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Autore Antonio Campagnolo ©2004 Editing e lay-out Andrea Dalla Valle & Chiara Dalla Valle Non è vietata la riproduzione dell’opera, o di qualsiasi sua parte. È importante che questo libro possa diffondersi quanto più lontano possibile per volere espresso dall’autore.

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Antonio Campagnolo

PARLO, PER DONO DI DIO Il Padre vi parla, tenetela cara questa perla è la salvezza dell’umanità, perché di tutti è il Papà.

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INDICE

Argomenti

pag.

Prefazione

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Note del curatore

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La verità è che:

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Un disegno di Dio per la salvezza dell’umanità

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Statuto Europeo

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Il messaggio di Dio alla Chiesa

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CAPITOLO 1: Pensieri in libertà

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CAPITOLO 2: Ditta e famiglia

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CAPITOLO 3: Temi sociali e fatti storici

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CAPITOLO 4: Preghiere

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PREFAZIONE Ho voluto fortemente questo libro, perché è un atto dovuto alla bontà di Dio che mi ha reso autore, quando in me il seme della scrittura non ha mai attecchito. La mia storia comincia molti anni fa; ho perduto il papà all’età di cinque anni e mia -

il nostro successo industriale, partendo da una piccola bancarella da mercato in

aziende tessile sparse in tutta l’Europa; tutto questo nell’arco di cinquant’anni. -

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madre annuì e indicò mio padre e le disse che non eravamo solo quattro, ma cin-

“Non disperate mai, qualunque cosa succeda, perché la provvidenza di Dio è im-

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cosĂŹ. Ci furono altri fatti, non meno importanti, ma qui non potrei raccontarveli

dell’esprimersi in versi è sempre stato nemico. La divina provvidenza è immensa, ha reso possibili le cose impossibili.

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NOTE DEL CURATORE Questa raccolta poetica è frutto di un intenso lavoro dell’autore che dal 1972 scrive e raccoglie centinaia di poesie ogni anno. Il nostro compito è stato quello di leggere tutto il materiale fornitoci dal signor Antonio e di estrarre le poesie più belle e significative per quello che lui chiama: “un percorso di fede” che lo ha portato (nella poetica stessa) alla Trasfigurazione di Dio come voce narrante e come vero autore della trama poetica. I temi trattati possono essere raccolti in quattro capitoli, nei quali vengono collezionate le diverse poesie riferite a quel tema. In ognuno di questi le opere poetiche sono ordinate per data di creazione. I temi dei capitoli si riferiscono a: Pensieri in libertà, in cui l’autore da sfogo alla sua vera vena poetica, la scrittura è tale solo perché è frutto di ispirazione e grande riflessione interiore. Il secondo capitolo è: Ditta e famiglia, in cui vengono affrontati i problemi quotidiani della gestione di un’azienda e le preoccupazioni per la grande famiglia che essa rappresenta. Il terzo capitolo è: Temi sociali e avvenimenti storici, in cui l’autore espone con dilettevole ironia e vigore alcune tematiche a lui molto care e tratta avvenimenti storici attuali ancor oggi. L’ultimo ma non meno importante capitolo è: Preghiere, in cui l’autore compie un vero canto di devozione verso Dio e verso la Sacra Famiglia, una bella dimostrazione di ciò che può fare un cuore innamorato del Signore Nostro. Quattro poesie (quelle più care all’autore) fuoriescono dai capitoli principali del libro, e sono state poste all’inizio perché rappresentano: la saggezza, la speranza, l’amicizia e la sacralità; punti fondamentali in cui verranno sviluppate tutte le altre poesie. Ci auguriamo che questo libro possa rappresentare un bel punto di partenza per un impegno cristiano più profondo, per tutti coloro che vorranno leggerlo. Niente di ciò che è contenuto vuole essere offensivo per alcuno. Riferimenti a fatti, persone o cose realmente esistenti sono da considerarsi puramente casuali. Concludiamo dicendo che è per noi stato un onore poter svolgere questo lavoro, che ci ha insegnato molto e che non dimenticheremo mai le lezioni impartiteci dalla grande esperienza di vita cristiana del signor Antonio. Andrea & Chiara Dalla Valle 9


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LA VERITÀ È CHE: Il bene è di natura sua unione. Il male è di natura sua divisione. Il peccato confonde le idee; la conferma di ciò si ha dal fatto che ognuno distingue il bene dal male, in rapporto al bene e al male in cui vive. Il bene cerca la gioia nel riflesso di ciò che ha costruito; mentre al male la gioia se la prende direttamente da ciò che ha costruito il bene. Il rifiuto ad un amore infinito merita un castigo infinito, perciò eterno. Il Signore non poteva lasciare la sua Chiesa senza un Papa infallibile perché i fedeli avrebbero deviato per più parti, anche senza loro colpa. Si dice che il Papa è uno come tutti! Ma anche il vigile è un uomo come tutti, ma può farti la multa. Anche il giudice è uno come tutti, ma può mandarti in prigione. Anche nel governo ci sono uomini come tutti, ma ti possono mettere le tasse. Anche il capo dello stato è un uomo come tutti, ma può mandarti in guerra. Perciò l’investitura cura la società e ha una sua validità nella stabilità umana e cristiana. L’uomo ha due menti, una divina e una materiale: la prima cammina ispirata da Dio e dall’uso che ne fa di bontà e carità e si spegne se odia il Creatore e l’amore. La seconda è figlia di madre natura e cura cose terrene: come l’arte e i m st eri, l’istinto e i bisogni umani, sicché si può avere un operaio santo o un ingegnere ateo, tutto è guidato dai meriti o dalle colpe commesse e dalla bontà infinita di Dio, così si può avere una natura ricca o una natura povera. La mente divina è guidata dal disegno di Dio, quello che Dio dà ad ognuno per la salvezza propria e del genere umano, questo dipende dalla risposta che l’uomo dà alla Divinità. La risposta costa, ma più costa più vale. Si dice che l’uomo è simile alle bestie: nella carne si, ma non nel sentimento. Esse non hanno mai innalzato un monumento ai loro ideali, non hanno tribunali, non uccidono per odio, non pregano Dio; vivono d’istinto e non di ideali. Loro hanno una mente sola, noi abbiamo la Parola di Dio che c’illumina, ma ci lascia liberi di accettare di fare il bene o il male, come ci pare. Tanti dicono che si confessano con Dio, ma non sanno cosa è peccato, perché peccato è confusione e Dio non è disordine. A tutti il proprio compito: a Dio di farsi amare; al Papa di guidare e non sbagliare; al giudice di obbedire e impartire seconda la legge divina di dottrina 11


cristiana; agli onorevoli e ai senatori di essere promotori di leggi economiche e sociali; ai corpi dello Stato il compito di fare in modo che tutto sia regolato, perchĂŠ ci sono degli incapaci e dei rapaci.

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UN DISEGNO DI DIO PER LA SALVEZZA DELL’UMANITÀ 27 luglio 2003 «Fornirti del necessario per dire il Rosario: nel santuario, nel circondario delle Scuole del Fratelli Cristiani. Questi sono pani per i tuoi denti, invoca i parenti, ma confida come guida la Madonna. dona la preghiera, l’unica maniera per realizzare un altare dove il genere umano troverà una mano amica, nella fatica, nel debellare le tre tare che fan tremare, e non sanno cosa fare: il cancro, l’AIDS e la droga in cui il mondo affoga. Tu fa una promessa: vai alla messa 13


tutti i giorni, adorni la statua che metterai a nome dei tuoi operai. Pratica una dedica scritta come ditta a beneficio di questo edificio; va’ fa quel che ti ho detto: un tetto e un altare per pregare la Madonna, Patrona senza eguali, di tutti i mali. Vivi e vivifica questa ricca promessa, concessa all’umanità, finita nella vanità della mondanità. Questa sublime carità sgorgata dal Cuore di Maria per confermare la via. La via dritta di questa scritta.» 14


STATUTO EUROPEO 07 maggio 2004 «Fondato sull’amore reciproco; è santo, tanto o poco. Con l’aiuto di Dio diamo inizio a una comunità entusiasta, vasta e casta. Questo è l’impegno di questo Regno in terra. Terra di Santi e anche di pianti per tante guerre con morti vere, ma con speranze nuove dove tutto si muove, per dare aiuto e produrre frutto. Se Dio non è escluso, nessuno sarà deluso, e anche se non lo Ha nel cuore, il Signore lo ama lo stesso, perché c’è il permesso della libertà, che ha sempre un Papà. I tre fondatori: Schuman, Adenauer e De Gasperi 15


videro lontano perché la mano di Dio era sopra di loro e li aiutava in questo lavoro. Questo può essere un affare, ma fare solo questo conto, il conto non torna; ci dona tante parole ma la mole è l’aiuto. Per chi l’ha intuito, da una buona azione ne esce una nazione unita, sempre più abbellita, dove la gioia si espande perché Dio è grande. Volete la prosperità, date priorità ai poveri, doveri inalienabili ma rendono stabili i rapporti, vi sarete accorti che Dio vi conduce per mano, in questo grande piano.»

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IL MESSAGGIO DI DIO ALLA CHIESA 25 marzo 2003 «Ti è lecito fare un esercito, e recitare il Rosario sia pure immaginario. Prega per tutti; come tutti pregassero. Io passerò e benedirò ciò che pensi e i benefici saranno immensi. Prega per i preti, retti o distorti; negli orti di casa Mia. Voglio che ci siano tutti quelli ordinati e anche quelli disordinati. Il peccato è stato perdonato, e voglio che siano contenti come nei primi momenti. C’è tanto da fare Dio vuole tutti perdonare.» «Più debitore di me non credo che ce ne siano, sul piano

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umano sono un nano, ma non è questa la misura che Dio cura. Sa che siamo suoi figli e vuole toglierci dagli artigli del demonio; perché siamo un patrimonio a Lui caro. Non allontanatevi, cercate il faro di Dio e tutto sarà chiaro, e non avrete più l’amaro in bocca. Tocca a voi essere eroi. Tocca a voi non rendere vano il piano… dando valore all’amore del Signore. In questo tempo di grazia Maria rende leggera ogni croce e alza la voce e dice: “Ognuno sia felice” è Dio che ve lo dice, ritornate dentro la cornice.»

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CAPITOLO 1

Pensieri in libertĂ

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LA RICCHEZZA La ricchezza provoca malcostume, il malcostume crea miseria, la miseria provoca odio, l’odio porta alla guerra, la guerra provoca dolori e sacrifici, il sacrificio porta al buonsenso, il buonsenso crea ricchezze, tutto questo perché gli uomini si dimenticano facilmente del passato e dell’amore di Dio. [01 gennaio 1972]

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L’UOMO Dio fece una creatura di sua statura, per dimostrare che la generosità era sicura. La colmò di diversi doni, insegnandole quali erano cattivi e quali buoni, con potenza al di sopra dei tuoni. Gli insegnò la via per averlo sempre in compagnia, purché conservasse un’anima pia. Lo mise al di sopra degli angeli e arcangeli, per metterlo nei più alti cieli. Iddio si compiacque e da principio tacque, nel veder le calme acque di una situazione di perfezione, che aveva la sola funzione di far ognuno felice, come il buonsenso lo dice dentro a una grande cornice. In mezzo a tanto bene che viene, alla carità ci tiene. L’uomo si sentì superiore per il grande amore che gli diede il ignore. Tutto era festa, nel prato e nella foresta, nella preghiere e nella siesta. Tutto suonava armonia, canti, suoni, sinfonia, per la bellezza di quella compagnia, 22


che infondeva il Signore Creatore e di gioia portatore. Iddio volle provare quanto l’uomo lo sapeva amare e un dono gli volle domandare. Che si sapesse fare un’umiliazione in mezzo a tanta benedizione, per vedere quanto era grande la loro unione. Iddio, per umiltà al diavolo si fece pari, per vedere quanto all’uomo gli affetti fossero cari e volle domandare in termini chiari di non sentirsi a Dio superiore, perché il bene ne uscirebbe deteriore e disseccherebbe il cuore. [2 novembre 1972]

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A TUTTE COLORO CHE HO AMATO Vi voglio tutte entusiasmare e nell’amore cercare le cose più care, una cosa non dovete dimenticare che Dio soprattutto dovete amare e lodare. A tutte quelle che ho amato e che poi ho rattristato, perché non ho più continuato chiedo di essere perdonato, perché Iddio non mi ha lasciato, perché a Lui mi volle donato. Vogliatemi scusare se la mia anima non ha saputo occultare quanto vi ha saputo amare, vi voglio ringraziare che al bene mi avete saputo ispirare, fino, a Dio, trovare. Rimanete pure e belle come le stelle, e siate, di Dio, le ancelle, e portate a tutti le novelle con le vostre favelle, che a gente di virtù vi vuole modelle. Con la vostra bellezza cercate di attirare tutti, perché possano ammirare, oltre che lo sguardo, possano gustare la grandezza del vostro cuore che sa amare e le virtù di Dio imitare, Lui che tutto sa esaltare. [10 novembre 1972]

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LA VITA NON VA SPRECATA Dopo tanta licenziosità, se ne comprende la gravità. Si cerca il riparo ma il pensiero rimane amaro, che non si capisca che bisogna mettere fine alle stampe, che sembrano trine. Il male non si può regolare a piacere, quando comincia invade tutte le sfere. Perché quando il diavolo è entrato, fa di tutto un misfatto. Entra con uno sguardo impuro e poi si fa sempre più imperituro. Si fa un cuore duro, come il muro. Si perde il piacere di, a Dio, piacere. Si perde la soddisfazione di ogni buona azione. Si sente che si è vincolati, si capisce che si è malati, ma non si ha la forza di scappare, da tale morsa. Prima viene il vizio e poi è tutto un supplizio. Si comincia a dir bugie e a seguir false vie. Si arriva al furto, perché del male non si resiste all’urto.

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Si diventa, della società, un individuo sempre in contrarietà. Si finisce per tutti incolpare del proprio malaffare. Il male va curato, e nessun gesto o pensiero va tollerato. Bisogna far capire, a quelli che si son fatti carpire, che non è permesso mettere in pubblico il sesso, che non è pulizia, ma malizia. Che non è candore quello che fa stridore, che non è amore quello che non viene dal cuore, che chiamare amore certe soddisfazioni, sono dell’amore malformazioni. Che l’amore, paragonato a quello dei cani, possono farlo solo i villani, che si lasciano trascinare perché non si sanno innalzare. La vita va custodita e appezzata, non sprecata! Deve essere un dono per chi è buono. Ringraziare il Creatore, che ne è autore

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per riceverne consolazione di tale donazione. Per farne una compagnia e infondere a tutti un’anima pia. Con il consenso del Creatore e del legislatore, per coronare un sogno ed esplicare un bisogno che serva a unire, per poter assieme gioire e se è pulito il vincolo, ne sarà più unito, e del risultato ognuno sarà soddisfatto, e se la cosa si prende con serietà avrà anche stabilità. E nella sicurezza ci può essere fierezza, e della società non essere un peso e nessuno sarà offeso. Se la soddisfazione sessuale è subordinata alla persona amata, vuol dire che ci si sa controllare e anche amare. Un consiglio, non pretendete la pace interiore per un finto amore, non cambiate il vostro candore per un traditore. Lo si capisce dove si finisce,

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che le cose facili nel bene sono gracili e se non è bene con la gioia non si conviene, allora non vale a rimaner nel male, perché questa vita quando se ne sarà dipartita ne farà il conto e il confronto con la legge di Dio, e vi dico io che si può morire anche di una sola sorte di male e anche questo è letale. Gustate le cose pure e belle e con la gioia arriverete alle stelle perché ci sono più soddisfazioni nelle buone azioni, che in basso perché la coscienza peserà come un sasso. Pensate a qualche paragone son più felici le persone, magari mutilate, per essersi donate, che un criminale, che ha i soldi e non sa resistere al male. Perché la gioia viene da Dio e fa felice ogni animo pio. Perché la gioia viene dal cielo e fa l’animo bello.

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Perché l’egoismo viene dall’inferno e sarà triste in eterno, nella preghiera chiedete che non venga mai sera. Perché la debolezza umana è tonta e ci vuole Dio per sostenerla tutta quanta, e vedrete che l’aiuto di Dio non verrà a mancare, perché Egli ci vuol aiutare, basta che ci faccia capire dove si va a finire, e si è disposti a morire, piuttosto che all’inferno finire. [17 dicembre 1972]

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OH MOGLI CAPRICCIOSE Oh mogli capricciose! non siate troppo fiduciose nel credere che essere oziose sia un vostro diritto, perché avete un marito, potrebbe anche stancarsi di fare il dritto. Farlo sempre tirare, perché vi ha finito per sposare, si potrebbe anche rifiutare. Se pensate che non può fare senza una femmina, quando vede che la gioia termina, preferisce rimanere nell’officina. Perché il sesso non può essere fine a se stesso e voi lo credete spesso che il sesso sia il solo tesoro, ma son molti che possono ripetervi in coro che son più felici di costoro, e se finite per litigare, vi auguro che vogliate immaginare che c’è anche un altro modo di pensare. [18 dicembre 1972]

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LA FANCIULLEZZA Questa bellezza, che, chi l’apprezza, ne inculca fortezza, ne ispira purezza e non ci sarà tristezza. Perché il ricordo di gioventù non lo dimentica più, e se c’è stata virtù ci porterà sempre più su. Perché è in questa stagione Che si forma la ragione, e non si ha ancora la confusione provocata da ogni cattiva azione; c’è Gesù che ci dice cosa è proibizione e non si pensa all’esibizione. Il seguito può essere fatto da tante cose cattive, che di bontà sono prive, e di amore non sono vive; si possono fare gli attori o le dive ma la gioia non convive e sono stagioni invernali e non estive. Per chi gli toglie il pudore, di cose belle non conosce il sapore, e di certo ha perso il suo candore, non gli interessa l’onore. [21 dicembre 1972]

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LE ESPERIENZE Io ho fatto l’esperienza del povero e del ricco, dell’esuberante e dell’ammalato, del libero e del rinchiuso, dell’ignorante e dell’insegnante, dell’operaio e del padrone, del bene e del male, dell’umile e del superbo, della simpatia per le ragazze e della totale donazione a Dio, della purezza e dell’impuro, del dubbioso e del sicuro. Sono stato guidato e ho guidato, e Dio devo ringraziare, perché mi ha saputo recuperare. [30 dicembre 1972]

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IL PADRE MISERICORDIOSO Da quel giorno che a me hai fatto ritorno è stato il più bel giorno. Un giorno splendente non speso per niente, che la vita ha fatto ridente. Ogni lacrima è svanita, che è servita a illuminare la vita e renderla gradita. E ora siamo felici, con il tuo sorriso lo dici e sempre noi ci diremo amici. Un amore fatto di sentimento che mi rende contento, a ricambiar sarò sempre intento. Lo imparai dal Signore a donarti il cuore, e di chiamarti Amore. [dicembre 1972]

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LA MORTE La morte, per tutti consorte, apre le porte a una nuova sorte… che sia bella questa sorella il fatto è che cancella questa fragile passerella. Però questo ponte, del povero o del conte, con, di azioni, un monte, può essere fonte di gioia o di noia. Uno che muoia nell’animo prima di arrivare a questa soglia non sarà sereno, in questo passo terreno; e noi che faremo se non pregheremo? Tutto sta qui per quel dì, quando Iddio dirà di no o di si, nel valutare le azioni che l’animo compì, più saremo stati generosi: più saremo fiduciosi, più saremo promosi di incontrare gli abbracci affettuosi, di tutto questo stuolo che prima di noi ha preso il volo, dopo aver lasciato questo suolo con la fiducia del nuovo molo. [21 ottobre 1973]

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UN MERCATO ORGANIZZATO DAI CONSUMATORI Ha parlato giusto chi ha un proprio gusto, che non si lascia influire dalla reclam che tutti coprire. Se poi ci si sa organizzare assieme, si potrà molto risparmiare. Fino a dettar legge a quella ditta che ora regge tutta la catena di spese non volute, ma costretta a sopportare per necessità estreme. Per tanta debolezza, che mortifica la purezza, di un vivere sano e rende vano ogni sforzo organizzativo, per dare un incentivo a un prodotto comune: immune da tanta civetteria fino a farla diventare una vigliaccheria. Ognuno che segua questo pensiero ne dovrebbe andar fiero, più che possedere una ricchezza, che per il futuro non dà certezza, come l’essere organizzatori dei risparmiatori. Perché sarà più ammirato che se fosse un castello collocato 35


dove le fondamenta sono basate su gente non contenta. Dove il proprio denaro lo rende avaro e incomprensibile, perché incontentabile, causando molti errori, provocando odio e rancori. Dove, se non sarà lui a cambiare, si troverà in uno stato fallimentare. Perché è lui che possiede di più, che può esplicare più virtù. Perché la natura l’ha dotato di un senso organizzativo più elevato. Perché tutto deve servire a farci unire, anche il commercio ne deve essere un mezzo e nessuno ne deve uscire offeso; neanche il rappresentante perché può svolgere un’attività a sé stante, come programmatore del consumatore, che non è cosa da poco, se unisce il più vicino loco dove l’industria opera e il consumatore che da essa spera. Anche il più povero si sentirà un uomo vero, appartenente alla stessa famiglia, che lo consiglia, 36


sa che può fidarsi e confidarsi sui propri problemi, che sono semplici ma estremi. Quale il cibi quotidiano, che deve essere sostanzioso e sano, come lo può fare l’amore, in comune, estendendo il volume in ogni continente‌ per far tutte le genti contente. [2 novembre 1973]

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OH ATLETI Oh atleti: siate perfetti, siate puri, e sarete sicuri, che la salute e le cose volute si realizzeranno se il vostro vivere sarà sano. Anche se non sarete campioni, avrete delle grandi soddisfazioni. Perché lo spirito si farà vigoroso e il pensiero poderoso. Non fatelo fine a se stesso, ma a disposizione messo per temprare la volontà e la capacità di saper soffrire per far del bene scaturire. Un corpo sano va lontano in tutti i campi, anche i più ampi, sia di pensiero per stare nel giusto sentiero, sia in quello della forza perché dall’allenamento si trae una grande risorsa. Fate uno sport da poveri per conservare i principi veri,

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perchĂŠ se sapete controllare le ambizioni non sentirete pesare le limitazioni. Questo modo di ragionare dĂ la possibilitĂ  a tutti di esercitare uno sport collettivo, forte e vivo da leali spirituali. [9 novembre 1973]

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LA GIOIA La gioia è quella cosa che si ha quando l’animo al sicuro riposa, non è una conquista frettolosa, ma una ricerca costante e operosa, leale e generosa, semplice e pietosa. Trae la sua forza da una infinita risorsa, frutto di una vita percorsa, e non si smorza neanche quando è vuota la borsa, e neanche quando ci lascia la scorza. La gioia è figlia del ben vivere e cerca con tutti di convivere sicura di possedere cose vere, evitando cose nere, conquistando il piacere a tutti di piacere. Essa dà un taglio netto a tutto quello che è abbietto. Il sentirsi lontani da tanti ambienti poco sani, per donare la gioia che si possiede a piene mani, per un migliore domani di una felicità infinita, qual è quando essa a Dio è unita, rendendogli cosa gradita di essersi pulita,

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come Lui a tutti addita con la Sua grazia gratuitamente a tutti fornita. Ăˆ cosa grande quello che ci dĂ , e non faremo piĂš domande. [13 novembre 1973]

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LA CASA Questa necessità grave che grava sulla società, merita tutta la serietà, eppure basta poco se quelli del loco con un po’ di ghiaia e una mente gaia, mobilitando uomini, donne e ragazzi su degli spiazzi lasciati dal comune, trovino tra loro una comune gestione di tutta la questione. Questo loro lavoro, se fatto come tanti anni fa, tutti ne avrebbero le capacità, non necessita di una architettura o di un’ossatura di un grattacielo, basta un ambiente calderello d’inverno, che faccia perno un focolare, dove si possa raccontare, che per far quattro mattoni non ci vogliono i baroni,

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a uno stuolo di impiegati, tutti negati di che cos’è una costruzione, per delle persone che non vogliono linee slanciate, me essere chiamate persone buone, a fare, uno dopo l’altro, un mattone di cemento, il primo elemento, per così dire, dal quale si può partire per elevare alcune camere e un focolare. Ma come è possibile tra tanta ricchezza sprecata non trovarne una manciata per dare una normale abitazione anche se di vecchia concezione a dei bambini. Così meschini, fa rabbrividire, che si continui a proporre e dire: “ci vogliono ingegneri, ci vogliono carpentieri, ci vuole tanto denaro”, e dopo tutte queste chiacchiere non si vede ancora chiaro! Dovete essere voi a muovervi, promuovere ritrovi, non di politicanti, ma fabbricanti

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di progetti anche se non perfetti, ma reali alle possibilità e necessità. Due cose in armonia tra loro, completate con il vostro lavoro, allora vi sentirete uomini padroni dei vostri destini per far riposare i vostri bambini su dei lettini di vostra fattura e di aver dato un’ossatura a una famiglia e chi ve lo consiglia sà che è la felicità. [1 gennaio 1975]

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UN BEL PENSIERO È brutto sottrarsi su quel che c’è da farsi, ma appartarsi vuol dire trovarsi con la classe di altre masse. È meglio rischiare di sbagliare, piuttosto che mutar posto perché incompresi per futili malintesi. [4 febbraio 1973]

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ALLE NUOVE GENERAZIONI Forze nuove, non guardate altrove, guardate dove andate se pensate di essere rifiutate. Evitate la politica, mostrate la pratica, oggi siete più numerosi e vi sentite più baldanzosi. Ma se questa è una protesta per comandare, ancora prima di dimostrare nella realtà la vostra capacità di una comunità sulla vostra mentalità, mettetevi pure a fare tante cure… ma sul piano umano. Per dire, per farsi capire, che anche voi cercate un’economia che comprenda la sociologia più avanzata, se fatta

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in piena libertà, in perfetta concorrenzialità con l’economia privata, altrimenti la vostra si trasformerebbe in una trovata della quale ne rimarreste vittime, più che fare legittime. Non perdete di vista la principale suddetta pista, perché per i soldi si hanno dei modi di violenza, che rischia la vostra coinvolgenza. [2 marzo 1975]

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LA CELEBRITA’ Quanta difficoltà per un po’ di celebrità. Quante fatiche, quante critiche. Quanto danno che non sanno reca, questa gloria cieca. Quanti volti stravolti in insonni notti, per essere noti. Quanti visi consumati, perché macchiati dal peccato, su un volto una volta immacolato. Una vita malamente vissuta, si consuma all’insaputa di se stessi, ma i riflessi del passato dichiarano tutto quel che si è fatto. Non sciupate in tristi nottate la bellezza di un viso di paradiso, non ci son cipre o rossetti che sostituiscano il sorriso dei cuori eletti,

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ne comprendete la differenza se nel vostro cuore vi è l’innocenza, che avverte la pericolosità della celebrità di una vita venduta a gente perduta, che neanche vi acclama per la vostra fama, vi porta danno perché ci sta un inganno. [15 marzo 1973]

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L’AMERICA Dove sta andando l’America? Non occorre io che lo dica, s’è svuotata la grande ventata del sogno del progresso, e si è rimesso tutto in discussione, questo crea confusione e non ne uscirà finché non ne avrà trovata la religiosità della vita, che non è legata alla mente o alle dita ma nei più alti valori, quelli che uniscono i cuori. Allora qualsiasi conquista può essere in vista, se unita a tanta gente impaurita, in zone aride dove stride l’ignoranza senza speranza. Perché il fratello ricco non gli è amico, lo ha dimenticato e si è autocondannato allo sfacelo, perché il gelo

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del suo cuore divoratore e sono le comodità e la portano alla indisponibilità di dare, per legare, non solo il lontano ma anche chi gli è a portata di mano. [2 aprile 1975]

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AFORISMA Ognuno di noi migliora quando aggiunge entusiasmo alle idee in cui crede onestamente. [1 maggio 1975]

EDUCAZIONE Anche criticando, si può andare insegnando a guidare come si deve educare. Le mamme giovani possono vedere vani metodi e modi delle loro predecessori, pensassero agli accessori se di una vita solo abbellita da giacca e gilè, amiche, party e caffè. I figli non sono in un ristorante e questo è importante, per unire non solo le lire, ma scopi e sentimenti, necessità e intenti. I figli si sentiranno più sicuri se nella famiglia troveranno i più puri 52


affetti, sentendosi stretti ai genitori, perché assieme furono risparmiatori accomunati da tanti anni passati con gli stessi ideali, che rimangono solidali. Anche dopo sposati e anche se ci si è lasciati, rimane presente l’esser sempre uno, l’aiuto dell’altro anche nel baratro. [4 maggio 1975]

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LA TORRE DI BABELE Quanto parlare, ormai non si sa più chi ascoltare. Quanta disparità di vedute anche nelle persone evolute, non vien forse da dubitare che non sappiamo valutare con certezza la correttezza di un’azione e della sua intenzione. Babele è caduta, sembrava una veduta ad ampio raggio, ma quando il saggio cade nella confusione totale, creando un caos generale, non è questione di talento. Un giusto commento è questione di umiltà perché chi dirige è la bontà del Creatore, l’unico governatore dei problemi di questa terra anche della presente era. Non è la volontà del pugno chiuso a metter fuori uso tanti egoismi. Egoismi

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sono anche quelli di non considerarsi fratelli con qualsiasi peccatore arrivando al punto di escludere anche il Signore, e quando lo avranno escluso la gente si romperà il muso per un motivo o per l’altro non rimarrà spettro in piedi compreso questi eredi. [26 giugno 1975]

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UN BEL PENSIERO È più facile vincere un desiderio che appagare un vizio. Costa meno un freno che una fortuna, per riposare, senza aver più da lavorare. C’è più sicurezza nella purezza che non su un tesoro di oro. Meno si è legati, meno si è isolati. Nella povertà c’è più comprensione, nella preghiera si possiederà cielo e terra, nel Signore trovi il tuo calcolatore per elaborare, senza sbagliare, i dati sui fatti, non solo spirituali ma anche materiali. Una visione reale, perché Tridimensionale,

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ossia il Creatore, l’amministratore e l’amministrato, un triangolo fatto su disegno di Dio per un giusto esercizio. [15 ottobre 1975]

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LA GIOIA DI UNA VITA PULITA Vedere la vita con la gioia di vederla pulita è una cosa gradita, ma con una volontà infinita perché da tutti sia capita e scolpita. Il cuore muove la mente e le dita e ogni cosa diventa arricchita, perché Iddio ne approfitta per dare ad ogni azione una meta infinita. Questo valore ha un solo cuore, quello del calore di nostro Signore; l’unico Dottore che dà valore al cuore passa per il dolore e diventa amore fino a un bagliore. Nella facilità di questa società non c’è felicità fondata sull’eternità, c’è solo lucidità di una vernice di acidità che eccita ma non addita. Il montanaro conosce un silenzio raro, che l’avaro per denaro non vede questo faro. Guarda basso come un somaro e perde il sentiero caro, la gioia di far vedere a tutti chiaro la bellezza di Dio al riparo da ogni baro. [24 novembre 1975] 58


La forza intercorsa tra il Signore e un peccatore lo rende migliore, e dona valore alla volontĂ , nella sublimitĂ  del proprio vivere, donandole il piacere di tacere per contenere difetti, nei diversi aspetti. Gli fa gustare la voglia di continuare a lottare, per migliorare. Tutta qui la partita della vita, che sia unita alla BontĂ  Infinita. Non guardare le cadute, ma alle vedute che Dio ha ontinua, anche se si insinua

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lo scoraggiamento, per un miglioramento‌ Un lottatore: ecco il valore della prova, e sarà una nuova vita, come Io l’ho concepita. [6 aprile 1976]

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LE GIOIE DI DIO Nascono e fioriscono nel sacrificio, per uno splendido edificio, e chi ne conosce la natura dice che di tutto ha cura. Una cura nascosta, fatta e posta per far del bene, senza le catene dell’ambizione, accettando l’umiliazione, piuttosto che perdere il posto dell’intimità, della soavità. Un Dio che si sente sempre presente, con chi, dolcemente, non lo considera un potente ma un amico intimo, con un cuore che batte lo stesso ritmo di un uomo generoso, ed è fiero di non sentirsi superiore, ma fiducioso di salire assieme. Per questo viene su questa terra, in questa maniera

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al modo dei poveracci, tra stracci e calcinacci, ma con tanti baci accoglie le anime, di superbie spoglie. Il Suo tesoro non è come l’oro, che luccica, ma appiccica le mani dei profani. Non sta neanche nell’intelligenza, non che possa far senza, ma nell’intenzione di portare soddisfazione a chi, poverino, trema nel cammino. Ecco questo Vecchio, tutto orecchio, capisce già da dove si viene o si va. Noi non vediamo oltre il ponte, abbiamo un fronte che nasconde gigantesche onde, quelle forze infernali in lotta sugli ideali. [23 luglio 1976]

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L’EUCARESTIA Un pane Per chi ha fame, un pane che sazia, il Pane della profezia: per gli affaticati e stanchi il pane che non manchi, nelle ore difficili, perché non sbricioli la capacità di trovare santità. Il pane del silenzio, dove può parlare Dio e dire tante cose: preziose, che si muovono e rinnovano sempre il problema di questo diadema. Un brillante stimolante, che anche nell’oscurità della notte rivela le note di un palpito, di un cuore rapito. Un incanto, accanto a un pianto. Un Cuore Santo

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che dĂ sostegno. Un convegno sul significato di un cuore tribolato, non una cosa vana ma una fontana che rinfresca, e che innesca nella vita una vitalitĂ  nuova, segno della prova che tutto vale di questo ideale. La fonte o il ponte che unisce i due mondi, con profondi sentimenti, coerenti con la bellezza della purezza, con la dolcezza della tenerezza, con il valore del dolore, che riscatta e raccatta il perduto sprovveduto

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o lo innalza a nuova alleanza. L’alleanza dei santi e dei cuori amanti di petali, puntuali a incontrare questo grande Altare. Sgorgano le parole, ma tremano alla mole del risvolto, di questo luminoso Volto. [8 agosto 1976]

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POETI MODERNI La poesia contemporanea è un’epopea, un po’ troppo convulsa, che non pulsa di quel candore che dava ardore ai fatti più comuni. I lumi di tanti poeti non comprendono più gli schietti sentimenti, raramente presenti. Bisogna essere osservatori e cantori, bisogna viverla per comprenderla la perla che si cela nella conchiglia, non basta una mente sveglia, un pensiero puro non lo si nota quando l’anima è corrotta. È proprio nella purezza che si trova la naturalezza e la melodia di una poesia, si può essere giocolieri di parole ma non costruire una mole

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di particolari, del compito dei poeti rari. Più un poeta entra, più centra il nocciolo del pensiero, svelandolo per intero alla gente comune che non possiede questo lume. Il poeta completa la sua conoscenza proprio sulla essenza della provenienza di una comune sentenza. Al poeta è prediletta una schiettezza velata, da una brezza di melodia con una parodia, con la natura per dare un’ossatura e scorrevolezza, a questo pensiero che canta la bellezza del bel pensare, di stampare sulla carta, perché non parta dalla mente.. non lasciando niente.

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La rima è conveniente, dà facilità alla mente di tenerla presente, come una cosa possente che ne rivela il valore dell’autore. C’è chi misura la natura delle parole, io dico, è una bella mole; ma chi sa dare scorrevolezza di pensiero è un poeta più intero. Se poi sanno entrare nei cuori allora non posson firmarsi autori… è un dono dell’Onnipotente ed è cosa assai evidente, allora quella mente non ha nessun movente per dichiararsi intelligente ma dolcemente può dire a Dio questo oblio non è mio ma Tuo. [18 settembre 1976]

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Saranno innalzati gli umili, saranno dispersi di superbi, i dottrinari capiranno che son mercenari o “lucernari”, quando avranno chiari i paragoni sulle loro mansioni; uno solo è lo scopo aver capito cosa vien dopo. Questi saranno i sentimenti, in quei momenti Maria è questa via un fiato fatto per un mondo beato. Quanto dolori prima degli allori, quante speranze nelle diverse circostanze. Quanta gioia ci aspetta se diamo retta al richiamo Divino, un mondo supino conoscerà la verità e da qui la via della vera poesia,

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della vita bella e pulita, una verità grande con una gioia che espande la dolcezza della purezza. Accorrete tutti a raccogliere i frutti di una vita fatta di croci per sentire le voci delle luci per togliere tutti i crucci, non c’è posto per star seduti bisogna aiutare tutti ad alzarsi questo è il da farsi. Il peccato pesa ecco il dovere di sostenere la difesa, nessuno è escluso nemmeno il recluso dall’inferriata o dalla grata. Uscirà una voce, unanime e dolce: “Ecco tutti fratelli non più duelli” e la clausura farà la stesura di questi valori, dei solitari cuori

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spersi nei cieli tersi, rapiti da Dio in un compendio di amori. Tutti fiori da donare, a chi ci vuol cercare e non solo a questi, ma troveremo i pretesti per scomodare chi continua a demandare ad altri tempi i templi del Signore, il cercatore dei perduti e degli sprovveduti. Il passo è cambiato bisogna prender fiato perchÊ GesÚ ci aspetta con molta fretta. [15 novembre 1976]

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ENCICLOPEDIA DELLA SCIENZA Ai confini della conoscenza umana c’è una fiumana di cognizioni che non ci sono paragoni con quel che l’uomo sa rimanendosi di qua. Come indagare, o come trovare il modo o la maniera per comprendere questa miniera di rivelazioni fuori dalle normali cognizioni? Non ci vogliono compromessi né interessi personali, bisogna farsi uguali agli spiriti del cielo, seguendo il Vangelo… è una strada stretta, diretta a elevare se stessi e nello stesso tempo farsi messi del dono di Dio. Un commercio, che costa danaro, ma che mi si fa sempre più caro. Si è come ciechi che si aiutano con gli orecchi

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e più si avvicinano e più camminano sicuri, così i puri più si perfezionano e più razionano il tempo vago e più rafforzano lo spago che lega questa lega spirituale, fuori dal normale. Il cosmo è immenso dove sa che è impresso il pensiero, che è un sentiero assi stretto per chi vuol essere perfetto, ma chi si è instradato per questo lato guardando indietro vede lo spettro dei limiti umani: quelli lontani della purezza e di conseguenza della certezza dei propri commenti su questi mutamenti. Sì, il mondo del pensiero comprende tutto intero

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il sistema dell’eterno che ha Dio per perno, non ci sono anni o affanni che tolgano la sicurezza di questa certezza: che l’anima è eterna e rimane tale anche nell’alterna follia di chicchessia, come rimane beata chi l’ha santificata. [22 novembre 1976]

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IL PRESEPE INQUINATO Il presepio, un esempio di povertà e di umiltà, unita per chi ha tutta l’idea di una contea, un’armoniosa, per chi osa rinunciare a qualcosa, per non stare in posa per farsi guardare, senza poter aiutare. Povertà e semplicità formano una mentalità che va al di là delle preoccupazioni umane e di tante cose vane. Un fondamento di comportamento, un insegnamento che è un portento, un addestramento che non lascia commento a dicerie, elimina macerie

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e avvalora ogni ora che si lavora o che si ora. La povertà, che non è miseria, ma umiltà vissuta, fa la persona astuta nella vera poesia di una reale economia: ogni rinuncia diventa una soddisfazione e oltre che avere la funzione di non trovarsi in dissesto, ti fa sentire onesto, perché risparmiatore dell’altrui sudore. L’allargamento dei consumi sono solo fumi di una cenere che la dea Venere ha consumato, chi si è insabbiato… una polvere nera: ecco l’era del progresso, chi l’ha pensato di petrolio, cemento o gesso. Quanta sporcizia, non di carbone, ma di malizia, quanti contrasti per folli fasti.

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Quanta violenza per una parvenza di maturità. Ci vuole austerità, non come cercata per una nuova cavalcata, ma come respiro, all’affannoso tiro di tanti operai trovatisi nei guai, perché la misura ha subito un’usura, la si è troppo tesa e ha recato offesa a chi onestamente l’ha tenuto sempre presente e ora gli si chiede di avere fede nella ripresa, ma non fa presa perché se la povertà non trova pietà non prende piede e tutto lede. [17 dicembre 1976]

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Non c’è sera, è primavera, non intendo di stagioni ma di ragioni, più belle di quelle delle stelle. La novità della vita ritorna abbellita e snellita da tanti problemi di giorni grami. Il padrone è Dio nel tempo e nello spazio, fin’ora ha taciuto ma non ha perduto l’occasione di una nuova missione. Dio opera in una maniera tutta diversa dalla gente immersa nelle faccende quotidiane, cerca persone mediane tra il cosmo spirituale e il carisma sacerdotale, li unisce e imbastisce una corrente, per l’occorrente

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necessario, per rompere il divario instaurato dal peccato: costruisce continuamente, sopporta umilmente, a volte si nasconde tra le onde del travaglio quotidiano, ma non lascia mai vano nessun tentativo di ogni nativo che con cuore o con sudore o con intelligenza cerca la Sua presenza. Dio lavora sempre, ma le luci e le tenebre si alternano e premono con una potenza che l’intelligenza umana è lontana a capirne la lotta, di questa flotta, che quasi dall’Eternità è in continua conflittualità. [23 dicembre 1976]

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INNAMORATI Innamorati, beati che vi siete incontrati, quanto dorati i cuori donati. Quanti incontri e quanti pianti… per l’amore puro, vi assicuro che il Signore è il più bel e il più grande amore. Voi non avete visto la sua bellezza, tutta tenerezza, voi avrete gustato il sorriso di un bel viso, ne avrete ricevuto anche il benvenuto, ne avrete sofferto non sentirvi un esperto, o non capito l’infinito colore di un battito d’amore. Tra tante tempeste voi difendeste quella bellezza di una umile certezza, non si illude chi la chiude

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in un’anima amata tutta la chiamata di un Dio ivi nascosto, sempre disposto a proporre, ad amare e l’amore è luce e la luce è amore ecco perché conduce sempre verso al dolce verso. Dove l’amore è forte si pensa ai principi di corte, non come illusione ma come fusione tra il bello, di un anello, e di un pennello che disegna la vita del cielo e in questa curva immensa c’è sempre un’intensa volontà di andare più in là. E sapete come si va più in là? Incontrando Dio, ecco perché io che ho provato l’amore infinito, quando sono stato rapito dalla Bontà di sua maestà

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il Signore dell’amore; ne ho scoperto, da esperto, tutto il concerto di questo inserto. Allora si comprende, le stupende spiegazioni delle grandi azioni, mosse da una forza sublime che imprime coraggio anche tra tutto il disagio che precorre per un completo amore. [13 agosto 1977]

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IL TEOLOGO E LO STORICO Sono maligno, alligno nell’anima ciò che mi contamina. Sono un accusatore, dovrei tacere perché sono un peccatore. Sono tante le ore che corro per porre rimedio a questo assedio, tra missione e fusione di dove son messo adesso, mi rassegno se il sostegno mi ha abbandonato. Ho provato la tristezza della debolezza, mi sono impantanato e ho provato il dolore di non avere amore, tanti bei sogni perduti, tanti concetti rimasti muti e tiro avanti… davanti

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si presenta ciò che rappresenta la dispersione totale, o la totale salvezza nella dolcezza. Quanti aspetti si leggono nei petti di cer i baldanzosi, quanti rovinosi discorsi deve farsi il teologo o lo storico per vagliare tutto lo sbagliare della gente comune, per dare lume al singolo fatto, per porre sul piatto un esempio a specchio di tutti, tra tanti perduti, cade egli stesso cosÏ si sente il nesso di quello che egli studia e mette in custodia un’esperienza, che è una scienza.

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Ma deve fermarsi tra tutto il da farsi, fra tutta la gente, è anche lui presente se guarda o sente e non tiene la mente nella cura della giusta misura, poco vale percorrere il viale e studiare i passanti. Quanti ce ne sono che predicono o ridono ma annidano nei loro giudizi vizi di interesse di parte? Poco vale l’arte o le carte per sentire la sorte. [15 ottobre 1977]

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Se non son capace di scrivere non mi sembra neanche di vivere scrivo di tutto, scrivo di tutti, penso se ha senso e uno scopo! Ma purtroppo verso me rimane sempre un no so che di incompleto, mi ripeto sono i miei difetti‌ dagli aspetti un po’ particolari, per essere fari ai vicini e lontani; o sono pantani in cui sprofondo facendo l’animo non mondo e si, ce la metto, ma mi sento sempre imperfetto. Quante storie di discordie, quante malintese azioni tese, penso proprio al mio Dio,

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io che lo penso sempre non ho ancora le tempre adatte, sono sfuocate‌ e vedo torbido, e vedo buio. Quante divergenze, evito conferenze e discussioni per evitare passioni di parte, io cerco solo l’arte di ascoltare Dio nel silenzio della notte e anche sulle note dei conteggi e dei carteggi. Dalla gente imparo poco, se non il motivo per mettere a fuoco il diaframma, per tutta la gamma di visioni su azioni e pensieri e mestieri; non è facile riunire le file di questa schiera preoccupato dalla mattina alla sera:

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chi per problemi familiari, chi per difficili affari, o rapporti sorti tra lavori con sentori assai dubbiosi e perciò pericolosi. Si perché la mente si agita arrugginita nell’incapacità di emergere e non sa reggere alla situazione di tutta questa confusione. Quando è tornata la quiete ho visto elette le liete promesse, messe sulla medaglia miracolosa e la sua gloriosa diffusione in ogni nazione. [3 maggio 1978]

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UN POEMA Non sono mai stato così ammaccato, non sono mai stato così sciupato, non sono mai stato così “spostato”… ma ne vale la pena: per questa altalena, vale la pena per questa penna, vale la pena per far la vita piena, vale la pena perché non rimanga solo poema. [26 gennaio 1979]

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L’IDEALE PER CUI SCRIVO Forse è una soddisfazione personale, l’ideale per cui scrivo, ma mi privo di ogni distrazione, pur di dare destinazione a tutto questo materiale, così universale. Scrivo forse troppo, purtroppo ne sento la necessità di una maggiore comunicabilità con il soprannaturale, e tale, rimane, da lontane origini. Argini come questi rimangono desti, ora e sempre al servizio di Dio, nell’oblio o nella nebbia, nel gaudio o nella rabbia, sento un movimento e mi pento se tento

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di indagare dove Dio vuole andare, o scrutare le tare di qualcuno inopportuno, orma su orma, ne avverto il danno, di quest’affanno. [13 gennaio 1980]

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Un bosco ancora da scrutare, per me, dal continuo mutare. Eppure la semplicità porta tutto a fare con facilità, una lezione che potrebbe essere un pilone nel mio impegno quotidiano; porrò il piano per posare il mio edificare. Che bella la vita se questa è unita a un filo conduttore che è l’amore. Tante leggi sono sfregi all’essenza di una giusta conoscenza di cosa vuole Dio, tante nuvole io le ho imbastite e scucite in grattacapi, senza conoscere i sommi capi, che governano l’arcano disegno di Dio. Ora un mormorio

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mi dice: sii felice, senza complicare quel che devi fare. Un inno di Violino fa bello anche il poveretto, un giardinetto fa bella una capanna, dipana tanti concetti, che non ci vogliono tetti lussuosi per essere generosi e ciò che ci muove, che fanno nuove le leve per un cuore di neve, più in su voler salire può darsi che sia fallire la strada giusta. Antica e vetusta È l’idea Che la dea grandezza sia altezza, ma la semplicità è il fondamento della felicità. [31 gennaio 1981]

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Se siete arrivati nella vita può darsi che siate odiati per come l’avete concepita. Se siete chi si batte per i problemi sociali, per dividere il mondo in parti uguali, mettendo al bando, criticando chi non si interessa della gente depressa, aizzando le masse di diversa classe, creando litigi e disguidi; se con tutto questo il mondo rimane ancora mesto, cercate il regno di Dio e la Sua giustizia ed il resto vi sarà dato in sovrappiù. Se ne dubitate, provate la legge dell’amore, l’unica che può dare a tutti onore, per non confidare nelle proprie mani ma nei piani del Signore, che ci ama di cuore. [1982]

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IL MONDO D’UN TEMPO… Il mio borgo natio, quattro case invase da tanta santa amicizia, e da una letizia tutta particolare, con un altare dedicato alla Madonna, la nostra colonna di gioventù. Sì, su di essa si tesseva tutto quel che si sapeva, una schiera di bambini che non varcava i confini dell’immorale, un sale provvido, che ci fece evitare il torbido delle cattive compagnie. Tutte le mie poesie cantano questo balsamo di amicizia, una letizia

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che loda la vita anche se ormai è finita. Una gioventÚ serena rende piena anche la vecchiaia, una gioventÚ gaia sopporta bene anche le catene e le privazioni, insite in tutte le azioni che ti prendono la mano e il cuore nelle tristi ore, che inevitabilmente oscurano la mente, e a volte sepolte in te stesso senza avere il permesso di comunicarle, ma che puoi beatificarle con Dio stesso. Lo confesso: la mia gioventÚ fu gaia, tra ghiaia e fazzoletti, tutto assumeva aspetti di un vai e vieni tra profumo di fieni di una primavera, giocando a bandiera

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o ladri, carabinieri, giochi poveri per noi, ma ne andavamo fieri. Pionieri del darsi da fare a brucare l’erba con le mani, per, l’indomani, venderla ai contadini per quattro quattrini. Quando si trova letizia nell’amicizia ti senti forte, e non temi porte chiuse e le muse degli affari, li trasformi in sentimenti cari. [13 giugno 1982]


Una via più facile ora conosco: tra bosco e neve perenne ci devono stare anche cose eterne. Maria sarà lieta di una fetta di gratitudine e terrà le redini del viaggio. È da saggio averla per compagna in questa montagna. Lei è la Padrona di questa corona di gloria per chi intraprenderà la via di questa immensa ricompensa. Questo mondo in pianto: presto inondalo di un canto. Trionfa, gonfia i cuori: sì, da lassù i tuoi tesori domineranno la terra e ne faranno una serra tutti fiori dai più bei colori: orchidee, azalee,


gigli; figli di Dio. Non è questo che vuole Iddio? La gioia di arrischiare la vita per rischiare la novità? Se tutti capissero cosa porta questo passero che con scarponi e chiodoni va verso il cielo con lo zelo e lo spirito di essere rapito da Dio, nel più bel luccichio di ghiaccio e neve, che il mondo riceve. Maria protesse con interesse Marco Polo, armato del solo olio del Santo Sepolcro. Essa diresse quell’involucro tra peste e tempeste a nuovi popoli. Così Colombo con tre manipoli di naviganti andò sempre avanti.


Nina, Pinta e Santa Maria aprirono la via di un nuovo mondo e anche se tondo non è nuovo, provo lo stesso entusiasmo per questo balsamo di fede che dovrebbe posare il piede sulle piÚ alte vette per ore piÚ liete. Dedicato

Santon

[29 gennaio 1983]

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Siamo qui che ci congratuliamo a vicenda ma la cosa più stupenda è di ringraziare Dio per il servizio intrapreso. Esso ci ha reso più comprensibili e più visibili agli occhi dei poveri; doveri inderogabili, non grandi contabili, non abili commercianti non gente coi guanti, ma che divide il pane quotidiano con la stessa mano del lavoratore, se si corre assieme di certo fiorisce buon seme e la concordia è una madia inesauribile, rende visibile la Provvidenza Divina e l’intelligenza si affina, non solo sul profitto ma ogni conflitto

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trova il suo rimedio e Dio, Padrone delle cose, sa rendere gioiose anche le malattie. Quante anime pie hanno trovato nel dolore l’amore per offrire qualcosa, anche se quel qualcosa era tutto ciò che avevano. Se si elevano a Dio i propri uffici tutti ne traggono benefici: dottori, soccorritori, malati e poveri non amati; sentiranno che molto da fare avranno. L’anima di questa iniziativa non arriva da una salario più o meno onorario, ma nasce nell’umiltà della propria generosità, e ci fa stare attenti ai lamenti di tante miserie umane. Immane sarebbe la responsabilità, ma anche immensa è la felicità

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di trovare Dio nei poveri. parlar di doveri è povera cosa, ma quanto è gloriosa questa causa, che non dà pausa, perché sente che il tempo corre e bisogna porre le fondamenta perché la gente sia contenta non di quella che ha ma di quello che le si dà. Questo è il giuoco della generosità e dalla riuscita di questa attività, perché più si dà, più si riceve e ogni pena diventa lieve. [gennaio 1984]

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DIO RACCONTA «Ti scrivo quel che vivo, non sono un divo e mi privo della libertà per fare carità. La rarità dell’impresa, è una mano tesa, protesa all’umanità con umiltà. Ma la beltà dell’intento mi fa contento e sto attento a questo convento. Sento il vento dello Spirito Santo che ti è accanto, e il pianto di tanto affanno che di anno in anno aumenta il malanno. Il tuo sano piano mi sta a cuore, perché l’autore è dottore di ogni distorsione. La derisione e l’umiliazione che soffri, so che la offri, ma catastrofi 10


come questa, tiene desta ogni onesta mente, anche se sente la Potente mano di Dio in questo pio esercizio. Ora, è l’ora dell’aurora. Ora lavora, ma onora il compito adibito da debito verso il terso. Ora perso il cielo di questo vangelo, per lo zelo che provi e che trovi tra i rovi. Ora, onora ancora la piccola dimora, senza remora che ti ristora. [28 luglio 1994]

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L’INFERNO Venne, e tenne consiglio il Giglio dell’umanità, e la carità fu grande. Le serrande del cielo aprirono il velo del Paradiso e il viso si illuminò. Però prosperò un impero, nero, non veritiero; con questo l’onesto Figlio di Dio diede inizio a tutto il ventaglio per riparare a ogni sbaglio, e chiamò a raccolta l’umanità sepolta, e la porca orca

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perdette le vette del potere. Le verità vere imperarono, perché impararono dall’amore e dal dolore quel che occorre per porre le fondamenta a un’umanità spenta, che rasenta ciò che spaventa. L’inferno… l’inferno è brutto, è tutto ciò che è disperazione; non è un’invenzione dei preti, anche loro sono costretti a temerlo e tenerlo in considerazione nella loro mansione. [dicembre 1994]

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PER VINCERE LA SUPERBIA Per vincere la superbia, non ci occorre la rabbia ma l’umiliazione e l’invocazione a Dio che l’accetti. Aspetti un po’ strani, ma nei piani di Dio c’è anche questo. Questo, non ci deve lasciare mesti ma lesti, vincere il rispetto umano e dare mano alla preghiera che sarà foriera di altre conquiste. Squisite liste di grazie saranno melodie del domani. [20 febbraio 1995]

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Quando cantando senti che non menti, allora s’avvalora l’aurora. Ora e sempre, pre e dopo, lo scopo è raggiunto, e come punto guarda la Stella, l’universale favella. [28 maggio 1996]

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Va avanti tra canti e pianti se pianti trovi tanti incanti quanti sono i mestieri da fare, non ti fermare. Cerca di remare e di portare le tare a superare questo mare. Visto questo “tristo” modo misto insisto e conquisto. Per fare un affare non per arraffare non per strafare non per beffare né per disfare. Ma perché le pecche sono stecche e non sono “mecche”, sono teche che se secche sputano pantano e non è sano dare una mano senza un piano, e non rivelano nessun arcano.

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Tu non così, sì, ai corsi da interporsi sui dorsi e sui morsi e sui ricorsi. Sì, alla carità, ma con tranquillità. Sì, alla serietà, ma con pietà. Sì, alla novità, ma con vitalità nell’autenticità della fede. Questo chiede il tuo piede, erede che non lede, me vede e prevede una cosa grande: dalla tua casa alle Ande espande domande e spande onde di vittoria, e di gloria; su una storia che la memoria non conosce Maria. [20 giugno 1996]

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NON PIANGERE Non piangere, non infrangere l’incanto di tanto amore. Occorre forza e coraggio, retaggio dei popoli: la necropoli. Ăˆ il suo posto il costo di tanto male e il tuo sale. Non piangere avrai il piacere di vedere il bel vedere di Dio e il suo pio sorriso splendere al tuo viso. [13 novembre 1996]

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«Non disarmare, cerca di amare per terra e per mare, cerca di remare; ma fermati, datti una regola, regala mezz’ora, all’aurora e al tramonto. Sii pronto alla preghiera, e quando è sera sarai più soddisfatto; un fatto importante ti terrà distante dal tanto pensare, cosa fare. Verrà da solo e sarà il polo di attrattiva per dire evviva; lascia la fascia dagli affari, per te saranno sempre precari.

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La tua mente è assente e non se la sente di esser presente ai movimenti di quelli che con i denti stretti son costretti a combattere e a sbattere la porta di fronte alla torta. Affidati, guidato dalla Provvidenza, non resterai senza… anzi, poc’anzi detto sarai più protetto di chi ha un tetto e un affetto personale di moglie e filiale.» [31 gennaio 1997]


«Sta contento, intento come sei a obbedire agli Dei, non ti accorre altro, fatti scaltro nei mie pensieri non ci sono misteri per te, per te vertono le incerte possibilità di una stabilità di luogo, da’ sfogo al tuo intraprendere per rendere fattiva la viva preoccupazione di un’azione di grazia; spazia volentieri tra i cantieri di Dio da ciò da te arriverà quel che Dio vorrà.

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Te ne sono grato perché hai santificato l’ambiente, niente di più conveniente, niente di più potente, per avere la patente che dolcemente ti acconsente una preghiera, semplice e sincera. La costruzione di una porzione scritta e ascritta a Dio, perché è di Dio; fatti forte, con azioni accorte, fatti umile simile ai poveri, non farti rimproveri se hai assolto il volto della povertà, alla tua età ne hai il diritto ad aiutare il cuore ferito.» [2 giugno 1997]

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MADRE DEL SILENZIO ÂŤIn questa valle benedetta, la mia penna si diletta. Sia o non sia cosa buona, che il cuore vi dona, purchĂŠ facciate festa, in questa giornata dedicata alla Madre del silenzio, in questo spazio magnifico con il compito specifico di trovarci tutti in Paradiso, sotto il suo sorriso. Al suono di chi ci fa questo dono, tra pini e abeti, che lo spirito si diletti, con una fede incrollabile e una stabile vita, che invita a farci volere bene e superare le pene di ogni sorta che essa comporta.

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Tra canti e sorrisi, fraternamente condivisi, vi dico una parola, consola lo spirito ed è gradito a Dio ciò che facciamo, siamo tra cielo e terra e questa rinserra profeti e poeti, tutto per dar lode a chi gode di animo grande, e al suon di queste bande. Tutto parla di Dio e al luccichio di tanti colori esultiamo di esserne fuori, portati dalle nostre gambe, per un grande convegno nel Regno del Padre Nostro, che è come un chiostro o un convento, dove le persone, cento a cento, innalzano un monumento

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per esprimere un sentimento che fa contento il cuore, perchÊ l’amore invade strade e contrade, anche se il mondo cade. [agosto 1997]


«Ti voglio spoglio. Ti lascio un fascio di abbracci. Taci se ti accusano, anche se abusano della tua bontà, quel che conta è di essere per tutti specialmente per i perduti nelle forze e nelle risorse. Datti coraggio, so che non è agio essere accusati. Usati moderazione con le persone, ma sii lieto, ti proietto nel futuro, non sii duro. Riposa, osa fermarti, tre quarti

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di vita è finita, non ci pensare cerca di non pesare su nessuno, sii buono e lieto; questo tetto ti appartiene e se sembrano iene, non farci caso. Sii persuaso nonostante le contrarietà, è tua la proprietà. Pensa che la licenza ce l’hai per trattar bene colui che incontrerai.» [3 gennaio 1998]

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«Ti trovo un lavoro che è oro, adopera la penna che è un’antenna, scrivi, vivi di silenzio, sentendo il ronzio che Iddio ti detta. Aspetta la nuova parola che è quella che consola. Questa radio di Dio trasmette le mete della vita eterna ed è una quaterna sintonizzarsi, e adoperarsi per essa. La persona non resta perplessa, tutto è nuovo, sembrerà l’uovo di Colombo ma un rombo invaderà la terra e non sarà più guerra. Calcoli di ostacoli

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sono inutili, i fili li tiene Dio e da qui ha inizio tutta l’avventura della natura umana, che assieme emana dolore e amore. Il cuore è una torre, se corre a porre rimedio all’assedio del demonio, in questo condominio che è l’umanità nella sua vulnerabilità. Qui tutto si consuma e fa che io assuma la volontà di una stabilità. Evitare non posso, il profondo fosso è sempre in agguato, mi manca il fiato, ma è così e il dì che mi assicura non è di questa natura.» [8 aprile 1998]

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OH AMICI «Oh amici, siate felici come io lo sono del dono che Dio ci fa con questa fraternità. Il trovarci assieme è già un seme di bontà, che la carità cammina e collima il tutto, con l’aiuto ai poveri: doveri inalienabili, per rendere stabili i nostri sentimenti ed essere contenti. Una preghiera sincera rivolta alla volta celeste, libera tanta peste che si nasconde tra le fronde

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di questa vita colorita di materiale, dove l’ideale bisogna cercarlo per farlo crescere e maturare. Bisogna curare il tutto con l’aiuto di Dio, ciò ci è possibile, se riuniamo le file dei qui presenti. Venti secoli di storia dichiarano la gloria della carità cristiana, una fiamma che non si spegne e rende le persone degne di questo onesto sentimento, finché vedremo brillare il firmamento e non ci sarà più nessun lamento. Questo è il momento di fare ognuno contento. Non mento, ma questo dovrebbe essere il lieto evento per tutti e non per cento.» [24 settembre 1998]

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LA ROSA È’ ODOROSA «Il consiglio ti tiene sveglio. l’ambizione è una deformazione del pensiero e ti fa misero. Tu lo conosci per intero questo mistero, più volte ti ha assalito e sconfitto: cerca di trarne ragione da questa cagione, non è un bel nome quello che essa propone. Essa confessa se stessa ed è una ressa di idee, che alla fine sono ree della superficialità senza felicità. Più volte ti Ho dato ragione, perché l’ambizione ti faceva debole ed era valevole un’educazione in proporzione alla forza per non mettere a nudo la scorza.

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Attento a essere contento di quello che hai, se hai dei dubbi, prima dirada le nubi, e poi fa quel che puoi. La vita insegna, che la persona degna di rispetto, guarda ogni aspetto della cosa: la rosa è odorosa, ma tu posa piano la mano, se non vuoi che il senno di poi ti dica che è un’ortica. È una pratica che fa fatica a essere capita, e si precipita in un fondo, grondo di sudore e di dolore.» [4 marzo 1999]

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«Questo mondo è insolvente e m’è dolente, sono impotente, il problema è latente e la mia mente è perdente. Oh Dio Onnipotente, non sono un gaudente, ma umilmente sente la necessità di un’infinità di aiuto, io non mi rifiuto di portare la croce, ma vorrei dar voce a quel mondo che soffre una catastrofe, sarebbe un altro pianto e il canto dello Spirito Santo lascerebbe sospirare alquanto. Il problema è di estrema gravità, ma la società non lo avverte; inesperte

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sentenze sono le conseguenze del dato di fatto.» «Procura un’ossatura pura, con cura ti do tempo, questo lembo di Paradiso deve essere diviso con tutti e che nessuno rifiuti; invita a nozze e non rozze sentenze, ma compiacenze. Le insolvenze o le coscienze sbagliate siano vagliate in lungo e in largo, non metterle in letargo. Così hai capito il Dito di Dio, ciò che è bene conviene e ciò che è dubbio è buio.» [24 marzo 1999]

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LA VITA DELLA FEDE «Attento, tento e provo e rinnovo la prova, e se si trova un’anima generosa non gli do posa; la voglio senza orgoglio. La voglio che si senta, che rasenta il peccato e anche se non è peccato deve sentirsi umile perché mille sono i pericoli e da soli si è piccoli, non resta che la testa, pensi di avere consensi di Dio. Il servizio è meritorio e io mi glorio perché così gli insegno il mio disegno,

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che è un bene comune e un lume per la salvezz di chi non si interessa c’è un Padre Eterno e un inferno dove tutto il mondo fa perno. Questo quaderno ha già detto tutto non è lutto la vita della fede, anche se prevede croci e cocci. Ma una coscienza, senza che in lontananza veda una speranza, diventa un castigo e un intrigo. Se tutto volge all’amore, tutto corre felice, perché nella cornice c’è Dio in un compendio di gioia e gloria, perché Dio paga quando si è curata la piaga

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di una vita non costruita nel sesso e spesso nell’egoismo che portano al disfattismo. [17 giugno 1999]

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«La tua felicità sia completa ed espleta le pratiche ricche del dono di Dio, ciò ti è permesso come messo di Dio. Pio e riverente, sii obbedente… niente è più conveniente di appartenere al potere di Dio, che ti permette grandi mete. E nell’impossibilità di fare la tua volontà per la caducità insita nella tua fallibilità, ti sia Maria aiuto e compagna in questa campagna. Questo onesto compito, a te adibito, sia tutto ciò che è voluto

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da Dio, in un compendio di grazia, spazia volentieri tra i sentieri delle umane avventure. Le tue cure siano ciò che sono agli occhi di Dio, in questo spazio si muovono i doni di Dio, inizio e fine di ogni confine di sublime, non per stime di questo mondo che in fondo passa, come una cassa vuota, ma che nuota verso un porto noto, troverà la verità.» [14 maggio 2000]

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«Fare il proprio dovere è un piacere, fare la volontà di Dio è l’inizio della santità, la carità non è tutto, dare aiuto va bene ma conviene seguire Dio per dare inizio a una carità più grande, la carità più grande è far conoscere Gesù, tutto deve essere a servitù… tutto il resto è buio pesto e uno rimane sempre mesto, la luce della gioia proviene dalla gloria di Dio, ciò avverte che aperte le porte della Provvidenza, trova credenza in tutto perché Dio è aiuto; fiuto, minuto per minuto che Dio è tutto

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non dipende se uno è astuto ma se non fa rifiuto a Dio, trova cose generose più grandi dei grandi di questo mondo, il fondo delle cose sono tutte qui, così si decide quello che divide gli uomini nei cammini della storia, la memoria è corta e non riporta i fallimenti sotto questi lineamenti. la cosa è tragica ma non chi ha capito la logica di Dio ha capito l’inizio di una vita, concepita sul valore dell’amore.» [3 giugno 2000]

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ÂŤAiuta con tutta la forza che hai, guai se non lo fai, i granai sono pieni, ma sono veleni se non servono a dono dei poveri, doveri di tutti, se i frutti non sono condivisi e i poveri derisi. Questo modo di fare fa tremare, questo mare agitato mi toglie il fiato. Consolami Tu, a togliere la schiavitĂš di tanta santa sofferenza, la presenza di tanto egoismo lo biasimo.

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Questa casa della Provvidenza è rimasta senza aiuto e il frutto si è fatto brutto, prega che ritorni e adorni la fatica di una pratica di carità, l’autorità o esperienza senza l’aiuto Divino è un cammino all’oscuro che si fa duro, inconcludente e insolvente.» [10 luglio 2000]

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CAMMINA SULLA CIMA Cammina sulla cima della purezza e spezza ogni incertezza, e di getto ogni fioretto che ti è detto accettalo come un petalo; fallo dono, buono con un solo tono della bella novella, la generosità ossia la carità con l’umiltà; tutto qua per il di qua e per l’eternità. Un impegno degno del Regno celeste, tra tanta peste, queste le regole per le tegole e le vele per arrivare all’altare dell’amare. 1


Poi stare a guardare cosa fare, ma poi domanda, rimanda se Dio non comanda. La gratitudine dev’essere un’abitudine e il fine di ogni azione buona, dona e suona a Dio una lode, perché quel che rode, ode la voce di Dio. Per un Servizio, licenzio l’inizio di una attività, che è vita e non viltà, non superbia o mestizia, che vizia ogni cosa generosa e non riposa. Ringrazia e spazia nella grazia. [28 settembre 2000]

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UN PROGRAMMA… «Un programma che è una fiamma d’amore, perché è il Signore che lo vuole; duole che non ci sia Gesù e Maria in questa “economia”. Tolta via la fede, si crede di fare senza ma la potenza di Dio rimane e se la vita dell’uomo si fa infame non resta che sbattere la testa contro il castigo. L’intrigo della gente si è fatto presente ed è venuto rovente, il movente è lo stesso ogni messo del diavolo fa quello

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che vuole, in altre parole si disinteressa alla messa e non si confessa, si professa libero e invece è un prospero diavolo, fatto solo per rovinare chi vuole amare. La Potenza della presenza di Dio rimane e da mane a sera, spera in una riconciliazione di tutte le persone, nessuno è escluso, anche di ogni fuso orario, riceverà il suo salario. La vita si è fatta dura e comincia a far paura, ma la verità è che sta nella nostra libertà; l’erta

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c’è, ecco perché impegnarsi e donarsi, perché tutto dia frutto.» [25 novembre 2000]

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«Nel proseguimento del mio intento tento un avvicinamento di ogni componente della mente umana e cristiana. Sia chicchessia, la poesia non è mia ma della Spirito Santo, che tanto ha dato perché non ci sia lo sfratto del pensiero umano e cristiano. Con l’orgoglio di essere spoglio di me stesso, mi son messo come messo del riflesso del Signore, perché vinca l’amore. Ed è bello questo cielo

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che mi muovo e provo una gioia immensa per fare una mensa comune e un lume di verità per la società. Son tutto per tutti e che Dio m’aiuti a spartire i frutti e mi incuti paura, se la natura viene a procurar pene. In tanto santo compito, ho capito che l’umanità è la stabilità dell’intento, tento un commento: cento sono i motivi proclivi al bene comune, che Dio mi lasci immune

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dal fare da solo, per prendere il volo di un successo personale che è male e che benedica la mia fatica. [25 novembre 2000]

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«Prega e spera, prega e impera, trova la maniera di dare una miniera di redditività alla società. Fa quello che è bello agli occhi di Dio, un esercizio dove gli operai con i loro piccoli salvadanai, trovino l’inno di amministrare ciò che devono comperare. Con tutto l’aiuto di Dio puoi fare ciò. Non ti scoraggiare cerca di forgiare una mente potente, con la quale aver cura della salute. Tutte la osservazioni di nozioni

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impartite, siano capite come una necessità della sobrietà della vita, unita all’amore di Dio per un servizio completo, sotto ogni aspetto. L’organizzazione di più persone propone di vincere il demone che attacca e spacca la mente di chi solamente lavora e non onora Dio del Suo aiuto. Frutto di questo onesto lavoro è il decoro di una vita concepita, non solo con le mani, ma anche con i piani

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di una economia che sia l’impegno del disegno del Signore che per tutti corre. [2000]

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UN’ALTRA VIA «È sorto una sorta di apostolato per il lato dei bisogni. Ogni componente che sente la necessità di aiutare la società e di trarne sollievo può farsi allievo. C’è posto per tutti, tutti sono chiamati e amati. Chi ha del tempo libero lo può fare prospero. Chiediamo una preghiera da chi non ha la maniera di soddisfare chi li vuole aiutare, perciò tutti interessati non tartassati. Saremo giudicati sulla carità, solo questa merita un premio, e questo senza merito non sta ritto; sembra un conflitto, ma è un invito che rende più di quella che si spende.

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Tanto è stato fatto e altro è accettato. Fare famiglia dove il bimbo piglia e il papà dà bontà. Tutto qua per una società onesta, che presta attenzione alle persone in difficoltà, chi ha la facoltà di informare, chi ha situazioni amare costa poco, il giuoco è bello fatto, ogni atto di cortesia è un’economia assicurata, curata da tanti che si fanno avanti. Non si chiama carità, ma amorosità. Si chiama cortesia che vince ogni carestia.» [4 gennaio 2001]

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«La libertà è d’obbligo, ogni riga è un dono, e ogni dono è bene accetto se è perfetto o almeno si cerca che lo sia, sia nell’economia, sia nell’armonia del cosmo senza orgasmo; un dono può essere il perdono, un consiglio per portare a Dio, o un pane per chi ha fame. La povertà è frutto dell’umanità, la carità è frutto della Divinità, e la necessità può essere di due unità: materiale e spirituale; come ideale tutto vale per portare a Dio. Un consiglio

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fatto con tatto, può dipendere dallo spendere il necessario, anche se è mercenario. Calcoli terreni sono freni e vale la pena soffrire qualche pena come l’inutilità della bontà; si può dare aiuto e subire un rifiuto. Seminare dappertutto, qualche frutto va perduto, ma nessuno può dire di non averne avuto. Tutto collima con la cima dei monti, essere pronti a seminar la luce e a dove essa conduce.» [26 settembre 2001]

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«Ed è questo che mi presto a dirti di offrirti volentieri sui sentieri della bontà, questo è quello che conta; non tanti soldi ma modi diversi per cieli tersi. Il fare o il donare non è l’essenza della presenza della bontà d’animo, è il minimo che si può fare per restare nella giustizia. La delizia invece la precede e vede ciò che lede l’amore che nasce dal cuore.

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Questa è la festa dei santi, avanti dunque, chiunque può arrivare a santificare la vita unita a Dio si modella e diventa bella, efficace e trova pace. Tanti sono gli aggettivi, ma se sono privi del calore dell’amore tutto muore, si dice che dal cuore nasce l’affetto, ma è perfetto quando incontra Dio, nel silenzio si eleva e fa leva per portare all’altare i doni più belli, quelli

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che Dio domanda, Dio manda a volte in convento e a volte nello stabilimento per fare piĂš grande il disegno del Regno.Âť [1 gennaio 2002]

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«Felicità e generosità sono qualità di una genuinità senza fine e che la fa sublime. Se poi l’intimità la facilita, ne esce una cosa che cresce e si espande quanto è grande la terra e il cielo e non c’è velo che nasconda l’onda di bene che ne viene. Torna il sereno, se l’arcobaleno non esclude nessuno è opportuno qualche volta aprire la porta e ammirare se Dio vuole entrare. Pare o non pare,

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ha sempre qualcosa da dare: vuol dare la pace del cuore, che è amore. Una vita intensa senza la conoscenza di ciò che Dio pensa è vuota, è una ruota rotta, che ha preso una botta. Non è la quantità che fa la felicità; è l’unità che dà vita a una partita a dieci dita e sforna amore e calore con il Signore.»

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IN NOME DOMINI «Facciamo un discorso di lungo corso. Offriti volentieri nei sentieri della verità e della carità, ed è bello questo anello, ed è bello questo cielo di un Dio che ama il suo popolo e si fa apostolo. Ama e chiama a raccolta, per una svolta a beneficio di un edificio umano e cristiano, non sarà vano il richiamo tanto li amo, tanto li bramo che la pietà supererà la cattiveria e la miseria

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umana. Il Mio cuore emana dolcezza e spezza tutte le catene per portarli al bene. Sono il Divino e cammino con gli uomini in nome Domini. Cammino per un comune destino, il Paradiso con voi condiviso. Promesso e messo a disposizione di tutte le persone. Dio perdona e dona a tutti i frutti dei Suoi meriti, dei martiri, dei miti e dell’immensa sofferenza che chiede aiuto e Dio non fa rifiuto. [30 marzo 2002]

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IL MONDO DI OGGI «Mamma delle genti illumina i contendenti. Illumina l’umanità. Infondile pietà. Siam peccatori con lacrime e dolori. L’inganno ci ha tolto il panno di velluto e il frutto benedetto del tuo diletto. Bisogna che torniamo indietro se vogliamo evitar lo spettro della guerra. Questa povera terra voleva fare da sola e non si consola. Vola in lungo e un largo, ma il cargo non è pane, è fame, produce bombe e ne esce un’ecatombe. Il peccato ha sprecato l’unità e sono sorte altre divinità. È il diavolo che si spaccia con la faccia

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di un dio, ed è tutto uno sbaglio. Vaglio i belligeranti, si dicono garanti di un migliore avvenire e non sanno capire che sono vittime del demonio, che vuol spezzare il patrimonio di Dio, seminando invidia e odio. Oh Maria: placa i cuori, tiraci fuori da quest’inganno, perché è un danno per tutti. Vinti e vincitori: resteranno solo dolori. Tutto è perso in un mondo immerso nel peccato. Pare laccato ma è un coperchio bollente, con una potente carica esplosiva e si priva dell’offerta di Dio e Maria per una via, più sicura e più pura.» [8 gennaio 2003]

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L’AMORE L’amore sorpassa quel che passa per la mente e che non è conveniente. L’amore abbellisce quel che ferisce. L’amore parla al cuore e si innesta come una festa piovuta dal cielo ed è un gioiello. L’amore soccorre chi non sa porre il giusto sapore. L’amore vive ore di dolore se non trova il riflettore. L’amore fa miracoli non per calcoli umani ma cristiani. L’umiltà trova pietà per la totalità dell’umanità.

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L’amore accende il mondo e lo rende mondo e fecondo e giocondo. [19 marzo 2003]

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LE AVETE VOLUTE‌ Le avete volute evolute, le avete volute perdute, le avete volute di malizia argute, le avete volute che avessero solo una bella cute; e ora non vi dovete lagnare se vi fanno tribolare, non sanno lo spirito elevare, perchÊ voi non glielo avete saputo insegnare. Non sanno risparmiare, perchÊ voi possiate riposare, non sanno sopportare e finiscono sempre per litigare. La somma di tutto questo fa il risultato di questo mondo malato, dove ognuno si sente autorizzato a fare qualsiasi misfatto e al proprio io subordinato, nato per essere beato e invece è sofisticato. [22 aprile 2003]

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LA GIOIA La gioia infinita che dura tutta la vita e che a Dio è più gradita è che a lui sia unita, senza sperare in una persona preferita. La gioia non sarà diminuita ma da Dio sarà ingrandita, e verso il cielo andrà diritta. Se lo volete provare lo potete constatare, se al prossimo vi volete donare, e a tutti insegnare che per tutti c’è posto per amare e Dio vi saprà ricompensare, di gioia ne troverete un mare, questo non lo dovete scordare. [---]

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Sembra strano, ma anche se non le amo alla maniera dei fidanzati, tra noi ci siamo considerati dei veri fratelli, gustando i sorrisi più belli, praticando la bella maniera la stima più sincera. Il reciproco rispetto, qui sta il mio diletto, a volere insegnare ad amare con disinteresse, così le buone intenzioni saranno espresse nella maniera più cara e più chiara. [---]

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CAPITOLO 2

Ditta e famiglia

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L’OPERAIO Non sfruttare l’operaio, state certi che vi capiterà qualche guaio. Lui cerca soldi per vivere, voi di soldi ne avere anche per ridere. Datevi da fare per bene operare, così vi accorgerete che la stima acquisterete, che vale più del denaro, cha a volte vi rende avaro e se avrete bisogno di una mano, chi vi ha stimato, vi darà anche il guadagno. Perché l’aiuto è contagioso e anche più vantaggioso. E quando avrete servito l’operaio, non vi sentirete a disagio e non temete di fallire, perché Dio stesso vuole intervenire. Perché a Lui sta a cuore chi lavora con ardore, e non vuole che la ditta muoia, ma che tutti siano nella gioia. [10 gennaio 1972]

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LA MIA STORIA E IL NOSTRO FUTURO Si presenta triste il futuro, ma io mi curo a portar pace, non a ragione di chi parla o chi tace. Non mi son mai fatto avanti, ma quanti aspettano una parola che consola? Il mestiere si è fatto grande, ma tante domande sono rimaste inevase, invase da nulli frastuoni e son venuti i tuoni. Si son sentite tante campane non si sa quali siano sane. Sarà l’ascoltatore a valutarne il valore. Anch’io dico la mia, spero che sia comprensibile e visibile a tutti. Questi rapporti acuti abbisognano di una spiegazione della formazione di quest’azienda e di questa vicenda.

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Son nati tanti fatti ma gli atti di quando è sorta la gente non li riporta. ci giudicano signori e qualche volta anche lavoratori, ci giudicano sfruttatori e spesso usurpatori dei lavoratori, non cerco onori di portare pace nei cuori. Troppi sudori sono stati dimenticati. Prima di fare i datori abbiamo fatto i muratori, abbiamo costruito la casa a trenta famiglie prima di varcare la soglia della nostre, abbiamo costruito una chiesa, per il popolo di fede e ora ci si chiede cosa avete fatto per noi‌ A voi abbiamo dato la nostra buona volontà di una vita tutta spesa qua; sÏ, in questo luogo dove ora lo sfogo della incomprensione porta disunione.

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Qualcuno è triste, le liste delle spese della vita la fanno tristemente colorita, ma finchÊ avremo le mani legate da tante bravate di gente che non lavora la situazione non migliora. Anzi si aggraverà e ci porterà tutti nel fosso, sia che sia nero o che sia rosso. [1 gennaio 1977]

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UN PROCLAMA PER CHI AMA Quanti doni e quanti toni ci sono in uno stabilimento, ma il raggiungimento di un risultato positivo non è solo evitare il passivo ma unire i cuori di tutti i compositori. la cerchia che soverchia il fatto economico, un dinamico intelletto, è quello che io metto al primo posto a qualsiasi costo. Lavoratori miei amici siate felici la soluzione c’è, una evoluzione che irradierà la terra per chiamare tutti sotto una sola bandiera. Il nuovo astro della storia è la gloria del Signore, un nostro lavoratore che spinge il carretto e ha diretto

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con mano ferma questa ditta che rema con vigore per porre in rilievo e a sollievo i cercatori di giustizia. Inizia la nuova via, con una poesia sul riassunto del ruolo assunto da cinque fratelli e tanti fatterelli, a chiarire le menti dei presenti troppo attenti a stringere i denti o per necessità o per avidità. Si guarda troppo basso e non si sta più al passo con lo spirituale, entrano nella spirale di una vita mesta. Così a Dio più non ci si presta, lo si adatta a se stessi e ai propri interessi. Così deformano il pensiero e non si formano

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alla luce della verità, che è carità, una cosa genuina perciò Divina, perciò perfetta, perciò benedetta, perciò completa, e tutto ciò diletta lo spirito e l’invito di Dio di donar se stessi nel completo silenzio. [1 aprile 1978]

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MAMMA ECCO I TUI FIGLI «Mamma, ecco i tuoi figli che come gigli del campo hanno formato lo stampo del Regno di Dio. Una cosa che Dio ti dice di essere felice. Nel colmo della bufera, la tua fede rimase intera quando papà se ne andò all’eternità. Tutti noi, figli tuoi, ti abbiamo guardato come un soldato che difende e contende la prole come si suole nelle avversità, in tempo di calamità. Ci hai donato la fede e un piede sicuro per affrontare il futuro. Non fu vano il piano

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predisposto, anche se il costo conobbe veglie e dolori alle soglie della guerra. Tu, fiera, ti facesti foriera in maniera meravigliosa, senza posa e senza inganno ma, con l’affanno di una mamma trovasti una gamma di iniziative per rendere proclive a noi bambini di aprire i confini della vita sociale. Comperasti il maiale e, con la raccolta delle trattorie senza storie e baldorie, senza glorie e senza feste, senza proteste e senza ferie, vincemmo le miserie comuni sotto i tuoi lumi.

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Ora, il mestiere si è fatto grosso ma posso dire di capire che sei rimasta la stessa, anche se messa al centro, qui dentro. Insegnaci l’umiltà che è sempre stata la tua finalità, insegnaci a volerci bene, anche se la catene del successo ci hanno messo di traverso e qualcuno si è perso. Insegnaci a essere imprenditori con i cuori aperti nei grandi concerti del mondo attuale, dove ci sia filiale conversazione con tutte le persone e nei panni dei tuoi novant’anni dacci la benedizione, questa è la nostra congratulazione.» [1 ottobre 1994]

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Io sono il tuo dono e non perdono quelli che si perdono. Nella tristezza e nell’amarezza, fierezza e tenerezza dunque, chiunque e comunque. Acque pure e niente paure, sicure cinture e avanti a fare impianti. Tra tanti importanti lavori, corri fuori non temere onori: ai varchi aspetta i vecchi, non sprechi se gli echi fanno un panno per una mano a chi non è sano.

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Niente dubbi, niente connubi, attento che non si rubi, smaschera i furbi. Alla tua prua, nulla culla ma prudente, dolcemente ridente, niente di intentato. Il patentato ti ha dato, questo lato dice tanto, un pianto e un impianto. E accanto? Hai operai, guai se non vai, organizza, divinizza, izza e lottizza i reparti, aggiusta arti, abbellisci le arti e non temere di restare ai tre quarti. Domanda spesso dove sei messo nel complesso dell’amplesso

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di Dio; io sono al tuo servizio e mi delizio che mi interpellino, e come uno scalpellino, lavora pietra e lino e cammino accanto al pianto e non mi vanto se faccio tanto.Âť [27 febbraio 1995]

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MERCENARIO Pesa l’offesa fatta e graduata alla tua maniera. Era necessario un mercenario essere, per il benessere dell’azienda. Farne ammenda, non pensarci, se marci alla mia maniera non conoscerai sera. [7 giugno 1995]

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UN RIMPROVERO «Grande è il compito a te adibito, grande è il debito che mi ha afflitto, grande è la responsabilità per questa società, grande è la precarietà in tutta la varietà d’intenti. Se voi fare tutti contenti e ti cimenti in conventi e in emolumenti, stenti a farcela; ce la faremo se, il gemo è nel tuo interesse. Espresse in parole povere, non lasciare piovere in fabbrica. La carica che le puoi dare, dovrebbe bastare, per riuscire a capire che questa onesta attività non è una novità,

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è il tuo compito a te adibito il conflitto che ti rende afflitto. Con la preghiera trovi la maniera per soddisfare l’altare e il sociale e, vincere il male che in te si annida. Diffida, dalle attività in conflittualità; con questi interessi, commessi ed operai, guai se non guarderai ai loro interessi. Se ti dessi un compito più difficile, andresti in briciole ma, non pretendo, tendo al necessario per non essere precario questo edificio è il tuo ufficio.» [28 settembre 1995]

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Sotto questo tetto c’è un letto vuoto a tutti è noto, non so perché ci sono ancora tanti perché. Il mestiere è un piacere e lo deve essere per tutti e anche i suoi frutti. Questa divisione ha diviso le persone; perciò, ciò non va bene. A me preme che nessuno non sia nessuno. Dillo apertamente anche se la mente si ribella a questa novella. Dillo che brillo d’ira per la lira mal spartita, frutto delle dita di Dio e non del proprio io.

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Se indietreggi o temporeggi, non te la perdono perchĂŠ perdono la vita di uno della Ditta. [2 maggio 1996]

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IL LAVORO Mi onoro di aver sempre lavorato, e sono soddisfatto. Atto dopo atto sotto il dito di Dio abbiamo costruito un impero, prospero e importante, con sante iniziative, proclive ad aiutare chi da solo non lo può fare. Partito povero senza rimprovero per nessuno riassumo di aver perso il papà ancora all’età di cinque anni. Nei panni di uno dei cinque orfanelli, sotto i fardelli della guerra, trovammo la maniera di uscirne, senza le firme di nessuno. Fummo

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intraprendenti; a denti stretti fummo costretti a mangiare alla mensa del comune e a tirar assieme la fune. Quando diventammo più grandicelli aprimmo i cancelli, assieme alla mamma che ne dirigeva la trama, ad una attività di estrema vitalità. Il commercio, lo smercio di filo, bottoni, berretti e cotoni nel ricettario. Non c’era orario ma c’era una vera volontà di uscire dalla fatalità. Ora il mestiere di è fatto grosso e posso dire che le lire non mancano. Nel baccano di questo mondo, senza fare il vagabondo, ho conservato la morale e ho alleviato tanto male.» [giugno 1998]

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OH IMPRENDITORE «Mi diletta la tua fretta di riscuotere amore da ogni lavoratore, riscrivi quel che vivi e quel che pensi per i compensi. Oh imprenditori, siate dottori, basate la vostra ricchezza su quanto l’operaio vi apprezza, se gli date sicurezza sarà la vostra fierezza, se gli causate tristezza tremerà la vostra fortezza e se non trovate tenerezza sarà una nefandezza. Questo è onesto pensare quando si deve lavorare per un Paradiso condiviso con tutti, in mezzo ai flutti di questo mondo, che dovrebbe essere rotondo, e invece è a sbalzi, perché ci sono gli scalzi

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e i vellutati che si dicono fortunati. Invece è pericoloso, perché se uno non è generoso, corre il rischio di perdere lo spicchio di Paradiso arriso ai poveri o ai veri amatori dei dolori, perché non si va in carrozza e il diavolo strozza chi nella corsa, si lascia vincere dalla morsa del denaro e non trova riparo né qua né là. La verità per chi non fa carità è che viene sommerso ed è perso né troppo, né troppo poco, qui sta il giuoco della salvezza e della tenerezza di Dio, per tutti c’è spazio.» [13 maggio 1999]

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«Sia che sia terrena o eterna tutto si impernia in una quaterna, ossia l’economia della Provvidenza, la cui conoscenza è immensa e non può fare senza, essa da pace e non è fugace, essa si professa divina e cammina al passo con il mazzo della necessità ed è bontà. Chi possiede la fede è una verità ritta sull’esperienza, non faccio conferenza. L’ho constatato questo stato di cose così generose.

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La nostra ditta è rifiorita in sessant’anni ai piani internazionali, non sono cose banali; le grazie piovvero a mille e fecero faville. Dilla in parole povere fu un piovere di iniziative, tutte attive. E con questo si fa presto a dire di capire la fede che richiede preghiera e una maniera di fratellanza per una speranza che supera tempi e gli esempi, in armonia con chicchessia. la verità entra in conflittualità tra bontà e avidità.» [26 novembre 2000]

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«Papà, dona ai tuoi figliuoli che non si sentano soli ad affrontare la vita: ma che sia una cosa unita. Papà, tu che sai cosa è la Provvidenza scuoti la coscienza di chi ne è senza. Tu che sei a conoscenza della provenienza di questa potenza. Qualcuno se ne burla, urla vittoria, e si mette sullo scagno della gloria; e c’è chi piange, si sente nella falange degli esclusi dopo tanti abusi. L’amore no ha più il sapore del tempo passato. Si è pensato a se stessi con o senza permessi. Gesù, getta le basi che siano persuasi che è tutto Tuo e nessuno può vantarsene per cose oscene.

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Mamma, chiama a raccolta ancora una volta la famiglia Campagnolo: che sia uno stuolo di cristiani dalla mani solerti e dai cuori aperti. Oh nipoti! Siate dotti che il mondo noti che non ci siano dei vuoti non coperti dai più esperti. Parla Tu, che sai i disegni che hai in questa famiglia; piglia la parola anche se una sola.» «Ed è questa: se resta unita avrà vita, se ci rimarrà concorrenza rimarrò senza denaro e riparo.» [19 aprile 2002]

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AI LAVORATORI «Oh voi che lavorate a volte non vi amareggiate se vi fanno un’osservazione, giratela a Dio con buona intenzione. Lui state certi che vi comprenderà e di certo vi benedirà, e con cuore puro dite tutti assieme il lavoro offrite, e nel crepitio sonoro dite: “Oh Dio ti adoro”, e il sacrificio indoro del Tuo alloro che è più dell’oro e dite: ”Noi amiamo anche costoro”, a chi ci procura una vita oscura, perché quando così direte l’amore di Dio meriterete e il lavoro non sarà più pesante e le occasioni di offrire a Dio qualcosa sono tante e il lavoro non sarà una cosa che duole ma la vita sarà bella come il sole, chiara come la luna e tutto vi porterà fortuna, gaia e non più pietraia, fatta d’amore e di tanto candore.» [2 luglio 2002] 197


PER GLI SPOSI La Ditta Campagnolo augura che come dell’usignolo l’armonia sia la vostra compagnia. Che come la note di una canzone sia la vostra unione, e che il ciel vi benedica nella gioia e nella fatica. E che il Signore vi faccia conoscere le Sue vie per cantar le Sue melodie e che nel vostro viso risplenda sempre il sorriso e vi sia sereno il domani e la gioia a piene mani. [in onore di uno sposalizio]

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CAPITOLO 3

Temi sociali e fatti storici


A PAPA PAOLO VI Al nostro papa Paolo, smascheratore del diavolo, nostro dono di Dio, di animo pio, di straordinaria mansuetudine forgiato al sacrificio dell’incudine. Nostro fiore, vicario del Signore, nostra delizia che Dio ci diede come primizia, porto sicuro di speranza, portatore di fragranza, porto sicuro di ogni animo puro, nostra sicurezza anche se qualcuno lo disprezza, a lui un grazie perenne alla sua vita solenne, un augurio sincero di esserne fiero di rappresentare il Signore, in questa vita di dolore e di amore. [1 gennaio 1972]

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L’ABORTO Lo scottante problema della maternità con tutta la sua gravità e responsabilità ci invita a meditare su ciò che si deve fare per bene operare, per non sentirsi un peso sulla coscienza, di ogni anticoncezionale bisogna far senza, perché c’è del veleno nella presenza. La vita è un dono del Creatore, che lo passò all’uomo perché ne fosse cooperatore di tanto vigore. Essa è il prolungamento del buon sentimento e chi nulla rifiuta sarà contento, a patto che, oltre, alla vita esserne autore, sappia formare ai figli un puro cuore che sappiano lodare Lui, il Signore; i figli sono di peso a chi l’aiuto di Dio non ha atteso, perché il sacrificio sia ben speso. Uno sciame attorno a Dio si è formato, il Suo amore va contraccambiato, così voi aiutatelo ad essere lodato. Perché il papà, la mamma e Dio devono fare un solo cerchio, dove l’amore non è mai soverchio, del paradiso fare un solo coperchio, non copritevi d’infamia, perché se si risparmia la vostra e la mia

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famiglia ci pensa la Provvidenza a procurare a tutti la mensa. Oh mamme d’amore, prime fiamme, il dolore non consideratelo delle condanne. Esso vi fa apprezzare quello che avete saputo creare, perché il vostro amore possa continuare con il merito dei vostri dolori, formate puri cuori che di buone azioni siano autori. Il vostro sacrificio non sarà sprecato, ma sarà tutto contato se Iddio è lodato. [12 gennaio 1972]

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IL SACRIFICIO PARTIGIANO Il sacrificio partigiano non fu vano assieme a quello americano, si è potuto fare un libero piano, dove però molti hanno dimenticato il monito del passato e hanno sotterrato il sacrificio del fucilato. Se pensassero al dolore delle madri si sentirebbero ladri a tradire i padri, sfuggendo ai loro quadri è l’unica via sicura per salvare l’Italia dall’avventura; e non si può dire: “Così sia”, ma stare attenti ai totalitari che di guerra hanno la mania, li si può conoscere dalle loro opere, sono vipere, marce come pere, portano a tutti odio, non ascoltano Dio, e ve lo dico io che cercano di far tacere il pensiero, vostro e mio. [1 dicembre 1972]

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SENTITEVI CONSERVATORI Sentitevi conservatori delle cose che hanno costato sudori agli operai ed imprenditori. Evolvete il denaro risparmiato all’invalido e al disoccupato, che la fortuna l’ha dimenticato per causa della malattia, che ha rovinato la sua economia, o perché la sua capacità non gli ha permesso di cambiare via. È l’unico modo per sciogliere il nodo e levarlo dall’incomodo, per non sentirsi, della società, un peso e non ne sarà offeso, se non con la mano, anche l’amore di Dio ne sarà esteso. Oppure impiegateli in cose fruttuose, che ne facciano di voi persone operose, così sollevate situazioni pietose. Sarà un modo di fare che vi farà apprezzare, e così farvi amare. Perché il Regno di Dio è fatto di queste cose, non occorre che siano costose ma leali e pietose. [20 dicembre 1972]

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LA MORALE CRISTIANA Essa si eleva, quando su Dio fa leva. Essa si chiarisce, man mano che il male sparisce. Essa si distingue, quando l’odio si estingue. Essa raggiunge la perfezione, quanto meglio si compie una buona azione. Non c’è una misura umana essa sarebbe una cosa vana, la meta è solo il Creatore che ne è l’artefice e il curatore, tutte le altre morali con questa non cordiali sono impastate dai cattivi ricordi sociali le cui conseguenze causarono queste divergenze. La morale, che è la materia del bene e del male, non è una imposizione, ma è la guida per la giusta direzione. perché l’esigenza interiore, continuamente, cerca il Signore; da dove è venuta e nonostante si sia perduta continua a sperare di incontrare Dio, e più è unita più gioiosa diventa la vita.

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Perché da Lui si può avere tutto quello che con il peccato si era perduto, ad obbedire a Dio non si perde la libertà, perché Lui è un amico tutta bontà. Perché l’amore eleva il pensiero, mentre l’ingratitudine non fa nessuno fiero. La pluralità di vedute, a volte buone a volte perdute, la potete misurare quanto più sapete amare. Quanto più uno ha peccato, tanto più si sente autorizzato nelle proprie azioni, causa di grandi confusioni. Questo il giusto castigo per chi la vita la pensa un intrigo. La morale corrente di verità dice poco o niente, e chi non si vuol distaccare finisce per peccare, perché si vergognano e una vita pura non sognano, perché il premio se lo aspettano dalla gente e non da Dio, comportandosi umilmente. Tanti si chiedono quale sia la strada giusta, chi vive bene la trova e la gusta. [13 aprile 1973]

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A PAPA GIOVANNI Era un tempo felice per la gente semplice… quello di papa Giovanni. Erano anni che la sua generosità infuse su tutti bontà. Si era commosso anche Iddio a quel cuore pio. Si era addolcito anche il Cremlino per merito di quel vecchio bambino, sempre sorridente per far le persone contente. Scosse anche lo Spirito Santo con il suo vivere santo che gli diede la conferma avrebbe avuto una mano ferma. Per chiarire, a chi lo vuol seguire, non la diede alla sua persona, non perché non sia stata buona, ma per far capire a chi è colto di quanto la grandezza può trasformarlo in stolto. Iddio ha sempre fatto così parlò solo a chi si rimpicciolì. [22 novembre 1973]

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AI GIUDICI Oh giudici, grande è la vostra responsabilità in questa società, siate di principi semplici nell’agire che sono di mai infierire, dovete la società custodire. Fatele capire che le siete di sostegno se loro ci mettono impegno. Se vi si presentan casi di politica, anche se vi costerà fatica, devono capire che niente si può costruire con imposizione, perché ogni buona intenzione invece di portar bene porterà delle pene. Devono capire che nessuno gli vuol impedire di formarsi tra loro un’economia, sulla base della loro ideologia, ma che devono rispettare chi ha saputo, lavorando, anche risparmiare. E che non è roba di suo diritto cambiare quello che la maggioranza ha decretato come diritto. E che no possono impedire, per le loro mire, di non lasciare lavorare perché sarebbe restaurare

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una dittatura, sarebbe imporre cosa non giusta, perciò usurpatore. PerchÊ i padroni sono operai belli e buoni, che oltre al lavoro ci hanno messo anche il loro tesoro, il loro ingegno e il loro impegno. Che hanno risparmiato e studiato, e se ce ne sono che sprecano ci sono anche operai che si ubriacano. E se hanno fatto un capitale, vuol dire che avevano anche una morale, perchÊ altrimenti avrebbero mangiato tutto e non sarebbe rimasto nessun frutto. [1973]

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IL VESTITO S’è visto un misto di tristo affarista, di poca vista per la conquista di una morale, segue la normale decadenza industriale… Pensa solo che valga ciò che fa salda la falda acquifera, basta essere nella sfera di essere all’era… quella del progresso, fine a se stesso, dove vien messo il buon costume sotto a un volume ai commercianti comune. Per una partita della rivalità, per dimostrare la propria superiorità mettendo a tacere la moralità. Bisogna sapere anche perdere, di vendere purché non si diffonda una moda immonda invereconda, quando cade questa virtù tutti i rapporti umani diventano tabù e non ci si capisce più. 21


Questa leggerezza oscura la chiarezza della purezza! È già pesante voler essere elegante, in questa corsa dilagante, se poi si fa della nudità, o della ironicità, tutto cade e accede di trovarsi distante anche sulle strade dei rapporti sociali, perché gli ideali personali sono lontani dai piani di unirsi le mani con chi tutto non può avere e deve tacere… e chi le fa vedere. Tanti vestiti e tanti pensieri ottimisti, perché gli acquisti, per loro, non sono una difficoltà, ma che lui non ha facoltà di far vedere la propria personalità. Da queste valutazioni nascono le opinioni di sentirsi veri uomini, basati più che su vestiti e stivali sugli ideali spirituali,

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tutti all’opposto di farsi vedere al primo posto. Un costo troppo strano e vago, per uno spago di un mago che veste manichini, per ricevere e far ricevere inchini da cuori meschini. Sì, perché la vera personalità non si ferma qua… ma va là dove la gente guarda al conveniente, e si ama seriamente. E per farlo bisogna escludere il tarlo di cui sopra parlo, perché per fare un bel dono bisogna sì essere buono, ma anche possedere questo tono. [9 gennaio 1975]

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IL CONCORDATO Abbia lo stato la preoccupazione di rimanere tanto, in armonia con fede e legge. Dia lo stato: scuole e asili e la Chiesa: infermieri, suore, preti e consigli. Dia lo stato: case e lavoro e la Chiesa ci metterà: onestà e decoro. Dia lo stato libertà religiosa e la Chiesa ne sarà orgogliosa. La Chiesa non vuole imporre ma porre nelle persone il buon nome di gente, onestamente intraprendente, che non ha niente da conservare di quanto di materiale possa sembrare. Rinunci la Chiesa Cattolica alla ricchezza che è un bevanda alcolica, rinunci ai privilegi come vecchi aggeggi, si metta allo scoperto sotto un cielo aperto, deve divenir povera come è paupera

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l’anima della gente, che discute su niente, perché nulla le è rimasto, perché tutto è guasto. Un concordato non amato va cambiato, deve essere portato a far capire ad ogni cittadino che anche se è lontano dal Divino, c’è un sacerdote che ha una dote con un ideale diverso da quello statale, sul quale se lo stato non si è misurato si troverà senza fondamento, se pensa di annullare il giuramento per togliere alla Chiesa tutta una esperienza, tutta spesa per dare una morale, che è tale solo se uno è cristiano. Uno che si crede più sano non è la realtà e sotto c’è della disonestà, perché di fronte all’amore del Signore non si può rimanere indifferenti, se non si vuol essere parenti

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del Diavolo, con tutto il pericolo che ne segue, perché langue una libertà illusoria che è notoria, perché l’uomo ruba o non tuba disonestamente, e vive umilmente aspettando la luce di Dio, e non da uno stato che di crede dio. [4 marzo 1975]

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L’INCOMPRENSIONE TRA PADRE E FIGLI Viene naturale la differenza di ideale tra una generazione che ha conosciuto la privazione e una gioventù che si crede più all’altezza, perché dispone di ricchezza, una ricchezza che dà una sicurezza, un po’ troppo elegante per dirsi trionfante. A lungo andare quando non si sa risparmiare, un po’ fatta propria da questi di poca memoria, lo vedremo presto cosa resta di questa festa. Le civiltà sulla mollezza dei costumi sono andate tutte in frantumi, misurare il presente senza la componente: “Da dove è venuta tutta questa ricchezza”, è svogliatezza o ignoranza, che scaturisce dall’eleganza. Non certo senza calli si fabbricano fabbriche e viali,

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non certo con la “spreconeriaâ€? ha fondamento una economia, non certo ballando si va meditando, perchĂŠ preso da chi gli ha reso, non solo la preghiera, ma anche una miniera di mezzi ricucendo i pezzi di altre generazioni dalle cattive inclinazioni. [30 marzo 1975]

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IL COMIZIO Siamo all’inizio di un tremo propizio per debellare il vizio, quello che causa tutti i mali sacrali, spirituali, morali ed è la prostituzione che oggi è in piena azione, che porta la nazione alla disperazione. In un giovane o in una giovane, quando le idee si fanno profane, sanno solo parlar di sottane, non a torto si dicon atei per fare l’aborto, con la scusa che il futuro morto non può arrivare in porto. Chiamare questa libertà è volgarità, perché ogni vita deve avere la dignità data dalla società, poi, chiamarla conquista vuol dire che si è nella lista della gente disfattista, dall’oscura vista. Perché se pesa non fu da lui dipesa ed è un’offesa spegnere una luce accesa, allora anche i vecchi pesano ma per ora non ci pensano un problema insano, ma pian piano 2


quando il maligno entra fino a uccidere un bambino, non sarà diverso il destino per qualch’uno creduto cretino. E non pensano che il danno è tutto loro, perché danno al mondo l’affanno che solo Dio può perdonare e risollevare, quello che fa tremare questo agitato mare. [13 giugno 1975]

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UN DISOCCUPATO Un disoccupato, preoccupato del suo stato, va osservato. Chi non lo pensa, non ha la dispensa di sedersi a mensa, senza che pesi sul suo tetto un verdetto maledetto al suo fare abietto: scaricare la colpa su chi non ha trovato polpa sulla sua idea non folta, vuol dire aver sepolta la verità con la carità di cui deve rispondere la sua responsabilità nei riguardi della società. Cantare vittoria perché si è raggiunta la gloria e fare baldoria, equivale a una moria finché ci sarà un disoccupato preoccupato del suo stato, non sarà perdonato chi fa festa, senza pensare alla mesta vita di una mente non desta, incapace di aver qualcosa nella cesta. [8 luglio 1975]

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I PALESTINESI I palestinesi, quanti malintesi, quanta possibilità e invece quanta conflittualità! Se la terra, che c’è, fosse di tutti, sarebbero risolti molti dei problemi, anche quelli estremi. Con il denaro sparso, in questo problema arso, avrebbe fatto sparire tutte queste ire, ma l’odio è cieco e per questo c’è lo spreco, per questo c’è la morte, perché si vuol chiudere le porte a dei fratelli venuti dall’altra parte e manca l’arte del saper collaborare e la gioia del saper donare. [17 luglio 1975]

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LA MENTALITÀ’ POPOLARE E’ DI CHI VUOL GUIDARE Tutti uguali sono i pali di sostegno di questo regno. La felicità, ecco la finalità che colorisce le bisce. La libertà senza limiti e priorità, una cosa attuale, un ideale ottimo, senza cottimo ma già di proprietà della plebe ecco la nuova fede. E c’è chi ci crede, ed è già sul piede di guerra, invece che felicità sarà una bufera e tutto perché imperante c’è l’idea di essere uguali nelle doti personali. Invece l’uomo non è completo, ne perfetto, 22


ha molti limiti che si scontrano con i miti di un’idea elaborata a seconda che si stata corroborata con la Grazia di Dio. C’è un continuo ronzio che passa per la mente e chiede dolcemente: “Non ti aizzare a voler giudicare chi ti rende triste, sono piste un po’ pericolose e portano a dolorose conclusioni, perché le deformazioni personali si scontrano con i rivali su questo onesto pensiero”. Si può costruire per intero l’uomo con tutto il contorno, che lo rende adorno di tante virtù che vanno più su dell’idea di essere uguali, nei diritti sociali ma un anello dell’immenso cielo

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che ci vuole fratelli senza i fardelli di una vita di diritti che sfornano partiti, ma nel sogno della carità l’uomo trova la sua bontà che lo eleva sopra quel che sapeva quando voleva essere compagno ma il cuore rimaneva stagno! “Ultimi nel mondo primi per un cuore mondo” ecco lo slogan che legan popoli di tutti i venuti da Dio per riempire di gioia ogni spazio. [2 luglio 1976]

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I DISORDINI DI MILANO Il pensiero dei saggi e i disagi di un cittadino… trattato da burattino. In nome della libertà si chiede l’autorità a uccidere i figli e gli stessi puntigli si adattano nei problemi che scottano. Sopprimere, ecco il modo che hanno di esprimere la democrazia laica e hanno la pretesa di dichiarare arcaica la morale cristiana, che si richiama al diritto alla vita e invita tutti a concorrere per soccorrere: l’emarginato, l’arginato, il depresso, lo sconfesso, il peccatore, il truffatore, l’oppositore, il contestatore.

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Chiede solo comprensione non oppressione. La democrazia tollera anche l’ipocrisia di certa gente, assente dai problemi sociali che vive tra guanciali e un male sempre minore del fetore di questi dottrinati squattrinati, di un pensiero amoroso, che non sa darsi riposo, le lotte sociali altri ideali, tanto dibattuti e sempre più creduti, ma tenuti nascosti nei posti che son arrivati questi affamati; parolieri altri mestieri non fanno o non sanno tante belle moine o tante rovine, il diavolo è fatto così dice sempre sì

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quando l’uomo nega Dio, ma se rifiuta è un calpestio un bel sorriso intriso di odio, sempre un nuovo esordio. L’uomo si alletta e per una tavoletta di cioccolata fa la serenata a questi criminali, che portano la società nei crinali dell’inferno… con l’illusione di aver fatto terno. [9 dicembre 1976]

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MORTE DI UN DITTATORE Ho visto la fine di Mussolini su uno di quei filmini o documentari in onda nei momenti cari alla popolazione in occasione della liberazione della nostra nazione. Sembra strano ma mi sono sentito cristiano, ossia senza odio, dalla parte di Dio, quando un uomo è disarmato, debole e invecchiato, anche se ha fatto il disgraziato o il criminale. Si sta male a veder la gente, che dalla prepotente sottomissione, si erga a plotone di esecuzione. Ogni rivoluzione se non si basa sulla comprensione, senza infiammazione, volendo metter dritto il diritto

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con esecuzioni sommarie, sono storie che ritorneranno da capo. Chi ha il capo attaccato al collo dai primi del secolo sa che la società inneggiò a Mussolini che prometteva confini più larghi ribellandosi agli embarghi usando tutte le armi, sparando non solo con le pistole ma con le parole. Prometteva che si poteva vincere il comunismo ma il fatalismo di ogni dottrina è destinato alla rovina, quando si basa sull’odio sia o non sia in nome di Dio. Quante sfilate, bene affilate e molto affollate, si sono protratte davanti agli occhi di pochi

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gerarchi, che alla vista di tanti archi e inneggiamenti si credevano potenti. Che grande illusione quella rivoluzione, che desolazione ne rimase di quella ambizione. Ora si son rifatte le bandiere, non son più nere ma si è rifatta l’ambizione, e vorrei dire più grande la confusione. La storia gira e la gente sospira, finché la superiorità non si trasformerà in bontà. [25 aprile 1977]

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IL DRAMMA DELLE PRIGIONI Il dramma delle prigioni e le ragioni che non comprendono coloro che spendono la vita a farla colorita di tanti gialli, tra tanti cristalli ingarbugliati, tra amori mancati. Tanti spettatori non comprendono i dolori che prendono forma quando si scopre chi ha lasciato l’orma, ma cosa che raggela chi conosce tutta la tela del dramma umano, con senso cristiano. Vadano in prigione a vedere queste persone, con tutti i loro problemi, per non essere piÚ sereni davanti al televisore quando i supervisore mette le manette a qualche criminale, ritenuto tale.

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L’uomo non è nato delinquente, anche se deliberatamente commette cose maledette, quando si sente solo e quando l’ira è scritta su un protocollo. Allora legge tutto ciò che non regge a una coscienza di una giusta sentenza. Quanti cuori migliori si trovano nelle carceri volute da certi arceri, fatti per comprimere più che di lasciar esprimere un ravvedimento, che è più di un monumento. Quanti cappellani sanno che questi non sono villani, ma gente con una infinità di problemi tutti estremi. Il tribunale fa male, misurare in anni i danni arrecati dagli spregiudicati è una misura umana, ma più cristiana

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sarebbe la sentenza sulla potenza di ravvedimento sul cedimento. Allora come fare, non far mancare un atto di fiducia a chi ammuffisce o brucia la vita tra le sbarre, pare piĂš opportuno farlo sentire qualcuno; non vuole parole, ma una compagnia per rompere la monotonia dei giorni disadorni, troppo lunghi da fare i funghi, spesi per niente, se non gli si dĂ niente. [15 maggio 1977]

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GLI ANZIANI I miei vecchietti: questi perfetti costruttori di sentimenti, mi tracciano i lineamenti di un mondo migliore, sin quando non si corre con la testa più di quanto non si calpesta. Si elaborano dati dimenticati a vent’anni, in vani discorsi, per porsi in evidenza per convenienza. Sembra un gioco di parole, ma a volte la prole non li comprende e non apprende quei dati, nati da una lunga meditazione, che non è altro che una giusta collocazione di ogni persona che si cura a farsi matura. L’esuberanza fisica rosica

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il pensiero sull’aldilà, se non porta generosità. Sì, se negli anni in cui si può donare, ti perdi a ragionare solo su economia, l’armonia dell’eternità non troverà maturità. I passi pesano, quando gli anni pesano, e c’è facilità di non trovare felicità, sì, ci si può trovare soli due volte, perché molte persone dimenticano il tuo nome e la tua presenza, e c’è la coscienza della propria infermità fornita, da tutto un corredo, freddo di prospettive, di iniziative, e i pensiero si sbilancia e si lancia con affanno, e pensare al danno subito, allibito

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e costernato, si trova dal lato di un pensiero tante volte represso, ma che ora si è fatto appresso, anzi tutt’uno. Un autunno gelido, un grido scuote le ossa, che non si possa far qualcosa, pensa senza posa ma è cosciente che non c’è niente da fare, non può bastare un anno in più, poi ci si ritroverà a tu per tu con la stessa realtà, convien cercare la solidarietà con Gesù, e non peserà più. [3 dicembre 1977]

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LA LIBERTA’ La liberazione e l’invenzione della libertà senza responsabilità è una trovata un po’ matta, ma attuale, così con rituale demagogia si nasconde la bolgia in atto su tutto il mercato, volere gloria e baldoria nello stesso istante; anche il più ignorante se non è un criminale sa che non c’è sale. Eppure quanti contorni tristi rivelano questi giorni si vuole tranquillità ma si tocca l’assurdo della cosa illecita, si esige concordia senza chiedere misericordia, anzi si pensa a cose più grosse, si fanno le mosse per destituire l’avvenire.

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Quante cose pericolose sono sull’orizzonte, una fonte immensa di una Mensa che chiama a raccolta per una svolta, che salvi l’uomo e il Duomo di questa civiltà, per evitare la viltà di non dare retta a questa cosa benedetta. Scrivo tutti i giorni, senza pormi in evidenza per questa Provvidenza, sono anch’io servo povero del mio Dio, cerco spazio tra la gente che guarda e non sente tutta la preoccupazione per la redenzione, a volte son sereno, a volte tremo… così passa il tempo e penso quale sia il momento in cui arriverà la luce. Ora ci sono troppe cartucce:

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quelle militari e quelle di miseri dignitari. La forza morale è diminuita, si è affievolita tra comodità e libertà di far tutto il voluto. Gran parola la libertà, ma la vita è erta e se non si pratica la fatica diventiamo vecchi, secchi, solo buoni a fingere col dipingere le buone azioni di quando eravamo garzoni o partigiani, nei verdi anni. Ma ora abbiamo l’automobile e la fatica non è più nobile. [25 aprile 1978]

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IL TERRORISMO Il terrorismo: il sommo risultato di uno stato di libertà. La verità viene a galla e porge una spalla al dominio del demonio, non è questa un’onesta maniera di alzar la bandiera della giustizia. Quando si vizia la gioventù si ha questa servitù, non sono le idee le fondamenta, è l’onestà che manca, che spaventa: una è frutto dell’altra ma anche predicarla e non ascoltarla o soverchiarla, è una ciarla. Son state dette tante cose, a volte dolorose conclusioni fomentano passioni adiranti da briganti.

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Non è cristiano, stiamo in un mondo che brucia e ogni buccia gettata nel braciere potrebbe esplodere, si porta il peso fino in fondo, anche se profondo è il vortice di questo erpice. Gesù ci sei fratello e maestro, sei il braccio destro di questa matassa, una massa ondeggiante poco vigilante sul suo destino, un mastino è in agguato, lodato da tanti mammalucchi fanno buchi, sulla barca, c’è l’arca di Dio.Io aspetto e metto tutto me stesso, perché lo scopo sia spesso. [25 settembre 1979]

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LE VOCAZIONI La vocazione e la dimensione umana si chiama volontà di Dio, con ciò voglio dire che ogni fare o dire deve seguire le mire del Creatore, l’unico indicatore del bene sommo per l’uomo. Tanti progetti contengono difetti, perché non misurati o ideati in modo conforme con le norme dell’universale, sommo ideale, quello del bene comune. L’umanità deve essere una fune, dove la gente, in cordata, fa la scalata alla vetta della vita perfetta.

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C’è chi suda più o meno, ma l’arcobaleno appare se si sa superare tutti assieme creste e catene, per ammirar orizzonti, da alti monti. Solo allora appare quanto vale l’altare che si è costruito nell’infinito disegno di Dio, che ci da la soddisfazione di capire il valore della nostra missione. Solo una obbedienza cieca, che si chiama fede, ci fa posare il piede su posto sicuro, un costo duro ma puro, perché assicura il futuro. Quanti giganti nella storia hanno sbagliato vita, hanno fatto di propria testa, gesta apparse importanti, ma erano solo farse, lontane da dare il Pane

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di vita. La collettività annega se non prega, la collettività cerca novità ed emotività, cerca anche creatività; ma solo nell’obbedienza la scienza esprime tutta se stessa, anche se spessa è la strada che dipana la fiumana, in cui le righe sono spighe di frumento, per fare ognuno contento. [2 agosto 1981]

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ENCICLICA DIVES IN MISERICORDIA La via dalla misericordia è l’unica che ci sia per risalire a Dio. Pio e riverente va il mio pensiero al magistero del Papa, nella sua mappa Dives in Misericordia, un’armonia di valori, tutti autori per portare l’uomo a Dio per un sommo desiderio che ci sia pace, gioia e gloria di Dio e degli uomini, i cui confini varcano il terreno e sfociano nell’eterno, dove tutto è perfetto sia nell’affetto che nel fisico. Ricco il corpo della luce di Dio, niente di tutto ciò che compone l’uomo di decompone se portato al trono

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della purezza, che si trasforma in certezza di una fede che non lede la libertà ma la completa e la trasforma in bontà, allora non si è solo signori ma si diventa anche donatori. Cioè altri Re, altri scaltri inventori, altri salvatori. Tutto questo nel contesto di una enciclica, ricca di significati, dove sono indicati: nomi, pronomi, e aggettivi; giulivi all’uomo e a Dio. Un andare e venire in un pio esercizio, che da inizio alla redenzione universale. Questo sale

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che il Papa ci ha rivelato è dato per Bontà di Dio, per superare il logorio della vita moderna, che sembra una torre e invece è una cisterna, sempre buia. Voglia Maria illuminare questo mare agitato, dove pare tutto fatto e invece c’è tanta pece, dove il materiale supera il morale, ma dove il male deve scontrarsi con l’universale misericordia di Gesù e Maria. [26 giugno 1983]

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La spiritualità dell’Anno Santo, vissuta non tanto come perdono ma come dono per un cammino nuovo. Così provo a proporre a chi corre di portar la loro gioia per le vie della gloria di una economia tutta diversa di quella della la gente, immersa nel materiale, che l’ha concepita tutta feriale. Bisogna fermarsi, bisogna domandarsi dove Dio ci ha messi e anche se siamo perplessi sul grande disegno di Dio per salvare questo mondo, in pendio, non ne dobbiamo dubitare. È venuto il momento di potare, arare e seminare, liberare la vigna dalla gramigna, separare le capre dalle pecore, preparare gente pronta all’amore.

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Perché così vuole Gesù su Lui dobbiamo contare e cantare l’inno della vittoria, Maria ci sarà d’aiuto, perché è venuto il momento che il comandamento di Dio sarà rispettato. Ogni atto buono sarà un dono, buono per ogni uomo, anche per il più peccatore. Persone stanche e senza amore cercano luce e speranza, una mano gliela dobbiamo dare noi, con la nostra costanza. Gesù farà il resto e questo buio pesto svanirà e dirà quanto è buono il Signore, che non porta rancore per nessuno, e tutto questo fumo dell’odio e dell’egoismo non vi porti al pessimismo; 250


bisogna aver fiducia in Dio non chiudendosi nel proprio io. Una grande scienza è il trattare con confidenza, Lui non cerca di meglio e così sarà sveglio il colloquio che vi impartisce; non preferisce che facciate grandi cose, ma che sappiate le cose che dovete fare. L’altare di Dio è completo, se c’è il sacerdote e il chierichetto, nessuno meno importante, ci sono santi e sante che hanno rassettato solo la cucina per sostenere chi cammina a portare il Vangelo, per fare della terra un cielo. [25 settembre 1983]

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L’ABORTO «Il mio cuore piange, s’infrange contro gli scogli spogli. Partiamo. Portiamo assieme il seme della redenzione, sarà l’occasione unica contro la scomunica dell’aborto. Il torto fatto al creato è tremendo… è orrendo. [14 agosto 1994]

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IL PIANTO DI GERUSALEMME Con rammarico, ricco di speranza, avanza la vita, colorita di dolore; non so cosa pensa il Signore. Il pianto di Gerusalemme, questa “emme” così lunga chissà che giunga la “m” di Maria. La mia è una speranza ma non un’esultanza. La presenza di tanta abbondanza, e tanta ignoranza nella sostanza, mi lascia una fascia stretta al cuore e, senza fare rumore, prego, anche se annego per la struttura, che è un’avventura

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contro Dio. Io traccio… faccio silenzio, non sentenzio condanne ora che mi trovo in panne. Cambierò mestiere, andrò a dividere i rifiuti e, che Dio m’aiuti… Io non decido, grido, aiuto, perché il mondo non vada perduto. C’è in giro quella bestia nera che rende gli uomini simili a una pantera. [30 agosto 1995]

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LA FIEREZZA UMANA La fierezza umana ha la fama di avere ricostruito l’Europa e ora c’è troppa fretta di prendere una fetta o addirittura tutta, come fosse frutta. Essa è proprietà di Dio ma ora è diventata spazio di contesa, l’ha presa il diavolo perché il popolo dorme lasciando le orme del peccato. Ora il povero è affaticato, non trova la prova dell’affetto ed è gettato in un ghetto. E questo poveretto, che ha perso scarpe, berretto e tetto, è giudicato da uno stato sordo e ribelle alle belle

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promesse del Signore, che vuole portare l’amore e la compassione tra le persone. Cento sono i motivi per essere giulivi, ma prima di tutto dare aiuto ai poveri, doveri inalienabili per gli abili di salute e di valute. Se no, le bombe faranno un’ecatombe di morti, per torti accumulati, per non aver difeso gli umiliati. Si vende la libertà a qualsiasi età, senza capire dove si va a finire, in braccio allo spaccio di droga e così si affoga la vita, ateisticamente concepita. [marzo 1998]

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LA GUERRA Una voce atroce si alza dalla balza della guerra e distrugge la terra. Produce odio, e lo strazio si allarga e pare sparga sordi, dai bordi si fa rifornimento ed è un rifinire che fa spavento; attento popolo offeso, che il peso della collera non faccia colera. La terra rinserra sangue e bombe, langue un’ecatombe. Fermatevi, perdonatevi prima che la cima dei valori sia messa fuori.

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Venite incontro a tanto affronto, chiedete la vita, su, invita: “Qui in occidente non manca niente!” Ci sono braccia buone e non occorre carne da cannone, ci facciamo su le maniche e lasciamo che le nazioni nemiche si rodano nella loro cattiveria e miseria. Tutti uniti, infiniti sono gli sbocchi che diventano ginocchi, vi troverete un po’ qua un po’ là, ma la verità è che la carità trionfa e fa primavera, non una terra bruciata, e una manciata di sopravvissuti irsuti dall’odio e senza Dio. [12 aprile 1999]

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Ho la netta sensazione che la nazione sia in pericolo, in un vicolo cieco, lo spreco è enorme e le orme sono pesanti e tanti sono ansanti. Davanti a questi problemi, ci vogliono estremi rimedi, se vedi degli sprechi e i vecchi soffrire, devi partire e farti carico. T’incarico su ciò che verte il fabbisogno, agogno una preghiera da questa miniera di sofferenza, la cui presenza

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commuove Dio, che dà spazio alla misericordia. La madia piena e una vita serena saranno il tuo conforto, anche se ti daranno torto. Adorna e sforna attività, che è vita. Lavora e adora Dio per ciò che ti dà, per questa attività. Ogni buona azione benedice la nazione, ogni invocazione è una nozione di causa, non darti pausa. La carità suprema è di estrema necessità, insita nella vita, fa che sia custodita.» [5 gennaio 2000]

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GLI EXTRACOMUNITARI «Gli extracomunitari ti siano cari, essi sono i punti avanzati, per essere collocati nel Cristianesimo, in questo bellissimo atto di carità ci sta tutta bontà di Dio al servizio dei bisognosi. La diagnosi è una sola: consola tutti, se li aiuti i frutti saranno tutti a tuo merito e per questo mondo smarrito.» [10 ottobre 2000]

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I GIOVANI Getto in campo lo stampo di vita da te concepita; ora tutto precipita, ma tu incita i giovani a esser giovani non drogati, non invecchiati nel fisico o nell’intrico della vita e farla finita. La vita è un valore solo se c’è amore e un sostegno degno dei figli di Dio, e uno spazio che non ti faccia diventare pazzo quando sei ancora ragazzo. Dio chiede un piede fermo su un principio eterno: la vita va concepita nella purezza dei costumi, per non lasciare i figli implumi;

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non siamo degli animali, ma abbiamo degli ideali ed è onesto dire di obbedire al Padre Nostro che non è un mostro né un giudice severo, ma un Papà tenero; e ci vuole non nelle nuvole e neanche nella discoteca, che spreca nel rumore l’amore. Bisogna domare gli istinti, vinti questi si è onesti. La felicità sta nell’onestà. Il vizio è un inizio di degrado, che di grado in grado, diventa un ladro, ti avvinghia e ti invecchia [6 gennaio 2001]

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I COSTUMI La lieta sortita di questa partita, che è la vita, invita tutti a dare i propri frutti; se gli aiuti rimangono muti, il danno è un affanno che viene e porta pene. Le sirene si fanno balene, i buontemponi demoni, i padroni scendono dai troni, la gente grida che non c’è più chi li giuda, la burocrazia rimane senza economia e i vecchi rimangon stecchi. Bisogna cambiare, bisogna amare non divorziare, premiare

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gli oziosi e i viziosi non va. Chi ha la buona volontà va premiato, va dato fiato alla virtù, non la si chiama tabù. Il valore è ancora l’amore, e l’essenza è ancora la presenza della fede che chiede onestà; qui sta la felicità. Questa disonestà grava sulla società e il marcio su se stesso non si regge, questa è la dura legge che non protegge e non regge. [7 gennaio 2001]

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IL LAVORO «Pregami, ma con amore; mi sta a cuore ogni lavoratore, ed è per questo che mi presto a mettere in luce tutte le bucce che esistono e non sono a vantaggio di chi è saggio. E il saggio è un raggio di luce per chi produce. Tutto qua se c’è carità se poi ci sono delle pecche in trono di avidità non c’è felicità, ma povertà per chi ha e per chi le subisce queste bisce. La vera ricchezza apprezza il debole e il valevole.

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Questa componente è nella mente di Dio che ama il pio e il dotato, e li mette nello stesso stato, in un’unica famiglia; li piglia a modello che ognuno sia fratello. Se poi comandano gli avvoltoi, la miseria si fa seria e affatica la pratica quotidiana e la liana si spezza e diventa una pezza. E così arriva il fallimento, sgomento sia per i farabutti sia per i giusti… questo non va, perché intacca la libertà d’offerta, anche se è una cosa erta.» [febbraio 2001]

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LE TASSE La questione che è un bastone che ferisce, ma unisce i ricchi e i poveri nella torta comune, è un fiume di dicerie sulle miserie che ci sono dopo tanto dono. Prega, ma rimani nei panni dei poveri, anche se ricevi rimproveri; malati, incappati nell’incapacità senza possibilità di un ricavo, dove nel cavo della mano non hanno uno spicciolo; è ridicolo

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che ci sia un rifiuto di cortesia. Se poi avvoltoi, specializzati a sottrarre i piatti, fanno piazza pulita, la ditta si ribella e la storia è bella che finita, perché t’invita a rubare per stare in piedi; se cedi tutto l’avuto, tutto è perduto perché bisogna investire, vestire di nuovo, perché l’uovo va rinnovato se no sei rovinato; il macchinario invecchia e non si specchia con la tecnica e la dinamica

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del progresso; se poi il denaro viene messo nelle mani di chi adoperarlo non sa, o per pietà , il fallimento è completo sotto ogni aspetto. [febbraio 2001]

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IL SERVIZIO CIVILE Il servizio civile è un abile strumento in questo momento di povertà morale e sociale; vale come ideale di patria e di famiglia; in un’economia dove la burocrazia è allo sfacelo per il gelo sociale e morale senza princìpi e tanti prìncipi; solo uno spirito impreziosito di valori può tirarci fuori da una società senza entità, dove ad ognuno sembra di valere qualcosa per render più felice la sua giornata operosa. Non si può pretendere di rendere

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tutti uguali questi ideali, hanno fallito l’invito di Marx, però il marcio non sta qui, in questa eguaglianza, sta nell’intolleranza di non ammettere un potere Divino e un destino eterno dove ogni pensiero fa perno; vorrei dirvi di unirvi in una società senza rivalità perché ognuno ha qualcosa di buono di cui può fare dono; tanti doni possono farci buoni, e vivere bene senza pene senza veleni, ma sereni; tutto qua per una società, così varia, ma in avaria.

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La sostanza non sta nella baldanza, ma nell’accettare le tare che ognuno porta con sÊ, per poter diventare anche Re. [febbraio 2001]

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RERUM NOVARUM: FAMIGLIA E STATO «Ed è questo che Mi presto a chiarire: sul dire tra stato e famiglia; se si piglia singolarmente la mente umana e cristiana non basta, perché la pasta è sociale, e deve avere un ideale che vale per sentirsi protetti alle spalle, perché occorre il dottore, il muratore, il coltivatore, il maestro e chi sa adoperare il minestro… che sarebbe il ministro destro o sinistro. Questa è la società nella sua totalità. Il rappresentante delle cose sante 274


è il Papa, ma la pappa è cosa di terra ed è per una persona ragioniera. L’uomo è il duomo di Dio, fatto di materialità e di spiritualità. Fuso santo, ma ruppe l’incanto… arrivò al pianto, e l’impianto del sociale si trovò male: in confusione, e in compassione, a volte in espansione… la cui dimensione propone cose buone o cose cattive, perché l’uomo è proclive al male, se rifiuta l’ideale cristiano. Non bastiamo a noi stessi. Gli interessi materiali non sono uguali

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a quelli spirituali, sono conflittuali. Il bene propone, il male impone con la forza e non resta che una sporca scorza.Âť [20 marzo 2004]

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RERUM NOVARUM: L’OPERA DELLA PERSONA UMANA «Ed è questo che Mi presto a dire: sull’agire della persona umana se vuole essere cristiana; non è la carità, ma la dignità dell’uomo il principio sommo. La persona della sofferenza dona e non esclude che venga solo dall’uomo rude, a volte viene da ciò che scorre nelle proprie vene di una vita naturale, che una materiale non conosce l’ideale di sopportare anche il male. Da qui nasce la differenziazione delle fasce del pensare e di giudicare. Tutto ciò che è onesto è detto presto, se fa lieto il fratello, rende bello 277


l’animo e io lo stimo. Ciò che divide, contro Dio, stride rende amaro l’animo avaro, e il suo capitale porta male. Sono i poveri i veri amici di Dio, perché portano il peso meritorio per salvare tutti anche i bruti. Nel giudizio universale sale una domanda, granda è la prova che ogni giorno si rinnova, e chiede: dov’è tuo fratello? Hai fatto quello che era necessario per il suo salario? E non è solo una questione di soldi ma anche di modi! L’amore sarà il dottore, di questa pratica il giudicatore…» [21 marzo 2004]

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RERUM NOVARUM: L’OPERA DELLO STATO «L’organizzazione e la moltiplicazione dei beni non hanno fatto giorni sereni; che vale è la morale e come tale è l’ideale cristiano. Vano sarebbe ogni sforzo se non si fa ricorso all’aiuto di Dio principio e fine di ogni cosa sublime. Pari sono i missionari, fari tra tanti precari, eroi tra tanti avvoltoi. Una vita consacrata, alleata della povertà, per la dignità della persona; dona 279


scienza e conoscenza pagando di persona ogni cosa buona. Lo stato alleato del potere non può tenere schiavi giovani e avi; se non ha l’impronta di quel che conta la fede ogni cosa si lede, e diventa mortale ogni ideale. La mente umana o è di Cristo o è di Satana. Il bene fatto da Satana inganna e impantana la brama del tutto e subito. I desideri del demonio sono avere il dominio delle menti perciò niente sacramenti; e in tanti si fanno avanti

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come se il numero sia un vero diritto a loro ascritto, ma il fatto è un artefatto. [21 marzo 2004]

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RERUM NOVARUM: L’OPERA DELLE ASSOCIAZIONI «Ed è questo che Mi presto a dire: di unire in società tutta la comunità, allora la bontà farà fraternità e il premio di Dio sarà immenso e la vita avrà senso. Più è unita e più vita c’è, perché il bene viene da Dio e Dio ne gode e la lode a chi con buona volontà mostra la bontà dell’intento perché ognuno sia contento. Ci fu il fascismo, ci fu il comunismo, 282


tutti e due convinti di essere attenti nel fare il bene, ma entrambi finirono in pene. Se si esclude Dio entra l’odio e con esso la miseria rivoluzionaria. Chi dice di credere in Dio e pratica l’egoismo porta odio. L’uno e l’altro sono uguali e i mali si moltiplicano, e il baccano sale e porta male. Un male micidiale sia materiale che spirituale. Se l’uomo fosse perfetto ognuno avrebbe il suo tetto, se regnasse l’affetto ognuno sarebbe protetto e anche se costretto a letto l’assistenza gli darebbe credenza. Tutto sarebbe merito, e anche lo smarrito

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troverebbe la via di Gesù e Maria. Con tutta la buona volontà la contabilità non basta, perché ci vuole il dolore per fare un’anima casta.» [22 marzo 2004]

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UNA RELIGIONE SOLA Una politica ricca di umanità la trovi solo nella cattolicità, perché possiede la verità data della luce della Divinità. Combattuta per la terra tutta; da millenni il male la combatte, a schiere compatte, perché nel male non si può aver lo stesso ideale della cattolica, apostolica Romana, che emana la sicurezza della certezza lasciata dal Creatore, dal pastore della Chiesa. Ad altri pesa questo connubio teso e forte, perché preso come umiliazione di dover cambiare ogni nazione. Ma la verità merita

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questa obbedienza, in coscienza bisogna chiederlo allo Spirito Santo per fare questo passo tanto. Ne vale la pena, uscire dalla tortura piena dell’inferno, non può rimanere tutto fermo. Cercate la luce, quella che conduce alla verità… troverete la novità. Se manca il dialogo diventa un giogo senza scuse, perché tutte le religioni devono esser fuse in una sola, con la parola e la preghiera che si avvera… Un solo Pastore e un solo gregge. L’inganno lo hanno gli altri, esasperati dal danno di una convinzione che sia Dio e non un demone che trascina alla rovina chi su quella strada cammina. [22 aprile 2004]

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NAPOLEONE Napoleone un altro buffone; per grandezza perse la purezza. Conquistò imperi dimenticò doveri. Per le donne fece crollare le colonne della Chiesa… che triste pretesa! Finì tra i topi senza scopi… che cosa è rimasto di questo guasto? Tante parole e qualche mole di pietra, e neanche una cetra che canti i suoi vanti. [---]

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CAPITOLO 4

Preghiere

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PREGHIERA ALLA MADONNA Oh Maria, compagna della vita mia voglio che tu sia, in ogni azione, per portarti in ogni nazione, per dare la soddisfazione che io ho quando ti vò implorando. Oh Maria, ora che sono in tua compagnia non dovrei mai dire ho sbagliato mire se penso poco a te e perdo tanti perché, ho tanti risultati da te amorevolmente ideati, non più farò di testa mia ma tutto per te sarò o Maria. [9 maggio 1975]

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LA PREGHIERA DELLA SERA È bello concludere il giorno con tutto un contorno di attività e di pietà, una giornata tutta spesa in una luce accesa dal Signore, accompagnatore, e nella confusione generale con lui si può evitare il male… Ti ringrazio o Dio, ti ringrazio mio Signore, per la pace che ho nel cuore, così staccato dal mondo mi sento mondo! Perciò con una felicità che non è di qua ma Tua, perciò perpetua, non faccio tanto ma spero di non rompere l’incanto di uno scenario del Tuo amore, che il peccatore freme per un bagliore aiutato dal Tuo amore. [7 luglio 1975]

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UNO E TRINO Tre uguali, ma un solo Dio. Tre triangoli uguali, ma un solo cerchio‌ dove tutto è uno. [23 novembre 1975]

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Un inno a Maria, nella vigilia dell’Immacolata, innalzata alle vertigini fin dalle origini. Quanta pace dispensa a chi la pensa. Quanta fiducia a chi pronuncia questo nome, tenendolo per timone. Quanto percorso per chi ne fa ricorso. Quanta luce produce chi umilmente la tiene presente, che mistero di bontà trova chi fa la sua volontà. La mamma dei semplici, compagna dei giorni felici, il sostegno dei tempi difficili, la potenza che fa tacere i fucili, dà uno scopo ad ogni sofferenza facendole sentire la sua presenza. Nelle confusioni sociali apre i suoi viali

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della comune concordia, che irradia dolcezza con una tenerezza da tramutare i peccatori in dolci pastori. Un’Osanna ci spiana la via, in sintonia con i cuori beati, non più reati, ma un amore immenso e un incenso a proclamare la gioia d’amare. Perché sparare, se si può sperare in giorni migliori, senza i bagliori distruttori di tanti lavori. La Madonna è sulla strada, va in contro a chi non la bada: sono i suo figli caduti negli artigli del demonio, che li ha riempiti di odio, sono ciechi, sono cuori secchi, non vuol bruciarli ma vuol baciarli. [30 novembre 1976]

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Gesù, parliamone del Natale e non dell’arsenale in cui il mondo è immerso! Dille che c’è un altro verso: non con mine, ma con rime melodiose, tutt’altro che pericolose. La gioia dell’amore, di un pittore o di un poeta, che profeta la Tua venuta all’insaputa dell’orgoglio del mondo spoglio. Parte da zero e si farà perfetto il cielo intero, parte dopo esser stato messo in disparte, parte e arriva fino all’evviva. La bocca della verità scritta con novità in modo, per un approdo del genere umano. Divento profano,

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il mondo si batte e si dibatte, è avvinghiato non trova fiato, e in questo sforzo matura un rimorso e con esso viene messo a dura prova. Si rinnova la mente perché sente che il suo volere non sopporta le galere, torna indietro, medita lo spettro di tante cadute non propriamente volute, ma subite e assorbite un po’ alla volta, ma l’anima ne è rimasta sepolta. Esplode una luce: è Gesù che la produce! Ci ama davvero perché è un vero amore non Gli piace essere un controllore, e tanto meno un giudice… lo è fin troppo il mondo, ma non è felice!


Bisogna ricostruire, non imbastire storie di porcherie. E invece c’è il Signore, di uno splendore che illuminerà anche l’anima più nera. Questa è ricostruzione non la marmorizzazione. Questa è la vita, tutta colorita di perdono e di dono di se stessi, con splendidi riflessi. [21 dicembre 1976]

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PREGHIERA A MARIA La mamma dei miracoli, la mamma dei piccoli, la mamma dei sereni, la mamma degli arcobaleni, la mamma dell’umanità e dell’unità, sì, parlo della Madonna di Fatima, mia cima che spazia e che sazia. Vorrei scrivere parole più grandi delle parole. Vorrei che fosse l’anima a scrivere e vivere di questa effusione, io, che ne ho avuta l’occasione di gustare le gioie celesti, vorrei prendere i mesti e spostarli, per piantarli di fronte a Maria, anima pia. Tutti i problemi sociali sono ideali, effimeri, quando si gustano questi piaceri. La fame, per tanti infame,


o la morte, considerata una sorte tragica, invece è una magica occasione per la fusione di noi stessi con gli interessi, da Dio espressi. Calma e fiducia, forma di rinuncia non pubblica, ma biblica. Serenità sull’eternità, e così la fede prende il piede della sicurezza e della bellezza dei valori, degli albori del Paradiso terrestre, l’unico che sa rivestire la terra dell’atmosfera divina e non trarne rovina, ma figli beati, elevati a rango di figli di Dio, eredi del suo stesso spazio,


in virtù del Redentore e dell’amore della Madonna, una colonna ancor salda, che riscalda i cuori coprendoli di fiori. Bella Maria, bella l’armonia che sa diffondere e infondere nei cuori questi valori, l’unico retaggio che ognuno si trova a suo agio. [2 maggio 1978]

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LA PREGHIERA DELLA SERA Grazie, oh Dio, del risveglio di questa mattina, e del dono della Tua dottrina. Grazie perché ho potuto godere il piacere di sentirmi cristiano, io lo chiamo il dono più grande e più entusiasmante. Grazie per l’affetto che mi fa sentire più perfetto. Grazie del pane che mi rimane. Grazie per la salute e per le valute. Grazie per il lavoro di cui mi onoro. Grazie per i parenti e i conoscenti. Grazie che conservi le menti dei potenti, ci doni giorni sereni e non ci areni in acque paludose, anche se una gran dose di male è nel nostro viale.

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Grazie di tante speranze e scusa delle lagnanze, fa che porti pace anche se fugace è la preghiera di questa sera. Mi affido al grido del Tuo abbandono al Padre e all’immenso amore di Tua Madre, fa che io vi sia devoto con l’aiuto di questa preghiera della sera. Vado a riposare non senza pensare a chi non ha né letto né casa, metto tutto nelle Tue mani, spero domani di esser di Te degno con il mio sostegno ai bisognosi, che gloriosi saranno se Ti aiuteranno. [31 agosto 1979]

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PREGHIERA DEI LAVORATORI Dai pori il nostro sudore si eleva con atto d’amore, per Nostro Signore. Il dolore ci accomuna sotto la stessa luna, ma vuol esser piena e serena, anche se la cena a volte è una pena. Tutti assieme raccogliamo il seme che l’amore del Signore ci dona e ci sprona a cose sempre più belle, sino sopra le stelle. Piace la pace, piace se tace la coscienza. La convenienza ci rende fratelli, dai sentimenti più belli, che questo pianto si trasformi in un canto di resurrezione e di unione. [8 aprile 1980] 30


VENERDI’ SANTO Signore illuminaci perché possiamo capirci. Signore facci capire il valore dell’amore, e la grandezza della purezza. Signore fa che l’umanità sia più unita e la superiorità si trasformi in bontà. Signore fa che questo pianto si trasformi in un canto di redenzione e di resurrezione. [1 aprile 1981]

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UNA PREGHIERA Signore, senza il Tuo amore tutto muore, eppure il mio cuore ne misura il valore e corre con il pensiero a questo mistero che a me pare nero e timidamente spero. Maria, così sia non la mia volontà, ma la tua bontà m’aiuti, che sono a te risaputi i miei bisogni e che sogni un cielo terso, immenso nella verità e nella carità. Gesù, pietà per questa umanità l’età ha passato la metà, ma confido ancora… dona un’aurora,

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dona pace e speranza, dona luce e costanza. [5 agosto 1982]

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Nell’intimo di questa sera, Ti rivolgo una preghiera. Sarà, quel che vorrà la Provvidenza, che usi clemenza. Sono stanco ormai imbianco, ma questo non mi fa mesto. Mando il pensiero al mistero e all’arcano disegno divino. Cammino titubante, come viandante, confuso, faccio uso della preghiera e si spera che faccia la faccia illuminata. Balenata l’idea di una rea responsabilità, cerco stabilità.

3


Lascio a Dio il mio servizio; ed è questo. Presto sarà lo stesso, con il permesso, di adempiere il compiere la grazie dal Signore sotto questa torre. Cammino lesto, il resto lo fa la Trinità. Tu concentrati, niente artefici, ma specifici uffici come la carità e la specificità della missione dell’orazione. [14 settembre 1995]

3


ALLA VERGINE «Oh Maria che trionfi in cielo per il tuo immenso zelo, non per mia volontà, ma per Tua somma bontà posso ancora cantare, poiché posso ancora amare. La riconoscenza infinita perché la mia anima, a Te unita, non può dimenticare quel che Tu hai saputo fare. Hai saputo la mia anima rinverdire, per ringraziarti non so cosa dire. Quel che è certo, quel che hai sofferto non lo posso dimenticare e il Tuo nome cercherò di onorare e a tutti far conoscere e se occorre anche scuotere, perché a Te possano ritornare e il Tuo nome invocare, perché ognuno sia felice come a Tuo figlio si addice e tutti possano ammirare tutto il Tuo brillare.» [4 aprile 1998]

3


PREGHIERA DELL’AUTISTA «Signore, alla mia maniera Ti rivolgo una preghiera e lungo la via Ti voglio avere per compagnia. I pericoli sono tanti, aiutami a guardare avanti, che non debba sbagliare a guidare. I miei cari mi aspettano e se mi fai ritornare si dilettano. Tutto il giorno sono in pericolo nel guidare questo veicolo. Questo è il mio lavoro, non è tutto oro, ma bello è se Ti ho per compagnia assieme a Tua madre Maria. Essa sa dell’affetto dei miei cari e che altra gioia non ha pari. Fammi ritornare e Ti farò da tutti amare. Noi che viaggiamo in Te confidiamo, questo è il nostro pensiero che per Te va fiero, perché Tu sei la luce che a casa ci conduce.» [6 aprile 1998]

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OH MADRE DELL’UMANITA’ «In umiltà e fervore contiamo le ore perché Tu ci dica che ci sei amica, in questa fatica, nella pratica quotidiana perché sia sana nel corpo e nella mente per un’anima splendente. Convinti che ci vuoi contenti, ti affidiamo tutto quello che siamo con i nostri problemi e tanti dilemmi, ma soprattutto il frutto del nostro io sia di Dio. Vergine Santa pianta qui le tue radici rendici forti in fedeltà, per dar pace all’umanità povera e ammalata. Tu che l’hai amata

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e sorretta in questa stretta valle di lacrime. Tu madre sublime fa che la gente si fermi e vermi quali siamo, cantiamo, Ave Maria madre mia, donaci Gesù e virtù. Donaci bontà e buona volontà che il mestiere sia un piacere da godere del Tuo potere e un aiuto a chi si sente perduto. Prego perché leggo nel Tuo cuore un amore che ci invade e da tutte le strade verranno anno dopo anno per avere pane e panno [27 luglio 2003]

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LA MADONNA «Io sono ogni persona cattiva o buona che incontri nella tua vita, da me impari o muti vita. Da me trai forza per aumentare la corsa; da me impari a soffrire per non far soffrire. Sorridi sempre, perché sempre a Dio piaci se tutti baci. Lavora, ma prima ancora prega perché regga tutta la struttura della tua altura. Non giudicare… lascialo fare a chi non ama, prega e chiama il Mio nome e farò del tuo nome quello che son capace di fare Io assieme a tuo Dio.» [---]

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Parlo per dono di Dio Vol.1  

Primo volume Parlo per dono di Dio, raccolta poetica ̀ frutto di un intenso lavoro dell’autore, Antonio Campagnolo, che dal 1972 scrive e ra...

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