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N.13 Luglio 2012

Mensile di Politica e Cultura dal Sud. www.lacampaniagiovane.it

L’ARTE DEL DISTRUGGERE

Le meraviglie della Campania La Grecia ha un governo Yes , we rock!


EDITORIALE COME DISTRUGGERE UN PATRIMONIO INESTIMABILE

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uali siano le priorità di questa Giunta regionale è ancora un mistero, alla luce di due anni di governo confuso e senza risultati di rilievo. Ma una cosa è certa: la Cultura è stata assolutamente abbandonata al suo destino dal Governo Caldoro. Eppure tanto si era fatto a livello regionale negli anni precedenti, con il sostegno sempre forte e convinto al patrimonio artistico della Campania. Per anni Napoli è cresciuta anche grazie agli investimenti di una Regione che ha creduto profondamente alle immense potenzialità che il nostro capoluogo offre, ma che meritano investimenti seri e oculati, risorse costanti che si traducano in fiducia da parte delle Istituzioni. E’ grazie a queste fondamentali prerogative che il precedente governo regionale è arrivato alla realizzazione dello splendido Auditorium di Ravello, piuttosto che al restauro del Teatro San Carlo di Napoli. Purtroppo il simbolo della nuova linea politica è il caso del Museo MADRE, che non solo ha proiettato Napoli nel panorama internazionale dell’arte (la collezione inestimabile di Palazzo Donnaregina annovera tra le firme opere di Andy Warhol, Francesco Clemente, Lucio Fontana, Rebecca Horn, Robert Mapplethorpe e tantissimi altri immortali artisti), ma ha anche e soprattutto rappresentato un’operazione di riqualificazione fondamentale per una zona del centro storico partenopeo che aveva bisogno di essere riconsegnata al meglio ai cittadini. La risposta di questa Giunta agli investimenti ed all’attenzione al territorio mostrata da chi ha tenuto

di Antonio Marciano le redini in precedenza è stato lo smantellamento senza appello di una realtà museale tanto incredibile da creare, probabilmente, invidia. E si è quindi preferito mettere in atto giochi di potere, costringere un intero Consiglio di Amministrazione alle dimissioni, rischiare la chiusura di un fiore all’occhiello, senza pensare alla mortificazione che l’offerta turistica napoletana ha subito per molti mesi, arrivando addirittura alla richiesta di restituzione delle opere esposte da parte degli artisti, piuttosto che credere nel MADRE. Ma non è solo tramite la demolizione di un’offerta artistica pubblica che chi governa ha palesato la propria indifferenza nei confronti della Cultura, bensì dallo sconcertante modo in cui si è creata diffidenza anche in quelle realtà private imprenditoriali che hanno investito per anni sulla città di Napoli e quindi nella Campania. A fare le spese di questo assurdo atteggiamento è stato il Neapolis Rock Festival, uno show divenuto cult, affermatosi sulla scena musicale internazionale a suon di artisti di primo piano, che da sempre attira un pubblico senza confini geografici capace di percorrere svariate miglia pur di assistere al grande spettacolo offerto ogni estate. Proprio alla luce della scarsissima attenzione ricevuta negli ultimi due anni dalla Regione, che invece in passato ha creduto e sostenuto fortemente un investimento privato di tale livello, il Neapolis ha dovuto bussare alla porta del Giffoni Film Festival, a Giffoni Valle Piana, snaturando un evento che si era fortemente identificato nel nostro capoluogo (basta leggere il nome!), con notevoli dif-

ficoltà logistiche ed organizzative per chi ha da sempre gestito un evento ben rodato. Lascia di stucco una politica culturale fatta di tagli tout court e senza alcuna logica di riassetto degli investimenti in arte e cultura, ma inorridisce l’atteggiamento demotivante mostrato addirittura nei confronti di chi vorrebbe continuare ad investire privatamente in Campania, per la Campania. Le meraviglie distribuite sul nostro territorio rappresentano, dal punto di vista turistico e imprenditoriale, un prodotto che riuscirebbe a vendersi da solo. Ma la certezza è che coloro i quali sarebbero preposti a mostrare il volto più bello della Campania, nonostante il patrimonio ereditato dalla Natura, dalla Storia e da una tradizione artistica e culturale invidiabile, riescano a fallire, addirittura eclissandolo.

Antonio Marciano, consigliere regionale PD

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IMMAGINI

Ryan Mendoza, The Possessed. Mueo Madre, Napoli, 2010


IMMAGINI

Fausto Melotti, Mostra Antologica Museo Madre, Napoli 2012


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SOMMARIO

PRIMO PIANO Le meraviglie della Campania

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INCHIESTA Cercare la crescita

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POLITICA La Siria in fiamme

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Crisi zona Euro: è la volta della Spagna

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La Grecia ha un governo

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SOCIETÀ

La Campania giovane Via Renato Lordi, 9 80127 Napoli info@lacampaniagiovane.it www.lacampaniagiovane.it Direttore Responsabile Andrea Postiglione Direttore Editoriale Giorgio Massa Caporedattore Vito Contardo Collaboratori Alessia Schisano, Flavia de Palma, Felice Manganiello, Gloria Esposito, Marco Trotta, Roberta Capone, Salvatore Borghese, Serena Tagliacozzo, Sergio Antonelli, Stefano Behrend, Nello Chianese, Anna M. Musto, Davide Maddaluno Stampa Legma Leombruno Srl Distribuzione gratuita Pubblicità info@lacampaniagiovane.it Registrazione n.53 effettuata il 26/07/2011 presso il Tribunale di Napoli

Magistrati nel mirino

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Quello che non sapete dello Iusy

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L’Italia trema ancora

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Non è un Paese per donne

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Il culto del calcio sfigato

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CULTURA Yes, we rock!

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Giffoni Experience

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Napoli, uno scrigno prezioso

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L’acqua della fontana nessuno la beve più

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EVENTI Eventi Luglio

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PRIMO PIANO

LE MERAVIGLIE DELLA CAMPANIA L GUARDARE CON RINNOVATA MERAVIGLIA CIÒ CHE DA SEMPRE CI CIRCONDA di Giorgio Massa a Campania è da sempre una tra le terre di maggiore appeal turistico nella pur amatissima Italia. Coloro che scelgono di trascorrere le loro vacanze in Campania non hanno che l’imbarazzo della scelta grazie alle infinite bellezze naturali e antropologiche offerte. Tra di esse si annoverano anche cinque siti riconosciuti dall’Unesco come Patrimonio Mondiale dell’Umanità (Il Centro storico di Napoli; la zona archeologica di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata; Il Palazzo Reale di Caserta; il Parco Naturale del Cilento e la costiera Amalfitana) Questi beni da soli farebbero la fortuna di qualsiasi zona a vocazione turistica, ma per la nostra regione questi non sono che l’overture di una sinfonia di meraviglie con cui stupire e avvolgere i visitatori. Napoli, colpisce il visitatore per la sua vivacità, per gli splendidi colori del mare, ma anche per la sua storia che riemerge da ogni angolo del centro storico, il più grande in Europa, un autentico museo a cielo aperto. Non è un caso d’altronde se ad ogni apertura

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di cantiere della metropolitana si rinvengono prestigiose vestigia della storia millenaria della città. Una città che riserva bellezze nel sottosuolo (le visite guidate alla Napoli sotterranea sono ormai diventate un appuntamento fisso per napoletani e turisti) e che travolge per la mole di testimonianze artistiche presenti ad ogni incrocio delle sue strade. Dovunque si guardi, si possono ammirare panorami affascinanti, tabernacoli, chiese barocche e obelischi. Potete vedere antichi mestieri, dalle scene della Natività (S. Gregorio Armeno) per l’arte incomparabile di liutai, fino al vecchio Borgo degli Orefici Innumerevoli itinerari da seguire, scegliendo tra una visita ai castelli, ai musei o alle ville e ai palazzi storici, o un tour tra le tante chiese che contengono capolavori scultorei e pittorici di grande valore. Ma per il vero amante della cultura e dell’arte visitare la Campania e fermarsi solo a Napoli sarebbe un delitto. Per l’eccezionalità dei reperti ed il loro buono stato di conservazione, l’Unesco protegge la zona archeologica di Pompei ed Ercolano, che sono state distrutte dal Vesuvio nel 79 d.C. La lava vulca-

nica ha causato la loro distruzione ma, ha anche creato un’autentica macchina del tempo archeologica preservando intere porzioni di città e scattando un’istantanea della vita al tempo dell’Impero Romano. Il solo sito di Pompei (nonostante i recenti acciacchi dovuti ad una gestione scriteriata della manutenzione da parte degli organi competenti) attrae milioni di visitatori ogni anno ed è senz’altro il sito archeologico più famoso al mondo. Ma se state cercando una vacanza romantica fatta di panorami mozzafiato e una natura generosa e senza tempo allora non potete mancare di fare una visita alla Costiera Amalfitana. Baie, insenature e pittoresche cittadine di piccole dimensioni che miracolosamente si aggrappano alla montagna. Il colore azzurro del mare, il verde della macchia mediterranea, i colori e le linee delle piccole case , si fondono perfettamente creando uno dei percorsi più belli della costa italiana. Sorrento, Amalfi, Ravello, Vietri sul Mare e Positano sono solo alcune delle perle preziose che compongono una collana di piccoli centri (12 in tutto) sulla costa. Sembrano piccoli presepi


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viventi, con i loro antichi vicoli, archi e piazzette che incantano i visitatori con la loro atmosfera, suoni e profumi. La Reggia di Caserta, un altro sito Unesco, è un vero capolavoro di architettura e decorazione nonché un prezioso scrigno di opere d’arte. All’interno del Palazzo, i visitatori sono stupiti dal continuo susseguirsi di opere d’arte, stucchi, bas-releifs, affreschi, sculture e pavimenti intarsiati. Un lavoro colossale: quattro cortili, 1200 stanze, più di 30 scale imponenti tra cui la famosa scalinata Grande con 116 gradini, incorniciati da un grande parco splendido. Una Reggia che sta a testimoniare non solo la maestria degli artisti e degli artigiani che l’hanno costruita ma anche la potenza e lo splendore di una casa regnante che quanto a fasto e splendori artistici ha avuto ben pochi rivali. Archeologia, natura e tradizioni sono i tre elementi distintivi del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, crocevia di culture e popoli fin dalla preistoria. Una traccia preziosa di questa regione è Paestum, che vanta i tre templi greci meglio conservati del mondo: Tempio di Hera, la più antica, il Tempio di Nettuno, il più grande, ei templi di Cerere, che era in realtà dedicato alla dea Athena. Nel 540 d.C. , le coste del Cilento ha visto lo sbarco dei Focei, i fondatori di

Elea (oggi Velia), antica città nota per essere la residenza di grandi filosofi come Parmenide e Zenone. Infine Da non perdere una visita alla Certosa di Padula, uno dei monasteri più grandi del mondo. Alla fine di questo tour vorticoso per le città e i borghi della Campania non possiamo non citare le perle che formano la collana del Golfo di Napoli si tratta di Capri e Ischia. Uno scenario di rara bellezza modellata dal vento e dal mare. Come non citare la sempiterna bellezza dei Faraglioni o della Grotta Azzurra, o ancora delle meravigliose spiagge ischitane. Ancora una volta di fronte a tanta abbondanza ci si sente come persi e ci si ferma a chiedersi se sia mai esistita una terra altrettanto benedetta dalla natura e dalla Storia. Una benedizione della quale però non sembra esserci piena coscienza. Oro buttato? La domanda sorge spontanea una volta dato un rapido sguardo così come abbiamo fatto nell’articolo qui sopra. La Campania, che già gli antichi romani chiamavano Felix per l’amenità dei luoghi, ha da sempre avuto una vocazione turistica di altissimo profilo eppure ancora oggi molte potenzialità rimangono inespresse. Negli ultimissimi anni per altro, complice una cattiva gestione dell’immagine della Regione, e un governo

nazionale in tutt’altre faccende affaccendato, si è assistito ad un ulteriore scadimento dei numeri delle presenze turistiche nella nostra Regione. Un esempio per tutti il numero di passeggeri sempre più basso che sbarcano all’aeroporto di Napoli per trascorrervi un soggiorno. Negli anni d’oro del rinascimento napoletano (Inizio anni 90 fino a tutti gli anni duemila) la città e con essa tutta la Regione sembrava aver finalmente intrapreso il giusto percorso per diventare quel centro ricettivo di eccellenza a cui la natura stessa del suo territorio sembrerebbe votarla. Una serie di politiche mediatiche del tutto fuorvianti unite ad una gestione dilettantesca (quando non distruttiva come a Pompei dove in pochi mesi quello che non era riuscito a Vesuvio è riuscito al ministro Bondi) hanno portato lo stato dell’arte dell’industria turistica campana indietro di vent’anni. La speranza è che la congiunzione dell’attuale crisi economica con i sempre maggiori segnali di rinascita partecipativa da parte degli stessi campani, possano essere il punto di partenza per una nuova spinta innovatrice. Una spinta che consenta alle politiche locali e nazionali di porsi come obiettivo la conservazione e l’utilizzo ragionato ma completo delle immense ed apparentemente inesauribili risorse turistiche della nostra Regione.

Isola della Gaiola, Napoli

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INCHIESTA

CERCARE LA CRESCITA LE MISURE AL CENTRO DEL DECRETO SVILUPPO

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n grande sack, un contenitore di nuove norme e discipline che svariano tra i più diversi campi. Si parte dalle novità sulle infrastrutture e sui nuovi incentivi per le ristrutturazioni, si passa per i provvedimenti su energia e ambiente, e c’è qualcosa pure riguardo i tempi dei processi. Una parte importante e ponderosa (soprattutto per le conseguenze che avrà) è anche quella sulle dismissioni di partecipazioni e immobili oggi di proprietà pubblica. Quando lo scorso 15 giugno il presidente del Consiglio Mario Monti e il suo Superministro per le Infrastrutture e lo Sviluppo Economico Corrado Passera hanno presentato le 70 pagine del decreto, non sono riusciti a mascherare il loro entusiasmo. “Un provvedimento corposo”, ha commentato il Premier, mentre l’ex numero uno di Intesa San Paolo si è detto sicuro del notevole impatto del testo perché “orientato su questioni strutturali”. Un pacchetto di misure che però, ancora una volta, è quasi a costo zero per le casse pubbliche. Lo Stato infatti, spenderà soltanto poco più di tre miliardi di euro, per giunta spalmati sui prossimi dieci anni. Si parla dunque, di un

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quinto di punto di pil in due lustri. Che è davvero una cifra modesta a fronte degli 80 miliardi che Mario Monti ha annunciato possa movimentare il decreto. Insomma, il Governo ha nuovamente puntato su misure a costo zero per tentare la difficilissima quadratura del cerchio: preservare l’equilibrio delle finanze pubbliche e cercare di spingere sull’acceleratore della crescita. I tre miliardi di risorse impegnate saranno reperite da tagli alle spese della Presidenza del Consiglio e del Ministero dell’Economia. In particolare, si legge, dovranno risparmiare il 20 per cento sul personale dirigente. All’indomani della conferenza stampa di presentazione del decreto, la novità accolta con maggiore clamore dalla stampa straniera, cui però meno spazio hanno riservato le nostrane testate, riguarda la dismissione e la vendita di beni pubblici in partecipazioni, immobili ed imprese municipalizzate che il Governo si prepara a varare. Il piano dovrebbe generare risorse per lo Stato pari a 10 miliardi di euro, che andranno tutti ad abbattere il debito pubblico. Per portarlo a termine, l’Esecutivo ha varato un altro apposito decreto con il quale ha dato vita ad un maxi fondo per la gestione dei beni pubblici, di proprietà sia del governo centrale

di Salvatore Iovine

che degli enti locali. Nello stesso Dl è stato poi previsto anche il diritto di opzione per l’acquisto da parte della Cassa depositi e prestiti delle azioni pubbliche di Sace, Fintecna e Simest. Il viceministro all’economia Grilli ha escluso, almeno per il momento, la vendita delle partecipazioni pubbliche in Eni, Enel e Finmeccanica. Il presidente dell’Anci, Graziano del Rio, ha auspicato un importante ruolo per gli Enti locali. Le risorse generate infatti, saranno destinate anche ai Comuni per estinguere i propri debiti con le imprese. L’auspicio è quello che non si proceda a una svendita del patrimonio pubblico come già si è avuta nel più o meno recente passato. Per ridurre il peso dello Stato nell’economia, Mario Monti ha poi annunciato anche un’ulteriore misura: l’abolizione dell’Agenzia del territorio e dei Monopoli. Parte delle loro funzioni saranno affidate all’Agenzia delle entrate. Non è passato inascoltato poi, nemmeno il “grido di dolore” proveniente dal settore edile. Il Governo ha varato alcune norme per alleviare le difficoltà lamentate dai costruttori negli ultimi mesi. Innanzitutto è stata innalzata la detrazione irpef per le ristrutturazioni dal 36 al 50 %, fino a una soglia massima di 96 mila euro (era a 48 mila). La norma


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tuttavia, durerà solo fino al 30 giugno 2013. Risente di un leggero allineamento (dal 55 al 50 %) il limite di detrazione posto per l’efficientamento energetico. Altra boccata d’ossigeno per i costruttori inoltre, è l’esenzione dal pagamento dell’imu su quegli immobili che hanno ultimato da meno di tre anni e non ancora hanno venduto. Le infrastrutture costituivano un altro importante capitolo, quello su cui si attendeva dall’Esecutivo una risposta precisa. Il piano di Mario Monti consiste nell’introduzione dei project bond. In pratica si continua sulla linea già delineata dagli ultimi decreti del governo Berlusconi con i quali si voleva girare ai soggetti privati l’onere della realizzazione di nuove importanti opere pubbliche, affidando loro in cambio la gestione pluriennale. Ebbene, il testo del 15 giugno dà la possibilità a queste grandi imprese di reperire i fondi necessari attraverso l’emissione di obbligazioni, che potranno godere di una tassazione agevolata al 12.5 %, la stessa prevista anche per i titoli di debito pubblico. A margine della conferenza stampa, il Ministro Passera, interrogato da un giornalista, ha annunciato la chiusura, e dunque il com-

pletamento, di tutti i tredici cantieri della Salerno-Reggio Calabria. Non ci saranno, comunque, nuovi soldi, almeno per il momento. Rimane però la promessa dell’Esecutivo di liberare una ventina di miliardi per favorire l’apertura di nuovi cantieri. Dal suo primo giorno di mandato Mario Monti aveva avvertito riguardo la necessità di investire sull’innovazione per condurre il Paese sulla strada dello sviluppo. Il decreto, in tale direzione, prevede la nascita dell’Agenzia per l’Italia digitale, un soggetto che ingloberà le funzioni di DigitPa e dell’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione. Al nuovo ente è affidata la missione di realizzare tutto quanto previsto nell’ Agenda digitale italiana, con priorità alla banda ultralarga e alla digitalizzazione della Pa. Finanziamenti a tassi agevolati sono previsti per quelle imprese che assumeranno giovani under 35 nel settore della ricerca e della green economy. In particolare il testo si riferisce a quelle aziende impegnate nella produzione di biocarburanti di seconda e terza generazione, oltreché di biomasse. Ministro della Giustizia Paola Severino ha annuncia-

to le novità che riguarderanno il processo civile con l’obiettivo di abbattere i tempi e smaltire un maggior numero di procedimenti: nascerà la figura di un giudice che eliminerà tutti quei ricorsi palesemente inammissibili all’appello. Inoltre poi, sono anche state snellite le procedure necessarie ad ottenere il risarcimento per i cittadini vittime dell’eccessiva durata dei processi. Il decreto torna poi anche sul sociale: sarà istituito, presso il Ministero dell’Agricoltura, un fondo per il finanziamento di derrate alimentari da destinare ai più poveri. Ad occuparsi della distribuzione saranno, è previsto dal testo, le associazioni caritatevoli. Le novità presentate da Mario Monti, dunque, non sono certo irrilevanti. Appena varate, hanno destato commenti ed umori di diversa natura. La Confindustria ha apprezzato specialmente le misure sulle infrastrutture, Susanna Camusso della Cgil lo ha definito “non all’altezza”. Pier Luigi Bersani si è detto scettico su alcuni punti. Il PdL ha lamentato la scarsità di risorse finanziarie realmente impegnate dallo Stato. Vedremo come e se il Parlamento cambierà il testo.

Mario Monti, presidente del consiglio

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POLITICA

LA SIRIA IN FIAMME LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE AL BIVIO TRA INTERVENTO E INDIFFERENZA di Giorgio Massa

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opo le recenti notizie sui massacri e le torture perpetrare dalle milizie siriane il regime di Assad sembra vacillare sempre di più, ma senza un deciso intervento internazionale difficilmente i ribelli potranno vincere la battaglia sul campo. Gran Bretagna e gli Stati Uniti stanno cercando una nuova iniziativa diplomatica per trovare una via d’uscita dall’impasse siriano che sta trascinando il paese in una routine di violenza quotidiana con pericolose ripercussioni regionali. Si tratta di una partita molto delicata, che dipende quasi totalmente dal sostegno russo e sa di disperazione. Ma nient’altro sembra poter funzionare. I dettagli sono imprecisi, ma il piano concordato da Barack Obama e David Cameron si concentrerebbesu un piano in sei punti promosso da Kofi Annan per conto delle Nazioni Unite e della Lega Araba “un processoguidatoda politici siriani “che deve sicuramente chiudere al più presto la fase di transizione con il presidente Bashar al-Assad.

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In una giornata che ha visto la Croce Rossa Internazionale supplicare per l’accesso agli aiuti per i civili intrappolati adHoms dopo 10 giorni di bombardamenti, vale la pena di provare ditutto. I sostenitori dell’opposizione hanno dichiarato che i ribelli e le truppe erano ancora coinvolti in aspre battaglie la notte di Mercoledì. “In città si sente il continuo rumore dei colpi sparati dai cannoni e dai mortai e sono in corso pesanti combattimenti”, ha detto l’attivista Abu Yazen. Profondamente impegnati nella, gli USA e l’UK stanno tentando di progettare una negoziazione con Assad. La novità è che gli viene offerta la carota del “passaggio sicuro” per partecipare a una conferenza sponsorizzata dalle Nazioni Unite a Ginevra per discutere un nuovo governo e la sua uscita dal paese. Ciò richiederebbe la sospensione del divieto di viaggio all’interno dell’Unione europea come presupposto per l’apertura della trattativa. Un altro, e di gran lunga più significativo - nonché molto controverso - elemento è quello che potremmo definire come

una sorta di impunità ex-ante. Sebbene, a differenza Muammar Gheddafi l’anno scorso, il presidente siriano non sia mai stato sottoposto a giudizio dalla Corte penale internazionale - come molti ritengono che dovrebbe essere dopo 15.000 morti negli ultimi 15 mesi. La possibilità di un ritiro a vita privata in esilio potrebbe costituire un offerta da tenere in debita considerazione. Forse “l’immunità da procedimenti giudiziari” suona troppo generosa, tuttavia siamo di fronte ad una comunità internazionale che sa che non può assolutamente ripetere l’interventoNato in Libia e non ha altre buone soluzioni disponibili. Il modello qui è chiaramente il passaggio di poteri in Yemen. Sebbene si tratti di un paese molto diverso, in Yemen il veterano presidente Ali Abdullah Saleh è stato finalmente convinto a dimissioni in cambio di immunità per lui e la sua famiglia. Nel paese della penisola araba tuttavia personaggi chiave legati all’ex dittatore, restano in carica di un paese che è a malapena più stabile di prima e i cui problemi non sono stati risolti dalla primavera araba. Ilpoten-


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te vicino delloYemen, l’Arabia Saudita, ha giocato un ruolo di primo piano politico e finanziario in questa transizione. Nessuno dei vicini della Siria ha quel tipo di influenza. Infatti, il suo più stretto alleato regionale, l’Iran, deve essere escluso dalla conferenza di pace proposta su insistenza di Washington e Londra; che nel frattempo stanno sempre premendo con forza ma senza risultati per fermare il programma nucleare di Teheran. I funzionari britannici hanno tentato di far intravedere alla Russia, fortemente interessata agli accadimenti di questa regione in cui si trova l’unica base navale russa nel Mediterraneo,qualche tenue possibilità di ripetere l’accordo yemenita, per facilitare la pressione suAssad. La Russia ancora scottata dalla Libia, esita ad accettare questa ipotesi di “cambio di regime”. In un’atmosfera sempre più settaria, la partenza del presidente non risolverebbe il problema dei suoi più stretti consiglieri e sodali, nonché della più ampia

comunità alawita che domina le forze di sicurezza e i cuitimori di vendette da parte della maggioranza sunnita rendono qualsiasi accordo oltremodo difficile da ipotizzare. Annan da parte sua sta premendo affinché un accordo di tregua sia siglato quanto prima con l’avallo della comunità internazionale. Ma l’amara verità è che quasi tutte le parti di esso sono state ignorate: né il regime, né l’opposizione stanno rispettando il cessate il fuoco internazionale; non c’è stato alcun ritiro delle armi pesanti dalle città, né libero accesso per gli aiuti umanitari e per i media o rilasci significativi di prigionieri. Gli osservatori delle Nazioni Unite già presenti nel paese, hanno potuto solo riferire in merito, ma non impedire i massacri. Nelle ultime settimane il conflitto è peggiorata, con l’uso ormai di routine di sbarramenti di artiglieria, elicotteri e vere e proprie offensive su larga scala. I combattenti dell’esercito di liberazione siriano hanno armi migliori da

quando sono riforniti da Arabia Saudita e Qatar, sufficienti per continuare a combattere ma non abbastanza per sconfiggere le forze di Assad. Terroristi non ancora identificati hanno effettuato bombardamenti che portano i segni distintivi di al-Qaida. Ormai anche i sempre cauti funzionari delle Nazioni Unite cominciano a parlare di “guerra civile”. Il regime di Assad dice che sta combattendo “bande armate terroristiche”, sostenute da arabi, occidentali e Israele. L’opposizione invece rifiuta l’etichetta di guerra civile, lamentando che ciò stabilisce una falsa equivalenza tra la loro battaglia per liberare il paese e quella delle milizie di Assad. Secondo un alto funzionario araboAssad appare ora sempre meno in contatto con la realtà. La domanda è se c’è ancora tempo per la diplomazia internazionale per fermare il massacro e avviare un processo di transizione democratica prima del cronicizzarsi della situazione di belligeranza.

Bambini siriani in protesta

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POLITICA

CRISI ZONA EURO: È LA VOLTA DELLA SPAGNA di Vito Contardo

IL SISTEMA BANCARIO CROLLA INSIEME AL MERCATO IMMOBILIARE

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o scorso 9 giugno la Spagna, la quarta economia dell’eurozona, ha chiesto un prestito di decine di miliardi di euro all’eurogruppo. La decisione si è resa necessaria per ricapitalizzare il sistema bancario spagnolo che, secondo molti analisti e lo stesso governo del premier Mariano Rajoy, sarebbe in una situazione molto pericolosa: diverse banche sono in rosso e in crisi di liquidità. Dovessero fallire creerebbero un effetto a catena che coinvolgerebbe diversi istituti di credito e avrebbe gravi ripercussioni per la Spagna e per tutta l’eurozona. La crisi spagnola aveva avuto inizio in seguito alla crisi del mercato immobiliare, che durante gli anni tra il 2004 e il 2008 aveva vissuto una fase di grande espansione, ma che si è velocemente sgonfiato negli ultimi quattro anni generando un tasso molto alto di disoccupazione. Questo ha portato anche a un crollo delle entrate fiscali e a un aumento molto veloce delle spese da parte dello stato per i cosiddetti ammortizzatori sociali, ovvero gli aiuti e i sussidi ai disoccupati. Le banche, che nel periodo di crescita esponenziale del settore immobiliare avevano visto crescere moltissimo i prestiti in

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uscita, al momento del collasso hanno subito grandissime perdite. Per ora la banca più colpita è stata Bankia, la quarta banca spagnola, che a fine maggio ha chiesto un aiuto allo Stato di 19 miliardi di euro. Ma altre banche, incluse CatalunyaCaixa e NovaGalicia potrebbero avere bisogno, sempre secondo quanto scrive la BBC, di aiuti che si aggirano sui 9 miliardi di euro. A cercare di fare chiarezza sull’ammontare di questo buco sono dei recentissimi approfondimenti commissionati dal direttamente dal governo iberico. Le 14 banche spagnole con operazioni sul territorio nazionale prese in esame dalle società di consulenza Oliver Wyman e Roland Berger hanno un fabbisogno di capitale compreso tra 51 e 62 miliardi in una situazione di “stress” di mercato e tenendo conto di tutti i segmenti di prestito. E’ quanto scrive Oliver Wyman nel suo rapporto, mentre per Roland Rerger le necessità patrimoniali delle banche in esame sono pari a 51,8 miliardi, sempre in situazioni di mercato negative. La valutazione si basa su un periodo di tre anni e il dato finale appare ben inferiore ai 100 miliardi di supporto massimo messo a disposizione dall’Europa. Come ha spiegato il vicegovernatore della Banca cen-

trale spagnola, Fernando Restoy, i due revisori hanno “utilizzato metodologie” lievemente diverse e Roland Berger “ha indicato una cifra precisa”, mentre Oliver ha preferito una “forchetta”. Nello scenario base così Oliver indica fra i 16 e i 25 miliardi di euro, mentre Roland Berger indica 25,6 miliardi di euro. Nello scenario “più duro” invece Oliver scrive 51-62 miliardi


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mentre Roland dettaglia 51,8 miliardi. Cifre “gestibili” secondo il governo, che ha rilevato come siano nettamente più basse dell’ammontare degli aiuti che si è ipotizzato di chiedere ai partner dell’area euro. Gli aiuti dovrebbero arrivare comunque da due fondi comuni europei, ossia il vecchio fondo salva-stati EFSF (European Financial Stability Facility) e quello più potente, che probabilmente nel corso di questa estate ne prenderà il posto, ossia l’European Stability Mechanism (ESM). Nel prestito non verranno coinvolti, a quanto pare, né il Fondo Monetario Internazionale né la Banca Centrale Europea. Il primo ministro Rajoy, nonostante la situazione finanziaria molto grave, ha definito il prestito “una vittoria della credibilità dell’euro” e ha assicurato che alla Spagna non verranno chiesti altri sacrifici. Principalmente per due motivi: nel caso spagnolo, a differenza di Grecia, Portogallo e Irlanda, non è direttamente

coinvolta la cosiddetta “troika” (Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Unione Europea), che negli altri casi ha, almeno in parte, supervisionato i paesi in difficoltà per controllare strettamente i piani di risanamento delle loro economie; inoltre, la Spagna recentemente ha già approvato dure misure di austerità. Si prevede poi una crescita della disoccupazione, già molto alta, e nuovi tagli potrebbero peggiorare la situazione. È vero, però, che anche l’Irlanda ha ricevuto gli aiuti internazionali per una crisi del sistema bancario simile a quella spagnola: con il coinvolgimento dell’FMI, ha dovuto approvare in cambio dure misure di austerità. Il futuro dell’economia spagnola, in definitiva, non sembra affatto buono. Lo scorso aprile il Paese è infatti tornato ufficialmente in recessione: secondo alcune stime, la crescita non tornerà almeno fino al 2013 (si stima che nel 2012 il suo Prodotto Interno Lordo scenderà dell’1,7%). La disoccupazione, arrivata a livelli record e oramai

Protesta in Spagna

insostenibili: oltre il 24% della forza lavoro e il 50% dei giovani non hanno un impiego. Il governo del conservatore Rajoy ha approvato nei primi cento giorni di governo tagli per ben 42,3 miliardi di euro, allo scopo di raggiungere nel 2013 un obiettivo cruciale per l’Europa, cioè il rapporto deficit/ PIL al 3%. Il rapporto deficit/ PIL della Spagna nel 2011 è salito all’8,5%, superando le stime che lo davano precedentemente al 6%. Dopo molte polemiche, Rajoy si è impegnato con l’Europa a farlo scendere al 5,3% nel 2012. Inoltre lo scorso 7 giugno Il raiting della Spagna è stato abbassato di tre livelli da Fitch (da A giù fino a BBB, a solo due livelli dall’area speculativa, dal livello junk, spazzatura). L’agenzia ha ora su Madrid il raiting più basso tra le tre grandi agenzie: entrato nella crisi con la tripla A, il Paese iberico è valutato BBB+ da Standard&Poor’s, che è intervenuta sul giudizio alla fine di aprile, mentre Moody’s da febbraio non ha più modificato il suo A3. Intanto in oltre 60 città i sindacati hanno già organizzato manifestazioni “contro il salvataggio delle banche”. E tensioni sociali potrebbero aumentare, i cittadini hanno paura di subire le scelte tedesche. La Merkel del resto ha già preteso che venga inserito il pareggio di bilancio in Costituzione quando alla Moncloa (sede del governo spagnolo) c’era ancora Zapatero. Ma soprattutto ha preteso, da quando governano i popolari, di far leggere agli esperti della CDU prima ancora che al Parlamento spagnolo i documenti relativi al piano di riassestamento di bilancio, ossia una versione iberica del “Salva-italia” - con nuove tasse, tagli del 7% nella sanità e del 22% nell’istruzione. La paura è che la politica del rigore possa portare alle stesse conseguenze greche, cioè una spirale di tagli senza alcun recupero della fiducia nei mercati.

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POLITICA

LA GRECIA HA UN GOVERNO SAMARAS NUOVO PREMIER, ALLEANZA TRA CENTRODESTRA E SOCIALISTI di Vito Contardo

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e elezioni del 17 giugno, dopo quelle del 6 maggio che avevano delineato una situazione talmente frammentata da rendere impossibile la formazione di una maggioranza parlamentare, hanno finalmente dato alla Grecia un governo. Nella situazione economica così difficile in cui versa il Paese risulta quantomai veritiero l’adagio “il tempo è denaro”. Ebbene, il nuovo premier è Antonis Samaras e come ministro delle Finanze è stato nominato Vassilis Rapanos, il presidente della Banca nazionale. Nea Dimokratia (ND, centro-destra) e il socialista Pasok - i due partiti rivali che si sono alternati al potere dal 1974 si sono accordati per formare un governo di coalizione che dovrà, nelle loro intenzioni, rinegoziare i termini del memorandum da 130 miliardi di euro firmato da Atene con i creditori internazionali. E’ da rilevare la forte diversità di radicamento dei partiti al variare dell’età dell’elettorato: nella fascia 18-34 anni il 20% ha votato ND, il 33% Syriza e il 6% Pasok; in quella 35-54 il 24% per ND, il 34% per Syriza, l’8% per il Pasok; negli over 55, invece, il 39% ha votato ND, il 20% Syriza e il 17% Pasok. Nello specifico l’esecutivo ha il sostegno dei 129 deputati di ND (il partito di cui

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Samaras è presidente), dei 33 del Pasok (guidato da Evangelos Venizelos) e dei 16 del piccolo partito moderato Sinistra Democratica (Dimar, di Fotis Kouvelis): in tutto 179 seggi a fronte della maggioranza richiesta di almeno 151 deputati su 300. Il governo sarà composto da ministri di ND e da tecnici o accademici vicini al Pasok, ma non da politici del partito in quanto su questo Venizelos è stato categorico: nessun ministro socialista parteciperà a un governo a guida di centro-destra. Anche Sinistra Democratica non parteciperà al governo ma si limiterà ad un appoggio esterno. La cosa paradossale è che i leader europei si trovano oggi ad esprimere la loro soddisfazione per l’affermazione di quello che è stato definito il fronte pro-euro, dopo aver scoperto che proprio quella stessa classe dirigente li ha imbrogliati per anni comunicando cifre false sullo stato dei conti. Fino a qualche anno fa, infatti, nessuno o quasi pensava che la Grecia potesse ridursi in questa drammatica situazione. Dal 2000 al 2007 sembrava una delle economie più in forma dell’eurozona. Il suo Prodotto Interno Lordo cresceva con punte anche del 6%, come nel 2003. Soltanto nel 2005 c’era stato un piccolo rallentamento della crescita, quando il rapporto deficit/

PIL era in espansione e c’era da pagare ancora il conto dell’organizzazione delle olimpiadi di Atene dell’anno prima. Tuttavia il PIL cresceva anche quell’anno (+2,8%) e una manovra finanziaria che, tra le altre cose, aveva alzato l’IVA dell’1 % (dal 18 al 19%) aveva portato nel 2006 il PIL a crescere di oltre 4 punti. Così, banche e altri fondi privati le prestavano denaro in grande quantità e - a differenza di quanto accade oggi - a tassi molto ridotti. All’epoca le agenzie di rating davano al debito greco la valutazione “A”. I conti in pratica sono stati truccati - e di molto - per rientrare nei parametri previsti dal Trattato di Maastricht e, di conseguenza, per entrare nell’euro, valuta che ha adottato nel 2001. Una prima ammissione c’era stata già nel 2004, quando il governo affermò di aver barato per entrare nell’euro: il suo rapporto deficit/ PIL non era mai stato sotto il 3 per cento sin dal 1999, il tetto massimo richiesto dalle regole comuni europee a salvaguardia della stabilità della moneta unica. Non solo. Dopo la fine della legislatura guidata da Nuova Democrazia, nel 2009 il nuovo premier eletto George Papandreou (PASOK) ha annunciato che i conti erano stati ulteriormente truccati dal precedente governo


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e che per quell’anno il rapporto deficit/PIL si sarebbe attestato intorno all’enorme cifra del 12%. In realtà poi sarebbe arrivato addirittura al 15,4%, ha detto il direttore dell’istituto nazionale di statistica greco, che per questo è stato incriminato e accusato di avere falsato le stime. Samaras però - incurante del passato - nella prima conferenza stampa dopo il voto palesa una certa sicurezza e, trionfalmente, dichiara: “Oggi il popolo greco ha deciso di rimanere nell’Euro. Ha votato per politiche che porteranno lavoro, crescita, giustizia e sicurezza per i cittadini greci. Non ci saranno più nuove avventure, e il posto della Grecia all’interno dell’Europa non sarà più messo in discussione. La paura non vincerà. E, soprattutto, i sacrifici dei greci saranno ripagati”. Ci auguriamo che gli auspici del neo premier si avverino, ma sono in molti a ritenere che il peggio potrà essere evitato solo se l’Europa sarà veramente disponibile a rivedere la sua impostazione. Oltre alle evidenti responsabilità della classe dirigente ellenica, delle colpe le ha infatti anche le istituzioni comunitarie. Tant’è che la crisi greca poteva essere gestita senza traumi, attraverso un intervento di sostegno da parte dei partner europei che prevedesse, da un lato, finanziamenti a tassi agevolati per un lungo periodo (diciamo un decennio) e, dall’altro, l’adozione di un programma di aggiustamento fiscale e di riforme graduali per ridare competitività al Paese - realisticamente realizzabile nell’arco di alcuni anni. Un piano credibile di lungo periodo avrebbe consentito alla Grecia di tornare sui mercati finanziari presto e a tassi ragionevoli. Si è scelto invece di erogare un finanziamento a tassi penalizzanti e (nella previsione iniziale) per soli tre anni, imponendo allo stesso tempo una correzione fiscale repentina e costosa sul piano sociale: sette

punti di riduzione del disavanzo primario nel 2010 (dal 10 al 3%, dati IMF Outlook), facendo sprofondare il paese nella recessione (4,5% la riduzione del PIL nello stesso anno). Questa correzione ha creato le premesse per l’attuale disordine sociale e politico. La cattiva gestione della crisi mette in luce la debolezza della governance europea e la mancanza di leadership dei governanti. Questi ultimi si sono mossi sotto la pressione di scadenze elettorali immediate, senza una visione di lungo periodo. Per evitare che si ripetano gli stessi errori, la governance europea deve fare dunque un salto di qualità, puntando su un grado di integrazione maggiore dell’attuale. In particolare, se i bilanci degli Stati appartenenti alla zonaeuro fossero consolidati in un unico bilancio federale ci sarebbe senz’altro una maggiore solidità della “casa comune”

europea. Tutti gli indicatori di finanza pubblica della “federazione” sarebbero migliori di quelli degli USA. Questa è l’idea alla base degli eurobond (da molti visti come il fumo negli occhi): se il debito pubblico della zona euro fosse garantito dal PIL di tutta l’area nel suo complesso, quel debito avrebbe una affidabilità elevata, consentendo anche ai Paesi “periferici” di finanziarsi a tassi molto contenuti. Naturalmente, ciò richiede un accentramento delle decisioni in materia di politica fiscale e una forte capacità della Unione Europea di fare rispettare la disciplina fiscale ai Paesi membri, punendo le eventuali deviazioni. Una seria riflessione dovrebbe andare in questa direzione, anziché cullarsi nell’idea che si possa risolvere tutto espellendo una “mela marcia”: sarebbe solo l’inizio del crollo della “casa comune”.

Proteste in Grecia

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SOCIETÀ

MAGISTRATI NEL MIRINO IL PUNTO SALIENTE DELLA RIFORMA GIUSTIZIA

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epotenziare la magistratura, limitandone autonomia ed indipendenza, minando, ancora una volta, le fondamenta dello Stato democratico che, già di per se, non gode affatto di buona salute, ponendo in essere la palese violazione del principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Questo è il senso letterale ed inequivocabile del c.d. emendamento “Pini” votato dal PDL, Lega e Coesione Nazionale e licenziato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato. Il centro destra prova a pareggiare i conti con il terzo potere dello Stato che tanto avrebbe ingerito durante l’era Berlusconi. Immediata la condanna del PD e dell’ANM ma, sopratutto, sollecita la reazione della Ministra Paola Severino che ha presentato un autonomo emendamento atto a contrastare, nella buona sostanza, il testo della cennata norma. E’ giusto chiedere ai magistrati un maggior rigore, più cura e una migliore preparazione, ma avere giudici timorosi, posti, cioè, sotto il ricatto di un’azione di responsabilità civile diretta, non rappresenta certamente lo strumento ad hoc per migliora-

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re, sotto un profilo qualitativo e quantitativo, il livello della Giustizia italiana. Com’è noto in Italia, la Giustizia ha problemi annosi ed irrisolti da ormai decenni, i cittadini pagano, il più delle volte, un prezzo elevatissimo, ma una risposta adeguata non risiede di certo nell’accentuare lo scontro tra i singoli poteri dello Stato minando, di volta in volta, i principi cardine del nostro Stato di Diritto. Per opportuna e doverosa conoscenza si aggiunga, poi, che è già operante una norma che prevede la responsabilità diretta dei magistrati: tutti i cittadini hanno la possibilità di agire in giudizio per far valere detta responsabilità nei confronti dei giudici che, in caso di soccombenza, devono, però, corrispondere attualmente un terzo della somma indicata a titolo di risarcimento del danno e non la metà come, invece, recita il nuovo testo normativo, La norma è stata introdotta, a seguito del referendum, con la promulgazione della Legge 13 aprile 1988 n. 117 sul “Risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati”, nota come «legge Vassalli», il cui disposto, secondo i Radicali, si

di Alessia Schisano

allontanava decisamente dalla decisione presa dagli italiani nel referendum, facendo ricadere la responsabilità di eventuali errori non sul magistrato ma sullo Stato, che successivamente poteva rivalersi sullo stesso, ma solo entro il limite di un terzo di annualità dello stipendio. Dall’epoca della sua entrata in vigore, nessuna sentenza di condanna è mai stata pronunciata sulla base di tale legge. L’emendamento Severino alla legge comunitaria introduce, invece, una sorta di responsabilita’ civile indiretta dei magistrati: “Chi ha subito un danno ingiusto per diniego di giustizia ovvero per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario, posto in essere dal magistrato con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni può agire contro lo Stato per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivano da privazione della libertà personale”. Orbene, invece di parlare di “grave violazione” e “negligenza inescusabile” (emendamento Pini), si preferisce parlare di “violazione manifesta della legge e del diritto comunitario”. Quindi, si aggiunge che ai “fini della determinazione dei casi in


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cui sussiste la violazione manifesta della legge e del diritto comunitario si tiene conto del grado di chiarezza e precisione delle norme violate, dell’inescusabile negligenza nell’errore e della gravità dell’inosservanza”. Nell’emendamento di Pini alla Comunitaria si parla invece di “grave violazione e negligenza inescusabile”. “In caso di violazione manifesta del diritto dell’Unione europea – si legge ancora nella norma – si deve tenere conto della violazione dell’obbligo di rinvio pregiudiziale” del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Lo Stato, insomma, entro i due anni dal risarcimento deve esercitare l’azione di rivalsa nei confronti del magistrato. E la misura di questa non può superare la somma pari alla metà di un’annualità dello stipendio, al netto delle trattenute fiscali, percepito dal magistrato al tempo in cui l’azione di risarcimento è stata proposta. Tale limite non

“AVERE GIUDICI TIMOROSI, POSTI CIOÈ SOTTO IL RICATTO DI UN’AZIONE DI RESPONSABILITÀ CIVILE DIRETTA”

si applica al fatto commesso con dolo. L’esecuzione della rivalsa, quando avviene tramite trattenuta dello stipendio, non può comportare complessivamente il pagamento per rate mensili in misura superiore al terzo dello stipendio netto. Nella norma attualmente in vigore è invece pari ad un quinto. Detto emendamento “nel solco del testo attualmente risultante dalla legge comunitaria in discussione,

elimina le criticità che questo presenta, specie con riferimento all’azione diretta per responsabilità civile dei magistrati, e si adegua nei contenuti alle indicazioni della giurisprudenza comunitaria”. Viene quindi introdotta l’ipotesi di responsabilità per violazione manifesta del diritto comunitario e, per un allineamento necessario in forza dell’art. 3 della Costituzione, anche per violazione manifesta della legge nazionale. E viene resa esplicitamente obbligatoria la rivalsa, ampliandone conseguentemente il termine e innalzandone i limiti quantitativa A ben vedere, allora, PDL e Lega si trincerano dietro l’Europa e la sua normativa chiedendo, a gran voce, l’adeguamento dell’Italia, peccato, invece, che in tema di diritti civili, vaccinazioni etc. la tanto invocata esigenza di armonizzare il diritto interno con quello comunitario perisca miserevolmente deprivando migliaia di cittadini di tutela e garanzie!

Tribunale

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SOCIETÀ

QUELLO CHE NON SAPETE DELLO IUSY di Roberta Capone

PARTECIPARE E TENER VIVA LA TRADIZIONE POLITICA

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o IUSY ( acronimo di International Union of Socialist Youth, Unione internazionale dei giovani socialisti) è l’organizzazione giovanile dell’Internazionale Socialista. Pochi sanno che fu fondata nel 1907 a Stoccarda e che raggruppa tutti i giovani aderenti e iscritti alle giovanili dei partiti che compongono l’Internazionale e i giovani dei partiti socialisti e socialdemocratici. Il suo primo presidente fu Karl Liebknecht, ma i suoi esordi non furono facili. Dopo la Prima guerra mondiale, le scissioni nel movimento dei lavoratori crearono numerose tensioni che portarono alla scissione dell’organizzazione. Dopo trent’anni, precisamente il 30 settembre 1946, nel secondo dopoguerra, l’organizzazione fu ribattezzata a Parigi. Oggi lo IUSY incentra costantemente il suo impegno per la diffusione della democrazia, della pace, dei diritti umani, dell’uguaglianza e della solidarietà universale imponendo come compito primario quello di costruire solidarietà fra tutti i giovani nel mondo, costituendo così una cooperazione, una mobilizzazione comune. Lo IUSY in questi anni ha messo al centro la battaglia dell’ugua-

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glianza di genere, con l’obiettivo finale quello di arrivare al 50% della rappresentanza di donne nello IUSY così come in ogni organizzazione membro. Qualcuno però potrebbe porsi la domanda, ma perché oggi esistono queste organizzazioni e qual è il senso ancora di una collaborazione internazionale attiva. La riposta non è del tutto scontata. Mai come in questo momento lo scenario internazionale ed europeista torna ad assumere una dimensione imprescindibile per la politica. Gli affari esteri e tutto il mondo che gira intorno devono tornare ad essere al centro della politica italiana che deve imparare a considerare la politica estera come politica interna. E soprattutto per un partito che si definisce democratico e progressista il rapporto con la dimensione internazionale acquista un valore imprescindibile. L’eventuale assenza di coordinamento dei partiti politici nell’azione dei progressismi globali, infatti, comporterebbe la definitiva sconfitta della politica ed un avanzamento delle disuguaglianze sociali. Siamo stati spettatori inerti della fallimentare politica estera di questi ultimi anni, portata avanti dal governo di centro destra che si è mossa proprio in

questa stessa direzione. Da qualche settimana si sono concluse le legislative francesi che hanno visto il Partito Socialista di Hollande trionfare quasi ovunque, conquistando la maggioranza assoluta, nonostante alla vigilia si temesse un grande astensionismo di protesta. Eppure la disaffezione nei confronti dei partiti politici e nella politica italiana, non è solo un malessere italiano e sembra diffondersi ovunque e non solo nei paesi dove la crisi economica è forte. Nella Germania merkeliana il partito del Piratenpartei, un movimento di protesta nato sulla rete con una forte connotazione antipolitica, dopo il successo di Berlino, dagli ultimi sondaggi viene dato al 12% e come possibile quarto partito. Dunque nessuna eccezione, quasi ovunque in Europa le forze politiche tradizionali appaiono in difficoltà. L’indebolimento della politica porta inevitabilmente all’indebolimento della democrazia. E per questa ragione che la politica deve imporsi di ragionare in una visone globale ed internazionale, volta al continuo confronto politico, anticipando i processi d’integrazione culturale. Per i giovani la politica deve rappresentare lo strumento per cambiare la società puntando


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sulla spinta culturale. E su questa linea che i giovani democratici sono partiti per la Francia in occasione del secondo turno francese ed con lo stesso spirito che hanno sottoscritto il documento politico contro il Fiscal Compact insieme ai giovani socialisti tedeschi, francesi, austriaci e spagnoli. Una visione comune per cambiare la società. Non è affatto una coincidenza che la crisi estrema della politica e dei partiti e lo svuotamento delle istituzioni democratiche coincidano con la più grave crisi sociale europea. Una crisi che non è solo blocco dello sviluppo, ma anche esempio di lacerazioni profonde e di diseguaglianze tra ceti sociali, individui e territori che allentano e mettono in discussione la coesione delle nostre società. Ed proprio questo malessere della società dimostra che la politica serve. Lo IUSY organizza ogni diversi importanti appuntamenti in giro

per il mondo che rappresentano una straordinaria occasione di confronto e di dialogo tra giovani provenienti da oltre cento differenti Paesi del mondo. Ogni due anni invece organizza un campeggio internazionale che non è solo un momento per trascorrere una settimana di divertimento e svago ma rappresenta l’opportunità per tanti giovani di discutere e parlare di politica con altri provenienti dal resto d’Europa, Sud America, Africa e Medioriente. Una serie d’incontri per provare insieme ad affrontare una discussione politica progressista su i temi di giustizia sociale e ridistribuzione delle ricchezze, discussione che va oltre la semplice proposta politica, infatti ogni organizzazione s’impegna a portare avanti quelle istanze nel proprio paese. Credere e aderire a simili organizzazioni è tener viva in qualche modo una certa tradizione politica. Un partito moderno è quell’organizzazione che

riesce a mettere da parte le ideologie e fondare la sua nuova identità su una tradizione forte, un nuovo nucleo chiaro che riesca a basare la sua attività politica su una struttura valoriale che lo renda riconoscibile agli occhi degli elettori. Lavorare, fare politica affianco a organizzazioni internazionali di questo tipo significa ricordare i nostri valori tradizionali e dare risalto a che cosa significano nel contesto attuale di oggi, la lotta per la pace, per l’uguaglianza, per le pari opportunità, per un lavoro dignitoso per tutti. Chi ha l’ambizione di fare politica oggi, deve esser in grado di ampliare i propri confini, imparando a dialogare a tutto campo con tutte quelle forze che possono rappresentare un punto di riferimento nella battaglia per i comuni valori della pace, della democrazia, dei diritti, della giustizia e del progresso. Bisogna essere cittadini italiani, europei e del mondo.

Giovani socialisti scozzesi in corteo

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SOCIETÀ

L’ITALIA TREMA ANCORA D di Alessia De Chiara

L’EMILIA ROMAGNA SCONVOLTA DA FORTISSIME SCOSSE. COME RIPARTIRE? omenica 20 Maggio, una forte scossa di magnitudo 5.9 della scala Richter fa tremare la terra e bruscamente desta dal sonno la popolazione. L’Emilia Romagna è la regione più colpita dove, già dalle prime ore si registrano sei vittime, una cinquantina di feriti lievi e ingenti danni a chiese ed edifici storici e non. L’epicentro indicato è nei pressi di Bologna, a San Felice sul Panaro, ma la scossa è stata avvertita in tutto il Nord Italia. Ormai sono oltre 1.250 le scosse telluriche che si contano da quel fatidico giorno, sette delle quali di magnitudo superiore a 5, cifre che non sembrano voler smettere di aumentare. Non si ha ancora nessuna sicurezza infatti, sulla durata del fenomeno, come hanno ribadito i geologi, nonostante nei giorni scorsi lo sciame sembrava aver perso intensità. Ammontano purtroppo a 397 le persone ricoverate in ospedale, a 27 i morti, oltre 14mila gli sfollati. Com’è potuto accadere in quella zona il verificarsi di un sisma così potente? Il terremoto che ha colpito infatti aveva un livello di magnitudo medio - alto e con uno sciame sismico con pochi precedenti che farà rivalutare la Pianura Padana, inserendola nelle carte sismiche come zona ad alto rischio.

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Da un lato tutto potrebbe essere dovuto allo scontro tra le placche della crosta terrestre, l’africana contro quella europea, nello specifico alla compressione tra nord e sud del pianeta; lo sciame sismico che si è succeduto dopo la scossa principale si deve quindi all’energia accumulata dalla compressione fra le due placche. D’altra parte però, la procura di Modena ha avviato un’indagine per verificare eventuali trivellazioni abusive nelle zone interessate dal terremoto. Gli accertamenti, aperti formalmente dal procuratore aggiunto Lucia Musti solo dopo esposti di cittadini che segnalavano alcune attività di perforazione, rientrano però nel “modello 45″ cioè per “fatti non costituenti reato”. Si è dato il via quindi ad un acceso dibattito. Molti esperti del settore, la maggior parte dei geologi e le compagnie petrolifere, garantiscono che il problema non sussiste poiché le tecniche di perforazione più invasive non sono autorizzate in Italia e, in ogni caso, non risulterebbero essere collegate a terremoti di questa intensità. Tuttavia alcuni studi hanno evidenziato una relazione tra sisma e trivellazioni con la tecnica della frantumazione (fracking). Si tratta dello sfruttamento della pressione di flui-

di chimici iniettati in uno strato roccioso per creare una frattura nei giacimenti di petrolio e di gas. Tra i possibili effetti dei cedimenti del terreno ci sarebbero quindi queste oscillazioni sussultorie e ondulatorie. In più, l’inchiesta si affianca a quella sulla violazione delle norme antisismiche e urbanistiche relative ai capannoni crollati il 29 maggio. Dopo i morti si contano i danni. Per milioni di euro. Un’emer-


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genza durissima, tanto che si prospetta anche l’introduzione di un’accise sulla benzina per coprire i costi dell’emergenza. Nel frattempo si pensa alla ripresa della vita “normale”, gli alunni tornano sui banchi di scuola per gli esami, i centri colpiti creano aree per ospitare in sicurezza le attività dismesse. Parlando di ricostruzione si affaccia però la paura delle infiltrazioni mafiose nell’appalto dei lavori. Lo conferma anche il procuratore della direzione distrettuale antimafia, Roberto Alfonso: “Arriverà tanto denaro e sarà una buona occasione anche per la criminalità organizzata, che non vorrà sicuramente mancare”. “Questo non significa che bisogna fermare i cantieri – continua – ma è solo un invito a non abbassare la guardia e ad affidare ad imprese qualificate e regolari la ricostruzione e la messa in sicurezza di case e capannoni, diffidando di soggetti che non sono in grado di garantire capacità tecnica, competenza, regolarità e so-

prattutto legalità nell’esercizio dell’attività imprenditoriale”. Ad aprire la strada alla criminalità organizzata vi è anche l’attuale situazione di crisi economica e finanziaria: se le banche chiudono il “rubinetto del credito”, le mafie hanno sempre denaro a disposizione magari da offrire a

“SI PENSA ALLA RIPRESA DELLA VITA NORMALE GLI ALUNNI TORNANO SUI BANCHI DI SCUOLA PER GLI ESAMI”

interessi vantaggiosi. Le linee guida per la ripartenza sono quindi: ricostruzione scuole,

verifica case e sistemazione sfollati. Partecipano anche varie associazioni, riunite per far fronte comune, organizzando e coordinando raccolte di materiali, alimenti, fondi, eventuale ospitalità alle famiglie sfollate. Diversi enti hanno attivato conti correnti e altri metodi per raccogliere fondi a favore dei territori colpiti dal sisma. Ma come vengono utilizzati realmente? Per il terremoto de L’Aquila, per esempio, i cinque milioni di euro raccolti con l’invio degli SMS, sono stati affidati dalla Protezione Civile ad Etimos, un consorzio finanziario che li ha utilizzati per concedere prestiti a “tasso agevolato” a persone ed imprese coinvolte nel sisma. Chissà se succederà lo stesso con i soldi inviati per l’Emilia Romagna, l’unica certezza di un aiuto concreto e immediato alle popolazioni terremotate è: donare beni di prima necessità, comprare prodotti delle imprese del territorio, offrire ospitalità, andare di persona per fare volontariato.

Macerie, Emilia

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SOCIETÀ

NON È UN PAESE PER DONNE di Alessia Schisano

IL “SESSO DEBOLE” È SEMPRE NEL MIRINO DELLA VIOLENZA

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6 donne uccise dall’inizio dell’anno, praticamente un bollettino di guerra. La maggior parte di loro conosceva bene il suo aggressore: un ex o un attuale fidanzato, convivente, marito, collega di lavoro etc. L’ultimo femminicidio si e’ consumato in Provincia di Napoli: Annamaria Cubeddo, ventitrenne di Villaricca, assassinata dal convivente cinquatanovenne al termine di un litigio per futili motivi: la gelosia. Le donne, allora, stanno cercando di dare una risposta energica e risoluta attraverso l’appello diramato dal SNOQ, onde puntare i riflettori su questa angosciosa emergenza. Decido, allora, di contattare Cristina Zagaria - 36 anni, pugliese di nascita, napoletana d’adozione, giornalista professionista presso la redazione partenopea de La Repubblica, nonchè scrittice feconda ed appassionata e Presidente del Comitato Nazionale

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“Ri-Cominciare”, presentato a Napoli lo scorso 12 Aprile presso il Caffè Letterario “Intra Moenia” di cui fanno parte: “Donne diversissime tra loro per età e per esperienza lavorativa alcune provengono dall’’UDI, altre dalle Mamme Vulcaniche o da altre associazioni, poi ci sono donne medico ed avvocate che hanno messo a disposizione le loro professionalità per contrastare questa pericolosa deriva”. “Il Comitato - prosegue la Zagaria - lavora su obiettivi precisi: in primo luogo ottenere l’equiparazione tra le vittime della violenza sessuale e quelle di mafia e terrorismo, proponendo giudizi “pilota” per ottenere il risarcimento danni, nell’attesa di ottenere una legislazione adeguata. Inoltre, assieme all’UDI, vogliamo ottenere la modifica del T.U. di P.S. che attualmente prevede la riconciliazione familiare. Vogliamo che le donne che hanno avuto il coraggio di denunciare il loro aggressore

siano immediatamente accolte ed abbia inizio da subito la loro tutela, a tal fine consegneremo una petizione popolare ai Ministri Severino e Cancellieri il 14 Giugno p.v..” La scelta della Zagaria come Presidente del Comitato - che mi onoro di aver contribuito a costituire - mi sembra naturale oltre che felice: la dott.ssa Zagaria, infatti, e’ autrice anche di svariati libri aventi ,come tema nodale, i diritti negati di noi donne. Da ultimo, edita da Mondadori, l’antologia “Non è un paese per donne”, con la preziosa prefazione di Miriam Mafai, in cui sono fotografate, attraverso svariati racconti, le donne italiane, straordinarie nella loro quotidianità, a volte estremamente faticosa. Chiedo, allora, a Cristina, autrice, ma anche curatrice, il perché di questa antologia così composita ed emozionante. “Tutto nasce per non disperdere le energie e mettere in comunicazione le tante donne


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che si sono ritrovate in piazza il 13 Febbraio 2011. L’antologia nasce proprio da una rete di donne sparse su tutto il territorio italiano e ogni presentazione ha dato luogo a successivi momenti di incontro e confronto, offrendo nuovi spunti di riflessione e la nascita di reti parallele che stanno dando vita ad ulteriori progetti, sempre in un ottica femminile, di genere”. Invece “Malanova”, edito da.Sperling & Kupfer, narra la coraggiosa storia di Anna Maria Scarfò, stuprata per 3 anni da un branco di balordi, trova la forza per denunciare dapprima i suoi aguzzini, poi il suo intero paese – siamo nel Sud della Calabria - per l’ostracismo e le accuse rivolte contro di lei e la sua famiglia di essere gli unici responsabili di siffatta violenza. Nel salutare la Zagaria le chiedo se può rivelarci i suoi progetti da realizzare nel prossimo futuro. “Mi interessa raccontare storie di donne e di persone che difficilmente avranno voce e troveranno spazio nelle cronache dei giornali. Ad esempio, anche nel l’ultimo episodio di violenza verificatosi nel napoletano, i giornali hanno titolato: “Dramma della gelosia”, descrivendo in maniera quasi morbosa e con dovizia di particolari, la dinamica dell’omicidio, le motivazioni dell’assassino, ma nulla o quasi della vittima. Ritengo, allora, che debba essere modificato il linguaggio mediatico, consapevoli del fatto che la stampa e’ un essenziale veicolo di informazione e di formazione dell’opinione pubblica, dando spazio alle vittime e alle loro storie”. Insomma bisognerebbe tornare, almeno di tanto in tanto, alle vecchie inchieste giornalistiche, quelle, per intenderci, tanto care alla ragazza rossa, Miriam Mafai che le preferiva di gran lunga ad un fine settimana in “dolce compagnia”.

Donna percorre sottopassaggio

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SOCIETÀ

IL CULTO DEL CALCIO SFIGATO MA CHE FINE HA FATTO L’ETICA DELLO SPORT?

È

di questi giorni la notizia che la nuova maglia della Juventus sarà una maglia personalizzabile, alla quale il tifoso potrà applicare, oltre allo scudetto, un patch con la scritta “30 sul campo”, mentre, all’interno della maglia, è richiamata la scritta che rappresenta il motto del club: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta!”, frase simbolo di Giampiero Boniperti. Se a questo aggiungiamo che l’attuale Presidente della Juventus, Andrea Agnelli, dopo la vittoria dell’ultimo scudetto, ha dichiarato: “la Juventus esiste per vincere”, e che Gigi Buffon, il giocatore più rappresentativo della società piemontese e della Nazionale, commentando le vicende legate al “Calcioscommesse”, ha dichiarato che, in certe occasioni, è normale che in campo si pensi “meglio due feriti che un morto”, è facile comprendere quale sia il livello “etico” del calcio italiano. La scritta “30 sul campo” non rappresenta, come si vuol far credere, un “puro divertissement”, volto a tenere alto l’orgoglio del popolo juventino, ma nasconde l’intento “negazionista” di quella pagina triste del calcio italiano, che è stata “Calciopoli”. C’è dietro la volontà di negare contro ogni evidenza la “realtà” storica di un momento in cui le più alte “cariche” della società Juventina intrattenevano ripetuti “cordiali” rapporti con i vertici federali e arbitrali, con il solo intento di “promuovere” il successo sportivo del proprio

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club. Un comportamento contrario ai valori della lealtà sportiva, che non può essere certo cancellato dalla “indimostrata” tesi assolutoria del “siamo innocenti perché tutti erano colpevoli”, in quanto la diffusione di un reato non rientra ancora tra le cause di giustificazione. Ancora più pericoloso è il continuo richiamo alla “vittoria” come ragione della propria stessa “esistenza”. Se la “missione” unica di un club è la vittoria, è troppo facile prevedere che tale obiettivo lo si debba raggiungere ad ogni costo e con ogni mezzo. Decisamente sorprendenti sono poi le dichiarazioni del capitano della Nazionale che certamente ha descritto senza “ipocrisie” una situazione usuale nelle “balneari”

di Sergio Antonelli

giornate di fine campionato, ma nel descriverla avrebbe dovuto aggiungere la sua piena e decisa condanna del fenomeno ed il suo personale impegno ad evitare che la cosa si possa ancora verificare in un prossimo futuro. Purtroppo di un tale impegno non v’è traccia nelle parole del nostro “eroe” nazionale, salvo, poi, lodare, durante l’Europeo, la lealtà spagnola, che ci ha evitato un indigesto “biscotto”. Se questo è il clima, la vera “ipocrisia” è descrivere come una massa di “sfigati” i giocatori coinvolti nelle ultime indagini sul calcio scommesse, in quanto il loro comportamento non è altro che l’espressione di un movimento che ritiene “sfigato”chi non vince.

Gigi Buffon, calcioatore


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CULTURA

YES, WE ROCK! E IL NEAPOLIS FESTIVAL FA BALLARE TUTTI DA PIÙ DI VENT’ANNI di Raffaele Liguori

ra la fine degli anni ‘90 e in l’Italia non abbondavano di certo grandi eventi musicali, tutt’altro. Era il 1997, quando la Tuborg, nota azienda danese produttrice di birra, decise di sponsorizzare un evento di musica rock internazionale. Si scelse Napoli, nello specifico l’ex Italsider, perché simbolo nel simbolo di riqualificazione, in modo tale che il festival non sarebbe stato solo un evento musicale fine a se stesso, ma un’occasione di rilancio e di riscatto per un’intera città, oltre che un modo per riconvertire quell’enorme area inutilizzata ereditata dopo la chiusura del complesso industriale siderurgico di Bagnoli. Fu così che nacque il Tuborg Neapolis Festival, con ospiti del calibro di David Bowie, Duncan Sheik, Vasco Rossi. Fu un successo inaspettato: in tre giorni, oltre 40.000 spettatori hanno assistito alle esibizioni di 28 band che si sono alternate sui due palchi con annessa discoteca allestiti, per un totale di 27 ore di musica dal vivo. Dalla terza edizione il vero e proprio boom: 100 mila presenze in 6 giorni e 41 band che hanno suonato live per un totale di 50 ore. Nell’edizione numero sei, quella del 2002, un’altro record di affluenze, il solo concerto dei Jamiroquai fece registrare 15.000 spettatori, memorabile il concerto di Vasco davanti ad 80.000 persone, nello stadio San Paolo. Sui suoi palchi si sono esibiti artisti del calibro di Iggy Pop, i Deep Purple, Pino Daniele, Emir Kusturica, i R.E.M, Carlos Santana, Jovanotti, Ben Harper, Peter Gabriel, Prodigy, Fatboy Slim, Battiato e tanti altri celebri esponenti della musica nazionale ed estera. Quest’anno spiccano i

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Patti Smith, cantente

nomi di Patti Smith, Caparezza, i Dinosaur JR., Club Dogo, Pino Daniele, A Toys Orchestra, i Tre Allegri Ragazzi Morti. Dalla sua nascita il Neapolis Festival ha cambiato innumerevoli volte il luogo dell’evento in cui si è svolto. A parte la location storica dell’ex Italsider, alcune edizioni sono state a loro tempo dirottate in altri luoghi: l’Arenile di Bagnoli (2000) oppure lo Stadio San Paolo (2001), l’Arena Flegrea (2005), la Mostra d’Oltremare (2006-2010). Ma mai aveva abbandonato Napoli, come circo itinerante che abbracciava tutta la città. Ebbene l’edizione 2012 del Neapolis Festival si terrà a Giffoni Valle Piana (SA), proprio in contemporanea con l’omonimo film festival dedicato al mondo dei ragazzi. La 16esima edizione, in concomitanza con la con il 42esimo Giffoni Film Festival (14-24 luglio), si propone un altro e più ampio panorama e partirà con l’intento di attestarsi sempre più come centro di produzione culturale indipendente. Dunque, non solo un evento musicale che ospita star di fama mondiale, ma un vero e proprio

laboratorio artistico e polo culturale quello che ha in mente l’organizzatore del festival Sigfrido Caccese. Lo stesso organizzzatore, si è dichiarato euntusiasta per quanto riguarda la collaborazione triennale siglata con il Giffoni, ma molto amareggiato per aver dovuto lasciare Napoli. “A Giffoni sarà un’esperienza esaltante - afferma Sigfrido Caccese-, ricominciamo daccapo, in alleanza con una realtà d’eccellenza e in un posto nuovo: ai concerti è stato dedicato un intero campo di calcio laddove di sedi certe e definitive in città, a Napoli, non ne abbiamo mai avute”. Caccese, ironizza sul perchè il “Neapolis Festival” si svolga a Salerno: “La verità — prosegue — è che, sì, un altro pezzo della programmazione culturale partenopea va via. L’esperienza dell’Acciaieria Sonora del 2011, dove l’apparato burocratico comunale non ci ha dato tregua, non è stata felicissima. Le istituzioni locali e regionali oggi non hanno molti soldi a disposizione. Quello stretto con la struttura creata da Claudio Gubitosi è un accordo tra privati che in un momento obiettivamente di crisi generale provano a far bene in Campania”.


La Campania Giovane Luglio 2012

GIFFONI EXPERIENCE INTERVISTA AL DIRETTORE ARTISTICO CLAUDIO GUBITOSI, IDEATORE DELLA KERMESSE NEL 1971 di Nello Chianese

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ono cambiate le sensazioni che la accompagnano nell’organizzare un simile evento dal 1971? Le sensazioni sono sempre simili. Ciò che cambia e si evolve è tutto ciò che si muove intorno a Giffoni. Ho notato una grandissima evoluzione delle generazioni più giovani, contro ogni luogo comune sui ragazzi di oggi. La creatività, la capacità di scrivere sono di un livello artistico sempre più raffinato. E i ragazzi imparano che per partecipare alla Giffoni Experience serve avere idee. Ogni singola parte del nostro territorio, ogni albero, ogni montagna è fondamentale per regalare un’esperienza senza pari. Ma lei si chiede perché i migliori interpreti del cinema mondiale si recano qui? Perché noi siamo unici, siamo veri, reali. Qui contano le idee e le persone. Come mai il tema 2012 è la “Felicità”? Il tema è stato scelto nel 2011. Mai scelta fu più azzeccata, avevamo bisogno in periodo di crisi di riscoprire sensazioni che creassero il presupposto per esprimere arte in tempi di crisi. E’ un tema colmo di speranze quello della Felicità, è un orizzonte al quale le persone possono tendere attraverso la creatività, con i più giovani a trainare tutti Qual è il valore dei giovani all’interno del progetto Giffoni? I Giovani sono l’Alpha e l’Omega per Giffoni. Sono tutto, il senso intero di questa manifestazione che

travalica i confini del semplice Festival. Noi regaliamo l’opportunità a migliaia di ragazzini provenienti da ben 54 Paesi di respirare la dimensione più vera dell’arte, ospitati dalle famiglie che abitano da sempre questi luoghi, a contatto con una cultura autentica e nel rispetto reciproco. Noi lavoriamo per offrire loro un’esperienza di crescita senza paragoni, in una terra senza tempo, un laboratorio sperimentale ed in continua evoluzione. Noi non abbiamo pubblico, non siamo uno “show”, tendiamo a soddisfare solo la curiosità di chi partecipa a questo sogno. Quali saranno gli ospiti? Solitamente gli ospiti sono scelti anche sondando quello che può essere il gradimento dei ragazzi, acquistando una grande sensibilità durante i decenni di organizzazione del Giffoni. Non ci saranno solo importanti eventi cinematografici, ma, come ogni anno, grandi nomi verranno a vedere con i propri occhi cosa accade qui: Jessica Alba è senza dubbio il nome che fa più clamore, ma anche per incontrare Dianne Agron ci sono ben 5.000 prenotazioni in tutta Europa, senza dimenticare Jean Reno. Qui tutto può succedere, basta avere la fantasia e la voglia di credere che ci ha contraddistinto per tutti questi anni. Cosa si aspetta dall’esperimento Neapolis Festival? Mi sono espresso poco su questo argomento, non mi piace creare eventuali polemiche. Io ho abbracciato immediatamente l’idea di coniugare la Giffoni Experience

con il Neapolis Rock Festival. Poco importa se il Neapolis si sposterà a Salerno, più precisamente a Giffoni Valle Piana. La mia idea è quella di creare un’offerta internazionale che permetta a tutte le eccellenze della Campania di mostrare il proprio valore. Ho cercato le collaborazioni del Conservatorio di Salerno, dell’Accademia della Moda di Napoli, nel tentativo di far incontrare il meglio che la nostra regione possiede. Quella del Neapolis può essere vista come un’opportunità per ricominciare e sperimentare. A volte i problemi creano i presupposti per mettersi alla prova e magari trovare una dimensione anche migliore. delle istituzioni.

Claudio Gubitosi

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CULTURA

NAPOLI, UNO SCRIGNO PREZIOSO NAPOLI: UN PATRIMONIO NON RIVELATO

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apoli è una città unica dai mille volti, spesso quelli nascosti sono più affascinanti di quelli visibili di giorno. Napoli in continuo movimento, il suo ventre che si muove sinuoso prende ed offre. Chi da piccolo non ha ammirato estasiato le sue piazze, i suoi vicoli stretti che hanno ospitato, nel vortice in cui si aggrovigliano, pittori e poeti? Ed è solo chi si abbandona completamente a Napoli che ivi trova una dimensione fuori dall’ordinario, ne coglie il senso profondo. Il patrimonio artistico di Napoli è sterminato, meraviglioso, ma spesso non fruibile. Molte architetture stupende appartengono a chiese purtroppo chiuse per un motivo o per un altro. Talvolta celano tesori inestimabili di tutte le epoche, di tutti gli stili. Altre volte mani villane hanno spogliato questi templi dell’arte delle proprie ricchezze, andando ad arricchire il mercato nero delle opere d’arte trafugate. Sono infatti circa 163 le chiese chiuse di Napoli su 400, quindi più di un terzo di esse non sono accessibili al pubblico. Il grosso numero di templi cristiani è partito con la Controriforma (seconda metà del XVI sec.) che da qui in poi, grazie anche alla grossa acquisizione da parte del Clero del centro storico di Napoli, furono erette chiese su chiese, più di quelle che in realtà la città avesse realmente bisogno, quasi tutte concentrate nella zona più antica. Fu proprio questa fortissima tensione al costruire in nome di Dio a far si che Napoli non solo

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sviluppasse delle ottime scuole artigiane e pittoriche locali, ma anche che divenisse centro di attrazione per diversi artisti famosi in tutta Europa e dei quali possiamo ancora mirare le opere. Ne sono esempio i capolavori ienstimabili di Caravaggio, Donatello, Giuseppe Sammartino, Luca Giordano, Cosimo Fanzago. Un patrimonio architettonico ed artistico talmente ampio che sembra addirittura risultare difficile, quasi impossibile da gestire. E’ cosa nota che il Centro Storico del capoluogo campano sia patrimonio dell’umanità, come sancito dall’UNESCO anche perché parliamo del centro storico più grande d’Europa con i suoi 1700 ettari, tanto che l’immaginazione difficilmente eguaglierebbe il reale coefficiente artistico presente nel solo territorio in questione. Purtroppo godere materialmente della fortuna di avere in casa propria siffatte meraviglie risulta difficile da tradurre in messa a punto totale di un’offerta per i turisti che sia bilanciata alla reale capacità potenziale. E proprio i turisti si trovano quasi in difficoltà nel districarsi tra gli innumerevoli vicoli della città alla ricerca dei siti principali, poche sono le indicazioni, di meno ancora le cosi dette “tavole informative” che dovrebbero, almeno in tre lingue dare delle delucidazioni sull’opera che si sta osservando. Purtroppo l’Italia non ha ancora imparato a sfruttare efficacemente l’immenso patrimonio artistico che la Storia ha concesso, salvo casi ben collaudati, vedi il Maggio dei Monumenti a Napoli. Risulta ancora più difficile

di Marco Trotta

immaginare investimenti adeguati per il futuro, con periodi di crisi in cui è proprio la Cultura ad essere vittima sacrificale di bilanci feroci. Ma se è addirittura inimmaginabile calcolare l’effettivo ammontare ed il rispettivo valore del patrimonio artistico napoletano, possiamo capire quanto risulti difficile investire adeguatamente per le Amministrazioni competenti sul rilancio dei singoli siti: le cifre avrebbero una serie lunghissima di “zeri”. Ma forse rilanciare l’arte chiedendo aiuto ed idee ai privati potrebbe rappresentare delle chance. Magari il project financing artistico potrebbe essere una soluzione.

Centro storico, Napoli


La Campania Giovane Luglio 2012

L’ACQUA DELLA FONTANA NESSUNO LA BEVE PIU’ di Jennà Romano

QUANDO TUTTI CERCAVANO DI PIÙ NELLE FORME D’ARTE

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omprare un vinile era un pò un rito. Lo compravi, ti avviavi verso casa e spesso prima di arrivarci lo aprivi già per strada per leggerci i crediti, per guardarci l’interno. Molte volte certe copertine erano vere e proprie opere d’arte. Ricordo i dischi che ho consumato ascoltandoli continuamente, Ricordo dischi come Wired di Jeff Beck: da poco avevo iniziato a suonare la chitarra, stavo alle scuole medie, comprai quel disco e in quel preciso momento decisi che dovevo avere una chitarra elettrica. Mi ricordo Dalla, LP di Lucio Dalla del 1980. Lo ascoltai così tanto che avevo imparato anche dov’è che mi saltava la puntina: mi saltava su Mambo, La sera dei miracoli e su Siamo Dei; così lo ricomprai dopo appena una settimana. Poi qualche anno fa ho conosciuto Lucio Dalla poiché registrava un duetto con James Senese in un pezzo dal titolo Maria Maddalena che ho scritto con lo stesso James e Franco Del Prete. Quando gli raccontai dell’aneddoto del vinile comprato due volte, lui preciso mi rispose: “Fratello, chi te lo ha fatto fare!“. Chi ha dai quindici ai vent’anni oggi, invece, si è già ritrovato ad ascoltare musica che esce da due cassettine di plastica poste a fianco di un monitor del pc in formato mp3 o da due cuffiette attaccate all’I-phone. L’mp3 è un formato musicale compresso che taglia gran parte delle frequenze alte e gran

parte di quelle basse, ridotto nella stereofonia, e quindi con una qualità bassissima se ascoltato su un impianto audio di buona qualità. Mi chiedo se non ci stanno cambiando anche la qualità dell’orecchio! In un certo senso i ragazzi si ritrovano già “coltivati“ a credere che la musica sia qualcosa che accompagna le azioni quotidiane, un sottofondo, come succede al supermercato o dal parrucchiere: tu fai altro e ascolti la musica. Inoltre, si è naturalmente entrati nell’ottica di pensare che la musica non si compra, ma si scarica. C’è chi dice che scaricare musica è un segno di civiltà perché la musica è di tutti, perché è un patrimonio che deve essere a disposizione di tutti e quindi è giusto che sia in rete. Mi chiedo se è per un fatto di praticità che la stessa cosa non è successa ancora totalmente per i libri. Forse solo perché un libro è ancora una cosa così intima e ricercata a cui non possono accedere tutti dal punto di vista intellettuale? Mi chiedo: ma è così che la tecnologia migliora il mondo? Probabilmente non faccio testo, sono un nostalgico. Fatto sta che quando ascolto Un giorno credi del mio amico Patrizio Trampetti con cui Edoardo Bennato riempiva gli stadi , solo lui con una chitarra un’armonica e un tamburello e penso invece che oggi nell’immaginario collettivo i cantautori più autorevoli sono quelli che scrivono: sei già dentro l’happy hour, vivere costa la metà/ la musica più quanto costa fare finta di essere una star?

Allora si, mi sento nostalgico! E’ venuta a mancare quella presunzione intellettuale che spingeva tutti a ricercare di più nelle forme d’arte. Da quando tutti si sfogano con qualche post ad effetto su facebook , la gente è più tranquilla se ne resta a casa vicino al computer scrive la frase del giorno, commenta, si indigna, diventa animalista ma non s’incontra più. Chi guarda al futuro con curiosità trova tutta questa evoluzione, naturale ed interessante, e magari tutto ciò che sto scrivendo un luogo comune come: non ci sono più le mezze stagioni o, la frutta non ha più il sapore di quella di una volta etc. Intanto è un dato di fatto che l’acqua della fontana ormai nessuno la beve più.

Immagine d’archivio

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EVENTI

GLI APPUNTAMENTI DI LUGLIO 2012 Un mese di cultura, musica e teatro.

07 SUBSONICA

13-19 CAVALLERIA

14-24 NEAPOLIS FESTIVAL

h.20.00 Arenile Reload (Na)

h.20.00 Teatro S. Carlo (Na)

h.20.00 Giffoni Valle Piana (Sa)

IN CONCERTO

14-24 GIFFONI EXPERIENCE

17 NEGRITA

IN CONCERTO

20 LIGABUE

IN CONCERTO h.20.00 Piazza del Plebiscito (Na)

h.19.00 Giffoni Valle Piana (Sa)

h.20.00 Arena Flegrea (Na)

22-24 TEANO JAZZ

26 25-26 SARAH JANE MORRIS VINCENZO SALEMME IN “CELLO SONGS”

IN RISATE DIABOLICHE

h.17.00 Teano (Ce)

h.21.00 Parco del Teatro (AV)

h.20.00 Arena Flegrea (Na)

FESTIVAL

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RUSTICANA


Master in Management delle Imprese Sportive

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Via Vittoria Colonna, 14 - 80121 NAPOLI


PIÙ OPPORTUNITÀ PER I GIOVANI PROFESSIONISTI, PIÙ FORZA ALL’ECONOMIA DELLA CAMPANIA È finalmente legge la proposta del consigliere regionale Antonio Marciano in favore dei giovani professionisti Per saperne di più: cercaci su : www.antoniomarciano.it | www.lacampaniagiovane.it |


La Campania Giovane - Luglio 2012