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Autorizzazione Tribunale di Pesaro n. 539 del 22/09/2006

Anno 6 _ numero 34 settembre/ottobre 2012 _ distribuzione gratuita

Gusto e tradizione: cibi e bevande di una volta


www.più-magazine.it

Anno 6 - Numero 34 settembre_ottobre 2012 Distribuzione gratuita Autorizzazione del Tribunale di Pesaro n. 539 del 22/09/2006 Editore Sara Parroni Anteprima Web s.r.l. Via Nolfi, 56 - 61032 Fano (PU) C.F. e P.IVA 02404490415 Direttore responsabile Bruno Chiavazzo direttore@fanoinforma.it Redazione per inviarci i vostri comunicati redazione@fanoinforma.it

La copertina di questo mese

è dedicata a Martina e Marco, titolari della nuova “Osteria dalla Peppa”, da poco inaugurata in via Vecchia, nel centro storico di Fano.

Hanno collaborato a questo numero Sara Parroni Bruno Chiavazzo Beniamino Mengacci Jacopo Frattini Federica Rossini Stefano Orciani Alessandro Bianchi Foto in copertina Ph. Marco Trionfetti Impaginazione Anteprima Group s.r.l. Stampa Arti Grafiche Picene Telefono redazione 0721 831507 Per la tua pubblicità su Più Magazine telefonaci al numero 0721 831507 www.fanoinforma.it

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la via dell’informazione


e sa anch i è chiu s , o t t s a o t g s e ese di a o ma l’e p m l m e e t d l e e b fin ano? polo di za della alle a F m n p a e s i, c r s id e o t c ll e t a h e oin Cari L a qualc o messi tante, a prio in c o ancor ci siam er un is m e p gge, pro t e i r a t io t v a s p a n e e e o a prihe nd ors prim fine dell porte, f re. Ma c no abba a o delle n ia e ll a c iv ll a r h a r in o i a è t c m l’ la o con o lascia ni non e e rico a scintil ’autunn a ragion l’avevam . L’unic ccupazio state. L n e o e u ’e e iv t r t m e s p o a o n e c g c e u e le q ta n e ars sto en biciclet ne è ch isogna f di attes o è rima a t io B ll s i, z . e e a is r a d r s it c il n o n i e s tto ,d senza l’u è fi la s mitare simo, tu spread” i giorni li subito: “ is h i i c ll d lo d o e o p b e a r i m o iv d at arla iat nto; Dicia nel giro che è st ida iniz opravve uato a p a v o s t v p in a t il o fi r m n o n p e o s t o c e g im gli alparte il à ha pr gge si è e si è s o con l’ scorso, i la realt d’agost olla” ch o o ulle spia b n à P S “ t n . . e a a ’a lo r m n o ll e a v U uate idic nda ti. ma rispetto o contin nso di r schiera lla seco % e n i e s o 0 il n s 3 o ig g a o v il t a ic u v e e ò è ven po polit non un blocco o di oltr tata per fatturat posti di i. In cam zione se za c’è s z ll o i la r e e d o r v lo p o li ia iz t o il i h n n p c i t a ta ga ato nti a tut Qualche orum or ccia nell ssottigli f . ia a a o r c b t t r t o e e t e u r w r m is t l v ia s m o lasc hanno anche a tori e co essun c tta. nti che , grazie i ristora senza n ia e e c t c m a o ia ato di lo c b c it i negozia o ì m r s i consim o c o o T c in c i , i l d coi suo idem gas te de azion i e r io n r h e b o ia t c h r id a le a s g ic a r e r d M Pr iguarbe nt di Regione i mesi r o e del della ce a colpi c la a im e , s d a s io ib r in o ic p t r S d p m ia stri se ei ne del le d ti da no ssioni n esenza hecché ne, ad e r la u c io p a c t o n s is n g la e d o e u n s li e o g sulla q no stati i accanit socomio rma.it c on la vo io ci so anoinfo e del no ggetto d tadini n r F iz o it u v c a t r à t r e d i u a s : r o s t e t is s e d ar za ia una ad altre tema ch to palm isodi di tempi s e a e p t i e d o s e s n i r d è a s o r r a o c g e z iv rrioc ro ez L’esit er un te pronto s aliera. D e all’alt nari. Alt p l d a io i a e t z t p a e a n s r c u u o e f g r ifi r e e n glieri e rvizi ad vuti rico aliera u anitaria ure e se sono do tenza s a osped c r , is u a e s t n t s ir r u a u f t r l’ f r t delle io sfo as da mparsa apace d per loro za di un o c , n c a e s e z h a ig n c t s e i e r olu incell e l’ letto on una uasi ass e. ro di ec c q t t iamo ch o n n d la e e n e r r c e m e C r t n a ia . n u fanese tuto not mo all’i gabile, rita amp el porto e parlia e lo me improro te ha po rogati n s N a e à t . e s o it h s la li ’e c s e t o e v s s e a nec lazion esi que arche a ila). litri di g na popo i lidi fan i 600m grandi b ’anno i t o d t s le e a e t t e u n n q i o e torio e u r : r t f uesto il o e equ solo dat 0mila a venia. Q i dieci m hi ha fr 0 n lo a c 2 U S ( i , r e , o i. n io r s ia r r a fi z e a p In sco llo staCes otore su ll’anno ina dei zia, Dalm nche quella su a r m a a o o a r t M t C e e a h p ll c a 160 ris e in bar e de e tasse, oiti per rializzat n terzo, r r t e direttor u lt t l a in a d a a o m le i n a r o t a o ra tervis revedev e si son ti inferio ha pers edeva t ono sta icolore he prev verno, p mparse r s c o t o o c G ” a s n a l a ic e li o t F m a d n u t co e ri -I di so na to Salva e sanno professo però la italiane e h i r o e c , c s h i e e n c n ll d r e a e “ a p li Le b detto loro tab uote. , in com scali ita del cosid o di 40 lusori fi mente v condo le n e a e t e i S h la m . c o fi o s ic a e n r risultato d sciarla I li sc ulta rimaste ria per la miliardi. o e o ne ris nto deg s n e iv ,5 o t o m s 2 n p a i u p a n n s o i zio a con cosa tr rti italia rato par di euro, a è una e dei po un fattu ic t in e li h o o c r p n milioni o a v la b la ire che ero e le posti di trebbe d i all’est t o 20mila a p p i p s a u c sono s mencea reagire rges Cle o e G nsabile o d an re respo o tt e ir Parafras d , i. hiavazzo ai tecnic Bruno C in mano

le Editoria

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indice

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settembre_ottobre

2012

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attualità

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Il web-forum sul Biogas La crisi affonda la nautica che prova a restare a galla Spending Review ed il futuro delle aziende municipalizzate

11 salute & bellezza

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I traguardi della nostra regione Pitinum Thermae: salute e benessere nel cuore del Montefeltro Difendiamo la tradizione

21 40 voci dal territorio

21 24 28 33 38

la via dell’informazione

“Osteria dalla Peppa”: cibi e bevande di una volta Quando le idee si vestono di eleganza: nascono creazioni moda Mazzanti Cashmere Alla ricerca del Tartufo Ideale Alexander Museum Palace Hotel: un albergo fatto a d’arte Migliaia di presenze al Festival del Brodetto 2012

cultura

40 42

Media e pubblico internazionale al Rossini Opera Festival Il sogno americano di Alessia Gatti


45 49 58 63 viaggi

45

Londra in 48 ore

lifestyle

49 52 53 54 55 56 57

Nuova Classe A: La compatta più elegante di sempre indossa l’abito sportivo

sport

58

Office: Smart Code

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Soir..noir

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“So”…trendy

Ancona Calcio, Alma Juventus Fano e PesaroFano calcio a 5: da quest’anno in campo con più energia

rubriche

63 64

Promotore finanziario buburger restaurant & coffe Il piatto è servito

Pallacanestro, voce del verbo Franco del Moro L’ombra che accompagna ogni numero uno

Piccole donne… crescono Il piccolo lord …A little lady

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attualità

Web-forum sul Biogas

A FANOINFORMA.IT AT ST TE A LL DA TA IA NC LA VA ’ESTATE INIZIATI LL DE SA US SC DI Ù PI A ND CE TI DELLA VI A CONFRONTO I PROTAGONIS

I protagonisti del Web-Forum: Stefano Aguzzi, sindaco di Fano e Floriano Rondina presidente del comitato contro il Biogas di Tombaccia e Monteschiantello.

La dea Discordia ha lanciato la sua mela sul comune di Fano, dove il 21 maggio scorso è stata depositata sui tavoli dell’amministrazione comunale, da parte di Prima Energia, società che lavora nel campo delle rinnovabili, la richiesta per i permessi di costruzione di centrali a Biogas, con in allegati i progetti, i tempi e i luoghi di realizzazione. Da questo momento il caos e le polemiche hanno preso il sopravvento. Le due fazioni, come tra guelfi e ghibellini, hanno iniziato a darsi battaglia a suon d’interviste sui media e per vie legali. Tutti i partiti hanno preso una posizione in merito, alcuni cittadini hanno protestato altri si sono limitati ad osservare l’evolversi della situazione mentre la società di costruzione degli impianti ha cercato di dare tutte le spiegazioni del caso sui progetti. Dopo aver letto e scritto tanto su questa vicenda, il direttore di Fanoinforma.it, Bruno Chiavazzo ha ideato, per dar la possibilità a tutti i cittadini d’intervenire con domande in diretta ai protagonisti, un web-forum.

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la via dell’informazione

All’incontro sono stati invitati tutti i principali attori della telenovela sul Biogas, ovvero il sindaco di Fano, Stefano Aguzzi, il presidente del comitato contro la centrale a Biogas Floriano Rondina e l’amministratore delegato della Prima Energia Alessandra Severini, che impossibilitata a partecipar, per impegni precedentemente assunti, ha comunque inviato dati e ogni possibile informazione a chiarimento. Il dibattito, moderato dal direttore Chiavazzo, ha ricevuto, in modo istantaneo durante il web forum, numerose domande da parte di cittadini desiderosi di capire qualcosa in più sul tema. Durante le due ore di diretta web sono giunti in redazione decine e decine di commenti in merito alla questione. Unica e prima iniziativa di questo genere, ha attirato l’attenzione degli internauti e di tutti i lettori che abitualmente seguono il quotidiano online. La partita sul tema Biogas resta più che mai attuale e ricca di continui capovolgimenti. La Regione, che in un primo momento aveva bloccato le autorizzazioni sembra ora intenzionata a dare loro il via libera, evitando così anche ripercussioni legali e ingenti risarcimenti alle ditte costruttrici. I Comitati seguono il tutto con grande attenzione e sperano di trovare il modo per impedire l’inizio dei lavori di costruzione, mentre i cittadini che abitano nelle vicinanze dei siti in cui dovrebbero sorgere le centrali, attendono con ansia di sapere se, dinnanzi alle loro case sorgeranno o meno i centri di produzione di questa nuova energia rinnovabile. Insomma come nelle migliori telenovele, i titoli di coda sembrano essere ancora lontani dall’essere scritti. Alessandro Bianchi


attualità

La crisi affonda la nautica che prova a restare a galla SETTORE L DE LO OL CR UN DI O AN RL I NUMERI PA I CHE NON SA COME RIALZARS

Il bilancio 2012 non è di certo positivo. Chiunque si sia addentrato in un porto italiano ha potuto notare la sparizione di yacht e barche a vela, che, non a caso, sono ricomparsi, quasi per incanto, nel resto del Mediterraneo. Trentamila imbarcazioni, questa è la stima dell’estate 2012, hanno detto addio ai porti italiani per ancorare in Francia, Croazia, Grecia o alle Baleari. Questa grande fuga era stata preannunciata dalla tassa sul diportismo, introdotta dal governo Monti, prima come imposta di stazionamento nelle acque nazionali e trasformata poi in tassa di possesso per gli armatori italiani. L’effetto era prevedibile: i ricchi, che sanno come difendersi, pur di non pagare, sono scappati. I pochi coraggiosi che hanno deciso di restare in Italia hanno comunque adottato precauzioni. Chi ha optato per imbarcazioni più piccole, meno dispendiose e più comode, chi ha ridotto le uscite e chi ha deciso di fare carburante all’estero, magari in Croazia, trovandosi a risparmiare circa il 25%. La fascia più colpita è stata sicuramente quella dei piccoli professionisti, possessori di barche tra i 10 e i 20 metri, che si sono trovati ad affrontare ulteriori esborsi per rinnovare il contratto per il posto barca e quindi mantenere il mezzo. La nautica infatti è da sempre un plus, non necessario, che puoi permetterti quando stai bene, ma che inizia a pesare dati i chiari di luna che ci sono oggi. Ogni porto quindi si è dovuto regolare conseguentemente alla crisi. “A giugno di quest’anno -stima Enrico Bertacchi, direttore della Marina dei

Cesari di Fano - sono stati erogati circa 200.000 litri di benzina contro i 560.000 dell’anno precedente. Abbiamo perso gran parte dei nostri clienti e non siamo riusciti a raggiungere i risultati che ci eravamo prefissati”. “Calcolando che ogni 4 posti barca - prosegue Enrico Bertacchi - si crea un posto di lavoro, siamo stati costretti a ridurre notevolmente il personale e a dover incrementare i servizi con la speranza che qualche turista, fermatosi in porto, sia invogliato a restare più giorni per visitare la nostra città magari con le biciclette che gli offriamo noi”. “Bisogna anche aggiungere - prosegue il direttore della Marina dei Cesari, Enrico Bertacchi - che il nostro porto è svantaggiato anche per le varie leggi ambientali che regolano il dragaggio. Mentre la Croazia, per colpa di leggi inadeguate, può buttare i fanghi di scarico in acque internazionali, a discapito dell’Italia, dato che tali acque si trovano a metà fra i due stati, la regione Marche è costretta ad aspettare che la vasca di colmata di Ancona, adibita allo scarico di sostanze inquinanti, sia pronta. Nell’attesa di questa vasca, divenuta vitale per il porto di Fano, è impossibile fare i dragaggi. La Marina dei Cesari può ospitare barche che pescano fino a 2 metri e 20 e la maggior parte di imbarcazioni a vela che potrebbero entrare in porto pescano oltre. Questo problema sommato alla diminuzione di barche a motori, che abbiamo perso in seguito alla crisi, ci ha impedito di eguagliare i fatturati degli anni precedenti”. “In Italia abbiamo tutto - conclude Bertacchi - un bel mare, monumenti secolari e un’accoglienza senza rivali. Bisognerebbe innovare le nostre marine prendendo come esempio il Dolomiti Superski, che consente ai propri clienti di usufruire di 1.220 km di piste. I porti italiani potrebbero risollevarsi organizzandosi in un sistema, simile a quello turco o croato, che con abbonamenti e soluzioni personalizzate permette di visitare tutte le marine della costa, da nord a sud, oppure solo una parte”. E.C.

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attualità

Spending Review ed il futuro delle aziende municipalizzate NNO LE NOVITÀ

GA QUALI SARA IE SP LI EL OR NT SA O RT BE AL L’ASSESSORE Si chiama Spending Review ed è un modo innovativo scelto dal Governo per parlare di programmi di risanamento dell’economia e per stimolare la crescita della competitività. Un parametro a cui dovranno adeguarsi tutti gli enti locali tra cui il Comune di Fano. Il neo assessore alle Finanze e Bilancio, Alberto Santorelli, sta lavorando ad un “processo” di revisione delle spesa che dovrebbe rappresentare uno dei pilastri di una nuova metodologia. Questa tecnica di fatto sostituisce la logica dei “tagli lineari” e il criterio della “spesa storica” con un sistema razionale di valutazione e programmazione - dice Santorelli - “che ottimizzi il mix di risorse umane e materiali a disposizione delle amministrazioni. Infondo la spending review serve ad eliminare sprechi ed inefficienze, a garantire il controllo dei conti pubblici, a liberare risorse da utilizzare per interventi di sviluppo e a ridare anche efficienza al settore per concentrare l’azione su chi ne ha bisogno”. Una manovra non proprio semplice tanto più che interesserà anche le due aziende municipalizzate come Aset spa e Aset Holding il cui futuro è legato ad una in evitabile fusione... “Prima di operare - ci dice l’assessore Alberto Santorelli - è indispensabile conoscere lo stato dei fatti, numeri e dati concreti. Per quanto affascinante sia la dicitura inglesizzata di questa manovra di contenimento della spesa, la ‘spending review’ nasconde la priorità di una necessaria analisi macro-economica che tenga conto dell’e-

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L’assessore alle aziende partecipate del comune di Fano Alberto Santorelli

voluzione che le due aziende in questi anni hanno evidenziato. Stiamo, infatti, lavorando sul piano degli investimenti, su quello delle risorse umane e sulla spesa complessiva. Una fusione che non potrà non tenere conto delle necessità ed indicazioni provenienti dal mercato, sempre più competitivo e a quello dovremmo saperci rivolgere con una capacità innovativa. Da una parte dunque la necessità di avviare un processo di razionalizzazione, che per quanto riguarda la nascita di un’unica azienda significherà passare da 16 attuali amministratori a 6 componenti così suddivisi: un presidente, due tecnici e tre revisori dei conti”. Ed il personale delle due aziende sarà oggetto di variazioni? “È proprio sulla necessità di garantire una continuità al personale che si stanno concentrando le


energie dell’assessorato, in un difficile momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo, garantire il lavoro ha una rilevanza peculiare e al tempo stesso sociale. Non possiamo e come amministrazione comunale, non vogliamo, affidarci a termini di discrezionalità ma intendiamo predisporre una manovra in grado di garantire un ‘passaggio’ morbido e completo degli attuali organici verso la gestione unitaria. I Piani di ristrutturazione e razionalizzazione che l’assessorato sta elaborando saranno ovviamente oggetto di confronto con la giunta in primis per approdare successivamente in Consiglio Comunale...” Spending Review: un meccanismo perverso dove da una parte si chiede di tagliare e razionalizzare, mentre dall’altra esiste la reale necessità di rimanere competitivi nel mercato economico... “Esattamente. Ha centrato l’obiettivo. Questo non significa che riformare la spesa pubblica sia una missione impossibile perché dalle stime emerse possono esistere margini di risparmio, ma quando si parla di servizi erogati dalle amministrazioni e mi riferisco ad Aset spa, è necessario mantenere un livello di qualità ed efficienza e per farlo, bisogna essere e rimanere competitivi. Le perfomance a cui i comuni sono chiamati da parte del Governo attraverso la ‘spending review’ si scontrano con realtà difficili e con la consapevolezza che ridurre la spesa riuscendo a mantenere invariati i servizi non sempre è automatico. Esiste un processo di studio e di valutazione molto intenso dove è necessaria anche la presenza di veri esperti. Stiamo lavorando su delle linee guida che dovranno portarci ad una nuova visio-

ne della spesa complessiva tenendo conto delle esperienze sin qui accumulate e soprattutto del background delle società, dell’amministrazione ed anche del patrimonio delle risorse umane. Come assessore alle Finanze e Bilancio credo che questa nuova esperienza nel mondo dei numeri e dell’economia mi abbia già messo davanti ad un percorso impegnativo ed importante dove ad ogni singola azione corrisponde un chiaro risultato ed una presa di posizione inequivocabile dettata dalle imposizioni del governo per il quale la ‘spending review’ rappresenta uno dei pilastri”. Jacopo Frattini

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I traguardi sanitari della nostra Regione

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za z e l l e b salute &

UN BILANCIO A CI AC TR , NI LA ZO EZ M O IN MER L’ASSESSORE REGIONALE, AL AMANTE DI DI A NT PU O, IC UN E AL ED SP DEL PROPRIO MANDATO: “O ” DI UN AMBIZIOSO PROGETTO Molto spesso quando andiamo a fare un semplice accertamento in ospedale o in un poliambulatorio per delle comunissime analisi del sangue, tutto ci sembra normale, quasi fosse ordinario, nel senso di comune amministrazione. Eppure il sistema sanitario è una struttura molto complessa del nostro ordinamento repubblicano: un sistema di welfare unico al mondo, che nonostante le mille difficoltà e problemi, garantisce un livello di assistenza senza pari rispetto ad altri modelli. Tuttavia le contingenze, l’evolversi della società ma soprattutto i tagli e la razionalizzazione delle risorse, impongono una profonda revisione del sistema medico e ospedaliero. Ne abbiamo parlato con l’assessore regionale alla Sanità delle Marche, Almerino Mezzolani, con cui abbiamo cercato di fare il punto sullo stato del sistema sanitario della nostra regione. Come si può descrivere il quadro attuale in cui si trova ad operare? “Quello che siamo chiamati a gestire è un passaggio estremamente delicato. La sfida attuale, globale prima e nazionale poi, va giocata fino in fondo nonostante le complessità: purtroppo si è costretti a portarla avanti in un contesto economico di un paese come il nostro, che allo stato attuale non è al massimo delle forze. In ballo c’è addirittura la salvaguardia del modello di welfare. Lo stato sociale e il modello socio-sanitario che è stato messo in piedi, difeso e garantito nel corso degli anni è duramente messo in discussione dai tagli che i governi progressivamente hanno attuato. Nei prossimi due anni e mezzo la sanità subirà ulteriori tagli per un ammontare complessivo di 23 milioni di euro, come sommatoria della scorsa manovra Tremonti, dell’attuale decreto sulla spending review senza dimenticare l’incidenza dell’inflazione e dell’aumento del costo della vita. Da oggi al 2014, il piano di sviluppo per la Regione Marche, prevede il reperimento di risorse per circa 540 milioni di euro con l’obiettivo di mettere in atto operazioni di riqualificazione. In questo quadro, va sottolineato che le Marche sono tra le regioni più virtuose presenti nel nostro paese: abbiamo saputo mettere a rodaggio quelle politiche di risanamento che oggi ci consentono di essere padroni del nostro destino e di difendere

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strenuamente un modello di welfare che abbiamo costruito, garantito e difeso nel tempo”. Cosa risponde a quanti sostengono che in Europa ci si sta dirigendo verso un modello di welfare di tipo anglosassone? “Non penso che la direzione sia questa, ma ritengo che sia giusto che venga difeso il nostro modello di tipo universalistico e solidaristico che abbiamo sempre conosciuto. Il problema è: con quali risorse siamo in grado di garantirlo, visto e considerato che quelle pubbliche via via sono sempre più ridotte? Una risposta al problema potrebbe essere quella di creare sinergie con i soggetti del mondo della cooperazione sociale, del volontariato e anche coinvolgere settori dell’imprenditoria privata. Ciò non significa svendere il sistema pubblico, in quanto una prerogativa è che il governo e la gestione dei singoli processi restino saldamente sotto il presidio pubblico ed il rapporto deve essere di totale trasparenza”. I dati indicano che la Regione Marche è una delle poche dove il sistema sanitario si può considerare virtuoso e nel tempo ha risanato i propri bilanci. “Abbiamo ereditato un disavanzo che stava intorno ai vecchi 300 miliardi di lire, 150 milioni di euro facendo una rapida conversione. Tutto ciò si è protratto fino alla fine del 2005, con un sistema che produceva annualmente 50 milioni di euro di debito: possiamo dire con franchezza che eravamo sull’orlo del commissariamento. Fortunatamente siamo riusciti ad imboccare una strada diversa fatta di riforme, con lo scopo di ammodernare il sistema grazie ad un progetto dentro il quale si sono superate le frammentazioni organizzative, le dispersioni di risorse e siamo arrivati nel 2007 al pareggio di bilancio. Ad oggi siamo una delle pochissime regioni che finanzia il proprio sistema esclusivamente con il trasferimento dello Stato, cioè senza aggiungere risorse provenienti dal bilancio regionale. In aggiunta, con orgoglio, possiamo anche dire che il sistema sanitario marchigiano garantisce un turnover di personale di circa il 70% a differenza di tante altre regioni che non possono assolutamente assumere nuove figure professionali a fronte di quante ne escono”.


Veniamo alla questione dell’Ospedale Unico Pesaro-Fano: il progetto di questa struttura si inserisce quindi in un quadro di razionalizzazione e di virtuosismo della nostra regione? “È esattamente questo quello che crediamo: un progetto che si colloca in un radicale contesto di riforme. Noi dobbiamo continuare sulla strada già imboccata, ma accelerando quel processo riformatore che abbiamo innescato a partire dal 2005 e che oggi dobbiamo portare a compimento. Le tappe che portano all’ideazione dell’Ospedale Unico possono essere riassunte in tre macro-fasi successive tra loro, in parte già realizzate. Da un lato un’ulteriore semplificazione organizzativa del sistema, passando dalle 13 Zone Sanitarie alle 5 Aree Vasta in cui è oggi suddiviso il territorio. Dall’altro attuare un aggiornamento del modello sanitario già esistente, rafforzando la rete, ridefinendo le risposte rispetto ai bisogni individuali ed integrando maggiormente le strutture tra loro. Quindi una riorganizzazione generale delle strutture esistenti, secondo un’ottica di razionalizzazione e di efficienza con operazioni di manutenzione e messa a norma. Poi un intervento di 16 milioni di euro che riguarda l’informatizzazione e un terzo passaggio, che la finanziaria 2012 ha sospeso, in cui era compreso l’Ospedale Unico Pesaro-Fano. Di Ospedale Unico se ne parla ormai da 30 anni, non si è fatto mai nulla perché se ne parlava senza mettere in atto quelle azioni per raggiungere l’obiettivo: negli ultimi anni, invece, abbiamo fatto un percorso articolato ma solido per arrivare a conclusione del progetto. Siamo partiti dall’integrazione funzionale tra le due strutture, quella di Fano e quella di Pesaro, cioè facendole lavorare insieme integrando funzioni e personale. Il passo più delicato, che poteva mettere a repentaglio il tutto, è stato l’individuazione del sito dove far sorgere l’opera. Nelle proposte avanzate dai comuni, i tecnici addetti hanno rilevato il luogo adatto dove poter realizzare tale struttura: Fosso Sejore che naturalmente rende più facile la realizzazione perché non si trovano opposizioni per le due città stando a metà strada. L’Ospedale Unico non è solo un progetto locale, ma regionale. Diventa un indispensabile punto di riferimento rispetto a questa provincia, che non penalizza il territorio, ma è l’unico modo per razionalizzare le risorse e ridistribuirle meglio su tutto il sistema territoriale. Ruolo fondamentale resterà quello attualmente svolto da Urbino, perché è l’unico ospedale di rete, punto di riferimento per tutto l’entroterra, attorno al quale ruoterà una rete di strutture che dovranno essere calibrate meglio sul bisogno del cittadino e delle sue esigenze”.

A quanti mettono in dubbio l’utilizzo delle due strutture, quelle di Fano e Pesaro che rimarrebbero inutilizzate, cosa risponde? “Stiamo già lavorando per capire il valore delle due strutture con un protocollo di intesa tra comuni e regione per far diventare gli immobili come patrimonio disponibile e non più classificate come immobili sanitari per accrescere la capitalizzazione complessiva. Ci vuole un po’ di tempo, ma verrà fatto con la massima precisione, perciò in questo momento non siamo fermi, ma c’è un lavoro minuzioso di tecnici e revisori. Il progetto prevede che all’interno delle due strutture esistenti si mantenga una parte ambulatoriale, di diagnostica e un’area di primo intervento”. Un progetto ambizioso, quindi, che si colloca all’apice di un intervento risanatore che dal 2005 in poi ha portato la nostra regione ai vertici del sistema sanitario nazionale per virtuosismo e funzionalità. Valori da salvaguardare e continuare a mantenere nell’interesse comune secondo progetti di razionalizzazione e di creazione di nuove opportunità lavorative ed imprenditoriali, nell’ottica di un costante miglioramento dei servizi offerti al cittadino. Beniamino Mengacci Federica Rossini

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za z e l l e b salute &

Pitinum Thermae: salute e benessere nel cuore del Montefeltro

ANCATO DA FI AF GI OG I, AL RM TE RE CU UN MODERNO CENTRO DI A MERAVIGLIOSA UN A. ER HI RG BE AL A UR TT UN’IMPORTANTE STRU TERRE DEL DUCA E LL DE E OR CU L NE X LA RE OASI DI

Roberto Corbucci Amministratore Delegato Pitinum Thermae.

Negli ultimi anni il concetto di benessere ha assunto nuove sfaccettature, ma soprattutto non viene più concepito solamente come un toccasana fisico ma anche psicologico. L’idea della rigenerazione psicofisica è diventata via via sempre più importante ed è per questo che nella fuga dalla routine quotidiana si ricercano luoghi dove il “relax” è la parola d’ordine. Ed ecco, che un comune dell’entroterra del Montefeltro storico, trova il proprio potenziale economico e di sviluppo in una risorsa del suo territorio: stiamo parlando del complesso termale “Pitinum Thermae” di Macerata Feltria, centro situato a pochi chilometri da Urbino, San Leo, San Marino

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e dalla riviera adriatica. Aspettando il ventennale dell’apertura, che ricorrerà il prossimo anno (1993 – 2013), le Terme di Macerata Feltria, riconosciute dal Ministero della Salute e convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale, con l’Inps e con l’Inail, hanno allargato la loro offerta di servizi aumentando l’attenzione per il cliente e per i dettagli. Oltre al complesso termale, infatti, dal 23 giugno di quest’anno, per chiunque voglia recarsi a Macerata Feltria ed usufruire dei servizi offerti da “Pitinum Thermae”, è possibile soggiornare presso l’Hotel Alessandra Gonzaga, dedicato all’allora contessa della zona, situato a pochi metri dalla struttura termale. L’Hotel quattro stelle, è stato ricavato dagli spazi di un vecchio convento delle monache Clarisse, risalente al sedicesimo secolo: al suo interno dispone di una Spa per tutti coloro che intendono soggiornarvi e non solo, in quanto la struttura è convenzionata con le Terme di Macerata Feltria. L’ Hotel è dotato di un ristorante, nel quale vengono serviti solo cibi genuini e locali, 30 camere suddivise in 3 tipologie differenti e un’area benessere composta da una piscina coperta, un ampio bagno turco affiancato dalla sauna, una zona relax con sala massaggi e tanto altro ancora. L’idea nasce da un’intuizione di un giovane fanese, Marco Carnaroli, che punta al connubio benessere e ospitalità, ricercando costantemente standard qualitativi eccellenti in linea con le aspettative di un consumatore informato come quello di oggi. Quella di Macerata Feltria, è una storia che parte


In alto: uno dei trattamenti disponibili a base di fanghi arricchiti di zolfo all’interno della struttura termale, una delle sale dedicate all’aerosol termale, per cure dell’apparato respiratorio, vasche termali con acqua benefica ad alte temperature. Vasche con cascate e getti d’acqua per un distensivo idromassaggio: un angolo di paradiso e una meravigliosa oasi di relax. A fianco la facciata principale del complesso termale.

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Comoda hall d’ingresso dell’Alessandra Gonzaga Spa hotel: accogliente ambiente luminoso arredato con comodi divani bianchi in stile chesterfield.

Marco Carnaroli direttore e ideatore dell’hotel Alessandra Gonzaga Spa.

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da lontano: l’importanza e il valore del territorio erano già noti in epoca romana, quando questo piccolo borgo di antichissime origini era riconosciuto come municipium di “Pitinum Pisaurense”. Gli scavi archeologici condotti dalla Sovraintendenza di Urbino, hanno riportato alla luce, negli anni settanta, tra le numerose testimonianze dell’epoca romana, conservate nel Museo Archeologico Comunale, preziose vasche termali a mosaico, a riprova di come, sin dall’antichità, la popolazione locale avesse già intuito quali fossero i preziosi effetti benefici dell’acqua sulfurea, terapeutici e curativi. Quest’acqua, che nasce a monte da antiche sorgenti naturali e per caduta scende nel centro termale attuale, ha delle proprietà mineralogiche sui generis: una combinazione importante in percentuale di zolfo e magnesio, ma anche di calcio, cloruro di sodio e solfato, raccolti nel tragitto dell’acqua attraverso la roccia. Ma è solo dagli anni ‘90 del secolo scorso, che si è avuta la lungimiranza di creare una struttura


Ampie camere che combinano uno stile contemporaneo ad un’atmosfera rilassata e senza tempo, con tocchi di legno naturale e note romantiche.

ad hoc, dove potersi da un lato curare e dall’altro trovare beneficio a livello sensoriale. Infatti è in questo periodo che l’amministrazione comunale diretta dall’allora sindaco, Maria Serena Leardini, decide di dare impulso al progetto imprenditoriale. L’idea di creare un polo termale importante e riconosciuto per le proprie caratteristiche e a quasi vent’anni di distanza il tempo, ha dato ragione a questa iniziativa imprenditoriale, alla cui conduzione attende oggi un consiglio di amministrazione, che ha come amministratore delegato Roberto Corbucci. L’acqua sulfurea di Pitinum Thermae è una delle poche ad aver ricevuto, dal Ministero della Salute, l’autorizzazione ad essere imbottigliata e messa in vendita in diversi circuiti, come il corner interno alla struttura o la rete di farmacie e di distributori dislocati a livello nazionale. Un riconoscimento questo, che valorizza gli scopi terapeutici che ne possono essere tratti, ad esempio per inalazione, nebulizzazione o per uso idro-

Corner shop all’interno della struttura termale con prodotti ad uso cosmetico e terapeutico.

ponico, avendo proprietà benefiche soprattutto per le vie respiratorie ma anche epatobiliari. A ciò si affianca un filone dermatologico, in quanto sono state riconosciute le proprietà cicatrizzanti, indicate per la cura della psoriasi e della bellezza della pelle; ed è per questo che negli ultimi anni la struttura offre servizi anche in ambito estetico, come impacchi a base di fango, arricchiti di zolfo, con evidenti benefici per l’organismo. Pitinum Thermae è quindi una di quelle strutture capaci di valorizzare un territorio e di creare opportunità di lavoro e professionali, in un contesto che altrimenti vivrebbe di possibilità occupazionali limitate. Il nuovo percorso del complesso termale si indirizza oggi verso un ambito turistico di qualità, per tutti coloro che ricercano un’oasi di benessere e un staff medico-assistenzialistico di pregio. L’aver inoltre saputo dare un impulso anche commerciale, con la vendita di prodotti cosmetici legati alle proprietà dell’acqua, dimostra i tanti settori in cui la fonte termale può essere declinata. Beniamino Mengacci Federica Rossini

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za z e l l e b salute &

Difendiamo la tradizione

Care amiche, eccomi di nuovo tra di voi. Ben ritrovate, spero che abbiate passato una buona estate, e che, con il sole, il mare e le ore piccole, (d’estate capita spesso) non abbiate trascurato troppo la pelle! Mi auguro che abbiate seguito almeno in parte i miei consigli, in particolare quello di mettere sempre la crema protettiva, specialmente nel viso! Se avete ottenuto una bella abbronzatura, adesso è il momento giusto per mantenerla il più a lungo possibile, e per questo abbiamo a disposizione delle creme doposole che prolungano la tintarella, apportando idratazione e nutrimento. Ora, mettiamoci al lavoro, riprendetevi cura del vostro viso e del vostro corpo affidandovi all’esperienza e alla professionalità della profumeria tradizionale, dove ogni cliente viene consigliata/o in base alle sue esigenze e dove lo scopo principale è quello di soddisfare pienamente le aspettative della consumatrice e ottenere il risultato sperato. A questo proposito proprio sotto l’ombrellone, un mio amico mi ha chiesto per quale motivo si dovrebbe preferire il piccolo negozio alla grande distribuzione, o nel caso della profumeria alle catene. Ho elencato una serie di motivi difendendo la tradizione, dal momento che da 20 anni gestisco una profumeria nata alla fine del 1800. La cliente che entra in profumeria, molto spesso, ha bisogno di “coccole” e naturalmente di consigli per qualche problema specifico, o semplicemente per provare un trucco nuovo, per scegliere un rossetto, oppure un fermaglio per i capelli, ebbene anche per le cose più banali ha bisogno di essere seguita e ascoltata. E’ proprio per questo motivo, che le aziende preparano corsi d’aggiornamento e

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organizzano meeting, dove ci si confronta con altri profumieri, si scambiano opinioni e soprattutto si accettano consigli da gente esperta in materia che opera nel settore da decenni, ai quali io e le mie collaboratrici partecipiamo spesso. Quando entrate in una profumeria tradizionale, siete accolte come se andaste a trovare un’amica, e siete libere di parlare dei vostri problemi e chiedere consigli con la massima tranquillità. Oggi c’è molta confusione sul mercato perché tutti possono vendere di tutto, ma il più delle volte si comprano delle cose non adatte perché nessuno vi aiuta nella scelta, oppure il personale non è preparato adeguatamente. L’acquisto di un profumo si può fare, se non siete degli appassionati che cercano la storia o qualche “chicca” informativa, anche in un libero servizio perché si spruzza...si annusa...e se non piace se ne prova un altro...praticamente ci si serve da soli. La cosa cambia totalmente, quando si vuole acquistare un trattamento cosmetico, una crema, uno struccante, un fondo tinta ecc...vale a dire tutti quei prodotti che vanno applicati e assorbiti dalla pelle e su cui non si può sbagliare. A questo punto è importante saper riconoscere il tipo di pelle per consigliare al meglio il prodotto. Nella profumeria tradizionale siamo noi che decidiamo cosa proporre alla persona che ci sta di fronte, in base al tipo di pelle e non perché dobbiamo promuovere questa o quella ditta. Nel nostro negozio trovate anche degli articoli che quasi più nessuno tiene, per esempio l’allume di rocca, che è una pietra naturale da usare come deodorante, i pennelli da barba in tasso, che sono


tra i migliori e più robusti, o anche i pettini in vero corno, indistruttibili e tanti altri articoli che mi piace definire “introvabili”. Parliamo anche della “nicchia”, chiamiamo così quella fascia di profumeria non commerciale che ha bisogno di essere valorizzata, fatta conoscere ed illustrata, raccontando anche la storia di come si crea e a cosa ci si è ispirati nella preparazione di un profumo. Diciamo che bisogna dedicare a questo segmento della profumeria più tempo di quello che si dedica normalmente, anche perché il prodotto di nicchia non gode di pubblicità, per cui non è conosciuto, e la clientela di questo genere di articoli è molto esigente perché è la più curiosa, fà tante domande e noi dobbiamo essere

sempre pronti a rispondere. Nel nostro negozio, quando acquistate dei regali, difficilmente avrete i pacchetti uguali uno all’altro perché li facciamo sempre personalizzati e sempre con qualche particolare che li distingue Ah dimenticavo una cosa molto importante: i prezzi, che ormai tra tradizionale e catene non c’è più differenza: ci siamo adeguati alla legge del mercato. Non so se per voi questi motivi sono sufficienti a farvi preferire il negozio tradizionale, ma il mio amico alla fine della conversazione era molto convinto delle mie motivazioni. Come sempre vi aspettiamo. A presto. Luciana

Profumeria Taussi Il vero profumo della vita... 21


“Osteria dalla Peppa�: cibi e bevande di una volta 23


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C’era un tempo in cui viandanti, pellegrini e militari dopo un lungo ed estenuante cammino, si fermavano a rifocillarsi e a riposare nell’unico posto in cui un tempo era possibile farlo: le osterie. Le prime erano situate lungo le arterie più importanti e frequentate del paese. Erano inoltre numerose nelle città con maggior sviluppo commerciale ed economico, nelle vicinanze di porti, piazze e mercati ed assumevano il ruolo che oggi è ricoperto dagli alberghi. A differenza di queste ultime strutture, le osterie erano alla portata di tutti anzi, senza alcun dubbio, erano principalmente frequentate da persone che con poche disponibilità si fermavano per bere e mangiare bevande e cibi caserecci. Fano, città di antiche origini e crocevia per migliaia di persone già dall’era di Roma, elencava all’interno del suo centro storico numerose locande con tradizioni di lunga data come: “El Curidor”, “Da Gino el Marutès”, “Dal Plat” senza dimenticare quella che veniva chiamata “Dalla Peppa”. Nei primi decenni del novecento la famiglia Biagiarelli nel dialetto fanese detta dei “Biagiarei,” era conosciuta per la gestione di un’osteria con alloggio. Questa era dedicata ai forestieri di passaggio sulla vicina strada adriatica e provenienti dai mercati del vicino foro Boario, che poi entrando da Porta San Leonardo giungevano nel centro di Fano.

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Le prime documentazioni risalgono ad una licenza di osteria, in via Vecchia nel borgo dei Piattelletti (Piatt’lett), rilasciato alla signora Giuseppina Mazzantini. Per questo motivo il locale viene ricordato come “Dalla Peppa”. Nella sua osteria la Peppa de’ Biagiarei, serviva vino e pietanze selezionate presso gli agricoltori dell’entroterra e poi preparate all’istante in base al prodotto di stagione reperito o prodotto direttamente. Nelle osterie oltre al ristoro si dormiva, si giocava, ci si fidanzava e si faceva anche l’amore. Per questo era insomma un luogo di socialità e incontro. Dopo oltre cento anni, l’osteria con cucina “Dalla Peppa” riapre e come una volta sarà veicolo di promozione e distribuzione di prodotti locali. Questo è infatti l’intento dei nuovi gestori dell’antico locale di borgo Cavour, due giovani che nonostante il periodo di crisi, tentano questa nuova avventura imprenditoriale. Nell’estate 2012, Martina e Marco, decidono di ristrutturare e riaprire al pubblico proprio quel locale in via Vecchia sotto l’insegna di Osteria dalla Peppa, per riproporre i piatti della tradizione. Il mix particolare, quanto affascinante, infatti mescola l’arredamento d’epoca per gli ambienti con la memoria storica dell’osteria. Associati ai piatti tipici della cucina di una volta, ci sarà un arredamento che riprenderà tutte le particolarità del passato. Si troveranno a far da contorno nelle varie sale antiche botti di vino in legno e vec-


Panoramica di una delle sale del locale

chie damigiane dei contadini di una volta. Ci saranno poi attrezzi e utensili tipici delle osterie e del lavoro che caratterizzavano la vita dei campi. L’attore principale della nuova “Osteria dalla Peppa”, come sottolinenano i gestori, sarà il vino. Questo verrà selezionato tra le cantine del territorio per far conoscere le qualità del biancame locale, tipico della vallata del Metauro e il Sangiovese dei colli pesaresi. Dal punto di vista gastronomico saranno riproposti prodotti poveri e piatti non elaborati, come da vera tradizione, ma provenienti dalla cultura culinaria delle nostre nonne. L’obiettivo è quello di far diventare le tagliatelle, i maltagliati e tutte le paste fatte rigorosamente a mano e mattarello l’oggetto di culto del locale, con sughi semplici ma di grande gusto. I secondi proposti saranno quelli del cortile e sempre di provenienza a km zero come oca, anatra e galletti. La cucina dell’osteria si caratterizzerà anche per la pasticciata e la crescia fatta a mano, insieme ai salumi e formaggi della tradizione. In conclusione della cena, la possibilità di assaporare dolci tipici come crostate e biscotti secchi. Lo slogan dell’“Osteria dalla Peppa” è preso da una frase di Gaudì: “L’originalità è il ritorno alle origini”. Questo sta a

significare che la differenza è il ritorno ai sapori, ai gusti e ai valori che la gastronomia del territorio rappresentano in termini di collegamento forte con l’agricoltura, l’allevamento e la viticultura dell’entroterra marchigiano, ricco di prodotti e valori inimitabili. Ripartire dalle origini dei sapori, quelli del ricordo, fatti a mano con passione utilizzando prodotti acquistati solo da allevatori e agricoltori del territorio per valorizzarlo e promuoverlo come elemento di riconoscibilità della città di Fano. www.osteriadallapeppa.it Alessandro Bianchi - ph. Marco Trionfetti

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Quando le idee si vestono di eleganza: nascono creazioni moda Mazzanti Cashmere


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STILE UNICO O UN IN O ON ND FO SI ZA AN TESSUTI ED ELEG SOBRI E SENZA TEMPO Per gli amanti del gusto e dello stile, nel cuore di Fano c’è una boutique votata all’eleganza fatta di codici semplici e sobri, per questo intramontabili. Parliamo della boutique Mazzanti Cashmere situata nella splendida cornice degli ambienti di Palazzo Alavolini del XVesimo secolo: sotto le volte ad arco, si snodano due locali raccolti che sviluppano uno spazio curato nei minimi dettagli, dall’atmosfera delicata dove ordinatamente sono esposte le collezioni più recenti per uomo e donna. Creazioni che trovano nel cashmere il prezioso materiale con cui vengono realizzate le diverse proposte: come ad esempio finissimi pull e calde maglie per lui, o ricercate ed eleganti stole rifinite con dettagli in pelle per lei. Tante soluzioni

per chi vuol vestire con cura ed eleganza, senza dare nell’occhio mantenendo un profilo discreto e pulito, ricercando nel cashmere un morbido e dolce abbraccio. Il negozio viene aperto nel 2007 da un’idea imprenditoriale di Marco Mazzanti, classe 1976, che sin da subito ha creduto in un tipo di abbigliamento collocato nella fascia alta del mercato. Un prodotto chiaramente di lusso che però, lo stesso Mazzanti, preferisce ridefinire come “sport chic” perché mira a sdrammatizzare quell’eleganza rigoristica tipica di alcuni dress code troppo impostati, come il british old style. A conferma del valore e della serietà di questo progetto, la boutique è stata scelta da marchi primari dell’abbigliamento italiano e non, specializzati in

In queste immagini gli interni della Boutique Mazzanti Cachemire, Via G. Serravalle, 4 - Fano.

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DAI TONI


prodotti dall’altissima qualità, come, solo per citarne alcuni, Agnona, Fabiana Filippi per la moda donna o Borrelli, Trikers e Barba per quella uomo. Accanto poi ai brand più conosciuti e pubblicizzati, la boutique propone anche una collezione total look a marchio Mazzanti Cashmere. Una linea che, dal 2005, si ispira ad alcune semplici regole del buon gusto: forme classiche riviste in chiave contemporanea, colori tenui e pastello, materiali preziosi e raffinati. “Inizialmente siamo partiti con solo la maglieria, con collaborazioni esclusive che continuano tutt’oggi come quella con Cariaggi o Loro Piana, icone di qualità nei filati; successivamente nel tempo, come naturale estensione, abbiamo sviluppato proposte total look”, racconta Mazzanti. Ed oggi infatti, è possibile trovare anche

pantaloni, camicie, capispalla e altri accessori realizzati non solo in cashmere, ma anche in seta o lana extra fine merinos. Inoltre da qualche tempo, la boutique mette a disposizione anche un servizio made to measure studiato per andare in contro alle esigenze più mirate della propria clientela e di coloro che richiedono un prodotto originale e senza compromessi. È così possibile realizzare abiti su misura per le diverse occasioni, ma anche un programma di camicie su ordinazione partendo dalla scelta dei singoli componenti e tessuti. Un mondo, quello di Mazzanti Cashmere, curato e raffinato, dove scoprire pezzi unici e proposte dal sapore classico adatti per un gusto metropolitano e moderno. Beniamino Mengacci

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Alla ricerca del Tartufo Ideale WEEK-END, TORNA O TR AT QU R PE E, BR TO OT L 13 A SANT’ANGELO IN VADO DA DELLE MARCHE TO IA EG PR CO AN BI O UF RT TA LA MOSTRA NAZIONALE DEL Risalendo il fiume Metauro, giunti nella tratto medio-alto del suo percorso, dopo aver superato l’ostacolo naturale della Cascata del Sasso, scopriamo un paese incastonato tra i rilievi montuosi di quello che una volta era il Ducato di Montefeltro, nel territorio della Massa Trabaria, la cui capitale era Sant’Angelo in Vado. C’è un’occasione particolare in cui Sant’Angelo prende vita risvegliando vecchie usanze, costumi e tradizioni, ma soprattutto, dando godimento ai palati di tutti i visitatori che giungono per la consueta Mostra Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato delle Marche di Sant’Angelo in Vado. La mostra che quest’anno raggiunge la 49esima edizione, nasce principalmente dall’idea di due cittadini vadesi, il maestro Alvaro Gagiotti, allora presidente della Pro loco e Dante Garulli che è

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stato uno dei primi a capire l’importanza del tartufo. Infatti quest’ultimo garantiva il servizio taxi per Sant’Angelo e anche per i comuni limitrofi. Il Garulli sfruttò questa sua attività per avviare il commercio del tartufo, tanto che veniva caricato in delle balle nel bagagliaio dell’automobile e poi trasportato in diverse regioni d’Italia, soprattutto verso il Piemonte e la città d’Alba, che registra la più antica edizione della mostra del tartufo in vigore da ben 82 anni. Il lavoro svolto in questo senso ha permesso alla manifestazione di Sant’Angelo in Vado di aumentare il suo spessore e di farsi conoscere anche al di fuori dei confini marchigiani. Tant’è che negli anni a seguire da semplice sagra di paese, anche per l’impegno profuso da Don Giovanni Balsamini nell’organizzazione, si è trasformata in una manifestazione famosa in Italia e all’estero.


Cercatore di tartufi con i cani suoi fedeli compagni di ricerca

Per questa edizione lo slogan scelto dai curatori dell’evento è di certo ambizioso, ed è una ripresa del titolo dedicato alla mostra sulla città ideale e cioè: “Il tartufo ideale, utopia o realtà?” La risposta sembra essere chiara, infatti nel territorio della Massa Trabaria, il Tuber Magnatum Pico, il tartufo bianco pregiato è una realtà. A supporto di questa risposta ci sono i dati. Nella zona dell’Appennino Umbro-Marchigiano, si produce il 30% circa dell’intera produzione nazionale del famoso tartufo bianco. Quella del tartufaio è una passione che nasce in passato all’interno delle famiglie contadine e si è poi tramandata di generazione in generazione, associando la passione per le camminate tra i boschi e il rispetto per l’ambiente. Ad accompagnare i tartufai nella ricerca, è sempre lui, il migliore amico dell’uomo, il cane. Quest’ultimi vengono addestrati ad individuare con il loro ottimo olfatto il tartufo, e gli è impartito l’ordine di non rovinarlo. Per il fondamentale e determinante aiuto fornito dai cani, che accompagnano i tartufai nel-

la raccolta gli è stato dedicato un monumento, inaugurato alla presenza del Senatore Luciano Lama nel 1987. L’opera dell’artista Giorgio Anselmi di Roma, voluta fortemente dall’associazione “Mostra nazionale cani da tartufo” presieduta dall’ex assessore alle attività produttive e turismo di Sant’Angelo in Vado, Fabio Guerra, è l’unico monumento a livello europeo dedicato al cane da tartufo. La kermess e avrà inizio come consuetudine nella seconda settimana di ottobre nel week-end del 13-14 ottobre e si protrarrà nei quattro fine settimana successivi. Sabato 20 e domenica 21 ottobre, arriverà nel comune vadese il 34° motoraduno europeo, che animerà con il rombo dei motori le vie della cittadina. Il terzo week-end (27 - 28 ottobre) la manifestazione raggiungerà il suo apice con l’assegnazione del “Tartufo d’Oro 2012”, riconoscimento consegnato a delle personalità del mondo dell’imprenditoria, dello spettacolo, sanità e altri ambiti. Tra i personaggi di spessore onorati con questo premio: Luciano Pavarotti, Gianni Morandi, Enzo

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Centro Storico di Sant’Angelo in Vado

Biagi, Maria Grazia Cucinotta, l’ex presidente del Senato Giovanni Spadolini e tanti altri. La quarta ed ultima settimana (3 - 4 Novembre) si concluderà con la fiera dei commercianti di tartufo oltre alla V Mostra Micologica a cura dell’associazione Massa Trabaria. In questi 4 appuntamenti, l’intento non è soltanto quello di far conoscere il tartufo bianco pregiato, che senza dubbio rimane il protagonista, ma si vuol far conoscere anche il territorio. Tutto ciò è da considerarsi come il prolungamento del progetto “AAAA...Offresi paese”, presentato dall’amministrazione comunale e dalla cooperativa “Il Cerchio”, che rappresenta la volontà di un intero paese di aprirsi e coinvolgere un numero sem-

pre maggiore di visitatori, non soltanto durante la mostra nazionale del tartufo, ma durante tutto l’anno. Infatti, le quattro A sono un acronimo per Ambiente, Archeologia, Arte e Antropologia. Cicerone definì il tartufo “figlio della Terra”. Duemila anni dopo è apprezzato in tutto il mondo e la stima nei confronti di questo prodotto della terra non sembra scemare. Per gustare quella che non è più una utopia ma una pura realtà, risalite il fiume Metauro e giunti nella Massa Trabaria, fermatevi nella sua capitale Sant’Angelo in Vado alla Mostra Nazionale del Tartufo Bianco pregiato delle Marche. Alessandro Bianchi

Inaugurazione del monumento in onore ai cani da tartufo. Al centro l’ex assessore Attività Produttive e Turismo di Sant’Angelo in Vado, Fabio Guerra e il Senatore Luciano Lama.

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Alvaro Gagiotti e Dante Garulli, ideatori della Mostra Nazionale del Tartufo Bianco pregiato delle Marche.

Nella foto in alto a destra: il cantante Gianni Morandi premiato con il Tartufo d’Oro e il sindaco di Sant’Angelo in Vado, Settimio Bravi. Sopra: il tenore Luciano Pavarotti, insignito del Tartufo d’Oro e l’ex ass. alle Attività produttive e Turismo del comune di Sant’Angelo in Vado, Fabio Guerra.

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49^ Mostra Nazionale del Tartufo Bianco pregiato delle Marche i fine settimana

dal 13 ottobre al 4 novembre 2012

albergo

Palazzo Baldani

la trattoria Taddeo e Federico

Via Mancini, 4 Tel. 0722. 810101 / 818892 SanT’angelo in Vado (PU)

www.taddeofederico.it/com www.palazzobaldani.it/com

Rimanda alle atmosfere ottocentesche quando la cucina era intrisa oltre che di ingredienti sapienti, anche della cura e dell’amore delle donne di casa. Questo è mantenuto e voluto come concezione filosofica dello chef Daniele Forlucci che interpreta la tradizione in maniera personalizzata fatta di ricerca e innovazione. Una cucina che va incontro al gusto moderno ed ai ritmi imposti al viaggiatore turistico e non.

La peculiarità della Trattoria Taddeo e Federico, è far conoscere attraverso proposte tramandate, la stagionalità dei prodotti del territorio tra cui il Tartufo Bianco Pregiato che va da ottobre a dicembre, i funghi, la selvaggina, i formaggi, la salumeria, il miele, i dolci tipici accompagnati dal vino santo locale.


Alexander Museum Palace Hotel: un albergo fatto a regola d’arte IGINALITÀ

GUE PER OR IN ST DI SI E CH A UR TT RU ST A PESARO UNA E SERVIZI AL CLIENTE

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La stele firmata Enzo Cucchi, presente all’esterno dell’hotel.

“Le poesie, le musiche e le opere d’arte sono pietre preziose dell’uomo e per l’uomo. E i Poeti, i musicisti e gli artisti sono minatori delle anime per le anime”. (Nani) Un uomo complesso, a tratti misterioso, sicuramente fuori dal comune. Quello che colpisce subito del Conte Alessandro Marcucci Pinoli di Valfesina, Nani per gli amici, è che pur non facendo niente di forzato per farsi apprezzare, si viene subito ammaliati e catturati da questa personalità così fuori dagli schemi, che non può che essere definita artistica. Avvocato per dodici anni, ambasciatore in Bolivia per quattro, presidente di varie società private ed enti pubblici, e indubbiamente, albergatore. Tanti i panni che il Conte Pinoli ha rivestito nella sua vita, ma la vera costante che l’ha seguito fin dai primi passi dell’infanzia, è stata l’arte. Passione tramandatagli dal padre, ha trovato terreno fertile in Nani, nato con quella sete di conoscenza e con quel bisogno di esprimersi, che solo

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poche persone hanno la fortuna di ricevere. Più che artista però, lo stesso Conte si definisce un “dilettante”, ma non nel senso dequalificante che comunemente le persone attribuiscono a questa parola, bensì nel senso di colui che si diletta a creare, a sperimentare, come se fosse il gioco di un bambino. Specificando però che quando i bambini giocano, lo fanno seriamente, seguendo delle regole e soprattutto, mettendoci tutto loro stessi. La “voglia d’arte” del Conte Pinoli era, ed è tutt’ora talmente imponente, da portarlo a creare una opera complessa e unica nel suo genere in Italia, come l’Alexander Museum Palace Hotel di Pesaro. Ma da dove nasce l’idea di fondere una struttura ricettiva con una struttura culturale? “L’idea viene da lontano - racconta il conte -, e per due motivi ben precisi. Grazie a mio padre, che mi ha tramandato questa passione, ho sempre avuto il sogno di aprire un museo d’arte contemporanea, che rispecchiasse le mie idee e soprattutto le mie convinzioni e intuizioni.


Uno scorcio della hall dell’Alexander Museum Palace Hotel.

Sogno che però doveva rimanere tale, visto che le spese per costruire e poi mantenere un museo privato sono ingenti e di certo non ripagabili con i soli ricavi derivati dalla vendita dei biglietti d’entrata. Da qui, l’idea. Essendo anche albergatore d’esperienza, visto che possedevo già cinque strutture alberghiere, decisi di provare a creare un albergo-museo che potesse così ammortizzare da solo le varie spese di costruzione e manutenzione”. “A rafforzare il desiderio di realizzare questo pro-

getto, - continua il Conte Pinoli - c’è stato il fatto che amo talmente tanto l’arte contemporanea, da volerla far conoscere a tutti, anche a coloro che la denigrano, ricordandogli che, nella loro epoca anche artisti indiscussi come Michelangelo e Raffaello sono stati artisti contemporanei”. Una struttura sicuramente senza difetti l’Alexander Museum che, a partire dalla location dove sorge, con un lato che si affaccia al monte e l’altro al mare, è un’opera d’arte a tutti gli effetti. Ci sono voluti ben quattro anni per realizzare le 63 camere del Hotel e più di 100 artisti hanno

Una camera dell’Alexander Museum Palace Hotel, firmata Valentini.

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dovuto lavorare al suo interno. La struttura è introdotta da una stele alta 16 metri realizzata da Enzo Cucchi, grande amico di Nani e artista famoso in tutto il mondo. Già dal parcheggio sotterraneo possiamo notare subito un’opera del tutto particolare. Le pareti sono infatti “affrescate” con un dipinto di Giuliano del Sorbo, rappresentante il Guglielmo Tell. Particolarità di questo dipinto, che si estende per diversi metri ricoprendo quasi tutta una parete del garage, è che è stato creato in 11 minuti e 28 secondi, ossia la durata dell’Overture di Rossini, musica che ha ispirato l’autore durante la realizzazione. Salendo troviamo la Hall che, creata da 25 artisti, trasmette subito la sensazione di essere in un mondo immaginario e quasi surreale. Dettagli come alcune opere di Bertini incastonate nelle piccole nicchie del soffitto, quasi invisibili, se non vengono fatte notare, fanno capire che l’hotel è stato creato basandosi sulla ricerca della qualità completa. Le camere, realizzate ognuna da un artista diverso, sono il vero punto di forza dell’hotel. Ogni artista ha lavorato all’interno della “sua” camera, creandone la struttura, l’arredamento e l’entrata, usando le più svariate tecniche e materiali. All’interno dell’hotel è possibile ammirare opere di artisti come Cucchi, Pomodoro, Bertini, Chià, Marotta, Dall’Osso, Paladino, giusto per citarne solo alcuni dei tanti che vi hanno lavorato. Un’altra innovazione che l’Alexander ha portato nel campo della ricettività, è che oltre ad essere uno splendido albergo-museo, è anche sede di alcune delle più importanti mostre contemporaUna camera firmata Brattini.

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nee in circolazione. “Amo definire la mia struttura una performance permanente - illustra il Conte -, non una semplice installazione, ma un qualcosa di vivo, in continuo cambiamento ed evoluzione”. Questo fattore, unito alla rigorosa professionalità del personale (completamente vestiti da pittori) e alla fantastica location, sono la ricetta giusta per creare una macchina perfetta, in grado di sopravvivere (alla grande) anche in un periodo di grande crisi come quello che stiamo vivendo adesso. “Per vincere la crisi, - consiglia Nani - non è più sufficiente continuare a puntare tutto sul sole e sul mare, non siamo gli unici ad averli. A mio avviso l’unico modo per andare avanti è crearsi una piccola nicchia di mercato, un prodotto pressoché unico nel suo genere, senza copiare troppo in giro. Insomma un turismo di scopo, più che di destinazione”. A testimoniare il successo dell’Alexander Museum Palace Hotel, il feed-back estremamente positivo degli ospiti che hanno scelto questa struttura. “Quello che mi fa maggiormente piacere- conclude il Conte Alessandro Marcucci Pinoli di Valfesina - sono le persone che vengono qui senza conoscere niente dell’arte contemporanea ed imparano ad amarla tramite il mio hotel e io non posso avere soddisfazione più grande di questa”. Un pensiero, quello del Conte Pinoli a testimoniare che l’amore e la passione uniti alla perseveranza e alla voglia di fare, possono portare alla realizzazione di un progetto straordinario come l’Alexander Museum Palace hotel, dove tutto è indubbiamente fatto “a regola d’arte”. Stefano Orciani


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Migliaia di presenze al Festival del Brodetto 2012 MILA LE PRESENZE O NT CE E TR OL NI OR GI E TR DURANTE LA SCE E TRENTA MILA I PIATTI DI PE “El brudèt”, come viene chiamato a Fano, viene celebrato nella Città della Fortuna da ormai un decennio in occasione del Festival Internazionale del Brodetto e delle Zuppe di Pesce. La X edizione tenutasi dal 7 al 9 settembre, ha trasformato con i suoi sapori e aromi provenienti dalle casseruole in cui sono state preparate le varie specialità di brodetto, il lido di Fano in “Spiaggia del Gusto”. Per festeggiare lo spegnimento delle dieci candeline, gli organizzatori hanno dato vita ad eventi collaterali e a numerose novità. Da sottolineare, in particolare, un cambiamento importante rispetto alle edizioni precedenti: non c’è stata la consueta gara tra gli chef, ma sono stati invitati i vincitori degli ultimi quattro anni per dare vita ad un riuscitissimo cooking-show che si è svolto al Palabrodetto. I sette chef di livello internazionale erano: Luigi Pomata vincitore nel 2011, Stefano Deidda nel 2010, Alberto Faccani nel 2009 e Mauro Uliassi vincitore nell’edizione del 2008. Insieme a loro altri 3 grandi figure nel panorama della cucina italiana come Danilo Tornifoglia, Federico Delmonte e Damjan Babic. Tra le novità che hanno fatto da contorno alla decima edizione del Festival un patner radiofonico d’eccezione: Decanter di Radio 2, seguitissimo programma condotto da Federico Quaranta e Nicola Prudente, che si occupa di enogastronomia, alimentazione e agricoltura. Rimanendo in ambito culinario, ad indicare il miglior abbinamento dei piatti ai vini d’eccellenza delle Marche è stato l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini. Tra le iniziative parallele al festival, “Mamma voglio il Brodetto” laboratorio interattivo per bambini, “Un libro al giorno” e “Note di Brodetto”.

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Ilva Sartini, direttore Confesercenti Marche-Fano, Pier Stefano Fiorelli, Presidente Confesercenti Fano, il conduttore della Rai, Paolo Notari e Enzo Vizzari, direttore delle guide de L’Espresso.

In occasione del decimo anniversario del festival, è tornato a Fano Enzo Vizzari direttore delle guide culinarie del gruppo L’Espresso. Vizzari è stato il presidente della giuria qualificata nelle ultime edizioni del Festival ed anche quest’anno la sua esperienza è stata fondamentale per la riuscita della manifestazione. In esclusiva per PiùMagazine abbiamo avuto il piacere di incontrare il grande giornalista enogastronomico che ha gentilmente risposto alle nostre domande. Come valuta questo 10° Festival Interanzionale del Brodetto e delle Zuppe di Pesce? “Secondo la mia opinione è andata benissimo, credo che ci sia stata davvero una grande affluenza di pubblico. Inoltre ha funzionato bene la nuova formula, ovvero quella dei sei cookingshow. Agli show dov’erano presenti i vincitori delle ultime 4 edizioni, come in tutti i ristoranti che


Diretta di “Decanter” Rai Radio2 con i conduttori Federico Quaranta (al centro) e Nicola Prudente (secondo da sinistra).

hanno preso parte all’iniziativa si sono registrate migliaia di presenze. Tutto questo non fa altro che ribadire il successo del Festival”. Secondo lei la manifestazione in questi anni è cresciuta? “Il Festival Internazionale del Brodetto e delle Zuppe di Pesce, è riuscito a conquistarsi negli anni un posto di primo piano all’interno del panorama degli eventi enogastronomici italiani.

Cooking-Show al Palabrodetto, Lido di Fano.

Un risultato ottenuto grazie alla sua originalità perchè è l’unico appuntamento dedicato alle zuppe di pesce ed offre la possibilità di assaporarle secondo le varie ricette proposte nella nostra penisola. Questo piatto fa parte del patrimonio di tutte quelle regioni che si affacciano sul ‘Mare Nostrum’ ma a Fano è stata organizzata una manifestazione originale con una formula capace ogni anno di rinnovarsi e di essere appropriata”. Alessandro Bianchi

Lo Chef Damjan Babic durante il suo Show-Cooking. Al suo fianco Enzo Vizzari e Paolo Notari.

Spiaggia del Gusto affollata.

Brodetto nel Baccalà, preparato dallo Chef Federico Del Monte.


cultura

Media e pubblico internazionale al Rossini Opera Festival

O IL MONDO TT TU DA ZE EN ES PR N CO , UNA STAGIONE DEI RECORD Ù GLOBALE PI E PR M SE AL IV ST FE UN R PE

“Matilde di Shabran” interpretata da Olga Peretyatko e Juan Diego Flórez.

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la via dell’informazione


Il Rossini Opera Festival si conferma sempre più come uno degli appuntamenti principali per gli amanti di lirica e teatro su scala internazionale. La XXXIII edizione del ROF ha, infatti, riscosso un grande successo sia in termini di affluenza di pubblico, con teatri completamente esauriti per le quindici serate operistiche, che di copertura mediatica. Record di incassi anche per il botteghino che ha registrato oltre 16.000 presenze, per un totale che supera la cifra record del milione di euro. Numerosa soprattutto la presenza di un pubblico straniero che ha raggiunto il 67% del totale, confermando così la capacità del Festival di attrarre spettatori sempre più internazionali, provenienti da tutti e cinque i continenti: si confermano ai primi tre posti Francia, Germania e Giappone, mentre continua la forte crescita delle presenze russe, con un +50% rispetto al 2011. Tutto ciò ribadisce lo stretto legame del Festival rossiniano con i propri spettatori, in aumento malgrado la forte instabilità economica internazionale, e con la città, che secondo il recente studio redatto dall’Università di Urbino beneficia di un indotto economico stimato intorno agli undici milioni di euro l’anno. Oltre 150 i giornalisti accreditati da tutto il mondo, con inviati provenienti, oltre che dell’Italia, anche da Argentina, Austria, Belgio, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Inghilterra, Israele, Lussemburgo, Messico, Olanda, Repubblica Ceca, Russia, Serbia, Slovacchia, Spagna, Stati Uniti, Sud Africa, Svezia, Svizzera, Ucraina, Ungheria. Tra essi, presenti il critico del New York Times e quello del quotidiano giapponese Yomiuri Shimbun, il maggiore al mondo per tiratura (14 milioni di copie). Inoltre, di importante rilievo e senza precedenti la copertura televisiva: ad esempio, la prima del Ciro in Babilonia è stata trasmessa da Rai 5 e, sul canale internazionale Unitel Classica HD, da 27 emittenti di tre continenti. Quanto alla seconda opera in programma, Matilde di Shabran, la trasmissione di Rai 3 Prima della prima realizzerà Uno dei momenti dell’opera rossiniana “Ciro in Babilonia”.

una puntata interamente dedicata allo spettacolo ideato da Mario Martone, che andrà in onda nei prossimi mesi. In aggiunta una troupe del National Geographic Cina è stata a Pesaro nell’ambito di un progetto sulla Regione Marche, dove la squadra ha girato un documentario che sarà condotto dall’attore e cantante Nicky Wu, vera e propria superstar nel suo paese, presente a Pesaro nel pomeriggio del 10 agosto, giorno in cui la troupe cinese ha poi ripreso le immagini della serata inaugurale del Festival. Questo, si affiancherà ad un lavoro del canale satellitare tematico cinese (www.ngtraveler.cn) che realizzerà uno speciale all’interno di una rivista di settore molto apprezzata nel paese. Infine la ORF, la tv pubblica austriaca (ospitata da Aspin 2000) realizzerà un filmato su Gioachino Rossini e il suo territorio nel quale avrà ampio spazio il festival rossiniano, con interviste ai protagonisti del Signor Bruschino, immagini di backstage e della prova generale dello spettacolo. Anche quest’anno, poi, Rai Radio3 ha trasmesso in diretta su Euroradio in 15 nazioni il cartellone operistico della manifestazione nel quadro di RadioTre Suite. Le tre opere sono state inoltre ascoltate in tutto il mondo in diretta on-line sul sito di Rai Radio3. Presenti a Pesaro, accanto ai grandi nomi della critica internazionale, i rappresentanti di alcuni tra i più importanti teatri e festival: Metropolitan Opera di New York, Royal Opera House di Londra, Deutsche Oper di Berlino, Bayerischer Staatsoper di Monaco, De Nederlandse Opera di Amsterdam, Teatro de la Maestranza di Siviglia, De Vlaamse Opera di Anversa, Opéra nationale du Rhin, Teatro alla Scala, Teatro Comunale di Bologna. Già delineato il cartellone del Rossini Opera Festival targato 2013, che proporrà due nuove produzioni come il Guillaume Tell e L’Italiana in Algeri, nonché La donna del lago in forma di concerto. Appuntamento quindi alla prossima estate rossiniana. Beniamino Mengacci Federica Rossini Colore e ilarità per “Il Signor Bruschino”.

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cultura

Il sogno americano di Alessia Gatti EOCEANO

È VOLATA OLTR E CH SE NE FA E IC TR AT E AN INTERVISTA ALLA GIOV O PER REALIZZARE IL SUO SOGN

“Io farò l’attrice”. Sono migliaia le bambine che in tenera età rispondono con questa affermazione alla domanda “cosa vuoi fare da grande?” Crescendo la realtà è però ben diversa, i bivi, le scelte e le difficoltà che si incontrano, dirottano i nostri sogni nelle strade più impensate e inattese. Rimane quella minuscola percentuale di persone che, con tutte le loro forze, provano ad imporsi alla casualità della vita, spinti da quel piccolo sogno che con il passare del tempo è cresciuto, diventando talmente importante da fare di tutto pur di raggiungerlo. Una di queste persone è Alessia Gatti, giovane ragazza fanese, che dopo essersi laureata, aver studiato e lavorato come attrice in Italia, si è trasferita in America dedicando tutta se stessa al perseguimento del suo sogno. Quando e da dove nasce questa grande passione per la recitazione? Sin dall’età di 4 anni sognavo di essere un’attrice famosa In seconda media grazie all’insegnante di musica, decidemmo di realizzare una sorta di musical

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con la mia classe: “Jesus Christ Superstar”, e indovina chi fece Gesù? Io.. Da lì non mi sono più fermata, ho iniziato a frequentare i laboratori di teatro scolastici e poi mi sono iscritta ad una scuola pomeridiana di recitazione a Pesaro, l’Hamlet International School diretta da Fabio Galli. Mi ricordo chiara l’adrenalina a mille l’attimo prima di salire sul palco, quel vuoto allo stomaco che ti gela il sangue ma che non ti fa sentire mai così viva. Poi il nulla, l’isolamento più totale in quello che per te ora è il tuo mondo, la storia da raccontare e vivere sul palco. L’opportunità di poter essere davvero uno, nessuno e centomila. Credo siano ancora oggi queste le motivazioni per cui sono così determinata, perchè non potrei essere me stessa senza. Una volta preso il diploma mi sono trasferita a Roma, dove ho frequentato diversi laboratori e per un anno la Scuola di Cinema. Nell’estate del 2010 sono andata per un mese a New York per studiare con la famosa coach Susan Batson, coach anche di Nicole Kidman, Juliette Binoche, ed altre, è lì che ho capito davvero il mestiere dell’attore. In quel mese ho conosciuto anche un’ altra coach e regista bravissima Jordan Bayne, con cui collaboro e studio ancora adesso.

Il metodo recitativo americano è sicuramente quello più famoso e rinomato al mondo. Avendo avuto esperienze sia in America che in Italia, ci sono veramente delle differenze sostanziali tra le due scuole? Innanzitutto è la concezione del mestiere dell’attore che è completamente differente ad oggi. Specifico “ad oggi” perchè una volta non era così, ma ora in Italia, si cerca solo popolarità e visibilità, non c’è più fatica e sudore, almeno nei pro-


dotti che ci fanno vedere in tv. Non voglio generalizzare perchè conosco tanti bravi attori e attrici giovani che purtroppo non hanno la possibilità di lavorare. A New York capita spesso di fare amicizia con le altre “rivali” ad un provino, cosa impensabile in Italia. Questo succede perchè lì sanno che chi vincerà il ruolo è la migliore, e non per forza la più “brava” ma la più adatta a quel ruolo. C’è fiducia. Per quanto riguarda i metodi, io credo che ce ne sia uno solo, o meglio che ognuno debba trovare il proprio, individuale e personalizzato ma che tutti si basino su una cosa: la verità. Ho studiato anche in Italia con ottimi insegnanti come Anna Gigante e Federico D’Anna.

E’ stata un’esperienza incredibile, più di tre mesi di set contro freddo, pioggia e tutte le difficoltà del caso. E’ un film che parla di dieci ragazzi sopravvissuti all’apocalisse, un viaggio avventuroso alla ricerca di un posto in cui si possa vivere meglio. E’ stato il mio primo personaggio che ha avuto davvero la possibilità di esprimersi sotto vari aspetti, ed è stata la mia prima partecipazione come protagonista in un lungometraggio (film). Posso dire che quest’esperienza più di ogni altra cosa mi ha dato tanto e mi ha fatto crescere professionalmente moltissimo. Ma, ripeto, ancora ne ho di strada da fare… … e allora in bocca al lupo all’attrice Alessia Gatti. Stefano Orciani

Qual è la principale difficoltà che si incontra intraprendendo questa carriera? La solitudine. Convincere tutti e ricordare a te stesso, ogni giorno, che ce la puoi fare. Ogni volta che mi chiedono che lavoro faccio, mi diverto a vedere la reazione delle persone alla risposta “l’attrice”, una volta faceva male, perchè ovviamente nessuno ti prendeva sul serio, ma oggi non conta poi così tanto, l’importante è essere sinceri con sè stessi e sapere chi si è davvero. C’è stato un ruolo tra quelli che hai interpretato finora a cui sei particolarmente legata? Il ruolo di Lisa nel film Hope di Daniele Ciferri, film indipendente che abbiamo girato fuori Roma lo scorso anno.

Nelle immagini alcuni ritratti di Alessia Gatti.

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Londra in 48 ore

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viaggi

Sabato ore 09.00

English breakfast. Una robusta prima colazione a base di uova & bacon è l’ideale per affrontare il vostro fine settimana londinese carichi di energie. Provate il classico breakfast all’inglese da Wolseley, a Piccadilly, tra arredi del primo Novecento e grandi pareti rivestite di specchi e se desiderate un’accomodation per la notte altrettanto elegante, è il caso di prenotare una camera in zona, al Cavendish London, il quattro stelle che offre il massimo in termini di lusso, ma con un atmosfera familiare e un’attenzione particolare a tutte le esigenze degli ospiti, vedi le comode ciabattine e i morbidi accappatoi a disposizione, i sali da bagno e le maschere viso per il relax della persona, persino i biscotti senza glutine per un breakfast completo e adatto a tutti. Se invece volete iniziare il vostro tour con ostriche e champagne, l’indirizzo giusto è il Bibendum (anche ristorante), a Kensigton, mentre la Lombard Street Brasserie, nella City, offre, dalle 7 alle 10, uno dei più ricchi breakfast menu della città.

Ore 10.00

Un salto nella storia. Iniziamo la giornata con una passeggiata culturale al British Museum (Great Russell Street, tel. 0044.20.73.23.80.00. Orari: tutti i giorni 10-17,30, ingresso gratuito).Le sale del più grande museo del Regno Unito sono centinaia. Il poco tempo a disposizione impone di concentrarsi sui pezzi più famosi: la Stele di Rosetta (196 a.C.), che ha permesso a Jean-Francois Champollion di comprendere i geroglifici egizi attraverso il brano scritto in greco sulla lastra, poi le sculture e i bassorilievi del Partenone di Atene (V sec. a.C.), senza dimenticare la più vasta collezione in Europa di antichità giapponesi, che copre più di cinquemila anni di storia.

Ore 13.00

Pranzo con vista. Per godervi Londra anche durante la pausa pranzo puntate alla Oxo Brasserie, in cima alla Oxo Tower, con vista sul Millennium Bridge e la Saint Paul’s Cathedral. Panorami spettacolari sull’area della nuova City anche al ristorante Plateau, in cima al grattacielo Canada Place, dove la cucina è francese. Piatti britannici, invece, al ristorante stellato Rhodes 24, nella vecchia City, per ammirare la città dal 24esimo piano della Tower 42.



Ore 15.00

Shopping a go-go. Il giro della città con il bus rosso a due piani della linea pubblica costa 2,30 pound (circa 2,76 €). Tra una fermata e l’altra è facile lasciarsi sedurre dalle vetrine. Gli affari, a Londra, si fanno non solo nei grandi magazzini come Harrods o nei più antichi Selfridge’s (che occupano un intero isolato di Oxford Street), ma anche nelle boutique monomarca o nei concept-store degli stilisti emergenti. Il Dover Street Market, a pochi passi da Piccadilly, nel cuore dell’elegante quartiere di Mayfair, è il tempio delle grandi firme. Si trova di tutto: dagli abiti di Gareth Pugh, Boudicca e Christopher Kane alle opere d’arte, fino alla musica. A poca distanza c’è la boutique di Vivienne Westwood mentre, proseguendo in Bruton Street, potrete trovare le collezioni di Stella McCartney.

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Ore 19.00

Drink alla James Bond. 
Un cocktail al bar del Dukes vi sarà sentire come in un romanzo di Ian Fleming, a patto di ordinare un Martini alla James Bond, mescolato, non agitato. Atmosfere eleganti al Lobby Bar dell’One Aldwych e lusso britannico al Library Bar del Lanesborough: le pareti sono rivestite da volumi rilegati in pelle, come le poltrone. Drink esotici al Mahiki, con pina colada servita in un ananas svuotato.

Ore 21.00

Cucina molecolare (e non).
 Prima di avventurarvi nella Londra by night concedetevi una cena in uno dei ristoranti resi famosi dalle superstar della cucina. Al Fat Duck provate i piatti della cucina molecolare di Heston Blumenthal. Gordon Ramsay, signore-padrone dei reality culinari, dirige un vero e proprio impero della ristorazione. Tra i suoi locali c’è anche il ristorante del Claridge’s, in una sala Art déco dello storico albergo. Nel ristorante Fifteen potete provare la cucina creativa di Jamie Oliver, ispirata ai piatti italiani. Raffinata cucina indiana, invece, al Benares di Atul Kochlar.

Ore 23.00

Dj night. Se avete ancora energie da spendere la vita notturna di Londra non vi deluderà. Dj famosi e gruppi live sono pronti a farvi scatenare al Fabric, una delle discoteche più gettonate (cinque sale distribuite su tre piani nell’edificio che ospitava una fabbrica). Al The End propongono ogni sera un live dove sono passati Moby e i Coldplay. Si è fatta ora di dormire? Potete andare all’Umi Hotel, nel quartiere alla moda di Notting Hill e vicino alle aree dello shopping londinese, ma è un albergo dalle tariffe convenienti. Le camere moderne sono spaziose e pulite, con mobili in legno e pareti color crema che guardano ai giardini. Comoda l’area Wi-Fi, disponibile dappertutto, e la posizione: in cinque minuti a piedi si arriva alla stazione della metro di Bayswater, poco più in là c’è il verde di Kensington Gardens.

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viaggi

Domenica ore 09.00

Meraviglie per bambini.
 Se vi siete alzati presto vuol dire che “tenete famiglia” e non avete fatto le ore piccole. Allora portate i bambini al Natural History Museum. Rimarranno incantati dalla galleria dei dinosauri animati, dalle collezioni di fossili e animali impagliati, dai percorsi da toccare e sperimentare. Lo Scienze Museum è ricco di giochi e laboratori. Il Cartoon Museum propone anche stage di disegno. Per un faccia a faccia con gli squali c’è il London Aquarium. Hamleys è invece il negozio di sette piani interamente dedicato ai più piccoli con videogiochi, bambole, orsacchiotti e un’area dedicata al collezionismo.

Ore 13.00 Pranzo all’aperto. Inn the Park è un ristorante e caffetteria nel Royal Saint James’s Park, davanti a Buckingham Palace. Realizzato in legno dall’architetto Michael Hopkins, è aperto dalle 8 alle 23, sette giorni su sette. Potete anche farvi preparare un cestino per un picnic sull’erba o, tra le 15 e le 17, approfittare dell’Afternoon Tea accompagnato da una selezione di dolci. La terrazza del Dell Restaurant (un self-service con un buon rapporto qualità - prezzo) si affaccia sulle acque del lago Serpentine di Hyde Park. La cucina creativa di Greenhouse, invece, vi aspetta appena fuori da Hyde Park, nel cuore di Mayfair.

Ore 15.00

Architetture avveniristiche. Prima del rientro concedetevi un tour lungo la riva meridionale del Tamigi. Tra il Tower Bridge e il Westmister Bridge incontrerete le architetture avveniristiche di Norman Foster, come la City Hall (la sede degli uffici amministrativi e del sindaco) o il Millennium Bridge, il ponte pedonale che collega la Tate Modern (sede espositiva d’arte moderna) alla Saint Paul’s Cathedral. Pausa al Blueprint Cafè, sopra il Museo del design, per godersi il panorama che spazia da Tower Bridge fino a Canary Wharf. Un giro sulla London Eye, la ruota panoramica alta 135 metri progettata dallo studio Marks Barfield, può concludere il vostro tour sulla nuova rive gauche inglese. Sara Parroni

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Nuova Classe A: la compatta più elegante di sempre indossa l’abito sportivo

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Nuova

lifestyle

La casa tedesca, la definisce “l’auto disegnata dal vento”. Mercedes, con questo nuovo modello ha infatti voluto dare un taglio netto rispetto alle soluzioni precedenti, abbandonando completamente lo stile compatto che aveva caratterizzato questa gamma, a favore di una berlina dalle caratteristiche sportive. Lunga 4,3 metri, ossia 30 cm in più del vecchio modello, la nuova classe A ha una linea aggressiva, che si sviluppa lungo il profilo, donandole un’ottima aerodinamica (da qui l’appellativo “disegnata dal vento”). La fiancata, marcata da una venatura posta nella parte inferiore, crea una linea netta che rafforza in maniera decisa il look e conduce l’attenzione verso il retro della vettura, dove troviamo una delle innovazioni principali di quest’auto. La parte alta del retro infatti è un mix tra estetica e funzionalità, grazie anche alle alette laterali, create per ridurre le correnti d’aria che si generano nel posteriore. Il muso dell’auto è sicuramente la parte più impattante a livello estetico, merito anche del taglio “cattivo” che si è voluto dare ai fari, ma anche all’area cofano, muscolosa e sportiva, che si estende fino sopra la griglia; particolare ereditato dalla vecchia Cls. L’immancabile marchio Mercedes incastonato al centro della calandra, è posto sopra al paraurti, anche questo con fattezze che oscillano tra l’elegante e lo sportivo, rendendo questo modello perfetto per ogni occasione. Per gli amanti del dettaglio e dello stile ricercato, Mercedes mette a disposizione la mascherina per il radiatore in versione Matrix. Una vera e propria chicca di design, costituita da diversi esagoni argentati, che vanno a creare un effetto tridimensionale diamantato, così da donare alla vettura una sua unicità, rendendola immediatamente riconoscibile; disponibile però solo per il modello 250 Premium con pacchetto

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Supersport. Il più che riuscito connubio tra sportività ed eleganza che caratterizza l’esterno della classe A, è riproposto con successo anche negli interni. Ad attirare l’attenzione di chi la esplora per la prima volta, sono sicuramente le bocchette d’areazione a turbina già presenti nel modello SLS ma riprese e rimodellate con un tocco più moderno e sportivo. I sedili rivestiti con materiali di prim’ordine, oltre all’estetica gradevole vantano una sorprendente comodità. La struttura degli interni è adatta sia per i tragitti più veloci e accidentati, che per i viaggi più lunghi e faticosi, dato che il sedile tende a mantenere fermo il guidatore nelle situazioni più movimentate ma senza mai dare quella fastidiosa sensazione di costrizione. I disigner Mercedes hanno inserito all’interno dell’abitacolo alcuni particolari stilistici, come i sedili posteriori identici a quelli anteriori, che creano un notevole colpo d’occhio o come le impunture rosse che spiccano in un ambiente così dinamico, impreziosendo il tutto. Oltre alla particolare ricercatezza dell’estetica, la nuova classe A è anche all’avanguardia per quanto riguarda la tecnologia. La plancia di comando è enfatizzata da un pannello “simil tablet” che oltre ad avere le classiche funzioni di navigazione, con risoluzione 800x480 pixel, farà innamorare tutti i possessori di I-phone. Il sistema Command online, infatti, se equipaggiato con il Drive Kit Plus, permette di utilizzare le maggiori funzioni dello smartphone targato Apple, come l’accesso agli svariati social network o l’utilizzo di Siri, l’ormai noto assistente vocale. La vera innovazione tecnologica però, la troviamo nei sistemi elettronici di assistenza alla guida, come il Collision Prevention Assist, sistema all’a-


Classe A 2012 vanguardia che fornisce allarmi sonori e visivi in caso di presenza di ostacoli, o come l’Adaptive Brake assist, che è in grado di calcolare la forza frenante ideale per evitare incidenti. Da vari test statistici è emerso che la collaborazione di queste due innovazioni tecnologiche riducono la probabilità di una collisione del 30%. Infine, ma non per questo di minor importanza, l’attenzione va sulle prestazioni. La prima cosa che si nota dalla prova su strada, è l’incredibile insonorizzazione dell’abitacolo, che mantiene un ambiente tranquillo e silenzioso an-

che al massimo della velocità. Il motore (in questo caso un 1800 diesel), in grado di sviluppare una potenza massima di 109 cavalli, permette di raggiungere i 100 Km/h in 10,9 secondi, per una velocità massima di 190 Km/h. Oltre ad offrire una prestazione notevole per essere un diesel, il motore Classe A eroga la potenza in maniera particolarmente omogenea per tutto il corso dell’accelerazione, così da garantire una guida dolce, senza strappi, permettendo il totale controllo dell’autovettura. Anche la tenuta di strada non ha niente da invidiare alle altre concorrenti del settore. Il controllo dell’auto risulta preciso e pulito, grazie alle sospensioni perfettamente regolate ma soprattutto, grazie al volante con servosterzo elettrico, che si ammorbidisce nelle situazioni più lente, per poi indurirsi in quelle più veloci, permettendo una guida in totale sicurezza in ogni occasione. Stefano Orciani

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lifestyle

Office: Smart code

Montblanc arricchisce la gamma di gioielleria maschile con i gemelli Tribute to Architecture, caratterizzati dall’essenzialità delle forme unita all’impiego di materiali innovativi. Mod. Star Stick - Acciaio

Montegrappa. Penna a sfera “Emblema” in celluloide blu mediterraneo madreperlata. Forma ottagonale. Clip e finiture in argento 925/ooo. Meccanismo a rotazione.

Sara Parroni

Orologio Royal Oak Equation in oro grigio, carica automatica, indicatore di fasi lunari collocato all’altezza delle ore 12. Audemars Piguet Cravatta in seta blu metallizzato e nero. Hermès Dolce & Gabbana Collezione Uomo Sartoria.

Una cartella slim, leggera e funzionale, è la nuova proposta Valextra per l’ufficio. Con doppia maniglia e chiusura a zip.

Churchs uomo blu con para.

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Soir..noir Ombretto Illusion d’Ombre di Chanel, tinta viola.

Bracciale in pelle Kelly Double Tour. Hermès

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Nicholas Kirkwood, uno degli stilisti più amati dalle star, la collezione scarpe autunno 2012/2013.

DSquared2 New York - Pre-collezioni Autunno Inverno 2012/2013

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lifestyle Completo giacca in tessuto blu, rifilata in seta avorio. Camicia in cotone bianco strech e jeans in denim usurato. Roberto Cavalli

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la via dell’informazione


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sport

Ancona Calcio, Alma Juventus Fano e PesaroFano calcio a 5: da quest’anno in campo con più energia

PER ACCRESCERE VE TI OR SP RI LO VA I SU A NT L’AZIENDA FANESE PU LA PROPRIA IMMAGINE Da sx: il direttore generale di Chebolletta, Roberto Canestrari, insieme al presidente dell’Ancona Calcio, Andrea Marinelli.

Che cosa hanno in comune l’Ancona Calcio, l’Alma Juventus e Il Pesaro Fano calcio a 5? Semplice, Chebolletta. Infatti per la stagione 2012/2013 le tre squadre, che rappresentano il massimo esempio sportivo nelle rispettive città, avranno come sponsor l’azienda fanese Chebolletta, player nazionale di luce e gas per le utenze domestiche. Una realtà imprenditoriale giovane che cerca di imporsi sul mercato di riferimento attraverso le qualità che la contraddistinguono: ovvero la dinamicità, la serietà e la professionalità. Ma perché investire proprio nello sport e soprattutto nel mondo del calcio?

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Lo abbiamo chiesto al direttore generale di Chebolletta, Roberto Canestrari che in esclusiva a Più Magazine ha risposto ad alcune domande: “Chebolletta è un’azienda che aveva la necessità di dare eco alla propria attività nel settore dell’energia attraverso un modus chiaro ed efficace. Dopo strategie e studi legati al marketing territoriale, abbiamo individuato nello sport il canale comunicativo ideale, capace di incarnare valori e virtù che possono identificare nel migliore dei modi un’anima intraprendente in cerca di visibilità. Non a caso abbiamo investito nelle squadre delle più importanti città della regione, quali Ancona, Pesaro e Fano. Una strategia precisa che si fonda sul desiderio di avviare un percorso comune che promuova un’immagine con l’ambizione di raggiungere un determinato risultato nel medio e lungo termine. Ha pesato sulla scelta delle squadre anche la loro storia? “Certamente. Ad esempio l’Ancona Calcio è una delle squadre più longeve delle Marche, fondata nel marzo del 1905 e nella sua ultra centenaria storia ha disputato alcuni campionati nella massima serie, raggiungendo anche gli ottavi di Coppa Italia arrendendosi alla netta superiorità del Milan al ritorno dove perdette per 5-1. A Fano, invece l’Alma Juventus, dopo il passaggio societario dello scorso anno, ha voglia di far bene e si sta organizzando per ricostru-


Da sx: il presidente dell’Alma Juventus Fano, Claudio Gabellini, con il direttore generale di Chebolletta, Roberto Canestrari.

ire un grande entusiasmo intorno alla squadra. Non a caso una grande attenzione da parte della dirigenza è stata rivolta alla cantera granata con il lancio del progetto Alma Galaxy che coinvolge le principali scuole calcio della Provincia. Mentre il Pesaro Fano calcio a 5 nasce due anni fa con la fusione tra Palextra e Ital Service Pesaro e disputa il campionato di Serie A2 di calcio a 5. Al primo anno agonistico la formazione juniores si è aggiudicata il titolo di formazione più forte d’Italia con la vittoria dello scudetto di categoria. Tutte e tre le squadre hanno come comun denominatore la voglia di stupire attraverso un progetto serio e allo stesso tempo ambizioso, un pò come Chebolletta. In cosa consiste il rapporto che è stato stabilito con le tre squadre? Il rapporto che è stato instaurato con le tre società non è una semplice sponsorizzazione, ma si tratta di una collaborazione attiva che prevede una serie di iniziative collegate. Ad esempio, ad Ancona e Fano ogni tre contratti luce e gas verrà dato un abbonamento gratuito. In tutti gli altri settori degli stadi, ogni contratto luce e gas avrà il valore di 20 euro da detrarre dal costo dell’abbonamento. Durante il campionato, il valore di 20 euro verrà detratto dal costo del biglietto d’ingresso oppure si avranno biglietti omaggio per il valore dei contratti sottoscritti. In ogni partita casalinga verrà estratta una fornitura di luce e gas gratuita per un anno fra tutti coloro che avranno sottoscritto un

abbonamento all’U.S. Ancona 1905 e dell’Alma Juventus Fano. Durante il campionato, in occasione delle trasferte, per ogni 40 contratti luce e gas i tifosi avranno diritto ad un pullman gratuito”. E allora, sembra proprio il caso di dire che quest’anno le tre squadre in campo sia di calcio che di calcio a 5, avranno più luce e gas. Jacopo Frattini

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Pallacanestro: voce del verbo Franco Del Moro

A EMOZIONI E TR TA ON CC RA SI LE EL VU A IL PRESIDENTE DELL AGIONE RIPERCORRENDO L’ULTIMA ST Due anni fa, in un’intervista proprio nella pagine di Più Magazine, Franco Del Moro, presidente della Victoria Libertas, era stato definito come il presidente che unisce. Fanese d’adozione, è stato nominato alla presidenza della Scavolini Siviglia, la società sportiva più importante della nostra regione e tra le più gloriose in Italia. Capace di andare oltre i campanilismi tra due città, come

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ANEDDOTI

Fano e Pesaro, diverse per storia e per tradizione in un’eterna competizione. Su Franco Del Moro dalla doppia anima, un’elegante che prende la forma del presidente, l’altra del fedelissimo tifoso, si potrebbe anche aggiungere che è un uomo che sa emozionare. Perché è anche merito suo, se nell’ultimo anno, il popolo biancorosso ha vissuto un’annata incredibile, condita da emozioni uni-


Nella pagina accanto l’ex giocatore della Scavolini Daniel Hackett, mentre taglia la cravatta al presidente Franco Del Moro dopo la vittoria di gara 4 contro Cantù.

che che difficilmente potranno essere di nuovo vissute. La stagione appena trascorsa difficilmente se la dimenticheranno i tifosi della Scavolini. “Quello di cui sono certo è che siamo riusciti nell’impresa di scrivere intense pagine memorabili. Mi piace pensare che ognuno dei miei ragazzi, rispettando l’impegno e il lavoro del compagno, ha dato solidità alla squadra. Un team che ha saputo gettare il cuore oltre qualsiasi ostacolo, anche quelli che sembravano insuperabili”. Tra tutte le grandi emozioni di questa stagione in molti hanno definito emblematico il suo rapporto con Hackett. Il vostro abbraccio tra le lacrime dopo la sconfitta ai Play-off ha fatto il giro del web. “Non è facile commentare il legame che ho instaurato con Daniel. Non tanto perché non voglio, ma per il semplice fatto che è difficile descriverlo in poche parole, in maniera esatta. Senza dubbio se avessi un figlio mi piacerebbe che fosse come lui perché, oltre ad essere un grande gio-

catore, è un uomo che ha principi e valori che gli permettono di fare sempre la scelta più giusta e corretta. Certamente il nostro abbraccio dopo aver perso gara 4 contro Milano è stato emozione all’ennesima potenza. Però, ripeto, di cose se ne potrebbero dire tante senza però dare la giusta dimensione”. L’elemento in più della scorsa stagione? “Il tifo del nostro pubblico. Nella mia prima conferenza stampa da presidente della Scavolini Basket mi prefissai l’obiettivo di far tornare a divertire la gente che veniva a palazzo. Nell’ultima stagione, dopo anni grigi, tra polemiche e scetticismo, l’essere riusciti a riportare un rinnovato entusiasmo tra il popolo biancorosso ha ripagato tutti gli sforzi fatti da me e da chiunque ha contribuito a realizzare questo splendido miracolo. Come dimenticare i 10 mila cuori che pulsavano, come da troppo tempo non accadeva, durante la semi-finale di coppa Italia contro Milano”. Signori questa è la pallacanestro, voce del verbo Franco Del Moro. Jacopo Frattini

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L’ombra che accompagna ogni numero uno

CARRIERA AL RA TE ’IN UN DI ZA EN RI PE ES PIETRO SPINOSA, L’ DEI PORTIERI DEL FUTURO

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A sinistra, Pietro Spinosa (dx) con Stefano Sorrentino (sx) Sotto, Pietro Spinosa mentra para un rigore decisivo.

La vita di un portiere è carica di emozioni. Una palla carica d’effetto, un tiro deviato, la sfera che tocca l’erba bagnata del terreno di gioco, l’errore o la papera. I grandi portieri, quando sbagliano, si rialzano sempre grazie all’aiuto della figura che più gli sta vicino nell’arco di tutta la stagione: ovvero il preparatore dei portieri. Forte delle esperienze passate, non abbandona mai i propri ragazzi che così si rimettono in gioco andando di nuovo a difendere la “porta”, in bilico tra il goal e non goal, tra la vittoria e la sconfitta. Potrebbe essere così sintetizzata la vita di Pietro Spinosa fanese d’adozione, ex portiere tra le altre di Andria e Castel di Sangro dei miracoli, che da più di 10 anni, ricopre il ruolo di preparatore dei portieri. In passato ha cullato tra i suoi guantoni il campione del mondo, Marco Amelia, mentre fino ad ottobre si è preso cura di un fuori classe come Stefano Sorrentino dell’ A.C. ChievoVerona. La sua attività come preparatore dei portieri è nata nel momento in cui ha smesso di giocare, anche se il passaggio è stato simultaneo. Infatti, negli ultimi due anni di attività da giocatore professionista nelle fila del Castel di Sangro, ha fatto il dodicesimo e allo stesso tempo ha allenato il portiere titolare che era Roberto De Juliis. Tra le tante esperienze svolte da Pietro Spinosa sono da ricordare dopo i sei anni passati a Livorno, le sue avventure all’estero. Infatti, per il portierone che ha portato il Castel di Sangro in

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serie B parando a freddo in una finale play off il rigore decisivo, non si può parlare solo di Made in Italy, ma anche successi in giro per l’Europa. “Nel mio girovagare - racconta Pietro Spinosa sono approdato anche in terra belga vincendo un campionato di B con il K.A.S Eupene approdando così in serie A. Dopo il Belgio sono arrivato fino in Romania alla corte del Cluj, squadra della Transilvania che ha disputato la Champions League battendo tra le altre anche la Roma all’Olimpico, dove ho avuto modo di aumentare il mio bagaglio di conoscenze tecniche”. “Sono una persona leale - ha detto Spinosa - e cerco, dal punto di vista professionale, di raggiungere gli obiettivi che si prefigge la società. Poi ovviamente a livello personale spero che i miei portieri abbiano un buon rendimento”. Spinosa che vive a Fano con tutta la sua famiglia da ormai diversi anni, si ritiene soddisfatto per la sua carriera, in particolare per quella come preparatore dei portieri. “Vorrei rivolgere un augurio anche all’Alma Juventus Fano - ha voluto concludere - con la speranza che possa raggiungere un buon risultato finale”. Alessandro Bianchi


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Ufficio Alpen Bank Gruppo Raiffeisen Ivan Goretti

Buongiorno! Con grande piacere ti segnalo che da oggi è operativa a Fano, nel cuore della città, affacciata in Piazza XX Settembre, in pieno centro storico, il nuovo ufficio di Promotori Finanziari Alpen Bank del gruppo Raiffeisen, uno degli Istituti Bancari più solidi d’Europa. Ti aspetto per un incontro personale nei prossimi giorni. Un cordiale saluto Alpen Bank Private Banking al Servizio del Patrimonio Fondata nell’anno 1983, Alpen Bank si occupa da allora al massimo livello di attività di Private Banking. Nelle sedi di Innsbruck, Salisburgo, Bolzano e Monaco sono profondamente radicati gli stessi valori di innovazione e perseveranza. La qualità dei rapporti contraddistinguono il lavoro quotidiano al servizio dei nostri clienti. Le partecipazioni di Raiffeisen Landesbank Tirol / Cassa Centrale Raiffeisen Tirolo nel 1998 e di Raiffeisen Landesbank Südtirol / Cassa Centrale Raiffeisen dell’Alto Adige nel 1999 hanno rappresentato un passo importante e la conferma di aver intrapreso la strada giusta. Grazie all’apertura della filiale di Bolzano nel 2000, abbiamo consolidato definitivamente la nostra posizione anche a sud del Brennero. L’autonomia all’interno dell’associazione “Kundengarantiegemeinschaft” con le banche Raiffeisen del Tirolo, l’annosa esperienza, l’assoluta discrezione, la consolidata affidabilità, la massima sicurezza ed un reale entusiasmo, hanno fatto diventare Alpen Bank ciò che oggi rappresenta: uno dei primi interlocutori per la gestione patrimoniale di successo. La nostra storia. È più semplice realizzare un patrimonio che proteggerlo “Aristoteles Onassis”. I nostri azionisti principali sono Raiffeisen Landesbank Tirol AG e Raiffeisen Landesbank Südtirol AG. In questo modo è garantita l’internazionalità, la solvibilità, la professionalità e la serietà della Banca. Le nostre sedi a proprio agio sulla scena internazionale: Italia, Germania, Monaco, Bolzano, Salisburgo, Innsbruck e Austria. Servizi personalizzati di private banking i nostri clienti sono privati e aziende, che desiderano ottenere il meglio dal proprio patrimonio. Si aspettano un’assistenza personalizzata da parte di esperti altamente qualificati che si prendano cura delle loro esigenze. I nostri clienti cercano una consulenza duratura, che li accompagni per tutta la vita, incentrata sul rapporto personale.

Essi richiedono la salvaguardia del patrimonio, il conseguimento di rendite continuative, senza tralasciare la sicurezza e l’ottimizzazione del rischio, desiderano inoltre l’attenta realizzazione delle proprie aspettative, tramite l’elaborazione di soluzioni individuali. Non si aspettano dei consulenti classici, ma dei professionisti attenti anche ai rapporti personali. In breve: i nostri clienti sono persone che cercano un partner specializzato per la gestione del loro patrimonio e che vogliono sperimentare servizi personalizzati di Private Banking. Vi aspetta una valutazione complessiva e dettagliata della struttura patrimoniale che instauri una relazione di fiducia con i clienti. Riceverete una gestione patrimoniale personalizzata, creativa e duratura, basata sui principi della pianificazione finanziaria professionale. Godrete di un’assistenza discreta e specializzata, realizzata in base ai vostri desideri. Avrete diritto a consulenze specializzate che consentiranno di accedere a una rete di esperti: dalla pianificazione di eredità e successioni, all’ottimizzazione fiscale, sino alle fondazioni. Parteciperete a forme d’investimento esclusive. Riceverete informazioni attualissime sullo stato degli investimenti e sulle prospettive di guadagno. Potrete sfruttare i servizi di Family Office e godrete di un ambiente esclusivo nel cuore del centro storico. Alpen Bank è stata premiata nell’ambito della convenzione tedesca di gestori patrimoniali il 22 novembre 2010 a Monaco da parte della giuria di Elite Report ed è stata annoverata, già per la quinta volta consecutiva, in Elite Report. La relazione relativa all’elite dei gestori patrimoniali dell’area germanofona viene elaborata annualmente da “Elite Report” in collaborazione con il quotidiano locale “Handelsblatt”. Nell’Elite Report 2007 è stata annoverata per la prima volta tra i migliori gestori patrimoniali e già nella relazione per il 2009 Alpen Bank è stata lodata come “Leader per l’orientamento al cliente” e definita come una delle “migliori aziende di amministrazione fiduciaria”. Sono stati esaminati oltre 400 soggetti tra banche e gestori patrimoniali in Germania, Austria, Svizzera, Lussemburgo e Liechtenstein - solo 51 di essi rientrano nell’elite e solo sette sono aziende austriache.

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Il piatto è servito di buburger restaurant & coffe

Questo e uno dei tanti primi piatti preparati al momento dal nostro chef con prodotti freschi e genuini che potete trovare nel nostro locale in piazza XX Settembre. Infatti Buburger porta la qualità in tavola sia con i nostri panini con carne certificata Bovinmarche ma anche con gustosi primi, sfiziosi secondi e tanto altro ancora...senza dimenticare il nuovo menù messicano!!! Insomma il gusto giusto per ogni occasione, perché Buburger e anche serate con animazione per bambini, feste di compleanno, apericena, serate a tema e non solo!!! Buburger...differente per qualità!!! Segui tutte le novità su www.buburger.it e su facebook (mettere il CIP di collegamento al sito). Stefano Mirisola

Orecchiette alla cima di rapa Ingredienti: Olio q.b Aglio 2 spicchi Cime di rapa 300 gr Acciughe 2 Orecchiette 200 gr Preparazione...tutti in cucina Lavare bene le cime di rapa e tagliare i gambi. In una pentola aggiungere un filo d’olio con due spicchi d’aglio, far soffriggere le acciughe e far riposare. In una pentola con abbondante acqua salata portare ad ebollizione e immergere le orecchiette. A cinque minuti prima della fine cottura aggiungere le cime di rapa e completare la cottura. Scolare ora le orecchiette e le cime di rapa e saltarle a fuoco vivo nella padella con le acciughe l’olio e l’aglio. Posizioniamole in fine a centro piatto e ci siamo.. Il piatto e servito.


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