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Violenza sportiva: quando una partitella tra amici trascende in un reato.. di Nicolò Marcello

In un mondo “calcio dipendente”, sono - forse - più frequenti le partitelle tra amici che le sfide tra professionisti: avete presente i noti match “scapoli / ammogliati”, “1a B / 1a B” dei tempi di scuola ? Si cerca sempre e solo di divertirsi, ma non è sempre così che va a finire, né nelle partitelle, nè nelle sfide agonistiche. Forse non ve lo ricordate, ma nel 2009 un calciatore di origini belghe, lanciandosi in un contrasto palesemente “duro” su una palla vagante, colpì un avversario, spezzandogli di netto una gamba; la giustizia sportiva decise per lui soltanto dieci giornate di squalifica. Altro esempio, qualche anno prima: in Olanda, un Giudice condannò a sei mesi di reclusione un giocatore ritenendolo colpevole autore di un fallo volontario che causò all’avversario gravissime lesioni fisiche. Qual è dunque il limite tra illecito sportivo ed illecito penale? In genere, l’attività sportiva comporta una certa dose di carica agonistica, carica che può condurre - a seconda delle discipline - al contatto fisico. Al fine di stabilire il confine fra rischio insito nella pratica sportiva e lesione è utile distinguere l’attività sportiva in tre categorie, (i) l’attività sportiva necessariamente violenta, come il pugilato; (ii) quella a violenza eventuale, ove il contatto fisico è possibile ma non necessario, come il calcio o il basket; (iii) le attività dove la violenza è - alla radice - esclusa dalla tipologia di attività esercitata (nuoto, tennis, l’atletica leggera). Ebbene, se l’ultima ipotesi non crea problemi di sorta, nelle prime due categorie occorre stabilire se - e quando - l’ordinamento consenta di ritenere non punibili le lesioni provocate nell’esercizio dell’attività sportiva.

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la via dell’informazione

E’ questo il cd. “rischio consentito”: così sentenzia, in tempi relativamente recenti, un Tribunale Lombardo: “In tema di lesioni personali cagionate durante una competizione sportiva, la condotta lesiva può andare esente da sanzione penale se ricompresa nell’area del cd. rischio consentito, cioè il limite delineato dal regolamento tecnico della singola disciplina entro il quale lesioni personali provocate all’avversario non rilevano penalmente se riconducibili al normale svolgimento dell’azione sportiva. La violazione consapevole delle regole tecniche può, invece, comportare una responsabilità penale (per dolo o colpa) perché, in tal caso, la

Piu Magazine - Luglio Agosto 2012  

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