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ZUNGOLI

11 Ottobre 2009

ILQUARTIERE FORUM DEI GIOVANI ZUNGOLI “Turpe est in patria vivere et patriam non cognoscere” Plinio

AFGHANISTAN GUERRA POST-MODERNA Eroe, patria, missione di pace sono le parole che in questi giorni sentiamo continuamente riecheggiare in TV dopo la morte dei sei parà a Kabul. Ma mi domando perché io non abbia mai sentito in Tv la parola guerra, forse è una verità troppo scomoda da raccontare, è molto più facile far commuovere gli italiani dando risalto alla sofferenza di chi ha perso mariti, padri,figli o amici. Basta usare la scusante della missione di pace; “Peace enforcing” è questo il termine giusto per indicare la missione dei nostri in Afghanistan ovvero “Imposizione della pace”. Sono diverse le testimonianze, che sicuramente non potrete ascoltare ai telegiornali, che confermano tale verità: Andrea Nativi (analista militare, direttore della Rivista Italiana Difesa): “È sempre stata una guerra, basta leggersi il mandato dell’ISAF. Solamente in Italia si continua con questa finzione politica iniziata con i precedenti governi e proseguita con questo, secondo la quale noi siamo a svolgere una missione di pace. Il gen. Bertolini, il nostro numero uno in Afghanistan ha detto correttamente che si tratta di una missione di “Peace Enforcing” e cioé “imposizione della pace”, che è uno dei modi carini per chiamare la guerra”. Generale Arpino: “Siamo in GUERRA. Smettiamola con la retorica”. Gino Strada (Emergency): “In Afghanistan è vera guerra. Dobbiamo ritirarci subito.” Guerra dunque, ma non una guerra normale, potremmo definirla post-moderna. La modernità è quel periodo che va da dalla fine del rinascimento all’inizio degli anni ’70 fondato e basato sulle identità: bianco-nero, uomo-donna, ariano-ebreo. Le guerre avvenute in età moderna sono state combattute tra stati sovrani. Possiamo definire allora la guerra in Afghanistan come una guerra tra due stati sovrani? No, non è così. Quella che si sta combattendo in Afghanistan è diversa è post-moderna; molto più simile ad un’operazione di polizia che ad una vera e propria guerra. Non si combatte infatti contro il popolo afghano ma contro una violazione dell’etica internazionale che ha avuto luogo in quelle terre. La polizia internazionale statunitense opera quindi in nome del bene. Adesso mi sembra quindi lecita una domanda: chi può arrogarsi il diritto di stabilire cosa sia bene e cosa sia male? Nella situazione politica attuale sembra che siano gli U.S.A. ad essersi preso questo diritto. Ma perché è proprio questo Paese a godere di tale privilegio che li pone in una posizione di dominio sul mondo intero? Non è possibile che sia merito della loro capacità produttiva, al contrario detengono il potere in quanto hanno la capacità di distruggere il mondo. Infatti nell’età postmoderna è la bomba, prima ancora del denaro, a determinare le gerarchie di comando. Gli U.S.A. sono quindi una forza distruttrice e non produttrice, negativa anziché positiva. In definitiva è la paura, la negatività, il male a dominare il mondo. Si tratta di capire come cambiare questa situazione, di far sì che la produzione trionfi sulla distruzione, la positività sulla negatività. Ma questa è un ‘altra storia. Raffa Lucia


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11 Ottobre 2009

L'IMPORTANZA DELLA STORIA Da sempre l'uomo trae esperienze dal passato per comprendere meglio il futuro. La storia può darci la capacità di cogliere segni e somiglianze con eventi già accaduti. Lavorare sulla memoria significa estendere i confini e costruire sulla storia le basi per il futuro. Alcuni filosofi considerano noi giovani come un gregge che non sa cosa sia ieri e nemmeno cosa sia oggi! Nietche, ad esempio, arriva ad invidiare l'animale che vive solo nel presente, mentre l'uomo, al contrario, non riesce a dimenticare il passato. Nietche considera l'oblio necessario alla vita: per poter vivere nel presente bisogna poter dimenticare il passato che altrimenti ci paralizzerebbe. Questo non significa che la storia fondata sulla memoria del passato sia sempre pericolosa, l 'importante è ricordare nel momento giusto e nella misura adeguata. " La maggior parte dei giovani è cresciuta in una sorte di presente permanente nel quale manca ogni rapporto organico con il passato storico del tempo in cui vivono." Il lavoro degli storici, dunque, in questo contesto, è molto difficile: non devono essere solo cronisti o compilatori di memorie, ma devono riuscire a far capire che cercare nel passato la spiegazione e le radici, le cause remote o vicine dell'evoluzione e degli eventi di oggi è l'unico strumento che abbiamo per tentare di orientarci e di comprendere quello che ci circonda. Solo così, non facendo camminare la memoria nel sonno perpetuo saremo come "nani che camminano sulle spalle dei giganti". I giganti sono le nostre storie passate, i nani siamo noi che con la vista assai debole possiamo con il loro aiuto andare al di là della memoria e dell'oblio. Non possiamo tagliare i ponti con una storia forse un po troppo rifiutata. Nulla si può ricostruire partendo da una tabula rasa o illudendoci che la storia possa fare dei salti dimenticando che essa, invece, procede con una continuità che nessuno può ignorare. La memoria è il ricordo del passato e ci aiuta a capire quello che è accaduto per non sbagliare nel futuro... Caruso Francesca

LA POLISPORTIVA ZUNGOLESE Dopo il turbolento campionato dello scorso anno, erano molte le voci che sostenevano che la zungolese non sarebbe riuscita a riconfermare la vecchia rosa ma la dirigenza è riuscita a smentirle. Molti cambiamenti sono stati attuati a partire dalla guida della squadra infatti è uscito di scena dopo tre anni il mister Filomena, il quale grazie ad una grande lavoro di squadra e ad una notevole competenza ha condotto la zungolese alla vittoria del campionato di terza categoria durante la stagione 2007/2008, guadagnandosi una carica da vicepresidente. La sua panchina è stata occupata dall’ex allenatore del S. Angelo dei lombardi Antonio Picari, il quale con la collaborazione del nuovo direttivo ha rinnovato la rosa rendendola più competitiva grazie all’arrivo di nuovi giocatori come : il difensore Antonio Penacchio che nella scorsa stagione ha giocato in promozione nell’ Ariano valle ufita, Gianluca Vitillo ex ala destra dell’Ariano nord-est e Giuseppe Candelino tornato a giocare nel proprio paese dopo diversi anni di esperienza come centrocampista nella Flumerese e succesivamente nell’ U.S. Acli Savignano; inoltre sono stati riconfermati giocatori della portata di Michele Ciccone che ha realizzato 16 reti nella scorsa stagione e Antonio Rinaldi. Da sottolineare il reintegro in squadra,dopo un anno sabatico, di Antonio Nisco e Raffaele Pagliarulo. Concludiamo con il neo acquisto, centro panchina, di Vincenzo Raffa (salatino) e la conferma del “portaborracce” Mario Zevola (borraccione). Non ci resta che augurare da parte di tutto il forum una buona stagione calcistica. Zevola Mario e Annicchiarico P. Fausto


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11 Ottobre 2009

INDIGNAZIONE Povera Italia, non sono più i tempi di una volta, si stava meglio quando si stava peggio. Ormai se si passa davanti a un bar, tra la gente in una piazza, se si ascolta una discussione sono queste le frasi che da un po’ si sentono. Eccessive si, frasi di poco senso sicuramente, ma è questo che, soprattutto le vecchie generazioni pensano. A detta loro e a volte anche a detta di tutti la nostra società starebbe attraversando una fase di involuzione che difficilmente finirà di qui a poco. C’è chi dà la colpa alla perdita di valori, chi invece a un materialismo arrivato ormai a livelli mai visti prima, altri pensano sia colpa del nichilismo dilagante soprattutto tra i più giovani. Ma è davvero tutto qui? Si può davvero ridurre tutto a questo? Io personalmente da un po’ di tempo credo sempre più che il fenomeno più grave del nostro tempo sia un altro, ben più grave e di più difficile risoluzione. E’ un male invisibile della società, un verme che è ormai entrato nella mente di tutti, un cancro silenzioso che si nutre di un’assuefazione al male che sa di spaventoso. La vera rovina dell’Italia di oggi è la totale incapacità della gente di indignarsi. Nessuno si indigna più se il presidente del consiglio in una trasmissione del servizio pubblico si lascia andare a insulti di basso livello verso una donna deputato al parlamento. Nessuno si indigna se lo stesso presidente delegittima le più alte cariche dello stato. Nessuno si indigna se afferma in diretta che il capo dello stato, che a detta dello stesso premier è comunista come la maggior parte dei giudici della corte costituzionale, avrebbe dovuto fare pressione su questi ultimi per far passare il Lodo Alfano e che i suoi rapporti sia personali che professionali glielo avrebbero permesso facendo intendere che questo importantissimo organo garante della costituzione sarebbe influenzabile. Ma questo è niente in confronto a cose ben più gravi successe in questi giorni. Si perché nessuno si indigna nemmeno se a Messina la gente muore sotto al fango. Nessuno si indigna sapendo che queste morti, come sempre si dice quando queste tragedie accadono, potevano anzi dovevano essere evitate. Si evitate perché solo adesso si parla di responsabilità di chi firma, solo adesso si dice quello che si poteva o si doveva fare, solo adesso il dolore di quella gente viene ascoltato. Si, ormai siamo ovattati nei nostri pensieri quotidiani da non sentire più niente fino a che poi sono le urla a svegliarci da questo sonno di indifferenza. Ma quando ci sono urla è sempre troppo tardi, quando ci sono le urla qualcosa già è successo e noi dopo tre o quattro giorni di veglia apparente torniamo nel nostro torpore a non sentire più niente in attesa che qualcos’altro accada. E certo, così funziona. Poco importa se invece di parlare di come fare a evitare che queste cose accadano con piccole opere per mettere in sicurezza il territorio si continui a parlare di opere faraoniche come il ponte sullo stretto da sei miliardi di euro. Poco importa se la Protezione civile, elogiata come giusto che sia per il lavoro encomiabile che sempre svolge in questi casi, non è stata però ascoltata quando nel rapporto del 2008 denunciava il pericolo idrogeologico di queste zone. Nessuna indignazione se la dichiarazione del lutto nazionale per queste vittime è arrivata solo dopo numerose polemiche. E nessuno si indigna nemmeno se ancora non sono state attribuite le responsabilità di tutto quello che è successo a Genova durante il G8 del 2001, soprattutto in questi giorni che due tra i più importanti esponenti della polizia sono stati assolti (per non aver commesso il fatto) dall’accusa di istigazione alla falsa testimonianza per gli stessi fatti del 2001. Arrivati a questo punto voi mi direte, cosa centrano queste notizie l’una con l’altra? Beh niente. Sono solo alcune delle notizie che sono sui giornali in questi giorni. Sui giornali si, ma tra l’indifferenza generale.

Zevola Francesco


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11 Ottobre 2009

LA CACCIA AL TESORO Non è mai facile parlare del proprio paese ma soprattutto della propria gente senza cadere nel ruolo di giudice supremo, che dall’alto del proprio tempio sentenzia e critica; cercherò di essere all’altezza degli altri, osservando con la sola forza dei miei sensi, senza troppa pretesa di oggettività. Vivere in un paese come Zungoli, uno di quei paesi che le statistiche destinano alla fine, non è facile, non è semplice per i bambini, per gli adolescenti, per gli adulti e forse non lo è nemmeno per gli anziani; dato che appartengo ad una precisa fascia d’età, quella in cui le ambizioni sono alte ma altrettanto fragili, mi occuperò delle sensazioni che un qualsiasi ventenne come me prova o ha provato e perché decide da un giorno ad un altro di parlare con i propri amici decidendo di voler alzare la propria voce in coro, occupandosi di eventi, di manifestazioni, ma soprattutto di impegno sociale e politico. La parola chiave, quella che racchiude la causa di questa minuscola brezza di volontà, di attivismo giovanile di questi mesi, credo sia la noia ; a volte ho come la sensazione che la noia sia una caratteristica peculiare di Zungoli, quella che raggiunge i sensi di tutti, quella che trovi tra le rughe degli anziani, e quella che purtroppo è sulla bocca di moltissimi ragazzi e ragazze . Il forum, almeno come idea dato che ufficialmente ancora oggi scopriamo che non sono state attuate tutte le dovute procedure burocratiche, è nato in un periodo dove era davvero scontato che potesse nascere, e questo è notizia risaputa, ma questa voce diffusa non può assolutamente occultare la volontà seria di molte persone che, con i giusti sacrifici si schierano in prima linea per portare avanti un’idea di cittadinanza attiva, che non è soltanto un rimedio alla noia o peggio un’opportunità politica ma rappresenta maturità, conoscenza e perché no anche soddisfazione. L’estate appena trascorsa è stata una buona prova del nove per testare le nostre capacità, abbiamo tentato di rendere un po’ più piacevole la permanenza a Zungoli di qualche turista e allietare con giochi, sport e sano divertimento il tempo per chiunque avesse avuto voglia di stare un po’ più spensierato; c’è stata “La maratona zungolese” che vi ha permesso di allenare il fisico, “La caccia al tesoro” che vi ha fatto aguzzare un po’ l’ingegno e la curiosità, (ne approfitto per ringraziare Antonella, Fabio, Monia, Carmen perché ,senza il loro costante lavoro, di sicuro non si sarebbe organizzata ), e poi “le Fruttiadi” un buon modo per ridere, far ridere e dimostrare che basta un po’ di impegno e qualche cianfrusaglia per svagarsi . Ricordate l’atmosfera che si sentiva il giorno della caccia al tesoro? Gente di ogni età correre tra le vie affollate del paese, sudare per raggiungere il tesoro; è stato bello vedere diverse generazioni collaborare per risolvere un comune indizio, tutti in qualche modo si sono sentiti partecipi, dall’anziano incontrato tra i vicoli del paese che con entusiasmo ti narrava vecchi fatti, alla donna disposta a travestirsi per superare la prova costume. Perché la vita sociale di Zungoli non potrebbe essere un’eterna caccia al tesoro in cui partecipare significa aiutare a risolvere un comune problema, in cui la noia potesse dissiparsi come il fumo e chissà dove i giovani non siano il capro espiatorio di un’apatia tipica dei piccoli paesi. Mi rivolgo con queste poche parole a tutti quelli che si sentono giovani, a quelli che lo sono sulla carta d’identità ma soprattutto a quelli con qualche capello bianco e vi pongo delle domande o meglio degli inviti: perché vi aspettate dagli altri quello che voi stessi non avete il coraggio di fare? Perché sono sempre gli altri a dover impegnarsi e non siete voi a stare in prima linea? Dove sono quelli che dicono che i giovani sono la risorsa di ogni comunità? È difficile farci sentire coinvolti, non solo a parole? La caccia al tesoro è una buona metafora della vita politica su cui vi invito a riflettere, con la sola differenza che non è importante arrivare al tesoro perché forse il tesoro non esiste, quello che esiste è la corsa, la fatica, il sudore investito per risolvere piccoli indizi. Don Chisciotte credeva sul serio di combattere contro i giganti. Noi, sarà l’età, ma ancora ci crediamo. Raffa Mario


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