivo naufragio dei partiti del ‘900, infine, l’eventuale alleanza fra Casini e Veltroni dimostrerebbe l’inevitabile deriva a sinistra dei dirigenti democristiani dell’età postdegasperiana. In un futuro intervento prenderemo in esame le ripercussioni locali che il voto del 13 aprile – e soprattutto le sue conseguenze politiche, testé enunciate – potrà avere, anche in prospettiva delle imminenti elezioni provinciali.

SENSE OF HUMOR

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