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Pubblicazione non destinata alla vendita a circolazione interna mediante diffusione on-line

ANNO 3 N.11 NOVEMBRE 2009 ● Newsletter mensile di politica e attualità ●  appunti.alessandrini@alice.it

EDITORIALE

La politica italiana tra vizi privati e pubbliche virtù

Sul crocifisso nelle scuole

LAICITA’ E SIMBOLI RELIGIOSI Agostino Pietrasanta ● La prima impressione è stata di fastidio: credente e laico convinto, sostenitore senza riserva, della aconfessionalità nei rapporti istituzionali, l’idea di dovermi confrontare in una vicenda che rischia di assumere i caratteri di uno scontro nel nome della religione mi metteva a disagio. La seconda impressione è stata di stupore: mi chiedevo cosa significasse togliere il Crocefisso dai luoghi pubblici per non correre il rischio di turbare le sensibilità di eventuali frequentatori, alla sua vista. Come è possibile: di fronte alla più pacchiana, dimostrata, rilevata e (permettete) scandalosa indifferenza ed ignoranza del fatto religioso (basti seguire le trasmissioni ed i quiz televisivi) si sottolinea al contrario addirittura la possibilità del coinvolgimento emotivo, a fronte del simbolo di religione? Stupore quasi gradito: non è forse un’autorevole eminenza che ha dichiarato di preferire la contestazione alla irrilevanza? Ovviamente, dopo le impressioni, si impone la valutazione più attenta di questa, come di qualsiasi altra questione. Mi corre l’obbligo di constatare che si sono già confrontate e non solo dopo la sentenza della corte di Strasburgo, varie posizioni favorevoli o contrarie alla esposizione del Crocefisso nei luoghi pubblici. (segue a pag.4)

Cercasi buon esempio da parte dei nostri governanti Carlo Piccini ● A volte è rischioso commentare col cuore, come è anche rischioso indignarsi lasciando trasparire le proprie emozioni. Non certo perché qualche manovratore si senta minacciato. Anzi. Semmai subire un attacco personale porta oggi più consensi che fastidi. Solo che “parlare al cuore” è oggi diventato quasi sinonimo di esonero dall’uso della testa: basta il consenso emotivo. Non volendo davvero essere questo il caso e fatte le debite premesse, avanti dunque con la tristezza, specie quando personaggi pubblici e uomini di potere cedono alle lusinghe della supposta immunità sociale e morale e si tuffano nella trasgressione delle sostanze o del sesso per trovare forse un effimero rimedio contro il logorio della vita moderna. Almeno una volta bastavano gli amari al carciofo… Ma poi soprattutto che squallore, quando sorpresi neanche tanto metaforicamente con le mutande in mano, tentano di risolvere la questione con presunte mazzette e proposte di favori a militari “infedeli”. Che tristezza e che squallore, occupando un ruolo pubblico, laddove per “ruolo” si intende l’insieme delle aspettative che la cittadinanza riveste sulle persone elette ad una posizione di potere, non avere la forza interiore per trattenersi dall’eccesso, fosse solo per difendere consapevolmente quel posto di potere

pro-tempore dai tentativi di ricatto, di estorsione e di minaccia, comunque sempre potenzialmente in agguato da dove meno te lo aspetti. E ancora che tristezza e che squallore se proprio un gruppo organizzato di appartenenti alle Forze dell’Ordine (almeno quattro “infedeli”, quindi non solo la singola “mela marcia”), ossia un gruppo di coloro che dovrebbero tutelare la sicurezza dei cittadini, ma soprattutto difendere le regole sociali e costituzionali di questo nostro grande e complesso corpo democratico, si fosse davvero reso protagonista di presunti ricatti, estorsioni e minacce, in un sottofondo di droga, prostituzione, morti improvvise e camorra, degno di un romanzo di Saviano. Che tristezza e che squallore sentire intellettuali ed esponenti dell’italico giornalismo, non a caso al quarantanovesimo posto della classifica mondiale sulla libertà di stampa 2009 di “Reporters sans frontières”, affannarsi a teorizzare che pagare una escort è comunque molto meno grave che pagare una trans, salvo poi richiamare la condivisibile necessità di una regolamentazione della prostituzione. Che tristezza e che squallore pensare, anzi avere la certezza, che con un po’ di faccia tosta si sarebbe potuto semplicemente gridare al complotto e trovare qualche avvocato amico che dichiarasse alla stampa che foto e registrazioni erano solo dei falsi. (segue a pag.4)


QUI ALESSANDRIAL

L

Quando manifestare pacificamente diventa un problema

Amministrazione comunale e CGIL ai ferri corti per una richiesta di assicurazione Roberto Massaro ●

Avremmo preferito che la nostra città apparisse sulle prime pagine dei maggiori quotidiani nazionali per qualche evento di particolare rilevanza. Invece ci siamo arrivati, coprendoci di ridicolo, a seguito della richiesta avanzata dall’amministrazione comunale alla Camera del lavoro di Alessandria di una polizza fideiussoria per l’organizzazione degli Stati generali della CGIL in piazzetta della Lega. Le difficoltà nei rapporti tra una delle maggiori organizzazioni sindacali e la Giunta Fabbio, non sono nate nelle settimane scorse. Ci sono stati dei precedenti che è bene ricordare brevemente. Nel Novembre 2008, in occasione dello sciopero generale del 12 dicembre, la CGIL richiede all’amministrazione comunale l’autorizzazione dell’occupazione di suolo pubblico per concludere la manifestazione con il comizio in Piazza Marconi, e contestualmente, la messa a disposizione di un palco. La risposta, recapitata alla CGIL il 5 dicembre, è negativa per entrambe le richieste causa “operazioni di allestimento in occasione delle festività natalizie”. Ma veniamo a quanto accaduto negli ultimi mesi. Il 28 luglio la CGIL chiede all’amministrazione comunale di poter utilizzare Piazzetta della Lega, sabato 19 settembre per gli Stati Generali, a conclusione della Festa COMPAGNI DI ENEA, dedicata alle problematiche dell’integrazione. La risposta della amministrazione comunale arriva il 3 Settembre, ovviamente negativa, in quanto “l’area è già impegnata per la manifestazione Gagliaudo tra i mercanti”. Peccato che questa manifestazione si svolga da anni di domenica e quest’anno ha avuto luogo il 27 Settembre (tutto normale??).

APPUNTI ALESSANDRINI

La polemica non scatta perché la CGIL, a seguito dell’uccisione dei nostri militari a Kabul, sospende la festa e gli Stati generali rimandandoli al 23 Ottobre. Ed eccoci ai fatti recenti. Il 6 Ottobre la CGIL fa richiesta di occupazione di suolo pubblico per la celebrazione degli Stati Generali in piazzetta della Lega il 23 Ottobre specificando inoltre che si sarebbe montata una struttura tensostatica di metri 10 x 18.

Piazzetta della Lega La risposta giunge il 15 Ottobre e pone 3 condizioni al rilascio del permesso: a) che la struttura sia appoggiata o ancorata al suolo in modo da non danneggiare la “nuova pavimentazione”; b) che sia lasciato libero lo spazio per il transito di mezzi di soccorso; c) che sia stipulata una polizza assicurativa per la copertura di rischi da “danneggiamento del bene pubblico”. A seguito delle proteste e del clamore suscitato da quest’ultima richiesta, il sindaco si giustifica riferendo ai media locali di quattro plinti dal peso di 2 tonnellate ciascuno a sostegno della tensostruttura e quindi del rischio di danneggiamento del suolo della piazzetta.

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Peccato che la struttura in questione richieda per l’ancoraggio al suolo 4 zavorre da 70 KG ciascuna. Vista l’opposizione di principio della CGIL al pagamento della polizza assicurativa, il Comune fa “richiesta di dati integrativi ed elaborati grafici” che la CGIL prontamente fornisce e a questo punto finalmente viene concessa l’autorizzazione. Qualche considerazione finale. Che il centrodestra alessandrino fosse insofferente alle critiche ce ne eravamo già accorti (ricordate il caso AMAG?); che l’attuale amministrazione invece di dare risposte alla città sui temi della crisi e su quelli della moralità pubblica, preferisca lo scontro con tutti i non allineati (in questo caso la CGIL, ma era già successo con il coordinatore cittadino del PD e con Città Futura) è un metodo che conferma i nostri dubbi sulla cultura democratica dell’attuale amministrazione. Chiedere alla CGIL, di stipulare una polizza preventiva contro i rischi da danneggiamenti è un insulto alla storia di questa organizzazione che da sempre ha manifestato pubblicamente dando esempio di civiltà e rispetto e mai rendendosi responsabile di atti vandalici o di danneggiamento. La libertà di manifestare è sancita dell’art. 17 della vigente Costituzione; al Comune spetta di garantirla. Non si possono ridurre progressivamente gli spazi di agibilità democratica in modo pretestuoso. Se poi, a livello nazionale, hai limiti al diritto di manifestazione sommiamo l’istituzione delle “ronde”, la militarizzazione dei territori, l’artificiale diffusione della “strategia della paura” alla quale contrapporre il “pacchetto sicurezza”, il quadro ci lascia perplessi. Nel frattempo si potrebbe consigliare ai cittadini di stipulare polizze preventive contro i danni da mal governo dell’attuale maggioranza.

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L’INTERVISTAL

L

Il Patriarca Emerito di Gerusalemme e la situazione in Terra Santa

L’occupazione militare dei territori, le speranze di pace, il ruolo dei cristiani A cura di Walter Fiocchi ● Beatitudine, il nostro sguardo sul futuro è sempre più pessimista. Ci sembra che Israele e Palestina siano non sulla “road map” ma in un vicolo cieco. Quali speranze? Bisogna trovare una soluzione al conflitto che non sia la morte e la distruzione dei popoli. La visione israeliana non concepisce il riconoscimento della libertà del popolo palestinese. Nei Territori palestinesi l'occupazione militare paralizza la vita quotidiana e crea instabilità economica, sociale e morale. La limitazione delle libertà, anche di movimento, crea tensione grave nei rapporti tra le persone, famiglie e comunità. Il popolo palestinese chiede e otterrà vita dignitosa e libertà. L'unica strada per la pacificazione è tornare alle trattative, ed ai confini precedenti al 1967. Bisogna ripartire da un nuovo progetto per la Palestina. Purtroppo la logica di oggi è diversa:occorre uccidere per sopravvivere. Occorre odiare perché si è oppressi. L’occupazione è un’ingiustizia e non può e non deve continuare. Allo stesso modo gli israeliani devono poter ritrovare la loro sicurezza: sicurezza che dipende dalla libertà palestinese. Finché i palestinesi non avranno riacquistato la loro libertà, gli israeliani non saranno sicuri. La violenza proviene dall’ingiustizia. Io dico: fate giustizia, date una vita degna alla gente, e non ci sarà più violenza. Né i palestinesi, né gli israeliani hanno risolto i loro problemi con la violenza. Gli israeliani hanno vinto tutte le guerre, ma non hanno pace. Ed i palestinesi hanno perso tutto. Nessuno ha vinto. Vinceranno tutti con la pace. Che senso hanno oggi teorizzazioni come: “due popoli, due stati” o “due popoli, uno stato”? Tutti dovremmo ricordare che Dio ha creato l’uomo a sua immagine, il palestinese come l’israeliano. Ed egli ha fatto della Palestina una terra promessa, culla e cuore del Dio-connoi. Spero dunque, che anche in questi giorni oscuri e difficili, israeliani e palestinesi comincino a vedere l’uno nell’altro non più il nemico

APPUNTI ALESSANDRINI

Sua Beatitudine Michel SABBAH Patriarca Emerito di Gerusalemme da odiare, ma il fratello e l’interlocutore con cui costruire una nuova realtà umana e sociale. Sebbene la nostra terra sia stata in passato e sia ancora terra di odio e di sangue versato, crediamo anche che debba essere, come è già stata, terra di perdono e riconciliazione. Non si tratta solo di questione di ordine pubblico . La tragica realtà è quella di un popolo tenuto in ostaggio che reclama la propria libertà. Solo chiarendo questo potrà iniziare una nuova era di pace per tutti. La pace però non può essere lasciata nelle mani di coloro che vedono nella violenza l’unica strada percorribile. Così dev'esser chiaro che il muro non sarà in grado di proteggere nessuno: sta facendo crescere l'odio, ed impedisce incontri di pace; solo i cuori amici sono frontiere sicure! E` necessario concedere al popolo palestinese il diritto all'autodeterminazione. E` necessario che, nato lo Stato palestinese, possa condurre la propria politica, interna ed estera. Che la Città santa sia la città della riconciliazione, nella giustizia: "città santa" custodita da israeliani, palestinesi e comunità internazionale. Sollecito i nostri governanti, palestinesi e israeliani, a continuare a cercare una pace giusta e la comunità internazionale ad aiutare le parti a raggiungere ciò che è legittimo secondo il diritto internazionale. Necessitano decisioni rapide; la lentezza nell’affrontare i nodi del conflitto, non fa che nutrire la violenza. Noi credenti, preti, laici, impegnati nella politica, nell’informazione, nella pastorale, come possiamo aiutare la speranza di pace in Terrasanta? 3

C’è un silenzio e un totale allineamento degli Stati Uniti e dell’Europa sulle posizioni israeliane; al contrario, la comunità internazionale dovrebbe tenere davanti a Israele un linguaggio di verità. Se Israele persiste nella violenza, i suoi nemici finiranno con l’aumentare, nel mondo arabo ed in occidente. E’ necessario che le Chiese e i cristiani del mondo che qui giungono e vedono, si impegnino a conoscere la realtà del conflitto, non accontentandosi delle notizie fornite dai media. Le Chiese del mondo devono denunciare l’occupazione militare, radice delle nostre sofferenze. Essa deve cessare, per il bene dei palestinesi, ma anche degli israeliani e di tutta la regione. Il ruolo delle Chiese e dei cristiani non consiste nello schierarsi a favore di una parte, ma di aiutare entrambe le parti ad incontrarsi nella giustizia. Solo così si arriverà alla pace. Abbiamo bisogno di un pellegrino che venga a testimoniare con la presenza, la fede e la preghiera, che la pace è possibile nella vita di ogni persona come nella vita dei due popoli in conflitto. Al programma del vostro viaggio, nei luoghi santificati da Dio, aggiungete un incontro con una delle comunità cristiane, per pregare coi vostri fratelli nella fede. Michel SABBAH Nato a Nazaret nel 1933 e ordinato sacerdote nel 1955, laureato in filologia araba a Beirut e dottore in filosofia alla Sorbona, poi Preside di Facoltà all'Università di Betlemme. Parroco dal 1971 ad Amman, fu consacrato, primo palestinese, Patriarca di Gerusalemme il 6 gennaio 1988 da Giovanni Paolo II. Tra gli incarichi religiosi: Presidente della Conferenza episcopale dei vescovi latini della regione araba; Presidente dell'Assemblea degli ordinari cattolici della Terra santa; Presidente di Pax Christi International (1999-2007). E’ stato anche Gran Priore dell'Ordine Cavalleresco del Santo Sepolcro. Nel 2008 ha rassegnato le dimissioni ed è divenuto Patriarca Emerito.

Ap ● PER UN DIBATTITO POLITICO


LAICITA’ E SIMBOLI RELIGIOSI

Che tristezza…

(Editoriale - continua da pagina 1)

(continua da pagina 1)

Mi limito perciò a poche considerazioni, dicendo subito che non ritengo affatto ragionevole, né per la nostra tradizione, né per l’interesse dell’umanità in genere, la rimozione del simbolo religioso, oscurandone, per legge, la presenza; e si tenga conto: parlo di simbolo religioso, in generale e non solo del Crocefisso. Per una semplice ragione: si darebbe per scontata l’assenza della motivazione religiosa nella esperienza dei popoli e della persona umana; mi riferisco all’ esperienza e non alla formazione, sulla quale ci sarebbe pure da dire. Aggiungo che si arriverebbe ad una conclusione smentita anche nella più attenta valutazione culturale e scientifica. Mentre la storiografia, da tempo, supera l’idea di una scrittura storica che si limiti agli aspetti istituzionali, per sottolineare l’importanza delle mentalità e dei costumi popolari; mentre si rivalutano anche le sensibilità religiose popolari nel condizionare le più diverse tradizioni e le più disparate strutture culturali, mentre succede tutto questo quale sarebbe la logica che vorrebbe negare la presenza di un simbolo di questa fondamentale componente dell’esperienza popolare? Ribadisco: parlo del simbolo religioso in genere e non solo del Crocefisso; perché se mi limitassi a questo solo simbolo rischierei di

dare ragione a chi sostiene che tale simbolo non può marcare l’esclusiva dalla rappresentanza religiosa. Permettetemi però un’aggiunta su cui pure qualche considerazione è stata fatta, ma che manca ancora di qualche valutazione. C’è una tendenza ad esorcizzare la realtà più condivisa della comune umanità: il dolore, di cui il Crocefisso forse rappresenta la più emblematica delle espressioni. Il dolore (qualcuno ricorderà don Primo Mazzolari) non risparmia nessuno: credenti di qualsiasi fede religiosa e non credenti; ma noi non ne vogliamo prendere atto. Presi dalla frenesia di una vita fatta di prospettiva godereccia, falsa quanto illusoria, vogliamo dimenticare la realtà più comune all’umanità: il dolore e ne traiamo le più coerenti (ma illogiche) conclusioni. Un’ultima cosa: se, dopo tutte le considerazioni che si possono fare, vogliamo per forza concludere che vanno tolti i simboli religiosi dai luoghi pubblici, allora deve essere per tutti, compreso il velo islamico che non è una divisa (ad esempio l’abito delle suore), ma un vero simbolo religioso: basta chiedere ai mussulmani. Non si può invocare la libertà religiosa per rimuovere i Crocefissi e poi invocarla, per lasciare i veli di altre e comunque rispettabilissime confessioni religiose!

Si sarebbe ancora rischiato di uscirne con la manifesta ammirazione dei molti che in Italia, forse la maggioranza, solidarizzano sempre e comunque con i vincenti, al di là di ogni merito e senso di giustizia, o viceversa, compatiscono ed ironizzano sui perdenti al di là di ogni demerito e senso di ingiustizia. In fondo si sa: prendi una realtà complessa, semplifica il tutto e trasforma un frammento di verità nel tutto. Fai girare la voce e non stancarti di ripetere quanto ottenuto, a proposito e a sproposito: il risultato sarà che una mezza bugia è diventata realtà. E non solo. Avrai anche addormentato le coscienze e le avrai diseducate alla complessità sociale. Che tristezza e che squallore. All’immagine dell’Italia, già uscita a pezzi dai supposti festini estivi a base di sesso d’alto bordo e voli di stato, tutto serviva tranne che una storiaccia autunnale a base di presunti ricatti sessuali ed auto blu. Ma in tutto ciò forse l’epilogo, se non di tutta la narrazione almeno di questo capitolo, riesce ancora a risollevare un poco l’onore dell’Italia e dell’uomo: la pubblica ammissione dell’errore privato (peraltro non dovuta) e, soprattutto, le dimissioni dalla Presidenza. Tutto è perduto, gli avvoltoi già affilano gli artigli, ma forse quell’UFO chiamato “dignità” in qualche modo si è salvato in extremis. Qualcuno potrebbe prendere esempio.

APPUNTI ALESSANDRINI

LA LAPOLTRONA POLTRONALEGA LEGA

11 dicembre 2009, alle ore 21.15

ANNO 3 N.11 Novembre 2009

MUSEO DELLA GAMBARINA

Il Centro Ricerche e Documentazione Socioculturale (CRDS) e Appunti Alessandrini (AP) in collaborazione col Coordinamento Provinciale per la Difesa e Attuazione della Costituzione organizzano una serata sul tema

Coordinatore: Agostino Pietrasanta Staff: Marco Ciani ● Walter Fiocchi Dario Fornaro ● Roberto Massaro Carlo Piccini Per ricevere questa Newsletter manda una mail all’indirizzo

“SALVARE LA COSTITUZIONE PER UN FUTURO DI SPERANZA. UNA RIFLESSIONE SULLA FIGURA DI GIUSEPPE DOSSETTI”

con il seguente oggetto: ISCRIZIONE

Presiede il prof. Giuseppe Piana, presidente CRDS. Intervengono Walter Fiocchi e Agostino Pietrasanta di AP. Conclude Silvia Montobbio del Coordinamento Provinciale per la Difesa e Attuazione della Costituzione

appunti.alessandrini@alice.it

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APPUNTI ALESSANDRINI N.11-09