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Quaderni di

Fotografia

Dicembre 2011


foto in vetrina selezionate dallo staff


Š Adolfo Aievoli - David Sanborn


Š Roberto Vaccarino - st


Š Marco Millotti aka Elfosem - fly experience


Š Paola Congia - torsioni


Š Ambra Menichini - emotion


Š Catalina Filip aka Caterina - st


Š Antonella Catalano - leggere, scrivere e far di conto...


Š Valentina Perrone - elucubrazioni mentali


© Stefano Landi - Da “ Giselle” - Elik Melikov - Balletto di Mosca


Š Gubertini John - Passaggio


Š Susanna Bertoni - Mare d’inverno


Š Andrea Pede - Russian Winter


Š Annamaria Germani - Bepi


Š Adolfo Aievoli - Comfortably Numb


Š MaxiMarchese - She...


© Francesca Parità - il sogno di Sophia


© Ivana Triossi - l’infernale quinlan


Š Michele Masullo - Il trio in autunno


© Renato Massariol - e’ quasi vacanza !


© Giovanni Paolini - identità nascoste!


Š Monica Iorio - Lost in Thoughts and Waves


Š Natalia Palumbo - Pilgrim


Š Stefano Rapino - l’uomo della notte


Š Franco Maffei - riflessioni sulla via di casa (3 di 3)


© Wanda D’Onofrio - Babbo Natale...Felice sul La Porta


Š Rosita Delfino - giochi tra sgarze


Š Fabio Ornago - Riflessi di vita


Š Maria Rita Lamattina - Alone


Š Aldo Feroce - Ladri


Š Luciano Caturegli - st


Š Carlo Longarini - Passeggiata riflessiva


RUBRICA: SOTTO LA LENTE DI TIC & TAC

© Giovanni Paolini


G. Paolini : fotografo dell’urbana quotidianità Giovanni è autore largamente e giustamente,apprezzato ; le sue immagini definiscono un percorso personale e coerente modellando uno stile facilmente riconoscibile all’interno della nostra comunità fotografica. Il territorio in cui gpaolini si muove con particolare abilità e compiutezza di intenti è la città che egli interpreta , attraverso le sue immagini, come organismo complesso in cui i simboli, i segni , le strutture e le persone interagiscono dando luogo a quel carattere urbano giustamente e spesso sottolineato dai titoli delle sue foto. La fotografia del Giovanni è quasi sempre chiara e semplice nella lettura dell’intento espressivo perché impostata su di una struttura formale/compositiva lineare che esclude elementi ridondanti di disturbo e ininfluenti ai fini del racconto proposto; le sue composizioni, spesso di rara eleganza e raffinatezza, ci raccontano di un mondo,quotidiano e ordinario, che ha, sempre, al centro dell’interesse l’uomo e il suo sbrigativo passaggio. I colori forti e saturati, il bianco e nero contrastato e sgranato , la scelta del mosso quasi sempre presente costituiscono le scelte espressive attraverso le quali gpaolini ci racconta di un mondo duro e frenetico nel quale le persone , in crisi di identità, si muovono sullo sfondo di segni e simboli ora suadenti e ammiccanti, ora cupi e poco beneauguranti. La fotografia del nostro autore è li a dimostrare a tutti noi come per essere propositivi e interessanti non ci sia bisogno di effetti speciali o di reportages transoceanici ,ma aver chiaro un progetto e di perseguirlo con sensibilità artistica e capacità tecnica. Un buon 2012 a tutti Tic & Tac (Libero Musetti e Franco Maffei)


foto in vetrina selezionate dagli utenti

Š Stefano Sansoni - Relax yourself


© Wanda D’Onofrio - st


Š Roberto Bon - st


Š Annamaria Germani - Piccola storia Rom


Š Adolfo Aievoli - A Small Measure of Peace


Š Ivana Triossi - semipan


Š Vania Paganelli - Tributo, (modesto), a Joan Fontcuberta


Š Massimo Raldeni - night dance


Š Alberto Gianfranco Baccelli aka Bagdesign - Il libero pensiero è sacro


Š Franco Bertagna - Onirica - II -


Š Roberto Paglianti - sassi


Š Catalina Filip - st


Š Donato Bellomo - Oscure presenze


Š Francesco Pio - la perplessità del razionale


Š Marco Degl’Innocenti - Danza in movimento #2


Š Michele Masullo - L’ultimo pescatore


Vincitore contest “Nuvole”

© Ivana Triossi


Portfolio: I luoghi della memoria di Angelo Zzaven …nell’afa della mia infanzia, nel silenzio della mia solitudine, nel cuore della mia Sicilia, ero fanciullo, le lucertole ferme sulle pietre roventi, le agavi ondeggianti, io sull’albero d’eucaliptus, il mio albero, gioivo di meraviglia, là tra i rami giocavo mentre il sole mi spiava tra le foglie, non c’erano persone che mi richiamavano, non c’erano bambini con cui dividere la mia selvaggia solitudine... un’esperienza che mi porto dentro, un ricordo che mi ha condizionato, una via che mi ha indirizzato, un ostacolo che mi ha impedito, una memoria che ritrovo nei luoghi di oggi.

“La verità non può venire al mondo nuda, anzi è venuta nei simboli e nelle figure. C’è una rinascita, e c’è rinascita in figure. In verità essi dovranno rinascere in grazia della figura” (Vangelo gnostico di Filippo)


Ponendoci di fronte alle immagini di Angelo Zaven, iniziamo immediatamene a trattenere il respiro perchè esse esitano a mostrarsi, attendendo impazienti il dono del nostro sguardo. E il caso anche di questi “Luoghi della memoria”. Essi contengono tempo e mantengono verità verso l’assoluto, insieme ad una certa grazia piena di disclessica visualità.


Eppure offrono un riparo dall’ovvio e rimandano un ad continuum visivo e sonoro, richiamando quel perenne luogo vuoto dell’anima, che deve prima o poi essere ripreso nelle proprie mani, per mostrarsi alla piena vita. Queste sono scale affrontate con piccoli piedi, corrimani e spiagge e piante, quelle che, come natura imprigionata alla luce, cercano di nascondersi alla vorace dilatazione dell’occhio, intimidite dalla pienezza univoca del presente.


Paradosso dell’immagine Zaveniana, esse possono iscriversi sia al registo del documento storico e biografico, come a quello sperimentale della ricerca onirica e psichica. Egli così facendo, si “prende gioco” di sé, richiamando l’egoico mistero della memoria, che si insinua come nostos, rimandandola poi ingrandita a noi che meditiamo, certi di capire di fronte a queste fotografie. Immorali per nitidezza e crude per attinenza al luogo, il loro significato ci giunge tramite la somiglianza delle differenze, incastrandoci coerentemente in un rete uniforme di “noncolore”. Ma la verità più estrema risalta tutta intera in quell’altalena, unica giocosità davvero liberante al cielo, unico spazio del diletto di un tempo/bambino che pare imprigionato tra il ferro e i rami scarni del mondo, di un isola che non concede fughe. L’assolutezza che trasmettono è proprio nella ricerca di quell’isola interiore, in quella foto quasi sognante di una spiaggia tutta propria, egoico pensiero appunto, dove potersi sentire lontano dagli adulti per fantasticare in assoluto, per scoprire tutto di sé, nudi al sole. Ma come dice Filippo nel suo Vangelo gnostico, la verità non può venire al mondo nuda, rinasce in figure. Ecco allora perchè, queste figure aspirano a verità, perchè il senza tempo è, e il tempo non è ancora. L’uomo c’è ma ancora non (si) vede. Come piccole particelle, portano in grembo una rinascita forse sofferta, un dare luce senza nitidezza, come gli occhi di un bambino nei primi istanti di vita, che per chiusura mantengono aperti speranza e futuro, come i cancelli del cielo e i tramonti di senso. . Giulia Berardi, Gianni Mazzesi, Vania Paganelli, Lucia Pulvirenti


Hanno contribuito con le proprie foto: Adolfo Aievoli Roberto Vaccarini Marco Millotti Paola Congia Ambra Menichini Catalina Filip Antonella Catalano Valentina Perrone Stefano Landi Gubertini John Susanna Bertoni Andrea Pede Annamaria Germani Maxi Marchese Francesca Parità Ivana Triossi Michele Masullo Renato Massariol Giovanni Paolini Monica Iorio

Natalia Palumbo Stefano Rapino Franco Maffei Wanda D’Onofrio Rosita Delfino Fabio Ornago Maria Rita Lamattina Aldo Feroce Luciano Caturegli Carlo Longarini Stefano Sansoni Roberto Bon Vania Paganelli Massimo Raldeni Alberto Gianfranco Baccelli Franco Bertagna Roberto Paglianti Donato Bellomo Francesco Pio Marco deg’Innocenti Angelo Zzaven

Grazie anche a Gianni Mazzesi, Giulia Berardi, Vania Paganelli, Lucia Pulvirenti e Antonio Perrone Tutto il materiale è gentilmente fornito dal portale del

CIRCOLO FOTOGRAFICO MICROMOSSO indirizzo web: www.micromosso.com il quaderno è stampato da

TEXMAT

via Tor Vergata 93/95 00133 Roma

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