Issuu on Google+

Supplemento mensile di Appunti Alessandrini

Pubblicazione non destinata alla vendita a circolazione interna mediante diffusione on-line

ANNO 3 N.2 MARZO 2011 ●

www.issuu.com/appuntialessandrini ●  appunti.alessandrini@gmail.com

EDITORIALE

Le assemblee dell'Azione Cattolica U N L A I CA T O PE R L A T E S TI M O N I A N Z A Agostino Pietrasanta ● Sono in corso, e si concluderanno nei prossimi mesi, le Assemblee parrocchiali, diocesane e nazionale dell’Azione cattolica italiana, anche per il rinnovo, a scadenza triennale, delle rispettive presidenze e relativi organi direttivi; il tutto col metodo democratico delle elezioni, cui sono chiamati gli iscritti all’Associazione. L’occasione mi offre l’opportunità di un breve commento alla vita ed all’esperienza di un’aggregazione ecclesiale non solo straordinaria, ma anche interessante dal punto di vista dei ragionamenti che la nostra pubblicazione va proponendo. Appunti alessandrini infatti non ha mai fatto sconti alla propria linea ed alla propria impostazione. Aperti a tutti gli interventi, riteniamo, in ogni caso ( e lo abbiamo esplicitato da subito e nel primo numero) che l’ispirazione che ci anima si radica in una tradizione che è quella del “cattolicesimo democratico”; se tale ispirazione oggi non riesce più ad esprimere un soggetto politico organico, tuttavia i principi di responsabilità civile del laicato, coniugati con l’attenzione al pensiero politico di una parte cospicua dei cattolici ci sembra offrire ancora alcune linee di riflessione inalterate. Per questo l’Azione cattolica, con la sua presenza e la sua attività, ci offre un esempio ed una pista di ragionamento. Intanto l’esempio. L’associazione non ha mai derogato dalla sua professione e dalla sua condotta di servizio. In frangenti di passaggio, anche confuso, della presenza del laicato (continua a pag.2)

Daniele Borioli ● L’intervento di Walter Fiocchi sulle rivolte in atto nel mondo arabo, pubblicato nelle scorse settimane, individua molto bene la chiave di lettura etnocentrica con la quale di solito siamo indotti a osservare quelle realtà: secondo l’incolmabile fossato di alterità che separa “noi” da “loro”. Si spiega forse così, almeno in parte, l’imbarazzante ritardo con cui la comunità internazionale è arrivata ad assumere una posizione netta, ad esempio, per quanto riguarda la Libia, legittimando gli insorti come unico interlocutore e mettendo al bando Gheddafi, massacratore del suo stesso popolo. A tale proposito, in prossimità del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, carità di patria vuole che non ci si soffermi troppo sulla figura barbina che il governo italiano ha causato alla nostra nazione con i baciamano e i carnevaleschi peana riservati al raìs solo pochi mesi fa. Più importante è ragionare su come lo stereotipo molto diffuso, secondo il quale dietro ogni arabo si nasconde un potenziale fondamentalista islamico, o magari un terrorista, abbia dispiegato anche in questa occasione i suoi effetti. Lasciandoci appesi al dubbio che sia, in definitiva, preferibile per “noi” la sopravvivenza sull’altra sponda del Mediterraneo di regimi, ma in grado di garantire stabilità, la “nostra” ovviamente, e i lauti affari con cui quella stabilità è condita. Un paradigma di “realpolitik” che certo non nasce oggi e che, di volta in volta, ci ha reso amici e complici di tiranni tanto spietati verso la propria in volta, ci ha reso amici e complici di tiranni tanto spietati verso la propria gente quanto benevoli nel’aprire le porte al nostro business.

Con una continuità lunga, rotta solo in rare e, di solito, nefande occasioni. Allorché, come ad esempio in Iraq, ragioni legate al ridisegno della mappa dei poteri finanziari e militari che reggono il globo, hanno mosso verso un repentino mutamento di schema. Trasformandoci in esportatori armati di una “democrazia”, ridotta a pretesto per riprendere il controllo geopolitico di intere regioni e delle risorse strategiche in esse presenti. Ma oltre a questi aspetti cruciali, che riguardano però le élites di governo succedutesi nel corso del tempo, c’è un altro livello su cui mi voglio soffermare, annidato profondamente nella “nostra” cultura occidentale. E’ l’incapacità di riconoscere all’altro, a quel “loro” oggi insediato nei giovani di Bengasi e Tripoli, Tunisi, Il Cairo o Teheran, la capacità e la possibilità di una vera autodeterminazione, incoraggiando e sostenendo con una mobilitazione calda e solidale i germi positivi della ribellione, perché essa possa sviluppare da sé gli anticorpi verso il rischio di derive fondamentaliste. Che pure ci sono. Anche la resistenza contro i nazifascisti tra il 1943 e il 1945, in fondo, conteneva quei rischi, di derive ideologiche fondamentaliste, seppure non connotate sul piano religioso. Il movimento spontaneo che portò migliaia e migliaia di giovani alla ribellione contro il regime fascista, muoveva dall’insofferenza diffusa delle nuove generazioni di allora verso la guerra. Ma nessuno, in partenza, di quel movimento conosceva esattamente l’approdo. Qual è allora la ragione di questo eccesso di prudenza, di questa sostanziale diffidenza che informa in queste settimane la nostra attenzione verso (continua a pag.2)


UN LAICATO...

(continua da pagina 1)

quanto succede tra Nord Africa e Medio Oriente, così vistosamente lontana dall’ondata di entusiasmo che accompagno nell’Ottantanove e dintorni le rivoluzioni democratiche dei Paesi dell’ex blocco sovietico? Per quanto riguarda le destre che governano l’Italia, la risposta è più semplice: e si ritrova nella fruttuosa propaganda, tesa ad alimentare le paure e a speculare su di esse, che ha fondato in questi anni i successi elettorali del leghismo. Il problema, però, riguarda tutti. Nel corso di questi ultimi decenni, in realtà, la malapianta dell’indifferenza e della diffidenza è cresciuta nel corpo della nostra società: è scesa in profondità nella nostra coscienza; è diventata cultura diffusa, legittimata dall’usa disinvolto della lingua, delle parole e dei loro significati. Che hanno definito moltitudini intere con le categorie di volta in volta più utili a giustificare i “nostri” interessi. Così i popoli del mondo arabo sono stati a seconda dei casi: “immaturi” per la democrazia e si è ritenuto preferibile volgere dall’altra parte la testa e non vedere i soprusi, le violenze, il terrore messi in atto contro di loro dai nostri buoni compagni d’affari. Oppure a tal punto bisognosi di riscatto da meritarsi sulla testa guerre e bombe preventive, che in nome di una democrazia mai arrivata hanno annientato città, uomini, donne, vecchi, bambini. Ed ecco che ora, nel momento in cui un anelito di libertà muove quei popoli a cercare di prendere in mano il proprio destino, facciamo fatica a pensare quel destino come “nostro”. Eppure l’Occidente e incoraggiò le rivoluzioni dell’Ottantanove, esplose oltre la cortina del demone comunista. Ma allora era pur sempre la “nostra”

(Editoriale - continua da pagina 1)

Europa a scandire i tempi e i motivi della storia. Ora non è più così: i fenomeni economici delle “nuove tigri” ci dicono che non lo sarà mai più. E le masse di “straccioni”, che si ribellano alle porte di casa nostra, alimentano nuove inquietudini. Agli agguati che ci vengono tesi sui mercati globali, si aggiunge poderosa la minaccia di una nuova “invasione”, che ci renderà sempre meno “padroni a casa nostra”. Questo grumo solido di paure, non si contrasta suonando in tono minore la stessa musica delle destre. Io credo possa trovare antidoto solo in un difficile, ma necessario, rovesciamento del paradigma che separa “noi” da “loro”. Immaginando di ricomporre, invece, nel contesto di un processo ovviamente lungo e complicato, il mosaico di un “noi” più vasto, capace di legare insieme i popoli che si affacciano sul “mare nostrum”, concepito dall’Europa, certamente dal Sud-Europa e dall’ Italia, come uno spazio geo-politico e culturale comune. Nel cui ambito costruire nuovi scenari di relazioni e coltivando l’ambizione di costruire in tale contesto gli elementi di una nuova identità. Il Mediterraneo, tutto il Mediterraneo come culla di una nuova civiltà. Un’utopia, forse. Che contiene, però, anche un fondo di sano pragmatismo sul quale inviterei a riflettere. In un bell’articolo pubblicato su Repubblica, Gad Lerner ricordava come nel corso della sua storia millenaria, i momenti di massimo splendore della nostra penisola, coincidano con le epoche contraddistinte da un elevatissimo grado di apertura verso il mondo, e in particolare verso il mondo a noi più prossimo geograficamente. Se la storia è maestra di vita, qualche lezione dovremmo pur cercare di trarla.

organizzato, ha sempre espresso con evidenza e chiarezza la sua scelta di servizio. Ha sempre dimostrato nel concreto di essere al servizio della Comunità ecclesiale e della sua pastorale complessiva. Anche quando è stata misconosciuta non ha mai perso di vista la strada del servizio alla Chiesa ed al contesto sociale di riferimento. Un esempio di servizio di stampo etico sicuramente, ma anche prepolitico. Servire e non farsi servire. La pista di ragionamento. Con la “scelta religiosa”, l’ associazione ha contribuito, per quanto sia stato possibile, a non coinvolgere la Chiesa nelle scelte di parte. Scelta religiosa non significa, come talora è stato equivocato, riduzione al privato, ma attento discernimento dei segni di possibile crescita, presenti nel mondo. Significa rispetto delle posizioni dialettiche inevitabili della storia e proposta per il superamento dei dissidi in funzione del dialogo. Se ci sono stati fallimenti ciò è anche imputabile a quella parte delle responsabilità ecclesiali che hanno preferito iniziative di conquista anziché offerte di servizio. Credo che tanto basti per una tappa di ringraziamento da parte nostra, in un passaggio rilevante, come l’attuale, dell’associazione.

CAMBIO DI E-MAIL Da questo numero la mail di Ap è appunti.alessandrini@gmail.com

Ap ● Supplemento ANNO 3 N.2 Marzo 2011

www.youtube.com/watch?v=Zs1xZQT0Cfw

Coordinatore: Agostino Pietrasanta Staff: Marco Ciani ● Walter Fiocchi Dario Fornaro ● Roberto Massaro Carlo Piccini Per ricevere questa Newsletter manda una mail all’indirizzo

appunti.alessandrini@gmail.com con il seguente oggetto: ISCRIZIONE

Per non ricevere questa Newsletter manda una mail all’indirizzo

appunti.alessandrini@gmail.com con il seguente oggetto: RIMOZIONE

IL DILEMMA NUCLEARE Fai un clic sull’immagine sopra!

Questa Newsletter non é una testata giornalistica, pertanto non deve essere considerato un prodotto editoriale soggetto alla disciplina della legge n. 62 del 7.3.2001

Ap ● Supplemento

2


AP SUPPLEMENTO N.2-11