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NUOVO INSERTO!

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I VOLTI DELLA

RISTORAZIONE Dieci posti da non perdere / Pranzare a meno di 10 € / I locali di TB WWW.TBMAGAZINE.IT TB 1


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EDITORIALE

TuttoBrindisi Numero 13 Ottobre 2009 Autorizzazione Tribunale di Brindisi: n. 4 del 13/10/1995 Distribuzione gratuita nei principali luoghi di lavoro e di ritrovo dall’1 di ogni mese (la lista dei punti di distribuzione la trovate sul nostro sito internet) Direttore Responsabile: FABIO MOLLICA Grafica: SALVATORE ANTONACI Webmaster: ANTONIO TEDESCO Stampa: Tipografia MARTANO Lecce Redazione/Pubblicità Prolungamento Viale Arno, sn 72100 Brindisi Tel/Fax 0831 550246 info@fabiomollica.com posta@tbmagazine.it Hanno scritto su questo numero: Francesca Alparone Dario Bresolin Daniele Galiffa Guido Giampietro Emilio Graziuso Stefano La Monica Iole La Rosa Mario Lioce Oreste Pinto Roberto Romeo Rino Tasco Emanuele Vasta La collaborazione a TB è libera e gratuita

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Non restate a guardare! Fabio

Mollica

Battaglia persa. Nessuno imporrà all’Enel la riduzione del carbone. Perché gli sponsor non si attaccano. Però... TEMO CHE LA PROTESTA SILENZIOSA DEI ragazzi che auspicano la fine (o la riduzione) del carbone bruciato dall’Enel nelle centrali brindisine, non sortirà grandi effetti. Il perché è presto spiegato. Tale riduzione dovrebbe essere richiesta dagli Enti locali: Comune e Provincia prima di tutti. Alla Regione hanno altro a cui pensare in queste settimane. Ebbene, al Comune negli ultimi cinque anni la commissione Sviluppo si è riunita decine di volte per elaborare un progetto che obbligasse l’Enel a versare qualcosa ai brindisini (sotto forma di sconti o di “royalties”) in cambio della sua ingombrante presenza sul territorio. È finita come sappiamo: il Consiglio comunale non ha approvato un bel niente. E non dimentichiamo che l’anno scorso l’Enel ha sponsorizzato (un milione di euro, pare) il Nuovo Teatro Verdi e la sua Fondazione.

L’Enel finanzia la squadra del presidente della Provincia. E il Nuovo Teatro Verdi. Come si fa ad imporle qualcosa? Non lo faremmo neanche noi, se fosse un nostro inserzionista. Però qualcosa in più si potrebbe chiedere...

Alla Provincia invece, da quattro mesi, siede il patròn dell’Enel Basket Brindisi: la società elettrica è lo sponsor principale (un milione 200 mila euro in 3 anni) della New Basket. Stando così le cose, non ci sarebbero da attendersi colpi di mano nei confronti di Sua Maestà Enel, che peraltro controlla in qualche modo anche Confindustria Brindisi, essendone (da associata) la principale contributrice. Molto probabilmente, gli enti locali si accontenteranno della copertura del carbonile e avanzeranno qualche altra

richiesta. Difficile invece che da palazzo Granafei-Nervegna e da piazza Santa Teresa arrivino ultimatum a ridurre il carbone bruciato, oppure altri segnali di guerra. Per il semplice motivo che è impossibile alzare la voce con il proprio sponsor (anche se Ferrarese nei giorni scorsi, in un pubblico dibattitto, ha dichiarato che si batterà per il rinnovo delle convenzioni, e Mennitti ha convocato Enel per il 12 ottobre). Sia ben chiaro, accadrebbe la stessa cosa se l’Enel fosse inserzionista di questo giornale: sarebbe arduo criticarla o attaccarla. Diciamo più che improbabile. Quindi non è un problema di persone, di Ferrarese o di Mennitti. Però qualcosa in più si può chiedere. Pubblicamente, e non nelle segrete stanze, come accadeva nella prima Repubblica: intanto un impegno più serio, non bruscolini. E poi un impegno a favore di tutti, e non di pochissimi. Se proprio ci dobbiamo sposare con l’Enel, che il matrimonio sia totale e irripetibile, “nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia”. Enel sponsorizzi anche il Brindisi Calcio (con lo stesso importo destinato al basket), e magari si faccia carico della realizzazione della Cittadella dello Sport, tanto per fermarci ai due argomenti che fanno più presa sui brindisini. Confidiamo nella tenacia dei nostri due amministratori.

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PERSONE

Brindisini del Mese ESTATE BRINDISINA

BRINDISINO DELL’ANNO

Pubblicità a senso unico Il Comune pensa solo ad un quotidiano «Abbiamo previsto poca pubblicità sui giornali», ci aveva detto la dottoressa Franzel il giorno della presentazione della povera (e per alcuni aspetti discutibile) Estate Brindisina. Dunque non ci aspettavamo di poter avere l’onore di ospitare le inserzioni del Comune. Onore toccato ad un solo quotidiano locale, con ripetute inserzioni pubblicitarie in ultima pagina. Perché solo quello? E le altre testate? E quali saranno i giornali che ospiteranno la pubblicità della stagione teatrale 2009/20010? Solo le testate amiche, oppure sarà fatta una scelta più democratica e sensata?

Votate online sul nostro sito: www.tbmagazine.it

Scegliete il personaggio del 2009 Pennetta, Ferrarese, i Barretta, Mennitti... L’anno scorso abbiamo scelto il vescovo Rocco Talucci. Quest’anno il Brindisino del 2009 lo vogliamo scegliere insieme ai nostri lettori. Chi è, a vostro avviso, il brindisino che più di ogni altro merita la copertina di TB del mese di dicembre? Chi è il personaggio sportivo, politico, o l’imprenditore, o il semplice cittadino

che si è distinto per risultati raggiunti, gesti da ricordare, promesse mantenute? Potete esprimere la vostra preferenza attraverso il nostro sito internet, all’indirizzo www.tbmagazine. it. Noi suggeriamo alcuni nomi: Flavia Pennetta (ed è inutile dirvi perché), Massimo Ferrarese (per aver sbaragliato gli avversari alla corsa di presidente della Provincia e per quanto sta facendo da patròn dell’Enel Brindisi), i fratelli

COMMERCIO

SANITÁ

Gran successo per Confishop Generati buoni sconto per 7000 euro. Confishop ha funzionato. L’iniziativa lanciata a maggio da Confersercenti per generare acquisti nei negozi cittadini ha permesso di destinare ai consumatori ben 7.000 euro in buoni sconto da spendere nelle attività commerciali aderenti all’iniziativa. I cittadini coinvolti, che avevano 4 TB OTTOBRE 2009

Barretta (per aver salvato, ridato dignità e riportato in C2 il calcio brindisino), Domenico Mennitti (per essere riuscito a vincere una battaglia che sembrava persa, quella per la riconferma a sindaco), Mauro D’Attis (il consigliere comunale più votato alle ultime amministrative). Sul nostro sito potrete segnalarci altri personaggi e dirci perché li vedreste bene come Brindisino dell’Anno.

sottoscritto la tessera gratuita di Confishop, sono stati oltre 2000. Giustificata dunque la soddisfazione del presidente di Confesercenti, Tony D’Amore: «Per essere stati una città campione, tra le prime in Italia a sperimentare l’iniziativa, ci possiamo ritenere molto soddisfatti, e stiamo già lavorando a nuove iniziative che prevedono incentivi ai consumatori».

Buone notizie In distribuzione “Comunicare la salute” È in distribuzione gratuita in città la newsletter trimestrale della Asl Brindisi. In questo numero: Volontariato e Istituzioni; Cuore Amico; i progressi della Diagnostica non ionizzante; una intervista al dottor Angelo Campana; la Asl Brindisi partecipa al Forum P.A. 2009, e molto altro ancora.


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PERSONE

Brindisini del Mese GOLE PROFONDE/1

Opposizione finta... La rivelazione di un uomo del PDL...

CLASSIFICHE

PROCURA

Chi ha visto l’onorevole? Gaglione primo tra i parlamentari più assenti

Da Bari il nuovo capo È Marco Dinapoli, 62 anni, il nuovo capo della procura brindisina. Il Consiglio superiore della magistratura ha deciso la sua nomina il 23 settembre scorso, dopo aver temporeggiato diversi mesi. Di Napoli arriva dalla procura di Bari. Era già stato a Brindisi come sostituto nel 1995, quando Michele Emiliano e Nicola Piacente andarono via. Di Napoli conosce dunque la realtà locale. È una persona seria e poco incline alle apparizioni sui giornali.

«L’opposizione? Solo a parole. In realtà, fatte salve le dichiarazioni di facciata, li trovi tutti nella stanza del sindaco. Ad esclusione di Giovanni Brigante». Sarà vero? Forse sì, forse, no, forse c’è un po’ di esagerazione nelle parole che abbiamo raccolto da un rappresentante della maggioranza di centrodestra. Parole che ripropongono un problema vecchio: l’opposizione, o una buona parte di essa, è vera o finta?

GOLE PROFONDE/2

Opposizione vera...

CORSI

La richiesta di un esponente del PD A parziale conferma di quanto sostenuto dall’esponente della maggioranza di centrodestra, giunge la richiesta coraggiosamente avanzata da un esponente del PD durante l’Esecutivo cittadino: «Sarebbe bello che in Consiglio comunale si iniziasse a fare un’opposizione più incisiva e su argomenti più seri. Per esempio le spese elettorali folli di qualche candidato del PDL, o qualche altro argomento inerente le casse del Comune e le tasche dei brindisini». Mugugni in sala.

Ritorna Dinapoli

Apre l’Afi Alla Cittadella l’Accademia fotografica Secondo il sito openpolis. parlamento.it il brindisino Antonio Gaglione è il parlamentare più assente in aula: il tasso di presenza raggiunto sarebbe infatti solo del 10%. Gaglione si fa notare invece per i “voti ribelli”, cioé quelli dati in controtendenza con le linee indicate dal suo partito, il PD: per ben sedici volte il medico si è disocciato dal gruppo.

Alla Camera fanno molto meglio di lui Luciano Sardelli (gruppo MIsto, 63% di presenze) e ancora di più Luigi Vitali (PDL, 52% di presenze in aula, a cui va sommata la percentuale del 42% di presenze alle missioni, praticamente uno stakanovista di Montecitorio). Nella pattuglia di senatori brindisini il più assiduo frequentatore di palazzo Madama è invece Michele Saccomanno (PDL, 86% di

presenze), seguito a ruota da Salvatore Tomaselli (PD, 78% di presenze e 17 voti ribelli), Nicola Latorre (PD, 75% di presenze e 18 voti ribelli) e Giuseppe Caforio (Italia dei Valori, 64%). Sul sito si possono trovare classifiche sull’indice di attività dei parlamentari e notizie su tutti i disegni e le proposte di legge presentate da ognuno di loro.

È attiva da poche settimana presso la Cittadella della Ricerca l’Accademia fotografica italiana, unica scuola di fotografia nel Sud Italia, che si rivolge a tutti coloro che restano incantati d’innanzi all’affascinante mondo della fotografia. Diversi i corsi che stanno per partire: fotografia di base, sala posa, reportage, still life. Per informazioni potete consultare il sito internet www.accademiafotograficaitaliana.it.

Lettere a TB «Caro direttore, sono la madre di un bambino che, a causa di una patologia diagnosticata poche settimane fa, per fortuna lieve e risolvibile, ha bisogno di un sostegno scolastico alla scuola materna. La prassi indicata dal direttore scolastico prevede il ricorso al “Centro aperto” della Asl. Qui inizia il calvario. A parte osservazioni del bambino, incontri ed altro, ci hanno chiesto degli approfondimenti clinici che a Brindisi non vengono effettuati. Nella migliore delle ipotesi dovrei ricoverare il bimbo in una struttura leccese o barese. Li farò altrove e in tempi rapidi, per intercessione di

La mamma che non molla parenti, amici e dello specialista che ha in cura mio figlio. Ma non è tutto, completata questa prassi, mi dicono anche che questa figura non sarà presente all’inizio dell’anno scolastico, ma entro l’anno, perchè avrei dovuto chiederla a giugno, come se i problemi avessero una data (il problema di mio figlio è emerso a luglio). Quindi inizieremo l’anno scolastico senza una figura per lui fondamentale, col rischio, e questo lo dice lo specialista, di danneggiarlo ulteriormente e di non

risolvere il suo problema. Quello che mi angoscia di più, è il racconto di altre mamme che hanno vissuto queste esperienze. Mi dicono che a volte il sostegno non arriva, che i bimbi vanno avanti solo con l’assistente che si occupa del cambio del pannolino e di farli mangiare. Qui si potrebbe aprire una discussione sulla parità di istruzione che per legge dovrebbe essere garantita sempre e comunque, in particolare a bambini bisognosi di più attenzioni, sulle lungaggini burocratiche da superare

per ottenere quello che è un diritto e sulla mancanza di coordinamento tra le strutture sanitarie che, se da un lato richiedono alcuni esami, dall’altro non sono in grado di garantirli. Questo è un argomento. L’altro riguarda la penuria di asili nido a Brindisi. In virtù del problema del bimbo, sono costretta a mandare la piccola ad un asilo nido. Al comune sono arrivata tardi, ovviamente, ma ho presentato la domanda per una remota possibilità di ampliamento del

numero di bimbi accettati. Morale della favola: la bimba frequenterà un asilo nido privato con una retta più alta di quella comunale. Non mi resta che sperare che qualche bimbo rinunci al suo posto nel nido “meno caro”, così risparmio qualche euro al mese che investirò in benzina per far su e giù da Ostuni quando porterò mio figlio alla Nostra Famiglia per la riabilitazione. La scuola inizierà senza il sostegno e io mi affido non so più se a Dio o alla sorte, e maledico quella cicogna che mi ha gettato in questo paese e non in Francia o in Germania, dove lo stato sociale è una realtà.

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CITTÁ

Fotoreporter Ci meritiamo tutto questo? Il parco Cesare Braico abbandonato, pericoloso, sporco Cordoli distrutti, palme che non vengono potate da mesi, giochi a pezzi, detriti dappertutto, sporcizia, angoli pericolosi, bocchette antincendio inesistenti. E il titolare del bar-ristorante interno, Arturo La Palma, costretto a soccorrere i ragazzi che si fanno male e a mettere a disposizione dei bambini la toilette. Le foto di questa pagina testimoniano lo stato del parco del Cesare Braico, da anni in stato di totale abbandono e degrado. Foto che non avrebbero bisogno di commento, ma ci viene da chiedere: davvero le centinaia di brindisini che frequentano ogni giorno il parco meritano tutto questo? Possibile che al Comune nessuno si preoccupi dell’unico polmone verde della città? Dobbiamo attendere la sponsorizzazione dell’Enel pure per rimettere a posto i parchi? Costituiamo una Fondazione per il Braico? Ora qualcuno dirà: «È anche colpa nostra, dei cittadini incivili che distruggono tutto». Certo, ma se nei luoghi pubblici non c’è illuminazione, mancano i servizi igienici, non c’è guardiania, non si vede l’ombra di un bidone della spazzatura, allora quei luoghi diventano terra di nessuno. Soprattutto degli incivili.

LA PROPOSTA

“Giù il muraccio” Iniziamo con l’abbattere quella recinzione orribile! Tanto per iniziare abbattiamo il muraccio Sono anni che propugno questa idea, per la sua valenza - nonché pratica - fortemente simbolica: si abbatta quell’orrendo muro di cinta che racchiude, nella sua soffocante quanto inutile altezza, il “Cesare Braico” per tre quarti del suo perimetro. Lo si sostituisca con una recinzione uguale a quella già presente su via Appia, esteticamente accettabile, tale da consentire visibilità dall’esterno e rendere il parco più attraente e, perché no, controllabile. Il degrado del “Cesare Braico” è cosa arcinota,

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lungamente contestata, ampiamente discussa e richiede interventi seri e drastici. Certo, i riprovevoli atti di inciviltà di molti fruitori sono una delle cause principali dell’avvilente condizione in cui versano i giardini, vanno assolutamente stigmatizzati e, se possibile, in qualche modo sanzionati. D’altro canto, negli anni passati qualcosa si è fatto - ben poco in verità - per arginare il degrado. Ma, se si esclude il discutibile tentativo di riqualificazione (leggi: cementificazione e invito al facile vandalismo) di antoniniana memoria, si è quasi sempre trattato di inefficaci palliativi. Ben poca cosa di fronte all’enorme fabbisogno di interventi radicali che la struttura richiede.

Mi limito, per brevità, a citare i casi più evidenti: la mancanza di servizi igienici; l’insufficienza dell’illuminazione (occorre non solo potenziarla ma anche prolungarne l’orario di accensione); la necessità di rimuovere i residui di vecchi impianti idraulici, ossia pompe e tubature fatiscenti e arrugginite, pericolosamente presenti sul terreno con grave insidia soprattutto per i numerosissimi bambini che frequentano i giardini; la mancanza di un servizio di sorveglianza; l’assenza di un censimento delle essenze arboree e di una seria manutenzione del verde. E non oso neanche accennare ai fabbricati dell’ex centro di allergologia dell’Asl, da anni in spaventoso abbandono. La situazione è disastrosa, le responsabilità sono diverse e diffuse, e l’immobilismo mennittiano ha fatto il resto. Ma occorre, e si può, rimediare con scelte

di DOMENICO SAPONARO determinate da ricondurre in una politica responsabile e di lungo respiro; con una pianificazione finalmente seria che porti ad un progetto di riqualificazione affidato a professionisti competenti e ad interventi articolati e di qualità; con atti che rientrino in una concezione del bene pubblico e dell’ambiente che guardi alla crescita socio-culturale di una comunità che su questo terreno si dimostra ancora immatura. E allora si pensi anche ad atti, come dicevo, simbolici ma non privi di efficacia: e lo ripeto ancora qui, iniziamo con l’abbattere quel muraccio! Apriamo il “Braico” alla città e viceversa: creiamo quella virtuosa relazione città/parco da cui trarrebbe beneficio senz’altro lo sguardo e forse anche quel senso civico di cui sentiamo sempre più la mancanza. Domenico Saponaro


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L’INTERVISTA/1

Mario Scotto, il titolare di Puglia Tv, l’unica emittente locale nata a Brindisi

“LA STAMPA LOCALE? OSTAGGIO DELLA POLITICA” Libera Informazione/2. Il patròn di Puglia Tv, Mario Scotto critica Vittorio Bruno Stamerra, che aveva attaccato “le tv locali dei reggimicrofoni”: «Da lui non mi sarei aspettato parole simili», dice a TB. E spiega perché, a suo avviso, i reggimicrofoni sono necessari...

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l personaggio non ha bisogno di presentazioni. E neanche di essere stuzzicato: Mario Scotto, pur non avendo studiato da giornalista (è avvocato) comunque il sale nelle cose che dice ce lo mette di suo. Ed anche in abbondanza. Del resto basta ascoltare i suoi commenti quotidiani nel tg di Puglia Tv. Logico dunque attendersi dall’intervista qualche fuoco d’artificio. E Scotto non smentisce: «Il problema sollevato da TB nel numero di settembre è reale: tutta la stampa locale è ostaggio della politica. Tutta! Nessuno può smentirmi. Non è una questione di colore. È un dato di fatto. Se vuoi l’autonomia sei costretto ad isolarti, con tutte le conseguenze del caso» . Quindi Vittorio Bruno Stamerra non aveva tutti i torti quando parlava di stampa asservita? «Stamerra è stato un grande giornalista, e mi piacerebbe averlo ospite nei miei studi per discutere dell’argomento. Ma che lui faccia riferimento all’autonomia rapportata al discorso economico è offensivo per la sua intelligenza. E ti spiego perché: noi e Trcb mandiamo in onda (a pagamento) i Consigli comunali, ma sfido chiunque a dire che noi non abbiamo una linea autonoma. E poi, quando mandiamo in onda i Consigli comunali facciamo informazione, non disinformazione». Su questo non ci piove, ma il problema è più ampio. Qui parliamo di pubblicità dirotatta solo verso alcune testate. Di soldi delle campagne elettorali. Non vorrai dire che il problema non esiste? «Altroché, te lo ribadisco: siamo tutti ostaggio della politica. Non solo: è ormai impossibile fare giornalismo 10 TB OTTOBRE 2009

d’inchiesta. Io non lo faccio per due motivi: il primo è che per farlo devi avere le persone adatte, il secondo è che anche le persone migliori troverebbero le porte sbarrate. Prova tu a fare un’inchiesta sulla Fondazione Teatro Verdi e dimmi se riesci a trovare qualche carta... Ti ho fatto solo un esempio, ma di argomenti di cui non si parla, in questa città, ce ne sono davvero tanti...» Del tipo? «Le convenzioni energetiche, il carbone, i fondi alle attività culturali, gli investimenti portuali, le procedure di assegnazione degli appalti. Su tutto questo c’è un silenzio tombale. Chiedi le interviste e non te le concedono, cerchi i documenti e non te li fanno vedere. Mi permetti di dire qualcosa di forte?» I lettori non aspettano altro. «Anche per questi motivi la città non cresce. La Cultura non è solo andare a teatro. È essere liberi. È poter cercare la verità, ma se trovi le porte sbarrate...» Siamo condannati ai “reggimicrofoni”, come li ha chiamati Stamerra. «Ecco un’altra cosa che mi ha fatto arrabbiare molto della sua intervista: i reggimicrofoni sono in qualche modo necessari. Guai a fare i protagonisti o i prim’attori». Beh, si può essere reggimicrofoni e prim’attori nello stesso momento. Ma cambiamo argomento che è meglio. Qualche anno fa, quando Studio 100 sbarcò a Brindisi, in molti dissero che Puglia Tv avrebbe chiuso bottega. «Hanno detto la stessa cosa quando è arrivataTeleRama. E invece la concorrenza fa bene. Da quando c’è la concor-

renza il mio fatturato è aumentato, seppur di poco. E devo dire che anche gli ascolti e i complimenti sono aumentati. L’unico problema è che mi hanno tolto un sacco di giornalisti e tecnici». È in qualche modo un riconoscimento del tuo lavoro... «Ma è una lotta impari. I mezzi messi sul campo sono notevolmente diversi. Ma mi difendo. Ho il vantaggio che tutto il mio tg è dedicato al capoluogo, quindi offro più notizie e più approfondimenti». E poi c’è il tuo commento quasi quotidiano. Sei uno dei pochi che si espone con critiche e domande pungenti. «Anche quello è un modo per distinguersi dagli altri. La gente non ti segue se non offri qualcosa di diverso e di vero. Comunque non sono il solo ad espormi. Lo ha fatto anche Di Napoli (Senzacolonne), lo fa ancora e spesso Tornesello (Quotidiano). Anche Travaglini (Gazzetta del Mezzogiorno) in alcuni casi ha preso posizione. Da due-tre anni i direttori si mettono in discussione e si espongono. È troppo facile non farlo». Insomma, non è tutto da buttare. «I problemi che avete evidenziato ci sono e restano, ma ci sono cose che funzionano. Non è giusto dire o lasciar intendere - come ha fatto Stamerra - che le emittenti locali sono da buttare, o che non le vede perché non gli piacciono. L’emittenza locale in questi anni è cresciuta parecchio, in quantità e qualità. Dà lavoro ad un numero crescente di persone, ed è seguita ogni giorno da migliaia di cittadini. Che non pagano un euro. di Fabio Mollica


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COMPLICI

Tesori nascosti

Alparone Francesca

Libera informazione/3. Quando Mennitti scriveva contro il conformismo Il Quotidiano, la Gazzetta del Mezzogiorno, SenzaColonne, Brundisium.net, BrindisiTG24.it e gli altri, tanti strumenti di informazione nelle diverse forme dell’avanzata tecnologia, proliferano e costellano il cielo brindisino, ognuno con il proprio stile e sono quelli che rappresenteranno un pezzo di storia e di vissuto della nostra città del secondo millennio ed oltre, si spera. Da bambini vedevamo Spazio 1999. Quell’anno, il 1999, rappresentava in quel momento davvero un lancio nel futuro “remoto”. Erano gli anni ’70 un altro mondo, un’altra vita. Pensate come doveva essere ancora prima, negli anni ’60; che accadeva a Brindisi? Com’era la nostra città? Chi erano i padri degli odierni “newspapers”? A quei tempi, a Brindisi nasceva il settimanale “Il Timone” con su, come logo: il Monumento al Marinaio e le due facce di una moneta con la scritta BRVN, così da non lasciare spazio ai dubbi sul luogo di battesimo dello stesso. Nel suo primo numero (sabato 5 marzo 1960), Mario d’Amico, il direttore, presentava lo stesso ai lettori con queste parole “ Per decisione di un gruppo di giovani convinti che la nostra Città, la nostra Provincia e la nostra Regione avessero bisogno di un organo di stampa assolutamente indipendente che mettesse in rilievo i bisogni, i desideri, le necessità

della popolazione è nato “ Il Timone”. [….] “Il Timone intende, quindi, contribuire attivamente alla instaurazione di una concezione amministrativa moderna, progredita e razionale, spoglia di clientele deleterie e parassite, assai lontana dal recente passato che l’ha costretta ad un lungo immobilismo impedendole di raggiungere il dovuto traguardo [….]”. Non riconoscereste in questo forse un desiderio ancora imperante seppur in un contesto molto cambiato?! “[…] Oggi per vivere bene bisogna andare non contro, ma con la corrente: proprio come Lei, Egregio Signore, […] È una strada difficile, che ci consente comunque di opporci ad un conformismo nauseante (questo si che è malcostume!) che si erge a barriera di tutto un mondo in cui alla legge, all’intelligenza ed all’onestà, si sono ormai sostituite la illegalità, la mediocrità e l’affarismo” scriveva sul “Il Timone” (sabato 2 aprile 1960) il giovane universitario Domenico Mennitti e gli chiediamo, ora che è divenuto sindaco di quella Città come giudica il taglio dato al giornale e al suo articolo, era dunque contro-corrente per quei tempi, così come definito da esponenti locali del periodo? “Toppi aggettivi! - dice sorridendo -. Erano anni quelli in cui si ridisegnava il potere a Brindisi che fino a quel momento,

fino al 1956, era stato di impronta social-comunista. Dal 1958 la Dc ottiene la maggioranza assoluta, erano gli anni dell’epopea di Caiati, quindi il giornale assumeva un ruolo un po’ controcorrente, in quegli anni ero Reggente di Federazione, sostituivo il Segretario Provinciale che non poteva ricoprire quel ruolo durante la campagna elettorale. Ricordo che vi erano poche altre testate giornalistiche, una di queste era “Il Meridionale”, me lo ricordo perché lo strillone ripeteva il titolo (all’epoca esisteva la figura dello strillone), anche in questo “Il Timone” poteva considerarsi moderno, perché non si serviva di questa figura per la distribuzione del giornale”. Esiste, oggi a Brindisi, una testata che per contenuti possa essere equiparata a “Il Timone”; c’è qualcosa che manca a questi giornali? “Assistiamo, sicuramente, ad un proliferare di testate giornalistiche e in definitiva vende di più chi la spara più grossa, voglio dire che bisogna creare la notizia proprio come fa la televisione, che ne è diventata il concorrente numero uno. Quindi il giornale si è difeso interpretando la notizia. Il giornale non fa più opinione pubblica, parlo in generale, non è più quello di Montanelli per intenderci”. Ci sono forse troppi “giornalisti? “I giovani devono imparare, comunque, in qualche modo, devono fare esperienza. Debbo dire che quando ho sentito che voleva farmi un intervista su “Il Timone”, il ricordo di quell’esperienza mi ha emozionato, per me ha rappresentato un banco di prova, un’esperienza con la quale ho maturato la cultura del giornale”. Già, la cultura del giornale e del fare la notizia! Un filo rosso, dunque, che percorre la Storia della nostra Città, che è retto da chi questa Storia non solo l’ha vissuta ma l’ha fatta, anche in prima linea. Tanto c’è ancora, da fare, però: a noi l’onore delle armi, “della penna”, per raccontarla.

Vampiri di mattina

La Monica Stefano

Coprifuoco alle 2? E se invece si pensasse ad una soluzione più sensata? AVEVO DETTO CHE AVREI RACCONTATO LA STORIA DEL QUARto Re Magio, ma lo rimando al periodo natalizio, dove casca a fagiolo. Qui voglio parlarvi dei dolci e di quanto io ne sia goloso. Mi piace immaginarne la preparazione, farina e bianchi d’uovo, crema e panna da mescolare, e noci di burro per dare sapore. Di ogni prodotto finito mi affascina il processo di preparazione che ha avuto alle spalle. Anche fuori dalle pasticcerie, s’intende. Ascoltai Ligabue fare le prove sullo stesso palco sul quale avrebbe suonato la sera, e mi sarebbe piaciuto da morire vedere una canzone nel suo divenire, e immaginai il privilegio di stargli alle spalle proprio mentre la scriveva. Così come avrei voluto conoscere le chiacchierate dei Politici che hanno messo su un abbozzo di legge che poi ho dovuto subire come cittadino. E se talvolta ho imprecato contro una supposta iniquità (tipo quella di dover pagare semplicemente le tasse…), mi sono sempre chiesto che parole avevano usato mentre dibattevano sulla stesura e sulla finalità di quella legge. Già, il fine… A volte giustifica i mezzi, e in un Paese composto da milioni di persone è impossibile farle tutte contente in una

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botta sola. Per esempio, provate ad immaginare di abitare al primo piano e di avere un locale che tiene la musica a palla fino a notte tarda. Qualcuno non deve immaginarlo, già lo sa, facciamo che si chiama Paolo, e lo prova ogni sera d’estate. E avrebbe la mia solidarietà se si recasse in Questura per denunciare l’accaduto e vedere protetto il suo diritto a riposare in pace. Ma questo suo diritto è una coperta corta, e quando te la tiri fino al mento per dormire in pace devi sapere che qualcosa dall’altra parte si scopre, e non sono i tuoi piedi ma i piani del padrone del locale che lì ci ha investito la sua vita e il suo futuro. E anche quest’uomo - non datemi dell’incoerente - riceve tutta la mia solidarietà. Allora come si risolve questo stallo? Forse non mettendo su un’ordinanza che proibisce ai pubblici esercizi di restare aperti dopo le 2 di notte (le 3 il venerdì e sabato). Ma più che su questo mi viene da spendere un pensiero sul fine che questa decisione vuole perseguire. Non credo che di notte, fuori dai locali di Brindisi, ci siano state risse o altri episodi di violenza tali da far allertare le Forze dell’ordine. Quindi perché questo decreto? Se è solo per il sonno di Paolo, bastava dire al padrone del disco-pub che le multe saranno molto salate se anche un solo

rivolo di musica ad alto volume uscirà dalle sue casse passata la mezzanotte. Che lavori pure fino all’alba, ma a basso volume. Forse così sarebbe più facile proteggere il sonno di uno e lo stipendio dell’altro. Perché quest’altro, se lavorasse poco, magari potrebbe scordare di battere un paio di scontrini per pagare meno tasse ed essere costretto a non assumere una ragazza in più al bancone, alla quale fanno comodo due euro in tasca per pagarsi l’università. E se vengono pagate meno tasse il Comune garantisce qualche servizio in meno, qualche assunzione in meno, ci sono pochi spettacoli in teatro e l’asfalto della città è rovinato e le buche ci spaccano gli ammortizzatori della macchina, che però costa troppo cambiarli e allora vai a lavoro a piedi ma arrivi in ritardo e il capufficio ti cazzia, ti fa vivere male, ti licenzia, e non hai più quei soldi che prima spendevi dal tabaccaio e alla Snai, e vivi male, e fai vivere male anche questi ché guadagnano di meno, ecc, ecc, ecc… E la palla di neve continua a rotolare lungo il fianco della montagna e s’ingrossa, e s’ingrossa, e poi diventa una valanga. Quindi caro Paolo, ti sei mai chiesto quante rotture di palle in meno se tu soffrissi d’insonnia?


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L’INTERVISTA/2 «Brindisi non è, e forse non lo sarà ancora per diversi anni, una città turistica, ma è una città al servizio di un territorio turistico, quindi un punto di riferimento per quanti questo territorio vogliono visitarlo». Parole di Pierangelo Argentieri, direttore dell’Hotel Majestic e componente del gruppo Chez Vous (proprietario di Tenuta Moreno), tra i più attivi nel settore turistico in provincia di Brindisi. È con lui che proseguiamo il dibattito sul tema dello sviluppo turistico, avviato due mesi fa su TB con un’intervista all’assessore al Turismo del Comune di Brindisi, Teo Titi, e proseguita con un’altra intervista, al proprietario del villaggio Bahia, Carmelo Mergola. Cosa manca a questa città per generare turismo? Innanzitutto gli spazi. Mi arrivano un sacco di richieste per ospitare congressi per 300400 persone. Abbiamo le sale, ma quando mi chiedono delle location per ospitare delle cene di gala particolari, allora lì si blocca tutto. E il turismo congressuale ormai è una voce sempre più importante. Ci sarebbe il Castello Alfonsino... Ci sarebbe, ma ancora non c’è, e chissà quando ci sarà. E poi, congressi a parte, bisogna insistere sugli eventi. Ma penso ad eventi che siano davvero di richiamo. Tipo la Notte della Taranta. Voliamo alto. Se si pensa a quello che è diventata oggi, sì. Ma al primo anno della Notte della Taranta c’erano “solo” 2000 persone, non le oltre 100.000 di oggi. Tutti soldi che restano sul territorio. L’assessore chiede unità tra gli operatori e proposte concrete. Sull’unità tra gli operatori locali in effetti c’è da lavorare. Trovo maggiore disponibilità a collaborare tra i colleghi della provincia e delle altre province. Qui l’ambiente è pieno di “sospetti”. Quanto alle proposte,

Pierangelo Argentieri, direttore dell’Hotel Majestic e di Tenuta Moreno.

QUALCHE IDEA PER L’ASSESSORE TURISMO/3. Il direttore del Majestic e di Tenuta Moreno, Pierangelo Argentieri, interviene nel dibattito aperto da TB con l’intervista a Teo Titi, e propone delle iniziative al Comune. Con un invito ai colleghi: «Meno sospetti, più collaborazione».

sono convinto che quella lanciata lo scorso anno, “Tifo Amico”, possa funzionare. Può essere un’idea per convincere i tifosi delle squadre avversarie (penso a

quelle di calcio, visto che il palazzetto è “sold out”), a trascorrere un week-end a Brindisi con la famiglia. È un punto di partenza, nulla di strepitoso, ma da qualche

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parte bisogna pur iniziare. Magari dal fornire più informazioni ai pochi turisti che arrivano... Su questo non ci piove. In aeroporto chi arriva non trova un info-point. Da qualche mese lo abbiamo messo noi del Consorzio Welcome in Puglia, ma ci sono carenze alla stazione ferroviaria, in quella marittima. Insomma, c’è tanto da fare. E non solo qui: perché non incentivare dei gemellaggi? Perché non pensare a promuovere la nostra città nelle città estere collegate con Brindisi da voli low-cost? Perché nessuno ci pensa e nessuno lo propone. O forse perché i soliti amici degli amici non sono in grado di organizzare certe cose. Un’altra idea che parte da una cosa che abbiamo già e funziona bene: il Circolo della Vela. Perché non proporre dei gemellaggi tra il nostro Circolo e quelli di altre città, proponendo il nostro porto durante la bassa stagione? Titi e Stamerra propongono di realizzare un porto turistico proprio nel porto interno. Che ne pensa? L’idea è buona, ma sulla nautica da diporto ho qualche dubbio. Nel senso che, poiché in Grecia i controlli sono molto meno severi e più sporadici, il diportista abituato a viaggiare in barca preferirà lasciare la sua barca in quei porticcioli. E della Notte Bianca che pensa? Buona idea, buona organizzazione, ma nessun ritorno per il turismo. Il problema è che si è portati a pensare esclusivamente in grande, e invece non c’è bisogno di pensare in maniera megalomane. Le faccio un altro esempio: qualche settimana fa abbiamo riempito San Michele Salentino di turisti, e sa come?, con la Sagra del Fico Mandorlato! Ecco, quello che dico è che serve realismo e contatto con il territorio, con chi col turismo ci lavora e ci vive.


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COMPLICI

Brundisium.net Oreste

Pinto

La classifica del Benessere. Stiamo messi male, ma nessuno riesce a trovare la cura. “GLI UOMINI, NON AVENDO POTUTO GUARIRE LA MORTE, la miseria e l’ignoranza, per rendersi felici hanno escogitato di non pensarci”. Questa massima di Pascal mi è tornata alla mente diverse volte in queste ultime settimane. Ho sempre pensato che l’uomo malato comprenda il concetto di salute meglio dell’uomo sano. Ma guardando Brindisi ho qualche difficoltà oggettiva a confermare la mia idea. La nostra città è malata, molto malata, e sembra peggiorare di giorno in giorno senza che si assuma l’impegno a trovare la medicina. Nemmeno le annuali indagini de “Il Sole 24 ore”, quelle che ci vedono affezionati alle ultime posizioni, ci svegliano dal coma profondo. Quest’anno siamo precipitati al 100° posto nella graduatoria riferita al Benessere interno lordo. Quando sotto di noi ci sono solo tre provincie facciamo prima a parlare di Malessere. Stiamo messi male ma nessuno riesce a trovare la cura. Nes-

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suno se ne cura. Siamo una città che si ritrova con l’assenza totale di significati, di punti di riferimento. Il nostro è un vivere che accompagna all’apatia, all’indifferenza delle scelte, alla rassegnazione, ad uno stato quasi vegetativo. Qualcuno pensa di riempire il vuoto con la musica, con l’arte, con lo sport, con i giochi per bambini. Ma anche le occasioni di divertimento, invece di essere uno svago che rigenera corpi e menti, si riducono a di-vertere, a distogliere l’attenzione dalla direzione giusta. Siamo un popolo assuefatto, non ci interessa la verità, non ci vogliamo conoscere. Probabilmente abbiamo paura di guardarci allo specchio per non riflettere davvero. Ci basta sapere che la domenica si pranza con le braciole al sugo e che l’estate si va al mare. Si è rimbambita quell’intera generazione che non ha avuto gli strumenti per opporre resistenza. E la disfatta si

è trasferita come una pandemia in ogni campo dell’attività umana, a cominciare dalla politica per finire ai comportamenti etici, civili e morali. Chi ci salverà? Non certo la nostra attuale classe dirigente, una fabbrica in liquidazione coatta amministrativa che “si” pensa Brindisi ciò che non è, una baracca che - nel migliore dei casi - è tenuta in piedi dai “vorrei ma non posso”. Non certo la stampa, allineata e coperta, che offusca l’analisi e anestetizza le coscienze. Non certo i padri che continuano a dire ai figli “vattene che qui non c’è lavoro”. Non certo i figli che continuano ad avere quei padri come modello. Serve gente con la coscienza più attiva, con la ragione ben sveglia e con l’entusiasmo almeno pari alle capacità di capire, studiare e servire. Arriveranno i novelli Truman Burbank a sconfessare quelli che pensano che siamo morti e non ce ne siamo accorti?


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SHORT STORIES di Roberto Romeo

A

rthur Rimbaud è molto stanco. Ha camminato per giorni da Milano, sacca in spalla, in fuga da Verlaine e in lotta tra nord e sud. Brindisi è città che non conosce, ma nel porto rivede il suo battello ebbro, legato a una bitta per non fluttuare e senza un posto preciso dove andare. Il poeta conosce: «J’ai vu, J’ai rêvé, J’ai suivi, J’ai heurté». Il poeta non chiede, non insegna, il poeta si fa ascoltatore del mare davanti a sé, il mare dentro, il mare che sta attraversando, un mare attento che domanda di potersi fermare un attimo soltanto nel suo eterno e inarrestabile vagabondare. E il “poeta visionario” rimane a lungo su queste rive, pendolo tra le panchine e le osterie della città, stordito dal sole e dai fumi dell’assenzio. Rimbaud deve partire, deve salpare per Paros, un’isola dell’Egeo dove lo aspetta Henri Mercier, suo amico giornalista e socio di un saponificio. Ma Rimbaud indugia, indugia su questo davanzale d’Europa che lo trattiene fino a procurargli un’insolazione che costringerà il console di Francia a rimpatriarlo a Livorno sopra un battello a vapore. Brindisi si fa luogo di storie. Diventa un porto del mare che si avvolge di una strana malia, una luce fioca e tremante che da lontano spande una dolce ansietà d’Oriente e mette in viaggio sul filo di una memoria immaginata che non può sbagliare. È Brindisi. La sua naturale cinta d’acqua che i romani conquistarono con il ferro e i poeti con i miti, evangelica e imperiale, fermata intermedia verso rotte d’affari e d’armi o, tutt’altro, capolinea del mondo. Già. In “Addio alle Armi” Ernest Hemingway immagina a Brindisi la fuga degli sconfitti italiani della Grande Guerra, nel tempo in cui quelli Russi batterebbero in ritirata sui ghiacci della Siberia. Brindisi è dunque un limen, un crinale che finisce nello specchio di mare che la città custodisce, così come la Via Appia vi declina con la sua ultima scalinata. Punto senza un seguito, mare che non imbarca ma ribatte, come quello di Gilbert Pipard, il crociato barone irlandese vissuto al tempo di Robin Hood che nel settembre 1191 trova la morte sulla via dell’Est proprio a Brindisi, mentre era diretto in Terra Santa con re Riccardo Cuor di Leone. Nello stesso anno, un pirata divenuto ammiraglio, Margarito da Brindisi, dirotta il regno dalla parte di Tancredi, duca di Lecce, suo compagno d’armi che per gratitudine lo fregerà di 18 TB OTTOBRE 2009

onori, dopo aver imbavagliato, rapito e portato a Palermo la legittima erede Costanza d’Altavilla. Un gesto che gli Svevi ripagheranno alla morte di Tancredi infliggendo a Margarito l’accecamento e l’evirazione. Storie e ancora storie che ora volgono a Oriente con Maometto II. Il quale nella metà del ‘400 rivendica Brindisi, Otranto e Gallipoli perché annesse anticamente all’impero bizantino. Il sacco turco di Otranto e il terremoto del 1456 inaugurano prima il nuovo corso della cittàfortezza, poi quello della città commerciale nel Settecento e della città-frontiera durante il regno delle Due Sicilie. Come un guardiano davanti a una soglia, il porto veglia al confine di due mondi e diventa un formidabile accordatore (o mercante) di destini. È così che l’austriaco Hermann Broch descrive il porto di Brindisi ne La morte di Virgilio (1945): «La sua vita la sapeva lì nella piazza sulla

riva del mare, in quel punto d’incrocio fatto di tetti e di vie illuminate, in quel presente immerso nel fuoco, tra passato e futuro, tra mare e terra, e lui era proprio in mezzo alla piazza come se per volere del destino lo si fosse portato nel centro della sua vita, nel punto d’incrocio dei suoi mondi, nel centro del suo universo. Ed era la piazza del porto di Brindisi, distesa sotto il suo balcone». La luce scende appena dall’alto in un chiarore opaco. È un pullulare di botteghe in cui i mercanti stanno seduti su un tappeto, a gambe incrociate, e si portano i loro sentimenti, le loro idee, le loro passioni. Per ore, con il “cutter” all’ancora nel porto, si abbandonano alle loro divagazioni. E al poeta greco Costantino Kavafis, affacciato al Grand Hotel delle Indie Orientali (l’attuale Internazionale), baklava tra le mani, tutto appare irreale. Lo storicopoeta si è liberato della realtà addentrandosi, ora più di prima, in quella insoste-


STORIA

IL NOSTRO PORTO E QUEGLI STRANI PERSONAGGI... Rimbaud vi rimase a lungo, tanto da prendersi una insolazione. Hemingway ne parlò in “Addio alle Armi”, Gilbert Pipard vi morì. E poi Maometto II, Broch, Kavafis e Ungaretti, Verne, Tagore e Salgari... E Federico II di Svevia con i suoi Crociati. Tutti passavano di qui. Un tempo...

nibile sensazione olfattiva che non ha mai conquistato appieno l’arte. Kavafis è alla finestra. Di fronte approda un vapore. È in arrivo da Alessandria d’Egitto e a bordo Giuseppe Ungaretti, il poeta che avrebbe inaugurato il Novecento Italiano, vede per la prima volta materializzarsi quella terra degli avi, l’Italia, di cui tanto aveva sentito parlare durante l’infanzia. È il 1912, la Grande Guerra alle porte e il mancato rispetto della promessa italiana sul raddoppio ferroviario da Bologna infrangono il sogno internazionale di Brindisi: finisce la vicenda della Valigia delle Indie che in 40 anni aveva ricreato la città in un grande emporio commerciale. Anche il poeta indiano Rabindranath Tagore bacia per la prima volta l’Europa a Brindisi, e se ne innamora in un attimo associandola a una misteriosa figura femminile intravista dal ponte della nave a vapore. In una mano tiene un coltello d’argento, nell’altra porta una mela, odorosa e di un tondo quasi perfetto, che però non riesce a tagliare perché gli pare di dividere simbolicamente due mondi, due civiltà fuse assieme: Oriente e Occidente. Brindisi è là in mezzo, a fare da sottilissimo diaframma. «L’Italia fu il mio primo contatto con l’Europa. In quei giorni le navi a vapore si fermarono a

Brindisi e ricordo ancora quando approdammo, era mezzanotte con una grande luna piena. Corsi velocemente sul ponte dalla mia cuccetta e non dimenticherò mai la scena meravigliosa che mi si presentava prendendo forma nel silenzioso mistero del chiarore lunare, la vista di un’Europa addormentata come una giovane donna che sogna di pace e di bellezza. Era una fortuna per me che Brindisi fosse una piccola città, non dissimile dalle scene abituali della mia infanzia. Ebbi la certezza che il mio cuore si schiudeva a me per accogliere il ragazzo poeta che, benché giovane, si sentiva in quei giorni un sognatore senza tempo. Provai una grande emozione appena scesi dalla nave per trascorrere le notti di quei giorni di rinascita in un albergo di terza classe, senza luce elettrica e altri servizi. Sentii di essere tra le braccia della grande madre Europa e il

mio cuore sembrava percepire il calore del suo rassicurante petto». Il porto del Levante, crocevia e non solo pontile d’attracco, si offre agli incredibili viaggi dell’immaginazione dei personaggi della letteratura avventurosa, come l’infaticabile Phileas Fogg e il suo cameriere francese Passepartout, usciti dalla penna di Julius Verne, che raggiungono in treno Brindisi dove si imbarcano sulla nave a vapore Mongolia diretta a Bombay nel loro “Giro del Mondo in Ottanta Giorni”, o come i personaggi di André Gide e Agatha Christie. Al “Capitano” Emilio Salgari, navigatore di sole biblioteche, il più sedentario tra gli scrittori del secolo scorso, pare sia bastata la sola traversata Venezia-Brindisi e ritorno del 1880 per ambientare i suoi romanzi con dovizia di particolari. Quattro passi in una straordinaria storia infinita, terminata con una

La cartolina del giro del mondo in 80 giorni. Nell’altra pagina Arthur Rimbaud. Sotto Costantino Kavafis e la partenza della Crociata. La foto panoramica del porto è stata scattata dall’autore dell’articolo

penna spezzata e il suicidio dell’inventore del Corsaro Nero. E ancora i coloni di Creta, le navi micenee, la conquista romana, la Via Appia, Spartaco, Pompeo, Crasso, Lepido, Orazio, Ottaviano e Antonio, la morte di Virgilio, il passaggio dell’apostolo Pietro, i monaci basiliani, le colossali e sfortunate partenze per le Crociate. Il 5 aprile 1097, giorno di Pasqua, Roberto di Normandia e Stefano di Blois, suo cognato, s’imbarcano a Brindisi. Sui puntali le insegne della prima Crociata. Ma una galea che trasporta 400 soldati naufraga nelle acque del porto. Una folla di pellegrini radunata sulla riva assiste alla sciagura e, sgomenti, i più tornano indietro. Nel 1219 Federico II di Svevia, lo Stupor Mundi, ritrova a Brindisi il suo vecchio balio, Pellegrino d’Asti, al quale arcivescovo conferma con bolla imperiale il possesso della sede episcopale, vi fa ritorno nel 1225 per prendere in moglie, in seconde nozze, Isabella di Brienne, erede al trono di Gerusalemme, ma preferisce al primo talamo coniugale la di lei cugina, l’avvenente ventenne Anais. Federico è il “sultano battezzato”, il Papa Gregorio IX ne conosce bene i rapporti con la cultura araba: salpa da Brindisi ma una pestilenza scoppiata in viaggio lo costringe presto al ritorno, il Papa però non crede e non perdona. E lo scomunica. L’anno successivo, il 1228, incurante della scomunica, Federico riparte da Brindisi con cinque navi per la Santa Impresa, appunto la Crociata “degli scomunicati”, nella quale riuscirà a trattare col nipote del Saladino l’incruenta liberazione dei luoghi santi. Fino a autoincoronarsi re di Gerusalemme e dichiarare a se stesso e al mondo che la regalità non dipende dalla Chiesa, ma gli discende direttamente da Dio. Cocci sparsi della nostra storia millenaria, la storia navigata di un porto vecchio. Ma la storia, si sa, è anche ciò che racconteranno di oggi. WWW.TBMAGAZINE.IT TB 19


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SPORT TuttoBrindisi

NUOVO INSERTO

CALCIO

SVEGLIA BRINDISI!

L

a squadra di mister Silva perde punti preziosi. Ed è un peccato, perché in classifica, con almeno 4 punti in più, sarebbe stata prima o seconda. E invece gli errori in Lega Pro si pagano cari, e gli avversari, anche quelli meno importanti, non te li perdonano. È accaduto in casa contro la Scafatese, così come era accaduto fuori casa contro l’Igea Virtus. Peccato, dicevamo, perché comunque la squadra esprime un buon gioco ed è padrona del campo in quasi tutte le partite. Troppi gol sciupati. Forse un po’ di coraggio in più, da parte di Mr Silva, non guasterebbe, soprattutto nei cambi. Ma da qui a contestare con i fischi, come è accaduto al termine di BrindisiScafatese, ce ne passa. In attesa che sia finalmente ufficializzato l’arrivo dello sponsor (ora addirittura si parla di due sponsor!) prepariamoci a tifare per la squadra nel difficile match contro il Siracusa. E sarebbe ora che la si smettesse con gli scioperi del tifo e con i cori contro polizia e carabinieri. Pensiamo a tifare solo per i giocatori. Tutto il resto, agli sportivi, importa davvero poco. Sveglia Brindisi! Nella foto: Adriano Fiore, finora il migliore dei biancazzurri.

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SPORT

PERSONAGGI

Cannone e Mormile a caccia del terzo titolo mondiale I due brindisini sono a Como per il campionato Endurance. Poi li attende il salto di categoria Mentre andiamo in stampa con questo numero di TB, i piloti brindisini di Endurance Gruppo B Classe S1 Cosimo Cannone e Francesco Mormile (già 2 volte campioni del mondo nella stessa categoria) partecipano al Campionato del Mondo Endurance gruppo B Classe S1 che si svolge a Como, organizzato dello Yacht Club MILA-CVC. I campioni del mondo in carica, recentemente premiati nella città Brindisi durante il “Mediterraneo Art Festival - Premio La Vela Latina 2009”, che dedica un riconoscimento ai brindisini che si sono distinti a livello internazionale, comunicano inoltre che la partecipazione al campionato mondiale di Como sarà l’ultima nella classe Endurance S1, poiché nei successivi impegni i piloti gareggeranno nella Categoria Endurance Gruppo A. Una nuova sfida per i campioni brindisini che hanno maturato la decisione di cimentarsi in una categoria superiore che permetta loro di esprimere tutta la passione per uno sport che li ha visti protagonisti assoluti negli ultimi 4 anni e che li annovera nelle numerose classifiche internazionali di motonautica. TIFOSI

Ecco i Brindisini Erranti: di nuovo in viaggio per l’Italia Gli “emigrati” che seguono l’Enel Basket in trasferta si sono organizzati in un gruppo. E presto daranno vita ad un sito internet con foto e notizie. La passione per il basket, mai sopita e ora tornata di prepotenza grazie alla presenza nel campionato di Legadue dell’Enel New Basket Brindisi, è il collante che ha unito in questi mesi un gruppo di brindisini, la maggior parte dei quali residenti in varie città italiane o estere. Lo scorso campionato hanno fatto sentire il loro calore e la vicinanza alla squadra in tutte le trasferte e in tutti i palasport dove erano impegnati i colori biancoazzurri. Ora si sono dati un nome, “Brindisini Erranti”, rappresentativo sia della loro origine che della condizione di tifosi che, per motivi di residenza, ma anche di impossibilità ad entrare nell’ormai inadeguato PalaPentassuglia, sono abituati a spostarsi pur di vedere dal vivo le partite. Brindisini

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in quanto orgogliosi e fieri di essere nati in questa città. Erranti perché la fede sportiva ci porta ad “errare” per l’Italia cestistica. Anche nel prossimo campionato i Brindisini Erranti saranno sempre vicini alla squadra, soprattutto in trasferta. «Siamo sicuri che ci divertiremo, nell’attesa di poter assistere e tifare anche in casa alle partite dell’Enel Brindisi in un nuovo e adeguato Palazzo dello sport», dicono in un comunicato stampa. Tutti coloro che volessero avere maggiori informazioni sul gruppo e unirsi a loro possono scrivere una e-mail all’indirizzo: info@brindisinierranti.it. A breve arriverà anche un sito internet con foto e notizie sempre aggiornate.


SPORT

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SPORT

BASKET

L’Enel Brindisi all’assalto: obiettivo LegaUno. Però... Si comincia domenica 4 ottobre, con i brindisini impegnati in trasferta a Casale Monferrato. Poi si torna al PalaPentassuglia contro Rimini.

D

opo tanta attesa, finalmente si parte. Il campionato di Legadue 2009/2010 inizierà domenica 4 ottobre, con i ragazzi di coach Giovanni Perdichizzi impegnati in trasferta a Casale Monferrato, per il primo importante test della stagione. Poi, l’11 ottobre, il ritorno al PalaPentassuglia contro Rimini. Il roster dell’Enel Brindisi quest’anno, sulla carta, è fortissimo. La società presieduta da Antonio Corlianò è tra le favorite alla promozione in LegaUno. Gli stranieri quest’anno dovrebbero fare la differenza, a cominciare dal play Joe Crispin, forse il migliore nella pre-season, e assicurare quella continuità che è mancata l’anno scorso. Ma quest’anno il coach potrà contare su un gruppo di italiani di indubbio valore: Radulovic (croato naturalizzato italiano), Maresca, Infante, Pinton e Cardinali sapranno dare quell’apporto in più che solitamente manca alle squadre di media e bassa classifica, che devono fare i conti con la panchina corta e indigeni di livello non elevatissimo. Ma se la società si è data un gran da fare sul mercato, mostra invece qualche pecca sul fronte comunicazione, dove si ha l’impressione che ci siano troppe teste a voler decidere. Per esempio, durante l’estate è stato ufficializzato il ritorno di Santi Puglisi: non si era capito perché se ne era andato (o meglio, nessuno lo aveva spiegato) e non si è capito perché tra le parti è scoppiato di nuovo il grande amore. In ogni caso, speriamo che la sua esperienza possa servire a far meglio. Ma il picco negativo lo si è raggiunto con la storiaccia

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degli abbonamenti, che ha causato non pochi malumori e incomprensioni: la società aveva “nuove esigenze”, cioé un po’ di persone da sistemare (gratuitamente) al palazzetto, preferibilmente nelle prime file. Nella speranza

di convincere i vecchi abbonati a rinunciare al loro posto (e per fare cassa) sono stati nuovamente aumentati i prezzi (+20%) già molto alti rispetto a tutte le altre piazze cestistiche italiane. Ma nessuno ha avvertito per tempo i “non aventi più diritto”. Così decine di tifosi che da anni seguivano (pagando, ed anche bene) la società, si sono ritrovati senza posto. E senza scuse. Poi, siccome la Digos aveva chiesto che quest’anno entrassero solo le 2505 persone previste dalla massima capienza del palazzetto, garantendo il posto a sedere anche ai tifosi “di serie B” (quelli costretti ad andare al PalaPentassuglia con tre ore di anticipo nella speranza di sedersi in curva), e siccome le richieste evidentemente erano molte di più, qualcuno ha deciso di cancellare gli abbonamenti in curva e tornare ai biglietti. Dopo due stetimane di critiche e lettere ai giornali e sui blog da parte dei tifosi, con minacce di non andare più al Pentassuglia, la società ha fatto dietrofront, ritornando agli abbonamenti, ma motivando la nuova inversione di rotta con l’avvenuta cessione dei diritti televisivi alla lega (che li cederà ad un tv locale, presumiamo Studio100, che manderà in onda in diretta tutte le partite). Pace fatta, dunque, e finalmente non dovrebbero più esserci tifosi di serie A e tifosi di serie B. Però, quanta fatica! WEB-LINK CAOS ABBONAMENTI: Dite la vostra (firmandovi) su www.tbmagazine.it


SPORT

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SPORT

PERSONAGGI

Un brindisino nella porta svizzera È Francesco Tramacera, appena rientrato a Brindisi con moglie e figlioletta. A settembre ha disputato il campionato europeo. Ora giocherà a Bari, ma conserverà il posto di numero uno della nazionale elvetica.

È

brindisino il portiere della nazionale svizzera di pallanuoto. Si chiama Francesco Tramacera, ha 28 anni, ed è da poco rientrato in città con la moglie e la figlioletta di due mesi: «Come tanti miei coetanei sono alla ricerca di un lavoro; per ora sto continuando la pratica forense, essendo laureato in Giurisprudenza, e sto effettuando la trafila di invio curriculum e colloqui cui tanti giovani come me si sottopongono». A settembre Francesco ha partecipato ai campionati europei, svoltisi a Lugano: «La nazionale svizzera non è riuscita a conseguire i risultati tanto sperati eseguendo prestazioni al di sotto del proprio potenziale. Nonostante tutto l’esperienza a livello internazionale si è rivelata di altissimo livello ed è stata fonte di grandi soddisfazioni». Ovviamente la pallanuoto resta per lui parte della sua

vita: «Nonostante la lontananza, resterò portiere titolare della nazionale svizzera e ne sono onorato; giocherò con una squadra di club barese che ha intenzione di formare una squadra che aspiri ad un campionato di vertice con eventuale promozione in serie A..., ma per adesso sono solo progetti». La carriera di Tramacera è iniziata all’età di 15 anni con l’Assi Brindisi, squadra con la quale vinse numerosi campionati. Poi venne convocato ad Ancona per un raduno nazionale under 16. Prima di essere acquisito definitivamente dalla società A.S. Bari Nuoto ha militato nel Salento Lecce, squadra con la quale ha vinto il campionato di serie D ed ha partecipato al raduno partenopeo per salire in serie C. La società A.S. Bari Nuoto nel 1998 lo cede in prestito per la prima stagione al Taranto in serie C. Dal 2000 al 2007 è portiere titolare della A.S. Bari Nuoto in serie B conseguendo per ben tre anni consecutivi il titolo di miglior portiere della

serie B. Nella stagione 2007/2008 avviene il trasferimento in Svizzera presso la squadra del Kreuzlingen come portiere titolare in serie A1. Consegue con il Kreuzlingen il titolo di Campioni di Svizzera, disputando la finale play off contro il Lugano, e la vittoria della Coppa di Svizzera. Successo molto acclamato per via della eccezionalità del risultato che vide per la prima volta in Svizzera una stessa squadra vittoriosa sia in campionato che in coppa. Nella stagione 2008/2009 viene riconfermata la sua presenza come portiere titolare del Kreuzlingen e la squadra si riconferma campione per il secondo anno consecutivo. Il possesso della cittadinanza svizzera e i risultati ottenuti gli valgono la convocazione nel 2008 come portiere titolare della squadra nazionale svizzera per i tornei di preparazione agli Europei del 2009. Il futuro è tutto da scrivere.

Pallavolo

Eurovolley Sant’Elia: si riparte! Iniziano i corsi di minivolley per bambine a partire dai 6 anni.

R

icominciano gli allenamenti anche per la Eurovolley Sant’Elia, società nata nel 1990, che da quasi 20 anni si occupa di corsi di minivolley e attività agonistica giovanile. Tutte le attività si svolgono nella palestra della scuola elementare 9° Circolo in via Mantegna, al rione Sant’Elia, nei giorni di lunedi, mercoledi e venerdi (dalle 18 alle 21), e nella stessa palestra si giocano le partite dei vari campionati. I due allenatori federali Valentina Pinto e Antonio Mangione si occupano della gestione della società in maniera esemplare. I corsi di minivolley sono basati sull’insegnamento psico-motorio, attività cooordinative ed esercizi per l’apprendimento della tecnica di questo sport attraverso giochi educativi e divertenti per tutte le bambine a partire dai 6 anni. La società regala a tutte le bambine iscritte ai corsi una magliettina e lo zainetto I corsi sono divisi in due gruppi principali: con il

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primo gruppo si lavora con bambine con età compresa tra i 6 e gli 8 anni, con il secondo gruppo con bambine di età compresa tra gli 8 e i 10 anni. Questa divisione è importante per lavorare in gruppi omogenei e con capacità di apprendimento simili. Prima del periodo festivo invernale, nel mese di dicembre, la società organizza una giornata dedicata al mini volley con giochi, percorsi ad ostacoli, staffette e partite amatoriali di pallavolo, che si conclude poi con un grande buffet. Nel mese di maggio e giugno, invece, la Eurovolley iscrive le bambine alle varie tappe del minivolley organizzate dalla federazione di Brindisi: domeniche trascorse nelle piazze dei maggiori paesi della provincia, con lo scopo di far divertire le iscritte e i loro genitori. Tra le varie atlete che hanno raggiunto ottimi risultati, segnaliamo Chiara Giuffré (nella foto a sinistra), entrata a far parte delle 12 migliori atlete della regione Puglia, e visionata dall’allenatore della nazionale italiana juniores Moretti. Per informazioni sui corsi: 338 2764491.


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Alla Nitor non solo allenamenti Per i più piccoli quest’anno anche una borsa di studio, e poi corsi di primo soccorso, escursioni, iniziative con i genitori...

È

ripartita da qualche settimana l’attività della Scuola Calcio Nitor Brindisi. Ogni giorno, dalle ore 17, appuntamento con le lezioni tenute da allenatori ed istruttori federali che si alternano sui campi dell’impianto sportivo Alerin, al rione Casale, tutti rigorosamente in erba sintetica. Bambini e bambine, dai 5 anni in su, possono svolgere un periodo di prova valutativo, totalmente gratuito, al fine di conoscere l’offerta formativa. Informazioni in merito potranno essere richieste al numero telefonico 348.6460709, oppure direttamente preso la segreteria sociale del Centro Sportivo. Alla luce dell’ottima esperienza maturata lo scorso anno, ampiamente documentata nel sito internet ufficiale (www.nitorbrindisi.it), saranno molte le novità anche per questa stagione. Una su tutte merita di essere citata in quanto rappresenta davvero una novità, perlomeno nel panorama locale, e cioè l’istituzione di una borsa di studio calcistica che sarà assegnata, secondo parametri stabiliti nel bando, ai più meritevoli per rendimento scolastico, calcistico e sportivo in generale, caratterizzato da chiare azioni di fair play e lealtà verso compagni e soprattutto avversari durante l’intera stagione sportiva. Confermata anche per quest’anno, l’attività parallela ai normali corsi di scuola calcio, con corsi di primo soccorso specifici per l’età, attività ed eventi per i genitori, escursioni a tema, visite e tanto altro ancora. La società, anche per questa stagione sportiva offrirà, a chi interessato, il servizio navetta andata e ritorno dalla propria abitazione al Centro Sportivo di Via R. De Simone. Per ulteriori informazioni: via Materdomini, 23/a c/o Membola Teodoro, 72100 Brindisi. Tel. 348/6460709, scuolacalcio@nitorbindisi.it.

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SPORT

PERSONAGGI

Il Van Basten brindisino Daniele Vantaggiato, dai campetti del Paradiso al Torino. Intervistato da Daniele Vasta, racconta la sua storia. E dice: «Se un giorno mi dovesse chiamare il Brindisi...» NON TUTTI I BAMBINI VISPI E BORIOSI DIVENtano fuoriclasse. Molti hanno peculiarità per credere che i loro sogni si possano avverare; abbozzano danze sugli allori, ma non saranno mai dei primi ballerini. Altri crescono con l’idea del sacrificio, diventando discreti tiratori scelti negli improvvisati campi da gioco asfaltati. La Brindisi periferica infatti, offre ancora oggi parecchie strade o spiazzi parrocchiali trasformati in mini-stadi calcistici; sovente le porte di sassi non dispongono di reti né traversa, si lascia molto spazio alla fantasia. La storia di Daniele nasce negli anni ’90 al quartiere Paradiso, tra un goal di testa ed uno in rovesciata. Il campetto dell’oratorio, come per molti “grandi”, fu galeotto. Fratello minore di un valido portiere dilettante, Daniele sceglie con successo il ruolo estremamente contrario, proponendosi come attaccante della compagine Paradiso all’età di circa 12 anni. Vantaggiato è solo il suo cognome, perché per brillare in vantaggio su tanti altri numeri 9 ha dovuto sudare e guadagnarsi il ruolo, mettendo in mostra un talento smisurato ed il fuoco nello sguardo. Oggigiorno Vantaggiato è un centravanti puro, dotato di tiro potente ed uno sguardo ambizioso. Ha il dono che molti suoi coetanei desiderano, sfoggia una classe innata che riesce a valorizzare senza molti rinvii. La sua carriera professionistica parte nelle giovanili del Bari e prende il volo repentinamente. Nel Crotone gioca due anni, ma inizia nella vecchia C1 (oggi Lega Pro , prima divisione) per cercare di perfezionarsi, raggiungendo la promozione in serie B. Viene convocato nella nazionale

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italiana under 20, sfoderando eccellenti prestazioni. La serie cadetta lo consacra a nuovo talento, torna al Bari ed occupa quasi sempre un ruolo da titolare. In seguito Daniele ha voglia di cambiare aria, scommettendo su altri trionfi. Pescara e Rimini sono le mete successive, ma in quest’ultima conquista definitivamente l’attenzione degli addetti ai lavori di alto livello, esibendosi nelle sue migliori marcature. Nel 2008 lo esamina una piazza insigne: il grande Parma retrocesso in serie B. La squadra emiliana acquisisce il bomber, che contribuisce al suo rimpatrio nella massima serie. In 7 stagioni il nostro brindisino verace riesce ad affermarsi dando grossi contributi alla serie B. Con l’inizio del calciomercato 2009/10, Daniele dispone in extremis di trasferirsi al Torino per tentare a suon di prodezze il ritorno in serie A. È risaputo che il calcio sia lo sport più amato dagli italiani… per te dove ha avuto inizio tutto? Da bambino giocavo nel campetto parrocchiale del quartiere Paradiso. Passavo le mie giornate a sbucciarmi le ginocchia sui mattoni con gli amici, inseguendo un Supersantos. Avevo circa dodici anni quando l’allenatore Massimo Bungaro mi ha accolto nella squadra del rione Paradiso. Mi allenavo sulla terra battuta… li è iniziato tutto. Chi o cosa in principio ti ha trasmesso questa grande passione? Passione? No, il calcio non è solo questo, per alcuni, tra i quali il sottoscritto, questo sport è vita. Col pallone tra i piedi io ci sono nato, ho sempre amato questa disciplina perché mi dava emozioni, perché mi divertiva, perché più crescevo e più capivo che potevo migliorare. È importante

sottolineare che la gente che avevo intorno credeva in me, mi dava coraggio, mi aiutava a sognare con gli occhi aperti, come tutti i bambini del resto. Se questa “favola brindisina” non fosse accaduta, se non ti fossi affermato come calciatore professionista, credi che a Brindisi avresti potuto fare un altro mestiere? Non so… la vita per un giovane da noi non è semplice, per campare bisogna adattarsi. Ci sono tuoi coetanei diventati famosi che hai visto crescere al Paradiso e prendere la tua stessa strada? Davide Giorgino, Antimo Iunco… ed altri che militano in squadre di serie minori. Hai un bel ricordo di tutte le squadre alle quali sei appartenuto? Si, ho avuto accoglienze super da ogni tifoseria, sono stato bene con tutti i compagni che mi hanno fiancheggiato; solo nell’ultimo anno col Bari ho avuto qualche screzio con supporters e società…però tutto sommato non ho mai avuto problemi ad inserirmi, o ad ambientarmi. Qual è stato in assoluto il tuo “Maestro”, chi ha contribuito fortemente alla tua affermazione professionale costante? Gianpiero Gasperini, quando giocavo nel Crotone. Ha molta competenza tattica, gioca un calcio innovativo, è un grande allenatore, lo conferma la sua carriera tutta in salita. Mi ha insegnato tanto, condivido con lui tutti i miei successi e gli faccio un grosso in bocca al lupo per l’avvenire col Genova. Daniele perché hai scelto il Toro? Perché credo che qui potrò giocare con più continuità e lottare per riportare in serie A questa celebre società. L’altro mio obiettivo sarebbe di poter giocare con più costanza anche nella massima serie, e quest’anno dobbiamo dimostrare di meritarcela. Questa è una domanda che tutti i brindisini ti farebbero: se la squadra cittadina riuscisse a fare il miracolo di tornare almeno in serie B, cosa risponderesti all’eventuale proposta di diventarne il leader? Bisognerebbe che si valutassero parecchi aspetti, se il Brindisi riuscisse nell’impresa ci sarebbe anche un trasporto sentimentale di parte. Se succedesse, non disdegnerei di pensarci, soprattutto negli ultimi anni di attività agonistica. Quanto ti mancano la famiglia e Brindisi? Tanto quanto manca a tutti i fuorisede… moltissimo. Vi torno appena posso, qui lascio sempre un pezzo di cuore.


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PIERO FIGURA CREATIVO È DIRE POCO Designer, architetto, pittore, antiquario e molto altro ancora. Alla scoperta del genio brindisino, trapiantato a Milano, che ha esposto ai Magazzini Harrod’s, ha insegnato all’Istituto europeo del Design e firma le creazioni di Murano.

BRINDISINI STRAORDINARI di Iole La Rosa

I

mmaginare, Creare, Innovare. È lo slogan europeo del 2009, anno dedicato alla sensibilizzazione dei cittadini europei alla creatività ed all’innovazione. L’Europa prova, in tal modo, ad attrezzarsi per le grandi sfide in un contesto di competitività globale. Certi che la creatività è insita nell’uomo in quanto essere capace di interagire con la realtà, modificandola e rinnovandola, dedicheremo all’argomento la rubrica delle Buone Notizie e dei Brindisini Straordinari, di questo numero e delle prossime uscite, evidenziando ciò che di creativo il nostro territorio ha prodotto e produce, le potenzialità sommerse, i disagi e le aspettative, fornendo idee e consigli agli amministratori locali, da parte di chi vuole esprimere il meglio della propria arte. Una possibile soluzione alla crisi finanziaria? Chi lo sa!? Partiamo da Piero Figura, designer, architetto d’interni, scultore, decoratore, pittore, costumista, antiquario, stilista e scenografo di fama internazionale, vulcano di idee e di creatività, nato a Brindisi il 6 gennaio 1963. Dopo aver frequentato l’Istituto tecnico industriale - i genitori lo avrebbero voluto ingegnere! -, avvia un multistore in Largo Concordia, dove vende oggetti e vestiti creati da lui. Completa i propri studi artistici a Roma e a Milano. Piero insegue il suo sogno. La sete di conoscenza d’arte, di tecniche, di materiali, lo portano in giro per il mondo per completare il percorso di formazione. Parte, quindi, per un lungo viaggio-studio e raggiunge l’Indonesia, Cuba, Londra, Parigi, New York alla ricerca della propria identità artistica. “Ho imparato ad interpretare la mia arte, ho appreso i segreti, scoperto tecniche innovative, ho studiato tanto e, così facendo, sono riuscito a trovare il mio stile, personalizzando ogni mia creazione”, racconta con tanta umiltà. Fermatosi a Milano, mette a frutto la sua esperienza, aprendo un’attività commerciale che diviene, da subito, il fulcro delle tendenze milanesi e non.

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Il Corriere della Sera del 20 aprile 2001 scrive di lui: “Nel suo 1950 Studio convivono galline a dondolo e maiali incorniciati, il busto di Nettuno e Elvis Presley a forma di lampada. Eletto Designer dell’anno da «Ad», Piero si diletta a creare scenografie per gli amici cantanti, i Blu Vertigo, Piero Pelù, Carmen Consoli, Paola Turci». Premio Petruzzelli per un costume da lui disegnato, Piero crea degli oggetti speciali, come gli “Hocus Pocus”, due sfere portafortuna con degli amuleti sopra (che è facile trovare nelle case dei più famosi personaggi italiani e stranieri), un giocoliere dell’ottocento portacandele, una Testa di Venere, che gli danno tanta popolarità e successo. Gli oggetti sono, da subito, acquistati dai magazzini Harrods di Londra - che dedicano proprio ai giocolieri di Piero la vetrina del 2000, per inaugurare l’avvio del nuovo secolo all’insegna del cambiamento e dell’ottimismo - e dalla Neiman Marcus, catena di lusso americana, leader nel settore. La genialità dell’artista è messa in risalto più volte da Panorama, che lo definisce il “Dalì dei Navigli”, e da riviste

specializzate come AD, Antiquariato, Arte, Casa Viva, Brava Casa, Cose di Casa. Definito da esperti e critici “artista poliedrico e versatile”, il Maestro ha disegnato gioielli, accessori di moda, mobili, suppellettili, ha ritratto personaggi e famiglie famosi tra le quali Beretta, il Principe di Paternò, magnati del business e del mondo della politica. Ha arredato le case di VIP e creato il primo “antiquariato rimaneggiato”. Disegna, con successo, una serie d’accessori di lusso destinata ad animali domestici che è venduta in tutto il mondo. Nel maggio 2005, La Quinta, network internazionale di consulenza e servizi per il mondo della moda, si occupa del lancio mondiale di Princes BauMiau, una collezione speciale di accessori per cani e gatti nata da un’idea di Piero Figura e Stella Negro. Segue l’idea geniale: inscatolare la Nebbia di Milano! Un’idea che Wikipedia, l’enciclopedia online, racconta così: «…tra gli artisti di oggi che hanno utilizzato anche i barattoli per esprimere il proprio concetto di arte, pos-

“Ho studiato tanto, ed ho trovato il mio stile, personalizzando ogni mia creazione” siamo citare l’artista Fumagalli, che ha catturato in barattoli i propri Testi comprensibili all’infinito apponendo un numero progressivo da 1 a 51, e l’artista/architetto Piero Figura, che ha inscatolato (da 1 a 100) la nebbia di Milano con l’intenzione di inscatolare il nulla». Nominato docente di scenografia presso il prestigioso Istituto Europeo del Design “IED”, trasmette, per tre anni, tutta la sua passione, creatività, estrosità: “È stata una splendida esperienza! Riuscire a trasferire le proprie conoscenze e sapere di poter rappresentare un punto di riferimento per giovani di talento, dona un senso di grande soddisfazione”, ci confida. Un giorno incontra Gianni Seguso, storico soffiatore muranese e la vita di Piero prende una nuova svolta. “È con Gianni che nasce l’intesa per la realizzazione del progetto Balocchi di vetro, una collezione fatta di sculture che altro non sono se non citazioni


PERSONE

Piero Figura e alcune sue creazioni

della fantasia che attraversa tutte le età di un uomo”. Piero diviene, ben presto, l’unico designer di riferimento della storica manifattura di Murano, alla quale è ancora legato da un’importante collaborazione professionale. Ma non è di certo un uomo che si culla sugli allori. Nasce così la collaborazione con “Atena Peltri d’Autore”. Espone a Milano, Verona, a Parigi, a New York, Mosca, partecipa a trasmissioni televisive in svariate nazioni. I suoi lavori girano il globo e lui con loro, pur ammettendo “… nonostante abbia girato tutto il mondo non ho mai imparato una lingua straniera!”. Piero Figura comunica con la propria genialità e creatività. L’arte, nella sua espressione più pura, va oltre le barriere del tempo e dello spazio, per esprimersi in un linguaggio universale che parla con il cuore e si rivolge al cuore. Continua a stupirci ed incantarci con le sue conquiste e le sue opere. Ci racconta della sua esperienza come set designer, attività che più di tutte lo diverte. Crea set fotografici, studia ed inventa scenografie per importanti riviste e marchi di grandissimo prestigio. Riesce, con la sua inventiva, a dare valore, luce e vita a ciò che gli si chiede di rappresentare. È da questa nuova attività che prende spunto l’inserto di settembre di Vanity Fair (foto). Il 24 settembre ha inaugurato il nuovo negozio a Milano, in una traversa di Largo Buenos Aires. Si chiama “…Come cavoli a merenda! «L’inaugurazione é avvenuta all’insegna della fantasia e della spensieratezza, ovviamente. Erano presenti carretti di gelato e zucchero filato, Lucignolo e Pinocchio nel Paese dei Balocchi», racconta divertito. Non a caso Piero è identificato, tra gli artisti, come il “Peter Pan dei nostri tempi, con la voglia di non crescere mai per vivere in eterno in un mondo di favole dove il gioco, l’amore e la fantasia la fanno da padrone”. «Oggi desidero una vita semplice, seguire il mio negozio e fare ciò che ho sognato fin da bambino: dipingere». Con queste parole Piero Figura lascia intendere che, nella sua carriera professionale, ci sarà l’ennesima svolta. Siamo comunque certi che il Peter Pan brindisino saprà, ancora, sorprendere noi e tutto il mondo, e ci permetterà di volare al suo fianco al di là dei confini della logica e della razionalità, nel suo universo fantastico, regalandoci onore e fama e tanta, tanta luce che continuerà a farlo brillare nell’universo dell’arte contemporanea.

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IMPRESE

ARIA FRESCA di Daniele Galiffa

I

l 31 luglio 2008 sono scaduti i termini per la partecipazione al bando PrincipiAttivi, promosso dal programma Bollenti Spiriti dell’Assessorato alla Traparenza e alla Cittadinanza Attiva della Regione

Puglia. Il bando metteva a disposizione un fondo di 7.6 milioni di € invitando gruppi di giovani pugliesi, tra i 18 e i 32 anni, a mettersi insieme e a lavorare su nuove idee, con l’obiettivo di trasformare energie e passioni in qualcosa di più concreto dal punto di vista delle ricadute culturali e socio-economiche sul territorio. L’iniziativa ha avuto un’eco pazzesco coinvolgendo oltre 4150 giovani e la macchina organizzativa ha saputo e dovuto utilizzare al meglio gli strumenti di progettazione partecipata (blog, forum e barcamp) tanto da meritare, durante l’anno della creatività, un riconoscimento dall’Europa come bestpractice. A questa chiamata i ragazzi hanno risposto inviando la bellezza di 1569 progetti, con una partecipazione altissima tanto che le candidature sono arrivate da 223 comuni delle 5 province: l’87.1% dei comuni era rappresentato da almeno un progetto. Come molto spesso accade, la risposta a questo tipo di iniziative che premiano la creatività e l’intraprendenza ha avuto una risposta molto forte dalle province di Bari e Lecce (in provincia di Bari hanno inviato 6 progetti ogni 100 abitanti, a Lecce 5) mentre Brindisi, Foggia e Taranto hanno avuto un tasso di partecipazione di 3 progetti ogni 100 abitanti, cioè quasi la metà. Per mettere a fuoco meglio il problema, basti pensare che oltre il 69% di tutti i progetti presentati erano relativi alle province di Lecce e Bari e che la sola città di Bari ha presentato più progetti di tutta la provincia di Brindisi, che comunque rimane l’ultimo capoluogo di provincia per numero di progetti presentati: 19 contro i 142 di Bari, gli 85 di Lecce, i 65 di Foggia e i 41 di Taranto. La buona notizia, però, è che Brindisi (così come Bari e Taranto) è stata la provincia dove da ogni suo comune è partita almeno una proposta ottenendo un tasso di successo del 20.8%, secondo solo alla provincia di Lecce (23%). Come dire: pochi ma buoni. Se questi sono i freddi numeri abbiamo cercato di raccogliere

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LARGO AI GIOVANI Ecco cosa fanno le nuove aziende avviate dai ragazzi brindisini che hanno ottenuto i contributi del bando regionale “Bollenti Spiriti”

i sentimenti di alcuni dei gruppi vincitori che, con in tasca i 25.000 € della Regione, stanno facendo qualcosa di nuovo sul e per il nostro territorio. Ragazzi che riservano delle belle sorprese. In città abbiamo avuto modo di conoscere i ragazzi di Muovidee, Trabant, PugliaInMovimento e RitmoRadicale. Realtà molto eterogenee tra di loro, ma portatori di un valore comune: il valore del cambiamento. Il cambiamento, ad esempio, nel modo di intendere l’editoria: non più un canale uno a molti ma un canale aperto che Marcello e Fabio, con il loro progetto “Edizioni Trabant”, vedono open-source. “Da casa editrice virtuale diventiamo una casa editrice open source”, dice Marcello. Questo è vero cambiamento. Come lo è, d’altronde, quello che Danilo, insieme ai suo compagni di percorso, sta portando avanti con il progetto PugliaInMovimento che porta a Brindisi un approccio ed una soluzione che stravolgono il concetto di mobilità: si va su bici elettriche per 35 km alla velocità di 25 km/h. Insomma... un’ottima ragione per lasciare l’auto a casa e dare una mano all’ambiente. Idea brillante che sottende un ecosistema altrettanto intelligente che prevede, tra l’altro, servizi di noleggio che, da soli, permetterebbero di risolvere gli annosi problemi legati allo spostamento locale (inefficienza dei mezzi pubblici, parcheggi, costo del carburante, etc...). Ad ogni modo, se PugliaInMovimento con le sue bici ci avvicina alle fredde temperature delle città olandesi, Tommaso e l’associazione Ritmo Radicale ci portano invece alle calde temperature del clima caraibico con il loro progetto “Dal Salento ai Caraibi”, che è una ricerca ed un racconto sul

fenomeno musicale e la cultura reggae made-in-Salento. Un progetto che cerca di leggere il cambiamento del nostro territorio, almeno sul fronte musicale, per tracciare percorsi di lettura e di opportunità non scontati. Così come non è scontato l’approccio che l’associazione Muovidee sta adottando nell’avviare iniziative sociali ed eventi per creare inclusione e opportunità sul fronte culturale, sportivo ed economico. In provincia sono molto interessanti, invece, le esperienze di altri ragazzi che hanno lavorato principalmente sulla valorizzazione sostenibile e consapevole che ha caratterizzato il passato glorioso della nostra terra e che rende unico il territorio. A Fasano il gruppo di Pietro (goFasano) ha ripensato al modo di raccontare la città e al coinvolgere gli utenti in questo processo mentre, a San Pietro Vernotico, Valentina ha invece deciso di lavorare sulla memoria storica di quello che è stato il movimento popolare degli anni ‘50 e ‘60 sorto in un territorio votato alla produzione vinicola. A Cisternino il progetto Officina Reale dell’Associazione Desigiste lavora invece sulla ricerca nella cultura&coltura guardando alla biodiversità come patrimonio da tutelare e su cui incentrare nuove economie; a proposito di “economie”, AngelCompany è invece la risposta che, a Mesagne, il gruppo di Luigi Bonatesta ha messo in piedi per aiutare le PMI a risolvere problemi e creare opportunità. Oppure si può raccontare di Donatella che a Villa Castelli con il Centro Studi Mu.Vi.T. cercano di cambiare il territorio attraverso attività di ricerca, arte e cultura e dell’Associazione Kairòs e Krònos che a Carovigno si sta impegnando su un progetto di promozione e fruizione integrata del patrimonio artistico culturale della città in relazione all’incoming internazionale. Il bando “PrincipiAttivi” ha rappresentato una buona opportunità per mettere in mostra alcuni dei talenti che, nonostante tutto, sono presenti sul nostro territorio e su di esso scommettono per il futuro. Non va però nascosto il grande limite del territorio che non è assolutamente votato al rischio, alla voglia di scommettere sul futuro e all’intraprendenza. WEB-LINK www.create2009-italia.it www.bollentispiriti.regione.puglia.it www.pugliainmovimento.com www.angelcompany.it www.officinareale.it www.kairosekronos.it www.gofasano.it www.edizionitrabant.it www.muovidee.it


COMPLICI

Zona Branca Barbara

Branca

Il problema dei problemi. Si torna a parlare di Sud. E di intervento pubblico: la cura divenuta malattia. LA FINANZIARIA È ALLE PORTE E COME OGNI ANNO SI RIPROpone l’annoso problema del Sud. Chi dal Nord propone “gabbie salariali”, chi dal Sud “fiscalità di vantaggio”. Di fatto solo “tanto rumore per nulla”. La storia si ripete. I recenti dati diffusi dalla Svimez - l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno - sono chiari: con un terzo della popolazione nazionale, dopo ben sessanta anni i dati sulla produzione di reddito nazionale del Sud - solo un quarto del reddito nazionale - sono rimasti gli stessi. Con l’aggravio che per di più, le regioni meridionali hanno usufruito per anni degli aiuti europei, ma mentre le altre aree “depresse” sono cresciute in Europa del 3% annuo nell’ultimo decennio, il Sud è fermo a 0,3. Mi vien da pensare a questo punto che la depressione del nostro territorio non sia solo economica, ma anche sociale, politica, istituzionale. E invece di interrogarsi sul perché in questi ultimi sessanta

anni non ci sia stata ”la svolta”, ci si perde in inutili provincialismi, senza valutare i chiari e pericolosi sintomi di una “separazione” tra Nord e Sud che inizia a manifestarsi sempre più. Dalla questione meridionale, si è molto velocemente passati a quella “settentrionale”. E d’altronde perché negarlo? Difficile trovare un’area così vasta in un paese avanzato come il nostro, che è stata così a lungo tanto sovvenzionata senza che riuscisse ad autonomizzarsi, senza che fosse in grado di camminare da sola. E allora perché non ammettere che da decenni l’intervento pubblico si è trasformato da soluzione in problema, da cura in malattia, da presunta fonte di crescita a utile strumento di consenso politico volto a irrigare i campi dei benefici particolaristici per mezzo di “abbondanti” piogge di contributi. Clientelismo e assistenzialismo hanno sviluppato il capitalismo politico, per pochi ma non per tutti, legato a protezioni ed erogazioni personalistiche. Oggi però chi vuole fare impresa deve superare irti ostacoli: carenza d’infrastrutture, servizi e formazione, pericolosi condizionamenti

della criminalità. Ma tutto questo non sembra essere un problema per i nostri politici. Continuiamo pure con la politica degli struzzi, continuiamo pure con la politica dei silenzi, le responsabilità di tutto ciò sono da ritrovare nelle nostre scelte politiche, nella nostra inspiegabile attesa del cavaliere bianco che salvi noi e la nostra bellissima terra. Oggi però qualcosa è pericolosamente cambiato. Il baricentro politico si è più spostato a Nord di Roma e, invece del cavaliere bianco, avanza sempre più velocemente un cavaliere “verde” con la faccia orgogliosa di Bossi e della sua Padania. E così i “poveri” politici meridionali, non essendo in grado di “proporre” per il proprio territorio, riabbracciano la vecchia “questione meridionale”, senza pensare che proprio e solo una “riqualificazione” della politica potrebbe essere di aiuto al Sud. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Pensiamoci, dipende solo da noi.

Diritti & Doveri

Graziuso Emilio

Ancora sui tassi di interesse. Le nuove norme sulle soglie anti-usura FINALMENTE, RECEPENDO COSÌ LE ISTANZE DEI CONsumatori, la Banca d’Italia ha stabilito le nuove regole sulla rilevazione dei tassi effettivi globali (TEG) medi utilizzati per la individuazione dei tassi soglia ai fini della normativa anti-usura alle quali banche e finanziarie si dovranno attenere. Le nuove regole, consentendo una più facile ed immediata verifica delle condizioni economiche applicate ai consumatori, prevedono tassi-soglia nei quali devono essere compresi tutti gli oneri a carico del cliente, quali, ad esempio, polizze assicurative, compensi per i mediatori, nonché tutte le forme di remunerazione diverse dal tasso di interesse, come le commissioni di massimo scoperto. Tali previsioni sono volte a contrastare la prassi, purtroppo diffusa, di applicare costi non conteggiati nel tasso effettivo globale (TEG), e quindi al di fuori del

limite anti-usura. In tal modo, non solo è violato il principio fondamentale della trasparenza contrattuale, ma soprattutto è vanificata la normativa anti-usura, con conseguente grave ed ingente danno economico per i consumatori. Al fine di capire la portata delle nuove regole e quanto le voci indicate dalla Banca d’Italia vengono ad incidere sulle somme che gli utenti di banche e finanziarie sono costrette a pagare, basta soffermarsi sugli importi indicati in alcuni contratti, ad esempio per i compensi di mediazione. Questi ultimi, in molti casi, si aggirano intorno a diverse migliaia di euro, incidendo così profondamente sul tasso di interesse effettivo applicato. PURTROPPO, PERÒ, LE NUOVE REGOLE, STANDO AL dettato delle stesse, valgono solo per il futuro. Cosa

possono fare, quindi, tutti coloro che hanno stipulato, prima dell’entrata in vigore delle norme in esame, contratti con banche e finanziarie? A mio parere, si ripropone una situazione analoga a quella che negli anni scorsi ha portato centinaia di consumatori a rivolgersi alla magistratura per far valere i propri diritti con riferimento ai contratti di conto corrente e di mutuo, nei quali venivano applicati, contrariamente alla legge ed in modo del tutto disinvolto, interessi che spesso superavano il limite dell’usura. Sarebbe, quindi, opportuno che tutti i titolari di finanziamenti, ove ne ricorrano gli estremi, in quanto, dalla somma delle singole voci agli stessi imputate, risulti superata la soglia dell’usura richiedano agli enti erogatori la restituzione delle somme dagli stessi illegittimamente percepite.

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CULTURA

PROPOSTA N.° 9 UNA RETE WIFI PUBBLICA

Bologna, Venezia, Trento, Milano e molte altre città italiane ce l’hanno già. Sarebbe utile per gli studenti universitari e per i turisti. Ma siamo certi che tutti i brindisini apprezzerebbero la novità

COSE NOSTRE di Guido Giampietro

C

osì lo scrittore afgano Khaled Hosseini parla di Herat nel suo romanzo Mille splendidi soli: “In questa città non si poteva stendere una gamba senza dare una pedata in culo a un poeta…”. Per indicare che Herat un tempo era stata la culla della cultura persiana, la patria di scultori, di pittori e di sufi. Un po’ come lo è stata la Brindisi romana (e non solo romana), quando Cicerone sostava in città presso la nobilissima famiglia di Marco Lenio Flacco. Per non parlare di Virgilio, del concittadino tragediografo Marco Pacuvio (insieme allo zio Quinto Ennio) e di Q. Orazio Flacco che nei Sermones descrisse il suo viaggio da Roma a Brindisi. Certo ne è passata di acqua sotto i ponti. Forse è per questo che ci si è inventati la città d’acqua. Quando, più

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propriamente, bisognerebbe parlare di città di mare. Così come, se proprio si vogliono usare gli inglesismi tanto cari agli archistar d’oggigiorno, seafront dovrebbe prendere il posto di waterfront. Ma questa, come direbbe Kipling, è un’altra storia… Al momento, invece, diventa prioritaria la necessità di ridurre il gap culturale con le altre province italiane e, soprattutto, venire incontro alle aspettative dei nostri universitari “stanziali”, già penalizzati dall’appartenenza a Università che brindisine non sono! E come? Tanto per iniziare, favorendo - grazie a una rete WiFi cittadina - il collegamento gratuito a Internet. Non saremmo i primi a intraprendere questa strada, ma nemmeno gli ultimi. Infatti, la prima città a realizzare in Italia (e tra le prime in Europa) una rete pubblica WiFi è stata Bologna, in seguito all’iniziativa intrapresa dal Comune in collaborazione con l’Università e i partner privati. Successivamente il WiFi gratuito è giunto a

Trento, Milano e Venezia (quella stessa con cui Brindisi dovrà competere per il titolo di Capitale Europea della Cultura per il 2019!) che, da città lagunare, si è candidata a divenire città digitale. A Brindisi la copertura del servizio wireless potrebbe inizialmente riguardare il centro storico e le zone in cui vi sono gli insediamenti universitari (finché resistono!). Poi, gradualmente, estendersi al resto della città. Ciascun utente potrebbe disporre di un credito quotidiano di accesso di un’ora e trenta minuti con una banda disponibile massima di 256 kb/s. Gli utenti potranno collegarsi da un qualsiasi punto all’interno della zona di copertura definita e sarà loro possibile muoversi liberamente in roaming tra un nodo e l’altro della rete. Per tutti gli studenti di ogni ordine e grado (ma anche per i docenti e il personale tecnico-amministrativo) non dovrà essere richiesta la residenza nel Comune. Per i turisti (quando e se ritorneranno!) l’accesso potrebbe essere consentito previo pagamento d’una cifra simbo-

lica (meglio ancora se fosse gratuito). Va da sé che l’istallazione della rete WiFi non potrà cambiare, da sola, le abitudini culturali della città, ma può essere un mezzo, insieme ad altri, per un’auspicata inversione mentale. E se l’esempio delle città che si sono incamminate per questa strada non dovesse essere sufficiente a smuovere l’attenzione dei politici nostrani allora bisognerebbe raccontare loro la storia della rana “kupamanduka”. Secondo gli antichi testi sanscriti della tradizione indiana (V secolo a.C.) la rana kupamanduka trascorse tutta la vita in fondo a un pozzo per paura di quanto c’era fuori. Attenzione, però! Chi rimane nel pozzo si crede al sicuro ma, in questo modo, non scambia idee, informazioni e prodotti con gli altri e così, senza accorgersene, diventa sempre più povero e ignorante. Facciamo allora in modo che a Brindisi, città d’acqua (o città di mare) non prolifichino, nei limacciosi fondali dell’indolenza, le rane kupamanduka…


QUEI QUATTRO CHE DIFESERO IL NOSTRO PORTO Antonio e Francesco Monticelli, Benedetto Marzolla, e Stefano Palma si batterono per salvare la nostra città. I nostri amministratori prendano spunto... Non so quanti Brindisini conoscono la storia del nostro porto, forse gli studiosi e quelle persone amanti della città. La storia racconta che già nel 49 A.C. Cesare chiuse la foce per imprigionare Pompeo con le sue navi nel porto, e questa fu la prima condanna per il porto e la città di Brindisi. Non essendoci ricambio d’acqua, il porto si riempiva di melma e diventava una zona paludosa e malarica. Poi arriva Federico II e vi costruisce i suoi capolavori, per fortuna uno ancora esistente, quale il Castello di Terra, e una zecca per coniare le monete. Così fanno i D’Angiò e gli Aragona con la costruzione di altri castelli, e la fortificazione della città in parte esistente. E la città vive. Il suo porto vive e fa vivere! Ma Brindisi e il suo porto muoiono di nuovo, quando il principe di Taranto Giovanni Orsini sbarra la foce e Brindisi torna a morire. Intervenne il re di Napoli Ferdinando IV, anche perché Brindisi contribuiva con molti denari, che chiamò alla corte l’ing. Andrea Pigonati per il ripristino del porto, ma il suo intervento non servì a nulla, o perlomeno produsse solo un lieve miglioramento. Visto come andavano le cose si incominciò una vivissima accesa polemica con la terra D’Otranto per la costruzione di un porto artificiale in Gallipoli, con l’intenzione di eliminare il nostro porto e far sparire Brindisi dalle carte geografiche. Anche allora i leccesi cercavano di defraudarci di quelle cose che la natura ci aveva donato. Ma quei signori trovarono pane per i loro denti sbattendo contro un muro d’acciaio, perché non fecero i conti con gli amministratori del passato, che erano ben altra cosa in confronto a questi attuali. Erano l’avvocato Giovanni Monticelli e Benedetto Marzolla (foto). Amministravano la città senza percepire compenso, per il bene della comunità. Si presentarono di fronte al re di Napoli e con i loro progetti indussero il monarca ad annullare tutto salvando il porto. Un altra opposizione venne fatta dal

barone Francesco Antonio Monticelli nei confronti del direttore dell’azienda “Ponti e Strade”, che propose a sua Maestà una nuova strada da Bari a Lecce, eliminando la via Appia Traiana che passava da Monopoli Egnazia, terminando a Brindisi. Questa proposta fu appoggiata anche dal principe Dentici, dal consiglio provinciale di Lecce, e da un sacerdote di Ostuni. Il sacerdote andò di persona ad implorare sua Maestà e chiedere una sentenza di morte per la città e il porto di Brindisi. A quei tempi Cesare e Giovanni Orsini con la loro strategia di guerra e di odio indussero alla chiusura del porto mietendo vittime delle perniciose malariche, dando segni di abbandono e di decadimento. Oggi non si muore più di malaria, ma si muore di inquinamento. La nostra bella città, ora è sporca, disastrata, e dimenticata da tutti. Penso che se si rialzassero quei valorosi amministratori che combatterono per il bene di questa terra si vergognerebbero di tutti noi, vedendoci passivi ai problemi di questa città, svogliata e chiacchierona. La mia rabbia è stata vedere gli spot elettorali di tutti i canditati con il seguito di Senatori e Onorevoli giù al porto, di fronte a quella struttura imponente a forma di timone, un volta chiamato monumento Nazionale ai Caduti del mare (anch’esso un nobile decaduto, basti vedere i giardini-pattumiera), con le braccia aperte, parlare di questo porto meraviglioso e promettere: «Faremo grandi cose!». Da anni si parla di progetti per l’ampliamento del porto, e del lungomare, mentre noi progettiamo gli altri agiscono e ci tolgono tutto, lasciandoci solo le briciole. Grazie all’opera gratuita, luminosa, appassionata, tenace e generosa dell’avvocato Antonio Monticelli, del cartografo Benedetto Marzolla, del barone Francesco Antonio Monticelli e del sindaco Stefano Palma, in passato queste cose non succedevano . Rino Tasco

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LA DOLCE VITA I VOLTI DELLA RISTORAZIONE BRINDISINA

DIECI POSTI DOVE LA CENA È MOLTO PIÚ DI UNA CENA Fabius Crumb, giornalista enogastronomico londinese, conosce molto bene la nostra realtà. E per TB scrive un articolo sui locali che predilige in città. Spiegando perché

C

i sono posti dove mangiare non è soltanto mangiare. Ci sono locali dove cenare non vuol dire esclusivamente ordinare e gratificare il palato e lo stomaco. Ci sono ristoranti in cui si va per vivere un’esperienza speciale, e dove un’insieme di più fattori contribuisce a rendere quella pausa di due ore un momento piacevole. Per esempio, ogni volta che entro al Penny di Mario Schina, mi viene quasi voglia di togliere le scarpe e di raccogliermi in religioso silenzio, tanto è bella quella sala con le volte bicolori. Poi resto colpito dalla professionalità e dalla competenza del padrone di casa, dalla presentazione dei piatti e dalla qualità di ciò che mangi. Non importa se pagherò 30 o 60 euro. So che pagherò il giusto per quello che ho mangiato. E che ci tornerò. Da qualche mese ho scoperto anche il ristorantino aperto dalla figlia e dal genero di Mario, Lucia Schina e Fabio Vulpitta. Si

NOVITÁ

chiama Hara. Fatevi spiegare da loro il senso di quel nome, poi affidatevi alle loro cure e non abbiate paura di scegliere uno dei menù degustazione (cosa atipica dalle vostre parti ma molto in voga all’estero, specie nei ristoranti di un certo livello). Non conosco altri ristoratori, qui a Brindisi, che hanno avuto tanto coraggio a proporre una cucina fuori dal comune. Ma il coraggio e l’originalità pagano sempre. E Fabio e Lucia stano raccogliendo il successo che meritano.

Rimango ancora in famiglia e vi porto all’Araba Fenice, da Dario Schina, ristorante che da quando si è trasferito in corso Roma è letteralmente esploso, come meritava. Cosa mi piace qui? Perbacco, sono inglese: la cantina e l’incredibile assortimento di vini e distillati. Ogni volta che ci vado imploro Dario di farmi scendere e respirare aria di vigneto. E se rivedo le stesse bottiglie della volta precedente, tiro un sospiro di sollievo: sono ancora in tempo per berle. Della cucina

dell’Araba non vi dico nulla. Immagino sappiate già tutto. Mi piace invece sottolineare il conto: mai nessuna sorpresa negativa. La cucina di Pantagruele e di Mr Armando è invece sempre una scoperta. Adoro quel lento susseguirsi di antipastini eleganti. Sembrano disegnati e vorrei non rovinarli. Ma so che sono ottimi e allora non hanno scampo. La guida Michelin quest’anno ha scritto che “la cucina risente dell’umore del titolare”, e quando l’ho fatto notare ad Armando, lui ha risposto: «È vero, è proprio così». Adoro i tipi come lui. E comunque, se da anni è su tutte le guide che contano, vuol dire che è quasi sempre di buon umore. E poi solo qui riescono a farmi mangiare quel pesce orrendo chiamato scorfano. Confesso che quando mi hanno messo in tavola per la prima volta la zuppa di pesce di Iaccato, sono rimasto un po’ sbigottito. Poi ho capito tutto, ed ogni volta che ci torno non riesco a scegliere altro. Sarà la vicinanza al mare, ma in questa sala si respira sempre l’aria che respirava il pescatore Antonio Romanelli, detto Iaccato, che andava a pesca di notte e che nel 1950 avviò questo locale. Da inglese italianizzato adoro mangiare la pizza. Quella del Windsurf resta ottima. Il locale, pur avendo perso il caro “Maresciallo”, è rimasto su ottimi livelli. Forse è proprio in onore del marito che la moglie Emma continua a lavorare con tanta tenacia

LA GELATERIA-YOGURTERIA

Apre Geyò: ed è un successo immediato Ottima qualità dei prodotti, tanta simpatia

H

a aperto da poco meno di un mese, ma il successo è stato travolgente, oltre ogni più rosea aspettativa. Nato dall’idea di un gruppo di amici, ognuno dei quali impegnato in altre attività imprenditoriali, Geyò (Gelato+Yogurt) ha incuriosito subito i golosi brindisini di tutte le età. Lo yogurt, in effetti, è eccezionale, sia “in

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bianco” che accompagnato con macedonia, fragole o amarene. Anche i gelati sono di ottimi qualità. Sono assolutamente da provare quelli alla mandorla, al cioccolato fondente, alla crema con bucce di arancia. Il locale, che si trova in corso Umberto I, al civico 8, proprio di fronte all’aiuola che separa i corsi principali, offre anche delle buone crepes. E, cosa non di poco conto, si distingue per la simpatia e l’ospitalità del personale.


Ristoranti, Vini, Eventi e molto altro

e sempre col sorriso sulla bocca. E scambiare quattro chiacchiere con lei è sempre un piacere. Tra una bruschetta mista e una pizza Barretta puoi inserirci la storia del mondo senza mai annoiarti. Oppure puoi bere una birra guardando la foto appesa al muro e tornando indietro negli anni. Mi piace la pizza della Locanda del Porto, ma qui adoro anche la semplicità del locale (che ricorda molto certe taverne inglesi sulla costa), la genuinità di Adolfo, e la cucina casereccia, semplice e ricca allo stesso tempo.

Un altro ristorante che mi sta a cuore, ma ahimè non ci vado da parecchio, è il Menhir. Amo la cucina di Ernesto Palma, e ancor di più dialogare con lui a fine pasto, sorseggiando un buon negroamaro. Mi piacciono l’istinto e la passione che mette nel suo Sushi alla pugliese, e la voglia di continuare a fare ricerca e nuovi esperimenti. Sono tornato a Brindisi tre settimane fa ed ho avuto una spiacevole sorpresa: La Cantina ti l’Artisti era chiusa. Credo fosse il miglior posto per conoscere la cucina tipica

brindisina: le fave con i peperoni, la trippa... Quando ci portai dei colleghi inglesi, tempo fa, rimasero a bocca aperta. E pancia piena. Mi hanno detto che i titolari stanno cercando un altro locale, con posti all’aperto. Spero lo trovino presto. A causa della Cantina chiusa, ho trovato un’altra bella porta aperta, quella del Buena Vista. Il direttore di questo giornale me ne aveva parlato, ma io diffido dei locali di tendenza. E invece è stata davvero una piacevole sorpresa. Posto molto bello, cucina ben curata. Spero che riescano a

riproporre lo stesso ambiente e a provocare le stesse sensazioni nei locali interni, quelli della Norcineria. Magari ve lo farò sapere, se avrò altre occasioni per tenervi compagnia. Fabius Crumb TUTTI IN POSA PER TB Nell’altra pagina: Gemma Bungaro e Mario Schina (Penny). Qui sopra: l’ingresso di Hara e quello di Pantagruele, Adolfo Polifemo (Locanda del Porto) e Annalisa Romanelli (Iaccato)

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LA DOLCE VITA URBAN LOW COST

MANGIARE CON MENO DI 10 €: ECCO I NOSTRI “FAST GOOD” La piadina, il kebab, il Mc Donald’s, ma anche il pasto completo, la pizza o il menù di cucina marinara. Ecco alcuni indirizzi interessanti per una pausa pranzo a buon mercato.

L

e crisi economiche obbligano a ragionare e a ripensare il proprio business. Accade anche nel settore della ristorazione. Accade anche a Brindisi, dove diventano sempre più numerosi i posti dove si può mangiare bene senza sborsare grandi cifre. Quei posti che lo chef-star scozzese Gordon Ramsey, nelle scorse settimane intervistato dall’Espresso, ha definito “Fast Good”, aggiungendo: «La crisi è un’occasione straordinaria per spingere l’alta cucina e l’alta ristorazione a riflettere sul loro futuro. Questo mondo ha bisogno di un lifting profondo. Il successo ed il moltiplicarsi di bistrot, trattorie, di formule “fast good”, cioé buono e veloce, dimostra che lo spazio per le cattedrali del gusto è destinato a ridursi, anche a prescindere dai costi che i ristoratori debbono sopportare e dai conti che i clienti devono pagare. Non scompariranno, ma saranno sempre meno numerosi e per pochi. Sta a noi cuochi vincere la scommessa di far mangiare sempre meglio, cioé non solo buono ma anche sano, a prezzi ragionevoli». Noi abbiamo provato alcuni di questi “fast good” e ve li segna38 TB OTTOBRE 2009

Panino Kebab Coca + 3 Felafel

€ 7,60

€ 7,00

MARIPA

ISTAMBUL KEBAB liamo in questo articolo. Altri ne proveremo e li segnaleremo nei prossimi numeri. Sono i posti dove si può buttar giù qualcosa di qualità a prezzi ragionevoli. Non a caso questi locali sono sempre pieni. E ce n’è per tutti i gusti: marinaro, pizzaiolo, etnico, mediterraneo, light. Voi conoscete altri posti come questi? Segnalateceli! CE WEI Potremmo chiamarlo il “fast fish”. La formula, inventata da Ernesto Palma (ristorante Menhir) è stata un successone fin dal giorno dell’apertura, il primo aprile del 2007: un chiosco nella galleria del centro commerciale Le Colonne, cucina di qualità media, ma tutta a base di pesce. «L’80 per cento del prodotto è congelato, ma salmone, orate e paranza sono sempre freschi» spiega Palma. Innumerevoli le proposte. Tra le preferite ci sono l’orata alla griglia accompagnata da patate al forno (7,90 €), il fish&chips (filetto di merluzzo, patatine fritte, coca cola e creme caramel, a 8 €) ed i menù sorbetto (10 €). IL FAST AWAY Maripa è un self service di concezione moderna: piatti di buona

Gnocchi, i, Salsiccia, Spinac ua cq A

qualità, ambiente accogliente e prezzi bassi. Ha aperto quattro anni fa e ogni giorno a pranzo fa il pienone, tanto che spesso c’è da fare la fila. La scelta più che vasta di piatti (minimo quattro primi e quattro secondi), la velocità nel servizio e la posizione strategica (proprio di fronte al Comune) sono stati gli altri ingredienti del successo di questo fast food all’italiana. Dove il Tris del giorno, che comprende un primo, un secondo e un contorno, costa 5,50 € (6,50 con piatti a base di pesce). È aperto solo a pranzo, ad eccezione del sabato sera, quando si trasforma in pizzeria. A pranzo, con 7,90, potete pranzare al Flunch, il ristorante situato nel centro commerciale Auchan: primo, secondo, contorno e acqua (o vino). Ogni giorno tre o quattro proposte per ogni portata. Una formula che riscuote un gran successo non solo tra chi si ferma per la pausa pranzo ma anche tra le famiglie. LA BUFALA NON SCHERZA Il locale dei fratelli campani, nella pausa pranzo si trasforma in un fast food con servizio al tavolo. Il menù che comprende primo,

Orecchiette, o, Filetto merluzz qu insalata, ac a

€ 8,70

LA BUFALA

Riso patate e cozze, a scaloppina, acqu

€ 9,50

IL BOTTEGHINO


Ristoranti, Vini, Eventi e molto altro

, Insalata di riso , ta Frittura mis sorbetto, Acqua

€ 10

1 Rotolone, 1 Birra,

€ 5,10

CE WEI secondo e contorno (e coperto) viene 7 €. I brindisini gradiscono, e ogni giorno si registrano tra i 60 e gli 80 coperti, che a pranzo sono davvero tanti. Se non si gradisce il menù del giorno si può scegliere un’ottima pizza. In ogni caso la tasca non ne risente molto. IL BOTTEGHINO Anche la pizzeria-focacceria di Ettore Giudice, ormai da 7 anni, propone un ricco buffet di piatti per la pausa pranzo. Ed anche qui c’è da sgomitare per trovare un tavolo, segno che la qualità non manca. È stato bello trovare, oltre ai soliti piatti da fast food, anche un inaspettato riso, patate e cozze. In corso Roma, 35. LA PIADINERIA Se non la conoscete, la conoscerete presto. È in via Pergola 13, la stradina che costeggia l’Hotel Orientale. Arrivati nella piazzetta

troverete decine di persone (in maggioranza giovani) in attesa che sia chiamato il loro numero di ordinazione. Siete arrivati! La Piadineria Artigianale di Caterina Nencioni ha fatto boom subito, perché ha saputo offrire qualcosa che a Brindisi non offriva nessuno, la vera piada romagnola. E per di più proposta nelle varianti “Rotolone” e “Cascione”. È ottima e abbondante e costa poco. E potete scegliere tra oltre cento varietà diverse. Dal mercoledì al sabato è aperta anche a pranzo. L’ETNICO Se amate i sapori speziati e l’Oriente, allora provate l’Istambul Kebab di via Bastioni San Giorgio 8, proprio di fronte alla stazione ferroviaria. Il kebab di pollo e tacchino è ottimo, il felafel (le polpette turche) non fanno impazzire, ma il panino è eccezionale. Il menù panino,

bevanda e patatine fritte viene solo 5,50 €. In alternativa potete prendere il menù piatto (kebab, insalata, pomodori) o la piadina. Unico neo: nel rispetto della religione di casa, Mohammad non serve alcolici. Ma una birra con il panino al kebab ci starebbe proprio bene. IL PANINO INTRAMONTABILE Che dire, la nostra cucina sarà pure la migliore al mondo, ma ogni tanto un panino di Mc Donald’s ci vuole proprio, anche a costo di digerirlo il giorno dopo. Però la qualità delle paninerie Born in Usa è notevolmente aumentata, e alcune proposte sono delle vere leccornie per chi ama il fast food. Per i più piccoli c’è l’Happy Meal: panino, patatine e regalo. L’unico modo per farli mangiare senza problemi e in un tempo che non sia biblico.

LA PIADINERIA ARTIGIANALE WWW.TBMAGAZINE.IT TB 39


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I LOCALI DI TB

Ristoranti

t Hara Un locale originale e coraggioso, che sta riscuotendo ottimi consensi. Potete scegliere i piatti del giorno, oppure prediligere (e ve lo consigliamo) i menù degustazione: Hara (carne, pesce e verdure), Fresco (solo pesce), Gusto (carne), Verde (vegetariano), Leggero (per chi tiene alla forma fisica). Il Sushi e il Sashimi sono degni di un ristorante giapponese. Il locale è anche wine-bar e sala da thé. Via G. Bruno 26/28, tel. 0831520064. Chiuso la domenica sera e il lunedì. L’Araba Fenice u Da anni uno dei ristoranti brindisini più apprezzati. Ambiente elegante, cantina sontuosa che dà il giusto spazio ai vini del territorio, cucina di qualità a prezzi accessibili. Servizio puntuale e discreto. D’obbligo partire con l’antipasto della casa. Come primo vi consigliamo gli gnocchetti con gamberi e melanzane. Insuperabili i gamberoni rossi di Gallipoli al sale. Pesce sempre fresco. Dolci da applauso. Corso Roma 31, tel. 0831590009. Chiuso il lunedì.

t Iaccato La storia della cucina marinara brindisina. Da decenni questo locale è la meta prediletta di quanti amano mangiare pesce fresco. Nel locale della famiglia Romanelli potrete assaggiare, tra le altre cose, degli incredibili tagliolini all’aragostella. Ma se proprio volete vivere un’esperienza gastronomica indimenticabile, allora ordinate la zuppa di pesce della casa: senza paragoni. Pizze anche a pranzo. Piaz.le Lenio Flacco, tel. 0831524084. Chiuso il mercoledì. La locanda del porto u Ambiente classico e piacevole. Cucina tradizionale. Si apre con l’antipasto della casa (10 piatti tipici). Tra i primi, da non perdere i paccheri alla rana pescatrice con ricottina piccante (oppure gli agnolotti ai crostacei con ricciola). Per secondo carne arrosto (c’è anche la fiorentina) oppure l’ottimo tonno scottato con salsa di basilico e parmigiano. Dal lunedì al venerdì si serve la pizza anche a pranzo. Via Montenegro 20, tel. 0831568181. Chiuso il martedì.

t La Norcineria Cucina completamente rinnovata per questo locale accogliente e caldo situato ai piedi della Colonna Romana. All’ottima selezione di salumi, formaggi e carni, si aggiungono ora i piatti della tradizione marinara. Ottimi il tonno alla griglia con zucchine gratinate, la seppia alla catalana, l’insalata russa con il dentice, gli gnocchetti ai frutti di mare. Azzardate, ma squisite, le orecchiette al nero di seppia con le cozze. Via Colonne 57/59, tel. 08311720488. Chiuso il mercoledì. Penny u L’arte del buon bere, della cucina e della cordialità. Il Penny è uno dei ristoranti più belli e romantici della città, situato in un palazzotto del 1200 affacciato sul porto. La cucina è raffinata e privilegia i piatti a base di pesce fresco, come i tagliolini allo scorfano. L’antipasto propone quattro portate in un unico piatto dal design ricercato. Il Penny è anche enoteca (e che assortimento!) e cioccolateria. Via San Francesco 5, tel. 0831563013. Chiuso il lunedì. 40 TB OTTOBRE 2009

t Pantagruele Dal gennaio 1988, data di apertura, sempre al top della ristorazione locale e nazionale. Antipasto di 10-12 portate, tutte originali e sorprendenti (come il pesce spada marinato al lime). Tra i primi da provare la caramella di pasta fillo con ricotta, cicoriette, gambero rosso, e riso rosso. Tra i secondi: pescato del giorno cotto in tutti i gusti. Sugli scudi la zuppa di scorfano. Via Salita di Ripalta 1/3, tel. 0831560605. Chiuso il sabato a pranzo e la domenica (tutta). Skipper/Betty u La cucina di uno dei locali storici del centro, abbinata alla location del bar più popolare. Ne esce un mix di buona cucina marinara, posti a sedere in piazzetta oppure nel romantico cortile interno. Ottimi i tagliolini ai frutti di mare, ma anche le pappardelle ai porcini con le vongole. Abbondante la grigliata di pesce, buone le pizze. Per dolce, cosa c’è di meglio del gelato del Bar Betty? Viale Regina Margherita 6, tel. 0831563465. Chiuso il mercoledì.


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SPAZIO AI LETTORI

VOCI DI POPOLO

I nostri lettori ci scrivono posta@tbmagazine.it

TURISMO: L’ARGOMENTO PIÚ “SENTITO”

QUELLE SPIAGGE SPORCHE E BRUTTE «Le Istituzioni hanno le loro responsabilità, ma anche noi cittadini non siamo esenti da colpe...» «Nello scorso numero di TB ho avuto modo di leggere, ed apprezzare, l’intervento di Francesca Alparone che denunciava le pietose condizioni in cui versa il nostro litorale. Sono rimasto profondamente colpito perché, mio malgrado, anch’io ho costatato una situazione analoga. Durante la settimana di ferragosto mi è capitato di andare spesso a Giancola e fare i conti con una sporcizia inaudita. Rifiuti di ogni genere presenti sopra e sotto la sabbia: carte, plastica, retine, vetri, scorze di anguria, piume di uccelli... Insomma una pattumiera a cielo aperto dove sei costretto a fare lo slalom se vuoi farti una passeggiata evitando di inciampare sui rifiuti depositati sulla sabbia. Un giorno persino l’acqua era letteralmente infestata di rifiuti costringendomi a rinunciare a bagnarmi. Che dire, una situazione davvero incresciosa alla quale bisogna necessariamente porre fine. Personalmente sono convinto che, come in ogni contesto, la soluzione sia a metà strada: sebbene le istituzioni non prendano nessun provvedimento per porvi rimedio, molto spesso noi cittadini siamo complici con la nostra indifferenza e menefreghismo, ci tappiamo gli occhi e ci turiamo il naso sguazzando nei problemi, in questo caso nei rifiuti. Dovremmo tutti quanti maturare un pò di senso civico, capire che ciò che è pubblico è di tutti e che danneggiandolo arrechiamo danni a noi stessi! Bisogna partire dalle cose più elementari inculcando la giusta mentalità. Sovente assisto a scene in cui la gente getta carte dal finestrino delle auto o anche a piedi, a questo punto mi chiedo se è così difficile aspettare qualche minuto e gettarle al primo cassonetto libero. Dopo aver fatto della sana autocritica a questo punto, però, ci vuole anche una tirata d’orecchie alle istituzioni. Comune e Provincia devono scrollarsi di dosso questa apatia e darsi da fare al più presto garantendo un minimo di decoro alle spiagge libere, visto che alla pulizia di quelle private ci pensano direttamente i

gestori dei lidi. È inaudito che la pulizia delle spiagge inizi ad Agosto inoltrato. Naturalmente anche in città le condizioni non sono affatto migliori poichè in svariati punti i rifiuti rimangono ammassati per giorni con le conseguenze che ne derivano. Spero solo che tutte queste segnalazioni possano servire da monito per sensibilizzare istituzioni e cittadini a tutelare un bene inestimabile come l’ambiente in cui viviamo». Gianpaolo Castellano

Le idee dell’assessore

«Sicuramente il nuovo assessore al Turismo ha idee chiare ma bisognerà capire se gli verrà permesso di lavorare e, come ha detto, “fare sistema”, perché devono essere tutti i settori a cambiare registro (ambiente, servizi pubblici,etc.). Vivo a Rimini da diversi anni e di turismo ne ho visto tanto e ci ho anche lavorato. Sicuramente bisognerà dare un senso alle spiaggie, ora in abbandono, permettere a chi vuole gestire nuovi stabilimenti (e magari mettere a norma ed aggiornare i vecchi) di poter ottenere le licenze. Risolvere la questione Acque Chiare e trovare una soluzione per poter far usufruire la struttura ai turisti (con una spiaggia consona annessa), perché il turista viene e resta a Brindisi anche una settimana se ha l’albergo o il vilaggio vicino al mare, servizi, bus navettta che collegano il centro (come succede altrove). Ovviamente il porto e l’aeroporto avranno un compito fondamentale per lo sviluppo del turismo, ed anche la promozione turistica (giusto coinvolgere i tour operator, anche europei perché dovremo attirare maggiormente il turismo straniero per avere una stagione lunga e non solo il mese d’agosto), ma prima dovremo realizzare le strutture e i servizi. Come ha detto l’assessore, siamo sotto zero, ma con una buona organizzazione e la voglia di fare da parte di tutti (compresi i cittadini) si potranno ottenere buoni risultati.

Quindi, Titi, buon lavoro. Mi auguro che in consiglio comunale tutti remino nella stessa direzione e che tanti giovani volenterosi possano essere messi in condizione di poter contribuire al cambiamento (anche tanti che come me vivono lontano ne sarebbero entusiasti, invece che contribuire all’arricchimento di altre città). Leo leo.ga2002@libero.it

Le strade gruviera

Vorrei segnalare (so di non essere il primo!) che parecchie strade a Brindisi sono diventate dei veri e propri percorsi di guerra, pieni di buche, avvallamenti, dossi, crepe. Avete percorso viale Commenda? Lì poi ci si mettono anche le radici antichissime degli alberi che sono fuoriuscite dall’asfalto o lo stanno sollevando, creando non pochi problemi di viabilità. Sperando poi che il ripristino di queste strade non risulti essere peggio di come erano prima, dal momento che gli interventi di manutenzione stradale e/o di rifacimento di alcune strade cittadine, risulta essere di “qualità” non proprio eccellente, visto che puntalmente, dopo un po’, si spaccano o si affondano di nuovo!

La Pennetta e gli altri L’ottimo comportamento della

grande Flavia Pennetta agli US Open, conferma le mie personalissime, sebbene ritengo non isolate, perplessità sopra (mi pare) l’ultima copertina di TB. Pur comprendendo bene il panorama esclusivamente locale del magazine, ho trovato inopportuno parificare, dando il medesimo spazio visivo, quella che è una realtà mondiale (Flavia, che a tal livello dà lustro alla nostra città), con altre realtà (pur molto apprezzabili e ben seguite) molto più ristrette, che tutto, o ancora molto, hanno da dimostrare (mi riferisco, naturalmente, alla squadra di calcio e al team di basket della città). Non è bene confondere i diamanti con i topazi. Fabio whitehead@libero.it

L’intervista a Stamerra

Caro direttore, in merito alla mia intervista pubblicata sul numero di TB dello scorso mese, consentimi una precisazione. Nessuno mi ha mai licenziato dalla direzione di Quotidiano di Lecce, Brindisi e Taranto. Dopo le elezioni politiche del 1996, avendo accettato, per l’Ulivo, la candidatura al Senato nel collegio di Brindisi, risultando (nonostante l’eccezionale successo +18.000 voti e +14% rispetto al 1994) il primo dei non eletti per appena 380 voti, ritenni mio dovere dimettermi da direttore responsabile perchè, sia pure da candidato indipendente, non potevo più mostrarmi al di sopra delle parti (politiche). Anzi ti devo dire che il mio contratto con Quotidiano era talmente blindato che, con il risarcimento fissato in caso di licenziamento, avrei potuto permettermi il lusso di vivere tra Montecarlo e la Quinta Strada di New York! Invece più semplicemente mi dimisi, perchè così mi diceva la mia coscienza. Vittorio Bruno Stamerra

Gemellaggio mai avvenuto

Chissà quante volte i brindisini si sono soffermati a leggere quella lastra di marmo che si affaccia sulle amate Colonne romane. Quella serie di versi commemora la scomparsa di un poeta indimenticato da più di duemila anni, uno dei più grandi poeti dell’età antica. Publio Virgilio Marone morì a Brindisi nel 19 a.C. Oltre ai versi commemorativi, la città di Brindisi non ha mai onorato e “sfruttato” quella triste ma preziosa presenza. Lo scenario era sicuramente diverso. A quel tempo sulle strade brindisine si sarebbero uditi i rumori degli zoccoli dei cavalli e le urla dei mercanti. In porto si sarebbero viste navi interamente costruite in legno e con la famosa vela quadra dei romani. Uno scenario simile lo si ritrovò nel 70 a.C. in un piccolo paesino in provincia di Mantova. Il paese attualmente si chiama Virgilio ed è il luogo di nascita del poeta scomparso qualche decennio più tardi a Brindisi. Questa sorta di legame tra la città padana e il capoluogo brindisino non è mai sbocciato. Mettere in atto una serie di iniziative, manifestazioni, attività culturali volte a porre un legame tra il luogo di nascita e quello di morte, sarebbe auspicabile anche in funzione di una visione turistica della città di Brindisi... Far arrivare a Brindisi delegazioni istituzionali da altre città, turisti, associazioni culturali, sono azioni che nella maggior parte dei centri culturali italiani vengono messe in atto ogni anno. A Brindisi invece nessuno ha mai notato questa possibilità, questa come tante altre. La quantità di manifestazioni che si potrebbero organizzare sono una infinità. Stefano Stasi

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SATIRA

SPAM

“Il diritto di sembrare ridicoli è qualcosa a cui teniamo molto...”

LE INTERVISTE IMPOSSIBILI

ADDIO SAN TEODORO. E GRAZIE

LA TOP TEN DEL MESE

La Festa dei Santi Patroni I 10 Motivi che spingono i brindisini ad andarci

«Basta! Ho deciso di cambiare città anche io». Dichiarazioni scioccanti del Santo, all’indomani della festa. All’origine della decisione, i dissidi con San Lorenzo, ma anche la delusione nei confronti dei brindisini.

10) Amano girare rigirare chiusi in

auto, ed imprecare per un’ora in cerca di un parcheggio.

9) Devono trovare il tizio che l’anno prima gli ha rifilato il tagliaverdure che si è rotto al primo utilizzo. 8) È l’unica occasione per vedere tante donne seminude, tutte insieme, a passeggio lungo i corsi. 7) Vogliono constatare con i propri occhi cosa si sono inventati quest’anno gli ambulanti per fregare i soldi alla povera gente. 6) Adorano comprare lupini, olive e

noccioline, e sputare bucce, noccioli e gusci dove capita.

5) Almeno una volta l’anno bisogna accontentare la moglie e farla uscire da casa. 4) Devono vedere i fuochi d’artificio e alla fine sarano lieti di poter dire: «Erano molto più belli l’anno scorso». 3) Sono colti dalll’irrefrenabile voglia di

comprare cose di cui non sentono alcun bisogno, come un pesciolino rosso, un coniglietto, un pappagallo.

2) Sperano che finalmente il sin-

daco dica qualcosa di serio durante il discorso della processione. Ma restano inevitabilmente delusi.

1) Devono controllare se anche questa volta il vescovo leggerà esattamente lo stesso discorso, così come accade da 300 anni a questa parte.

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Carissimo, come va? Passato indenne anche questa festa? Grazie a Dio, sì. Mi tolga una curiosità, non è stanco di sentire ogni anno i soliti discorsi? Beh, effettivamente... Chi è che la annoia di più tra Mennitti e Talucci? Beh, devo dire che è una bella lotta, però, per questioni di parte, preferisco il vescovo. Mennitti proprio non riesco a capirlo. Beh, coraggio, non è il solo. Senta, di solito ci piace attaccare gli intervistati. Ma a lei già gliene fanno di tutti i colori. Per sempio, è contento di stare tre giorni in mezzo ai corsi? Certo, da lì posso controllare esattamente dove gli ambulanti vanno a fare i propri bisogni durante la festa. E dove vanno? Nelle aiuole, e dove altrimenti? Pensavamo nei bagni di Palazzo Nervegna. No, lì entri solo se hai la laurea. Dovreste saperlo. È vero che ha fatto domanda per essere nominato patrono di un’altra città? Preferirei non parlarne, ma visto che lo avete saputo, non posso smentire. In effetti con Lorenzo le cose non vanno bene da un po’ di tempo. Gli avevo chiesto di incidere un cd con brani religiosi, ma lui dice che non se la sente. Io gli ho risposto che se lo ha fatto Ferrarese con Al Bano, possiamo farcela anche noi. Va via solo per questo? Ma no, ci mancherebbe! Si guardi intorno. Ma ha visto chi ha vinto le ultime elezioni a Brindisi? Non ha tutti i torti. Ma guardando chi le ha perse il quadro diventa ancora più preoccupante. È vero che pensa che i brindisini sono un po’ fanfaroni, superficiali, invidiosi, incoerenti? No, la prego, non mi faccia dire cose che non ho detto. Io dichiarato che i brindisini sono fanfaroni, superficiali, invidiosi, incoerenti. Senza mettere «un po’». Lo sa che quando finalmente il progetto

“Città d’Acqua” sarà realtà, la festa dovrà sloggiare? (San Teodoro scoppia a ridere a crepapelle e non si ferma più). Ma perché ride? Anche lei con sta puttanata? Ma siete duri allora! Cosa direbbe a Mennitti, un uomo che a soli 13 anni tenne il suo primo comizio? Che avrebbe potuto giocare a pallone, sarebbe stato meglio per tutti. E a Ferrarese, un uomo che a 13 anni già faceva i primi miracoli? Che se vuole l’anno prossimo gli cederò il mio posto. So che gli piacerebbe molto. Le è dispiaciuto della loro separazione politica? I grandi amori non finiscono mai, vedrà che sindaco e presidente torneranno insieme. Per il bene di questa città. Del resto credo che stiano già flirtando. Su alcuni argomenti sono già d’accordo. A proposito di unioni, da credente come giudica i matrimoni-gay. Siano benvenuti! Ma come, è impazzito? No. Perché solo gli etero devono subire i dolori del matrimonio? Non male come motivazione. Cambiamo argomento. I brindisini sperano che finalmente questo sia l’anno della svolta. Si rendono conto che la città ha due grandi problemi da risolvere. Problemi gravi, che bloccano il rilancio di questa terra. Il traffico? Peggio. La sicurezza? Molto peggio? Il lavoro? Ma no, San Teodoro! Qui stiamo parlando di vere e proprie emergenze sociali. Ho capito! Il carbone, l’inquinamento, la salute... È completamente fuori strada. Possibile che le sfuggano i due più grossi problemi cittadini. Che razza di Santo patrono è? Guardi, stando tutto l’anno chiuso in chiesa, non è che riesco ad essere aggiornato su

tutto... I brindisini si chiedono se Perdichizzi ci porterà in A1 e Silva in C1. Non dormono la notte per questi due pensieri. Cosa ne pensa? Penso che effettivamene, in un’altra città, starei meglio. E che certe cose proprio ve le meritate.

La Foto del Mese

Cosa avrà mai voluto dirci il Grande Artista Anonimo che ha decorato al meglio una parte della scalinata di via San Nicolicchio? Vi suggeriamo qualche spunto. La nostra preferenza è per il suggerimento numero 7. 1) Autoritratto dei brindisini. 2) Mi sono rotto il... 3) Chi ci governa non capisce un... 4) Ritratto di un Capo del Governo durante una festa a base di belle donne e viagra. 5) Dedicato a tutte le donne che non me la danno: «Questo è quello che vi perdete». 6) Un leghista è passato di qua. 7) È vero, ammetto di essere proprio una testa di...


TUTTOBRINDISI

FOTOGRAFIA

Vista del Villaggio Pescatori di Claudia Anna Corsa

Monumento al Marinaio d’Italia di Claudia Anna Corsa

Deserto di Giuliana Sgura

Questa rubrica (ideata da Massimo Guastella) è aperta al contributo di fotografi professionisti e appassionati di fotografia. Pubblichiamo volti, paesaggi, eventi, scene di vita cittadina. Alla fine dell’anno organizzeremo una mostra fotografica: gli scatti saranno venduti ed il ricavato sarà devoluto in beneficenza ad associazioni di volontariato brindisine. Se volete partecipare, inviate le vostre foto all’indirizzo e-mail: info@fabiomollica.com. WWW.TBMAGAZINE.IT TB 45


COMPLICI

Turista per casa Mario

Lioce

Democrazia o Videocrazia? Abbiamo perso il piacere di apprendere e la nostra capacità critica NEGLI ULTIMI ANNI SI È DIFFUSO IN MANIERA INARrestabile un nuovo concetto di “piazza”: internet, blog, motori di ricerca, social network, quotidiani on line e, principalmente, emittenti televisive pubbliche, private, via cavo. Citare tutti i nuovi strumenti di diffusione delle notizie comporterebbe occupare tutto lo spazio di questo articolo. Ma siamo certi che questa gigantesca mole di informazioni sia, come viene sovente sostenuto, un’espressione diffusa di democrazia globale? Oppure è una democrazia virtuale dove autismo e isolamento sono la contropartita per “partecipare” ad un mondo senza identità e senza memoria, in cui ogni ambiguità è lecita? E qui la democrazia, intesa come espressione della partecipazione, viene sostituita da una videocrazia strisciante e maleodorante che ci apre al vuoto. Un vuoto in cui si materializza un autoritarismo solo apparentemente soft. Sappiamo che abbondano i mezzi per

raccogliere oceani di notizie ma allo stesso tempo scarseggiano gli strumenti per comprendere la complessa realtà che ci circonda. Abbiamo l’”hardware” ma non disponiamo del “software” aggiornato. Siamo sommersi da informazioni che non vogliamo o non siamo più capaci gestire e catalogare nel nostro cervello. Con disarmante imperturbabilità passiamo dall’apprendere di terribili tragedie all’ostentazione dell’opulenza nelle sue forme più perverse. L’appiattimento delle coscienze è probabilmente il fine ultimo di chi, dietro le quinte, manovra questa imperante videocrazia. Viviamo una sorta di distacco fisico che ci catapulta in un processo di comunicazione fatto di finta realtà: grandi fratelli, reality, vite virtuali, immoralità sbandierate, questioni private esposte al ludibrio del pubblico e sconcezze per ogni gusto e cinismo. Abbiamo perso il piacere di apprendere e la nostra capacità critica, e questo ci ha reso opachi e vul-

nerabili. Tanto da apparire inconsapevoli rispetto alla contraddittorietà dei messaggi che ci giungono da una politica ipocrita e subliminale. Si mettono alla gogna i dipendenti pubblici sbandierando come panacea la meritocrazia ma non si innescano processi manageriali che rendano ciò possibile; si invoca la necessità di dare un computer ad ogni bambino come utopia libertaria di una nuova frontiera dell’apprendimento e poi si impongono tagli durissimi al sistema della formazione scolastica; presunti soloni di dubbia virtù disquisiscono e legiferano su vita, famiglia e fede procedendo come schiaccia pietre rispetto al dissenso diffuso. E l’elenco potrebbe continuare a lungo. Uscendo dallo “stand-by” in cui hanno relegato la nostra materia grigia, verrebbe voglia di girarsi dall’altra parte disgustati. Tuttavia spero che siano ancora in molti quelli che non intendono rassegnarsi a mutarsi definitivamente in cloni sbiaditi di se stessi.

Le dita nel naso

Bresolin Dario

Oltre i messaggi. Facciamo attenzione a cosa ci dicono e a chi ce lo dice. Il significato delle parole cambia a seconda di chi le pronuncia

QUANTE VOLTE ABBIAMO SENTITO PRONUNCIARE LA frase “I bambini sono di tutti”? Normalmente ne percepiamo un concetto positivo. Immaginiamo infatti che quella frase possa esser detta da un genitore, da un sacerdote o da un medico. È la frase che pone l’accento sull’attenzione dovuta ai più piccoli, all’esempio che ognuno di noi dovrebbe dare, al linguaggio e al rispetto da usare nei loro confronti. Pensiamo adesso alla stessa frase, intatta, ma pensiamo solo per un attimo che possa venir detta da un pedofilo. È evidente che tutta la positività percepita in precedenza diventa adesso assoluta negatività, ci fa ribrezzo, è devastante, ci incute terrore. Già, ma la frase è sempre quella, esatto? Possiamo quindi insieme affermare che le parole non hanno in sé positività o negatività. Abbiamo visto che anche intere frasi, quelle che per cultura, insegnamento ed attitudine noi siamo portati a considerare positive, in realtà

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nascondono una faccia negativa. Potremmo fare molti altri esempi e ci troveremmo d’accordo sulla teoria fondamentale che la differenza tra positivo e negativo sta tutta nel soggetto che utilizza queste parole o queste frasi. Trilussa scrisse che “la serva che ruba è ladra, la padrona che ruba è cleptomane”. Questo altro esempio rende meglio quell’atteggiamento di indulgenza e di reverenza che normalmente si ha nei confronti delle persone “importanti”. E le riteniamo “importanti” solo perché noi deleghiamo loro questo ruolo. Quella che io chiamo “la pigrizia del cittadino” ci porta spesso a considerare anche figure istituzionali come più importanti di noi. Attenti, non parlo del ruolo o dell’incarico ricoperti ma delle persone. Le dittature nascono e sopravvivono proprio in virtù dell’assoggettamento psicologico da noi stessi voluto ed accettato. Anche Hitler e Mussolini, così come Saddam Hussein e Bokassa erano capi di

stato, giusto? Mi piacerebbe che ognuno di noi decidesse di risvegliare il proprio “io” in modo da leggere i giornali, guardare la tv e approcciare ogni tipo di informazione in modo più personale e critico, chiedendosi chi sia davvero la persona intervistata, da chi vengano alcuni proclami, a cosa realmente mirino i grandi annunci. Piano piano riusciremmo ad accorgerci, ad esempio, che molte delle persone che sembrano “credibili” in realtà sono solo, quando ci va bene, delle belle carte da regalo di una scatola vuota. Anni fa un automobilista regalò una bambola ad una bambina rom che chiedeva l’elemosina al semaforo. Pochi minuti dopo quella bambola esplose. Facciamo quindi attenzione a cosa ci dicono e chi ce lo dice e, soprattutto, cerchiamo di non essere mentalmente pigri, né come uomini e donne, e nemmeno come cittadini.


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TB Magazine Ottobre 2009  

Tutto Brindisi - Anno 14 numero 13

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