Issuu on Google+

Non sono pacifista, sono contro la guerra. Essere pacifista è un'affermazione che permette troppi distinguo. Gino Strada

Finché l'uomo non si metterà di sua volontà all' ultimo posto fra le altre creature sulla terra, non ci sarà per lui alcuna salvezza. Gandhi

Dobbiamo essere pronti a fare sacrifici eroici in favore della pace più di quanto facciamo di buon grado in favore della guerra. Non esiste dovere che io consideri più importante o al quale io tenga di più. Albert Einstein

La pace non è assenza di guerra: è una virtù, uno stato d'animo, una disposizione alla benevolenza, alla fiducia, alla giustizia. Spinoza

RESTIAMO UMANI La pace è più importante di ogni giustizia; e la pace non fu fatta per amore della giustizia, ma la giustizia per amore della pace. Martin Lutero Non si può separare la pace dalla libertà perché nessuno può essere in pace senza avere la libertà. Malcolm X

Combattere per la pace è come fare l'amore per la verginità. John Lennon Tutti i popoli sono per la pace, nessun governo lo è. Paul Léautaud

Come non si può spegnere il fuoco con il fuoco, né asciugare l’acqua con l’acqua, così non si può eliminare la violenza con la violenza. Lev Tolstoj


I conflitti nel mondo La mappa rappresenta l’intensità delle spese militari in % del PIL nel 2010 con l’indicazione, in ciascun stato, delle morti causate dal conflitto. Gli stati interessati dalla guerra sono 28 distribuiti su 4 continenti.

Fonte dati: UCDP Conflict Encyclopedia (Uppsala University), Sipri (Stockholm International Peace Reserach Institute)


La spesa in armamenti nel 2010 Rank spesa Rank spesa Rank spesa militare Nazione militare totale militare % PIL pro-capite 1 7 1 Stati Uniti 2 45 72 Cina 3 41 12 Francia 4 15 29 Russia 5 36 11 Regno Unito 6 110 27 Giappone 7 33 90 India 8 1 6 Arabia Saudita 9 83 22 Germania 10 62 20 Italia

Popolazione 309.349.000 1.338.300.000 64.895.000 141.750.000 62.232.000 127.451.000 1.224.615.000 27.448.000 81.777.000 60.483.000

Spese militari Spese militari ($ mln)* pro-capite ($)* 698.281 2.257 121.064 90 59.098 911 58.644 414 58.099 934 54.641 429 46.086 38 45.245 1.648 45.075 551 35.532 587

% PIL 4,8 2,1 2,3 3,9 2,6 1 2,7 10,1 1,4 1,7

Fonte dati: Sipri (Stockholm International Peace Reserach Institute) * prezzi costanti

Quota spese militari (2010) Stati Uniti Cina Francia Russia Regno Unito Giappone India Arabia Saudita Germania Italia Brasile Korea del Sud Australia

43,3 7,5

Le spese militari nell’anno 2010 sono state complessivamente pari a $ 1.630 miliardi con un aumento, rispetto al 2009, dell’1,3 %. Solo le prime 10 nazioni coprono circa il 75 % delle spese mondiali. Con circa il 43 % gli Stati Uniti sono il paese che nel 2010 ha investito maggiormente in armamenti. Si tratta di una cifra enorme: è come se l’Italia spendesse il 25 % del PIL! L’Italia si trova al 10° posto con $ 35 miliardi e una quota di mercato pari al 2,2 %, investendo l’1,7 % del proprio PIL.

3,7 3,6 3,6 3,4 2,9 2,8 2,8 2,2 2,1 1,7 1,4 0,0

10,0

20,0

30,0

Fonte dati: Sipri (Stockholm International Peace Reserach Institute)

40,0

50,0


Spesa militare in relazione al PIL nel 2010 Rank spesa militare % PIL 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 62

Nazione

% PIL

Arabia Saudita Oman Emirati Arabi Uniti Israele Giordania Timor Est Stati Uniti Kyrgyzstan Angola Armenia Italia

10,1 8,5 6,9 6,5 5 4,9 4,8 4,4 4,2 4,2 1,7

I paesi dove le spese militari occupano una parte importante del PIL sono prevalentemente localizzati in Medio Oriente e con oltre il 10 % l’Arabia Saudita risulta la nazione con la spesa più elevata in relazione al PIL. Oltre ad una situazione regionale particolarmente incandescente (conflitto Arabo-Israeliano, armamenti nucleari Iran, Iraq non ancora stabilizzato politicamente) le petro-monarchie arabe sono legate da stretti rapporti economici con gli Stati Uniti dove risiedono le principali industrie belliche mondiali. In questi paesi la spesa sanitaria è molto inferiore rispetto alla quota di PIL mondiale (circa il 10%).

Fonte dati: Sipri (Stockholm International Peace Reserach Institute)

Le spese per l’istruzione nei paesi Medio Orientali sono progressivamente diminuite nel corso degli ultimi anni e, nel caso della penisola arabica, sono decisamente inferiori alle spese in armamenti. La spesa mondiale in istruzione è pari al 4,6 del PIL. L’istruzione è il mezzo con cui le nuove generazioni possono riuscire a rivendicare una società più libera, più giusta. Non è un caso che la «Primavera Araba» sia iniziata dall’Algeria, infatti è lo stato dell’Africa Sahariana con il maggior numero di diplomati (scuola secondaria).

Arabia Saudita Oman Emirati Arabi Uniti Israele Giordania Timor Est Stati Uniti Kyrgyzstan Armenia Angola Italia 0 10 Spese militari (2010 % PIL) Spesa istruzione (2008 % PIL)

20 30 Spesa Sanitaria (2010 % PIL)

Fonte dati: Sipri (Stockholm International Peace Reserach Institute), World Bank


Spesa sanitaria in % del PIL nel 2010 La mappa rappresenta l’intensità delle spese sanitarie in % del PIL nel 2010. Le economie sviluppate (Nord America ed Europa) hanno mediamente una spesa sanitaria maggiore rispetto alle economie emergenti. Nonostante la forte crescita economica dei paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) i livelli di spesa sono ancora lontani rispetto agli standard Europei per India, Cina e Russia. Buon risultato dei paesi Sudamericani che, dopo la crisi economica dei primi anni 2000, stanno progressivamente migliorando le condizioni di vita della popolazione.

Fonte dati: World Bank


Non esiste crisi per la spesa militare! Le ragioni che spingono i paesi ad incrementare le proprie spese militari sono diverse, ma la crescita economica è sicuramente un fattore determinante. Un altro aspetto importante nella scelta di privilegiare l’aumento delle spesa militare sono gli accordi bilaterali tra i governi che, attraverso la promozione delle proprie industrie nazionali o con la prospettiva di aiuti economici, spingono altri paesi ad indebitarsi per acquistare armi. Un caso emblematico è quello della Grecia: economia in profonda recessione, salari diminuiti del 25 %, licenziamenti massivi di dipendenti pubblici, ma spesa militare elevata (vedi «Fregate, sottomarini e caccia. Quelle pressioni di Merkel e Sarkò per ottenere commesse militari» ,Corriere della Sera 13/02/2012). 135

Asia e oceania Sud America Africa

130 125

Nord America 120

Medio Oriente

115

PIL

110 105

Europa

100 95 90 2005

2006

2007

2008

2009

Fonte dati: Sipri (Stockholm International Peace Reserach Institute), World Bank prezzi costanti

2010

Il grafico rappresenta la dinamica delle spese militari per regione rispetto all’andamento del PIL mondiale (2005=100). L’incremento maggiore nel periodo 2005-2010 si è verificato in Asia con aumento del circa il 32 %., mentre Sud America (30%) e Africa (27%) si posizionano poco distanti dal triste primato. Rispetto all’andamento del PIL è veramente impressionante constatare che la spesa militare non conosce crisi! Fanalino di coda l’Europa che in questi ultimi anni si trova a fronteggiare la più terribile crisi economica dopo la grande depressione degli anni 30. Spesa in diminuzione questo è vero, ma il quantitativo di denaro speso dall’Europa è secondo solo al Nord America…la spesa è diminuita, ma non a sufficienza.


La guerra? Un buon affare! La crisi finanziaria ha colpito tutti i settori industriali e finanziari, nessuno è stato escluso dalla tempesta speculativa che si è abbattuta sui mercati a partire da settembre 2008 (crac Lehman Brothers), ma è proprio vero? La tabella sottostante rappresenta l’andamento del fatturato delle prime 5 aziende al mondo ($ 164 miliardi nel 2010) che si occupano di armamenti e, nonostante l’aumento del fatturato non sia eclatante (+ 0,4 %), hanno chiuso il 2010 positivamente. Rank

Società 1 Lockheed Martin 2 BAE Systems 3 Northrop Grumman 4 Boeing 5 General Dynamics Totale

Nazionalità Stati Uniti Regno Unito Stati Uniti Stati Uniti Stati Uniti

Fatturato Difesa 2010 ($ milioni)

Fatturato Difesa 2009 ($ milioni)

42.800 33.110 31.181 30.858 26.622 164.571

42.026 33.419 30.657 31.932 25.905 163.938

Variazione fatturato 1,8% -0,9% 1,7% -3,4% 2,8% 0,4%

Fatturato totale 2010 ($ milioni) 45.800 34.614 34.757 64.306 32.466 211.943

% fatturato Difesa 93,4% 95,7% 89,7% 48,0% 82,0% 77,6%

Fonte dati: Defense News

125

Lockheed

120

Boeing

115

Northrop

110

Bae General Din.

105

FTSE 100

100 95 90

01/11/2011 Fonte dati: London Stock Exchange

30/04/2012

Il grafico rappresenta le prime 5 aziende al mondo attive nel settore della difesa confrontate con l’indice della borsa londinese FTSE 100 nel periodo 01/11/2011 – 30/04/2012. Le aziende hanno un rendimento nettamente migliore dell’indice FTSE 100, infatti investendo denaro il 1° di novembre sui titoli compresi nel paniere FTSE 100 al 30 di aprile il rendimento sarebbe stato positivo del 6,3 %, mentre investendo nell’azienda Lockheed Martin l’apprezzamento sarebbe stato del 20,8 %.


Situazione italiana Il tasso di crescita del PIL nell’area Euro è stato del 2,1 % nel 2010 mentre in Italia la crescita si è fermata al 1,5 %. La scarsa crescita insieme all’elevato debito pubblico (circa € 2.000 miliardi, 3° debito pubblico mondiale dopo Stati Uniti e Giappone) non ha frenato la spinta per l’acquisto di nuovi armamenti. Nonostante la quota di PIL dedicata alla spesa militare sia passata dal 1,8 % del 2009 al 1,7 % del 2010, è attualmente in corso un dibattito per l’acquisto di 131 caccia «Joint Strike Fighter F-35» della Lockheed Martin per una spesa complessiva di € 16 miliardi. Dopo diverse polemiche sull’utilità di acquistare caccia bombardieri, soprattutto in questo momento, il governo sta pensando di ridurre la commessa da 131 a 90 velivoli. Le missioni internazionali a cui l’Italia partecipa sono 29 con un totale di 7.411 soldati. Le aree interessate sono i Balcani, Caucaso, Africa, Medio Oriente, Afghanistan e Centro America (fonte dati «Camera dei deputati» dati al 10/05/2012). L’industria italiana si conferma anche nel 2010 molto attiva nel settore degli armamenti. Con il 30 % del capitale posseduto dal Ministero dell’Economia e delle Finanza (MEF), Finmeccanica si piazza all’ottavo posto nella classifica delle più grandi aziende del settore della difesa. Con circa € 11,1 miliardi di fatturato nel 2010, l’azienda ha incrementato il volume di affari rispetto al 2009 dell’8,3 %. Ma cosa si potrebbe fare con € 16 miliardi (circa 1% del PIL)? • Attivare politiche a sostegno del lavoro attraverso, ad esempio, la diminuzione del cuneo fiscale (costerebbe € 500 milioni l’anno; fonte dati «Corriere della Sera» 03/05/2012) • Prevedere l’estensione delle coperture sociale anche per tutti i contratti aticipi • Rivalutare le pensioni in funzione dell’aumento del costo della vita • Esentare il pagamento dell’IMU sulla prima casa (stima gettito IMU 3,4 € miliardi all’anno; fonte dati MEF viceministro Grilli) • Incrementare le spese in ricerca e sviluppo per rendere più efficiente la sanità, l’istruzione e il sistema produttivo (nel 2009 la quota di PIL dedicata alla ricerca era pari al 0,5 %) • ….

Si possono fare un sacco di cose con € 16 miliardi! Perché spenderli per oggetti il cui utilizzo causa morte e distruzione?


Global Peace Index 2011 L’indice Global Peace Index classifica le nazioni e le regioni per determinarne l’attitudine alla pace. L’indice, sviluppato dall’Institute for Economica and Peace, attraverso 23 differenti indicatori come ad esempio il numero di conflitti esterni ed esterni combattuti, le relazioni con gli stati vicini, l’instabilità politica ecc., stabilisce una classifica per gli stati esaminati. Al primo posto si trova l’Islanda, l’Italia si trova alla 45° posizione.

Fonte dati: Institute for Economics and Peace


Lettera per la Pace … Da che mondo è mondo non c' è stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre. Non lo sarà nemmen questa. Quel che ci sta succedendo è nuovo. Il mondo ci sta cambiando attorno. Cambiamo allora il nostro modo di pensare, il nostro modo di stare al mondo. È una grande occasione. Non perdiamola: rimettiamo in discussione tutto, immaginiamoci un futuro diverso da quello che ci illudevamo d' aver davanti prima dell' 11 settembre e soprattutto non arrendiamoci alla inevitabilità di nulla, tanto meno all' inevitabilità della guerra come strumento di giustizia o semplicemente di vendetta. Le guerre sono tutte terribili. Il moderno affinarsi delle tecniche di distruzione e di morte le rendono sempre più tali. Pensiamoci bene: se noi siamo disposti a combattere la guerra attuale con ogni arma a nostra disposizione, compresa quella atomica, come propone il Segretario alla Difesa americano, allora dobbiamo aspettarci che anche i nostri nemici, chiunque essi siano, saranno ancor più determinati di prima a fare lo stesso, ad agire senza regole, senza il rispetto di nessun principio. Se alla violenza del loro attacco alle Torri Gemelle noi risponderemo con una ancor più terribile violenza - ora in Afghanistan, poi in Iraq, poi chi sa dove -, alla nostra ne seguirà necessariamente una loro ancora più orribile e poi un' altra nostra e così via. Perché non fermarsi prima? Abbiamo perso la misura di chi siamo, il senso di quanto fragile ed interconnesso sia il mondo in cui viviamo, e ci illudiamo di poter usare una dose, magari «intelligente», di violenza per mettere fine alla terribile violenza altrui. Cambiamo illusione e, tanto per cominciare, chiediamo a chi fra di noi dispone di armi nucleari, armi chimiche e armi batteriologice - Stati Uniti in testa d' impegnarsi solennemente con tutta l' umanità a non usarle mai per primo, invece di ricordarcene minacciosamente la disponibilità. Sarebbe un primo passo in una nuova direzione. Non solo questo darebbe a chi lo fa un vantaggio morale - di per sé un' arma importante per il futuro -, ma potrebbe anche disinnescare l' orrore indicibile ora attivato dalla reazione a catena della vendetta. In questi giorni ho ripreso in mano un bellissimo libro (peccato che non sia ancora in italiano) di un vecchio amico, uscito due anni fa in Germania. Il libro si intitola Die Kunst, nicht regiert zu werden: ethische Politik von Sokrates bis Mozart (L' arte di non essere governati: l' etica politica da Socrate a Mozart). L' autore è Ekkehart Krippendorff, che ha insegnato per anni a Bologna prima di tornare all' Università di Berlino. La affascinante tesi di Krippendorff è che la politica, nella sua espressione più nobile, nasce dal superamento della vendetta e che la cultura occidentale ha le sue radici più profonde in alcuni miti, come quello di Caino e quello delle Erinni, intesi da sempre a ricordare all' uomo la necessità di rompere il circolo vizioso della vendetta per dare origine alla civiltà. Caino uccide il fratello, ma Dio impedisce agli uomini di vendicare Abele e, dopo aver marchiato Caino - un marchio che è anche una protezione -, lo condanna all' esilio dove quello fonda la prima città. La vendetta non è degli uomini, spetta a Dio ... TIZIANO TERZANI


Restiamo Umani: chi sta combattendo oggi?