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Periodico informativo a cura del Comitato Ambientale Presilano

Il gAZZETTINO della

Perdita di percolato dalla discarica di celico inzuppati e anneriti dalle infiltrazioni e dalle adesioni del percolato. Scenari raccapriccianti che di certo devastano e contaminano il torrente Cannavino, le falde acquifere e le terre coltivate limitrofe. Questo famigerato e tanto citato percolato è un fluido che si genera dalla decomposizione dei rifiuti “tal quale” presenti nel corpo della discarica, con elevate concentrazioni di elementi tossici e alimentato dall’approvvigionamento idrico conseguente alle piogge. Il percolato ha la necessità di essere convogliato e smaltito in appositi impianti, in modo da minimizzare i possibili fenomeni di deflusso nel terreno. Le discariche, in genere, sono progettate in maniera tale da permettere il convogliamento del percolato al fondo discarica e per poi canalizzarlo verso un sistema di drenaggio predisposto e una cisterna di raccolta. E’ evidente che il sistema utilizzato nella vecchia discarica di Celico non funziona come dovrebbe probabilmente perchè le vasche di raccolta sono state dimensionate per 68.000 metri cubi, il volume previsto nel progetto originario, e non risultano sufficienti a smaltire i rifiuti sversati in eccesso (107.000 metri cubi). Immaginiamo perciò come in tutti questi anni sia stato gestito, raccolto e smaltito e il percolato e quanti gravi danni abbia già arrecato l’ecosistema dell’area. Alla vista di tale disastro ambientale il Comitato Ambientale Presilano ha informato il Noe (Nucleo Operativo Ecologico dell’Arma dei Carabinieri), presentato regolare denuncia presso prima presso la caserma dei Carabinieri di Celico e depositata poi presso la Procura della Repubblica di Cosenza e il Corpo Foresta dello Stato. A nostro parere l'area va posta sotto sequestro per essere sottoposta ad analisi accurate per redarre un piano di ca-

Per l’ennesima volta cittadini si vedono costretti a supplire all’assenza delle istituzioni preposte alla tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Il Comitato Ambientale Presilano ha rilevato casualmente, nella mattina del 4 ottobre, un preoccupante sversamento di percolato all’esterno della vecchia discarica pubblico-privata (So.Ge.d.), chiusa nel 2003. La scena cui il Comitato ha dovuto assistere ha interessato gran parte della sede stradale, che porta all’area interessata “dalla vecchia e dalla nuova discarica”, ricoperta da fango misto a percolato; la vallata sottostante il bordo strada invasa dal medesimo mix inquinante, il quale è stato evidentemente accompagnato a valle dagli operatori che sul posto adoperavano lavori di messa in sicurezza del gabbione di contenimento in parte franato; pozzetti adibiti alla raccolta del percolato stracolmi e al di fuori di questi evidenti e importanti quantità di percolato lasciate lì alla portata di tutti; pozze di percolato non controllate che lasciano ben poca prospettiva positiva ed infine i massi contenuti nelle gabbie d’acciaio, che fungono da diga per trattenere 107.000 metri cubi di rifiuti sversati negli anni, per lo più

ratterizzazione propedeutico alla bonifica del sito. La messa in sicurezza è solo una misura atta a mitigare e contenere i contaminanti che ci costa più di 500.000 euro. Solo un serio progetto di bonifica può permettere di risanare l’area. Chiediamo che la normativa Nazionale ed Europea che indica dettagliatamente come gestire i “siti contaminati” venga rispettata ed puntualmente applicata. La fuoriuscita di percolato ha provocato la reazione scomposta da parte di chi ha tentato di sminuire l’accaduto identificandolo in un’ errata manovra da parte degli operai impiegati nella messa in sicurezza. Secondo costoro sarebbe stato danneggiato un tubo che canalizza il liquame verso la cisterna di raccolta del percolato, ubicata a pochi metri dalla fuoriuscita. Il percolato fuoriuscito è stato poi raccolto da un’autocisterna e l’infiltrazione “bloccata”. Le immagini parlano chiaramente di una colata di cemento sversata per tappare alla meglio una copiosa perdita di percolato che potrebbe trovare facilmente sfogo da un’altra parte inquinando pericolosamente le falde acquifere. Inoltre la colorazione scura delle pietre utilizzate nei muri di sostegno lasciano non pochi dubbi sugli sversamenti avvenuti nel tempo. Il video e le immagini dellle fuoriuscite di percolato diffuse dal Comitato Ambientale Presilano, mandati in onda anche dal Tg3 regionale e da Il Fatto Quotidiano, documentano inequivocabilmente l’elevata criticità di contrada San Nicola. In un’interrogazione parlamentare, che ha dato voce alla grave problematica, sono state poste le domande: “chi doveva vigilare e non l’ha fatto? Come si intende rimediare? Soprattutto: quali danni ci sono stati per l’ambiente e a quali rischi sono esposti i cittadini?”


Il Comitato Ambientale Presilano si riunisce in assemblea almeno una volta la settimana, normalmente il lunedì, presso la sala multimediale sita nella vecchia stazione delle Ferrovie della Calabria di Rovito. La chiusura della discarica illegale di Contrada san Nicola e la bonifica dell’area dagli inquinanti diffusi nell’aria, nell’acqua e nel suolo per lo sversamento di rifiuti avvenuto negli anni nelle discariche autorizzate e non, sono solo alcuni degli obiettivi che il Comitato persegue. I diversi gruppi di lavoro svolgono un lavoro certosino per individuare le soluzioni migliori per la gestione dei rifiuti, la salvaguardia del territorio, l’utilizzo pubblico e partecipato dei beni comuni ad iniziare dall’acqua. comitatoambientalepresila@gmail.com https://www.facebook.com/comitatopresilano https://comitatoambientalepresilano.wordpress.com/

Via l’immondizia dalla Sila! Il Comitato Ambientale Presilano vuole portare all’attenzione di tutti un problema che si trascina da molto tempo e che si va sempre più incancrenendo: la spazzatura che campeggia per tutta la Sila, eredità dei bagordi estivi. La situazione è incresciosa e non si vede al momento alcuna azione che ne lasci presagire la risoluzione. Le responsabilità vanno ricercate negli amministratori dei comuni dei territori interessati, in quelli dell’Ente Parco, ma anche nel comportamento di cittadini poco educati al rispetto della natura, un bene comune inestimabile. Da una parte le amministrazioni si lavano le mani e scaricano le responsabilità sui cittadini irrispettosi del divieto di abbandono dei rifiuti, imputando l’incuria alle scarse disponibilità finanziarie. L’Ente Parco della Sila a sua volta rigetta la colpa sulle amministrazioni che dovrebbero provvedere alla salvaguardia del territorio e invece restano indifferenti al disastro ecologico in atto. I cittadini più o meno sensibili si dichiarano impotenti di fronte a cotanta indifferenza da parte delle istituzioni. In questo teatrino ad essere sacrificato è un patrimonio naturalistico tra i più belli al mondo, riconosciuto persino dall’UNESCO, che ha indicato la Sila “quale Riserva della Biosfera italiana nella Rete Mondiale dei siti di eccellenza”. E ha continuato: “La Sila, il più vasto altopiano d’Europa, dalle connotazioni paesaggistiche uniche, conquista così la giusta ribalta internazionale, rafforzandosi nel ruolo di polo attrattivo per il turismo naturalistico d’eccellenza”. Come si conciliano le valutazioni

dell’UNESCO con i cumuli di spazzatura, in alcuni posti delle vere discariche a cielo aperto, che è sempre più frequente osservare nel territorio silano? I problemi che si pongono sono numerosi: l’inquinamento di suolo e acque va ad alterare le biodiversità presenti in Sila sia da un punto di vista botanico che faunistico. Le conseguenze sono disastrose anche su attività molto diffuse come la raccolta dei funghi, o il pascolo delle mucche in particolar modo di quelle in transumanza. Senza contare il costante e violento deturpamento di un paesaggio naturale di altissimo valore. Crediamo sia necessario uscire dal circolo vizioso dello scaricabarile. Per uscire dall’impasse in cui il nostro territorio è piombato è necessario che ognuno faccia la propria parte. Le amministrazioni che gravitano sul territorio silano, una volta riconosciuto il problema come prioritario, dovrebbero coordinarsi, in modo da impiegare unità lavorative nella pulizia della Sila, cominciando dai punti più frequentati e sudici. Basterebbero poche giornate di lavoro impiegando un numero esiguo di unità lavorative per fare un notevole passo avanti; non crediamo sia impossibile poter attingere alle risorse dei comuni per una simile operazione. Il passo successivo è necessariamente quello di vigilare affinché la Sila rimanga pulita prevedere personale che abbia questo specifico impiegato in tale compito. La sinergia tra Ente Parco, Corpo forestale e Azienda Calabria Verde sarebbe utile per perseguire questo scopo. Chiaramente queste sono solo delle pri-

me ipotesi di lavoro, dettate dal buon senso, che consentirebbero in tempi brevi di impostare la risoluzione di un problema annoso. È fondamentale vincere l’indifferenza, a causa della quale un patrimonio naturale importante rischia di essere irrimediabilmente compromesso, con conseguenze gravi per l’economia già compromessa del territorio. È scontato che una cura maggiore del paesaggio gioverebbe all’economia del territorio. Un’attività che deve essere informata in primo luogo alla salvaguardia del territorio e alla promozione esclusiva di attività ecologicamente compatibili. Ci si chiede quindi perché non sia stata predisposta la raccolta differenziata a Camigliatello e nei villaggi Silani. Gli alti costi del servizio dovuti alla scarsa densità abitativa che potrebbero far pensare ad una non economicità del servizio potrebbero invece essere un ottimo incentivo per sensibilizzare i cittadini alla cura del territorio. Programmi e progetti scolastici che spingano i ragazzi a interrogarsi sulle problematiche ambientali sono la garanzia per un futuro ecocompatibile. Il Comitato Ambientale Presilano, per rompere l’immobilismo delle istituzioni, sta pensando ad una provocazione: gruppi di cittadini potrebbero ripulire le zone più degradate della Sila chiedendo subito dopo, in modo provocatorio, di essere remunerati dalle amministrazioni competenti per il servizio svolto attuando una sorta di sciopero al contrario. E’ giunto il momento di riappropriarsi del territorio.


Il coraggio di cambiare Un’altra strada è possibile

Il senatore PD Esposito alla fine ci ripensa. La nuova bufera sulla Tav nasce proprio da colui che ha sempre sostenuto e si è battuto per la realizzazione dell'alta velocità. Esposito più volte è stato attaccato dal movimento No Tav ed ora è proprio lui che minaccia l'interruzione dei lavori perché "se il costo della TorinoLione fosse di 7 miliardi (anziché i 3 previsti) meglio pagare le penali alla Francia". Dichiarazioni quasi choc che però portano alla ribalta una questione di cui il decreto Sblocca Italia velocizza l'iter di approvazione. Il TAV forse è troppo costoso! Bene, e anche inutile, diciamo noi. Non solo per la logica del profitto, ma perché al servizio di quella logica del produci-consuma-crepa che non dà la vera felicità. Sono 20 anni che lo ripetiamo. C'è chi è nato ed è cresciuto lottando contro il TAV, chi ha rischiato di morire, chi s'è preso le manganellate, le denunce, perdendo ore di sonno e lavoro, sacrificando affetti. Ma non ci preoccupiamo per questo: donne e uomini della Valle, e non solo, hanno scoperto la rivolta, la dignità, la vita. Quella logica “crea” solo rovine l’emblema delle quali sono i cumuli di immondizia che ci avvelenano e uccidono, l’enorme fiera dell’usa e getta, dello spreco programmato. Il territorio viene usato come merce di scambio per affermare potere e controllo sociale, attraverso l’indotto dell’edilizia che continua a essere settore trainante nonostante la crisi. Il governo approfitta delle alluvionate Genova e Parma per rilanciare lo “sblocca Italia”, che renderà ancora più sciolte le briglie del motore delle grandi opere. Secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale in Italia viene cementificata una superficie di circa 86 ettari al giorno, ovvero quanto una grande città, interi territori inghiottiti. La logica seguita è quella della rendita fondiaria speculativa. Costruttori e politici continuano a espandere senza fine le città, mentre nei centri storici aumentano le case vuote" e questa "Senza futuro. Era un slogan del movimento punk, è divenuto l’orizzonte limitato di una classe

politica che non bada neppure più al proprio domani, preoccupata dall’arraffare tutto e subito. Le lotte territoriali hanno aperto lievi spiragli per un percorso diverso, perché nei momenti apicali hanno consentito la ricreazione di uno spazio pubblico strappato alla delega democratica. L’emergere di un immaginario che allude all’incompatibilità tra capitalismo e salute, tra capitalismo e domani,offrendo spazi all’emergere di un immaginario, che mette all’ordine del giorno, come necessità di sopravvivenza, la rottura dell’ordine della merce, l’esaurirsi dell'adesione alla logica perversa del consumo in cambio di servizi sociali. La piccola dimensione, l'autogestione dei territori e

delle proprie vite, un'idea di relazioni sociali che rifiuta il profitto e sceglie la solidarietà, un'utopia concreta per tanti, in ogni dove, uniti al di là delle frontiere che separano gli uomini e le donne ma non le merci. Leggendo i racconti di chi era in quei boschi, la mente è corsa ai nostri boschi, alle nostre valli, alla nostra lotta. Tante volte, quando la violenza dei governi ci ha colpito, il mutuo appoggio delle lotte ci ha offerto solidarietà attiva. La possibilità di riprenderci le nostre vite, sperimentando i modi per garantirci salute, energia, cura degli anziani e dei bambini fuori e contro il recinto statuale. La scommessa è tentare percorsi di autono-

mia che ci sottraggano al ricatto delle regole dalla governance transnazionale, alla continua evocazione dell’apocalisse che abbatte chi non segue i diktat della politica nell’epoca del liberismo trionfante, della finanza anomica, della logica del fare per il fare, perché chi fa mette in moto l’economia, fa girare i soldi, “crea” ricchezza. Quando una comunità, in equilibrio con i luoghi in cui è vive, attua una gestione diretta delle proprie necessità e delle proprie risorse preleva quanto è indispensabile e definisce modalità di sfruttamento che non ledono le potenzialità delle risorse, in tale maniera non inibisce il futuro sostentamento e, con comportamenti adeguati tende a ridurre al minimo gli effetti negativi connessi alla trasformazione del territorio. Forse non è troppo tardi. Gli utilizzatori finali la gente comune, ormai sà quali sono i guasti e le cause. Ma lo subiscono acriticamente. Percepiscono l’ineludibilità della merce o della trasformazione e cominciano a maturare richieste alternative, ancora sommarie però, locali, si fa qui o là, e non viene chiesto in modo forte e coerente il cambio strutturale, non si fa proprio. Le comunità possono conservare e migliorare la qualità ambientale del proprio territorio ed il benessere degli individui che la compongono. Tale capacità, o diritto, è una priorità assoluta, indiscutibile, non barattabile con alcun tipo di interesse, istituzionale o privato, nè compensazione economica che tenga. Non vi sono valori superiori al diritto di vivere bene in un luogo e di gestire la propria esistenza in un rapporto qualificato con il sistema naturale e sociale in cui si svolge. Quando il prelievo di una risorsa, la trasformazione di un’area, la costruzione di un infrastruttura danneggia l’equilibrio di un territorio e peggiora quindi le condizioni di vita delle persone che compongono la comunità, esso non va attuato.


PROGETTO SCUOLE: ZERO-ILFUTURO NON È UN RIFIUDopo il successo raggiunto nell’anno scolastico 2013-2014 dal Comitato Ambientale Presilano nell’Istituto Comprensivo di Pianette-Rovito e Magli, dimostrato dall’entusiasmo e dalla partecipazione attiva di alunni e insegnanti coinvolti, il Comitato anche quest’anno torna nelle scuole,coinvolgendo altri Istituti Comprensivi come quello di Spezzano della Sila e l’ I.C. della contrada “Spirito Santo” di Cosenza, con lo stesso progetto, ampliato con nuovi laboratori e attività volte a educare le nuove generazioni alla consapevolezza su temi di sostenibilità ambientale e del consumo critico e coinvolgendo anche le famiglie, al fine di stimolare la riflessione sui problemi ambientali per un cambiamento nello stile di vita che parta dalle piccole azioni quotidiane per arrivare a rifiuti zero. La strategia Rifiuti Zero non è un’ utopia, ma un insieme di regole utili a salvare la salute e il pianeta. l cuore della metodica proposta è il video “La storia delle cose”, video dal successo mondiale, tradotto in numerose lingue e prodotto da un’associazione ambientalista statunitense nel 2007, che propone in modo “divertente” e veloce una critica serrata e documentata/documentabile al sistema capitalistico neo-liberale dominante. basato sull’ iper - consumismo. Si parte dall’estrazione di minerali che significa sfruttamento di territori e popolazioni, per passare alla produzione con l’inevitabile inquinamento ambientale, alla commercializzazione, alla pubblicità, al consumo di tipo usa e getta e infine, ma sempre più velocemente, allo smaltimento di oggetti che ancora funzionano. Gli obiettivi sono:  favorire la consapevolezza degli studenti sui temi della sostenibilità e del consumo critico, tramite la conoscenza approfondita della raccolta differenziata porta a porta;  promuovere un uso responsabile delle risorse del pianeta (acqua, energia, terra,...)  stimolare gli studenti a elaborare proposte concrete per cambiare il proprio stile di vita in ambito individuale, scolastico, familiare e a metterle in pratica in relazione all’obiettivo “verso rifiuti zero”.  informare e fornire strumenti per attivare un cambiamento degli stili di vita  avviare comportamenti e pratiche solidali, eque e sostenibili per il rispetto dell’ambiente e degli individui  favorire momenti di partecipazione attiva alla difesa dei beni comuni e dei diritti individuali e collettivi  vivere lo spazio scolastico come luogo della relazione, dello scambio di conoscenze, del fare e dello stare bene insieme. I giovani devono saper riconoscere e difendere la bellezza del proprio territorio, che non è cosa separata dal benessere e dalla salvaguardia della natura. L’insieme dei beni naturali e delle opere è testimonianza dello sviluppo della cultura di un Paese nella sua storia, ma troppo spesso questi beni vengono

compromessi dalla speculazione, dall’incuria e soprattutto dall’ignoranza, causando così catastrofi naturali, deterioramento e disastri ambientali. L’ articolo 9 della Costituzione italiana prescrive esplicitamente che “la Repubblica tuteli i Beni Culturali ed Ambientali della nazione”. Spesso tutto questo è stato ignorato e i beni ambientali deturpati per dare libero sfogo allo sfruttamento delle risorse, alla cementificazione selvaggia e all'inquinamento. Non ci vuole molto a distruggere la bellezza! La costituzione viene bellamente contraddetta dalla politica del nuovo governo Renzi con il decreto “ Sblocca Italia” il cui articolo 35 contiene una serie di disposizioni finalizzate al trattamento dei rifiuti che prevede l’impiego di inceneritori e discariche. Che messaggio dà lo Stato alle giovani generazioni? Come potrà spiegare questo Governo agli uomini del futuro questa grande contraddizione in seno alla Costituzione? Il messaggio non è così criptico : la speculazione ha la meglio sulla cultura e la bellezza del nostro Bel Paese, a discapito anche della salute dei cittadini. Questo progetto vuole portare avanti, con modestia e determinazione, l’idea di un giovane del sud, per questo ucciso dalla mafia, che spiegava l’importanza della difesa della bellezza e affermava:

si fornirebbe di la , te en g a ll a se la bellezza e l’omertà. ra u a p “Se si insegnas la e, n n la rassegnazio ll’improvviso, co a i un’arma contro rt o s i z z la a i orrendi p tive, ci si abitua la u ec p All’esistenza d s i n io z a allore, da oper e finestre, le ll a e in d n tutto il loro squ te le no lità, si mettono tica di come era en con pronta faci im d i s ci to s nzale, e pre fatto che è così, lo o s piante sul dava il er p , a s a, ed ogni co . È per quere p em s quei luoghi prim er p e re é in e così da semp a bellezza: perch ll pare dover esser a te en g la re ebbe educa e e la rassegna in d tu sto che bisogner bi a l’ iù p i ore” non si insinu riosità e lo stup uomini e donne cu la i iv v re p to gano sem Peppino Impasta zione ma riman

Il Gazzettino della MUNNIZZA  

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