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N.16 Ottobre 2012

Mensile di Politica e Cultura dal Sud. www.lacampaniagiovane.it

L’AUTUNNO CALDO DELLA CAMPANIA Primarie, Renzi sfida Bersani Piano paesistico, centrosinistra compatto Beslan, 8 anni dopo


PIÙ OPPORTUNITÀ PER I GIOVANI PROFESSIONISTI, PIÙ FORZA ALL’ECONOMIA DELLA CAMPANIA È finalmente legge la proposta del consigliere regionale Antonio Marciano in favore dei giovani professionisti Per saperne di più: cercaci su : www.antoniomarciano.it | www.lacampaniagiovane.it |


EDITORIALE I COSTI DELLA POLITICA AL DI LA’ DELLA RETORICA

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n queste settimane la vicenda che ha coinvolto Franco Fiorito, capogruppo del PDL nel Consiglio regionale del Lazio, ha occupato le prime pagine dei giornali, dominando il dibattito politico nazionale. E, come era prevedibile, ha travolto anche altre regioni italiane, Campania in primis, soprattutto dopo l’avvio di una inchiesta sui fondi pubblici del consiglio regionale verso i gruppi e i consiglieri. Un’indagine giusta, alla quale il gruppo consiliare del Partito Democratico, dal canto suo, ha deciso di contribuire da subito rendendo pubblici i dati di bilancio. I conti del PD in Consiglio sono stati messi online. Una scelta che mi auguro possa essere condivisa anche dagli altri gruppi, in nome di quella trasparenza che dobbiamo so-

di Antonio Marciano

prattutto ai cittadini campani e ai nostri elettori. Ma il PD ha fatto di più. Prima che venisse approvato un regolamento chiaro in merito il nostro partito ha deciso di far certificare il bilancio da un’agenzia esterna, che dimostrerà come le risorse destinate al PD siano state utilizzate per sostenere le attività del gruppo. Un tema delicato sul quale il Consiglio regionale, approvando il regolamento, ha posto rimedio come non accadeva da decenni. Così come importante è stata la decisione di azzerare di fatto i lavoratori comandati presso il Consiglio, che hanno pesato sulle casse regionali per circa 6 milioni di euro all’anno. Per quel che riguarda me, dall’inizio della legislatura ho scelto di non avvalermi del loro supporto. Sarebbe stato il caso che il mio esempio fosse seguito

anche dagli altri colleghi. Ora, però, senza farsi travolgere dalla retorica e dal populismo è necessario aprire una discussione serena sui costi della politica e su come questi possano essere sostenuti in una fase delicata come questa. Come si recupera sobrietà, come doverosamente si garantisce trasparenza e regolarità nell’utilizzo anche di un solo euro pubblico. Fare politica ha un costo, che non si può pensare di azzerare tout court con un tratto di penna. Bisogna, piuttosto, attuare regole più stringenti e controlli più severi sull’uso di fondi pubblici. Altrimenti si rischia di passare da un paradosso (la politica costa troppo) all’altro (la politica non ha costi). Col rischio che col tempo si indebolisca la democrazia e si facciano strada altri e più pericolosi elementi di degenerazione.

Antonio Marciano, consigliere regionale PD

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IMMAGINI

Pubblicità vintage Fiat Immagine d’archivio


IMMAGINI

Pubblicità vintage Fiat Immagine d’archivio


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SOMMARIO

PRIMO PIANO Fiat ritira il piano fabbrica Italia

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L’autunno caldo della Campania

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INCHIESTA Primarie, Renzi sfida Bersani

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POLITICA L’America al voto

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Software libero

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Piano paesistico

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SOCIETÀ Industria solare

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CULTURA

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Beslan, 8 anni dopo

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Una vita per la fotografia

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A lezione di elezioni

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I-Phone 5S

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Horror Filmaker

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Zanardi: l’uomo di leonardo

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EVENTI Eventi Ottobre

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Registrazione n.53 effettuata il 26/07/2011 presso il Tribunale di Napoli

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PRIMO PIANO

FIAT RITIRA IL PIANO FABBRICA ITALIA TUTTI GLI SVILUPPI SULLO STABILIMENTO DI POMIGLIANO

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ala il sipario sul piano “Fabbrica Italia”. È la stessa Fiat ad azionare la manovella, lo fa attraverso una nota in risposta ad alcune indiscrezioni sul futuro degli stabilimenti italiani e sui relativi investimenti (futuro che si conoscerà solo in tardo autunno, il 30 ottobre, alla presentazione del conti del terzo trimestre). Ma vediamo cos’era Fabbrica Italia: un piano di investimenti da 20 miliardi di euro, annunciato nell’aprile 2010, con la previsione di aumentare la produzione di auto in Italia da 600mila a 1,4 milioni di unità entro il 2014. Già allora, al tempo dell’annuncio del piano, l’industria automobilistica europea aveva però una sovraccapacità produttiva del 25%: come sarebbe mai stato possibile raddoppiare la produzione in Italia senza un impegno reale e misurabile su nuovi prodotti graditi dai consumatori? La caduta verticale della domanda non è certo colpa della Fiat, ma è stata una scelta della società quella di non investire in nuovi modelli quando tutti lo facevano. Marchionne la presenta come

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di Vito Contardo

una decisione avveduta, sfortunatamente però la Fiat non solo ha venduto meno ma ha anche perso quote di mercato. Da qui l’intervento a gamba tesa di Della Valle: «Continua questo ridicolo e purtroppo tragico teatrino degli annunci ad effetto da parte della Fiat, del suo inadeguato Amministratore Delegato e in subordine del Presidente (…) Con il comunicato rilasciato ai giornalisti oggi (la nota di cui sopra ndr), Marchionne e Company hanno superato ogni aspettativa riuscendo, con alcune righe, a cancellare importanti impegni che avevano preso nelle sedi opportune nei confronti dei loro dipendenti, del Governo e quindi del Paese (…) Il vero problema della Fiat non sono i lavoratori, l’Italia o la crisi (che sicuramente esiste): il vero problema sono i suoi azionisti di riferimento e il suo Amministratore Delegato. Sono loro che stanno facendo le scelte sbagliate o, peggio ancora, le scelte più convenienti per loro e i loro obiettivi, senza minimamente curarsi degli interessi e delle necessità del Paese. Paese che alla Fiat ha dato tanto, tantissimo, sicuramente troppo

(…) È bene comunque che questi furbetti cosmopoliti sappiano che gli imprenditori italiani seri, che vivono veramente di concorrenza e competitività, che rispettano i propri lavoratori e sono orgogliosi di essere italiani, non vogliono in nessun modo essere accomunati a persone come loro». Toni aspri, criticati da Montezemolo, cui ha fatto seguito il lungo incontro tra i vertici del Governo, Marchionne ed Elkann del 22 settembre. Ebbene, un comunicato congiunto la Fiat si riserva di investire «nei nuovi prodotti al momento più idoneo», quando il mercato europeo si sarà ripreso. Nel frattempo il costruttore lavorerà allo sviluppo di un modello di export per aumentare la capacità degli impianti italiani: fondamentale sarà anche la creazione di un gruppo di lavoro al Ministero dello Sviluppo Economico «per individuare gli strumenti per rafforzare ulteriormente le strategie di export del settore automotive». Notizie queste che hanno ripercussioni naturalmente anche su Pomigliano, nei progetti per lo stabilimento campano illustrati nel 2010 era infatti previsto un


La Campania Giovane Ottobre 2012

aumento della produzione con conseguente arrivo di nuovi operai, circa 300 assunzioni. Intanto la Fiat ha comunicato che la produzione si interromperà per due settimane, dal 24 settembre al 5 ottobre. Uno stop che manderà gli operai in cassa integrazione, con nuovi possibili sviluppi nei prossimi mesi (non è da escludere una produzione a “singhiozzo”). Ci sono però anche altre voci che dischiudono delle speranze. Pare che dal primo gennaio 2013 Pomigliano diventerà l’unica fabbrica della Panda in Europa, assorbendo anche la lavorazione attualmente assegnata all’impianto di Tychy in Polonia. E ciò determinerebbe un incremento di produzione, che dovrebbe aprire i cancelli della fabbrica ad altri lavoratori attualmente in cassa integrazione. Ma c’è anche un’altra partita aperta sul fronte assunzioni, stavolta di carattere giudiziario (obbligo della Fiat di

riassumere i 145 cassintegrati iscritti alla Fiom se l’azienda sarà riconosciuta colpevole di discriminazione nei confronti del sindacato delle tute blu). Il ricorso presentato dal Lin-

“È STATA UNA SCELTA DELLA SOCIETÀ QUELLA DI NON INVESTIRE IN NUOVI MODELLI QUANDO TUTTI LO FACEVANO”

gotto si discuterà il 9 ottobre prossimo davanti alla Corte d’Appello di Roma. Si vocifera inoltre dell’interesse di

Mazda, che a maggio ha siglato un memorandum d’intesa con il Lingotto, per lo stabilimento. Al centro dell’accordo c’è lo sviluppo e la produzione di una nuova spider a trazione posteriore, sulla base della giapponese Mx-5, da commercializzare con i marchi Mazda e Alfa Romeo. La casa nipponica ha lo scopo di espandersi ancora di più in Europa e ha manifestato in varie occasioni la volontà di creare un proprio polo produttivo. E non è un mistero che il nodo della sovra-capacità produttiva in Italia potrebbe essere in parte sciolto proprio affittando a un costruttore straniero, legato al gruppo Fiat da un accordo industriale, parte delle linee di montaggio degli impianti (e garantendo così il lavoro). Vedremo nei fatti quali saranno le ricadute delle dichiarazioni di intenti del 22 settembre.

Protesta contro Fiat

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PRIMO PIANO

L’AUTUNNO CALDO DELLA CAMPANIA di Nello Chianese

TRA CRISI INDUSTRIALI E VERTENZE SI PREANNUNCIANO MESI INCANDESCENTI

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’autunno politico in Campania si preannuncia incandescente e saranno i sindacati a giocare sicuramente un ruolo di spicco nell’affrontare la dura situazione del Lavoro in questa regione. Con il settore trasporti totalmente allo sbando, una crisi occupazionale drammatica e politiche sociali sempre più decurtate, le più importanti sigle sindacali dovranno sicuramente partecipare ad un dialogo con le Istituzioni davvero ricco di tensione. Come se non bastasse, i problemi aumentano esponenzialmente a causa della Fiat che pare stia battendo una ritirata clamorosa dal piano “Fabbrica Italia”, annunciato da Marchionne nel 2010 e già messo da parte per ammissione dello stesso amministratore delegato della casa automobilistica, gettando numerose ombre sul futuro dello stabilimento di Pomigliano d’Arco, che solo qualche mese fa fu teatro di una presentazione in pompa magna della nuova Fiat Panda, model-

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lo con il quale si sarebbe puntato al rilancio del marchio. Ma le perdite per il gruppo torinese sono state drammatiche, ben 700 milioni di euro in meno sul mercato europeo che spingono a puntare su stabilimenti in altri Paesi del mondo dove assai maggiore sarà il risparmio. La questione è assai spinosa, e da sempre i sindacati si sono mostrati divisi sulla questione. Da dove ripartire per trovare una politica comune che mostri i suoi benefici per i lavoratori Campani? E’ necessario riscoprire i valori comuni per percorrere nuovamente compatti alcune direzioni fondamentali in nome dello sviluppo occupazionale. Un fronte comune già esiste, ed è la bocciatura del settore Trasporti della Regione Campania, alla luce dei recentissimi ulteriori tagli apportati ai collegamenti ferroviari della Provincia di Avellino. Cgil , Cisl e Uil hanno attaccato duramente Vetrella dopo i due incontri tra sindacati ed assessorato, affermando che “rispetto a questo saggio

di incapacità ed incompetenza politica ed amministrativa, che dimostra l’inadeguatezza dell’assessore Vetrella, incapace anche solo di leggere vecchi accordi tra le Regioni, l’unica meno disonorevole soluzione è l’immediata uscita di scena”, facendo riferimento ad un accordo tra Campania e Calabria riguardo il trasporto ferroviario tra le due Regioni e clamorosamente ignorato dall’assessore della Giunta Caldoro nel pianificare gli ennesimi tagli. Per quanto riguarda l’Irpinia, Lina Lucci, segretario regionale Cisl Campania, invita soprattutto il Governo ad una maggiore attenzione per il territorio: “In Irpinia nonostante ci siano buoni rapporti con la politica locale non arrivano segnali concreti. Bisogna invertire immediatamente questo trend. La piattaforma logistica può essere un’ottima opportunità”. La sensazione è che il Mezzogiorno non sia una priorità nell’agenda degli interventi dello Stato, mentre l’importanza di investimenti in termini


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di spesa pubblica è assolutamente fondamentale, così come sottolineato dal segretario di Uil Campania Anna Rea: “Ci aspettiamo segnali tangibili a sostegno della crescita del Paese, a sostegno del lavoro, a partire proprio dalle regioni del Sud. Perché sostenere gli investimenti nelle regioni meridionali non significa fare assistenza, soprattutto se le risorse che ci spettavano sono state dirottate altrove. Il premier Monti ed il Governo diano segnali precisi ai cittadini e ai lavoratori, nel caso contrario – afferma Rea - dalla Campania esortiamo le segreterie nazionali di CGIL CISL e UIL a passare allo sciopero generale”. Appelli al Governo che non si limitano alle sole politiche in materia di spesa pubblica, ma anche di tutela riguardo la spinosa questione Fiat, con Franco Tavella, segretario Cgil Campania, secondo il quale “la tensione registrata testimonia la difficoltà nella quale si trovano migliaia di lavoratori che, dopo essere stati illusi da un accordo e da un presunto rilancio dell’interesse della Fiat a Pomigliano, non hanno fatto al contrario una sola giornata di lavoro. Tuttavia, al fine di evitare che nei prossimi giorni si innalzi la tensione, intervenga il governo e convochi un tavolo al fine di poter avviare un confronto chiaro e alla luce del sole”. I sindacati sembrano aver chiari i punti fondamentali per i quali battersi, e gli interventi richiesti appaiono decisamente ragionevoli. Vedremo se le istituzioni sapranno interagire con i rappresentanti dei lavoratori, lenendo la disperazione di chi paga il prezzo più amaro di una crisi economica tragica.

Lavoratori in protesta

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INCHIESTA

PRIMARIE, RENZI SFIDA BERSANI

PARTITA LA CAMPAGNA PER LA CORSA ALLA LEADERSHIP DEL CENTROSINISTRA di Salvatore Borghese

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e qualcuno nutriva ancora qualche sospetto che le primarie del centrosinistra si potessero in qualche modo evitare, alla fine ha dovuto ricredersi. Fino ad un anno fa, il principale sponsor della competizione che avrebbe dovuto consacrare il candidato premier della coalizione progressista (all’epoca imperniata sulla cosiddetta “foto di Vasto”: PD, SEL e Italia dei Valori) era Nichi Vendola: il governatore della Puglia e leader del partito “Sinistra, ecologia e libertà” contava di sfruttare l’onda lunga di popolarità che lo aveva investito nel 2010, quando in pochi mesi sconfisse il candidato del PD alle primarie per la candidatura a presidente di Regione e poi si confermò alle elezioni contro il candidato del PDL. L’onda ha prodotto i suoi effetti fino al 2011, quando SEL riuscì a imporre, proprio grazie

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alle primarie, i suoi candidati a sindaco in città come Milano, Genova e Cagliari: candidati che poi vinsero, a volte contro ogni pronostico. Poi però qualcosa è cambiato: via Berlusconi, dentro Monti, con il PD che – nonostante qualche mal di pancia – sostiene compatto il governo dei tecnici. L’alleanza di Vasto comincia a scricchiolare, infine si rompe: il PD scarica Di Pietro, che da mesi criticava senza sconti non solo il governo Monti ma anche il Presidente della Repubblica, oltre agli stessi democratici; democratici che intanto si avvicinano all’UDC di Casini, rendendo palesi le loro intenzioni di un futuro governo targato PD ma sostenuto a sinistra da SEL e al centro dall’UDC. Salvo che né Casini né Vendola trovano affatto allettante questa prospettiva. Il segretario dei democratici, Pierluigi Bersani, ne aveva già tanti di grattacapi, con il suo partito


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spaccato tra chi sostiene entusiasticamente le ricette del governo Monti e chi invoca una chiara svolta di tipo socialdemocratico, abbandonando la politica del rigore “fortemente consigliata” dalle istituzioni europee. Una possibile via d’uscita da questa complessa situazione sembrava essere una nuova legge elettorale, che non imbrigliasse i partiti in coalizioni preconfezionate: ciascuno per sé (Bersani per il PD, Vendola per SEL, Casini per l’UDC e così via), poi si sarebbe trovata una maggioranza in Parlamento dopo le elezioni, quando tutti sarebbero stati meno “schizzinosi”. Ma ancora una volta si sparigliano le carte: da una parte con l’exploit inaspettato del Movimento 5 Stelle guidato dal comico e blogger Beppe Grillo alle elezioni amministrative del 2012, con cui il quadro politico si frammenta ulteriormente (e

diventa quindi improponibile qualsiasi riforma elettorale in senso proporzionale); dall’altra con il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, teorico della “rottamazione” della vecchia classe politica (a cominciare da quella del suo stesso partito, il PD), che rompe gli indugi e “scende in camper” sfidando Bersani alle primarie per la candidatura a candidato premier del centrosinistra. Primarie di coalizione, si dice: oltre ai due big del PD, in campo resta Vendola, ora molto meno incerto, e si candida anche Bruno Tabacci, assessore della nuova giunta milanese di centrosinistra ed esponente di un piccolo partito centrista, l’API, rimasto orfano del progetto tramontato del Terzo Polo. Ma ancora non è chiaro con quale legge elettorale si voterà: consentirà alleanze tra partiti prima delle elezioni, o ciascuno dovrà correre per

Matteo Renzi e Pierluigi Bersani

sé? Perché in questo caso chi volesse competere alle primarie non potrebbe far parte di un partito diverso dal PD. Anche questo turba i progetti di Vendola, contro cui si schierano anche alcuni esponenti democratici “montiani” secondo cui il leader di SEL dovrebbe prima impegnarsi a sottoscrivere la carta d’intenti del PD per candidarsi…per non parlare delle proposte che circolano, cioè quelle di cambiare il regolamento delle primarie: intanto, prevedendo un doppio turno, poiché con tanti candidati in lizza (e se ne sono aggiunti altri, dopo quella di Renzi: Laura Puppato e Sandro Gozi del PD, Valdo Spini dei socialisti) si rischierebbe che il vincitore non arrivi al 50% dei voti, e quindi che la sia legittimità sia minata. Ma soprattutto prevedendo dei “filtri” come la registrazione preventiva in un registro degli elettori: e ciò per evitare il rischio che il voto risulti “inquinato” da elettori che non si riconoscono nel centrosinitra. La proposta ha fatto infuriare lo staff di Renzi, il quale non ha mai fatto mistero di contare anche sull’appoggio degli elettori di centrodestra delusi dal PDL e in cerca di un’alternativa. Mentre scriviamo, la situazione è ancora in evoluzione: Renzi continua il suo tour in camper nelle varie città, Bersani non ha ancora detto l’ultima parola sul regolamento delle primarie, i candidati “outsider” (Puppato e Gozi) potrebbero ritirare la candidatura o fare fronte comune, lo stesso Vendola non ha confermato al cento per cento la sua partecipazione. Le forze politiche di centro e di destra sono in attesa degli eventi, comprendendo di non essere decisive in questo momento. Ecco perché il mese di ottobre sarà fondamentale per il futuro del centrosinistra ma soprattutto per le prospettive del Paese.

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POLITICA

L’AMERICA AL VOTO ROMNEY ARRANCA MA PER OBAMA SONO LONTANI I TEMPI DEL MIRACOLO DEL 2008 di Giorgio Massa

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opo una delle peggiori settimane della campagna elettorale, Mitt Romney e i suoi consiglieri stanno cercando di rimescolare le carte per riorientare il loro messaggio e recuperare il terreno ceduto al Presidente Obama negli Stati “in bilico”. Per i meno adusi alle faccende politiche d’oltreoceano potrebbe risultare comodo un breve riepilogo delle regole del gioco. L’elezione del presidente degli Stati Uniti pur essendo direttamente decisa dagli elettori, non avviene attraverso una sorta di super elezione nazionale ma attraverso l’attribuzione di un certo numero di voti assegnati dai “grandi elettori” suddivisi tra i 50 Stati dell’Unione. Ebbene grazie a questo sistema il candidato che ottiene almeno 270 di questi voti viene eletto presidente. Questi famosi “grandi elettori” sono divisi in base alla densità della popolazione, ragion per cui conquistare uno stato molto popoloso come la California per esempio garantisce un importante vantaggio. Ad ogni modo poiché

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l’orientamento generale di uno stato tende ad essere abbastanza stabile, la partita vera per le presidenziali si concentra quasi sempre negli stati in cui l’andamento del voto è più discontinuo e il cui esito è in bilico. Allo stato attuale degli ultimi sondaggi Obama sarebbe largamente in testa e gli basterebbe aggiudicarsi un paio degli stati non decisamente schierati per aggiudicarsi la riconferma. Ovviamente le cose sono meno semplici di così e lo staff del presidente sa bene che la battaglia non si potrà dire vinta fino alla chiusura delle urne (e visti e considerati i disastri delle elezioni del 2000, anche durante il conteggio dei voti sarà bene tenere gli occhi aperti). Tornando all’attualità, l’atmosfera intorno al quartier generale della campagna di Romney a Boston con poco più di sei settimane al giorno delle elezioni è provocatoriamente ottimista. A fronte di una serie di battute d’arresto dovute ad una serie di improvvide dichiarazioni del candidato repubblicano i suoi sostenitori sottolineano che la partita è ancora aperta. E non sono soltanto parole, tenuto conto delle quantità di fondi che


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hanno raccolto i sostenitori di Mitt Romney le prossime settimane saranno senz’altro lo scenario di uno scontro duro e senza esclusione di colpi. “Dato tutto quello che abbiamo vissuto, i democratici vogliono chiudere la partita troppo presto”, ha detto Neil Newhouse, sondaggista della campagna di Romney. “Eppure i numeri dei sondaggi non lo fanno. I numeri dell’ultimo sondaggio ci confermano una sostanziale parità. Alcuni consiglieri di Romney riconoscono che l’onere di invertire la tendenza è tutto sul loro candidato e per quelli intorno a lui non sarà facile continuare a supportarlo come

hanno fatto fino ad oggi. Alcuni all’interno del loro stesso partito sono addirittura dubbiosi che la squadra sia in grado di tornare in gioco con una strategia e la disciplina per eseguirla. La prossima settimana ci darà modo di verificare se la campagna di Romney è in grado di fornire un messaggio coerente e costante su ogni piattaforma possibile. Non basteranno i milioni investiti nella pubblicità a pagamento, se quello che il candidato e il suo compagno di corsa, Paul Ryan , sarà la stessa visione settaria e chiusa a riccio sui propri privilegi. A seguire ci sarà il prossimo test, che è il primo dei dibattiti presidenziali

e vice-presidenziali. Il 3 ottobre ci sarà il primo dibattito a Denver e questa sarà la migliore opportunità per Romney per attuare un cambiamento nella dinamica della campagna. Allo stesso modo ma per ragioni opposte il dibattito sarà anche l’occasione per Obama per chiudere la prima parte della campagna elettorale in suo favore. Una campagna elettorale che ha cominciato a combattere con tutta l’energia necessaria solo da poche settimane ma che fino ad oggi, complici soprattutto la sostanziale pochezza del suo avversario e delle sue proposte, gli è stata comunque favorevole.

Convention preelettorale americana

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POLITICA

SOFTWARE LIBERO COSA CAMBIA CON QUESTO PROVVEDIMENTO INCLUSO NELLA SPENDING REVIEW? di Vito Contardo

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el decreto legge sulla spending review il Governo, tra le altre cose, ha stabilito che la Pubblica Amministrazione dovrà utilizzare software libero od open source. Con la conseguente modifica dell’art.68 del CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale - D.Lgs. 82/2005), che disciplina le modalità e le procedure per l’acquisizione di software da parte della PA, il software proprietario da regola diventa ora l’eccezione. Si tratta di una decisione storica per il nostro Paese passata però quasi sotto silenzio, dato che pochi media hanno dato risalto a questa novità legislativa preferendo concentrare le proprie attenzioni sui tagli ai servizi sociali (sanità in primis). Da segnalare che il governo, nel dare notizia di questo e altri cambiamenti tramite un comunicato stampa, ha altresì fatto sapere che: “Molte delle segnalazioni esaminate dal gruppo di lavoro non si limitano a indicare gli sprechi, ma suggeriscono anche soluzioni. Sollecitano ad esempio l’utilizzo delle nuove tecnologie

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informatiche presso le pubbliche amministrazioni - un siciliano propone l’adozione di software open source gratuiti...”. Era stata infatti aperta, precedentemente all’emanazione del decreto, una consultazione online per mezzo della quale i cittadini hanno avuto la possibilità di dire la loro sui tagli da apportare alla spesa pubblica. E’ verosimile che il “siciliano” cui fa cenno il comunicato sia Antonio Cantaro, professore che ha ideato e creato un sito ( HYPERLINK “http://www. istitutomajorana.it/”www. istitutomajorana.it) divenuto un punto di riferimento nazionale per quanti si avvicinano al software libero, che offre, in forma rigorosamente gratuita, manuali, videoguide e software (ha infatti invitato ad inviare segnalazioni in favore del software libero, rimandando al sito sopra citato). Per una sommaria valutazione dell’impatto economico è bene snocciolare alcuni dati. Il 95% dei dipendenti pubblici usa il computer per internet, la videoscrittura e pochi altri programmi. Basti pensare che

Windows e la suite Office, da soli, possono costare anche 1.000 euro (si superano ampiamente con altri programmi) e che i computer pubblici sono milioni. Si impiega poco ad accorgersi che si possono ottenere cospicui risparmi, per intenderci si parla di cifre a nove zeri. Oltre ai costi, tuttavia, è in ballo la fine della sudditanza informatica dalle multinazionali del software, insomma è in gioco la “libertà informatica”. Prima di questo provvedimento in Italia erano ben pochi gli esempi di uso di software libero: l’amministrazione della Provincia di Bolzano (risparmiando oltre un milione di euro ogni anno), il Comune di Gela e dallo scorso giugno l’istituto bancario Intesa Sanpaolo. Un fenomeno di nicchia però solo nello Stivale: Linux è ormai una realtà mondiale. E’ diffuso in modo capillare e, per di più, in posti strategici, di notevole importanza. Negli Stati Uniti: il Dipartimento della Difesa è la base più grande per installazione di Red Hat Linux, i tribunali federali basano su Linux tutti i tipi di compiti amministra-


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tivi, la US Postal Service è migrata da Windows a Linux per motivi puramente tecnici. Tra i principali Stati europei: in Germania Monaco di Baviera ha convertito i suoi 14.000 desktop ad una distribuzione Linux, il Ministero degli Esteri ha è passato a Debian nel 2005; la Spagna dal 2002 ha creato una propria distribuzione Linux (chiamato LinEx) basata su Debian; il Parlamento francese ha scelto nel novembre 2006 di eseguire il dump Windows in favore di Ubuntu Linux. Tra gli altri nel globo basta l’esempio della banca statale industriale e commerciale della Cina, che ha implementato Linux in tutte le sue 20.000 filiali retail; nel mondo scientifico usa Linux innanzitutto il CERN. Tra gli utenti aziendali di Linux si segnalano: il colosso dei colossi Google, IBM, Panasonic, Amazon, Peugeot,

“WINDOWS E LA SUITE OFFICE, DA SOLI, POSSONO COSTARE ANCHE 1000 EURO E I COMPUTER PUBBLICI SONO MILIONI”

Wikipedia, Toyota. Ancora, i computer sperimentali più veloci al mondo utilizzano Linux. E’ notizia nota che persino Microsoft, pur vendendo Windows Server, usa Server Linux!

Nicole Minetti, consigliere regionale Lombardia

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POLITICA

PIANO PAESISTICO CENTROSINISTRA COMPATTO “NESSUNA CONCESSIONE AL PARTITO DEL CEMENTO” di Marina Lucano

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orze politiche, associazioni ambientaliste e direzione regionale per i Beni culturali fanno fronte comune per evitare l’approvazione in consiglio regionale del Piano Paesistico dell’assessore regionale all’Urbanistica, Marcello Taglialatela. Mentre dal gruppo del Pd hanno avvertito “nessuna concessione al partito del cemento” e il direttore generale dei Beni Culturali, Gregorio Angelini ha negato che il testo presentato in aula fosse stato condiviso col ministero, l’assessore ha tentato invano di rassicurare tutti  dicendosi disponibile ad ulteriori approfondimenti.  “Se c’è bisogno di più tempo per elaborare ulteriori emendamenti che eliminino dubbi, o che chiariscano gli effetti della legge, c’è da parte mia la massima disponibilità –  ha sostenuto durante la penultima seduta consiliare settembrina, scioltasi al momento della votazione grazie alle forze di centrosinistra che hanno fatto venire meno il numero legale – Però vorrei fosse chiaro che questo ddl non è un favore ai costruttori, nè un condono”. Partendo dall’inizio della vicenda, va chiarito che il documento ha da subito sollevato forti dubbi . A finire sotto accusa diversi articoli, riassunti nelle osservazioni del Ministero dei Beni culturali:  illegittimità della rubricazione, poiché la potestà legislativa in materia di tutela del paesaggio è nelle competenze esclusive dello Stato; non conformità al Codice per i Beni Culturali e Paesaggistici delle disposizioni  ‘in materia di elaborazione e di varianti del piano paesaggistico regionale’; non conformità al

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Codice per i Beni Culturali e Paesaggistici delle disposizioni che attribuiscono ai PTCP e ai PUC il coordinamento degli obiettivi di qualità paesaggistica rispetto agli obiettivi ed agli ambiti individuati dal redigendo piano paesaggistico. In ultimo il Ministero ha ribadito la non condivisione dell’abrogazione della legge regionale n. 5 per la costituzione di una zona di riqualificazione paesaggistica intorno all’antica città di Velia. I punti della ‘discordia’ con il centrosinistra, in primis col PD, sono stati soprattutto quelli relativi alla cancellazione del  Piano Urbanistico- territoriale, area Sorrentino Amalfitana, all’abrogazione della legge regionale Costituzione di una zona di riqualificazione  paesistico-ambientale intorno all’antica città di Velia e della legge regionale Norme urbanistiche per i comuni rientranti nelle zone a rischio vulcanico nell’area vesuviana, poiché rischiosa per i il territorio. Per porre rimedio alle ‘storture’ del piano paesistico,

i consiglieri, hanno già presentato circa 600 emendamenti. “ I nostri emendamenti – ha spiegato il consigliere regionale Pd, Umberto Del Basso De Caro – riguardano gli articoli 7 e 15 (volte a sopprimere le disposizioni legislative vigenti in Regione Campania relative a vincoli per la tutela del territorio e del paesaggio campano nrd) di cui chiediamo la soppressione in blocco, e il 4 e 11 in parte soppressivi”. Tra gli emendamenti dei dipietristi, invece, c’è quello finalizzato a sopprimere l’articolo  11 che ai comma 6 e 7 prevede la possibilità da parte della Giunta Regionale di apportare modifiche al piano paesaggistico una volta approvato ed entrato in vigore. Il testo, che ha inizialmente ricevuto anche la stroncatura del ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, tornerà in aula i primi di ottobre ma per l’approvazione si prevedono tempi molto più lunghi.  di ottobre ma per l’approvazione si prevedono tempi molto più lunghi. 

Giardino in Costiera. Campania


SOCIETÀ

INDUSTRIA SOLARE di Jessica Caramiello

VIA ALL’INCHIESTA SUL DUMPING CINESE. L’UE : “BISOGNA GARANTIRE UN MERCATO LEALE E CONCORRENZIALE”

È

ufficiale: la Commissione europea ha deciso di dare credito alla denuncia dell’associazione Eu ProSun riguardo alla concorrenza sleale della Cina in campo fotovoltaico. L’accusa è di dumping da parte degli imprenditori cinesi sui pannelli solari, o componenti essenziali alla loro creazione, che ha causato gravi danni economici agli imprenditori europei e che conseguentemente avrebbe, invece, facilitato il mercato cinese e le aziende di Pechino per ottenere una posizione di supremazia nel mercato non solo europeo, ma addirittura mondiale. Producendo prodotti a costi più bassi di quelli di produzione, i cinesi hanno di gran lunga scavalcato la vendita dei prodotti a marchio UE, causando la chiusura di 20 industrie europee nel settore solare. Questi i motivi che hanno spinto la commissione di Bruxelles ad attivare una procedura d’indagine per accertarsi che la Cina non abbia realmente violato le norme del WTO. La questione ha subito scaldato gli animi e creato dibattiti. Prima ancora che l’Ue aprisse l’inchiesta, molti hanno tentato di risolvere la cosa in modo pacifico, evitando di

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scatenare una guerra di mercato. In primis il Cancelliere tedesco Angela Merkel che ha cercato invano di convincere la Commissione al dialogo e alla collaborazione con la Cina. Lo stesso ministro cinese del commercio ha più volte proposto all’UE di risolvere le divergenze trovando un’intesa ed evitando spiacevoli conflitti. Ma dopo aver ufficializzato la notizia dell’inchiesta antidumping la Cina ha reso ben presto pubblico il suo rammarico. L’Ue non si è lasciata comunque influenzare nella sua decisione: “L’intento - ha assicurato - è solo quello di garantire un mercato leale e concorrenziale, che permetta a tutti di beneficiare della vendita di pannelli solari” . Le indagini andranno avanti per 15 mesi, ma qualora si avessero già prove a sufficienza entro 9 mesi, la Commissione avrebbe il potere di imporre dazi antidumping provvisori. E’ innegabile che lo sviluppo così rapido dell’industria delle energie solari sia stato soprattutto merito di un mercato fatto di scambi del tutto svincolati. L’origine così libera di questo mercato mondiale potrebbe essere messa seriamente a rischio con l’introduzione di probabili dazi antidumping o qualsiasi altro tipo di barriera com-

merciale. I rappresentati dell’ Afase, l’alleanza per un’energia solare accessibile, hanno chiesto alla commissione di Bruxelles di essere cauti su ogni decisione da prendere in merito: l’intera industria solare europea rischierebbe di risentirne fortemente non solo in senso economico. Il rischio è infatti che si freni il cammino verso un comune obiettivo: convertire il mondo all’energia sostenibile.

Operaio cinese


CULTURA

BESLAN, 8 ANNI DOPO

IL FLASH MOB ORGANIZZATO A NAPOLI PER RICORDARE LA STRAGE DELL’OSSEZIA DEL NORDdi Alessia Schisano

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Settembre 2004. Beslan, Ossezia del Nord. Primo giorno presso la Scuola “Numero 1”. 32 ribelli prendono in ostaggio oltre1200 persone, in massima parte bambini. La prigionia, senza acqua ne viveri dura tre giorni. 3 Settembre 2004 i terroristi uccidono 334 persone di cui 186 bambini, i feriti, molti dei quali mutilati sono oltre 700. Una strage di bambini, una strage di angeli innocenti. Una strage che nessuno di noi potrà mai dimenticare. 3 Settembre 2012. Napoli, Piazza del Plebiscito primo Flash Mob per non dimenticare quanto maledettamente accaduto. In Piazza incontro Carmen Femiano, attrice di cinema e di teatro, ideatrice dell’evento. Ha gli occhi lucidi, è visibilmente commossa, mentre mi racconta la sua storia - ne sono certa - le scorrono davanti agli occhi le immagini di Beslan, i volti dei bimbi superstiti. La narrazione parte dal cimitero dove sono sepolti i bambini: sulle loro tombe ci sono sempre delle bottigliette d’acqua a testimoniare che i bimbi hanno dovuto bere la loro urina pur di dissetarsi. La Femiano è un fiume in piena, mi parla dello studio approfondito per la realizzazione del docufiction “Anna Politkovskaja: concerto per voce solitaria”realizzato nel 2007. La giornalista russa, assassinata nel 2006 – nel giorno del comple-

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anno di Putin – aveva già iniziato le trattative con i terroristi, ma non riuscì a raggiungere Beslan: durante la trasvolata le offrirono del tè avvelenato che la costrinse a tre mesi di coma. Nel 2009 Carmen lancia insieme a Ferdinando Maddaloni il progetto “Una videoteca per Beslan”, dopo aver discusso con gli psicologi che hanno preso in carico i bimbi sopravvenuti che si” sentivano in colpa…” per essere sopravvissuti. Minori che, in realtà, hanno vissuto un lutto perenne perché ogni famiglia di Beslan ha subito almeno l’esperienza della perdita. In molti hanno il desiderio di crescere in fretta per farsi giustizia da soli. Nessun finanziatore alle spalle, nessun fondo europeo, solo amici che hanno scommesso su di loro unitamente alle Librerie Feltrinelli che li hanno accolti per consentire di presentare un estratto dello spettacolo e vendere il relativo DVD, il docufiction diviene uno spettacolo teatrale che si aggiudica svariati premi e riconoscimenti. Anche Facebook recita la sua parte amplificando i contatti e l’elargizione di contributi da parte di ogni Paese. Viene così ricostruita la scuola Numero 1, nasce una videoteca con cartoni animati e film per bambini, unitamente al cd. Museo della Storia. Le chiedo, poi, del primo Flash Mob nostrano e Carmen Femiano

mi spiega che ogni 3 Settembre è sempre stata a Beslan. Quest’anno, purtroppo per mancanza di fondi – i viaggi non sono spesati da nessuno - è dovuta restare in Italia, e però ha organizzato questo evento, pubblicizzato e rilanciato con forza da tutti gli organi di stampa partenopei e della provincia. Alle 11.04, in contemporanea con Beslan, sono stati liberati in cielo 304 palloncini bianchi, uno per ciascuna vittima. Poi, il pensiero è andato subito ai progetti per il futuro: l’acquisto delle giostrine per rendere più accogliente la scuola Numero 1. E un impegno: mantenere sempre alta l’attenzione perché l’indifferenza e l’oblio ucciderebbe tutti quei bimbi una seconda volta.

Flash mob, in memoria di Beslan


CULTURA

UNA VITA PER LA FOTOGRAFIA F FEDERICA CERAMI E IL MONDO DELL’IMMAGINE ederica Cerami. Architetto. Con una passione per la fotografia e l’immagine tanto forte che dalla laurea in poi la tua vita ha preso tutt’altra direzione. Fai, insegni e scrivi di fotografia ed organizzi mostre, stage, workshop e rassegne di fotografia. Per te, cos’è la fotografia? La fotografia è il mio modo per stare in equilibrio nel mondo, è il mio strumento, sempre acceso, per trovare la necessaria armonia in quello che faccio ed in quello che vedo. Richard Avedon aveva elaborato una riflessione in merito che mi trova assolutamente concorde: “Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, è come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. È come se mi fossi dimenticato di svegliarmi.” Presentando una recente mostra di cui sei stata curatrice, citi Elliot Erwitt: ‘Quando è ben fatta, la fotografia è interessante. Quando è fatta molto bene, diventa irrazionale e persino magica. Nulla a che vedere con la volontà o il desiderio cosciente del fotografo. Quando la fotografia accade, succede senza sforzo, come un dono che non va interrogato né analizzato’. Come si insegna tutto questo? Quando spieghi a chi si avvicina alla fotografia che non diventerà un riproduttore di realtà ma un traduttore di questa realtà, fai di lui una persona felice di aver appena scoperto di essere un comunicatore. Io vedo il fotografo come un nar-

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ratore ed è appunto con la sua narrazione che si relaziona con il mondo esterno ed anche con sè stesso. La fotografia diventa interessante quando ti permette di entrarci “dentro” ed alla fine ti trascina “fuori” portandoti ad avere una tua idea di com’è il fotografo che l’ha realizzata. Robert Capa, fotografo di guerra, sosteneva che: “Ogni fotografia è l’autoritratto del fotografo che l’ha scattata” Nelle mostre che hai presentato c’è spesso un binomio inscindibile con l’architettura, che va oltre il semplice luogo della foto o oggetto della fotografia, e diventa una scelta anche di impegno, sociale ed ambientale. A partire dalla tua tesi di laurea, proprio sull’area di Bagnoli Io ho la mia idea di fotografia che va ben oltre la sola ambizione di costruire belle immagini e che deve legarsi fortemente ad una compito di pubblica utilità. Il primo vero rivoluzionario in tal senso fu, agli inizi del ‘900 in America, il sociologo-fotografo Lewis Wickes Hine che utilizzò la macchina fotografica come strumento per promuovere riforme sociali, in particolare nell’ambito del lavoro minorile. A seguire ci fu un altro personaggio di rilievo, il presidente Statunitense F. Delano Roosvelt che si mosse anch’egli verso questa nuova direzione quando nel 1930 incaricò un gruppo di giovani e promettenti fotografi di andare nelle campagne americane ed osservare, attraverso la fotografia, lo stato dell’agricoltura all’indomani

di Michele Di Salvo

della grande crisi economica del ’29. Venne coinvolta una figura professionale quindi, che fino ad allora non aveva mai avuto un riconoscimento intellettuale e che in questo modo ebbe un notevole arricchimento culturale. Napoli non rientra tra le grandi città del mondo in cui vi sia una

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La Campania Giovane Ottobre 2012

vera e propria industria della comunicazione visiva. Perché secondo te? La risposta a questa domanda la si trova nella storia. La fotografia non nasce qui da noi. Non voglio far dispiacere gli storici ma diciamo che è una scoperta che ha due case; una in Francia ed una in Gran Bretagna. Forse è proprio a partire da questa paternità che è venuta voglia alle istituzioni di questi due paesi, da sempre, di promuovere la fotografia ed aiutarla a raggiungere una certa capillarità che da noi è ancora molto lontana. Noi, dal canto nostro, viviamo in un paese, direi, visivamente affascinante e questo imprinting fa di noi tutti dei cultori della bellezza di qui all’esserne anche cantori il passo è stato breve. Napoli è una città caratterizzata da sempre da una incredibile vitalità sotto il profilo artistico. Abbiamo avuto e continuiamo ad avere

grandi autori fotografici di cui andare fieri nel mondo che hanno raccontato una città in maniera non convenzionale producendo ricerche che si inseriscono in un dibattito culturale di ampio respiro. Da due anni a Napoli “transita” la rassegna del World Press Photo e tra i finalisti ci sono sempre nomi italiani e meridionali. Cosa si potrebbe fare e non si fa a Napoli per i giovani fotografi, per la loro formazione e soprattutto per il loro inserimento nel circuito internazionale? Abbiamo bisogno di una spinta propulsiva che venga dall’alto che si inserisca in un contesto unito. Uno dei grossi problemi di questa città risiede invece nella mancanza di volontà di fare rete e nella conseguente facile scelta di creare tante anzi troppe piccole torri d’avorio con le quali, si sa, la connessione è impossibile. Il web insegna che per avere una

certa visibilità bisogna restare sempre connessi; trasformare questo concetto dal virtuale al reale non è per noi di facile attuazione. Va da sé inoltre, che il creare tante realtà piccole e chiuse non alimenta la necessaria voglia e curiosità di affacciarsi al mondo. Qualcosa però da tempo si sta muovendo in città in termini costruttivi: le istituzioni stanno aprendo un varco importante verso il mondo della fotografia che finalmente vede riconosciuto il ruolo importante che le spetta. Molto c’è da fare ancora per creare punti forti di produzione e diffusione fotografica ma con l’aria nuova che io sento e che voglio continuare a sentire sono fiduciosa riguardo ad un nostro futuro fotografico più Europeo e meno di quartiere.

Istallazione di Federica Cerami, per la manifestazione Cow Parade

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CULTURA

A LEZIONE DI ELEZIONI IL CANDIDATO A SORPRESA È LA DEMOCRAZIA

A

nno di elezioni in America: a stemperare l’animosità di una campagna per le presidenziali quasi giunta al termine, arriva, come solo Hollywood sa fare, il solito cinismo irriverente del cinema. Candidato a sorpresa, poco fedele traduzione di “The campaign”, è una commedia amara sull’attuale modo di interpretare la politica, ridotta ormai a strumento nelle mani di arrivisti e lobbisti. Cam Brady, candidato democratico al Congresso, si appresta ad affrontare la corsa al suo quinto mandato consecutivo in un piccolo distretto del North Carolina, apparentemente senza possibilità di sconfitta. Ma l’immancabile gaffe a sfondo sessuale mina le sue certezze, dando l’occasione a due oscuri uomini d’affari di approfittare del suo calo di popolarità per imporre un fantoccio quale suo improbabile rivale. Marty Huggins, stravagante e idealista direttore del centro locale per il turismo, si ritrova così immerso in un ambiente subdolamente competitivo, a cui non tarda ad adattarsi, grazie anche ad un esperto consulente politico. Dopo 85 minuti di reciproci colpi bassi e pesanti cadute di stile, durante i quali il duello raggiunge toni a dir poco grotteschi, il film si indirizza infine verso uno stonato lieto fine con la scontata rivincita della democrazia. Il regista Jay Roach, esperto di

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di Anna E.Musto

Candidato a sorpresa. film 2012

commedie demenziali (come Austin Powers e Mi presenti i tuoi?), affronta qui un tema già indagato in due precedenti produzioni televisive: Recount, incentrato sullo scandalo dei voti mancanti in Florida in occasione dello scontro Gore – Bush; Game Change, che mette al microscopio la vita pubblica e privata del team repubblicano durante le presidenziali del 2008. Tuttavia, il tema politico viene analizzato in questo film da un punto di vista totalmente differente, che preme soprattutto sulla ridicolizzazione del fare politica, sempre più grossolano e volgare, più attento ad interessi privati che al bene comune, basato sulla denigrazione (con ogni mezzo, lecito e non) dell’avversario piuttosto che

sulla valorizzazione di un ideale. La pellicola, a tratti effettivamente esilarante, poggia quasi esclusivamente sulla verve comica dei due protagonisti, Will Ferrell e Zach Galifianakis (anche produttore del film), non a caso tra i più acclamati (da critica e pubblico) interpreti di questo genere. Da segnalare anche il ritorno sul grande schermo del geniale Dan Aykroyd. Resta il dubbio che la realtà non sia talvolta più paradossale della finzione stessa, come dimostrano le recentissime défaillance dei vari candidati repubblicani alle presidenziali americane di quest’anno, auto-eliminatisi dalla contesa per propria dabbenaggine, spianando così la strada alla rielezione del loro acerrimo nemico Obama.


La Campania Giovane Ottobre 2012

I-PHONE 5S NEI NEGOZI È ARRIVATO IL NUOVO SMARTPHONE DELLA APPLE. È GIUSTIFICATO TANTO ENTUSIASMO? di Felice Manganiello

I

l nuovo smartphone iPhone 5 adesso è diventato realtà. Dopo la presentazione del 12 settembre avvenuta a San Francisco da parte della Apple, sarà in Italia a partire dal 28 settembre. Per alcuni è una copia del 4SS, per altri una grande innovazione. La prima cosa da valutare è il design: il nuovo iPhone è più alto di 9 millimetri rispetto al 4/4S, ma pesa quasi 30 grammi in meno. Possono sembrare pochi, ma realizzare un dispositivo più grande e diminuirne il peso, pur avendo inserito hardware potenziato, è un piccolo miracolo tecnologico. La parte frontale è del tutto identica al 4S fatta eccezione per il display da 4 pollici e da 16:9: in mano, è molto più maneggevole, sottile, leggero e comodo rispetto al 4S. La vera grande rivoluzione di questo iPhone è proprio il display da 16:9: sul mercato non esistono smartphone con questa tipologia di display a forma allungata, in quanto tutti hanno puntato sulle classiche forme rendendo i dispositivi sempre più ingombranti. Altra punta di diamante è il nuovo processore integrato, l’Apple A6, un dual core CPU e GPU di dimensioni più piccole rispetto all’A5 del 22% ma capace di offrire prestazioni record (avvio delle applicazioni 2.1 volte più velocemente, salvataggio delle immagini 1.7 volte più velocemene). Per quanto riguarda la rete cellulare come il 4S ha due antenne che permettono una migliore ricezione; diversamente l’iPhone 5 introduce il Wifi a 5GHz, la rete HSPA+ e la rete HYPERLINK “http://www. apple.com/iphone/LTE/”LTE ( anche se in Italia attualmente nessun operatore telefonico è già predisposto per questa rete ad alta

velocità), il Bluetooth 4.0 invece del 2.1 e la compatibilità con i sistemi satellitari GLONASS oltre che GPS. L’iPhone 5 non introduce sostanziali modifiche alla fotocamera principale rispetto all’iPhone 4S (8 megapixel), ma introduce una camera frontale da 1,2MP che può girare video HD a 720p che si sostituisce alla semplice VGA dell’iPhone 4/4S. Per quanto riguarda i video, è stata migliorata la stabilità rispetto al 4S inoltre l’iPhone 5 permette di scattare foto mentre si filma ed introduce il rilevamento dei volti nel filmato. Passiamo infine al vero problema di ogni smartphone, la durata della batteria! Ebbene anche in questo caso Apple non ha deluso: 8 ore in conversazione, 8 ore in navigazione 3G ed 8 ore con LTE, 10 per la navigazione in WiFi, 40 per la riproduzione musicale e 225 in standby. Insomma un buon salto in avanti che deve però essere confermato dal vero utilizzo sul campo. Dando un’occhiata ai primi prezzi ufficiali in Europa - sullo store Apple francese e su quello tedesco - ci si accorge subito che iPhone 5 costerà più in Europa che in America. Il nuovo smartphone della Apple arriverà in Francia e in Germania a partire dal 21 settembre, mentre in Italia dal 28 settembre: è per questo motivo che i prezzi in questi primi due paesi sono già noti, dovendo già dare il via ai preordini. In particolare iPhone 5 costa 679 euro nella versione da 16 GB; 789 euro per il 32 GB e infine 899 euro per quella da 64 GB. Se già queste cifre, paragonate a quelle statunitensi, lasciano l’amaro in bocca, c’è da attendere ancora quelle relative alle vendite italiane, dal momento che in passato si è

sempre verificato un ulteriore aumento di 50 euro nel nostro paese, rispetto in particolare alla Francia. Ciò vorrebbe dire pagare 949 euro per il top gamma da 64 GB: un’enormità, tanto più se paragonato al prezzo di iPhone 5 nella medesima versione in America (399 dollari).

iPhone 5

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CULTURA

HORROR FILMAKER

di Cristina Buoninfante

INTERVISTA AD ANTONIO ZANNONE, GIOVANE FILMAKER CAMPANO, CO-AUTORE DEL FILM “THE PYRAMID”

I

l cinema indipendente in Campania è un settore difficile in cui lavorare. Ne parliamo con Antonio Zannone, giovane filmaker che raccoglie consensi per professionalità e competenza nell’ambito della produzione indipendente di cortometraggi e lungometraggi, genere horror pulp. Ciao Antonio, per prima cosa chi è un filmaker? Il filmaker è colui che realizza un prodotto audiovisivo da solo, o con l’aiuto di pochi collaboratori, e che ne cura tutte le fasi della produzione e postproduzione. In altre parole, il filmaker ha una buona conoscenza di tutte le discipline: sceneggiatura, riprese, regia, fotografia e montaggio; e qualche volta cura anche il makeup e gli effetti speciali. La differenza tra regista e filmaker? Il filmaker fa tutto da solo, mentre il regista cinematografico, pur avendo ampie competenze, si avvale di una troupe di professionisti nella quale ogni uno ha dei ruoli ben definiti. Il regista dirige il set. Quando hai cominciato ad appassionarti all’idea di fare cinema? Ho iniziato per gioco una decina di anni fa, quando con alcuni amici ho girato un cortometraggio. Dal quel momento ho capito che questa doveva essere la mia strada e che non ce ne poteva essere una

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diversa. Hai studiato? Certo, ho frequentato una scuola di cinema che mi ha fornito delle ottime basi, poi ho seguito altri corsi e diversi seminari, non mi sono mai fermato, continuo a studiare. È stato molto importante per la mia formazione, lo studio delle pellicole di alcuni maestri del cinema: Ejzenstejn, Griffith ecc… Molto l’ho imparato sul set, ho fatto di tutto: dalla comparsa all’assistente, e mentre svolgevo il mio lavoro osservavo e rubavo, silenzioso e discreto. Filmakers in Campania: più professionisti o dilettanti? Certo lo sviluppo delle tecnologie e la diffusione delle video reflex danno la possibilità a molti di girare video, ma non tutti si preoccupano di studiare e di comprendere il linguaggio cinematografico. Conosco pochi professionisti, ma poiché non è facile fare di quest’arte una professione, pochi di quelli che conosco riescono a guadagnare con questo lavoro. Low budget e qualità. Cosa mi dici a riguardo? Non bisogna confondere il low budget con l’amatoriale. Non è solo con il capitale che si realizzano opere di qualità, ci vogliono idee e capacità, certo il tutto deve essere rapportato al budget di cui si dispone. In un’ intervista che ho letto riguardo al tuo ultimo lavoro, The Pyramid, in collabora-

zione con altri quattro registi, parli della rinuncia a cercare una produzione per evitare di cadere vittime del malaffare italiano. Sono curiosa. Puoi dirci di più? C’è troppa corruzione e poca serietà, si rischia di finire vittime di cialtroni che ti rubano solo soldi. Noi volevamo un prodotto pulito e indipendente, lo volevamo subito, e così abbiamo preferito fare da soli, e non ce ne siamo pentiti. Il mondo parla di “ The Pyramid” . Ora che ci siamo fatti conoscere e che abbiamo acquisito credibilità, possiamo mirare a una produzione seria e rispettabile, e infatti le offerte non tardano ad arrivare. Che canali ci sono in Campania per poter esercitare la tua professione? Pochi, forse nessuno, se ci sono non li ho ancora individuati. Si può lavorare per le tv locali, ma i guadagni sono bassi. Rapporti con le istituzioni? Non mi fido molto delle istituzioni, ma spero di ricredermi in futuro. Sto ideando un format televisivo con lo scopo di valorizzare alcuni luoghi turistici della Campania, avrò bisogno del loro appoggio, staremo a vedere. Le istituzioni ti sembrano interessate alle produzioni locali , nel tuo settore? Certamente non sono interessate allo splatter. Che tipo di difficoltà si riscontrano? Le difficoltà sono solo di natura


La Campania Giovane Ottobre 2012

economica, non ho mai avuto problemi per quanto riguarda i permessi per l’utilizzo di determinate location, in questo devo dire che le istituzioni locali ci hanno sempre aiutato. C’è crisi? Si c’è crisi, ma nel cinema di genere c’è da trent’anni. Veniamo ai tuoi lavori. Perché l’horror? Traumi infantili? Paura del buio? Soffro di allucinazioni ipnagogiche, un disturbo del sonno che mi provoca terribili incubi. Dormo con la luce accesa, se mi sveglio nel buio sono vittima di attacchi di panico. Conosco la paura, la vivo da sempre ed è per questo che so come trasmetterla allo spettatore. Quanti ne hai realizzati? Escludendo i primi amatoriali che ho realizzato con gli amici, ho girato tre cortometraggi “ Il Sequestro e la Rapina” “ S. Balentino” “ Il Ritratto Ovale” un medio metraggio, “ Bastard Serial Killer, Kill! Kill!” l’episodio finale per il film antologico “The Pyramid” tre videoclip; e ho diretto anche due programmi tv per ragazzi “ Work in Progress” e “Star School Tv” The Pyramid, uno dei tuoi ultimi lavori, genere horror diviso in quattro episodi, ideato da Alex Visani e Raffaele Ottolenghi e diretto da Alex Visani - Antonio Zannone - Luca Alessandro - Roberto Albanesi& Simone Chiesa , sta avendo un ottimo riscontro internazionale. Ce ne parli? Io ho diretto l’episodio finale, “Apocalypse”. A questo punto della storia, la piramide ha diffuso morte e pestilenza, il genere umano è in pericolo e rischia l’estinzione; il mondo è dominato da feroci creature assetate di sangue. In uno scenario post apocalittico, i due protagonisti, Daniel e Elia tentano di recuperare la piramide per mettere fine al male e salvare il genere umano. Mi sono ispirato al genere post apocalittico anni ottanta, ma anche ai film diretti da Bruno Mattei nelle Filippine negli anni ottanta. Il mio stile si potrebbe definire horror pulp, mi piace miscelare l’horror con l’ironia, mi piace mostrare il lato oscuro che

tutti abbiamo dentro, adoro la figura dell’anti eroe cinico. Quattro episodi diretti da più menti registiche. Cosa vi accomuna? Cosa vi differenzia? Ci unisce sicuramente la passione per il cinema di genere, le differenze sono di carattere stilistico, ogni uno ha il suo stile e un proprio metodo di lavoro. Ti ho sentito dirigere qualche volta e ti ho sentito dire : “Un po’ di sangue qua e un po’ di sangue là!”. Che rapporto hai col sangue? In effetti sui miei set si il sangue

si spreca, ma è necessario. Ho un rapporto tranquillo, non sono uno di quelli che si impressiona alla vista del proprio sangue. Aspirazioni per il futuro, a parte diventare ricco e famoso? Non voglio diventare ricco, e nemmeno famoso, vorrei solo fare il mio lavoro nel migliore dei modi e di riuscire a viverci. Argento ha paura del buio, tu di cosa in particolare? Le mie paure sono legate ai disturbi del sonno, a volte ho paura di dormire.

The Pyramid. Film

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CULTURA

ZANARDI: L’UOMO DI LEONARDO STRAORDINARIE PRESTAZIONI DELL’ATLETA ITALIANO ALLE PARALIMPIADI di Sergio Antonelli

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’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci raffigura ad un sguardo più attento non tanto le ideali perfette proporzioni del corpo umano di un uomo rinascimentale sicuro del suo esistere nel mondo, quanto, piuttosto, lo stupore e l’angoscia che accompagnano l’umanità nel momento in cui riflette sul significato ultimo della propria esistenza. Se Leonardo con la sua opera ha quindi voluto dirci che non tutto è riconducibile “a misura”, è evidente che, se il grande artista si fosse trovato ad incontrare un uomo come Alex Zanardi, lo avrebbe scelto come modello ideale per il suoi disegni. Il percorso di vita di Alex Zanardi ci dice, infatti, che non esiste una vita “ideale” che meriti di essere vissuta più di un’altra, ma un’unica vita da vivere con lo stupore di un bambino e la consapevolezza di un adulto che cerca fino al suo ultimo respiro il “significato” della sua esperienza nel mondo, sapendo che non lo troverà mai. A 100 Km da Berlino sulla pista del Lausitzring nell’ormai lontano 15 settembre 2001, il percorso di vita del pilota bolognese prese una stra-

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Alex Zanardi. Atleta

da in “salita”, quando a seguito di un terribile incidente dovette subire l’amputazione delle due gambe. Su quella “salita” Alex si sarebbe potuto fermare a domandarsi “perché”, ma, invece, ha preferito continuare il “viaggio”, senza che fosse il destino a scegliere la fermata dove scendere. Nel tempo l’entusiasmo e la passione con cui Zanardi ha divorato ogni “sfida” sono diventati un esempio per tanti e vederlo vincere per ben due volte la medaglia d’oro alle Paraolimpiadi di Londra con la sua Handbike, ha fatto ancor di più capire a tanti che

non può che essere “Itaca” la meta dell’Uomo Vitruviano. “Sempre devi avere in mente Itaca, raggiungerla sia il pensiero costante. Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull’isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada senza aspettarti ricchezze da Itaca. Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo in viaggio: che cos’altro ti aspetti?”. Per sempre ti saremo grati Alex Zanardi per aver dato “corpo” alle parole di Costantino Kavafis.


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GLI APPUNTAMENTI DI OTTOBRE 2012 Un mese di cultura, musica e teatro.

09-11 09-10 10-13 MASSIMO RANIERI FEDERICO SALVATORE: TEATRO ITALIA SE IO FOSSI S. GENNARO FESTIVAL

h.20.00 Teatro Mattiello - Pompei (Na)

10 MUSIC LIVE

EXPERIENCE h.19.00 Napoli

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h.20.00 Teatro Mattiello - Pompei (Na)

h.20.00 Napoli

13 14 MATILDE SERAO ALLA RISCOPERTA DI NAPOLI MEDIEVALE

RACCONTA NAPOLI

h.17.00 Centro Storico (Na)

h.20.00 Centro Storico (Na)

15 20-22 CESARE CREMONINI EMMA MARRONE IN CONCERTO

IN CONCERTO

23-28 PREMIO

h.20.00 Teatro Palapartenope (Na)

h.20.00 Eboli (Sa)

h.20.00 Maiori (Sa)

ROBERTO ROSSELLINI


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La Campania Giovane - "L'autunno caldo della Campania" - Ottobre 2012  

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