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Pubblicazione non destinata alla vendita a circolazione interna mediante diffusione on-line

ANNO 2 N. 1 GENNAIO 2008 ● Newsletter mensile di politica e attualità ●  appunti.alessandrini@alice.it

EDITORIALE

Il Magistero e le sue implicazioni CONCILIO ABROGATO? Agostino Pietrasanta ● L’enciclica Spe salvi ha suscitato diffuso interesse. Documento di rara complessità, è stato visto soprattutto e non senza giudizi riduttivi, per i toni di condanna radicale di aspetti rilevanti della cultura moderna e dei conseguenti esiti nella prassi e nei comportamenti morali del mondo contemporaneo. Sulle conseguenze che potrebbero derivare da tale orientamento di condanna, una pubblicazione come Appunti dovrà riprendere un ragionamento e lo farà quanto prima. Ora ci basti constatare il fatto e richiamare il contesto del documento, un contesto in cui la ricezione del Concilio Ecumenico Vaticano II appare sempre più problematica. Si tratta, di per sé, di una difficoltà assolutamente comprensibile. Un passo tanto coraggioso, nei più diversi campi, come quello conciliare, pone al governo ordinario della Chiesa non pochi problemi, non ultima la resistenza a molte riforme dello stesso popolo cristiano o di una parte dello stesso. Se lo spazio ce lo concedesse potremmo richiamare fenomeni assolutamente analoghi per la ricezione di un altro grande Concilio: il Concilio di Trento. Rimane che viviamo, nel presente, non poche ambivalenze: ci limitiamo, per spiegarci, a tre questioni. (segue a pag.4)

Sandro Strozzi ● E' opportuno, ora che il suo pensiero è generalmente dimenticato, ricordare le intuizioni hegeliane sulla società civile e sullo stato. Per il filosofo ottocentesco la “società civile” è costituita dai rapporti economici i quali – secondo la lezione smithiana – si fondano sugli interessi e sul tornaconto degli individui che ne fanno parte. La legge che governa il tessuto economico della società è infatti rappresentata, secondo Smith, dallo scontro degli egoismi...., ma da questo conflitto generale degli individui e delle classi ha origine, secondo lui, la ricchezza delle nazioni e il benessere di tutti gli individui come se una “mano invisibile” regolasse provvidenzialmente l'attività economica. Ebbene, Hegel accetta da Smith la tesi secondo cui l'economia consiste nella ricerca, da parte di ogni individuo e di ogni classe, del proprio maggior utile ma non condivide la sua illusione secondo cui l'economia trova in se stessa la propria armonia e il proprio ordine. Per Hegel solo nella politica, cioè attraverso la mediazione dell'autorità dello Stato, è possibile trovare quella sintesi che consente di superare, in una concezione più alta e solidaristica, i gravi conflitti dai quali l'economia, lasciata a se stessa, non saprebbe aprirsi una via d'uscita. Ebbene, a me pare che la situazione del nostro Paese, da almeno due decenni, sia caratterizzata proprio dal prevalere della società civile sullo Stato consistente nella rinuncia della politica o dei

politici a svolgere il loro compito. Dal dopoguerra sino agli anni '80 sono esistiti dei partiti politici che erano consapevoli del dirittodovere dello stato di dare un indirizzo a quel complesso di attività – che sono principalmente quelle economiche, ma non solo – che la civiltà contemporanea gli assegna. Essi non pretendevano di rivoluzionare quei diritti – quali la proprietà privata, la concorrenza, l'iniziativa economica.... - che costituivano dei punti irrinunciabili del pensiero moderno, ma erano convinti che lo Stato non doveva essere un semplice spettatore dei rapporti economici, ma doveva, se del caso, intervenire al fine di correggerne i sempre possibili squilibri (v. crisi americana del 1929) e, in ogni caso, al fine di indirizzarlo verso quel solidarismo o quei principi di giustizia sociale che giammai l'economia, abbandonata a se stessa, avrebbe conseguito. Di qui la redazione di una Carta costituzionale che assegnava alla politica ruoli equilibrati ma (segue a pagina. 4)

VERIFICA DI GENNAIO


QUI ALESSANDRIAL

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Il parere del Presidente dell’Ass. ONLUS Amici delle Bici

Il disorientamento crescente dei cittadini tra demagogie e inadempienze Claudio Pasero ● In molte città del mondo si sta da alcuni decenni attuando la politica di incremento delle "isole pedonali", aumentando le aree riservate ai pedoni e, in molti Paesi, spesso anche alle biciclette. Lo scopo è di diminuire l'inquinamento atmosferico e di rendere più agevole la mobilità delle persone, favorendo così inoltre lo sviluppo delle attività commerciali. L'idea di fondo alla base di questa politica è che il nucleo centrale dei quartieri urbani, affrancato dalla pressione di un traffico motorizzato che lo soffoca, ben presto possa riacquistare una connotazione "umana", divenendo così il fulcro di una socialità più ricca e di un rinnovato senso della comunità. In Alessandria, a partire da lunedì 5 novembre, la nuova Giunta Comunale ha scelto di limitare il traffico, in via sperimentale e senza multe, anche in 3 zone residenziali periferiche: Orti, Galimberti e Pista, raggiungendo così il 20,2% di copertura. Dalle 8.30 alle 11.30 il blocco è totale; per i veicoli euro 0, euro 1 ed euro 2 il divieto è esteso anche al resto della giornata (escluso deroghe e residenti). Per informazioni e aggiornamenti su orari e divieti: ufftec.traffico@comune.alessandria.it

Tutto questo, che è ormai universalmente assodato, viene invece ancora messo in discussione in una città come la nostra, totalmente asservita alla potentissima lobby degli automobilisti, trasversale alle parti, ai partiti, alle categorie, alle classi sociali e ai generi. E' questa che detta legge. Anzi, che fa legge. E poiché gli automobilisti rappresentano la fascia di età di coloro che votano, tutte le amministrazioni che si susseguono si genuflettono premurose innanzitutto a quelle che vengono spacciate per esigenze, ma che in realtà sono privilegi, degli automobilisti.

APPUNTI ALESSANDRINI

Il traffico sulle strade alessandrine Non a caso la giunta Calvo scelse proprio di qualificarsi con il provvedimento simbolico della "riapertura" indiscriminata di tutta la città alle auto. E non a caso dopo qualche anno di governo l'assessore al traffico di quella giunta dovette scontrarsi anche con i suoi per aver "osato" porre limitazioni alla libera sosta selvaggia imponendo degli inaccettabili paletti. E la giunta Scagni non ha fatto molto meglio, temporeggiando per cinque anni senza praticamente concludere nulla. Lasciando spadroneggiare incontrastate le automobili. Evitando anzi accuratamente di far rispettare le regole. E prendendo provvedimenti restrittivi - solo quando messa alle strette dalle norme di legge - il più possibile "indolori" per la lobby. A seguito del recepimento di disposizioni U.E., la D.G.R. n. 64 del 23/07/07, obbliga i Comuni con popolazione superiore ai 20 mila abitanti, a destinare il 20% delle strade dei centri abitati a zone APU (pedonali) e ZTL (a traffico limitato). I Comuni che non hanno provveduto ad applicare le nuove norme entro il 5 novembre 2007 rischiano pesanti sanzioni Basti citare ad esempio la geniale trovata di fermare il traffico in centro il giorno di Capodanno il primo gennaio 2007! Per arrivare infine alla attuale amministrazione e alla vera e propria provocazione (ma nei confronti di chi?) di istituire delle

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Zone a Traffico Limitato in strade senza uscita o alla periferia della periferia, in poche ore del giorno e solo per alcune tipologie di veicoli e di persone, dove scrupolosamente nessuno debba essere nei fatti limitato. Più che di trovata in questo caso pare trattarsi di intervento ambivalente, per non dire ambiguo. Doppiamente: i cittadini non possono nei fatti usufruire dei benefici alla salute che la Legge avrebbe loro riservato, imponendo ai Comuni di Limitare il traffico. E si trovano per di più a pagare di tasca propria con le tasse - i finanziamenti stanziati dalla Regione per politiche di riduzione del traffico e provvedimenti che in realtà sono fasulli. E intanto continuiamo a respirare un'aria micidiale! Eppure si sa che l’inquinamento dell’aria causa ogni anno nel mondo circa 2 milioni di morti premature. Secondo le nuove linee guida del O.M.S., per prevenire malattie, i livelli di PM10 dovrebbero essere al di sotto dei 20 microgrammi per metro cubo. La legge italiana impone invece un blando limite di 50 mg/m3 per non più di 35 volte in un anno. Nonostante questo, ad Alessandria, i giorni di sforamento dei limiti sono triplicati in tre anni, passando da 71 nel 2005 a 148 nel 2006 a più di 210 nel 2007 (dati ARPA). Ma gli alessandrini continuano a preferire l'auto per muoversi in città, e le amministrazioni pubbliche, di destra o di sinistra, continuano ad assecondare questa tendenza, senza assumersi la responsabilità di fare scelte magari impopolari nel breve periodo, ma efficaci per la salvaguardia e la tutela della salute, calpestando così uno dei più importanti diritti dei cittadini, non a caso principio tra i fondamentali della nostra Costituzione. Claudio Pasero - Presidente Ass. Amici delle Bici – Alessandria FIAB c/o Pasero - via Gandolfi,26/c 15100 Alessandria (AL)  gliamicidellebici@supereva.it www.gliamicidellebici.supereva.it

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L’INTERVISTAL

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Il dott. CASTALDO delinea il quadro generale della Provincia

I rapporti con le Istituzioni, la criminalità, l’immigrazione, l’occupazione A cura di Carlo Piccini ● Appunti Alessandrini ha intervistato il dott. Francesco Paolo CASTALDO, nuovo Prefetto di Alessandria. Quali i compiti della Prefettura ed i rapporti con le Istituzioni e delle Istituzioni locali tra di loro? Il Prefetto rappresenta, a livello periferico, lo Stato nella sua interezza. Anche per questo è incardinato negli Uffici del Ministero dell’Interno, da cui dipende funzionalmente. Egli, oltre ad avere la responsabilità generale dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica in ambito provinciale, coordina tutte le Pubbliche amministrazioni locali, anche con l’ausilio dello strumento della Conferenza provinciale permanente, e svolge funzione di raccordo costante con gli Enti locali. Nei confronti di questi ultimi, esercita le competenze nelle materie di cui al Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli E nti Locali ed il controllo sugli organi. Infatti, quando ne ricorrono i presupposti avvia le procedure per lo scioglimento dei Consigli comunali e provinciali e provvede alla nomina del Commissario in attesa del provvedimento del Capo dello Stato. Lei ha svolto il ruolo di Vice Prefetto Vicario ad Alessandria e operato in altre città. Quali criticità peculiari e quali elementi positivi ha riscontrato ad Alessandria, rispetto ad altre realtà? La criticità di una realtà locale è legata a tanti fattori. La storia, il substrato culturale, l’esistenza di antiche forme delinquenziali, la presenza di preoccupanti sacche di disoccupazione, sono aspetti che caratterizzano alcune zone del nostro Paese che meritano una più puntuale attenzione da parte di chi governa il territorio. Alessandria, con tutti i suoi pregi e difetti, è una provincia dove è possibile operare con una tranquillità istituzionale che, certamente, altrove non è consentita, in un contesto dove la qualità della vita è

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Il Prefetto dott. CASTALDO ancora elevata e dove gli imprenditori, nonostante le difficoltà che attraversa la Nazione, tendono a rimanere ancorati al proprio territorio per rilanciare nuovi processi economici. Un suo parere sui livelli di sicurezza in città. Quali gli aspetti più problematici (immigrazione illegale, rischio idraulico, criminalità organizzata, rischio occupazione…)? Si è avuto modo di evidenziare che in provincia di Alessandria, compreso il Capoluogo, non si riscontrano grossi allarmi sociali. Qui non risultano presenti organizzazioni criminali di spicco. La microcriminalità rimane ancora la pratica delinquenziale più diffusa. La maggior parte dei reati sono quelli contro il patrimonio, con una particolare tendenza alle truffe nei confronti degli anziani. L’attenzione di chi è preposto alla salvaguardia dell’ordine e della sicurezza pubblica, perciò, deve essere ancora maggiore per evitare che in un territorio di grande interesse logistico vi possano essere forme di aggressione da parte della criminalità organizzata, nazionale e straniera. I comitati per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, che si tengono direttamente nei Comuni c.d. “Capizona”, con l’intervento di tutti i Sindaci dei rispettivi comprensori hanno lo scopo di raccogliere “in loco” spunti ed elementi per rendere sempre più efficace l’attività della prevenzione.

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Per quando riguarda la presenza degli stranieri va detto che essa, quando è legale, è importante e contribuisce a sostenere l’economia locale. Purtroppo bisogna fare i conti con quegli immigrati irregolari che nel reato trovano le propria fonte di sostentamento e, in particolare, con alcune etnie comunitarie provenienti dall’Est Europa, o Nord-africane. La sinergia tra Forze dell’Ordine e Polizia municipale stanno, però, dando buoni risultati, tant’è che le ultime statistiche pubblicate dal “Sole 24 ore” vedono la provincia di Alessandria in posizioni migliori rispetto agli anni passati. Per quanto riguarda l’occupazione lo sforzo che la Prefettura sta compiendo insieme all’ Amministrazione Provinciale è quello di mantenere sempre attivi tavoli di concertazione, capaci di aiutare, laddove, ovviamente, vi siano i margini per un’azione positiva, la ripresa di trattative aziendali per il rilancio di imprese in difficoltà. Finora i risultati sono da considerarsi soddisfacenti anche per la responsabile ed indispensabile collaborazione che le componenti sindacali sanno offrire. Nel campo della Protezione Civile si è scelto di mettere a fattor comune esperienze e professionalità per tentare di risolvere, definitivamente, quei problemi che hanno visto le zone dell’alessandrino e del casalese coinvolte dalle emergenze del 1994 e 2000.

ABiografiaA Francesco Paolo Castaldo, nasce a Vietri sul Mare (SA) il 6 giugno 1953. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Napoli, è al Ministero dell’Interno dal 1979, dove ha operato, tra l’altro, presso la Direzione Generale di Protezione Civile e le Prefetture di Prato, Palermo ed Alessandria (qui come Vice Prefetto Vicario, tra il 2000 e il 2003). Nominato Prefetto nel marzo 2006, dal 6 agosto 2007 è Prefetto della Provincia di Alessandria

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CONCILIO ABROGATO?

L’economocrazia

(Editoriale - continua da pagina 1)

La prima attiene il motu proprio Summorum pontificum, circa la ripresa dell’uso della lingua latina nelle celebrazioni eucaristiche. Non ho titolo, né pretesa di entrare nel merito di un documento breve, ma molto articolato e sicuramente non accessibile alle mie competenze. Eppure la sensazione e la sensibilità che lo interpretano, nella generalità del popolo di Dio e dunque della Chiesa suggeriscono l’impressione di una tappa di restaurazione. Non c’entra tanto la lingua usata in sé, quanto il fatto che si offusca il senso di un’idea di Chiesa in cui il popolo si sente parte della celebrazione e che non si sente più tale se si percorre la strada di una restaurazione della vecchia, sia pur gloriosa, liturgia. Si ha un bel dire che la ripresa del latino sarà riservata a chi lo richiede, ma l’atmosfera di restaurazione permane, in virtù di una scelta che attraverso la celebrazione ripropone un’ idea di Chiesa posta in discussione dal Concilio. In ultima istanza. la celebrazione deve assicurare la presenza attiva del popolo di Dio nel suo complesso o la “soddisfazione”, magari culturalmente dignitosa di una parte di esso? La seconda attiene il ruolo del fedele laico in conseguenza del suo battesimo. Il Concilio insiste sulla dignità responsabile ed autonoma del laico, grazie ai sacramenti ricevuti e non per mandato della gerarchia (il mandato potrà riguardare indicazioni di principio e aspetti organizzativi dell’associazionismo ecclesiale), nelle scelte che attengono la costruzione della città dell’uomo. Afferma che per la sua “indole secolare” tocca al laico “ordinare le realtà temporali” al disegno di Dio. Specifica infine che lo stesso fedele laico non può chiedere ai suoi pastori, quando si tratti dei concreti problemi della società e della politica, se non un orientamento di principio, mentre rimane sua la responsabilità delle singole scelte e

(continua da pagina 1)

dei metodi per la realizzazione del principio stesso. Gli eventi o gli interventi degli ultimi mesi e degli ultimi anni, hanno sicuramente reso problematica questa complessa ed interessante norma conciliare. Ciò è tanto più vero per una cultura ed una presenza politica come quella che si richiama alla tradizione del cattolicesimo democratico. Il dubbio, molto semplice, si esprime con due interrogativi diretti: su questo punto si ritiene superato (abrogato) il Concilio? E ancora: si vuole colpire la tradizione cattolico/democratica? La terza mi occuperà poche righe. Da qualche tempo si trascina una polemica circa alcune esenzioni fiscali concesse alla Chiesa. Dal punto di vista normativo credo si tratti di esenzioni del tutto legittime e gli organi di informazione ed ufficiali della stessa Chiesa lo hanno chiarito con encomiabile lucidità. Pongo il problema su di un piano diverso. Leggo nella Gaudium et Spes (Costituzione pastorale del Concilio) al n. 76: La Chiesa “…rinuncia all’esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso potesse far dubitare della sincerità della sua testimonianza”. Forse che anche questa disposizione conciliare sta creando problemi? Anche su questo si percorre la strada di un’abrogazione?

caratterizzati da un alto e ficcante potere di intervenire nella vita sociale ed economica della collettività. Di qui il mantenimento della legislazione emanata nel ventennio precedente che fosse però ispirata ad un certo equilibrio nelle remunerazioni dei dipendenti dello Stato o ad un certo intervento statale nella economia. Di qui l'operatività del solidarismo cristiano in sintesi (non sempre apprezzabile) con il pensiero socialista. Di qui l'adesione alle concezioni keynesiane dirette a favorire la domanda e dunque lo sviluppo dei salari e a connotare le imposte dirette con aliquote il più possibile progressive..... In questi due decenni invece, grazie anche al tradimento economicistico dei principi che avevano ispirato la costruzione europea nella visione di De Gasperi, Adenauer e Schuman, la politica sembra aver rinunciato alla sua funzione direttiva .... Oramai i protagonisti della politica italiana (ma non solo, se questo ci può consolare) sono, da un lato, gli economisti o, peggio, i finanzieri, gli affaristi, gli speculatori.... e, dall'altro, per quanto può fare, la Magistratura, sola a rappresentare lo Stato. Ma il compito della politica, come ci insegnano Hegel e, prima di lui, il pensiero politico liberale, non può essere delegato all'Ordine giudiziario.

P.S. Il 31 dicembre ho partecipato sia alla marcia, sia alla preghiera in Cattedrale per la pace. Lo svolgimento degli eventi, posti in orari diversi, ha permesso, grazie al buon senso di tutti gli organizzatori, la doppia partecipazione. Resta il rammarico delle polemiche che hanno appannato lo spirito della marcia, organizzata negli scorsi anni, per iniziativa della Chiesa alessandrina, ma in solidarietà ed in accordo con tutte le associazioni interessate. La pace è valore universale e l’iniziativa in comune resta espressione di tale universalità.

APPUNTI ALESSANDRINI Ap ● per un dibattito politico ANNO 2 N.1 Gennaio 2008 Coordinatore: Agostino Pietrasanta Staff: Marco Ciani ● Walter Fiocchi Dario Fornaro ● Roberto Massaro Carlo Piccini Per ricevere questa Newsletter manda una mail all’indirizzo

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