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Pubblicazione non destinata alla vendita a circolazione interna mediante diffusione on-line

ANNO 1 N. 3 MARZO 2009 ● Supplemento mensile di Appunti Alessandrini ●  appunti.alessandrini@alice.it

EDITORIALE

Dei Sindaci e della tentazione di lasciare “il segno”

Sul gruppo consiliare PD SE CI SEI BATTI UN COLPO

Il caso di Acqui Terme con la Fontana delle Ninfe

Agostino Pietrasanta ●

Dario Fornaro ●

Qualche tempo fa, sulle colonne di un sito da cui ci distinguiamo, ma che consideriamo amico e col quale ci onoriamo di collaborare, mi sono permesso di rilevare l’afasia dell’opposizione nei confronti dell’amministrazione comunale. Lo rilevavo sia per il gruppo consiliare, sia per il maggiore partito di cui il gruppo esprime rappresentanza. Da qualche settimana, il Circolo di Alessandria del Partito democratico (PD), conduce una serrata campagna di informazione e di dibattito su comportamenti specifici della maggioranza consiliare e della sua giunta: comportamenti considerati discutibili anche dal punto di vista della correttezza amministrativa. Primo: riteniamo positivo che un partito di opposizione svolga un ruolo di sensibilizzazione su questi problemi. Secondo: riconosciamo che nei suoi confronti la nostra precedente critica necessiterebbe di qualche rettifica. Ho usato il condizionale solo perché ritengo meritino urgenza, più che le rettifiche, alcune osservazioni ulteriori. (continua a pag.2)

Delle varie specie di sindaci che il sistema maggioritario all’italiana ci ha regalato – carichi di potere e scarichi di controlli – alcune risultano apprezzate, per buon governo, al di là della colorazione politica, altre trascorrono senza infamia e senza lode, altre ancora presentano tratti di “pericolosità”. Tra queste ultime, escludendo gli affaristi che collochiamo fuori classifica, si segnala la pattuglia di quanti, dal primo giorno di fascia tricolore, bramano lasciare ai posteri, o quantomeno alla prossima platea elettorale, traccia visibile e monumentale del loro augusto passaggio, delle loro mirabili intuizioni estetiche. Che amano imprimere una duratura zampata nel tessuto urbano della città. Dubitosi che una buona amministrazione della cosa pubblica sia di per sé pagante nel futuro riscontro delle urne, si danno a cambiare i connotati della città impegnando la propria esuberanza immaginifica, e le casse comunali, in operazioni di restyling più o meno avventurose, purché clamorose. Lo spunto ci viene da qui vicino, da Acqui Terme, dove pure, ad onor del vero, una vasta, pluriennale operazione di risanamento e valorizzazione del centro storico più degradato, ha dato esiti

complessivamente interessanti, a parte il teatro all’aperto, in Pisterna, che rientra a buon titolo nella filosofia della zampata. L’attuale Giunta avrebbe deciso – notizia di questi giorni - di rimuovere la “Fontana delle Ninfe” dalla piazza centrale della città, ovviando a palesi problemi di decadimento del manufatto artistico, di gestione idraulica e, forse prima di tutto, all’incongruenza estetica del complesso cementizio incastrato nell’elegante piazza d’antan. Bene: trattandosi della zampata – non l’unica peraltro - del precedente sindaco, quest’ultimo, in fase di rivalsa elettorale, ha proclamato che, lui ritornato in sella (e parendogli la cosa probabile), provvederà immantinente a rifare e rimettere la fontana, rimossa, al posto suo iniziale. La contesa – vedremo gli sviluppi – è per un verso godibile (rimanda ad una sorta di Secchia rapita intersindacale) e, per altri, segnaletica di atteggiamenti interventisti piuttosto diffusi e improntati ad una (inconscia, speriamo) concezione proprietaria, di certi sindaci, nei confronti della città. Tipo: Dio (o il Cavaliere) me l‘ha data, tramite frastornati elettori, e io ne faccio legittimamente, secondo i miei gusti, il cortile di casa. E se mi piacciono i nanetti di gesso colorato, i nanetti siano. Gli esempi, sempre in terre bagnate dalla Bormida, non mancano.


SE CI SEI BATTI UN COLPO (Editoriale - continua da pagina 1)

Intanto uno stupore. Come è possibile che, a fronte di successivi interventi della succitata segreteria, non sembri ancora avviata (fatta salva la mia ignoranza) una linea di trasmissione tra la stessa ed il gruppo consiliare? Per che motivo il gruppo sembra in perenne attesa? Certo (sempre che la mia impressione corrisponda alla realtà) si possono proporre molte ragioni; io però vorrei accennare al fondo della questione e cioè allo scollamento, in atto da molti anni, tra i partiti e la loro rappresentanza istituzionale, anche perché i partiti stessi, troppe volte incartati nei loro conflitti di sola gestione dei rapporti di forza, non riescono a confrontare con la base le pur giuste intuizioni delle loro segreterie, sempre contestate, anche quando se ne dovrebbero riconoscere le legittimità, perché scelte col criterio delle “primarie”. Non sarà il solo criterio valido, né, di necessità, il migliore, ma certo adeguato a stabilire la legittimità delle scelte. Questo scollamento è nei fatti e solo una ripresa del dibattito politico vero, sui problemi reali dell’amministrazione, potrebbe colmarlo. Certo, il ruolo istituzionale deve essere distinto ed autonomo da quello dei partiti; appunto,

autonomo, non in rapporto di indifferenza. Bisognerebbe aver chiara la distinzione fra i due termini: autonomia ed indifferenza; qualche mio amico che si offende prontamente quando richiamo la necessità di un minimo di cultura (cultura!) politica e di sensibilità culturale, provi a pensarci. C’è una seconda e più grave questione. Si dice che in fondo le scelte della giunta non sono mai incappate nelle secche dell’illegalità; ci mancherebbe! Con tutta sincerità non ne avevo mai dubitato. Anzi dirò di più: nello specifico riterrei sproporzionata ed assolutamente fuori luogo un’osservazione del Manzoni che afferma, più o meno, che senza andare contro il galateo si può persino squartare il prossimo, basta che tra le regole si contempli di poterlo fare. Ora, senza riferimenti dotti, la legalità, indispensabile, non è tuttavia sufficiente; se dovessimo sostenere che basta la legalità per fondare la legittimità morale, cominceremmo col transigere sulle scelte di comodo ed interesse individuale, per arrivare a fondare il diritto dell’uomo e della sua dignità sulla sola norma positiva, il che ha costituito uno dei pilastri del totalitarismo delle istituzioni o, se volete del totalitarismo di Stato.

Gaza non vale una messa

Ap ● Supplemento ANNO 1 N.3 Marzo 2009 Coordinatore: Agostino Pietrasanta

Una straordinaria testimonianza in presa diretta di don Walter Fiocchi sulla situazione israelo-palestinese raccontata nel video di Ap (qui sulla destra) Maggiori informazioni sul Blog di don Walter: observator-dwf.blogspot.com

Non si creda che sto esagerando perché le degenerazioni sono sempre dietro l’angolo; al massimo si può sperare (di certe speranze si può anche morire) in una classe dirigente che non ha né la capacità, né la forza di iniziativa per arrivare a certi esiti di degenerazione: anche i grandi mali potrebbero aver bisogno di grandi uomini. E tuttavia mi riuscirebbe amaro se le presenze (meglio: le tradizioni culturali) da cui nasce il PD e soprattutto la tradizione del popolarismo che si richiama, o dice di richiamarsi, al cattolicesimo democratico, non avesse presente la china pericolosa di questa premessa: l’identificazione della norma positiva con il diritto umano e la fondazione di tale diritto nella scelta esclusiva delle istituzioni. Si potrà pensare che stiamo scomodando i massimi sistemi, per comportamenti da piccolo cabotaggio: sarà! Eppure non riesco a non pensare che da una piccola scintilla potrebbe derivare un incendio distruttivo, almeno della democrazia. Per questo, se c’è ancora qualche amico che ritiene di prendere in considerazione le ragioni proposte, gli direi, magari ripetendomi: se ci sei, batti un colpo!

Staff: Marco Ciani ● Walter Fiocchi Dario Fornaro ● Roberto Massaro Carlo Piccini Per ricevere questa Newsletter manda una mail all’indirizzo

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Ap ● Supplemento

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AP SUPPLEMENTO N.3-09