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N.17 Novembre 2012

Mensile di Politica e Cultura dal Sud. www.lacampaniagiovane.it

LA SFIDA DELLE PRIMARIE Consiglio regionale: il tempo della trasparenza Primarie decisive, mai come oggi Apple contro Samsung: business nei tribunali


EDITORIALE I DELIRI DELLA FORNERO

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’ho scritto su Facebook, l’ho ripetuto sul blog, lo ribadisco su questo giornale. Perché una risposta ancora non riesco a darmela. Come fa un ministro della Repubblica con delega al lavoro a dire che i giovani italiani devono essere meno schizzinosi (ha detto “choosy”, perché è più ‘trendy’) nella ricerca della prima occupazione? E com’è possibile che a questa dichiarazione delirante non sia seguita una smentita, un passo indietro, a stretto giro? La Fornero dovrebbe, insieme al governo di cui fa parte, porre le basi per la creazione di nuovo lavoro. E invece, mentre il tasso di occupazione in Italia crolla anche per colpa delle scelte dell’esecutivo, ha pure il coraggio di uscire con dichiarazioni sconcertanti, offensive, irresponsabili e soprattutto non corrispondenti alla verità. Elsa

di Antonio Marciano

Fornero ha dimostrato ancora una volta di non sapere di cosa parla, forse influenzata da quei poteri forti di cui fa parte da tempo, certo da ben prima che entrasse nell’esecutivo Monti. Lo stesso – sussurrerebbe qualche maligno – che avrebbe spianato la strada a sua figlia per una folgorante carriera universitaria. Io di giovani laureati che avrebbero voluto e potuto intraprendere la carriera universitaria ne conosco tanti. Ma i loro genitori non sono docenti universitari, non sono a capo di fondazioni bancarie, né fanno parte del Cda di grandi aziende. Molti di loro, lungi dall’essere choosy, si danno da fare per cercare altro, spesso del tutto diverso da quello per cui per anni hanno studiato. E si ritrovano oggi, se va bene, a lavorare in un supermercato o come commessi in qualche negozio. Se va bene, però. Altrimenti, qui al sud, l’alternativa

è il nulla. Oppure la criminalità. Fanpage.it ha lanciato una provocazione forte, raccontando la storia di cinque ragazzi napoletani che di certo sono stati poco choosy nella ‘scelta’ del loro lavoro HYPERLINK “http://www.fanpage.it/eccole-foto-dei-giovani-choosy-dinapoli-che-ce-l-hanno-fatta/” e che per questo sono rimasti a Napoli. Si tratta di Marco Di Lauro, 32 anni; Mariano Abete, 21 anni come Mario Riccio, detto Mariano; poi c’è Rosario Guarino, soprannominato “Jo Banana”; e infine Antonio Mennetta, 27 anni. Sono i baby-boss che stanno insanguinando le strade dell’area nord di Napoli nell’ennesima guerra di camorra per il controllo del territorio. Loro, caro ministro, sono davvero poco choosy: per affermare il controllo loro e delle loro famiglie sul traffico di stupefacenti sono tutto tranne che schizzinosi.

Antonio Marciano, consigliere regionale PD

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IMMAGINI

Street art Banksy, Napoli


IMMAGINI

Street art Banksy, Napoli


E G N A H C BE THE T N A W U YO TO SEE D L R O W E IN TH GIOVANI CAMPANI NEL MONDO


SOMMARIO

PRIMO PIANO Consiglio regionale: il tempo della trasparenza

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Reggio Calabria: comune sciolto per mafia

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INCHIESTA Mi dimetto... per andare in Parlamento!

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POLITICA Primarie decisive

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Non devono passare!

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SOCIETÀ Siamo tutti Sallusti?

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Operazione “Cieli Bui”

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La lezione di Cittadella

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Conte: giustizia è fatta?

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CULTURA La Campania giovane Via Renato Lordi, 9 80127 Napoli Direttore Responsabile Andrea Postiglione Direttore Editoriale Alessia Schisano Caporedattore Vito Contardo Collaboratori Alessia Schisano, Flavia de Palma, Felice Manganiello, Gloria Esposito, Marco Trotta, Roberta Capone, Salvatore Borghese, Serena Tagliacozzo, Sergio Antonelli, Stefano Behrend, Nello Chianese, Anna M. Musto, Davide Maddaluno Stampa Legma Leombruno Srl Distribuzione gratuita Pubblicità info@lacampaniagiovane.it Registrazione n.53 effettuata il 26/07/2011 presso il Tribunale di Napoli

Apple vs Samsung

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Cinema make up

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Maraviglia e gli “artisti utili”

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Quando Hollywood salvò sei vite

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Napoli Film Festival 2012

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EVENTI Eventi Novembre

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PRIMO PIANO

CONSIGLIO REGIONALE: IL TEMPO DELLA TRASPARENZA D DOPO LE INDAGINI DELLA MAGISTRATURA, SI ACCELERA LA POLITICA DEL RIGORE di Marina Lucano opo le perquisizioni e le indagini avviate dalla magistratura su presunti reati di peculato, il Parlamentino campano sceglie unanimamente di accelerare il percorso, già avviato, della politica del rigore. Approvati  tagli del 50 per cento ai fondi per il funzionamento dei gruppi consiliari e al Fondo di assistenza alle attività istituzionali, oltre alla sforbiciata del  25 per cento destinati alla comunicazione. Prevista, dal primo gennaio prossimo, anche una riduzione del 70 per cento dei comandati del consiglio regionale. In pratica il fondo destinato al funzionamento dei gruppi passa da 1milione e 55mila euro a poco più di 500 mila euro e quello per l’assistenza istituzionale scende da 1milione e 800mila euro a

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900mila euro. L’approvazione dell’emendamento trasversale presentato in aula, ed approvato all’unanimità qualche settimana fa, al disegno di

“APPROVATI TAGLI DEL 50 PER CENTO AI FONDI PER IL FUNZIONAMENTO DEI GRUPPI CONSILIARI E AL FONDO DI ASSISTENZA ALLE ATTIVITÀ ISTITUZIONALI”

legge sulla semplificazione del sistema normativo regionale prevede, infine, che a partire dal primo gennaio 2013, il

contributo fisso annuale venga fissato dall’Ufficio di Presidenza che “entro il 31 dicembre di ogni anno, provvede a tal fine, mediante procedura comparativa, all’individuazione dell’importo più basso degli stanziamenti annualmente corrisposti nelle altre Regioni per le medesime finalità”. Bene i tagli ma il consigliere regionale Pd, Antonio Marciano invita ad  “Avviare, a riflettori spenti, una discussione un po’ più seria, un po’ più di merito per evitare di cadere in un paradosso opposto, ossia che prima per sostenere l’attività politica ed istituzionale servono tanti soldi e poi ad un certo punto questi soldi non servono più”. Da qui, il no alla logica demagogica e populistica e, la proposta di ‘imitare il Parlamento Europeo. “ Penso – ha dichiarato Marciano in un video commento sul suo blog -


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che sarebbe un provvedimento importante decidere che i fondi in dotazione al singolo consigliere possano essere erogati a tante altre collaborazioni, magari  giovani collaborazioni,  per quell’attività di  quel consigliere con contratti che vengono definiti direttamente dal consiglio regionale e dalla segreteria generale – ha concluso - Quindi il consigliere regionale non tocca un euro dei fondi che gli spettano ma quei soldi andranno direttamente nelle tasche, in modo trasparente e certificato, dei collaboratori che

il consigliere avrà deciso di accompagnare alla propria attività istituzionale. Accade così per il Parlamento europeo, è una proposta ci si può ragionare lontani dalla demagogia”. Le due parole d’ordine scelte in questa fase dal Parlamentino campano sono austerity e trasparenza tant’è che i gruppi consiliari, a partire dal Partito Democratico, hanno deciso, fin dal primo ‘sopralluogo’ della guardia di finanza, di rendere pubblici i propri bilanci e di accelerare su un provvedimento, fermo da tempo in prima commissione, sulla trasparenza amministrativa dei dati volto

ad individuare  modalità e regole d’accesso ai documenti regionali. Paolo Romano, per non essere da meno rispetto ai componenti dell’assemblea che presiede, una settimana dopo l’approvazione dei tagli da parte del consiglio, ha annunciato  il dimezzamento del proprio staff, che passerà quindi da quindici a sette componenti, in gran parte personale comandato. La scure dei tagli non escluderà neanche l’Ufficio di supporto alle attività della Presidenza,  organismo, tra l’altro, istituito durante questa legislatura. 

Consiglio Regione Campania

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PRIMO PIANO

REGGIO CALABRIA: COMUNE SCIOLTO PER MAFIA di Nello Chianese

LA SCELTA ALL’UNANIMITÀ DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

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ll’unanimità il Consiglio dei Ministri ha determinato lo scioglimento del Comune di Reggio Calabria per contiguità con la ‘ndrangheta, nella giornata del 9 ottobre scorso. Il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, durante la conferenza stampa nella quale ha annunciato il provvedimento, ha descritto uno scenario decisamente preoccupante, sottolineando quanto sia stato difficile intervenire: “Siamo assolutamente consapevoli della scelta fatta, che è stata valutata con molta sofferenza, ma abbiamo la volontà di restituire il paese alla legalità: senza legalità non c’è sviluppo”. La commissione d’accesso, al lavoro dal 20 gennaio scorso, ha evidenziato una serie di rapporti tra gli amministratori comunali e la ‘ndrangheta locale, per esempio attraverso il rapporto con la Multiservizi, società nella quale figuravano personaggi riconducibili alla cosca Tegano, piuttosto che i legami di Giuseppe Plutino, consigliere prima dell’Udc e adesso passato al Pdl, con la cosca Caridi, tanto clamorosi da esser finito agli arresti per concorso esterno in associazione mafiosa.   Il ministro ha sottolineato come il provvedimento non sia stato motivato da un problema di infiltrazione, bensì di contiguità, tanto

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rilevante, comunque, da rimuovere la giunta comunale per affidare l’amministrazione al prefetto di Crotone Vincenzo Panico, al viceprefetto Giuseppe Castaldo e Dante Piazza, dirigente dei Servizi ispettivi di finanza pubblica della Ragioneria generale dello Stato. Ebbene si, è stato necessario includere anche un supporto della Ragioneria generale poiché il Comune di Reggio Calabria versa in condizioni economiche disastrose, e questo duro shock giunge in un momento decisamente complicato per le casse della città. Il Governo ha promesso il proprio impegno nei confronti di Reggio, lasciando trasparire non poca amarezza per la scelta necessaria effettuata.  Eppure la Regione Calabria non ha reagito bene a questo episodio, con il governatore Giuseppe Scopelliti, ex sindaco di Reggio, molto critico nei confronti del Governo:

“Indebolisce lo Stato, le istituzioni sul territorio e non e’ certamente una conquista della democrazia”, ha detto. Ma in Regione le cose non vanno certo meglio. L’intera giunta regionale è infatti sotto inchiesta per abuso d’ufficio, iscritta nel registro degli indagati in un sol colpo dal sostituto procuratore di Catanzaro Gerardo Dominijanni. E a guidare la giunta è Giuseppe Scopelliti, raggiunto già da quattro avvisi di garanzia, proprio per vicende legate al suo mandato da sindaco del Comune di Reggio Calabria. L’ultima inchiesta lo vede al centro per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico, laddove avrebbe coperto un buco di ben 87 milioni di euro delle casse comunali. Voltare pagina sembra inevitabile, ed il fallimento del centrodestra calabrese, di cui Scopelliti è il simbolo, sembra essere la spia di un declino oramai irreversibile del partito.

Manifestazione antimafia, Reggio Calabria


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INCHIESTA

MI DIMETTO... PER ANDARE IN PARLAMENTO! LA “FURBATA” PIÙ GRANDE È QUELLA DELL’EX PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI NAPOLI, LUIGI CESARO (ALIAS GIGGINO A’ PURPETTA) di Vito Contardo

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iorno di gran “rottamazione” lo scorso 9 ottobre, per prendere in prestito la tanto controversa quanto celebre parola d’ordine della campagna elettorale di Matteo Renzi. All’osservatore distratto e ormai annoiato dalla politica sarà apparsa così. Ma così non è: nessuna folgorazione quel giorno sulla via di Damasco! Mettetevi comodi, ora vi spieghiamo tutto. Dimissioni a raffica dai propri incarichi di molti presidenti di Provincia e Sindaci, che hanno annunciato di aver compiuto l’estremo gesto (dell’abbandono della “poltrona)” per il sommo bene dei cittadini, per difendere le loro ragioni. Sino in fondo. Ecco che ad Asti Maria Teresa Armosino (PDL) ha detto di essersi dimessa davanti all’«impossibilità manifesta da parte degli amministratori delle Province di far valere le ragioni del territorio, vista l’evidente volontà di non tener conto delle funzioni e dei servizi svolti dalla Provincia» da parte del governo», che ha deciso per l’accorpamento e la soppressione di diver-

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se Province. Quanta passione e coraggio! Certo che vien da chiedersi perché non l’abbiano fatto prima e come mai si siano poi decisi tutti lo stesso giorno: il governo ha inserito una serie di provvedimenti nella cosiddetta “spending review” di luglio - non di agosto, settembre od ottobre - per accorpare le province (con meno di 350mila abitanti o con un’estensione inferiore ai 2.500 chilometri quadrati) e lì sono contenuti gli ultimi tagli ai trasferimenti alle autonomie locali per l’erogazione dei vari servizi. La ragione che spiega la singolare coincidenza, dunque, non è giudiziaria e probabilmente non ha nemmeno a che fare con l’aria che tira o l’annosa questione della cancellazione delle Province, bensì con la candidabilità alle prossime elezioni politiche (che si dovrebbero tenere nella primavera del 2013). Nel caso in cui un presidente di Provincia voglia candidarsi alle politiche, infatti, deve lasciare il proprio incarico almeno sei mesi prima del voto. La scadenza sarebbe quindi 29 ottobre, posto si voti dalla fine di aprile in poi, ma il


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cosiddetto “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali” del 2000 stabilisce un margine di 20 giorni per rendere effettive le dimissioni: «Le dimissioni presentate dal sindaco o dal presidente della provincia diventano efficaci ed irrevocabili trascorso il termine di 20 giorni dalla loro presentazione al consiglio». Questo significa che, per dimettersi effettivamente entro il 29 ottobre, i presidenti di provincia avevano proprio il 9 ottobre come ultimo termine utile per lasciare i loro incarichi. È bene ricordare poi che i presidenti di Provincia dimissionari Armosino (PDL), Simonetti (LEGA NORD) e Cesaro (PDL, presiedeva l’ente provinciale di Napoli ed è noto ai più per i numerosi strafalcioni linguistici in cui incappa) sono stati tutti eletti in Parlamento alle politiche del 2008 e hanno quindi amministrato le Pro-

vince con un doppio incarico. Come detto, la legge prevede che chi riveste il ruolo di presidente di Provincia sia ineleggibile al Parlamento, ma paradossalmente non ci sono norme esplicite che prevedano il contrario. Ciò ha consentito a diversi parlamentari di farsi eleggere successivamente al 2008 per incarichi nelle amministrazioni locali. La Giunta per le elezioni della Camera si è occupata del problema e già nel 2009 aveva identificato ben 47 casi di doppi incarichi svolti da deputati, incompatibili con il mandato parlamentare. Esaminò anche il caso dei parlamentari diventati presidenti di Provincia, ma ciò non impedì il mantenimento del doppio incarico per chi oggi si è dimesso dalla presidenza della provincia. E’ inoltre da chiarire che il “Testo unico” prevede che nel caso di dimissioni del presidente,

il consiglio provinciale venga sciolto. Al governo spetta contestualmente la nomina di un commissario, incaricato di gestire l’amministrazione ordinaria della Provincia. Per diverse amministrazioni provinciali il governo seguirà quindi questa strada, nominando propri commissari che avranno l’incarico di gestire le Province fino al loro scioglimento o accorpamento (previsto entro la fine del 2013). Questo tuttavia non avverrà a Napoli, dove Cesaro si è improvvisamente accorto di avere una carica incompatibile con quella di parlamentare ed è decaduto in seguito ad un voto del consiglio provinciale. La procedura eviterà il commissariamento e consentirà al suo vicepresidente di subentrargli e di portare a termine il mandato del consiglio. L’avete capito: mi dimetto. Sì, per andare in Parlamento!

On. Luigi Cesaro

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POLITICA

PRIMARIE DECISIVE LE REGOLE PER LE PRIMARIE DEL CENTROSINISTRA DIVENTANO PIÙ STRINGENTI, MA QUESTA VOLTA SARANNO DECISIVE di Salvatore Borghese

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l centrosinistra italiano è chiamato di nuovo a sostenere l’esame delle primarie. Da molti mesi ormai il Partito Democratico è, secondo tutti i sondaggi, il primo partito italiano. Il centrodestra è in pieno sfaldamento, con il PdL crollato sotto il 20% dei consensi ed un rapporto con la Lega, anch’essa dimezzata rispetto ad un anno fa, difficile da ricucire (anche se non impossibile). Il partito sembrava avere tutte le carte in regola per egemonizzare l’agenda politica di qui alle elezioni del 2013. Da tempo il segretario Bersani aveva raccolto la sfida delle primarie, dichiarandosi disponibile ad affrontare un’ulteriore consultazione popolare (dopo quella che lo elesse segretario nel 2009) per ottenere il ruolo di candidato premier. La via più logica, forse, era andare ad un congresso anticipato, affrontando in quella sede le sfide poste dal “rottamatore” Matteo Renzi: e chi fosse uscito vincitore da quel confronto avrebbe avuto il diritto – come previsto dallo stesso statuto del PD – di

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candidarsi a guidare il governo dopo le elezioni 2013. Si è scelta invece un’altra strada, ricalcando la strategia già adottata nel 2005 con Prodi: e

“GLI ELETTORI NON POTRANNO RECARSI SEMPLICEMENTE A VOTARE: DOVRANNO PRIMA REGISTRARSI”

cioè creare attorno al PD una coalizione di partiti ed istituire delle primarie di coalizione, modificando lo statuto del


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partito per consentire ad altri esponenti democratici, diversi da segretario, di parteciparvi. Del resto, le primarie sono una caratteristica fondante del partito. A qualcuno, però, ha lasciato perplessa la scelta dei partiti alleati: fuori Di Pietro dentro Vendola, fuori i Radicali dentro il PSI; fuori l’API di Rutelli, ma alle primarie potrà candidarsi il rutelliano Bruno Tabacci, assessore della giunta milanese di centrosinistra che però ha detto di non condividere la carta d’intenti “Italia Bene Comune” – in pratica il manifesto delle primarie. Ma sottoscrivere questo mani-

festo non è l’unica novità del regolamento di queste nuove primarie. Gli elettori non potranno recarsi semplicemente ai gazebo e votare: dovranno prima registrarsi presso un ufficio apposito, e non potranno farlo negli stessi luoghi dove si vota. E dovranno conservare il tagliando che gli verrà consegnato, perché se nessun candidato otterrà la maggioranza assoluta dei voti si terrà un ballottaggio 7 giorni dopo: ma potranno votare solo quelli che dimostreranno di essersi registrati entro il primo turno (fissato per il 25 novembre). Infine, niente sedicenni: a differenza che in passato, a votare ci andranno solo i maggio-

renni. Regole che, accusano i renziani, sarebbero penalizzanti proprio per il sindaco di Firenze perché restringerebbero la base di elettori. Quel che è certo, comunque, è che il dibattito sulle primarie ha fatto perdere di vista alcuni problemi di stringente attualità. Come il fatto, ad esempio, che il governo ha fatto approvare con la fiducia una legge anticorruzione che rinuncia ad affrontare le cause principali del fenomeno che strangola l’economia dell’Italia, e il Senato sta discutendo una nuova legge elettorale che rischia di produrre un Parlamento ingovernabile.

Pierluigi Bersani, Matteo Renzi, candidati alle primarie del centtro sinistra

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POLITICA

NON DEVONO PASSARE! CON L`ACUIRSI DELLA CRISI I PARTITI NEONAZISTI GUADAGNANO TERRENO di Giorgio Massa

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a crisi ha soffiato sul fuoco dell` indipendenza della Catalogna e nella parte di lingua olandese in Belgio,e sta creando problemi di tenuta sociale un pò in tutta Europa. Ma in nessun luogo lo stress della crisi è più sentito che in Grecia, dove i tagli operati dal governo hanno creato un deserto sociale.Ad oggi Un greco ogni quattro è senza lavoro. La disoccupazione giovanile è al di sopra del 50 per cento. Il tasso di suicidi è in costante ascesa. I trattamenti medici per il cancro e altre malattie sono diventati più difficili da ottenere. Il crescente uso endovenoso di droga sta causando un picco del tasso di infezione da HIV, secondo uno studio pubblicato sulla rivista medica The Lancet. L’economia collassata è terreno fertile per Alba Dorata, il partito di estrema destra della Grecia. Nato nel 1980 e popolato da nazionalisti greci, tra cui alcuni che hanno combattuto con i serbi nei Balcani; aveva legami con l’ex dittatura militare della

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Grecia. Il partito ha vinto il suo primo seggio in Parlamento a Maggio con il 7 per cento dei voti. Un recente sondaggio ha mostrato che il 22 per cento dei greci guarda con favore a questo partito. A dire il vero, i partitit nazionalisti e anti-immigrati sono in aumento in tutta Europa. Ma gli osservatori ritengono che Alba Dorata sia una storia sé stante. Nel 1987, la rivista del partito - guidato da Michaloliakos Nikolaos, un commando ex forze speciali greche - ha pubblicato un numero salutando Hitler come “il grande uomo del 20 ° secolo.” In una nazione dove i ricordi della seconda guerra mondiale rimangono freschi, i sondaggi hanno dimostrato che la maggior parte dei greci che sostengono Alba Dorata lo stanno facendo basandosi esclusivamente sulle sue posizioni anti-immigrati e che in gran parte respingere i comportamenti più violenti del gruppo. Nonostante queso le sue attività anti’immigrati sono sempre più violente e spesso vengono orami pesantemente “facili-

tate” da un comportamento non ostile di certa parte delle forze dell’ordine. Il ministro della Giustizia greco, Antonis Roupakiotis, ha detto che è preoccupato per i presunti legami del partito con la polizia e i militari. Le accuse sono all’ordine del giorno. Gli attivisti sostengono che larghi segmenti della polizia sono romai collusi con il partito antiimmigrati e ne “proteggono” gli attacchi, che il governo stima essere almeno due o tre alla settimana. Fino ad ora ci sono stati limitati tentativi di indagare il partito, tra i passi più importanti c’è stata la revoca dell’immunità parlamentare per due deputati di Alba Dorata, che recentemente sono stati videoregistrati mentre molestavano un venditore immigrato. Ma i critici dicono che il governo è stato riluttante ad affrontare in modo più ampio i presunti abusi del partito. Piuttosto che vietare il partito, come alcuni suggeriscono in Grecia, Roupakiotis ha detto che la soluzione migliore è quella di migliorare le condizioni


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sociali in Grecia così da minare alla base il consenso e la forza del partito. “La Grecia ha combattuto i fascisti nella seconda guerra mondiale, migliaia di ebrei sono finiti in forni crematori e ora siamo di fronte a questa minaccia di nuovo”, ha detto Roupakiotis. Ha poi aggiunto: “Questo è stato causato dalla dura condizioni che la Grecia è costretta a sopportare. Gli estremisti stanno approfittando della situazione. “ Per la Grecia è ormai un emergenza che si aggiunge alla più grave crisi economia e sociale che sconvolge il paese. Per il resto d’Europa dovrebbe essere un serio campanello d’allarme. Non bisogna assolutamente sottovalutare le conseguenze

“L’ECONOMIA COLLASSATA È TERRENO FERTILE PER ALBA DORATA, IL PARTITO DI ESTREMA DESTRA DELLA GRECIA” che la crisi potrebbe avere sulle dinamiche sociali. Nel secolo scorso la dinamica fu esattamente la stessa. Non possiamo e non dobbiamo permettere che la storia possa ripetersi.

Manifestazione di estrema destra. Grecia

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SOCIETÀ

SIAMO TUTTI SALLUSTI? di Vito Contardo

14 MESI DI CARCERE, MA NON È UN REATO DI OPINIONE

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a vicenda ha inizio nel febbraio del 2007. In un ospedale di Torino una 13enne si sottopone all’aborto del bambino avuto da un ragazzo di 15 anni. La ragazzina ha avuto un’infanzia da incubo: orfana, sballottata da un istituto all’altro, dove subisce violenze. Viene adottata all’età di 8 anni, i genitori adottivi si separano dopo qualche anno e lei passa da una sbornia a un abuso di ecstasy. Resta incinta. Probabilmente non vorrebbe abortire, la circostanza non è chiara. In ogni caso la madre la convince e lei firma i moduli per la richiesta. Ma dopo l’intervento subisce un crollo psicologico e viene ricoverata per esaurimento nervoso. La notizia esce il 17 febbraio e l’indomani finisce sui giornali. Libero, all’epoca diretto da Sallusti, racconta invece un’altra storia. E con un commento firmato Dreyfus, pseudonimo dietro cui si cela Renato Farina (il famoso agente Betulla stipendiato dai Servizi Segreti che - radiato dall’Ordine dei giornalisti - non avrebbe nemmeno potuto scrivere su un giornale), tratteggia la vicenda con una serie di giudizi sferzanti e riportando fatti falsi. La prosa dell’editoria-

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le in questione è un cocktail di mistica ultracattolica e retorica fascista, ma questa è solo l’opinione di chi scrive. Ognuno la valuti come vuole. In proposito è da segnalare che in molti hanno insistito sul seguente passaggio dell’articolo: “ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice”. Anche questa, per quanto possa essere meschina e disgustosa, è un’opinione. E resta tale. Scema, ma pur sempre un’opinione. Il punto è che il caso della ragazzina torinese è servito a Farina, a Libero e al suo direttore Sallusti, per soffiare sul vento di scandalo che preme per restringere le maglie della legge 194, per attaccare un diritto acquisito. Per gettare fango in un ingranaggio già delicatissimo. Ma questo è, diciamo così, lo sporco lavoro della malafede, non condannabile per legge. Condannabile per legge è, invece, scrivere e stampare notizie false. E veniamo allora alle frasi che non contengono opinioni ma fatti. Fatti falsi. Già il titolo: “Il giudice ordina l’aborto / La legge più forte della vita”. Falso. Nessun giudice ha ordinato di abortire. Altra frase: “Un magistrato allora ha ascoltato le parti in

causa e ha applicato il diritto - il diritto! - decretando l’aborto coattivo”. Falso. Il giudice ha dato libertà di scelta alla ragazzina e alla madre. Ancora: “Si sentiva mamma. Era una mamma. Niente. Kaput. Per ordine di padre, madre, medico e giudice, per una volta alleati e concordi”. Falso. Il padre non sapeva (proprio per questo ci si è rivolti al giudice) e le firme del consenso all’aborto sono due, quella della figlia e quella della madre. E poi: “Che la medicina e la magistratura siano complici ci lascia sgomenti”. Falso. Complici di cosa? Di aver lasciato libera decisione alla ragazza e a sua madre? Il giudice tutelare si è limitato a prendere atto della decisione di madre e figlia, sostituendo il padre per quanto concerne l’autorizzazione (come prevede la legge). Non esiste alcun «aborto coattivo» in Italia: sostenere che un magistrato abbia «ordinato» a una donna di abortire è gravemente falso, perché induce il lettore a credere che una ragazzina o una donna possano essere costrette ad abortire per legge. Tali frasi non sono piaciute al magistrato Giuseppe Cocilovo, che ha presentato una denuncia per diffamazione. Ne è seguita la condanna in primo e secondo grado, poi il sigillo


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della Cassazione. La reazione del mondo della carta stampata e più in generale dei media non si è fatta attendere, è arrivata decisa e compatta. Di seguito alcuni dei commenti. «Non si può andare in galera per un’opinione anzi per il mancato controllo su un’opinione altrui. È una decisione che deve suscitare scandalo» (Ezio Mauro); .«È davvero molto grave che si arrivi ad ipotizzare il carcere per un collega su un cosiddetto reato d’opinione» (Ferruccio De Bortoli); «È sconvolgente. In questo momento siamo tutti Sallusti» (il segretario della Federazione Nazionale della Stampa, Franco Siddi). Orbene, non si capisce perché i direttori dei più importanti giornali italiani parlino di «reato d’opinione» quando invece con la diffamazione a mezzo stampa non c’entra nulla. Nessuna libertà di parola è stata negata in questo caso, infatti. Si è ribadito che in uno Stato di diritto non vi è la libertà di commettere reati, cioè, in questo caso, di diffamare, di ledere la reputazione e l’onorabilità degli altri. D’altronde lo stesso giudice querelante in un’intervista su La Stampa chiarisce che

per far decadere la querela, e quindi la relativa condanna, «sarebbe bastata una lettera di scuse ai lettori per una notizia errata pubblicata». Una rettifica che però in 6 anni non è mai arrivata. Rettifica che tra l’altro, secondo la carta dei doveri del giornalista, dovrebbe essere pubblicata «con tempestività e appropriato rilievo, anche in assenza di specifica richiesta» quando le informazioni diffuse «si siano rivelate inesatte o errate, soprattutto quando l’errore possa ledere o danneggiare singole persone, enti, categorie, associazioni o comunità». Sallusti al contrario non si è scusato, ma - da quando il caso della sua possibile condanna ha raggiunto le prime pagine dei giornali - ha indirizzato la sua penna non contro il reato di diffamazione e neppure contro il carcere per i giornalisti; l’inchiostro dell’indignazione l’ha utilizzato contro i giudici, rei di voler negare la sua libertà, bollando la sentenza come «politica» e richiamandosi con ciò a quella stessa battaglia che ha visto per vent’anni Silvio Berlusconi capostipite. Questa vicenda, dunque, da occasione per chiedere una riforma

seria della norma riguardo il carcere per i giornalisti in caso di diffamazione si è tramutata, per volontà del diretto interessato, in un ennesimo pretesto per attaccare la magistratura. La memoria non può che andare a quello che, qualche anno fa, ha scritto Giuseppe D’Avanzo: definì questo genere di giornalismo «della chiacchiera e della maldicenza» perché «dimentica il suo dovere di raccontare “dove siamo”. Non guarda ai fatti, non li cerca, non vuole trovarli, soprattutto non ne vuole tenere conto. Quando si ritrova improvvidamente qualche fatterello tra i piedi, lo trasforma in opinione. Screditata a opinione, la verità di fatto è fottuta perché diventa irrilevante (…) senza un’ informazione basata sui fatti, la libertà d’opinione è soltanto una beffa crudele». Insomma il reato d’opinione non c’entra niente. C’entra, invece, e molto, un giornalismo sciatto, truffaldino, che da notizie false per sostenere una sua tesi. Per questo la galera vi sembra troppo? Può essere. Ma risparmiateci i piagnistei sul povero giornalista Sallusti che non può dire la sua, per carità.

Alessandro Sallusti, giornalista

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SOCIETÀ

OPERAZIONE “CIELI BUI”

MENO ILLUMINAZIONE PUBBLICA FA BENE ALLE TASCHE. MA LA SICUREZZA? di Jessica Caramiello

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’Operazione Cieli Bui è una delle misure contenute nella legge di stabilità. Il Progetto in questione è stato ideato dall’associazione no profit Cieli bui che da anni si batte contro l’inquinamento e per lo sviluppo di impianti ad energia rinnovabile. L’idea è ridurre al minimo l’illuminazione pubblica durante le ore notturne , grazie a dei dispositivi automatici che attivano un affievolimento graduale delle luci. Il progetto è stato proposto dal ministro dell’ambiente della tutela del territorio e del mare, insieme con il ministro dell’economia e delle finanze, e infine approvato dall’intero consiglio dei ministri. Questa moderazione dell’illuminazione porterebbe gli enti locali a risparmiare circa un miliardo di euro, considerando che noi Italiani arriviamo ad un consumo procapite di energia elettrica che è ben oltre il doppio della media europea: circa 105 chilowattora , a fronte degli 80 Francesi e 42 Inglesi. Il suggerimento è stato accolto con entusiasmo dal governo che ha inserito questa misura nella legge di stabilità, insieme agli altri tagli. La riduzione dell’illuminazione prevederà, ,tra l’altro, lampade da 70 watt, lo spegnimento di luci in eccesso quali quelle dei parcheggi dei centri commerciali e la diminu-

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zione dell’illuminazione in quelle zone industriali fuori città poco abitate. Enrico Bondi, commissario responsabile dei tagli, è molto orgoglioso di questa cooperazione fra il governo e l’associazione Cieli Bui, perché porterà benefici su due fronti contemporaneamente : da un lato un risparmio economico considerevole ; dall’altro un risparmio energetico a favore dell’ ecologia. Non tutti però sembrano così entusiasti di questa idea. Molti comuni, in particolare Bologna e Bari, hanno fatto sentire il loro mal contento considerando questa misura molto azzardata. Meno luce infatti significa meno sicurezza. E’ statisticamente provato che il maggior numero di crimini nelle strade avviene proprio in luoghi non illuminati. Il buio rappresenta per i malviventi un via libera. Lo denuncia Maria Gabriella Moscatelli presidente dell’associazione Telefono Rosa, che da sempre si occupa della sicurezza delle donne: potrebbero infatti essere proprio le donne a subire più di tutti questa mancanza di sicurezza. Inoltre è proprio nelle ore notturne, nelle quali vi è meno visibilità, che si contano il maggior numero di incidenti automobilistici. L’Asaps ( associazione sicurezza stradale italiana) spiega che gli utenti più colpiti saranno i pedoni e i ciclisti che non essendo dotati di luce propria non riescono a ren-

dersi visibili. Il rischio è che i soldi risparmiati per l’energia dovranno essere impiegati in campo sanitario. In Europa ogni anno si contano 1,3 milioni di sinistri che provocano 31 mila morti. Molti Comuni già in tempi non sospetti avevano richiesto l’aumento dell’illuminazione urbana soprattutto nelle zone periferiche per ridurre i rischi per i cittadini, e rendere le strade più sicure. Ancora una volta quindi, potrebbero essere i cittadini a pagare il prezzo più alto per risanare le finanze pubbliche, questa volta non solo mettendo mano al portafoglio, ma addirittura mettendo a repentaglio la proprio sicurezza.

Foto d’archivio


SOCIETÀ

LA LEZIONE DI CITTADELLA

PER EVITARE CASI SIMILI A QUELLO DI LORENZO È NECESSARIA L’INTRODUZIONE DELL’AVVOCATO DEL MINORE di Alessia Schisano

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igli contesi, figli condivisi, figli affetti da PAS (Sindrome da Alienazione Parentale). Chi ha perso nel caso estremo di Cittadella (Padova)? La risposta è semplice e quantomai banale: tutti. In particolare il minore che, purtroppo ne siamo certi, non potrà mai dimenticare e probabilmente non sentirà più sicuro alcun posto al mondo. Un figlio non è una merce di scambio, non è un bene fungibile di cui si rivendica la proprietà o se ne pretende l’assegnazione o l’utilizzo. Una madre ed un padre di buon senso non dovrebbero mai guerreggiare fra loro mettendo in discussione il principio di bigenitorialità. I danni a carico dei figli sono incommensurabili, spesso irrisolvibili. Una madre ed un padre dovrebbero sempre riconoscere reciprocamente i rispettivi ruoli. E’ sbagliato denigrare un genitore agli occhi del figlio. La coppia, intesa come unione sentimentale fra due persone, può fallire da un momento all’altro, tuttavia, se ci sono figli, si è e si sarà sempre coppia genitoriale e ciò sino a quando i figli non saranno realmente indipendenti, capaci, cioè, di avere un’autonomia di pensiero tale da poter elaborare e filtrare tutto ciò che viene detto loro. Nel caso di Cittadella stupisce il ricorso alla polizia che, pur previsto dalla legge, è ovviamente sconsigliato perché facilmente può degenerare. Solitamente i minori, in queste tristi vicende, sono prelevati in luoghi più appartati (come pensate

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che il piccolo rientri in quella scuola e che brutto ricordo avranno tutti i suoi compagni che hanno assistito ad un simile sfacelo?) dall’assistente sociale e dallo psicologo con cui il minore ha già intrattenuto ed instaurato da diversi mesi un rapporto amicale e di fiducia. Non basta il CTU del Tribunale che ha diagnosticato la PAS, ci vuole un esperto che abbia già intrapreso un percorso, che abbia cioè già “un ruolo” nella vita del bambino. Allo psicologo, infatti, spetta il compito di preparare il bimbo al passaggio, ad esempio dalla casa materna a quella paterna, e sempre a lui spetta il compito di creare uno spazio affettivo per l’altro genitore ove mai fosse realmente in atto una PAS. Nel caso di Cittadella la battaglia legale fra i genitori è durata ben 8 anni e ha avuto due gradi di giudizio. La madre è decaduta dalla potestà genitoriale e sembra che il bimbo non ne volesse saper di vedere il padre e che avesse già in altre 2 occasioni resistito alla polizia aggrappandosi alla rete del letto. C’è da augurarsi che in 8 anni di liti giudiziarie il TpM di Venezia prima e la Corte di Appello dopo, le abbiano provate tutte pur di evitare l’affidamento alla casa famiglia e il reset di Lorenzo: dalla mediazione familiare al sostegno genitoriale, all’audizione del bimbo sebbene di età inferiore ai 12 anni. Viceversa nessun provvedimento senza questi strumenti può e potrà restituire ai figli entrambi i genitori donando loro la serenità e lo spazio affettivo per poter godere di entrambe le figure

parentali. Insomma porre al centro, riempendolo di contenuti reali, l’interesse preminente ed esclusivo della prole minorenne che non può essere soltanto una formula sterile, un “virtuosismo” inserito da noi legali negli atti giudiziari cui, però, non si da alcun seguito con atti e fatti concreti. Credo che l’introduzione effettiva nel processo minorile, ma anche in tutte le procedure in cui è coinvolto un minore innanzi al Tribunale ordinario, dell’avvocato del minore possa offrire una maggiore ed adeguata tutela della prole minorenne evitando altre “1000 Cittadella”. In Italia abbiamo oltre 10.000 figli contesi: ci auguriamo per il loro bene che abbiano genitori semplicemente diversi da quelli di Lorenzo.

foto d’archivio


SOCIETÀ

CONTE:GIUSTIZIA È FATTA?

FA DISCUTERE LA DECISIONE DI RIDURRE LA PENA DA SCONTARE AL TECNICO DELLA JUVENTUS di Sergio Antonelli

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ntonio Conte, dopo una carriera di calciatore ricoperta di allori e alcune stagioni di successo sulla panchina di squadre cosiddette “piccole”, è riuscito nel non facile compito, alla sua prima stagione sulla panchina della Juventus, di riportare la Vecchia Signora del Calcio Italiano al successo nel campionato nazionale ad appena cinque anni dalla retrocessione in serie B. Il tecnico juventino è, però, entrato quest’estate nella giungla del calcio scommesse per le dichiarazioni di un suo ex giocatore del Siena, Filippo Carrobbio, che lo ha accusato di aver partecipato all’alterazione di due partite del campionato di serie B della stagione 2010-2011. In seguito a tali dichiarazioni Conte veniva deferito dal Procuratore Federale, Palazzi, per omessa denuncia in relazione alle due partite e, in primo grado, condannato dalla Commissione Disciplinare a 10 mesi di squalifica in base alla tesi del “non poteva non sapere”. In appello la squalifica di Conte per 10 mesi veniva confermata dalla Corte di Giustizia Federale, nonostante il proscioglimento per una delle due partite, di cui non avrebbe denunciato la combine. Una decisione, quest’ultima, contraria al principio della “proporzionalità” della pena, in quanto è chiaro a tutti che, se decade uno dei capi d’imputazione, non può rimanere invariata la sanzione inflitta. Tale decisione ha aperto la strada a causa del suo evidente “errore in

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judicando” alla riduzione della squalifica di Conte da 10 a 4 mesi da parte del Tribunale Nazionale di Arbitrato dello Sport, terzo ed ultimo grado della giustizia sportiva italiana. Conte, quindi, potrà tornare ad allenare dall’8 Dicembre 2012. A questo punto, possiamo dire che giustizia è stata fatta? La risposta non è semplice perché se Conte fosse del tutto estraneo ai fatti addebitatigli sentirà sempre ingiusta qualsiasi decisione diversa dalla piena assoluzione, mentre, se fosse colpevole, condannare a “soli” quattro mesi di squalifica un allenatore che ometteva di denunciare alle autorità competenti l’intenzione della sua squadra di falsare il risultato del campo, mina la fiducia nel calcio “pulito” di milioni di sportivi italiani. La verità “assoluta” non la sapremo mai perché qualsiasi processo

accerta solo la “verità processuale”. C’è, però, una domanda ancora più importate da porsi: quando è iniziata la squalifica di Conte? In questi mesi in cui era sospeso dalla sua attività di allenatore il sig. Conte ha regolarmente allenato al campo di Vinovo la sua squadra ed ha regolarmente assistito alle partite nazionali ed europee dalla sua squadra da postazioni “riservate” in tribuna, teleguidando il “suo prestanome” in campo Antonio Carrera, in maniera nemmeno troppo nascosta. Questa constatazione offende ancor di più l’intelligenza di milioni di “tifosi” che si chiedono come potrà mai una squalifica di pura “facciata” fungere da “stimolo” agli allenatori ed ai calciatori italiani per denunciare in futuro, come è compito di qualsiasi cittadino “onesto”, notizie di “reato” di cui venissero al corrente.

Antonio Conte, allenatore Juventus


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CULTURA

APPLE VS SAMSUNG

LA SFIDA TRA I DUE COLOSSI CONTINUA NELLE AULE DI GIUSTIZIA

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n questi mesi non si è parlato d’altro, soprattutto su internet e social network le notizie e gli aggiornamenti sulla battaglia (legale e non) Apple/Samsung continuano a susseguirsi una dietro l’altra. «Samsung ha violato i brevetti Apple». Il tribunale di San Josè in California ha raggiunto il verdetto. E’ una grande vittoria per la Apple, che, avrà un effetto profondissimo su tutto il mercato del mobile. Samsung ha copiato molte caratteristiche del concorrente Usa, dal multi touch video, allo scroll, allo zoom, alla navigazione internet. Brevetti violati, hanno sentenziato i giurati che hanno dovuto rispondere a un’infinità di quesiti perché il ricorso della Apple contro la concorrente coreana è stato ad amplissimo raggio. Samsung non ha infranto, con il Galaxy Tab 10.1, il brevetto sul design dell’iPad, ha anche stabilito la giuria. Dei 2,5 miliardi di dollari di risarcimento chiesti da Ap-

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di Felice Manganiello ple, Samsung dovrà pagarne poco più di 1 miliardo. La battaglia fra le due corazzate proseguirà nei prossimi mesi. Il 6 dicembre si tornerà davanti al giudice in America per una decisione sulla richiesta di Apple di vietare la vendita dei prodotti per cui Samsung è stata condannata e di cui ha già venduto 22,7 milioni di pezzi. Fra questi non c’è l’ultimo smartphone, il Galaxy S III. Nel frattempo Samsung preparerà il proprio ricorso in appello. E intanto procedono altre dispute fra le due aziende in diversi paesi: Italia, Olanda, Gran Bretagna, Germania e Australia. Proprio qui Samsung ha già accusato Apple di violare brevetti sul 3G ed è pronta ad aprire la battaglia sull’uso da parte di Apple della tecnologia Lte nell’ iPhone 5, dopo che questa è già stata usata nell’iPad 3. Pur trattandosi di una vittoria decisiva per Apple, nel breve termine non si manifesteranno conseguenze di rilievo. Innanzitutto, la sentenza tro-

va applicazione unicamente negli USA, paese in cui Apple dispone già di un’elevata quota di mercato. In secondo luogo, le potenziali ingiunzioni non si applicano (perlomeno in questa fase) ai dispositivi Samsung più nuovi e maggiormente venduti (ad es. Galaxy S3 e Note). In terzo luogo, ci sarà probabilmente un appello e quindi ancora molti mesi (o forse anni) di controversie legali. Nel lungo periodo le conseguenze potrebbero essere più significative, e la sentenza regala chiaramente ad Apple un nuovo slancio. Tuttavia, poiché molto dipende dalle future battaglie legali, risulta molto difficile fare pronostici attendibili. Lo scenario più negativo, ma anche il meno probabile, è quello di un significativo deterioramento nella qualità dell’interfaccia utente Android. I brevetti Apple includono funzioni quali il pinch-to-zoom che, se rimosse, comprometterebbero di molto l’esperienza dell’utente. Più probabili potreb-


La Campania Giovane Novembre 2012

bero essere il pagamento di royalty da parte di Samsung e altri della schiera Android ad Apple per ciascun dispositivo venduto e/o una maggiore focalizzazione su soluzioni “work around” per le varie violazioni brevettuali. Se dovesse passare la tesi di Apple con ogni probabilità, i produttori di telefonini sa-

ranno incentivati a cambiare il design dei loro prodotti o quantomeno a differenziarsi dallo stile Apple. Per i consumatori, a ben vedere, non potrebbe essere poi tanto male, entrare in uno store e avere di fronte non la solita schiera di telefonini tutti uguali. Quantomeno nell’aspetto e nell’interfaccia sof-

tware. Se invece prevalesse la tesi di Samsung l’effetto con ogni probabilità sarebbe l’opposto. Secondo gli esperti, aumenterebbe il numero di cloni a buon mercato, lasciando l’innovazione in mano a pochi coraggiosi player che però avrebbero tutto o quasi da perdere nello sperimentare nuovi prodotti.

Apple vs Samsung, illustrazione digitale

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CULTURA

CINEMA MAKE UP di Cristina Buoninfante

INTERVISTA A MARY SAMELE, GIOVANE TRUCCATRICE

Mary Samele, make up artist

Da piccolissima, a 5 anni, mia mamma ha incorniciato il primo disegno, poi ho capito che era la mia valvola di sfogo”. Da allora Mary Samele, giovane esperta di make up non si è più fermata e ha messo la sua arte a disposizione del cinema. Cosa provi quando trasformi i visi degli attori? Sono una maniaca della perfezione, mi diverte cercare di rendere (visivamente) con la pittura ciò che è reale, poter creare chiaroscuri come su di una tela, tracciare linee, creare solchi, applicare protesi per creare uomini mostruosi o macchinari di orologi che sbucano dalla pelle umana e muovono lancette. Insomma è il particolare che fa la differenza ed un regista ti sceglie anche per questo. Valorizzare la bellezza o deturparla col tuo tocco artistico, cosa ti emoziona di più? Sono due cose completamente diverse, anche se tecnicamente ti tengono ugualmente in tensione. Non è semplice affidare il proprio volto nelle mani di qualcuno, soprattutto quando devi recitare o partecipare ad un evento importante. Io personalmente chiacchiero molto prima di poter truccare qualcuno, per capire chi ho di fronte, per capire il carattere su cui andrò a lavorare e questo personalizza molto il tutto, ma se proprio devo dire la mia: “ Gli effetti speciali, sono gli effetti speciali!”

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Ma cos’è l’arte per te? È la forza che mi fa buttare giù i piedi dal letto tutte le mattine Lavorare in Campania? Intrigante avventura o sopravvivenza giornaliera? È una grande e forte fonte di ispirazione. Io amo Napoli in tutti i suoi aspetti, ma non nego che a volte è dura Che genere di difficoltà si incontrano nel tuo lavoro? Le difficoltà sono all’ordine del giorno perché il nostro ruolo è fondamentale. Come dico sempre: “Siamo la realizzazione materica dell’idea” quindi, se il regista, o chi sia, ti richiede qualcosa di specifico, tu devi saperlo fare. E poi, quando rivedi il tuo personaggio dietro lo schermo e senti gridare “ACTION” , diventa tutto molto gratificante, perché anche tu hai reso possibile quella cosa. Quale progetto cinematografico ti ha maggiormente appassionata? Porto nel cuore 2 film e un corto. Il mio primo film, nel 2007 “Manuale per Viaggiatori” di Marinella Senatore. Ho vissuto appieno 30 giorni di grande classe artistica. Ho conosciuto il mondo cinematografico a 360° e me ne sono innamorata, nel 2008 ho fatto un cortometraggio “The story of a Mother” di Di Natale & De Vito, loro sono dei miei portafortuna e “v.i.t.r.i.o.l.” di Francesco Afro de Falco, un film che porterò sempre

con me perché ho conosciuto persone meravigliose. So che il 30 ottobre, in occasione di halloween, andrai a Dubai per un horror splatter make up. Com’è nata questa collaborazione? Grazie a DubaiBlog, un portale che incentra molte risorse su questa meravigliosa città. Il tutto è nato da un simpatico squarcio fatto al founder del blog, il quale ha visto la mia tecnica e ne ha fatto un articolo. Da lì sono partite le richieste per lavoro. Tirando le somme, lavori nell’ambiente per cui hai studiato. Con i tempi che corrono, dicono sia una fortuna. E’ una fortuna? Credo di essere molto fortunata, perché lavoro con ciò che mi piace. Sembra assurdo, ma lavoro giocando. Progetti per il futuro? Los Angeles, la mia prossima meta, chissà, per il prossimo anno. Ora viviamo ancora tra l’Europa e gli Emirati, poi si vedrà. Quello che non ti ho chiesto a cui avresti risposto con piacere? L’insegnamento. Quest’anno ho insegnato all’Accademia di Belle Arti e da diversi anni insegno alla Scuola di cinema di Napoli e la soddisfazione più grande è quella di ricevere mail o sms delle mie allieve che dicono : “ Mary, sono stata presa per…”! È importante instaurare un buon rapporto e dare il massimo a chi ti sceglie.


La Campania Giovane Novembre 2012

MARAVIGLIA E GLI “ARTISTI UTILI” INTERVISTA AL FOTOGRAFO NAPOLETANO di Michele di Salvo

M

arco Maraviglia, fotografo professionista con competenze di grafica e comunicazione. Si interessa principalmente di fotografia turistica collaborando per le principali testate nazionali e per l’editoria libraria. Con Photo Polis, la fotografia a misura d’uomo inizia, con Massimo Vicinanza, un lavoro di divulgazione della fotografia etica e sostenibile a cominciare dall’educazione a non creare innumerevoli immagini inutili che provocano byte-inquinamento. Qual è la tua visione di Napoli, e delle sue dinamiche? Cosa vedi e cosa non vorresti vedere nel tuo obiettivo? Sotto certi aspetti Napoli è una città abbastanza fotogenica anche per la sua varietà “scenografica”, ma fotograficamente presenta un altro genere di problemi. Pensiamo all’arredo urbano, a certi servizi come la collocazione dei cestini per i rifiuti. Se vai in P.zza del Gesù trovi un cestino all’ingresso della chiesa e un altro a 5 metri di distanza sul marciapiede verso l’info-point turistico. Quasi davanti l’ingresso del MADRE c’è un gruppo di cassonetti dell’immondizia. Poi ci sono i condizionatori d’aria in bella mostra fuori ai palazzi storici, quei fallici totem pubblicitari in giro per Napoli, interi marciapiedi ancora con le centraline della Telecom divelte con quei tubi blu penzolanti. C’è inoltre la questione dei cantieri, dei palazzi in ristrutturazione, la risistemazione delle strade. Una città aggiustata, compresi i palazzi privati, alla vi-

sta dei turisti, crea un buon brand. Napoli sembra la Sagrada Familia. Un eterno cantiere a cielo aperto e non parlo di quelli per la costruzione delle stazioni della metro, gli unici che giustifico. E questo solo per fare alcuni esempi. Qualcosa cambierà, ma dovrà essere il popolo a volerlo e in certi casi prenderselo. Vedo ad esempio di buon occhio le pacifiche occupazioni dell’ex Asilo Filangieri, il “Bancarotta”, l’ex convento delle Teresiane a Materdei, cittadini che si riappropriano di spazi pubblici inutilizzati o lasciati chiusi per anni. L’arte non è solo una forma di espressione per sé. E’ anche restituzione alla collettività di percezioni e contenuti che “facciano pensare e ripensarci”. Possiamo parlare di arte “utile” e arte “necessaria”? Da 4 anni mi sto dedicando alla mia ricerca “Artisti Utili”. C’è certa arte che è impupazzata da galleristi e critici che fanno dell’arte un vero e proprio marketing. L’arte utile non è quella di mercato, almeno non necessariamente. Vi sono le “guerrille”, i flash mob, la Fun Theory, movimenti come l’hacker art, il Brandalismo, il Park(ing) Day, la Run Art (in stile Forrest Gump) e tanto altro che sono forme d’arte, spesso indipendenti e quindi fuori dal sistema-arte, che contestano l’andazzo economico, politico sociale e spesso propongono costruttivamente nuovi modi di organizzare la vita della collettività per riportare un po’ di benessere. Per quel benedetto mondo possibile tanto voluto dai NO-Global.

Ultimamente ci sono stati alcuni forum a Napoli in cui si è parlato di rilancio dell’immagine della città, di turismo, di nuove forme di comunicazione del contenuto città. La sensazione concreta però è che non si sia andati oltre grandi eventi senza alcun filo conduttore. Cosa ne pensi? Tutte le polemiche sull’operato di questa amministrazione le lascio ai cittadini sui social network. Sappiamo che molti sono delusi. Io mi riservo di tirare le somme a fine mandato di Luigi. Però penso che si dovrebbe partire da un City Brand. Poi occorrerebbe un database di tutte le forze in campo e uno degli spazi destinabili ad attività turisticoculturali. Database pubblici, online. E creare una scaletta di appuntamenti annuali, iniziative, su proposte pubbliche per una massima trasparenza. Occorre snellire le procedure di assegnazione incarichi offrendo servizi.

Rag Chair, Droog by Tejo Remy

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CULTURA

QUANDO HOLLYWOOD SALVO’SEI VITE C ARGO, LA STORIA VERA DI UN “FINTO FILM”di Anna Emanuela Musto osa accade quando il cinema ispira la realtà? Probabilmente quella realtà si trasforma nella sceneggiatura di un film. Nelle sale a partire dall’8 novembre, “Argo” è la terza prova da regista del già affermato attore americano Ben Affleck, più conosciuto per la sua avvenenza e per le relazioni amorose da showbiz che spesso ne hanno ridimensionato il valore autoriale, fatto intravedere fin dal suo esordio come sceneggiatore di Will Hunting (in coppia col collega/amico Matt Damon). Dopo due thriller polizieschi dall’atmosfera cupa e violenta, “Gone Baby Gone” e “The Town”, Affleck si regala un film che strizza maliziosamente l’occhio ad una possibile candidatura ai prossimi Oscar: Argo narra la progettazione della missione Canadian Caper, operazione militare messa in piedi da Stati Uniti e Canada per portare in salvo sei cittadini americani bloccati su territorio iraniano durante la rivoluzione del ’79. Nel corso degli scontri che sconvolsero la città di Teheran, un gruppo di militanti rivoluzionari fece irruzione nell’ambasciata americana della città e prese in ostaggio 52 persone: solo sei fra queste riuscirono a scappare, ri-

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fugiandosi nella residenza privata dell’ambasciatore canadese Ken Taylor. Da questo momento comincia una corsa contro il tempo per salvare i sei diplomatici: il governo americano si affida all’agente della CIA Tony Mendez / Ben Affleck, che si scontra tuttavia con l’immobilismo dei suoi superiori. Decide per questo di rivolgersi altrove, nel posto forse più impensabile, ma allo stesso tempo l’unico dove imbastire in breve una messa in scena tale da apparire credibile ad occhi inesperti: Hollywood. Con l’aiuto di registi e produttori compiacenti, l’agente tenterà di mascherare i fuggitivi da membri di una troupe canadese trovatisi su suolo iraniano per le riprese di un fantomatico film di fantascienza: Argo, appunto. Un cast ben amalgamato di caratteristi con anni di esperienza alle spalle, tra cui spicca il mattatore John Goodman, contribuisce a formare un alone di forte verosimiglianza alla storia reale da cui prende spunto la pellicola, a dispetto di critiche che soprattutto in patria si sono concentrate proprio sull’eccessivo discostamento dai fatti avvenuti ormai più di trenta anni fa. Il regista ha però replicato ammettendo che si è concesso varie licenze artistiche in nome di una maggiore drammaticità di cui caricare il suo lavoro cinematogra-

fico, senza voler in nessun modo offendere chi visse quegli eventi in prima persona. Una storia che, quandanche venga spogliata della sua fiction, rimane infatti un esempio indelebile di cooperazione tra governi e di solidarietà creativa.

Ben Affleck, interprete e produttore del film Argo


La Campania Giovane Novembre 2012

NAPOLI FILM FESTIVAL 2012 A

SUCCESSO PER LA XIV EDIZIONE DELLA KERMESSE PARTENOPEA di Marco Trotta Napoli non avremo la Laguna come Venezia, i suoi romantici canali con le gondole, piazza San Marco con i piccioni, ma un festival del film ce l’abbiamo anche noi. Ormai alla sua XIV edizione, il Napoli Film Festival è stato una fucina di eventi, di incontri, di retrospettive che ha avuto come base principale Castel Sant’Elmo, ma non solo. Il Napoli Film Festival è iniziato il 24 settembre ed è durato 10 giorni, davvero belli per gli appassionati del grande schermo. A Castel Sant’Elmo, la base principale del Festival, si sono svolti gli incontri con personaggi del mondo del cinema: da Renzo Arbore (con la proiezione del film cult FF.SS. – CHE MI HAI PORTATO A FARE SOPRA POSILLIPO SE NON MI VUOI PIU’ BENE) e Maurizio Casagrande e la prima napoletana di Enzo Avitabile Music Life, il film di Jonathann Demme, presentato già al festival di Venezia, con tanto di standing ovation al grande musicista partenopeo. Molto apprezzata, come al solito, anche la parte didattica curata dal professor Sainati, “Parole di cinema”. Lezioni di cinema tenute da professori del calibro di Renato Carpentieri, Ivan Cotroneo, Enzo

Gragnaniello, Pietra Montercovino e soprattutto il regista francese Paul Vecchiali. Il Napoli film festival non è stato solo questo. Infatti una parte importante è stata dedicata anche ai registi emergenti nella sezione “Schermo Napoli” nelle sue vare sezioni di documentari e corti, con molti spunti e lavori interessanti. Un’altra iniziativa che ha avuto un successo di pubblico notevolissimo è stata la retrospettiva del grande regista della Nouvelle Vague, Francois Truf-

faut, con la proiezione di alcuni tra i suoi film più belli come “Jules et Jim”; “ Gli anni in tasca”; “L’amore fugge”. Ottimo, infine, è stato riscontro di critica e pubblico: si è riusciti a mescolare qualità e capacità di snodarsi nel tessuto urbano rendendo partecipe il più possibile il pubblico napoletano. Ora non resta che attendere con curiosità e impazienza il prossimo Napoli Film Festival, sicuri del fatto che la manifestazione andrà migliorando di anno in anno.

Kieslowski, regista polacco

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EVENTI

GLI APPUNTAMENTI DI NOVEMBRE 2012 Un mese di cultura, musica e teatro.

01-11 “CABURLESC”

09-11 09-10 MASSIMO RANIERI SAGRA DEI FUNGHI

h.20.00 Teatro Totò - Napoli

h.20.00 Teatro Mattiello - Pompei (Na)

10 MUSIC LIVE

EXPERIENCE h.19.00 Napoli

h.18.00 San Giuseppe Vesuviano (Na)

15 23 “QUANDO ERAVAMO CESARE CREMONINI IN CONCERTO

DA SOLA”

h.20.00 Teatro Palapartenope (Na)

h.20.00 Teatro Il Primo (Na)

26 28 29 CHRISTMAS MARKET MOSTRA: CATACOMBE MOSTRA h.17.00 Pontecagnano (Sa)

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DI SAN GAUDIOSO

SHANE GUFFOGG

h.16.00 Napoli

h.18.00 Piazza S.Eframo Vecchio (Na)


PRIDE & JUICE


bersani2013.it / tuttixbersani.it

La Campania Giovane - Novembre 2012  

La Campania Giovane - Edizione Novembre 2012

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